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Riforma del modello contrattuale a tavoli separati?
"La trattativa con Confindustria ha esaurito il suo significato: dobbiamo rilanciare la piattaforma unitaria e chiedere formalmente l'allargamento del tavolo di confronto alle altre rappresentanze datoriali". Sono le parole di Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL, nella relazione al comitato direttivo della confederazione. L' "ipotesi di accordo" presentata da Confindustria è "incompatibile" con la piattaforma sindacale unitaria siglata da CGIL, CISL e UIL la primavera scorsa (al tempo del governo di centro-sinistra). "Il vento è cambiato e i rapporti di forza al seguito" è il giudizio. Ma la CGIL continuerà a partecipare alla trattativa. "Lavoriamo e continueremo a lavorare tenacemente per l'unità", Epifani insiste.
Al tavolo negoziale con Confindustria per la riforma del modello contrattuale l'unità tra le confederazioni sindacali si è rotta proprio sulle regole fondamentali che dovrebbero governare l'intero regime delle relazioni industriali.
CISL e UIL si sono dichiarate pronte ad accordarsi con la sola Confindustria senza la partecipazione delle altre rappresentanze imprenditoriali della piccola industria, dell'artigianato, del commercio, dei settori privati e pubblici, chiesta dalla CGIL.
Un'ipotesi di accordo, che, se fosse sottoscritta, potrebbe provocare l'aumento dei modelli contrattuali e il sovraccarico di regole e norme sul contratto nazionale, invece di rendere questo più flessibile e più ampio, in modo da trasferire i dettagli prestazionali e retributivi al secondo livello categoriale e territoriale, nelle differenti situazioni produttive.
In proposito la Confindustria non considera l'inflazione reale. Offre un timido 1% in più rispetto all'1,7% dell'inflazione programmata dal governo, bonificando l'incremento della spesa quotidiana, sopportata dalle famiglie, soltanto dei costi per l'energia e alleggerisce con una detassazione gli aumenti retributivi legati alla produttività.
Per arrivare alla firma di un "avviso comune" (nuova denominazione dell'accordo), CISL e UIL spingono su alcuni correttivi e propongono la detassazione dei premi e degli straordinari anche extracontrattuali.
Mentre la Confindustria valuta l'ipotesi di una firma senza CGIL, questa insiste sull'alleggerimento fiscale dei redditi di lavoro e punta sullo sciopero generale della scuola di sabato per avviare alcune iniziative rivendicative unitarie su fisco e pubblica amministrazione.
Il prossimo incontro della trattativa è fissato per venerdì 10 ottobre. Confindustria presenterà un documento finale contenente alcune delle modifiche chieste da CISL e UIL, ma difficilmente la CGIL cambierà idea.
Sugli accordi separati, Epifani ha espresso l'opinione che "la responsabilità degli accordi sindacali è sempre della controparte. Se la controparte non è d'accordo non si fanno accordi separati".
Mentre Confindustria non vuole accettare "veti da nessuno" e CISL e UIL trovano conveniente siglare la proposta degli imprenditori per i loro rappresentati, il governo pensa di regolare le relazioni industriali sulla base di organismi bilaterali, facendo a meno del consenso sociale. Se, come è probabile, si arriverà a un accordo senza la CGIL, è facile prevedere l'inizio di un nuovo "autunno caldo" per manifestazioni di esuberi, precari e lavoratori da tempo in attesa dei rinnovi contrattuali.
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riforma modello contrattuale, Confindustria, CGIL, CISL, UIL
