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01/12/2008

Discriminazione delle donne nel lavoro Procedura d’infrazione della Commissione europea contro sei paesi che non hanno trasposto pienamente e correttamente la Direttiva 2002/73/CE. L’Italia, come l’Austria, la Lituania, Malta, la Slovenia e l’Ungheria, è uno dei sei Stati membri dell’UE, che non rispettano la regolamentazione europea contro la discriminazione sessista in materia di occupazione e lavoro.
Giovedì la Commissione europea ha inviato un avviso motivato a ciascuno dei sei paesi, che non hanno pienamente e correttamente trasposto nelle legislazioni nazionali la Direttiva per la piena parità dei diritti di accesso al lavoro e di trattamento sul lavoro delle donne. In un comunicato stampa Vladimir Spidla, commissario per le pari opportunità, ha detto :”La Direttiva (2002/73/CE) ha un ruolo essenziale nella lotta contro la discriminazione fondata sul sesso, che costituisce un obiettivo importante dell’Unione europea. Anche se è stata approvata all’unanimità dagli Stati membri e adottata nel 2002, la direttiva dell’UE non può produrre tutti i loro effetti che a condizione di essere trasposta pienamente e correttamente nelle legislazioni nazionali”.
L’avviso di giovedì è la seconda tappa della procedura d’infrazione. Riguarda la “discriminazione diretta”, come i diritti per il congedo di maternità e la “discriminazione indiretta”, per esempio,  il funzionamento degli organismi incaricati del rispetto della parità dei diritti. Questo è il caso dell’Italia e di Malta. All’inizio dell’anno sono stati messi in mora 22 Stati membri. Cipro e la Grecia sono già in procedura d’infrazione. La Finlandia e l’Estonia hanno ricevuto in giugno l’avviso motivato.
La procedura si svolge in tre tappe. La prima è la messa in mora, a cui gli Stati devono rispondere entro un mese. Se dalla risposta emerge che il rispetto della normativa europea non è stato assicurato, scatta l’avviso motivato. Lo Stato avvisato ha sessanta giorni per rispondere alle osservazioni, addotte a motivo della seconda tappa. Se questa risposta non è ritenuta soddisfacente, la Commissione può decidere il rinvio alla Corte di giustizia europea in Lussemburgo. Se il paese non obbedisce alla sentenza della Corte, la Commissione può invitarla a infliggere un’ammenda per l’infrazione.
L’anno prossimo la Commissione europea produrrà un rapporto sullo stato di attuazione della direttiva in tutti e 27 gli Stati membri, come è previsto dalla legislazione in vigore. Copyright2008©irio , , ,

Postato da: orsola a 13:07 | link | commenti (1)
occupazione 102


Commenti
#1   02 Dicembre 2008 - 08:31
 
Non perdiamo occasione per collocarci in pole position. Margherita Trossi
utente anonimo

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