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29/05/2009

MAGGIO
4 temi, 33 post e 40 commenti

 

PERFORMANCE

Ancora remunerazioni d'oro per i manager americani; Cooperazione come scambio di doni in azienda; E Marchionne punta al banco; Port-fast-flu l'apparecchio per diagnosticare l'influenza; Problem solving e decision making; Reclutamento e formazione per i migliori lavori del mondo.

SOGNANDO EUROPA

Astensionismo elettorale alle europee; Consumi ed emissioni dei gadget elettronici; Criminalità ambientale un business da 20,5 miliardi; Debito pubblico a 1.741 miliardi 275 milioni; 10.000 donne su Facebook contestano Marks&Spencer; Finanza truffaldina; Kindle DX per la salvezza della stampa; La disoccupazione preoccupa gli Europei prima di tutto; Produzione cinematografica record nell'UE; Smarrito il kit da maquillage di Gordon Brown; Vivere di bocconi per traverso; Ginou Choueiri.

DIREZIONE DELLE RISORSE UMANE PER LA RIPRESA

Algorithm HR management a Google; Altro miglior lavoro del mondo; Controllo e integrazione dei flussi migratori; L'Italia tra gli ultimi allo stress test IMD sulla competitività; Partecipazione in azienda e rappresentanza sindacale; Pornografia dell'età paleolitica; Michel Macreau.

NEW DEAL SOCIALE

Clima aziendale e sicurezza dei lavoratori; Disoccupati nel mondo verso i 239 milioni; Effetti dei social media sugli acquisti; La crisi è un'opportunità per il new deal sociale; Manifesto per un lavoro femminile conciliabile; Partnership giornalisti - blogger; Terza donna presidente degli industriali in Europa.

POST PIU' COMMENTATI
La disoccupazione preoccupa gli Europei prima di tutto
Reclutamento e formazione per i migliori lavori del mondo
10.000 donne su Facebook contestano Marks&Spencer
L'Italia tra gli ultimi alla stress test IMD sulla competitività 
Algorithm HR management a Google

Postato da: orsola a 13:37 | link | commenti (1)

Disoccupati nel mondo verso i 239 milioni L’International labour organization prevede che nel 2009 il numero di persone senza lavoro nel mondo potrebbe superare di 51 milioni quelle del 2007 La recessione accelera la perdita dei posti di lavoro. Il numero dei disoccupati nel mondo potrebbe salire quest’anno a 239 milioni, cioè a 51 milioni in più, rispetto al 2007. Il rapporto annuale dell’International labour organization “Global employment trends ”, reso noto mercoledì, prevede che la perdita dei posti di lavoro possa avere un aumento dai 18 ai 30 milioni e, con l’andamento attuale, anche di 51 milioni.
Se lo scenario più sfavorevole non cambia, le persone senza lavoro, a livello mondiale, raggiungeranno un tasso del 6,5% o addirittura del 7,4%, contro l’incremento del 5,7% avuto nel 2007 e del 6,1% del 2008.
Secondo l’ILO i paesi più sviluppati potranno pagare il tributo più pesante dell’esplosione dei disoccupati, con un 35 – 40% di perdita dei posti di lavoro, mentre i loro occupati non rappresentano che il 16% di quelli globali. I paesi dell’Est avranno un 35% in più di disoccupazione e quelli del Medio Oriente un 25%.
I giovani saranno fra le prime vittime della crisi, con un aumento del 14-15% del tasso di disoccupazione, attualmente intorno al 12%, una crescita di oltre 17 milioni.
200 milioni di lavoratori nei paesi poveri rischiano di ritornare nei ranghi delle popolazioni che vivono sotto la soglia dei 2 dollari pro capite al giorno.
Il 2009 “segnerà la peggiore performance mondiale mai registrata in termini di creazione d’impieghi”, quando lo sviluppo demografico implica l’arrivo ogni anno di 45 milioni di persone sul mercato del lavoro.
Il direttore generale dell’ILO, Juan Somavia, ha sottolineato l’insufficienza dei piani di rilancio dell’economia, attivati da un certo numero di paesi ricchi, per affrontare la grave crisi dell’occupazione. Ha proposto la promozione di un”Patto mondiale per il lavoro”, da discutere all’assemblea annuale dell’Organizzazione, che si terrà il 3 giugno a Ginevra.
Il Patto dovrebbe avere al centro delle politiche di ripresa la creazione d’impieghi e la protezione sociale. “Se misure coraggiose non verranno prese rapidamente, la crisi occupazionale persisterà ben dopo che l’economia mondiale avrà ripreso a crescere…La disoccupazione potrà durare da sei a otto anni se nessuna azione concreta verrà svolta”.
Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 11:07 | link | commenti
occupazione 109

27/05/2009

Terza donna presidente degli industriali in Europa Dopo il MEDEF francese e la Confindustria italiana, la CBI ha scelto per il vertice associativo Helen Alexander Per 44 anni dalla fondazione la Confederation of british industry è stata presieduta da un uomo. L’ultimo ancora in carica è Martin Broughton, il presidente della British Airways, ma la tradizione maschilista, già rotta in molti club misogini del Regno Unito, sarà capovolta dall’elezione di una donna alla suprema carica il prossimo 2 giugno.
La futura presidente già individuata è Helen Alexander, personaggio assai noto negli ambienti finanziari e giornalistici inglesi. Attuale director di Roll-Royce e Centrica, adviser di Bain Capital, è stata garante di Tate e l’artefice di una storia di successo editoriale, perché ha diretto per 23 anni il gruppo “the Economist”, il settimanale, che vendeva 260.000 copie nel 1985, all’inizio della sua gestione, prima come marketing manager e poi come chief executive e che aveva  portato a 1.300.000, quando ha lasciato l'azienda  nell’estate scorsa.
Helen Alexander è la terza donna presidente degli industriali in Europa. Viene dopo Laurence Parisot, a capo del Mouvement des entreprises de France dal luglio 2005 ed Emma Marcegaglia, eletta presidente di Confindustria  nel maggio dell’anno passato.
Sposata e madre di tre figli, la neo presidente in pectore ha studiato a Oxford e completata la sua formazione di base con un master in business administration all’INSEAD. Fervente sostenitrice dell’apertura dei mercati e dell’internazionalizzazione dei sistemi d’impresa, ritiene che le priorità da affrontare riguarderanno la forma e la dimensione dell’economia nei prossimi anni e il ruolo dello Stato.
E’ probabile che il 2 giugno convoglierà sul suo nome una larghissima maggioranza dei voti, vicina a quella che ricevette Marcegaglia. Copyright2009©irio , ,  

Postato da: orsola a 15:38 | link | commenti (1)
economia 138

Clima aziendale e sicurezza dei lavoratori L’organizzazione del lavoro e la situazione relazionale sono fattori stressanti che possono portare il dipendente d’azienda ad avvalersi della medicina come strumento di mediazione sociale Le interazioni tra lavoratore e ambiente fisico di lavoro sono considerate cause di rischio per la cattiva configurazione ergonomica del posto di lavoro, per l’esposizione alle intemperie o ai rumori, per la tossicità dei solventi o la diffusione delle polveri, ma i fattori materiali nocivi hanno anche un legame con le relazioni in azienda e rivelano gli elementi della condizione psicosociale sottostante: i conflitti di ruolo, la mancanza di controllo sul proprio lavoro, l’isolamento sociale, i rapporti con la gerarchia.
In che misura le situazioni relazionali generano stress e insicurezza del lavoro è la questione che Patrick Guiol, ricercatore in scienza della politica al CNRS e Jorge Muñoz, professore di sociologia nell’Université de Bretagne occidentale, affrontano nel libro “Management des entreprises et santé des salariés”, Presses universitaires de Rennes, Rennes, 2009, uno studio che combina tre indagini sul campo per specificare la nozione di nocività ambientale come focus della mancanza di sicurezza sul lavoro.
I due autori ricordano gli aspetti molteplici del lavoro e della mancanza di lavoro per il lavoratore. Costruiscono un concetto di stress, che ha cause individuali, che vanno dal superimpegno all’inattività e collettive, organizzative, di divisione del lavoro, autonomia, responsabilità e relazionali, di interazione produttiva e oltre.
Traggono da un caso di ristrutturazione i sintomi d’una condizione psichica ad alto rischio. E’ un primo modello di gestione delle Risorse umane, in cui capi e lavoratori gareggiano nell’aumentare i ritmi e le quantità di produzione per non perdere il posto di lavoro, sicchè l’attenzione e i sistemi per la sicurezza si allentano, con esiti infortunistici crescenti.
Un secondo modello è quello della prevenzione antinfortuni e della profilassi sanitaria in azienda, legate alle politiche della salute sul territorio e agli interventi dei medici del lavoro per il rispetto dell’integrità corporale e la valorizzazione dell’identità personale. E’ il caso del benessere e della soddisfazione lavorativa, fondata sul riconoscimento del lavoro come fattore principale del valore aziendale, dello sviluppo economico e sociale della collettività. La gestione delle Risorse umane punta al miglioramento degli standard di vita attraverso le condizioni di lavoro.
C’è infine il modello più psicogeno, quello a minore soddisfazione dei lavoratori, gerarchizzato fortemente e a gestione delle Risorse umane per adempimenti normativi e taglio dei costi di produzione. Gli epidemiologi hanno identificato nei casi che rientrano in questo modello fattori di malattie, per i quali sono disposti pochi strumenti terapeutici e che mostrano la maggiore frequenza infortunistica.
Le indagini effettuate dagli autori insistono sulle relazioni tra modelli di gestione delle Risorse umane e nocività ambientale come dimensione relazionale. L’assenteismo medicalmente giustificato attribuisce all’intervento dei medici del lavoro, preoccupati dello stato di salute complessivo dei lavoratori, la funzione di mediare tra le esigenze di produzione e d’identità sociale delle persone per ottenere il rispetto dell’integrità psico-fisica.
Il libro dimostra le correlazioni tra management, medicina del lavoro e integrità della salute dei lavoratori, anche con l’aiuto di un’ampia bibliografia specialistica e di statistiche ufficiali. Fonda così il concetto di “ambiente di salute”, un riferimento per i diversi modelli di integrazione tra clima aziendale, sicurezza e gestione delle Risorse umane. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 11:37 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

26/05/2009

Partnership giornalisti - blogger Riceviamo da Pier Luca Santoro, esperto di marketing e comunicazione, il post che volentieri pubblichiamo Il settore dell’editoria è complessivamente un mercato “drogato” da finanziamenti e contributi statali di vario genere e tipo, che vanno dalle sovvenzioni dirette alla pubblicità legale passando per le inserzioni elettorali. Su questi elementi e sul compiacimento , atto ad ottenere sostanziose prebende, di aree di interesse specifico in ambito politico ed economico-commerciale si è sorretta per lungo tempo una fetta consistente dell’editoria e dei giornali nostrani.
Questo modello, alimentato anche dalla convinzione che la crescita degli investimenti pubblicitari potesse essere infinita ed incondizionata, ha generato delle disfunzioni e le problematiche, che esplose con l’attuale crisi, sono dinanzi agli occhi di tutti.
Strutture aziendali affette da burocrazia e gigantismo, scarso o nullo senso della competitività unitamente, ad abundantiam, ad una gestione della notiziabilità complessivamente servile e/o clientelare per anni, per decenni, sono stati dunque il leit motiv di molti editori.
Non stupisce quindi né la crisi economica attuale né la svalutazione di credibilità, anzi, eventualmente, sorprende che non sia avvenuta già tempo addietro.
La disintermediazione, avviata dall’avvento di Internet e proseguita con il successo dei blog prima e più in generale dei social media poi, ha contribuito fortemente, con la rapidità che contraddistingue tutte le rivoluzioni, sia ad evidenziare i fenomeni sinteticamente sopracitati che a decretare il declino concettuale prima e d’immagine poi dei mediasauri.
I giornali (e molti giornalisti) hanno sottovalutato e snobbato, nel nostro paese forse più che altrove, l’impatto del cambiamento finendo poi per subirlo o scimmiottarlo malamente.
Interventi, quali quello effettuato di recente dall’ottimo Gaspar Torriero, punzecchiano nervi infiammati e ne rivelano la fragilità e l’appartenenza scatenando flames che purtroppo non contribuiscono ad una crescita qualitativa del panorama di riferimento.
Anche se inizia a farsi strada la razza mutante dei giornalisti/blogger, purtroppo continua la contrapposizione tra giornalisti/giornali e blogger/blog e, ahimè, ad oggi una partnership non appare possibile. untitled
Se un domani, mi auguro il più vicino possibile, sarà realizzabile lo splayd, potremo finalmente parlare di convergenza e di complementarietà invece che di distanze e di alternative. Sarebbe un beneficio per i giornalisti, per i blogger e per la collettività nel suo complesso.
A corollario del ragionamento può valere la pena di ricordare infine che esistono poi anche i giornalai ma in fondo non interessano a nessuno relegati al ruolo di poco superiore a quello del dispenser automatico di marocchinerie  e contenitori-promo pubblicitari senza status né voce in capitolo.
Disclaimer: Come in tutte le generalizzazioni esistono per definizione eccezioni e casi virtuosi, ne sono consapevole. Copyright2009©irio

Postato da: orsola a 16:45 | link | commenti (2)
tecnologia 115

Effetti dei social media sugli acquisti Uno studio di Knowledge Networks rivela che gli utenti si rivolgono a Facebook, Linkedin, Myspace, Twitter e altri soprattutto per tenere relazioni e fare conoscenze La società californiana di ricerche sulla pubblica opinione, Knowledge Networks, ha compiuto uno studio su “Come le persone usano i social media” nell’ambito del Technology Monitor. Lo studio ha analizzato il comportamento dei frequentatori di 27 social media per fornire una chiara descrizione delle persone che vi accedono, delle motivazioni che hanno e delle periodicità di connessione. L’indagine è stata rivolta ai pubblicitari, agli esperti di marketing, ai ricercatori sociali ed è stata svolta nella settimana centrale di marzo sui 502 componenti del Knowledge panel, un campione rappresentativo della popolazione americana di frequentatori dei social media.
I risultati ottenuti sono stati sorprendenti. A fronte di un 83% di persone dai 13 ai 54 anni, iscritti ai 27 siti indagati, solo il 47% partecipa con cadenza settimanale e un 5% vi si rivolge quando deve prendere decisioni di acquisto.
I servizi più cercati attraverso questi media riguardano i viaggi, il turismo, i ristoranti e il mangiare fuori, i telefonini. I prodotti più interessanti sono l’abbigliamento e le calzature, quelli per la cura della persona, gli autoveicoli. Viaggi e turismo, abbigliamento e calzature attraggono, rispettivamente, il 24% e il 23%, servizi bancari e finanziari, medicinali da banco interessano al contrario il 10%.
Per di più solo il 16% usa i social media per comprare da aziende che fanno pubblicità su tali siti. Una smentita ai ragionamenti (interessati?) di quanti affermano che la pubblicità così diffusa godrebbe della fiducia trasmessa dal clima di relazioni favorevole dei vari Facebook, Linkedin, Myspace, Twitter e altri.
Molto traffico e poca sostanza. Pubblicitari, esperti di marketing e ricercatori sociali dovranno approfondire la formazione e la consistenza dei processi di influenza e integrazione attraverso questi siti che si richiamano proprio alla socializzazione.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 15:11 | link | commenti
societa 295

La crisi è un’opportunità per il new deal sociale Il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati indica come evitare i pericoli di un disastro politico In occasione della conferenza di Parigi dell'ETUC, la Confederazione europea dei sindacati, che riunirà il 27 e il 28 i rappresentanti di 82 organizzazioni associate di 32 paesi, il segretario generale John Monks è stato intervistato da “Le Monde”. L’alto esponente sindacale ha difeso l’esperienza danese di flessicurezza, ha criticato il modello anglo-sassone della flessibilità, accompagnata da licenziamenti e precarietà e ha valutato negativamente l’azione della Commissione europea presieduta da Barroso, che ha incoraggiato la flessibilità e la mobilità dei lavoratori a detrimento della sicurezza e dalla qualità dell’occupazione.
“La crisi, ha sostenuto, deve essere un’opportunità per rafforzare il sindacalismo”. La questione principale da affrontare resta la crisi economica, “il capitalismo casinò”.
Una crisi simile può trasformarsi in un disastro politico. “I lavoratori hanno bisogno d’un progetto, d’una visione per rispondere al nazionalismo. L’Europa deve combattere ogni tentazione protezionista. E’ questa la sfida per il prossimo Parlamento e la nuova Commissione europea che verrà”.
Facendo un bilancio del welfare e delle tutele dei lavoratori, Monks ha sostenuto che l’Europa sociale è un “obiettivo ancora da costruire”. Ci sono stati senz’altro miglioramenti in materia di salute e sicurezza, di parità tra uomini e donne, di protezione delle minoranze contro il razzismo e ha rivendicato all'ETUC di aver lavorato sui diritti di consultazione e d’informazione del personale, sui comitati d’azienda europei, di aver contribuito per questo alla redazione di 65 nuove regole o leggi europee.
Il segretario ritiene che la flessicurezza, alla danese, è il solo sistema di garanzie efficace perché i lavoratori che perdono il posto di lavoro possano conservare il livello di vita precedente, l’unico in grado di assicurare la coesione sociale e la solidarietà.
Ci sono differenti modelli di flessicurezza, ha sottolineato. C’è quella “dei licenziamenti e della precarietà, come in Irlanda, nel Regno Unito e nell’Europa orientale, in Polonia e Ungheria, che seguono quel modello”.
L’ingresso dei dieci nuovi paesi dell’Est nell’UE, con welfare più deboli, ha evidenziato che le differenze tra i 27 dell’Unione erano più forti e hanno suscitato l’impressione che è difficile trovare delle norme comuni.
Ridurre le disuguaglianze tra i lavoratori dei differenti paesi è “la questione centrale per i sindacati europei. Facciamo appello perciò per un new deal sociale”, ha proclamato.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 11:56 | link | commenti
relazioni industriali62

25/05/2009

Manifesto per un lavoro femminile conciliabile Due giornaliste televisive americane descrivono la loro formula occupazionale per la ripresa economica e il miglioramento della società L’ultima edizione del “Global gender gap index”, il rapporto del World Economic Forum sulla discriminazione femminile, pubblicato a novembre dell’anno scorso, vede gli USA al 27° posto nella classifica dei 130 paesi considerati e l’Italia al 67°, dieci posti dietro la Cina. L’Europa ha dodici paesi tra i primi venti della graduatoria, redatta in base alla partecipazione e alle opportunità economiche offerte alle donne, la scolarità, la presenza nelle istituzioni politiche, la qualità e la speranza di vita.
Come si vede da questo rapido cenno non è solo l’occupazione, il tasso di attività e la qualità degli impieghi a rendere grave la questione femminile, sono la cultura, la politica e le infrastrutture a farla più drammatica, a portarla ai limiti dell’atavica irresolubilità.
Sono da apprezzare perciò i tentativi di farla conoscere nella sua essenza e di contribuire al dibattito sulle soluzioni possibili. Se non altro tengono desta l’attenzione dei decisori, degli esperti e della gente comune. Il buonsenso suggerisce però di diffidare delle semplicizzazioni e delle coperture teorico-ideologiche, come il nuovismo dell’assimilazione femminile, che ha le sue bandiere nelle quote rosa e nell’adeguamento ultrà al management maschile.
La ricetta del womenomics è una di queste formule di condivisione del modello maschile di organizzazione aziendale da parte delle donne, nella migliore delle ipotesi. Molte corifee in più si sforzano d’immaginare come indossare i pantaloni meglio degli uomini, magari aggiungendo alle bretelle della competenza e dell’assiduità quel pizzico di precisione, intuito e sensibilità, che alcune rivendicano come tratti distintivi, indispensabili agli obiettivi aziendali, della cosiddetta leadership al femminile.
Il libro di Claire Shipman, conduttrice del programma televisivo “Good morning America” e di Katty Kay, speaker di “BBC News”, è intitolato “Womenomics/wim’in-nam’iks”, Harper Business, 2009 e in copertina ha scritto: “1°- Scrivi le tue regole per il successo, 2°- come porre fine al gioco e alla lotta e finalmente cominciare a vivere e a lavorare come vuoi veramente”. Vuole mostrare come può aumentare l’influenza delle donne qualificate sul vertice aziendale e fornire suggerimenti per una più sana vita lavorativa.
In realtà si batte per una conciliazione tra tempo di lavoro e tempo per sé e la famiglia, proponendo una maggiore flessibilità del tempo d’impiego delle donne e rivendicando esigenze legittime, differenti da quelle degli uomini, che hanno altri ruoli e orientamenti nella società.
Per ottenere questa conciliazione le due autrici fanno appello ai milioni di lavoratrici, ricordando quante sono e che forza avrebbero in un conflitto per ottenere un accordo favorevole. Non bastasse il loro peso come dipendenti aziendali, c’è la rilevanza dei loro acquisti. “Consumiamo più degli uomini e spendiamo molti dollari necessari all’economia”, affermano Shipman e Kay. Lavoro e acquisti possono diventare punti di leva per ottenere quello che le donne rivendicano. Ci manca poco che non minaccino lo sciopero delle mogli.
In sostanza il lavoro conciliabile si riduce alla formula temporale di quattro giorni alla settimana, una durata lavorativa sufficiente per contribuire ai risultati aziendali meglio degli uomini.
E’ arrivato il tempo della womenomics, concludono le due. Le donne possono dare quel maggiore apporto alla produzione e alla società che serve alla ripresa globale. Una maggiore presenza femminile, nei ruoli qualificati dell’azienda e della famiglia, dovrà essere riconosciuta anche istituzionalmente.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 17:55 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

22/05/2009

michelmacreau

Michel Macreau, "La faune humaine", 1961, tecnica mista.

Postato da: orsola a 12:19 | link | commenti

Controllo e integrazione dei flussi migratori Cosviluppo occasione per i paesi d’origine e d’accoglienza degli immigrati Nei mass media i migranti sono presentati come una minaccia, come vittime e più raramente come attori. I fenomeni migratori sono trattati per il loro carattere di avvenimenti e di episodi sensazionali e l’immigrazione è ritenuta una patologia sociale.
I discorsi politici e scientifici sono lontani dalla realtà della questione migratoria e dal sottosviluppo, dai dispositivi effettivamente presenti negli Stati d’origine dei flussi. C’è un divario dovuto al sospetto per uno sviluppo congiunto dei paesi di partenza dei migranti e alla focalizzazione su obiettivi di sicurezza immediata.
Anche gli sforzi di diagnosi approfondite, che sono state realizzate negli ultimi quindici anni, sono fortemente influenzati dai differenti approcci politici, confondono integrazione e sviluppo, presentano il rischio dell’emergere di un nuovo quadro teorico di riferimento, frammentato dagli input di più Stati con visioni particolaristiche.
Il ruolo dell’immigrazione nello sviluppo economico mondiale è misconosciuto, nota Thomas Lacroix, ricercatore dell’International migration institute dell’Oxford University, in un rapporto di sintesi europeo, “Migration, development, codevelopment”, che ha per scopo di informare sulle realtà delle migrazioni e dello sviluppo in cinque paesi: Francia, Italia, Portogallo, Regno Unito, Spagna. Il documento è frutto delle ricerche compiute in questi paesi dai gruppi del programma IDEM (Informare sulle migrazioni e lo sviluppo) per passare al cosviluppo come campo politico.
Lacroix comincia con l’evidenziare che il cosviluppo non è la pozione magica che fa sciogliere i flussi migratori, anzi “gli economisti mostrano che l’immigrazione aumenta nelle prime fasi dello sviluppo (nei paesi d’origine), quando distrugge le economie tradizionali e apporta un di più di risorse, che permette alle persone di emigrare”.
Gli effetti del cosviluppo differiscono in funzione del livello di realizzazione possibile nei diversi Stati. Non si tratta dello sviluppo solidale di assistenza, ma di sostegno alla decisione politica nei paesi di partenza, di finanziamento delle azioni di sviluppo, di trasferimento della tecnologia e del know how, perché, a seconda delle culture e delle competenze esistenti in loco, aumentino la produzione, la vendita e la redditività di quello in cui un paese è competente per progredire verso altre attività di confine.
Il cosviluppo è bidirezionale, fa emergere nuove capacità, ma distingue tra quello che sa fare meglio il paese d’accoglienza e quello che può fare il paese d’origine dei migranti. E’ il campo della cooperazione internazionale per realizzare nuove politiche economiche. Il programma IDEM è centrato sull’azione politica dei migranti nei loro paesi.
Per fare tutto ciò occorre legittimare la presenza degli immigrati attraverso lo sviluppo economico e sociale, favorire l’accoglienza e la crescita dell’integrazione, non limitarsi a controllare i flussi migratori e promuovere l’accesso ai circuiti internazionali della cooperazione e dello sviluppo, rafforzare le risorse, le competenze e il tessuto associativo tra l’Europa e i paesi di partenza al fine di creare occasioni di lavoro vero in loco.Copyright2009©irio , , , , ,

Postato da: orsola a 11:47 | link | commenti (1)
politica 137

21/05/2009

Altro miglior lavoro del mondo Questa volta la ricerca è dell’azienda vitivinicola Murphy-Goode situata nella lussureggiante campagna californiana Dove sarà il miglior posto di lavoro? Sull’isola di Hamilton nel Queensland, ad Aspire vicino a Doha nel Qatar, a Strasburgo in Francia? Il tasso di disoccupazione giovanile dei 15-29enni, superiore a un quarto di tutta la coorte anagrafica dei paesi OECD, ha favorito delle lotterie per un posto di lavoro a tempo, che mediatizzano la normalità della precarizzazione e danno risalto al potere di chi le indice.
Che si tratti di un paradiso tropicale, del miraggio di una carriera sportiva in Africa, dell’elezione al Parlamento europeo, ormai c’è l’abitudine di pescare in sempre più ampi bacini di reclutamento per sollevare grandi polveroni intorno a quel datore di lavoro che assume e annunciare occasioni imperdibili per un solo fortunato. 
Adesso è la volta di un’altra azienda, che offre “a really goode job”, come dice l’annuncio in Rete, che fa riferimento al nome Murphy-Goode di un’azienda vitivinicola californiana, situata a Sonoma County, nella rigogliosa vallata dell’uva a Nord di San Francisco.
Il lavoro offerto è un cocopro di sei mesi, dal 15 agosto 2009 al 14 febbraio 2010 e richiede una persona di almeno 21 anni, che abbia competenze di pubbliche relazioni, di comunicazione attraverso i social media e di rapporti con i mass media, sia dotato di creatività, abbia passione per il vino, sappia socializzare facilmente, parli e scriva in modo fluente l’inglese e un’altra lingua. La retribuzione prevista è di 10.000 dollari al mese più l’alloggio. La formazione di chi verrà assunto comprenderà la conoscenza del lavoro del vignaiolo e delle tecniche di vinificazione, le competenze di sommelier per un centinaio di vini.
Gli interessati devono inviare entro il 19 giugno prossimo un video di presentazione della durata di 60 secondi. Nella settimana successiva saranno individuati i primi 50 ammessi alla selezione. Tra essi, entro il 7 luglio, tutti gli internauti indicheranno il candidato preferito e, in base al maggior numero di voti, saranno eletti 10 finalisti, da intervistare individualmente. Questi parteciperanno alla riunione conclusiva in cui sarà scelta la persona da assumere e sarà proclamato il vincitore dell’ingaggio.
I video dei primi 140 aspiranti all’impiego sono già visibili sul sito www.areallygoodejob.com.  Sono quasi tutti americani. Ci sarà un italiano che voglia concorrere? Potrebbe essere (speriamo) l'ultima occasione per conquistare un miglior lavoro del mondo.Copyright2009©irio
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Postato da: orsola a 15:44 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

Algorithm HR management a Google Il re dei motori di ricerca è una delle poche aziende che usano modelli matematici per la gestione e lo sviluppo del personale Sappiamo dai giornali, come il New York Times, che Google riceve una media di 100.000 curricula al mese dai candidati all’assunzione. In casi del genere ogni possibilità di self-marketing degli aspiranti e di selezione su carta è tendente a zero. Da gennaio perciò chiunque voglia lavorare per la società californiana deve rispondere a un questionario online, che ha lo scopo di raccogliere tutti i più minuti particolari della biografia personale, di identificare interessi professionali, motivazioni lavorative, orientamenti valoriali e inclinazioni relazionali.
Un algoritmo sviluppato dai matematici dell’azienda passa al setaccio le risposte e finisce con il distinguere quell’uno su cento, che potrebbe avere le qualità e le competenze necessarie. Il colloquio successivo può avvenire secondo le “10 regole d’oro” tracciate da Google nel 2005. jull-6546a
Edward Lawler III, direttore del Center for effective organizations nell’University of Southern California, dice che “l’azienda è una di quelle che più hanno un approccio quantitativo alla gestione delle Risorse umane. Ci sono dati critici nel capitale umano che possono essere modellati efficacemente, come sanno molte aziende”.
Perciò Google, che impiega più di 20.000 persone, correla ugualmente per mezzo di algoritmi produttività e soddisfazione lavorativa per valutare i bisogni di formazione e sviluppo di tutti i dipendenti.
L’ultima novità è la messa a punto di un algoritmo per “affrontare, secondo il Wall Strett Journal, la fuga di cervelli che potrebbe nuocere alla competitività aziendale”.
Laszlo Bock, il vice president per le Risorse umane, ha detto al giornale che ha esaminato le carriere e i compensi di tutti i dipendenti per individuare quelli suscettibili di “brain drain”, i quadri e i dirigenti, che potrebbero sentirsi sottutilizzati ed essere spinti ad esplorare opportunità esterne. Gli elementi di base del modello di propensione all’uscita sono stati dati dalla posizione aziendale, l’anzianità e le interviste di valutazione.
La direzione delle Risorse umane ha rilevato che le opportunità stimolanti si esauriscono entro quattro – cinque anni. Una volta raggiunto questo limite è naturale che le persone vogliano andare in cerca di nuove sfide. Le stock option servono per lanciare delle proprie startup.
Per rimediare ai rischi della noia il duo dei fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, lascia liberi per un giorno alla settimana  quadri e dirigenti perché si occupino di ogni genere di progetti qualificanti e scarichino i compiti esecutivi e infrastrutturali.Copyright2009©irio , , , , , ,

Postato da: orsola a 11:04 | link | commenti (3)
gestione e sviluppo 260

20/05/2009

L’Italia tra gli ultimi allo stress test IMD sulla competitività Secondo l’autorevole business school di Losanna il nostro paese ha una "posizione inquietante" Come ogni anno, l’Institute for management development classifica le principali economie del mondo, in funzione della loro competitività. La metodologia di valutazione è affinata da vent’anni ed è arrivata allo stress test, impiegato questa volta per valutare la capacità di 57 paesi a uscire dalla crisi e a migliorare la loro competitività nel prossimo futuro.
I criteri del test sono stati quattro: le prospettive economiche, l’azione del governo, la situazione del mondo degli affari e della società. I dati di riferimento per l’analisi sono stati quelli dell’ “IMD world competitiveness yearbook 2009”.
La valutazione e la classifica dei paesi sono state fatte secondo
– le prospettive economiche: la crescita reale del PIL, l’inflazione, la disoccupazione, il bilancio pubblico e la resilienza dell’economia;
- l’azione del governo: la gestione della finanza pubblica, il sistema normativo, l’adattabilità della politica governativa, la burocrazia e, infine, le decisioni prese;
- la situazione del mondo degli affari: le pratiche etiche, la credibilità dei manager, le direzioni aziendali, i valori aziendali e l’imprenditorialità in atto;
- la situazione della società: il rischio d’instabilità politica, la coesione sociale, la flessibilità e l’adattamento, l’atteggiamento verso la globalizzazione e la necessità di riforme economiche e sociali.
Come si vede, l’assunto della metodologia IMD è che la competitività è dimostrata su un mercato mondiale aperto, in cui le imprese giocano senza barare, sostenute da solidità intrinseca e da una salda azione regolatrice di governo nel paese d’origine.
I quattro criteri e le venti specifiche sono stati il risultato per due terzi di elaborazioni quantitative e per un terzo di opinioni raccolte. Ogni specifica è stata ponderata ed equiparata per i quattro criteri. Ne è risultato un punteggio complessivo, che ha il valore massimo di 100,00.
Le economie dei 57 paesi considerati sono state così ordinate, dalla Danimarca, risultata la più competitiva con il massimo dei punti e da Singapore, secondo con 96,40, al Venezuela, ultimo con 0 punti e all’Argentina, 56ª con 0,04. La Danimarca è prima per la forte resilienza del business e del governo, per una stabilità sociale di lunga prospettiva, per le condizioni più favorevoli di uscita dalla crisi e di sviluppo competitivo.

                                 Le prime 20 economie del mondo
N.
Paese
Punti
N.
Paese
Punti
1 Danimarca 100,00 11 Paesi Bassi 74,23
2 Singapore 96,40 12 Nuova Zelanda 69,34
3 Qatar 87,93 13 India 68,06
4 Norvegia 83,97 14 Austria 67,83
5 Hong Kong 83,15 15 Cile 67,79
6 Svizzera 83,12 16 Canada 67,23
7 Svezia 81,60 17 Lussemburgo 66,61
8 Australia 81,35 18 Cina 64,58
9 Finlandia 80,81 19 Thailandia 63,22
10 Malesia 77,62 20 Israele 62,20

L’Italia è risultata 47ª, con punti 24,66, dietro la Bulgaria e il Sudafrica e davanti alla Polonia. E’ 36ª per le prospettive economiche, 50ª per l’azione del governo, 51ª per la situazione del mondo degli affari e 42ª per la situazione della società.
Gli USA sono stati classificati in 28ª posizione con 49,74, il Giappone è risultato alla 26ª con 51,30. Copyright2009©irio , , ,

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competitivita 92

19/05/2009

Pornografia dell’età paleolitica Ritrovata una statuetta muliebre di 35.000 anni fa in una grotta della Germania Non solo gli internauti vanno a caccia in Rete di immagini erotiche, già in epoca preistorica la riproduzione del corpo femminile nudo, per scopi sacri, di ossequio formale alla fertilità, aveva obiettivi reali di eccitazione maschile. I guardoni d’oggi non sono giustificati per questo, ma la tradizione data certo da 35.000 anni, quanti ne ha la statuetta di 6 cm, scolpita in una zanna di mammuth,  scoperta dall’archeologo Nicholas Conrad dell’Universität Tubingen in una grotta vicino ad Alb-Donau- Kreis nel Baden Württemberg (Germania), il più antico esempio conosciuto di arte figurativa. ss
Come scrive lo scopritore in un articolo per “Nature”, n.459 del 14 maggio 2009, la statuetta è stata fatta almeno 5.000 anni prima di un’altra figurina femminile, scolpita per gli stessi scopi e trovata nella stessa zona. La raffigurazione della Venere di Hohle Fels, come si chiama la grotta tedesca, “è esplicita”, scrive sempre su “NaturePaul Mellars, archeologo dell’University of Cambridge, che commenta la scoperta. “In questa donna sono state esagerate le caratteristiche femminili, dalle enormi mammelle alla prominente, gonfia e ingrandita vulva”.
“La dimensione simbolica della sessualità è stata usata per rendere più evidente la valenza erotica, funzionale all’eccitazione dell’uomo paleolitico”. Le braccia e le gambe sono state accorciate e ingrossate per comunicare un’impressione artistica di fertilità.
Per queste ragioni, si può affermare senza dubbio di trovarsi in presenza di una delle primi immagini “pornografiche” prodotte dall’uomo. Copyright2009©irio , , ,

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societa 295

Partecipazione in azienda e rappresentanza sindacale Una bozza di testo legislativo, possibile soluzione bipartisan in materia, sarà presentata domani alla Commissione lavoro e previdenza sociale del Senato Imprese e lavoratori potranno firmare contratti collettivi aziendali per istituire forme di partecipazione, consultazione o coinvolgimento dei dipendenti nell’andamento delle attività produttive e dei risultati aziendali: informazione, verifica dell’applicazione e degli esiti di piani o decisioni concordate, istituzione di organismi bilaterali con poteri d’indirizzo e controllo, organi di sorveglianza delle scelte di gestione, partecipazione agli utili, distribuzione di azioni o quote del capitale sociale, accesso al capitale societario in forma di enti d’investimento o di associazioni di lavoratori.
L’esercizio della rappresentanza collettiva nel governo dell’impresa potrà essere disciplinato in un futuro prossimo per opera del disegno di legge, presentato alla Commissione lavoro e previdenza sociale del Senato da Pietro Ichino , che ha unificato, su incarico congiunto di maggioranza e opposizione, quelli n. 803/2008 di Maurizio Castro (PDL) e n.964/2008 di Tiziano Treu (PD), a cui si sono aggiunti i ddl  n. 1307/2008 di Anna Bonfrisco e Francesco Casoli (PDL) e n. 1531/2009 di Benedetto Adragna (PD).
Un fiorire di iniziative nell’area tematica della partecipazione dei lavoratori, che hanno numerosi punti di sovrapposizione, ma divergono nell’   impostazione e nelle finalità: l’allargamento degli spazi di contrattazione aziendale nelle intenzioni della maggioranza, la partecipazione attraverso la contrattazione aziendale in quelle dell’opposizione.
Nella sintesi dei primi due disegni di legge, tentata da Ichino, che li ha valutati tra loro non “logicamente incompatibili”, si propone  che, per rendere validi questi contratti aziendali, basti a stipularli anche una sola organizzazione sindacale che alle elezioni delle RSU abbia ricevuto almeno la metà più uno dei voti espressi.
Nelle società per azioni con più di 300 dipendenti potranno essere decisi e la ripartizione dei posti spettanti ai rappresentanti dei lavoratori nei consigli di sorveglianza e i modi della loro designazione.
Ma in qualunque azienda i contratti “collettivi o individuali” potranno disporre “l’accesso privilegiato” dei dipendenti al possesso a quote di capitale e una parte della retribuzione, “destinata a maturare da un dato tempo futuro”, potrà essere investita in titoli azionari, quote di capitale o diritti d'opzione da una società in cui tutti i dipendenti abbiano diritto a partecipare.
Vengono incentivate non solo la partecipazione azionaria, ma anche quelle al finanziamento e al risultato dei piani industriali.
Sulla “prima bozza provvisoria di testo unificato” i pareri di CGIL e CISL sono stati opposti. “Risposta inadeguata e insufficiente” per la prima, positiva l’opinione della seconda, che sostiene da sempre il modello partecipativo.
 Anche le imprese sembrano scettiche. Il vicepresidente di Confindustria per le relazioni industriali, Alberto Bombassei, ritiene che “le esperienze di questo tipo negli ultimi venti-trent’anni, dai paesi del Nord alla Germania, non hanno mai dato risultati così buoni” e il problema vero è quello del cuneo fiscale, della differenza tra costo del lavoratore all’impresa e retribuzione netta al dipendente. Copyright2009©irio , , ,

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relazioni industriali62

18/05/2009

Ginou Choueiri, "Searching the skies series 1", 2007, acrilico su tela.

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Vivere di bocconi per traverso “Soffocare”, il film di Clark Gregg, è la storia di un figurante, che mescola non lavoro e raggiri per trovare un po’ di normalità L’esclusione sociale ha molte facce e dropout si nasce e si diventa per genitori, lavoro, paese, i tre pilastri della condizione di vita nella società contemporanea. L’appartenenza familiare, a una famiglia o peggio a una madre sola, priva di mezzi e di qualsiasi ombra di capitale sociale, può diventare un handicap insormontabile ad onta delle pari opportunità sancite dalle leggi. La mancanza di un lavoro qualificante e remunerato con equità può essere il secondo grave ostacolo per creare e rafforzare il proprio senso di autoefficacia. Il paese in cui una persona nasce e cresce può essere il terzo vincolo e se si somma ai primi due può completare il profilo del perdente, l’inizio di una condizione borderline in culture che danno spazio solo ai vincenti.
Victor Mancini (Sam Rockwell), il protagonista del film “Soffocare”, di cui Clark Gregg è regista e sceneggiatore, corrisponde al profilo del perdente. Studente di medicina fallito, a trent’anni lavora come figurante in un parco a tema, che ricostruisce la Williamsburg dell’epoca coloniale. Figlio di un’anarchica, Ida (Anjelica Huston), finita più volte in prigione a causa dei ripetuti e fantasiosi attentati al sistema, diventata poi prostituta e tossicodipendente, malata di Alzheimer, è l’unico genitore che conosce. Ricoverata in una casa di cura, paga una retta di 3.000 dollari al mese.
Victor ha trascorso l’infanzia tra diverse famiglie adottive, nell’attesa di un rapimento da parte della mamma. Non ha soldi per vivere, né tanto meno per pagare la casa di cura. Per di più è un erotomane compulsivo.
Disperato, escogita un trucco per sopravvivere: cerca con cura sull’elenco telefonico i ristoranti e qui, nel mezzo di un pranzo, si fa andare un boccone di traverso. C’è sempre qualcuno che viene a salvarlo dal soffocamento    e -ahilui- incomincia il ricatto del salvato, umiliato e piangente nei confronti del salvatore. Victor fornisce alla gente un servizio importante, tira fuori l’eroe che c’è in ogni persona comune e la lega di riconoscenza a sé.
Questo gioco di rassicurazione dell’altro, di miglioramento dell’autostima, funziona perché il salvatore senta di dovere continuare in questo ruolo e gli dia il denaro necessario per la clinica, dove vive la mamma, che visita quotidianamente.
Scivola così in una condizione irreale, di isolamento dalla società esterna, in cui non ha che un amico, Denny (Brad William Henke), che lavora anche lui come figurante nel parco a tema e vive di speranza.
Immaginazione e realtà si confondono e Victor si convince d’essere figlio di una reliquia, un clone di Gesù. Né risolvono la sua dissociazione le pazienti anziane della casa di cura, che interagiscono con lui come se fosse l’oggetto dei desideri sessuali, o l’amore con una spogliarellista, o le sedute di terapia di gruppo a cui è obbligato per guadagnare la normalità.
Tratto dal romanzo di Chuck Palahniuk , il film di Gregg piace per la forza dei due interpreti principali, un Sam Rockwell straordinario e una Anjelica Huston da antologia, che si destreggia con un’abilità eccezionale nelle due fasi della sua vita, prima e dopo la malattia.
Non altrettanto può dirsi della regia, che si è limitata ad una diligente trasposizione del romanzo e ne tralascia tutta la causticità. Il meglio di Gregg è nell’humor nero dei dialoghi, una sceneggiatura tragicomica migliore della rappresentazione. Copyright2009©irio , , , ,

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societa 295

15/05/2009

La disoccupazione preoccupa gli Europei prima di tutto Il sondaggio GFK – Nürnberg di febbraio e marzo mostra che la crisi colpisce in modo differente la vita quotidiana in 10 paesi Da mesi l’Europa è in una grave crisi economica e finanziaria, che distrugge milioni di impieghi, aumenta la povertà e l’esclusione sociale, riduce il potere d’acquisto delle famiglie, ma nello stesso tempo rende possibile comprare una casa a prezzi in discesa e a tassi bancari in ribasso o un’automobile con sostegni economici alla domanda.
Gli Europei sono preoccupati per una situazione recessiva che rallenta e subisce ancora gli effetti, sul PIL, la produzione industriale e la dinamica dei mercati, del trauma dell’anno scorso, senza accennare ancora alla ripresa. Mostrano un’ ansia crescente per l’instabilità economica e le prospettive di un peggioramento della qualità della vita.
La società demoscopica GFK – Nürnberg ha realizzato in febbraio e marzo il consueto sondaggio d’opinioni sulle “Sfide per l’Europa”.
Questa volta ha intervistato un campione rappresentativo di 12.500 persone, residenti in 10 paesi e ha trovato che in testa alle loro preoccupazioni, con un aumento di 15 punti rispetto al sondaggio dell’anno scorso, c’è la disoccupazione, che inquieta il 39% dei cittadini, una media complessiva che va dal 67% degli Spagnoli, oggi i più colpiti dal fenomeno, al 7% degli Olandesi.
Affianco alla preoccupazione per la perdita del posto di lavoro c’è subito dopo quella per la stabilità economica, per i tempi d’uscita dalla crisi e di ritorno alla condizione precedente, per le possibilità di una nuova regolazione del sistema delle imprese. Il 29% degli intervistati è inquieto a questo proposito, con escursioni che vanno dal 43% degli Inglesi, reduci dai fallimenti di banche, finanziarie e industrie, al 13% dei Francesi.
L’importanza dell’inflazione e del potere d’acquisto è diminuita di 7 punti nel 2009, dopo un balzo di 11, constatato nel 2008 rispetto al 2007. Con il 22% medio, questa preoccupazione viene al terzo posto. Ha escursioni che vanno dal 3% degli Spagnoli al 51% dei Francesi, timorosi per la riduzione dei redditi.

Sfide del 2009 per i differenti paesi
 
Tot.
Ge
It
Fr
Au
UK
Ru
Be
Po
Sp
PB
Disoccupazione
39
57
46
54
42
20
21
27
44
67
7
Stabilità economica
29
36
31
13
34
43
26
31
22
34
28
Potere d'acquisto
22
13
21
51
16
5
31
12
20
3
5
Criminalità
11
8
41
6
6
19
3
11
2
8
17
Pensioni
8
9
8
9
10
1
13
6
9
1
1
Casa
8
1
2
10
2
7
18
2
3
5
1
Salute
7
10
9
7
6
7
4
3
18
2
10
Efficacia governativa
7
10
15
6
7
8
2
17
9
6
5
Immigrazione
7
7
22
2
17
14
1
10
-
8
6
Istruzione
7
7
5
9
7
8
6
2
4
3
3

La questione della criminalità ha perduto importanza rispetto all’anno scorso e il suo grado di priorità arretra di un posto, con l’11% medio ed escursioni, che vanno dal 3% dei Russi al 41% degli Italiani, impressionati dalle campagne di governo partiti e giornali. Solo gli inglesi, che hanno scoperto il terrorismo islamista nel loro paese, tra i figli degli immigrati, nati in loco, sono i più vicini a questo sentire con il 19%, così come i Paesi Bassi con l’11%, anch’essi colpiti dall’antagonismo tra xenofobi e immigrati.
Gli Italiani sono anche i più preoccupati per l’immigrazione, il 22% rivela inquietudine per un problema, che occupa invece la nona posizione tra le sfide prioritarie degli Europei. Ha infatti il 7% medio ed escursioni dal 2% dei Francesi alla percentuale nostrana già indicata.
Gli Italiani si collocano anche tra gli Europei più ansiosi per la politica governativa. Esprimono il 15% di preoccupazioni, subito dopo il 17% dei Belgi, per una priorità che è ottava nella considerazione complessiva, con una media del 7%.
Particolarmente curioso è che i nostri concittadini siano i meno preoccupati per le difficoltà abitative, solo il 2% con i Belgi e per la politica scolastica, solo il 5%, contro un 14% dei Tedeschi, apprezzati per la qualità del loro sistema d’istruzione e l’8% degli Inglesi particolarmente forti nella formazione tecnica e superiore.
Il sondaggio testimonia i sentimenti di paura più diffusi tra i cittadini europei difronte agli aspetti più gravi della crisi avvertiti nei differenti paesi. Copyright2009©irio , , , ,

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economia 138

14/05/2009

Consumi ed emissioni dei gadget elettronici L’Agenzia internazionale dell’energia allerta sull’esplosione della domanda d’elettricità per uso domestico Nel 2010 avremo sulla Terra più di tre miliardi e mezzo di telefonini, due miliardi di televisori e un miliardo di pc. I gadget elettronici sono una parte crescente della nostra vita e molti di noi in casa ne hanno a disposizione venti o trenta con le funzioni più diverse, per l’ascolto della musica, la visione di spettacoli, la raccolta di informazioni, la sicurezza, la cucina e il tempo libero. Per soddisfare la domanda di energia necessaria per questi apparecchi, al tasso di consumo attuale, dovremo costruire nei prossimi venti anni centrali elettriche capaci di produrre 280 gigawatt, l’equivalente di 200 reattori supplementari.
La previsione è formulata dall’autorevole International Energy Agency nel rapporto pubblicato ieri “Gadgets and Gigawatts. Policies for energy efficient electronics”, che include una valutazione globale dei modelli di consumo dell’elettricità per uso domestico, gli andamenti dell’ultimo decennio e un’analisi prospettica del ruolo giocato dai gadget elettronici.
Se il consumo energetico dei grandi elettrodomestici va diminuendo, sostiene il rapporto, il progresso che ha portato a costruire apparecchi sempre più risparmiosi ha anche messo a disposizione strumenti monofunzionali più energivori. Un televisore ad alta definizione, con schermo ampio, spesso consuma più di un frigorifero e una plystation più di una lavatrice. Il consumo di elettricità domestica cresce più in fretta di quello per la produzione. Rappresenta già oggi più di 500 milioni di tonnellate di CO2 di emissioni nell’atmosfera e una bolletta elettrica di 80 miliardi di dollari all’anno.
Sono consumi ed emissioni che mostrano la tendenza a raddoppiare da qui al 2022 e a triplicare al 2030, se l’efficienza energetica non aumenta.
Questo spreco potrebbe compromettere gli sforzi dei governi per raggiungere l’indipendenza interna con una combinazione di nuove fonti d’energia, che assicuri un abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra. C’è un largo margine di miglioramento, che potrebbe far scendere alla metà i consumi di questi apparecchi, utilizzando le tecnologie più appropriate e facendo leva su un’alleanza tra prouttori di gagdet, fornitori di energie e consumatori. Se l’incentivazione commerciale non funziona i governi dovranno intervenire.
L’IEA suggerisce perciò di fissare norme minime d’efficienza e di rinforzare l’informazione sul consumo energetico degli apparecchi domestici. Copyright2009©irio , , , ,

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economia 138

Debito pubblico a 1.741 miliardi 275 milioni Nei primi tre mesi dell’anno le entrate tributarie sono diminuite di 4 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2008 Il debito pubblico italiano è cresciuto in marzo di altri 33 miliardi di euro. Il buco totale accumulato aveva in febbraio la dimensione di 1.707,410 miliardi è diventato di 1.741,275 nel mese successivo. E’ quanto scrive il supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia nell’ultimo numero.
Nei primi tre mesi dell’anno le entrate tributarie sono diminuite di 4 miliardi: da 85,075 miliardi del 2008 agli attuali 81,016, con un calo percentuale del 4,8%. Il dato è stato calcolato su importi già incassati, non ancora divisi tra tasse e contributi. Lo Stato si è perso in tre mesi più di un quinto del ricavato dall’ultima manovra finanziaria.
Comuni e Province hanno ridotto il proprio debito mentre è rimasto stabile quello delle Regioni. I Comuni hanno diminuito il debito di circa un miliardo: 47,282 in marzo, lo stesso valore del mese corrispondente dell’anno scorso, contro i 48,183 miliardi di febbraio. Le Province hanno registrato, sempre in marzo, un debito di 8,961 miliardi contro i 9,219 del mese precedente e gli 8,867 di marzo 2008.
Le Regioni e le Province autonome hanno portato il debito di marzo a quota 43,068, sostanzialmente stabile rispetto ai 43,026 di febbraio e in lieve aumento rispetto ai 42,445 miliardi del marzo 2008.
Il debito complessivo delle amministrazioni locali è calato da 109,024 miliardi di febbraio a 108,645, contro i 109,585 di marzo dell’anno scorso. Copyright2009©irio 

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economia 138

Produzione cinematografica record nell’UE Nel 2008 il cinema europeo ha prodotto 1.145 lungometraggi, ha conquistato il 28,4% degli spettatori e ha staccato 924 milioni di biglietti L’Observatoire européen de l’audiovisuel, sulla base dei dati provvisori attualmente disponibili, ritiene che i 27 Stati dell’UE abbiano proseguito nel 2008 la tendenza all’aumento della produzione cinematografica già constatata nel 2007, realizzando 1.145 lungometraggi: 878 fiction, 203 in più dell’anno precedente e 267 documentari, 58 in più.
Il numero delle produzioni è aumentato in 16 Stati, è diminuito leggermente in 5 ed è rimasto stabile negli altri 6. La Francia è il maggior produttore dell’Unione con 196 lungometraggi, l’11% in più rispetto all’anno precedente, è seguita dalla Germania con 151, la Spagna con 150 e l’Italia, cresciuta più di tutti gli altri, con il 37% in più di produzione e 146 prodotti.
L’enorme successo riscosso dai film nazionali dei diversi paesi, sui numerosi mercati è il fattore principale di questo livello raggiunto. 14 paesi hanno avuto un aumento della quota di mercato dei loro film da un anno all’altro e in 11 di essi questa parte del mercato cinematografico ha raggiunto gli obiettivi più elevati dell’ultimo quinquennio.
I film francesi hanno costituito il 12,6% del totale delle entrate dell’UE, con un aumento dell’8,4% sull’anno precedente. I film italiani hanno prodotto il 3,6%, quelli tedeschi il 3,5%, gli inglesi il 2,2%.
15 su 20 sono però i film americani che nel 2008 hanno incassato di più in UE. Un’avventura di James Bond “Quantum of Solace” è il campione d'incassi con 28 milioni di euro. Il film ha avuto in Italia 7 milioni di ricavi. Tra i 20 bestseller europei solo due sono gli italiani: “Natale a Rio” e “Gomorra”.
L’Italia è anche quarta per numero di frequentatori delle sale cinematografiche, dietro la Francia, il Regno Unito e la Germania e davanti alla Spagna. Il risultato economico italiano è inferiore del 4,1% a quello del 2007. Copyright2009©irio , ,  

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competitivita 92

13/05/2009

Astensionismo elettorale alle europee Nasce Votewatch, un sito d’informazioni sugli eurodeputati, i gruppi politici, le corrispondenze nazionali, l’attività svolta e le questioni affrontate Il paradosso della democrazia rappresentativa europea potrebbe essere formulato così: meno sono gli elettori che esercitano il voto, più aumenta l’influenza dell’esecutivo dell’UE.
Dalla prima elezione a suffragio universale diretto dell’Europarlamento nel 1979 l’astensionismo è progressivamente cresciuto, passando dal 37% di trent’anni fa al 54,3% del 2004. Nell’ultima elezione sono stati raggiunti dei veri e propri record di astenuti in Polonia, con il 78,8%, nel Regno Unito con il 61,1%, in Germania con il 57% e in Spagna con il 54%. Si teme che gli scrutini del prossimo 7 giugno vedano una partecipazione dei cittadini europei ancora minore.
Negli ultimi cinque anni, approfittando della crisi, gli Stati membri hanno preso il sopravvento. Il salvataggio delle banche e il rilancio dell’economia hanno favorito la riapparizione dei protezionismi e il moltiplicarsi dei G8, G14 e G20 ha significato una sfida anche sul terreno istituzionale alle debolezze della Commissione europea, nata per doppia lottizzazione di partiti e paesi, sovraccaricata di compiti che non è in grado di gestire.
L’esecutivo dell’UE è il frutto dei compromessi avvenuti in seno al Consiglio europeo dei capi di stato e di governo dei 27, che scelgono i commissari in loro rappresentanza, tenendo conto dei principali gruppi politici presenti in Parlamento (il partito popolare, il socialista e il liberal–democratico), senza riferimenti ai risultati elettorali. I grandi schieramenti pesano nelle divergenze e negli accordi trasversali, non corrispondono esattamente alle situazioni politiche locali e incidono poco sulla composizione e le scelte della Commissione.
L’UE non è uno Stato federale e nella crisi sono saltati i principi costitutivi della libertà di concorrenza, della deregolamentazione, dell’equilibrio dei bilanci pubblici e di un indebitamento statale limitato, sostituiti dall’attivismo o dall’apatia nei confronti dell’Europa dei governi nazionali, che in molti casi intendono usare i risultati elettorali come punti di leva per il rafforzamento interno. Il disinteresse del cittadino comune, ignaro delle logiche di convergenze e opposizioni, che si manifestano anche fisicamente lontane, non può che aumentare.
Alcuni analisti della politica, delle istituzioni e dell’economia pubblica, appartenenti all’Université Libre de Bruxelles e alla London school of economics, hanno messo domenica online un sito di utilità pubblica, che vuole fare conoscere tutta l’attività dei deputati all’Europarlamento, ponendo a disposizione dei cittadini elettori i curricula, l’appartenenza ai gruppi politici, i partiti nazionali corrispondenti, le alleanze e le opposizioni dei gruppi politici sulle questioni in esame, le coerenze dei provvedimenti, delle dichiarazioni e dei voti di ognuno rispetto alle posizioni assunte dal proprio schieramento e dal partito nazionale corrispondente, il tasso di presenza ai lavori parlamentari. Gli ideatori del sito vogliono aumentare la trasparenza e il dibattito sulle questioni politiche.
Il sito è Votewacht.eu è accessibile a tutti e può essere d’aiuto per una partecipazione consapevole alle prossime elezioni.
Per combattere l’astensionismo anche il Parlamento europeo ha assunto alcune iniziative d’informazione. Su Youtube ha lanciato il videoclip “Al seggio elettorale”, accompagnato dall’headline “C’è sempre il tempo per andare a votare”. Mette in scena una bionda, tipica dei film d’orrore hollywoodiani, che in minigonna rosa piomba urlando in un seggio elettorale addormentato. Va nella cabina per votare, mette la scheda elettorale nell’urna e, senza mai smettere di strillare, scappa in preda al panico, agitando le braccia.
Qualche secondo dopo la sua fuga, entra nel seggio il classico cattivo con la mascherina bianca sul viso e vestito di nero. Mostra la carta d’identità a uno scrutatore, va a votare anche lui e continua a inseguire la bionda.
Lo spot è il primo di tre, disponibili sulla pagina Youtube del Parlamento europeo.
I videoclip di propaganda sono destinati a provocare gli elettori e a combattere l’astensione, come altri più tradizionali per la televisione, che hanno come protagonisti gli europei dei differenti paesi. Essi annunciano, di volta in volta negli spot, che “l’ultima centrale nucleare è stata chiusa ieri”, “l’Europa sta proibendo tutte le importazioni per salvaguardare i posti di lavoro”, “nei negozi non ci saranno più alimenti OGM”. I filmati proseguono dopo l’annuncio iniziale: “Non sono notizie vere. Deciderete voi quali saranno le informazioni future”.
Le due campagne di comunicazione sui media diversi vogliono ricordare agli elettori che con il voto hanno il potere di partecipare alle decisioni di loro interesse. Copyright2009©irio , , , ,

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politica 137

12/05/2009

Criminalità ambientale un business da 20,5 miliardi Il “Rapporto ecomafia 2009” di Legambiente riporta i numeri e le storie di quasi 26.000 reati accertati dalle Forze dell’ordine 25.776 casi di traffici illeciti di rifiuti, abusivismo edilizio, appalti truccati, racket degli animali, archeomafia, agromafia e così via sono i dati del triste bilancio degli episodi di criminalità ambientale avvenuti in Italia nel 2008. Il “Rapporto ecomafia 2009”, che ha la prefazione di Pietro Grasso, il procuratore nazionale antimafia, scrive che gli ecoreati accertati sono stati quasi 71 al giorno, 3 ogni ora.
Nell’anno passato ci sono state ben 25 inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, titolari di un fatturato superiore ai 7 miliardi di euro. Le scorie industriali gestite illegalmente hanno raggiunto i 3.100 metri, quanto l’altezza massima dell’Etna.
E l’Etna non viene tirata in ballo a caso dal "Rapporto", la Sicilia, come la Campania, la Calabria e la Puglia, da sole rappresentano più del 48% dei reati, ma non c’è regione che ne sia immune. Il Piemonte è diventato primo nel Nord, seguito dalla Lombardia per traffico e interramento dei residui di lavorazioni nocive.
Se dai rifiuti si passa all’abusivismo edilizio, sempre nel 2008, sono state scoperte 28.000 nuove case illegali e numerosi reati urbanistici per un incasso totale di 20 miliardi e mezzo di euro, spartiti da 258 clan, 19 in più di quanti Legambiente ne aveva censiti nel 2007. Il ciclo del cemento vede al primo posto la Campania, con 1267 infrazioni. Ma in tutta Italia l’abusivismo, dopo anni di flessione, sembra avere rialzato la testa, stando ai 28.000 nuovi illeciti, dovuti anche alla aspettative, suscitate dal governo, di un atteggiamento possibilista nei confronti di chi fa.
Il business delle zoomafie, del racket delle corse clandestine e delle scommesse sugli animali è stato di 3 miliardi di euro.
1.031 sono stati i furti di opere d’arte e i commerci di ritrovamenti archeologici: gli scavi clandestini sono aumentati del 15%,mentre sono diminuiti del 5% le sottrazioni accertate.
Il saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico, agricolo e faunistico è impressionante.
Dal “Rapporto” emerge in positivo la maggiore efficacia d’intervento delle Forze dell’ordine, che hanno concentrato l’attività investigativa sui reati di maggiore gravità e proceduto ai 221 arresti e ai 9.676 sequestri dell’anno scorso, con un aumento del 13,3% e del 6,6% , rispettivamente. Copyright2009©irio , , , , ,

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societa 295

11/05/2009

Smarrito il kit da maquillage di Gordon Brown Un commesso sbadato non ha portato al primo ministro inglese tutto quello che serviva per ben figurare in pubblico A Londra in uno di quei grandi taxi, perlopiù neri, in cui un passeggero può stare in piedi, qualcuno dimentica uno zainetto. Il tassista lo trova e per individuare chi lo ha perduto, potrebbe scapparci una ricompensa o contenere chissà che, lo apre. Scopre così all’interno un pennello per il fondo tinta, un barattolino di polvere abbronzante attiva Guerlain, una crema da make-up Clinique, uno stick per le occhiaie e un foglio con le istruzioni per l’uso di questo materiale, rivolto al primo ministro inglese Gordon Brown: un acquisto da poco più di 130 sterline (€ 145), che un commesso sbadato non ha portato al destinatario.
La rivelazione è del giornale popolare “Sun”, che aggiunge che lo zainetto conteneva altri documenti sensibili, come le istruzioni sul modo di rispondere alle interrogazioni parlamentari e alle interviste televisive sulle generose note spese di cui hanno goduto parlamentari e ministri, motivo di scandalo in piena recessione.
La scoperta dello zainetto getta benzina sul fuoco. Il Regno Unito non è un paese che distingua vita privata e ruolo pubblico istituzionale di qualunque membro del governo. Ieri la stampa si è buttata sull’incidente e ha rinfacciato a Brown d’avere adottato un comportamento futile e d’essere circondato da collaboratori inaffidabili.
Eppure non è la prima volta che un leader politico venga sorpreso a curare il suo aspetto per presentarsi davanti alle telecamere, anche se nel Regno Unito nessuna autorità si azzarderebbe a criticare chiunque altro perché malvestito e maleodorante e il principe di Galles, erede al trono, non ha mai tinto i capelli, dopo un sondaggio in cui aveva accertato che al popolo piaceva vederlo con i segni della vecchiaia, come tutti.
Brown ha 58 anni, non ha mai fatto finora esibizioni corporali o riferimenti alla sua valentia maschile. Ha soltanto esagerato, forse mal consigliato, nel volersi presentare in pubblico nel suo aspetto migliore.
I cosmetici, va precisato, non sono una spesa a carico del contribuente. Copyright2009©irio , ,

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societa 295

Kindle DX per la salvezza della stampa Amazon ha messo in vendita un nuovo e-reader a grande schermo per le pagine di quotidiani e periodici Non si contano più le previsioni sulla fine della stampa, eliminata dalla potenza, l’efficienza e l’eleganza tecnologica dell’informazione su Internet. Se John Kerry, autorevole senatore democratico, avversario di Bush alle elezioni presidenziali americane del 2004, sostiene che i giornali sono “una specie a rischio di estinzione” e che “la stessa sorte stanno per averla anche la radio e la televisione”, è facile ritorcere il parere contro il politico, che fa manutenzione della sua notorietà, ma è difficile mettere in dubbio la decisione di Rupert Murdoch, il magnate dei mass media, proprietario fra l’altro di una sessantina di quotidiani e periodici, che ha costituito un gruppo di progetto per un e-reader, che diffonde informazioni scritte e per audiovisivo.
Anche in Europa circolano opinioni simili tra gli addetti ai lavori. Simon Waldman, responsabile della strategia digitale del “Guardian” e dell’ “Observer” non dubita che il giornale deve essere “pronto a trasferirsi sulla Rete” e la carta stampata sta per diventare un oggetto per estimatori di età avanzata.
Può darsi che abbiamo colto solo i pareri di catastrofisti, apparsi sui giornali nel fine settimana, ma anche da quelli che si battono contro la fine della stampa e si sforzano di individuare delle vie d’uscita dal boom dell’informazione online vengono allarmi sul fatto che “il giornalismo non può permettersi la ripetizione e la riproduzione”, così come fa Jeff Jarvis, il giornalista americano, editorialista di importanti quotidiani e conduttore televisivo di programmi d’inchiesta, che invita i colleghi ad aggiungere valore alle cronache e alle scoperte di fatti nuovi.
Intanto la tecnologia digitale corre in soccorso dell’informazione tradizionale. Amazon lancia il Kindle DX, a grande schermo, un nuovo e-reader concepito per giornali e riviste.
Su uno schermo di cm 25x15, c’è spazio per i testi e la pubblicità, che sarà presente e non fastidiosa, come quella che compare indesiderata e rimuovibile solo con un atto di volontà del lettore.
Sul nuovo Kindle si potrà leggere, a costi inferiori a quelli attuali, la stampa e l’informazione su Internet. Il lettore elettronico costa 489 dollari (€ 365), accede alla Rete con una connessione wi-fi che fa ricevere i testi e le immagini in bianco e nero o a colori di eccellente qualità, senza bisogno di appoggiarsi a un pc o di andare alla ricerca di reti criptate. Accede a qualsiasi sito informativo con un solo clic.
Giornali americani ed europei possono essere letti con questo mezzo. Il “New York Times”, il “Washington Post” e il “Los Angeles Times” sono già raggiungibili e così “Le Monde”. Si possono comprare i diritti di lettura per abbonamento mensile, per copia singola o per un articolo. Il prezzo va dai 15 dollari ai 75 centesimi o meno, a seconda della lunghezza del testo desiderato. Murdoch sta preparando le edizioni del “Times”, del “Wall Street Journal”, del “New York Post” e del “Boston Globe”. Saranno offerti anche abbonamenti annuali e biennali a prezzo ulteriormente ridotto.
Giovedì scorso il “Los Angeles Times” ha intitolato la presentazione dell’e-reader “Kindle di Amazon ha davanti un arduo compito: salvare l’editoria giornalistica”. Copyright2009©irio , , ,

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tecnologia 115

08/05/2009

10.000 donne su Facebook contestano Marks&Spencer Maggiorate inglesi contro i prezzi superiori delle taglie grandi nella vendita dei reggiseni Sulla Kurfurstendamm, la grande strada commerciale di Berlino, le numerose vetrine di un grande magazzino sono sormontate da un poster di m 8x12, che raffigura la cancelliera tedesca Angela Merkel in primo piano, vestita soltanto di slip e reggiseno, con altri sei politici, due donne e quattro uomini, in abbigliamento intimo. E’ la pubblicità della marca di biancheria Bruno Banani (tanto nomine), che presenta alcuni capi della sua collezione accompagnati dal headline  “Facciamo tutto per sostenere la domanda”. Il poster è uno dei tanti affissi in tutte le città della Germania.
La signora Merkel è una donna formosa e ben dotata, che però sarebbe sconfitta in un confronto tra maggiorate da quella Cristina del Basso, concorrente del “Grande Fratello”.
La bella ventunenne varesina è stata, per tutto il tempo di svolgimento del reality, fonte di preoccupazioni tecniche per il professor photo_1241112394929-1-0Giovanni Terlizzi, esperto di onde magnetiche dei radio-microfoni, che temeva un’esplosione delle sue protesi mammarie e di soddisfazione per il chirurgo plastico Pietro Lorenzetti, che ha apprezzato l’aumento delle richieste di ingrandire i seni, venuto da più clienti, colpite dall’apparizione televisiva della giovane.
Le misure DD e superiori di reggiseni sono invece discriminate da Marks&Spencer, così almeno sostiene Beckie Williams, una ventiseienne inglese dalla scollatura prosperosa. La giovane ha lanciato giovedì scorso su Facebook una campagna contro la sopratassa imposta dalla catena inglese di magazzini a prezzo unico, che ha maggiorato di due sterline i prezzi delle taglie grandi di reggiseno.
La campagna della Williams ha raccolto in poche ore 10.000 adesioni. “Bust 4 justice”, lo spazio della giovane sul social network, parla di “tassa criminale sulle tette” e minaccia una partecipazione della titolare, che ha comprato apposta un’azione della società, alla prossima assemblea degli azionisti.
Marks&Spencer si difende, ricordando che ha la più importante collezione di reggiseni al prezzo più competitivo, un’offerta best seller del maggiore venditore di biancheria intima del Regno Unito.
Ma la Williams insiste che non ha nessuna intenzione di diventare “una vacca da mungere” per il distributore e già molte maggiorate inglesi si sono schierate pubblicamente al suo fianco, sui giornali e in televisione, per la "fine della discriminazione". Copyright2009©irio , , ,

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societa 295

07/05/2009

Finanza truffaldina Un videogame americano ripropone i comportamenti di Madoff e dei suoi investitori, ma offre una chance in più Nella storia della finanza criminale, all’origine della recessione che stiamo attraversando, Bernard Madoff gioca un ruolo da protagonista. Ex presidente del NASDAQ è stato autore di una truffa da 50 miliardi di dollari, consumata in venti anni ai danni dei risparmiatori privati e degli investitori istituzionali a cui prometteva interessi elevati, che dava soltanto ai primi clienti di un sistema di rendita e coinvolgimento, noto in Italia come catena di S. Antonio e in America come schema di Ponzi.
Il sistema permette a quelli che cominciano la catena di ottenere a breve forti guadagni se collaborano al reclutamento di altri investitori. Richiede continuamente nuove persone disposte a mettere il loro denaro nelle mani del truffatore, che paga quelli all’inizio della catena con i soldi versatigli dai secondi e così via.
In un’intervista rilasciata a “Vanity Fair” del prossimo giugno, la segreteria di Madoff ha raccontato che il suo ex capo aveva previsto e pianificato il modo di salvare alla scoperta della truffa il denaro da fare arrivare ai figli, agli amici e ai dipendenti di fiducia, in caso di arresto. Cosa poi avvenuta nel dicembre 2008. Processato, rischia adesso una condanna a 150 anni di carcere e un risarcimento danni da 170 miliardi. madeoff
Ispirandosi certamente alla vicenda del finanziere criminale, un’azienda di New York Cellufun annuncia oggi d’avere realizzato il videogame “Made off”, scaricabile gratuitamente dall’11 prossimo e che può essere giocato su telefonino o su pc. Il capo della società ha spiegato che è un argomento interessante per un gioco, perché fa imparare come funziona lo schema delle società di gestione dei fondi e ha consigliato di usare come piattaforma il telefonino, preferibile per la sua natura sociale, di simulazione dello schema di Ponzi.
Il videogame comincia scegliendo tra i ruoli di gestore di fondi o d’investitore. Il gestore deve creare dei portafogli d’investimento abbastanza attraenti per reclutare degli investitori potenziali. Compito del gestore è di operare costantemente per attirare via via sempre nuovi investitori. Quello degli investitori è di valutare la redditività delle operazioni speculative possibili.
Il denaro per gli investimenti e per gli interessi è espresso in Cellupoint, una specie di moneta universale, buona per tutti i paesi.
“Made off” ripete la condotta del truffatore, gli investitori devono stare attenti a come il loro denaro viene gestito. Il gioco termina quando gli agenti dell’FBI scoprono il reale funzionamento dell’organizzazione finanziaria e arrestano il gestore. Gli investitori tentano di recuperare i loro Cellupoint, ma scoprono troppo tardi d’essere rovinati.
L’obiettivo del gioco è di provarsi a costruire uno schema di Ponzi migliore di quello realizzato da Madoff, più fortunato per le due parti che interagiscono. Copyright2009©irio , , , , ,

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societa 295

06/05/2009

Cooperazione come scambio di doni in azienda Un’analisi dell’azione collettiva e dei rapporti sociali necessari alla produttività Nessuno può affermare seriamente che la gestione aziendale è l’atto di un principe o dell’aggregazione di individui mossi dalla sola soddisfazione dell’interesse personale. Se si rifiutano insieme come categorie d’analisi e i grandi determinismi e lo stretto individualismo, si è portati a chiedersi che cosa permette l’azione collettiva e la legittima in azienda. Norbert Alter, professore di Sociologia del lavoro e delle organizzazioni nell’Université Paris-Dauphine, ritiene che per analizzare la natura dei rapporti sociali, caratteristici del mondo del lavoro, sia utile ricorrere alla teoria del dono di maussiana derivazione.
In “Donner et prendre. La coopération en entreprise”, La Découverte, Paris, 2009, egli chiarisce che la teoria del dono non deve essere confusa in nessun modo con una teoria dell’altruismo, è, al contrario, una teoria dello scambio sociale, che integra la questione dell’interesse e quella della violenza, perché l’efficacia aziendale suppone una capacità di cooperare, cioè una capacità di scambio, che non può essere ridotta alla prassi della teoria economica standard.
Nel libro Alter affronta i modi d’elaborazione delle strutture di scambio, che permettono l’accordo e la cooperazione, traccia una sintesi delle problematiche su questo tema, dando la parola a dirigenti, impiegati, tecnici, infermieri, che testimoniano come per allacciare i legami sociali, bisogna trovare il modo di obbligare, di ottenere, di tradire o di prendere informazioni, simboli, beni, servizi, riti, emozioni, allo stesso modo con cui circolavano i beni nelle società primitive.
In queste donare obbligava a ricambiare il dono. Così nelle aziende lo scambio dei doni e il commercio degli obblighi si realizzano attraverso un intermediario, che si chiama mestiere, missione, progetto, rete o impresa. L’intermediario nasce per l’ingegnosità collettiva, che realizza il cambiamento e il movimento con doni diversi.
Cooperare è donare, dunque, un modo di scambio diverso dal dominare manageriale e dal tradire di chi non ricambia il dono. C’è un movimento dinamico degli scambi, che oscilla dal donare per sentire di esistere all’impegno ragionato, dall’interdizione di donare all’ingratitudine dei beneficati.
Alter smonta e mette a nudo i comportamenti ostativi, di un management, che sente il dono come anomalia trasgressiva, che sovverte le regole fissate dall’alto e non è modellabile. Il management si basa invece sul principio che dipendenti e datori di lavoro siano liberi e non obbligati reciprocamente. La maggioranza degli scambi informali in azienda, sostiene, sono spesso, a torto, oggetto di rifiuto manageriale.
Il malessere lavorativo proviene dall’incapacità aziendale di riconoscere il valore dei doni dei dipendenti. Fenomeni d’ingratitudine e deficit di riconoscenza bloccano la produttività.
Alter rivendica costantemente l’eredità di Marcel Mauss e dell’opera “Saggio sul dono”. Il suo libro operazionalizza questo approccio antropologico e diventa una lettura affascinante, anche se talvolta le spiegazioni e l’individuazione delle cause e degli impulsi a cooperare, oltre il calcolo utilitaristico individuale e le pratiche economiciste, risultano forzate. Copyright2009©irio , , ,

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fondamenti 91

Reclutamento e formazione per i migliori lavori del mondo Come vengono scelti, messi in ruolo e remunerati il guardiano di un’isola tropicale, i calciatori di talento e alcuni europarlamentari Si chiama Ben Southall, è un inglese di 34 anni, il vincitore del concorso per il miglior posto di lavoro del mondo, quello di guardiano per sei mesi di un’isola, nel paradiso tropicale del Queensland
Southall, che lavora per il fund raising di una fondazione filantropica, ha battuto gli altri 15 finalisti, emersi da una selezione di oltre 35.000 candidati, tanti quanti ne ha avuti l'annuncio per il lavoro a termine nell’isola di Hamilton, promozionato dall’ente del Turismo dello Stato dell’Australia, con una campagna di comunicazione, diretta a recuperare i turisti nella regione in tempo di crisi. 1241591474_0
Il lavoro, pagato 150.000 dollari australiani (€ 80.000), più l’uso di un’immensa e sontuosa villa, chiedeva come requisiti al candidato di saper nuotare sopra e sott’acqua, essere propenso a conoscere gente nuova, saper fare foto e video, impegnarsi a raccontare con un blog le giornate trascorse nell’isola.
Più ampio il bacino di reclutamento di nuovi campioni di calcio in Africa. Qui nel Qatar è stata costruita una città sportiva, Aspire, nei pressi di Doha. Nel deserto è sorto un colossale laboratorio per la produzione di talenti del football. 300 specialisti di 60 paesi operano in sette stadi, dotati di mezzi e installazioni sofisticate per la preparazione atletica. Intorno alle installazioni sportive ci sono due alberghi, 153 ristoranti, un ospedale specializzato in medicina sportiva, un centro di 120.000 mq per tredici discipline agonistiche diverse, un centro commerciale e un parco con 760 alberi pregiati, provenienti dalla Malesia, dalla Cina e dall’Argentina.
In Africa, si sa, c’è il maggior numero di giocatori dilettanti di calcio del mondo. Per selezionare i fortunati abitanti di Aspire, 6.000 osservatori si sono recati in 700 località e hanno assistito a 25.000 partite per individuare i 180 giovani, che costituiranno le nove squadre per la pratica dei calciatori, che si affronteranno in gare di vivaio e fuori e consentiranno all’Emirato di avere il curriculum giusto per ospitare la Coppa del mondo del 2022.
Ma i calciatori di successo hanno guadagni elevati e durano poco. Il soggiorno a ridosso della barriera corallina di Hamilton è un’occasione unica, che dura ancora meno ed è retribuita come una posizione da dirigente aziendale italiano di terza fila.
Più sbrigativi e convenienti risultano la selezione, la formazione, il compenso e i benefici per una carriera politica nel nostro paese.
Per i requisiti necessari basta la descrizione del leader del maggiore partito italiano: “L’ho conosciuta tramite Gianni Letta, visto che lei è fidanzata con il figlio di un Prefetto amico del sottosegretario”. La persona indicata è un’ex annunciatrice della RAI, candidata alle elezioni per l’Europarlamento nella circoscrizione Sud, che assieme ad altri due volti nuovi dello stesso partito, per la stessa tornata elettorale, viene fuori da un “Seminario per assistenti parlamentari”, tenutosi per qualche giorno a Roma.
Gli europarlamentari nostrani sono tra i più assenteisti e i meglio pagati di Strasburgo, e, soprattutto, restano in carica cinque anni. Una condizione professionale privilegiata, di stabilità occupazionale, che ha conseguenze pensionistiche, fiscali e dà perfino la possibilità economica di ingaggiare segretari, portavoce, assistenti personali, durante il mandato.
Copyright2009©irio , , ,

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gestione e sviluppo 260

05/05/2009

Problem solving e decision making “Final fantasy chrystal chronicles: Echoes of time” è un videogame di Square Enix, un classico gioco di ruolo per uscire dalle trappole E’ esperienza comune di potere restare intrappolati da situazioni difficili, che possono avere cause e conseguenze ignote, che rendono inutili gli sforzi compiuti per affrontarle efficacemente. In questi casi la ricerca delle tracce e dei segni distintivi, la correlazione e interpretazione possono facilitare la diagnosi, la scelta e l’intervento risolutore.
Al metodo “dungeon crawling” è dedicato il terzo episodio della serie Final fantasy chrystal chronicles, il gioco “Echoes of time ”, che simula numerose situazioni specifiche, di crescente difficoltà, in cui il protagonista è coinvolto per il suo comportamento e da cui può uscire per decisioni e interazioni appropriate. Un videogame che si presta all’apprendimento di capacità direttive e di abilità relazionali da usare in contesti incerti.
Il gioco comincia creando il proprio personaggio, un giovane avventuriero che, alla vigilia del compleanno, si trova in un paesello colpito da una strana malattia, chiamata “mal di cristallo”. Investigando sull’origine di numerose schegge di vetro, che trova per caso, il protagonista deve affrontare una serie di prove e di pericoli, fare esplorazioni e combattimenti per diventare un vero uomo, che scopre la natura del morbo e come debellarlo.
L’avventura si svolge con una trama tutta da costruire, che ruota intorno a dialoghi scritti e ben recitati, a scene di ottima qualità, a personaggi con cui si interagisce.
L’accento del videogame è posto sulla capacità di trovare soldi e materiali per predisporre i mezzi più adatti ai diversi ambienti da esplorare (foreste, montagne, caverne e rovine), per acquisire le armi e le armature da combattimento. E’ centrato su una costante ricerca di materiali, oggetti e ricette, che diventa possibile risolvendo quiz, ricostruendo puzzle e avvalendosi di magie o di abilità.
Alcuni enigmi possono essere sciolti dal solo giocatore, altri hanno bisogno di partner per essere affontati, in altri ancora è necessario sconfiggere nemici e annientare mostri per proseguire.
La storia non propone svolte improvvise e colpi di scena prima della conclusione. Si procede senza eccessive difficoltà se si segue il modello diagnosi – programma – azione. Il videogame si presta ad essere giocato anche da persone prive di esperienza, il touchscreen funziona, il 3D è di ottima fattura, i personaggi sono caratterizzati da dettagli realistici e ben animati, la colonna sonora è gradevolissima.
L’impegno richiesto per completare il percorso e riprendere, o ripetere addirittura, il modello nelle singole fasi da apprendere, va dalle 12 alle 20 ore, a seconda degli approfondimenti necessari e della composizione multiplayer. Copyright2009©irio , , ,

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formazione 112

Port-fast-flu l’apparecchio per diagnosticare l’influenza Un progetto di nove laboratori scientifici europei, finanziato dall’UE, permetterà di classificare le affezioni  e di individuare i virus responsabili Dell’epidemia d’influenza “suina”, ora A (H1N1), sappiamo già quasi tutto. L’Organizzazione mondiale della sanità ha censito in 1.085 il numero dei casi confermati, in 21 i paesi colpiti, in 590 i casi messicani di cui 25 mortali e in 286 i casi americani di cui uno mortale.
La Gloria, un villaggio sperduto nella valle di Perote, tra gli Stati di Veracruz e di Puebla (Messico), è stato il luogo dove si è verificata per la prima volta l’infezione, quella del piccolo Edgar Hernandez, guarito con il paracetamolo e l’attribuzione ai maiali dell’origine del virus. Il villaggio messicano è infatti la sede dei 72 allevamenti di Granjas Carroll, un’azienda controllata dall’americana Smithfield, numero uno mondiale nella produzione e trasformazione della carne di maiale.
Sappiamo anche che, nonostante l’invio in loco di battaglioni di virologi, patrocinati dalla FAO e dall’OMS, non si è riusciti finora a ricostruire la filiera del contagio del nuovo virus influenzale.
Come spesso succede in casi analoghi, l’OMS è stata accusata d’avere esagerato nell’allarme, di essere stata contaminata dal virus della paura, d’avere trascurato per troppa attenzione al virus H1N1 quelli di malattie infettive, responsabili di milioni di morti ogni anno sul pianeta, dall’influenza di stagione, che colpisce tra 57.000 e 98.000 persone alla settimana e provoca tra 4.800 e 9.600 morti, alle malattie infettive più diffuse, come la tubercolosi, la polmonite, il morbillo, il paludismo e l’AIDS, responsabili del 90% dei decessi.
Tra i vettori del nuovo contagio sono stati sospettati anche medici e infermieri, accusati dall’autrice di uno studio epidemiologico francese di non vaccinarsi contro l’influenza di stagione. L’autrice, Caroline Six, ha scoperto che,  in due epidemie influenzali verificatesi tra marzo e aprile 2008, il personale medico e paramedico delle case di riposo era vaccinato al 17% contro l’81% degli anziani ricoverati e operava in due residenze, distanti 8 km, in cui l’infezione si era trasmessa, provocando dei casi mortali.
Questi pericoli hanno spinto a consorziarsi i ricercatori di nove laboratori epidemiologici europei (belgi, francesi, inglesi e spagnoli), che stanno realizzando un progetto per fabbricare un apparecchio portatile che diagnostica automaticamente l’influenza e individua il ceppo virale responsabile. Il progetto ha un nome inglese “Portfastflu” ed è stato dotato di 3 milioni 800 mila euro di fondi dall’UE FP7.
L’apparecchio può identificare rapidamente qualsiasi forma influenzale tra quelle manifestatesi negli ultimi anni con caratteristiche epidemiche, compreso il tipo A (H1N1) e quello aviario (H2N3). Parte dal prelievo di un campione di saliva del paziente e, senza nessun bisogno di analisi di laboratorio e di attese, talvolta pericolose, classifica l’affezione e individua il virus responsabile.
Il “robot antinfluenzale”, come è stato soprannominato, potrà essere installato anche negli aeroporti e negli studi di medici generici per curare e prevenire l’influenza al più presto. Copyright2009©irio , , ,

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tecnologia 115

04/05/2009

Ancora remunerazioni d’oro per i manager americani Nonostante i limiti imposti dal segretario al Tesoro Geithner i capi delle principali aziende quotate guadagnano in media 19 milioni di dollari all’anno I compensi dei capi azienda americani sono stati una delle cause della crisi finanziaria e della cattiva gestione che hanno accelerato la recessione mondiale. La struttura delle remunerazioni alto manageriali, fatte di parte fissa e variabile, composta di stock option, bonus, paracadute d’oro e benefici, in scarso rapporto con i risultati conseguiti, ha avuto la riprovazione dei dipendenti, degli azionisti e dei fornitori, che nei numerosi fallimenti hanno perduto reddito.
Uno dei primi provvedimenti, presi dal segretario al Tesoro Timothy Geithner per conto dell’Amministrazione Obama, è stato quello di limitare a 500.000 dollari (€ 375.000) la parte flessibile delle remunerazioni dei top manager di quelle aziende che hanno bisogno dell’intervento finanziario dello Stato.
Geithner intende legare compensi e risultati e introdurre il principio retributivo “say on pay”, che dà a tutti gli azionisti il diritto di voto sulla remunerazione del capo azienda. Questi limiti e gli scandali delle remunerazioni d’oro hanno ridotto i compensi dei CEO, perché la parte flessibile è stata contenuta.
Però ugualmente, dai bilanci delle 30 maggiori corporation del Dow Jones e delle 15 dello Standard&Poor, è risultato che nel 2008 gli alti dirigenti hanno guadagnato complessivamente 836 milioni di dollari (€ 628 milioni), il 14,8% in meno che nel 2007, una media di 19 milioni di dollari (€ 14 milioni) a testa.
I dati pubblicati dalla Securities and Exchange Commission mostrano che i più “danneggiati” dalle decurtazioni sono stati Lloyd Blankfein di Goldman Sachs, che ha avuto una remunerazione di poco superiore al milione, con un taglio del 98,42%, Kenneth Lewis della Bank of America, che ha guadagnato quasi 10 milioni, il 59,91% in meno, Alain Belda di Alcoa, remunerato con 13 milioni e mezzo, il 47,87% in meno, Randall Stephenson di AT&T, che ha incassato più di 11 milioni e mezzo, il 47,39% in meno.
Steve Jobs di Apple ha rinunciato alla sua remunerazione, ha chiesto e ottenuto un dollaro.
In compenso Vikram Pandit di Citigroup ha avuto quasi 11 milioni, il 1795% in più, Davis Scott di UPS è stato remunerato con 5 milioni 600 mila, un aumento del 112%, Mark Hurd di Hewlett-Packard ha ricevuto 42 milioni e mezzo, più del 68%.
Hurd è anche il terzo meglio remunerato, dietro Lawrence Ellison di Oracle, che ha portato a casa quasi 48 milioni e mezzo, il 38,42% in più e Ray Irani di Occidental Petroleum, carico di 60.167.849 (!) dollari, ma con il 22,49% in meno del 2007. Copyright2009©irio , ,

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gestione e sviluppo 260

E Marchionne punta al banco Dopo Chrysler sono in vista Opel, Saab Vauxhall e PSA per una produzione gloabale FIAT da 5,5 a 6 milioni di auto all’anno “La FIAT soffre di bulimia?“, è la domanda retorica che il quotidiano economico francese “La Tribune” si pone nel numero d’oggi, in un articolo, a commento dell’annuncio ufficiale, che l’amministratore delegato del gruppo automobilistico italiano incontrerà a Berlino i rappresentanti del governo tedesco per discutere l’offerta d’acquisto di Opel.
Giovedì Marchionne ha concluso l’accordo per Chrysler, che porterà a una produzione annuale di oltre 4 milioni di vetture e farà di Fiat il quinto gruppo automobilistico a livello mondiale. Ma, stando alle valutazioni espresse pubblicamente dall’amministratore delegato, questa prospettiva nuova non è ancora sufficiente. Perché la casa torinese possa sopravvivere alla crisi attuale del settore, egli ha spiegato, è necessaria una produzione globale tra i 5,5 e i 6 milioni di veicoli all’anno.
L’acquisto di Opel, in grave difficoltà, sarebbe un’unione tecnica e industriale perfetta, che permetterebbe di aumentare la produzione al livello necessario, risparmiando un miliardo di euro all’anno. Una somma questa che è superiore a quanto FIAT ha offerto a General Motors per la casa di Russelsheim.
Marchionne dovrà superare i timori di cannibalizzazione che governo e sindacati tedeschi temono. Il Financial Times ha valutato ieri in 8-9.000 esuberi il prezzo dell’operazione. Armin Schild, segretario regionale di IG Metall e membro del consiglio di sorveglianza, giustifica la sua opposizione all’acquisto, ricordando che simili tentativi di cooperazione in passato sono falliti e le due case automobilistiche sono concorrenti sugli stessi mercati. General Motors ritiene bassa l’offerta della FIAT.
Dopo Opel potrebbe essere la volta delle controllate europee di quello che fu il più grande gruppo automobilistico del mondo. La svedese Saab e l’inglese Vauxhall sarebbero le opportunità da cogliere successivamente.
La strategia di espansione per acquisizioni successive è chiara. Il presidente della FIAT Montezemolo l’ha definita “coerente”. Si tratta di diventare il numero due europeo, subito dopo Volkswagen.
Per questo circolano con insistenza le voci di un accordo con PSA Peugeot-Citroen, che potrebbe portare all’acquisto delle attività General Motors in America Latina, se la trattativa Opel non andasse in porto. Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 11:34 | link | commenti (1)
competitivita 92