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31/10/2008

OTTOBRE

5 temi, 41 post e 61 commenti

VALORI DEL LAVORO

Valori del lavoro nei comportamenti lavorativi; Riforma del modello contrattuale a tavoli separati?; e-Menzogne sul lavoro; Valutazioni sull'aziende dall'interno; Prospettive d'impiego per i diplomati di MBA; Jackson Pollock; Occasione di visibilità nel prossimo libro di Palahniuk; Obama e McCain alla prova caffè; Jean-Michel Basquiat.

GIOCHI DI MERCATO

Piano d'azione comune per le banche della zona euro; Migliorare capacità d'integrazione fra strategia e tatticheRobert Delaunay;  Media tradizionali in trasloco sulla Rete; Generazione Google: mito e realtà; Scoprire la tribù di appartenenza; Vita da cassiera in lotta con i clienti; 10 città con la migliore qualità di vita al mondo.

PRIMI EFFETTI DELLA CRISI FINANZIARIA

Effetti della globalizzazione finanziaria sulle retribuzioni; Crisi finanziaria fallimento dell'etica aziendale; Robert CombasBanche europeee sottocapitalizzate secondo Merrill Lynch; Cambiamento del management con i videogame; Corridore ciclista: lavoro sempre più precario; Sopravvissuta al Titanic, in difficoltà per la casa di riposo; Giornata mondiale dell'alimentazione.

DOPATI VS. CAMPIONI

Aumento degli investimenti in R&D dell'industria europea, Dopati per aumentare il rendimento intellettuale; Aziende della conoscenza centrate sulle persone; Ricerche di neuroscienziati per la formazione; Miglioramento dei rapporti familiari con le nuove tecnologie; 20 milioni di disoccupati in più per la crisi finanziaria; Ancora stipendi d'oro a Wall Street; Campione mondiale dei mangiapizza; Protesta del mondo della scuola; Anne Lise Boutin.

PROBLEM SOLVING

Guida alla manipolazione verbale in management; Odio e amore sono attivati dalle stesse aree neuronali; Stato di salute del mondo; Differenziarsi con il curriculum vitae dinamico; Assenteista scoperto perchè si vanta su Facebook.

POST PIU' COMMENTATI

Protesta del mondo della scuola
Media tradizionali in trasloco sulla Rete
Cambiamento del management con i videogame
e-Menzogne sul lavoro
Vita da cassiera in lotta con i clienti
Piano d'azione comune per le banche nella zona euro
Guida alla manipolazione verbale in management

Postato da: orsola a 12:09 | link | commenti

Assenteista scoperto perchè si vanta su Facebook

E' il caso di assenteismo più spudorato e più pubblicizzato dai giornali quello di  Kyle Doyle, 21enne australiano, operatore di call center della compagnia telefonica AAPT. E' una storia di furberia scoperta per mezzo di Facebook.

La storia è incominciata in una mattina dello scorso agosto, quando il giovanotto, rientrato a casa da una classica notte di baldoria, ha deciso di non andare al lavoro. Coscienzioso, ha chiamato il suo team leader al telefono e gli ha propinato la solita scusa: "Stanotte sono stato molto male e adesso non sono in grado di venire in azienda".

Fin qui tutto prevedibile e consueto. Senonchè, mosso dall'euforia di festeggiare la libertà conquistata, Doyle ha ecceduto nel farlo sapere a tutti. Ha attualizzato il suo profilo su Facebook, aggiungendo sotto il suo nome la scritta: "Non va a lavorare, vaffa, è ancora a pezzi dopo la nottata di festa, viva la malattia, wowow!", una prova di disarmante ingenuità, scoperta subito dal capo.

Certo di essere stato ingannato, questo ha inviato una mail all'operatore, chiedendogli il certificato medico. Si è attivata così una spirale di richieste da parte dell'azienda, risposte evasive del dipendente, inviti al rispetto delle procedure, minacce in caso di mancato ritorno immediato al lavoro e dichiarazioni strafottenti. Il tutto si è concluso con l'ammissione di Doyle di avere detto una bugia.

La AAPT ha aperto un'indagine interna per chiarire come stanno veramente i fatti. E' facile prevedere che saranno presi provvedimenti disciplinari a carico del dipendente.

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Postato da: orsola a 10:42 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

30/10/2008

Differenziarsi con il curriculum vitae dinamico

Le persone in cerca di occupazione sanno che riuscire a destare l'attenzione degli addetti al reclutamento non è facile, figurarsi poi a trasformare l'attenzione in interesse e a farsi convocare per il tradizionale colloquio di selezione o, come succede più spesso, per uno di quegli happening in cui capita di tutto: cocktail party, interazioni tra avatar, vendite all'asta, comunicazione persuasiva, improvvisazioni teatrali, gare sportive. Un mercato del lavoro, che nell'ultimo anno ha aumentato di un punto il tasso di disoccupazione e ha un quinto degli occupati precari, dà ai reclutatori la possibilità di escogitare le più cervellotiche regole d'ingaggio delle persone.
L'impiegabilità è sempre meno correlata alla qualificazione. L'egemonia di chi assume passa attraverso procedure di selezione imprevedibili, reti di contatto anomale e richieste incongrue  di requisiti personali.
Pur di entrare in contatto con chi dà lavoro i disoccupati ormai sono arrivati ai videoclip in Rete e un folto numero di associazioni e giornali si prestano a mandarli in onda dietro compenso.
I social network professionali possono servire a questo scopo. Consentono di tenere rapporti tra chi ha bisogno di prestazioni lavorative in una determinata area di attività e il manager, il professionista, il tecnico in grado di darle.
Linkedin, il più noto dei social network professionali, è entrato nel settore redditizio dei servizi alle persone che vogliono cercare lavoro in maniera distintiva. Offre una serie di applicativi che possono facilitare il compito di chi vuole realizzare un curriculum vitae dinamico e diffonderlo in Rete. Microsoft l'ha seguita su questo terreno.
"Dinamico", l'aggettivo qualificativo del curriculum vitae, sta ad indicare che la presentazione dei risultati ottenuti, delle esperienze avute, delle competenze possedute, della formazione di base, dei tratti fisici e anagrafici di un esperto, è fatta in modo che chi cerca una persona che risponda a un determinato profilo sia facilitato nell'individuare rapidamente i punti forti lavorativi di chi ha messo online il percorso professionale.
Gli applicativi proposti da Linkedin e Microsoft consentono di realizzare dei veri e propri messaggi pubblicitari, lavorando sui contenuti, il formato e la grafica.
Tra le applicazioni concepite per chi vuole differenziare e rendere impattante la sua presentazione in Rete c'è
Box.net,  dotato di istruzioni video annesse ed è annunciato Windows 7.
Con gli applicativi si possono valorizzare le foto, le sole che i reclutatori guardano nei curricula cartacei, ricorrere alle immagini in movimento e al parlato, facendosi assistere da un bravo realizzatore di Web TV, usare una tecnica di interlocuzione con chi  sarà colpito da qualche elemento della presentazione. Perchè l'attenzione diventi interesse sarà meglio se il testo sarà redatto con un esperto di interazione verbale.

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Postato da: orsola a 18:06 | link | commenti (3)
gestione e sviluppo 260

Stato di salute del mondo

"Ci stiamo comportando in ecologia allo stesso modo in cui le istituzioni finanziarie si sono comportate in economia, cercando la soddisfazione immediata senza considerare le conseguenze. Solo che le conseguenze di una crisi ecologica saranno ben più gravi dell'attuale crisi economica", ha detto ieri Jonathan Loh, biologo della Zoological Society of London.

"Il mondo sta vivendo l'incubo di una recessione economica per avere sovrastimato le risorse finanziarie a disposizione, ma una crisi ancora più grave è alle porte, l'erosione del credito ecologico causato dall'avere sottovalutato l'importanza delle risorse ambientali come base del benessere di ogni società", ha aggiunto James Leape, direttore del WWF International, commentando i risultati del "Living Planet Report 2008", realizzato in collaborazione dai due organismi indicati e dal Global Footprint Network.

Il rapporto è stato diffuso ieri ed è la settima edizione dello studio sullo stato di salute del pianeta, che viene pubblicato ogni due anni dal 1998. La conclusione dell'ultima edizione è chiara: al ritmo dei consumi attuali, l'umanità avrà bisogno dell'equivalente di due pianeti con la stessa superficie del mondo per soddisfare le esigenze del 2030.

La pressione dell'umanità sul mondo è più che raddoppiata negli ultimi 45 anni per la crescita demografica e l'aumento dei consumi individuali. Questo sfruttamento superintensivo indebolisce l'ecosistema globale e produce rifiuti che si accumulano nell'aria, sulla terra e nell'acqua. La deforestazione, la mancanza d'acqua, la riduzione della biodiversità, l'anomalia climatica mettono in sempre maggiore pericolo il benessere e lo sviluppo sociale.

Per misurare la pressione dell'umanità sulle risorse mondiali il rapporto usa invece del PIL i criteri di
- "impronta ecologica", l'analisi della domanda legata all'attività umana,
- "impronta idrica", il consumo pro capite di acqua nei diversi paesi,
- "indice del pianeta vivente", lo stato di salute dei sistemi naturali.

La pressione dell'umanità sulla Terra eccede oggi del 30% le capacità di rigenerazione e il divario tra risorse e bisogni è in aumento progressivo.

Le emissioni di anidride carbonica da fonti di energia fossile e il consumo del suolo costituiscono tra le attività umane quelle che più pesano nel calcolo dell' impronta ecologica e che si legano ad una delle maggiori cause di pericolo attuale, il cambiamento climatico. La biocapacità globale, l'area necessaria a produrre le risorse primarie per i consumi e a catturare le emissioni di gas serra, è di circa 2,1 ettari pro capite a livello mondiale, mentre l'utilizzo delle capacità produttive dei sistemi naturali è di 2,7 ettari : un deficit di 0,6 ettari pro capite.

USA e Cina hanno le impronte ecologiche nazionali più elevate, con circa il 21% ciascuna di consumo della biocapacità globale, ma nei valori pro capite gli Americani hanno il primato assoluto, hanno bisogno in media di 9,4 ettari, mentre i Cinesi sono su una media di 2,1. In Europa la Germania è riuscita a fare  diminuire in modo regolare dal 1980 la sua impronta, mentre la Spagna l'ha aumentata di quattro volte e l'Italia è rimasta sostanzialmente stabile.

"I dati contenuti nel 'Living Planet Report' danno chiari e inequivocabili segnali di che cosa bisogna fare", ha detto James Leape.

In conclusione il documento suggerisce alcune "strategie di sostenibilità" per conservare o migliorare la stato di salute del mondo. Indica un insieme di azioni mirate all'efficienza, all'uso delle fonti rinnovabili e alle tecnologie a bassa emissione, che possono soddisfare la domanda di energia prevista per il 2050 e contemporaneamente ridurre dal 60% all'80%  le emissioni  di Co2 .

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Postato da: orsola a 13:19 | link | commenti (1)
societa 295

29/10/2008

Odio e amore sono attivati dalle stesse aree neuronali

"Dall'amore all'odio non c'è che un passo" afferma un detto popolare, che considera le passioni più forti che l'uomo possa provare separate soltanto dal tempo, ma unite nella stessa persona e per lo stesso soggetto della pulsione. In realtà il rapporto con l'altro ha componenti psicologiche e biologiche complesse, che possono dare vita a una mobilità pulsionale, fatta di intrecci diversi a seconda dell'interazione e della situazione, che può rafforzare l'attaccamento o favorire prese di distanza vigorose e opposte, come l'odio, o provocare quell' "Odi et amo" insieme che Catullo esprimeva a Lesbia.

Due ricercatori del laboratorio di neurobiologia dell'University College London hanno scoperto che l'odio e l'amore "condividono due stesse strutture cerebrali più di qualsiasi altra emozione". Semir Zeki e John Paul Romaya riferiscono in "Neural correlates of hate", un saggio scritto per PLoS ONE, 3, 10, october 2008, che hanno osservato con la risonanza magnetica le immagini del cervello di 17 persone, dieci uomini e sette donne, che guardavano le fotografie delle facce di persone per cui provavano una forte avversione, alternate a quelle dei visi di altre persone che erano loro indifferenti. In questo modo hanno potuto individuare quali aree neuronali si attivano nell'odiare.

Il circuito che si stabilisce nel programmare un comportamento aggressivo e nel realizzarlo fa leva sulle zone del putamen, un nucleo situato al centro del cervello e dell'insula che si trova nella superficie laterale. "Sono le stesse aree dell'amore romantico", dicono i ricercatori.

Tra le funzioni svolte dall'insula c'è quella di catalizzare le espressioni di disgusto e gli stimoli sgradevoli, mentre il putamen ha il compito di pianificare la risposta attiva a queste pulsioni, come può essere aggredire una persona odiata o assumere un atteggiamento difensivo.

Il fatto che odio e amore attivino le stesse zone cerebrali non sorprende. "Sono due sentimenti che possono sfociare in atti irrazionali e aggressivi", continuano i ricercatori.

Il circuito cerebrale localizzato è nella corteccia frontale, che si occupa fra l'altro di predire e anticipare le azioni delle persone con cui si interagisce.

C'è una differenza fondamentale però tra amore e odio: "Con il primo sentimento sono disattivate parti della corteccia cerebrale che sono in relazione con il giudizio e il ragionamento, mentre l'odio disattiva solo una piccola zona della corteccia frontale".

Chi odia non perde la capacità di valutare e la consapevolezza di quello che fa contro la persona odiata. Chi ama diventa sempre meno imparziale e fissa la sua pulsione sulla persona amata.

L'odio, concludono Zeki e Romaya, ha ben poco  a che vedere con sentimenti come l'ira, la rabbia, la perdita di autocontrollo, che invece interessano l'amigdala, il cingolato anteriore, l'ippocampo, le regioni medio temporali e la corteccia orbitofrontale, aree cerebrali diverse da quelle che si attivano per odio e per amore.

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Postato da: orsola a 15:49 | link | commenti
fondamenti 91

Guida alla manipolazione verbale in management

Siamo lettori di mestiere, abituati ad avere sul tavolo libri d'interesse manageriale scritti da autori delle principali economie avanzate ed emergenti. Un confronto tra questi prodotti letterari e quelli del nostro paese ci viene perciò immediato e ci porta alla considerazione che quelli che meritano di essere letti, disboscate le moltissime opere di visibilità presenti sui banchi delle nostre librerie, o sono manuali universitari o sono inchieste giornalistiche.

Le cose peggiori che ci capita di leggere sono i saggi degli autori  anticonformisti, che esibiscono in pubblico a intervalli regolari sempre la stessa potenza offensiva contro la stessa fata morgana e le raccolte di contributi sparsi degli esperti per caso.

Nel nostro panorama editoriale, di un paese che non legge, i temi di management sono troppo spesso sviluppati come opinoni fondate su opinioni.

E' piacevole perciò parlare di un libro documentato e trasgressivo, spiritoso e puntuale, coordinato da due docenti universitari, che raccoglie i contributi di trenta autori sui luoghi comuni in circolazione a proposito del management. Sono Anne Pezet, che insegna management nell'Université Paris-Dauphine e Samuel Sponem, che insegna gestione nel CNAM. Hanno fondato Critique et Management, un gruppo di ricercatori che vogliono riconsiderare le aeree disciplinari della direzione aziendale, i metodi impiegati e le conseguenze sull'economia e la società.

I due hanno curato "Petit bréviaire des idées reçues en management", La Découverte, Paris, 2008, che vuole censire i miti e le credenze della cultura aziendale per identificarne le origini e le ragioni di diffusione. Citando Michel Foucault gli autori ricordano all'inizio del loro lavoro che "la critica non consiste nel dire che le cose non sono così come sono", ma "nel vedere su che tipi di evidenze, di familiarità e di modi di pensare acquisiti senza riflettere riposano le pratiche adottate".

Il breviario esplora 28 luoghi comuni raggruppati in cinque temi: direzione e governance dell'impresa, strategia e marketing, Risorse umane e organizzazione, finanza e contabilità, management e società.

Nell'introduzione Pezet e Sponem chiariscono gli obiettivi e consigliano l'utilizzo del libro. "I discorsi manageriali - e i metodi  che sono loro associati - si propagano nelle aziende, le pubbliche amministrazioni, le associazioni e la società tutta intera senza vero dibattito. Da una parte ci sono le dichiarazioni entusiaste sul management, dall'altra un giudizio severo sugli effetti negativi (stress, logorio o addirittura suicidio)".

Il breviario vuole svolgere "un'azione pedagogica, confrontare le certezze manageriali con i fatti e le teorie, per suscitare il dibattito intorno alle sfide politiche e sociali troppo spesso eluse". E' una guida alla manipolazione verbale che viene fatta in questa materia.

Il primo "lemma" mostra, attraverso il contributo della curatrice, la fallacia dell'affermazione sulla tecnica performante.

Nella prima parte, sulla direzione e la governance, sono messi a nudo i preconcetti su pianificare, agire e controllare, sul miglioramento continuo, sulla massimizzazione del profitto e il valore per l'azionista.

Nella terza parte, sulle Risorse umane, spiccano  i contributi circa la controproduttività dei sindacati e la convenienza a farne a meno, sul cambiamento come bene assoluto, sull'autonomia dei dipendenti, sulla professionalità esaltata dalle nuove tecnologie, sulle responsabilità economiche e sociali, sulle riunioni e la formazione, sul taylorismo come passato.

Nella quinta parte, sui rapporti tra management e società, sono affrontati i luoghi comuni sulla produttività, la cittadinanza organizzativa, il senso di appartenenza dei dipendenti, l'utilità per il territorio, i rapporti scuola-impresa, la corporate social responsability, l'ecologia, l'integrazione delle etnie.

Nella seconda e quarta parte il breviario svela come è nata la credenza che la strategia è affare del top, perchè non è vero che le nuove tecnologie riducono l'inquinamento e come mai il consumatore ha sempre ragione.

Un'opera di consultazione, che si legge di seguito perchè attrae per tutte le sue  300 pagine e diventa uno strumento di pronto soccorso riflessivo,  da tenere a portata di mano sulla scrivania per difendersi dalle sciocchezze che leggiamo, scriviamo e facciamo in nome del management.

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Postato da: orsola a 11:51 | link | commenti (5)
gestione e sviluppo 260

28/10/2008

Ancora stipendi d'oro a Wall Street

Cinque trimestri consecutivi di bilanci in rosso, perdite del 70% del valore di Borsa non hanno impedito alle grandi banche d'affari americane, implicate nella peggiore crisi finanziaria mondiale dalla Grande Depressione, di continuare a pagare superstipendi e bonus ai dirigenti e agli impiegati.

Merrill Lynch ha dato ai suoi dipendenti, come parte flessibile della retribuzione, 6.700 milioni di dollari (5 miliardi e 400 milioni di euro), Goldman Sachs e Morgan Stanley, che sono in utile, hanno destinato 13 miliardi di dollari agli incentivi. Le tre banche pagheranno per compensi poco meno di 16 miliardi di euro e daranno premi per i risultati raggiunti anche ad alcuni dipendenti della Lehman Brothers.

I superstipendi servono a trattenere i dipendenti necessari allo sviluppo degli affari, è la giustificazione addotta in risposta alle critiche avanzate da più parti e che hanno portato un rappresentante del Congresso, Barney Frank,  a redigere un disegno di legge per una moratoria sui bonus. Resta attiva nel frattempo la pratica degli incentivi elevati, che tra il 2003 e il 2007 ha visto Goldman Sachs, Morgan Stanley, Merrill Lynch, Lehman Brothers e Bear Stearns pagare ai dipendenti premi per l'equivalente di 116 miliardi di euro, come mostrano i calcoli fatti da Bloomberg sui bilanci delle cinque banche.

Quest'anno il bonus medio per un dipendente di Goldman Sachs sarà pari a 140 mila euro, per uno di Morgan Stanley di 110 mila e per uno di Merrill Lynch di 90 mila. Sono compensi che oscillano con un'escursione da uno a quattro volte, sono definiti nei budget depositati e non possono essere destinati a scopi diversi dagli amministratori.

Retribuzioni e risultati nel 2007 
delle principali aziende finanziarie
(in milioni di dollari)

Aziende
CEO
Compensi
Perdite aziendali
Merrill Lynch Stanley O'Neal
161,0
52.200
Citigroup Charles Prince *
105,0
52.200
Countrywide Angelo Mozilo*
56,0
704
Lehman Brothers Richard S.Fuld*
53,0
13.800
Washington Mutual Kerry E.Killinger*
44,0
6.333
Wachovia G.K. Thomson
42,0
22.700
Bear Stearns James E.Cayne*
38,3
3.200
JPMorgan James Simons
27,7
14.300
Bank of America Kenneth D.Lewis
24,8
21.200
AIG Martin J.Sullivan*
22,0
18.454
Freddie Mac Richard F.Syron*
18,2
3.424
Merrill Lynch John A.Thain
17,3
52.200
Fannie Mae Daniel H.Mudd*
11,6
8.045
Royal Bank of Scotland F.A.Goodwin
7,4
14.100
HSBC Stephen K.Green
2,2
27.400
UBS Marcel Ospel*
2,2
44.200

Fonte: Securities and Exchange Comission

* Non più in carica                                                                                                    Copyright2008©irio
                                                                                                                                               

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Postato da: orsola a 11:47 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

27/10/2008

Aziende della conoscenza centrate sulle persone

La conoscenza è una combinazione indissolubile di pensiero, emozione e attività. E' la forza motrice del processo di trasformazione aziendale, che ha provocato il cambiamento radicale dell'essenza del lavoro, a partire dal quale sono mutati i principi di riferimento dell'organizzazione.

Alfonso Vazquez, socio direttore di Hobest Consultores, torna nuovamente alla carica sulla necessità di risolvere le  attuali contraddizioni del management per dargli un futuro in "Estrategias de la imaginacion. Innovacion y conocimiento en las sociedades de control", Granica, Barcelona, 2008, un libro che contrappone la centralità della conoscenza per il lavoro e l'organizzazione alle concezioni tradizionali di potere e proprietà dell'azienda.

La tesi del lavoro di Vazquez è che occorre un cambio di paradigma rispetto alla concezione dominante con cui si approcciano la comprensione e l'azione sull'organizzazione. Ricorda per cominciare che la conoscenza non può essere obbligata a svilupparsi. Il lavoratore la realizza quando si appropria del lavoro e comprende il significato di quello che fa. Quando invece i compiti sono definiti da altri, rispondono a scopi estranei e il quadro d'azione si può comprendere solo alla fine dei processi produttivi a cui si partecipa, manca la motivazione del lavoro, quella che spinge alla  cittadinanza  organizzativa, necessaria per aumentare la competenza distintiva dell'azienda sui mercati.

Il lavoratore della conoscenza deve avere libertà di esprimere la sua professionalità in una rete integrata di persone e gruppi, che interagiscono per affrontare in libertà e diversità personali l'incertezza e la complessità ambientale.

Per conseguire gli obiettivi aziendali i manager inadeguati si sono rassegnati a relazioni di scambio subottimali e a incompetenze organizzative. Gli effetti del management tradizionale sono evidenti nell'aumento della distanza tra capi e dipendenti, nelle barriere tra processi, nella programmazione vincolante, nella sfiducia degli operatori.

Le imprese condotte in tale modo sono diventate più vulnerabili di un tempo, perchè i pericoli di perdita di competitività, quando manca una forte cooperazione interna, possono diventare di colpo concreti e più dannosi, collegando le condotte  dell'interno a tutte le occasioni di crisi, anche secondarie e remote provenienti dall'esterno,  che  riguardano comunque il  funzionamento dell'organizzazione.

E' necessario, in un contesto ad elevata turbolenza e complementarietà operativa, sviluppare strategie di immaginazione che rinforzano l'intensità soggettiva, la potenza della soddisfazione lavorativa, la proattività agli eventi, la flessibilità delle strutture organizzative. Questo può avvenire invertendo il rapporto tra persone e organizzazioni, configurando queste intorno a quelle, individuando più obiettivi, costruendo visioni alternative e preparando le persone a trovare le vie di attacco e di ritirata.

L'innovazione organizzativa, delle relazioni e dei risultati, richiede di immaginare mondi possibili, concezioni e contesti utili alle persone che fanno l'organizzazione dinamica, centrata sulla conoscenza, forte nei mercati esistenti, in quelli potenziali e in quelli sconosciuti o inesistenti, da creare.

Il libro di Vazquez è un invito continuo, provocatorio, a guardare la gestione delle Risorse umane in modo diverso. Viene dopo quello, pubblicato otto anni fa, su "La imaginacion estrategica", costruito ispirandosi agli schemi di Gary Hamel, che qui rende operativo sradicando tutti i luoghi comuni e le opinioni, frutto di pigrizia mentale o di conservatorismo.

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Postato da: orsola a 17:41 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Anne Lise Boutin, illustrazione per "Une effrayante liberté",
Le Monde des Livres, 24 ottobre 2008.

Postato da: orsola a 10:12 | link | commenti

24/10/2008

Protesta del mondo della scuola

Gli studiosi del comportamento collettivo ci vanno spiegando da cinquant'anni quali sono i fattori all'origine dei movimenti di protesta e quali sono le condizioni favorenti l'espansione. Nel caso della scuola, i fattori e le condizioni per un brodo di coltura del dissenso ci sono tutti e sono icasticamente riassumibili nelle affermazioni di uno studente romano di Lettere, uno dei tanti dell' "Onda", riportate stamattina da "la Repubblica".

Di fronte alle minacce televisive di Berlusconi, che avrebbe dato mandato al ministro dell'Interno d'inviare la polizia nelle scuole occupate, questo studente ha detto : "Alla fine uno si rompe le balle di avere paura. Ho 22 anni e vivo ogni giorno sotto ricatto...Campo a testa china e tiro avanti sperando che domani sia migliore. Ma se mi dicono che domani non c'è più, l'hanno tagliato nella finanziaria, allora basta".

L'Onda anomala, o semplicemente l' "Onda", è una parte di quella protesta di alunni, studenti, docenti, dirigenti scolastici, rettori di università e genitori, che in qualche settimana ha coinvolto milioni di cittadini di tutta Italia nelle manifestazioni contro la "riforma " Gelmini. Secondo i dati del ministero dell'Interno, in ottobre ci sono state 300 manifestazioni, 150 scuole e 20 facoltà universitarie sono state occupate per la protesta contro la "Gelmini".

Lo studente de "la Republica" cita non a caso la finanziaria. E' qui che sono nati tutti i tagli di bilancio e gli aggiustamenti di organico, che dovranno portare ad assorbire gran parte dei costi attuali della didattica, della ricerca e delle borse di studio. Un'operazione che rischia di peggiorare la già cattiva situazione del nostro paese, nei confronti internazionali sull'educazione agli ultimi posti, per gli investimenti e i risultati nello sviluppo delle nuove generazioni e nella competitività sui mercati.

Contraddittoriamente, i tagli della finanziaria per l'educazione sono stati decisi dal governo mentre prometteva interventi di salvataggio delle banche, rifiutati dall'ABI, concedeva 300 milioni di prestito ponte all'Alitalia, per cui è scattata l'indagine del commissario europeo alla Concorrenza, si impegnava nell'approntare e finanziare per oltre un miliardo una cordata di imprenditori e pareva intenzionato ad aumentare la tassa d'imbarco dei passeggeri sugli aerei della newco CAI per pagare il piano sociale della bad company, affidata a un liquidatore, progettava un contributo rottamazione per l'industria delle automobili e degli elettrodomestici.

Una disparità di trattamento e una iniquità di rapporti economici, che non potevano lasciare indifferenti gli interessati, a cominciare dalla presidente della Confindustria, che ha sollecitato interventi di sostegno per il settore che rappresenta.

A far precipitare la situazione della Scuola sono intervenute le minacce in diretta televisiva, che il presidente del Consiglio si è rimangiato 24 ore dopo.

Sul "Corriere della sera" di oggi, nella stessa pagina della smentita, ci sono le fotografie di sei ragazze leader dell'occupazione.

La ministra Gelmini ha detto alla radio: "Convocherò di nuovo le associazioni" (del mondo della scuola). Ma non è dalla decisione unilaterale del governo che è partita la protesta?

Un pasticcio normativo e un errore grossolano di comportamento pubblico, commessi da abili gestori del consenso popolare e dell'uso dei media, si spiegano soltanto con la convinzione di avere leadership politica per acquiescenza dei governati.

L'organizzazione del dissenso, spontanea e fuori dai partiti,  ha portato all'emergere di controleadership d'interesse, più efficaci e ha costretto la ministra ad aprire "uno spazio di confronto" e il presidente del Consiglio a riformulare le sue espressioni nello spazio di una giornata. Adesso la parola è al negoziato per una piattaforma condivisa.

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politica 137

23/10/2008

Miglioramento dei rapporti familiari con le nuove tecnologie

Il tradizionale nucleo familiare usa Internet e i telefonini per realizzare una "nuova connettività", che si sviluppa per mezzo delle interazioni a distanza e la condivisione di esperienze online. Internet e il telefono mobile sono diventati i componenti centrali della moderna vita familiare.

All'influenza ristrutturante dei rapporti nella tradizionale famiglia  nucleare è dedicata la ricerca "Networked families", realizzata da quattro ricercatori del dipartimento di Sociologia dell'University of Toronto per Pew Internet & Life American Project. I quattro, Tracy Kennedy, Aaron Smith, Amy Tracy Wells e Barry Wellman, hanno indagato sugli effetti delle nuove tecnologie nelle famiglie del Nord America, intervistando un campione rappresentativo di 2.252 adulti, sposati e con figli, in possesso di pc, telefonini e connessioni ad  Internet per uso domestico.

Hanno così rilevato che il 66% dei genitori intervistati naviga su Internet con i figli per giocare insieme o per guardare dei video. Il 73% ha l'abitudine di sentirsi per telefonino con padre e madre e il 42% di essi lo fa una volta al giorno. Il 25% ha già inviato delle mail ai figli e il 21% degli sms.

L'inchiesta ha accertato che per il 53% le nuove tecnologie hanno migliorato la qualità delle relazioni con la famiglia allargata, il 44% conferma questa influenza positiva sui rapporti con la famiglia prossima e solo il 3% dice che sono peggiorati.

Il 75% inoltre ritiene che Internet li ha aiutati a rafforzare i legami sociali, mentre per il 23% questo è un effetto molto limitato ma realizzato.

La conseguenza negativa dell'accessibilità a distanza è costituita però dal fatto che la durata dell'orario lavorativo è aumentata: per l'11% ha comportato una maggiore presenza sul luogo di lavoro, per il 19% un prolungamento delle attività anche a casa durante il weekend.

Dall'indagine emerge che il gioco dei genitori con i figli è un'occasione per il divertimento, il dialogo e la conoscenza reciproca, tanto più importante nell'età adolescenziale e con la presenza paterna.

Internet e i telefonini rafforzano il valore pedagogico dell'azione genitoriale, effettuata nella condivisione delle esperienze e con il controllo sul comportamento  dei figli distanti. Con le nuove tecnologie aumenta la frequenza dei rapporti intergenerazionali ed è  possibile una varietà di modi di scambio comunicativo, che facilitano la libertà di espressione e di adattamento reciproco tra gli interlocutori.

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tecnologia 115

Aumento degli investimenti in R&D dell'industria europea

Per la prima volta in cinque anni gli investimenti in ricerca e sviluppo delle aziende industriali europee sono cresciuti più di quelli americani. Secondo il tableau de bord della Commissione europea su dati 2007, l'incremento dei costi delle prime è stato dell'8,8% contro l'8,6% delle seconde.

Tra le prime dieci aziende del mondo per livello d'investimenti ci sono tre aziende dell'UE: Nokia, che occupa la quinta posizione del palmarès ed è salita dalla diciassettesima del 2006 con un + 42,3% di costi per R&D, la Volkswagen, nona invece che quattordicesima con un + 16,1% e Daimler, decima ma era quinta, con un - 6,6%. La svizzera Roche è ottava con un + 25,9%.

La maggiore investitrice del mondo è Microsoft con 5 miliardi e 600 milioni di euro, il + 14,6% rispetto al 2006.

I dati delle 2000 aziende classificate dalla CE costituiscono una somma  d'investimenti in R&D dell'industria  del pianeta superiore a 373 miliardi di euro.

Gli USA continuano ad essere i primi con il 39,4% del totale globale e piazzano cinque aziende tra le prime dieci, l'Europa è seconda con il 32,2%, segue il Giappone con il 18,4%.

Nel Vecchio Continente la Germania costituisce il 10,9% del totale, la Francia il 6,7%, il Regno Unito il 5,2%, i Paesi Bassi il 2,3%, la Svezia l'1,9%, la Finlandia l'1,7% e l'Italia l'1,4%.

Tra le prime 100 aziende dell'Europa  quattro sono  italiane: Finmeccanica è sedicesima,  FIAT diciassettesima, ENI ottantasettesima e  Pirelli novantacinquesima.

Le aziende delle economie emergenti continuano ad investire sempre più: Petro Brasiliero ha incrementato i suoi costi per R&D del 52,6%, Tata Motors, indiana, del 42,6%, Petro China del 22,2%.

Il settore produttivo che investe maggiormente è quello farmaceutico e delle biotecnologie, che rappresenta il 19% del totale. Il comparto automobilistico risulta ancora una volta secondo con l'11%.

L'investimento in R&D delle prime 20 aziende del mondo

Class.
Azienda
Costi R&D 2007
Variazione 2006
Class.
Azienda
Costi R&D 2007
Variazione 2006
1 Microsoft
5.583
+ 14,6%
11 Sanofi-Aventis
4.563
+ 3,6%
2 General Motors
5.540
+ 22,7%
12 Samsung
4.438
+ 6,3%
3 Pfizer
5.532
+ 6,4%
13 GlaxoSmithKline
4.419
- 6,1%
4 Toyota
5.453
+ 9,6%
14 Novartis
4.386
+ 21,1%
5 Nokia
5.281
+ 42,3%
15 Intel
3.963
- 2%
6 Johnson&Johnson
5.252
+ 7,8%
16 IBM
3.930
+ 1,3%
7 Ford
5.129
+ 4,2%
17 Robert Bosch
3.560
+ 4,8%
8 Roche
5.010
+ 25,9%
18 Matsushita El.
3.539
+ 2,4%
9 Volkswagen
4.923
+ 16,1%
19 AstraZeneca
3.448
+ 29,8%
10 Daimler
4.888
- 6,6%
20 Honda
3.378
+ 8,1%

Gli investimenti sono strettamente legati all'attività esercitata, alle logiche competitive e tecnologiche, che variano notevolmente da un settore all'altro: sono massimi nelle biotecnologie e minimi nella chimica di base e nell'agroalimentare.

L'intensità tecnologica del business chiarisce anche il perchè delle posizioni dei diversi paesi, a seconda del peso che l'industria tradizionale o d'avanguardia vi gioca.

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22/10/2008

Ricerche di neuroscienziati per la formazione

Richard Haier è uno psicologo dell'University of California - Irvine, Rex Jung  è un neuropsicologo dell'University of New Mexico. Sono due specialisti di neuroanatomia, che usano la scannerizzazione delle immagini cerebrali per ricerche sulle basi neurali dell'intelligenza e sulle differenze di utilizzo.

In "Brain imaging studies of intelligence and creativity: what is the picture for education?", Roeper Review, 30, 3, july 2008, analizzano come le strutture e le  funzioni cerebrali possono essere usate dagli individui a vantaggio della formazione e suggeriscono come il formatore può integrare le scoperte delle neuroscienze nelle pratiche dell'apprendimento, se riconsidera le vecchie idee e acquisisce le basi necessarie delle nuove discipline.

Gli autori affrontano nel saggio la questione fondamentale del perchè le neuroscienze possono servire a diagnosticare che cosa è concretamente l'intelligenza e se può essere localizzata nel cervello. Sviluppano le risposte a tre domande sulle differenze cerebrali delle persone, sui rapporti tra creatività e cervello, sull'importanza delle differenti strutture e funzioni cerebrali per l'educazione individuale.

In modo sintetico, con un linguaggio asciutto e  richiamando soprattutto dati sperimentali, spiegano che l'evoluzione ha prodotto almeno due forme di organizzazione del cervello, che fanno le stesse cose in modi e zone diverse. I fattori ambientali contribuiscono all'attivazione e alla disattivazione di alcuni geni che influenzano il funzionamento per tutta la vita. Sono meccanismi complessi, che nascono in parte dall'interazione con l'ambiente,stando a quello che la risonanza magnetica ha fatto vedere sulla struttura e le funzioni cerebrali e che la tomografia ha rilevato sull'uso energetico del cervello.

Per Haier e Jung mancano finora le prove di come questi meccanismi sono correlati alle capacità mentali. E' certo che il cervello funziona insieme, come un'orchestra, ma non è ancora chiaro chi è il direttore. L'orchestra può essere differente, dipende dal compito che sta svolgendo e dalle aree cerebrali attivate.

Ne discende che l'intelligenza è quello che una persona si mette a fare quando non sa che cosa fare per risolvere un problema o come comportarsi davanti a una situazione nuova. E' fatta di differenze individuali nell'apprendimento, nella memoria e nel ragionamento. E' mostrata dall'imparare di alcuni  prima di altri, dal ricordare di più, dal ragionare meglio.

E' controverso nel dibattito scientifico se queste differenze si devono a ragioni sociali o culturali o a differenti atteggiamenti, abilità, rendimenti delle persone, attivati in certe condizioni, che sono state colte e sviluppate più di altre che hanno avuto le stesse opportunità.

Per rispondere al dubbio in modo soddisfacente sarebbe necessario ricostruire tutta la mappa della attività cerebrali, delle interazioni e delle ascendenze individuali per andare a fondo della loro realtà cognitiva.

Le neuroscienze e le tecniche di osservazione delle attività cerebrali danno già dei segnali forti, che possono essere utilizzati per tracciare percorsi più efficaci di quelli attuali,  potenziare le capacità presenti e recuperare quelle indebolite.

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fondamenti 91

Campione mondiale dei mangiapizza

Abbiamo già avuto modo di scrivere della vera pizza, quella napoletana, del profumo, del sapore, della lievitazione, degli ingredienti e della tecnologia. Abbiamo anche già ricordato come si è diffusa nel mondo fino a generare una serie di derivati vicini e lontanissimi: la pizza americana, con la catena dei "Pizza Hut" forte di 12.000 punti di ristorazione, quella tailandese di " Pizza Company", estesa in tutto il Sud-Est asiatico e, purtroppo, dell'italiana "Konopizza".

Su questi prodotti di ultima generazione, emblematicamente rappresentati dalla "pizza" con i wurstel o con l'ananas, la nostra autodistruttività è arrivata ai pizzaioli acrobatici della Romagna, mentre gli Americani si convincevano d'avere inventato loro la pizza.PIZZA_EATING_CHAMPIONSHIP

"Famiglia" una marca newyorkese di pizze indice ogni anno, in occasione del Columbus day il 13 ottobre, festa degli Italiani e dei "Pizza & pasta dishes", una gara tra mangiatori di pizza. Vince chi ne ingurgita di più in meno tempo.

Le pizze di dimensioni normali, divise in spicchi uguali, vengono sovrapposte e messe a portata di mano dei concorrenti, che le afferrano e le portano alla bocca. Un clima da pit-stop, che può fare inorridire chi sa che cosa è una pizza, quella vera e come va mangiata.

Il vincitore di quest'anno è un tale Joey Chestnut, campione del mondo di altre specialità sportive simili nel fast food. E' stato capace d'infilarsi in bocca e ingoiare 45 spicchi di pizza al formaggio, poco meno di otto intere, in dieci minuti. Il tutto in piena Times Square a New York. I giornali americani, in vena di pedagogia sul sovrappeso, hanno calcolato che ha buttato giù 11.700 calorie.

La vittoria ha fruttato a Chestnut $ 5.000.

Ma 450 grammi di pizza sono uno scherzetto per il campione, che il mese scorso ha consumato 93 hamburger in otto minuti in una gara a Chattanooga, Tennessee, e a luglio a Coney Island, New York,  è stato capace di inghiottire 66 hot dog in 12 minuti. Chestnut è un 25enne ex studente, che dopo il college si è trasformato in professionista delle gare di  mangiare veloce asparagi, maialini arrosto, pollo fritto, sandwich e altro, diffuse negli USA e vive da tre anni con i proventi delle sue numerose vittorie.

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societa 295

21/10/2008

Dopati per aumentare il rendimento intellettuale

Li chiamano potenziatori delle capacità cognitive, farmaci capaci d'intervenire nei processi di apprendimento e memoria per aumentare il rendimento intellettuale, ma sono veri e propri medicinali prodotti per curare bambini iperattivi con deficit d'attenzione, trattare gli ipertesi o recuperare il funzionamento cerebrale dei malati di Alzheimer. Da qualche tempo li usano  lavoratori della conoscenza che vogliono reggere sovraccarichi di attività o rendere di più.

E' un fenomeno in crescita che interessa quelli che pretendono da sè sempre di più per rispondere alla richiesta crescente di prontezza e resistenza, che viene dal mondo del lavoro.

Tant'è che in agosto il ministero della Difesa USA ha diffuso una circolare sull'utilizzo di questo tipo di sostanze per potenziare le capacità cognitive di vigilanza, conoscenza e memoria degli specialisti delle diverse armi dell'esercito. Mentre il National institute for drug abuse ha messo in guardia dagli effetti secondari di questi stimolanti nei giovani americani, che li consumano per strafare alle feste e prepararsi agli esami e il National institutes of health ha deciso di chiedere a tutti i ricercatori, che chiedono sovvenzioni per i loro studi, di fornire le prove che non  hanno fatto uso di potenziatori delle capacità intellettuali.

Allarmi e inviti alla cautela nell'uso di medicinali, le cui conseguenze per una persona sana non sono ancora del tutto note, sono venuti anche dai comitati consultivi dei ministeri della salute del Regno Unito, Francia, Spagna.

La Commissione europea pensa a una regolamentazione controllata e ad un sistema di monitoraggio delle nuove introduzioni di potenziatori cerebrali.

L'industria farmaceutica sta facendo sperimentazioni, infatti, su prodotti proteinici, che intervengono nella biochimica dei neuroni dell'apprendimento o sulle ampachine, che stimolano l'attività di un neurotrasmettitore interagendo con le molecole addette ai suoi recettori.

Il premio Nobel Eric Kandel con la sua azienda Memory Pharmaceutics, l'inventore delle ampachine Gary Lynch dell'University of California - Irvine e Julia Bailey dell'University of Surrey sono già avanti nelle sperimentazioni su persone.

La rivista "Nature" ha pubblicato in aprile un articolo di Brendan Maher, che ha riassunto una ricerca di Barbara Sahakian e Sharon Morein-Zamir, due neuroscienziati inglesi dell'University of Cambridge, su un campione di 1.400 ricercatori di 60 paesi, che hanno partecipato a un'indagine online sull'uso di stimolanti per potenziare il cervello.

Dalle risposte emerge che i farmaci più spesso utilizzati sono tre: il "Ritalin", il "Provigil" e il "Propalonal". Molti fanno cocktail di più sostanze.

Il 62% degli intervistati ha dichiarato di ricorrere a un metilfenildato, un farmaco che in commercio ha il nome di "Ritalin" ed è normalmente impiegato nel trattamento del deficit d'attenzione e l'iperattività dei ragazzi. Agisce sulla noradrenalina e potenzia le capacità di concentrazione. Il 44% usa il modafinil, commercializzato come "Provigil", che serve per la narcolessia ed è usato dai ricercatori interrogati per combattere il jet lag e per restare svegli più a lungo. Il 15% consuma un betabloccante, il "Propalonal", che serve per l'ipertensione.

Gli intervistati hanno detto che non si preoccupano degli eventuali effetti indesiderati perchè in questo modo possono essere più produttivi e conseguire gli obiettivi di ricerca stabiliti.

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Postato da: orsola a 17:35 | link | commenti (3)
tecnologia 115

20 milioni di disoccupati in più per la crisi finanziaria

La crisi finanziaria potrà provocare un aumento record del numero di disoccupati nel mondo, ha detto ieri in un'intervista Juan Somavia, direttore generale dell'International Labour Organization. Secondo i primi calcoli dell'ILO, i disoccupati potranno crescere dai 190 milioni del 2007 ai 210 milioni del 2009.

Se questa cifra sarà davvero raggiunta si toccherà un primato storico negativo. Come al solito, ha continuato Somavia, le vittime  più numerose saranno le persone più vulnerabili. L'impatto della crisi  si sta allargando sempre più e toccherà la maggior parte delle economie.

Il numero dei lavoratori poveri, che vivono con meno di un dollaro al giorno, potrà crescere di 40 milioni, quelli che guadagnano meno di due dollari potranno aumentare di 100 milioni. I settori economici in cui sono impiegati tradizionalmente, l'edilizia, i servizi, il turismo, l'immobiliare, la meccanica, hanno già incominciato a perdere addetti, affianco alla finanza e al credito da cui la crisi è nata.

L'economia americana in settembre ha distrutto 159.000 posti di lavoro, un record mai raggiunto dal marzo 2003. Il Regno Unito ha registrato in agosto un picco di disoccupati del 5,7% , la Francia e le altre economie avanzate hanno aumentato anch'esse il tasso di disoccupazione.

I ceti medi del mondo intero dovranno pagare un pesante tributo alla crisi, anche se per il momento resta difficile valutarne l'entità.

E'  iniziata una crisi sociale "severa, lunga e globale", che richiede un'azione rapida e coordinata dei governi mondiali, sotto forma di un "piano di salvataggio centrato sull'economia reale e le questioni sociali", ha detto ancora Somavia.

La crisi deve essere presa come un'opportunità per riequilibrare la globalizzazione, diventata "iniqua e non duratura", ridando importanza all'economia reale. "Il sistema finanziario internazionale deve tornare alla funzione fondamentale, che è il credito".

"Bisogna proteggere e promuovere le imprese sostenibili e il lavoro decente".

Deve essere questo il tema del summit mondiale dei capi di governo, che si terrà il mese prossimo.

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Postato da: orsola a 11:46 | link | commenti
economia 138

Robert Combas, "Le tigre mangeur de camions", 1985, acrilico su tela.

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20/10/2008

Crisi finanziaria fallimento dell'etica aziendale

La quarta edizione del Women forum, che s'è tenuto a Deauville nel fine settimana scorso, ha dato l'opportunità all'IFOP, la società francese di ricerche sulla pubblica opinione, di effettuare un sondaggio tra le partecipanti, venute da tutti i continenti.

Durante la riunione sono state intervistate sulla crisi finanziaria globale 253 donne dirigenti, imprenditrici e professioniste autonome di alto livello. Queste sono state le risposte.

Il 35% ritiene che l'attuale crisi è morale, il 47% che è tecnica e morale; il 90% constata che le difficoltà attuali hanno cause strutturali e non si può ricuperare la fiducia perduta senza un'opera pedagogica, in grado di spiegare e smontare i meccanismi che hanno portato ai fallimenti manageriali; il 73% ha auspicato che si approfitti dello sconvolgimento attuale per rinnovare il modello di gestione con uno orientato all'etica degli affari.

Il 69% ritiene indispensabile che il sistema delle imprese riparta su basi sane e l'economia ritrovi la sua indipendenza dal mondo finanziario; ma l'86% pensa che i governi devono sostenere le banche e garantire i crediti; il 59% delle intervistate è convinto che la crisi impatterà con più forza sulle piccole e medie imprese e che la bolla speculativa possa colpire con effetto domino i paesi emergenti.

L'Europa, continuano le intervistate, deve giocare un ruolo motore nell'uscita dalla crisi, anche se il 62% crede che non è abbastanza solidale per riuscirci rapidamente; ma, dice il 60%, il Vecchio Continente ha un sistema finanziario più stabile e solido delle altre potenze mondiali, si potrà perciò riuscire a dare alle banche di tutto il mondo la visione globale che oggi manca, sopraffatta dalla sete dei bonus e delle retribuzioni elevate, che portano tutti gli operatori ad agire in nome di questa sola spinta.

Aiutando il sistema creditizio le intervistate sperano che in futuro si possa salvare l'economia e recuperare la spinta allo sviluppo e a rapporti più corretti con i mercati.

Post iriospark collegato: Business delle pari opportunità

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economia 138

Sopravvissuta al Titanic, in difficoltà per la casa di riposo

Sabato a Devizes, nel Sud-ovest del Regno Unito, una valigia di un secolo fa contenente vestiti usati e giornali dell'epoca, è stata aggiudicata all'asta per 31.150 sterline (40.000 euro): £ 10.800 per la valigia, £ 9.250 per i giornali e £ 11.100 per gli abiti. Sono indumenti poveri e malandati, che non figureranno certo in qualche museo della moda, ma testimoniano il più noto e catastrofico naufragio di una nave passeggeri, quello avvenuto nell'aprile 1912 con l'affondamento del "Titanic". All'arrivo in America i superstiti  ricevettero  dai newyorkesi manifestazioni esemplari di solidarietà e accoglienza.

I vestiti venduti erano di Millvina Dean, un'inglese di 96 anni, che aveva due mesi al momento del naufragio. Viaggiava con i genitori e fu tra i 700 sopravvissuti all'urto fatale della nave, ritenuta inaffondabile, contro un iceberg, che fece 1.500 vittime.

La famiglia Dean, composta da Millvina, suo fratello e i genitori, in quella circostanza perdette il capo famiglia e tutti i suoi beni. Ricevette gli abiti, contenuti nella valigia messa all'asta, da un'organizzazione filantropica, che mise la vedova e i due orfani  in condizione di proseguire il viaggio d'emigrazione fino al Kansas.

Millvina era la più piccola passeggera del "Titanic" e oggi è l'ultima in vita. E' stata costretta a separarsi dai suoi ricordi perchè non ha soldi sufficienti per pagare la retta della casa di riposo in cui abita da due anni.

Sperava di ricavare dall'asta un decimo di quello che ha ottenuto. Ma sono stati  maggiori l'interesse degli acquirenti per i resti di una grande catastrofe e la simpatia per l'unica superstite, dopo la scomparsa della compatriota Barbara Joyce Dainton l'anno scorso.

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17/10/2008

Corridore ciclista: lavoro sempre più precario

Per capire il fenomeno del doping nelle gare ciclistiche non si può prescindere dal contesto sociale e mediatico in cui esse si svolgono e dalla produzione delle performance del corridore professionista, dovuta a un lavoro collettivo regolato dal mercato e dalle norme.

Il doping è definito in modo diverso dai medici dello sport, cambia con l'apparizione di nuovi medicinali, vede i ricercatori dell'industria farmaceutica rivolgersi agli sportivi come cavie. Gli allenatori sono orientati a sviluppare la forza lavoro, gli altri si preoccupano di valorizzarla, di farla rendere per il successo nelle corse. Con il doping un cattivo ciclista può diventare un vincitore.

E' un cambiamento di prospettiva avvenuto fino dagli anni '90, quando lo sportivo è stato rimpiazzato da un lavoratore dello spettacolo che deve assicurare prestazioni sempre più impressionanti.

Il corridore professionista fa un mestiere, che lo porta a lavorare per una retribuzione anche in condizioni disagiate, per orari, situazione del terreno, meteorologia, fatica e tensione. E' uno che deve fare bella figura. Finiti dalla metà degli anni '90 la squadra di campione, gregari e preparatore. Adesso la regole è: ognuno per sè. Il supporto può darlo un medico biotecnologo e l'allenamento solitario, non più il gruppo, come prima.

A questo nuovo esponente della forza lavoro tre sociologi, Christophe Brissonneau dell'université Paris-Descartes e dell'omonimo CNRS, Olivier Aubel dell'université Marc Bloch de Strasbourg e del Conseil régional Ile-de-France, Fabien Ohl dell'université de Lausanne e direttore de l'Institut des sciences du sport, hanno dedicato "L'épreuve du dopage", PUF, Paris, 2008. Il libro considera il doping un elemento costitutivo del mestiere di corridore professionista, approfondisce il suo significato nelle dimensioni lavorative e culturali, analizza il contesto e la carriera di questo lavoratore.

Basato su un'abbondante letteratura giornalistica, biografica e scientifica, indaga sul campo come la pratica del doping è considerata dai ciclisti e dagli spettatori, intervista anche venti campioni degli anni 1960-2003.

L'ambiente del corridore ciclista professionista è visto alla luce dell'evoluzione normativa delle leggi, dei comportamenti dei medici, dell'organizzazione delle corse, delle condizioni d'esercizio del mestiere nell'economia mediatica. Sono le variabili che influenzano la nuova pseudo-professione del lavoratore precario,  che è diventato oggi.

Dopo questa presentazione del contesto, il libro sviluppa la parte più ampia e affronta la carriera del ciclista: la socializzazione familiare e l'introiezione delle norme sportive, l'apprendimento del mestiere e l'iniziazione al doping, le pratiche quotidiane, le tecniche, i rischi e i ruoli dei medici e dei medicinali nella modifica dei valori sportivi, l'importanza dei guadagni, il declino, il dopo carriera e le conseguenze del doping.

La tesi degli autori è che la carriera mette il ciclista in una bolla separata dalla realtà, in cui vigono le regole del lavorare allo stremo, di prendere dei prodotti dopanti per reggere alla cadenza necessaria e di considerare la farmacologia come una tecnica di mantenimento dell'efficienza fisica, come la dieta e i programmi di allenamento. Contribuisce molto a normalizzare il doping un'entourage di medici sportivi, che si comportano in modi che, secondo gli autori, costituiscono dei riti iniziatici per un nuovo tipo di lavoratore precario.

Una tesi forte, un approccio interazionista e una raccolta di storie a carico fanno de "L'épreuve du dopage" un saggio, che si legge come un romanzo poliziesco e illumina un lavoro e un ambiente, finora circondati dalle illusioni degli spettatori sulla libertà e la passione dello sport.

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societa 295

Effetti della globalizzazione finanziaria sulle retribuzioni

Nonostante la forte crescita dell'economia e dell'occupazione mondiale verificatasi dai primi anni '90, le differenze retributive hanno continuato ad aumentare in modo significativo nelle maggior parte dei paesi e potranno continuare ad ampliarsi ulteriormente con la crisi finanziaria attuale.

Il documento dell' International Labour Organization "World of work report 2008. Global income inequality gap is vast and growing", pubblicato ieri, è uno studio completo sulla ripartizione dei benefici della crescita economica nel mondo.

Condotto in 51 paesi, mostra l'impatto della globalizzazione finanziaria sull'aumento delle differenze retributive tra paesi ricchi e poveri e la sempre più debole capacità delle politiche nazionali di migliorare i livelli di remunerazione delle classi medie e degli stipendi più bassi.

La parte delle retribuzioni nel monte redditi totale del mondo si è ridotta negli ultimi due decenni. La diminuzione più forte c'è stata in America Latina e nei Caraibi, con il 13% in meno, seguiti dall'Asia e dalla regione del Pacifico, con il 10% in meno. La distanza tra le retribuzioni della decima parte dei lavoratori dipendenti meglio pagati e la decima parte di quelli peggio pagati è aumentata in 18 paesi del campione. E' stata particolarmente forte in Ungheria, Polonia, Portogallo e USA e ha raggiunto paesi a differenza retributiva poco marcata come la Danimarca e la Svezia. In controtendenza sono state la Francia e la Spagna.

Nel 2007 i dirigenti delle 15 maggiori aziende americane guadagnavano in media 520 volte quello che ricevevano i lavoratori del più basso livello, mentre nel 2003 questa differenza era di 360 volte. Fenomeni analoghi si sono manifestati in Australia, Germania, Hong Kong, Paesi Bassi e Sudafrica.

La sfida per i politici è di assicurare in questa situazione i mezzi appropriati per incoraggiare il lavoro, la qualificazione e gli investimenti per lo sviluppo del capitale umano, afferma il rapporto.

L'impulso alla differenziazione retributiva forte è venuto dai sistemi di remunerazione basati sulle prestazioni individuali. Privilegiano le posizioni alte, che possono influenzare i risultati del loro lavoro e sono legate, in maniera più o meno stretta, all'azione delle aziende nei mercati o che godono di criteri di misura delle performace personali, frutto di negoziazioni con gli azionisti.

Il modello della differenziazione spinta riflette il processo di globalizzazione finanziaria, che è collegato alla deregolamentazione dei flussi di capitali su scala internazionale. Questo fenomeno ha ampliato l'instabilità economica negli anni '90,  ha provocato crisi del sistema bancario nettamente più frequenti di prima e distruzioni di posti di lavoro, che hanno colpito i lavoratori più vulnerabili, più facilmente sostituibili con le application killer dell'innovazione tecnologica.

La politica ha un ruolo importante da giocare, secondo il rapporto. Deve prendere conto dell'impatto sociale delle diverse opzioni che il sistema economico mondiale ha davanti. Esse possono portare ad un'ulteriore accentuazione delle differenze di reddito, con rischi gravi per gli stessi equilibri economici, o, agendo sulla leva fiscale, sui cambiamenti istituzionali, su politiche redistributive dell'occupazione e dei redditi e facendo progredire l'agenda per il lavoro decente, aprire prospettive di sviluppo.

Una riforma condivisa dell'architettura finanziaria mondiale, indicano le conclusioni, permetterà di affrontare le conseguenze della crisi finanziaria e contribuirà a creare un'economia più equilibrata e duratura.

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16/10/2008

Banche europee sottocapitalizzate secondo Merrill Lynch

La solvibilità di un'azienda è data dalla capacità di fare fronte agli impegni economici. Dipende dalla facilità con cui può disporre di liquidità per pagare i  debiti.

Per una banca i debiti sono costituiti essenzialmente dai conti a vista. La sua solvibilità è la capacità di rispondere alla richiesta di ritiro dei depositi da parte dei correntisti. E' una capacità assicurata dalle autorità di vigilanza sul sistema creditizio di un paese: in Italia, il CICR, il ministero dell'Economia, la Banca d'Italia, l'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato e la Consob per le banche quotate. Il tasso di solvibilità è dato in primo luogo dai fondi propri, che devono potere garantire il rischio dei crediti concessi, degli andamenti del mercato creditizio, delle attività svolte.

Uno studio inedito di Merrill Lynch, riferito da "Le Monde" di oggi, sostiene che le banche europee soffrirebbero di mancanza di capitali propri per un valore tra i 132 e i 292 miliardi di euro. Secondo una classifica per robustezza fatta dall'agenzia di rating, alcune grandi banche francesi, tedesche, inglesi, svizzere e una italiana sarebbero malmesse.

Il dipartimento di analisi di Merrill Lynch mette in evidenza che i calcoli del suo studio sono stati fatti in modo soggettivo e veloce e hanno poco rapporto con i rilievi mirati delle autorità di vigilanza. Ma un annuncio simile potrebbe aumentare le preoccupazioni dei risparmiatori e degli investitori europei. Il peso del settore bancario è nella zona euro particolarmente rilevante e in Italia il rapporto tra debito pubbblico e debito delle banche raggiunge il 154% del PIL.

La banca italiana indicata è stata appena ricapitalizzata la settimana scorsa e altre del  nostro paese sono apparse più che solide difronte ai crolli di Borsa e alle plateali manifestazioni di sfiducia, che hanno fatto temere manovre preordinate.

Forse una smentita ufficiale non guasterebbe, come è già avvenuto negli altri paesi coinvolti in questo colpo di teatro.

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economia 138

15/10/2008

Cambiamento del management con i videogame

Da cinque anni e mezzo il nostro blog recensisce videogame che possono essere impiegati efficacemente nella management education e illustra le esperienze di successo così praticate. Negli ultimi tempi sono stati esemplificati casi di miglioramento delle capacità d'integrazione fra strategia e tattiche, di formazione formatori, di aumento delle capacità prospettiche, di conquista e difesa delle posizioni di forza. Sappiamo ormai che con i videogame si possono acquisire e sviluppare abilità di direzione e di relazione utili nel mondo del business.

David Edery, manager di Microsoft e ricercatore del MIT ed Ethan Mollick, docente di innovazione alla MIT Sloan school of management, hanno appena pubblicato "Changing the game: how video games are transforming the future of business", FT Press, New York, 2008, un libro che capita a proposito. Vi raccontano che aziende di tutti i settori e le dimensioni hanno incominciato a usare i videogame per rivoluzionare i modi d'interazione con i dipendenti e i clienti, conseguendo vantaggi competitivi e redditivi.

A sostegno della loro tesi portano numerosi casi, da Microsoft, che ha ottenuto così la partecipazione spontanea delle persone in un importante progetto e un miglioramento dell'efficienza, alle facoltà di Medicina, che hanno realizzato dei simulatori per l'addestramento dei chirurghi e la riduzione degli errori umani nelle sale operatorie, all'Esercito, che ha usato i videogame per una campagna di reclutamento ad elevato ritorno, a Google, che fa visitare in tal modo i suoi laboratori e classificare milioni di immagini.

Il libro di Edery e Mollick è didatticamente strutturato in quattro parti.

La prima dimostra perchè i videogame possono essere strumenti per apprendere il manangement.

La seconda parte sviluppa il tema del rapporto tra clienti e gioco di comunicazione per il posizionamento dei prodotti, per il successo della pubblicità, per l' "Advergame", legato alla comunicazione a due vie, all'interazione, alla brand leadership.

La terza è dedicata al rapporto fra videogame e dipendenti, per migliorare le competenze, il comportamento e l'integrazione, per aumentare le possibilità di reclutamento.

La quarta parte affronta il futuro del business, dal gioco per il lavoro al lavoro come gioco, l'uso delle comunità di pratiche per l'innovazione, l'intreccio di questa con l'intelligenza collettiva.

Gli autori descrivono numerosi casi, illustrano buone pratiche e indicano le trappole che possono essere evitate con l'aiuto dei videogame per cogliere le migliori opportunità di marketing, reclutare e sviluppare i più bravi dipendenti, valorizzare le comunità di pratiche, risolvere i problemi che non possono essere affrontati con successo per mezzo di computer, ricercatori e uomini di governo.

Ne risulta un lavoro che si avvale di una scrittura brillante, a tratti spiritosa, per ricordare quello che avviene senza i videogame e venderli sia nelle versioni più tradizionali che in quelle su "Second Life", perchè sono strumenti di coinvolgimento, impegno e autovalutazione dell'apprendimento, che deve essere lasciato all'autonomia, allo stile e al ritmo di chi impara. "Changing game" è dotato delle dimostrazioni pratiche giuste al momento giusto. Sviluppa un percorso di apprendimento innovativo e più efficace di qualunque manuale o guida, mentre rifiuta di esserlo.

Edery e Mollick danno testimonianze costanti della loro posizione di supercompetenti. Suggeriscono e propongono, lasciano il tempo per dubitare,  approfondire e criticare quello che indicano. Lo sviluppano poi senza nessuna saccenteria e condividono le conclusioni opportune con il lettore.

Una preziosa bibliografia completa il lavoro, che potrebbe rivoluzionare gli orientamenti dei formatori di management.

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Postato da: orsola a 17:54 | link | commenti (6)
formazione 112

Giornata mondiale dell'alimentazione

Nei sobborghi di Nairobi il tasso di mortalità infantile dei minori di cinque anni è del 254 per 1000, 17 volte più del 15 per 1000 dei quartieri ricchi della capitale keniota. Le speranze di vita in 88 paesi dell'Asia, del Medio Oriente, del Nord Africa e di quella subsahariana, dell'America Latina e del Caribe è la metà di quella dei paesi più ricchi del mondo, dove facilmente si superano i 70 anni. Le malattie e la malnutrizione già diffuse sono state aggravate dall'aumento dei prezzi degli alimenti negli ultimi due anni e hanno portato a 73 milioni il numero delle persone a rischio.

33 paesi sono in una situazione di penuria di cibo "allarmante" o "molto allarmante", secondo l'Indice globale di fame elaborato dall'International food policy research institute e pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell'alimentazione, che ricorre domani.

Il rapporto di ricerca, intitolato "The challenge of hunger 2008", analizza la malnutrizione nel mondo facendo riferimento all'alimentazione dei bambini, alla mortalità infantile e alla percentuale di persone con deficit calorico. I dati raccolti si riferiscono al 2006, prima dell'inizio della crisi alimentare e sono probabilmente peggiorati.

Stando al rapporto, il paese al mondo che presenta la situazione peggiore è la Repubblica Democratica del Congo, seguito da Eritrea, Burundi, Niger, Sierra Leone, Liberia ed Etiopia. Lo studio rileva che l'indice globale di fame è peggiorato dal 1990 e la malnutrizione grave ha interessato nuovi paesi del Sudest asiatico e dell'Africa subsahariana.

In Asia si manifesta con la crescita del numero dei bambini sotto peso, in Africa con l'inarrestabile aumento della mortalità dei più piccoli e degli adulti, la cui alimentazione non raggiunge il minimo di calorie giornaliere indispensabili.

L'IFPRI ha calcolato che occorrerebbero 14 miliardi di dollari per aiuti allo sviluppo dell'agricoltura nei paesi poveri, che consentirebbero di ridurre alla metà entro il 2015 l'attuale situazione di fame.

Per l'Africa sarebbe necessario uno sforzo supplementare di 5 miliardi, se i governi del continente investiranno il 10% dei bilanci statali in agricoltura.

Questi finanziamenti dovrebbero servire alla produzione e alla ricerca agricola, a estendere l'assistenza umanitaria, a eliminare le barriere al commercio, a creare riserve di grano, a cambiare le politche energetiche dei biocarburanti e a controllare la speculazione finanziaria sugli alimenti.

L'obiettivo di destinare ai paesi poveri lo 0,7% del PIL, indicato negli impegni del Millennio, è stato rispettato solo da cinque paesi ricchi: Danimarca, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia. USA e Giappone hanno dato rispettivamente solo lo 0,16% e lo 0,17%  e le altre economie avanzate si sono collocate tra questa percentuale minima e quella definita a suo tempo.

I paesi ricchi hanno destinato quest'anno agli aiuti per lo sviluppo una somma complessiva di oltre 76 miliardi di dollari tra contributi economici e debiti condonati, una cifra importante, ma in diminuzione rispetto all'anno precedente e si teme che la crisi finanziaria in atto porterà ad ulteriori tagli.

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Postato da: orsola a 13:13 | link | commenti
politica 137

14/10/2008

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Robert Delaunay, "Formes circolaires - Soleil n.2",
1912-13, olio su tela.

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Migliorare capacità d'integrazione fra strategia e tattiche

Per vincere nella competizione non bastano la tecnologia e l'innovazione, occorrono strategia e tattiche adeguate all'ambiente e alla forza dei competitori. "Warhammer online. Age of reckoning" è un MMORPG, massively multiplayer online role playing game, un gioco per pc con molti giocatori, che appartiene al genere di videogame diventato noto con "Word of Wardcraft".

Sviluppato da Mythic Entertainment, è basato sull'universo fantasy di Games Workshop. Fa abitare un mondo virtuale, dove il giocatore può creare il suo personaggio, scegliendo se appartenere allo schieramento Ordine o a quello Distruzione, seguire l'imperatore Karl Franz o combattere in nome dei Principi Demoni.

Le zone e le missioni possibili sono tante perchè le razze combattenti sono sei, tre per schieramento: umani dell'impero, nani e altri elfi per gli eserciti dell'Ordine, uomini del caos, elfi oscuri e pelleverde, orchi e goblin per le forze della Distruzione. Il giocatore ha a disposizione inoltre tank, curatori, damage dealers, maghi del fuoco, per il corpo a corpo o il combattimento a distanza, a seconda dello stile di gioco personale e degli obiettivi di eliminazione degli avversari.

Bisogna scegliere tra risorse che possono essere utilizzate più flessibilmente e altre che aumentano gli effetti dannosi in breve tempo. La combinazione di uomini, strumenti e sistemi di combattimento va fatta in funzione dei probabili conflitti successivi e dell'esito finale della guerra.

Il videogame fa partecipare a missioni collettive e a battaglie con numerosi combattenti. L'alternanza di queste durante il percorso di gioco è necessario per raggiungere gli obiettivi intermedi, che portano al predominio negli scenari, dove si affrontano squadre di uguale numero di componenti o per la conquista dei castelli, da assediare e presidiare. Un efficiente coordinamento degli uomini facilita il successo delle azioni e consolida l'influenza sulla zona di predominio o di conquista.

Il gioco ha una meccanica semplice, che fa sperimentare l'emozione dei confronti fino dai primi livelli e spinge a sviluppare maggiori abilità e organizzazione competitiva.

La grafica impressiona, ma le ambientazioni e il design non si differenziano da realizzazioni passate.

La localizzazione in italiano rende il gioco più facile anche per giocatori senza esperienza. L'assistenza e la sistematizzazione conclusiva del formatore sono, ovviamente, indispensabili nelle attività di management education.

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Postato da: orsola a 17:50 | link | commenti
formazione 112

Scoprire la tribù di appartenenza

Il sociologo francese Michel Maffesoli lo definisce "presentismo", è il vivere con intensità il solo presente, che si tratti di relazioni o di scambi, il vivere l'istante. La banalità del quotidiano si accompagna a un "riradicamento postmoderno" in cui il consumo è diventato il motore della costruzione dell'identità e fa comparire alcuni tentativi di aggregazione sociale. Sono le comunità effimere che si fanno e disfanno in pochissimo tempo, perchè sono legate dal comune interesse del momento.

Sono le cosiddette "tribù postmoderne", condensazioni istantanee fragili, ma al tempo stesso oggetto di investimento emozionale. I loro componenti possono appartenere a più tribù contemporaneamente, a seconda dei settori della vita quotidiana che soddisfano gli interessi personali.

Le community online, alimentate dal consumo di beni o di idee, dalla followership per un cantante o un politico, dal possesso di una motocicletta o dalla frequenza ad una scuola, soddisfano interessi, fanno condividere passioni, attivano e sostengono legami con altri ugualmente interessati. Sono tribù secondo il significato dato da Maffesoli.

Tre sociologi del "Laboratoire des usages" di Orange Labs, Dominique Cardon, Jean Véronis e Olivier Ertzscheid, in collaborazione con Faber Novel e il programma "Identités actives" della FING, hanno creato il gioco "Sociogeek", che ha lo scopo di vedere come gli internauti usano l'interattività del Web 2.0 per mettersi in scena e tessere una rete di amicizie.

Il gioco fa scoprire a chi lo fa il profilo personale. Si gioca, scegliendo delle persone da foto e da caratteristiche, che fanno valutare le decisioni prese e collocano il giocatore nella rete dei gruppi presenti online.

Per partecipare bastano 20 minuti e il risultato si ha subito. Dice al giocatore se è discreto o esibizionista, casalingo o avventuroso e in che modo è portato ad avviare rapporti e a fare amicizia in Rete.

L'internauta che si mette alla prova deve affrontare una serie di situazioni differenti, utili per  rilevare in che misura il Web 2.0 contribuisce ad allargare le  relazioni d'amicizia e offre l'opportunità di sviluppare quei legami deboli, base di un indirizzario personale.

La ricerca parte dall'ipotesi che le persone che fanno più facilmente amicizia online sono di origine sociale media e alta e che, dopo l'avvento del Web 2.0 e l'emergere di siti come Facebook, questo requisito non è più necessario, perchè chiunque può mettere in Rete delle sue immagini, entrare in rapporto con chi ha i suoi stessi interessi e allargare la cerchia degli amici.

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tecnologia 115

Piano  d'azione comune per le banche della zona euro

Un mese fa Lehman Brothers, fino ad allora uno dei capisaldi di Wall Street, annunciava di trovarsi in difficoltà e chiedeva un aiuto urgente per evitare il fallimento, che è poi avvenuto. Da questo episodio si può datare l'inizio della peggiore crisi finanziaria mondiale dopo quella del 1930, con il terremoto economico e sociale che vi è connesso. La recessione è stata ufficialmente annunciata dai principali paesi ad economia avanzata. I poveri del mondo saranno  100 milioni in più.

Dopo tre ore di discussione, domenica sera i 15 capi di governo dei paesi della zona euro, riuniti  all'Eliseo, hanno deciso di adottare un piano d'azione comune per salvare le banche e garantire il rilancio del mercato interbancario. L'impegno è di "evitare il fallimento delle banche intervenendo anche nella ricapitalizzazione". Perciò gli Stati potranno comprare i titoli tossici delle banche o scambiarli con quelli garantiti dallo Stato. Per fluidificare il mercato interbancario potranno assicurare fino a cinque anni i prestiti emessi dagli istituti di credito.

Queste misure straordinarie avranno vigore fino a dicembre 2009.

I capi di governo hanno invitato la Banca centrale europea a preparare dei titoli commerciali per poter comprare direttamente dagli istituti di credito e dalle aziende i prestiti chiesti. Hanno confermato la decisione già assunta di modificare le norme contabili per evitare il deprezzamento massiccio degli attivi che hanno provocato la crisi.

Ogni paese adatterà queste misure alla propria realtà bancaria. Il presidente francese Sarkozy ha commentato la decisione presa come uno "sforzo senza precedenti" in favore del sistema finanziario europeo.

Il piano d'azione comune viene dopo la nazionalizzazione d'urgenza di Fortis, realizzata da Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, l'acquisto di Dexia da parte di Belgio e Francia, di Hypo Real Estate da parte della Germania e di Bradford & Bingley fatta dal Regno Unito.

I leader europei hanno agito in ordine sparso, attendendo una reazione degli USA che calmasse il mercato. Cosa poi avvenuta con l'investimento di 900 miliardi di dollari per ridare fiato alle banche e alle imprese e recuperare la fiducia del sistema internazionale dei rapporti, previsto dal piano Paulson. Il programma di rilancio  presentato dall'amministrazione Bush e approvato dal Congresso, dopo il fallimento di Lehman Brothers e la constatazione ufficiale dell'aumento ulteriore del debito pubblico.

Nonostante la riunione dei G20 a cui hanno partecipato per la prima volta anche paesi ad economia in sviluppo, quali la Cina, l'India, la Russia, il Brasile, il Sudafrica, quella del Fondo monetario internazionale è quella del G7 la settimana scorsa, si deve all'iniziativa della Francia, che ha la presidenza di turno dell'UE, se è stato trovato l'accordo su un piano d'azione e i 15 capi di governo si sono impegnati a comunicare  immediatamente, entro il giorno successivo, i provvedimenti che decideranno di adottare nei loro paesi.

Curiosamente, il piano ricalca la soluzione che il governo inglese, fuori dalla zona euro e contrario ad ogni regolazione in materia di Bruxelles, ha deciso di realizzare mercoledì scorso per il suo paese. La Francia, che ha assunto l'iniziativa di mettere d'accordo gli altri paesi, come l'Austria, l'Italia e la Spagna, si vanta d'avere il sistema bancario più solido d'Europa.

Il primo ministro inglese Gordon Brown ha illustrato ai 15 capi di governo il piano deciso dal Regno Unito per le quattro banche più importanti del paese: HBOS, Royal Bank of Scotland, Lloyds TSB e Barclays. Londra ha previsto la loro nazionalizzazione parziale per almeno 50 miliardi di sterline e un'iniezione di liquidità con la garanzia del ministero del Tesoro sui nuovi prestiti.

Ieri i governi della zona euro e degli USA hanno varato gli interventi di risposta alla crisi. L'Unione investirà più di 1.700 miliardi di euro per il salvataggio delle banche. L'intervento costerà 480 miliardi alla Germania, 360 alla Francia, 100 alla Spagna, 47 miliardi di sterline al Regno Unito, che ne impiegherà altri 320 per le garanzie interbancarie.

Il Consiglio dei ministri italiano ha emanato il decreto legge, che attualizza quello già emesso mercoledì scorso sulla stessa materia. In cinque commi prevede che lo Stato possa ricapitalizzare le banche in crisi ed estende la sua garanzia sui depositi. Il nuovo decreto vale 20 miliardi di euro e intende affrontare la crisi che ha investito gli istituti di credito del nostro paese.

Nella scia dell'UE il governo americano ha deciso di favorire la ripresa del sistema bancario e di garantire per tre anni i crediti interbancari con un investimento di 250 miliardi di dollari.

"Borse in ripresa", "Lunedì da record", titolano oggi i giornali. Dall'Europa agli USA, al Giappone e ai mercati asiatici un rialzo borsistico del 10% circa è stata la risposta alle azioni governative programmate. Se dura, dovranno essere realizzate le provvidenze per l'economia reale: i redditi delle imprese e delle famiglie. Quelli per le banche non saranno investimenti senza conseguenze ulteriori.

***

Notizia a margine: il presidente tedesco Horst Kijler ha chiesto ai banchieri di presentare le scuse per la responsabilità nella crisi finanziaria. Desidererebbe sentirli dire: "Sì, abbiamo commesso degli errori e ce ne assumiamo la responsabilità".

La richiesta riguarda probabilmente solo i banchieri tedeschi. L'aggregazione di Hypovereinsbank ad Unicredit ha portato nel 2005 l'italiano Alessandro Profumo a capo di questo gigante europeo. E' l'unico banchiere che ha ammesso pubblicamente i suoi errori e si è scusato all'indomani del crollo in Borsa della capitalizzazione della sua banca.

Adesso aspettiamo gli altri, forti dell'autorevolezza del presidente della Repubblica Federale di Germania e  dell'esempio dell'amministratore delegato di Unicredit.

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economia 138

10/10/2008

Generazione Google: mito e realtà

Una ricerca pioniera dell' University College London ha verificato la comune credenza sull'abilità dei giovani nel cercare le informazioni attraverso Internet. Gli appartenenti a quella che è stata chiamata la "generazione Google" sarebbero  forniti di particolare destrezza nell'uso delle tecnologie digitali e perciò di buone capacità di conoscenza. Ma, come è scritto nel rapporto "Information behaviour of the researcher of the future", i risultati della ricerca condotta dal CIBER gruppo del College mostrano che la credenza è infondata.

I giovani studenti nati dopo il 1993 possiedono una certa abilità operativa, frutto di familiarità con le tecnologie digitali che li avvantaggia "manualmente" rispetto agli adulti, che svolgono professioni fondate sull'identificazione e la valutazione di documenti, ma non hanno chiaro quali sono le proprie esigenze informative per tutti gli scopi di conoscenza e divertimento tipici della loro età.

Hanno poca consapevolezza di quello che è Internet. Non si rendono conto che è una rete di risorse provenienti da fonti diverse. Sicchè scambiano i motori di ricerca, come Yahoo! o Google, con l'essenza di Internet.

Sono capaci di usare gli strumenti elettronici con maggiore disinvoltura degli adulti, ma utilizzano meno applicativi.

Preferiscono interagire in Rete e rifiutano l'informazione passiva, raccolta con la sola lettura. Potendo, scelgono i video rispetto ai testi.

Sono la generazione del taglia e incolla. Usano poco Internet per la ricerca di documenti e bibliografie di supporto alle loro composizioni scritte.

Come gli adulti, propendono per le informazioni sintetizzate anzichè complete.

Non sono capaci di usare il sistema dei link per ottenere quello che vogliono sapere attraverso più passaggi. Mancano di strategia investigativa.

La ricerca del CIBER research team dell''University College London è stata realizzata per conto della British Library e del Joint information systems committee, che hanno voluto conoscere i comportamenti di accesso e utilizzo dei siti prima di digitalizzare 25 milioni di pagine della letteratura inglese dell' '800. E'  l'inizio di un progetto volto a facilitare l'uso delle biblioteche pubbliche a 500.000 lettori giovani, costituenti il mercato annuale di questo servizio.

La raccolta dei dati d'indagine è stata svolta in tre fasi: a tavolino sulla letteratura che descrive i comportamenti e la preferenze degli adulti e dei giovani appartenenti alle coorti del 1980 e del 1993, sulle ricerche precedenti riguardanti i modi di approvvigionamento delle informazioni e il peso che questo ha nella professionalizzazione, sul campo attraverso i percorsi di ricerca messi in atto dai giovani della "generazione Google"  per trovare i libri e i testi di proprio interesse nelle biblioteche pubbliche .

Sono stati confrontati così gli obiettivi delle ricerche, i modi di utilizzo della tecnologia, i percorsi investigativi dei giovani e degli adulti.

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Postato da: orsola a 12:03 | link | commenti (1)
tecnologia 115

09/10/2008

10 città con la migliore qualità di vita al mondo

Viviamo un periodo di rapide quanto intense trasformazioni e va crescendo in ognuno il bisogno di punti di riferimento e di confronto con quelli che a quei punti si rifanno. Cerchiamo disperatamente di scoprire le dimensioni e le categorie che più possono aiutarci a definire la nostra collocazione e a legittimare il nostro ambito di azione.

Su questa esigenza fa leva la proliferazione a scopi commerciali di classifiche, palmarès e registri, dei miliardari, delle invenzioni, dei brevetti, delle donne più belle, dei fallimenti di scalata all'Everest. Il Guinnes dei primati è ormai il libro più letto del mondo e abbiamo imparato da lui e dagli altri mass media meno autorevoli a non stupirci e a non annoiarci più all'annuncio di ogni più improbabile primato.

Ben venga perciò "Top cities with the highest quality of life", una classifica redatta da Tourism-Review.com, un giornale online di viaggi, su dati di una ricerca di Mercer, la società di consulenza per le Risorse umane.

La nuova lista è stata pubblicata ieri e si distingue da quella presentata il 10 giugno scorso dagli stessi consulenti, perchè più utilmente è limitata a 10 città  anzichè 50 della classifica originaria, riconosce alla grande i meriti di tre città svizzere, si spinge in questo top del top ad altre tre tedesche, vi aggiunge un'australiana e una neozelandese, conclude il tutto con una canadese e la splendida capitale austriaca.

La classifica è stata stilata tenendo conto di parchi, negozi e altri servizi, opportunità di lavoro, di svago e tempo libero.

Le 10 città con la migliore qualità di vita al mondo sono così risultate:

1-Zurigo (Svizzera), per industria, natura e attività culturali;
2-Ginevra (Svizzera), che ha il solo limite rispetto a Zurigo di essere molto cara;
3-Vancouver (Canada), un paradiso naturale nella British Columbia, un luogo che offre tutto per star bene;
4-Vienna (Austria), la capitale di un ex impero più dotata di spazi verdi e di possibilità di benessere;
5-Auckland (New Zealand), fornita di larghi parchi, ha un elevatissimo rapporto di bellezze naturali per abitante;
6-Dusseldorf (Germania), il cuore della produzione pubblicitaria, area industriale e bacino della Ruhr;
7-Francoforte (Germania), una delle più spaziose e meglio attrezzate città tedesche;
8-Monaco (Germania), capitale della Baviera, uno degli Stati più ricchi, luogo di attività industriali e divertimenti;
9- Berna (Svizzera), la capitale più ricca di spazi urbani e di opportunità di lavoro;
10-Sydney (Australia), ha un'architettura moderna di livello, molti parchi, spiagge e un'atmosfera multiculturale  tra le migliori del mondo.

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Postato da: orsola a 17:32 | link | commenti
societa 295

Media tradizionali in trasloco sulla Rete

Anche alla 64ª assemblea generale della Sociedad interamericana de prensa, che s'è svolta lo scorso fine settimana a Madrid, i delegati delle 1.300 testate d'America e d'Europa presenti hanno discusso sull'opportunità di integrare le redazioni tradizionali, quelle legate alla diffusione su carta delle informazioni, con i nuovi formati online.

I giornalisti hanno constatato che i media di massa tradizionali, per la conoscenza downstream, hanno già compiuto molti tentativi per superare i confini con il mondo dell'interazione e della partecipazione dei "lettori" e hanno concordato sulla necessità d'innovare nei prodotti e nell'organizzazione redazionale per sopravvivere a Internet.

Rosenthal Alves della Texas University, direttore del Knight center for journalism, ha sostenuto che l'integrazione tra redazioni tradizionali e quelle Web è inevitabile, la questione è quando sarà effettivamente realizzata.

L'alternativa è che ciascuna redazione proceda per suo conto, secondo il modello dell'organizzazione per l'innovazione. Questa configurazione potrebbe andare avanti più speditamente e trainare i redattori rimasti legati ai vecchi formati su carta verso i nuovi online. E' facile immaginare che il costo  e la caduta dell'occupazione con una soluzione del genere sarebbero ben più elevati di quelli di due strutture, che operando in parallelo per qualche tempo traghettano i redattori dal medium tradizionale verso il nuovo.

E' la formula che in questo momento appare la preferita e che vede i grandi quotidiani americani, come il "New York Times", il "Washington Post" e il "Daily Telegraph", operare su carta e in Rete insieme, mentre con sperimentazioni ampie procedono i giornali europei, come il tedesco "Bild", l'inglese "Daily Mail", il francese "Liberation" e gli spagnoli "El Mundo" e  "El Pais".

Le sperimentazioni sono realizzate con una varietà di strumenti, i reporter blog, i video e podcast, i message board e gli RSS feed.

Erin Teeling, la studiosa della comunicazione online, già riferiva nel rapporto di ricerca "The use of the Internet by America's newspapers" che nel 2006 i giornalisti di 80 quotidiani, tra i primi 100 per diffusione, scrivevano blog e in 63 di essi venivano lasciati commenti dagli utenti.

Da allora l'uso del blog, come laboratorio di sperimentazione di nuovi prodotti giornalistici e di nuove redazioni, si è diffuso anche in Europa. I redattori,  per lo più quotidianamente, scrivono post che pubblicano in blog tematici, di politica, economia, scienze, moda, ecc. Seguendo la tradizione diaristica del mezzo, i pezzi sono redatti in forma di annotazioni e riflessioni, firmati dai giornalisti che spesso si presentano anche in fotografia per il dialogo con gli interlocutori e completano con dati e opinioni quello che uno stesso redattore può pubblicare su carta nel settore di sua competenza.

Servono per mantenere sempre vivo il legame con il lettore, per coinvolgerlo, fidelizzarlo, fargli esprimere quello che pensa sugli argomenti proposti e sul modo di presentarli.

I blog dei giornalisti che scrivono di politica e di economia sono quelli che in Europa ricevono i più numerosi commenti. A mano a mano che i settori e i temi si specializzano i commenti si rarefanno e tendono ad essere veri e propri altri post.

"Online journalism blog" ha di recente illustrato in modo scherzoso con un fumetto l 'evoluzione delle cinque fasi di vita del blogger, dal gioco alla ricerca dei feed back, alla costituzione della community, alla ricerca della fama e all'esaurimento, con la chiusura del blog.

Quasi la metà dei giornali di tutto il mondo che decidono il trasloco online adottano, dopo i blog e assieme a quelli numerosi pubblicati, strutture redazionali parallele e concorrenti del mezzo tradizionale su carta.

In non pochi casi succede anche il contrario. Sono le redazioni online che portano clienti al giornale su carta o nascono realtà, come quelle di "Huffigton Post", "Boing Boing", "Techcrunch", "GigaOn", Read Write Web", "Paperblog", che non hanno corrispondenza nei quotidiani tradizionali e danno vita a nuove pubblicazioni, che affrontano nuove tematiche.

Il centro di gravità dell'informazione giornalistica si sta così spostando verso il cuore di Internet e riguarda l'insieme dei contenuti disponibili in Rete, che possono essere diffusi con tutti i formati e i media legati al suo carattere sociale. Le redazioni stanno cambiando di concerto e si presentano sempre più come piattaforme logistiche di raccolta e distribuzione delle notizie, fatte da giornalisti e da altri, utili per intrecciare dialoghi, costruire conoscenze e annodare reti di rapporti.

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Postato da: orsola a 11:48 | link | commenti (9)
gestione e sviluppo 260

08/10/2008

Vita da cassiera in lotta con i clienti

Fare la cassiera di supermercato è duro: è un lavoro stancante per semplicità e ripetitività, eseguito individualmente in batteria, regolato dall'afflusso dei clienti. La francese Anna Sam, prima diplomata di scuola media superiore e poi laureata in lettere, ha fatto per otto anni questo lavoro in un ipermercato a Rennes in Bretagna. Ha resistito con l'aiuto di un blog, in cui ha narrato con mano leggera  e una buona dose di ironia come è passata indenne attraverso  il cattivo umore dei clienti e le regole dell'organizzazione.

La descrizione di quello che succede nel passaggio dei clienti per la cassa ha avuto ogni giorno mille accessi al blog e ha richiamato l'attenzione di un  editore. Ne è nato un libro "Les tribulations d'une caissière", Stock Hachette, Paris, 2008, che in tre mesi ha venduto 100.000 copie, sta per essere tradotto in olandese, italiano, tedesco, spagnolo e taiwanese e ha dato vita a un progetto cinematografico, a una pièce teatrale, a un fumetto e a un libro per bambini.

Il libro e il blog sono diventati i portaparola delle cassiere di sei insegne differenti e di una decina di punti vendita, il nutrimento  della speranza che l'immagine di queste lavoratrici possa cambiare radicalmente e si avvii un processo, che spinga i clienti a rendersi conto del loro comportamento.

Anna Sam ha raccolto fatti capitati a lei e ad altre, poesie e canzoni scritte da cassiere, risultati di ricerche, dichiarazioni di rappresentanti sindacali, problemi del lavoro in cassa.

Quello che più colpisce sono le routine organizzative dell'intervista di selezione, dell'apertura e della chiusura di cassa, delle pause programmate, del nastro trasportatore e dei modi con cui i clienti vi pongono gli acquisti. L'autrice mette a nudo la giornata lavorativa di una cassiera, provocando il riso difronte alle assurdità della gerarchia e al sottutilizzo delle persone nel punto vendita. Fulmina con l'umorismo e rifugge da ogni acrimonia o retorica sulla penosità del lavoro, come spesso accade a chi descrive la condizione del lavoratore dall'interno  di un ruolo.

Scopriamo così che il nemico numero uno della cassiera è il cliente. Un "re" mai soddisfatto, più problematico dei capi, delle delicate chiusure contabili di fine giornata, dei pasti freddi. Per il cliente la persona che passa gli articoli sullo scanner è trasparente. Egli non si cura di quello che ha davanti: le casse con meno di dieci pezzi, le donne incinte, gli handicappati, gli anziani. E' uno che parla al telefono, che non mostra le carte di pagamento, che tratta con disprezzo chi lo sta servendo.

Il libro riporta episodi come quello di una mamma che minaccia la figlia, mentre attende di pagare alla cassiera: "Vedi, se continui ad andare male a scuola, finirai come la signorina".

Sintetizza  i 10 supplizi del lavoro in cassa: il gilet in piuma d'oca dell'uniforme che punge e fa sudare, il cliente che parla al portatile come se la cassiera fosse un pezzo della cassa, il furbo che vuole saltare la fila come se gli altri non se ne accorgessero, il cliente innamorato che viene tutti i giorni, quelle che lavorano a ora di pranzo e mangiano nel reparto, i problemi dei buoni sconto e dei premi, chi poggia sulla cassa rapida il doppio degli articoli indicati, chi s'impermalisce alla richiesta di un documento per verificare la firma, lo scroccone che ci prova, quello che arriva alla chiusura con un carrello pieno zeppo.

Un'aneddotica scoppiettante, che svela un mondo da "Comma 22", in cui può succedere di tutto, tanto c'è il controllo delle cassiere in uscita.

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gestione e sviluppo 260

07/10/2008

Jean-Michel Basquiat, "Ernok", 1982, prova d'artista.

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Obama e McCain alla prova caffè

Con l'approssimarsi del 4 novembre, quando le elezioni presidenziali avranno inizio, la campagna di propaganda e sondaggi dei due partiti americani si arroventa. Dall'informazione e dai gadget il quartetto di candidati presidenti e vicepresidenti contrapposti sta passando agli attacchi personali, alle accuse di inaffidabilità e alle diffide sulla raccolta dei fondi necessari alle gigantesche macchine elettorali dei Democratici e dei Repubblicani.

Il monitoraggio del consenso a Barack Obama e John McCain, a Sarah Palin e Joe Biden è fatto dai due partiti quotidianamente. Considera il loro passato e il presente, misura l'effetto dei discorsi pubblici e dei confronti televisivi, analizza i dettagli dell'abbigliamento e della messa in scena dei quattro, famiglie e animali di compagnia annessi.

7 - Eleven, una catena di 7.600 superette con sede centrale a Dallas nel Texas, sonda le intenzioni di voto dei clienti a forza di tazze di caffè. Serve circa un milione di tazze al giorno e può avere sottomano un campione significativo degli elettori USA. Perciò in questo mese ha avviato una campagna promozionale all'insegna del "Vota oggi! Ogni tazza conta!", con cui invita a non consumare semplicemente la bevanda, ma ad approfittarne per anticipare i risultati di una battaglia elettorale, che potrà avere esiti sconvolgenti, dopo otto anni di amministrazione Bush e in pieno tracollo del liberismo.

I clienti di qualunque negozio della catena, che prendono un caffè, possono scegliere di berlo in una tazza azzurra con il  nome di Obama o rossa con quello di McCain. Gli indecisi possono sorbire un decaffeinato. Si può ordinare solo un caffè alla volta.

La conta del numero di tazze bevute viene progressivamente tabulata in un registro nazionale online www.7-election.com/, affidato a Matthew Wilson, professore di Scienza della politica alla Southern Methodist University. Il quotidiano "USA Today", che diffonde oltre 1.600.000 copie al giorno, pubblica i risultati ogni settimana.

Il presidente e CEO di 7-Eleven, Joe Del Pinto, ha voluto ripetere l'iniziativa che la sua rete di vendita aveva già realizzato nel 2000 e nel 2004, alle due elezioni vinte da Bush. La vittoria fu anticipata allora dai bevitori di caffè, che diedero all'attuale presidente americano quasi la stessa percentuale di voti con cui battè Al Gore nel 2000, mentre nel confronto con John Kerry, lo scarto con cui questi fu sconfitto nel 2004 fu superiore al previsto.

Secondo i risultati pubblicati da "USA Today", alla fine della prima settimana dell'iniziativa di 7-Eleven, le tazze azzurre di Obama hanno costituito il 58% di quelle scelte dai clienti delle superette.

www.7-election.com  è aggiornato quotidianamente con i risultati dei sondaggi, gli aneddoti, i video della CNN e i commenti di "USA Today".

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politica 137

06/10/2008

Valori del lavoro nei comportamenti lavorativi

Siamo passati in dieci anni dai sostenitori della fine del lavoro ai lottatori contro i nullafacenti, agli esaltatori del valore della produttività contro il plusvalore dell'economia finanziaria dematerializzata.

Ci aiuta a capire dove può essere collocato il lavoro tra dimensione economica e difesa umanistica il libro di François Vatin, professore di sociologia economica e del lavoro all'Université Paris-X Nanterre, "Le travail et ses valeurs", Albin Michel, Paris, 2008. Un libro che fa piazza pulita dei facili slogan sulla produttività e invita a considerare il lavoro per ciò che è: un'attività in cui l'uomo investe corpo, spirito, talento ed energia, che si pone all'incrocio della tecnica, dell'economia e dell'organizzazione sociale.

Vatin ricostruisce la storia dell'idea di lavoro, il suo emergere come lo conosciamo oggi nel contesto della rivoluzione industriale, quando il legame di simmetrie con la natura si spezza e incomincia a cadere quella visione energetista, di trasformazione diretta, che Marx considerava la forza  dell'uomo sulla materia.

Il lavoro è oggi sempre più mediato, astratto, ricorda. La forza del lavoratore è diminuita. Egli continua ad interagire con la materia, ma soffre più per la costrizione  dell'attività fisica nell'organizzazione produttiva che per il suo contrario. La fatica e il rendimento sono diventati fenomeni sociali complessi che è impossibile quantificare. Il lavoro non può essere valutato come se fosse ancora quella quantità di energia umana, che William Petty misurava nella sua "Aritmetica politica", facendone una questione di carichi da ripartire tra le persone.

Il contenuto dell'attività produttiva non può più essere scelto dal lavoratore singolo, mentre è cresciuta l'importanza della socializzazione, che influenza le performance e configura le relazioni anche fuori dell'organizzazione economica.

Vatin adotta un approccio multidisciplinare per mostrare che le questioni della disoccupazione, della precarietà, dei tempi e dei ritmi di lavoro, dello stress e dei lavori usuranti hanno messo in secondo piano il rapporto dell'uomo con il prodotto del suo lavoro. Sul disagio fisico e psichico del lavoratore si sono centrate una psicologizzazione dei rapporti sociali e una individualizzazione dei rapporti d'impiego, che hanno portato a una frammentazione delle comunità di pratiche, mentre si costruivano le squadre e le competenze con il team building e i programmi di addestramento fuori dalle operazioni. Uno spreco di risorse delle persone e delle aziende.

I dipendenti spesso si impegnano nel lavoro malgrado l'organizzazione. Le ricerche mostrano che anche nelle condizioni lavorative degradate c'è una forma d'identificazione con la propria attività e perciò l'organizzazione funziona. Il bisogno di dare un senso al lavoro è soddisfatto in maniera disuguale dalla divisione dei ruoli, ma riguarda le persone lungo tutta la scala gerarchica.

"Governanti senza immaginazione, scrive Vatin, hanno fatto del lavoro un valore da attivare per mantenere l'ordine sociale di fronte al rischio della demoralizzazione collettiva... Ma il lavoro non è la marmellata, che può essere stesa su una tartina più grande, se si accetta uno strato più sottile". Ha valore perchè è produttivo e ha senso per chi lo svolge.

"Le travail et ses valeurs" è una sintesi stimolante dei meccanismi industriali, del modello biologico, della fisiologia e della sociologia del lavoro, che riabilita l'attività produttiva e il ruolo del lavoratore, mostra i vantaggi di conoscere i problemi senza nasconderli e indica come i segnali forti, delle reazioni dei lavoratori e delle disfunzioni aziendali, siano davanti agli occhi di quelli che voglioni risolverli.

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fondamenti 91

03/10/2008

e-Menzogne sul lavoro

La metà delle persone mente più facilmente per email che nei messaggi con carta e  penna. Mentire per iscritto è più agevole che nella comunicazione faccia a faccia.

Sono i risultati degli esperimenti realizzati da tre ricercatori americani di management, che hanno avuto per obiettivo di migliorare il flusso e l'efficacia delle mail nel lavoro. I tre, Liuba Belkin della Lehigh University, Terri Kurtzberg della Rutgers e Charles Naquin della DePaul, hanno presentato il loro studio nel rapporto "Being honest online. The finer points of lying in online ultimatum bargaining", discusso al convegno annuale dell' Academy of Management.

I ricercatori hanno analizzato in una prima parte delle loro investigazioni le cadute di comunicazione attraverso le mail, per errori di interpretazione  o sviamenti intenzionali, concentrandosi sui rapporti tra pari. In una seconda parte hanno approfondito le diffidenze dei destinatari delle informazioni, dovute a bugie degli emittenti.

Per la prima fase di indagine hanno chiesto a 48 studenti di MBA di dividere 89 dollari con qualcuno che non conoscevano e che ignorava qual era la somma da spartire. Il sodale era  una persona che sapeva solo che si trattava di una cifra compresa tra 5 e 100 dollari. La divisione del danaro era fatta dapprima per mail e poi con scritti mediante carta e penna.

Il risultato è stato che tutti hanno mentito, ma gli studenti che hanno diviso la somma per mail hanno detto bugie nel 92% dei casi, quelli che hanno scritto dei biglietti a mano nel 64%. La parte della somma che i bugiardi hanno tenuto per sè è stata mediamente di 55 dollari.

Nella seconda fase dell'indagine altri 69 studenti di MBA sono stati intervistati per sapere con che spirito si predisponevano all'interazione per mail e i ricercatori hanno trovato che la grande maggioranza aveva poca fiducia in quelli che abusano di questa forma di comunicazione invece del rapporto faccia a faccia o per telefono.

Le menzogne e le diffidenze sono state spiegate proprio dallo spirito con cui le persone decidono di usare mail o carta. Quelli che scrivono si sentono in diritto di mentire di più quando possono nascondersi dietro lo schermo del pc. L'interagire per mail sul lavoro è per i destinatari più inquietante. Le persone sentono l'aggressione degli emittenti e diffidano.

Una volta scrivere caricava maggiormente di responsabilità l'autore. Dal 1994 le mail sono diventate abituali nelle organizzazioni e questo ha reso più immediati i rapporti burocratici, ma ha ridotto quelli interpersonali diretti.

Le identità sociali delle persone si sono annacquate in indistinti volumi di messaggi, che facilitano le manipolazioni e gli errori interpretativi. I destinatari delle mail hanno imparato a sottostimare la loro importanza anche in concomitanza dello spamming, che porta molti a scartare pregiudizialmente tutto quello che i loro account ricevono.

E' necessaria, dicono gli studiosi, un'azione di riorganizzazione e rieducazione per evitare menzogne, diffidenze e danni di disinformazione.

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gestione e sviluppo 260

02/10/2008

Occasione di visibilità nel prossimo libro di Palahniuk

"Ciò che non è  comunicato è come se non fosse mai avvenuto" afferma una nota regola di condotta, che dall'advertising  e il branding è diventata una certezza del self-marketing. "Fa' parlare di te, poi si vedrà", suggerisce questo nelle volgarizzazioni dei lookologi, ma come sanno tutti quelli che hanno messo fotografie su Facebook o riempito diligentemente le schede di Linkedin è al poi si vedrà che casca l'asino.

Per uscire indenni dalle critiche fondate degli esperti bisogna avere potenza mediatica e autostima appropriate allo scopo della visibilità. Per suscitare la simpatia delle persone bisogna comportarsi come una persona comune.

E' necessario soprattutto frenare la voglia di apparire e, come suggerisce sempre il self-marketing, "Non assumere la posa del vincitore se non hai mai vinto", "Guarda in che compagnia ti metti", "Rispetta il tempo della battuta". Se non si riesce a seguire nessuno di questi consigli è meglio rinunciare che comparire in un video di un sito Web per un'esibizione da formatore provetto, su un quotidiano in un pastone di citazioni a sostegno della tesi di un giornalista a corto di fatti, in un seminario fra esperti a giocare a Ballarò su un libro meritevole del noto apprezzamento di Fantozzi.

Messi sull'avviso dalla premessa, ecco un'occasione di visibilità internazionale, certamente, duratura, probabilmente. Chuck Palahniuk, lo scrittore americano, autore di romanzi e saggi di successo, cerca nomi di persone vere per il suo dodicesimo libro, una dark comedy su terrorismo e razzismo.

Critico della società per l'oppressione dei consumi, della competizione e dei mass media, Palahniuk racconta nel romanzo "Choke" del 2001 la storia di uno studente fallito, sessuomane compulsivo, a caccia di emozioni e avventure forti. Disegna attraverso i rapporti del suo protagonista una visione del sesso, della mortalità e della demenza nel mondo d'oggi.

Il libro è diventato un film, presentato in agosto al festival di Locarno e in distribuzione in Europa. Palahniuk invita le persone interessate a figurare nel  prossimo libro a farsi avanti e a lasciare il proprio nome sul suo   sito personale, dopo avere visto il film tratto da "Choke".

Può darsi che faccia sul serio o che voglia farsi beffa delle persone in cerca di facile notorietà o anche che intenda promozionare il  film. Il dubbio è legittimo. Il sulfureo e geniale autore ha scritto, proprio in "Choke", a commento di un rapporto a base di caldarroste tra una scimmia e il protagonista del libro che "dopo che uno si sottopone allo sguardo di chiunque in un momento del genere, non temerà più nulla dalla vita".

Chi è pronto a tutto per esibirsi è avvertito.

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societa 295

Riforma del modello contrattuale a tavoli separati?

"La trattativa con Confindustria ha esaurito il suo significato: dobbiamo rilanciare la piattaforma unitaria e chiedere formalmente l'allargamento del tavolo di confronto alle altre rappresentanze datoriali". Sono le parole di Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL, nella relazione al comitato direttivo della confederazione. L' "ipotesi di accordo" presentata da Confindustria è "incompatibile" con la piattaforma sindacale unitaria siglata da CGIL, CISL e UIL la primavera scorsa (al tempo del governo di centro-sinistra). "Il vento è cambiato e i rapporti di forza al seguito" è il giudizio. Ma la CGIL continuerà a partecipare alla trattativa. "Lavoriamo e continueremo a lavorare tenacemente per l'unità", Epifani insiste.

Al tavolo negoziale con Confindustria per la riforma del modello contrattuale l'unità tra le confederazioni sindacali si è rotta proprio sulle regole fondamentali che dovrebbero governare l'intero regime delle relazioni industriali.

 CISL e UIL si sono dichiarate pronte ad accordarsi con la sola Confindustria senza la partecipazione delle altre rappresentanze imprenditoriali della piccola industria, dell'artigianato, del commercio, dei settori privati e pubblici, chiesta dalla CGIL.

Un'ipotesi di accordo, che, se fosse sottoscritta, potrebbe provocare l'aumento dei modelli contrattuali e il sovraccarico di regole e norme sul contratto nazionale, invece di rendere questo più flessibile e più ampio, in modo da trasferire i dettagli prestazionali e retributivi al secondo livello categoriale e territoriale, nelle differenti situazioni produttive.

In proposito la Confindustria non considera l'inflazione reale. Offre un timido 1% in più rispetto all'1,7% dell'inflazione programmata dal governo, bonificando l'incremento della spesa quotidiana, sopportata dalle famiglie, soltanto dei costi per l'energia e alleggerisce con una detassazione gli aumenti retributivi legati alla produttività.

Per arrivare alla firma di un "avviso comune" (nuova denominazione dell'accordo), CISL e UIL spingono su alcuni correttivi e propongono la detassazione dei premi e degli straordinari anche extracontrattuali.

Mentre la Confindustria valuta l'ipotesi di una firma senza CGIL, questa insiste sull'alleggerimento fiscale dei redditi di lavoro e punta sullo sciopero generale della scuola di sabato per avviare alcune iniziative rivendicative unitarie su fisco e pubblica amministrazione.

Il prossimo incontro della trattativa è fissato per venerdì 10 ottobre. Confindustria  presenterà un documento finale contenente alcune delle modifiche chieste da CISL e UIL, ma difficilmente la CGIL cambierà idea.

Sugli accordi separati, Epifani ha espresso l'opinione che "la responsabilità degli accordi sindacali è sempre della controparte. Se la controparte non è d'accordo non si fanno accordi separati".

Mentre Confindustria non vuole accettare "veti da nessuno" e CISL e UIL trovano conveniente siglare la proposta degli imprenditori per i loro rappresentati, il governo pensa di regolare le relazioni industriali sulla base di organismi bilaterali, facendo a meno del consenso sociale. Se, come è probabile, si arriverà  a un accordo senza la CGIL, è facile prevedere l'inizio di un nuovo "autunno caldo" per manifestazioni di esuberi, precari e  lavoratori da tempo in attesa dei rinnovi contrattuali.

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relazioni industriali62

01/10/2008

Jackson Pollock, "The moon woman cuts the circle", 1943, olio su tela.

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Prospettive d'impiego per i diplomati di MBA

"QS top MBA international recruiters survey" è un'indagine svolta ogni anno dalla società di consulenza inglese nelle principali business school del mondo, raccogliendo informazioni sui programmi di reclutamento degli operatori aziendali e consulenti là accreditati.

QS - Quacquarelli Symonds esiste dal 1990 ed è al centro di un network internazionale di specialisti della formazione e sviluppo manageriale. Produce anche classifiche sulle prime 400 business school, sulle 180 migliori università, sulle 200 grandi aziende multinazionali e nazionali che assumono. Ha pubblicato una guida per l'uso efficace del MBA.

L'edizione 2008 del rapporto di ricerca sulle prospettive occupazionali dei diplomati di MBA è stata anticipata a "La Tribune".

Il documento indica che nel 2008 questo reclutamento di nicchia dovrebbe aumentare dell'11% a livello mondiale. Meno che nel 2007 quando era cresciuto del 24% rispetto al 2006. L'anno prossimo le assunzioni dei diplomati di MBA dovrebbero riprendere quota.

Il reclutamento riguarderà ancora in maggioranza il Nord America, dove sono programmati 1.538 inserimenti, anche se la crisi finanziaria  induce i datori di lavoro  a riconsiderare tali assunzioni. In Europa occidentale le prospettive occupazionali sono ancora buone nel Regno Unito, che punta a 1.317 inserimenti fuori dalla City, mentre ristagnano o sono in lieve diminuzione in Francia, Italia e Spagna.

Le economie emergenti dell'Asia, della Russia e, in minore misura, del Brasile hanno in questo settore una nuova importanza. La Cina è il terzo reclutatore mondiale dei diplomati di MBA, con 1.080 nuovi inserimenti, Singapore diventa quarta, l'India sesta e Hong Kong decima. La Russia occupa l'ottava posizione.

Venendo ai settori produttivi, l'anno venturo le società di consulenza recluteranno il 18% di MBA in più del 2008, le aziende industriali il 14%, i servizi finanziari il 7% e l'hi-tech il 5%. Il rapporto sostiene che l'industria e le aziende dell'alta tecnologia dovranno compensare il mancato contributo al PIL delle imprese appartenenti al settore finanziario e creditizio.

lI 52% dei reclutatori è alla ricerca dei diplomati di MBA che hanno avuto prima del master  un'esperienza lavorativa da tre a cinque anni. Un altro 30% si accontenta di quelli che hanno lavorato da uno a tre anni.

Il rapporto conferma un'altra volta ancora che il paradosso "niente esperienza niente lavoro" diventa universale e la frequenza delle business school giuste da sola  non basta.

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Postato da: orsola a 13:06 | link | commenti (1)
occupazione 109

Valutazioni sulle aziende dall'interno

I servizi pagati dalle aziende che vogliono avere una valutazione delle performance per farne oggetto di buona immagine suscitano la diffidenza crescente di quelli che dovrebbero essere impressionati, che si tratti di virtù dette con un sorriso, di qualità, di veridicità delle situazioni contabili o delle capitalizzazioni in Borsa. Chi ci guadagna? è la domanda più frequente, che sotto tutti i cieli i destinatari delle celebrazioni pubbliche si rivolgono  sull'onda di clamorose smentite alle apparenze venute dai comportamenti aziendali.

Un principio elementare di prudenza spinge a provare per credere e ad approfittare della comunicazione in Rete. Qui si possono confrontare opinioni e costruire conoscenza attraverso lo scambio delle informazioni. I social network, i wiki, i forum, i blog possono servire allo scopo.

Sono nate così community per valutare le aziende in cui si lavora meglio. Sono aggregazioni spontanee, di base, dove i dipendenti delle stesse aziende esprimono e documentano le proprie opinioni sulle politiche del personale attuate dai datori di lavoro.

In Francia, dove secondo i dati di  comScore World Metrix, la presenza di internauti, cioè di persone attive in Rete, è superiore di un quinto a quella dell'Italia, c'è il sito Notetonentreprise.com, che per primo ha proposto a chi vi accede di valutare l'azienda in cui lavora o ha lavorato.

I parametri di riferimento sono dodici: retribuzione, rispetto dei diritti dei dipendenti, utilizzo delle competenze, benefici addizionali, sicurezza del posto di lavoro, conciliazione tra lavoro e tempo libero, localizzazione, ambiente di lavoro, colleghi, manager, benessere, sindacati. Per ogni criterio può essere dato un voto da 1 a 10. Da questi scaturisce una media per internauta/azienda, ugualmente da 1 a 10. I lavoratori che valutano possono completare i voti con un commento.

Per poter dare valutazioni occorre indicare sul sito il proprio nome e un indirizzo e-mail. Una persona non può esprimere due valutazioni sulla stessa azienda. I dati personali del valutatore e i giudizi ingiuriosi non vengono pubblicati.

Per il resto ognuno è libero di scrivere quello che crede, i due responsabili e fondatori di Notetonentreprise.com si limitano a registrare i contributi di quelli che valutano e commentano.

Le valutazioni individuali vengono sommate alle precedenti e con i commenti danno luogo a una classifica generale delle aziende continuamente aggiornata.

Messo su Internet a marzo, il sito ha già 5.000 valutazioni di 2.000 aziende, redatte da 150.000 visitatori unici.

"Le persone, dice Julien Barbier, fondatore del portale, non credono più ai discorsi celebrativi fatti dai reclutatori, che sono né più né meno pubblicità. Vogliono informazioni di prima mano, dall'interno".

Questo scambio di conoscenze è considerato dai lavoratori il modo più efficace e solidale per avere un'idea delle realtà aziendali secondo criteri concreti e non con riferimenti astratti, come succede per i servizi a pagamento, che esaltano "ambiente di lavoro eccellente",  "comunità" e "orgoglio" aziendale per improbabili primati.

In Francia e in Europa i siti di valutazioni sulle aziende dall'interno si vanno già diffondendo.

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Postato da: orsola a 11:01 | link | commenti
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