oggi
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003
visitato *loading* volte
Discriminazione delle donne nel lavoro Procedura d’infrazione della Commissione europea contro sei paesi che non hanno trasposto pienamente e correttamente la Direttiva 2002/73/CE. L’Italia, come l’Austria, la Lituania, Malta, la Slovenia e l’Ungheria, è uno dei sei Stati membri dell’UE, che non rispettano la regolamentazione europea contro la discriminazione sessista in materia di occupazione e lavoro.
Giovedì la Commissione europea ha inviato un avviso motivato a ciascuno dei sei paesi, che non hanno pienamente e correttamente trasposto nelle legislazioni nazionali la Direttiva per la piena parità dei diritti di accesso al lavoro e di trattamento sul lavoro delle donne. In un comunicato stampa Vladimir Spidla, commissario per le pari opportunità, ha detto :”La Direttiva (2002/73/CE) ha un ruolo essenziale nella lotta contro la discriminazione fondata sul sesso, che costituisce un obiettivo importante dell’Unione europea. Anche se è stata approvata all’unanimità dagli Stati membri e adottata nel 2002, la direttiva dell’UE non può produrre tutti i loro effetti che a condizione di essere trasposta pienamente e correttamente nelle legislazioni nazionali”.
L’avviso di giovedì è la seconda tappa della procedura d’infrazione. Riguarda la “discriminazione diretta”, come i diritti per il congedo di maternità e la “discriminazione indiretta”, per esempio, il funzionamento degli organismi incaricati del rispetto della parità dei diritti. Questo è il caso dell’Italia e di Malta. All’inizio dell’anno sono stati messi in mora 22 Stati membri. Cipro e la Grecia sono già in procedura d’infrazione. La Finlandia e l’Estonia hanno ricevuto in giugno l’avviso motivato.
La procedura si svolge in tre tappe. La prima è la messa in mora, a cui gli Stati devono rispondere entro un mese. Se dalla risposta emerge che il rispetto della normativa europea non è stato assicurato, scatta l’avviso motivato. Lo Stato avvisato ha sessanta giorni per rispondere alle osservazioni, addotte a motivo della seconda tappa. Se questa risposta non è ritenuta soddisfacente, la Commissione può decidere il rinvio alla Corte di giustizia europea in Lussemburgo. Se il paese non obbedisce alla sentenza della Corte, la Commissione può invitarla a infliggere un’ammenda per l’infrazione.
L’anno prossimo la Commissione europea produrrà un rapporto sullo stato di attuazione della direttiva in tutti e 27 gli Stati membri, come è previsto dalla legislazione in vigore. Copyright2008©irio Commissione europea, diritti delle donne, pari opportunità , Corte giustizia europea
