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30/04/2009

 

Mario Ceroli - Quinto Stato

Mario Ceroli, "V Stato", 1984, legno.

Postato da: orsola a 16:52 | link | commenti

APRILE
4 temi, 35 post e 58 commenti

FARE PASSERELLA

Effetti negativi dell'open spaceManagement canaglia; Percezioni della crisi e attese dal G20; Pressione fiscale nel mondo; Quando viaggia il Presidente americano; Selezione per Harvard sempre difficileSviluppare capacità di general manager; IsbaTerremoto in Abruzzo.

NORME FONDAMENTALI DEL LAVORO

Al vertice del benessere maschile; Le 25 aziende più innovative del mondo; Obama comics; Qualificazione dei dipendenti e miglioramento aziendale; Markus Raetz; Rispetto delle norme fondamentali del lavoro.

IL PEGGIO E' PASSATO?

Calati dell'84,7% gli utili delle top 500 "Fortune"; Conformismo e integrazione; Costruzione collaborativa e creativa dei saperi; Francesi, Italiani e Spagnoli hanno più ferie; Il Giappone vende gli edifici delle scuole elementari; Il 64% dei Francesi contro le sanzioni al bossnapping; Vassily Kandinsky; Sex and the City.

ORGANIZZAZIONE E RUOLI NUOVI

Automazione dei pagamenti nella distribuzione alimentare; Chrysler: 55% al sindacato, 35% alla FIAT; Cumbia de la influenza; Giornalismo d'inchiesta; Giornalisti e giornalismo; Giovani, precari e dequalificati; I 50 migliori ristoranti del mondo; Le grandi aziende riducono gli investimenti in R&D; Man Ray; Misurata la grande muraglia cinese; Presenza e impegno degli eurodeputati.

POST PIU' COMMENTATI
Management canaglia
Il 64% dei Francesi contro le sanzioni al bossnapping

Chrysler: 55% al sindacato, 35% alla FIAT
Giornalisti e giornalismo
Costruzione collaborativa e creativa dei saperi
Giornalismo d'inchiesta

Postato da: orsola a 16:43 | link | commenti

Giornalismo d’inchiesta “State of play”, il film di Kevin Mcdonald, mette a confronto i risultati e i tempi dell’indagine giornalistica tradizionale con la produttività dell’informazione veloce Che cosa è la redazione di un grande giornale, che vince premi Pulitzer, qual è il lavoro di team che vi si svolge, come si realizzano le indagini giornalistiche e a quali regole deontologiche obbediscono è un tema ricorrente nella cinematografia hollywoodiana da cinquant’anni. L’informazione vi è rappresentata spesso con riferimento al principio fondamentale, sancito nella Costituzione americana del 1787 e nel primo emendamento del 1791, sulla libertà di espressione.
La stampa risponde al diritto di ogni cittadino di sapere e far sapere, è uno strumento delle garanzie personali.
I film di Orson Welles, Elia Kazan, Alan Pakula, Billy Wilder, Sidney Pollack hanno contribuito a mitizzare il quarto potere come contrappeso agli altri tre disegnati da Montesquieu.
Il grande giornalismo di qualità è stato però messo in crisi di fiducia dai lettori per opera degli industriali dell’informazione, che usano i media per fare utili e dalla pervasività delle nuove tecnologie, che hanno globalizzato le reti di conoscenza, aumentato la velocità di trasmissione e di fruizione da tutti.
Il confronto tra giornalismo d’opinione e di fatti, di servizio al potere politico e di controllo sulla politica, di reattività al mercato e di paziente ricerca è narrato in “State of play”, il film di Kevin Mcdonald.
La storia raccontata è quella di un giornalista di cronaca del Washington Globe, un inchiestista, alle prese con alcuni omicidi in apparenza non collegati tra loro. Il cronista è Cal McAffrey (Russel Crowe), un professionista all’antica, che sa individuare fonti e scoprire fatti dietro la verità ufficiale, di comodo.
Tratto dall’omonima serie televisiva del 2003, il film si svolge a Washington D.C., capitale in cui niente è quello che sembra. E’ un action thriller a sfondo politico, che si apre con l’omicidio di un ladruncolo in piena notte, seguito qualche ora dopo da quello di Sonia Baker, giovane assistente del deputato Stephen Collins (Ben Affleck), astro nascente del Congresso, presidente della commissione d’inchiesta sulla terziarizzazione di attività militari, dell’esercito, a dei mercenari.
Collins è un senatore democratico, che ha avuto una relazione con la morta ed è amico di McAffrey. Questi è incaricato dal giornale di indagare sulle vere cause della morte. Sarà affiancato da una giovane redattrice,  la blogger Della Frye (Rachel Mc Adams), per scoprire se la morte della ragazza è stata una disgrazia, un suicidio o un omicidio.
I due giornalisti si mettono ad assemblare con pazienza i fatti necessari per scoprire che le morti della ragazza e del ladruncolo sono collegate e portano al politico al di sopra di ogni sospetto. Sbrogliano la matassa degli interessi legati all’ingaggio dei mercenari.
Il film denuncia le ambiguità della vita politica e sociale negli USA e le insufficienze dell’informazione, dovute alla velocità della produzione giornalistica nell’era di Internet, il cosiddetto twitteraggio delle notizie. Evidenzia la necessità degli approfondimenti per un giiornalismo di qualità nella carta stampata.
Russel Crowe è un riuscito giornalista qualunque, rispettoso dei diritti del lettore e attaccato al suo mestiere, il cast che lo affianca funziona bene. Kevin Mcdonald regge la narrazione con mano ferma. C’è qualche sbavatura finale, ma il film si mantiene complessivamente a buon livello. La ricostruzione dell’ambiente e del funzionamento della redazione del Washington Globe è ammirevole.
La tradizione filmica è rispettata per argomento e rappresentazione. Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 15:33 | link | commenti (4)
societa 295

29/04/2009

Cumbia de la influenza I Messicani esorcizzano la “febbre suina” anche con una canzone “Siamo nel momento più critico dell’epidemia. I casi sono in aumento”, ha detto José Angel Cordova, ministro messicano della Salute, nel corso della conferenza stampa di lunedì 27, in cui ha informato sull’ampiezza del contagio e le misure adottate per combattere quella che chiamano "influenza nord-americana".

L’epidemia è incominciata da Città del Messico due settimane fa e gli ammalati sono già stati 2.000, i morti 150. Il governo è intervenuto drasticamente. La capitale e i suoi 20 milioni di abitanti hanno dovuto sospendere  tutte le attività collettive per tentare di arginare l’infezione. Scuole, cinema, musei, stadi, centri commerciali sono stati chiusi. La feria di San Marcos è stata annullata. Perfino le messe non si celebrano.
Nei vicini  USA, dove sono stati accertati 20 casi, il CDC, l’autorità sanitaria per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha dichiarato lo stato di emergenza.
6 casi si sono verificati anche  in Canada, 10 in Nuova Zelanda e 2 in Australia,  riguardano tutti di persone che avevano fatto viaggi in Messico.
In Europa ce ne  sono stati 3,  due nel Regno Unito e uno in Spagna. Filea1
Secondo l’ultima informazione dell’ Organizzazione mondiale della sanità, i paesi colpiti dall’epidemia sarebbero 11.
L'OMS ha dichiarato lo stato di emergenza sabato scorso e ha valutato il rischio di pandemia a livello 4 (su 6). Secondo i suoi esperti l'origine della "febbre suina" è il nuovo virus H1N1, che si trasmette tra le persone per via aerea. I sintomi sono quelli di un'influenza di stagione: temperatura alterata, tosse, raffreddore, dolori articolari e muscolari. E' stata perciò avviata  una campagna d’assistenza e  d'informazione internazionale.
Il sito giornalistico “Rue89”, in una corrispondenza di Sophie Verney da Città del Messico, scrive che per non peggiorare il morale i Messicani stanno cantando una canzone scaramantica la “Cumbia de la Influenza”, diventata subito popolarissima.
La cumbia è una musica popolare d’origine colombiana, legata a una danza in circolo, fatta da lavoratori, uomini e donne di colore, che ballano a piedi nudi sulla spiaggia intorno a un falò. Il termine deriva da “kumb”, espressione comune a molti dialetti africani per indicare il suono, il rumore, il frastuono.
La “Cumbia de la Influenza” è cantata ad alta voce e dice che l’influenza non esiste, è un’invenzione della medicina, una cortina fumogena, che serve a distrarre in modo fraudolento. Il rimedio per affrontarla consiste nella solidarietà fra tutta la gente, che può chiudere la bocca ai media. Copyright2009©irio , , , , ,

Postato da: orsola a 12:43 | link | commenti
societa 295

28/04/2009

Chrysler: 55% al sindacato, 35% alla FIAT L’United Auto Workers avrà la maggioranza del capitale della new company L’amministrazione Obama aveva concesso a Chrysler fino al 30 aprile per evitare il fallimento e aveva posto come condizione un accordo con FIAT, l’azienda capace di portare in dote la tecnologia e il know how necessari alla produzione di automobili, di piccola dimensione, a consumi limitati e meno inquinanti.
Daimler aveva spianato la strada, ieri aveva dichiarato ufficialmente di rinunciare al suo 19,9% di partecipazione, dopo che domenica erano stati siglati due accordi chiave: quello della disponibilità dell’UAW, il potente sindacato dell’auto forte di oltre un milione di iscritti, a entrare nel capitale dell’azienda che nascerà da Chrysler e FIAT, l’impegno di Daimler a uscire dalla partita e a versare in tre anni 600 milioni di dollari (€ 460 milioni) per il fondo pensioni dei dipendenti già Daimler-Chrysler.
Non resta ormai che concordare l’entità di rimborso dei crediti concessi a suo tempo a Chrysler da banche e finanziarie del calibro di JP Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup. Il debito potrebbe essere ridotto a meno di 4 miliardi più il 5% della new company, in cambio dei quasi 7 miliardi dovuti.
Secondo il Wall Street Journal, l’azienda ristrutturata avrebbe una partecipazione dell’UAW al 55% del capitale, della FIAT al 35% e il rimanente 10% sarebbe dei creditori e dello Stato.
L’accordo con il sindacato prevede una sospensione dell’adeguamento delle retribuzioni all’inflazione, il pagamento dello straordinario oltre le 40 ore settimanali, la Pasqua lavorativa.
L’UAW prenderà in carico il fondo di previdenza e assicurazione malattie VEBA (Voluntary Employees Beneficiary Association), che sarà dotato di 4 miliardi e 600 milioni di dollari (€ 3 miliardi 530 milioni). La dotazione sarà per un quarto a carico dell’azienda e per i tre quarti graverà sugli operai.
Un altro accordo di contenuto uguale è stato raggiunto con il sindacato Canadian Auto Workers.
Gli accordi siglati sono deroghe ai contratti collettivi e alla normativa sociale. Adesso sono in corso le assemblee di fabbrica per l’approvazione. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 11:57 | link | commenti (6)
relazioni industriali62

27/04/2009

I 50 migliori ristoranti del mondo Ferran Adrià del catalano “El bulli” è primo per il quarto anno consecutivo Una classifica dei migliori ristoranti del mondo, degli chef che fanno da mangiare meglio, c’è dal 2002. E’ sponsorizzata da tre aziende italiane (Acqua Panna, Nespresso, S.Pellegrino) sulle otto che la patrocinano. Si chiama “The S. Pellegrino world’s 50 best restaurants” ed è l’unica graduatoria, fatta per votazione di chef, critici gastronomici, esperti della ristorazione di tutto il mondo.
Quest’anno 806 di questi personaggi hanno indicato le loro preferenze su una lista di 100 nomi di ristoranti del Medio Oriente e dell' Africa, del Nord America, del Sud America, dell’Europa, dell’Asia e dell’Australasia. Ogni professionista della ristorazione di una di queste aree geografiche si è incontrato con altri della stessa regione e in panel ha attribuito un massimo di 5 punti a un ristorante fuori del suo paese e di 3 punti a uno del proprio paese.
Se la metodologia di premiazione è chiara, resta oscuro invece in che modo possa essere valutata la buona cucina. La gastronomia è da tempo differenziata in generi legati al territorio e alla ricerca culinaria. Gli esperti, inoltre, conoscono poco della ristorazione e del gusto dei gourmet fuori di un territorio frequentato. Molti ritengono che i punteggi dei panel siano frutto di accordi e pressioni dei componenti.
Quest’anno, per esempio, è stato premiato per la quarta volta il genio creativo di Ferran Adrià, chef del ristorante spagnolo El Bulli, di Roses in Catalogna. Ma Adrià è l’esponente di una cucina molecolare, che considera nelle preparazioni il processo di modifica degli alimenti per la cottura, mentre i Giapponesi e gli Americani apprezzano l’inalterabilità dei sapori, dei profumi e perfino dei colori degli alimenti di base che combinano.
Con questi limiti, la classifica dei migliori 50, ha premiato 8 ristoranti americani e 8 francesi, 6 spagnoli e 6 italiani e altri 22 del resto del mondo.
Del primo posto abbiamo già detto. Al secondo si è piazzato il ristorante inglese The Fat duck, al terzo il danese Noma.
Gli italiani hanno avuto una new entry al tredicesimo posto con l’Osteria Francescana di Modena dello chef Massimo Bottura. Il ristorante Cracco è salito di 21 posizioni, collocandosi ventiduesimo, più avanti del Gambero Rosso, ventottesimo, sceso di 16 posti. Il Combal Zero di Davide Scabin ha ottenuto il rientro e la quarantaduesima posizione. Il Dal Pescatore è sceso di 25 gradini al quarantottesimo posto e le Calandre sono addirittura quarantanovesime, 36 posizioni più giù.
Ferran Adrià, intervistato da “Le Figaro” di sabato scorso, è stato lapidario: “Non c’è migliore ristorante, ha detto, la classifica è una cosa sciocca. Migliore in che? In quali circostanze? Dipende da quello che si cerca al ristorante”. Se lo dice uno che riceve 2 milioni di prenotazioni all’anno e ne accoglie solo 8000. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 17:40 | link | commenti
societa 295

Giovani, precari e dequalificati “Fuga dal call center”, il film di Federico Rizzo, mostra l’impatto dell'  insoddisfazione lavorativa sui legami d’affetto Al tempo della new economy e delle dotcom, quando si immaginavano ampi sviluppi occupazionali nelle aziende dell’information technology, gli esperti di mercato del lavoro, i sociologi e i giornalisti scoprirono con sorpresa la realtà dei call center. Avevano immaginato che l’hi-tech avrebbe avuto bisogno di lavori qualificati e di organizzazione innovativa, si trovarono davanti strutture tayloriane, lavori dequalificati, ritmi infernali, paghe basse. Fiorì allora una prima letteratura di denuncia, fatta da libri e da qualche film sugli “schiavi” elettronici, moderni, del terzo millennio, sui “nuovi Cipputi”.
Poi la bolla della new economy scoppiò, trionfarono la globalizzazione e il precariato, la fine del lavoro stabile assorbì gli schiavi dei call center, svantaggiati nel confronto con quelli delle economie emergenti, come si sarebbero chiamate. Crebbero gli studi, i diari e gli articoli sugli impiegati a termine, gli operai temporanei, i collaboratori atipici, tutti riconosciuti o suggeriti dalla legge 30/2003, dal decreto 276/2003 e successive modificazioni e attuazioni fino alla legge 247/2007.
Nel frattempo i call center sono diventati contact center e le aziende che li gestiscono si sono ampliate agli information and communication service e sono entrate nei diversi settori dell’economia, della pubblica amministrazione, dell’organizzazione statale per terziarizzare l’intero ciclo delle relazioni con i clienti.
L’Assocontact, l’associazione confindustriale che riunisce i big dei servizi terziarizzati (come Call & Call, Almaviva, Abramo, Comdata, E-care, Transcom), calcola per il settore rappresentato un fatturato di un miliardo di euro e 60-70.000 addetti, pagati mediamente 15 euro lordi all’ora.
Fuga dal call center” di Federico Rizzo trova perciò una strada spianata da tempo da un corposo filone di denuncia sul sottimpiego, la ripetitività e i carichi di lavoro, la gerarchizzazione, le paghe , le forme contrattuali, che condizionano gli addetti del comparto. Il regista ha scelto di non limitare la sua rappresentazione della vicenda di Gianfranco Coldrin (Angelo Pisani), operatore in cuffia, alla condizione di lavoro, ma di considerare l’impatto della dequalificazione, della rigidità operativa, della bassa remunerazione e della precarietà occupazionale di un lavoratore ad alta scolarità sui legami affettivi.
Lodevole intenzione, ma realizzazione mancata anche per un instant movie girato in quindici giorni, quanti pare siano bastati a Rizzo per fare il film.
Gianfranco è un neolaureato con 110 e lode in vulcanologia. Ha discusso una tesi sperimentale sull’implosione del Vesuvio e si aspetta di lavorare in un centro di ricerca. Si accorge ben presto che è in possesso di una laurea debole, a impiegabilità quasi nulla.
Spinto dalla compagna Marzia (Isabella Tabarini), trova lavoro in un call center, dove sono già occupati altri come lui, laureati con lode in filosofia, antropologia, ostetricia, logopedia, matematica. Il geometra, proprietario dell’azienda, che ricatta sessualmente le segretarie, assume infatti soltanto laureati con la lode e li affida a un ragioniere kapò, capo team, che li tartassa e li insulta.
Il film descrive i meccanismi e i rituali in vigore nell’azienda: il processo di selezione, dalla taught interview del proprietario sadico all’incontro con lo psicologo innovatore (Tatti Sanguineti), il contratto capestro e senza garanzie, i licenziamenti per sms, i briefing settimanali, le pause caffè, le reazioni iperattivistiche dei colleghi più conformisti, gli applausi di benvenuto per motivare il neoassunto. Sottolinea la frustrazione lavorativa crescente di Gianfranco e i rapporti con Marzia, che frequenta la scuola di giornalismo e lavora come voce di un telefono porno. Evidenzia come le relazioni di coppia si deteriorano difronte alle insostenibili difficoltà economiche e alla perdita di ogni prospettiva di miglioramento.
Rizzo mescola ironia, grottesco, surreale e indagine giornalistica. Il film ha i suoi momenti migliori nelle performance recitative dei due protagonisti avviliti, in piena crisi di autostima e di due comprimari, in delirio di onnipotenza, il sorvegliante del supermercato che sorprende Marzia a rubare e lo psicologo della selezione.
Non è sempre coerente nell’economia della narrazione, ma è apprezzabile come film di esordio, che ricorda ancora una volta i problemi della conciliazione tra lavoro e famiglia di tanti giovani d’oggi.
Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 14:44 | link | commenti (3)
occupazione 109

24/04/2009

RayLerebus

Man Ray, "Le rébus", 1938, olio su tela.

Postato da: orsola a 12:26 | link | commenti

Le grandi aziende riducono gli investimenti in R&D Il rapporto BCG “Innovation 2009” ha sentito 2.700 alti dirigenti di tutti i settori sui programmi di ricerca e sviluppo Il 14% delle aziende globali quest’anno ridurrà i suoi investimenti in innovazione, il 56% li aumenterà della percentuale più bassa mai stabilita prima. Le preoccupazioni economiche pesano sulle possibilità di sopportare i costi per il futuro delle produzioni e risparmiare sullo sviluppo è la soluzione obbligata, ma è una decisione che viene fatta senza l’intenzione di sacrificare il lungo termine.
La sesta edizione del rapporto annuale BCG “Innovation 2009. Making hard decision in the downturn” ha raccolto le opinioni di 2.700 alti dirigenti di aziende di dieci settori, dai servizi finanziari all’automotive, dalle farmaceutiche al commercio al dettaglio, dall’industria manifatturiera all’entertainment e ai media. Il 64% degli intervistati, in tutte le parti del mondo, dichiara di mettere l’innovazione tra le priorità strategiche e di considerarla come il fattore critico per la competitività a lungo termine.
Difatti, per il quarto anno consecutivo, le aziende innovative hanno creato più valore aggiunto delle altre nel 2008, ma la recessione costringe tutte ad avere oculatezza nei bilanci. Solo le attività a forte intensità tecnologica, come le telecomunicazioni e l’information, continuano ad investire in ricerca e sviluppo.
Dalla ricerca emergono 50 aziende più innovative, classificate sulla base dei programmi di rinnovamento dei prodotti e delle produzioni, in rapporto alla soddisfazione dei clienti e della competitività di mercato. 
Le classificate sono in maggioranza americane, otto sono europee e cinque asiatiche. Le prime tre sono, per il terzo anno, Apple, Google e Toyota. Tra le aziende innovative europee ci sono la Nokia, la Volkswagen, la Telefonica, la Daimler, la Nestlé, il Banco Santander e la FIAT.
Copyright2009©irio , ,

Postato da: orsola a 12:11 | link | commenti (1)
competitivita 92

23/04/2009

Giornalisti e giornalismo Le prospettive di diffusione e interpretazione della conoscenza nella professione giornalistica In pochi giorni tre grandi quotidiani italiani hanno cambiato direttore e il cambiamento ha coinvolto la televisione di Stato, la maggiore agenzia di stampa e un gruppo editoriale, ricco di attività d’informazione anche all’estero. Non è che l’inizio di avvicendamenti ulteriori, che interesseranno l’azienda radio-televisiva pubblica e avranno effetti a catena sugli assetti della carta stampata e sul duopolio delle televisioni.
La politica decide e manda, con disinvoltura amministra lo spoil system ad ogni rotazione elettorale, attacca ed è riattaccata sul conflitto d’interessi, i bilanci pubblicitari e le provvidenze agli editori, ma è isolata nella battaglia di sopravvivenza all’irresistibile sviluppo di Internet e alla perdita dei lettori.
Se il nostro paese regge ancora, è perché da sempre leggiamo poco e male, abbiamo da quarant’anni almeno un disperato bisogno d’evasione, che oscilla tra San Remo e i reality per la televisione, i social network e i siti d’incontri per Internet.
Perché meravigliarsi allora se più di uno speaker di telegiornale è diventato conduttore di programmi contenitore, talk show e derivati? Se la stampa si è iconizzata e fa il verso alla televisione? Se in ogni giornalista cova una brama di successo di pubblico più che di sviluppo della competenza tecnica?
I modelli del conduttore d’incontri, del manipolatore d’ascolti, dell’animatore di informazioni sono perseguiti nella professione e fuori. Portano alla conclusione: giornalista, cioè moderatore.
Va detto a difesa che la precarietà del sistema giornalistico spinge ben più lontano dell’ipotesi innovativa, formulata da Jon Fine, titolare della rubrica Media centric su “Business Week”, se questi immagina che, grazie all’accesso diretto al Web delle grandi aziende e per colpa della disoccupazione dei giornalisti, stia arrivando il consulente, che opera all’incrocio di giornalismo, PR e pubblicità, nei siti aziendali. Il ruolo così ipotizzato porta a misurarsi con lo “share” degli inserzionisti, misura assoluta del gradimento e con il contributo diretto al bilancio della pubblicità sul sito, sul canale, sul giornale.
La tecnologia nel frattempo non si ferma e non hai finito di digerire Twitter sul telefonino, che eccoti Timeline, una reinterpretazione di Google News, che aggrega le informazioni dei giornali, le classifica nel tempo e ogni volta rinvia al sito Web e agli archivi del giornale corrispondente. Mette sette giorni in una sola finestra, ma si può scegliere di raccogliere le informazioni che interessano per settimana, mese, anno e decennio. Per ogni giorno l’attualità è classificata cronologicamente, minuto per minuto.
Se è finito il ruolo disegnato da Jean Lacouture, nella sua storia della stampa, del giornalista che consacra tutto o parte della vita professionale a considerare, riflettere, magnificare, denunciare o ridicolizzare la società in cui vive, interprete immediato di quello che avviene sotto i suoi occhi e non è ancora esplicita la caduta delle barriere tra informazione e commercio, il “giornalismo di scambio” o di “servizio”, non resta che dimorare sotto la tenda delle opinioni o correre la cavallina delle inchieste.
Filosofemi o documenti? Questo è il dilemma, che, sciolto, può ridare dignità al moderatore e migliorare il giornalista in regista dei flussi d’informazione, grazie a Internet e alle nuove applicazioni dei grandi motori di ricerca o fermarlo nell'imitazione dell'esperto esterno. Copyright2009©irio , , , , ,

Postato da: orsola a 18:00 | link | commenti (5)
societa 295

Presenza e impegno degli eurodeputati Il sito Parlorama ha valutato l’assiduità dei deputati al Parlamento europeo, gli Italiani sono agli ultimi posti della classifica Parlorama, uno sguardo sulla democrazia europea, è un sito online realizzato da Flavien Deltort, un ex assistente dell’eurodeputato italiano Marco Cappato. Deltort ha consultato i registri delle presenze e i processi verbali delle sedute del Parlamento europeo per elaborare una classifica della quantità di lavoro svolto da ognuno dei 921 deputati, che si sono avvicendati nei 785 seggi della legislatura 2004-2009.
Il numero massimo di eurodeputati era costituito all’apertura del Parlamento da 736 persone. E’ stato però superato dopo che la Bulgaria e la Romania hanno aderito all’Unione europea, nel corso della legislatura. Gli eletti rappresentano i 27 paesi dell’UE e sono ripartiti in proporzione al numero degli abitanti di ogni Stato membro.
Nella legislatura, che sarà rinnovata con le elezioni del 4-7 giugno prossimo, i gruppi politici sono stati otto:  il Partito popolare europeo (PPE-DE) con 278 seggi, il Partito socialista  europeo(PSE) con 216 e l’Alleanza dei democratici e dei liberali (ALDE) con 104, sono stati i tre maggiori.
Le donne hanno rappresentato un terzo dei componenti del PE.
Deltort ha avuto a disposizione per la classifica i dati dell’attività del PE fino al 31 dicembre 2008 e ha valutato l’attività di ogni eurodeputato secondo tre criteri: la presenza nelle sedute in plenaria, la presenza nelle commissioni specializzate e la quantità di rapporti, di questioni scritte e orali, di dichiarazioni scritte, di interventi e risoluzioni.
I 921 deputati sono stati così valutati e distinti nelle categorie di “migliori” e “peggiori”. I primi sono contrassegnati con le stelle, da cinque a una e i secondi con i pollici versi, da cinque a uno. L’attribuzione delle stelle e dei pollici versi è giustificata dai punteggi per il numero di presenze e di iniziative assunte.
In testa nella graduatoria ci sono tra gli altri, l’irlandese Proinsias De Rossa (Socialista), la portoghese Ilda Figuereido (Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica), l’inglese Charles Tannock (Popolare) e l’italiana Pasqualina Napoletano (Socialista). In coda risultano il polacco Krzysztof Holowczyc (Popolare, commissario al Commercio internazionale), gli italiani Iva Zanicchi (Popolare, con un solo anno di legislatura), Raffaele Lombardo (Popolare, con un anno in meno di legislatura) e Rapisardo Antinucci (Socialista, commissario agli Affari economici e monetari).
Tra i 72 italiani, 9 hanno avuto cinque stelle, 4 quattro stelle, 4 tre stelle, 3 due stelle, 20 hanno avuto invece cinque pollici versi. Tra i più assidui e impegnati ci sono sei deputati del gruppo Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, uno del gruppo Socialista, uno dell’Alleanza dei democratici e dei liberali e uno dei Verdi.
Il metodo di classificazione usato da Parlorama è stato contestato da molti deputati al PE. La francese Tokia Saïfi (Popolare) ha chiesto al Presidente del Parlamento di realizzare un bilancio dell’attività con criteri riconosciuti da tutti, che valutino realmente il lavoro individuale. Copyright2009©irio , ,  

Postato da: orsola a 13:07 | link | commenti
politica 137

22/04/2009

Automazione dei pagamenti nella distribuzione alimentare Con il self-checkout le tradizionali cassiere diminuiscono o diventano hostess, crescono l’autonomia del cliente e la velocità delle operazioni Gli acquisti nella grande distribuzione alimentare hanno il vantaggio di essere veloci e flessibili. Il servizio al cliente è costituito essenzialmente dalla disposizione ed esposizione efficace delle merci. Il lay-out e il display del punto vendita devono consentire di individuare subito la collocazione delle categorie di prodotti, i cosiddetti “reparti” e di scegliere fra prodotti simili per funzione, prezzo, qualità e quantità in base alle esigenze del compratore. Perciò la scelta e la presa degli articoli sono facilitati al massimo, sono stimolati dallo spazio espositivo, dalla presenza delle differenti marche, dalla scala prezzi, dalle promozioni.
L’organizzazione del lavoro è sequenziale. Il ciclo è rifornimento-prelevamento-pagamento. Il caricamento delle merci a banco è fatta dal personale di vendita in orari convenienti per le esigenze di acquisto.
Le operazioni di pagamento sono il momento conclusivo dell’atto di acquisto e costituiscono, come in tutte le organizzazioni tayloristiche, la strozzatura del ciclo. I clienti sono costretti a fare la coda per pagare: devono aspettare che, per ogni persona che li precede, l’addetta alla cassa abbia fatto scorrere gli acquisti sullo scanner, rilevato l’importo dovuto, consegnato eventualmente i sacchetti, incassato il denaro, dato il resto e lo scontrino. Le attese alle casse costituiscono per il consumatore il primo motivo di insoddisfazione. Tra i maggiori problemi per l’insegna ci sono il costo del lavoro e lo scontento dei lavoratori.
Da un decennio ormai le aziende puntano ad aumentare la produttività del processo di checkout e la soddisfazione dei consumatori, a ridurre il costo del lavoro, tagliando gli organici e giocando sulle diverse forme di rapporto contrattuale . La tecnologia ha avuto buon gioco ad entrare nel settore, caricando sul cliente le operazioni prima compiute dalle cassiere, limitando il numero di queste e trasformando il loro ruolo.
Gli USA e il Regno Unito sono stati i primi con Wal Mart e Tesco a introdurre sistemi automatici di pagamento. Hanno seguito a ruota la Francia con Carrefour, Auchan e Casino e l’Italia con le Coop, il Belgio con GB-Champion e i Paesi Bassi con Albert Heijn-Ahold e Hoogvliet.
Il “Wincor-Nixdorf annual report” 2007/2008 calcolava già l’esistenza in Europa di 6.100 strumenti di self-checkout, installati nei punti vendita e di 53.000 in tutto il mondo. Gli autori del rapporto immaginavano che nel 2012 le installazioni potessero arrivare a 60.000 in Europa, con un incremento del 69% e a 234.000 in tutto il mondo, con uno del 44% nel quinquennio.
Le tecnologie in uso sono sostanzialmente di tre tipi: self-scanning, queue boostingself-checkout vero e proprio. Con il self-scanning il cliente, in possesso di una carta fedeltà specifica, registra direttamente su uno scanner portatile, che legge i codici a barre, i prodotti comprati, a mano a mano che li mette nel carrello e li paga alle casse d’uscita. Nel queue boosting un’addetta di cassa passa con un terminale portatile lungo la fila dei clienti in attesa, scannerizza gli acquisti contenuti nel cestino o nel carrello, li fa pagare e consegna un gettone al cliente, che lo mostra alla cassa. Con il self-checkout il cliente fa tutte le operazioni di cassa: scannerizza i prodotti, li insacchetta e li paga. Il pagamento è fatto quasi sempre con carta di credito. Gli articoli insacchettati e pagati sono messi su un nastro trasportatore, controllati da un’hostess e poi presi dall’acquirente.
Secondo gli esperti di BearingPoint il risparmio di tempo per i consumatori è molto limitato per tutte e tre le tecnologie, ma l’attività da svolgere dà la sensazione che il pagamento proceda più in fretta.
Nonostante le previsioni di Wincor-Nixdorf, i clienti che fanno a meno della cassiera tradizionale sono una minoranza, quelli che comprano pochi articoli. Tant’è che in Francia e in Italia i sistemi automatici sono  perlopiù  limitati al pagamento di meno di dieci pezzi. I motivi della resistenza al self-checkout sono il bisogno di servizio e di contatto umano del cliente in tutte le fasi dell’acquisto. Sicchè la cassiera tradizionale è di fatto un elemento di fidelizzazione difficile da eliminare.
Certo non dal solo  self-checkout .Qui l’ hostess presidia da quattro a sei posizioni e assiste i clienti per buoni sconti, ripensamenti d’acquisto, articoli voluminosi, restituzione di denaro, cambio articoli, errori materiali di pesatura, pagamenti, ecc. L'interazione di pagamento diventa impersonale.
Perciò le casse automatiche, anche dove sono diffuse, servono finora da complemento alla barriera delle casse tradizionali e i pagamenti effettuati non superano il quinto del totale. Ma è facile immaginare che, quando i clienti si saranno abituati all’idea di fare a meno della cassiera, i pagamenti fai da te e le hostess potranno diffondersi maggiormente. Copyright2009©irio , , ,

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gestione e sviluppo 260

21/04/2009

Misurata la grande muraglia cinese Una ricognizione sul terreno durata due anni trova che è più lunga delle stime precedenti La State administration of cultural heritage e lo State bureau of surveying and mapping della Repubblica popolare cinese hanno lavorato insieme per due anni, compiendo rilievi sul terreno con raggi infrarossi e sistemi GPS con segnali satellitari via radio a bassa frequenza. Hanno così misurato per la prima volta la grande muraglia e hanno scoperto che è lunga esattamente 8.851,8 km, ben di più dei 6.700 km finora comunemente attribuitile. Lo dice un rapporto, pubblicato sul sito della Country’s National mapping agency e riferito dal giornale ufficiale “China Daily” di lunedì.
Lo studio ha scoperto tronconi sconosciuti delle mura, erette nelle zone montuose e desertiche sotto la dinastia dei Qin (221-206 a.C.) per fermare le invasioni dei Mongoli provenienti dal Nord e poi ricostruite sotto i Ming (1368-1644). Ha rilevato che originariamente i resti attuali comprendevano 6.256 km di muraglia vera e propria, 360 km di fossati e trincee, più 2.233 km di barriere naturali, opportunamente utilizzate, fatte da colline, montagne e fiumi.
Il complesso della grande muraglia va dal monte Hushan nella provincia settentrionale di Liaoning al passo di Jiayu nella provincia occidentale di Gansu. Passa per le province di Hebei, Tianjin, Shanxi, Mongolia interna, Shaanxi, Ningxia e Qinghai.
Studi recenti degli archeologi cinesi hanno mostrato che il cambio climatico e la massiccia costruzione di infrastrutture nella zona di Gansu hanno eroso o distrutto tratti della muraglia. Bisognerà intervenire al più presto con il restauro, ha detto il responsabile dei Beni culturali Shan Jixiang, procedendo, come è stato fatto dal governo socialista nel 1949, per il tratto risalente alla dinastia Ming dintorno alla capitale cinese. Un altro pericolo viene dai turisti che sottraggono mattoni dalle mura o vi tracciano graffiti, sarà messa perciò in atto da subito una maggiore vigilanza. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 18:16 | link | commenti (1)
societa 295

Calati dell’84,7% gli utili delle top 500 “Fortune” La 55ª edizione della classifica delle maggiori aziende americane rivela i risultati peggiori mai avuti prima del 2008 Il 2008 è stato un anno nero nella storia della classifica “Fortune”, l’elenco annuale delle maggiori 500 aziende americane, compilato in base a ricavi e risultati economici. Per 55 anni è stato un palmarès, non ha registrato che successi progressivi, ma quest’anno la graduatoria, considerata lo specchio dell’economia USA, deve registrare un crollo dei profitti, precipitati da un totale di 645 miliardi di dollari del 2007 ai 98 miliardi 600 milioni, il -84,7%.
Se il trio di testa della classifica (Exxon, Wal Mart e Chevron) ancora guadagna, basta arrivare alla quarta azienda nell’ordine per leggere di perdite, che riguardano poi 5 aziende tra le prime 20, per complessivi 100 miliardi di dollari.
La classifica di quest’anno è sconvolta, sono rimaste ferme solo le petrolifere, l’hi-tech, le farmaceutiche e la distribuzione, mentre le finanziarie, le banche, le assicurazioni e le automobili hanno perduto quota o sono scomparse, come tutta l’industria e parte dei servizi tradizionali. Colpa della grande recessione, che ha colpito AIG, Fannie Mae, Freddie Mac, Bank of America, Citigroup, General Motors, Ford , Chrysler, Valero.

                                 Le prime 20 aziende della classifica 2009.
                                                                   (milioni di dollari)

Aziende
Ricavi
Profitti
Aziende
Ricavi
Profitti
1 Exxon
442.851
45.220
11 Bank America
113.106
   4.008
2 Wal Mart
405.607
13.400
12 Citigroup
112.372
-27.684
3 Chevron
263.159
23.931
13 Berkshire Hat.
107.786
4.994
4 ConocoPhillips
230.764
-16.998
14 IBM
103.630
12.334
5 Gen.Electric
183.207
17.410
15 McKesson
101.703
990
6 Gen.Motors
148.979
-30.860
16 J.P.Morgan
101.491
5.605
7 Ford
146.227
-14.672
17 Verizon
97.354
6.428
8 AT&T
124.028
12.867
18 Cardinal Hel.
91.091
1.300
9 HP
118.364
8.329
19 CVS
87.471
   3.212
10 Valero
118.298
-1.131
20 Procter&Gamble
83.503
12.075

Secondo il Conference Board, segnali di miglioramento della congiuntura vanno però apparendo. L’istituto ritiene che la recessione potrebbe già fermarsi alla fine dell’estate, anche se l’indice composto, elaborato dallo stesso ente, che prefigura l’evoluzione dell’economia nei sei mesi avvenire, ha continuato a scendere in marzo, con un ripiegamento del -0,3% rispetto a febbraio. La maggior parte dei componenti dell’indice mostrano tuttavia un orientamento alla riduzione dell’intensità della crisi.
La stima del Conference Board è condivisa anche dai 54 economisti partecipanti al panel del Wall Street Journal e dall’economista capo di Moody’s, Michael Bratus. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 10:58 | link | commenti
economia 138

20/04/2009

Sex and the City Il maschilismo domina il settore finanziario inglese, le donne sono retribuite da meno della metà a un quarto degli uomini e devono sopportare battute salaci e apprezzamenti fisici Il differenziale retributivo tra donne e uomini che fanno lo stesso lavoro è mediamente del 28% nel Regno Unito. Nel settore finanziario è del 55% e può raggiungere il 79% nei premi di fine anno.  C'è inoltre una grave sottorappresentanza delle donne: solo il 28% esercita ruoli professionali e l'11% ruoli manageriali. E’ quanto rileva l’indagine “Employment and earnings in the finance sector: a gender analysis”, fatta da Hilary Metcalf e Heather Rolfe del National institute of economic and social research per conto della Equality and human rights commission.
Il rapporto di ricerca parla di "discriminazione sessista", di "segregazione lavorativa" e di differenze negli orari di lavoro. Invita il governo del Regno Unito (oggi diretto dal laburista Gordon Brown e prima, per dieci anni, dal compagno di partito Tony Blair) a realizzare i passi significativi per il rispetto della parità dei diritti. Considera che questo “mondo di uomini” è già costato caro alle banche e ai gestori di fondi.
Le donne inglesi che lavorano nel settore finanziario sono restie a portare in tribunale i datori di lavoro, nonostante una legislazione avanzata, approvata dal 2002, le inviti a muoversi su questo terreno. I motivi sono che i magistrati inglesi chiedono prove, per sanzionare la discriminazione e le molestie sessuali, quasi impossibili da avere per l’opacità dei rapporti di lavoro e dei  trattamenti economici  praticati dalle direzioni delle Risorse umane, appannaggio prevalente di uomini.
L’ambiente delle sale operative echeggia, dice sempre il rapporto, di atteggiamenti ipermaschilisti, quali si vedono nei trailer pubblicitari e nei film su Wall Street, di linguaggi scurrili, di battute salaci e apprezzamenti sessuali nei confronti delle poche operatrici presenti.
Le donne sono censurate dai colleghi anche perché cercano di conciliare lavoro e famiglia, mentre gli uomini hanno l’abitudine di tirare tardi, serva o non serva la loro presenza al lavoro.
Questo li stressa, ma dà un’immagine di assiduità e disponibilità importante in questo ambiente. Secondo la British bankers association  il comportamento aggressivo e le differenze retributive potrebbero essere spiegate in questo modo. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 18:02 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

Conformismo e integrazione Il film “Teza” di Haile Gerima affronta la questione del rapporto tra bene comune, rispetto dell’autorità e indipendenza di giudizio In una piccola comunità come in una grande società le autorità istituzionali sono molte e legittimate da fonti diverse. Possono influenzare i comportamenti altrui gli anziani, gli eletti dal popolo, gli ottimati, gli unti del Signore, i conquistatori. I potenti di questi tipi per esercitare la loro influenza hanno bisogno di persone disposte ad essere condizionate in modi differenti e simmetrici, a riconoscere il valore della tradizione, il peso della maggioranza, la preminenza dei migliori, la discendenza divina, la forza della paura.
La società moderna dovrebbe premiare il merito, come  molti  sostengono, dovrebbero  essere riconosciute la competenza, l’iniziativa e la capacità di giudizio contro i vecchi, disfunzionali principi dell’appartenenza, dell’obbedienza e dell’accomodamento. Invece questi tratti distintivi del conformismo sono spesso sollecitati dai potenti e opposti a quelli dell’integrazione attiva, che comporta di autoregolare le proprie azioni con quelle degli altri, in vista del bene comune e di evitare i conflitti, che nascono nei rapporti degli individui, gruppi e collettività più deboli con le parti più forti.
L’indipendenza di giudizio è un tratto identitario essenziale per la nascita delle comunità e la modernizzazione della società civile. Alla tendenza delle autorità a comportarsi in modo autoritario e a fare pressione per l’integrazione passiva, quando non per il conformismo, a pretendere cioè l’adattamento e l’obbedienza, a plasmare il comportamento degli altri a modo proprio, è dedicato il film di Haile Gerima.
Gerima è un regista, nato in Etiopia, che ha studiato, insegna alla Howard University di Washington dal 1975 e dirige opere teatrali e cinematografiche negli USA. Ha tutte le carte in regola per occuparsi della storia etiope, come fa nell’ultimo film “Teza”, che in amarico è il vocabolo che indica la rugiada del primo mattino.
Il periodo considerato dal regista è quello del passaggio dalla monarchia medioevale del Negus Haile Selassie al regime comunista ortodosso, con ispirazioni albanesi e tedesco-orientali, del colonnello Mariam Mengistu, il ventennio dal 1970 al 1990.
Il protagonista del film è Anberber (Aron Arefe), un medico originario di un piccolo villaggio sul lago Tana, che ha studiato e fatto il ricercatore universitario in Germania. Ormai completamente occidentalizzato, decide di ritornare nel proprio paese, dopo la caduta di Selassie, “Eletto del popolo”, “Re dei re”, “Leone di Giuba”, come si faceva chiamare dagli Etiopi e la proclamazione della Repubblica democratica popolare, con l’elezione di Mengistu a presidente. Vuole dare il suo contributo di scienziato all’avvento della modernizzazione politica, economica e sociale.
Entusiasta per l’arrivo della democrazia, dovrà affontare la nascita di una feroce nomenclatura politica, di una repressione sanguinaria, di rivolte e guerre di confine.
I partigiani di Mengistu lo accuseranno di resistenza capitalista e dovrà fare autocritica. Sarà costretto ad allontanarsi dal suo paese per decisione del ministro degli Affari sociali e a lavorare nella Germania orientale, dove, alla caduta del Muro, sarà sprangato e buttato giù da una finestra da un gruppo di giovani di destra, che vogliono punire un comunista.
Ritornerà nel villaggio e farà un figlio con una donna, perseguitata dagli anziani e molestata da uno spione. Anche qui Anberber dovrà difendere il suo ruolo d’intellettuale, l’indipendenza di giudizio e il desiderio di contribuire al bene comune.
Teza è la storia di una cittadinanza attiva, di un ideale di partecipazione alla cosa pubblica e solidarietà con i più deboli. E’ la storia dell’involuzione democratica e dell’inefficienza economica del governo di un paese di 70 milioni di abitanti, che segue logiche personalistiche. Mostra la responsabilità di ogni uomo nella lotta per la difesa dei diritti individuali, contro la violenza, che si traveste da democrazia più avanzata.
Aron Arefe rappresenta Anberber con grande capacità scenica. Le figure di contorno, la madre Talie (Araba Evelyn), le compagne Tadfe (Takelech Beyene) del soggiorno tedesco e Azanu (Teje Tesfahun) del ritorno nel villaggio, sono straordinarie.
Il film è bello, al di là dei molti didascalismi. Coinvolge lo spettatore e lo emoziona. Copyright2009©irio , , , ,

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fondamenti 91

17/04/2009

EinigeKreise1926Vassily Kandinsky, "Einige Kreise", 1926, olio su tela.

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Il Giappone vende gli edifici delle scuole elementari La riduzione della natalità ha vuotato le aule dell’isola di Hokkaido Il Giappone è un paese di longevi, il primo davanti all’Italia, per la presenza di anziani. Gli ultracentenari sono più di 30.000, il 20% della popolazione è costituito da persone di 65 anni e oltre, mentre i giovani fino a 14 anni sono il 13,5%. Questa sproporzione anagrafica è la causa prima dei problemi di Welfare e di economia, derivati dal più alto tasso di denatalità mondiale.
I demografi ritengono che entro un secolo il numero dei Giapponesi si ridurrà a un terzo dell’attuale (da 127 a 44 milioni) e il governo di Tokio non accetta l’aiuto alla risoluzione della crisi, che potrebbe venire dagli immigrati.
Le scuole perciò si svuotano. Gli alunni della formazione primaria sono di meno ad ogni inizio d’anno scolastico. E’ successo così che la cittadina di Niikappu, situata nell’isola di Hokkaido nel Nord del paese, abbia deciso di vendere all’asta quattro edifici scolastici, diventati inutili per mancanza di scolari. La vendita al miglior offerente sarà proposta tramite il sito Yahoo! Japan.
Niikappu ha 11.000 abitanti, che vivono di agricoltura e di pesca. Possedeva fino all’anno scorso nove edifici per le scuole elementari, che erano stati costruiti a partire dagli anni ’50, quando gli abitanti sotto i 14 anni erano più di un terzo. In mezzo secolo però il clima freddo, uno dei più rigidi dell’Impero del Sol levante, i pochi residenti e i limiti dell’economia locale hanno scoraggiato le giovani coppie a trasferirvisi. Anzi c’è stato un flusso migratorio negativo.
La municipalità si è vista costretta a chiudere sette delle nove scuole. Tre stabili sono stati ceduti e riconvertiti, quattro non hanno trovato finora interessati. E’ stato allora deciso di allargare il bacino d’acquisto a tutto il Giappone, grazie a Internet.
Hidenori Tsutsumi, il funzionario comunale incaricato della vendita, ha provveduto a fare stimare il valore commerciale degli edifici e li ha messi all’asta con prezzi che vanno da 21 milioni 800 mila yen (€ 165.000) per il più piccolo e periferico a 67 milioni 400 mila per il più pregiato (€ 520.000). Le offerte degli aspiranti compratori saranno accettate fino al 12 maggio, la selezione e l'attribuzione avverranno dal 26 maggio al 2 giugno.
Chissà che qualche ex scuola non diventi sede di attività sociali o lavorative per quegli anziani, andati in pensione a 65 anni con buone condizioni di salute e desiderosi d’essere ancora attivi.
Copyright2009©irio , , , ,

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societa 295

16/04/2009

Costruzione collaborativa e creativa dei saperi In un rapporto all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico il genetista François Taddei auspica un sistema dell’istruzione con miliardi di autodidatti Dal 1700 la produzione della conoscenza cresce in modo esponenziale: il numero delle pubblicazioni scientifiche si moltiplica per 100 ogni secolo, la potenza dei media e delle connessioni online raddoppia in meno di due anni, il contenuto dei saperi e il modo di partecipare alla  produzione  sul Web diventano essenziali per evitare l’obsolescenza delle professionalità.
Il genetista François Taddei, direttore delle ricerche interdisciplinari nell’Université Paris 5 – Descartes, sostiene nel rapporto “ Training creative and collaborative knowledge builders” , preparato per OECD Innovation Strategy, che per migliorare la performatività dei sistemi di educazione bisogna realizzare una riforma orientata al credo di Charles Darwin: “Le specie che sopravvivono non sono le più forti né le più intelligenti, ma quelle che si adattano meglio ai cambiamenti”.
Occorre formare dei creatori, studenti che configurino le occupazioni di domani, generino ricchezza e nuova conoscenza. A tal fine sono necessarie riforme pedagogiche per consentire ai giovani di realizzare progetti originali, ripensando gli schemi classici dell’insegnamento superiore e motivando gli studenti alla ricerca scientifica.
L’insegnamento deve essere creativo e deve permettere ai giovani di investire nei progetti individuali e collettivi.
Il percorso di motivazione, apprendimento e creazione di conoscenza non può che passare attraverso la caduta delle barriere tra discipline e l’attuazione di una formazione su misura, in cui gli studenti selezionano le materie necessarie per sviluppare i progetti. L’individuazione guidata dei centri d’eccellenza e la mobilità su scala europea possono facilitare la valorizzazione delle esperienze e lo sviluppo dei potenziali.
A scuola bisogna imparare non dei saperi ma la ricerca dell’informazione con l’aiuto delle nuove tecnologie, la critica, la sintesi e la produzione di conoscenze in rete. Il Web è un catalizzatore, che tutti devono apprendere a utilizzare a scuola, offre contenuti, ma mostra che il sapere si costruisce in modo collettivo e dinamico.
Servono per ciò la motivazione individuale e la libertà di pensiero.
Solo i paesi che realizzano politiche di riforma dell’educazione, di promozione dell’adattabilità e della creatività negli adulti e nei bambini, hanno la capacità di affrontare i problemi dello sviluppo umano e della tecnologia.
Il documento per l’OECD si apre con le raccomandazioni chiave per promuovere la creatività nell’educazione. Sono indirizzate
- agli studenti, per un futuro senza barriere alla creatività e all'iniziativa,
- ai genitori, perché sviluppino la creatività e la riflessione critica nei figli,
-ai docenti, perché sollecitino il feed back ai loro insegnamenti e realizzino programmi per sviluppare i progetti degli studenti,
- alle strutture scolastiche, perché sostengano la creatività con programmi di lavoro per progetti individuali e collettivi degli studenti,
- alle università, perché predispongano spazi di creatività, incubatori di idee e di talenti,
- alle fondazioni, perché sostengano i programmi di creatività e gli studenti,
- ai governi, perché i loro paesi attraggano i talenti e promuovano la cultura della creatività,
- all’OECD, perché faciliti il confronto e lo scambio tra le culture nazionali di creatività,
- alle comunità creative dei costruttori di conoscenza, perché promuovano l’accumulazione, lo scambio, la generazione di idee per la creatività e la cooperazione e istituiscano programmi aperti di educazione creativa.
Ricco di riferimenti pratici e di esempi, lo studio di Taddei indica gli obiettivi possibili e i percorsi per realizzare su scala planetaria le raccomandazioni, che stimolano creatività, iniziativa e orientamento al rischio, facilitano l’adattività, collegano creatività ed educazione con il sostegno delle politiche nazionali e internazionali, fanno misurare i risultati raggiunti. Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 17:47 | link | commenti (4)
formazione 112

Francesi, Italiani e Spagnoli hanno più ferie La nona edizione dell’indagine Expedia – Harris Interactive ha rilevato diritto e godimento delle ferie in 12 paesi Vacation deprivation”, l’indagine annuale realizzata da Harris Interactive per Expedia, è stata realizzata in marzo e aprile. Ha voluto conoscere quanti giorni di ferie spettino ai lavoratori dipendenti dell’Australia, l’Austria, il Canada, la Francia, la Germania, il Giappone, l’Italia, la Nuova Zelanda, i Paesi Bassi, il Regno Unito e gli USA, quanti giorni effettivi facciano, quanti  siano disposti a rinunciare a questo diritto e perchè.
I lavoratori che hanno più ferie sono risultati i Francesi, con 37 giorni, sono seguiti dagli Italiani con 31 e dagli Spagnoli con 30. Meno ferie hanno invece gli Americani, con 13 giorni, i Giapponesi con 15 e gli Australiani con 19.
In realtà, nel 2008 i Francesi hanno rinunciato mediamente a 2 giorni, gli Italiani a 6, gli Spagnoli a 3. Ma anche gli Americani, nonostante i pochi giorni concessi da norme e contratti, ne hanno fatto 3 in meno, i Giapponesi hanno rinunciato addirittura a 7 giorni, dimezzando pressochè il tempo di vacanza e gli Australiani li hanno ridotti di 3.
I Francesi sono anche i lavoratori meno disposti a rinunciare alle loro ferie. Alla domanda dei ricercatori, solo il 20% ha espresso la sua disponibilità per validi motivi di lavoro e così il 23% degli Inglesi. Mentre il 49% degli Olandesi si sono detti pronti per le stesse ragioni, come il 47% degli Italiani e il 45% dei Neozelandesi.
Un risultato per certi versi sorprendente, che accomuna nella laboriosità paesi con produttività e coinvolgimento differente nelle aziende.
Non si allontanano per vacanze dalla loro residenza abituale solo il 21% degli Inglesi, il 22% dei Francesi, il 23% degli Spagnoli e il 24% dei Tedeschi, contro il 92% dei Giapponesi, il 44% degli Italiani e degli Australiani, il 43% degli Austriaci e il 34% degli Americani.

VDCenterLa ricerca è stata svolta con interviste strutturate online su un campione rappresentativo di oltre 9.300 lavoratori: 3.500 in USA e Canada, 3.300 in Europa, 2.000 in Australia e Nuova Zelanda, 500 in Giappone.
Copyright2009©irio , , ,

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gestione e sviluppo 260

15/04/2009

Il 64% dei Francesi contro le sanzioni al bossnapping Più della metà giustifica la radicalizzazione della lotta in difesa del posto di lavoro Il “Barometre de la politique economiqueBVA-BPI-Les Echos-France Info del mese di aprile ha sondato su un campione stratificato di 1.014 persone, rappresentativo della popolazione adulta francese, la popolarità della politica economica del governo, l’atteggiamento nei confronti della radicalizzazione delle lotte rivendicative e della punizione di queste forme di protesta.
Dalle risposte emerge che il 60% giudica negativamente la politica economica condotta dal governo Fillon, in carica dal giugno 2007 a seguito dell’elezione a presidente della Repubblica di Nicolas Sarkozy. La percentuale odierna, il sondaggio è stato realizzato il 10 e 11 aprile, ha migliorato di sette punti il giudizio del maggio scorso ed è molto vicina a quella del governo de Villepin, battuto alle elezioni.
Torta1
Nel sondaggio il 55% giustifica la recrudescenza delle forme violente d’azione da parte dei lavoratori: l’occupazione di fabbriche, il blocco stradale, i sequestri di dirigenti e imprenditori. Il 16% le giustifica completamente, il 39% abbastanza, contro un 19% che le condanna assolutamente, un 20% propenso a condannarle e un 6% senza opinioni in proposito.
Sono portati a capirle il 63% degli impiegati e operai e il 60% dei dirigenti, liberi professionisti e tecnici.
Torta2
Il 64% ritiene che le forme di lotta radicale non devono essere sanzionate perché spesso sono il solo mezzo a disposizione dei lavoratori dipendenti per fare valere le loro ragioni.
Anche in questa domanda il 69% degli intervistati contrari alle punizioni è costituito da operai e impiegati e il 67% da dirigenti, liberi professionisti e tecnici.
Le risposte al sondaggio mostrano senza equivoci la crescita del malcontento, non ancora colta da governo e presidenza della Repubblica, che vogliono dare prova di fermezza e invocano il rispetto della legge, appellandosi alle regole dello Stato di diritto. Nicolas Sarkozy ha messo in atto un diversivo in occasione del G20. In alleanza con la Cancelleria tedesca Angela Merkel, è riuscito a strappare al summit di Londra dell’inizio del mese un successo in materia di paradisi fiscali, bonus ai manager, finanziamenti alle aziende dei settori in crisi ed è risalito di qualche punto nella popolarità dei Francesi. Un successo che non sfiora neppure i reali problemi economici del paese.
In Europa la strumentazione legislativa destinata a proteggere i dipendenti durante le ristrutturazioni si è sviluppata già prima del 2000. In Francia, la legge della “modernizzazione sociale”, modificata nel 2005, ha aumentato la responsabilità dei dirigenti aziendali in materia di garanzia dell’occupazione dei lavoratori e del territorio in cui l’azienda è situata. Impone alle imprese oltre i 1000 dipendenti di finanziare le azioni di ripresa del bacino occupazionale in caso di chiusura totale o parziale, prevede il salario minimo garantito, regolamenta le esternalizzazioni, le delocalizzazioni e i licenziamenti collettivi in caso di crisi.
Copyright2009©irio , , ,

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occupazione 109

14/04/2009

Qualificazione dei dipendenti e miglioramento aziendale La formazione nel lavoro, i contenuti dell’attività lavorativa, il modo d’essere dell’organizzazione e le pratiche manageriali sono i  fattori principali per lo sviluppo delle competenze. Patrick Conjard è un esperto di organizzazione e direzione del lavoro, capo progetto dell’ANACT, l’agenzia pubblica francese per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Bernard Devin è un esperto di competenze, gestione dell’età e dei rischi psicosociali nella stessa agenzia. I due sono gli autori del libro “Agir sur la professionalisation”, ANACT, Paris, 2007 e hanno appena pubblicato una guida pratica per lo sviluppo delle competenze in situazione di lavoro. La guida è un aggiornamento e un seguito del libro, è basato su casi aziendali, traccia le prospettive e le direttrici d’azione per lo sviluppo delle competenze individuali e collettive nel lavoro.
Divisa in cinque capitoli questa appendice “Acquerir et transmettre des compétences. Et si on se formait au travail?”, ANACT, Paris, 2009, fa il punto sull’individuazione delle esigenze di sviluppo personale e organizzative nelle aziende e affronta decisamente vantaggi e limiti dei modi di formazione nel lavoro e le loro possibili combinazioni. Suggerisce così come costruire le condizioni favorevoli per il rilancio.
I due autori indicano nell’apprendimento in situazione di lavoro il percorso formativo utile a migliorare l’impiegabilità delle persone in tempo di crisi e a proagire ai cambiamenti dei processi organizzativi e delle aziende. Mostrano, con numerosi casi di riorganizzazione ed esempi di miglioramento della qualificazione professionale, come cresca la competenza distintiva delle aziende e la prontezza dei lavoratori.
Evidenziano che tre sono le leve d’azione essenziali per imparare nel lavoro: le interazioni tra le persone e le configurazioni organizzative, la presa di distanza dal lavoro per riflettere sui comportamenti abituali e integrarsi con il management, il gruppo di lavoro e gli andamenti dell’organizzazione, l’autodeterminazione e l’impegno individuale per trovare occasioni di soddisfazione e di apprendimento continuo.
Se il management non si limita a fornire opportunità di distensione psicologica o di evasione dal lavoro, ma rafforza l’ancoraggio tra persona e contesto operativo, può essere messa in moto un’organizzazione che apprende e viene data autonomia di crescita ai dipendenti. Occorre agire sulla concezione dei dispositivi di apprendimento, tenendo conto delle pratiche di management e del funzionamento dell’organizzazione, passando da un’ingegneria della formazione a un’ingegneria della professionalizzazione, integrando la qualificazione continua del dipendente nell’organizzazione del lavoro.
La crescita delle competenze sviluppa un’organizzazione che concorre alle performance dell’azienda, al miglioramento delle condizioni di lavoro e all’impiegabilità dei lavoratori. Si realizza per questa via il salto di qualità per passare dall’adattamento delle competenze allo sviluppo organizzativo.
Il punto di forza di una formazione nel lavoro è la professionalizzazione lungo i processi e i dispositivi di trasformazione e di orientamento ai risultati. E’ una professionalizzazione che integra in maniera attiva l’individuo e il gruppo sul contenuto del lavoro, le modalità organizzative, le pratiche manageriali, la cooperazione.
E’ uno sviluppo olistico delle competenze, che tiene sempre presenti le sfide che gli attori aziendali devono affrontare e vincere nelle diverse contingenze operative e consolida un ambiente e un’organizzazione del lavoro favorevoli.
Scritto con un linguaggio didascalico e con continui richiami alle realtà dei differenti processi organizzativi, “Acquerir et transmettre des compétences” è un assistente prezioso per tutti quelli che in qualità di responsabile od operatore devono sapere impostare e realizzare programmi di rilancio aziendale fondati sulle Risorse umane. Copyright2009©irio , , , ,

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formazione 112

Le 25 aziende più innovative del mondo La quinta edizione della classifica Business Week – BCG 2009 segna ancora una volta l’affermazione dell’hi-tech e, a sorpresa, di Wal Mart e McDonald’s La classifica annuale Business Week – BCG delle aziende più innovative del mondo è arrivata alla quinta edizione. Come tutti gli anni anche questa volta è stato condotto un sondaggio, chiedendo ai top manager di indicare quali sono state le imprese, esclusa la propria, che maggiormente hanno innovato i prodotti, i rapporti con i clienti, il modello di business, i processi organizzativi.
Gli intervistati sono stati 2.700 e la rilevazione è stata fatta nel dicembre 2008. L’indagine ha tenuto conto delle risposte dei capi azienda e dei risultati relativi al ritorno sugli investimenti, alla crescita degli utili e al margine operativo. Opinioni e dati economici sono serviti per la valutazione e la classifica.
In testa è risultato ancora una volta il terzetto di Apple, prima per l’iPhone Store, i risultati di mercato del Mac e dell’iPod, l’incremento dei risultati economici, di Google, seconda per i nuovi servizi, come Google Voice, la buona crescita degli utili, anche se con un minore ritorno degli investimenti e del margine operativo, di Toyota, terza per l’automobile a basse emissioni di CO2.

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ROI
Utili
Margine
1 Apple
5,9%
30,4%
15,8%
14
Sony
-5,8%
3,1%
- 41,4%
2 Google
-9,5%
52,6%
-8,2%
15
Reliance
22,6%
28,5%
11,9%
3 Toyota
-0,7%
4,2%
-5,9%
16
Samsung
-0,8%
10,5%
-1,5%
4 Microsoft
- 8,0%
13,5%
-1,3%
17
G. Electric
- 9,7%
10,1%
-12,2%
5 Nintendo
36,7%
61,1%
20,6%
18
Volkswagen
-4,4%
7,1%
33,6%
6 IBM
2,3%
4,4%
14,3%
19
McDonald's
25,8%
7,2%
9,5%
7 Hewlett P.
9,1%
10,9%
31,6%
20
BMW
-4,8%
6,9%
-14,6%
8 R.Motion
24,6%
74,1%
11,2%
21
Walt Disney
-0,2%
6,4%
17,2%
9 Nokia
-4,3%
14,0%
-0,3%
22
Honda
-5,4%
4,8%
-4,6%
10 Wal Mart
8,0%
9,1%
-2,1%
23
AT & T
9,9%
41,5%
9,7%
11 Amazon
2,8%
31,2%
-4,8%
24
Coca-Cola
6,8%
11,4%
0,1%
12 Procter&G.
4,5%
11,7%
2,4%
25
Vodafone
8,6%
10,2%
-
13 Tata
-
-
-
       

Microsoft, Nintendo e IBM hanno occupato, rispettivamente, la quarta, la quinta e la sesta posizione della classifica. IBM ha scalato sei posizioni per Smart Planet. Nintendo ha avuto riconosciuti i suoi videogame e la forte crescita dei risultati economici. Microsoft ha ampliato il raggio d’azione con Yahoo!, anche se il margine operativo e il ritorno sugli investimenti ne hanno risentito.
Nell’elenco ci sono sei nuovi entranti: Samsung, Volkswagen, McDonald’s, AT&T, Coca-Cola e Vodafone. Hanno sostituito General Motors, Boeing, Goldman Sachs, 3M, Target e Facebook, che erano presenti nella classifica 2008.
Il successo maggiore è quello di Wal-Mart, passata dal ventitreesimo al decimo posto per l’innovazione nella logistica e la coerenza nel rapporto qualità-basso prezzo, anche se il margine operativo ne ha risentito, i risultati economici sono superiori alla media del settore in cui opera. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 12:21 | link | commenti
competitivita 92

09/04/2009

Obama comics Due nuovi albi a fumetti si aggiungono ai tre già pubblicati, che hanno per protagonista il Presidente americano Gli USA sono stati i primi a produrre storie illustrate su vasta scala. I comic, quelli che noi chiamiamo fumetti, sono nati in Germania sulla fine dell’ ‘800 , ma sono diventati in America un’espressione della cultura di massa, una lettura per adulti tuttora fiorente, dedicata all’evasione, alla modellazione sociale, all’istruzione tecnica, alla propaganda politica. In Europa, solo in Francia e in Germania, ci sono esperienze simili.
Nello staff di Obama, come direttore associato delle Relazioni pubbliche e degli affari intergovernativi, c’è Kal Penn, un attore televisivo di successo, incaricato di tenere i rapporti tra la Casa Bianca e i gruppi più influenti in America e più potenti nel Partito democratico.
Penn ha assistito Obama per tutta la campagna elettorale, dalla Convenzione di Denver, in agosto, fino al momento delle votazioni, dando un tocco di spettacolarità e di penetrazione mediatica ai discorsi, ai programmi e alle azioni del vincitore delle primarie democratiche e delle elezioni presidenziali. Nella presenza crescente di Obama, come eroe dei fumetti, c’è molto probabilmente la mano di questo suo assistente.
article-1168213-045501A7000005DC-443_468x697L’allora senatore dell’Illinois è diventato per la prima volta protagonista di storie a strisce durante il periodo elettorale. Sono due gli albi illustrati, biografici, editi da IDW, che lo  contrappongono  al candidato repubblicano John McCain. Sono materiale di propaganda politica e confrontano le esperienze, le competenze e i programmi dei due aspiranti alla presidenza. Nelle illustrazioni dei fumetti elettorali abbondano i richiami patriotici, al ruolo degli USA nel mondo, ai pericoli esterni e ai punti di forza di una futura amministrazione Obama rispetto a una McCain. Le bandiere a stelle e strisce, il popolo americano e le minoranze fanno da sfondo alle immagini del protagonista. 
In “Wizard”, il periodico della Marvel dedicato alla cultura popolare, Obama è messo in copertina come una specie di Clark Kent – Superman e in “Amazing Spider-man”, sempre della stessa editrice, è celebrato definitivamente come colui che può cambiare la Casa Bianca, unendo le forze con l’uomo ragno.
I due nuovi albi della Devil’s Due , in edicola tre mesi dopo l’insediamento, sono “Barack il barbaro” e “ Mille giorni progettati”.
Il primo è una storia che racconta la ricerca della formula segreta per il rilancio dell’economia americana. Ha in copertina, per titolo, “La giusta retribuzione” e per immagine il duello mortale con l’incantatrice urlante. Nelle strisce ci sono la strega Hillary Clinton e il marito, il semidio Bill Clinton, George Bush con il re degli elefanti, Sarah Palin, nemesi in bikini, armata di pugnale. Il secondo albo illustra una guerra intergalattica e vede Obama come vincitore è ricostruttore.
Gli albi non sono destinati a rimanere pubblicazioni isolate. Nella crisi della carta stampata, che ha portato alla chiusura di oltre dieci quotidiani regionali e al ridimensionamento di grandi testate, a cominciare dal “New York Times”, i fumetti non hanno perduto lettori. Sono con la televisione i media tradizionali che ancora reggono, perché riescono a fidelizzare gli acquirenti con le storie a puntate, sono fruibili senza limiti di luogo, di tempo e d’istruzione, hanno da sempre poca pubblicità.
Nuovi albi con Obama protagonista sono in cantiere e stanno per essere pubblicati da altri editori.La divizzazione del presidente americano continua.
Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 13:16 | link | commenti (2)
societa 295

08/04/2009

Rispetto delle norme fondamentali del lavoro Documento della Confederazione sindacale internazionale sulle violazioni più gravi delle Convenzioni ILO ratificate dai 27 paesi dell'UE Il rapporto dell’ITUC – CSI, la Confederazione sindacale internazionale, è stato preparato in occasione delle giornate di Ginevra del 6-8 aprile 2009, in cui il Consiglio generale del WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio, ha esaminato le politiche commerciali dell’UE. Intitolato “EU core labour standard report”, valuta il rispetto nella pratica delle otto Convenzioni dell’ILO sulle norme fondamentali del lavoro e della Dichiarazione dell’ILO stessa sui principi e i diritti fondamentali del lavoro.
Tutti gli Stati membri dell’UE hanno ratificato le Convenzioni in materia di diritti sindacali, discriminazioni e parità di remunerazione, lavoro dei minori e lavoro forzato, premette il documento, ma le violazioni  antisindacali e del diritto di sciopero sono ancora osservate nella maggioranza dei 12 entrati più di recente nell’Unione, la discriminazione nell’impiego e nella remunerazione delle donne e delle minoranze etniche è ancora pronunciata, il lavoro dei minori è ancora praticato nelle attività del lavoro sommerso e dell’agricoltura, la tratta degli esseri umani per schiavitù e prestazioni sessuali, come il lavoro dei detenuti per le aziende private, sono ancora attuati in diversi paesi dell'Unione. 
La situazione nei 27 paesi dell’UE è esaminata in dettaglio per le quattro sezioni indicate, con riferimento alle norme fondamentali del lavoro riconosciute. Ad ogni Stato membro è dedicata una scheda e tutte insieme rilevano che, nell’Europa dell’Est come in quella occidentale, numerose sono le inosservanze, quando non gli attentati, alla libertà di associazione, all’uguaglianza dei diritti, al divieto del lavoro infantile e del lavoro forzato.
Per l’Italia, il documento critica il nuovo disegno di legge delega sul diritto di sciopero nei servizi pubblici e nei trasporti, la proposta di sciopero virtuale e i requisiti di rappresentatività penalizzanti per i lavoratori, formulati dal governo Berlusconi. Ricorda che la CGIL a questo proposito ha parlato di incostituzionalità. La ITUC rileva perciò una grave violazione dei diritti fondamentali del lavoro. Analogamente al nostro paese, comportamenti antisindacali sono in atto in Bulgaria, Cechia, Ungheria, Polonia e Romania, nell’Est e in Belgio, Francia e Grecia, nell’Occidente.
Altra violazione è il divario salariale tra donne e uomini, che stando ai dati ISTAT, è in media del 16%. La discriminazione di genere avviene soprattutto ai livelli professionali più elevati: le donne, secondo le osservazioni della Commissione europea, sono sotto rappresentate a livello manageriale e imprenditoriale. L’ILO individua una presenza femminile del 23% a tali livelli.
Le norme sull’età lavorativa minima non sono rispettate. Da noi il settore dell’economia informale e delle piccole imprese familiari è allo stesso livello dei paesi nuovi entrati nell’UE, come Bulgaria, Romania e Paesi Bassi, per numero di minori impiegati illegalmente, con orari eccessivi, mancanza di controlli medici, di riposo e di ferie.
Tra le forme peggiori di lavoro minorile c’è il 10% di traffico sessuale e una maggioranza di immigrati per lavori domestici, agricoli e nei servizi.
Il lavoro forzato, infine, è caratteristico delle campagne del Sud Italia. Il 90% degli immigrati lavora in nero e senza permesso di soggiorno. Gli irregolari sono spesso ricattati e ridotti in condizione di schiavitù. Copyright2009©irio , , , , , , ,

Postato da: orsola a 16:27 | link | commenti
relazioni industriali62

Markus Raetz, "Metamorphose I", 1991, composizione mobile.

Postato da: orsola a 14:30 | link | commenti

07/04/2009

Al vertice del benessere maschile AskMen.com ha valutato e classificato 29 città del mondo in cui gli uomini possono godersela Il profilo del lettore di AskMen si ricava dalla stringa sotto la testata. Il magazine inglese online, che vanta oltre 7 milioni di accessi singoli al mese, è rivolto a un uomo interessato agli incontri, ai segreti d’amore, alle vicende dei vip, alle biografie delle star, alla cura delle relazioni personali e della forma. E’ una di quelle pubblicazioni d’intrattenimento, che i Francesi definiscono “coquin” e noi di giornalismo fru fru: un “Cosmopolitan” per uomini.
Coerente con questa impostazione, il periodico gratuito, che tra qualche mese compirà dieci anni, pubblica la graduatoria annuale delle 99 donne più desiderabili del mondo e, dopo aver piazzato in testa a questa nel 2008 Catherine Heigl e nel 2009 Eva Mendes, adesso ci riprova con le 29 “top best cities to live in”. E’ una classifica elaborata dalla redazione, al contrario dell’altra votata dai lettori e costruita sulla base di sette criteri che dovrebbero essere i più importanti per uomini, corrispondenti al profilo del lettore.
I parametri di giudizio per individuare e ordinare le città sono stati: la presenza di attrezzature e manifestazioni sportive, di spettacoli cinematografici, teatrali e musicali, di negozi d’abbigliamento e di moda maschile, di centri di cura, di potere economico e d’affari, di occasioni per incontri e sesso, di un equilibrato rapporto tra stile di vita e prezzi.
Così valutate, oltre 29 città la redazione non è riuscita ad andare. Chicago, Barcellona e San Francisco sono risultate le prime tre classificate. Edimburgo, Amburgo e Cape Town le ultime tre. Undici sono state le città europee scelte e sei quelle americane, aggiungendo due canadesi, due sudamericane e due australiane, le altre sei rappresentano l’Asia e il resto del mondo.
Chicago è prima come città degli affari e perché nel 2016 ospiterà le Olimpiadi. E’ forte nelle esibizioni di pittura moderna e per la musica, cosmopolita e confortevole, combina occasioni di lavoro, di cultura, di relazioni personali.
Barcellona è seconda, perché si è differenziata dalla Spagna per l’industria, le banche e la finanza, città dell’economia globale ha il magnetismo dell’intrattenimento, la bellezza e l’apertura internazionali.
Roma è dodicesima per 2000 anni di storia. È’ una città ricca di cultura e ad alto stile di vita, è dotata di molti ristoranti e bar, ha una posizione sportiva rilevante e 850.000 donne singole da incontrare. I link della città rimandano, per colmo di misura, a Monica Bellucci e a Sofia Loren.
Parigi è decima e Lione ventitreesima. In Francia la qualità della vita, l’arte, la cura e il glamour delle donne sono punti di forza.
Chi legge le 29 schede dettagliate delle città, rimane deluso. Con quelle premesse si aspettava chissà quali annotazioni e si trova di fronte a un cumulo di banalità e di vecchie dicerie. Rimane sconsolato e, non riconoscendosi nel lettore tipo del life style magazine, finisce con il chiedersi se valeva davvero la pena che la redazione sostenesse una tanto gravosa, quanto inutile fatica. Copyright2009©irio , ,  

Postato da: orsola a 18:08 | link | commenti (1)
societa 295

Sviluppare capacità di general management Il videogame “Empire: total war” è un gioco strategico di competizione mercantile, tecnica, sociale e filosofica, di governo di territori e di conquiste Il videogame Empire è il terzo titolo della saga Total war di Creative Assembly, iniziata nel 2000. Dopo Rome, dedicato al periodo classico e Medieval al medio evo, gli sviluppatori hanno collocato il nuovo episodio nel ‘700, il secolo delle prime invasioni europee e delle Indie. Il giocatore ha a disposizione una delle potenze di quel secolo e può giocare in modi diversi a seconda delle funzioni e del livello scelto: giocatore singolo, multiplayer, Campagna di indipendenza, Campagna imperiale.
Il gioco è scalabile, comincia con una serie di obiettivi semplici, utili per farvi accedere anche i giocatori con poca esperienza, in Campagna d’indipendenza, ricco di filmati coinvolgenti. Ha la parte centrale in Campagna imperiale, dove, scegliendo tra i ruoli di capo di Stato e comandante in battaglia, si affronta l’impegno di conquistare un certo numero di regioni e di esercitare l’egemonia su tutto il mondo.
E’ necessario perciò sapere impiegare e sviluppare la forza di un’armata, che combatte per terra e per mare, prendere possesso di fattorie, porti e miniere per trarne cibo e materie prime, gestire alleanze e commerci con i popoli vicini, sviluppare tecnologie, far crescere l’economia, ingrandire le città. Contemporaneamente bisogna combattere e le battaglie navali richiedono strategie, tattiche, navigazione, velocità e utilizzo degli armamenti.
Il gioco è completo e complesso, le relazioni diplomatiche non possono essere trascurate: si può optare tra alleanze, guerre, richieste di permessi di passaggio, anche se qui ci sono le maggiori rigidità del programma, perchè l’altra parte non può fare proposte alternative e si limita ad accettare o rifiutare le offerte, senza una vera trattativa, sicchè il giocatore è costretto a proporre qualche scelta secondo una propria logica.
Il tipo di governo non è ininfluente e impatta sul controllo delle città e sulla posizione delle risorse. I fattori da combinare sono numerosi e interdipendenti, flessibili alle personalizzazioni. Il multiplayer ha un limite di giocabilità a quattro contro quattro.
La grafica è eccellente. I dettagli dei panorami, delle città come dei campi di battaglia, sono molto curati e ogni soldato è diverso da quello che gli sta accanto. Tutte le scelte sono chiaramente rappresentate, i mercanti formano carovane lungo le strade e i danni ai commerci dei paesi nemici hanno ripercussioni immediate nelle loro casse.
Empire coinvolge per il realismo delle rappresentazioni, l’ampiezza delle situazioni e dei fattori in gioco. Richiede massima attenzione allo sfruttamento delle opportunità, che si presentano e scompaiono rapidamente, alla gestione delle risorse, al dinamismo delle contingenze.
Può essere un ottimo strumento didattico, di supporto allo sviluppo delle capacità di general management e di governo delle funzioni strategiche aziendali.
Copyright2009©irio , , , , ,

Postato da: orsola a 11:20 | link | commenti
formazione 112

Terremoto in Abruzzo

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207 morti si aggiungono alle 4.500 vittime dei terremoti avvenuti negli ultimi 40 anni nel Molise, in Umbria, nelle Marche, in Sicilia, in Campania, in Basilicata e in Friuli.

Speriamo che il tragico bilancio dell'Aquila non aumenti. Esprimiamo il nostro cordoglio alle famiglie colpite e la nostra solidarietà a tutti i terremotati.

Copyright2009©irio

Postato da: orsola a 10:12 | link | commenti (1)

06/04/2009

Management canaglia "Louise - Michel" di Benoit Delépine e Gustave Kervern è una commedia feroce sulla slealtà dei datori di lavoro, all'origine della ribellione dei lavoratori  Fedeltà, lealtà e obbedienza sono i tre comportamenti indispensabili, richiesti al "prestatore d'opera" dal diritto del lavoro in quasi tutti i paesi industrializzati ed emergenti. La loro inosservanza è causa legittima e sufficiente per la fine del rapporto d'impiego e, a seconda delle conseguenze provocate, può dare luogo a sanzioni civili e penali, che vanno dal risarcimento del danno alla detenzione. L'esercizio del potere disciplinare e gerarchico da parte dell'imprenditore e dei suoi collaboratori non può svolgersi in contrasto con norme inderogabili di legge e le espressioni usate nell'impartire le disposizioni al dipendente non devono avere carattere irriguardoso e forma scorretta. Ma la lealtà non è un obbligo esplicito del datore di lavoro, anche se dottrina e giurisprudenza si sono avventurate talora su questo terreno.

Quando le circostanze lo consentono, anzi, l'impresa è tenuta ad attuare tutti i comportamenti più opportunistici per ridurre i costi e aumentare gli utili che il management riesce a individuare. Ristrutturazioni, delocalizzazioni, alleanze, terziarizzazioni sono stati i modi più frequenti, usati negli ultimi trenta anni dai paesi industrializzati, a vantaggio non di rado degli interessi personali di azionisti e manager.

Finchè l'economia ha retto e i lavoratori, sacrificati, hanno trovato qualche compensazione economica alla perdita del posto di lavoro non ci sono state forme di ostilità nei confronti dei vertici aziendali e l'azione sindacale ha incanalato la naturale animosità degli "esuberi". Quando la grande recessione è arrivata e la sfiducia per i manager avidi e incapaci si è allargata, nei paesi a tradizione sindacale più debole del nostro, invece, l'esasperazione dei dipendenti licenziati e a rischio di licenziamenti è esplosa in ribellione e aggressioni ai responsabili aziendali.

Nel film "Louise - Michel" di Benoit Delépine e Gustave Kervern, un gruppo di operaie di una fabbrica tessile della Picardia (Francia), andate al lavoro una mattina, la trovano completamente vuota dei macchinari. Il padrone le aveva salutate il giorno precedente con la promessa di ritrovarsi per la consegna delle divise nuove e durante la notte ha perpetrato la delocalizzazione, che aveva premeditato.  Ciascuna avrà  2.000 euro per il trattamento di fine rapporto.

Disperate, le donne  si riuniscono in un caffè per decidere il da farsi. In una sorta di brainstorming, tirano fuori diverse proposte, tutte impraticabili o non condivise, finchè non parla Louise (Yolande Moreau), che suggerisce di mettere insieme i soldi della liquidazione e d'ingaggiare un killer a pagamento per uccidere il padrone. Il suggerimento è accolto all'unanimità e l'operaia  è incaricata di contattarne uno.

Louise, che è in realtà un uomo, Jean Pierre, un ex carcerato, un assassino costretto a cambiare identità per reinserirsi nel sistema sociale, fa un primo tentativo con un suo ex compagno di detenzione, ma questi rifiuta perchè non ha un'automobile.

Trova per caso Michel (Bouli Lanners), un gigante, che anche lui è in realtà una donna, Cathy, il cui cambiamento di sesso ha fatto la disperazione dei genitori. I due transgender si mettono d'accordo sul compenso e sul modo di pagamento, a rate.

Ma Michel è un assassino su commissione dubbioso e sgangherato, inesperto e preso da problemi di coscienza, mentre Louise  è più dura e vagheggia di poter procedere a una pulizia generale di padroni sleali, passando con l'aiuto del killer, dall'uccisione del padrone a quella del padrone del padrone e poi al padrone del padrone del padrone: per una giustizia dei lavoratori sfruttati e gettati via.

I rapporti tra committente e incaricato uniscono comicità, cinismo e assurdità di prospettive. Michel prova a passare l'incarico dell'assassinio ai suoi parenti,  affetti da malattie senza scampo. I due attori fanno scintille in coppia dentro e fuori quella dignità umana che ancora possiedono e che la doppia anomalia dell'omicidio e della sessualità fa negare loro dalla società.

Disperati e naif i due attori esaltano la messa in scena dei registi e sceneggiatori, che puntano sullo spossessamento di due persone, già fuori dalla realtà, inserite in una relazione ancora più irreale.

Denuncia dell'emarginazione, della condizione precaria di lavoro e dell'omogeneizzazione di massa, il film alterna durissimi atti d'accusa e situazioni di grande comicità, retti con mano maestra dalla regia, che sostiene l'importanza del donchisciottismo e si chiude con un omaggio all'istitutrice anarchica Louise Michel, nota come Enjolras, una delle figure più di spicco della Comune di Parigi.

Il risultato è un bellissimo film, con personaggi ben disegnati e rappresentati e un ambiente efficacemente realizzato.  Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 16:45 | link | commenti (7)
societa 295

03/04/2009

Pressione fiscale nel mondo Il Qatar ha il regime più favorevole, la Francia il più severo, l’Italia è settima per carico fiscale nella classifica di Forbes Asia La classifica annuale dell’imposizione fiscale nel mondo, redatta da “Forbes Asia”, ha valutato e classificato 50 paesi in base al carico percentuale che grava sui redditi d’impresa e personali, sulle rendite finanziarie, sui contributi previdenziali degli imprenditori e dei dipendenti, sul valore aggiunto e le vendite. Lo scopo è stato quello di stabilire la maggiore o minore tendenza dei paesi considerati ad attrarre o respingere i capitali e i produttori di ricchezza.
Quest’anno la Francia è risultata la prima per carico fiscale forte con 167,9 punti: l’imposta sulla società ha raggiunto il 34,4% , quella sui redditi personali il 52,1%, i contributi sociali pagati dall’imprenditore il 45%, quelli sopportati dal lavoratore il 15%, l’IVA il 19,6%, sulle rendite finanziarie e patrimoniali l’1,8%.
Il Qatar è l’ultimo dei 50 paesi per pressione fiscale con 12 punti: preleva soltanto il 12% di imposta sulle società.

Peggiori
Tra i primi 10 paesi del mondo per imposizione otto sono in Europa. Dietro alla Francia ci sono il Belgio, la Svezia, i Paesi Bassi, l’Austria, l’Italia, la Finlandia e la Grecia.
La Cina è seconda e l’Argentina ottava.
L’Italia è al settimo posto con 134,4 punti: 31,4% è l’imposta sulle società, 42,3% quella sui redditi, 35% i contributi dell’imprenditore, 10% del lavoratore, 20% l’IVA, 0,7% sulle rendite.
Al secondo posto della classifica, per l’elevata pressione fiscale, c’è la Cina con 159 punti. Ha aumentato le sue imposte di 7 punti dall’anno scorso. Attualmente sono: il 25% sulle società, il 45% sui redditi personali, il 49% i contributi dell’imprenditore, il 23% quelli del lavoratore, il 17% l’IVA.
Il Giappone è tra i paesi a regime più severo, è quindicesimo nella classifica con 122,6 punti: 41% di’imposta sulle società, 50% sui redditi, 13,7% per contributi dell’imprenditore, 12,9% del lavoratore, 5% l’IVA.

migliori
Gli USA (esclusi Illinois e Texas) sono tra i paesi a pressione fiscale più leggera con 85,3 punti: 35% imposta sulle società, 35% sui redditi, 7,7% contributi dell’imprenditore, 7,7% contributi del lavoratore. Copyright2009©irio , ,  

Postato da: orsola a 12:29 | link | commenti (2)
politica 137

02/04/2009

Percezioni della crisi e attese dal G20 Tra gli Europei gli Italiani sono i più fiduciosi che la situazione migliori nel loro paese, ma credono che la Germania è meglio 30 capi di Stati, di governi e di istituzioni internazionali sono riuniti a Londra nel G20, mentre l’ “emorragia economica”, come l’ha definita l’OECD, è in piena. Le aspettative degli Europei per un summit, che si presenta quanto altri mai problematico, sono elevate, ma le speranze che siano soddisfatte sono limitate e tendono piuttosto al pessimismo. Opinionway, una società demoscopica francese, ha realizzato per conto del quotidiano economico “La tribune” e della “Radio de l’éco”, un sondaggio su “Percezioni della crisi e attese dal G20”. Il sondaggio ha raccolto le opinioni di un campione rappresentativo della popolazione francese, inglese, tedesca, italiana e polacca tra il 28 e il 30 marzo.
L’insieme degli Europei intervistati ritiene che la situazione economica nei loro paesi peggiorerà (56%) e solo una minoranza (16%) che migliorerà nei prossimi mesi. I più pessimisti sono i tedeschi (69%) e gli Inglesi (62%), i più ottimisti gli Italiani (28%), che pensano che migliorerà o resterà stabile (29%) e i Polacchi, propensi al miglioramento (25%) e alla stabilità (29%).
La risposta di bandiera è contraddetta da quella comparativa seguente. Il paese, tra i cinque degli intervistati, che ha le maggiori possibilità di miglioramento è, secondo gli Europei (29%), la Germania. L’Italia è quello che ne ha meno (6%). Alta è la percentuale di quelli senza opinioni (38%). Ma i francesi e i Polacchi (32% e 34%, rispettivamente) privilegiano la Germania, come gli Italiani (25%) e gli Inglesi (29%). 
Gli Inglesi (42%) credono che il paese in cui la situazione si deteriorerà maggiormente è il proprio, i Polacchi (32%) fanno altrettanto per il loro, come gli Italiani e i Tedeschi (29%, rispettivamente), a loro volta.
I fattori di valutazione della crisi sono per gli Europei l’andamento della disoccupazione (32%) e l’evoluzione del costo della vita (29%), innanzitutto. I Polacchi (39%) e gli Italiani (36%) mettono la disoccupazione al primo posto. I Francesi (42%) e gli Inglesi (33%) danno priorità al costo della vita.
La gestione della crisi da parte dei governi nazionali è giudicata male dal 61% degli Europei: 41% abbastanza male, 20% malissimo. Il giudizio è negativo per il 52% degli Italiani: 34% abbastanza male e 18% malissimo, che è il valore percentuale più basso, opposto al 73% degli Inglesi: 41% abbastanza male, 32% malissimo.
Per quanto si riferisce al G20, gli Europei (45%) si aspettano dal summit di Londra un migliore inquadramento dell’attività delle banche e una risposta coordinata ed efficace alla crisi (40%). Gli Italiani condividono queste affermazioni al massimo: si aspettano una regolamentazioe dell'attività bancaria (63%) e una valida risposta alla crisi (60%). Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 15:31 | link | commenti (1)
economia 138

Effetti negativi dell’open space Cresce in Europa un movimento di manager e tecnici per migliorare l’efficienza e la qualità di questo ambiente di lavoro Nell’immaginario collettivo l’ufficio è uno spazio riservato allo svolgimento di attività che richiedono perizia, rispetto delle regole, orientamento al risultato, comportamento efficiente, qualità delle relazioni interpersonali, gli spazi collettivi di lavoro servono invece alle attività standardizzate, alla manodopera e alle persone che operano in sequenza, in gruppi, in maniera ordinata per programmi e istruzioni dei capi o richieste dei clienti.
Nelle organizzazioni moderne il quadro direttivo e l’esperto ad elevata qualificazione dispongono di ambienti in qualunque modo appartati per esercitare ruoli che richiedono autonomia di valutazione, decisione, intervento. Gli spazi aperti sono propri di quei lavoratori, che devono collaborare, sono orientati allo svolgimento di compiti, devono essere pronti a interagire con altri anche fuori dal gruppo di lavoro e perciò sono sottoposti a elevato controllo sociale, della gerarchia, dei colleghi, delle persone dentro e fuori l’organizzazione a contatto.
Per questi secondi lavoratori l’open space è la formula di organizzazione degli uffici, che ha avuto più successo negli ultimi 50 anni. Serve a risparmiare spazio, facilita i rapporti, rende immediata la sostituzione degli assenti, agevola la supervisione. In tale modo addetti ai call center, giornalisti, operatori di Borsa, impiegati di sportello occupano in sette o otto intorno ai 25 metri quadrati, lo spazio necessario a tavoli da lavoro, attrezzati di pc e altri strumenti, cassettiere e sedie. Con qualche metro quadrato in più al front office si può addossare il back office e in spazi lievemente maggiori anche il box e la cabina a interpareti del capo. Un risparmio medio del 30% rispetto agli uffici chiusi tradizionali.
Chi guarda i lavoratori di questi open space a dimensioni minime ha l’impressione di osservare polli in batteria, di vedere persone che fanno la stessa cosa con un compito comune. Qualsiasi intenzione di individualizzare il rapporto di impiego, anche nelle formule più burocratiche del diversity management, va a farsi benedire. La qualità della vita in ufficio cala paurosamente e con essa la produttività e l’integrazione.
Gli ergonomi e gli esperti di organizzazione del lavoro, da ultimo quelli dell’osservatorio francese Actinéo e del CNRS, mettono in guardia dalla perdita della tranquillità necessaria per lavorare, dall’aumento dello stress, dalla crescita dell’anonimato, che raggiungono il massimo in certe piattaforme spersonalizzanti di 30-50 operatori.
Aggiungere il disagio ambientale all’insoddisfazione lavorativa non conviene a nessuno, che sia interessato ai risultati dell’organizzazione. Va nascendo perciò in Europa un movimento di manager e tecnici per l’open space “intelligente”, a dimensione “umana”, per la “cittadinanza organizzativa”. Sono tre orientamenti diversi, che puntano a migliorare l’efficienza organizzativa, la qualità dell’ambiente di lavoro, o tutti e due insieme, mitigando e rimuovendo gli effetti negativi dell’open space.
Nel primo caso si fa leva sull’architettura dei luoghi e sull’allestimento degli spazi lavorativi, agendo sull’eliminazione del rumore di fondo con sistemi fonoassorbenti, con la personalizzazione per mezzo della collocazione, del colore, delle caratteristiche delle attrezzature e degli strumenti di lavoro, con l’emarginazione delle vie di attraversamento della piattaforma collettiva, con la creazione di spazi polmone complementari, con la possibilità di regolare individualmente l’illuminazione o la climatizzazione.
Tutt’altro approccio è quello umanistico. Punta a ricostituire la dimensione della privatezza, tipica degli uffici chiusi, agendo sulla creazione di sottospazi, corrispondenti alle esigenze di lavoro di gruppi minori e di individui, attraverso la costituzione di “isole” e l’orientamento dei tavoli, delle attrezzature e degli strumenti.
Il terzo orientamento combina i primi due e ha per obiettivi la valorizzazione delle Risorse umane, lo sviluppo di cittadinanza organizzativa, l’aumento dell’efficacia e dell’ efficienza. Usa la privatezza degli spazi, la distintività delle attrezzature e degli strumenti individuali.
I tre orientamenti schematizzati possono convivere all’interno della stessa organizzazione e sono maggiormente accentuati in funzione dell’autonomia necessaria alle performance richieste al lavoratore. Indicano una maggiore consapevolezza dell'importanza degli ambienti di lavoro anche per le persone che svolgono attività a contatto con il pubblico,  impiegati e tecnici. Copyright2009©irio , , , ,

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gestione e sviluppo 260

01/04/2009

photo_original_27743Isba, graffito, 2009.

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Selezione per Harvard sempre più difficile 29.112 hanno fatto domanda di ammissione e solo 2.037 sono stati iscritti Iscriversi ai corsi universitari di Harvard per conseguire l’equivalente della nostra laurea nel 2013 si è rivelato particolarmente difficile quest’anno, quando alle prove di ammissione si è presentato un numero record di candidati: 29.112. La prestigiosa Università ha messo a disposizione degli studenti meritevoli, privi di mezzi, borse di studio per 147 milioni di dollari (€ 111 milioni) e altre facilitazioni economiche, che hanno impegnato una dotazione finanziaria senza precedenti, un aumento dell’8% delle disponibilità rispetto all’anno precedente. In tempo di crisi una tale offerta ha attirato pretendenti da ogni parte.
Solo il 7% di essi però è riuscito a superare le prove, una selezione anch’essa da record, inferiore per ammessi anche a quella già severa del 7,9% dell’anno scorso.
Harvard non è la sola università americana a facilitare la frequenza dei meritevoli, ma a differenza delle altre appartenenti alla prestigiosa Ivy League, negli ultimi 20 anni ha aumentato poco il numero degli studenti e dà sostegno finanziario al 70% di quelli che seguono i corsi e superano gli esami regolarmente.
Il programma Harvard Financial Aid ha tuttavia dal 2004 un monte erogazioni complessivo fortemente ridimensionato e riservato agli appartenenti a famiglie il cui reddito è al di sotto dei 60.000 dollari (€ 45.000) all’anno, che non potrebbero pagare i 47.000 dollari (€35.000) stabiliti per le tasse di frequenza annuale, l’alloggio e il vitto.
Gli studenti, comunque, provenienti da famiglie il cui reddito annuale sta tra i 60.000 e gli 80.000 dollari, pagano molto meno, mentre per quelli le cui famiglie guadagnano fino a 180.000 dollari (€ 136.000) il costo complessivo è stato plafonato al 10% dei redditi.
Un quarto degli ammessi di quest’anno appartiene a famiglie con redditi bassi, quasi un quinto è d’origine asiatica, un decimo sono ispanici e un altro decimo afro-americani. Copyright2009©irio , ,  

Postato da: orsola a 12:57 | link | commenti
formazione 112

Quando viaggia il Presidente americano Obama viene in Europa per la prima volta in occasione del G20, è accompagnato da 500-1000 persone e dall’automobile “the Beast” Giovedì si riuniscono i capi di Stato e di governo del G20, che in realtà sono 22 e, calcolando anche i responsabili degli organismi internazionali, 29. Il G20 associa i rappresentanti dei paesi industrializzati e delle economie emergenti, ma a Londra, dove avviene il vertice, ci saranno anche il presidente a rotazione dell’UE e quindi la Cechia, più la Spagna e i Paesi Bassi, tre associazioni per l’Africa e una per l’Asia, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, l’ONU. I paesi rappresentati generano il 90% del PIL mondiale, hanno peso diverso sulla scena mondiale, aspirano in qualche caso a contare di più.
La Cina arriva alla riunione in posizione di forza. Ha un’economia che crescerà anche quest’anno oltre il 6%, è il paese che ha più crediti verso gli USA e la migliore bilancia dei pagamenti. La Francia vuole pesare di più: Sarkozy ha bisogno di riaccreditare la sua leadership domestica e punta sul riconoscimento dell'attivismo messo nel semestre passato alla presidenza dell’UE. La Germania e il Regno Unito hanno necessità di continuare a godere delle primazie, scosse dalla crisi arrivata in forma grave anche nei loro paesi.
Obama deve trasformare la sua popolarità, più alta in Europa che negli USA, in leadership mondiale e vede il G20 come un’occasione per influenzare i partecipanti sulle condotte da tenere in materia di recessione, Afghanistan, terrorismo, proliferazione nucleare, crisi ecologica.
In tandem con Gordon Brown, il presidente americano mira a far accettare il suo punto di vista per un piano di rilancio economico e a vincere le resistenze di Francia e Germania, in Europa.
Con questi obiettivi in mente,  per rinsaldare la forza della NATO e migliorare i rapporti diplomatici con la Turchia, Obama è arrivato ieri in Europa. E’ atterrato a Londra, dove incontrerà oggi il premier inglese Gordon Brown, il presidente russo Dmitri Medvedev e quello cinese Hu Jintao. Domani parteciperà al G20 e venerdì incontrerà, separatamente, il presidente francese Nicolas Sakozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Sabato e domenica sarà a Praga, lunedì e martedì a Istanbul.
Per gli otto giorni europei, Obama e la moglie sono accompagnati da 500-1000 persone, dello staff presidenziale, del personale della Casa Bianca, tra cui medici e cuochi, della sicurezza e da quasi 200 giornalisti accreditati, della White house press corps, della stampa americana e straniera.
Il viaggio avviene con Air force one, seguito da un altro aereo identico, pronto a sostituirlo in caso di guasto e da quattro o cinque elicotteri Marine one. Questi trasportano sulle distanze brevi la coppia presidenziale, i principali consiglieri, gli uomini chiave dei servizi di sicurezza (200 agenti sono già arrivati nel Regno Unito). Un quarto elicottero, e forse un quinto, serviranno da appoggio e, in caso di necessità, sostituiranno qualcuno dei primi tre.
“The Beast”, la famosa limousine presidenziale superblindata, costata 300.000 dollari (€ 227.000), è stata trasportata per aereo cargo e servirà agli spostamenti a terra del presidente.
Naturalmente tutti i sistemi di sicurezza aerei e terrestri del Regno Unito e dei paesi visitati  saranno allertati per l'occasione con le strumentazioni più sofisticate. Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 11:30 | link | commenti (3)
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