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30/07/2009

LUGLIO

4 temi, 31 post e 47 commenti

MEDIA PERSONALI/RETI SOCIALI

Genealogia e storia della discriminazione razziale; Migliorare il comportamento di ruolo; Persepolis 2.0; Reazione a Facebook; Riparte la corsa tra banchieri per il bonus più alto; Scomparsa del buonsenso; Robert Combas.

ECONOMIA AVANZATA

Crisi e disoccupazione influenzano suicidi e criminalità; Gesti disperati dei lavoratori sull'orlo della disoccupazione; G8 summit e contromanifestazione; Promesse mancate del G8 per l'aiuto allo sviluppo; Quattro paesi del Nord Europa primi per l'ICT; Scegliere il vestito da mettere costa un anno di vita; Psyckoze.

PRODUZIONE DI EVENTI

Gratis e aumentano i profitti; Guerra ai pesticidi nel piatto; L'amore delle illusioni e la crisi della realtà; Preparare i lavoratori di oggi per i lavori di domani; 40 anni dopo lo sbarco sulla Luna; Jêrome Mesnager.

SOFFERENZA E PASSIONE AL LAVORO

Basi cerebrali della conoscenza procedurale; 5 milioni di giovani disoccupati nell'UE; Effetto della scollatura sulla carriera lavorativa; Estate tra viaggi low cost e spiagge di città; Fine dell'adolescenza; Fumetti anche per Angela Merkel; Imprenditorialità innanzitutto; Informazione interessante e la vigilanza spam s'allenta; Le donne diventano sempre più belle; Sorrisometro per i ferrovieri giapponesi.

 

POST PIU' COMMENTATI

Gesti disperati dei lavoratori sull'orlo della disoccupazione

Effetto della scollatura sulla carriera lavorativa

Promesse mancate del G8 per l'aiuto allo sviluppo

Gratis e aumentano i profitti

Scomparsa del buonsenso

Sorrisometro per i ferrovieri giapponesi

 

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29/07/2009

Estate tra viaggi low cost e spiagge di città Scomparsi topless e tanga, si sta coperte perché il sole può fare male, regge il bikini e ascende il trikini Spaigge
Il bikini non va più solo, deve essere accompagnato dal pareo o, meglio, dal beach suit, che s’indossa anche sulla riva del mare. Le donne sono in allerta contro i danni del sole, cumulati dall’effetto riscaldamento climatico.
Il tempo della gioiosa esibizione del corpo e della nudità liberatrice è lontano. Trionfa una fusione del due pezzi e del costume intero, il trikini, che aggiunge un po’ di stoffa al bikini, per coprire e scoprire. Abbiglia. E’ il capo adatto per le spiagge di Bahia, dove è morigerato e dell’Arco della Pace di  Milano, dove si può usare a colori acidi e fosforescenti, con le aperture che sembrano imprevedibili e sono programmate.Copyright2009©irio , , , , ,

Postato da: orsola a 17:23 | link | commenti (2)
societa 295

Sorrisometro per i ferrovieri giapponesi Autodiagnosi scannerizzata a disposizione degli addetti alle biglietterie nelle stazioni di Tokyo per abituarli a sorridere ai clienti La Keihin Electric Railway (Keikyu), che gestisce la rete ferroviaria nella conurbazione di Tokyo, ha svolto un programma di formazione sulla qualità del servizio e la soddisfazione del cliente per tutti gli addetti alle biglietterie delle 15 stazioni di sua competenza. Il programma viene rinforzato da un sistema di autovalutazione computerizzato.
Tutte le mattine i lavoratori ripetono ad alta voce le parole d’accoglienza e di scusa rivolte ai passeggeri che acquistano i biglietti, fino ad impadronirsi dell’intonazione che ritengono efficace e si piazzano davanti a un pc con webcam per valutare il proprio indispensabile sorriso.
Per la compagnia ferroviaria le performance degli addetti alle biglietterie sono tra le più veloci del settore, i clienti sono soddisfatti per questo, ma le indagini rivelano che qualche riserva è stata espressa a proposito del comportamento relazionale. In Giappone «il cliente è re» e la direzione di rete ha deciso di intervenire con un programma di formazione, che si aggiunge agli altri a cui i dipendenti hanno diritto. smlie_game
E’ stato così installato un «sorrisometro», un dispositivo, composto da un pc con un programma speciale «Smile-scan» di Omron, che registra le immagini di un volto e valuta in tempo reale la qualità del sorriso, con una votazione da 0 a 100.
Per migliorare l’espressione facciale del dipendente sono date contemporanea- mente delle indicazioni di comportamento.
Il «trainee» può scaricare il video che lo riguarda e stampare le immagini che vuole, affinchè ciascuno possa riflettere sui miglioramenti necessari e documentare i progressi fatti.
C’è perfino un’opzione per mettere a confronto nella stessa schermata due lavoratori, in modo che chi ha avuto una valutazione bassa prenda a modello qualcuno che è stato valutato meglio. Questa possibilità non è giudicata umiliante dai dipendenti della Keikyu, ma è vista invece come un modo ludico di stimolare l’emulazione.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 13:04 | link | commenti (5)
formazione 112

28/07/2009

Le donne diventano sempre più belle Uno psicologo dell’University of Helsinki sostiene che nell’ultimo secolo l’attrazione femminile è aumentata, quella maschile è rimasta stabile Markus Jokela, ricercatore del Department of psychology dell’università di Helsinki, ha pubblicato nell’ultimo numero di «Evolution and human behavior», i risultati di uno studio longitudinale «Physical attractiveness and reproductive success in humans: evidence from the late 20th century United States», in cui ha correlato l’attrazione fisica con il successo riproduttivo di 1.244 donne e 997 uomini, nati tra il 1937 e il 1940, studenti dell’University of Wisconsin – Madison nel 1957.
Il ricercatore racconta di avere scelto questo campione da 10.317 fotografie, raccolte nell’annuario dell’università, valutando il loro aspetto secondo una scala di attrazione fisica a 11 posizioni, preparata per l’occasione. I selezionati sono risultati tutti «attraenti» e «molto attraenti», collocati agli ultimi due gradini superiori della scala di valutazione. Vino1
Così considerati, a un’età media di 18 anni, Jokela ha ipotizzato il numero dei figli che avrebbero potuto già avere nel momento in cui realizzava il suo studio e quei giovani erano diventati degli anziani.
L’ipotesi da cui muoveva la ricerca era che le donne, risultate di un 16% più attraenti degli uomini nelle misurazioni supportate dalla scala, risultassero più prolifiche dei loro ex compagni di università, presenti nel campione.
Bisognava perciò accertare quante donne fossero diventate mamme e di quanti figli e se gli uomini fossero o non fossero stati sposati o accompagnati. La discriminante dell’attrazione era rappresentata dai risultati riproduttivi per le donne e dalla vita di coppia prolifica per gli uomini.
La ricerca ha mostrato che le donne avevano avuto il 13% di figli più degli uomini, mentre tra questi gli accoppiati, nelle differenti situazioni della vita, erano in numero superiore.
Nelle donne, ha ancora rilevato lo studio, quelle belle e mamme avevano a loro volta un aspetto migliore delle loro mamme, ma meno attraente delle figlie. Effetto non solo del progresso delle cure estetiche, ma anche della migliore qualità della vita odierna.
Negli uomini, invece, la componente fisica non era sostanzialmente cambiata in tre generazioni.Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 13:03 | link | commenti (2)
societa 295

27/07/2009

Fumetti anche per Angela Merkel I disegnatori di storie illustrate scelgono sempre più capi di Stato e di governo a protagonisti dei loro albi Gli ultimi in ordine di tempo sono stati Sarkozy e Obama. Nelle campagne per le elezioni presidenziali del 2007 in Francia e del 2008 negli USA, i candidati più favoriti e di maggiore consenso hanno avuto il supporto del medium più rappresentativo della cultura popolare, il fumetto, che li ha portati a contatto di tutti gli elettori potenziali senza limiti di tempo, luogo, apparato d’accesso.
Attraverso il fumetto, storie di vita e storie romanzate hanno reso familiari i protagonisti della politica e li hanno fatto accettare come esponenti delle comunità e della vita quotidiana degli elettori.

merkel2
A tre mesi dalle elezioni legislative tedesche quest’azione di ricerca del consenso interessa la cancelliera Angela Dorothea Merkel, nata Kasner, dirigente della Christlich demokratischen union Deutschlands (democristiani). Il fumetto «Miss Tschörmänie», scritto da Miriam Hollstein e disegnata da Heiko Sakurai, è andato in edicola la settimana scorsa.
Racconta in modo accattivante come la figlia di un pastore protestante, nata nella Germania orientale, entrata in politica a 35 anni, abbia avuto successo, senza spacconate, con una politica efficace, soprattutto nella grande recessione mondiale.
La Germania, infatti, mostra in espansione per il quinto mese consecutivo gli indici economici più importanti della zona euro, nella produzione industriale, nelle esportazioni, negli acquisti e si appresta a ridiventare la locomotiva d’Europa.
Il fumetto ha in copertina la cancelliera, sola sul più alto gradino di un podio, con la corona in testa e la bandiera tedesca a sciarpa, che fa il segno della V di vittoria, mentre tutti i suoi avversari e amici politici stanno in disparte e hanno l’aria del cane bastonato.
«Sono riuscita, ho vinto davvero», le fa dire la redattrice dei testi, giornalista del quotidiano conservatore «Die Welt», che insieme all’illustratore, artista e giornalista collaboratore per diverse testate, ha avuto l’idea di chiamare la raccolta di strisce «Miss Tschörmänie», miss Germania, detto alla tedesca, per rendere la schiva cancelliera più simpatica.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 15:56 | link | commenti (1)
politica 137

5 milioni di giovani disoccupati nell’UE In Italia un quarto dei 15-24enni è senza lavoro, tra i 27 Stati membri peggio di noi stanno la Spagna e la Lettonia Dopo tre anni di discesa la disoccupazione giovanile è tornata a salire nell’UE 27 e nel primo trimestre dell’anno ha toccato il 18,3% dei 15-24enni. Lo dicono gli ultimi dati di Eurostat, pubblicati giovedì. Il numero dei senza lavoro è di 4.950.000, con un aumento di circa un milione in valore assoluto e del 3,7% in percentuale, rispetto al 2008.
Nei Paesi Baltici la crescita è stata la più forte: del 17,2% in Lettonia, dove la disoccupazione giovanile è arrivata al 28,2%, del 16,5%, in Estonia, dove ha raggiunto il 24,1%, del 14,1% in Lituania, dove è stata del 23,6%. La crescita minore è avvenuta in Germania, con lo 0,3% e una percentuale di giovani senza lavoro del 10,5%.
La situazione più preoccupante rilevata è della Spagna. Qui il 33,6% dei giovani è senza lavoro, 789.000, con un balzo di oltre il 50% rispetto al tasso di disoccupazione del 2008.
La crisi ha morso duro anche in Italia. Nel primo trimestre dell’anno il PIL dell’UE è diminuito del 4,7% e in Italia del 5,9%. Il numero dei giovani disoccupati è aumentato del 4,5% in un anno e ha toccato i 456.000. Perfino in Svezia, dove il PIL è diminuito di meno della metà del nostro, è stata registrata una perdita di occupazione del 24,2%, con 159.000 persone a spasso.
Il decremento dell’occupazione maschile è stato superiore a quello femminile in 16 paesi. Tra quelli che hanno più donne giovani disoccupate c’è l’Italia, con il 29,0%, superiore di oltre quattro  punti rispetto al 24,9% degli uomini e un incremento del 5,3% per le prime e del 4,5% per i secondi.Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 12:16 | link | commenti (1)
occupazione 109

24/07/2009

Effetto della scollatura sulla carriera lavorativa Un’esperta di moda americana ha fatto una ricerca e ha scritto un libro sull’errore di esibire il seno in azienda Un décolleté troppo profondo può nuocere alla carriera di una donna, scrive Elizabeth Squires, esperta di moda americana, nel libro dal titolo esplicito “Boobs: a guide to your girls”, Seal Press, Berkeley, 2009, un vero e proprio manuale per l’uso intelligente del seno nella valorizzazione della persona, 250 pagine ricche di cognizioni guida per la cura di questo fattore della femminilità.
La Squires, conosciuta come “The boob lady”, illustra con piglio sicuro nei primi tre capitoli le funzioni estetiche di un petto femminile, l’importanza per una donna di conoscere la sua forma e il rapporto con la figura di quelle che chiama all’americana le proprie “ragazze”, la scelta del reggiseno adatto, l’evoluzione dal bocciolo alla piena fioritura.  1246613275_g_0
Continua poi con un gustosissimo saggio sul linguaggio della dimensione delle mammelle, sulla percezione di chi ne è dotata e sull’interpretazione delle altre donne e degli uomini al cospetto di seni piccoli, eccessivi o normali, per il sentire comune, in rapporto alle immagini che la cultura ha fatto introiettare in diversi popoli, in funzione della maternità e dell’eccitazione sessuale.
Gli ultimi tre capitoli, dei sette in cui il libro è articolato, sono dedicati alla presentazione del seno nelle diverse situazioni sociali, tra cui il lavoro, nelle attività sportive, nella maternità, nelle esibizioni dettate dalla moda.
Squires ritiene che le donne ignorino per lo più il potere del seno, ma non ignorino l’influenza che possono esercitare sugli altri con il proprio. Avverte perciò di stare attente agli effetti secondari, involontari che l’esposizione generosa di parte di esso può provocare in ambiente lavorativo.
Quando arriva l’estate, scrive, le giovani tendono ad allungare i décolleté e ad accorciare le gonne. Cosa normalissima, che sarebbe meglio evitare negli ambienti di lavoro. A meno che l’esposizione di questa componente importante del proprio corpo non sia significativa per l’attività svolta.
Uno studio, condotto a questo scopo dall’autrice in aziende americane, ha rivelato che le donne vestite in modo discreto e senza esibizioni corporali erano percepite come persone che svolgevano un lavoro qualificato. Lo ha detto un panel di uomini a cui sono state mostrate fotografie di donne con differenti scollature. In più quelle con un seno di taglia media sono state le più apprezzate.Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 12:07 | link | commenti (6)
societa 295

23/07/2009

Fine dell’adolescenza «Niente velo per Jasira», il film di Alan Ball, descrive il difficile passaggio all’età adulta di una tredicenne americano-libanese tra le insidie del sessismo e del razzismo La discriminazione delle persone per genere ed etnia è tanto radicata anche nelle società culturalmente più evolute da suscitare spesso comprensione o collusione con chi la pratica. Le giustificazioni addotte sono sempre legate a una presunta inferiorità del diverso, per ruolo sessuale, aspetto, origine territoriale o sociale, valori o norme di riferimento. Il discriminatore si assolve ed è tollerato perché afferma orgogliosamente la sua appartenenza alla comunità più forte, quella che ha dominato in passato e che sente il pericolo di una diversa convivenza, con uguaglianza di diritti e opportunità.
Anche negli USA, il paese del «melting pot» per eccellenza, dove uomini e donne, bianche e coloured hanno combattuto insieme l’ultima campagna per le elezioni presidenziali, che hanno portato alla Casa Bianca un afro-americano, gli episodi di miopia culturale persistono, con effetti negativi sulla coesione sociale.
Ne è testimonianza «Niente velo per Jasira», il film d’esordio nella regia dello sceneggiatore Alan Ball, tratto dal primo romanzo della bostoniana Alicia Erian «Beduina». Film e libro avevano inizialmente lo stesso titolo in America. Era «Towelhead», che letteralmente corrisponde al nostro testa di pezza, con cui popolarmente soprannominiamo le monache e nei paesi anglosassoni i portatori di turbante e le portatrici di veli islamici, senza distinguere tra hijab, il più diffuso, che copre solo i capelli, le orecchie e il collo, chador, nero che copre capo e spalle, abaya, un lungo mantello nero che si poggia sulla testa e si tiene chiuso con la mano sotto il mento, niqab che copre tutta la figura e lascia scoperti solo gli occhi.
Si temeva che towelhead potesse risultare spregiativo per qualcuno. Il film, allora, è stato ribattezzato nei diversi paesi con espressioni più anodine, come quelle usate in Italia.
Jasira Maroun (Summer Bishil) è una tredicenne, figlia di un ingegnere spaziale libanese (Peter Macdissi), che lavora per la NASA a Capo Canaveral (Florida) e di un’irlandese, che abita a Syracuse (New York). I due hanno divorziato quando la ragazzina aveva cinque anni e da allora ha vissuto con sua madre, finchè l’ultimo fidanzato di questa non ha mostrato interesse per l’adolescente. E’ stato sufficiente per mandarla lontano, dal padre.
Siamo nel pieno della guerra in Irak, fatta per esportare la democrazia ed eliminare Saddam Hussein, che avrebbe accumulato armi nucleari. Trasferitasi dal padre, Jasira viene in contatto a scuola e nel sobborgo di Charming Gates, dove egli vive, con un diffuso e ricorrente clima di ostilità per i mediorientali e scopre in casa il conservatorismo e la rigidità genitoriale, un ambiente difficile per superare la transizione verso l’età adulta, complicata dalla scoperta della sessualità.
La ragazzina è travolta dalla morbose attenzioni di un vicino, riservista dell’esercito, Travis Vuoso (Aaron Eckhart), che ha tutti i tratti del «macho», aggressivo ed esibizionista ed è interessata dall’affetto di un coetaneo nero, Thomas (Eugene Jones), con cui sperimenta i primi giochi d’amore.
Jasira deve affrontare la discriminazione paterna per la gente di colore, la brutalità pedofila di Vuoso, i conflitti tra i genitori, i rapporti con la nonna lontana, che parla solo francese.
A salvarla viene in soccorso la vicina di casa, Melina (Toni Collette). Grazie a lei scopre l’immoralità e l’illegalità delle attenzioni di Vuoso, apprezza  Thomas e la sua famiglia, confronta la normalità della condotta  di Melina e suo marito  contro il razzismo e l’ipocrisia della società americana. Diventa donna a pieno diritto.
La messa in scena di Alan Ball è efficace e coinvolgente, Summer Bishil è una splendida Jasira, Aaron Eckhart recita in modo troppo schematico. Ma il film merita di essere visto perchè descrive un’America dalle grandi contraddizioni quotidiane, che attraversano le famiglie, ma trova ogni volta la forza per denunciarle, correggerle e andare avanti sulla strada della cittadinanza.Copyright2009©irio , , , , ,

Postato da: orsola a 16:17 | link | commenti (1)
societa 295

22/07/2009

Imprenditorialità innanzitutto Richard Caruso è un industriale filantropo, fondatore di un’organizzazione senza scopo di lucro, che aiuta le persone a realizzare i loro sogni Gli USA vanno a provare sulla pelle, dopo molti anni di progresso economico e alti tassi di attività, una disoccupazione superiore all’8%, che declassa i ceti medi e i lavoratori coinvolti nei settori con forte perdita dei posti di lavoro. Mentre il neopresidente Obama s’impegna a realizzare piani di welfare, agendo sulla sicurezza sociale, sull’assistenza sanitaria e sulla riqualificazione delle persone per i lavori della ripresa che verrà, le fondazioni filantropiche, dotate di cospicui capitali esentasse dalle aziende, corrono in soccorso dei più deboli e irrobustiscono i patrimoni necessari con una gestione manageriale del tutto differente dai vecchi modelli delle organizzazioni caritatevoli.
Richard Caruso è alla testa di una di esse, l’Uncommon individual foundation, che ha messo in piedi sull’onda del successo della sua azienda, la Integra Lifesciences, produttrice di strumenti e sistemi sanitari, un’industria con un fatturato di 606 milioni di dollari (= € 425 milioni ) e utili netti per il 7%, classificata da Forbes al 126° posto delle migliori 200 piccole imprese nel 2008.
L’azienda ha sviluppato soluzioni medico-tecnologiche per rinnovare la pelle degli ustionati ed è coerente che anche la fondazione di Caruso si occupi della riqualificazione e sviluppo professionale degli assistiti. I potenziali beneficiati hanno a disposizione il sito MentorSphere, che, neanche a farlo apposta, si presenta con la missione d’impegnare attivamente chi vi accede, per realizzare un sogno.
Per godere dell’assistenza della fondazione, MentorSphere propone un test di autovalutazione e (quasi certamente) etero classificazione, che aprirà le porte dell’eventuale assistenza futura.
I disoccupati di ogni livello d’impiegabilità e condizione socio-economica devono essere molti, se Forbes, nel numero di febbraio,  ha avvertito l’opportunità di dedicare la scheda dell’imprenditore a Caruso. Da essa ricaviamo che l’industriale filantropo ha lavorato per 20 anni nella finanza e ha costruito il suo attuale prodotto leader con una tecnologia acquisita dalla Dow Chemical e dal Massachusetts Institute of Technology.
Caruso avverte comunque di non vedere MentorSphere come uno strumento per iniziare un percorso di carriera, ma per conoscersi meglio e decidere quanto è importante un ruolo di leader nella propria vita.
L’autovalutazione proposta è distinta in due tipi, composti da 15 passaggi differenti ciascuno, corredati da foto emblematiche, che fanno scoprire i propri tratti di personalità o le doti per arricchirsi («diventare miliardario», dice il testo). Un terzo autotest mostra i valori aziendali di successo, impersonati da 10 imprenditori americani, vissuti ai tempi delle crisi economiche, che dal 1802 al 1990-91 hanno colpito l’America.
Se quest’ultimo ha soltanto un valore comparativo, i primi due, sotto un’apparente articolazione  minuziosa, ripetono tratti distintivi, tipici della stampa rosa degli ultimi 50 anni. Le categorie per la selezione sono poco discriminatorie e la loro combinazione alla fine aggrava l’indefinitezza del risultato possibile.
Nel primo test si vorrebbe investigare se chi si sottopone alla prova si giudica influenzatore, analista, stratega, supportivo, trascinatore, produttore, creativo, eccetera e le immagini esplicative vanno da quella dell’immancabile Obama, la prima, ad Eisenhower, Peter Seller, Sherlock Holmes.
Nel secondo test si verificano le autopercezioni sulla capacità di decidere, parlare in pubblico, costruire il consenso, assumere rischi, avere autonomia di giudizio e altro.
Non può non nascere il sospetto che la socialità dell’imprenditore non sia, come in troppi altri, una copertura per attività di lobbying o di scambio. Di questi tempi, sempre meglio di niente, in fondo.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 18:16 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

Basi cerebrali della conoscenza procedurale I neuroscienziati dell’University of California – Berkeley localizzano la sede dell’uso automatico degli arti L’acquisizione di una capacità è misurata essenzialmente dalle performance rese da una persona in una particolare area di attività. Non è importante accertare il livello di consapevolezza con cui giunge a decidere e ad agire di conseguenza. Le competenze invece sono caratterizzate da un’articolazione prevalentemente esplicita, dimostrativa delle conoscenze, frutto di expertise adattiva e consapevolezza, che deve sempre ottenere una buona performance.
Questa distinzione, largamente impiegata dagli esperti di sviluppo organizzativo, risale a due categorie di conoscenza, quelle tacite o esplicite, procedurali o dichiarative, come vengono chiamate dalle differenti scuole delle scienze sociali, che si sono occupate dei processi cognitivi di apprendimento, dello svolgimento dei compiti e dell’uso delle informazioni relative, per esperienza e saper fare o per articolazione trasferibile tra persone e contesti differenti.
In generale, la semplicità o la complessità delle regole da apprendere per svolgere il compito e il modo con cui si presenta il problema da risolvere sono fattori che influenzano il tipo di apprendimento e la configurazione della conoscenza.
Alle funzioni, che permettono di raccogliere informazioni, immagazzinarle, analizzarle, valutarle, trasformarle e utilizzarle per agire, è rivolta adesso l’attenzione dei neuroscienziati, che spesso si avvalgono per le loro ricerche di supporti tecnologici per aiutare persone affette da paralisi del midollo spinale o da incapacità motorie.
Karunesh Ganguly e Jose Carmena dell’University of California – Berkeley raccontano nel numero di giugno di PLoS Biology i loro esperimenti di adattamento neuronale alle protesi cerebrali, condotti sui macachi e la scoperta di una mappa corticale stabile, con «Emergence of stable cortical map for neuroprosthetic control» , ripresi da Caitlin Sedwick, divulgatrice scientifica di San Diego, nel numero successivo della rivista, con l’articolo «Practice makes perfect: learning mind control of prosthestics», per le applicazioni agli uomini.
I due scienziati raccontano di avere intuito fino dal 2003 che se le scimmie usavano un arto meccanico come se fosse naturale, bisognava individuare l’area neuronale che memorizza un’abilità e l’esegue automaticamente, il supporto cerebrale della conoscenza procedurale.
«Abbiamo dimostrato, scrivono, che si può imparare a controllare un dispositivo, che non è una parte del corpo e consolidare questo apprendimento come a giocare a tennis o ad andare in bicicletta, cose che difficilmente si dimenticano». Le prove sono state date dalle esperienze di laboratorio con le scimmie. «Perché dobbiamo pensare che il cervello umano è meno capace di controllare una protesi in modo così automatico come avviene con una qualunque parte del corpo?», concludono.
In cinque o sei giorni gli animali, che hanno partecipato all’esperimento, sono stati capaci d’imparare ad usare un dispositivo esterno, che muove un cursore con la sola forza del cervello. L’attività dei loro neuroni è andata stabilizzandosi a mano a mano che i macachi hanno acquistato destrezza nell’utilizzo, fino al punto di operare in modo automatico con grande abilità.
Quando le scimmie avevano acquisito questo primo skill, i ricercatori hanno provato a fare apprendere loro una seconda capacità con un diverso addestramento. Hanno scoperto così con sorpresa che la memoria del primo skill era ancora attiva e gli animali potevano passare da un compito all’altro di maggiore complessità, perché entrambi erano stati registrati nella mappa mentale.
Le caratteristiche di questa «memoria motoria», come la chiamano, sono l’impressività a lungo, l’estrazione rapida per l’uso e la resistenza alle altre immissioni, che possono avvenire senza cancellare quelle precedenti. Copyright2009©irio , , , ,

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fondamenti 91

21/07/2009

Informazione interessante e la vigilanza spam s'allenta Un’indagine della MAAWG rileva che il 12% degli internauti apre gli spam se la mail d’accompagnamento propone un servizio attraente Mercoledì scorso l’americano Messaging anti-abuse working group ha pubblicato il rapporto di una ricerca, realizzata per suo conto da Insights worldwide researchs su « A look at consumers awareness of email security and practices».
L’indagine è stata condotta su un campione di 800 internauti, interrogati metà per telefono e metà per posta elettronica e ha rivelato che l’82% del campione è consapevole dei pericoli esistenti in Rete, ma solo il 20% pensa che il suo pc può essere infettato da virus e il 21% non fa niente per impedire l’arrivo degli spam nel suo account. Il 12% poi clicca volontariamente sulle mail, che hanno allegati di pubblicità non richiesta, perché il messaggio di accompagnamento è interessante.
Un comportamento avventato, ignaro del fatto che il 97% delle mail scambiate su Internet contiene messaggi spazzatura e l’infezione dei virus si trasmette attraverso gli spam e le connessioni da account in account. La credenza che «questo capita solo agli altri» è largamente diffusa. MAAWG
Alla domanda sui motivi della risposta all’invito  dello spam, il 17% dice d’averlo fatto per sbaglio, un 13% non sa perché e un altro 13% ha risposto con una noticina, il 12% è stato interessato dal prodotto servizio in  offerta, il 6% ha voluto vedere che succedeva.
I prodotti servizi più attraenti sono stati quelli che reclamizzavano le pillole contro le disfunzioni erettili e le amicizie dell’altro sesso. Subito dopo l’attenzione è stata colpita dall’offerta di hardware e di applicativi o soluzioni tecniche per pc.
MAAWG, fedele al suo ruolo di organizzazione incaricata di combattere spam, virus, attacchi al servizio e altri disturbi online per tutto il Nord America, ha fatto raccomandazioni ai cittadini qualunque, alle aziende e agli operatori del Web perché ci sia sempre il consenso degli interessati all’accesso agli account e i messaggi siano chiari e trasparenti, senza gli artifici che la pubblicità o la promozione delle vendite possono provocare nel tentativo di abbellire l’offerta. Copyright2009©irio , ,  

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tecnologia 115

20/07/2009

Gratis e aumentano i profitti Chris Anderson pubblica un altro libro provocatorio in cui descrive i modelli di gratuità che possono dare più reddito alle aziende «Un breve corso su una parola misconosciuta», s’intitola così il primo capitolo del secondo libro scritto da Chris Anderson, editor e giornalista di Wired, per fare conoscere la sua teoria più radicale sull’importanza del gratuito nel business, «Free. The future of a radical price», Hyperion, New York, 2009.
L’autore è un giornalista brillante, con una formazione di base e un’attività passata di ricercatore in fisica, corrispondente dell’Economist da New York e dal 2001 redattore capo di Wired, a cui ha impresso la svolta radicale del cambiamento da periodico specializzato nelle tecnologie digitali in giornale, che parla d’informatica, economia, commercio e cultura, secondo una chiave di lettura tecnologica.
Il concetto di gratis, sostiene nel suo libro, è evoluto verso nuove realtà, non è più l’aggiunta di minor valore usata per promuovere la vendita del prodotto o servizio principale, come si credeva ancora qualche anno fa nella Silicon Valley, è diventato l’essenza della redditività ed ha pervaso ogni settore di business, nessun uomo d’affari può ignorarlo e tanti hanno fatto i soldi non vendendo niente. «Non niente per qualche cosa, ma niente per quello che è necessario a creare un’economia grande e buona».
Questo niente è il «freemium», una versione gratuita di quello che serve al cliente e all’impresa, finanziata da una configurazione più evoluta, a pagamento, correlata a un contributo che subordina il prodotto gratuito a un acquisto e può rappresentare il costo marginale zero, oppure lo scambio di valore: per esempio, puoi scaricare musica online o godere di uno sconto se promozioni il concerto, puoi accedere a un servizio gratis se partecipi al suo miglioramento.
Il paradigma di questa condotta imprenditoriale nasce nel mondo digitale, dalle lezioni del Web sull’inevitabile riduzione o azzeramento progressivo dei prezzi, dalle logiche decennali di Microsoft e poi di Yahoo, da Google e il modello dell’economia e dell’informazione nel XXI° secolo.
In «Free» Anderson usa i fondamentali dell’economia, la storia del business, la rapidità di cambiamento attuale per fare un’affascinante previsione sulla zero economia, non monetaria, spesso considerata di scarto, per un mondo libero, che distribuisca una nuova abbondanza, che avrà le frontiere in Cina e India e come valori monetizzabili quelli della reputazione, della credibilità e dell’autenticità.
«Il danaro non è più la sola cosa rara del nostro sistema, sostiene, bisogna valorizzare economicamente quelle caratteristiche dei prodotti, delle persone e delle attività collettive sempre più difficili da trovare per rispondere a esigenze fondamentali della società».
Il mondo futuro espanderà il concetto di gratis in una strategia per la costruzione di nuove comunità, in cui  chi  darà potrà avere beni e poteri speciali, reali e virtuali.
L’idea di gratis si realizzerà in modi differenti in molti beni e servizi, rendendo difficile ogni generalizzazione. Anderson perciò chiude il libro con un elenco dei 50 business che potranno essere costruiti intorno alla gratuità. Il lettore troverà il modello che meglio si adatta al suo campo e, naturalmente, dovrà attivarsi per cogliere gli spunti e le indicazioni offerte dall’autore. Copyright2009©irio , , , ,

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economia 138

40 anni dopo lo sbarco sulla Luna Il programma Constellation, varato dagli USA nel 2004, considera la conquista lunare una tappa del viaggio verso Marte Era il 1969, da dodici anni erano cominciate le esplorazioni spaziali e da otto il primo cosmonauta, Yuri Gagarin, aveva viaggiato intorno alla Terra, segnando il primato della scienza e della politica dell’URSS, quando alle 2,56, ora internazionale del 21 luglio (il 20 negli USA), l’uomo fece il “primo passo sulla Luna e l’umanità compì un grande salto avanti”, come scrisse il “New York Times”. La missione Apollo 11, voluta dal presidente Kennedy per ragioni esclusivamente politiche, aveva avuto successo.

luna2009Un equipaggio americano, composto da tre astronauti, Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, aveva percorso i 384.000 kilometri, che separano la Terra dalla Luna, gli uomini vi erano atterrati e i primi due avevano lasciato le  impronte sul suolo del nostro satellite a testimonianza duratura della loro presenza.
Fu un avvenimento importante per la conoscenza dello spazio e per i rapporti tra le due super potenze, americana e sovietica, perché diede una dimostrazione della forza degli USA, avviò il processo di fine della guerra fredda ed iniziò il dialogo tra l’Occidente capitalista e il blocco del socialismo reale.
Il programma Apollo costò la bagatella di circa 25 miliardi e mezzo di dollari del tempo, qualcosa come 150 miliardi di dollari attuali (=€ 106 miliardi). Un costo sostenibile solo in nome delle ragioni accennate.
Dopo la prima missione, altre seguirono. Dodici astronauti erano sbarcati sulla Luna, ma con la spedizione Apollo 17, del dicembre 1972, erano venuti meno i motivi politici e scientifici e furono adottati mezzi di osservazione meno costosi, resi possibili dallo sviluppo delle telecomunicazioni. Tutte le esplorazioni lunari furono annullate.
Si deve al presidente Bush d’avere ripreso in considerazione le avventure spaziali con il programma Constellation, che prevede un’esplorazione di Marte, con una tappa intermedia degli astronauti sulla Luna nel 2020. Programma che ha una destinazione estremamente più lontana e complessa da raggiungere.
La Luna costituisce solo una base d’appoggio da allestire per uomini, che partirebbero di là come da una retrovia sicura per raggiungere il pianeta rosso.
La NASA, che dovrebbe curare la missione, non ha però finora quelle tecnologie ben più potenti, necessarie a un simile balzo e rimbalzo. I costi sarebbero assolutamente folli (tra i 100 e i 230 miliardi di dollari solo per la prima tappa), anche per una realizzazione del 2031, come è scritto nel programma.
Nel frattempo altri paesi, quelli d'Europa, il Giappone e la Cina da soli, hanno espresso l’intenzione di ripetere l’avventura lunare. La recessione mondiale ha fatto mettere da parte queste ambiziose dimostrazioni di forza. Copyright2009©irio , , ,

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politica 137

17/07/2009

Jerôme Mesnager, "Lolita", 1987, tecnica mista.

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16/07/2009

L’amore delle illusioni e la crisi della realtà «Revolutionary road» di Sam Mendes rappresenta le frustrazioni di una coppia all’apparenza felice, insoddisfatta del lavoro e delle relazioni La complicità di coppia è una condizione necessaria ma non sufficiente per essere amore, soprattutto se donna e uomo si riferiscono a un mondo ideale, vagheggiato e sconosciuto, estraneo al sostegno reciproco nella buona e nella cattiva sorte. Il disagio di una famiglia, con moglie e marito, genitori e figli in apparente simbiosi, nasce per la difficoltà di reggere alle attese, che gli estranei manifestano, chiedendo comportamenti modello che allontanano, possibili soltanto nelle relazioni artefatte di lavoro, di vicinato, di parentela, di maestro e allievo.
Il disagio per il gioco pesante spinge a uscire dalla situazione di coppia, ad aumentare ogni giorno di più il dopaggio delle illusioni, che rendono complici, una simulazione della realtà, che mostra continuamente la corda della verosimiglianza e vuole scotomizzare i rimpianti e le recriminazioni per le attese insoddisfatte di risposte, che l’uno chiede all’altra e viceversa.
Sam Mendes si è ispirato al romanzo «Revolutionary road» di Richard Yates per realizzare il film omonimo sulle drammatiche conseguenze della fine delle illusioni e del gioco delle apparenze per una «coppia perfetta».
I protagonisti della storia, ambientata nel 1955 in un sobborgo di New York, abitato da gente della middle class, sono Frank (Leonardo Di Caprio) e April Wheeler (Kate Winslet), una coppia con due figli, che ha una bella casa e una vita simile a quella di tutti i vicini di Revolutionary road. L’uomo prende tutte le mattine un treno che in mezz’ora lo porta a fare un lavoro noioso a Manhattan. La donna aspira a fare l’attrice e partecipa con modesti risultati a recitare con la filodrammatica locale.
I Wheeler sono ammirati dai vicini, meno belli, intelligenti e colti di loro. Il loro amore è però già finito. April rimprovera al marito d’averla rinchiusa in provincia, Frank odia il noioso lavoro d’ufficio e rimprovera alla moglie di doverlo fare solo per denaro.
Insoddisfatti della condizione familiare i due cercano consolazione nell’adulterio.
Dopo una litigata più violenta delle altre, i due credono di trovare una via d’evasione dalla noia e dal conformismo provinciale, a cui attribuiscono la responsabilità dei loro dissapori, trasferendosi a Parigi e l’annunciano ai vicini. La loro dichiarazione pubblica suscita invidie e perplessità nel sobborgo, ma riaccende il rapporto e la passione tra i coniugi.
Tutto sembra andare a gonfie vele, quando Frank riceve una promozione e un aumento di stipendio in azienda. Basta per accantonare il proprio sogno e accettare i propri vincoli: la sicurezza economica e la nuova gravidanza di April. L’impossibilità di qualsiasi ribellione o via di fuga è un test di realtà che i due consumano sulla propria pelle.
April decide di abortire per non dare alibi a Frank, decisione difficile e fonte di peggiori ostilità. Ma le cose vanno storte e la donna muore, lasciando marito, figli e quella casa trappola delle illusioni.
Il film è sceneggiato con abilità da Justin Haythe e i due attori protagonisti dimostrano una buona capacità di adesione ai personaggi. Descrive in modo efficace la fine di un’unione familiare, fondata sulla complicità in un sogno, che avrebbe bisogno di maggiore forza di volontà e intelligenza dei coniugi difronte alla crudezza della vita. Copyright2009©irio , , , ,

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societa 295

Preparare i lavoratori di oggi per i lavori di domani I consiglieri economici di Obama hanno scritto un rapporto previsionale sugli sviluppi del mercato del lavoro e sulla formazione necessaria ai lavoratori dei prossimi 5-10 anni Scommettere sul futuro (degli altri) è un’impresa facile per ogni governo che aspiri a un successo mediatico diretto. In quest’ottica ogni ministro combina minacce e lusinghe sulle opportunità da cogliere, sulle magnifiche sorti e progressive di chi possiederà questa o quella competenza tecnica, da spendere alla prossima, mai presente, occasione.
A seconda delle circostanze, la deregolamentazione o il controllo del mercato del lavoro e dell’impiegabilità delle persone diventano le carte migliori da giocare in nome della flessibilità, del talento, della qualificazione da possedere per trovare l’impiego. President_seal
Rifugge dalla ricerca del consenso facile il documento “Preparing the workers of today for the jobs of tomorrow”, redatto dall’Executive office of the president-Council of economic advisers, diretto da Lawrence Summers. Il rapporto analizza i cambiamenti tendenziali dell’economia americana al 2016 e individua le correlate dinamiche occupazionali e professionali per macrosettori produttivi e necessità di lavoratori.
Va detto subito che la previsione muove da una logica di ripresa della crescita economica a pieno ritmo nel 2016 e si preoccupa di dare indicazioni all’amministrazione Obama perché i ministri avviino le politiche e i programmi utili.
I dati elaborati dicono, in estrema sintesi, che l’economia USA nel 2016 rassomiglierà a quella del 2008, il settore della salute avrà la maggiore crescita nel mercato del lavoro, il declino dell’occupazione nell’industria sarà più moderato, le costruzioni riprenderanno a svilupparsi e a creare posti di lavoro.
Per affrontare questi cambiamenti è necessario prepararsi fin d’ora a rispondere alla domanda delle imprese di lavoratori ad alta qualificazione, con capacità di analisi e interazione a buon livello, ad agire sull’istruzione secondaria, perché acceleri la preparazione necessaria ai settori delle costruzioni, dell’industria aerospaziale e farmaceutica, a realizzare programmi formativi che integrino preparazione teorica e addestramento pratico, per rispondere alla domanda del mercato del lavoro, ad integrare tutti i livelli del sistema educativo, dalle elementari in sù, per renderlo più efficiente.
La flessibilità dei lavoratori, come capacità dinamica di proagire ai cambiamenti tecnologici del sistema delle imprese è la chiave di volta del mercato del lavoro, conclude il rapporto.
Per la loro diagnosi gli economisti hanno calcolato le possibili distribuzioni dei lavoratori dal 2008 al 2016 nei nove maggiori comparti, la crescita di opportunità occupazionali nello stesso periodo e quantificato il numero dei posti di lavoro potenziali per ogni comparto, il declino e lo sviluppo delle occupazioni ad elevata e bassa intensità di innovazione, conoscenze, interazione e abilità operativa, le dinamiche parallele di opportunità lavorative e percorsi di formazione.
Il rapporto ipotizza che le analisi e le indicazioni proposte possano contribuire efficacemente alla politica della ripresa economica e occupazionale, che potrebbe iniziare nel 2010. Copyright2009©irio , , ,

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occupazione 109

15/07/2009

Guerra ai pesticidi nel piatto L’European food safety authority ha pubblicato il primo Rapporto annuale sui residui dei pesticidi nella frutta, verdura e cereali, osservati in 29 paesi d’Europa Il primo Rapporto annuale dell’Unità EFSA per la valutazione del rischio di pesticidi nelle diete alimentari dei cittadini d’Europa riporta i risultati delle osservazioni condotte nel 2007 su oltre 74.000 campioni di quasi 350 tipi diversi di alimenti, consumati nei 27 Stati dell’UE e in due dell’EFTA (Norvegia e Islanda).
Il Rapporto distingue tra presenza dei residui di pesticidi, dovuti alla coltivazione e alla lotta contro i parassiti e limiti massimi di essi, il «Maximum Residue Level», consentiti dalla legislazione comunitaria. La presenza di prodotti fitosanitari di sintesi è stata rilevata nel 45% della frutta, verdura e cereali dei campioni osservati. Ma il 96% degli alimenti analizzati non supera l’MRL.
Le rilevazioni sono state fatte in collaborazione con gli Stati, hanno portato a un aumento dei campioni del 12% rispetto al 2006 e le valutazioni hanno sovrastimato l’esposizione al rischio dei consumatori.
Sono stati individuati 374 tipi differenti di pesticidi, legati alle pratiche di agricoltura intensiva e già messi sotto vigilanza dal 1995. I dati indicano che i più sono presenti nei prodotti dei paesi extracomunitari, mentre in quelli dei 29 paesi considerati rappresentano percentuali irrisorie.
Per gli alimenti destinati ai bambini la legislazione europea è particolarmente più restrittiva che per le altre derrate.
Ma ciò nonostante residui entro l’MRL hanno riguardato il 26,6% dei campioni analizzati e solo nel 2,3% dei casi hanno superato i limiti stabiliti o sono risultati estranei alla lista dei pesticidi in vigore da 10 anni. I prodotti meno rispettosi dell’ MRL e fuori lista sono risultati i peperoni, i pomodori, i porri e le lattughe, per le verdure, le fragole, l’uva e i mandarini, per la frutta.
Gli MRL sono fissati a partire dalle buone pratiche agricole stabilite nell’autorizzazione all’uso dei prodotti fitosanitari. Spetta all’agricoltore di rispettare tipi, dosi e ritmi d’uso, come è per altro indicato sulle etichette delle confezioni dei prodotti.
Ci sono MRL differenti per ogni frutta, verdura (non lavata, né sbucciata) o cereale e per ogni pesticida. Prima che i prodotti trattati siano messi in commercio vengono fatti test anche sui prodotti trasformati (conserve di pomodoro, succhi di frutta, farine, birre).
L’EFSA ha formulato alcune raccomandazioni per i futuri programmi di monitoraggio, diretti a garantire una valutazione ancora più precisa dei rischi all’esposizione.
La pubblicazione del Rapporto è avvenuta nel clima degli scambi e incontri bilaterali del G8 in materia ambientale, messa all’ordine del giorno su proposta di Obama, che ha avviato un deciso programma di rispetto e tutela ecologica negli USA. Copyright2009©irio , , ,

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societa 295

14/07/2009

Gesti disperati dei lavoratori sull’orlo della disoccupazione I dipendenti della New Fabris, un’azienda francese della componentistica auto, minacciano di far saltare in aria gli stock e i macchinari dei committenti se non avranno un’indennità di 30 mila euro a testa 366 operai di un’azienda della componentistica auto, la New Fabris di Chatellerault nella Vienne in Francia, chiedono un’indennità di 30 mila euro ciascuno dai principali clienti dei loro prodotti. Hanno occupato perciò la fabbrica dal 16 giugno scorso, dopo la messa in liquidazione da parte del tribunale di Lione, vi hanno collocato in giro numerose bombole di gas e minacciano di farle esplodere se non avranno l'indennità entro il 30 prossimo, provocando la distruzione di stock e macchinari giacenti della Renault e PSA Peugeot-Citroën, clienti per il 90% della produzione.

ph2La vicenda dell’azienda è legata alla crisi mondiale dell’auto e alle drammatiche conseguenze di mercato, bilanci, occupazione delle case costruttrici. Già in perdita e poi in liquidazione giudiziaria nell’agosto 2007, la New Fabris era stata assegnata  al gruppo italiano Zen, che opera nello stesso settore anche in Francia, con un’ordinanza del tribunale di Nanterre, emessa agli inizi del 2008 .
L’attività produttiva era continuata con 36 lavoratori in meno, ma il proseguire della crisi aveva messo in difficoltà la nuova gestione, che già a marzo aveva portato i libri in tribunale per la Rencast, specializzata nelle fusioni d’alluminio per lo stesso comparto e acquisita meno di un anno prima con le stesse modalità e a maggio aveva ripetuto la procedura giudiziaria per la New Fabris.
La presa di posizione dei dipendenti di Chatellerault è stata decisa a grandissima maggioranza dall’assemblea dei lavoratori, indetta dal Consiglio d’azienda ed è condivisa dalla CGT, che è il sindacato più rappresentativo.
L’entità della buonuscita è stata determinata dal precedente comportamento tenuto da Renault e PSA congiuntamente, che avevano liquidato la stessa somma ai 200 licenziati della Rencast.
Difronte alla richiesta dei lavoratori della New Fabris le due case automobilistiche hanno però rifiutato di ripetere il trattamento e il ministro dell’industria, a cui le parti s’erano appellate per una mediazione, ha detto ieri che non riceverà i lavoratori finchè non recederanno dal loro ricatto.
La situazione sembra senza via d’uscita. L’irrigidimento del ministro potrebbe accendere ancor più gli animi di lavoratori, che non hanno alcun altra prospettiva concreta oltre il precariato e la sottoccupazione in piccole officine, dove sia possibile impiegare le loro competenze. Il «ribellismo» degli operai e il sostegno dei sindacalisti locali può fare ipotizzare che sia in atto un tentativo di costruire un caso clamoroso, che susciti solidarietà e acceleri una conclusione positiva per quanto è possibile. Alcuni episodi della vicenda potrebbero essere significativi in quest’ottica.
Gli occupanti avevano già minacciato l’esplosione della fabbrica per il 15 luglio e poi l’hanno rinviata al 31. Il giornalista di «Liberation», che ha incontrato i lavoratori, riferisce di avere visto nello stabilimento le bombole di gas, ma non gli inneschi e di avere saputo dal segretario del Consiglio d’azienda che è stato fissato un appuntamento il 20 prossimo presso il ministero del Lavoro affinchè venga fatta pressione su Renault e PSA, che hanno goduto degli aiuti di Stato decisi dal governo francese per l’industria automobilistica.
La capo di gabinetto della prefettura di Vienne ha detto a «Les Echos» di mantenere i rapporti con gli occupanti e di essere informata costantemente sulla dinamica della situazione, «ma per il momento tutto è calmo e sotto controllo».
Le case costruttrici nel frattempo rinviano la palla agli azionisti dell’azienda, allo Stato e ricordano gli sforzi fatti per dare lavoro alla New Fabris dopo la prima messa in liquidazione.
Le organizzazioni sindacali non partecipano e non sconfessano l’azione, che anche in Francia è fuori dalle tradizioni conflittuali.
Ma i gesti disperati, provocati da crisi di nervi e condotte manageriali puntate al taglio degli organici, vanno aumentando e hanno successo, economico, di aziende costrette a fare concessioni e nell’opinione pubblica, della maggioranza, comprensiva e favorevole, che teme l’aumento ulteriore dei disoccupati. Copyright2009©irio , ,  

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occupazione 109

13/07/2009

Scegliere il vestito da mettere costa un anno di vita Una ricerca di Matalan ha calcolato i tempi medi spesi dalle donne per pescare nel guardaroba l’abbigliamento per il lavoro, il tempo libero, una serata fuori, una cerimonia Trovare nel proprio guardaroba che cosa indossare, quello che ci piace perché pensiamo che più ci faccia piacere agli altri, il vestito, gli accessori e i gioielli giusti per una riunione di lavoro, un fine settimana, una serata mondana, non è una decisione facile. Una donna che si mette a scegliere tra la propria roba rischia di passare da momenti di euforia, per aver pensato al colore, allo stile, al capo che la valorizza, a momenti di sconforto, per avere tutto d'inadatto, di già visto, di contrario all’immagine di sé che vuole dare.
Per questa ragione nascono litigate e si mettono bronci all’ultimo minuto, quello più importante per la vestizione, anche nelle coppie più consolidate. Esplodono rinfacci, rimpianti e commiserazioni, che raggiungono l’acme dello stato d’ansia incontrollabile, perché si avverte la mancanza di sostegno e comprensione del partner.
Drammi che al tempo di «il privato è il politico» ispirarono Umberto Simonetta, autore della commedia «Sta per venire la rivoluzione e non ho niente da mettermi», che segnava il trionfo dell’apparire sull’essere e oggi possono essere affrontati con il personal decision maker.
Matalan, l’azienda della grande distribuzione tessile inglese, ha appena pubblicato i risultati di uno studio su un campione di circa 2.500 donne, dai 16 ai 60 anni, che hanno dichiarato che l’abbigliamento è una componente fondamentale dell’immagine di sé che vogliono dare e corrisponde a ciò che in quel momento percepiscono del proprio essere.
La ricerca conferma ancora una volta quello che i sociologi della moda hanno studiato da oltre un secolo: la differenza sociale del coprirsi, vestirsi, abbigliarsi e addobbarsi per comunicare la propria identità nei contesti e momenti relazionali, le funzioni individuali e paramentarie degli abiti che si indossano per scopi differenti, per il lavoro, gli sport, il relax, le cerimonie e i rituali mondani.
I ricercatori, che hanno lavorato per Matalan, hanno trovato che le donne, in procinto di mettersi addosso vestiti idonei alla propria rappresentazione e alle attese altrui, spendono mediamente 16 minuti ogni mattina per scegliere quello che è più adatto per il lavoro, 14 minuti il sabato o la domenica per mettersi comode per gli impegni domestici e del tempo libero e addirittura 20 minuti, quando decidono come  vestirsi per una serata fuori casa.
I giorni impiegati così nel corso di una vita ammonterebbero a 287, poco meno di un anno. Questo per la scelta dell’abito. Ad essa vanno aggiunti i tempi per decidere che borsa, scarpe, gioielli e altri ornamenti accompagnare.
Il tempo complessivo di decisione per quello da portare con sé in una vacanza è di 52 minuti, per la festa del Natale o dell’ultimo dell’anno raggiunge i 36 minuti.
Il massimo dell’impiego di tempo spetta però alle discussioni fra donne in tema di abbigliamento. La media è di 64 minuti all’anno.
Ignoriamo la metodologia dell’indagine, ma immaginiamo che sia stata realizzata con il metodo dell’autodenuncia e forse con qualche abbellimento anche qui della realtà per l’immagine di sé, che le intervistate hanno voluto dare. Copyright2009©irio , ,  

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societa 295

Psy

Psyckoze, senza titolo, 2007, murale.

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Quattro paesi del Nord Europa primi per l’ICT La nona edizione dell’Economist – IBM «E-readiness rankings» ha classificato le prime 70 economie del mondo nell’utilizzo dell’information and communication technology 23 paesi dell’UE sono presenti nell’«E-readiness rankings 2009. The usage imperative», la valutazione che da nove anni l’Economist, con la collaborazione dell’IBM, fa delle maggiori economie del mondo per l’abilità mostrata nell’assorbire l’ICT e usarla con vantaggi economici e sociali. E-readiness riunisce 70 paesi, misurati per la qualità delle infrastrutture tecnologiche e la capacità di utilizzarle, dimostrate dai comportamenti degli utenti, del mondo degli affari e dei governi.
Per redigere la classifica dell’ICT nei differenti paesi sono stati usati 100 criteri diversi, dal successo delle iniziative prese nel settore agli investimenti delle aziende, dal commercio internazionale alle prospettive di business, dall’ambiente culturale, sociale, politico e legale alla visione politica e governativa.
In testa alla classifica è risultata la Danimarca, che l’anno scorso aveva il quinto posto. Al seguito si è piazzata la Svezia, salita dalla terza posizione e poi i Paesi Bassi, terzi con un balzo di quattro gradini. La Norvegia si è classificata quarta, è salita di sette posti in un anno.
I paesi dell’UE la fanno da padroni: undici sono tra i primi venti e i quattro già indicati hanno superato gli USA, scesi dal podio, dove erano collocati nel 2008, alla quinta posizione attuale.
L’Italia è risultata ventiseiesima, è scesa di un gradino dall’anno scorso. E’ quattordicesima nell’UE, dietro la Spagna e davanti al Portogallo. Certo non è un successo per i ministri incaricati della funzione, ma costituisce anche un sicuro segnale del ritardo del nostro sistema delle aziende nell’innovazione tecnologica.
Altro segnale forte della classifica è l’ascesa delle economie emergenti, dell’Europa orientale, dell’Asia e dell’America Latina: a fianco ai soliti Singapore, Hong Kong, Sud Corea e Giappone si sono fatti strada gli Emirati Arabi Uniti, il Brasile, la Nuova Zelanda, il Venezuela, la Malaysia, l’Estonia, la Lituania e la Slovacchia.

                                   I primi 20 paesi del mondo per l'ICT  
2009
Paese
2008
2009
Paese
2008
1 Danimarca
5
11 Nuova Zelanda
16
2 Svezia
3
12 Svizzera
9
3 Paesi Bassi
7
13 Regno Unito
8
4 Norvegia
11
14 Austria
10
5 USA
1
15 Francia
22
6 Australia
4
16 Taiwan
19
7 Singapore
6
17 Germania
14
8 Hong Kong
2
18 Irlanda
21
9 Canada
12
19 Sud Corea
15
10 Finlandia
13
20 Belgio
20
Copyright2009©irio , ,

Postato da: orsola a 13:02 | link | commenti (1)
competitivita 92

09/07/2009

G8 summit e contromanifestazione

 photo1

1 Accoglimento dei partecipanti
2 Preparazione alla foto di gruppo
3 Riunione in corso
4 No global a Roma

Postato da: orsola a 11:22 | link | commenti

08/07/2009

Promesse mancate del G8 per l’aiuto allo sviluppo La crisi potrebbe fare aumentare a 20 milioni le persone che vivono con un dollaro al giorno, ma da quattro anni alcuni paesi membri del summit mondiale non rispettano gli impegni finanziari verso i paesi emergenti Concord, la confederazione europea delle 1.600 organizzazioni non governative, rivelava già nel rapporto dell’anno scorso, intitolato significativamente «Non c’è tempo da perdere», che nell’UE 27, durante il biennio 2006-2007, solo cinque governi avevano aumentato il rapporto tra aiuto allo sviluppo e PIL, diciotto erano rimasti fermi allo stesso livello o avevano ridotto di oltre il 10% il contributo, quattro erano ancora al disotto degli obiettivi stabiliti per il 2006.
L’Italia era tra questi. Nel 2007 il contributo di Roma è calato del 3,6%, anche se gli aiuti sono aumentati di fatto del 40%, rispetto all’anno precedente e i fondi hanno colmato debiti passati, con alcune agenzie ONU e con il Fondo globale contro le pandemie, a cui è stata anche anticipata la quota del 2008.
Il sito agimondo.com riportava il commento di Luca De Fraia di ActionAid, che parlava di promesse mancate nella storia dell’aiuto italiano allo sviluppo e osservava che, continuare ad abbassare la media europea, non allineandosi con gli altri paesi UE, poteva intaccare la credibilità internazionale del nostro governo, soprattutto in vista del G8 del 2009.
Previsto alla Maddalena e spostato all’Aquila per ragioni mediatiche, questo si trova ancora una volta impegnato ad affrontare il punto dolente dei contributi finanziari per l’aiuto allo sviluppo, su cui il nostro presidente del Consiglio fa ancora una volta promesse con molta sicurezza, come se non c’entrasse con i governi passati e i ministri Tremonti, per i tagli di bilancio e Maroni, per i respingimenti e la clandestinizzazione degli immigrati, fossero dell’opposizione.
Su «Les Echos» di oggi l’economista François Bourguignon, esperto dello sviluppo e direttore della Paris School of Economics, ricostruisce la storia delle mancate promesse di contributi finanziari dei paesi ricchi del pianeta a quelli più poveri.
Nel 2005, scrive, al vertice di Gleneagles, la grande maggioranza dei governi componenti l’attuale G8 si era impegnata a portare entro il 2010 l’aiuto ai paesi più poveri a 50 miliardi di dollari. Le promesse erano state reiterate nel 2006 a San Pietroburgo, a Heiligendamm e l’anno scorso a Hokkaido. Con i risultati che abbiamo visto.
Bourguignon nota che la scusa ultima degli inadempienti è stata che ora i paesi ricchi si troverebbero strangolati dalla recessione mondiale e circostanze così eccezionali sconsiglierebbero di approfondire il perché dei mancati contributi precedenti. La spiegazione, sottolinea, non considera che un aumento della povertà mondiale, pericolo legato alla debolezza delle popolazioni meno munite, come quelle dell’Africa subsahariana, può ostacolare la ripresa dell’economia globale.
Una maggiore povertà degli abitanti del pianeta non favorisce la realizzazione dei piani di rilancio, che tutti i paesi ricchi hanno stabilito con le più differenti destinazioni tra banche, industrie e altri settori.
L’aiuto allo sviluppo deve fare parte necessariamente dei programmi di ripresa, e, aggiungiamo, dei provvedimenti urgenti, non polizieschi, di mantenimento dei migranti nei paesi d’origine e di sviluppo dell’economia mondiale in modo integrato. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 17:58 | link | commenti (5)
economia 138

Crisi e disoccupazione influenzano suicidi e criminalità Una ricerca di criminologi inglesi rileva gli effetti negativi della crisi e l’attenuazione dei comportamenti asociali per opera del welfare La crisi e la disoccupazione non hanno solo effetti economici sui consumi, i risparmi, i debiti delle famiglie e delle persone, producono crisi d’identità e perdite d’autostima, che possono sfociare in disturbi del comportamento, aggressività e devianza sociale di tipo criminale. Lo affermano i risultati di una ricerca, realizzata da un gruppo di cinque studiosi del Centre for crime and justice del Kings College di Londra e della Wates Foundation dell’Oxford University, coordinati da David Stuckler, pubblicati su «The Lancet» di oggi con il titolo «The public health effect of economic crises and alternative responses in Europe: an empirical analysis».
I ricercatori hanno analizzato i dati della disoccupazione tra il 1970 e il 2007 in 26 paesi dell’UE e hanno trovato che ad ogni aumento dell’1% dei senza lavoro cresceva dello 0,8% il numero di quelli sotto i 65 anni che si toglievano la vita o commettevano un omicidio. Se la disoccupazione aumentava del 3%, i suicidi raggiungevano fino al 4,5% in più e, contemporaneamente, si verificava un incremento più che proporzionale delle morti per abuso di alcol.
Gli autori dello studio hanno scoperto che le morti erano state maggiori nei periodi di più alta disoccupazione ma si erano attenuate nei paesi, che disponevano di sistemi di protezione sociale, meglio rispondenti agli effetti negativi della perdita del lavoro.
«Abbiamo avuto la prova che i programmi che sostengono e reintegrano i lavoratori nel ritorno in attività possono mitigare alcuni effetti negativi della crisi sulla salute mentale», dicono nel loro articolo.
A conferma dell'interpretazione citano i casi della Finlandia e della Svezia, paesi con forti apparati di welfare, che agli inizi degli anni ’90 hanno avuto notevoli recessioni e aumenti significativi dei disoccupati, ma non hanno sofferto di suicidi o altre forme di devianza tra i propri cittadini.
I governi, suggeriscono, devono trovare forme specifiche di intervento a sostegno dei disoccupati, meglio se aprono prospettive di ritorno al lavoro. Attività di ricollocazione e di riqualificazione sono le migliori perché «allineano la promozione della salute con gli investimenti produttivi sul terreno delle politiche del lavoro».
L’effetto non è immediato, avvertono, «alcuni effetti della grande depressione del ’29 si trascinarono fino a cinque o sette anni dopo il crac». Lo choc del licenziamento e dell’inattività forzata comporta squalifiche pubbliche e menzogne per mascherarle, che lasciano il segno in chi ne è colpito senza nessuna causa attribuibile alla condotta personale. Copyright2009©irio , , , , ,

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occupazione 109

07/07/2009

Persepolis 2.0 Un fumetto iraniano, ispirato al cartone animato di Marjane Satrapi, racconta manifestazioni di protesta e violenze poliziesche seguite al voto per le presidenziali del 12 giugno 2009 Le ultime elezioni iraniane hanno ufficialmente riportato alla presidenza della Repubblica l’uscente Mahmoud Ahmadinejad. Secondo le fonti governative, egli avrebbe ricevuto il 62,6% dei voti validi espressi il 12 giugno contro il 33,7% del suo avversario Hossein Mussavi.
Questi, invece, s’è dichiarato vincitore e ha denunciato pubblicamente il tentativo di «frode massiccia», messo in atto da Ahmadinejad, che avrebbe ricevuto solo il 13,6% dei voti e conquistato la terza posizione con 5,7 milioni di suffragi, dietro Mussavi, in testa con il 45,2% di indicazioni da parte di 19 milioni di elettori e il candidato Mehdi Karubi, secondo, con il 31% dei voti e 13 milioni di elettori.
Il 13 giugno migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Theran per contestare i risultati e, per tre settimane, forti proteste popolari e violente repressioni poliziesche si sono susseguite e si sono estese nelle provincie e nelle università del paese. Il bilancio ufficiale degli scontri è a tutt’oggi di 20 morti e 1.032 arresti, altre fonti parlano di 150 morti e di migliaia di feriti, arrestati e torturati. Pers.3
Russia, Cina, India, Brasile e numerosi paesi del Medio Oriente all’indomani del voto si sono felicitati con Ahmadinejad per la vittoria. Gli USA e l’UE hanno denunciato i brogli elettorali. Ma Theran ha reagito, accusando di ingerenza gli «agenti stranieri» e ha rifiutato di prendere in considerazione la richiesta di una seconda conta totale o di una ripetizione dei voti.
La contestazione popolare ha finito così con il crescere e urtare contro il rifiuto del Consiglio dei guardiani della Costituzione e della Guida suprema del paese a riconsiderare la possibilità del voto e il timore dello stesso Mussavi di un bagno di sangue per l’esplosione di un violento conflitto.
Le manifestazioni di opposizione si sono caratterizzate per l’utilizzo ampio dei personal media da parte di oppositori, che hanno dialogato in Rete con altri comunicatori mondiali e sono riusciti ad aggirare censure, divieti e controinformazioni del regime iraniano.
Al tentativo di fare conoscere la realtà degli avvenimenti elettorali e postelettorali si sono rivolti Payman e Sina, due autori, che si sono ispirati al cartone animato e alla grafica di Marjane Satrapi, autrice del cartone animato «Persepolis» e hanno realizzato il fumetto «Persepolis 2.0».
Le tavole della storia hanno rappresentato il diario giornaliero dei fatti accaduti da venerdì 12 giugno 2009 in poi, le speranze sui risultati del voto, la brutta sorpresa della frode, le proteste, le repressioni e l’imposizione ancor più autoritaria del regime.
La narrazione è sintetica, contiene in 4-5 tavole di una stessa pagina gli episodi salienti delle singole giornate delle quattro settimane successive alle votazioni. Si presta ad essere ritrasmessa su Twitter, Facebook, allegati alle mail, diffusa a mezzo stampa e su cartelli di protesta.
E’ la tipica opera multimediale della creazione e scambio open mind su Internet, che serve a creare conoscenza condivisa e sempre più diffusa. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 18:11 | link | commenti
politica 137

Genealogia e storia della discriminazione razziale Il razzismo attribuisce alla biologia, ai geni e alla natura caratteristiche provenienti dalla cultura, l’educazione e la politica Da molto tempo numerosi studi scientifici hanno provato inequivocabilmente che le razze umane non esistono, ma il comportamento discriminatorio dei razzisti torna prima o poi a manifestarsi in forme nuove, che hanno a che fare con la sicurezza delle persone, l’occupazione, l’economia o la cultura.
Il razzismo sopprime la storia, chiude gli umani in categorie determinate in base al colore della pelle, a identità sociali diverse, escluse con un destino immutabile perché naturale, attribuito alla biologia, ai geni e alla fisicità, mentre derivano da fattori culturali, di etnocentrismo, educativi, di ambiente di crescita, politici, di egemonia mondiale.
Assegnare una popolazione a una razza vuol dire rinchiuderla in un passato senza presente né avvenire, immobilizzarla nella storia come incapace della minima evoluzione.
Lo dice Maurice Olender, storico, professore dell’EHESS, specialista dell’idea di razza, che in «Race sans histoire», Points, Paris, 2009, raccoglie i ritratti storiografici di autori che hanno affrontato questioni relative a identità e alterità negli ultimi due secoli, dando vita alle diverse manifestazioni del razzismo e agli usi politici delle scienze umane.
Il libro parte da un’indagine sul mito e la storia degli studi indoeuropei. La preistoria d’Europa, dimostra, è stata trasformata per ispirare concezioni etniche e nazionali, destinate a sostenere il colonialismo. E in quest’opera non ci sono soltanto le interpretazioni colte di Georges Dumezil, c’è l’appoggio ufficiale della Chiesa e veri propri falsi a favore della teoria del complotto ebreo universale, messo in atto con i «Protocolli dei savi di Sion».
Olender ricostruisce i percorsi culturali di Mircea Eliade nella storia delle religioni e la nascita della dicotomia ariano-semita, validata da Carl Gustav Jung nella teoria dell’inconscio, di pari passo con la barbarofilia dei Greci antichi.
Il razzismo, sostiene, non ha bisogno d’essere spiegato, né d’essere analizzato per agire. I suoi slogan si diffondono come una marea, che avanza irresistibile e può inghiottire d’un colpo una società. E senza essere fondato, si avvale della simpatia e della collusione di intellettuali, che lo giustificano.
Professionisti della parola, della spiegazione, dell’analisi, sono rimasti muti, senza rispondere alle questioni che venivano rivolte loro o nascondendo l’impegno passato. I nomi richiamati da Olender sono molti, dal fondatore della linguistica Ferdinand de Saussure all’antropologo Marcel Mauss, dal filosofo Martin Heidegger allo scrittore Gunther Grass.
«Race sans histoire» è un libro documentatissimo, di altissima qualità, scritto con passione, anzi riscritto e rinnovato dopo una prima versione del 2005, apparsa con il titolo «La chasse aux évidences» e concluso con un appello a non abbassare la guardia difronte al disprezzo dell’umanità, legato alla discriminazione in nome di un’idea, che osteggia le differenze e afferma il dominio di un pensiero sugli altri. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 13:30 | link | commenti
fondamenti 91

06/07/2009

Riparte la corsa tra banchieri per il bonus più alto Nonostante i limiti stabiliti da governi e parlamenti è in arrivo un altro anno di retribuzioni e premi eccessivi per i manager delle banche americane ed europee Bank of America, Citigroup, Royal Bank of Scotland sono tre nomi presi a caso, noti anche al grosso pubblico, di aziende di credito americane e inglesi, attrici della grave crisi finanziaria, che ancora affligge l’economia mondiale. Per queste ed altre, che hanno avuto bisogno dell’aiuto miliardario dei governi per sopravvivere, è stato accertato e dichiarato ufficialmente che le remunerazioni dei dirigenti sono state un fattore di default.
Il segretario al Tesoro americano Timothy Geitner ha indicato, per esempio, che quei compensi erano iniqui perché premiavano per i guadagni a breve delle banche, non sanzionavano le cattive prestazioni a medio e incitavano all’assunzione irresponsabile di rischi. Il presidente Obama ha anche lui rimproverato alle aziende di credito di avere pagato nel 2008 quasi 18 miliardi e mezzo di bonus, mentre chiedevano l’aiuto del governo e aveva voluto perciò fissare in gennaio un tetto di 500 mila dollari all’anno per i dirigenti delle banche andate in crisi, salvo rinunciarvi poi in giugno.
Il “Wall Street Journal” ha rivelato la settimana scorsa, in base ad alcune analisi tecniche, che Goldman Sachs ha messo da parte quest’anno 20 miliardi di dollari per mantenere ai suoi dirigenti lo stesso livello di remunerazioni dell’anno scorso, anche se con una composizione diversa e Morgan Stanley sta puntando per lo stesso motivo su una forchetta tra gli 11 e i 14 miliardi. Sempre nella settimana scorsa, il “Financial Times” ha fatto sapere che Stephen Hester, il nuovo CEO della Royal Bank of Scotland, è stato ingaggiato con una remunerazione superiore ai 9 milioni 600 mila sterline.
Ai compensi dei capi azienda si vanno ad aggiungere, è il caso di Bank of America o di Citigroup, i “Troubled asset relief programme”, che aumentano le remunerazioni dei primi 20-25 dirigenti e, spesso, anche quelle di qualche migliaio di middle manager e quadri. Tutto come prima e la crisi a carico degli investitori e dei clienti, come se fosse colpa loro.
Non sono esemplari neppure i comportamenti sul Vecchio Continente, delle banche di Francia e Germania, dove Société Générale e Deutsche Bank, hanno incominciato ad approfittare delle difficoltà della concorrenza per assumere nuovi dipendenti. Nel pieno della crisi, mentre i dirigenti e gli operatori finanziari diminuivano di quasi 300 mila a New York, le due banche europee ingaggiavano persone qualificate a prezzi adeguati.
Il “Wall Street Journal” ritiene che nuovi contratti milionari sarebbero in trattativa nella banca tedesca. Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 12:47 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

02/07/2009

Migliorare il comportamento di ruolo Il videogame «The Sims 3» di Electronic Arts/ Maxis può favorire lo sviluppo delle abilità relazionali Il successo della serie di videogame «The Sims» è dovuto principalmente alla sua adattività narrativa e all’interpretabilità dei personaggi, che il giocatore può costruire e collocare in un ambiente interattivo, configurato dalle persone che vi si muovono e condizionante ruoli e identità sociali.
Con «The Sims 3» gli sviluppatori di Electronic Arts/ Maxis hanno messo a disposizione del giocatore un sistema di montaggio avanzato, il «movie mash up tool», che consente di combinare 60 tratti di personalità dei protagonisti, di costruire personaggi diversi, di farli agire in un ambiente dinamico, di avere accesso costante a tutte le clip e condividerle con gli altri giocatori.
Il nuovo videogame ha un piccolo, versatile programma di montaggio, che gira su un browser, ha a disposizione una traccia video e una audio per raccontare le storie di persone qualunque, che girano per una città, hanno scambi con la comunità, acquistano abiti, mobili, case, dialogano e interagiscono con gli altri, hanno una vita corrispondente ai caratteri, ai ruoli e alle identità definite.  sims3_pop_04
Influenzati dalle caratteristiche attribuite, i personaggi hanno desideri e ambizioni, che giustificano i loro comportamenti, ottengono successi e sconfitte. Possono cogliere opportunità casuali per guadagnare denaro in fretta, fare carriera, guidare il proprio destino o perdersi.
Sono vite realistiche, che possono proiettare quelle dei giocatori e fare sperimentare situazioni sociali che nessun altro metodo didattico di simulazione può dare.
Nel videogame, oltre le persone vive e vegete, ci sono fantasmi, personaggi particolari, frutto di desideri insoddisfatti, che continuano ad aggirarsi per la città, finchè questi non saranno realizzati e possono influenzare la dinamica dei rapporti interpersonali.
Il tempo che trascorre è una variabile importante. Lascia il segno su invecchiamenti, esperienze e riconoscimenti, come è proprio di un sistema aperto in cui l’uomo possiede il libero arbitrio ed è il perno della sua condotta.
La grafica è, come al solito, curatissima in ogni dettaglio e il percorso può essere compiuto progressivamente per livelli di difficoltà in rapporto ad azioni, interazioni e integrazione nella città in cui il giocatore ha collocato le storie dei suoi personaggi, che si incontrano con quelle costruite dai diversi partner di gioco.
Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 17:52 | link | commenti
formazione 112

combas1

Robert Combas, "Danse printanière entre les membres d'une même fréquentation ou presque", 2004, acrilico su tela.

Postato da: orsola a 13:14 | link | commenti

Reazione a Facebook Il sito per.sonn.es vuole essere il primo social network completamente fasullo su Internet I produttori, i venditori e i compratori di articoli contraffatti sono sempre più esposti alla vigilanza delle polizie e alle sanzioni amministrative, dicono i giornali di oggi, che nella cronaca riportano i soliti, ennesimi episodi di circonvenzione di una donna, colpita da malocchio e oggetto delle cure a prezzo salatissimo di una maga e del medico senza laurea, apprezzato dai pazienti che gli si erano affidati per oltre un quinquennio.
Tra le patacche ricorrenti ci sono anche quelle delle università “americane” con recapito a Grottaferrata, che a pagamento attribuiscono diplomi in discipline improbabili, degli ordini equestri, che con la stessa motivazione fanno cavaliere chiunque e i registri di qualità ed eccellenza nella professione. Ogni giorno intasano con le loro proposte i nostri account e fax e ci difendiamo da essi con gli antispam e il cestino.
Nessuno finora si era azzardato a dubitare e a reagire alla presenza globale di Facebook, che vanta 200 milioni di membri attivi o di YouTube e via scendendo, oggetto di acquisizioni da fantastiliardi per via delle audience, segmentate e fidelizzate, che riuniscono.
Ci prova adesso con la vecchia arma della risata seppellitrice il sito per.sonn.es, che rassicura il potenziale utente con la scritta sopra il template «Nessuna informazione, ma in tutto il mondo». E’ un social network dichiaratamente fittizio, il primo su Internet, che vuole rivoluzionare lo schema di aggregazione e scambio dei più seriosi predecessori.
Per.sonn.es è un “progetto artistico”, un social network creato combinatoriamente a ogni visita fatta al sito da un umano o da un robot. Ad ogni accesso, in base a un elenco di nomi e cognomi tra i più comuni, scelti dai visitatori, un algoritmo assegna al nuovo componente della comunità, così identificato e in maniera del tutto arbitraria, un’età, una lista di amici, un modo di pensare, un’informazione pubblicata in quel momento su rezo.net, una fotografia scelta su Flickr.
I nuovi membri, costruiti dalla formula matematica riproducibile, ricevono una scheda personale relativamente stabile nel tempo. Gli amici, ovviamente, possono cambiare e l’avatar prodotto, se ha dei cambiamenti, indicati dalla persona del mondo reale che gli sta alle spalle, può avere nuove fotografie, sempre di Flickr.
I membri del social network possono contribuire, facendo conoscere il sito, scrivendo nella scheda personale idee nuove, fresche e diverse, poetiche o scherzose, per arricchire il potenziale espressivo della comunità, partecipando all’elaborazione del regolamento e del design del sito.
Per.sonn.es garantisce che non contiene nessuna informazione personale, che tutto è falso, che lo scopo del sito è di divertirsi creando, come ha proposto Raymond Queneau, nella sua opera di poesia combinatoria “Cent mille milliards de poèmes”, del 1961, che, partendo da 10 sonetti di 14 versi ciascuno, invita a comporre 100.000.000.000.000 di sonetti l'uno diverso dall’altro.
Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 12:53 | link | commenti (2)
societa 295

01/07/2009

Scomparsa del buonsenso Successo del personal decision maker Hunch.com, che aiuta gli internauti a fare la cosa giusta Una volta si incitavano i bambini ad essere giudiziosi e si apprezzavano gli adulti assennati, dotati della capacità di valutare e di operare nella sfera pratica della vita secondo criteri di evidenza logica , frutto il più delle volte di esperienza. Lo sviluppo di questa capacità di discernimento è indipendente dalle convenzioni e dalle regole del senso comune. E’ legata ai principi elaborati individualmente e condivisi,  è il riferimento per le scelte e le azioni, che chiamiamo buon senso.
Ma attualmente è una capacità sempre più spesso lasciata allo stato potenziale, inattiva, mentre è in crescita la furberia, l’abilità di trarsi d’impaccio e raggiungere i propri scopi con espedienti, anche a danno degli altri.
La conseguenza è che quando manca l’altro, in assenza di competizione, molti non sanno più che pesci pigliare e c’è bisogno del motivatore per agire sotto l’effetto del coaching, del personal shopper per essere convinti di comprare quello che piacerà, del personal trainer in palestra . Una caduta a vite dall’individualismo edonistico all’isomorfismo personalizzato, dalle comunità d’interessi alle tribù per stili di vita.
Non sorprende perciò che su Internet impazzi il personal decision maker. E’ Hunch.com e lo propone un’abile donna d’affari, Caterina Fake, cofondatrice di Flickr, il sito per la condivisione di immagini.
Hunch è un sistema che fornisce risposte e dà consigli a quelli che vogliono fare la cosa giusta, appiattirsi sulle convenzioni più diffuse, scegliere e agire secondo i pregiudizi largamente condivisi sui consumi, il benessere, il desiderabile, l’importante della vita. Quelli che hanno sempre la preoccupazione d'essere valutati.
Gli indecisi, bisognosi di aiuto, che accedono al sistema decisionale, per prima cosa devono compilare un questionario di 42 domande, preparato secondo il formato “che cosa apparirà?”. Un algoritmo, sviluppato, pare, da quelli del MIT, classifica le risposte e raggruppa per tipologie i rispondenti. L’assegnazione al cluster giusto dipende dalla sincerità e dal numero delle risposte date. Più il questionario sarà vicino al completamento, maggiori punti di valutazione avrà il sistema di classificazione per i profili individuali, i confronti con gli altri e le aggregazioni degli utenti.
Hunch ha già inserite 7 milioni di risposte d’ogni genere: scelta di vacanze, sport da praticare, diete, problemi di cuore, lavoro. Sono state date indicazioni finora per 2.400 tipi di problemi. Ogni persona registrata può trovare un suggerimento pratico, formulato in base al senso comune, uguale per tutti gli appartenenti a un cluster, che esprimono un dubbio simile.
Come per i motivatori, i consiglieri e gli addestratori personali in carne ed ossa, il sistema dà sempre indicazioni nate dalla massa dei frequentatori del sito ed accettabile dall’uomo medio, in preda all’ansia da scelta.
Il servizio offerto è in Beta, la risposta è data subito, è gratuita, mette in moto un social network dedicato. Perciò spinge a rinunciare all’uso della propria testa, al fare tesoro dell’esperienza, al fidarsi di parenti, amici, persone vicine, esperti. 
Rimane incerto l'aspetto della richiesta di dati sensibili immessi nel database, che potrebbero essere usati a fini commerciali, anche se i gestori si impegnano a non cedere nessuna informazione personale ad altre società e l’utente può modificare o eliminare in qualsiasi momento ogni traccia del suo passaggio per Hunch.
Chi si iscrive, dunque, è lasciato a sciogliere da solo qualsiasi dubbio a tale proposito.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 12:17 | link | commenti (3)
tecnologia 115