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Buon Natale e felice 2009
DICEMBRE
3 temi, 27 post e 30 commenti
DIFFERENZE DI TRATTAMENTO
Accessibilità e femminilizzazione degli studi universitari; Assaggiatori di lavoro; Bonus da 77 milioni di euro per il presidente della Porsche; Cassa integrazione ordinaria+24%;Clausola dell'Europea più favorita; Discriminazione delle donne nel lavoro; Gestire la mobilità dei lavoratori nel mondo; Millionaire fair.
STATO DI NECESSITA'
Crisi dell'automobile; Cultura come forza di vita; John Thain non avrà il bonus da 10 milioni di dollari; 9° Rapporto sullo stato del sistema universitario; Pacchetto clima-energia europeo; Previsioni d'impiego negative per il primo trimestre 2009; Tre volte meno vita per gli elefanti negli zoo; Kowspi Raymond Marek; Vestito da lavoro; Video erotico - ecologico.
PIENO INVERNO
Aumentano i rischi di fallimento nei paesi OECD; Creatività di gruppo; Internet è meglio; L'élite del potere secondo Newsweek; Jef Aerosol; Obamania; Respinta la clausola "opt out"; Riconoscere e ritrovarsi.
POST PIU' COMMENTATI
Crisi dell'automobile
Assaggiatori di lavori
Pacchetto clima - energia europeo
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La domanda non si limita al consumo e comprende l'investimento, che ha il vantaggio d'agire direttamente sull'occupazione, mentre il consumo dipende dai redditi e dal risparmio e genera fughe verso l'importazione. |
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John Maynard Keynes: "The general theory of employment, interest and money", 1936. |
Riconoscere e ritrovarsi ”Racconto di Natale” di Desplechin scopre le compatibilità parentali nel vincolo della natura La provincia profonda è la scena delle tragedie familiari in molte rappresentazioni letterarie. L’ambiente angusto demograficamente e meteorologicamente si presta a spiegare le ribellioni dei figli, le delusioni dei genitori e i rancori familiari. Accompagna le difficoltà dei rapporti tra consanguinei, mascherate dai rituali festivi come il pranzo della sera di Natale.
Il regista francese Arnaud Desplechin è nato a Roubaix, la città dell’industria tessile nell’entroterra di Calais e qui, dove è cresciuto, ha imparato a scrutare dietro i comportamenti di persone insicure sul futuro e tormentate dal passato, ma che si muovono con la discrezione che la posizione sociale richiede. I suoi temi preferiti sono il confine labile tra bugia e verità, il conflitto tra aspirazioni e possibilità, ambientali innanzitutto.
Anche “Un conte de Noël” (Racconto di Natale, in italiano), il suo ultimo film presentato a Cannes e adesso in circolazione nelle nostre sale cinematografiche, ritorna sul tema dei legami parentali, dei doveri che li accompagnano, dei conflitti tra questi e i sentimenti.
La famiglia Vuillard, Abel (Jean Paul Roussillon) e Junon (Catherine Deneuve) si apprestano a ricevere nella casa di Roubaix, ereditata dal marito e fornita di tutte le comodità nel corso del lungo matrimonio, figli, nipoti pronipoti e cugini. Junon ha saputo da poco di essere stata colpita da una malattia d’origine genetica, la stessa che aveva portato alla morte il figlio Joseph quando aveva soltanto sette anni.
E’ una malattia rara. Junon avrebbe bisogno di un donatore in famiglia e compatibile. Uno dei figli, Henri (Mathieu Amalric), il terzo, fu generato a suo tempo dai coniugi Vuillard per potere salvare Joseph con un trapianto, ma si scoprì che la donazione non poteva essere fatta per incompatibilità.
Henri è il più trasgressivo dei quattro figli avuti dalla coppia. Ha tentato la carriera dello spettacolo, con insuccesso. Stava per essere condannato per bancarotta ed è stato salvato in tribunale dalla sorella maggiore, Elizabeth (Anne Consigny), che si è accollata tutti i debiti del fratello a patto di non incontrarlo mai più, perché convinta che Henri l’abbia diffamata.
Compatibili per il trapianto di Junon potrebbero essere il figlio di Elizabeth, Paul (Emile Berling), o il fratello bandito dalla famiglia. Al pranzo di Natale è perciò invitato anche Henri per verificare questa eventualità.
Da incontro rituale festivo la riunione familiare svela il suo vero volto di occasione salvavita per Junon, che ha sempre odiato Henri, colpevole di incompatibilità, per la morte di Joseph.
A complicare l’intricatissima trama, il quarto figlio dei Vuillard, Ivan ((Melvil Poupaud), arriva alla riunione familiare, accompagnato dalla moglie Sylvia (Chiara Mastroianni) e dai due gemelli loro figli. Durante la breve permanenza natalizia, Henri scoprirà d’essere compatibile per il trapianto di Junon e fra i due spunterà quel rapporto madre-figlio mancato in passato.
Elizabeth verrà in possesso della presunta lettera diffamatoria del fratello. Sylvia saprà perché Ivan l’ha sposata e potrà dare il suo amore a Simon (Laurent Capelluto), il nipote di Junon.
Perfino Abel, proprietario di una tintoria industriale, potrà dedicarsi alla musica, la sua vera passione.
Desplechin riesce a reggere all’onda d’urto di tanta materia, in qualche momento ha la mano particolarmente felice, come quando rappresenta il comportamento e i sentimenti dei componenti della famiglia Vuillard, ma talora divaga in storie particolari che le didascalie del film per personaggi e capitoli non sempre sbrogliano.
Certe esplosioni d’amore e d’odio spesso non sono giustificate, tanto sono improvvise e violente. Ne emerge più la sensazione che la realtà dell’importanza del conoscere gli altri per ritrovare se stesso nella giusta collocazione degli affetti familiari, come Desplechin avrebbe voluto rappresentare.
Qualche personaggio laterale, come per esempio Faunia (Emmanuelle Devos), la compagna di Henri e Paul, il nipote stralunato, recitano sopra la media di una contegnosa Junon e di un’inesistente Elizabeth. Copyright2008©irio Racconto di Natale, Arnaud Desplechin, Catherine Deneuve , pranzo di Natale
L’élite del potere secondo Newsweek Il settimanale americano di attualità classifica i 50 più potenti del mondo Il numero di “Newsweek” da ieri in edicola contiene lo speciale “The global élite”, una serie di articoli e l’immancabile classifica dei 50 più potenti del mondo. Un pezzo introduttivo di Jon Meacham, chiarisce che lo studio del potere non è solo divertente, è illuminante e ricostruisce la storia di questo “antico impulso umano”, dall’imperium, cioè dall’identificazione del potere con quello statuale, di governo politico, alle altre forme di potere attuali, quello economico, delle idee, della massa.
Meacham è il direttore del settimanale, è un analista politico e giustifica la sua scelta editoriale con l’elezione di Obama e lo sviluppo delle economie emergenti, India, Cina e Brasile. Sono fatti che hanno cambiato la concezione e l’uso del potere, sostiene. A complemento di queste nuove forme e localizzazioni del potere “Newsweek” ha elaborato la classifica, che si apre con Barack Obama, vede Hu Jintao al secondo posto, al terzo Nicolas Sarkozy e subito dopo il “triumvirato economico” di Ben Bernake, Jean Claude Trichet e Masaaki Shirakawa.
Fedele all’assunto delle diverse forme di potere,nella graduatoria ci sono Benedetto XVI, 37°, il Dalai Lama, 46°, e E.A.Adeboye, 49°, Rupert Murdoch, 39°, Jeff Bezos, 40° e Carlos Slim Helù, 45°, né manca Osama Bin Laden, 42°.
I primi 50 dell'élite globale
| 1 |
Barack Obama
|
26
|
Mike Duke
|
| 2 | Hu Jintao | 27 | Rahm Emanuel |
| 3 | Nicolas Sarkozy | 28 | Eric Schmidt |
| 4 | Ben Bernake | 29 | Jamie Dimon |
| 5 | Jean Claude Trichet | 30 | David Axelrod |
| 6 | Masaaki Shirakawa | 31 | Valerie Jarrett |
| 7 | Gordon Brown | 32 | Dominique Strauss-Kahn |
| 8 | Angela Merkel | 33 | Rex Tillerson |
| 9 | Vladimir Putin | 34 | Steve Jobs |
| 10 | Abdullah bin Abdulaziz Al-Saud | 35 | John Lasseter |
| 11 | Ayatollah Ali Khamenei | 36 | Michael Bloomberg |
| 12 | Kim Jong Il | 37 | Papa Benedetto XVI |
| 13 | Hillary Clinton | 38 | Katsuaki Watanabe |
| 14 | Bill Clinton | 39 | Rupert Murdoch |
| 15 | Timothy Geithner | 40 | Jeff Bezos |
| 16 | Gen. David Petraeus | 41 | Shahrukh Khan |
| 17 | Sonia Gandhi | 42 | Osama bin Laden |
| 18 | Luiz Inácio Lula da Silva | 43 | Hassan Nasrallah |
| 19 | Warren Buffett | 44 | Margaret Chan |
| 20 | Gen. Ashfaq Parvez Kayani | 45 | Carlos Slim Helú |
| 21 | Nuri al-Maliki | 46 | Dalai Lama |
| 22 | Bill Gates | 47 | Oprah Winfrey |
| 23 | Melinda Gates | 48 | Amr Khaled |
| 24 | Nancy Pelosi | 49 | E. A. Adeboye |
| 25 | Khalifa bin Zayed Al Nahyan | 50 | Jim Rogers |
“Newsweek” è un settimanale d’attualità, che diffonde 4 milioni di copie in 12 edizioni e all’articolo di Meacham non si può chiedere più di tanto. Ma vale la pena di ricordare, a commento della classifica, che potere è un termine impiegato a dismisura e in una grande varietà di accezioni, che hanno in comune, precisano i sociologi, un’allocazione di risorse, quale che sia la natura di esse. Non c’è potere senza averne a disposizione. A chi ha potere occorre poi una certa capacità di impiegare tali risorse e un piano di utilizzo.
Le risorse disponibili, cioè, possono essere impiegate in base alle capacità di chi può utilizzarle, a patto di conoscere prima di tutto le condizioni e le conseguenze del loro utilizzo. I modi d’impiego e i risultati ottenuti o attesi sono qualificanti. Per concretizzare, Obama non è Bush e non è neppure Hu Jintao o Vladimir Putin.
Il potere è una relazione triadica, è indistinto dalla sfera di attività a cui si riferisce, è connesso alla legittimazione data dalle norme e al riconoscimento attribuito dal basso. Ha un ampissimo spazio di escursione dall’autorità all’influenza, cioè dalla possibilità di usare o di minacciare sanzioni a chi vi è sottoposto, all’essere fonte di condivisione, d’ispirazione, di persuasione, di seduzione o di adescamento.
Se con queste categorie facciamo un gioco natalizio sulla lista dei personaggi, compilata da “Newsweek”, possiamo capire perché Meacham ha fatto un colpo giornalistico, ad alta attrazione e perché in essa non c’è chi ci aspettavamo di trovare. Copyright2008©irio Newsweek, potere, classifica potenti
Respinta la clausola “opt out” Il Parlamento europeo boccia la proposta dei ministri del Lavoro dell’UE Migliaia di manifestanti appartenenti a una quarantina di federazioni sindacali, venuti a Strasburgo da tutta l’UE, hanno sfilato in corteo martedì 16 contro la Direttiva sull’allungamento degli orari di lavoro, frutto del compromesso di giugno tra i ministri dei 27. Il superamento delle 48 ore settimanali massimo era stato provocato da un’iniziativa del Regno Unito, a cui si erano aggiunti l’Italia e i paesi dell’Est . Prevedeva una deroga al limite, in vigore da cento anni, per accordo individuale con i lavoratori e per convenzioni collettive. Nel primo caso si poteva lavorare fino a 60-65 ore, nel secondo andare anche oltre questo termine.
Il compromesso ministeriale era stato bocciato anche dalla commissione Lavoro del Parlamento europeo in novembre, ma non era stato sufficiente per cancellarlo. Occorreva la riprovazione di una maggioranza qualificata, costituita dalla metà più uno degli eurodeputati, 393 voti, perché il provvedimento di giugno fosse eliminato.
Ieri il Parlamento in seduta plenaria ha bocciato con 421 voti contrari, 273 favorevoli e 11 astenuti quella proposta. E’ stato approvato pure un emendamento che considera tempo di lavoro quello di guardia e di inattività nel luogo dove viene prestato il servizio.
Fino alla vigilia della votazione però si era temuto che la disciplina di partito portasse i deputati del Partito popolare europeo, che ha la maggioranza relativa, a votare compatti per l’approvazione dell’accordo ministeriale e che ad essi si aggiungessero altri gruppi conservatori e moderati, con la sconfitta degli eurodeputati socialisti, dei verdi e della sinistra, contrari all’inserimento della clausola opt out in una Direttiva, che poteva essere trasferita nelle legislazioni lavoriste nazionali.
I deputati invece hanno votato secondo coscienza, perfino alcuni deputati laburisti inglesi hanno convenuto che 48 ore significano 10-12 in più rispetto alla media contrattuale di molti paesi europei. Adesso la palla torna al Consiglio dei ministri del Lavoro, che entro 80 giorni potrà tentare di raggiungere un accordo su qualche modifica.
Sarà un aggiustamento difficile da realizzare, perché i ministri dovranno tenere conto delle tesi del Parlamento, che hanno portato alla bocciatura. Se non ci sarà accordo la proposta decadrà e la Commissione europea dovrà presentare una nuova Direttiva. Copyright2008©irio opt out, orario di lavoro, consiglio dei ministri UE ,Parlamento europeo
Obamania Il presidente eletto degli USA è la “personalità dell’anno” per la rivista “Time”, è
vestito dagli stilisti di “Women’s wear daily”, dà il nome ai neonati L’entusiasmo degli Americani per Obama continua, mentre aumenta l’insofferenza per gli ultimi giorni di Bush e cresce la speranza per l’inizio dell’attività della nuova squadra di governo, pressoché completata.
Online impazza il gioco “Sock and awe”, che invita a imitare il lancio della scarpa del giornalista iracheno Muntazer al-Zaidi. Si tratta di colpire il presidente americano in carica, che appare e scompare all’improvviso dietro il podio della conferenza stampa del 14. Il giocatore che fa pochi punti nelle dieci manche è invitato a riprovare.
“Time” ha nominato Obama “persona dell’anno 2008”. La motivazione dice: “Perché disegna prospettive ambiziose in questo periodo scuro e dimostra qualità che fanno sperare gli Americani che potrà realizzarle”. La copertina del settimanale ricorda che sono stati nominati prima di lui Charles Lindberg nel 1927, il personal computer nel 1982 e la Terra nel 1988.
Obama succede a Vladimir Putin, che è stato alla testa della classifica l’anno scorso. Nel palmarès dopo di lui ci sono Henry Paulson, autore del piano di salvataggio delle banche, il presidente francese Nicolas Sarkozy e, a sorpresa, Sarah Palin, la governatrice repubblicana dell’Alaska, candidata vicepresidente nelle elezioni di novembre, quinto è Zhang Yimou, il regista cinese, che ha diretto le cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi olimpici di Pechino.
Non toglie niente al successo personale di Obama, ribadito ancora una volta dal settimanale, che si tratti di persone completamente diverse, apprezzate perché “la storia di Obama è caratterizzata da successi per imprese sempre più importanti”, Paulson “ha giocato un ruolo storico in un momento storico”, "Nicolas (Sarkozy) ha la stoffa di un vero leader", come afferma Tony Blair, Sarah Palin ha avuto “l’entrata in politica più sorprendente dei tempi moderni”.
“Women’s wear daily” ha chiesto a Duckie Brown, Steven Cox e Daniel Silver, tre stilisti che lo avevano riconosciuto come “il primo presidente ad avere un corpo fatto per la moda”, di disegnare l’abito che Obama dovrebbe indossare per il giorno dell’investitura. Si sono prestati al gioco e le loro creazioni sono apparse anche sulle copertine di G-Q, Esquire, Men’s Vogue e Men’s Health, ma il presidente eletto ha già scelto un abito di Hart Schaffner Marx. E sappiamo anche dalla stampa italiana che indossa abitualmente i pantaloni di PT01.
Michelle Obama, alta 1,80 m, era già stata omaggiata nel numero precedente del quotidiano newyorchese, considerato la bibbia della moda, da un gioco simile, che aveva avuto la partecipazione di Paul Smith, Tommy Hilfiger, Marc Jacobs, Richard James, D-squared e Brooks Brothers.
“Newsweek” ha riportato che è in aumento il numero dei bambini chiamati Barack, Obama o Barack Obama. Dal giorno dell’elezione sarebbero già 1.500.
Che cosa l’interessato potrebbe volere di più? Per fortuna del mondo sta lavorando a costruire la nuova squadra di governo e i collaboratori finora ingaggiati sembrano avere tutte le caratteristiche per potere realizzare il piano di interventi che ha ricevuto il consenso degli elettori. Copyright2008©irio Obama, investitura Obama, obamania, fashion
Aumentano i rischi di fallimento nei paesi OECD Nel 2009 chiuderà un altro 25% in più di aziende secondo l’indice globale EH SFAC “Business insolvency outlook”, il bollettino trimestrale della compagnia d’assicurazione credito Euler Hermes SFAC, nel numero pubblicato il 9 dicembre, mette in guardia le piccole e medie imprese dell’area OECD contro il pericolo dei mancati pagamenti di prodotti e servizi forniti all’estero.
Nell’inverno 2008 – 2009, scrive la pubblicazione, la crisi economica “entrerà in risonanza”, con una dinamica a ondate, per la simultaneità della crisi finanziaria e dell’economia reale. Ci saranno fallimenti a catena delle aziende operanti nei settori dei prodotti e servizi per l’esportazione, compresi quelli destinati alla Cina. A livello mondiale nel 2009 saranno interessate un quarto delle imprese, come nel 2008.
In numerosi paesi i due primi settori colpiti dai fallimenti saranno quello immobiliare e il finanziario. In esso sono già avvenuti i maggiori default degli USA e del Giappone, mentre in Germania e Francia sono più a rischio l’industria e il commercio al dettaglio e nel Regno Unito, il paese più destabilizzato dalla crisi, mostrano una forte debolezza molti settori insieme.
Nel 2008 il paese dell’area OECD più esposta ai fallimenti aziendali è stata la Spagna, che ha visto aumentare del 161% la debolezza dei suoi business, seguita dal Portogallo con il 75%, dall’Irlanda con il 58% e dagli USA con il 45%.
In Italia i default sono aumentati del 10% rispetto al 2007, come in Svezia, nei Paesi Bassi e in Grecia.
Nel 2009 il rischio massimo sarà di Hong Kong, che peggiorerà del 103% la situazione 2008 del sistema delle imprese. Le aziende americane correranno un rischio di fallimenti superiore del 50% all’anno precedente, quelle dei Paesi Bassi del 38% e del Regno Unito del 34%.
In Italia il rischio di chiusure aziendali sarà superiore del 12% rispetto al 2008, così come la Germania, la Francia e il Belgio.
La Slovacchia è il paese che appare quello relativamente più stabile dell’area OECD, nel 2008 ha avuto il 30% di chiusure in meno del 2007 e le aumenterà del 7% nel 2009. Il Lussemburgo la segue, ha avuto il 6% in più di fallimenti nel 2008 e il 7% nel 2009. Copyright2008©irio Euler Hermes SFAC, fallimenti, pagamenti ,esportazioni, crisi economica
Creatività di gruppo Un gioco di piattaforma con varietà di livelli completamente personalizzabile Un videogame in cui il giocatore può costruire un intero mondo, di raffinatezza tecnica, grafica e sonora tanto elevata da costituire un mezzo per il coinvolgimento e lo sviluppo del giocatore, un modello di riferimento per passare dalla fantasia più sfrenata alla creatività applicata, questo è “Little big planet”, una piattaforma per Playstation 3 ideata da Media Molecule e pubblicata da Sony Computer Entertainment.
La base ludica su cui poggia è l’interazione con gli oggetti a schermo di un animaletto di pezza, personalizzabile nell’aspetto, che deve costruire un intero mondo digitale usando oggetti di ogni genere, come quelli che si possono trovare in una cantina. E ad una cantina pare si siano ispirati i giovani creativi della software house inglese.
All’inizio bisogna superare una serie di livelli, pieni di ostacoli nascosti in castelli di cartone e mari di cartapesta. Il giocatore dove agire in un mondo regolato da routine e da cooperazione con altri giocatori, prendendo gli oggetti che vuole usare, aggrappandosi agli elementi dello schermo, interagendo con i compagni di gioco, un pretesto per prendere la mano al videogame e imparare ad usarlo al meglio.
Durante la prima fase perciò spuntano sulla scena alberi, fiori e compare un secondo personaggio. I due insieme possono colorare l’ambiente, modificare l’aspetto di oggetti, adattare ingranaggi e componenti di costruzioni, di macchine, di treni e ruote panoramiche.
Un campo giochi molto disordinato, che con l’arrivo di altri due personaggi compone un gruppo di lavoro, capace di fabbricare e costruire prodotti che si comportano in modo realistico, di assemblare elementi e di lavorare in modo originale. In più basta scattare una foto con il cellulare o la macchina fotografica, copiarla sull’hard disk della PS3 e richiamarla durante il gioco per usarla o modificarla quando si vuole.
“Little big planet” è un gioco dalle moltissime potenzialità, senza una struttura rigida, con uno schema regolato solo dalle leggi fisiche e dalla fantasia dei giocatori. L’editor visuale, diviso in categorie, può essere richiamato in ogni momento con un tasto e fa recuperare gli elementi dello scenario, gli oggetti e i personaggi.
I modelli in 3D sono ben definiti, le texture eccellenti, gli effetti e il sistema di illuminazione suscitano suggestioni, l’estetica è in complesso attraente.
Ne risulta una nuova forma di Web 2.0, che può dare una svolta al mondo dei videogame. Copyright2008©irio videogame, Little big planet, creatività ,fantasia
Internet è meglio Una maggioranza di Americani lo preferisce al sesso Intel, l’azienda produttrice di microchip e tecnologie innovative, voleva vedere quanto importante fosse Internet per la vita degli Americani anche in tempo di crisi, ha dato perciò un incarico ad Harris Interactive, la società di ricerche di mercato, non nuova alle indagini sugli orientamenti sessuali degli internauti e sul modo d’impiego del tempo libero. Il mese scorso è stata così realizzata una ricerca, a cui hanno partecipato 2.119 adulti dai 18 ai 44 anni, che hanno riferito delle scelte tra Internet, la televisione e il sesso.
I risultati, contenuti nel rapporto “Internet reliance in today economy”, diffuso da Intel ieri, sono sorprendenti.
Il 65% degli intervistati non può stare un giorno senza accedere a Internet e più del 71% ritiene importante o molto importante avere a disposizione dei mezzi per collegarsi in Rete.
Internet è considerato lo strumento basilare nell’attuale situazione economica per gestire i propri investimenti, trovare i prezzi migliori, fare confronti tra le proposte per mangiare fuori, comprare abbigliamento, iscriversi a una palestra, pagare l’abbonamento alla Tv cavo.
Internet trionfa sulla TV. Il 58% degli adulti di ogni età potrebbe stare anche due settimane senza guardare la televisione, ma reggerebbe solo una settimana senza Internet e le percentuali salgono al 77% tra i 18-34 anni e scendono al 52% tra i 35-44 anni.
Le risposte più stupefacenti sono quelle che esprimono una preferenza per i rapporti virtuali superiore a quella per i rapporti sessuali. Il 46% delle donne e il 30% degli uomini dicono che potrebbero stare senza sesso per due settimane, ma non senza Internet.
Se si disaggregano le risposte per classi di età, preferiscono più navigare in Rete che fare l’amore il 49% delle 18-34enni e il 52% delle 35-44enni, il 39% dei 18-34enni e il 23% dei 35-44enni.
Ogni commento è superfluo e vanno ricacciati indietro tutti i nostri gallismi e compiangimenti per confronto. Copyright2008©irio Internet, Internet mania, sesso virtuale

Jef Aerosol, "All you need is love", 2008, spray su tela.
Cultura come forza di vita La storia di un’adolescente che con l’amicizia e l’amore riesce a rompere le sbarre dell’origine sociale Le pratiche culturali, dice Pierre Bourdieu, sono in rapporto strettissimo con il capitale scolastico e con l’origine sociale. A parità di capitale scolastico il peso dell’origine sociale, stabilita mediante la professione del padre, aumenta quando ci si allontana da determinati generi o da determinate opere di musica e di pittura. Queste permettono di distinguere universi di gusto, che possono suddividersi e rigenerarsi all’infinito in successive ripartizioni corrispondenti a livelli scolastici e sociali.
Il libro di Bourdieu “La distinzione. Critica sociale del gusto”, frutto di un capillare lavoro di ricerca empirica e di critica teorica, durato tre anni, apparve nel 1979. Nel 1977, a Parigi, è situata la storia di “Stella”, rappresentata nel film di Sylvie Verheyde, una parafrasi dell’acculturazione di una undicenne, sull’importanza della socializzazione scolastica e la forza della conoscenza intellettuale.
Stella (Léora Barbara) è una ragazzina che abita in un bar con camere l’ “Arqueduc”, gestito dai genitori, un’ex cameriera e un ex facchino, occupato da alcolisti e pensionati sociali, che là mangiano, bevono, ascoltano la musica a tutto volume di un juke-box, giocano a carte, ballano, turpiloquiano, fanno sesso, imitano i personaggi di successo, litigano e dormono. Trascorrono un’esistenza miserabile tra le mura e il cortiletto del piccolo stabile di periferia.
Al passaggio alla scuola media, poiché il suo cognome, Vlaminck, incomincia con una delle ultime lettere dell’alfabeto, è assegnata a una sede più lontana di quella che si aspettava, fuori quartiere, in un istituto frequentato da figli di professionisti e famiglie benestanti.
Scopre così la sua differenza sociale e la distanza culturale con le compagne di classe. Si rinchiude allora in se stessa e diventa aggressiva con qualcuna che la dileggia, ma è aiutata da una vicina di banco, un’ebrea argentina, figlia di uno psichiatra fuggito dagli squadroni della morte, Gladys Martinez (Melissa Rodrigues), che la porta a casa sua, le parla dei libri di autori, che Stella non ha mai sentito nominare prima e le presta dischi di canzoni, diverse da quelle sparate dal juke-box del suo bar, fatte di bei versi da cantare.
Nasce un’amicizia, che a poco a poco le fa venire la voglia di cogliere l’opportunità che le è capitata. Così s’impegna a scuola, ha successo e opera anche in famiglia per ricongiungere il padre, ubriacone e donnaiolo e la madre, che ha ceduto alla lusinghe di un avventore, evitando la loro separazione.
Il film è particolarmente efficace nella descrizione dei turbamenti affettivi e della presa di coscienza delle proprie potenzialità da parte di un’adolescente, nella comparazione tra le diverse famiglie delle amiche con cui Stella viene in contatto, nell’associare la scoperta dell’importanza della conoscenza, come strumento di formazione dell’identità con quella dell’amore. Si chiude con la promozione della ragazzina del bar alla fine dell’anno scolastico e con la prospettiva di ritrovare l’anno successivo il ragazzo di cui si è innamorata ballando.
Verheyde ha la mano felice nel dare spazio alla giovane protagonista e nell’esaltarne i tratti naturali di adolescente, che ingaggia per necessità e vince la dura battaglia contro l’abbandono alle pratiche della cultura di massa e approda alla cultura alta, che qualifica e dà carattere. Copyright2008©irio Sylvie Verheyde, adolescenza, cultura di massa ,distinzione, conoscenza intellettuale
Crisi dell’automobile Il mercato automobilistico mondiale si ridimensiona e va verso una radicale trasformazione Tra giovedì e venerdì altri costruttori d’automobili hanno constatato la riduzione delle vendite, hanno ritenuto che l’andamento negativo possa continuare o peggiorare l’anno prossimo, hanno deciso l’alleggerimento o il blocco immediato delle produzioni.
Toyota, il numero uno mondiale, per la prima volta dopo dieci anni, ha rivisto al ribasso le previsioni per il semestre ottobre 2008-marzo 2009. Secondo la stampa giapponese le mancate vendite di quest'anno ammonterebbero a un miliardo di dollari, principalmente dovute all’affondamento del mercato americano, che da solo costituisce il 15% di tutti i ricavi mondiali ed è il più redditivo di tutti per il favorevole rapporto yen-dollaro.
Toyota ha ridotto la produzione, deciso di rallentare gli investimenti e ha annunciato l’annullamento dei bonus ai dirigenti.
Honda e Nissan l’hanno seguita su questa strada. Per quest’ultima, un percorso obbligato dalla situazione della controllante Renault sul mercato dell’Europa occidentale, un mercato automobilistico che si è ridotto del 7,7% quest’anno e diminuirà ulteriormente dell’8,2% l’anno venturo.
E’ una prospettiva che riguarda, naturalmente, anche la nostra FIAT, che ha fermato l’intera produzione in dicembre, dopo aver constatato una caduta delle vendite del 34% in novembre. FIAT, PSA e Renault hanno chiesto un aiuto di 40 miliardi a livello europeo per finanziare la ricerca e lo sviluppo.
L’amministratore delegato della casa automobilistica italiana ha previsto in ottobre che tra 24 mesi il settore avrà sei sopravvissuti in tutto, in grado di produrre 5 milioni e mezzo di vetture all’anno, un quinto della produzione attuale.
Una previsione nera, ma non irrealistica, se si ricorda che General Motors, Ford e Chrysler sono sull’orlo della bancarotta e non si salveranno che con l’aiuto dello Stato. Dopo avere accusato un’altra perdita di 4,2 miliardi di dollari alla fine del terzo trimestre 2008, GM ha valutato d’avere un bisogno immediato di liquidità di 4,4 miliardi. In maggiori difficoltà sembra Chrysler, il cui azionista all’80% è il fondo d’investimento Cerberus, severamente criticato per il suo passivo. Nè migliore è la situazione di Ford. Le “big three” ormai navigano a vista.
E’ urgente difronte alla crisi mondiale un intervento dei governi, che tamponi l’emergenza, esplosa con il terremoto della crisi finanziaria, ma che ha origine nella strategia di prodotto e in organizzazioni del lavoro poco competitive. Il sostegno pubblico dovrà porre le condizioni per un rinnovamento delle produzioni e un cambiamento delle organizzazioni.
Tra produzione diretta, indotto e attività collegate il settore automobilistico conta circa 2 milioni di addetti. Un numero di occupati che non può essere facilmente ricollocato, anche se le considerazioni, peraltro cicliche, sulla fine del prodotto automobile e sul bisogno di voltare pagina del capitalismo cinico e speculatore possono essere condivisibili in linea di principio e indurrebbero la mano pubblica a tenersi lontana da una crisi in buona parte imputabile a un management conservatore.
Però nel settore automobilistico sono in ballo la coesione sociale e la sopravvivenza di persone che non hanno alternativa concreta alla fonte di reddito attuale. Mentre si realizzano nuovi modelli di produzione, di consumo e di mobilità, bisogna che la sopravvivenza e la competitività di questa industria siano sostenute dall’intervento pubblico nei diversi paesi, il nostro compreso, se, come sembra, negli USA il governo ha intenzione di evitare il fallimento di GM, Chrysler e Ford ed è solo questione di giochi politici l’attuale ritardo nella concessione dei finanziamenti per la ripresa.
La grande trasformazione del settore dovrà essere favorita e regolata su scala mondiale, nelle sedi e con gli strumenti istituzionali opportuni, mentre prendono corpo i sostituti adeguati allo sviluppo economico e alla qualità della vita esistente a livello dei G20, anzi puntando ad aiutare il miglioramento e l'espansione anche agli altri paesi di condizioni di benessere simili. Copyright2008©irio crisi dell'automobile, aziende automobilistiche, crisi economica ,occupazione
Kowspi Raymond Marek, "Wanmai, le puits de joie", 2005, acrilico su tela.
Tre volte meno vita per gli elefanti negli zoo Trasferimenti, rotture delle famiglie, perdita della madre da piccoli, stress e obesità da adulti riducono anche di 40 anni l’esistenza Gli animali che vivono allo stato libero e selvatico manifestano disturbi del comportamento quando sono rinchiusi nei parchi zoologici. Ipermotricità o catatonia, patologie alimentari o relazionali, verso la prole o i compagni di cattività sono frequenti.
Gli effetti della permanenza negli zoo sulla speranza di vita degli elefanti sono stati studiati da un gruppo multidisciplinare di ricercatori, composto da Ros Clubb della England's Royal Society for the prevention of cruelty to animals, Georgia Mason, docente di scienze animali nell’University of Guelph in Canada, due rappresentanti di istituti zoologici di Londra e di Nairobi, uno psicologo animale dell’University of Stirling e uno studioso del comportamento animale dell’University of Sheffield.
I risultati sono pubblicati in “Compromised survivorship in zoo elephants”, apparso nel numero di oggi della rivista americana “Science”. I ricercatori hanno analizzato la durata della vita di 4.500 elefanti africani della specie “Loxodonta africana” ed elefanti asiatici della specie “Elephas maximus”, rinchiusi negli zoo europei tra il 1960 e il 2005.
Hanno confrontato i dati raccolti con le osservazioni condotte su animali delle stesse specie nelle riserve protette dell’Asia e dell’Africa e sono giunti alla conclusione che gli elefanti prigionieri vivono due o tre volte meno, fino a 40 anni, di quelli che si muovono liberamente.
Nel parco nazionale di Amboseli, in Kenia, la speranza di vita, quando la morte sopraggiunge per cause naturali, è di 56 anni, contro i 17 degli zoo. Nel Myanmar la speranza di vita degli elefanti liberi è di 42 anni, contro i 19 di quelli che lavorano nell’industria del legno.
I problemi di salute e di riproduzione degli animali in cattività sono altre prove delle sofferenze fisiche e psichiche subite. La speranza di vita degli elefanti negli zoo non è migliorata negli ultimi 60 anni con l’innalzamento delle condizioni di benessere animale. La causa principale di morte è lo stress, seguita dall’obesità.
Nelle riserve protette i pachidermi, razza a rischio nel mondo, hanno meno problemi di salute e sono più longevi.
Nei circhi non sono state riscontrate le patologie degli zoo. Gli elefanti tendono a socializzare con gli altri, a vivere in gruppi stabili e hanno stimoli fisici e mentali. Questa considerazione però deve essere sottoposta alle verifiche di altre ricerche. Copyright2008©irio elefanti, parco zoologico, riserve protette ,comportamento animale
9° Rapporto sullo stato del sistema universitario Fuori corso, inattivi, abbandoni degli studenti e pochi laureati caratterizzano le università italiane Nel 2007 le matricole universitarie sono state 308 mila, il 17,1% di tutti gli iscritti nelle 246 sedi di formazione superiore del nostro paese. I fuori corso sono stati 733 mila, il 40,7%. La popolazione complessiva degli studenti, stabilizzata da quattro anni, ha raggiunto 1 milione 800 mila.
Otto matricole su dieci scelgono di iniziare il percorso formativo nella regione di residenza. Ma i laureati sono 300 mila all’anno: meno di uno su tre si laurea nei tempi regolari, un altro terzo lo fa con un anno di ritardo, uno su sei con due anni di ritardo e uno su nove con tre anni in più. La percentuale degli abbandoni è attestata al 20%, quella degli studenti inattivi, che non hanno sostenuto esami nell’ultimo anno, è al 22,3%.
Sono i dati principali contenuti nel 9° Rapporto sullo stato del sistema universitario, presentato oggi dal presidente del Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario.
Il documento rileva la proliferazione dei corsi di studio, arrivati al numero di 5.734, la polverizzazione territoriale delle attività di studio, che sono frequentate per un 10,1% da meno di 10 studenti, la scarsa qualità dell’insegnamento, rilevata dalle sole 22 università presenti tra le 600 classificate dal “Times higher education supplement”, dalla scarsa attrazione degli studenti stranieri, dalle sedi territoriali in numero elevato e dal gettito modesto di laureati.
Tutti dati e fatti che andrebbero investigati nelle cause reali del reclutamento e della formazione dei docenti, del finanziamento delle attività di studio e ricerca, della disponibilità di attrezzature didattiche, del pressoché volontaristico impegno di ricercatori, borsisti e dottorandi, privi di prospettive per il futuro e della concatenazione fra studi universitari e istruzione secondaria, privi di spinte all’impegno e di riconoscimenti agli studenti e ai docenti meritevoli. Copyright2008©irio università, studenti universitari, laureati ,docenti universitari
Pacchetto clima – energia europeo L’intesa nell’UE sugli obiettivi “20-20-20” entro il 2020 sullo sfondo della Conferenza ONU per il cambiamento climatico Si svolgono contemporaneamente, a Poznan in Polonia, la XIV Conferenza dell’ONU sul Cambiamento climatico e, a Bruxelles in Belgio, il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo sul Pacchetto clima – energia. Alla Conferenza partecipano le delegazioni di 150 paesi, che hanno l’obiettivo di individuare le azioni comuni per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Al Consiglio dovrà essere definito il documento da sottoporre al voto del Parlamento europeo nella sessione plenaria del 18 dicembre prossimo.
La Conferenza dell’ONU è priva del più importante protagonista, il presidente eletto degli USA Barack Obama, ancora alle prese con gli ultimi ritocchi alla composizione del governo, che sarà insediato il 20 gennaio. Un’assenza che ha consigliato i partecipanti a rinviare al dicembre 2009, nell’incontro di Copenhagen, l’ “essenziale”, i punti chiave dell’accordo mondiale sui Fondi di adattamento, cioè sui trasferimenti economici e di progettazioni tecniche dai paesi ricchi, considerati responsabili del cambiamento climatico, ai paesi poveri, considerati vittime. Il livello di investimenti necessari per stabilizzare le emissioni è stato calcolato intorno ai 200 miliardi di dollari all’anno.
30 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 nel mondo
Atlante mondiale di "The Guardian", 11 dicembre 2008 (dati 2006)
Il Consiglio dei 27 deve iniziare il percorso per il cosiddetto “20-20-20”, il 20% di taglio delle emissioni, il 20% di energia da fonti rinnovabili e il 20% di risparmio energetico rispetto al 1990, da raggiungere entro il 2020.
L’UE parte avvantaggiata sulla strada della terza rivoluzione industriale, quella della riduzione della dipendenza dai carburanti fossili. Martedì è stata raggiunta una prima intesa, dopo un lungo e difficile negoziato sull’energia rinnovabile. I 27 e il Parlamento europeo hanno confermato l’obiettivo del 20%, ma hanno accettato la clausola di revisione dei tempi di attuazione, richiesta dall’Italia per proteggere la sua industria, appoggiata dalla Polonia, che ha bisogno di migliorare le capacità di uscire dal carbone e dalla Germania, che non vuole distogliere troppi investimenti dalla lotta alla disoccupazione.
La clausola di revisione contempla l’ “equa distribuzione” e la “flessibilità dei percorsi nazionali”, tenendo in considerazione le “giustificate preoccupazioni” degli oneri da sostenere per tagliare i 418 milioni di tonnellate di emissione di CO2 e per passare dall’attuale 7% di rinnovabile, proprio della situazione italiana, ad almeno il 17%, nel 2020.
Gli obiettivi intermedi del piano, è un’altra richiesta soddisfatta dell’Italia, non saranno più vincolanti ma solo indicativi. Ciascuno dei 27 paesi dovrà raggiungere un obiettivo nazionale, dettagliando un programma che lo obbliga ad investire in energie ancora onerose, come l’eolico, il solare, l’idraulico, per allinearsi entro il 2020. I biocarburanti e l’elettricità rinnovabile dovranno essere il 10% del consumo dei mezzi di trasporto.
Tra sei anni si dovrà discutere solo dei meccanismi di interscambio di energia verde, che faranno conteggiare come nazionali le rinnovabili prodotte all’estero dalle imprese di uno Stato membro. Molti paesi potranno associarsi per infrastrutture comuni di energia rinnovabile.
Nonostante le critiche e le riserve di parte industriale, in particolare sulla vendita all’asta dei diritti d’emissione, sulle differenze tra i sistemi di produzione energetica e di inquinamento, sull’impatto degli investimenti per infrastrutture di energie rinnovabili e sui bilanci d’emissione di CO2, le prospettive della creazione di nuovi posti di lavoro indicata da Obama e della leadership europea nelle tecnologie di avanguardia hanno avuto ragione delle resistenze. Ci si aspetta ormai che il voto del Parlamento europeo sancisca definitivamente il Pacchetto clima – energia, con le correzioni e gli aggiustamenti che usciranno dal Consiglio dei 27 domani.
Se la prima intesa del 9 dicembre verrà confermata dal Consiglio e approvata dal Parlamento, sarà compito degli USA e della Cina partecipare al negoziato mondiale partendo dall’accordo raggiunto dall’UE. Copyright2008©irio Consiglio europeo, Conferenza ONU, cambio climatico ,ecologia
John Thain non avrà il bonus da 10 milioni di dollari Il consiglio d’amministrazione di Merrill Lynch ha respinto la richiesta presentata dall’ex CEO Secondo il “Wall Street Journal” l’ex CEO della banca d’affari Merrill Lynch, licenziato come responsabile delle perdite di 12 miliardi di dollari e di un quinto dei posti di lavoro, avrebbe rivendicato il bonus da 10 milioni di dollari previsto dal suo contratto di lavoro. Il consiglio d’amministrazione nella riunione di lunedì 8 avrebbe deciso di respingere la richiesta.
John Thain, il protagonista di otto mesi di catastrofica gestione della banca, era considerato fino a dicembre 2007 un top manager, particolarmente stimato per la capacità nel business della finanza. A 53 anni aveva ottenuto successi con una serie di mosse strategiche ad alto rischio, che gli avevano dato la fama di geniale innovatore. Il consiglio d’amministrazione di Merrill Lynch lo aveva contattato attraverso una società di head hunting, apprezzata nella ricerca dei capi azienda e lo aveva assunto con una retribuzione annua di 750 mila dollari e un bonus di 10 milioni. Gli era stato dato l’incarico di definire e realizzare con piena autonomia un business plan, che migliorasse i risultati e l’immagine della banca nei mercati finanziari.
A ottobre, Merrill Lynch era stata salvata in extremis dal fallimento grazie all’acquisizione da parte della Bank of America. La crisi dei prestiti subprime, su cui il CEO aveva puntato la sua nuova strategia, aveva provocato in pochi mesi di gestione un deficit abissale.
Allontanato dal suo posto, Thain credeva di avere diritto a ricevere il premio contrattuale. Nella richiesta aveva scritto che, senza il suo intervento Merrill Lynch avrebbe sofferto una crisi peggiore e non avrebbe potuto evitare il fallimento in nessun modo, come Lehman Brothers.
Il consiglio d’amministrazione ha ritenuto che le performance del CEO erano già state retribuite oltre ogni merito.
La vertenza di Thain non è la prima. Già altri capi azienda, rimasti senza lavoro, hanno rinunciato a fare rispettare quanto i contratti avevano stabilito e quelli ancora in carica hanno ridotto i loro mirabolanti compensi.
Il salvataggio delle banche, che è costato oltre 100 miliardi allo Stato americano, contribuisce a influenzare questi comportamenti. Copyright2008©irio Merrill Lynch, John Thain, subprime
Vestito da lavoro Funzioni protettive e valori sociali dell’abbigliamento nel contesto della posizione organizzativa e delle condizioni di lavoro “Il vestito da lavoro protegge e definisce uno status, mostra la collocazione nella gerarchia e il gruppo professionale a cui una persona appartiene, ma può anche essere un vincolo per stare al proprio posto”. Chi l’indossa e chi lo vede indossato può attribuirgli significati diversi, a seconda che sia stato scelto o obbligato, del sesso, dell’appartenenza culturale, dei tempi e delle circostanze. E’ però una seconda pelle, che può suscitare una serie di riflessioni sui rapporti tra il vestito da lavoro e lo spazio intimo, tra l’identità personale e lo spazio pubblico, dei rapporti sociali in cui l’identità si costruisce.
A quello che si nasconde dietro la seconda pelle, alle immagini e ai rapporti con l’abbigliamento è dedicato il libro della psicologa del lavoro Ginette Francequin, ricercatrice del CNAM, “Le vêtement de travail, une deuxiéme peau”, Erès, Ramonville – Saint Agne, 2008, una raccolta di numerose testimonianze sulle funzioni e i significati che hanno per le persone i vestiti da lavoro.
Francequin racconta la storia dell’abbigliamento usato per il lavoro, nato come segno distintivo del potere degli uomini, avvocati o preti che fossero. “Ancora negli anni ’60, racconta, avevo il diritto di presentarmi ai miei studenti con la minigonna, che faceva allora la sua comparsa, ma non in pantaloni”. Per molto tempo dalla loro esistenza sono stati un capo d’abbigliamento riservato agli uomini e interdetto alle donne dalla riprovazione sociale. E’ solo con la fine degli anni ’60, che per la loro comodità sono entrati nel guardaroba femminile. Sono stati indossati in massa dalle donne per partecipare alle manifestazioni pubbliche alla pari degli uomini.
I pantaloni emancipatori sono arrivati dopo una lunga incubazione ugualitaria nelle divise militari e nelle uniformi degli operatori ospedalieri, postali, della magistratura, della ristorazione, nelle tute degli istruttori sportivi, dei mestieri di fabbrica e dell’artigianato.
Il libro ripercorre il valore funzionale degli abbigliamenti da lavoro, che da un utilizzo strettamente operativo si sono estesi fino a veicolo dell’immagine aziendale per chi li indossa e per i clienti.
In questo vestire il colore ha un’importanza rilevante, il blu delle tute contrassegna anche nel linguaggio i lavoratori manuali, il bianco, il rosa, il celeste e il verde dei camici distingue le professioni sanitarie e degli addetti alla vendita.
La trama di “Vêtement de travail” si sviluppa attraverso storie di vita, che s’intrecciano con quelle sull’origine e l’estensione dei vestiti per il lavoro e per andare al lavoro e sono completati con le scarpe, le cravatte, i foulard e le acconciature, tutto un modo di presentarsi che significa il rispetto delle esigenze di bellezza e d’igiene della persona, premessa indispensabile per attendersi un lavoro ben fatto. Sotto l’apparente libertà dei dress code, degli abiti funzionali e rappresentativi si cela una costrizione sempre maggiore, quella della totale identificazione del lavoratore con l’organizzazione. Copyright2008©irio abiti da lavoro, dress code, moda
Previsioni d’impiego negative per il primo trimestre 2009 Il Barometro Manpower indica un peggioramento della situazione occupazionale in quasi tutta l’Europa occidentale Le prospettive d’occupazione in Italia per il primo trimestre 2009 sono negative secondo le stime della “Manpower employment outlook survey”, appena pubblicate. Per il periodo compreso tra gennaio e marzo prossimi i datori di lavoro intervistati hanno espresso l’intenzione di ridurre gli organici in misura superiore a quello che è già avvenuto nel quarto trimestre 2008, con il passaggio dal –2% al –9%.
Il Barometro Manpower, realizzato trimestralmente dall’azienda americana di lavoro a tempo, ha intervistato 71.000 direttori Risorse umane e responsabili del reclutamento di organizzazioni private e pubbliche di 33 paesi del mondo per raccogliere le intenzioni di assumere persone per gli inizi del nuovo anno. Il 59% dei partecipanti all’indagine appartiene a otto paesi delle Americhe, il 21% a diciassette della zona EMEA (tredici dell’Europa, quattro del Medio Oriente e Africa), il 29% a otto paesi della regione Asia-Pacifico.
In 30 paesi i datori di lavoro hanno previsto di rallentare il ritmo delle assunzioni in rapporto a quelle del trimestre precedente.
In Europa le prospettive migliori sono risultate quelle della Romania, +16%, della Polonia, +12%, della Svizzera, +8%, dei Paesi Bassi, +8%, della Norvegia, +6%, del Belgio, +6% e della Germania, +2%.
Intenzioni negative sono state quella della Francia, -2%, del Regno Unito, -2%, della Spagna, -9%, dell’Italia, -9% e dell’Irlanda, -12%.
La Svizzera è l’unico paese europeo in cui il saldo occupazionale netto aumenta, mentre è invece in diminuzione negli altri dodici paesi.
Negli USA i datori di lavoro si mostrano ottimisti e prevedono un miglioramento del 10% delle assunzioni nel primo trimestre 2009, per la prima volta dopo cinque Barometri trimestrali.
I paesi del mondo in cui l’occupazione cresce maggiormente sono quelli della regione Asia – Pacifico. L’India aumenta del 19% contro il 43% dell’ultimo trimestre, la Cina del 9% contro l’11% e l’Australia del 6% contro il 18%, mentre Singapore scende al -31% e Taiwan al -1%. Copyright2008©irio occupazione, disoccupazione, assunzioni ,crisi economica
Video erotico - ecologico Tre pin-up danno lezioni di comportamento rispettoso dell’ambiente Non abbiamo ancora finito di parlare del calendario Pirelli 2009 e delle sette modelle scelte da Peter Beard per celebrare l’Africa della naturalità e dell’ecologia che tre videoclip con una pin-up per protagonista irrompono sul fronte della difesa ambientalista, mentre a Bruxelles i rappresentanti dei 27 governi dell’UE non riescono ancora a mettersi d’accordo su un programma di lotta contro il surriscaldamento climatico.
Questa volta le lezioni sul comportamento rispettoso dell’ambiente vengono dalla web-tv Konbini, che dal prossimo 10 dicembre diffonderà tre brevi filmati, di due minuti ciascuno, d’atmosfera peep-show, in cui tre attiviste ecologiche di fascino, l’attrice Joana Preiss, la cantante Mareva Galanter e la ballerina Tamara del collettivo “iCould never be a dancer”, mescolano spogliarello e richiami verdi.
Konbini è una piattaforma interattiva, rivolta alla Web generation, che diffonde e produce programmi d’intrattenimento.
I tre videoclip, raccolti sotto il titolo “God save the green”, sono stati coprodotti da Nadege Winter e Nicolas Mongin. Innovando i codici abituali di questa comunicazione sociale, vogliono informare gli internauti sui semplici gesti quotidiani che possono compiere per la salvaguardia dell’ambiente. Copyright2008©irio Konbini, ecologia, comunicazione sociale ,videoclip
Assaggiatori di lavori Una nuova società di consulenza dà la possibilità a chi deve riciclarsi di fare uno stage di tre giorni in un altro impiego La recessione e la disoccupazione aguzzano l’ingegno delle persone coinvolte nei processi di crisi aziendale. Presi dalla necessità ci sono quelli che sono costretti a cambiare attività e non di rado le abitudini di vita connesse. La “demediazione”, il peggioramento del potere d’acquisto e della condizione sociale di appartenenza al ceto medio, è frequente tra i professional e i middle manager. Il sottutilizzo o il diverso impiego di conoscenze e capacità acquisite nel corso degli studi riguardano invece i giovani.
In questo desolato panorama ci sono però anche quelli che sognano di trasformare in lavoro hobby o abilità naturali o fanno di necessità virtù. All’hobbista o al talentoso che non conoscono la pratica e l’ambiente del lavoro sognato, a quelli che temono di non farcela in un nuovo lavoro ha pensato Marc Gesbert, un ex ingegnere dell’azienda di telecomunicazioni Orange, che preso forse dalla sindrome di Stoccolma si è avventurato nel settore delle Risorse umane e ha fondato Viamétiers, una nuova società di consulenza che opera a valle dell’outplacement, della riconversione, dell’orientamento delle persone.
La società ha sede a Parigi ed è attiva da settembre. Sul sito online si presenta con il logo di una stella volante e l’headline “per cambiare vita cambia lavoro!”. Si rivolge a chi vuole mutare attività, ai datori di lavoro che vogliono farla cambiare ai dipendenti, a quelli che vogliono valorizzare le loro competenze.
A questi Viamétiers propone di sperimentare per qualche giorno il lavoro desiderato o disponibile, affiancandosi a uno che lo fa già, in una situazione simile a quella di uno stage.
La società di consulenza prepara per un giorno il lavoratore che vuole cambiare lavoro, secondo un programma di addestramento concordato; assiste l’esperto da affiancare, spesso anche lui riconvertito, perché sia un mentore efficace e coordina lo stage, che dura tre giorni; incontra lo stagista per un follow up e la redazione di un programma personale nell’ultima mezza giornata.
Il costo della prestazione è di 2000 euro per quattro giorni e mezzo. La spesa è imputabile sul bilancio della formazione continua, individuale o aziendale, se il datore di lavoro è d’accordo. In questo secondo caso non c’è bisogno né di permessi con trattenuta, né di ferie e lo stagista continua a ricevere la sua retribuzione senza nessun taglio.
Viamétiers ha un elenco di venti lavori diversi già cambiati dagli esuberi aziendali assistiti. Ma conta di arrivare a un centinaio entro la fine del 2009. Copyright2008©irio crisi aziendali, esuberi, outplacement ,orientamento lavoro
Accessibilità e femminilizzazione degli studi universitari Eurostudent report 2008 rileva la situazione sociale e le condizioni di vita degli
studenti in 23 paesi d'Europa “Eurostudent report. Social and economic conditions of student life in Europe” è la terza edizione del rapporto di ricerca sulla situazione sociale e le condizioni di vita degli studenti universitari. Riporta i risultati di un’indagine condotta dal 2004 al 2007 su un campione di quasi mezzo milione di intervistati in 23 paesi europei con un questionario, online in 13 casi, faccia a faccia in 6 e in altri modi in 4. In Italia l’indagine è stata svolta durante l’anno accademico 2005-2006 e le interviste sono state fatte per telefono.
Dalla ricerca emerge che le studentesse sono più degli studenti, con percentuali che vanno dal 64,5% della Svezia e il 61,9% delle Finlandia al 48,4% della Germania e il 49,3% della Svizzera. In Italia le donne sono il 56,3%.
L’età media varia dai 21,8 anni della Bulgaria e i 22 dell’Italia, ai 26,3 del Regno Unito e i 26,1 della Svezia. Le differenze si spiegano con le facilitazioni disponibili in molti Stati alla ripresa degli studi, i sostegni alle famiglie, le possibilità di accedere all’istruzione superiore a una determinata età anche senza diploma. Significativo in tale senso che il 12% degli studenti svedesi e l’11% dei rumeni siano sposati, contro il 5% dei Francesi e il 4% degli Italiani, che invece passano direttamente dalla scuola media superiore all’università. Tant’è che l’età di prima iscrizione universitaria oscilla dai 18,8 anni della Francia e i 21 dell’Italia ai 25,8 del Regno Unito e i 25,1 della Svezia.
L’accessibilità per tutti all’università è diventata la sfida politica maggiore degli Stati in questi ultimi anni. L’origine sociale degli studenti è mediamente più bassa in Germania e Francia, più alta in Romania, Finlandia e, a distanza, Italia . Rileva il diritto allo studio realizzato già ai tempi dei padri nei diversi paesi e la possibilità per le famiglie con redditi modesti di far frequentare l’università ai figli.
Per quanto riguarda le condizioni di vita, la ricerca ha considerato il tipo di abitazione usata e l’autonomia abitativa posseduta.
Nei paesi del Nord Europa gli studenti tendono a lasciare presto la casa dei genitori e ad abitare da soli, nei paesi mediterranei succede il contrario. In Svezia il 69% abita da solo e nel Regno Unito il 34%. Sommando le residenze collettive, abitano con i genitori solo il 5% dei Finlandesi e il 21% degli Inglesi. Mediamente le abitazioni sono di qualità sufficiente. In Italia, in Spagna e in Francia si abita più a lungo con i genitori, solo il 24%, il 37% e il 36% ha rispettivamente autonomia abitativa e condizioni d’alloggio soddisfacenti in Spagna per l’86%, in Finlandia per l’85% e in Svezia per la stessa percentuale.
Il lavoro remunerato concerne un terzo degli studenti. E’ particolarmente sviluppato nel Regno Unito, dove tocca il 68%, in Germania per il 65% e la Svizzera per il 63%. E’ meno diffuso e ha scarsa attinenza con gli studenti in Italia, dove coinvolge il 39% degli studenti e il 14% dei loro impieghi, la Romania, dove è rispettivamente del 36% e del 15%, in Bulgaria dove riguarda il 35% e il 21%.
Gli studenti che più si recano all’estero per studio sono i tedeschi, quelli che meno sentono l’importanza dell’internazionalizzazione sono gli Italiani e gli Svedesi per motivi opposti di apertura alla cultura scientifica e tecnologica. La mobilità è più tipica di quelli che fanno studi in discipline tecnico-scientifiche che di quelli che studiano scienze umane.
Il Regno Unito, la Germania e la Francia sono gli Stati che più spesso e in proporzione superiore accolgono studenti.
Paesi di destinazione per soggiorni di studio
Fonte: Eurostudent report 2008 Cassa integrazione ordinaria + 24,7% Il rapporto Industria 2008 della CISL stima in 900.000 i posti di lavoro a rischio nel manifatturiero e nell’edilizia Nel periodo gennaio – ottobre i lavoratori coinvolti nei processi di crisi e ristrutturazione aziendale sono aumentati di oltre 155.000 rispetto alle stime di 20 – 25.000, fatte in giugno, un dato che non comprende gli interinali e i contratti a tempo determinato non rinnovati. Il rapporto della CISL “Industria 2008” stima che siano 900.000 i posti di lavoro a rischio nei prossimi due anni tra industria e costruzioni.
Il documento giustifica questa valutazione, che riguarda rapporti di lavoro a tempo indeterminato e determinato di diversa configurazione, con la “doppia crisi del sistema industriale”, che “anche all’inizio del 2008 non aveva ancora superato una stagnazione che dura ormai dal 2000”. La crisi è comunque esplosa nei primi mesi estivi. “Ad agosto la cassa integrazione ordinaria, che riflette il calo della domanda di mercato, è aumentata del 24,7% rispetto al 2007 nei settori del tessile e abbigliamento, trasformazione minerali, legno, pelli e cuoio, meccanica”.
Nelle ultime settimane i segnali di difficoltà si sono moltiplicati. A ottobre il numero dei lavoratori coinvolti in crisi aziendali è aumentato del 94%. Più a rischio sono i lavoratori a bassa qualificazione, i meno giovani e i contratti a termine. La crisi non risparmia le aziende d’ogni dimensione e i distretti industriali.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto il segretario generale della CISL, Raffaele Bonanni, ha criticato l’insufficiente azione del governo e l’ha invitato a utilizzare i margini di flessibilità, concessi dall’UE per le spese anticicliche, realizzando investimenti pubblici, sostegni al reddito e all’occupazione.
La CISL, ha annunciato, intende rilanciare l’azione unitaria sui temi del fisco, degli ammortizzatori sociali, dei provvedimenti strutturali per i lavoratori e i pensionati: un chiaro invito alle altre Confederazioni per fare fronte comune nei confronti del governo e tutelare tutti i lavoratori. Copyright2008©irio CISL, Rapporto industria 2008, unità sindacale ,crisi economica
Gestire la mobilità dei lavoratori nel mondo Linee di politica dell’immigrazione per equilibrare arrivi di persone e domande sul mercato del lavoro Con quasi 71 milioni di presenze straniere l’Europa è il continente che ospita il maggiore numero di immigrati del mondo. Attira per il suo livello di vita un gran numero di rifugiati, che vi sono arrivati per primi nel decennio 1980 – 1990, ha numerose reti di passatori, è caratterizzata da una domanda crescente di lavoratori, che devono supplire alla mancanza di certe figure professionali sul mercato locale del lavoro, legata all’invecchiamento della popolazione, dice “World migration 2008. Managing labour mobility in the evolving global economy”, il rapporto dell’International organisation for migration, presentato oggi a Ginevra.
Il rapporto ha per obiettivo di rispondere alla domanda di maggiore produttività delle imprese nella globalizzazione, aumentando il reclutamento dei lavoratori indipendentemente dalla loro provenienza geografica e facendo crescere di conseguenza la mobilità delle persone per lavoro.
Migliaia di immigrati in Europa tra il 2000-2005
(primi 10 paesi)
Ci sono attualmente nel mondo 200 milioni di emigranti, due volte e mezzo quelli che c’erano nel 1965 e molti paesi sono nello stesso tempo luoghi d’origine, transito e destinazione di persone, che vanno cercando opportunità di impiego e di reddito attraverso le differenti aree geografiche del pianeta. Una mobilità che non ha precedenti su scala globale.
Il rapporto prevede che l’emigrazione verso i paesi industrializzati aumenterà e molti paesi competeranno nella ricerca di lavoratori qualificati e semiqualificati.
La crisi economica aumenterà le migrazioni clandestine. Un fenomeno quasi impossibile da misurare per sua natura, ma che può essere stimato oggi tra il 10% e il 15% di tutta l’emigrazione, 20-30 milioni di persone.
Alcuni Stati dell’UE, continua il rapporto, hanno indurito le politiche d’immigrazione e la destra populista soffia sul fuoco del rifiuto degli immigrati, come hanno mostrato le recenti elezioni in Italia e in Austria.
Occorre invece gestire la mobilità. Il confronto fra gli andamenti demografici dell’Africa, dell’Asia e delle economie avanzate lascia ipotizzare che al declino per invecchiamento delle popolazioni occidentali possa corrispondere entro il 2050 una triplicazione della forza lavoro africana e una consistenza della cinese al 40% di quella mondiale.
Una politica di rifiuto degli immigrati è inutile. E’ necessario invece prepararsi, con infrastrutture, servizi e supporti all’integrazione, a selezionare gli ingressi e contemporaneamente a realizzare interventi di sostegno alle economie dei paesi d’origine. Vanno pianificati interventi di collegamento tra economie avanzate, emergenti e globalizzazione per combinare i lavoratori necessari alle prime e che si possono sviluppare nelle seconde, a seconda delle opportunità comuni, con il pieno rispetto dei diritti individuali, dello sviluppo del capitale umano e delle potenzialità economiche, in un quadro di gestione mondiale.
Il rapporto dell’IOM descrive i problemi della mobilità dei lavoratori ad alta qualificazione, semi-qualificati, degli studenti e dell’internazionalizzazione della formazione superiore nelle economie avanzate, indica le opportunità di impiego possibili e le politiche familiari per gli emigranti, traccia le linee guida di una politica di gestione dei flussi migratori nel mondo, che vada a vantaggio delle persone, dei territori di origine e di quelli di accoglienza. Copyright2008©irio IOM, emigranti, migrazioni ,globalizzazione
Bonus da 77 milioni di euro per il presidente della Porsche I sei componenti del comitato direttivo hanno ricevuto 143 milioni e mezzo per
l’anno fiscale 2007 - 2008 In Europa, negli USA e in Giappone il mercato dell’automobile sprofonda, la Porsche è in controtendenza. Il 2007-2008 della casa di Zuffenhausen si è chiuso positivamente per crescita della produzione, dei volumi di vendita, del giro d’affari e della redditività. Il merito è della Cayenne, il SUV, che ha rappresentato quasi la metà delle vendite ed il cui fatturato è aumentato in un anno del 34%.
L’imponibile dell'azienda è salito a 8 miliardi 600 milioni e il consiglio di amministrazione ha voluto riconoscere l’impegno di tutti i dipendenti con un bonus straordinario di 6.000 euro pro capite, un incremento dell’11% sul 2007. I sei top manager per parte loro si sono divisi 143 milioni e mezzo, un 27% in più, secondo l’ultimo rapporto di bilancio.
Al presidente Wendelin Wiedeking è andato un compenso di fine anno di 77 milioni di euro, lo 0,9% dell’imponibile aziendale, come previsto dal contratto di lavoro personale.
Wiedeking è il responsabile dell’acquisizione del 42,6% del capitale e del 35,5% di opzioni d’acquisto della Volkswagen, dello sviluppo in Cina, della produzione di Cayenne e di Panamera, ma il suo compenso supera quello cumulato dei quattordici capi azienda meglio pagati del DAX, l’indice della Borsa di Francoforte. Il bonus è giustificato in primo luogo per l’acquisizione del titolo Volkswagen, che dall’inizio della scalata ha triplicato il valore.
Il “Frankfurter Allgmeine Zeitung” ha calcolato che se il presidente della Porsche lavora settanta ore alla settimana e non fa mai vacanze, è pagato per il suo incarico 21.346 euro all’ora.
Sono i vantaggi della finanziarizzazione dell’industria . Copyright2008©irio Wendelin Wiedeking, Porsche, Volkswagen ,stipendi manager
Millionaire fair La rassegna degli oggetti del lusso più smaccato è in giro per il mondo Statue a grandezza naturale placcate d’oro, Bentley coupé, elicotteri Agusta, abitazioni da 60.000 euro al metro quadro, Cadillac verniciate di colori fosforescenti, antiquariato d’alta epoca, macchine hi-tech per il wellness, alla Millionaire fair non manca niente di pacchiano e i compratori giudicano a prezzo, più è caro più è interessante, a dispetto della crisi.
L’ultima edizione della mostra del più esagerato e costoso si è tenuta a Mosca per la quarta volta dal 27 al 30 novembre. Ma era stata preceduta dall’esibizione a Monaco di Baviera a fine ottobre, a Istanbul ai primi di novembre e sarà ad Amsterdam dall’11 al 15 dicembre prima di approdare a Shangai.
A Mosca con 39 euro di biglietto d’ingresso i ricchi hanno potuto scegliere e i curiosi sbalordire davanti a una Mercedes, tempestata di cristalli Swarovski, a una Bentley con cerchi colmi di pietre preziose, a una vasca da bagno e ai rubinetti in oro per tutti i flussi d’acqua del locale, a un tavolino da caffè ricavato dalle zanne di un mammuth, a orologi da polso da 300.000 euro.
Mosca, la capitale più cara del mondo, è stata la sede giusta per confermare la validità dell’affermazione di Marx “la storia si manifesta come tragedia e si ripete come commedia”, e per esibire, dal vivo e nei poster giganteschi della clinica dentale Kleishman, ricconi che avrebbero ben figurato nelle vignette di Scalarini con le pance e le dentiere di un bianco abbagliante, da 15.000 euro di protesi.
Le cose più spettacolari sono state i prodotti elettronici. La italiana XESA ha presentato un simulatore di volo con paesaggi solcati da uccelli di tutto il mondo, prezzo 90.000 euro. Nella sezione “giochi per adulti”, Mindball ha proposto di spostare una pallina su una scacchiera con la sola forza della concentrazione e l’aiuto di una fascia per la fronte dotata di elettrodi, sono state esposte playstation per partite di tennis senza racchette e piattaforme oscillanti per provocare sussulti e ondeggiamenti adeguati all’adipe e allo snellimento programmato dall’utilizzatore. Non sono mancate, tra i prodotti più a buon mercato, le vodka, le bottiglie di champagne e le scatolette di caviale da 10.000 euro in su.
La Millionaire fair è un business inventato da Gijrath media group international, editore olandese della rivista “Miljonaire”, 250 pagine in doppia patinata, che tra foto e redazionali decanta il possesso di quelle cose che la rassegna fa vedere, scegliere e possedere a chi non ha molta fantasia e nessuna idea del vero lusso. Copyright2008©irio lusso, fiera del lusso, milionari
Clausola dell’Europea più favorita Le migliori legislazioni nazionali in materia di diritti delle donne. Le donne dell’UE sono 255 milioni, il 51,2% della popolazione, una maggioranza discriminata per le retribuzioni (il 15% in meno degli uomini), per l’accesso ai posti di responsabilità pubblici e privati (solo il 28%), per gli abusi e le violenze, soprattutto in ambito familiare.
Sul mercato del lavoro la situazione è allarmante: su quattro occupati a basso reddito tre sono donne, come la maggioranza dei disoccupati, il trattamento pensionistico è spesso penalizzante, perché le lavoratrici madri sono quelle che in numero largamente superiore agli uomini usufruiscono del diritto all’astensione facoltativa per l’accudimento dei figli, rinunciano alla carriera, fanno il part-time, smettono di lavorare. 
Giovedì e venerdì scorsi si è svolta a Parigi, nel quadro della Presidenza francese dell’UE, il colloquio su “La clause de l’Européenne la plus favorisée. Le meilleur de l’Europe pour les femmes”, che ha visto l’incontro di esperti della questione femminile, responsabili politici, studiosi e giornalisti.
Durante il colloquio sono stati presentati i risultati del progetto di “Clausola dell’Europea più favorita”, che ha voluto redigere una sintesi delle migliori leggi per i diritti delle donne, esistenti nell’UE e applicabili a tutte le Europee, un lavoro patrocinato dall’associazione “Choisir la cause des femmes”, costituito da una ricerca documentale, un’analisi comparativa, una riflessione giuridica di una rete di militanti femministe ed esponenti governativi.
E’ stato in tal modo compilato un pacchetto di 14 leggi che “Choisir la cause des femmes” vorrebbe vedere adottate in tutti e 27 gli Stati membri.
Il progetto ha riguardato cinque temi prioritari per un diritto unitario delle donne: scegliere di dare la vita, che si fonda sulla libertà di disporre liberamente del proprio corpo; donne e diritto di famiglia, che afferma la parità tra donne e uomini nella cura parentale e familiare; lotta alla violenza contro le donne, che chiede alla società di condannare l’inaccettabile; lavoro delle donne nell’UE, che indica nell’indipendenza economica la fonte di ogni libertà e rivendica l’uguaglianza di donne e uomini in tutti i campi del lavoro; donne e politica, che mostra l’urgenza di riconoscere metà del potere alle donne.
Tra le legislazioni migliori individuate ci sono il codice del lavoro francese, nato dalla pratica sociale e dal dialogo, la sanzione delle molestie sessuali sul lavoro, che costituiscono reato in Lituania, le norme spagnole in materia di divorzio, frutto della volontà delle parti, il contratto d'unione civile in Belgio, l'obbligo dell'alternanza dei genitori nel congedo parentale in Svezia, il trattamento della violenza, giudicata comunque un crimine nelle normative spagnole e francesi, le violenze domestiche giudicate da tribunali speciali in Spagna, l’accesso alla contraccezione per tutte nei Paesi Bassi.
Finora la questione di un diritto europeo delle donne è stata considerata solo da alcune Direttive comunitarie, che non hanno valore vincolante delle leggi nazionali. Il colloquio di Parigi suggerisce per queste normative l’adozione dei Regolamenti, che avrebbero efficacia di legge in tutti gli Stati. Copyright2008©irio Choisir la cause des femmes, diritti delle donne, pari opportunità , Unione europea
Discriminazione delle donne nel lavoro Procedura d’infrazione della Commissione europea contro sei paesi che non hanno trasposto pienamente e correttamente la Direttiva 2002/73/CE. L’Italia, come l’Austria, la Lituania, Malta, la Slovenia e l’Ungheria, è uno dei sei Stati membri dell’UE, che non rispettano la regolamentazione europea contro la discriminazione sessista in materia di occupazione e lavoro.
Giovedì la Commissione europea ha inviato un avviso motivato a ciascuno dei sei paesi, che non hanno pienamente e correttamente trasposto nelle legislazioni nazionali la Direttiva per la piena parità dei diritti di accesso al lavoro e di trattamento sul lavoro delle donne. In un comunicato stampa Vladimir Spidla, commissario per le pari opportunità, ha detto :”La Direttiva (2002/73/CE) ha un ruolo essenziale nella lotta contro la discriminazione fondata sul sesso, che costituisce un obiettivo importante dell’Unione europea. Anche se è stata approvata all’unanimità dagli Stati membri e adottata nel 2002, la direttiva dell’UE non può produrre tutti i loro effetti che a condizione di essere trasposta pienamente e correttamente nelle legislazioni nazionali”.
L’avviso di giovedì è la seconda tappa della procedura d’infrazione. Riguarda la “discriminazione diretta”, come i diritti per il congedo di maternità e la “discriminazione indiretta”, per esempio, il funzionamento degli organismi incaricati del rispetto della parità dei diritti. Questo è il caso dell’Italia e di Malta. All’inizio dell’anno sono stati messi in mora 22 Stati membri. Cipro e la Grecia sono già in procedura d’infrazione. La Finlandia e l’Estonia hanno ricevuto in giugno l’avviso motivato.
La procedura si svolge in tre tappe. La prima è la messa in mora, a cui gli Stati devono rispondere entro un mese. Se dalla risposta emerge che il rispetto della normativa europea non è stato assicurato, scatta l’avviso motivato. Lo Stato avvisato ha sessanta giorni per rispondere alle osservazioni, addotte a motivo della seconda tappa. Se questa risposta non è ritenuta soddisfacente, la Commissione può decidere il rinvio alla Corte di giustizia europea in Lussemburgo. Se il paese non obbedisce alla sentenza della Corte, la Commissione può invitarla a infliggere un’ammenda per l’infrazione.
L’anno prossimo la Commissione europea produrrà un rapporto sullo stato di attuazione della direttiva in tutti e 27 gli Stati membri, come è previsto dalla legislazione in vigore. Copyright2008©irio Commissione europea, diritti delle donne, pari opportunità , Corte giustizia europea