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21/11/2008

Calendario Pirelli 2009 ”Solo la bellezza può salvare il mondo” è il tema di questa 36ª edizione La bellezza è negli occhi di chi guarda, dice una voce popolare, che come molti proverbi contiene fondamenti di verità, dimostrati poi anche scientificamente in più di un caso. Il calendario Pirelli è un oggetto di culto che decora oggi molti uffici importanti, è uno status symbol di business leader, che vogliono apparire anticonformisti e può essere considerato un feticcio pornochic dagli stessi esibitori o dai differenti visitatori di quelle ovattate stanze direzionali.
Questo prestigioso oggetto d'arredamento è partito nel 1964 da affissione pubblicitaria nelle officine dei gommisti e, raffinandosi di edizione in edizione, è diventato agli occhi di molti  un segno di riconoscimento sociale,  attribuito dall’azienda italiana della gomma  a un numero limitato di persone. Il calendario del 2009 è stato  presentato l’altro ieri presso “The Station”, l’ex stazione ferroviaria berlinese, da dove alla fine dell’ ‘800 partivano i treni che univano la capitale della Germania con Dresda, Vienna e Praga.
L’edizione attuale è la 36ª, dopo il 1974 la pubblicazione  è stata interrotta per dieci anni a causa della crisi petrolifera di allora. Anche quest’anno avrebbe potuto esserci un’interruzione per rispetto della più grave crisi economica odierna, come ha detto il presidente Marco Tronchetti Provera durante la presentazione alla stampa.

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Il Calendario 2009 ha per titolo “Only beauty can save the world”. Ha per protagoniste sette modelle di fama internazionale, l’italiana Mariacarla Boscono, la canadese Daria Werbovy, la polacca Malgosia Bela, le brasiliane Emanuela de Paula e Isabell Fontana, le olandesi Lara Stone e Rianne Haken, molti elefanti e altri animali selvaggi, come serpenti, leopardi e tarantole, l’oasi acquatica del delta dell’Okavango e il deserto del Kalahari nel Botswana.
Le fotografie sono di Peter Beard, il newyorkese considerato tra i maestri mondiali, che ha abitato in Kenia per 30 anni e ha ritratto la scomparsa di più di 35.000 elefanti e 5.000 rinoceronti neri, come ha documentato nel libro “The end of the game”.
Beard è andato alla ricerca di un’Africa che non c’è più, perchè sommersa dalla bruttezza della falsa modernizzazione, l'Africa della naturalità, dell’ecologia, della vita animale, di cui gli elefanti sono il simbolo e le donne, eroiche, piene di forza, orientate al rischio e alle azioni dimostrative, nate dalle stesse radici naturali, sono la speranza  per la salvezza dell’umanità.
“Solo la bellezza può salvare il mondo” è la tesi delle 56 bellissime tavole, che compongono “The Cal”, come è ribattezzato l’ambitissimo calendario nel jet set internazionale e, maliziosamente, si potrebbe aggiungere la ricchezza, visto il costo di 2 milioni di euro sopportato per la produzione.
Ma sarebbe un’osservazione insensata, il capolavoro di Beard emoziona e coinvolge chi può godere le sue immagini, che si confrontano con l' ambiente distrutto, l'inquinamento, il cambiamento climatico, la sovrapopolazione del globo e lo sperpero delle risorse naturali. Il grande fotografo parla della bellezza con la rabbia del Paradiso perduto e valorizza  l'opportunità data dalla Pirelli,  partecipe del progetto “LifeGate” per la tutela delle foreste del Costarica.
Copyright2008©irio ,

Postato da: orsola a 12:48 | link | commenti (3)
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Commenti
#1   21 Novembre 2008 - 18:03
 
Tutti gli anni la Pirelli fa con il calendario la sua campagna di publicity in tre periodi: alla lavorazione, alla presentazione e all'affissione sulle pareti degli uffici di direzione o all'osservazione compiaciuta fra uomini negli stessi uffici. Beard fa foto, ragiona e usa le stesse protagoniste delle riviste di fashion, che sono capaci di fare indossare abiti di grandi stilisti ai più poveri tra gli abitanti dell'Africa, come è esempio recente, sfruttarli una volta di più e sproloquiare di malnutrizione e aiuti allo sviluppo. Può darsi che dietro tutto ciò non manchino le buone intenzioni artistiche , ma certo temi così seri non si affrontano con questi committenti, con qusti committenti e in questi modi per essere credibili ed efficaci. Quanto al pornochic negli occhi dei rozzi e vilenti, sfido chiunque a pensarla diversamente in situazioni simili. Beard è naturalmente lontano mille miglia dal pensarlo, ma non è Goya, Modigliani e neppure Boldini.Le sue bellissime scene finiscono così per somigliare maledettamente a meno nobili raffigurazioni.
Maria Teresa Barattieri
utente anonimo

#2   21 Novembre 2008 - 21:13
 
Per un'operazione di branding-up di una multinazionale 2 miliardi sono un costo adeguato e la rappresentazione di Beard, collegata al progetto LifeGate, vuole diffondere un'immagine della Pirelli più che rispettosa dell'ambiente naturale, una necessità per i malfamati produttori di gomma. Giuseppe Ricci
utente anonimo

#3   23 Novembre 2008 - 18:50
 
Nell'ambiente degli omaggiati da The Cal l'alternativa alla realizzazione di Beard è rappresentata dai discorsi dei negazionisti, contrari per partito preso ad ogni controllo delle emissioni gassose, polverose, sonore sulla terra e nell'atmosfera, che considerano "illiberali" il protocollo di Kioto, la legislazione di salvaguardia ecologica e le proposte di risanamento del nostro pianeto dai danni dell'uomo.
Federico Aleotti
utente anonimo

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