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GENNAIO
4 temi, 30 post e 33 commenti
GIRO DI BOA
Biochimica dell'amore; Cambiamento dei programmi televisivi nella crisi; Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere; Dopo 100 anni chiude Woolworths; Meno ricavi e organici per Adecco nel 2009; Riforma del capitalismo; Karel Appel; Solidarietà sale della vita.
MOTIVAZIONE O INCENTIVAZIONE?
Anulare di Borsa; Barack Obama ha reso onore a John McCain; Barometro mondiale della crisi economica; Cambiamenti dell'informazione attraverso la stampa; Effetti perversi degli strumenti di incentivazione; Passioni e ragioni all'origine della società; Ritratto Google.
IMPEGNO E RISULTATO
Alienati dallo sforzo d'essere ceto medio; Effetti collaterali dell'investitura di Barack Obama; Nuove regole per i contratti di lavoro; Christian Holstad; Obama Legoland; Persone pagate per esprimere giudizi positivi; Riuscire in un mondo in rovina.
PRESA DI COSCIENZA
Autocoscienza online per le ragazze di Wall Street; Barometro Edelman della fiducia; Cambiamento del clima; Crisi dell'automobile; Motivazioni degli studenti universitari; Previsioni fosche del Fondo monetario internazionale; Robot giapponese irretisce i malintenzionati.
POST PIU' COMMENTATI
Crisi dell'automobile
Nuove regole per i contratti di lavoro
Cambiamenti dell'informazione attraverso la stampa
Autocoscienza online per le ragazze di Wall Street ”Dating a banker anonymous” è un nuovo sito americano che riporta le delusioni e gli sfoghi di compagne degli operatori della Borsa Il bonus medio dei dipendenti della Borsa di New York è sceso dai 190 mila dollari del 2006 ai 112 mila del 2008, per un monte retribuzioni complessivo di 16 miliardi di dollari, che procurerà un miliardo in meno d’imposte allo Stato. Secondo il “Wall Street Journal”, il governo americano sta studiando la possibilità di estendere il piano di salvataggio al settore finanziario con mille miliardi di dollari in più.
Vittime della crisi sono anche le ragazze degli analisti, dei trader e dei remisier, che hanno visti ridotti di colpo gli introiti familiari e non si possono più permettere quei weekend brillanti e quegli accompagnamenti per shopping nei viaggi d’affari dei partner. Per loro è nato il DABA girl, il gruppo delle anonime che escono con un banchiere, che pratica il selfhelp e l’autocoscienza nei bar e nei ristoranti alla moda di New York.
Il gruppo ha dato vita in questa logica anche a un sito, che chiarisce “intende essere libero da richiami femministi”, ma vuole favorire le relazioni tra quelle giovani donne che sono ancora scioccate per il cambiamento.
Il sito, DABA per l’appunto, si presenta come un blog, ha due amministratrici, che riscrivono le storie di vita raccontate dalle corrispondenti, cambiando i nomi e aggiungendo un pizzico d’umorismo alle vicende familiari.
Il blog riporta drammi, come quello della frustrata dal mondare la verdura , a fianco del proprio uomo, in un appartamentino di Manhattan, o quell’altro di chi deve rimanere a casa quando il compagno è in viaggio per lavoro, perché il bilancio familiare non le consente più la spesa dell’accompagnamento e degli acquisti che faceva, o ancora di chi spera di scoprire che sta facendo un brutto sogno, perché il compagno alla fine dell’anno non ha avuto bonus a causa del pessimo andamento degli affari trattati.
Ne dà notizia il “New York Times”, che presenta in una foto il gruppo delle cinque fondatrici, tra i 25 e i 27 anni, che esercitano professioni importanti, come l’avvocato divorzista, la scrittrice, la beauty consultant e dedica alle DABA girl un articolo di Ravi Somaiya, che le invita a rendersi conto della realtà dell’economia.
La giornalista fa sapere che in meno di un mese, contando solo sul passaparola, si sono aggregate 30 donne. Cita “For richer or poorer”, un libro della psicoterapeuta Harriet Pappenheim, che descrive l’effetto traumatico su un’ identità sociale non ancora stabilizzata di una crisi economica, che può indebolire agli occhi di una donna il compagno, visto fino ad allora come riferimento vincente per prestigio professionale e reddito.
Una delle cinque giovani fondatrici delle DABA girl ha detto infatti alla giornalista che l’attrattiva di un banchiere sta nell’essere “un vero maschio, aggressivo, che non accetta che gli si rifiuti niente: ha fiducia in se stesso, è rispettato e questo crea la mistica che lo circonda”.
Se, con l’intervento del governo o senza, il settore finanziario non torna al più presto agli antichi splendori, sono in vista nuovi drammi familiari e cadute di fiducia nelle coppie americane, un altro effetto indotto della famigerata crisi dei subprime.Copyright2009©irio crisi economica, crisi bancarie, Borsa New York , crisi di coppia
Barometro Edelman della fiducia Diminuisce la credibilità dei manager e dei governi Il 62% delle persone tra i 25 e i 64 anni, in possesso di alta scolarità, occupati e con una buona retribuzione, quest’anno ha meno fiducia nelle aziende che l’anno scorso. Lo rileva la decima edizione dell’ “Edelman trust barometer 2009”, un sondaggio fatto ogni anno per conto dell’omonima azienda di PR dalla società di ricerche StrategyOne.
Il barometro è stato realizzato a mezzo interviste rivolte a un campione di circa 4.500 componenti dell’élite che influenza l’opinione pubblica di 20 paesi : 9 dell’UE, 4 del BRIC, 7 di USA, Giappone, Australia, Canada, Messico, Sud Corea e Indonesia. Ha misurato la credibilità del settore privato, di ONG, governi e istituzioni.
Fonte: Edelman 2009 Trust Barometer.
Il declino della fiducia raggiunge l’83% delle persone in Irlanda, il 79% in Giappone, il 77% negli USA. Al contrario è di gran lunga minore in Brasile, dove rappresenta il 21%, in Indonesia, dove è il 32%, in India e Russia, in cui è rispettivamente il 49%.
Nei paesi dell’UE è massimo in Germania con il 73% e minimo in Polonia con il 54%. L’Italia si colloca nella media con il 62% e se gli intervistati del nostro paese sono meno fiduciosi di quelli Polacchi, lo sono più di quelli degli altri sette paesi dell’UE considerati.
Il motivo di questo fidarsi meno, che è avvenuto progressivamente nel corso degli ultimi dodici mesi, si spiega con il default delle grandi imprese, come General Motors e delle grandi banche, come Lehman Brothers. In Germania, nel Regno Unito e in Francia la fiducia nel sistema bancario è diminuita dal 41% al 27% in un solo anno.
Il confronto tra fiducia nel business e nei governi è tuttavia più favorevole al primo che ai secondi in 14 paesi, è meno favorevole in 6 paesi, tra cui l’Italia.
La metà dei sondati dei 20 paesi ha perso fiducia nelle aziende quest’anno, ma il 55% ne ha meno nel governo. Percentuali che raggiungono il massimo della sfiducia ci sono negli USA, dove solo un intervistato su tre si fida ancora del governo (quello di Bush), mentre quasi quattro su cinque ne hanno in Cina.
In Italia solo il 32% degli intervistati ha fiducia nel governo e, ancora meno, il 27% nel business, il maggiore declino avvenuto nell’ultimo anno. Una risposta confermata dalla bassa fiducia nei capi azienda, scesi anche nella considerazione di tutti gli intervistati.
I governi, dicono i sondati, hanno la massima responsabilità di risolvere efficacemente le gravi e urgenti questioni sollevate dalla crisi.
Maggiore assegnamento si fa sulla società civile “la nuova influenzatrice”, tanto che il 77% ha criticato i prodotti e i servizi di cui si fida solo per il 13%.
Anche le ONG risultano affidabili. Ricevono più fiducia dell’anno scorso e il 54% degli intervistati dice di credere che fanno quello che è giusto.
Il sondaggio Edelman è un contributo importante alla conoscenza delle attese dei cittadini che contano. Manager e governanti, che abbiano consapevolezza delle responsabilità crescenti di gestione aziendale e politiche economiche in questo periodo, potrebbero dedicarvi qualche momento di attenzione, non fosse altro per il suo valore comparativo.
Il presidente dell'azienda lo ha appena presentato al World economic forum.Copyright2009©irio Edelman, fiducia dei cittadini, fiducia consumatori , management, azienda
Previsioni fosche del Fondo monetario internazionale Conseguenze sociali, sui redditi e l’occupazione dei paesi a economia avanzata A novembre il Fondo monetario internazionale (IMF) prevedeva ancora un 2,2% di crescita dell’economia mondiale nel 2009. Due mesi dopo, stando all’ultima stima di ieri, dichiara che l’incremento di quest’anno non supererà lo 0,5%, il tasso di sviluppo minore dalla Seconda guerra mondiale. Causa principale è una forte contrazione, del 2%, del PIL dei paesi a economia avanzata. Nel 2010 la crescita risalirà al 3%.
Nonostante gli interventi di sostegno e rilancio condotti su piani diversi dai poteri pubblici, “le tensioni sui mercati finanziari sono ancora forti e influenzano l’economia reale”, ha scritto l’organismo di Washington nel suo preambolo al “World economic outlook. Global economic slump challenges policies”.
Tra i paesi sviluppati gli USA sono quelli che reggeranno meglio alla crisi. La zona euro sarà toccata più duramente, con una contrazione del 2%, ben più marcata dello 0,5% delle previsioni precedenti e dopo un modesto 1% d’incremento avvenuto nel 2008.
L’Italia andrà molto peggio, tra il 2008 e il 2010 avrà tre anni consecutivi di riduzione del PIL e quest’anno il calo raggiungerà il massimo del 2,1%. Anche la Francia avrà un peggioramento dell’1,9%, dopo la crescita dello 0,8% nel 2008 e la Germania, la prima economia della zona euro, scenderà del 2,5% addirittura, dopo l’aumento dell’1,3% nel 2008.
“Il raddrizzamento dell’economia mondiale, dice il rapporto dell'IMF, passa per il riequilibrio del sistema finanziario”. Ieri la stima delle perdite e del deprezzamento degli attivi bancari è stata di 1.670 miliardi di euro, mentre a ottobre era stata ritenuta inferiore di un terzo. Per risanare il sistema è necessario un aumento di 400 miliardi di euro di nuovi fondi propri.
“E’ più efficace spendere un euro nel settore bancario che per ponti o scuole”, afferma il documento. Le azioni dei governi dovrebbero essere “ampie e coordinate a livello internazionale”. Ci vorrebbe un “governo mondiale in grado di ricapitalizzare le banche, ma senza nazionalizzarle”. Finora, invece, l’azione dei governi è incoerente, non fa sistema.
Le conseguenze sociali, di caduta dei redditi e dell’occupazione, si stanno già avendo nei paesi a economia avanzata.
Nel 2008 il tasso di disoccupazione medio è passato dal 5,7% al 6,4%, i disoccupati sono aumentati di 3 milioni e mezzo, raggiungendo i 32 milioni 300 mila. Nell’UE, la Spagna e il Regno Unito sono le più colpite dalla perdita di posti di lavoro, che nella prima è tornata a valori preboom con oltre il 14% di disoccupazione e nel secondo ha ormai superato l’8%. La percentuale globale di persone senza lavoro potrebbe toccare quest’anno il 7,1%, livello già raggiunto dall’Italia.
Ieri la presidente di Confindustria ha lanciato l’allarme sui 300 mila posti a rischio nelle aziende rappresentate. Se l’annuncio dovesse avverarsi, il tasso di disoccupazione del nostro paese potrebbe facilmente superare a breve l’8%, sempre che non si aggiungano gli addetti dei servizi e i lavoratori interinali con contratto non rinnovato.Copyright2009©irio FMI, previsioni economiche, crisi economica , disoccupazione
Motivazioni degli studenti universitari Competere ed essere migliore degli altri è più forte dell’apprendere e qualificarsi Qual è la maggiore forza interna che spinge uno studente universitario? L’interesse per una disciplina, la necessità di ottenere un titolo di studio utile per lavorare, la voglia di studiare, il darsi delle regole di comportamento? Una ricerca sugli studenti, iniziata nel 2005, realizzata dai ricercatori di psicologia sociale e cognitiva delle università francesi e svizzere, con tre indagini sul campo ha tentato di rispondere a queste domande.
Una sintesi dei risultati , “Achievement goal promotion at university: Social desirability and social utility of mastery and perfomance goals”, è stata pubblicata nel “Journal of personality and social psychology”, 96.1, jan 2009. Gli autori, Céline Darnon, Benoit Dompnier, Florian Delmas, Caroline Pulfrey e Fabrizio Butera, che lavorano al CNRS di Clermont-Ferrand, all’Université de Grenoble e de Lausanne, mostrano che gli studenti rispondono a una doppia motivazione, talora ambivalente, quella d’imparare espressa facilmente e senza riserve e quella, rivelata con minore chiarezza, d’essere migliore degli altri.
"Molti autori, scrivono i ricercatori, distinguono tra gli obiettivi di formazione e quelli di performance. La maggior parte dei docenti ripete che l’importante è apprendere e non competere. Ma avere buoni giudizi ed essere ben classificato è la preoccupazione principale della maggioranza degli studenti”. I due obiettivi sarebbero spinti allo stesso modo dalle università. La funzione di apprendimento sarebbe più facilmente messa in primo piano, ma per riuscire non basta imparare, è opportuno risultare più bravo degli altri.
Partendo da questa ipotesi, i ricercatori hanno constatato per mezzo di due test pilota di validazione e di tre fasi di approfondimento, fatte a mezzo di altrettanti questionari di intervista, che, adottando differenti strategie di presentazione, gli studenti, incaricati di apparire simpatici agli occhi dei professori, si sono detti particolarmente motivati dalla conoscenza, mentre quando hanno avuto il compito di mostrarsi competenti, hanno riconosciuto di essere spinti dagli obiettivi di apprendimento e insieme di primazia.
In altre due fasi della ricerca sul campo agli studenti è stato chiesto di valutare altri studenti, usando criteri di giudizio ispirati da obiettivi di apprendimento e di classificazione e di concludere indicando in che misura il valutato avrebbe potuto essere apprezzato dai professori e terminare positivamente il percorso universitario. Si è visto così che apprendimento e graduatoria per confronto con gli altri sono stati i due parametri più usati. Chi è stato considerato solo per l’apprendimento è stato giudicato come uno con minori possibilità d’essere apprezzato dai professori, anche se non sono diminuite le sue prospettive di concludere in maniera positiva il corso di laurea.
“Anche se gli studenti sanno che adottare un atteggiamento competitivo non è ben visto dai professori, cercare di essere meglio degli altri è ineluttabilmente percepito come un indicatore di successo”.
I docenti hanno perciò difficoltà a scoraggiare le strategie di studio associate alla competizione tra studenti, come imbrogliare nelle prove d’esame, mostrarsi sicuro, imparare ai fini del voto, assumere reazioni difensive di fronte alle difficoltà.
Bisogna interrogarsi sul funzionamento delle istituzioni educative e dei valori di selezione che le permeano, incoraggiando la competizione tra studenti, concludono gli autori.Copyright2009©irio università, formazione superiore, apprendimento ,valutazione scolastica, studenti universitari, professori universitari
Cambiamento del clima Uno studio dell’americana NOAA fornisce le prove che la temperatura, gli oceani e le precipitazioni sono stati alterati Venerdì i Giapponesi hanno messo in orbita il satellite Ibuki, capace di rilevare il livello dell’anidride carbonica, gas a effetto serra nella nostra atmosfera e oggi la Commissione europea diffonde il documento sulla riduzione delle emissioni nella prospettiva dell’accordo internazionale sul clima, che sarà discusso a Copenaghen in dicembre. Due iniziative che esprimono la preoccupazione di tutto il mondo e contrastano con la posizione negazionista di qualche giornale italiano, che ha mostrato in prima pagina la fotografia dell’ultima neve caduta al Nord, accompagnandola con una scritta, che prendeva in giro i sostenitori del riscaldamento del clima.
Susan Solomon , senior scientist della National oceanic and atmospheric administration di Boulder, Colorado e tre suoi colleghi hanno pubblicato sul numero di ieri degli annali della National Academy of Sciences, PNAS 10.1073, 26 jan 2009, “Irreversible climate change because dioxide carbon emissions”.
Solomon ritiene che gli studi condotti mostrino che il cambiamento della temperatura a livello della superficie degli oceani, delle precipitazioni in certe aree del mondo e l’aumento del livello dei mari siano “largamente irreversibili” e rimarranno così per 1.000 anni dopo che le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera saranno finite del tutto.
I risultati dello studio della NOAA sono stati comunicati al presidente Obama, che ne ha fatto un punto di leva per la sua politica di risparmio energetico e disinquinamento.
“Era noto che il CO2 proveniente dalle attività umane ed emesso nell’atmosfera poteva rimanervi per migliaia di anni, dice l’articolo, ma i nuovi risultati ottenuti fanno progredire la conoscenza del modo con cui ha effetti sul sistema climatico”.
L’azione di raffreddamento degli oceani è frenata dalla enorme quantità di calore immesso dall’uomo nell’atmosfera. Gli oceani non ce la fanno a smaltirla, ma anzi l’immagazzinano a lungo e contribuiscono al riscaldamento del clima.
Prima della rivoluzione industriale l’aria conteneva circa 280 parti per milione (ppm) di CO2, attualmente il livello medio è salito a 385 ppm e mostra la tendenza a crescere. Lasciare che arrivi, se non si interviene a fermare l’aumento, a 450 - 600 ppm provocherà una diminuzione persistente delle precipitazioni, nell’Europa meridionale, nell’Africa settentrionale, nel sud-ovest degli USA e nell’Australia occidentale, simile alla siccità del “Dust Bowl” negli USA, negli anni ’30.
Tale diminuzione delle piogge durerà molti secoli e avrà per conseguenza meno acqua a disposizione del mondo, più incendi, modifica dell’ecosistema ed estendersi della desertificazione.
A 600 ppm gli oceani cresceranno da 40cm a un metro entro il 3000 e del doppio, se il CO2 dovesse toccare i 1.000 ppm.
Una prospettiva apocalittica per il futuro dell’umanità, se continua a gingillarsi con la negazione del problema e a restare inerte, così come ha fatto la passata amministrazione americana e una parte dei 27 paesi dell’UE, tra cui l’Italia, che hanno rinviato l’azione globale necessaria, in un gioco di “paghi chi inquina” e quote di emissioni scambiate tra Stati.Copyright2009©irio NOAA, PNAS, riscaldamento climatico , ecologia, politica verde
Crisi dell’automobile Cassa integrazione vicino al massimo e 60.000 posti di lavoro a rischio in Italia Carlos Ghosn, presidente di Renault Nissan, ritiene che le vendite mondiali di automobili saranno quest’anno di 55 milioni di unità contro i 69 milioni del 2008. Non è escluso, ha detto ancora il top manager, che per ritornare al livello del 2007, l’anno precedente la crisi, bisognerà attendere il 2013.
Toyota, appena “commissariata” da un esponente della famiglia Toyoda, fondatrice della maggiore casa automobilistica del mondo, ha rivisto al ribasso di un altro 7% le previsioni per il 2009, dopo il primo bilancio in rosso della sua storia nel 2008.
La crisi dell’automobile è una crisi generale, da cui si salva solo Volkswagen, che ha portato sull’orlo del fallimento le “big three” americane, General Motors, Ford e Chrysler, salvate all’ultimo minuto dall’intervento finanziario dell’amministrazione Bush.
All’origine della gravissima situazione ci sono condizioni strutturali, errori strategici e caduta della domanda. L’automobile è un prodotto ad alta complessità, realizzato per assemblaggio di numerosi componenti fabbricati altrove, nel cosiddetto indotto. L’industria assemblatrice richiede notevoli investimenti in tecnologia di produzione e di prodotto, due vincoli per le capacità di risposta alla domanda di mobilità, che si è modificata con cicli sempre più brevi negli ultimi anni, fino a fare emergere la necessità di un mezzo di trasporto a emissioni zero, bassi consumi energetici, poco ingombro e massima abitabilità.
Sull’incapacità di prevedere questa rapida evoluzione della domanda hanno fallito le strategie dei produttori americani, nella crisi economica si sono impantanati i giapponesi e gli europei.
Il presidente Obama ha già dato una sterzata al settore, dettando nuove regole vincolanti perché si producano auto che rispondano alla logica verde della nuova amministrazione e interagiscano efficacemente con la nuova domanda del mercato.
I Giapponesi sono alle prime produzioni di auto ibride, a consumo e inquinamento limitati. I tedeschi della Daimler sono i primi in Europa ad avere prodotto vetture con caratteristiche simili.
L’amministratore delegato della FIAT Sergio Marchionne ha detto ieri alla stampa che “il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa, se non ci sarà un intervento del governo è reale”. “Dal governo ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell’auto, che sta vendendo il 60% in meno dell’anno scorso”.
In Italia la situazione è grave. La FIAT, la maggiore azienda industriale del paese, stava appena emergendo da una crisi economica e produttiva, dovuta a errori della gestione passata, quando si è trovata ad affrontare una recessione globale, senza quei supporti del governo, che altri produttori europei hanno già ricevuto o stanno per ricevere.
Segnale forte del crollo del settore, negli ultimi tre mesi e mezzo la cassa integrazione guadagni ordinaria è già stata diffusa nell’azienda torinese e prolungata fino ad aprile. In molte realtà della filiera è in aumento anche la cassa integrazione guadagni straordinaria e tra breve sarà raggiunto il tetto massimo delle 52 settimane.
Per le sue dimensioni la FIAT non è soltanto un’azienda strategica per l’economia italiana, lo è anche per la coesione sociale.
Per queste ragioni forti è urgente un intervento del governo, che metta l’azienda in condizioni di competere nei mercati, migliori la situazione occupazionale odierna e promuova produzioni ecocompatibili, di ricerca motoristica e di innovazione negli impianti.Copyright2009©irio FIAT, crisi dell'automobile, aziende automobilistiche , occupazione
Robot giapponese irretisce i malintenzionati Agisce come Spiderman immobilizzando gli intrusi nell’area sotto controllo L’azienda che fabbrica sistemi di sicurezza Alacom e quella della robotica Tmsuk hanno realizzato un robot blocca malintenzionati, che agisce contro gli intrusi nei locali ad accesso riservato ed è controllato per mezzo del telefonino.
Il robot, distinto dalla sigla T34, ha quattro ruote che gli consentono di muoversi in qualunque direzione, in piano e per le scale, filma quello che entra nel suo raggio d’azione e lancia dei fili, che imprigionano in una rete gli individui sospetti.
T34 è dotato di un sensore e di una telecamera, avverte la presenza di una qualunque persona in un’area riservata sulla base del calore che emana e dei movimenti che compie. Destinato alla sorveglianza aziendale, agisce emettendo un filo di una sostanza vischiosa, che avviluppa l’intruso e lo immobilizza.
Sostituisce efficacemente i guardiani notturni, perché si sposta sentendo gli ostacoli e la configurazione degli edifici. Ha il vantaggio di operare in qualsiasi condizione ambientale, di luce e temperatura. E’ attivo sempre, non provoca falsi allarmi e rileva soltanto la presenza delle persone non desiderate: non prende abbagli. Quello che vede può essere ricevuto su un telefonino.
Può essere messo in connessione con altri robot e aumenta l’efficienza dei controlli per la sicurezza.
Il prezzo di vendita è di 6.500 sterline (= euro 6.900).Copyright2009©irio Alacom, Tmsuk, T34, robots , security
Riuscire in un mondo in rovina Migliorare le capacità d’agire in condizioni estreme Un’America sopravvissuta a una catastrofica guerra nucleare, un neonato venuto alla luce per opera del padre rimasto vedovo, un libretto di identificazione del potenziale della creaturina, che si muove gattoni dopo il parto avvenuto con l'aiuto del genitore, l'isolamento immediato, si apre così il videogioco “Fallout 3” di Bethesda Software, disponibile per pc, playstation 3 e Xbox 360.
Il gioco si svolge in un ambiente in cui ci sono robot domestici, macchine volanti e strumenti elettronici per rafforzare le capacità umane, ma l’architettura, l’arredamento, l’abbigliamento e perfino i pc sono gli stessi degli anni ’50. Un modo scelto dalla software house sviluppatrice per rendere più realistiche le rovine del contesto in cui si svolge.
“Fallout 3” è ambientato intorno al 2277. Un flash back fa sapere che fino a venti anni prima l’umanità attraversava un periodo di boom economico e di eccezionale sviluppo tecnologico.
L’avventura ha inizio con la creazione da parte del giocatore del proprio avatar. Il sesso e il nome sono attribuiti al momento del parto, la professione è individuata da un test che valuta il livello di abilità di gioco posseduto secondo 13 capacità e orientamenti: percezione, reattività, comprensione, decisionalità, ecc.
Completata l’iniziazione, il mondo di gioco può essere percorso in piena libertà. Il giocatore sceglie come proseguire una fuga disperata, messa in atto per sfuggire a un ambiente in rovina ed esposto a gravi pericoli: se seguire le orme del padre, raggiungere un avamposto umano, andare senza meta. Primo itinerario e adolescenza coincidono tra città in rovine, reietti e piccole comunità di sopravvissuti. Chi gioca deve farsi largo tra nemici pronti a uccidere e in un’economia del baratto.
Il gioco si svolge muovendosi senza indicazioni, dialogando con quelli che si incontrano, non sempre disposti a dare informazioni e a darle senza pericoli mortali o senza niente in cambio. Capita anche di non riuscire poi a ricordare le informazioni ricevute e di doverle ricostruire, facendo leva sugli indizi disponibili, i dati di memoria e il significato attribuito a tutto questo, unico modo per capire dove andare e che cosa fare.
Il gioco può essere svolto in una ventina di ore. E' costituito da 20 livelli di difficoltà crescente, che richiedono di portare a termine efficacemente dialoghi, disattivare mine, forzare serrature, penetrare nel contenuto di terminali, uccidere nemici.
Ogni azione condotta con successo fa guadagnare un certo numero di punti per esperienza e, superato un livello, il giocatore può scegliere altre abilità da potenziare.
Il fine gioco funge da sintesi dei punteggi ottenuti e delle scelte compiute. E’ possibile tornare a rivedere alcuni aspetti dell’avventura e recuperare momenti di gioco.
Un vero e proprio percorso di sviluppo delle abilità per adulti, facilitati in questo dalla cura dei dettagli, degli effetti e delle luci, messa in atto dagli sviluppatori. Il coinvolgimento è immediato, il ruolo scelto ha effetto da subito nelle interazioni e nelle dinamiche contestuali.Copyright2009©irio Fallout 3, videogiochi, ruolo , comportamento, orientamenti ,competenze
Nuove regole per i contratti di lavoro Patto separato di CISL, UIL e UGL con la Confindustria e il governo Deve essere un "segnale per rilanciare il paese", un addio al patto di luglio 1993. Stabilisce nuove regole per legare le retribuzioni ai risultati di produttività, contando anche sugli sgravi fiscali per gli aumenti a livello aziendale. Questa almeno è l’opinione di chi ha firmato: governo, Confindustria, CISL, UIL e UGL che parlano di svolta storica.
Di parere opposto la CGIL, il sindacato ampiamente maggioritario, il cui segretario generale Epifani spiega che "il governo ci ha posto di fronte a un testo immodificabile, un prendere o lasciare, che non abbiamo voluto firmare”. “Il paese ha bisogno di unità, ma non si può chiedere coraggio a quelli che lo hanno avuto e hanno pagato i prezzi più grandi. Noi preferiamo mantenere una linea di rigore e serietà”.
Oltrechè dai tre sindacati, il testo governativo è stato firmato da molte associazioni imprenditoriali (dell’Industria, Commercio, Artigianato, Agricoltura), mentre altre (delle Banche, Assicurazioni, Cooperative e Dirigenti privati e pubblici), per riserve, hanno rinviato la sottoscrizione ai prossimi giorni. Faranno verifiche interne alle loro organizzazioni.
L'accordo riguarda tutti i lavoratori. E' partito da un documento di tre pagine “Linee guida per la tutela attiva della disoccupazione”, presentato nel primo pomeriggio di ieri dal governo alle parti sociali e prevede una sperimentazione per quattro anni.
In base ad esso la contrattazione nazionale avrà la sola funzione di garantire la certezza dei trattamenti. I contratti avranno durata triennale per la parte economica e normativa, anziché biennale come è oggi. Scompare l’inflazione programmata, che verrà sostituita da un IPCA (indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l’Italia), depurato dall’oscillazione di prezzo dei beni energetici importati. Un soggetto terzo provvederà ad elaborare le previsioni relative.
Il secondo livello, aziendale e territoriale, sarà incentivato fiscalmente per contribuire a diffonderlo attraverso la "naturale condivisione di obiettivi e risultati". Potrà derogare al contratto nazionale, ma non è garantito, anche se l’intenzione governativa è di farne il cuore della contrattazione.
Guadagna terreno il livello interconfederale e viene limitato il ruolo negoziale delle categorie.
Entro tre mesi saranno definite le regole sulla rappresentanza e fissati i limiti per gli scioperi nei servizi pubblici locali.
La parte finale dell’accordo afferma che “l'obiettivo dell’intesa è il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l’aumento della produttività”, che dovrà partire dall' "indicazione condivisa da governo imprese e sindacati" per ridurre la pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, nell’ambito degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica .Copyright2009©irio contratti di lavoro, modello contrattuale, governo , Confindustria, Sindacati

Christian Holstad, "Victory", 2003, collage su carta.
Effetti collaterali dell’investitura di Barack Obama Audience televisive decuplicate, siti d’informazione assaltati, videogiochi dedicati e crollo dell’e-commerce Siamo stati facili profeti a scrivere nel post dell’altro ieri che per quattro giorni l’insediamento di Obama alla Casa Bianca avrebbe occupato tutti i media di massa e personali.
I calcoli delle audience televisive di tutto il mondo non sono stati ancora completati, ma solo negli USA le prime stime indicano il superamento dei 100 milioni di spettatori, un record, che triplica quello stabilito finora dall’elezione di Ronald Reagan e polverizza quello minore di George Bush, che nel 1995 richiamò davanti agli schermi 15 milioni e mezzo di persone.
I siti d’informazione online non sono stati da meno. Una media di 5 milioni e mezzo di accessi al minuto ha intasato le connessioni in Rete. Facebook e Twitter, i social network su cui il neopresidente ha appoggiato la sua campagna elettorale, hanno moltiplicato per mille i visitatori.
L’aspetto nuovo della comunicazione è rappresentato dai videogiochi, che sono sempre più diffusi in America non solo per l’entertainment.
Durante la campagna elettorale aveva avuto uno straordinario successo “Super Obama World” un gioco basato sul classico “Super Mario”, prodotto dalla Nintendo. Il candidato democratico combatteva in un ambiente alaskano contro Sarah Palin e i suoi lobbisti, facendo leva su trasparenza dell’informazione e partecipazione dei cittadini, migliorava la politica estera dell’amministrazione Bush con vantaggiosi risultati economici e delle relazioni con gli altri paesi.
Dell’altro gioco molto popolare nello stesso periodo, ispirato al lancio della scarpa contro Bush, in visita, l’ultima da presidente, alle truppe in Iraq, abbiamo già scritto.
E’ di questi giorni, invece, l’apparizione su “Tamakun!”, un portale per l’entertainment, di un gioco online, che si scarica gratis. E’ “Goodbye Mr. Bush!”, che offre la possibilità di scegliere con che mezzo dare l’addio a chi è stato per otto anni l’inquilino della Casa Bianca.
Il giocatore può lanciare contro l’ex presidente, che si sposta velocemente nel giardino della residenza ufficiale dei capi di Stato americani, caramelle, margherite, scarpe o uova, Ci sarebbero anche le armi per la distruzione di massa, ma la connessione è stata probabilmente disattivata. Ogni centro dà un punto.
“Tamakun!” riporta la classifica di tutti quelli che hanno partecipato al gioco, indica i punteggi ottenuti e i mezzi usati per il saluto. Vende come souvenir del gioco tazze, t-shirt, cartoline della casa Bianca e riproduzioni del pupazzetto Bush, salutato in modo affettuoso o rude.
I punti si possono ottenere comunque, quale che sia l’orientamento politico di chi gioca .Copyright2009©irio Barack Obama, George W.Bush, investitura di Obama ,videogiochi
Persone pagate per esprimere giudizi positivi L’iniziativa promozionale di un quadro della Belkin svela una manipolazione dell’e-commerce Tempi difficili per le vendite: all’accesa concorrenza dei produttori si sta aggiungendo il crollo dei consumi per mancanza di disponibilità economiche delle famiglie, in America come in Europa galoppa la disoccupazione in tutte le forme.
Che cosa può fare allora il responsabile dello sviluppo vendite di un’azienda, produttrice di periferiche per la connettività, per promozionare modem, router, wi-fi e contrastare una fase di diminuzione del fatturato?
L’e-commerce potrebbe essere una soluzione. Endelman ha appurato che gli acquirenti danno maggiore fiducia al passaparola che alla più sofisticata pubblicità, ma conquistare le dichiarazioni spontanee d’apprezzamento dei prodotti tecnici non è facile. Bisogna scoprire i clienti soddisfatti e spingerli a scrivere. Compito difficilissimo, che ha procurato numerose interpretazioni di studiosi del Web sul fenomeno “zero commenti”.
Mike Bayard, che a Los Angeles si occupa di sviluppo vendite per la Belkin, ha ritenuto che i clienti soddisfatti potessero essere incentivati, anzi provocati, a fornire le dichiarazioni necessarie. Bastava ingaggiare dei redattori di giudizi positivi sui prodotti dell’azienda, gente, disposta per 65 cent a commento, a scriverne positivamente su Mechanical Turk, un sottosito di Amazon, in cui le persone commentano gli acquisti di computer e prodotti annessi e assegnano ad essi un voto da uno a cinque.
Bayard vi ha pubblicato un annuncio: assumeva volenterosi disposti a scrivere commenti positivi sui prodotti della Belkin, meglio se con un voto di 5/5 e precisava il compenso corrisposto per il lavoro. I giudizi erano facilitati dalla predisposizione di link, che aprivano direttamente le pagine dei prodotti aziendali su Amazon e su qualche suo concorrente nei servizi di e-commerce.
L’iniziativa promozionale è stata scoperta per caso da un internauta, tale Arlen Parsa, che l’ha pubblicata sul blog “The Daily Background”, denunciando l’azione compiuta dal responsabile dello sviluppo di Belkin.
Il post, intitolato ”Exclusive. Belkin’s development rep is hiring people to write fake positive Amazon reviews” è stato ripreso da molti altri siti e Bayard, vistosi scoperto, ha cancellato il suo annuncio.
Ma ormai la notizia si era diffusa e la Belkin è corsa ai ripari. Lunedì scorso il presidente Mark Reynoso ha cercato di riguadagnare la fiducia dei clienti. Si è scusato pubblicamente, ha condannato il comportamento disonesto del suo quadro e lo ha scaricato, presentando il fatto come un’iniziativa autonoma.Copyright2009©irio e-commerce, promozione vendite, Mechanical Turk ,Amazon
Alienati dallo sforzo d’essere ceto medio La diffusione progressiva del sentirsi fuori posto nella società contemporanea Negli ultimi trenta anni la vita quotidiana dei colletti bianchi, dei lavoratori della conoscenza e dei capi intermedi, è cambiata in maniera drammatica. Il sentirsi fuori posto, perché lontani dai propri interessi e affetti o perché costretti a fare il proprio lavoro in un ambiente diverso da quello dell’organizzazione di appartenenza, è diventato sempre più abituale.
Il fenomeno della dislocazione del lavoratore qualificato, inserito in gruppi di lavoro diversi con ruoli diversi, è ormai comune nelle organizzazioni a rete, configurate flessibilmente intorno a focal point.
Dalton Conley , dean di scienze sociali alla New York University, analizza criticamente il sovraccarico di lavoro e di mobilità dei ceti medi professionali in “Elsewhere USA. How we got from the company man, family dinners and the affluent society to the home office, blackberry moms and economic anxiety”, Pantheon, New York, 2009. Un libro che l’autore presenta come la dimostrazione che l’apparente successo dei lavoratori della conoscenza è caratterizzato da quel fenomeno che agli inizi dell’era industriale Karl Marx ha chiamato alienazione.
E’ un’alienazione dovuta alla frammentazione sempre più spinta dell’organizzazione delle attività produttive, che può essere integrata dall’azione nei mercati. Il successo delle aziende, dice Conley, dipende da quanto esse sostengono i dipendenti nel mettere insieme i frammenti delle loro vite lavorative.
La tecnologia dell’informazione e della comunicazione deve essere usata per ricollocare gli operatori tra le dinamiche dell’organizzazione e della gestione flessibile, realizzate con la stessa TIC. Cosicchè si può avere costantemente la visione delle opportunità economiche senza essere sorpresi dagli accadimenti e dalle decisioni relative, senza scoramenti e cali di tensione operativa, senza necessità di reazioni frenetiche.
Si può evitare in tal modo la dislocazione “intraviduale”, maneggiare “miriadi di datastream” ed “essere sempre in palla”.
Terminologia a parte, il concetto è che in un mondo di bit, tweet e link, il rischio della frammentazione c’è dall’inizio, ma non tutti lo corrono allo stesso modo. Ciò che Conley chiama “ansia economica” è la differenza di atteggiamento nell’affrontare questo rischio, che spiazza i più giovani e quelli che non hanno introiettato a sufficienza la cultura della nuova frontiera. Altra differenza rilevante è l’ “etica del lavoro”, un riferimento troppo spesso mancante a tutti i livelli delle aziende, come prova la crisi economica in atto.
Cultura della nuova frontiera ed etica del lavoro sono più importanti della stabilità del posto di lavoro e degli choc finanziari per superare i fantasmi dell’ansia economica e sconfiggere la paura di non farcela ad affrontare i rischi delle nuove configurazioni aziendali, ribadisce Conley.
“Elsewhere USA” è un libro con ambizioni descrittive e prescrittive, che non riesce ad essere un manuale divulgativo perché non giustifica a sufficienza i giudizi e i suggerimenti proposti, né può essere considerato un’opera di ricerca, perché ripresenta posizioni altrui già note. Nonostante questi limiti, merita di essere letto per la scrittura piacevole e il ricordo di trent’anni di TIC nel mondo del lavoro e nella vita dei lavoratori.Copyright2009©irio ITC, organizzazione del lavoro, capi intermedi ,lavoratori qualificati, ceto medio
Obama Legoland La cerimonia d’insediamento del neo presidente americano riprodotta con i mattoncini colorati La nuova squadra di governo del presidente Obama è composta, per il momento, da 33 persone: 20 sono ministri o hanno il rango di ministri, 13 ricoprono posti chiave dell’economia, della finanza, della sicurezza nazionale e dell’informazione. Tutti sono stati designati dal presidente e in alcuni casi, di responsabili degli organismi di supporto tecnico e di controllo, dovranno essere ratificati dal Senato.
Il posto di segretario al Commercio è ancora scoperto dopo le dimissioni di Bill Richardson, l’ex governatore del New Mexico implicato in una faccenda di finanziamenti elettorali.
L’Obamania ha avuto ieri un’altra esplosione in tutto il mondo, superiore – e sembrava impossibile – alle precedenti. I mass media hanno abusato di espressioni come bagni di folla, entusiasmo popolare, commozione degli afro-americani, cambio di rotta, ottimismo per l’azione politica futura, evento carico di valori, richiamo alle origini, eccetera.
La più originale manifestazione di consenso è stata quella della Lego. A Carlsbad in California, nel parco tematico della città, ha riprodotto la cerimonia dell’insediamento, costruendo tutte le fasi principali con i suoi mattoncini colorati.
Ecco la rappresentazione del giuramento, realizzata con i componenti dell’azienda danese.
Copyright2009©irio Barack Obama, investitura di Obama, squadra di governo di Obama
Barack Obama ha reso onore a John McCain Il neopresidente ha fatto i complimenti e ha espresso la sua ammirazione all’ex avversario
Shepard Fairey, Obama "HOPE", 2008, olio su tela.
Per quattro giorni il neopresidente americano Barack Obama sarà su tutti i media di massa e personali. Ci sono troppe ragioni perché il suo insediamento alla Casa Bianca non sia un evento storico che i mezzi di informazione non sentiranno il dovere di trasmettere, spaziando dal giuramento sulla bibbia di Lincoln, al discorso d’investitura, al corteo lungo i tre chilometri dal Campidoglio alla residenza ufficiale, ai festeggiamenti con il ballo.
Obama suscita un’immensa speranza di rinnovamento della politica degli USA e della guida del mondo. Ogni suo atto iniziale verrà osservato con attenzione, che si tratti di decisioni politiche o di comportamenti privati. Di lui si saprà tutto quello che i cronisti e i commentatori riterranno opportuno farci conoscere e sottolineare.
Comincia oggi una nuova era del governo dell’economia e della società.
A noi piace evidenziare, come esempio di questo nuovo stile, che, dopo l’omaggio ai padri fondatori della nazione americana, il presidente ha reso onore a John McCain, l’avversario repubblicano sconfitto. Lo ha definito “eroe americano” e si è felicitato con lui in pubblico per tirare una riga sulla dura campagna elettorale che li ha contrapposti.Copyright2009©irio Barack Obama, John McCain, investitura di Obama
Ritratto Google E’ facile ricostruire la vita di un internauta qualunque seguendo le tracce che ha lasciato sul Web Giorgio Bocca ha raccontato nel suo recente “E’ la stampa, bellezza!”, di cui ci siamo occupati tre post fa, che cosa era il mitico giornalismo d’inchiesta: richiedeva spostamenti, rapporti, individuazione delle tracce significative per farsi un quadro d’insieme dei fatti, un lavoro faticoso che spesso non mostrava chiaramente concatenazioni e anelli mancanti, affidato solo alla competenza professionale del giornalista. Un lavoro meritorio, che oggi può essere facilitato da Google.
In Rete ci sono tante e tali prove del passaggio di un internauta, che è facile ricostruire il suo “ritratto Google”, come si è preso la sfizio di dimostrare il bimestrale francese “Le Tigre”, che si fregia sotto la testata dell’autodefinizione “curiosa rivista curiosa”.
Uno dei due fondatori , Raphael Meltz, è partito da una fotografia di un certo Marc L., uno dei milioni di frequentatori del sito Flickr, che vi aveva lasciato quell'immagine e, cliccando alla rubrica “viaggi”, ne ha trovate molte altre degli ultimi due anni.
Ha così scoperto che Marc era stato in agosto a Montréal in Canada con due amici, che aveva soggiornato all’hotel Central e noleggiato uno scooter.
Per conoscere i motivi del viaggio, Meltz ha guardato Facebook e qui ha saputo che l’internauta è assistente del servizio architettura degli interni di un importante studio di progettazione. Ingrandendo poi una fotografia scattata al caffè Starbuck di Montréal, ha visto che il viaggio era stato fatto per lavoro. Nell’immagine Marc ha con sé un portatile Packard-Bell, lo stesso che usa anche in un’altra foto, presa in un ufficio dove è insieme ad un collega.Un secondo viaggio, sempre per lavoro, è stato fatto in settembre a Bangalore, in India.
Da Facebook è risultato un legame amoroso di Marc con una certa Claudia R. e un’attività di musicista dilettante. Negli archivi della stampa locale c’è traccia di questo hobby ed è scritto il numero del suo telefonino.
Il ritratto Google di “Le Tigre” ha fatto scalpore. E’ stato ripreso dalla grande stampa d’informazione, che ha puntato il dito sulla pericolosità della circolazione in Rete dei dati privati. Marc L. è corso ai ripari, cancellando ogni sua presenza dalle community a cui è associato, un eccesso dettato dalla preoccupazione, ma inutile perchè i social network non consentono l'accesso degli estranei ai dati dei componenti.
Certo Internet non è più il luogo dell’anonimato come dieci anni fa e le ricerche come quella di “Le Tigre” non sono facili, ma per evitare di cancellarsi da tutti i siti che si frequentano online, piombando nell’isolamento digitale, basta non lasciare i propri dati in registrazioni superflue per il tipo di comunicazioni che vi avvengono o per la qualità delle interazioni possibili ed evitare di lasciare segni della propria presenza dove non ci sono sufficienti garanzie di gestione dell’identità numerica dell’internauta. Comunque, prima di pubblicare qualsiasi informazione personale su Internet è bene essere certi di volerne fare partecipi tutti.Copyright2009©irio identità digitale, social network, riservatezza dati, privacy online
Passioni e ragioni all’origine della società La forza riequilibratrice della giustizia nel film “Appaloosa” di e con Ed Harris. I paesi del Far West non erano posti in cui fosse facile morire di vecchiaia. Stando alle innumerevoli storie cinematografiche, il whisky, le armi e il modello dell’uomo che non deve chiedere mai formavano una miscela altamente pericolosa per l’incolumità personale. Se ricordiamo che il contesto era caratterizzato da indiani sanguinari, avventurieri spietati, padroni avidi e donnine approfittatrici, capiamo perché la speranza di vita era molto ridotta.
La modernizzazione passava necessariamente attraverso l’affermazione della legalità e l’amministrazione della giustizia. Parità dei diritti ed equità del rapporto tra delitti e pene sono state tra i fattori costituenti della trasformazione istituzionale di molte comunità spontanee.
Alla fine dell’ ‘800 in America il passaggio a società non era ancora avvenuto in alcune collettività locali, frutto di insediamenti nella ricerca di terre da coltivare e di miniere da sfruttare. Alla carenza di leggi uguali per tutti e di giudizi fondati provvedevano perciò gli sceriffi, quando avevano la forza per imporsi, i pistoleri, incaricati di opporsi alle prepotenze di banditi e proprietari sui componenti delle comunità, i giudici di professione, rappresentanti del potere centrale dei diversi Stati.
La storia di “Appaloosa” nel New Mexico, uno degli Stati USA, rappresentata dal regista e attore americano Ed Harris, incomincia nel 1882, quando un ranchero, Randall Bragg (Jeremy Irons), uccide lo sceriffo della cittadina e i suoi aiutanti, andati ad arrestare due cowboy, responsabili di stupro e omicidio, ritenuti indispensabili all’attività del ranch. Per proteggersi dalle azioni criminali di Bragg e del suo squadrone di lavoranti, i maggiorenti di Appaloosa ingaggiano due giustizieri, il pistolero Virgil Cole (Ed Harris) e il gman Everett Hitch (Viggo Mortesen), una coppia di uomini svelti di mano, che si regge sull’amizia reciproca e l’ammirazione del secondo per il primo.
I due ottengono pieni poteri e la pubblicazione delle leggi che regolano il comportamento degli abitanti di Appaloosa e si accingono all’arresto di Bragg. Cole è particolarmente interessato a quell’incarico, perché lo sceriffo ucciso dal ranchero era suo amico.
A disturbare l’impegno dei giustizieri arriva nella cittadina la vedova Allison French (Renée Zellwegger). Priva di mezzi economici, ma in grado di suonare il pianoforte, viene raccomandata da Cole, che ne è affascinato, al lavoro di pianista del saloon. E’ l’inizio di un innamoramento e poi di un condizionamento del pistolero, avaro di parole e bisognoso per esprimersi dell’aiuto dell’amico Everett, che porterà a scoprire la libertà sessuale della vedova, attratta da tutti gli uomini di polso, a far fallire la cattura del ranchero, a spingere il pistolero a una vita tranquilla, a separare i due giustizieri.
Tratto da un racconto con lo stesso nome, pubblicato da Robert B. Parker nel 2005, “Appaloosa” è un western che mette in scena l’amore e la voglia di ritirarsi di un cacciatore di criminali, l’amicizia e la fedeltà del suo vice, i tradimenti e la voglia di vivere della sua donna, ma soprattutto ricostruisce il clima dell'edificazione di un corpo di leggi, sanzionatrici degli obblighi di convivenza, della complementarietà tra giudizio basato sulle leggi e osservanza delle disposizioni comminate, della legittimazione a prevenire e reprimere le attività illegali.
Mortensen e Harris recitano con maestria la parte dei protettori di una comunità dai fuorilegge violenti e dagli amministratori remissivi. Il gioco delle parti tra l’asciutto moralismo del vice e gli sbandamenti emotivi del mitico eroe della legalità fa risaltare l’efficacia del copione di un film in cui tutti i personaggi sono sempre al centro del contesto scenico e dei piani d’inquadratura. Copyright2009©irio Appaloosa, film western, legalità ,giustizia
Effetti perversi degli strumenti di incentivazione Le correlazioni tra performance, criteri di valutazione e riconoscimenti economici La valutazione delle performance individuali parte dal presupposto che le comunità di lavoro sono meno gestibili delle persone ed è opportuno individuare quelle riottose e nullafacenti per correggere il loro comportamento. Fissare dei criteri di valutazione individuale consente di incitare a fare lavorare meglio i gruppi. Le performance individuali devono essere misurate, calibrate e incentivate. Lavorare di più per guadagnare di più può essere una logica di gestione delle persone, che non trovano altra motivazione che nella spinta al guadagno o nella paura della sanzione.
Questa ideologia manageriale è ancora molto diffusa se si pensa che negli USA indicatori di performance e compensi così concepiti sono passati da un’azienda su quattro nel 1987 a più di una su due alla fine degli anni 1990. L’Europa ha seguito il modello.
Si realizza così “un nuovo contratto sociale in cui ogni azione deve corrispondere a un interesse individuale ben compreso”, scrive Maya Beauvallet, economista di Télécom – Paristech, in “Les strategies absurdes. Comment faire pire en croyant faire mieux”, Seuil, Paris, 2009, un libro che approfondisce, non senza humour, una serie di tecniche aziendali apparentemente razionali, ma spesso controproducenti.
Il libro raccoglie quindici storie vere, che illustrano l’ideologia manageriale, i metodi, gli indicatori di performance, i dispositivi di incentivazione e le sanzioni che genera, le assurdità delle false buone credenze da cui parte, gli effetti involontari d’inefficienza che ne conseguono.
Le storie si svolgono in settori diversi, che vanno dall’elettronica alla sanità, ai servizi di consulenza e scatena una fondata riflessione sul ruolo e l’affidabilità dei criteri utilizzati per valutare e incentivare le performance individuali, correlandole agli obiettivi aziendali di produttività, qualità, concorrenza e alla motivazione dei lavoratori.
Beauvallet dimostra, con l’appoggio dei quindici casi, come il passaggio di una gestione delle Risorse umane da una logica dell’orgoglio professionale a una dell’allineamento ai parametri di regolazione e controllo dell’attività lavorativa possa produrre risultati opposti a quelli attesi. Ricorda che la concezione meccanicistica incentivo/sanzione – performance è già stata combattuta da economisti come Herbert Simon e Daniel Kahneman, proprio perché semplicistica, ancora legata alla fallacia dell’ “homo economicus”, motivo di devianza delle persone e delle comunità di lavoro.
L’autrice non condanna le strategie di incentivazione, ne evidenzia i limiti e i pericoli di integrazione passiva e di conflittualità interpersonale.
Ogni storia ha una parte di descrizione, una seconda di analisi e di evidenza degli effetti perversi, una terza di confronto con altre esperienze, simili per andamento e settore produttivo, differenti per gestione, sviluppo e risultato.
Un collegamento con l’attuale crisi economica delle carenti performance, dovute alle lacune dei sistemi di misura e valutazione dei comportamenti, conclude un’opera preziosa per rinfrescare le idee di chiunque si occupa di management delle Risorse umane su quello che non bisogna fare.Copyright2009©irio valutazione delle prestazioni, gestione risorse umane, management ,incentivi economici
Barometro mondiale della crisi economica Cade il morale e cresce la preoccupazione nelle economie avanzate, maggiore è la fiducia nelle economie emergenti La preoccupazione per la gravità della situazione economica è quasi generale e cresce fra gli abitanti dei 17 paesi sondati dal “Barometro mondiale della crisi economica”, realizzato da BVA – WIN tra ottobre e dicembre. La caduta del morale in alcuni di essi tocca proporzioni vertiginose e l’indice del pessimismo raddoppia la negatività dell’anno precedente.
La consapevolezza dell’origine e della dimensione dei rischi per il 2009 è particolarmente accentuata nei paesi a economia avanzata, mentre i grandi paesi delle economie emergenti restano più fiduciosi. La percezione dell’aggravarsi della crisi è spesso accompagnata da una ripresa di popolarità dei governi, come se le popolazioni “serrassero i ranghi dietro dirigenti che hanno l’aria di affrontare i problemi con lo scopo di risolverli”.
Nei paesi sondati (Austria, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Russia, Spagna, Svizzera, USA) quasi metà delle persone interrogate (il 49%) paventa il deteriorarsi della situazione economica nei mesi a venire, un terzo (il 33%) ipotizza il mantenimento di quella in atto e solo una minoranza (il 12%) spera in un possibile miglioramento.
La caduta del morale è più forte negli USA, mentre Brasile, Russia, India e Cina sono relativamente ottimisti, convinti che la situazione migliorerà in avvenire e i tre principali paesi europei, Francia, Germania e Regno Unito, si mostrano estremamente pessimisti, perché tra i due terzi e i tre quarti degli abitanti ritengono che la situazione degraderà maggiormente in avvenire.
In Italia oltre la metà degli abitanti (il 54%) prevede che la situazione peggiorerà, quasi un quarto che resterà uguale (il 23%), uno su sei (il 15%) che migliorerà. La caduta del morale è superiore all’indice medio complessivo, calcolato su una scala da 1 a 100 (-39 punti rispetto alla media di -37 e contro quella di -52 del G8), lontano però dall’estremo negativo (-76 punti del Regno Unito) e dall’estremo positivo (+15 punti del Brasile).
La conferma della previsione negativa e della caduta di morale è rilevata anche dalla scarsa fiducia degli Italiani nella capacità del governo di gestire la crisi finanziaria. Qui l’indice è 4,7, su una scala da 1 a 10, rispetto a una media generale di 5,2 e una media G8 di 4,6.
Le percezioni degli intervistati dal sondaggio BVA –WIN coincidono esattamente con i risultati del rapporto OECD, presentato oggi a Parigi e con quello del World economic forum, pubblicato ieri a Londra. Entrambi gli studi affermano che il peggio della crisi sta per arrivare nella zona euro e che le prospettive sono sinistre per la maggior parte delle economie mondiali. Per questo il programma del presidente eletto degli USA, Obama, i governi di Spagna, Regno Unito e Germania hanno predisposto piani di rilancio dotati di forti investimenti, che vogliono attenuare gli effetti di una crisi senza precedenti, dando sostegno ai disoccupati, alle famiglie e alle imprese. Copyright2009©irio crisi economica, economie industriali, economie emergenti ,rilancio economico
Cambiamenti dell’informazione attraverso la stampa 60 anni di giornalismo e di storia italiana raccontati da un protagonista “Gli iscritti all’ordine dei giornalisti, alla fine del 2006, erano 94.356. Alla fine del 2007 ce n’erano 101.221, 6.865 in più. Di cui 64.009 pubblicisti, 24.457 professionisti e 2.432 praticanti. Un esercito, una folla che non ha più un rapporto preciso con il giornalismo d’inchiesta e di opinione, e che invece, in grandissima parte, si occupa di pubbliche relazioni pubblicitarie”. Esordisce così Giorgio Bocca, uno tra i più noti e autorevoli giornalisti italiani, nel libro “E’ la stampa, bellezza! La mia avventura nel giornalismo”, Feltrinelli, Milano, 2008.
Il brano che abbiamo riportato è un campione significativo della tesi sostenuta dall’autore. E’ un giudizio severo sulla continua mutazione di apparenza e di sostanza dei giornali, ritenuta frutto di commistione con l’economia e la politica sotto l’oppressione della pubblicità, un rullo compressore di migliaia di giornalisti, necessari alla stampa gigantista, buona a tutto fare, che si occupa di musica come di giardinaggio, di giocare in Borsa come di fare l’amore. “Peccato che accollandosi tutte queste competenze poi non abbia la necessaria competenza, o sia condizionata dai divieti pubblicitari”.
In 18 capitoli e 238 pagine Bocca va alla ricerca dei sopravvissuti di “GL”, l’edizione del quotidiano del Partito d’Azione a Torino, che nel 1945, quando finì la dittatura e tornò la libertà di stampa, si chiedevano: qual è il segreto del buon giornalista? La precisione? Il distacco? La sintesi? La sintonia con i lettori? e conclude con l’apprezzamento per un mestiere bello, l’unico possibile per dare una forma all’esistente, grazie alla scrittura, a chi è incapace di disegnare, di fare musica o matematica.
Nel libro l’avventura giornalistica di Bocca, il fare un giornalismo d’inchiesta, di fatti e di etica, serve per raccontare l’ultima fucilazione degli assassini di Villarbasse, al poligono delle Basse di Stura nel 1947, l’attentato a Togliatti nel 1948 e l’organizzazione di un giornale vero, ”La Gazzetta del popolo”, con i suoi reparti, i servizi, la gerarchia redazionale, gli anni dell’ “Europeo”, scuola di giornalismo tra il ’54 e il ’60, la nascita del “Giorno” di Baldacci e poi di Pietra, con le notizie brevi, l’informazione sull’economia e il mondo dell’impresa, il matriarcato carpigiano e il giornalismo politico di grande respiro, l’uscita di “Repubblica”.
Una storia personale, rivissuta con passione e raccontata con l’impegno di mostrarne l’attualità. La battuta di Barzini jr “Il giornalismo? Sempre meglio che lavorare” è messa nelle pagine finali a rivendicare ancora una volta, nella sintesi conclusiva, l’importanza delle “cronache essenziali, pure e dure come un diamante”, in cui Tommaso Besozzi era maestro, finchè ebbe la voglia di scrivere senza usare mai una parola più del necessario e non scelse di fare una fine disperata ed eroica, quando questa voglia e la capacità di restare in quella sua perfezione gli vennero meno. Copyright2009©irio giornalismo, stampa italiana, storia italiana ,giornalismo d'inchiesta, società civile
Anulare di Borsa Il trader di successo si riconosce dalla lunghezza del quarto dito della mano Insoddisfatti dei risultati del portafoglio titoli, non prendetevela soltanto con gli strumenti finanziari tossici, con la mancanza di controllo sulle Borse, con gli Americani che hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi, con la iella. Siete certi d’avere guardato le mani del broker che negozia per vostro conto? Se continuate a leggere il post, questa domanda vi sembrerà meno stravagante. Infatti il neuroscienziato John M. Coates, il metabolista Mark Gurnell e l’economista Aldo Rustichini dell’University of Cambridge hanno pubblicato lo studio “Second to fourth digit ratio predicts success among high frequency financial traders”, PNAS, 106, 2, Jan. 13, 2009, tra i rendiconti dell’americana National academy of Science.
Lo studio rivela che i trader della City di Londra che hanno i maggiori successi, perché fanno gli investimenti più redditizi, sono accomunati da una caratteristica fisica sorprendente: il loro anulare è molto più lungo dell’indice. Questo tratto è collegato ad un’alta esposizione prenatale all’androgeno, all’ormone sessuale maschile.
La differente lunghezza delle due dita è una caratteristica biologica dei trader dotati, corrisponde a ciò che in inglese si chiama “digit ratio” e fa ipotizzare una crescita del livello di testosterone nell’adulto.
“Il trading, scrivono i ricercatori, è un’attività fisica che richiede certe caratteristiche fisiche. I trader sono impegnati nell’utilizzo dell’attenzione e della memoria visiva, nella pronta reattività all’andamento delle quotazioni nelle sedute di Borsa”. Per compiere efficacemente una simile attività servono assertività e aggressività, che hanno fondamento nell’orientamento sessuale e nell’attitudine atletica.
Lo studio è il risultato di un’indagine condotta su 44 trader, scelti fra quelli sottoposti a forte stress e che devono decidere alla svelta, in qualche istante, acquisto e vendita dei titoli. Si tratta in una certa misura di superpredatori, capaci di decisioni pressoché immediate, basate sull’integrazione di molteplici parametri di riferimento. Ad essi il gruppo di Cambridge ha chiesto di inviare l’impronta della mano destra su un foglio.
Analizzando i risultati finanziari dei trader, i ricercatori si sono accorti che quelli che avevano le migliori performance per lungo tempo erano anche gli stessi che avevano l’anulare più lungo.
L’indagine è la riprova di un’altra, realizzata ad aprile dell’anno scorso con il coordinamento di Coates, che aveva scoperto una crescita del testosterone degli operatori finanziari della City durante le negoziazioni, legata progressivamente a un’elevata frequenza degli scambi.
Bruce McEwen, neuroendocrinologo della Rockefeller University, ha commentato la ricerca del gruppo di Cambridge, dicendo che rinforza i risultati dell’indagine sugli effetti dell’esposizione all’ormone sessuale androgeno, realizzata in laboratorio sugli animali, che ha verificato come questa predispone il sistema nervoso e i comportamenti collegati a svilupparsi con determinazione e velocità. Copyright2009©irio trader, neuroscienze, comportamenti ,genetica, testosterone
Cambiamento dei programmi televisivi nella crisi Le catene televisive privilegiano le emissioni che riflettono il clima cupo dell’economia La televisione è rivelatrice delle preoccupazioni sociali., analizza le situazioni per capire l’origine dei problemi e indicare delle possibili soluzioni. Giustificano così Amandine Cassi, direttrice degli studi di Eurodata TV Worldwide e Sheily Lemon, capo progetto di IMCA , la ricerca “International TV trends season 2008/2009” volume II, presentata giovedì a Levallois nell’Ile de France.
L’indagine riguarda il periodo 1 settembre – 30 novembre 2008. Considera le correlazioni tra programmi televisivi e incertezza delle prospettive per l’anno nuovo nelle trasmissioni rivolte a un’audience mondiale di 2 miliardi 800 milioni di telespettatori e rileva una maggiore presenza d’umorismo goliardico, di telerealtà brutale, di indicazioni di comportamento per agire meglio e ottenere migliori risultati.
Le televisioni di tutto il mondo sono orientate alle preoccupazioni quotidiane degli spettatori, con un ritorno dei programmi di coaching, sia quando si rivolgono ai 611 milioni di europei che quando trasmettono per i 313 milioni di americani.
Gli adulti sono diventati degli adolescenti da distrarre, da aiutare a sopravvivere tra le grandi difficoltà della perdita d’occupazione, dell’indebitamento, d’abbandono della disinvoltura consumistica, da orientare in una nuova economia domestica più risparmiosa, ma non tanto da bloccare i consumi, da rendere più forti nell’autoconsapevolezza delle proprie possibilità.
In Francia la fiction a tema poliziesco “Les infiltrés” è destinata a rispondere ai sentimenti d’insicurezza, il gioco “Estate of panic” negli USA vuole aiutare ad affrontare le peggiori paure, trovando in sé la forza di reagire, il sequel “Sons of anarchy”, sempre negli USA, punta invece sugli antieroi per rassicurare le persone qualunque.“Family Matters”, un telefilm realizzato nei Paesi Bassi, si propone di dissolvere le tensioni familiari, originate dalla presenza di adolescenti disorientati, in Italia il reality show “L’isola dei famosi” vuole suggerire come è possibile cavarsela nelle peggiori situazioni di un ambiente fisico e relazionale ostile, “Wired”, un altro sequel del Regno Unito, racconta una frode bancaria e mette in scena una realtà del mondo creditizio diversa da quella al di sopra di ogni sospetto, che tutti conoscono.
Alle trasmissioni che hanno lo scopo di suggerire ai telespettatori come si colgono i sintomi e come si può individuare quello che non va, si aggiungono programmi esplicitamente istruttivi, come “Twiggy’s Frock Exchange”, un reality inglese che aiuta a comprare a buon prezzo e suggerisce come rinnovare il guardaroba senza spendere un patrimonio o il francese “La meilleure façon de cuisiner”, che insegna come non sprecare gli alimenti e fanno perfino educazione politica, come l’inglese “Election”, rivolto ai ragazzi. La fiction, in questi casi, serve per capire meglio l’attualità.
Non mancano indicazioni di possibili rimedi politici alla crisi anche in programmi comici. Così fanno negli USA le commedie “Chocolate news” o “Kate & Kim” e le raccolte di scherzi “Beehive” o di barzellette “Beautiful People”.
Il rapporto di ricerca descrive in modo dettagliato i nuovi programmi: il concept, il produttore, i distributori, la programmazione, i concorrenti, il profilo della audience. Mostra ancora una volta come si può fare informazione di massa su temi differenti in formati televisivi diversi e insospettabili. Copyright2009©irio televisione, entertainment, crisi economica, audience

Karel Appel, "The painter who put his heart", 1972, acrilico su tela.
Riforma del capitalismo Un incontro al vertice di capi di Stato e di governo, premi Nobel, ministri e sindacalisti indica i principi della governance economica e sociale “Nuovo mondo, nuovo capitalismo. Etica, sviluppo, regolazione” è stato il tema del colloquio svoltosi a Parigi all’Ecole militaire. Davanti a un’assemblea fatta dai presidenti della Francia e della Liberia, dalla cancelliera tedesca, da ex primi ministri francesi e inglese, da economisti premi Nobel, da ministri francesi, italiani, olandesi e indiani, da sindacalisti europei, hanno parlato Tony Blair, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, che hanno introdotto le tavole rotonde su “I valori del nuovo capitalismo”, “Globalizzazione e giustizia sociale?”, “Come regolare il capitalismo?”.
L’ex premier inglese ha esordito ricordando che le attuali istituzioni economiche dei diversi paesi del mondo sono state incapaci d’arginare il disastro finanziario, che non bisogna dimenticare di sostenere le vittime della crisi e che l’unico aspetto positivo di questo disastro è l’apertura di un nuovo capitolo dell’economia e della politica globale, tutto ancora da definire.
Il nuovo presidente americano dovrà mettere in cima alla sua agenda il riequilibrio delle relazioni con la Cina. “E’ cruciale che il mondo occidentale risparmi di più e la Cina spenda di più”, ha preconizzato Blair.
La cancelliera tedesca ha stigmatizzato le colossali eccedenze monetarie cinesi, che hanno costituito a lungo un fattore d’instabilità. Ha sostenuto che sarebbe un errore concentrarsi unicamente sul crollo dei mercati finanziari, ci sono molti altri squilibri nei paesi ad economia avanzata, che hanno vissuto a lungo al di sopra dei loro mezzi, facendo affidamento sull’autoregolazione dei mercati senza predisporre dei contravveleni.
Ha proposto in concreto che, affianco al consiglio di Sicurezza dell’ONU, sia istituito un consiglio economico mondiale, che vigili sulla stabilità del sistema, una “dichiarazione universale per un’economia ragionevole” simile alla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo e un allargamento del G-8 a Cina, Brasile e India.
Il presidente francese si è scagliato contro ogni tentativo di proteggere le istituzioni finanziarie. “Il capitalismo puramente finanziario, ha affermato, è amorale. Non credo in altro capitalismo che in quello dell’impegno e del lavoro”. Il capitalismo deve essere moralizzato e rifondato. “O lo rifondiamo o sarà distrutto”.
La sfida è di ritrovare un "capitalismo imprenditoriale", che lo Stato deve animare.
Il 2 aprile, ha informato i partecipanti, si riuniranno a Londra i G-20 per concordare le nuove regole finanziarie.
L’Europa vuole anche riformare le istituzioni internazionali, che “datano dalla metà del XX° secolo e devono salvare l’economia del XXI° secolo”, come ha detto Blair.
Nel dibattito seguito alle tre relazioni, il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, John Monks, è intervenuto evidenziando i pericoli del neoprotezionismo, giustificato da alcuni governi nazionali con la crisi mondiale, il commissario europeo alla Concorrenza, Neellie Kroes, ha detto che la situazione attuale può essere paragonata a quella del 1930, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del Commercio, Pascal Lamy, ha espresso l’opinione che bisogna ripensare il sistema di Welfare su scala planetaria, preservando quello che già esiste a livello degli Stati.
Sono stati letti molti studi accademici d’occasione e ripetuti discorsi politici già fatti.
Dopo il colloquio, forti degli scambi avuti con i partecipanti, il presidente francese e la cancelliera tedesca si sono incontrati nuovamente all’Eliseo per concordare un’azione comune nella riunione, che si svolgerà la prossima settimana a Berlino, in preparazione del G-20 di aprile. Copyright2009©iriocapitalismo mondiale, governance mondiale dell'economia, globalizzazione , cooperazione internazionale, G20
Biochimica dell’amore Identificati dai neuroscienziati le regioni cerebrali e i processi facilitatori della fiducia, della simpatia e dell’amore La rivista scientifica “Nature” si è assunta da qualche tempo, con la serie “Being human”, il compito di razionalizzare la valutazione del comportamento umano, mostrando gli apparati e i meccanismi organici che lo sostengono. Esperti per lo più di provenienza accademica si sforzano di aiutarci a capire perché abbiamo una fede religiosa, come è nato il linguaggio, quali sono i fondamenti dell’ostilità e della generosità. Non poteva mancare in questa serie uno studio sulla biochimica dell’amore.
Il saggio di Larry J. Young dell’Yerkes national primate research center, dell’Emory University di Atlanta in Georgia - USA, "Love: neuroscience reveals all", è quello di uno neuroscienziato specialista dell’ossitocina, che ha analizzato le catene dei processi cerebrali alla base della simpatia e dell’innamoramento. Lo scopo è quello di curare disturbi gravi, come l’autismo, che riducono la capacità di intrecciare relazioni sentimentali e si basa su esperimenti di laboratorio con i topi, che hanno mostrato che una scarica di ormoni di ossitocina migliora il comportamento di relazione.
L’ossitocina è prodotta dai neurotrasmettitori del cervello, ma può essere sintetizzata in modo artificiale ed è alla base dei sentimenti materni e dell’attrazione sessuale.
L’analisi dei meccanismi cerebrali, delle catene di processi biochimici che vi sono connesse, dei legami dell’ossitocina con la dopamina, l’ormone della ricompensa e della motivazione, è stata fatta da Young, che ha scoperto che questo accoppiamento di neurotrasmettitori è il supporto cerebrale della fiducia in se stessi. La dopamina è un ormone che aumenta con la cocaina, l’eroina o la nicotina e favorisce l’euforia e la dipendenza dai prodotti dopanti indicati.
Gli esperimenti di laboratorio hanno mostrato che alcune regioni cerebrali correlate alla dopamina si attivano quando una madre vede la foto del figlio o un innamorato guarda la foto dell’innamorata.
La causa dell’attivazione è stata individuata in una connessione di origine materna esistente nel cervello, che eccita sessualmente i maschi alla vista del seno e suscita emozioni nelle donne a cui viene massaggiata la nuca o i capezzoli durante il rapporto sessuale.
Nei maschi, risulta sempre dagli esperimenti di laboratorio, l’ormone della vasopressina potenzia l’unione della coppia, l’aggressività nei confronti dei rivali, gli istinti paterni. Un cambiamento del gene ricettore di questo ormone modifica la qualità delle relazioni amorose.
Questa nuova visione dell’amore come un cocktail di neurotrasmettitori e cambiamenti genetici e la possibilità delle sintesi chimiche artificiali hanno già scatenato imprenditori, che vendono pillole e spray su Internet e giornali femminili, che si avventurano in pruriginosi o terrificanti descrizioni del futuro dell’amore. Copyright2009©irio biochimica, innamoramento, relazione di coppia, amore, neuroscienze, comportamento
Meno ricavi e organici per Adecco nel 2009 Il direttore generale del gruppo svizzero valuta l’effetto della crisi economica sull’occupazione a termine. In un’intervista al giornale economico “Handelszeitung” Dieter Scheiff, direttore generale di Adecco, il gruppo svizzero numero uno mondiale del lavoro a tempo, dice che la crisi economica sta colpendo il settore in cui opera la sua società. In settembre essa ha registrato un andamento negativo dell’8% sull’anno precedente. La tendenza si è accentuata nel quarto trimestre e alla fine del 2008 la società ha ridotto gli organici impiegati di 1.100 persone.
Il 2009 sarà ancora un anno difficile per tutti i paesi e le aree geografiche in cui il gruppo svizzero è presente. Bisognerà adeguare i costi e procedere a nuovi tagli di personale.
I prossimi due anni saranno davvero “sfidanti”.
Adecco ha realizzato nel 2008 oltre 20 miliardi di euro di ricavi in dodici aree geografiche del mondo. Il 32,7% dei risultati è stato ottenuto in Francia, il 15,2% negli USA e Canada, l’8,9% nel Regno Unito e Irlanda: il 56,8% in tre soli paesi tra i più esposti ad un forte aumento della disoccupazione, legata alla crisi economica in atto. Né meno grave è la situazione in paesi come il Giappone, che costituisce il 6,6% della cifra d’affari, l’Italia e la Germania, che rappresentano ciascuno il 5,9%, la Penisola iberica con il suo 5,5%.
Scheiff ritiene che nel medio termine per Adecco riprenderà una crescita del 7-9% dei ricavi e degli effettivi. Copyright2009©irio Adecco, lavoro a termine, precariato
Dopo 100 anni chiude Woolworths La multinazionale del retail, che aveva inventato il magazzino a prezzo unico, è
fallita nel Regno Unito. Martedì, con la chiusura del punto vendita dell’East Lancashire, ha avuto termine una vicenda aziendale incominciata giusto un secolo prima, quella di Woolworths, la celebre catena della grande distribuzione non alimentare inglese. Un’avventura commerciale, partita da Liverpool e sviluppatasi attraverso 819 magazzini a prezzo unico, che hanno portato in tutto il Regno Unito i consumi distintivi del benessere moderno: l’abbigliamento, gli accessori, la cura della persona, l’arredamento.
Il protagonista di questa avventura veniva dagli Stati Uniti ed era innamorato dell’Inghilterra. Rappresentava alla fine dell’ ‘800 il modello dell’imprenditore schumpeteriano, risk bearer e organization builder. Aveva ideato e sperimentato in America l’innovazione delle vendite al dettaglio in un bazar a Utica, New York, dove tutto si vendeva, nel 1878, a cinque e dieci cent e si comprava a self-service.
L’innovatore era un giovanotto di nome Frank Winfield Woolworth, che lavorava assieme al fratello Charles Summer. La sua idea aveva avuto successo e l’anno dopo la coppia aveva già aperto un secondo punto vendita, con la stessa formula. In trent’anni i “Woolies”, come gli americani chiamavano quei negozi, si erano diffusi in tutti gli Stati.
Ma Frank puntava all’Inghilterra e qui la sua innovazione organizzativa aveva avuto ugualmente successo. Woolworths era diventata una delle istituzioni più popolari, subito dopo il cricket e la regina.
Nel 1979 la catena di distribuzione al dettaglio era diventata la maggiore del mondo, presente in America, Europa e Australia. Nel frattempo i due fratelli fondatori erano morti e la gestione aziendale si era indebolita e diversificata. Woolworths inglese fu acquistata da un’azienda della distribuzione alimentare, priva delle specifiche competenze di business, che cominciò a ridimensionare strutture e organici. Perse così la sua caratteristica di grande magazzino e subì una dequalificazione, che si accentuò nel 2004, quando fu rilevata da una cordata di altri distributori, tra cui anche ASDA e Tesco.
Woolworths diventò una componente delle gallerie nei centri commerciali annessi agli ipermercati: un capovolgimento totale della tradizionale posizione di centro città. Una fine ingloriosa per un’organizzazione commerciale che aveva portato la moda e il design a tutti, a prezzi popolari.
La chiusura è stata accelerata dalle banche creditrici. Il mese scorso la direzione aziendale si è vista rifiutare un rinnovo del prestito di 385 milioni di sterline. Il rifiuto è coinciso con l’ultimo errore strategico commesso dal nuovo management, quello di puntare sull’alternativa dell’e-commerce, inadatto a un’azienda che aveva sempre fatto leva sulla tradizione dello stile inglese.
Woolworths non è stata in condizione di onorare il suo debito. Dal 27 dicembre tutte le merci presenti nei punti vendita sono state liquidate con sconti del 60-70% e, a mano a mano che lo stock esistente veniva venduto, tutti i magazzini sono stati chiusi. L’ultimo è stato quello dell’East Lancashire.
I 27.000 dipendenti sono restati senza lavoro. Copyright2009©irio Woolworths, grande distribuzione, crisi aziendale ,disoccupazione
Solidarietà sale della vita L’integrazione degli immigrati diventa impossibile per l’ottusità delle norme. La contrapposizione tra le leggi della natura e la forza dell’autorità politica attestata dal diritto formale ricorre nelle rappresentazioni letterarie dall’Antigone di Sofocle. Thomas McCarthy, attore esperto e regista alla seconda prova, amplia questa prospettiva tradizionale al valore della solidarietà, come significato fondamentale dell’esistenza di chi può soddisfarvi passione e motivazione soffocate dalla routine.
Il suo film “The visitor” (in italiano, L’ospite inatteso) ha per protagonista Walter Vale (Richard Jenkins, attore del recente “Burn after reading"), professore universitario di economia nel Connecticut, vedovo sessantenne, che trascina la noia e la solitudine della vecchiaia nel burocratico rispetto delle leggi e delle procedure che regolano i rapporti accademici. E’ un docente che probabilmente ha smesso da tempo di fare ricerca e se figura come coautore di un saggio di una collega è perché questo affronta un argomento che rientra nelle competenze attribuite alla sua cattedra.
Lo studio deve essere presentato a un convegno sullo sviluppo economico a New York, ma la collega si ammala e Vale, dopo qualche resistenza, è costretto a sostituirla. Quando arriva nella grande città, simbolo dell’America, dove scopriamo ha un appartamento da tempo inutilizzato, trova in casa una coppia di giovani immigrati, il siriano clandestino Tarek (Haaz Sleiman) e la senegalese Zainab (Danai Gurira).
I due l’hanno affittato non si sa da chi, ma spaventati da un possibile arrivo della polizia, non discutono neppure la loro buona fede nell’occupazione. Si apprestano ad andare via, se Vale, mosso da compassione, non decidesse di ospitarli per qualche giorno mentre trovano dove andare.
La vicinanza temporanea si trasforma in simpatia e poi in amicizia, quando il professore rispettoso delle norme constata che ha difronte un suonatore di tamburo, lo djembe e una creatrice di monili etnici, due persone che ricorrono alla fantasia e alla creatività per vivere, così come aveva fatto sua moglie, che era stata una valente pianista, il cui strumento musicale il demotivato professore di economia si sforzava d’imparare a suonare con scarso risultato.
L’amicizia con la coppia di ospiti inattesi diventa affetto quando Vale decide di mettersi anch’egli a percuotere lo djembe sotto la guida di Tarek, di vedere e comprare le creazioni di Zainab.
Integrazione riuscita dunque, ma il percussionista siriano viene scoperto dalla polizia durante un controllo casuale e inviato in un centro di detenzione dell’Immigration and customs enforcement. Vale s’impegna nella battaglia per evitare l’espulsione dell’amico. Più volte lo va a trovare in parlatorio per sostenerlo psicologicamente e conforta Zainab disperata.
Il coinvolgimento aumenta con la comparsa di Mouna (Hiam Abbass), la mamma di Tarek, rigida e difesa all’inizio, che poi ricambia i sentimenti del professore fino a dormire con lui.
Nonostante tutti i tentativi, Tarek sarà rimpatriato, Zainab resterà sola e Mouna tornerà in Siria per assistere il figlio. Vale ha sperimentato sulla sua pelle l’insensatezza del sistema d’immigrazione americano. L'ultima scena lo mostra mentre fa il percussionista in una stazione della metropolitana di New York. L'integrazione ha funzionato a doppio senso.
Il film di McCarthy mette a confronto la dolcezza dei rapporti possibili tra persone di etnia diversa e la durezza di quelli attuati in ossequio alle norme. Si avvale di un quartetto di bravi attori, espressione tangibile delle differenti appartenenze geografiche e culturali, persone qualunque, vittime di emergenze, che provocano reazioni implacabili allo scopo principale di posizionare i politici sul mercato elettorale. Copyright2009©irio L'ospite inatteso, emigrazione, immigrati clandestini ,integrazione sociale, solidarietà
Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere*
Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi, lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere: Almanacchi per l’anno nuovo?
V: Si signore.
P: Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
V: Oh illustrissimo, sì certo, se i nostri concittadini non ridurranno i consumi.
P: Ma come potranno comprare i milioni di famiglie italiane che non arrivano alla fine del mese con i loro redditi, i lavoratori precari, i pensionati, anche quelli già associati a Manageritalia e alla Federmanager?
V: Le famiglie italiane sono tra le meno indebitate del mondo, sono formiche che risparmiano, mettono i soldi in banca, sono proprietarie di case e non vanno neppure al ristorante.
P: Quanti anni nuovi sono passati da che vendete almanacchi?
V: Saranno quindici anni, illustrissimo.
P: Quindici anni fa l’esercito dei precari non aveva l’incidenza percentuale che ha raggiunto in questi ultimi cinque. Un lavoratore su otto oggi ha un posto, domani non lo sa. In Italia ci sono quasi 3 milioni di persone che adesso guadagnano, fra qualche mese non è detto. Il precariato è aumentato del 17% nell’ultimo quinquennio. Un terzo dei lavori a rischio sono nel Sud, un giovane su tre è disoccupato.
V: Non vorrete tornare indietro, a quando gli statali facevano i doppiolavoristi, l’assenteismo nelle aziende era elevato, c’erano i baby pensionati, la produttività era bassa e gli imprenditori erano legati indissolubilmente ai propri dipendenti? Non rimpiangerete cotesto?
P: E pure la sicurezza del posto di lavoro, la tranquillità della vecchiaia, la speranza dei giovani sono belle cose.
V: Avrei voluto da giovane una vita come quella che oggi menano tanti. La vita ch’ho fatto io mi ha consentito di vedere riconosciuti i miei meriti e di raggiungere i miei obiettivi.
P: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere e così tutti vorrebbero una vita come Dio la mandasse, senz’altri patti.
V: Per questo i nostri governanti hanno deciso di dare una spinta all’economia, riformando lo Stato: tagliando le sperequazioni e le inefficienze del mercato del Lavoro, della Giustizia, della Scuola, del Fisco, della Costituzione.
P: Una vita a caso per coloro che costituiscono la moltitudine delle persone e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo.
V: Nient’affatto, basterà che ciascuno rispetti i dettami dell’almanacco e si principierà per ciascuno una vita migliore.
P: Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
V: Ecco, illustrissimo. Cotesto vale quaranta euro, dà diritto agli acquisti mensili, aumenta le risorse a disposizione di ognuno per gli ammortizzatori, favorisce l’occupazione della CAI.
P: Ecco quaranta euro.
V: Grazie illustrissimo, a rivederla all’anno prossimo. Almanacchi, almanacchi nuovi, lunari nuovi.
* Parafrasi da Giacomo Leopardi, Operette morali, 1832.
Copyright2009©irio Giacomo Leopardi, politica economica, occupazione ,bilanci delle famiglie