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30/06/2009

GIUGNO
4 temi, 32 post e 53 commenti

 

CONVERGENZE

Declassamento sociale; Emancipazione femminile con l'aiuto del lavoro; Il sonno profondo favorisce la creatività; Impegno comune europeo per l'occupazione; Job Marathon; Paperino compie 75 anni; Partecipare a un reality show è un lavoro; Record delle spese militari nel mondo; Sebastian Kruger.

RIVEDERE E REAGIRE

Appello dell'ILO contro la disoccupazione; Diritti sindacali negatiLa Genesi a fumetti; Le grandi scimmie già ridevano prima di Lucy; Manifesto per la sicurezza sul lavoro; Migliorare la reattività personale; Ripensare le tecniche manageriali.; Michel Blazy.

NUOVE DIMENSIONI DEL LAVORO

Ascesa dell'azienda proteiforme; British Airways propone ai dipendenti di lavorare gratis; Dal blog al book; Gestione delle risorse nella crisi; Quando finisce il lavoro; Sensual tea; Gilles Barbier.

RESPONSABILITA' SOCIALI

Come la società esclude il diverso; Gli scambi di email fanno diagnosticare le crisi aziendali; Musei del ventriloquismo; Responsabilità sociale d'impresa; Spunti per i corporate social media; Trasferimento delle partecipazioni statali a livello locale; Bela Borsodi.

POST PIU' COMMENTATI

Dal blog al book 
Quando finisce il lavoro 
Appello dell'ILO contro la disoccupazione
Ripensare le tecniche manageriali
Spunti per i corporate social media

Postato da: orsola a 17:20 | link | commenti

29/06/2009

Responsabilità sociale d’impresa Due professori universitari francesi, specialisti della disciplina, propongono il coinvolgimento e la mobilitazione degli stakeholder nell’elaborazione della strategia aziendale I giornali di oggi pubblicano due notizie americane, che si prestano a un immediato confronto: il Congresso ha approvato il progetto di legge «Clean energy and security act» per diminuire le emissioni di gas a effetto serra, Bernard Madoff, l’autore della frode da 65 miliardi di dollari, la «truffa del secolo», è in attesa della sentenza del tribunale di New York, che potrebbe condannarlo a 150 anni di carcere.
Sono due casi espressivi di comportamenti opposti nella responsabilità sociale d’impresa, quello estremamente negativo dei patron, che si prefiggono smisurati profitti e attuano criminali condotte a vantaggio personale ed eventualmente dell’azienda, quello rivoluzionario, dopo anni di rifiuti di Bush, dell’amministrazione Obama, che punta a ridurre le emissioni nocive del 17% nel 2020 rispetto al livello del 2005 e dell’83% nel 2050, creando posti di lavoro, energia e industrie verdi.
Le crisi finanziaria ed ecologica hanno riportato d’attualità negli USA il valore della responsabilità sociale d’impresa, una tecnica schermo, servita nei venti anni precedenti a riverniciare di apparenza i comportamenti malavitosi dell’imprenditoria di Enron e Madoff investment securities e le collusioni relative di business e politica.
Le imprese devono fare solo e ad ogni costo profitti? Rendere conto solo ai manager e agli azionisti? Possono trovare  la strada di una nuova governance?
Domandano Jacques Igalens, specialista d’audit sociale e Sebastien Point, professore di gestione delle Risorse umane e di management internazionale, in «Vers une nuovelle gouvernance des entreprises. L’entreprise face à ses parties prenantes», Dunod, Parigi, 2009, che affrontano con chiarezza didascalica le questioni, fornendo linee guida per identificare gli stakeholder dell’impresa, tutti quelli che hanno interessi e aspettative legittime nei confronti dell’azione aziendale e distinguono la governance di essi, con essi, per essi.
Solo la mobilitazione di tutti gli stakeholder, organizzativi, economici, societari, sociali, sostengono gli autori, permetterà di uscire dalla crisi e di avviare una crescita duratura, che tiene conto di tutte le variabili contestuali.
«La domanda che sarà posta con pressione crescente dalla società civile alle aziende, particolarmente alle grandi imprese multinazionali, è quella della legittimità o dell’accettazione della loro condotta da parte del corpo sociale». Non si tratta, dicono gli autori, d’importare etica sociale d’accatto, né di manipolare dipendenti, clienti, fornitori e azionisti con codici etici, carte dei servizi, guide al rispetto dei principi organizzativi, proclami alle comunità locali. E’ necessario redigere obiettivi di sviluppo duraturo, contribuendo all’inclusione di una parte sempre maggiore degli stakeholder nella strategia aziendale.
Per questa inclusione è importante conoscere ciò che i diversi interessati si aspettano dall’azione organizzativa, tracciando la mappa degli stakeholder e coinvolgendoli nei piani e programmi, misurare il loro peso organizzativo, economico, societario e sociale, approntare strumenti e sistemi di reporting, divulgazione, conoscenza e migliorare la credibilità strategica dei rapporti.
Il percorso proposto è lineare e semplice, la lettura delle 200 pagine scritte solleva però due dubbi fondamentali: vorranno i manager rinunciare alla loro vantaggiosa opacità d’azione? Si fideranno gli stakeholder delle comunicazioni con i manager, stanti i precedenti?
Se ci sarà coinvolgimento e controllo degli stakeholder sull’azienda, la luna di miele potrebbe essere brevissima finchè non cambieranno i modi fondamentali del fare impresa.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 17:54 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Come la società esclude il diverso Il film “Garage” di Leonard Abrahamson mostra che gli esami per l’integrazione non finiscono mai Ci sono i lavori che tutti rifiutano appena possono. Sono quelli senza prospettive, sotto padrone, mal pagati. Richiedono innanzi tutto disponibilità, capacità di reggere alla fatica, alla routine, all’isolamento. Chi li accetta vi è costretto: è una persona che non ha alternative, non è qualificato, è mal visto, è disperato. Appartiene a una delle tante minoranze deboli, a bassa impiegabilità, come gli immigrati, i giovani e gli anziani, le donne, i diversamente abili.
L’asetticità dei termini con cui queste persone, bisognose di lavorare, sono indicate, non rappresenta neppure lontanamente i drammi individuali, la forza di chi può selezionare in un vasto bacino di offerta, l’egoismo di quelli che pensano d’essere bene inseriti e sentono come una minaccia ogni alterazione degli appartenenti alla loro comunità e sono pronti alla reazione.
Il film “Garage” del regista Leonard Abrahamson racconta una storia di solitudine in una cittadina di campagna al centro dell’Irlanda, che ha per protagonista un giovanottone con un deficit cognitivo e un handicap fisico, Josie (Pat Shortt), addetto a una stazione di servizio. Fa il benzinaio per conto di un tale Gallagher (John Keogh), che passa di tanto in tanto per controllare come vanno le cose e con cui non riesce che a scambiare qualche parola nel poco tempo della visita.
Josie è quasi sempre solo, i clienti sono pochi ed è incaricato anche di versare il poco contante incassato giornalmente all’agenzia della banca locale. Abita perfino in un angolo della stazione.
Accetta perciò di buon grado la proposta del padrone di prolungare l’orario di apertura delle pompe di benzina con l’arrivo della stagione estiva. Avrà un ragazzo, che gli darà una mano. Nasce così un’amicizia con David (Conor Ryan), un diciassettenne in vacanza scolastica, come il suo amico e coetaneo Declan e la ragazza di questi. Josie prende l’abitudine di partecipare, in veste di approvvigionatore di birre, alle riunioni serali del quartetto.
E’ un inserimento in un piccolo gruppo, che lo libera dalle frequentazioni di un pub, dove uomini e donne lo trattano da minorato. Nel gruppo invece si sente accettato, anzi accolto, come uno di loro, da abitanti della cittadina.
L’illusione dura poco. Per socializzare di più con David, gli mostra anche un filmino pornografico, che un camionista, conducente di TIR e cliente della stazione di servizio, gli ha regalato, non sai se per divertirsi o per farlo divertire.
David lo dice a Declan, che lo racconta a sua madre, che fa un esposto alla polizia. Josie è fermato e interrogato. Perde la fiducia di Gallagher. Depresso per il tentativo di integrazione fallito, si uccide.
Il film di Abrahamson è fatto di silenzi, rozze violenze, ottusità normative e solitudini, dei “normali” come di Josie e dei giovani suoi amici per poco. L’Irlanda è sempre presente, con la sua campagna e con le sue malinconie, a riecheggiare gli stati d’animo e i rapporti delle figure che sfiorano il protagonista.
Una storia emblematica di esclusione e vendetta sociale sulla fiducia negli altri del diverso.Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 13:07 | link | commenti (2)
societa 295

Spunti per i corporate social media Pier Luca Santoro, esperto di marketing e comunicazione, commenta post e dibattito su "Dal blog al book" L'articolo redatto qualche giorno fa da Stefania Riccio, oltre ad essere ricco di spunti di riflessione e confronto ha innescato un dibattito meritevole di essere approfondito.
In “Dal blog al book” viene sostanzialmente fatta una critica dei social media, con particolare riferimento ai blog, sia in termini di autoreferenzialità quando riconducibili ad una persona, che di utilizzo scorretto o quantomeno fuorviante, quando riferibili ad una impresa.
Tesi sposata e rinforzata quasi all'unisono nei commenti e sintetizzata da quelli espressi da Ferruccio Biraghi che afferma: « I blog padronali, allo stesso modo di tutto quello che è finalizzato al profitto, sono costituzionalmente rivolti a persuadere. La comunicazione aperta e la costruzione di conoscenza sono aldilà della loro logica d'azione. La degradazione in book è legata agli utili e il modello redattore-lettore ripetono le strutture verticistiche dell'organizzazione di fabbrica, formaggini, servizi, notizie, inserzioni che siano». Seguito subito da Simona Avitabile con: «L'abuso della parola community vorrebbe alleggerire la subordinazione delle audience e la primazia delle formule redazionali adottate, copia conforme dei modelli gerarchici delle aziende patrocinatrici, un trucco troppo evidente per convincere sugli obiettivi dichiarati».
Come dicevo l'argomento è talmente vasto ed articolato che difficilmente può esaurirsi in spazi così ridotti.
Tentiamo comunque di ampliare il dibattito e di raccoglierne, spero, gli spunti che verranno approfondendo alcuni aspetti citati in sintesi.
In generale, se da un lato Manuel Castells ricorda che «La logica di rete induce una determinazione sociale di livello superiore rispetto a quello degli interessi sociali specifici espressi nelle reti; il potere dei flussi afferma la sua priorità sui flussi del potere» , dall'altro Andrea Fumagalli afferma come «Siamo di fronte a un paradosso o meglio ad una potenziale contraddizione: il general intellect consente la creazione di un valore che trae linfa dalla cooperazione sociale, ma che viene distribuito tramite processi di espropriazione sociale».
Se pensiamo al twitter-giornalismo, per citare non solo un argomento di attualità ma anche un settore economico storicamente al servizio del potere costituito, non possiamo che concordare con la frase citata di Castells. Dall'altro lato, rimanendo nello stesso ambito/settore, è di questi giorni, l'espropriazione effettuata da “La Repubblica” a danno di blogger ed utenti relativamente all'annosa questione delle dieci domande; coinvolti solo per essere sfruttati come amplificatori del messaggio del quotidiano senza coinvolgimento e riconoscimento alcuno da parte degli ideatori della campagna sociale, avallando così la tesi di Fumagalli.

                                  Influenza del marchio sui lettorisocial-media-chartIn ambito corporate l'utilizzo dei social media è stato inficiato fondamentalmente – nel nostro paese più che altrove, forse - da sedicenti esperti che pour cause ne hanno declamato e promosso per anni l'adozione presso le aziende, senza che fosse valutato l'impatto da nessun punto di vista. Molto spesso i social media sono stati descritti come la panacea low cost di tutti mali, senza che vi fosse una valutazione di coerenza rispetto al mix di comunicazione e, soprattutto, senza considerare l'impatto sull'organizzazione interna e la coerenza tra questa e lo stile comunicazione effettuata all'interno dell' impresa. E' in questi casi, ahimè diffusi, che devo assolutamente concordare con Stefania Riccio quando afferma che: «Il blog diventa una raccolta di immagini e osanna, simile ai book di presentazione di oggetti, macchine o persone e la modernizzazione apparente finisce con il mostrare la vera identità».
La storia della comunicazione via internet è lastricata di errori, spesso pagati a caro prezzo. Dalla creazione dei primi siti web alla presenza all'interno dei più noti social network, passando per second life e, appunto, i corporate blog, abbiamo compreso, mi auguro, come l'importante non sia esserci ma saperci stare.
I modelli culturali e di comunicazione vanno rivisti e adattati, se necessario rivoluzionati, per uscire dalla logica top down ed ingaggiare il confronto e lo scambio con le persone sul web e fuori da esso.
L'impresa va "umanizzata" e l'organizzazione interna dell'azienda adattata, sia in termini di struttura che di coinvolgimento dei dipendenti. Più forte è il coinvolgimento, maggiore è la flessibilità, che serve alle performance collettive.
Troppo spesso ci si concentra sul mezzo e non sul contenuto e le sue implicazioni. E' ora che la cosiddetta visione olistica venga effettivamente applicata e non solamente declamata come prevalentemente avviene.
Il passaggio al web 2.0 è conclamato, la frattura causata dall'assenza della realizzazione effettiva di << modelli enterprise 2.0 >>, passato – auguriamoci – l'attuale momento congiunturale, potrebbe causare dicotomie e scompensi altrettanto gravi.
Buona parte della mappa è disponibile, non resta che utilizzarla adeguatamente mantenendo la rotta.   Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 11:23 | link | commenti (6)
tecnologia 115

26/06/2009

Bela Borsodi, "Fashion faces", 2009, giacca elaborata.

Postato da: orsola a 11:05 | link | commenti

25/06/2009

Trasferimento delle partecipazioni statali a livello locale Il Procuratore generale della Corte dei conti ha evidenziato il grave aumento delle società a partecipazione pubblica nelle Province e nelle Regioni Le Sezioni riunite della Corte dei conti hanno pronunciato questa mattina a Roma la decisione nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2008.
Il Procuratore generale Furio Pasqualucci nella sua requisitoria ha rilevato che, per contenere i costi della politica e della pubblica amministrazione, il riordino degli organismi collegiali ha avuto un effetto molto positivo. Nel triennio 2005-2008 si è avuta una riduzione del numero da 495 a 396. I risparmi di spesa ottenuti con un taglio netto di organismi e comitati presenti nelle strutture ministeriali sono stati del 31% per il 2006 e del 45% per il 2007.
Non trova ancora attuazione invece la “potatura” degli enti pubblici non economici con organici sotto le 50 persone.
Rimane grave il problema delle società a partecipazione pubblica, che negli ultimi anni si è sviluppato particolarmente a livello locale, per un ammontare complessivo di 5.128, nel 2006. Il numero è rimasto lo stesso nel 2008 per i Comuni, ma è aumentato del 4% per le Province e le Regioni.
I consiglieri di amministrazione di queste società sono più di 23.000 e  i componenti dei collegi sindacali superano i 13.500, espressione di una “gestione clientelare e partitocratica del consenso”, che è stata definita “trasferimento delle partecipazioni statali a livello locale”.
Inoltre, non è stato finora emanato il regolamento attuativo dell’ultimo articolo della legge Finanziaria 2008, che contiene disposizioni sull’apertura concorrenziale nella gestione dei servizi pubblici locali.
Copyright2008©irio , , ,

Postato da: orsola a 17:30 | link | commenti (1)
politica 137

24/06/2009

Musei del ventriloquismo A Fort Mitchell nel Kentucky e a Cincinnati nell’Ohio ci sono le due maggiori collezioni di pupazzi per ventriloqui Negli USA vi è certamente un elevatissimo numero di collezionisti, delle più differenti raccolte di opere d’arte, cimeli, oggetti e prodotti d’ogni tipo. Il collezionismo e la nostalgia sono fenomeni complessi, che intrecciano sindrome di Diogene e regressione, ma possono essere funzionali alla ricostruzione del passato e alla coltivazione della memoria, più che mai negletta al tempo di Internet.
Come scrive Edward Rothstein sul «New York Times» dell’altro ieri, a Fort Mitchell nel Kentucky e a Cincinnati nell’Ohio ci sono due raccolte di strumenti di lavoro un po’ speciali: il Vent Haven Museum e l’ American Sign Museum, dedicati ai pupazzi che i ventriloqui usano per le loro esibizioni. Vent1
Il ventriloquio è l'arte posseduta da chi è in grado di emettere la voce, facendola attribuire a un altro, portando a credere chi ascolta che il suono provenga da un luogo diverso da quello di emissione.
E’ una tecnica d’inganno antica, testimoniata dai sacerdoti e le profetesse dell’Oracolo di Delfi, che l’usarono dal 1400 a.C. L’inganno è una conseguenza della strategia percettiva, messa in atto dal cervello per unificare le informazioni visive e uditive in base al grado di affidabilità loro assegnate. La vista è in grado di localizzare uno stimolo meglio dell’udito. La posizione apparente dell’origine del suono finisce così con l’avere maggiore peso di quella ascoltata.
I sensi capitalizzano tutta l’informazione disponibile e gli spettatori attribuiscono la voce del ventriloquo al pupazzo, come i fedeli alla statua di Apollo.
L’articolo di Rothstein descrive le tre stanze affollate da 700 pupazzi, in forma umana e animale, tra cui Pinocchio, che guardano il visitatore, muti, con gli occhi sgranati e le labbra dipinte di rosso, nel Vent Haven Museum, nato nel 1910 per iniziativa di un uomo d’affari, che aveva accumulato nel corso della vita molti dei parafernali, usati dai ventriloqui agli inizi del ‘900 e, diventato prima di morire presidente della categoria. Il museo, spiega l’articolista, è ospitato in quella che fu la casa del fondatore, che si chiamava (nomen omen) William Shakespeare Berger.
Un’origine simile è anche quella dell’American Sign Museum, che ospita 200 pupazzi, in una collezione iniziata dall’editore Tod Swormstedt. Fondato nel 1999, il museo è organizzato per epoche e materiali di produzione.
Entrambe le collezioni continuano a ricevere in dono pupazzi per ventriloqui da ogni parte d’America. Come dice Steven Connor nel suo «Dumbstruck. A cultural history of ventriloquism», far parlare i pupazzi è una passione irrefrenabile, che prese perfino il cardinale Richelieu nel 1600 ed è stata sconfitta solo dalla rivolta razionalista del secolo scorso contro le credenze di spiritismo che circondavano questi spettacoli, diventati ormai ai nostri giorni intrattenimento per bambini.
I due musei sono davvero segni del passato, come dice il nome di quello di Cincinnati. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 16:49 | link | commenti (1)
societa 295

Gli scambi di email fanno diagnosticare le crisi aziendali Aumento della comunicazione interpersonale online e formazione di clan o cricche segnalano tensioni tra i dipendenti La network analysis è un approccio di ricerca nato per capire le relazioni tra persone e gruppi sociali. Le indagini fatte con questo metodo per essere esplicative non devono limitarsi alla forma dei reticoli, ma considerare anche il loro contenuto, collegarli al contesto più ampio di cui fanno parte, integrarsi con le rilevazioni dei tratti individuali, che impattano sugli atteggiamenti e i comportamenti delle persone, in un’analisi delle variabili soggettive, dei sistemi relazionali e delle loro motivazioni.
L’analisi delle interconnessioni per spiegare la dinamica sociale potrebbe essere arricchita da un valido strumento investigativo, tecnologicamente supportato, che rileva l’entità e la direzione degli scambi di mail in una rete aziendale.
Una coppia di ricercatori del Florida Institute of Technology, composta da Ben Collingsworth e Ronaldo Menezes, ha così sperimentato una tecnica di individuazione delle possibili crisi sociali nelle organizzazioni, basata sull’identificare i gruppi che si formano spontaneamente per reggere alle tensioni e scongiurare i pericoli.
Nell’articolo “Email patterns can predict impending doom”, apparso su “New Scientist” del 22 giugno, riassumono il rapporto di una ricerca, presentata il mese scorso all’International workshop on complex networks di Catania.
Raccontano che dopo che il gigante dell’energia Enron fallì nel dicembre 2001, la polizia federale americana ottenne i record delle mail che 150 quadri e tecnici dell’azienda avevano archiviato durante gli ultimi 18 mesi prima della bancarotta. Erano 517.000 messaggi scambiati tra 15.000 dipendenti.
Senza conoscere i contenuti, partendo da questi soli dati, i ricercatori hanno considerato i momenti più drammatici prima della chiusura, come quello delle dimissioni del CEO Jeffrey Skilling nell’agosto 2001 e hanno rilevato quanti e quali gruppi si costituivano in connessione all’andamento della crisi e alla comunicazione interpersonale online.
Hanno scoperto che la quantità delle mail scambiate aumentava perfino da 100 a 800 pro capite, le interazioni si infittivano e si sviluppavano clan e cricche, mentre conservavano lo stesso livello tra persone estranee a questi gruppi.
Ne deducono che la forte crescita di comunicazioni personali e l’emergere di gruppi nuovi legati ad esse è il barometro più preciso della situazione interna di un’azienda.
Il flusso e la direzione delle mail da soli non bastano, spiegano i ricercatori. L’attività di comunicazione va correlata al contesto sociale e alle dinamiche ambientali usate per creare gruppi. Quando un’organizzazione è in difficoltà, le tensioni dei dipendenti si possono scoprire per questa via.
Le paure, le preoccupazioni e i pettegolezzi in circolazione sono tutti riflessi nell’organizzazione della rete sociale. Le mail facilitano l’indagine anche senza conoscere i contenuti. Bisogna poi correlare il sintomo agli avvenimenti chiave e, approfondendo i dati relazionali, si possono individuare le cause delle tensioni e agire opportunamente nella gestione delle Risorse umane. Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 11:13 | link | commenti (3)
gestione e sviluppo 260

22/06/2009

Quando finisce il lavoro ”Il mondo di Horten”, il film di Bent Hamer, è un invito a compiere il grande salto da una vita regolata sul lavoro alle relazioni e agli affetti Ci sono lavori che condizionano una vita e formano un carattere perché rispondono ai bisogni di una persona, godono di considerazione sociale, fanno conoscere gente con cui si sta bene, sono equamente remunerati. Sono lavori dipendenti, inseriti in organizzazioni aziendali, che hanno bisogno per svolgerli, di persone con elevata competenza tecnica, reattività e spirito di servizio.
Il macchinista ferroviario è uno di questi, più longevo del pilota d’aerei, può essere gratificante e talmente assorbente, da non permettere di conciliare professione e altre responsabilità personali. Quelli che lo svolgono sentono di appartenere a un’élite professionale e tendono a fare corpo, come si vede spesso dalle loro frequentazioni durante il tempo libero e dalle adesioni alle rappresentanze sindacali.  imm
Odd Horten (Bard Owe) è uno che guida i treni da quasi 40 anni e abita in un’appartamentino da scapolo, vicino alla stazione ferroviaria di Oslo, nel film “Il mondo di Horten”, che Bent Hamer ha sceneggiato, diretto e prodotto. Metodico e abitudinario, siede da dominatore nella cabina di pilotaggio del treno che va a Bergen. Fuma la pipa, è attento al percorso innevato che deve compiere, non si concede al dialogo con un collega più giovane, in viaggio con lui. Ma, dalla sola battuta che scambia con questo, sappiamo che ha 67 anni e sta per andare in pensione.
Lo abbiamo visto al risveglio prepararsi la colazione e un termos con il caffè per il viaggio, coprire la gabbia con il pappagallino. Lo vediamo all’arrivo a casa di Svea (Henny Moan), la donna con cui deduciamo ha una relazione, mangiare il pranzo, che questa gli ha preparato e sentirgli prometterle, non creduto, che tornerà a trovarla.
I colleghi macchinisti festeggiano l’andata in pensione di Horten, bevono, fumano, giocano a riconoscere dai rumori i passaggi dei diversi convogli incisi su un registratore, lo premiano con la locomotiva d’argento. Poi decidono di continuare la festa a casa di uno di loro.
Odd va a comprare del tabacco e non riesce più ad entrare nel palazzo in cui è atteso, perché la serratura automatica si guasta. Non ha modo di fare sentire la sua voce dalla strada nell’appartamento al quinto piano, dove sono gli altri macchinisti, perché il palazzo è avvolto da impalcature e, quasi certamente, il rumore della festa sopraffà la sua voce.
Si arrampica allora per uno scala esterna e finisce nella casa di un bambino, che simpatizza con lui e lo invita a tenergli compagnia finchè non si addormenta.
La vita regolata del macchinista ha una svolta clamorosa. Arriva in ritardo all’ultimo viaggio che deve guidare, comincia ad aggirarsi per i non luoghi di Oslo, la “sua” stazione, una piscina di notte, il centro della città, dove arriva con un paio di scarpe da donna, calzate nella fuga dalla piscina, per non farsi vedere da due amanti, che si danno piacere nell’acqua e fa amicizia con un ubriaco Trygve Sissener (Espen Skionberg), disteso al suolo, che si rivela un collezionista di armi primitive e lo porta nella sua automobile in una scorribanda a guida cieca attraverso la città.
Un’audacia mai dimostrata prima s’impadronisce di lui. Farà il grande salto dal trampolino con gli sci, che suo nonno aveva proibito alla madre e che lui aveva avuto sempre paura di tentare e ritornerà a Bergen per vivere con Svea.
Il cambiamento è possibile e necessario per vivere la propria vita, sembra dire Hamer. La vita ha molti aspetti e ognuno è una dimensione indispensabile a un’esistenza completa.
Il suggerimento del regista norvegese è fatto con tutto il rispetto dell’interpretazione dello spettatore, con l’aiuto di una scenografia in bianco e nero e di una straordinaria fotografia , che sottolinea la normalità quotidiana di un uomo qualunque.
Il film è dedicato da Hamer alla madre e a tutte le donne che praticano il salto con gli sci. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 12:30 | link | commenti (5)
societa 295

19/06/2009

Sensual tea Amantis.net, un sito spagnolo di e-commerce, promoziona un tè che potenzia il rendimento sessuale Il tè è, dopo l’acqua, da 4.500 anni la bevanda più consumata del mondo. Gli Inglesi ne hanno fatto una bevanda nazionale e nel centro di Londra sono molti i posti che propongono carte con numerose varietà e miscele per l'infusione, anche se la tazza migliore si gusta ancora nei salottini della Dunhill, dove viene offerta a chi vi si reca per la scelta del tabacco da pipa, personalizzato e numerato, che distinguerà il visitatore per tutto il tempo che continuerà a fumare.
In Italia è insuperabile Babington, la sala da tè inglese, dal 1893 nel palazzo adiacente alla scalinata di piazza di Spagna. C’è sotto una tenda verde con il nome, una porticina a vetri contrassegnata da un gatto nero con il collarino rosso, che dà accesso a una sala old style, con parquet, stoffa alle pareti e bei mobili. Ampia scelta di tè, bianco, verde, nero, pressato, aromatizzato, una ventina di tipi, accompagnabili con biscotti, pasticcini e altre delicatezze del Regno Unito.
A Madrid trionfano i sapori e gli aromi degli infusi arabeggianti. Il Cafè de Sherazade, Las mil y una noches, Alqamaru, sono i locali meglio frequentati e qui l’accompagnamento al tè è una delizia di pasticceria e ascolto musicale, il contrario del classico sottofondo fastidioso per la conversazione.
Non immaginavamo che un’opportuna miscela di tè potesse rinvigorire la potenza sessuale. Il tè è bevuto di solito per migliorare la riflessione e dare piacere raffinato.
Adesso un tè, concorrente del più noto Viagra, è proposto da Amantis.net, sex shop online, che ha un assortimento di creme eccitanti e ritardanti, di sviluppatori e vibratori. E’ un prodotto in promozione, con sconti progressivi, da una confezione per una dose a 9,99 euro, a tre per 25,99, a sei per 49,99. Appartiene a una serie di profilattici e barrette energetiche ed è confezionato in bustine solubili, contenute in un packaging rettangolare con la scritta: “Jinshenkang. The sensual tea, granular, natural sexual power for men and women”.
Il bugiardino nella scatola dice che “Migliora il rendimento fisico e sessuale, aumenta la sensibilità e il piacere, induce un’erezione stabile e prolungata, previene la fatica sessuale, prolunga l’eccitazione”. Basta prenderlo una volta al giorno, 40-60 minuti prima del rapporto e ha effetto per 24 ore dopo l’ingestione.
Può essere anche consumato in metà dose, dividendo la bustina con la partner, o viceversa, per una migliore soddisfazione del rapporto.
Il tè contiene 13 erbe, fra cui, ginseng, angelica, jojoba, frutto della magnolia cinese, corteccia di eucommia e cannella, componenti indiscutibilmente utili al sistema circolatorio e che forse possono avere effetti di riflesso sulle prestazioni amorose.
E’ distribuito in Italia da un rappresentante locale, che indica come target del prodotto locali notturni, erboristerie, sale da gioco, bar, centri commerciali e palestre.
La casa produttrice è Herbamedica, un’azienda messicana, attiva dal 2003. Copyright2009©irio , ,

Postato da: orsola a 13:02 | link | commenti (5)
societa 295

18/06/2009

Ascesa dell’azienda proteiforme Si va diffondendo una nuova configurazione organizzativa aziendale, pronta ai rapidi cambiamenti, necessari nei prossimi 20 anni Michael Malone è un autorevole giornalista, una voce influente della Silicon Valley per i commenti sul rapporto tecnologia – business, editorialista di ABC News e del Wall Street Journal, ha già scritto saggi sull’azienda virtuale e sulla costituzione della Hewlett Packard. Nel nuovo libro «The future arrived yersterday: the rise of the protean corporation and what it means for you», Crown Business, New York, 2009, descrive in che modo le aziende potranno adattarsi e rinascere in un mondo rivoluzionato dal passaggio della crisi.
Saranno necessarie, sostiene, delle organizzazioni più semplici e più pronte a cogliere le opportunità di un’economia globale trasformata dalle riforme del capitalismo, nuovi modelli di business e aperture di mercati, dominanti a metà del prossimo decennio.
Malone non è un visionario, prende spunto da quelle aziende e quei settori nuovi, che non hanno interrotto lo sviluppo nell’ultimo biennio, anzi hanno approfittato della loro adattività per allargare il vantaggio competitivo su quelle giunte prima nel mercato. Nei prossimi anni ci saranno miliardi di nuovi consumatori, che triplicheranno quelli oggi attivi e avranno un impatto più incisivo sulla condotta delle aziende.
Servirà per questa diversa interazione con i mercati e i clienti l’ «azienda proteiforme», una configurazione organizzativa più dinamica di quelle che conosciamo, in continuo startup, capace di cambiare direzione strategica e corrispondere alla rapida trasformazione delle opportunità del mercato globale. Questo tipo d’azienda sarà in grado di assumere subito configurazioni diverse, utilizzando la competenza delle sue persone, l’esperienza acquisita, la reattività dei processi interni, la qualità dei prodotti e servizi, il posizionamento dell’immagine presso i clienti. Sarà un’azienda ad alta imprenditorialità interna.
La configurazione sarà perciò ad anelli concentrici. Al centro ci sarà un piccolo gruppo di operatori, uomini d’azienda, che ne conoscono la storia, la filosofia e la cultura e avranno la supervisione delle infrastrutture, della formazione e dei programmi/progetti. All’esterno del centro ci saranno altri anelli, di dimensioni diverse, connessi al centro in modi differenti, a copertura di un’area specifica d’azione o paralleli e ad attività complessiva di supporto o intervento. Gli addetti di questi anelli avranno contratti di lavoro e retribuzioni diverse, legate alle performance e alle competenze individuali.
Malone ritiene che professionalità individuali così attivate continuamente non avranno difficoltà a ricollocarsi su un mercato del lavoro, che avrà tutele di workfare.
«The future arrived yesterday» è un libro provocatorio e pragmatico, pensato per l’economia tumultuosa dei prossimi anni, che ridefinirà i percorsi di successo aziendale.
Articolato in 14 capitoli, può essere distinto in due parti, quella che macina una mole impressionante d’informazioni d’attualità e di studi previsionali, gemmati dai centri per l’innovazione della Silicon Valley, l’altra, in cui a sorpresa, Malone si trasforma in consulente dei top management e offre suggerimenti discutibili sullo stile direzionale dei Ceo, sull’identificazione degli operatori del centro, sulla gestione del reclutamento e la motivazione dei talenti, sui rapporti con gli stakeholder, sulle alleanze con le organizzazioni profit e non profit. Copyright2009©irio , , , , ,

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gestione e sviluppo 260

British Airways propone ai dipendenti di lavorare gratis I lavoratori dovrebbero rinunciare almeno a una settimana, meglio un mese, di paga per far sopravvivere la compagnia «Privatizzare i profitti, partecipare le perdite», l’accusa, che quaranta anni fa i sindacalisti d’assalto muovevano ai manager delle aziende in difficoltà, sembra assumere consistenza e attualità per opera del presidente della British Airways, Willie Walsh. Secondo la catena radio-televisiva BBC, questi ha inviato lunedì una mail agli oltre 30.000 dipendenti della compagnia aerea, chiedendo di lavorare senza paga per un periodo da una settimana a un mese in luglio. E’ un contributo necessario per salvare l’azienda e il proprio posto di lavoro.
Walsh ha ricordato che lui e il direttore finanziario Keith Williams avevano già deciso di lavorare gratis per un mese. La richiesta rivolta ai dipendenti viene ad aggiungersi alle altre misure di riequilibrio dei conti, già attuate sul fronte dei tagli al costo del lavoro, quali le offerte di passare a part-time o di prendere ferie non pagate, fatte a tutto il personale.
British Airways non è più da tempo la star europea del trasporto aereo. Nell’esercizio 2008-2009, chiuso il 31 marzo, ha avuto una perdita netta di 375 milioni di sterline (= € 425 milioni), su una cifra d’affari di 9 miliardi (= € 10 miliardi 500 milioni), con un aumento del 2,7% e un indebitamento raddoppiato.
La compagnia è stata colpita in pieno dalla caduta della domanda e dall’aumento del prezzo del carburante, che ha provocato una riduzione del 4% delle sue capacità di trasporto aereo nel corso della stagione invernale.
Walsh ritiene che il rallentamento delle attività sarà lungo prima che avvenga la ripresa, perché c’è «l’ambiente più difficile che British Airways abbia mai dovuto affrontare». La situazione attuale non lascia fare previsioni sulla durata della crisi. Non c’è quindi alternativa concreta al programma di costruire «una compagnia mondiale di primo ordine, con elevate prestazioni e focalizzata sul suo mercato».
Il presidente della British Airways ha una retribuzione mensile di 62.000 sterline (= € 72.300), quasi il doppio dello stipendio annuale medio dei suoi dipendenti. Copyright2009©irio , , , ,

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gestione e sviluppo 260

17/06/2009

Gilles Barbier, "Banana riders", 2009, installazione.

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Gestione delle risorse nella crisi La società Robert Half ha compiuto una ricerca internazionale sui provvedimenti adottati dalle aziende per affrontare la grande recessione Blocco delle assunzioni, riduzione o soppressione dei bonus, licenziamenti sono stati i tre provvedimenti più comuni, presi dal 70% delle aziende in tutto il mondo per reggere l’impatto della crisi economica. L’ha rilevato un’indagine fatta dalla società di recruiting Robert Half, che ha sentito tra febbraio e marzo di quest’anno 5.700 direttori delle Risorse umane e della Finanza di 20 paesi: dodici in Europa (tra cui l’Italia), tre in Asia e cinque negli USA, in Brasile, Dubai, Australia, Nuova Zelanda.
Le sette misure principali, messe in atto o previste dalle aziende per sopravvivere o adattarsi alla crisi, sono state:
- il blocco delle assunzioni, per il 42%;
- la riduzione o la soppressione dei bonus, per il 28%;
- il licenziamento dei dipendenti, per il 23%;
- il rinvio dei progetti d’investimento, per il 19%;
- la riduzione del welfare interno, per il 17%;
- la limitazione degli stipendi iniziali, per il 15%;
- l’aumento del ricorso al lavoro a termine, per l’11%.
Il 24% delle aziende del campione, statisticamente rappresentativo, non ha preso nessun provvedimento straordinario.
Oltre la metà delle aziende italiane ha attuato il blocco delle assunzioni (56%) e poco meno di un terzo ha ridotto o soppresso i bonus (30%) e il welfare interno (30%). Un quinto ha rinviato i progetti d’investimento (20%). Licenziamenti e riduzione degli stipendi iniziali hanno toccato un decimo (10%). Il 12% non ha preso nessun provvedimento particolare.
In termini comparativi, il delta del blocco dei licenziamenti ha oscillato tra il 58% delle aziende in Irlanda e il 25% a Dubai.
L’azione sui bonus è stata praticata dal 60% a Singapore e dal 12% in Brasile.
I licenziamenti hanno toccato il 41% in Irlanda e il 9% a Dubai.
Il rinvio degli investimenti ha interessato il 27% in Australia e il 5% a Dubai.
La riduzione del welfare interno è stata del 36% in Australia, del 6% a Dubai e dell’8% nei Paesi Bassi.
La limitazione degli stipendi iniziali è diventata effettiva per il 41% in Irlanda, per l’8% nei Paesi Bassi e il 3% a Dubai.
Il ricorso al lavoro a termine è avvenuto per il 19% a Singapore e in Brasile, l’1% a Dubai e il 4% in Giappone. Copyright2009©irio , , , , ,

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gestione e sviluppo 260

16/06/2009

Dal blog al book Riceviamo da Stefania Riccio, sociologa della comunicazione , il post che volentieri pubblichiamo L’autoreferenzialità dei blogger non è una novità, due anni fa Geert Lovink, direttore del’Institute of network culture del Politecnico di Amsterdam, teorico dei media, scriveva in «Zero comments. Blogging and critical Internet culture» che i blog creano paradossalmente network chiusi e per questo sono pervasi da un impulso nichilista e adolescenziale. «Mancando un centro di aggregazione sociale e morale forte la domanda che rimbalza tra i blogger è fondamentalmente una: "come superare l’insignificanza senza ricadere nelle strutture di significato centralizzate?” ».
Il bloggare con qualità e raffinatezza, che Lovink auspicava, per evitare i blog, che «non dicono nulla, sono come un martedì qualsiasi», è stato superato dal microblogging di Twitter, notizie in 140 caratteri, che fanno l’innesco delle informazioni nei grandi giornali americani e dall’esplosione dei blog di politica e di letteratura, narrativa e poesia, in paesi a democrazia frenata, come la Cina e l’Iran e a democrazia avanzata, come gli USA.
Il successo della campagna elettorale di Obama, l’opposizione ai regimi autoritari nell’abbattere le frontiere della comunicazione con gli ospiti stranieri in occasione delle Olimpiadi di Pechino e della richiesta d’annullamento del voto a Tehran stanno lì a provarlo.
In un paese come l’Iran, da 72 milioni di abitanti, i blogger sono 21 milioni e il regime deve metterli a tacere per evitare le manifestazioni di piazza a sostegno di Musavi. In Cina si contano oltre 50 milioni di blog attivi nel trasmettere in Rete quello che il governo non fa circolare per i mass media addomesticati.
Nelle democrazie mature invece i corporate blog prima e i report blog poi sono serviti a regolare i rapporti con i clienti e a verniciare di modernità l’approccio al mercato e alle audience.
Mentre i siti della carta stampata tradizionale o dell’azienda troneggiano paludati, piccole concessioni a relazioni più informali e rapide, più accettabili, si fanno strada, attente a non scalfire gli equilibri interni e l’egemonia sui destinatari dei prodotti e dei servizi chiave.
I clienti e i lettori scoprono con piacere in questi casi le sembianze del rappresentante (più spesso una rappresentante di aspetto gradevole) dell’azienda o del giornale, messo a dialogare con loro e s’aspettano di trovare un interlocutore comprensivo. Scoprono subito, invece, che lo scopo vero è quello di ampliare le occasioni di vendita.
Come aveva intitolato il suo libro Lovink e confermano le indagini recenti dell’Harvard Business School e dell’agenzia demoscopica Sysomos, l’80% degli account di Twitter, a dispetto di un aumento del 1382% in un anno, sono seguiti da meno di 10 internauti, secondo il modello tradizionale redattore – lettore, in contrasto con le ambizioni sbandierate di social network e community.
Le ricerche mostrano che i nuovi operatori di questi media non reggono al ritmo della velocità di pubblicazione. «Le Monde» della scorsa settimana parlava di «forzati del blog». Più spesso avviene la fuoriuscita dal virtuale e lo sconfinamento nel newsmaking, con un prevalere delle pubbliche relazioni sulla costruzione di conoscenza.
Gli inviati alla comunicazione online cadono allora nell’errore dell’autocelebrazione e dell’omaggio alla gerarchia dell’organizzazione di appartenenza e ai clienti fidelizzati.
Il blog diventa una raccolta di immagini e osanna, simile ai book di presentazione di oggetti, macchine o persone e la modernizzazione apparente finisce con il mostrare la vera identità. Copyright2009©irio , , ,

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tecnologia 115

Appello dell’ILO contro la disoccupazione Il vertice di Ginevra dell’Organizzazione internazionale del lavoro ritiene necessario un nuovo ordine economico mondiale per scongiurare altri quattro-cinque anni di crisi occupazionale Capi di Stato e di governo, ministri del lavoro, dirigenti di organizzazioni sindacali e imprenditoriali sono riuniti da ieri fino a mercoledì a Ginevra per il Vertice sulla crisi mondiale dell’occupazione organizzato dall’International labour organization. Il vertice dibatte le politiche nazionali e internazionali attuate per porre rimedio alla crescita della disoccupazione nel mondo. Il dibattito è organizzato per gruppi di lavoro e discussioni generali.
Secondo il documento di base, distribuito ai partecipanti, la crisi occupazionale rischia di durare quattro-cinque anni in più della crisi economica. Nel 2009 ci potranno essere fino a 59 milioni di disoccupati in aggiunta a quelli che hanno perduto l’impiego negli ultimi 18 mesi.
L’occupazione debole è tendenzialmente in aumento, è legata alla stasi e al fallimento di molte aziende, ma ha un risvolto più drammatico del passato, perché spinge le persone in nuove povertà. E’ necessario creare almeno 300 milioni di posti di lavoro a livello mondiale nei prossimi cinque anni, per evitare un’esplosione della crisi sociale.
Il problema è particolarmente acuto nei paesi in sviluppo, dove il welfare è spesso minimo, ma anche nelle economie emergenti e in alcuni paesi sviluppati la sua copertura è in molti casi limitata o inesistente. Secondo le ricerche dell’ILO, la disoccupazione è aumentata del 53% medio, tra maggio 2008 e febbraio 2009, su un campione di 19 paesi emergenti. Nell’area OECD i fondi pensione privati hanno perduto il 20% del valore nel 2008.
Alla fine dell’anno i disoccupati toccheranno complessivamente tra i 210 e i 239 milioni.
La maggior parte dei paesi sviluppati ha usato un doppio approccio per la ripresa: è stata stimolata la domanda globale con misure di riequilibrio dei bilanci e con tassi di interesse bassi. Ad aprile 32 paesi dei 40 esaminati dall’ILO avevano annunciato questo tipo di misure. Circa 2 miliardi di dollari sono stati così impegnati, per il 90% dai membri del G20. Le politiche sociali e per l’impiego non rappresentano che il 10-15% dei piani di rilancio mondiale.
Però il mondo non può permettersi d’aspettare che l’occupazione riparta qualche anno dopo la ripresa economica. E’ urgente avviare un’azione di più ampia convergenza tra i paesi e mobilitare una leadership per vincere la crisi e stabilire un percorso di globalizzazione giusta, che offra un lavoro decente a tutti, ha detto il segretario generale dell’ILO, Juan Somavia, che ha auspicato l’adozione di un “Patto mondiale per l’occupazione”, destinato a porre le questioni del lavoro e del welfare al centro dei giganteschi piani di rilancio previsti dalle maggiori economie della Terra.
Alle stime dell’ILO si è aggiunta ieri la rilevazione trimestrale di Eurostat. Secondo l’istituto ufficiale di statistica dell’UE, nel primo trimestre 2009 l’occupazione della zona euro è stata segnata dalla perdita di 1 milione 220 mila posti di lavoro, una riduzione dell’1,2% in rapporto al primo trimestre del 2008. Il tasso di disoccupazione medio è salito al 9,2%. Il numero dei disoccupati ha raggiunto 146 milioni 200 mila, con aumenti dall’8,2% della Lettonia, dal 6,4% della Spagna, dal 5,1% della Lituania allo 0,3% della Bulgaria, allo 0,4% dell’Austria e Slovacchia, allo 0,5% della Slovenia.
L’Italia ha avuto un aumento dello 0,8% della disoccupazione. Secondo i dati parziali comunicati, sarebbe sotto la media della zona euro.
A titolo comparativo, nello stesso periodo di tempo, la perdita di posti di lavoro è salita del 9,4% negli USA e del 5% in Giappone. Copyright2009©irio , , ,

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occupazione 109

15/06/2009

Diritti sindacali negati Il “Rapport annuel des violations des droits syndicaux” della CSI ricorda che l’anno scorso sono stati uccisi 76 sindacalisti, migliaia di lavoratori sindacalizzati hanno subito licenziamenti e arresti, repressioni contro gli scioperanti sono avvenute in 40 paesi I diritti sindacali sono diritti umani nel lavoro, universalmente riconosciuti. Due convenzioni fondamentali dell’International labour organization sono state ratificate a questo proposito dall’85% di tutti i paesi del mondo. Malgrado questo riconoscimento formale, la Conféderation syndicale internazionale documenta anche stavolta le violazioni e gli attentati gravi ai diritti sindacali fondamentali, avvenuti a livello mondiale nel 2008. Il “Rapport annuel des violations des droits syndicaux” si apre così nell’ultima edizione.
I paesi in cui le pratiche antisindacali sono generalizzate e gravi sono più numerosi in Africa, nel Medio Oriente, nel Sudest asiatico e nel Sud America.
76 sindacalisti sono stati uccisi per la loro attività in rappresentanza dei lavoratori, in diversi paesi i sindacati continuano ad essere proibiti, quelli che tentano di organizzarli sono incarcerati, alcune categorie di lavoratori continuano ad essere esclusi dalla rappresentanza sindacale, il diritto di sciopero è limitato e il suo esercizio è motivo di licenziamento, che colpisce migliaia di persone.
L’impatto della situazione economica recessiva ha intaccato gravemente i diritti dei lavoratori nel mondo.
Centinaia di milioni di lavoratori dei paesi a economia emergente sono privi dei diritti fondamentali di libertà sindacale e negoziazione collettiva.
Il Rapporto della CSI riguarda 143 paesi della Terra e vuole costituire uno strumento per migliorare le condizioni , la produttività e la democrazia nei luoghi di lavoro, dove il quadro normativo e le istituzioni efficaci dovrebbero assicurare una protezione adeguata a livello individuale e garanzie collettive.
Anche in Europa, il Rapporto descrive la situazione difficile di 31 paesi. Sono negati i diritti a migliaia di lavoratori, costituiti in maggioranza da migranti irregolari e da sindacalisti, imprigionati e sottoposti a gravi maltrattamenti della polizia nella Federazione russa, in Turchia, nel Belarus, dove sono avvenute le più gravi violazioni della libertà di manifestare il proprio pensiero, esprimere proteste, attuare scioperi per la difesa e il miglioramento delle proprie condizioni di lavoro.
2.400 licenziamenti sono stati effettuati l’anno scorso. Molti lavoratori sindacalizzati sono stati costretti alle dimissioni perfino in Svizzera e nel Regno Unito, mentre nell’Europa orientale e in Grecia si sono avute restrizioni gravi della libertà e dei diritti fondamentali nei luoghi di lavoro.
Difronte a queste violazioni la CSI ribadisce il suo impegno a voler essere la voce e l’alleata dei sindacalisti su scala internazionale, a sostenere i lavoratori nella lotta per il rispetto della legalità e contro le discriminazioni sociali. Copyright2009©irio , , ,

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relazioni industriali62

Le grandi scimmie già ridevano prima di Lucy Tre ricercatori, facenti capo all’University of Portsmouth, hanno trovato che i primati potevano esprimere emozioni con il riso tra 10 e 16 milioni di anni fa Lucy è una progenitrice dell’uomo, un individuo di sesso femminile, vissuto circa 4 milioni di anni fa, i cui resti fossili sono stati scoperti nel 1974 in Etiopia, nella valle di Hadar. E’ una nostra antenata, appartenente all’Australopitecus afarensis, che segna il passaggio nell’evoluzione dalla scimmia all’uomo.
Per approfondire la conoscenza di questa linea evolutiva, tre ricercatori, facenti capo al Centre for the study of emotion del Psychology department dell’University of Portsmouth, Marina Davila Ross, psicologa inglese, Michael Owren, psicologo americano e Elke Zimmermann, zoologa tedesca, hanno studiato sperimentalmente le espressioni di riso manifestate dai piccoli di orang – utang, scimpanzé, gorilla, bonobo e di uomo, sottoposti a solletico.
Tutti e cinque gli appartenenti alle due specie animali hanno manifestato in 1000 repliche comportamenti di espirazione-inspirazione e suoni vocali simili.
L’uomo mostra di ridere con l’espirazione e con il suono emesso. Lo scimpanzé fa lo stesso e alterna espirazione e inspirazione. I gorilla e i bonobo si mostrano capaci di espirare per un tempo tre-quattro volte superiore al ciclo respiratorio normale dell’uomo, un adattamento che finora è stato riconosciuto solo alla capacità umana di parlare. Gli orang-utang hanno la respirazione durante il “riso” più simile a quella umana.
Le reazioni osservate hanno portato i ricercatori a ipotizzare che le manifestazioni emotive possono avere una base filogenetica comune, che ha avuto evoluzioni diverse a partire da 10-16 milioni di anni fa, quando le due specie hanno incominciato a differenziarsi fino alla separazione, avvenuta 4-6 milioni di anni orsono.
I comportamenti analizzati e misurati hanno molte analogie con quello che nel nostro antropocentrismo consideriamo il modello del riso. Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 15:39 | link | commenti (1)
fondamenti 91

12/06/2009

Michel Blazy, "Force verte", 2008, scultura in cartone.

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Manifesto per la sicurezza sul lavoro I Sindacati degli edili indicano 18 punti di riferimento per diminuire gli infortuni e garantire un lavoro sano e regolare Feneal UIL, Filca CISL e Fillea CGIL, i tre sindacati confederali degli edili, hanno unitariamente indirizzato al governo un “Manifesto per la sicurezza sul lavoro”, che indica i requisiti per la qualità del lavoro e il sistema di gestione della sicurezza, necessari per evitare una concorrenza sleale e un abbassamento delle tutele nel settore.
Il documento ricorda che il D.lgs. 81/2008, che il governo vuole modificare, è ancora in attesa dei decreti attuativi a un anno dall’entrata in vigore. Sulle modifiche chiede un forte livello di concertazione, focalizzando l’attenzione sulle parti mancanti. “Il governo è in forte ritardo”, afferma, il che riduce l’effetto positivo delle norme.
Propone perciò di disciplinare l’accesso alla professione edile, definendo i requisiti che le aziende devono rispettare e superando il metodo degli appalti pubblici al massimo ribasso. Nel sistema di gestione della sicurezza vanno coinvolti tutti i lavoratori, dipendenti, autonomi, di aziende in appalto, subappalto ed esternalizzate e deve essere rafforzato l’impiego del documento unico di regolarità contributiva, che mostra il rispetto degli obblighi nei confronti di INPS, INAIL e Casse edili.
Per attuare efficaci controlli sulla gestione della sicurezza è opportuna l’estensione anche alle aziende sotto i 15 dipendenti dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza e il ripristino del livello di vigilanza degli organi del ministero del lavoro, attualmente in diminuzione. Occorre rispondere alla pressione migratoria e ai bisogni delle aziende, realizzando la parità di condizione tra lavoratori.
La mutualizzazione dei costi sanitari, l’informazione e la formazione, anche nella scuola, possono aiutare a capire i rischi per la salute di comportamenti e sostanze pericolose nell’ambiente lavorativo. Copyright2009©irio ,

Postato da: orsola a 11:52 | link | commenti
relazioni industriali62

11/06/2009

La Genesi a fumetti Robert Crumb, colonna dei comic underground americani, ha impiegato quattro anni per trasporre in immagini il primo libro della Bibbia Il tratto è sempre quello trasgressivo e beffardo che lo ha reso famoso in tutto il mondo come autore di Fritz il gatto e di Mr. Natural, ma il contenuto della sua ultima storia è di tutt’altro tenore, Robert Crumb, il geniale disegnatore americano di comic underground, ha pubblicato il “Libro della Genesi” illustrato.
E’ una raccolta in 50 numeri, costata quattro anni di lavoro minuzioso, quasi maniacale, di raccolta di documenti e d’invenzione d’immagini, approdata a una traduzione letterale del primo libro della Bibbia. apto_menores
Come indica la copertina dell'albo in uscita, quello della creazione di Adamo ed Eva e della cacciata dal Paradiso terrestre, “Non è stato lasciato niente fuori!”. L’avvertenza è completata da una scritta cerchiata: “La supervisione degli adulti è raccomandata per i minori”, un segnale giallo che fa sapere quanto il rispetto dell’integrità dell’Opera non è il solito tradimento di qualsiasi traduzione, ma rivela plasticamente quello che le Chiese hanno sempre sottaciuto o censurato e qui invece è platealmente esibito nella carnalità di Eva, nella sensualità del serpente, nella severità castigatrice di Dio, nella debolezza complice di Adamo.
E’ la Bibbia di Crumb, che negli anni ’60 scandalizzò il movimento hippie e provocò l’ira delle femministe, attratto in questa sua fatica dalla voglia di conoscere l’inizio dell’inizio di tutte le cose, il sesso e la colpa, che hanno le massime espressioni nella vittoria del serpente, nelle figlie di Lot, che ubriacarono il padre per avere discendenza, negli abbandoni del padre Abramo, nella disumanità di Sodoma e Gomorra.
L’illustratore ha già confezionato i primi 19 episodi della sua opera, deve ancora rifinire gli altri 31 e ha già avuto offerte di impegnative per la pubblicazione in molti paesi. Copyright2009©irio , ,

Postato da: orsola a 17:33 | link | commenti
fondamenti 91

Migliorare la reattività personale Il videogame “ArmA II” di Bohemia Interactive è un simulatore, caratterizzato da ambienti ed effetti realistici, utile per sviluppare capacità di decisioni rapide “Prima spara, poi mira” è una formula ricorrente nel linguaggio manageriale per indicare la necessità d’intervento rapido, meglio se anticipatorio delle azioni aggressive dei competitor, sui mercati. Allo stesso modo di molte espressioni strategiche dà enfasi all’azione, focalizzata sul decidere rapidamente, come è necessario nei combattimenti, da cui il modo di dire è derivato.
L’elevata incertezza della situazione decisionale e la molteplicità degli attori sono le due caratteristiche principali e in progressiva accentuazione delle decisioni aziendali, ormai differenziate solo per l’impatto maggiore o minore sulla redditività e gli assetti organizzativi.
Il videogame “ArmA II” di Bohemia Interactive, appena uscito per pc, richiede appunto di guardarsi attorno passo dopo passo, in cerca del nemico che può colpire all’improvviso e di agire prima, cambiando velocemente la tattica. Non c’è nessuna trama definita e nessun passaggio obbligato. Come succede nella realtà, ogni mossa provoca una contromossa. Gli avversari tengono conto delle mosse del giocatore e dell’ambiente di gioco per agire. Tutto il contrario di quello che succede negli altri videogame, dove si fanno fuori centinaia di nemici, vestendo i panni del solito supereroe invincibile.
La storia di “ArmA II” è ambientata in Chernarus, uno Stato immaginario dell’ex URSS, dove opera la 27ª Marine expeditionary unit delle truppe di terra americane, impegnate in una missione bushista per la difesa della democrazia. Alla unit appartiene il team “Razor”, composto da cinque uomini al comando del sergente Patrick Miles, che si appresta a combattere.
Chernarus è un territorio di 225 kmq, caratterizzato dalla guerra in atto, reso ancora più reale dalla presenza di civili, animali e clima ostile. Tutti elementi che interagiscono con i comportamenti dei soldati.
Il giocatore da solo o con altri tre, a seconda del modo di gioco definito, deve acquisire conoscenza del vasto territorio, scegliere le armi e i veicoli più utili in un’ampia disponibilità e, tenendo conto degli obiettivi della spedizione, suddividerli in funzione dell’andamento delle operazioni militari.
Ci sono molte opzioni e opportunità di azione. Le decisioni e i comportamenti hanno effetti diversi, provocano reazioni nemiche, ma altre aggressioni possono essere subite senza iniziative del giocatore. E’ necessario prendere un numero elevato di decisioni, che possono anche non essere adeguate alle situazioni che si presentano.
La trama e le difficoltà sono determinate progressivamente dai comportamenti di chi gioca. Il comando degli uomini completa il realismo delle azioni e dei risultati.
Ultimo particolare importante, il capo della squadra può decidere di scatenare una guerra contro tutti, di allearsi con uno schieramento o di porre in essere le condizioni per la fine delle ostilità e la pace.
Graficamente e tecnologicamente ben dotato, “ArmA II” è curatissimo nelle immagini e fornito di un’intelligenza artificiale perfino. E’ stato adottato perciò come simulatore per l’addestramento dei soldati delle basi americane in Germania. Copyright2009©irio , , , , ,

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formazione 112

10/06/2009

Ripensare le tecniche manageriali Lezioni di neuroscienze per gestire persone che vogliono conservare l’auto-immagine difronte alle critiche “Che siamo scimpanzé o dipendenti aziendali, non ci piace essere controllati da altri”. “Il management non funziona. E’ stato concepito e cacciato via in malo modo perché è inumano. Tutti non vogliamo perdere tempo”.
L’ultimo libro di Charles S. JacobsManagement rewired: why feedback doesn’t work and other surprising lessons from the latest brain science”, Penguin, New York, 2009, va giù piatto contro il tradizionale armamentario di tecniche, strumenti e rituali in uso nella gestione del personale. Un sistema siffatto di motivazioni, valutazioni, critiche, elogi, ricompense e punizioni, scrive con disapprovazione, è una perdita di tempo per i manager.
Jacobs è il fondatore di Amherst consulting group, il managing partner di 180 partner e ha dato assistenza a cinquanta aziende della classifica “Fortune 100”, negli USA, in Europa e in Asia. Conosce a fondo il business e i suoi top manager. Ha tutti i numeri per additare le condotte sbagliate, a cominciare da quei ridicoli manuali sui principi e le regole della leadership, per spiegare le ultime scoperte delle neuroscienze e illustrare il “cognitive framework” individuale, come strumentazione più avanzata per conoscere e interagire con le persone, per guidarle verso gli obiettivi organizzativi.
Per farlo, sostiene e argomenta, è necessario capire come le persone pensano e si comportano, in base alle emozioni più che alla logica, quando devono decidere efficacemente. I dipendenti avrebbero i loro obiettivi e saprebbero trovare le strategie per migliorarli, i manager invece sono convinti che si possano imporre per decreto comportamenti lavorativi privi di senso, fondati sulla visione manageriale della realtà.
E’ necessario porre fine alla gestione manageriale delle persone, ricordare che ognuno vede il mondo in modo differente e dalla sintesi di queste visioni scaturiscono azioni coinvolgenti, che possono portare ai risultati comuni attesi.
Jacobs traccia, sulla base delle più recenti ricerche della scienza cognitiva, della psicologia evolutiva e dell’analisi culturale, una netta differenza tra rinforzo positivo e negativo delle performance dei dipendenti , legandola agli obiettivi quantificabili, ai risultati a breve e ai sacrifici a lungo termine.
Rileva che le comuni pratiche di management producono effetti opposti a quelli desiderati, perché considerano le persone scisse tra relazioni con la gerarchia e con tutto il resto del mondo.
Invita perciò a una gestione integrata con una strategia formulata alla luce delle neuroscienze e usando un approccio laico per mappare esigenze e interventi individuali, utili a dare vantaggio competitivo al modello di business aziendale.
“Management rewired” dà un esempio di che cosa può essere in pratica una direzione rinnovata e un intervento del manager al momento giusto, prima che la reazione dei gruppi di lavoro diventi ingestibile.
Ricco di casi e di teoria, il libro mostra la differenza tra guidare assistendo le persone e collocandole nei cubiculi e stimola riflessioni per superare i deficit strutturali delle tradizionali tecniche di gestione. Copyright2009©irio , , , , ,

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gestione e sviluppo 260

09/06/2009

Paperino compie 75 anni Ha esordito in un cartone animato il 9 giugno 1934, nei fumetti il 16 settembre dello stesso anno e, come protagonista di strisce, nel 1938 Donald Fauntleroy Duck, poi più semplicemente Donald Duck, è un papero, creato da un disegnatore ignoto, che apparve per la prima volta, come spalla di Mickey Mouse, il 9 giugno 1934 nel cartone animato della Walt Disney “The wise little hen”. Pochi mesi dopo l’esordio cinematografico, fu inserito nelle daily strips del disegnatore Al Taliaferro. La vera crescita del personaggio avviene però ad opera del cartoonist Carl Barks, che gli dà il carattere ancora attuale di eroe sfortunato, scansafatica, ingaggiato per lavori occasionali o per incarichi speciali di Oncle Scrooge.
Piume bianche, becco e zampe arancioni, indossa una blusa e un berretto da marinaio, senza pantaloni, salvo quando va a nuotare. Abita in una villetta con tre nipoti, furbi e protettivi all’occorrenza, possiede un’automobile, che ricorda da lontano la mitica Ford T. Ha una fidanzata, civettuola e spendacciona e un contorno di amici, parenti, nemici e modelli, con cui deve confrontarsi di volta in volta in numerose circostanze.
In Italia è Paolino Paperino e gode di una produzione editoriale originale, affidata a grandi autori, che gli hanno attribuito la nascita da un uovo, trovato in una notte di tempesta, da un fratello della madre, Paperon de Paperoni (Oncle Scrooge), ricchissimo magnate di Paperopoli.
Nelle moltissime storie, che lo vedono al centro, è, di volta in volta, Paperino, l’uomo comune, con i suoi tic, i problemi e le frustrazioni, Paperinik, il supereroe misterioso, Qu-qu 7, l’agente quasi qualificato della P.I.A.
E’ fondamentalmente un buono, tanto da risultare ingenuo ed essere preda di profittatori o di malintenzionati, che lo conducono in situazioni da cui riesce prima o poi a cavarsela.
Per festeggiare il 75° compleanno, è stato lanciato con la collaborazione della Walt Disney un concorso internazionale: sarà premiato il miglior disegno del Donald Duck del XXI secolo. Il vincitore del concorso vedrà la sua rappresentazione grafica esposta in permanenza ad Anaheim, nel California convention center, vicino a Disneyland. Copyright2009©irio , , ,

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societa 295

Il sonno profondo favorisce la creatività I ricercatori di due università californiane hanno provato sperimentalmente che la fase REM facilita il problem solving in forma immaginativa Da molto tempo si è ipotizzato che la soluzione dei problemi che richiedono creatività possa migliorare grazie a meccanismi mentali, come il sonno o la riflessione in silenzio, che favoriscono la comprensione, non si sono esplorati però i meccanismi sottostanti. Esordiscono così cinque ricercatori dei dipartimenti di psicologia e psichiatria delle University of California San Diego e della Southern California, coordinati da Sara C. Mednick, nell’articolo “REM, not incubation, improve creativity by priming associative networks”, PNAS, june 8, 2009.
Gli autori ricordano che il ruolo del REM, il rapido movimento degli occhi nel sonno profondo, è significativo nel sognare e nelle associazioni libere, come dimostrano molti aneddoti sul comportamento di inventori e innovatori famosi.
Il cantautore Paul Mc Cartney, il chimico Dimitri Mendeleiev, il farmacologo Otto Loewi, il fondatore della chimica organica Friedrich Kekulè, risolsero problemi che richiedevano potenza creativa, mentre dormivano. Tutti avevano affrontato le difficoltà di trovare soluzioni originali per i problemi che li attanagliavano.
Secondo gli studiosi californiani, dopo la mancanza di risultati e la scoperta dei mille ostacoli che rendono infruttifero il lavoro di ricerca, si entra in una sorta di lavoro incosciente e poi la soluzione appare repentina, spesso durante il sonno.
I ricercatori hanno ipotizzato perciò di verificare sperimentalmente l’ipotesi che il sonno migliori la capacità di risolvere i problemi in maniera creativa e di individuare la fase che interviene particolarmente nel processo di risoluzione immaginativa.
L’indagine è stata fatta per mezzo di un test di associazione remota, RAT, che è consistita nel presentare a 77 persone, divise in tre gruppi dei trii di parole. Ogni partecipante al laboratorio ha dovuto proporre una quarta parola collegata con le precedenti, in modo da completare logicamente la serie. Per esempio, al trio “formaggio”, “cielo” e “oceano”, la parola correttamente associata è stata “blu”.
I tre gruppi sono stati distinti così, il primo era composto da quelli che cadevano in un sonno profondo (fase REM) anche per il breve riposino, un altro da quelli che facevano appena un sonno leggero e l’ultimo da quelli che rimanevano svegli. I test venivano somministrati al mattino e al pomeriggio, dopo i periodi di relax.
Le persone che hanno dormito un sonno profondo hanno ottenuto risultati migliori del 40% rispetto a quelli che hanno avuto un sonno leggero o non hanno dormito.
I ricercatori hanno spiegato che “solo la fase REM potenzia la creatività di fronte a nuove difficoltà da risolvere”, che potrebbero essere affrontate attraverso una lunga disamina e riflessione.
Durante questa fase del sonno si formano nuove reti d’informazione a partire da dati che prima il cervello non associava. Copyright2009©irio , , ,

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fondamenti 91

Record delle spese militari nel mondo Nel 2008 hanno raggiunto i 1.464 miliardi di dollari, 217 dollari per abitante della Terra Lo Stockholm International peace research institute, un organismo indipendente di ricerca sulla sicurezza internazionale, il controllo degli armamenti e per il disarmo, ha pubblicato la quarantesima edizione del suo rapporto annuale “SIPRI Yearbook 2009”. Il documento rileva che nel 2008 le spese militari mondiali sono aumentate ulteriormente del 4% rispetto al 2007 e negli ultimi dieci anni la progressione ha raggiunto il 45%: 1.464 miliardi di dollari contro i 1.339 del 2007.
Il record del 2008 è dovuto alla lotta al terrorismo, in particolare in Iraq e all’ambizione della Cina e della Russia, aiutate dalla congiuntura economica allora favorevole per i due paesi, d’affermare la propria posizione di grande potenza. Entrambe hanno triplicato i budget militari in dieci anni.
La “guerra contro il terrorismo“ ha interessato molti paesi, che hanno agito secondo questa visione della sicurezza e hanno speso così il 2,4% della ricchezza mondiale, 217 dollari per ogni abitante della Terra.
I 10 top spender hanno avuto alla testa gli USA, che da soli rappresentano il 41% della somma complessiva per spese militari di tutto il pianeta, l’equivalente dei primi 14 paesi nella classifica della corsa agli armamenti, un’eredità degli anni di Bush, che nel 2007 ha avuto un balzo del 67% e ha raggiunto i 607 miliardi di dollari del 2008.
A forte distanza dietro l’America c’è la Cina con 84,9 miliardi e la Francia con 65,7. Il Regno Unito è quarto per spese militari sostenute l’anno scorso con 65,3 miliardi, precede la Russia con 56,6, la Germania con 46,8, il Giappone con 46,3 e l’Italia con 40,6 miliardi di dollari.
La Germania e il Giappone sono gli unici due paesi tra i primi dieci, che hanno ridotto le spese, rispettivamente dell’11% e dell’1,7%.
L’America del Sud invece ha aumentato del 50% i bilanci per gli armamenti nell’ultimo decennio. Hanno tirato la volata il Brasile, impegnato nello statuto di potenza regionale e la Colombia, costretta dal suo conflitto interno.
ll maggior numero di conflitti armati è avvenuto in Asia, che, tra Afganistan, India, Myanmar, Pakistan, Filippine, Mindanao e Sri Lanka, ne ha avuti sei. Il Medio Oriente è ancora afflitto dalle situazioni dell’Iraq, di Israele, della Turchia e del Libano.
L’Africa ha guerre in Burundi, Somalia e Sudan.
L’indice globale di pace, calcolato dal SIPRI, classifica come paesi più pacifici la Nuova Zelanda, la Danimarca e la Norvegia e come più conflittuali l’Iraq, l’Afganistan e la Somalia.
Le aziende che vendono più armi sono l’americana Boeing e le inglesi BAE Systems e Lockeed Martin.
Il 44% dei fornitori sono americani, il 32% dell’Europa occidentale (fra cui l’Italia). Quelli che hanno fatto più affari sono i fabbricanti di mezzi blindati, molto utilizzati in Iraq e Afganistan. Copyright2009©irio , ,

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politica 137

05/06/2009

Sebastian Kruger, "Marilyn Monroe", 2004, acrilico su tavola.

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04/06/2009

Impegno comune europeo per l’occupazione L’UE ha programmato 19 miliardi di euro del Fondo sociale europeo come misura supplementare d’aiuto alle vittime della crisi economica La Commissione europea ha diffuso una comunicazione ufficiale in cui ricorda le tre priorità stabilite nel Consiglio di primavera e negli atelier di Madrid, Stoccolma e Praga in aprile: preservare i posti di lavoro esistenti, crearne di nuovi e stimolare la mobilità; sviluppare le competenze e rispondere alle domande dei mercati del lavoro; migliorare l’accesso all’impiego. La comunicazione propone un impegno comune europeo a favore dell’occupazione, rinforzando la cooperazione tra Unione e Stati membri e con le parti sociali, promuovendo azioni di sostegno con l’intervento del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo di aggiustamento della globalizzazione.
La Commissione metterà a disposizione del Fondo sociale europeo circa 19 miliardi di euro per il solo biennio 2009 - 2010 e prevede di dare alle parti sociali un aiuto di 1,2 miliardi, esclusivamente destinato a rinforzare le loro capacità e l’efficacia delle azioni congiunte.
Perciò gli Stati membri, con la partecipazione degli attori sociali, beneficeranno d’assistenza per istituire misure di reazione rapida.
L’aiuto finanziario del FSE riguarderà essenzialmente
- l’assistenza ai lavoratori e alle aziende in ristrutturazione;
- lo sviluppo dell’imprenditorialità e dell’attività indipendente;
- l’adattamento delle competenze alle richieste del mercato del lavoro;
- l’aumento delle opportunità d’impiego dei giovani;
- l’attivazione di misure di sostegno e protezione dei lavoratori più deboli e svantaggiati;
- la realizzazione di servizi pubblici per l’impiego, che sviluppino le competenze del personale e promuovano la cooperazione con le parti sociali, per dare una migliore assistenza a un maggiore numero di persone.
La Commissione ha previsto possibilità di finanziamenti accelerati, in modo corrispondente alle misure di rilancio degli Stati membri e strumenti di microfinanziamento a favore dell’occupazione nelle microimprese e nell’economia sociale.
L’UE intende vigilare sui mercati del lavoro affinché siano efficaci, favoriscano l’inserimento delle persone e seguano i principi della flessicurezza.
L’elaborazione delle politiche del mercato del lavoro e sociali continuerà ad essere responsabilità degli Stati membri e terrà conto delle specificità nazionali, secondo valori comuni europei di solidarietà e d’apertura anche agli altri popoli.
Una strategia comune per l’occupazione dovrà essere lineare, articolarsi intorno a obiettivi precisi e garantire una maggiore coerenza.
Copyright2009©irio , , ,

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occupazione 109

Job Marathon Il blog di Rosanna Santonocito de “Il Sole – 24Ore” ha indetto per sabato 6 giugno una jam session di racconti sul lavoro Jobtalk riunisce per mezza giornata lettori disinvolti, persone che hanno voglia di leggere ad alta voce e di farlo sentire ad altri, disposti ad ascoltarli, un pezzo di un libro che apprezzano e parla di lavoro, in qualunque modo e in qualunque contesto. Può sembrare un’iniziativa impossibile in un paese che legge poco e nella sede di un quotidiano economico, ma il numero degli aderenti all’iniziativa Job Marathon è lì a fugare ogni dubbio sulla riuscita. Merito della blogger e della community attiva intorno al blog.
I partecipanti, ancora in crescita, leggeranno di tutto, da Hemingway a Pennac, da Nothomb a Ottieri, da Calvino a de Queiroz, ai libri personali. Perché gli autori di narrativa si rivelano nelle occasioni più insospettabili.
Sarà una readers session appassionante per il gioco “Chi legge che” e per apprezzare l’impatto scenico di ognuno, senza nessuna malizia.
Il piacere di evocare gli autori più differenti, di avere a che fare con libri e d’incontrare persone che li amano è la cosa più importante.
Noi ci saremo, per leggere una chicca da Achille Campanile (“Se la luna mi porta fortuna”) e invitiamo i nostri amici a venire, se possono, in viale Monte Rosa, 91 a Milano. Copyright2009©irio , , ,

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societa 295

Partecipare a un reality show è un lavoro La Corte di cassazione francese ha stabilito che il regolamento di partecipazione televisiva deve essere trasformato in contratto a tempo indeterminato con l'azienda di televisione Dalla metà degli anni ’90 anche l’intrattenimento televisivo del nostro paese conosce programmi che uniscono con diverse ibridazioni elementi di realtà e di spettacolo. I più noti sono il “Grande fratello” e “L’Isola dei famosi”, che permettono al pubblico di seguire da casa lo svolgersi delle relazioni tra protagonisti-concorrenti, costretti a convivere in un determinato luogo e a competere tra loro in eliminatorie, basate sulla valutazione di gradevolezza del comportamento da parte degli spettatori e di arbitri, che fanno riferimento a modi e misure definite in regolamenti di gara.
Persone comuni, che hanno partecipato a reality show, come si chiamano in gergo, sono così riuscite a diventare professioniste dello spettacolo. Personaggi, già appartenenti a questo mondo, hanno potuto rinvigorire la propria popolarità. Le emittenti hanno sperimentato con tali percorsi nuovi generi televisivi di successo.
In Francia la società Glem, diventata poi TF1 Production, aveva realizzato nel 2003 un reality, denominato “L’Ile de la tentation”. Delle coppie affiatate dovevano mettere alla prova il loro amore, trascorrendo dodici giorni in un’isola paradisiaca tra escursioni in yacht di lusso e pranzi innaffiati da champagne. Il programma aveva avuto in due anni 160 partecipanti.
Ma tre di essi si erano poi rivolti al tribunale dei “prud’hommes” di Parigi (giurisdizione di primo grado), rivendicando di avere adempiuto a un contratto di lavoro con TF1. I giudici avevano emesso una sentenza il 30 novembre 2005, riqualificando il regolamento di partecipazione in “contratto di lavoro a tempo determinato”, sia pure svolto in un ambiente di sogno.
Il 12 febbraio 2008 la Corte di appello, a cui era ricorsa l’emittente TF1, aveva confermato la sentenza di primo grado ed era arrivata a condannare la società Glem per “lavoro dissimulato”, motivando che «la presenza di telecamere nella vita privata delle persone, anche se accettata da queste, non aveva le caratteristiche di un semplice divertimento».
Ieri la “Chambre sociale” della Corte di cassazione, attivata sempre da TF1, ha deciso che «la partecipazione a una trasmissione di telerealtà può essere assimilata a un contratto di lavoro.  La  sua interruzione  di  colpo  riqualifica il regolamento di partecipazione in contratto di lavoro a tempo indeterminato». Glem, e per suo conto TF1 deve pagare la differenza tra quanto hanno ricevuto i partecipanti e gli stipendi arretrati e le indennità di fine rapporto che avrebbero dovuto percepire in base alla stessa posizione contrattuale dei dipendenti di TF1.
Ha evitato però la sanzione di "lavoro dissimulato" , perché i giudici hanno ritenuto che l’azienda non abbia deliberatamente aggirato la legge. Il reality show, spiega la sentenza era, al tempo della trasmissione de “L’Ile de la tentation”, in piena incertezza sulla posizione giuridica dei partecipanti.
600 persone coinvolte finora da TF1 in programmi dello stesso genere potrebbero adesso approfittare della sentenza. Copyright2009©irio , , ,

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gestione e sviluppo 260

03/06/2009

Declassamento sociale Una riuscita nella società peggiore di quella dei genitori può essere fonte di frustrazione, sentimento d’ingiustizia e scacco personale Secondo le stime di Eurostat, a fine aprile il numero dei disoccupati nell’UE 27 ha toccato i 20 milioni 825 mila, un tasso corretto delle variazioni stagionali del 9,2% della forza lavoro, contro il 7,3% dell’anno precedente. E’ il livello più elevato da settembre 1999.
La Commissione europea vede nero e si aspetta che salga al 9,4% quest’anno e arrivi fino all’11,5% nel 2010.
Il riscatto del lavoro è un sogno svanito da tempo e la mobilità sociale che vi è stata connessa è in fase discendente. Benché più scolarizzati dei genitori, molti trentenni e quarantenni non riescono più a conservare la posizione sociale della famiglia originaria. Il declassamento è un fenomeno sociale che si amplia e s’impone agli individui, iscrivendosi in un ciclo dato. Ad esso è dedicato il libro di Camille Peugny, sociologo della mobilità e delle conseguenze politiche della disuguaglianza intergenerazionale, “Le déclassement”, Grasset, Parigi, 2009.
La pubblicazione deriva da una tesi di dottorato e si situa come continuazione delle ricerche di Louis Chauvel. Propone una metodologia d’analisi, che riguarda direttamente i “declassati”.
Mentre il suo caposcuola segue un approccio generale al fenomeno del declassamento, rintracciando la dinamica generazionale in atto nella società dalla fine della Seconda guerra mondiale, Peugny pone la questione cruciale della svalorizzazione dei titoli di studio e dei costi di una “nevrosi di classe”, indotta dalla doppia frustrazione dell’inutilizzo della qualificazione scolastica e della perdita della posizione sociale di partenza.
«Le coorti nate alla fine degli anni ’60, spiega, potranno pretendere l’appellativo di "generazione sacrificata"…Quando sono entrate sul mercato del lavoro negli anni ’80, le condizioni della mobilità sociale non avevano più niente a che vedere con quelle di cui avevano beneficiato i predecessori».
La crisi economica ha reso la dinamica della struttura sociale meno favorevole.
Peugny analizza in profondità il declassamento sociale rispetto alle generazioni precedenti, confrontando il lavoro svolto dai suoi intervistati e quello dei padri e, talvolta, delle madri. Trova così che le traiettorie ascendenti sono sempre meno frequenti: nella Francia degli anni 2000 fa il lavoro d’operaio un figlio di dirigente su quattro e una figlia su tre. Costruisce da ciò due tipi di percorsi di declassamento possibile : quello di chi lo vive come un “destino generazionale” e quello di chi ha un atteggiamento di “ribellione”.
I declassati, rileva, hanno comportamenti elettorali distinti. «Tendono a conservare gli orientamenti in vigore nel contesto familiare d’origine (a debole sensibilità sociale) e presto adottano gli atteggiamenti del gruppo d’accoglimento (discorsi autoritari, ostilità per il liberismo in economia). Il loro paesaggio politico di riferimento costituisce un mosaico, fatto di ricomposizioni originali, che sul piano della scelta partitica è favorevole alle sirene dell’estrema destra». Mostrano un “razzismo soft” con dichiarazioni sull’incompatibilità della cultura della Francia con quella degli immigrati arrivati da poco.
Una conclusione a un’analisi efficace, che convince poco, perchè Peugny non affronta il tema cruciale delle prospettive per queste persone, ancora giovani e ad alta scolarità, su come ridurre la distanza tra conoscenze e competenze possedute, opportunità sul mercato del lavoro e tutela dai sistemi di protezione sociale.
Servirebbero ulteriori approfondimenti per attivare proposte e soluzioni innovative su questo terreno, indispensabili per uno sbocco concreto all’ottimo lavoro di ricerca sul campo.
Copyright2009©irio , , ,

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societa 295

Emancipazione femminile con l’aiuto del lavoro Il film “Coco avant Chanel” di Anne Fontaine è un biopic, che va agli albori di un talento della moda diviso tra amori infelici e successo professionale Il biographical picture (abbreviato in biopic) va di moda. Rievoca un personaggio esistito davvero, che si presta a un racconto cinematografico romanzato, fatto da un attore o un’attrice, che i truccatori trasformano in clone dell’originale e in ambienti d’epoca, che riprendono aspetti della vita di tutti i giorni, abiti e acconciature contemporanei.
Come mostra l’elenco dei 310 film del genere, usciti in Italia dal 1895, riportato da MyMovies, per una pellicola biografica l’adeguamento della fisionomia e degli abiti degli attori viene prima di tutto. Se poi al centro del biopic c’è una creatrice di moda, una di quelle che oggi chiamiamo stiliste e le sue radici si perdono nella fine dell’ ‘800, il romanzato è d’obbligo e va condito di amori.
All’ultimo festival di Cannes i biopic su Coco Chanel sono stati due: uno molto circostanziato riguardava i  rapporti con Igor Strawinsky, la regista Anne Fontaine con “Coco avant Chanel” ha invece indagato sui primi anni della sua vita, ispirandosi a una biografia di Edmonde Charles-RouxL’irregulière”, uscita recentemente.
Il film parla degli anni, che vanno dal 1893, dall’arrivo con la sorella all’orfanatrofio di Aubazine, agli anni che precedono la prima guerra mondiale e segnano le prove iniziali di modista e couturière a Compiègne e a Parigi di quella creatrice di moda, che avrà il successo mondiale ancora oggi duraturo.
Chi crede ai segni premonitori dell’infanzia di un capo o alle stimmate del carisma di un leader rimarrà deluso dagli esordi di Gabrielle (Audrey Tautou) e Adrienne Chanel (Marie Gillain), che imparano ad agucchiare dalle canossiane di Aubazine e trovano lavoro come retoucheuse nel retrobottega di un negozio di vestiti da donna.
La fortuna, se così si può chiamare, arriva con l’ingaggio delle due sorelle in un bistrot frequentato da ufficiali nobili, in cerca di compagnia femminile. Cantando in coppia la canzone “Qui a vu qu’a Coco” conoscono il barone Etienne Balsan (Benoit Poelvoorde), che chiama Gabrielle “Coco” e il suo amico, che s’innamora di Adrienne e la porta via con sé in campagna, in un castello a Moulins.
Balsan si sarebbe accontentato d’una relazione episodica con una graziosa “cocotte”, ma, rimasta sola e senza lavoro, Coco s’installa senza essere invitata nel castello del suo occasionale compagno, vicino a quello in cui ora vive la sorella.
Qui ha l’opportunità di colpire con il suo abbigliamento un’attrice di teatro, ospite del castello (Emmanuelle Devos), che l’incarica di confezionarle vestiti e cappelli nello stesso stile che ha Coco. Incomincia da qui il suo lavoro creativo e l’ascesa nel mondo della moda, che rivoluzionerà in nome della semplicità.
Il film mette insieme citazioni note, aneddoti e illazioni su Coco Chanel per confrontare la vita di donne che fanno un lavoro di successo nella moda o nello spettacolo con quelle di casalinghe ricche o di povere domestiche e prostitute. Il motivo dell’ascesa sociale sembrerebbe trovarsi nell’  intraprendenza e nell’ostinazione di cui la stilista dà prova costante nell’affermare le sue idee e i suoi sentimenti.
A questo serve anche l’amore appassionato per Boy Capel (Alessandro Nivola), l’uomo d’affari inglese, che porta la giovane fuori dalla relazione con Balsan e finanzia il debutto del suo atelier.
Audrey Tautou recita in modo appassionato, Benoit Poelvoorde è un nobile paesano credibile, Alessandro Nivola è una maschera rigida. La regia di Anne Fontaine e la sceneggiatura di Camille Fontaine (nessuna parentela) hanno numerosi limiti di rappresentazione. Copyright2009©irio , , ,

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societa 295