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30/10/2009

Michel Quarez, "Personnages", 2006, tempera su carta.

Postato da: orsola a 13:04 | link | commenti

 

OTTOBRE

4 temi, 36 post e 84 commenti

RICONOSCIMENTI E ILLUSIONI DI LAVORO
Aumenta la speranza di vita nei paesi ricchi; Chi è più fiero del suo paese; Giochi proibiti del management aziendale; Le banche inglesi adottano le regole del G20 sui bonus; Nei prossimi cinque anni triplicherà l'occupazione ICT; Passata la recessione gli immigrati ritorneranno utili; Sobillare alla lettura.
VALORIZZARE LE DIVERSITA
Contro la cretinizzazione delle donne; 19ª edizione del premio IgNobel; Elinor Ostrom è la prima donna Nobel dell'economia; Facebook misura il buonumore degli Americani; Incentivare le azioni di riequilibrio climatico; La vita preistorica ridicolizza la società contemporanea; Regole di trasparenza per i blog americani; Un bambino che vola può svincolarsi dalla famiglia; Xavier Veilhan.
RILANCIO DELL'OCCUPAZIONE

Accomodarsi alle toilette prima dell'imbarco; Donne e uomini piangono in modo diverso; Donne leader d'azienda; Il job killer soppiantato; Le banche americane se ne infischiano di Pittsburgh; Uscita dalla crisi senza occupazione; Martin Kippenberger.
ANCORA NEL TUNNEL
Affittansi carceri per non licenziare le guardie; Buddy system; C.K. Prahalad è ancora il primo di "The thinkers 50"; DRU da ridere; Global gender gap report 2009; I miliardari americani potrebbero comprare il mondo; Il governo Obama dimezza le remunerazioni di 175 manager;  In crescita il settore dei videogame per la formazione; Indagine sul campo come referendum confermativo; Libertà di stampa: l'Italia al 49° posto; Marketing del consumo femminile globale; Nancy Spero.
POST PIU' COMMENTATI
Sobillare alla lettura
Facebook misura il buonumore degli Americani
Donne leader d'azienda
Regole di trasparenza per i blog americani
La vita preistorica ridicolizza la società contemporanea
Il job killer soppiantato
Buddy system
DRU da ridere.

Postato da: orsola a 11:42 | link | commenti

29/10/2009

DRU da ridere La Webserie francese «DRH», che descrive le attività di un direttore Risorse umane, ha raggiunto in tre anni il milione di accessi unici «DRH» è una serie video umoristica diffusa su Dailymotion, che racconta da due anni episodi in cinque minuti del lavoro quotidiano di un direttore delle Risorse umane e ha un protagonista di nome Nicolas Bertier. E’ un’autoproduzione, partita con 6.000 euro di capitale, che ha realizzato una cinquantina di episodi grazie al sostegno dei blogger e dei mass media, che hanno contribuito a farlo conoscere in multimedialità e a trovare un pubblico fedele e attivo. Ha da poco raggiunto il milione di accessi unici e con i contributi economici ricevuti s’è potuto smarcare dai problemi finanziari iniziali.
Il protagonista della serie è mentitore, sornione, perverso, narcisista ed egocentrico, ha il profilo di un direttore delle Risorse umane, che lo sceneggiatore Alban Taravello dice d’avere conosciuto quando lavorava come grafico per una catena televisiva. Bertier
Bertier (l’attore François Muller) in due anni ha rappresentato tutto il lavoro tipico della Funzione: dal reclutamento all’integrazione delle persone, dalla festa di fine d’anno ai licenziamenti, dalla comunicazione interna al budget del personale. E’ un lavoro che svolge per la maggior parte del tempo dietro la scrivania, in una stessa stanza, dove entrano i colleghi, le persone che lavorano in azienda ed è spesso presente la segretaria, protettiva e corteggiata dal capo. Al lavoro uno a uno si aggiungono le numerose riunioni, con gli altri dirigenti, i rappresentanti sindacali e nelle ricorrenze aziendali con tutti i dipendenti.
Dopo due stagioni televisive, in cui è stato dirigente di una media azienda, da quest’anno il protagonista della serie è passato a una multinazionale, la «Global Incorporation».
Il nuovo incarico comporta il licenziamento di 1.700 lavoratori nella filiale francese dell’azienda, che deve essere riorganizzata nonostante i grossi utili.
Bertier terrorizza i dipendenti quanto è complice con i colleghi di linea e ossequioso con il presidente direttore generale. E’ al centro dell’attenzione degli impiegati e dell’ammirazione delle impiegate, che lo apprezzano come uomo forte, decisionista. Considera i maschi dell’azienda come concorrenti della sua autorità e le donne come prede. Ha la preoccupazione continua di ridurre l’organico e tagliare il costo del lavoro, anche se fa buon viso nelle relazioni sindacali e nell’interazione con dirigenti e capi che gli fanno richieste di assunzione.
La sua perfidia scatena il riso, tanto è assurda nel modo d’essere, mai caricaturato. E’ un alieno che provoca effetti umoristici mentre agghiaccia gli spettatori. Muller ha una recitazione impeccabile nel ruolo e nei comportamenti attribuitigli da Taravello.
Copyright2009©irio Risorse umane, management, webtv, Dailymotion, sequel

Postato da: orsola a 12:48 | link | commenti (8)
gestione e sviluppo 260

28/10/2009

Marketing del consumo femminile globale Le donne sono la forza crescente dello sviluppo economico, un’opportunità per le aziende che sapranno identificarla, coglierla e posizionarsi in questo universo La Banca mondiale ritiene che nel 2014 i redditi delle donne ammonteranno a 18 trilioni di dollari, con la crescita del 30% rispetto a oggi, un potere economico enorme, che si aggiungerà ai 20 trilioni di consumi già disponibili. L’universo femminile è attualmente caratterizzato da un miliardo di lavoratrici, che influenzano il 64% di tutti gli acquisti in un'ampia varietà di prodotti e servizi, che raggiunge il 70% nei consumi domestici.
I dati quantitativi ricordati non hanno un corrispettivo equivalente  nella soddisfazione delle consumatrici e le aziende produttrici sono portate a sottovalutare i rischi di una spirale di delusioni che può colpire il livello di prosperità raggiunto prima della crisi. Occorre soddisfare bisogni di conciliazione tra tempo di lavoro e per sé, di alimentazione, salute, bellezza, abbigliamento, accumulazione di risorse economiche.
La posizione sociale della donna è molto cambiata, mentre la sua condizione è più arretrata nel lavoro e nelle cure domestiche. C’è dovunque nel mondo una richiesta pressante alle aziende di riconoscere le esigenze della  lavoratrice e della consumatrice, che restano ancorate a un marketing che ragiona su un ritratto stereotipato.
Per approfondire la conoscenza dell’ «economia delle donne» e aiutare le aziende a offrire prodotti e servizi in grado di rispondere alle domande, la società di consulenza strategica BCG ha realizzato un’indagine su un campione di 12.000 donne di 22 paesi. L’ha diretta Michael Silverstein con la collaborazione di Kate Sayre, due consulenti del Gruppo per i consumi e il marketing, che a partire dalla ricerca hanno scritto «Women want more. How to capture your share of the world’s largest, fastest-growing market», Harper Collins, New York, 2009.
Il libro vuole aiutare a capire quali sono le esigenze e i desideri delle donne che le aziende possono soddisfare , valorizzando la loro spesa e facendo risparmiare il tempo a disposizione, diviso tra famiglia, lavoro e se stesse.
Per conoscere che cosa è l’«economia delle donne» e quali opportunità le aziende possono trovarvi, il saggio ripercorre le caratteristiche e le dimensioni della domanda femminile di consumo nel mondo.
Indica le forti differenze dell’agire di consumo tra la donna che vive, per esempio, a Guangzu in Cina e quella che risiede nell’East Side di Manhattan. Gli acquisti sono diversi perché sono differenti le possibilità di spesa, gli stili di vita, il tipo di acquisti e le abitudini di consumo, ma l’influenza della donna cinese sulla spesa della famiglia e la crescita di quella personale è nettamente superiore, per crescita, a quella della donna americana. La cinese è inoltre una persona che vuole ricavare il massimo vantaggio dagli acquisti, mentre l’americana può arrivare a comprare per il puro gusto dello shopping.
L’ascesa dell’«economia delle donne» dipende, in tutte le situazioni che si presentano nel mondo, da come le aziende rispondono alle differenti posizioni sociali, condizioni lavorative e familiari, disponibilità di beni e di servizi alla persona, prospettive avvenire.
L’irruzione sulla scena mondiale di quasi un miliardo di donne dalle economie emergenti, che si aggiungono a quelle delle economie avanzate e agiscono in modo diverso, provocherà un ribaltone dei manager delle imprese, che non riesamineranno le pratiche di relazioni con le persone sui mercati e nelle fabbriche.
Lo schema operativo proposto nella prima parte del libro indica l’importanza di riconoscere le opportunità, cercare come soddisfarle, rispondervi e affinarle nell’interazione, un programma indispensabile per efficaci relazioni economiche.
Nei capitoli seguenti della seconda parte sono identificate e descritte le forze che guidano l’economia femminile, quante donne vi concorrono e per quali categorie di consumo. Sono passate in rassegna le soddisfazioni possibili delle necessità e aspettative per
- il «cibo», che si regge sulla qualità intrinseca, la facilità di approvvigionamento, il prezzo e il tempo di preparazione,
- il «tenersi in forma», in rapporto alle diverse concezioni di bellezza, apparenza, figura ed efficienza fisica,
- l’«abbigliamento», legato al comfort, all’estetica e allo stile personale,
- i «servizi finanziari» correlati ai prodotti, al rischio e alla redditività,
- la «salute», dipendente dalle abitudini e dal tipo di cure e di prodotti farmaceutici disponibili.
Il libro descrive infine nella terza parte le aziende delle economie avanzate e di quelle in ascesa che hanno adottato pratiche vincenti.
Costituisce una ricognizione accurata dell'esistente e un’individuazione dei fattori chiave per il rilancio del dopo crisi, focalizzati sull’ «opportunità femminile» per salvare l’economia mondiale.
Copyright2009©irio BCG, economia delle donne, consumi ,acquisti femminili

Postato da: orsola a 18:05 | link | commenti (1)
competitivita 92

Global gender gap report 2009 L’Italia retrocede di cinque gradini nella classifica del World Economic Forum sulle pari opportunità L’annuale rapporto del forum di Davos sulle pari opportunità tra donne e uomini «Global gender gap» quest’anno ha considerato più paesi dell’anno scorso. Erano 130 nel 2008, sono aumentati a 134 in questa edizione.
La classifica è stata elaborata, come al solito, sulla base di quattro indicatori: la partecipazione delle donne in economia, le opportunità in educazione, le presenze nella politica, la salute e la speranza di vita. E’ stato così calcolato un punteggio ponderato che quest’anno ha raggiunto il valore massimo di 0,8276, ottenuto dall’Islanda che è risultata prima nella graduatoria. E’ il valore più vicino 1,0000, teoricamente il massimo ottenibile.
L’Islanda sostituisce al vertice la Norvegia, che l’anno scorso guidava la classifica e ora è al terzo posto. Al secondo c’è, come l’anno scorso, la Finlandia e dal quarto al decimo posto seguono la Svezia, la Nuova Zelanda, il Sudafrica, la Danimarca, l’Irlanda, le Filippine e il Lesotho.
L’Italia è risultata 72ª con 0,6798: è 96ª per la partecipazione alla vita economica, 46ª per l’accesso all’educazione, 45ª per la partecipazione politica, 88ª per la salute e la speranza di vita.
Il nostro paese è sceso di cinque gradini rispetto all’anno scorso, quando era stato classificato 67°.
La valutazione attuale lo colloca dietro il Vietnam e davanti alla Tanzania. Tra i paesi del G20 è preceduto dalla Germania 12ª, dalla Spagna 17ª, dalla Francia 18ª, dagli Stati Uniti 31° e dalla Cina 60ª.
Copyright2009©irio pari opportunità, World Economic Forum, Global gender gap

Postato da: orsola a 10:30 | link | commenti (1)
societa 295

27/10/2009

In crescita il settore dei videogame per la formazione Con un fatturato globale stimato tra i tre e i dieci miliardi di euro all’anno si accinge a sorpassare quello dei programmi di divertimento Nel quadro del piano governativo «France numérique 2012», a metà settembre sono stati concessi 20 milioni di euro a 48 progetti di videogame per la formazione aziendale. Ne hanno beneficiato grandi aziende del calibro di Renault , BNP, Axa e l’Oréal, che già usano questi media per comunicare, formare e reclutare i giovani abituati a Internet e playstation.
Il contributo economico ricevuto dalle imprese è doppiamente significativo: istituzionalizza questo modo di formare in aziende, che da oltre un trentennio sono tenute ad investire dallo 0,40% all’1% della massa salariale, a seconda degli organici e riconosce ancora una volta l’importanza della formazione permanente, come strumento di rilancio dell’economia dopo la crisi.
In Francia il fatturato dei videogame per la formazione aziendale è di soli 10 milioni di euro, stando ai dati riportati da «France numérique», ma il settore è in forte sviluppo, vi operano una trentina di piccole imprese che danno lavoro a 500 persone, le previsioni degli esperti indicano una massificazione del mercato nei prossimi 15-25 anni e un sorpasso dei «serious game», come chiamano in America queste simulazioni, sui videogame per il divertimento.
Il mercato mondiale è stimato da trecento a mille volte maggiore ed è largamente costituito dalle applicazioni USA.
Apply Group ha però pubblicato già due anni fa i risultati di una ricerca intitolata «Corporate learning games in Europe: market challenges and opportunities for serious games used in learning to 2012», frutto d’una raccolta di opinioni presso 50 grandi aziende clienti.
Il 66% di esse dichiarava fin da allora di volere integrare i videogame nella formazione entro i cinque anni successivi. Molte avevano già attuato sperimentazioni con prodotti ad hoc o ricorrendo ad adattamenti di realizzazioni già in commercio o usando videogame, pensati per il divertimento, come fulcro di programmi gestiti in presenza.
Questa è ancora la modalità più diffusa nel mondo per l’avvio di azioni formative videogame based.
Un modo intermedio tra videogame su misura e prodotti in commercio per finalità diverse è costituito da programmi generici, in grado di rispondere a bisogni comuni a più aziende. E’ abituale in Francia farvi ricorso per economizzare sui costi di sviluppo, contenendo il budget totale tra 100.000 e 500.000 euro. Ci sono anche casi di produzione su committenza di più aziende consorziate.
In Italia si è finora nella fase pionieristica, di utilizzo di videogame, disponibili in commercio a prezzi di vendita per produzioni ampie. Frenano il decollo del metodo le competenze tradizionali dei formatori d’aula, quelle di utilizzo delle nuove tecnologie a livello manageriale, l’immagine prevalente della formazione nelle aziende, la cultura dell’apprendimento, abituata al vecchio modello scolastico dell’acquisizione di conoscenze ed a quello psicologistico dello sviluppo regolato dei comportamenti.
Mentre le esperienze e le ricerche sull’apprendimento delle università e dei centri di ricerca nordici e americani testimoniano i vantaggi economici e temporali del ricorso ai videogame nella formazione aziendale. Copyright2009©irio formazione aziendale, videogame per la formazione, tecnologie per la formazione ,formazione online

Postato da: orsola a 12:59 | link | commenti (2)
formazione 112

26/10/2009

Buddy system Per affrontare la disoccupazione nascono negli USA i gruppi di aiuto reciproco favoriti dai servizi per l’impiego A dicembre 2007 il tasso di disoccupazione in America era del 4,6%, i senza lavoro erano 7 milioni 600 mila. A luglio di quest’anno erano quasi raddoppiati, hanno toccato i 15 milioni 100 mila con un livello del 9,8%, uno dei più alti del mondo, se si tiene presente che nell’UE, un'area geografica, che comprende paesi tradizionalmente a disoccupazione sostenuta, era contemporaneamente del 9%. Uno choc per i lavoratori dell’economia guida, abituati a cambiare impieghi e datori di lavoro.
Le maggiori aziende hanno avuto bisogno dell’aiuto statale per non fallire e nessun comparto è rimasto indenne dalla crisi, in meno di due anni hanno chiuso 106 banche, l’industria automobilistica quasi al completo è finita sull’orlo della bancarotta, i manager più acclamati hanno finito con ignominia e talora in carcere i loro trionfi.
Per molti lavoratori alla perdita del reddito si aggiunge lo scoramento di non riuscire a trovare un altro posto di lavoro da mesi e di muoversi in un territorio sconosciuto, in una situazione del tutto nuova qual è la disoccupazione di lunga durata.
Per motivare questi disoccupati, che avevano trovato l’ultimo impiego prima della recessione solo nel 6% dei casi ricorrendo alla Craigslist, a darsi da fare e ad essere efficienti nella ricerca di una nuova attività, i servizi all’impiego ricorrono al «buddy system». E' una nuova formula di aiuto reciproco in piccolissimi gruppi, sostenuti da un esperto del mercato del lavoro, che spinge sull’acceleratore del rafforzamento dell’autostima e spiana la strada della conoscenza in direzione di quello che realisticamente può fare  una persona in cerca d’impiego in un mercato del lavoro in ridimensionamento.
Il «buddy system» punta a costituire delle reti di relazione, utili al disoccupato, che ha un grande bisogno di comunità, di non sentirsi abbandonato, ma nello stesso tempo non deve illudersi che basti solo la buona volontà e la qualificazione professionale per riuscire.
Il facilitatore della formula d’aiuto reciproco non deve commettere il grossolano errore di provocare  l'illusorio sentimento che moltissimo dipenda se stessi. Il disoccupato deve capire come funziona il mercato del lavoro, quali sono i comportamenti più idonei per avere successo, quali sono le fonti di reclutamento possibili e come interagire con esse, non puntando tutte le sue carte su un solo canale o su un solo sbocco professionale, deve saper reggere alle frustrazioni.
Il metodo del «buddy system» fa leva su gruppi (piccoli, al massimo di tre-quattro persone), che si incontrano settimanalmente per scambiarsi esperienze e problemi e possono fruire non del solito aiuto «motivante», ma di un sostegno tecnico e affettivo, dato da chi sa che cosa prova il senza lavoro. L’esperto è in grado di indirizzare chi è senza lavoro a tentare il percorso con le maggiori possibilità di successo. Conosce il contesto competitivo del mercato del lavoro e le possibilità scarse in cui si muove il disoccupato. Lo aiuta a costruire le relazioni necessarie perché il territorio della disoccupazione non sia sconosciuto e privo d’ogni aiuto.
Le prime regole per il disoccupato, indica il metodo razionalizzato nei libri di autori come Keith Ferrazzi e Geoffrey Greif, sono d’imporsi una disciplina della ricerca,  di coinvolgersi nella raccolta delle informazioni in gruppo e fuori del gruppo, di definire dei piani d’azione utili per gli obiettivi e i tempi stabiliti.
Ricorrere al «buddy system», dicono gli esperti, è come fare del jogging. Soli e non motivati, ci sono forti probabilità di smettere presto, se si corre almeno in coppia, si attivano sentimenti, che portano a impegnarsi di più e a compiere un maggiore percorso in minor tempo. Copyright2009©irio disoccupazione, persone alla ricerca di lavoro, servizi all'impiego ,gruppo di autoaiuto

Postato da: orsola a 18:05 | link | commenti (5)
occupazione 109

I miliardari americani potrebbero comprare il mondo «Forbes» ha calcolato che i 400 proprietari dei grandi patrimoni privati della sua lista hanno ricchezze pari ai PIL annuali di molti Stati «The Forbes 400», l’ultimo elenco dei possessori delle maggiori fortune d’America, quest’anno ha dovuto abbassare la soglia d’ingresso nel riservatissimo club. I ricchi sono stati ammessi a partire dai 950 milioni di dollari, invece degli 1,3 miliardi dell’anno scorso. Colpa della crisi.
I 400 miliardari classificati possiedono ricchezze confrontabili con quelle delle economie mondiali.
Al gioco dei confronti, condito dalla domanda «Chi potrebbe comprare quale paese del mondo?», è stato dedicato il pezzo di Keren Blankfeld, pubblicato nell’ultimo numero del periodico. La giornalista scrive che invece di comprarsi castelli in Francia, isole paradisiache nei Caraibi, yacht di lusso alla 007, jet privati, i più audaci dei miliardari potrebbero mettersi a comprare degli Stati.
I 400 dispongono di quasi un trilione e trecento bilioni di dollari, una cifra che si scrive con un numero seguito da altri diciotto.
Bill Gates ha perduto miliardi di dollari nella crisi, ma con i 50 che gli sono rimasti è ancora al livello del PIL prodotto solo da 140 paesi del pianeta, di dimensioni come il Costa Rica, El Salvador, la Bolivia e l’Uruguay. Warren Buffet ne ha persi anche lui, ma con i suoi 40 miliardi residui può ancora permettersi la Corea del Nord. Perfino il più «piccolo» dei miliardari Gary Magness, con 990 milioni può comprare il Vanuatu.
Stati, come le Bahamas, la Guyana, il Belize, il Montenegro, le Barbados, lo Zambia, potrebbero diventare facilmente proprietà di molti della classifica di Forbes o, meglio, le loro ricchezze potrebbero essere utilizzate per fare uscire quelle popolazioni dalla miseria. Copyright2009©irio The Forbes 400, miliardari, grandi patrimoni, PIL,economie emergenti

Postato da: orsola a 11:26 | link | commenti
economia 138

23/10/2009

Nancy Spero, "Female bomb", 1966, gouache su carta.

Postato da: orsola a 12:27 | link | commenti

C.K. Prahalad è ancora il primo di «The thinkers 50» La classifica biennale dei più influenti pensatori del mondo degli affari ha confermato per la seconda volta al vertice lo strategist della Ross school of business dell’University of Michigan La quinta edizione di «The global ranking of business thinkers», che seleziona e mette in ordine d’importanza i 50 pensatori che hanno avuto più influenza sul mondo degli affari negli ultimi due anni, ha riconosciuto per la seconda volta il primato a Coimbatore Krishnao Prahalad, professore di strategia aziendale alla Ross school of business dell’University of Michigan.
D’origine indiana, lo strategist ha studiato fisica all’Università di Madras (ora Chenai), è stato dirigente dell’Union Carbide e ha conseguito il PhD ad Harvard. E’ mondialmente conosciuto per i libri «Competing for the future», scritto insieme a Gary Hamel e «The future of competition», per cui ha avuto come coautore Venkat Ramaswamy, due opere di riflessione sulla globalizzazione e per il saggio iconoclasta «The fortune at the bottom of Pyramid», in cui rifiuta di considerare il business la soluzione più efficace contro la povertà.
La classifica dei pensatori più influenti è nata nel 2001 per iniziativa di due giornalisti economici e di alcuni consulenti di management inglesi. E’ costruita sulla base di criteri, come l’originalità delle idee, la visione internazionale, l’impatto sulle pratiche di direzione aziendale, da un gruppo internazionale di valutatori, che sono esperti di business, professori universitari di discipline aziendali, opinionisti economici e del mondo degli affari.
«The thinkers 50» del 2009 è un palmarès maschilista, che premia solo cinque donne rispetto a quarantacinque uomini, di taglio pratico, che riconosce l’influenza degli imprenditori, questa volta cinque, di specialisti in discipline non economiche, come psicologi e comportamentisti, divulgatori e giornalisti, con una visione mondiale, che va dalle personalità d’origine indiana agli svedesi, dai tedeschi agli inglesi, anche se la maggioranza dei premiati è americana e gli europei sono solo sei.
Nell’elenco non c’è nessuno Italiano, Francese, Spagnolo o dell’Europa orientale, nonostante nei loro paesi ci siano imprenditori creativi, aziende competitive nel mercato globale, prodotti innovativi, business school apprezzate dalle tante classifiche dei corsi di management.
                                                      Risultati 2009
Ordine
Nome
Ordine
Nome
1
CK Prahalad (1)
26
Richard D'Aveni (46)
2
Malcolm Gladwell (18)
27
Rosabeth Moss Kanter (28)
3
Paul Krugman (-)
28
Clayton Christensen (25)
4
Steve Jobs (29)
29
Stephen Covey (15)
5
W. Chan Kim & R. Mauborgne (6)
30
Thomas Friedmen (26)
6
Muhammad Yunus (-)
31
David Ulrich (42)
7
Bill Gates (2)
32
Roger Martin (-)
8
Richard Branson (9)
33
Henry Mintzberg (16)
9
Philip Kotler (11)
34
Daniel Goleman (37)
10
Gary Hamel (5)
35
Chris Anderson (-)
11
Michael Porter (4)
36
Warren Bennis (24)
12
Ratan Tata (-)
37
R. Kaplan & D. Norton(12)
13
Ram Charan (22)
38
Jeff Immelt (31)
14
Marshall Goldsmith (34)
39
Don Tapscott (-)
15
S. Gopalakrishnan (-)
40
Nassim Nicholas Taleb (-)
16
Howard Gardner(39)
41
John Kotter (30)
17
Jim Collins (10)
42
Niall Ferguson (-)
18
Lynda Gratton (19)
43
Charles Handy (14)
19
Tom Peters (7)
44
Rakesh Khurana (45)
20
Jack Welch (8)
45
Manfred Kets De Vries (-)
21
Eric Schmidt (-)
46
Tammy Erickson (-)
22
Joseph Stiglitz (-)
47
Costas Markides(44)
23
K.Nordstrom & J. Ridderstrale (13)
48
Barbara Kellerman (-)
24
Vijay Govindarajan (23)
49
R. Goffee & G. Jones (32)
25
Marcus Buckingham (38)
50
Jimmy Wales (-)

Fra parentesi l'ordine 2007 e i nuovi entranti Copyright2009©irio The thinkers 50, leader del business, management, mondo degli affari, economia, business school

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formazione 112

22/10/2009

Il governo Obama dimezza le remunerazioni di 175 manager Il provvedimento del dipartimento del Tesoro riguarda le sette aziende che hanno ricevuto più aiuti economici dai piani anticrisi I manager americani l’hanno già soprannominato lo «zar dei compensi», ma Kenneth Feinberg in realtà è a capo dell’autorità responsabile di vigilare sul rispetto dei limiti retributivi, fissati dall’amministrazione Obama per gli alti dirigenti. Nominato da poco più di un mese, Feinberg è al dipartimento del Tesoro con l’incarico specifico di mantenere un equo rapporto tra compensi manageriali e andamenti delle gestioni economiche aziendali.
Il motivo della nomina è di non fare ricadere gli alti dirigenti nella tentazione di dopare i risultati a breve, trascurando gli effetti a medio delle loro performance, come è accaduto con la crisi finanziaria e la recessione, da cui gli USA e il mondo non sono ancora usciti. Il potere d’intervento del Tesoro è per ora limitato alle aziende aiutate, ma è intenzione del governo di intervenire poi anche sulle altre.
Stando al «Wall Street Journal», Feinberg ha chiesto ad AIG, Bank of America, Citigroup, General Motors, GMAC, Chrysler Group e Chrysler Financial di ridurre del 90% le retribuzioni e di dimezzare i bonus e gli altri benefici di 175 dirigenti di vertice e ha imposto il miglioramento della governance, cominciando dalla separazione della carica di presidente del consiglio d’amministrazione e di CEO e dalla costituzione del comitato per la valutazione dei rischi.
Per ricevere bonus di importi superiori ai 25.000 dollari (= € 16.700) all’anno, i dirigenti di vertice dovranno ottenere speciali autorizzazioni governative, anche se la corresponsione non avverrà in danaro.
La nomina dello «zar dei compensi» è stata fatta per rispondere all’ondata d’indignazione sollevata nell’opinione pubblica dalla notizia sulle alte retribuzioni della compagnia di assicurazioni AIG. L’ufficio di Feinberg ha stabilito che d’ora in poi nessun dipendente dell’azienda potrà avere uno stipendio superiore a 200.000 dollari (= € 133.000).
Copyright2009©irio remunerazioni, bonus, benefits, rilancio economia, management

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gestione e sviluppo 260

21/10/2009

Affittansi carceri per non licenziare le guardie Belgio e Paesi Bassi inaugurano una nuova forma di cooperazione europea per affrontare il sovraffollamento delle case di detenzione La detenzione e la sorveglianza di quelli che commettono reati è una pratica che dovrebbe essere limitata ai delinquenti incalliti e agli autori dei delitti più gravi. L’esclusione delle persone dalla società non può consistere nella custodia passiva, magari aggravata da trattamenti disumani come il sovraffollamento dei detenuti in carceri inadatte, alloggiate in riproduzioni della Bastiglia o dello Spielberg. L’abuso dei mezzi di reclusione è illegale in tutti i paesi civili, dove dai tempi di Cesare Beccaria, hanno progredito le logiche del reinserimento del condannato nell' interesse collettivo.
Sono i fondamenti della pena contro la credenza qualunquista della violenza repressiva sul reo del colpirne uno per educarne cento. Come la criminologia insegna, il carcere duro produce i duri della mala e la promiscuità tra responsabili di colpe gravi e leggere, condannati e in attesa di giudizio, serve al contagio della violenza.
Alternative alla segregazione sono perciò in atto in molti paesi d’Europa: vanno dai luoghi di lavoro a quelli d’istruzione, dalla libertà vigilata con strumenti elettronici al volontariato nell’assistenza sociale, alla trasformazione della sanzione fisica in pena pecuniaria. Tengono conto dei precedenti del colpevole e della pericolosità della colpa. 6a00d83451b56c69e20120a6497fc7970c-320wiNon intasano inutilmente i luoghi di pena.
L'esempio viene dal  Belgio, che  deve affrontare in questi ultimi anni un aumento della popolazione carceraria, superiore di un quarto alle possibilità di ricezione nelle sue carceri, a causa dell’aumento del 118,5% del numero di condanne più  severe  e  senza libertà condizionata stabilite dai giudici. Mentre le prigioni olandesi hanno 2.000 celle vuote, per la riduzione della criminalità e le numerose alternative alla detenzione messe in atto nel paese, che ora ha una densità della popolazione carceraria tra  le  più basse d’Europa, diminuita  dal 95% del 2003 all’80,8%.
Perciò il governo dei Paesi Bassi è in procinto di chiudere le carceri inutili e di licenziare 1.200 addetti, una situazione che non è sfuggita ai Belgi, che hanno chiesto ai loro vicini di affittare 500 celle per i propri detenuti.
Il 10 luglio è stata firmata una convenzione internazionale per trasferire i reclusi. Il Belgio pagherà 167 euro al giorno per ogni carcerato, 40 in più del costo nelle sue carceri, 30 milioni all’anno compresa la sorveglianza delle guardie. Il centro individuato è quello di Tilburg, a Sud, proprio sul confine. Il direttore sarà un funzionario belga, i sorveglianti saranno olandesi.
I 1.200 posti di lavoro sono stati salvati.
Il trasloco sta cominciando in questi giorni e sarà completato all’inizio del 2010.
Nello stabilimento penitenziario saranno ospitati condannati a lunghe pene, fiamminghi, per facilitare le visite dei familiari e  200 persone dei Paesi Bassi, incarcerate in Belgio. I detenuti saranno sottoposti alla legge belga, ma la lingua usata sarà l’olandese, che è anche quella dei fiamminghi.
Il ministro della Giustizia belga parla di una soluzione tampone. Nel 2016 sarà completato il piano carceri, che consentirà il rimpatrio.
La Lega dei diritti dell’uomo evoca una scandalosa abdicazione del ministero e si chiede come la politica di reinserimento, del tutto trascurata in Belgio, sarà realizzabile altrove.
La convenzione internazionale potrà ispirare  governi di altri paesi con sovraffollamento delle carceri. Copyright2009©irioaffollamento delle carceri, detenuti, custodia passiva ,alternative alla detenzione

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politica 137

20/10/2009

Libertà di stampa: l’Italia al 49° posto La classifica annuale di Reporters sans Frontières ci vede arretrare di cinque posti rispetto al 2008 e di quattordici in confronto al 2007 «E’ inquietante constatare che democrazie europee come la Francia, l’Italia e la Slovacchia continuano, anno dopo anno, ad arretrare» nella classifica mondiale della libertà di stampa. «L’Europa deve dare l’esempio nel campo delle libertà pubbliche. Come può denunciare le violazioni commesse nel mondo se non è irreprensibile sul suo territorio», scrive il segretario generale di Reporters sans Frontières, Jean François Julliard.
L’Italia è stata collocata al 49° posto tra 175 paesi. E' arretrata di cinque posti rispetto alla classifica del 2008 e di quattordici in confronto al 2007.
I paesi considerati sono stati valutati da un comitato internazionale, tenendo conto per ognuno delle aggressioni, incarcerazioni e minacce subite dai giornalisti, delle minacce indirette, pressioni e vincoli d’accesso all’informazione, della censura e autocensura, del monopolio sui media pubblici, delle pressioni amministrative, giudiziarie ed economiche, dell’uso di Internet e dei nuovi media.
I paesi a maggiore libertà di stampa sono risultati quelli del Nord Europa: Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia e Svezia.
Quelli dove la libertà è minore sono l’Eritrea, la Corea del Nord, il Turkmenistan, l’Iran, la Birmania e Cuba.
Nella classifica il nostro paese si colloca fra Hong Kong e la Romania, dietro la maggioranza degli stati europei. Più vicini alla sua posizione sono solo la Slovacchia, la Spagna e la Francia, ma più avanti di cinque e sei gradini, rispettivamente.
Copyright2009©irio libertà di stampa, Reporters sans Frontières, classifica mondiale della libertà di stampa ,giornalismo

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politica 137

Indagine sul campo come referendum confermativo France Télécom ha incaricato una società di consulenza di scoprire le cause all’origine dei suicidi e dei tentativi messi in atto dai dipendenti negli ultimi due anni Una tragica sequenza di suicidi riusciti e tentati affligge le maggiori imprese francesi, fino a qualche anno fa orgoglio della potenza produttiva, della sicurezza sociale, dei corretti rapporti di lavoro, della legalità gestionale. Gli episodi di «sofferenza al lavoro», come la chiamano i giornali, sono cominciati nel 2007 al centro di ricerche tecnologiche della Renault, un polo dell’alta professionalità e della eccellenza innovativa, hanno toccato il settore dell’energia, quello aerospaziale, il bancario e da due anni France Télécom. Qui 25 dipendenti a differente livello professionale e organizzativo si sono tolti la vita e 15 hanno messo in atto tentativi, per fortuna non riusciti.
Il management è stato messo sotto accusa in un paese in cui la Cour de cassation ha ribadito ancora in una sentenza del 22 febbraio 2007 che «L’imprenditore è tenuto all’obbligo di garantire la sicurezza dei dipendenti e l’inosservanza di quest’obbligo costituisce una colpa inescusabile».
Il presidente della società, massimo responsabile dell’inosservanza, ha ricevuto la riprovazione dell’opinione pubblica, la contestazione sindacale, le critiche dei giornalisti. Ha programmato di passare la mano e un successore è già stato designato. I negoziati per un nuovo contratto sociale sono partiti.
In questo clima drammatico la direzione di France Télécom ha dato incarico alla società di consulenza Technologia di avviare un’attività d’indagine per rilevare le cause della sofferenza al lavoro e redigere un piano d’azione, da avviare nel prossimo aprile. E' stata decisa un’indagine in più fasi. La prima è una rilevazione a tappeto, su tutti i 120 mila dipendenti, delle opinioni sulla qualità del lavoro, sul funzionamento e i supporti organizzativi, sui rapporti gerarchici e cooperativi, sui riconoscimenti e sulla comunicazione. A questa seguirà un’analisi delle 175 relazioni, inviate alla direzione dai medici del lavoro e dal Comitato igiene e sicurezza, sulle azioni suicidarie. 1.000 dipendenti saranno intervistati direttamente.
Il questionario predisposto per la rilevazione a tappeto ha costituito un evento per il numero delle domande e il procedere della somministrazione. Lo stato di avanzamento delle compilazioni viene registrato dai mass media, in competizione tra loro sull’ultimo aggiornamento relativo a quanti rispondono.
Solo per fare un esempio, ieri il sito online della «Tribune» ne contava 5.000 intorno alle 17, quello di «Les Echos» alle 18,30 ne annunciava 9.000, «France 2» alle 20 era a quota 10.000.
Il questionario preparato da Technologia è probabilmente il frutto dei soliti compromessi di una società di consulenza con il committente, secondo quello stile dei rapporti che i Francesi chiamano «à l’italienne». Carico di 170 domande, 5 annotazioni e un codice in 20 aree, richiede un notevole impegno per essere riempito e tende a provocare il classico effetto di saturazione, quando, superata la metà della compilazione, i temi proposti cominciano a sembrare ripetitivi e a lasciare immaginare meccanismi di controllo e autocorrezione o peggio.
E’ facile prevedere che la ripartizione delle domande susciterà in chi risponde più d’una curiosità.
40 interrogativi, più di un quarto, investigano la «Situazione psicologica legata al lavoro», area che tocca il record con 14 domande su punti sensibili, di difficile individuazione tramite questionario, come la noia, la demotivazione, le difficoltà di memoria, i sentimenti negativi nei confronti degli altri, che possono portare a falsificazioni e a suggerimenti al rispondente.
Non meno dubbi lasciano le 13 domande sul «Senso del lavoro», che vuole correlare attività lavorative e contesto sociale, obblighi d’esecuzione e valori personali .
In contrasto, eppure in successione immediata, con le 13 domande della «Mobilità funzionale e geografica», area che tocca le questioni più controverse della politica del personale e mette insieme domande sul disagio dell’andata e ritorno casa-lavoro con quelle sulla rotazione degli incarichi, la flessibilità dei compiti e le prospettive del lavoro.
Errore marchiano dei redattori del questionario? Saremmo tentati di augurarcelo, purtroppo siamo indotti a pensare dall’insieme del questionario alla voglia di provocare la mediatizzazione dell’evento, al tentativo di rafforzare le impressioni più favorevoli alla condotta manageriale, mettendo in secondo piano la ricerca. Dovranno essere realizzate meglio le altre fasi per fare conoscere le cose come stanno a quelli che dovranno decidere come agire.
Stamattina, al termine di una seduta dei negoziati sindacali sullo stress lavorativo, a cui ha partecipato il successore designato del presidente, il direttore delle Risorse umane ha annunciato che «le riorganizzazioni sono sospese per tutto quest’anno, salvo casi di forza maggiore». Il «Time to move» (la mobilità forzata di funzione e di sede) e il sistema di gestione personalizzata sono già stati sospesi. Copyright2009©irioFrance Télécom, sofferenza al lavoro, suicidio ,management

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gestione e sviluppo 260

19/10/2009

Martin Kippenberger, Senza titolo, 1996, olio su tela e spray.

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Il job killer soppiantato «Up in the Air» di Jason Reitman è una commedia con una morale sul cinismo e il sadismo sconfitti dalle virtù della giovinezza Li chiamano esuberi, sono le persone espulse dalle aziende quando i manager fanno quadrare i conti con le delocalizzazioni, le ristrutturazioni, l’outsourcing, il precariato, tante formule, che da sempre puntano a una sola cosa, tagliare il costo del lavoro.
Non c’è settore di business in cui il management non consideri una priorità questa economia. Farmaceutiche, telecomunicazioni, petrolifere la considerano la mossa vincente, quella in grado di assicurare la produttività e la redditività degli operatori, collegata all’aumento dei profitti e delle remunerazioni dei dirigenti di vertice. I dipendenti sono usati come vuoti a perdere, necessari finchè assolvono i compiti chiesti dalla gerarchia, senza limiti di flessibilità e orari.
Telecom France aveva realizzato una politica del personale che aveva come regola il time to move e la formazione. Ogni tre anni i quadri cambiavano ruolo e sede di lavoro. L’innovazione tecnologica era continuamente acquisita dall’esterno e prodotta all’interno, costringeva a investire in formazione tecnica il 6% della massa salariale. Nel decennio 1996-2006 erano state prepensionate 42.000 persone, appena raggiunti i 55 anni, al 70% della retribuzione.
In un' intervista al «Figaro» di sabato-domenica Didier Lombard, il presidente della compagnia, ricorda che questa ha una piramide delle età squilibrata, con una media di 45,6 anni, frutto delle assunzioni degli anni ’70 e nei prossimi tre anni 14.000 lasceranno volontariamente l’impiego.
Sono persone che non reggeranno alla logica competitiva dell’innovazione incrementale e qui, ma ancora più nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, come in quello farmaceutico, dei derivati del petrolio, della finanza e dei servizi in generale, dovranno rinnovare la loro qualificazione per mantenere l’impiegabilità. La crisi ha aggravato la situazione delle aziende e dei paesi nel mercato globale.
Le previsioni dell’OECD e della FED sono di un tasso di disoccupazione del 10% a livello mondiale entro il 2010. Aumenteranno i licenziamenti, comunque presentati e il triste lavoro dei job killer, dei segaossa, tagliatori di teste o tirapiedi, come soprannominiamo nelle direzioni Risorse umane chi nei film del genere «noir» è il regolatore.
Nel film «Up in the Air» (in italiano, Tra le nuvole) di Jason Reitman, tratto dall’omonimo romanzo di Walter Kim, Ryan Bingham (George Clooney) è uno di questi. Trentacinquenne è inserito in un clearing staff, che ha per clienti grandi aziende, intenzionate a liberarsi di tutti gli esuberi per qualunque ragione venutisi a creare.
Bingham è un lavoratore apprezzato perché affronta le persone da licenziare con distacco e sicurezza. Per lui sforbiciare il materiale umano e sfoltire gli organici è un’attività che gli consente di viaggiare, abitare in albergo, lavorare da solo ed esercitare il potere. Gli piacciono i dipendenti che resistono alle sue pressioni: davanti alla scrivania dove tratta le liquidazioni ne ha avuto di personale già potente, è riuscito ad ammorbidire tutti, ricorda a un licenziando.
La sua ambizione è di raggiungere le 10.000 miglia di volo per entrare nel club dei migliori viaggiatori in aereo di tutti i tempi. Per il resto gli basta la valigia trolley con due camicie di scorta e lo spazzolino da denti, libero senza nessun obbligo relazionale verso la famiglia e altri affetti. Forte di una collezione di carte di credito, passi e convenzioni con i migliori alberghi,  teorizza che il segreto della felicità è la cura incondizionata di se stessi.
Una filosofia che regge finchè non subisce il fascino femminile della donna in carriera Alex (Vera Farmiga), viaggiatrice incallita come lui e di Natalie Keener (Anna Kendrick), una giovane in affiancamento, specializzata in ottimizzazione dei costi, dotata di entusiasmo e ingenuità. Motivata dalla recente assunzione e dai rapporti con il tutor, propone di sostituire i licenziamenti in presenza con quelli in videoconferenza per risparmiare sui viaggi. La proposta è accolta volentieri e Bingham si trova a riflettere sulla sua scelta di vita difronte alla prospettiva di lavorare per sempre in sede, a Denver (Colorado).
Reitman racconta con efficacia la vita di un uomo che ha finora ignorato qualcosa di molto importante e cioè «la responsabilità dei rapporti interpersonali», convinto che «più lentamente ci muoviamo più velocemente moriamo. Non siamo cigni».
George Clooney recita una parte su misura. Vera Farmiga e Anna Kendrick sfoderano il loro talento.
Il film è ben costruito anche se scivola nella commedia romantica americana, quando descrive i comportamenti dell’uomo innamorato, ma ripagano di tutto le battute messe in bocca al protagonista, i negoziati con gli esuberi e il matrimonio della sorella di Bingham, veramente d'effetto.
«Up in the Air» è stato presentato al quarto Festival internazionale del cinema di Roma. La distribuzione nelle sale cinematografiche è programmata per il 10 gennaio prossimo. Copyright2009©irioUp in the Air, Jason Reitman, Job killer ,relazioni interpersonali

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gestione e sviluppo 260

16/10/2009

Donne e uomini piangono in modo diverso Uno studio della Società tedesca d’oftalmologia ha misurato la frequenza e l’intensità del pianto femminile e di quello maschile Le donne piangono quattro-cinque volte più degli uomini, in un anno le occasioni per versare lacrime vanno da 30 a 64 per le prime contro quelle da 6 a 17 per i secondi. Lo dice lo studio «Frauen und männer weinen anders» , pubblicato mercoledì dalla Deutsche ophthalmologische gesellschaft, condotto da Elisabeth Messmer della Ludwig Maximilian Universität di Monaco.
Fino a 13 anni non c’è nessuna differenza tra ragazze e ragazzi, che piangono pressappoco con la stessa frequenza e allo stesso modo. Dopo questa età gli uomini hanno meno lacrime, per motivi diversi e con differenti comportamenti. weineng
Il pianto maschile dura in media da due a quattro minuti e il femminile sei. Questo si manifesta con singhiozzi nel 65% dei casi, quello viene lasciato cadere in modo silenzioso dal 94% degli uomini.
Messmer afferma che il pianto delle donne non solo dura più a lungo, ma ha un carattere più drammatico e tocca il cuore. Quello maschile è più contenuto e debole, quasi vergognoso.
L’uomo che piange si sente fuori dal ruolo sociale e dalla cultura maschile, che lo vuole forte. I motivi più frequenti di questo abbandono sono la pietà per gli altri e la sconfitta in una relazione o in una prova.
Le donne, al contrario, piangono perché non si sentono «all’altezza» in una situazione difficile, conflittuale o s’inteneriscono nel ricordo del passato.
La funzione del pianto resta ancora un mistero, l’utilità e la particolarità delle lacrime sono tuttora inesplorate. Gli effetti catartici e di rilassamento delle lacrime, ipotizzati da alcuni psicologi, non sono stati ancora provati.
Quello che è certo è che la secrezione lacrimale, la modifica della respirazione e la partecipazione di tutto il corpo sono una reazione positiva.
Il pianto e il riso non esistono negli animali e sono quindi un fenomeno mimico-fonetico assolutamente umano, che esprime una funzione adattiva della vita corporea, quando le persone, trovandosi in una situazione senza via d’uscita, percorrono tutto il ciclo che va dal disorientamento alla ricostituzione dell’identità.Copyright2009©irio donne e uomini, pianto, lacrime ,pianto e riso

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societa 295

15/10/2009

Uscita dalla crisi senza occupazione Borse euforiche, segnali di ripresa economica e distruzione di milioni di posti di lavoro In tutto il mondo c’è sempre più voglia di farla finita con la grande recessione. Nata nella finanza, è dalle Borse, dai rialzi record di New York e di Tokyo nelle ultime settimane, che si possono ricavare gli indicatori più affidabili di miglioramento della salute del sistema finanziario.
L’indice Dow Jones dei titoli industriali, il principale riferimento del NYSE, che comprende le 30 maggiori imprese USA, ha chiuso ieri con un rialzo dell'1,47%, raggiungendo per la prima volta dopo un anno, i 10.015,86 punti. Merito delle banche, dell’industria e dell’hi-tech, che hanno aumentato l’utile netto alla fine del terzo trimestre dell’anno e dei dati diffusi dal Department of Commerce sulla limitata riduzione delle vendite al dettaglio, inferiore alle previsioni sui consumi delle famiglie.
La TSE, la seconda Borsa del mondo, ha chiuso al più alto livello delle ultime tre settimane, con l’indice Nikkei a 10.238,65 punti, spinto dalle notizie provenienti dall’America, che hanno dopato i valori legati alle esportazioni.
Ottimismo poteva provenire anche dalla FED, la banca centrale degli USA, che nella riunione di ieri del board of Governors ha previsto un ritorno alla crescita della prima economia mondiale fra la fine del 2009 e il 2010, ma a un ritmo che non dovrebbe far diminuire in modo sensibile il tasso di disoccupazione, arrivato  in settembre  al 9,83% della popolazione attiva.
Le previsioni della FED contribuiscono a confermare le rilevazioni e le stime dell’OECD sull’occupazione. Facendo riferimento ai 30 paesi delle economie più avanzate, suoi aderenti, ha indicato che i posti di lavoro distrutti tra la fine del 2007 e luglio di quest’anno sono stati 15 milioni e ha valutato in altri 10 milioni quelli a rischio entro il 2010, a dispetto dei segnali di ripresa. Il tasso di disoccupazione globale potrà raggiungere il record del 10%, contro l’8,3% di giugno 2009.
I paesi più colpiti saranno la Spagna, che avrà un aumento del numero dei disoccupati del 9,7%, l’Irlanda del 7,8% e gli USA del 4,5%.
L’Italia, stando ai dati parziali comunicati, dovrebbe avere una posizione migliore della media OECD e un peggioramento della disoccupazione al ritmo dello 0,6%.
La disoccupazione, ricorda il documento pubblicato dall’organizzazione, ha un costo sociale ed economico importante nei paesi interessati: degradazione della salute, caduta della qualità della vita dei disoccupati e delle loro famiglie, aumento della delinquenza e della criminalità, eliminazione del potenziale di crescita per la collettività.
L’OECD si felicita per le misure anticicliche adottate dai poteri pubblici, che hanno allungato la durata delle indennità di disoccupazione e fatto leva su sistemi di job sharing, ma suggerisce di avviare riforme strutturali del mercato del lavoro e di dotare i progetti di risorse straordinarie per la lotta alla disoccupazione, allo scopo di allontanare lo spettro della perdita del lavoro per lunghi periodi e dell’abbandono della ricerca d’impiego.
Quello spettro che si aggira per il nostro paese, stando all’ultima «Indagine sulle forze di lavoro» ISTAT del settembre 2009 e all'odierno  bollettino della Banca d’Italia, che  ha rilevato per quest’anno 500 mila disoccupati in più   e prevede una modestissima crescita del PIL in misura dello 0,14%. ripresa economica, disoccupazione, andamento Borse ,recessione

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occupazione 109

14/10/2009

Accomodarsi alle toilette prima dell’imbarco E’ l’invito rivolto ai passeggeri dell’All Nippon Airways per economizzare il cherosene e limitare il CO2 nell’aria La settimana scorsa tutti i 216 passeggeri in attesa di imbarcarsi a Singapore sul Boeing 767 dell’ANA, una delle due compagnie aeree giapponesi, hanno ricevuto il cortese ma sorprendente invito di recarsi alle toilette. Riavutisi dallo stupore (e per gli Italiani dall’irritazione per una simile offesa del tutto gratuita), i viaggiatori più pronti hanno circondato le due ground hostess addette ai cancelli d’imbarco e hanno così saputo che «se almeno la metà di loro fosse andata a fare pipì», la compagnia poteva fare economia sul cherosene necessario al decollo e contenere di 4,2 tonnellate al mese le emissioni di CO2 nell’atmosfera. 1anaJapan
Il 4 agosto scorso infatti la All Nippon Airways (TYO 9202) e la Japan Airlines Corp (TYO 9205) avevano deciso di mettersi d’accordo per ridurre gli inutili sovrappesi di volo, con vantaggi di carburante e d’emissioni.
L’ANA aveva immaginato di fare un test di alleggerimento, come quello dell’invito a svuotare le vesciche rivolto ai passeggeri prima dell’imbarco.
L’esperimento di ANA è stato programmato per la durata d’un mese dal primo ottobre. Riguarda 38 voli interni tra Tokio e Sapporo, in direzione nord e verso Okinawa, al sud, come pure 4 voli internazionali tra Tokio e Singapore, andata e ritorno.
La compagnia ha calcolato che una vescica umana può riempirsi di liquido fino a 450 g e che, a pieno carico, un Boeing 767 può avere un extrabagaglio di circa 110 kg.
Il programma di riduzione del peso dei passeggeri, battezzato «e-flight», comprende altre iniziative, come la sostituzione delle bottiglie in vetro con quelle in plastica leggera e l’uso di bacchette in legno riciclate per i pasti a bordo.
L’invito ai passeggeri è trasmesso su schermi televisivi nelle sale di attesa degli aeroporti, le hostess di terra possono dare ulteriori informazioni. Se il bilancio dell’esperimento sarà positivo la procedura diventerà definitiva.
L'iniziativa è congruente con i valori di comunità, i principi del piacere e i rituali igienici dei Giapponesi, che sentono l'intimità in modo diverso dagli Occidentali. All Japan Airways, cherosene, emissioni CO2 ,ecologia

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societa 295

Le banche americane se ne infischiano di Pittsburgh Ignorando le regole del G20, quest’anno le remunerazioni nelle 23 principali istituzioni finanziarie degli USA aumenteranno del 20% Il monte remunerazioni delle 23 maggiori aziende creditizie e finanziarie americane nel 2009 supererà i 140 miliardi di dollari (=€ 94 miliardi), una crescita del 20% in rapporto ai $ 117 miliardi dell’anno scorso e superiore al picco di $ 130 miliardi raggiunto nel 2007. I dipendenti avranno in media $ 143.400 (=€ 92.000) all’anno, un aumento di quasi $ 2.000 rispetto la 2007.
La notizia è del «Wall Street Journal», che si rifà a un’indagine retributiva realizzata per suo conto e la spiega con il buono stato di salute goduto dal sistema bancario dopo la crisi finanziaria dell’anno scorso, segnata dal fallimento di un centinaio di aziende grandi e piccole del settore. Il piano di salvataggio attuato dall’amministrazione Obama, con la sua dotazione di centinaia di miliardi di dollari, ha fatto beneficiare quest’anno del rialzo delle Borse, del disgelo del credito, della ripresa delle fusioni- acquisizioni e delle ricadute positive dei programmi d’aiuto federale a molte aziende dei diversi comparti danneggiate dalla recessione.
Le banche e le istituzioni finanziarie considerate dall’indagine dovrebbero generare quest’anno una cifra d’affari di $ 437 miliardi, molto aldilà dei 345 realizzati nel 2007.
Tra le aziende oggetto dello studio, Goldman Sachs potrebbe pagare ai dipendenti da 20 a 21 miliardi 850 milioni di dollari per remunerazioni, variamente composte, contro i 20 miliardi 190 milioni del 2007.
La notizia è stata diffusa mentre l’amministrazione Obama pubblicava le sue raccomandazioni in materia di remunerazione nelle sette banche salvate dal fallimento con gli aiuti federali, tra cui Bank of America e Citigroup.
La prima si è ingrandita notevolmente acquisendo Merrill Lynch e dovrebbe incrementare anche per questo il monte remunerazioni del 64% sull’anno scorso. La seconda, molto dimagrita, sarebbe invece pronta a pagare il 32% in meno.
La politica retributiva americana è ben diversa da quella adottata dalle banche inglesi dopo il G20 di Pittsburgh, su indicazione del governo di Gordon Brown e Alistair Darling.
Copyright2009©irio G20 Pittsburgh, bonus banchieri, retribuzioni bancarie ,banche americane

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gestione e sviluppo 260

Donne leader d’azienda Storie di vita di manager e professioniste che ce l’hanno fatta a conquistare un lavoro importante, da uomini «Tra guidare e gestire c’è una grande differenza. Molte organizzazioni sono molto ben gestite e molto mal guidate. Possono eccellere nella capacità della gestione quotidiana di tutti i compiti di routine, ma possono anche non chiedersi mai se questa routine sia del tutto necessaria», scriveva venti anni fa Warren Bennis.
Da allora i modelli di leadership sono aumentati e hanno un ciclo di vita sempre più breve. Abbandonato con l’organizzazione tayloriana il tradizionale manager «ghe pensi mi», che sa tutto, decide su tutto ed è coinvolto in tutto, le aziende hanno scommesso, di volta in volta, sul leader trasformazionale, sul gestore della partecipazione dei dipendenti, sull’agente di cambiamento, sullo sviluppatore dell’intelligenza emotiva, sul superleader capace di guidare gli altri a guidarsi da soli.
Sul coté di genere non è mancata la leadership al femminile, che fa leva sulle doti e le abilità naturali delle donne, in contrasto con l’approccio autoritario, competitivo e razionale degli uomini.
Non c’è ormai business school e società di consulenza di una qualche dimensione che non abbia prodotto un modello di leadership distintivo, il più delle volte articolato in percorsi e punti chiave, panacea per tutte le crisi d'autorità da seguire per evitare il peggio, cioè l’autonomia del lavoratore più competente del capo nell’intervento sui processi organizzativi.
McKinsey ha un «leadership project», un’iniziativa avviata cinque anni fa per aiutare le consulenti della società, le manager e le professioniste esterne a esercitare con successo il loro ruolo.
Il progetto è stato realizzato con una ricerca sul campo, che ha intervistato 85 donne di tutto il mondo salite al vertice in qualsiasi campo e alcuni uomini. Ha raccolto le opinioni di un campione di oltre 10.000 persone con responsabilità di capo, per conoscere percezioni ed esperienze di corsi sulle leadership svolti un po’ dovunque. Ha studiato la letteratura accademica, consultato esperti di leadership con differente formazione professionale di base e ha raccolto informazioni da centinaia di consulenti della società stessa.
Il modello elaborato è quello della «Centered leadership» (= leadership centrata), caratterizzato dalla forte energia fisica, intellettuale, emotiva e spirituale, per orientare un capo al raggiungimento degli obiettivi e ispirare gli altri a seguirlo. E’ un modello particolarmente adatto per le donne, che possono costruire le capacità di fiducia in se stesse e di leadership efficace.
Le dimensioni per lo sviluppo della «Centered leadership» sono:
- capire, cioè trovare la forza da mettere al servizio di uno scopo;
- gestire la propria energia, cioè conoscerne gli andamenti;
-organizzare in maniera positiva, cioè adottare un percorso utile per ampliare la propria visione;
- collegare, cioè identificare chi può essere d’aiuto;
- costruire relazioni più forti, cioè sviluppare il senso d’appartenenza;
- impegnarsi, cioè scoprire la forza della propria voce, rafforzare la fiducia in se stessi, essere pronti a cogliere, in collaborazione con gli altri, le opportunità e i rischi connessi.
La «Centered leadership» enfatizza il ruolo delle emozioni positive, nel filone degli «emotivisti».
Le consulenti McKinsey Joanna Barsh e Susie Cranston con Geoffrey Lewis hanno lavorato per cinque anni al progetto e, nel libro «How remarkable women lead. The breakthrough model for work and life», Crown Business, New York, 2009, lo ripercorrono e lo confermano attraverso le storie di vita di Alondra de la Parra, l’unica donna direttrice d’orchestra, Andrea Jung, CEO della Avon, Ruth Porat, responsabile delle sponsorizzazioni di Morgan Stanley, Eileen Naughton partner di Google, Julie Coates top manager di Woolworth’s Australia, Christine Lagarde ministra francese delle Finanze e molte altre.
Il libro è articolato in 5 parti e 25 capitoli, che simmetricamente illustrano il modello della «Centered leadership», attraverso le storie personali, i casi aziendali, gli aneddoti del business e mostrano la costruzione della squadra di lavoro giusta, la focalizzazione dei processi sulla strategia, la comunicazione interna.
Commentano temi e problemi aziendali psicologi della scuola del pensiero positivo e guru dell’energy management, che fanno da cornice alle definizioni degli autori sulla leadership e sulle differenze di comportamento tra donne e  uomini.
«How remarkable women lead» è un esempio di esprit de geometrie e di rivelazioni sorprendenti su come si sale al vertice. E’ una lettura raccomandabile per gli operatori delle Direzioni Risorse umane, che mostra come si svolge concretamente una ricerca finalizzata all’innovazione di servizio.
Copyright2009©irio management, donne in carriera, leadership ,leadership femminile

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gestione e sviluppo 260

12/10/2009

Elinor Ostrom è la prima donna Nobel dell’economia Per il decimo anno consecutivo gli USA hanno vinto il premio in scienze economiche, attribuito a Ostrom e Williamson per i lavori sulla governance cooperativa Con quello conquistato oggi da Elinor Ostrom e Oliver Williamson sono 45 gli economisti americani premiati con il Nobel e 19 quelli del resto del mondo. Ufficialmente il premio è stato assegnato dalla Banca di Svezia ai due accademici per i loro studi sulla «Gestione delle comproprietà attraverso associazioni di utilizzatori», come dire all’italiana, cooperativa di consumatori. nobeleco_article
Elinor Ostrom è professore di scienze politiche alla Indiana University. Ha scritto durante la sua carriera pubblicistica, iniziata nel 1973, 30 libri e oltre 100 saggi e numerosi articoli. Il comitato del Nobel ha ritenuto che abbia dimostrato come le comproprietà possano essere gestite efficacemente nel lavoro insieme, nello sviluppo di conoscenza comune, nel collegare economia formale e informale, nel cogliere le diversità istituzionali. Nel 1999 aveva già ricevuto il prestigioso premio Johan Skytte.
Oliver Williamson è professore di economia e diritto degli affari alla California University – Berkeley. Ha elaborato la teoria dei costi di transazione. Il comitato del Nobel ha ritenuto che abbia mostrato che i mercati e le organizzazioni gerarchiche, come le aziende, abbiano delle strutture di governance alternative, che differiscono nel modo di risolvere i conflitti d’interesse. 
«Nel corso degli ultimi 30 anni, secondo il comitato, questi contributi hanno sviluppato la ricerca sulla governance economica fino a porla in primo piano all’attenzione scientifica».
Con il riconoscimento a Ostrom sono cinque le donne e nove gli americani premiati quest’anno.
I due Nobel per l’economia si divideranno una somma di 10 milioni di corone svedesi, circa 490.000 euro ciascuno.
L’anno scorso il riconoscimento era andato a Paul Krugman. La consegna dei premi ai due nuovi subentranti avverrà il 10 dicembre. , , ,

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economia 138

La vita preistorica ridicolizza la società contemporanea «Silex and the city» è un fumetto di Jul, una satira sociale sulla presenza invasiva delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione Julien Berjeaux, in arte Jul, è un creatore di fumetti, che affronta con questo mezzo temi e problemi d’attualità, dell’economia, della politica, della cultura. Redattore di «Charlie Hebdo», il settimanale francese caustico e irriverente, di tradizione libertaria e repubblicana, ha dedicato albi a Bin Laden, alla Cina e ha scritto una guida per sopravvivere a nove mesi di gravidanza, tutti bestseller commentati favorevolmente dalla critica.
Eppure Jul appartiene a quella schiera di disegnatori umoristici, che non sanno disegnare, come Volinski ed Hervé, che suppliscono alla rozzezza del tratto con l’acutezza delle analisi e l’ampiezza delle conoscenze. Il nostro fumettista è infatti all’origine uno storico, diplomato dell’École normale supérieure di Parigi, che continua a frequentare professori e compagni di studio e a chiedere loro commenti alle sue opere di divulgazione per immagini.
«Silex and the city» è una saga familiare, che si sviluppa nel 40.000 a.C. Ha per protagonisti i Dotcom, una coppia del Dolto sapiens, fatta da due insegnanti, il padre Blog professore di caccia, la madre Spam professoressa di geo-preistoria. La coppia abita in una ZEP (zona d’evoluzione prioritaria) e ha due figli.
La femmina Web è la maggiore, fanatica della moda e delle creme, amoreggia con il figlio del direttore dell’energia del fuoco (in sigla, EDF, la società francese dell’energia elettrica), l’azienda privatizzata di recente, proprietaria del più grande vulcano che riscalda la valle della ZEP.
Il maschio Url è un militante alterdarwinista, animalista, contrario al fuoco e alla caccia.
I Dotcom hanno per vicini la famiglia Pierrafeu (pietra da fuoco).
Nell’albo, il primo di una nuova serie, Jul mette in scena i Dolto Sapiens, le minoranze neandertaliane, la Biennale d’arte preistorica contemporanea, dal punto di vista istituzionale e i Jack Black, gli antagonisti di un’evoluzione sregolata e a vantaggio di pochi, che si arricchiscono rapidamente, diventando i padroni delle caverne, dei campi per la raccolta e la caccia, delle risorse per la luce e il caldo. Silex1L’albo mescola allegramente anacronismi e satira per discutere i problemi attuali e migliorare lo spirito critico dei lettori. Se i disegni sono elementari, i colori delle tavole sono brillanti e impressivi, i dialoghi irresistibili, le questioni più scottanti centrate. «Silex and the city» è un modello di apprendimento delle conoscenze in modo divertente ed efficace, uno strumento  d'informazione, che trabocca d’idee che generano idee. , , ,

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formazione 112

Un bambino che vola può svincolarsi dalla famiglia «Ricky» di François Ozon è una favola che fa sperare sulle più imprevedibili vie d’uscita da una condizione sociale segnata Nell’iconografia le ali sono il simbolo della libertà, della potenza, della pace, della prosperità, della conoscenza. Mercurio, il messaggero degli dei, ne possiede addirittura tre paia, sul cappello (il petaso), sui calzari (i talari) e sull’insegna d’araldo (il caduceo), come espressioni di velocità, pace e prosperità. Gli angeli, gli intermediari tra Dio e gli uomini, hanno due ali, che li sovrastano per altezza nelle rappresentazioni cristiane e sono portatori della buona novella, della luce, della pace. Gli imperatori e i sovrani, come qualche stilista perfino, ne hanno adornato le insegne e i logo per indicare il potere, la prospettiva , l’indipendenza, l’assenza di vincoli.
Nelle rappresentazioni cinematografiche e teatrali le ali non mancano e sono quasi sempre richiami metaforici, come nelle espressioni confidenziali «ha volato alto», «a volo d’uccello», «non è un’aquila».
François Ozon ha dato al protagonista del suo ultimo film un paio d’ali. Spuntano in modo inatteso a un bambino, «Ricky», nato da una relazione avviata da poco tra due operai, che lavorano in una piccola fabbrica chimica di detergenti e disinfettanti, situata oltre la périphérique di Parigi.
Il regista s’è ispirato al racconto «Moth» (falena) della scrittrice inglese Rose Tremain, appartenente all’antologia «The darkness of Wallis Simpson», per descrivere le condizioni di vita, ai limiti della sopravvivenza, di una donna, Catherine (Alexandra Lamy), che vive con una figlia, Lisa (Mélusine Mayance), avuta da un uomo che l’ha abbandonata, dopo averla inutilmente spinta ad abortire.
Catherine abita in una casa popolare nei sobborghi di Parigi e tutte le mattine deve lottare contro la tentazione di non andare a fare il suo lavoro di addetta alla chiusura dei flaconi, con il viso coperto da una mascherina anti esalazioni, nel reparto confezionamento di un'aziendina, a contatto con le miscele chimiche. Se non fosse sollecitata da Lisa, continuerebbe a dormire.
Ma la bambina deve andare a scuola e l’operaia deve accompagnarla con una motoretta, allungando di molto il percorso mattutino e poi serale, quando va a riprenderla. Un triplo lavoro tra fabbrica, accudimento della figlia e incarichi domestici, aggravato dalla routine e dalle scarse risorse economiche, che sembra avere uno spiraglio quando Catherine conosce lo spagnolo Paco Sanchez (Sergi Lopez), lavoratore precario nella stessa azienda e, dopo un rapporto sessuale nelle toilette, lo porta a casa e decide di accompagnarsi a lui. E’ un modo per uscire dalla solitudine e dalla dissociazione, che Lisa disapprova.
Dalla convivenza, tormentata da sospetti e aggressioni verbali, nasce Ricky (Arthur Peyret). Il nome è scelto da Lisa, che lo vive come un altro dei suoi bambolotti.
Catherine diventa una mamma apprensiva e gelosa del bambino. Tutto sembra filare liscio, finchè un pomeriggio che il piccolo è stato lasciato in custodia a Paco, la madre non vede, al ritorno a casa, degli strani bozzi sulla schiena del figlio. Il sospetto sull’incuria del padre è forte e porta a una separazione violenta della coppia.
Con il passare del tempo i bozzi diventano piaghe e Ricky viene trovato un giorno sull’armadio della sua stanza. E' la scoperta che gli sono spuntate e si sviluppano delle ali. E’ una diversità che mamma e figlia accettano senza nessuna remora, preoccupate solo di tutelare il bambino dalla curiosità della gente.
Non così Paco, che è rimasto disoccupato e pensa di trarre vantaggio da questo insolito particolare di suo figlio presso i mass media. Convince Catherine a presentare l’«angelo» a un gruppo di giornalisti, pronti a pagare per diffondere la notizia ai loro lettori.
Ma la madre, all’incontro con rappresentanti di giornali, radio e tv, si pente d'avere acconsentito alle pressioni del compagno e lascia andare la corda, che stringeva la caviglia di Ricky, libero di volare così dove vuole. Una decisione che fa perdere il figlio e il compagno.
L’ultimo atto della storia, che Ozon colloca nelle sequenze d’apertura del film, vede Catherine, ormai disoccupata e priva di mezzi, affidarsi all’assistenza sociale per avere aiuto per un altro figlio, lasciatole da Paco scomparso.
«Ricky» è una bella favola sull’amore di mamma, pronta a tutto per i figli, anche a lasciarli liberi e a perderli di vista per il loro bene, in contrapposizione all’egoismo dei papà, che privilegiano l’affetto coniugale finchè una relazione va e hanno un maggiore senso della realtà.
Ha per sfondo il dramma di una rapporto di coppia che si consuma per la difficile conciliazione tra lavoro e famiglia, che, in situazioni economiche e sociali già precarie, fa sprofondare nell’estrema povertà. Dal punto di vista della narrazione filmica ha il momento migliore nell’esaltazione della diversità, bella anche quando è particolarmente insolita e nel trionfo sulla curiosità della gente. , , , , , ,

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societa 295

09/10/2009


Xavier Veilhan, "Le rhinocéros", 1999, scultura in plastica.

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Contro la cretinizzazione delle donne E’ ormai evidente che il corpo della donna è diventato un’arma politica di capitale importanza, nella mano del presidente del Consiglio. E’ usato come dispositivo di guerra contro la libera discussione, l’esercizio di critica, l’autonomia del pensiero.
La donna come lui la vede e l’anela è avvenenza giovanile, seduzione fisica, ma in primissimo luogo è completa sottomissione al volere del capo. E’ lì per cantare con il capo, per fare eco al capo, per mettersi a disposizione del capo, come avviene nelle fiere promozionali o nei dispotismi retti sul culto della personalità.
Le qualità giudicate utili per gli show pubblicitari si trasformano in doti politiche essenziali, producendo indecenti confusioni di genere: ubbidienza e avvenenza diventano l’indispensabile tirocinio per candidarsi a posti di massima responsabilità. Diventano il burqa gettato sul corpo femminile, per umiliarlo sulle scene televisive e tramutarlo in arma che ferisce tutti e tutto.
Contro questa cretinizzazione delle donne, della democrazia, della politica stessa, protestiamo. Quest’uomo offende le donne e la democrazia. Fermiamolo.
Michela Marzano, Barbara Spinelli, Nadia Urbinati.
Si può aderire all’appello sul sito repubblica.it
Copyright2009©irio

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politica 137

08/10/2009

Facebook misura il buonumore degli Americani Il buonumore interno lordo degli USA è stato calcolato con un’analisi linguistica delle interazioni tra i frequentatori del social network Criticato da più parti e da più tempo per i suoi limiti, il PIL, l’indice che segnala la crescita e la diminuzione della ricchezza di un paese, è apparso fuori luogo nella maggiore crisi dell’economia mondiale dal 1929.
Bisognosa di sostenere il proprio orgoglio nazionalistico, la Francia ha finanziato un gruppo di economisti di alto lignaggio, che, due settimane fa, dopo due anni di studio hanno proposto di misurare il BIL, il benessere interno lordo, considerando altre variabili sociali e politiche, in aggiunta alla ricchezza. Ma da un decennio ormai si vanno configurando nuovi approcci economici e indagini quantitative per fenomeni qualitativi e percettivi.
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono preziose per queste esplorazioni, che hanno molto successo nella divulgazione per i grafici annessi di solito, che danno ancoraggio alla spettacolarità dei modesti risultati. Le scoperte si riducono il più delle volte a convincere i profani della giustezza delle loro sensazioni e a produrre notizie per i mass media.
Il buonumore interno lordo (gross national happiness, in inglese), misurato da Facebook sulle interazioni tra gli associati, sembra proprio un’operazione da newsmaking, colta da molti giornali come accertamento che la vacanza è meglio del lavoro, una conclusione che sarebbe piaciuta a Riccardo Pazzaglia.
In realtà i fatti stanno così. C’è un programma per l’analisi testuale, conosciuto come LIWC (Linguistic inquiry and word count), disponibile in commercio, messo a punto in tre versioni, la prima del 2001, migliorata nel 2006 e resa più flessibile e veloce nel 2007 da un trio di psicolinguisti americani e neozelandesi, che fanno capo a differenti università e alla società di consulenza LEA (Laurence Erlbaum Associates).
Un gruppo di lavoro di Facebook, assistito dai tre, ha usato LIWC per analizzare i messaggi scambiati tra 300 milioni di utenti dalla fine del 2008 all’inizio del 2009 e valutarli in base a espressioni positive, che contengano parole come gioioso, geniale, bello, wow o negative, con triste, scuro, tragico, ecc. e al tipo di relazione comunicativa. Quantità, positività o negatività dei messaggi e statuto comunicativo (up and down) sono serviti ad elaborare il livello e il grafico degli stati d’animo, etichettati come GNH.

                           Buonumore interno lordo 2008-2009 USA
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Come evidenzia il tracciato qui sopra, il picco più alto di buonumore corrisponde al giorno del ringraziamento, poi del Natale e della fine dell’anno, i più bassi ai rientri al lavoro.
Non è la prima volta che il GNH viene calcolato. L’anno scorso è stato già usato da Facebook  per rilevare il buonumore nelle vacanze più lunghe e sempre la punta più alta del grafico  è stata toccata intorno a Natale.
Il metodo di ricerca potrebbe essere impiegato anche all’interno dell’azienda, nei club dei clienti, o nei CRM.
Il pacchetto con il dizionario dei termini e il repertorio delle frasi è disponibile in inglese, spagnolo, tedesco e olandese. , , , ,

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formazione 112

Incentivare le azioni di riequilibrio climatico Uno studio che valuta costi e benefici degli interventi e indica gli strumenti e le logiche d’azione possibili « El cambio climatico: analisis y politica economica, una introduccion» è uno studio realizzato da un gruppo di economisti spagnoli, che insegnano nell’Universidad Autonoma de Barcelona, coordinati da Josep Maria Vegara e pubblicato dal servizio studi de la Caixa. Espone gli aspetti fondamentali della questione del cambiamento climatico, guida all’analisi economica del suo impatto e alle decisioni su prezzi, margini e altri fattori rilevanti per elaborare modelli di riequilibrio.
Il libro che ne risulta indica perché e come agire, considera i problemi economici collegati a quelli politici e sociali, amplia il concetto di business aziendale al macro ambiente di riferimento e alla necessaria flessibilità anticipatoria.
Composta da sette capitoli scritti da cinque ricercatori, l’opera è strutturata in tre parti .
I primi due capitoli, introduttivi, documentano sulla dinamica antropica del cambiamento, sulle emissioni di CO2, sugli impatti, sulle caratteristiche dei problemi di degradazione ecologica e sulle risposte possibili in un mercato globale.
Il terzo e il quarto capitolo sono dedicati al rapporto tra economia e cambiamento climatico e mostrano come valutare gli impatti delle emissioni, come analizzare i rapporti tra costi economici e sociali dell'anidride carbonica, come arrivare a una configurazione associata alle decisioni di utilità marginale e multicriterio, come puntare a un’economia sostenibile.
La terza parte è la più corposa. Nel capitolo quinto sono esemplificati i percorsi, che aiutano a sviluppare i modelli economici per la valutazione dell’ambiente di riferimento, la scelta della politica ambientale, le interconnessioni tra mercati e politiche. Si giunge alla valutazione degli interventi di riequilibrio su più dimensioni e tempi e motiva alla costruzione di un modello di business integrale.
Nel capitolo sesto sono passati in rassegna gli strumenti per l’intervento nell’ambiente obiettivo, per la scelta in rapporto al modello di business, ai vantaggi di mercato, alla situazione politica e alla contingenza finanziaria e sociale.
Il settimo capitolo, conclusivo, considera interazioni e integrazione di riequilibrio climatico e tecnologia per aiutare a decidere su adozione, diffusione e trasferimento tecnologico, a seconda del livello di investimenti in R&S a 10, 30 e 50 anni.
Il riequilibrio climatico prodotto da innovazione tecnologica e di prodotto nelle aziende può rendere compatibile la riduzione dei gas a effetto serra a livello paese, favorire la competitività e aumentare la sicurezza ambientale.
Le esperienze e le evidenze empiriche indicano che le politiche ambientali basate su incentivi producono di solito in questo ambito più innovazione degli strumenti di altro tipo.
E’ importante perciò definire a livello aziendale e paese congiuntamente gli interventi più adatti a ridurre le emissioni inquinanti con il minor costo. Possono servire a questo scopo simulazioni, che valutino lo stato della tecnologia esistente, verificandone le possibilità di sviluppo e acquisizione di nuova.
Una prospettiva che affida all’autonomia e alla responsabilità delle imprese il controllo e il risanamento ambientale sul territorio di localizzazione.
Il libro coordinato da Vegara è un’opera di grande utilità per porre nuove basi all’organizzazione aziendale e allo sviluppo delle competenze, in vista del rilancio dell’economia dopo la grande recessione e delle probabili decisioni in materia di clima adottate dal vertice di Copenhagen nel prossimo dicembre. , , , , ,

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fondamenti 91

07/10/2009

Regole di trasparenza per i blog americani La Federal Trade Commission ha emanato linee guida per i test di prodotto e i post sponsorizzati Il giornalismo di scambio e la pubblicità occulta si annidano ovunque, non c’è rimedio ad essi al di fuori della convinzione morale individuale e della sanzione di legge. Sono queste ispirazioni della buona condotta  ovvie per i componenti della FTC americana, l’organismo governativo incaricato della protezione dei consumatori, che per parte sua ha provveduto a regolare normativamente per la prima volta   il comportamento dei milioni di blogger del paese, lasciando ad altri il compito dell'educazione.
Lunedì la Commissione ha approvato all’unanimità le nuove regole concernenti l’utilizzo di prove e testimonianze a fini commerciali. E’ stata pubblicata così una guida di 81 pagine, ricca di indicazioni, esempi e ammende correlate,  un vero e proprio manuale didattico per gli autori di post.
A partire dal primo dicembre prossimo blogger, coblogger e affini avranno l’obbligo di menzionare chiaramente nei loro pezzi se i prodotti e i servizi illustrati sono stati ottenuti gratuitamente, se rientrano nella campagna promozionale del produttore, se sono sponsorizzati da questo o addirittura remunerati. Se tale informazione non sarà presente nei testi ci potranno essere sanzioni amministrative fino a 11.000 dollari (= € 7.500).
Il lavoro di redazione della guida è durato oltre due anni e ha visto la partecipazione di 18 associazioni di pubblicitari, p.r., commercianti, venditori, mercatisti, consumatori, che sono state prodighe di osservazioni e suggerimenti.
La Commissione ne ha raccolti numerosi per il testo definitivo della guida, puntualissima e ricca di esempi, che vogliono evitare errori interpretativi e conflitti d’interesse. Nella casistica c’è la situazione del blogger, che si occupa di videogame a cui uno sviluppatore ha fatto arrivare un gioco gratis, cosa che dovrà segnalare, se lo recensisce. C’è la giovane entusiasta delle creme per la pelle e quella fan delle celebrità, che dovranno indicare se hanno avuto vantaggi economici di qualsiasi tipo dai loro scritti. Ci sono i post, che servono a mostrare l'attività di  società di consulenza, istituti di ricerca, studi professionali, che vengono assimilati ai redazionali della carta stampata.
Anche le pagine su Facebook e le informazioni su Twitter sono sottoposte allo stesso regime di trasparenza.
La diffusione delle regole ha scatenato polemiche e giustificazioni non richieste anche da parte di importanti giornali, come «Wired» e «Business Insider» e di autorevoli esponenti della blogosfera. , , , ,

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politica 137

06/10/2009

19ª edizione del premio IgNobel La cerimonia della consegna dei riconoscimenti per le nove discipline si è svolta giovedì presso l’Harvard University Alle 7,30 pomeridiane dell’1 ottobre, nel Sanders Theater dell’Harvard University, si è svolta la cerimonia per la consegna ai vincitori del premio IgNobel. Hanno assistito all’evento oltre 300 spettatori paganti. Il premio è una «goliardata», organizzata dalla comunità di studenti e professori per riconoscere l’originalità delle invenzioni più deliranti, iscritte e illustrate dagli autori partecipanti. 2009-ig-poster-250
Chi ricorda la grossolanità delle feste della nostra «goliardigia», come la chiamava il filologo Giorgio Pasquali che la definiva l’«ottavo peccato capitale», si ricreda. Qui gli eccessi sono tutti nella creazione dei prodotti e servizi, nella contraffazione dell’originale svedese, che viene assegnato in questi giorni a Stoccolma. Un’imitazione troppo seriosa, che carica d’ironia il valore dei Nobel. 
Quest’anno l’invenzione più apprezzata dal pubblico degli astanti e, ovviamente dalla giuria, è stata quella del trio composta da Elena Bodnar, Raphael Lee e Sandra Marijan di Chicago. Hanno meritato il premio per la salute pubblica, avendo presentato un reggiseno, che all’occorrenza si trasforma in maschera antigas.
Anche Javier Morales, Miguel Apatiga e Victor Castaño dell’Universidad Autonoma de Mexico sono stati applauditi ripetutamente per essere riusciti a fabbricare cristalli di diamante dalla tequila e sono stati premiati per la chimica.
Per la letteratura sono scoppiate le più clamorose risate. E’ stata premiata la polizia irlandese, responsabile delle lacune linguistiche, manifestate in 50 multe, affibbiate a un misterioso Prawo Jazdy, senza accorgersi che, in polacco, vuol dire patente di guida.
La medicina veterinaria ha visto riconosciuta la ricerca di Catherine Douglas e Peter Rowlinson della Newcastle University. Hanno scoperto che le vacche, dotate di nome, producono più latte.
Per la medicina, il premio è andato al californiano Donald Unger, che ha scoperto le possibili cause dell’artrite, facendo crocchiare le dita.
Legata all'attualità economica infine è stato l’apprezzamento per gli esponenti di quattro banche islandesi, che hanno dimostrato come queste possono crescere e rimpicciolirsi velocemente.
Non sono mancati premi per la pace, la fisica, la matematica e la biologia, rispettivamente attribuiti per un’indagine sulla gravità delle fratture, prodotte da colpi di bottiglie di birra piene o vuote, sull’evoluzione della lordosi lombare, sulla stampa dell’importo in tri-trilioni delle monete nelle banche dello Zimbawe, sulla crescita accelerata dei pulcini con batteri estratti dalle feci dei panda.
Un divertimento colto e attraente che ha ben meritato la trentina di dollari, pagati mediamente per il biglietto d’ingresso. , ,  

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societa 295

Nei prossimi cinque anni triplicherà l’occupazione ICT Grazie alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ci saranno nuove imprese e nuovi posti di lavoro L’International Data Corporation, una società di consulenza americana specializzata nel settore delle nuove tecnologie, ha realizzato lo studio previsionale «Worldwide collaborative applications 2009-2013» , in cui ha considerato le tendenze e le opportunità di utilizzo delle ICT a livello mondiale. L’indagine è la prima parte di una più vasta analisi decennale sugli sviluppi del mercato, le applicazioni, le infrastrutture, gli accordi, la crescita delle imprese e dell’occupazione. E’ stata svolta in 52 paesi, che rappresentano il 98% della spesa totale del settore.
Il rapporto scritto dai ricercatori prevede che nel quinquennio avvenire saranno creati nel comparto 5 milioni 800 mila nuovi posti di lavoro e 75.000 nuove imprese. La crescita occupazionale progredirà al ritmo annuale del 3%, cioè tre volte maggiore della media di tutti i settori dell’economia.
Ci sarà una «rinascita delle tecnologie» grazie allo sviluppo dei software e dei servizi su Internet.
Le spese relative cresceranno fino al 2013 a un ritmo superiore al 3% annuo e, in particolare, del 4,5% nei software.
Il rapporto indica il grande sviluppo del «cloud computing»: stoccaggio degli applicativi e dati su reti e non su supporto fisico, a minori costi per installazioni e convergenze, che potrà generare ricavi per 800 miliardi di dollari (= € 543 miliardi).
I paesi a economie emergenti saranno i primi ad approfittare di queste opportunità e la recessione potrà essere sconfitta anche in quelli a economia avanzata grazie allo sviluppo dell’ICT. , , ,

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occupazione 109

05/10/2009

Passata la recessione gli immigrati ritorneranno utili L’ «Human Development Report 2009» dell’UNPD, il Programma dell’ONU per lo sviluppo, invita a fare progredire il dibattito e la riforma delle politiche migratorie, approfittando della recessione «Overcoming barriers: human mobility and development», il titolo dell’ultima edizione del rapporto mondiale dell’UNPD sullo sviluppo umano dichiara subito il suo obiettivo di voler combattere le opinioni correnti sulle migrazioni.
Il rapporto investiga sulle condizioni demografiche, economiche, di rispetto dei diritti fondamentali, in atto nei paesi d’origine dei migranti e approfondisce il tema della mobilità come motore dello sviluppo umano, per tracciare un bilancio sulla situazione e le politiche migratorie dei paesi di destinazione, che porta a valutare i 182 paesi del mondo interessati, secondo l’indice di sviluppo umano.
Quando la recessione mondiale sarà finita, scrivono i redattori coordinati da Jeni Klugman, la domanda di manodopera emigrata aumenterà. La crisi attuale va perciò vista come un’occasione speciale per fare progredire il dibattito e le riforme sul tema delle migrazioni. Non è questo il momento del protezionismo contro gli immigranti, è piuttosto necessario abbattere le barriere per favorire la mobilità, «un elemento chiave della libertà umana».
Ma non si tratta di liberalizzare a qualsiasi costo. Le popolazioni dei paesi di destinazione dei migranti hanno il diritto di modellare le loro società, ma sarebbe più ragionevole aumentare l’accessibilità ai settori in cui è maggiore la richiesta di manodopera, anche poco qualificata, che supplisce comunque all’invecchiamento della popolazione di molti paesi sviluppati.
Va considerato che meno dell’1% degli Africani sono emigrati in Europa e gli abitanti dei paesi più poveri sono quelli che hanno una minore mobilità al mondo. I migranti nel 2010 saranno 188 milioni, il 2,8% della popolazione del pianeta. Nel 1960 sono stati il 2,7%, cioè 74 milioni 100 mila. Meno del 30% di essi si sposta da un paese in sviluppo a uno sviluppato.
«Contrariamente a quello che si crede, sviluppano l’attività economica del paese d’arrivo. L’immigrazione aumenta l’occupazione nella comunità di accoglimento, non ingombra il mercato del lavoro locale e migliora il tasso d’investimento nelle aziende e nelle nuove iniziative».
Naturalmente i primi beneficiari della migrazione sono gli emigranti stessi. Quelli che partono dai paesi più poveri moltiplicano per 15 i redditi, raddoppiano la scolarità e riducono di 16 volte la mortalità infantile, se sono ospitati in un paese a economia avanzata. , , , ,

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politica 137

Giochi proibiti del management aziendale Il film «The Informant» di Steven Soderbergh, ispirato a una storia vera, parla di un manager fuori posto, che approfitta delle irregolarità diffuse nel mondo del business per arricchirsi Chi lavora in azienda sa da un pezzo che la competenza tecnica non è la competenza manageriale, che la capacità di coordinare e valorizzare risorse, quelle umane prima di tutto, non è la stessa necessaria per progettare e far funzionare sistemi meccanici efficienti.
Ci sono perciò da mezzo secolo carriere differenti, per riconoscimenti e retribuzioni, previste dalle direzioni delle Risorse umane per i professional e i manager, che tengono conto in modo equo di prestazioni, orientamenti, caratteristiche personali differenti. Le esperienze di «promozione» a manager di un bravo operatore raramente hanno avuto successo e in non pochi casi sono state motivo di disagio per l’interessato, d’insoddisfazione aziendale e d’inadeguatezza gestionale. Semplificata, come spesso capita ai modi di dire, tra gli esperti di sviluppo organizzativo gira l’affermazione «Si perde un buon dipendente e si ricava un cattivo capo».
Possono verificarsi anche situazioni peggiori, come quelle in cui la nomina a manager di un bravo specialista è dovuta al machiavellismo strumentale del promotore o a ciò che si chiama il rapporto fiduciario con la direzione aziendale.
Il caso di Mark Whitacre (Matt Damon), il protagonista del film «The Informant» (in italiano, l’informatore) di Steven Soderbergh, cade a puntino. E' quello di un biochimico, innamorato del suo lavoro nella ricerca & sviluppo dell’ADM (Archer Daniels Midland), una multinazionale americana, dell’Illinois, attiva nel comparto agroalimentare.
L’azienda produce la lisina, un additivo ricorrente del mais, che previene malattie come la pellagra e l’herpes labiale, favorisce la formazione di anticorpi ed è precursore di alcune vitamine. E’ un prodotto su cui i proprietari dell’ADM hanno fatto cartello di prezzi a livello mondiale insieme ad altre multinazionali giapponesi e cinesi.
La storia del film comincia con Mark Whitacre, nominato vicepresident per la produzione, che sogna di comprare un capannone alla periferia di Springfield per installarvi un outlet e liberarsi dello scomodo ruolo manageriale, assegnatogli dai padroni.
Per realizzare questo sogno racconta al capo, il figlio del proprietario dell’azienda, che un giapponese potrebbe rivelargli in cambio di danaro il nome e l’impresa concorrente a cui appartiene un sabotatore misterioso, che ha infettato di virus la produzione.
E’ una bugia, ma il capo che si fida di lui gli crede, anzi gli propone di registrare, con l’aiuto dell’FBI, le telefonate che avrà su una linea riservata con il giapponese informatore. Whitacre conosce così l’agente Brian Shepard (Scott Bakula), con cui simpatizza. Pensa quindi di approfittare delle circostanze e di usare la squadra investigativa a cui il poliziotto appartiene per fare un grosso colpo: far fuori i padroni dell’ADM, impadronirsi dell’azienda, diventandone direttore generale e arricchendosi.
Per cinque anni dal 1992 al 1997, con registratore e telecamera nascosta, fornita dall’FBI, documenta il cartello dei prezzi e fa, come si definisce, lo «0014», perché è intelligente il doppio di «007». Alla fine però la sua truffa è scoperta, il cartello svelato, ci saranno conseguenze penali per lui e i suoi capi. Whitacre è condannato a nove anni di carcere, gli imprenditori a tre anni di carcere e a più di 100 milioni di dollari di multa. Il biochimico-manager sembra che abbia ricavato tra i 9 e gli 11 milioni di dollari dal gigantesco raggiro.
Il film è una commedia brillante, che mette in evidenza la credulità, l’insensatezza, la corruzione, l’arrivismo e lo strapotere di certi ambienti aziendali e investigativi. Il divertimento è assicurato per la rappresentazione e il modo con cui Damon recita la parte del sognatore, scemo fino all’inverosimile, che ha successo, quanto più è incredibile, tra gli scaltri businessmen e gli agenti della polizia federale americana. , , , , , ,

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societa 295

02/10/2009

Aumenta la speranza di vita nei paesi ricchi Più della metà dei bambini nati dopo il 2000 potrebbero diventare centenari in buona salute Nei paesi a economia avanzata la vita si allunga. L’invecchiamento della popolazione ridimensiona l’affollamento demografico e la scarsità di risorse del pianeta, giustifica il fenomeno migratorio su scala globale, perchè c’è bisogno di dislocare energie giovani nelle aree a bassa natalità. In Giappone, nell’Europa occidentale, negli USA, in Australia, la speranza di vita media ha già superato i 70 anni.
Un aumento della longevità di circa 30 anni rispetto al secolo scorso potrà ancora avvenire, secondo lo studio compiuto dall'epidemiologo Kaare Christensen e da tre suoi colleghi del Danish ageing research center dell’University of Southern Denmark , pubblicato su «The Lancet» del 3 ottobre 2009 con il titolo «Ageing population: the challenges ahead».
La probabilità di vita fino a 90 anni delle persone, che nel 1950 avevano 80 anni, era del 15-16% per le donne e del 12% per gli uomini, scrivono i ricercatori. Nel 2002 era diventata, rispettivamente, del 37% e del 25%. In Giappone, l’area geografica dove è più elevata la speranza di vita, ha superato il 50% per le donne.
Attualmente, nei paesi ricchi tre neonati su quattro, dovrebbero poter vivere almeno fino a 75 anni, a parità delle odierne condizioni medie di salute. Se invece miglioreranno allo stesso ritmo degli ultimi due secoli, la maggioranza di essi potrebbe arrivare a 100 anni.
«Vite molto lunghe, concludono gli studiosi, sono probabilmente il destino di moltissime persone, che vivono nei paesi sviluppati e il loro stato di salute dovrebbe, mediamente, conservarsi buono, con handicap limitati».
La tabella seguente mostra la longevità potenziale di almeno il 50% dei bambini nati nel 2000, nel 2003 e nel 2007, come è stata calcolata dai ricercatori danesi.


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societa 295

01/10/2009

Le banche inglesi adottano le regole del G20 sui bonus Sono le cinque maggiori aziende di credito del Regno Unito a seguire per prime le indicazioni del vertice di Pittsburgh Il ministro delle Finanze inglese Alistair Darling ha annunciato ieri che Barclays, HSBC, Lloyds, Royal Bank of Scotland e Standard Chartered, le maggiori istituzioni finanziarie d’oltre Manica, hanno deciso di conformarsi alle regole di concessione dei bonus, decise al G20 della settimana scorsa.
In un comunicato congiunto le cinque aziende creditizie e finanziarie sostengono che «in un’azienda competitiva e internazionale è normale fare in modo che il personale sia ricompensato in maniera appropriata rispetto alle competenze distintive e alle prestazioni a lungo». Con le riforme sui compensi e la loro natura globale, le nazioni del G20 si sono impegnate ad assicurare un gioco uguale per tutti, «è essenziale che le remunerazioni bancarie siano coerenti con un’efficace gestione del rischio».
Delle banche firmatarie due sono attualmente possedute in parte dallo Stato, Lloyds per il 43% e RBS per il 70%, le altre tre hanno rifiutato l’aiuto governativo anche nel momento più acuto della crisi.
Le nuove regole sui bonus saranno adottate sotto il controllo della Financial Service Authority, che ha già emanato indicazioni simili a quelle del G20 e le aggiornerà nel 2010, dopo che il governo avrà discusso con tutte le altre banche operanti sul territorio per ottenere uguali impegni.
Alistair Darling ha diffuso un comunicato in cui plaude all’iniziativa, invita le altre banche a condividerla, ricorda le regole di Pittsburgh sui bonus, riconosciuti ai più alti dirigenti per le performance di tre anni, sulla composizione, per metà in azioni o altri strumenti del mercato azionario, il divieto di bonus garantiti e la diminuzione dei bonus per cattivi risultati. , , , ,

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gestione e sviluppo 260

Chi è più fiero del suo paese L’indice di fiducia e d’ammirazione per il proprio paese, calcolato dal Reputation Institute, trova che gli Italiani non hanno una buona immagine della madre patria La polemica politica più è aspra, più ha bisogno di rinnovare continuamente i suoi argomenti per potere impressionare. Le leggi della propaganda non lasciano scampo e la scienza della politica ha scoperto da tempo che la differenziazione verbale, quella che si chiama politica degli annunci, della recita di più parti contemporaneamente, della grande comunicazione, è essenziale per costruire la distintività.
L’accusa di «antitaliani», sfoderata la settimana scorsa dagli uomini di governo contro quelli di opposizione, appartiene a questo repertorio. Serve a fare quadrato contro la realtà scomoda, allargando la fazione dai militanti ai simpatizzanti, agli incerti. Non è un’accusa originale, a trademark italiano. Ci sono paesi in cui l’orgoglio nazionalistico è più forte che da noi, per valide ragioni storiche e i cittadini sono più sensibili alle questioni, che coinvolgono la fiducia, l’ammirazione, il rispetto e l’orgoglio del proprio paese.
Un’analisi sul livello di orgoglio nazionale, legato a questi sentimenti, è stata fatta in 33 paesi dal Reputation Institute, una società di consulenza per il branding, che ha ponderato i quattro fattori indicati e ha elaborato un indice, raccogliendo i risultati di un apposito sondaggio d’opinioni sulla «Countries self-image», apparso sul numero di oggi dell’Economist.com.
L’indice ha consentito ai paesi partecipanti alla ricerca di ottenere un punteggio teorico massimo di 100 e con riferimenti ad esso è stata costruita la classifica dell’orgoglio nazionale dei cittadini, che vede in testa l’Australia, con 90 punti, il Canada e la Finlandia con 85 e, in coda, il Giappone, con 58, il Sudafrica con 65, il Brasile, con 66.
Gli Italiani sono al sedicesimo posto, con 70, anche se il paese ha esperienze negative passate su queste levate di scudi.
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politica 137

Sobillare alla lettura Il vizio di leggere è un piacere irrefrenabile e inestinguibile che impedisce a chi lo prova di trattenersi davanti alla tentazione di qualunque testo scritto Gli Italiani con più di 14 anni che nel 2009 hanno comprato un libro sono soltanto il 45% di quest'ampia parte della popolazione, quelli che ne hanno letto uno costituiscono il 56%, quelli che affermano che potrebbero fare tranquillamente a meno di leggere libri sono il 34%. Non va meglio per i quotidiani, comprati da poco meno di una persona su dieci e per l’informazione giornalistica online, i cui siti sono frequentati da un Italiano su quindici, qualsiasi tipo di diffusione considerata.
In compenso siamo un paese che abbonda di fiere del libro, letture in pubblico e distribuzione di quotidiani nelle scuole, negli alberghi e nei condomini, tutte operazioni promozionali dal bassissimo ritorno in lettori.
Ci sono però ancora irriducibili lettura-dipendenti, che riescono a trovare le più impensabili occasioni e i modi più insoliti per abbandonarsi al vizio di leggere, veri e propri superstiti di un paese, che avverte l’obbligo di fare a meno di libri e giornali e guardare solo la televisione, pressappoco come accadeva nel libro e nel film predittivo «Fahrenheit 451». Nell’opera di Ray Bradbury o di François Truffaut, Vittorio Sermonti potrebbe essere il ribelle Granger, che incitava il gruppo dei fuorilegge, scampati nella foresta vicino a Londra, a disobbedire al divieto di conservare e diffondere l’abitudine della lettura.
Sermonti ha appena pubblicato «Il vizio di leggere», Rizzoli, Milano, 2009, una raccolta di 160 brani degli autori, che ha più amato, delle etichette, avvertenze e norme di sicurezza, che più lo hanno impressionato. Ci sono, in una galleria personale, Faulkner e Saffo, Auden e Melville, Pound e Fellini, le etichette dei liquori, i foglietti illustrativi dei farmaci, le lunghezze minime dei pesci, ammesse in un mercato, l’Almanacco illustrato del calcio, le figurine Panini: una pratica viziosa, vecchia di settant’anni, trasformata in una lettura insolita e affascinante.
Il libro è nato da una rubrica preparata per la radio e ha radici all’epoca del ginnasio. «Quell’adolescente, che divorava con ingordigia animalesca i romanzi di Salgari (“pusher della mia bibliodipendenza”) e decantava a voce alta i drammi shakespeariani chiuso nella sua stanza, non ha mai smesso di coltivare la perversa inclinazione a perdersi tra le pagine dei libri. E offre oggi ad altri viziosi un campionario (“una tombola col trucco”) delle parole degli autori più amati».
Sermonti ha accumulato brani e frasi memorabili per indurre al vizio, alla virtù e all’arte del leggere, che rende più complicata, ma anche più bella la vita. «Finchè il fatto non sarà perseguibile a termini di legge», promette che si consentirà lo «spregevole lusso di sobillare il suo prossimo alla lettura». , , ,

Postato da: orsola a 11:35 | link | commenti (11)
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