oggi
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003
visitato *loading* volte
Troppi dati e poco spazio
Fotografie, video, e-mail, pagine Web, messaggeria istantanea, messaggi telefonici e altri contenuti digitali trasmessi per radio o immessi nelle stampanti hanno generato nel 2006 una dimensione mondiale di 161 miliardi di gigabyte di informazioni. L'equivalente di 12 colonne di libri che vanno dalla terra al sole, 3 milioni di volte quello che c'è in tutti i libri scritti finora.
Una crescita impressionante del 330% avvenuta negli ultimi tre anni, quando l'University of California - Berkeley stimò che la produzione di dati avesse raggiunto i 5 miliardi di gigabyte.
La fotografia è stata fatta da IDC, che precisa che le telecamere per la video sorveglianza e le norme di legge sulla conservazione dei documenti aziendali giocano un ruolo importante in questa produzione stratosferica.
La capacità mondiale di storage è valutata a 185 miliardi di gigabyte e potrà raggiungere i 605 miliardi nel 2010. Ma la società di ricerche sul mercato dell'information and communication technology calcola che in quell'anno avverrà un ulteriore grande balzo dall'attuale produzione di 161 miliardi di gigabyte ai 988 miliardi.
E' evidente che il mondo dovrà liberarsi di molte informazioni o dovrà aumentare a costi elevatissimi la possibilità di immagazzinare tutti i dati che potrebbero interessare i posteri.
Fatto è che non solo disponiamo di più dati di quanti potremo conservarne, ma già oggi soffriamo della sindrome che in Canada è definita di "infobesità", di una bulimia di informazioni, di un sovraccarico continuo di conoscenze, che eccede ogni possibilità individuale di trattamento e obbliga ad avere intelligenza e memoria collettive.
