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20/12/2007

Ma poi che cosa è un blog

Dieci anni fa l'americano Jorn Barger, esperto di computer e discusso editore di "Robot Wisdom", coniava il termine blog in un post della sua pubblicazione online, caratterizzata da testi brevi, commenti e link. Ieri la giornalista Astrid Girardeau ha segnalato la ricorrenza su "Libération". Ha ricordato che le definizioni di blog sono ancora vaghe e ha invitato dei noti blogger francesi a dire che cosa è per loro un blog.

Le risposte non si sono fatte attendere. Quindici persone hanno detto la loro opinione in un tempo di reazione, che è stato di 16 minuti per la prima e di circa 22 ore per l'ultima.

Tutti quelli che hanno risposto hanno sottolineato la libertà di espressione, il divertimento di scrivere, le possibilità di scambio e di partecipazione, consentite da questo strumento pubblico di comunicazione personale.

Per quanto rapido nella reazione e fatto su professionisti della scrittura il mini sondaggio di Girardeau è poco più di un gioco e non vuole essere rappresentativo del fenomeno blogosfera.

La Francia, come è noto, ha decine  di giornalisti della carta stampata che scrivono post e riempiono blog fino a costruire vere e proprie redazioni parallalele in colloquio con i  lettori. Affianco ai blog dei giornalisti è esploso il fenomeno di quelli aziendali, che attivano veri e propri nugoli di reazioni e di relazioni tra capi e dipendenti, tra fornitori e clienti e tra di loro. Basti ricordare i casi di "Libération", di "Le Monde" e di "Le Figaro" o le comunità di consumatori e operatori della  vendita dei supermercati Leclerc.

Resta naturalmente maggioritario il fenomeno dei diari personali in pubblico. Esprimono il bisogno di considerazione che molti tardo adolescenti tendono a soddisfare in questo modo e che riguarda il 70% dei 16-24enni, secondo Technorati.

Potrebbe completare un primo schizzo del panorama francese il fenomeno dei blog di cittadinanza attiva, quelli di impegno in modi nuovi di fare politica.

Proviamo adesso anche noi dall'Italia a partecipare al gioco intelligente promosso da Girardeau.

Alla parola blog il motore di ricerca Google trova in pochi secondi oltre 2 milioni di riferimenti. Il primo è quello di Wikipedia, che reca una tipologia dei blog, preceduta da un avvertimento scritto in agosto da PersOnLine, che rileva per essa la mancanza di fonti giustificative.

Il redattore della voce classifica 15 tipi di blog tra i più diffusi, ma si limita a darne la definizione di "diario personale per far conoscere i propri sentimenti e le proprie opinioni ai lettori" e a fare riferimento agli autori e allo stile espressivo. Forse è poco e impreciso quello che ha scritto, a nostro modo di vedere.

Un blog è una pubblicazione in Rete che attiva uno scambio di opinioni aperte su argomenti del più vario genere, raccontati in pubblico. I pezzi, i cosiddetti post, devono essere scritti in modo sintetico e prestarsi ad essere completati dai commenti delle persone interessate a quella specifica informazione data. Senza queste due caratteristiche è difficile che si possa realizzare un blog, che ha la sua essenza nel dialogo tra pari.

Questa proposta di definizione è giustificata dall'esistenza  di altri media di massa, che possono essere usati  per parlare in una sola direzione e dalla spettacolarità di cui molti di essi possono fruire. Mentre nel blog la ragion d'essere e il  motivo di attrazione sono dati dall'interagire aperto a chi vuole farlo.

La specificità del medium cambia la scrittura del redattore o della redazione che propone i post. Nasce un nuovo tipo di giornalismo partecipato in cui tutti, redattori e discussant, possiedono informazioni e pareri che vanno messi insieme per fare comunicazione.

Va ancora ricordato che i blog sono degli efficaci test di realtà. Rivelano che l'indicazione dell'auditel di turno  è diversa dalla quantità, la qualità e la frequenza delle interazioni provocate. Il mercato della blogosfera con i suoi milioni di leader e di follower della conversazione non fa sconti. Rifiuta i predicatori ore rotundo. Chi ha bisogno di esibirsi non ha che l'imbarazzo della scelta in tutte le centinaia di piccole televisioni locali o, se può, meglio in quelle nazionali, che hanno certo maggiore risonanza.

Postato da: orsola a 13:19 | link | commenti (6)
societa 268


Commenti
#1   20 Dicembre 2007 - 14:10
 
Il blog è stato una rivoluzione del giornalismo. Ha capovolto il costume tradizionale dell'articolessa, dell'inchiesta a tesi, dell'equilibrio tra esaltazione e minimizzazione dei personaggi. Il blog è l'iniziativa individuale contrapposta alle grandi corporazioni dei produttori di notizie, dà il polso del clima intorno a una questione e misura la soddisfazione della gente per come viene affrontata. Mette alla berlina il bla-bla-bla di quelli che inforcano gli occhiali e raccontano le loro opinioni sull'universo separate dalla realtà dei fatti.
Maria Teresa Barattieri
utente anonimo

#2   20 Dicembre 2007 - 20:59
 
Fare un blog che corrisponda ai principi del giornalismo partecipato non è facile. Non basta avere un supporto tecnologico adatto ed è del tutto irrilevante adornarlo con la foto del blogger o autonominarsi esperti in qualche cosa o chiamare a raccolta gli amici e i parenti. Bisogna avere competenza tecnica in qualche ramo dello scibile e capacità di scrivere in modo continuo su quello che appartiene a questo sapere poi viene il resto. Molti invece sbagliano perchè si improvvisano e non sono in grado di sostenere il dialogo con altri che sono esperti e cercano nel blog un punto di aggancio. Allora il blogger va sempre pù nel pallone, sopravvive per onore di firma e tutti quelli che potrebbero essere interessati all'area di conoscenza definita stanno alla larga dall'attore e dai suoi ragli.
Federico Cipriani
utente anonimo

#3   21 Dicembre 2007 - 08:35
 
Il post è un friggi e mangia, non è artefatto con la panna come la notizia, che viene annegata dal giornalista in un intruglio di avanzi e sapori.
Massimo Guidetti
utente anonimo

#4   21 Dicembre 2007 - 16:33
 
Il successo di un blog si misura dalla soddisfazione del blogger e dall'utilità che dà ai commentatori.
Senza tanti arzigogoli l'utilità è dimostrata dalle relazioni che vengono strette di volta in volta, post per postattraverso le opinioni espresse dai commentatori.
Se i commenti stanno nell'ambito del tema postato, se lo completano o lo sviluppano c'è sinergia della conoscenza e integrazione sulla comunicazione.
Giulia Coen
utente anonimo

#5   22 Dicembre 2007 - 09:07
 
Con la presenza di milioni di blogger stanno crescendo anche i falsi blog. Si riconoscono perchè si appoggiano a qualcuno che vende spazi per la pubblicità, si fanno forti della notorietà fuori dalla blogosfera di chi li scrive e di chi li paga, non hanno link e hanno post che servono ai prodotti di chi li finanzia. E' una vera e propria contraffazione facilmente individuabile da cui conviene stare in guardia.
Alessandra Nathan
utente anonimo

#6   29 Dicembre 2007 - 16:55
 
Ci sono blog da inchiesta giornalistica, che scoprono fatti rilevanti per la cronaca politica, nera, d'arte e li mettono in circolazione. Anche in questi casi è distintiva l'interazione con i commentatori.Altrimenti non si ha blog.
Pietro Lovati

utente anonimo

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