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Economia creativa Linee della Conferenza ONU per il commercio e lo sviluppo del settore La creatività è indicata come una delle risorse principali dell’economia della conoscenza, quella che dà l’accesso al cambiamento tecnologico e conferisce vantaggio competitivo alle aziende e ai paesi. La combinazione di creatività e materie prime genera una categoria di prodotti, chiamati beni e servizi creativi, tra i quali spicca un gruppo ad alto valore artistico o culturale, quello dei beni e servizi culturali prodotti dalle industrie omonime.
E’ questo il campo dell’ “economia creativa”, un'espressione nuova e in evoluzione, basata sul potenziale degli asset creativi di un paese di generare crescita e sviluppo socio economico in un mondo sempre più dominato da immagini, suoni, testi e simboli. Non c’è ancora una definizione unica dell’economia creativa e neppure dell’industria creativa. La dizione più usata oggi accomuna il patrimonio culturale, le arti plastiche e dello spettacolo, l’industria audiovisiva, l’editoria e la carta stampata, i nuovi media, la creazione industriale, i servizi creativi che comprendono l’architettura e la pubblicità. Queste attività rappresentano il 3,4% del commercio mondiale, secondo il “Creative economy report 2008. The challenge of assessing the creative economy towards informed policy-making”, lo studio elaborato dall’UNCTAD, la Conferenza dell’ONU per il commercio e lo sviluppo, il primo sulle prospettive di questo settore emergente dell’economia mondiale.
Il documento, come indica il titolo, vuole facilitare la comprensione delle opportunità nazionali e internazionali, che si presentano ai decisori politici, indicare le linee di azione possibile, fare individuare la consistenza del supporto offerto dalle organizzazioni culturali e commerciali dell’ONU e dall’International trade center, l’Organizzazione internazionale del commercio.
I principali messaggi contenuti nel “Creative economy report 2008” evidenziano la necessità di legami intersettoriali per la costituzione di una “classe creativa”, composta da lavoratori della conoscenza, scienziati e artisti, la cui presenza può generare un dinamismo economico, sociale e culturale, attraverso un circolo virtuoso di interdipendenze tra gruppi, reti e distretti creativi, che orientano lo sviluppo economico, l’urbanesimo, il commercio internazionale, le relazioni professionali e industriali, la mobilità geografica delle persone.
Il volume attuale degli scambi di beni e servizi creativi mette in evidenza la possibilità d’aumentare le esportazioni dei prodotti creativi, in espansione tuttora, nonostante gli ostacoli d’ogni tipo con cui i loro paesi d’origine si scontrano nell’operare sui mercati mondiali. Le strategie di sviluppo dell’industria creativa nel Sud del mondo dovranno tenere conto del carattere intersettoriale e pluridisciplinare dell’economia creativa, dei legami e delle ramificazioni molteplici e dovranno insistere sull’attivazione di intrecci tra investimenti, tecnologie, imprenditorialità e commercio.
Per superare l’insufficienza dei dati dettagliati e chiari sui differenti aspetti dell’economia creativa, suggerisce il documento dell’UNCTAD, si potrà ottenere una migliore informazione per mezzo di scambi diretti e coordinati tra più paesi sul funzionamento economico-sociale e l’accesso ai mercati dei prodotti e servizi creativi, nell’attesa di procedere a una più sistematica raccolta dei dati collettivi.
C’è da affrontare infine la questione dei diritti di proprietà intellettuale. Occorrerà garantire con accordi bilaterali e plurilaterali gli interessi degli artisti e dei creativi perché, con l’aiuto degli imprenditori, le loro opere siano riconosciute e valorizzate e si attivi il processo di espansione dell’economia creativa, componente fondamentale dell’economia e della società della conoscenza. Copyright2008©irio UN, UNCTAD, creative economy
