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SETTEMBRE
5 temi, 36 post e 47 commenti
OCCUPATI E DISOCCUPATI
Problemi dell'occupazione alla riapertura delle aziende; Disoccupazione giovanile nella zona euro; Lavorare come lifelong learning; Formazione dei formatori; Knol enciclopedia in forma di blog collettivo; Nuovi modi di reclutamento dei sacerdoti in Francia; Francis Picabia; Punizioni corporali a scuola.
ATTRAZIONI FATALI
Preoccupazioni principali degli Europei; Kees Van Dongen; Facciamo che io ero il presidente e tu il professionista HR; Quadri intermedi in dissenso con i manager; L'amore rende ciechi; Successo per il fans club di Hu Jintao e Wen Jiabao; Giocare con le bambole della politica.
CAMBIAMENTI DELL'OCCUPAZIONE
Cambiamenti dell'occupazione UE al 2020; Poca mobilità dei lavoratori nell'UE; Marc Quinn; Si può misurare il valore economico del talento?; Stato e prospettive di sviluppo della leadership nel mondo; Nuova concorrenza di Internet ai giornali.
DIFFERENZE
Evoluzione dei modi di concepire e affrontare i rischi; Francis Picabia; Sogni impossibili per l'uomo massa; Alain Jacquet; Maschilisti e ben pagati; Prima legge sui compensi dei manager; Colmare il divario per l'innovazione; Classifica delle università secondo l'Ecole des Mines; AXA sostiene l'impegno sociale dei dipendenti.
SCOSSONI ECONOMICI E SOCIALI
Stili di vita dei giovani europei; Emil Nolde; UE a caccia di immigranti qualificati; Sviluppo dell'occupazione nell'economia verde; 18 giorni da $19.100.000 per il Ceo di WaMu; Telefonini e pc di lusso.
POST PIU' COMMENTATI
Facciamo che io ero il presidente e tu il professionista HR
Maschilisti e ben pagati
Nuova concorrenza di Internet ai giornali
UE a caccia di immigranti qualificati
Si può misurare il valore economico del talento?
Quadri intermedi in dissenso con i manager
Problemi dell'occupazione alla riapertura delle aziende
Stili di vita dei giovani europei
"Species - Uomini giovani: istruzioni per l'uso" è una ricerca sui comportamenti e le abitudini di vita degli uomini tra i 25 e i 39 anni, realizzata da Holden Pearmain e Sense per Discovery Networks Europe. Il gruppo, proprietario anche dell'omonima televisione internazionale tematica, ha voluto con essa disegnare la mappa degli stili di vita della popolazione maschile nell'età del massimo potenziale per fare il punto sui cambiamenti delle audience.
L'indagine è stata fatta intervistando 12.000 persone di 15 paesi: 9 appartenenti all'Europa occidentale, compresa l'Italia, 3 all'Europa orientale e 3 alla Russia, la Turchia e il Sudafrica. Ha avuto anche una fase a tavolino di pretesting e una di raccolta di pareri da oltre 50 esperti, psicologi, sociologi ed economisti, docenti universitari, mercatisti, giornalisti e comunicatori sociali.
In base alle opinioni espresse, gli intervistati sono stati divisi in quattro tipi: il "neo-tradizionalista", un uomo legato alla famiglia, con una visione conservatrice del suo ruolo, quello "al passo con i tempi", che ha un'idea moderna della famiglia, dei ruoli dei due sessi e si adatta facilmente ai cambiamenti della società, l' "autocentrato", che dà priorità a se stesso e al lavoro che fa con passione, il "disimpegnato", che vive giorno per giorno e rifugge le responsabilità e l'eccessivo coinvolgimento.
Le quattro grandi categorie sono state suddivise in 18 mindset, che hanno identificato gli atteggiamenti che portano ai quattro stili di vita principali, hanno offerto un panorama dei temi chiave e dei problemi che interessano la vita dei giovani, hanno aiutato a capire come gli intervistati reagiscono difronte a quello che percepiscono come cambiamento.
I "neotradizionalisti" costituiscono in Europa il 26% degli uomini giovani e in Italia il 28%. Sentono la pressione sociale della trasformazione, perchè, indicano i relativi mindset, nel nostro paese per l'11% si ritengono re della famiglia, per il 9% sono devoti e premurosi e per l'8% sanno di essere l'unica risorsa economica del loro nucleo. E' una tipologia sovrarappresentata in Romania con il 72% e sottorappresentata in Spagna con il 7%.
Quelli "al passo con i tempi" sono il 34% degli Europei e il 32% degli Italiani. Nel nostro paese per il 20% si sentono attivi e realizzati, per il 9% seguono il principio "chi si contenta gode", e per il 3% vogliono tutto e subito. La Svezia ne ha il 57%.
Gli "autocentrati" rappresentano il 26% degli Europei e il 22% dei nostri connazionali. Questi si dividono pressochè nella stessa quantità tra gli arrivisti, quelli alla ricerca della stabilità e i tutti hobby e lavoro. E' una tipologia che abbonda in Germania con il 46% e nei Paesi Bassi con il 43%.
I "disimpegnati" non vogliono ostacoli e alterazioni al loro tran-tran. A livello europeo hanno una consistenza del 14%. In Italia sono più presenti con il 18%. In Spagna raggiungono il 26%.
Secondo i ricercatori la vita dei giovani europei non è mai stata così confusa. La crisi economica non li tocca per ora, sono appena entrati in pieno cambiamento, passando da un'educazione tradizionale a una società moderna in radicale trasformazione.
Copyright2008©irio
stili di vita, ricerche di mercato, tribù giovani
18 giorni da $ 19.100.000 per il Ceo di WaMu
La storia dell'ultimo Ceo di Washington Mutual, rifilata la settimana scorsa dall'amministrazione Bush a JP Morgan, è un altro esempio clamoroso di quelle retribuzioni tutte d'oro, indifferenti ai risultati aziendali, che hanno portato i Paesi Bassi a emanare una legge che limita i compensi eccessivi e ingiustificati dei top manager.
E' il caso di Alan Fishman, il 62enne già patron dell' Independence community bank, che ha occupato per 18 giorni la poltrona al vertice della più grande banca di depositi della storia americana, prima di portarla alla chiusura giovedì e lasciarla carico di dollari.
Fishman era stato chiamato ad assumere il suo incarico in WaMu dal consiglio di amministrazione, che aveva espresso grande fiducia nelle sue capacità di riportare la banca alla profittabilità. Doveva sostituire Kerry Killinger, il boss che aveva gonfiato una piccola mutua di Seattle fino a farle perdere ogni equilibrio dei conti e a renderla fragilissima nel terremoto finanziario, iniziato con la crisi dei prestiti subprime.
Allontanato Killinger con un trattamento di fine rapporto da 98 milioni di dollari per 14 anni di lavoro nella banca di Seattle, il consiglio di amministrazione ha fatto a Fishman un contratto con un premio d'ingaggio da 7 milioni e mezzo di dollari e un risarcimento di 6 milioni 150 mila dollari in caso di rottura anticipata del rapporto di lavoro.
Ma la presenza del nuovo Ceo non ha potuto impedire che i clienti di WaMu allarmati dalle insistenti voci di crack non ritirassero i propri depositi. In un paio di giorni sono stati svuotati conti per 16 miliardi 700 milioni. Sicchè l'amministrazione Bush è intervenuta e l'ha fatta accorpare a JP Morgan.
Gli azionisti hanno finito con il trovarsi tra le mani dei titoli diventati carta straccia. Fishman è rimasto disoccupato con 19 milioni 100 mila dollari: $ 5.450.000 di retribuzione, stock option e TFR, $ 13.650.000 per ingaggio e risarcimento.
Quando si dice la fortuna (per i Ceo) di una governance inesistente.
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retribuzioni manager, WaMu, paracadute d'oro dei managerEmil Nolde, "Paar", 1931-1935, acquerello.
UE a caccia di immigranti qualificati
I ministri del Lavoro e dell'Interno dell'UE hanno trovato ieri a Bruxelles un accordo per attirare nelle organizzazioni produttive dei 27 Stati persone altamente qualificate, provenienti dai paesi del Terzo mondo, africani, cinesi o dei sotto-continenti. Sarà emanata una Direttiva che aumenta e rafforza i diritti di questi lavoratori, la cui presenza è necessaria per colmare il deficit di competitività di cui soffre l'Unione difronte agli USA e al Canada, che hanno aperto le frontiere ai cervelli europei.
Gli immigranti dovranno possedere una "carta blu", che sarà concessa a persone dotate almeno di scolarità a livello di diploma di scuola media superiore, cinque anni di esperienza lavorativa e un contratto d'impiego con una retribuzione superiore di 1,2 volte il reddito minimo garantito.
La "carta blu" sarà valida per un periodo da uno a quattro anni e i titolari godranno dello stesso regime giuridico sul lavoro vigente per gli altri lavoratori di un paese. Il documento permetterà a quelli che hanno compiuto 18 mesi di attività in uno Stato membro di trasferirsi per lavorare in un altro paese dell'Unione, con l'unico limite amministrativo che non si riducano le quote di immigrazione.
Gli immigrati avranno diritto alla ricongiunzione familiare e i parenti avranno ugualmente accesso al mercato del lavoro.
La "carta blu" assicurerà la libera circolazione del possessore su tutto il territorio dell'UE, così come gli altri cittadini comunitari.
Dopo quattro anni il titolare dovrà rinnovare il documento, anche se ha un rapporto d'impiego a tempo indeterminato. Se è disoccupato, avrà tre mesi di tempo per trovare un altro lavoro che rispetti i requisiti occupazionali previsti per la concessione della "carta blu".
Nell'attuazione della Direttiva si terrà conto delle specificità nazionali. La Svezia, dove non c'è una normativa salariale, teme un intervento regolatore in materia e ha chiesto che se ne tenga conto nella formulazione della Direttiva. La Cechia rifiuta di aprire le frontiere ai suoi vicini del Terzo mondo e vuole che la Direttiva non entri in vigore prima del 2011. L'Austria e la Germania temono un'invasione dei Cechi e vogliono essere tutelate.
Sono tutte perplessità superate dall'accordo di ieri, che prelude ad un testo definitivo per novembre. Verrà perciò inizialmente consentito ad ogni Stato di adattare le caratteristiche dell'accoglienza sul proprio mercato del lavoro alle particolari categorie di persone qualificate necessarie.
E' stato dichiarato ufficialmente nella riunione di Bruxelles che l'UE non vuole provocare in nessun modo una "fuga di cervelli" dai paesi d'origine, ma inviare solo un segnale di disponibilità all'occupazione di persone provenienti anche dai paesi in via di sviluppo.
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carte bleue, green card, immigrazione, libera circolazione lavoratori, lavoratori extracomunitari
Sviluppo dell'occupazione nell'economia verde
"Decine di milioni d'impieghi verdi potranno essere creati nel mondo negli anni avvenire", lo dice un rapporto ILO-UNEP, L'Organizzazione internazionale del lavoro e il Programma dell'ONU per l'ambiente, "Green jobs: towards decent work in a sustainable, low-carbon world", pubblicato ieri a New York. Secondo questo studio, da qui al 2020 il mercato mondiale dei prodotti e servizi per l'ambiente dovrebbe raddoppiare e raggiungre i 2.740 miliardi di dollari. La metà del mercato riguarderà l'efficacia energetica, poi vengono i trasporti, l'acqua, il disinquinamento e i rifiuti.
Lo sviluppo dell'occupazione e degli investimenti connessi alle attività avviate per affrontare il cambiamento climatico e i suoi effetti hanno già dato vita a nuove opportunità di lavoro in numerosi settori ed economie nei paesi industrializzati e in via di sviluppo.
Mentre continuano gli effetti negativi dell'inquinamento su quei lavoratori e le loro famiglie, che si guadagnano la vita nell'agricoltura e nel turismo, nascono nuovi posti di lavoro, ma molti di essi rischiano d'essere "ributtanti, pericolosi e difficili", dice il rapporto.
Troppi pochi impieghi verdi sono stati creati per le popolazioni più vulnerabili del mondo, per quel miliardo e 310 milioni di lavoratori poveri, il 43% della forza lavoro mondiale, i cui proventi sono troppo scarsi per fare superare alle loro famiglie la soglia di povertà di 2 dollari per persona al giorno o per quei 500 milioni di giovani che dovranno trovare lavoro nei prossimi anni.
L'economia verde non è un'attività di nicchia. Ma sono le aziende più che le strutture politiche ad agire, provocando i fenomeni dell'inquinamento e del riscaldamento climatico, continua il documento.
Le energie rinnovabili hanno un potenziale considerevole nei paesi del Nord e in quelli in via di sviluppo. C'è il caso del Bangladesh, per esempio, che ha realizzato un programma di energia fotovoltaica che alimenterà un milione di impianti domestici entro il 2015.
2 milioni 300 mila persone hanno già trovato lavoro nel solo settore delle energie rinnovabili, che hanno un enorme potenziale di crescita e sviluppo dell'occupazione. Il numero di posti di lavoro nelle energie alternative potrebbe arrivare a 2 milioni 100 mila lavoratori nella produzione eolica e a 6 milioni 300 mila nel solare per il riscaldamento, entro il 2030.
Le energie rinnovabili producono più occupazione di quella fossile, come mostrano i casi della Germania, che la sta quadruplicando per arrivare a coprire il 16% delle esigenze dell'industria, degli USA e della Cina, che puntano sulle energie pulite e mirano ad ottenere per tale via a un quinto della produzione energetica necessaria ai due paesi.
Le previsioni di investire 630 miliardi di dollari in tutto il mondo dovrebbero portare almeno a 20 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore dell'economia verde nel 2020.
Il rapporto insiste sulla "doppia sfida" ambientale e sociale: gli impieghi verdi ridurranno la povertà e miglioreranno l'ambiente, rendendo i due obiettivi "complementari e non conflittuali", come è stato finora.
Sarà compito dell'UNEP e dell'ILO assistere i paesi impegnati nei programmi di disinquinamento, risanamento, miglioramento ambientale e nella creazione di lavoro decente, rispettoso dei diritti fondamentali dei lavoratori.
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UNEP, ILO, ONU, environment, ecologia, crescita occupazione
Telefonini e pc di lusso
I telefoni bianchi hanno segnato un periodo della cinematografia italiana all'inizio degli anni '30, un'epoca in cui i primi assaggi della società dei consumi erano costituiti dai prodotti simbolo dell'abbigliamento, dell'arredamento e dei mezzi di trasporto personali. Nei film di Camerini e Blasetti, i registi che iniziarono il genere della commedia italiana, un telefono fisso nell'abitazione e per lo più da tavolo e bianco significò una collocazione sociale superiore in un paese in cui solo un terzo delle case era dotato di stanza da bagno attrezzata, un modello di riferimento per l'ascesa degli appartenenti alla piccola borghesia e al proletariato.
Adesso in Italia il numero dei telefoni cellulari è superiore a quello degli abitanti, l'immagine del guerriero Masai appoggiato alla lancia mentre usa un telefonino in un paesaggio africano è un simbolo già visto qualche anno fa, nel mondo ci sono oltre quattro miliardi di abbonati alla telefonia mobile. Le nuove elite del potere, Madonna, Paris Hilton, Gwyneth Paltrow, George Clooney si distinguono utilizzando anche un telefonino prezioso per design, materiali e tecnologia, prodotti che hanno un prezzo adeguato al valore simbolico, preponderante su quello intrinseco.
Le marche Lg, Neo e Vertu offrono cellulari vestiti Prada, Boucheron, con carrozzerie in oro, arricchite da diamanti e interni di elevata funzionalità, prodotti da Nokia e Motorola.
Vertu, un'azienda inglese nata dieci anni fa, ha aperto un negozio monomarca a Milano quattro mesi fa. E' un'azienda di proprietà Nokia, che offre un assortimento base di sei diversi telefonini per uomo e per donna.
Ascent Ti è un modello "maschile", costruito con telaio in titanio, ispirato alle auto da corsa, display in vetro zaffiro ad alta resistenza, supporto per altoparlanti in ceramica aerospaziale. E' dotato di un servizio di backup wireless di contatti e agenda, il "Fortress". Tutti i dati personali possono essere salvati su un server collocato nel Regno Unito in un ex bunker militare. Da qualsiasi parte del mondo il proprietario del telefono può recuperare immediatamente tutti i suoi dati in caso di necessità. Ha un tasto "Concierge", connesso a un assistente per supporto tecnico, consigli di moda e shopping. E' un "modello economico", che costa 4.500 euro.
"Signature", invece, è ispirato all'alta gioielleria ed ha componenti fatti a mano con materiali eccezionali, in esclusiva per Vertu. E' un modello "femminile" che costa da 30.000 euro in su, a seconda dei materiali, delle lacche e delle pietre, che possono adornarlo.
Ci sono poi le edizioni limitate, come il "Racetrack legends Ferrari 1947" e le edizioni speciali a prezzo comunicato solo all'acquirente.
Allo squillo dei telefonini rispondono i pc portatili. Grandi case automobilistiche e produttori di notebook si sono alleati per stupire gli internauti con raffinatezze estetiche e per farli possessori di strumenti esclusivi di lavoro.
Dopo Ferrari/Acer e Lamborghini/Asus è la volta della Bentley. L'azienda automobilistica inglese fornitrice della Real Casa, ha prodotto l' "Ego Lifestyle", un pc portatile dotato di un hard disk da 160 gigabyte, processore a 64 bit, sistema operativo Windows Vista, una dotazione hardware valutata intorno ai 500 euro, che è però contenuta in una carrozzeria rivestita in cuoio in colori vari, filettata d'oro, con un design armonioso ed estremamente funzionale per il trasporto e la protezione dagli urti.
Il nuovo pc è prodotto in edizione limitata di 250 esemplari ed è venduto a 13.000 euro.
Il pc di lusso è realizzato nei Paesi Bassi per conto della casa automobilistica da un fabbricante di prodotti elettronici, che dà il suo nome al nuovo simbolo, quanto meno di ricchezza.
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telefonini, pc, lusso, alta gioielleria
Prima legge sui compensi dei manager
178 deputati e senatori su 226 delle due Camere degli Staten-Generaal, il Parlamento olandese, hanno votato il 9 scorso una legge che limita le remunerazioni eccessive dei top manager.
Dal 1° gennaio prossimo i capi azienda e i direttori delle 90 società quotate alla Borsa di Amsterdam pagheranno il 30% in più d'imposte sui bonus, se guadagnano oltre i 500.000 euro all'anno e se i loro premi, variamente composti, superano gli stipendi. La legge sanziona anche le aziende che concedono queste retribuzioni. Pagheranno un 15% in più di imposte supplementari sugli utili se aumenteranno i compensi dei top manager in vista del ritiro dal lavoro per incrementare l'importo del TFR e della pensione.
Le remunerazioni saranno congelate dalle prime voci sulla vendita dell'azienda in cui i manager operano.
Gli investitori dei fondi pagheranno al fisco il 25% dei ricavi tratti da titoli mobiliari delle aziende che dirigono.
La legge che andrà in vigore nei Paesi Bassi è la prima al mondo diretta a limitare le eccessive remunerazioni degli alti dirigenti. Eppure i loro compensi sono mediamente di 2 milioni 300 mila euro all'anno, meno della metà degli inglesi e un sesto degli americani.
Nei Paesi Bassi scandali, come il fallimento nel 2003 dell'impresa di grande distribuzione Ahold, dovuto ai bilanci truccati dai manager per ricavare vantaggi personali, l'azione svolta dalla VNO-NCW, la confindustria olandese e il monitoraggio delle associazioni dei piccoli risparmiatori, sull'esempio di quelli della VEB, che riunisce gli investitori privati, hanno contribuito a creare un clima favorevole a una maggiore equità retributiva dei compensi manageriali, più corrispondente ai risultati economici e al valore della capitalizzazione di Borsa delle aziende.
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retribuzione manager, fisco, azienda olandese
Colmare il divario per l'innovazione
Gli USA sono il paese che più spende per la Ricerca e sviluppo e produce il maggiore numero di brevetti al mondo, attraverso un sistema collaudato di scambi istituzionali tra università e imprese. Può sembrare fuori di luogo perciò il libro inchiesta di Judy Estrin "Closing the innovation gap. Reigniting the spark of creativity in a global economy", McGraw-Hill, New York, 2008, in cui l'autrice, una delle 50 donne più potenti nel business americano, secondo la classifica "Fortune", esprime preoccupazioni sul futuro dell'economia statunitense nella globalizzazione.
Le preoccupazioni nascono dal ruolo di presidente della JLABS LLC, un'azienda che opera nel settore della progettazione dell'imballaggio, che l'autrice ha fondato nel 2000 e dal suo passato di ricercatrice nei laboratori hi-tech delle università di Londra e Boston e del PARC della Xerox.
Estrin ha osservato che gli USA a metà del 20° secolo possedevano un forte ambiente scientifico e tecnologico, che aveva portato a scoperte, come quelle del DNA, dei microprocessori e di Internet, ma ora questo contesto, che ha dato il successo, è fortemente indebolito, proprio mentre maggiore si fa la forza competitiva dei mercati mondiali e aumenta l'aggressività delle economie emergenti, come la Cina.
Estrin ritiene che questa debolezza sia dovuta alla focalizzazione delle aziende sugli obiettivi a breve, sulla riduzione dei margini di profitto e sul taglio dei costi per la ricerca a medio e lungo termine, sull'insufficienza delle politiche governative di sviluppo. Ne è derivato un inaridimento delle radici, come quando non si dà nutrimento a una pianta che può fiorire. Il sostegno necessario all'innovazione è mancato.
Forte di un centinaio di interviste a scienziati, progettisti, imprenditori, venture capitalist, ricercatori, educatori, leader accademici e del business, che hanno contribuito all'eccellenza dell'innovazione americana, l'autrice mostra tutta la sua passione, proponendo una carta dei valori e un piano d'azione per riaccendere l'innovazione e colmare il divario rispetto alle necessità della competizione globale.
E' necessario, sostiene, creare culture e strutture organizzative per l'innovazione, attraverso
- una "Leadership dal pollice verde",
- una messa a punto di un portafoglio di business, aziende e comunità per l'innovazione,
- una valutazione dell'impatto delle decisioni politiche e degli investimenti necessari per l'innovazione a lungo termine, al di là delle parti, delle ideologie e delle religioni,
- un incoraggiamento del pensiero critico e del problem solving, volti a cambiare i fondamenti di come e che cosa si insegna per avviare l'innovazione.
Valori e piano dovrebbero servire a costituire un ecosistema dell'innovazione, che , forte di più intelligenza umana e di progettualità imprenditoriale, apra gli orizzonti, sviluppi una nuova generazione di innovatori e chiami all'azione.
Basterà questo appello autorevole, appassionato e fattivo?
Il libro della Estrin si legge con piacere, anche se qualche impulso decisionista spesso fa mancare sostegno all'argomentazione.
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innovazione, R&D, competitività, globalizzazioneAlain Jacquet, "Camouflage Rotobroil", 1963, olio su tela
Maschilisti e ben pagati
Gli uomini che hanno una visione tradizionale dei ruoli maschile e femminile hanno retribuzioni più alte di quelli che ne hanno una concezione più evoluta. Le donne che credono nella parità di diritti tra i sessi guadagnano poco più delle altre con una mentalità più arretrata.
Lo rivela lo studio fatto da Timothy A. Judge e Beth A. Livingston, due ricercatori di management del Warrington college of business dell'University of Florida, i cui risultati sono riportati da "Is the gap more than gender? A longitudinal analysis of gender, gender role orientation, and earnings", Journal of applied psychology, 2008, 93, september.
I due ricercatori hanno intervistato un campione di 12.686 persone, donne e uomini, rappresentativi della popolazione americana, raccogliendo le loro opinioni nel periodo tra il 1979 e il 2005. Gli intervistati avevano inizialmente dai 14 ai 22 anni. Nel corso del tempo i ricercatori hanno anche analizzato come è evoluto l' atteggiamento delle donne e degli uomini nei confronti della divisione sessuale dei ruoli, con il passare dalla prima giovinezza alla maturità.
Lo studio ha considerato le risposte date a domande sull'appropriatezza del lavoro domestico per la donna, sul rapporto tra lavoro extradomestico delle donne e aumento della delinquenza giovanile, sul ruolo dell'uomo come principale motore economico della famiglia, sul tipo di lavoro esterno desiderato e praticato, sugli orari di lavoro, sulle convinzioni morali e religiose, sull'educazione ricevuta e il livello di istruzione raggiunto, sull'andamento dei compensi ricevuti per il lavoro extradomestico.
A seconda delle opinioni e dei ruoli, sono stati composti dei gruppi ed è stata trovata una correlazione significativa tra la visione dei ruoli di genere e la retribuzione ricevuta.
I risultati mostrano che gli uomini più tradizionalisti guadagnano in media $ 34.700 l'anno e quelli con un attegiamento più ugualitario $ 22.000, le donne più progressiste $ 21.500 e le più tradizionaliste $ 20.000.
I maschilisti hanno retribuzioni più elevate, perchè finiscono con lo svolgere lavori più redditizi, come il manager o le attività indipendenti. Quando hanno un alto livello di istruzione, anche se sposati e con figli, dedicano più ore al lavoro fuori casa ed esercitano ruoli complessi con maggiore dedizione.
"I datori di lavoro, scrivono i due ricercatori, sono portati inconsciamente a considerare un po' effeminati gli uomini orientati alla parità dei diritti tra i sessi ". I maschilisti sono più decisi nel negoziare le retribuzioni.
Quanto ai fattori che influenzano le visioni tradizionali o evolute della divisione di genere, negli uomini il fattore più importante è l'età. I giovani tendono ad essere ugualitaristi, viene poi lo stato civile, gli sposati sono più sessisti, il contesto urbano e il buon livello di istruzione favoriscono una visione evoluta dei rapporti, la tradizione familiare, infine, ha il suo peso, quelli che hanno visto entrambi i genitori lavorare fuori casa tendono a imitare questo modello ugualitario.
Per i ricercatori la differenza salariale non è solo una questione economica. C'è un risvolto psicologico, che i politici impegnati sul fronte delle pari opportunita non hanno considerato.
I maschi tradizionalisti, però, sono in drastica riduzione e la differenza retributiva tra i sessi è destinata primo o poi a sparire, conclude lo studio.
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rapporti di genere, retribuzioni, carriera lavoro, orientamento sessuale
Axa sostiene l'impegno sociale dei dipendenti
AXA è un gruppo finanziario - assicurativo di dimensioni mondiali, che impiega 175 mila persone in Europa, Medio Oriente/Asia - Pacifico, Americhe e Africa. Costituito nel 1980, ha avuto nel 2007 un giro d'affari di 93 miliardi 600 milioni di euro, con un risultato operativo di 5 miliardi, in aumento del 22% sull'anno precedente.
AXA France rappresenta il 23% delle attività. Ha un giro d'affari di 22 miliardi, 9 milioni di clienti e 10 mila dipendenti.
L'azienda segue i principi della responsabilità sociale e dello sviluppo sostenibile, impegnandosi nel territorio attraverso rapporti di fiducia con clienti, azionisti, dipendenti e fornitori.
Nella gestione del personale punta a rafforzare il legame con i dipendenti e ad associarli allo sviluppo dei risultati futuri del Gruppo anche attraverso la partecipazione azionaria, che nella struttura del capitale costituisce il 5%.
Secondo questa logica, nel dicembre 2005 è stato sottoscritto un accordo con le Rappresentanze sindacali di gruppo, che mirava ad aiutare i dipendenti che intendevano realizzare un progetto personale. Questo accordo è stato completato la settimana scorsa da una clausola, che amplia il concetto di progetto personale.
AXA s'impegna a favorire l'impegno sociale dei dipendenti con un dispositivo chiamato "Cap Cité", che permette di realizzare un progetto personale, che si collochi nell'ambito di una missione d'interesse generale, come la partecipazione a un'azione di solidarietà internazionale di lunga durata, l'esercizio di mandati elettivi di qualunque portata, la partecipazione a comitati di studio e a commissioni economiche e sociali regionali e nazionali, la formazione o l'insegnamento nelle strutture educative pubbliche, nazionali e internazionali.
Il dipendente può avere un periodo di aspettativa non remunerato fino a due anni, periodo rinnovabile per dieci anni massimo. Per fruirne l'interessato deve avere minimo 45 anni e 17 anni di anzianità aziendale e tale condizione d'anzianità è degressiva, a 50 anni, per esempio, bastano 12 anni di lavoro in azienda. Al termine del progetto, il dipendente può scegliere se rientrare in azienda e avere un posto di lavoro equivalente a quello che occupava prima del distacco o porre fine al suo rapporto con l'azienda.
Il management di AXA ritiene che questi progetti arricchiscano i dipendenti e siano utili all'azienda.
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AXA, impresa responsabile, responsabilità sociale, società civile, azionariato dipendenti
Sogni impossibili per l'uomo massa
Storie di vinti, di persone che non smettono d'illudersi ogni giorno d'incontrare la grande occasione della loro vita e quando la fortuna arriva non sanno prenderla. Peggio, diventa cagione di danni, fonte di sfortuna per i maldestri o i troppo furbi. Sono le storie cinematografiche che raccontano Joel ed Ethan Coen, storie di tradimenti, bugie e violenza, i cui protagonisti non appartengono a minoranze, come sembra, ma rappresentano persone pienamente inserite nella società, che sognano ad occhi aperti di uscire dalla condizione esistenziale d'appartenere alla massa. Sono persone che fanno lavori comuni, con sofferenza, per sopravvivere e all'occorrenza diventano preda dei vizi peggiori e s'infilano in situazioni difficili, che complicano ancora di più.
"Burn after reading" (in italiano, "A prova di spia"), appena uscito nei cinema, è una di queste storie, una satira dei film di spionaggio, che dimostra la rigidità delle organizzazioni, l'automatismo dei ruoli, l'imprevedibilità delle persone, proprio delle più sprovvedute, o delle meno sospette, capaci di comportamenti inimmaginabili.
I fratelli Coen rappresentano le vite parellele, che si svolgono a Georgetown, di Osborne Cox, analista della CIA, che perde il posto di lavoro perchè ha il vizio di bere e decide di scrivere le memorie di un ventennio di servizio, di sua moglie Katie che sta progettando di lasciarlo e dell'amante di questa Harry Pfarrer, un agente dell'FBI, sposato con una scrittrice di racconti per bambini e, a Washington, di Linda Litzk, impiegata dell'Hardbodies fitness center, che sogna un intervento di chirurgia estetica per trovare un compagno di vita, di Chad Feldheimer, istruttore nella stessa palestra e di Ted Treffon, il responsabile del centro.
Vite destinate a non incontrarsi, finchè Cox non perde nello spogliatoio della palestra il cd su cui ha scritto le sue memorie. E' quello che basta per eccitare le speranze di Linda e Chad, che provano a ricattare l'ex analista e a vendere quelle informazioni all'ambasciata russa, convinti che si tratti di segreti di Stato, utili per estorcere quattrini agli interessati e realizzare così le loro speranze.
Le vite dei sette personaggi si intrecciano fino a svelare agli spettatori quanto i sogni di ciascuno siano mossi dai più bassi istinti, dall'egoismo e dalla stupidità e quanto i loro tentativi di differenziarsi dalla massa, esaltando i comportamenti più massificati, attraverso i social network per cuori solitari, l'uso delle armi, la forza delle organizzazioni, il riconoscimento del merito da parte dei capi, finiscano per provocare effrazioni, sparatorie, morti e scomparse dei tre uomini più ingenui, mentre le donne si mostrano più perseveranti e capaci di ottenere quello che vogliono.
"Burn after reading", formula che l'intelligence applica non solo all'eliminazione dei documenti e delle prove, ma anche ai morti ammazzati, diverte e fa pensare all'impossibilità di controllare la stupidità che c'è dentro di noi e di fermarne la crescita.
John Malkovich (Osborne Cox) e Frances McDormand (Linda Litzk) interpretano la loro parte con maestria, George Clooney (Harry Pfarrer) e Brad Pitt (Chad Feldheimer) hanno dato in passato prove migliori.
"Arizona junior" e "Il grande Lebowski" restano ancora prove ineguagliabili della regia dei Coen.
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burn after reading, fratelli Coen, società di massa
Classifica delle università secondo l'Ecole des Mines
Il 22 agosto scorso la Shanghai Jiao Tong University ha pubblicato il suo annuale e temutissimo "Academic ranking of world universities 2008". Ancora una volta il piazzamento degli istituti di formazione superiore francesi ed europei in generale, con l'eccezione degli inglesi, è incominciato dalla 24ª posizione dello Swiss federal institut of technology di Zurigo, dalla 42ª dell'Université Paris 6e e dalla 45ª della University of Copenhagen. Nella graduatoria non sono state messe meglio l'Ecole Normale Superieure de Paris, l'Université Paris 7e, l'Ecole des Mines e le altre classificate.
La valutazione della Jiao Tong considera come requisiti fondamentali il numero dei brevetti, delle pubblicazioni scientifiche e dei premi Nobel fra i docenti. E non è la sola ad avere un forte impatto sugli studenti e i genitori interessati ad una buona istruzione di livello internazionale. I giornali trovano in questo un elemento di attrazione dei lettori. Affianco a classifiche di specialisti, come quella dell' Association to advance collegiate school of business, ce ne sono altre redatte dai quotidiani stessi, come è il caso di "Financial Times", "The Wall Street Journal", "Business Week", e "Forbes".
Tutte graduatorie che danno risultati favorevoli alle solite Università americane e a qualcuna inglese, da anni ai primi posti in questi palmarès.
Per rimediare alla debolezza francese l'Ecole des Mines, una delle grandes écoles, un centro di eccellenza per la formazione degli ingegneri, ha deciso di incominciare dall'anno scorso una sua classifica, di facile leggibilità e che prende in considerazione il fattore business. Estrae dalla classifica "Fortune" delle prime 500 aziende del mondo il nome dei CEO, va a vedere dove hanno studiato e attribuisce un punteggio pieno a un'università o lo ripartisce tra le diverse istituzioni in cui un capo azienda si è formato.
Quest'anno è riuscita a ricostruire i percorsi di 458 top manager e a classificare le 350 università di tutto il mondo che hanno frequentato.
Così procedendo ha riconosciuto 100 punti alla Tokyo University, 89 all'Harvard (da cui esce il 30% dei dirigenti della classifica "Fortune"), 57 alla Stanford, 48 alla Keio e 36 alla Waseda (entrambi giapponesi), 39 alla Pennsylvania, ma 35 all'Ecole supérieure de commerce, diventata settima, 29,5 all'Ecole nationale d'administration, decima e 26,5 all'Institut for study of politics, undicesimo, tutte isitituzioni educative francesi.
Partendo da 159 aziende americane della classifica "Fortune", a fronte alle 38 francesi, non ha potuto fare altro che riconoscere 6 università e altre istituzioni educative superiori contro le 23 americane.
Dettaglio che ci riempie di orgoglio nazionale, nella classifica dell'Ecoles des Mines, l'Università Bocconi è ventottesima con 15 punti, appena sotto l'INSEAD (francese), che ne ha 15,5 e in compagnia della Northwestern, della Wyoming (americane) e della Tohuko (giapponese).
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Evoluzione dei modi di concepire e affrontare i rischi
Fino alla metà del 18° secolo i flagelli e i disastri, le inondazioni e le epidemie, le meteore e le comete sono state spiegate con fatalismo, come il frutto di un intervento divino, che ammoniva o puniva gli uomini colpevoli di trasgressioni. L'intervento mostrava in maniera spettacolare l'azione regolatrice dell'Essere supremo sull'ordine naturale. Alla lettura provvidenzialista di parte cattolica si contrapponeva la concezione protestante, che vedeva nelle catastrofi l'azione delle forze del male.
Questa interpretazione religiosa dei cataclismi naturali non fu contestata fino al terremoto di Lisbona nel 1755, che spinse Voltaire e gli enciclopedisti a pensare che fosse l'opera dell'uomo a mettere in pericolo gli equilibri naturali. Rousseau in una lettere a Voltaire richiamò la densità urbana e l'altezza delle costruzioni per spiegare il numero delle vittime del sisma portoghese. Il libro "Pensées diverses sur la comète", con cui Pierre Bayle nel 1682 aveva desacralizzato il passaggio delle comete rinviandolo all'ordine naturale delle cose, venne rivalutato e diventò popolare nell'epoca della lotta alle idolatrie e alla superstizione.
Ma ancora nel 1830 il massacro dei gatti in Francia per combattere il colera fu un esempio dell'abbinamento devozione - superstizione in larghi strati della popolazione.
Fu poi il tempo delle colpe della natura.
Bisognerà aspettare le epidemie di tubercolosi a metà del 19° secolo perchè avvenga il passaggio della concezione della catastrofe da punizione divina a male sociale e procedere attraverso l'eruzione del vulcano di Krakatoa del 1883, che distrusse l'omonima isola indonesiana, la caduta di un meteorite gigante in Siberia nel 1908, il naufragio del Titanic nel 1912 e la prima guerra mondiale del 1914-18 per abbandonare l'idea della responsabilità della natura e dell'irresponsabilità dell'uomo.
"La natura è diventata un artefatto", scrive François Walter, professore di storia nell'Université de Genève, in "Catastrophes. Une histoire culturelle, XVIe-XXIe siècle", Seuil, Paris, 2008. "E' spesso molto difficile distinguere gli effetti dell'azione umana e i fenomeni propriamente naturali, come illustrano i dibattiti correnti sul riscaldamento climatico. Questa indeterminatezza delle cause del rischio rende il verdetto degli esperti meno convincente":
L'Occidente si è raffigurato le catastrofi seguendo un percorso complesso, che attraverso simboli diversi, religiosi, morali e naturali ha dato vita a certe categorie che hanno fatto accettare i comportamenti nocivi dell'uomo. E' stata così elaborata un'interpretazione riduzionista dell'impatto dei pericoli, che sostiene la credenza diffusa che siamo passati dalla società del fatalismo alla società della sicurezza, figlia del principio di precauzione che dagli anni '80 spinge a reagire anche in assenza di certezza della minaccia.
Walter misura il contributo delle immagini e dei discorsi al clima ansiogeno in cui vive il mondo. Mostra le patologie dell'iperorganizzazione, la disseminazione delle paure, l'esplosione dell'allarmismo. La nuova cultura del rischio, sostiene, attinge sempre a fonti simboliche. "Non si cerca più, come nel passato, di trovare le cause delle disfunzioni e rimediarvi, ma si ammette la contingenza; difronte alla complessità ci si accontenta di individuare le correlazioni significative... con la sola certezza di una minaccia costante, che manifesta un nuovo tipo di rapporto con il mondo".
Il risultato è un libro combattivo e utile, una cronaca delle relazioni fra società e natura, un'opera di storia culturale, che va ben oltre la linea di divisione semplicistica di quegli autori, che distinguono il trattamento irrazionale delle catastrofi, caratteristica delle società antiche e la gestione misurata e scientifica, tipica delle società moderne.
Documenta come paradossalmente il processo razionale di ricerca delle radici del pericolo e di scoperta del modo più efficace per affrontarlo abbia troppi momenti di abbandono alla speranza di un intervento che dall'esterno soddisfi il bisogno di sicurezza.
Il merito maggiore di "Catastrophes" è di distinguere la percezione e l'accoglimento delle calamità secondo le epoche e di analizzare i cambiamenti di significato che le accompagnano. Walter temporizza i periodi di passaggio dal mondo tradizionale alla "società del rischio", come Ulrich Beck chiama questa miscela di fenomeni accaduti e mediatizzazione.
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catastrofi, fenomeni naturali, crisis managementFrancis Picabia, "Portrait de femme aux allumettes",
1923-1925, collage e gouache.
Stato e prospettive di sviluppo della leadership nel mondo
"Global leadership forecast 2008/2009. Overcoming the shortfalls in developing leaders" è il rapporto periodico che DDI, la società americana di consulenza specializzata nello sviluppo della leadership, ha appena pubblicato. E' la più ampia ricerca sullo stato e le prospettive della leadership, realizzata a livello mondiale.
Si è avvalsa di un campione di 13.700 intervistati, 1.500 operatori delle Risorse umane e 12.200 manager di aziende appartenenti a 35 differenti settori produttivi di 76 paesi, in grandissima maggioranza dell'Asia e del Nord America e solo per il 9% dell'Australia/Nuova Zelanda, per il 7% dell'Europa Occidentale, per l'1% dell'Europa Orientale, per il 5% dell'America Latina e per l'1% dell'Africa/Medio Oriente.
Questa distribuzione geografica va tenuta presente per interpretare correttamente la risposta del 75% dei manager, che hanno indicato come prioritario per loro il rafforzamento delle competenze di leadership, che richiede, nell'ordine, lo sviluppo delle capacità di comunicare, dell'orientamento agli obiettivi, delle abilità tecniche, dell'integrazione aziendale, della valutazione.
Il modo di procurare il miglioramento deve fare i conti con il solo 41% dei manager che si dice soddisfatto per i programmi di sviluppo della leadership a cui partecipa, contro il 53% dell'indagine precedente diffusa con il rapporto del 2005/2006 e con l'ancora minore 21%, che considera efficace la formazione d'aula, realizzata ibridando tecniche e strumenti abituali della management education.
Il 27% chiede formazione concreta e legata al ruolo, meglio se nel lavoro, come pare succeda solo nel 9% delle aziende del campione. Correlata a questa richiesta ci sono le altre del coinvolgimento del top management e della job rotation. Si avrebbero così metodi di apprendimento più efficaci.
Non sorprende perciò che la fiducia nei leader sia in declino, nè che sia caduta dal 47% del 1999 al 35% del 2007 e neppure che nei capi di front-line sia quasi la metà di quella dichiarata dai manager che riportano al top.
I motivi per cui i leader sbagliano sono individuati nelle carenze delle relazioni interpersonali, nella mancanza di visione strategica, nella debolezza di gestione del business, nell'inadeguatezza dello stile di direzione, nella scarsità della competenza tecnico-professionale, nel limitato numero delle esperienze e nello scarso livello di motivazione.
La ricerca riporta l'affermazione dei leader che gli operatori delle Risorse umane vivono su pianeti differenti da quelli dei top manager e utilizzano metodi di allineamento delle persone e sistemi buoni per la gestione standardizzata dell'azienda. Questi ricambiano dicendo che ogni volta che tentano di usare sistemi di cambiamento i leader fanno il possibile per contrastarli.
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management education, leadership, executive, professionisti risorse umane
Poca mobilità dei lavoratori nell'UE
Solo il 2% dei lavoratori europei vive e svolge un'attività in un paese diverso da quello in cui è nato. La percentuale di coloro che hanno intenzione di andare a lavorare in un altro Stato membro dell'UE nei prossimi cinque anni è il 3%. Sono i dati comunicati dal commissario per l'Occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità alla conferenza tra ministri e parti sociali dei 27 paesi dell'Unione, che si è svolta l'11 e 12 scorsi a Parigi.
L'obiettivo della strategia di Lisbona di aumentare la mobilità dei lavoratori tra i diversi Stati è lontana dall'essere in realizzazione. Eppure la generazione che ha partecipato al progetto Erasmus è sul mercato del lavoro dal 2006 e il riconoscimento con un titolo ufficiale di Formazione professionale delle competenze conseguite lavorando è già una realtà normativa in Francia, Germania e Spagna.
La mobilità, ha detto in apertura della riunione parigina il commissario Vladimir Spidla, "permette la diffusione del know how e delle conoscenze tra le aziende, aumenta il valore economico e il capitale sociale dei lavoratori".
I motivi della resistenza ad uscire dal proprio paese starebbero nella mancanza di legislazioni nazionali e politiche attive del lavoro nei paesi di arrivo. L'esempio della flessicurezza danese ha avuto finora pochi seguaci, in grado di suscitare un clima di fiducia e un dialogo sociale costruttivo, che sostengano la transizione lavorativa.
A queste condizioni sfavorevoli si aggiungono poi la perdita dei contatti con la famiglia e gli amici, la necessità di dovere imparare un'altra lingua e l'attaccamento al proprio datore di lavoro, che portano il 23% degli Europei a restare nella stessa organizzazione per tutta la vita lavorativa.
La mobilità rischia quindi di diventare un salto nel buio e se non ci sono consistenti vantaggi economici, di carriera, di qualità della vita, i lavoratori non lasciano, anche quando restano disoccupati, il loro paese.
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mobilità, strategia di Lisbona
Nuova concorrenza di Internet ai giornali
In politica il sorpasso c'è già stato, per le presidenziali americane Internet ha soppiantato la televisione e la CNN ne ha preso atto e ha stretto un'alleanza con YouTube per organizzare dei grandi dibattiti interattivi tra i candidati e i cittadini. E' l'ultima avvisaglia dell'irresistibile ascesa della comunicazione in Rete, che ha trovato in Twitter l'ultimo social network, che dà ai politici la possibilità di rivolgersi direttamente ai cittadini senza passare attraverso i giornalisti.
E' la fine di un'epoca, quella dei mass media, che per tre secoli ha avuto il suo emblema nella carta stampata, un supporto rigido e costoso, orientato a selezionare i fatti da conoscere e a diffonderli secondo la versione che fidelizza il lettore, facendolo ritrovare in un contesto di attese soddisfatte sempre allo stesso modo.
Internet permette di differenziare e soddisfare la quantità e la qualità delle attese di conoscenza, di fare interagire ciascuno con chi mette l'informazione in Rete e con gli altri che hanno esigenze simili.
I 600 milioni di copie di quotidiani diffuse giornalmente nel mondo sono lette dal doppio di persone, ma molte di queste appartengono ai 4 miliardi di internauti che vogliono leggerle sullo schermo del pc o del telefonino, approfondirle, confrontarle o combinarle, che vogliono messaggi corti, ridotti all'essenziale, aggiornati quotidianamente, commentabili dal lettore solo o in gruppo dovunque.
E' un net picking, che fa prevedere le date della scomparsa dei giornali sempre più vicine, obbliga gli editori a mettere tutta la produzione online, a fare giornali multimediali, mentre le vendite crollano e i blog e i supplementi online dei quotidiani si moltiplicano, le edizioni giornaliere si susseguono e diventano sempre più dei pacchetti autonomi, che esasperano la competitività delle testate e mettono a dura prova le competenze dei redattori difronte all'incalzare dei contenuti e al cambiamento dei formati.
Il Project for excellence in journalism ha pubblicato lo studio "The changing newsroom. Meet the american daily newspaper of 2008", basato su interviste nelle redazioni di 15 città e su un sondaggio d'opinione tra i rappresentanti di 259 testate degli USA.
Lo studio rivela che i quotidiani da tre anni ormai vanno puntando sulle inchieste, notizie più corte, ritmi di produzione più veloci, interattività. Si stanno dotando di giornalisti in grado di soddisfare i bisogni dell'informazione in Rete e su carta.
Si va spostando il focus delle pubblicazioni su Internet. Si passa da un marketing dell'offerta a un marketing della domanda giornalistica.
Ma i politici vogliono dialogare direttamente con i militanti e gli elettori dei loro partiti.
Il quotidiano francese "Libération" ha dedicato il mese scorso a questo cambiamento uno speciale, "Toujours plus de com au pouvoir". Ha ricordato che Alain Juppé, presidente dell'UMP, è stato il primo nel 2004 ad allestire un blog per commentare l'attualità con i cittadini, prendendo le distanze dai quotidiani.
I politici francesi ritengono che le interpretazioni giornalistiche alterino i rapporti e riducano il consenso che le persone possono dare ai leader. La televisione di Sarkozy NSTV e la presenza in Rete di un sito di Ségolene Royal, durante la campagna presidenziale dell'anno scorso, esemplificano questa tendenza, che, se mal gestita, rischia di aumentare l'agitazione politica e provocare disorientamento in persone non abituate alla cittadinanza attiva.
In Italia il 14 ottobre prossimo partirà "Youdem.tv", la "prima social - tv politica del mondo", che promette canali personalizzati, sperimentazione, eventi, filmati fruibili dapprima sul Web e poi sui telefonini e sulla piattaforma satelliatre di Sky. E' un'iniziativa del Partito Democratico.
Sono azioni che richiedono competenza specifica, che pochi oltre i militanti possiedono.
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Twitter, diffusione giornali, politica e cittadini
Cambiamenti dell'occupazione UE al 2020
L'European center for the development of vocational training, CEDEFOP, l'agenzia dell'UE che sostiene le politiche di istruzione e formazione, ha pubblicato "Future skill needs in Europe. Focus on 2020", Thessaloniki, july 2008, un rapporto preparato su richiesta della Commissione europea per valutare le esigenze di nuove qualificazioni collegate a nuovi lavori, che potranno svilupparsi in sei settori produttivi e in totale fino al 2020.
Le previsioni sono state formulate sulla base dei dati raccolti da Eurostat, riguardano 25 Stati membri e prendono in considerazione i settori produttivi nel loro complesso e singolarmente i servizi non commerciali, quelli destinati alla vendita, la distribuzione e i trasporti, le costruzioni, l'industria manifatturiera, l'agricoltura e le pubbliche utilità.
Le previsioni sono distinte nei due periodi 2006 - 2015 e 2015 - 2020 e sviluppate per nove gruppi occupazionali e tre livelli di qualificazione formale.
Calcolate sugli andamenti di lungo periodo delle forze di lavoro nell'UE25, mostrano che il settore agricolo e delle pubbliche utilità avrà nel 2020 una riduzione di quasi la metà degli addetti rispetto al 1996, l'industria manifatturiera perderà oltre il 10% degli occupati, mentre il comparto delle costruzioni resterà sostanzialmente stabile. Contemporaneamente raddoppierà la quantità di lavoratori dei servizi destinati alla vendita, crescerà di oltre un quinto il numero degli addetti ai servizi non commerciali e si svilupperà allo stesso modo quello della distribuzione e trasporti. Questi ultimi tre settori diventeranno i primi per occupazione, con ampio distacco rispetto ai primi tre.
Passato e futuro dell'occupazione nell'UE25
(1996 - 2020 in milioni di addetti)

In aggiunta ai 20 milioni 300 mila nuovi posti di lavoro altri 85 milioni saranno resi liberi dal pensionamento degli attuali operatori e in 15 anni poco meno della metà dei circa 224 milioni di posti di lavoro avrà il ricambio dei titolari.
Eurostat ritiene che la popolazione dell'UE in età lavorativa (15 - 64 anni) diminuirà di oltre 6 milioni, passando dai 308 milioni 600 mila del 2006 ai 302 milioni e mezzo del 2020.
Il rapporto di CEDEFOP indica che la quantità dei lavoratori a bassa qualificazione triplicherà nel 2020, il numero dei superqualificati crescerà ancor più, mentre gli occupati a media qualificazione aumenteranno soltanto di un terzo.
La distribuzione della domanda di lavoratori qualificati vede al primo posto per maggiore crescita i tecnici, gli operatori della vendita, i professionisti, i manager e i quadri intermedi, come mostra la tabella seguente.
Cambiamento dell'occupazione per ruoli
(2006 - 2020 in milioni di addetti)
| 2006-2020 |
Espansione
|
Sostituzione
|
Totale nuove occupazioni
|
| Forze armate |
-79
|
481
|
402
|
| Manager e quadri |
4.245
|
6.992
|
11.237
|
| Professionisti |
5.475
|
8.799
|
14.274
|
| Tecnici |
7.251
|
10.443
|
17.694
|
| Impiegati |
-1.771
|
9.055
|
7.284
|
| Operatori della vendita |
3.066
|
12.677
|
15.743
|
| Agricoltori qualificati |
-2.153
|
3.529
|
1.376
|
| Lavoratori manuali |
-2.408
|
11.901
|
9.493
|
| Operatori qualificati |
909
|
6.468
|
7.377
|
| Occupazioni elementari |
5.092
|
10.091
|
15.183
|
| Totali |
19.626
|
80.435
|
100.061
|
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occupazione, occupazione UE, lavoratori qualificatiMarc Quinn, "Planet", 2008, scultura in marmo.
Si può misurare il valore economico del talento?
Le squadre di calcio o di basket sono piccole organizzazioni che raggiungono risultati in dipendenza delle prestazioni fisiche dei componenti. Il talento e la forma di un giocatore influenzano le posizioni in classifica di una squadra quanto più agisca di supporto alle azioni dell'asso e le valorizzi nella competizione sportiva, che si tratti di campionato nazionale o coppa del mondo. Il caso di Maradona e del Napoli è esemplare del legame tra esercizio eccellente di un ruolo e integrazione attiva del team.
Del talento sportivo si sa quasi tutto. Una galleria di ritratti di grandi punte e difese o di eccellenti pivot e guardie ci aiuta a capire il peso del loro comportamento in campo, le interazioni con gli altri giocatori e il loro valore nelle tattiche delle partite.
Nelle aziende, dopo Aleksei Stachanov, in basso s'è perduto ogni riferimento concreto e in alto è difficle capire dove sta il merito, la fortuna e altro. Figuriamoci in mezzo.
Anche nell'arte mancavano parametri. L'ex carabiniere di "Parenti serpenti", in preda all'Alzheimer, decanta il valore dei quadri dipinti dal suo maresciallo maggiore, di cui tutti i collezionisti aspettano la morte e non sa perchè.
L'economista David Galenson dell'University of Chicago si sta provando a misurare il valore del talento. In un libro del 2006, "Old masters and young geniuses. Two life cycles of artistic creativity" (Princeton University Press), ha scritto che "Les demoiselles d'Avignon" è la migliore opera d'arte della storia. Dipinta da Picasso nel 1907, è riprodotta 28 volte nei 33 libri, che figurano nella sterminata bibliografia del suo volume. La seguono "Monumento alla Terza Internazionale" di Vladimir Tatlin con 25 riproduzioni e "Spiral Jetty" di Robert Smithson con 23.
Galenson ha impiegato dieci anni ad analizzare statistiche sul mercato dell'arte e delle quotazioni degli artisti per cogliere e confrontare la genialità di Cézanne, di Rembrandt, di Bacon o di Goya.
Sui prezzi delle opere e sul numero delle riproduzioni ha elaborato la sua teoria. Per lui ci sono due tipi di creatività, quella sperimentale e quella concettuale.
La prima è tipica dell'artista le cui quotazioni salgono alla fine della vita. La seconda è propria di quelli che hanno in gioventù un'ondata di genialità e diventano innovatori.
E' una teoria che potrebbe anche essere verificata su altri mercati, ipotizza.
Appare adesso un secondo libro di Galenson "And now for something completely different. Conceptual revolutions in twentieth century art", Cambridge University Press, Cambridge, USA, 2008. Qui l'autore fornisce altre prove sui maggiori artisti, per valore economico, del 20° secolo.
La creatività concettuale, precisa, è dell'artista che lavora e gioca, del pittore o scultore versatile, assemblatore polimaterico e manifatturiero. Gli artisti del 20° secolo hanno cambiato il linguaggio, il significato e il mercato dell'arte. I dati delle aste sono là a provarlo.
I cacciatori di talenti, se ce ne sono ancora, possono tentare di traslare la teoria di Galenson in azienda, dopo qualche simulazione di prova su dati tratti dai giornali economici.
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talenti, mercato dell'arte
Giocare con le bambole della politica
Le coppie di candidati Obama - Biden e McCain - Palin vanno su e giù per le montagne russe dei sondaggi giornalieri, sempre più vertiginosamente a mano a mano che si avvicina la data delle elezioni presidenziali americane. Gli umori dei votanti appaiono ondivaghi e facilmente influenzabili dalle messe in scena del partito Democratico e Repubblicano, che si succedono a ritmo serrato. Queste grandi e costossime rappresentazioni sono capaci di spostare più punti di consenso per l'eccitazione che scatenano in un campo e nell'altro la comparsa dei leader, il modo di comunicare, le autodefinizioni e le parole chiave del loro dire, chiosato ingigantito dalle televisioni.
I candidati sono idolatrati e i partecipanti alle convention o ai raduni per guardarle alla televisione sentono il bisogno di portare con sè reliquie e simulacri d'ogni tipo, veri e propri memo della militanza. Servono a identificarli e a rassicurarli.
Nella patria della gadgettistica e della personalizzazione della politica in queste occasioni, spille, cappellini, magliette, bandierine e poster accompagnano la produzione di materiale propagandistico e di guide elettorali. Assolvono oltre tutto a una funzione magica.
Non meraviglia quindi che stavolta il sito HeroBuilders.com, non nuovo a questo tipo di commercio, abbia messo in vendita bamboline di Sarah Palin, di John McCain e di Barack Obama, dopo quelle di Hillary Clinton, John Edwards, Elliot Spitzer, eccetera.
Rispondendo all'immagine di sè che la governatore dell'Alaska ha dato, come "pitbull con il rossetto", le bambole della Palin la riproducono in abbigliamento da supereroina, da studentessa e da politica. Il prezzo va da $ 27.95 per questa a $ 29.95 per ognuna delle altre due.
Il sito vende anche bambolotti, pupazzetti e bastoncini di zucchero di Obama e McCain.
Pare che la bambola della Palin vestita da eroina sia la preferita dai compratori e stia contribuendo alla salita delle azioni di McCain.
Potenza della politica di massa.
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Quadri intermedi in dissenso con i manager
L'azienda si regge sul postulato indiscusso che nutre e rafforza ogni decisione manageriale : tutti i dipendenti sanno perchè sono in un posto di lavoro e perchè svolgono la loro attività. Questo non significa che accettino volentieri di fare quello che fanno, né che lavorare piaccia.
Il lavoro organizzato è situato al centro di un sistema egemonico in cui il potere manageriale è sentito dai dipendenti come dominatore e discrezionale anche se è esercitato in maniera morbida e le organizzazioni sono universi competitivi, in cui le persone devono avere la capacità di anticipare correttamente la forma dello stampo di cui diventeranno un ingrediente.
Le persone sono messe in competizione perchè vengono confrontate e valutate continuamente dai manager, che producono dei vincoli morbidi, che vanno interiorizzati come fondamenti della comunità aziendale. Le parole d'ordine che si richiamano a tali fondamenti sono "Darsi corpo e anima all'azienda", "Ciò che è bene per l'azienda è bene per i dipendenti". Servono a costruire un mondo a parte "policentrico" e "poliarchico", retto da manager che fanno leva sulla comunicazione e la cooperazione.
Ecco perchè, scrivono due sociologi dell'organizzazione, David Courpasson e Jean Claude Thoenig in "Quand les cadres se rebellent", Vuibert, Paris, 2008, il carburante della ribellione è fornito dagli errori dei manager lungo catene gerarchiche, che producono distanza sociale e decisioni sbagliate, arbitrarie e assurde.
I due autori usano il metodo delle storie di vita per una ricerca sui quadri che si sono trovati in disaccordo con i loro capi, si sono rifiutati di accettare una qualche decisione e hanno dato le dimissioni. Sono sette casi di quadri tra i 30 e i 45 anni superscolarizzati, forniti di titoli di studio superiore e di specializzazioni, considerati alti potenziali da aziende come L'Oréal, Google e Royal Canin, che in un certo momento della carriera hanno avuto "comportamenti devianti rispetto alle norme esplicite o tacite di conformità".
I "ribelli" hanno contestato e si sono messi in competizione con i manager, sul loro stesso terreno e con lo stesso linguaggio del business e delle performance.
Le ragioni del dissenso emerse nell'indagine sono molte: "quando il discorso del management suona a vuoto, la distanza tra impresa e società aumenta, le pratiche gestionali diventano troppo sacrificali, le persone sono ignorate e si perde il rispetto dell'autorità, i dipendenti modello si oppongono".
I quadri dissentono perchè non possono più reggere gli ordini di un capo sgradevole e poco competente, perchè sono feriti da proposte che l'incastrano ed hanno la sensazione d'essere manipolati. "Il carburante della ribellione" apre all'azienda "le piste per il cambiamento", costringe i manager a confrontarsi con le reazioni delle persone e a scoprire realtà che si preferirebbe ignorare. Non è questione di "malessere" individuale o categoriale.
Il dissenso deve essere interpretato correttamente. Può essere il segnale di rivolte individuali o di un cambiamento dei rapporti gerarchici, la fine del sostegno indiscusso ai manager. Comporta una presa d'atto che il postulato organizzativo e il consenso dei dipendenti non sono automatici, ma vanno situati in quel quadro di competenza e impegno, che le direzioni dicono spesso di aspettarsi dai dipendenti.
"Le aziende, ricordano gli autori, non possono essere ridotte alle élite e alla bassa forza, con élite che hanno il potere esclusivo di guidare, istruire, orientare, costringere".
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management, middle management, conflitti di lavoro
Successo per il fans club di Hu Jintao e Wen Jiabao
Il "Renmin Ribao" (quotidiano del popolo) è dal 1948 l'organo ufficiale del Partito comunista cinese. Ha un sito online che diffonde le notizie in sette lingue: cinese, inglese, francese, arabo, russo, spagnolo e giapponese.
Da meno di una settimana il sito ha una pagina che riporta le dichiarazioni, le decisioni di governo e le altre attività politiche del presidente della Cina, Hu Jintao e del primo ministro, Wen Jiabao.
La pagina è stata chiamata club dei fans dei due leader, di cui reca le foto nella testata e per il momento è pubblicata solo in cinese.
Nel breve periodo di tempo dalla messa in Rete sono stati registrati due milioni di accessi singoli e 105 mila iscrizioni al club. Moltissimi messaggi di sostegno e di incoraggiamento sono stati rivolti ai due alti rappresentanti istituzionali. Un successo straordinario anche in un paese che ha oltre 250 milioni di internauti, nonostante la censura e in un giornale che conta 3-4 milioni di tiratura quotidiana.
Secondo il "South China Morning Post" di Hong Kong il fans club è stato aperto dopo numerosi tentativi dal basso di dedicare pagine Web ai due leader, che godono di grande popolarità. Il primo ministro Wen Jiabao, in particolare, ha un enorme seguito nel paese asiatico e i cinesi "lo venerano con entusiasmo degno di una rockstar" per avere sostenuto lo sviluppo dell'economia e migliorato le condizioni di vita dei cittadini. Su Facebook ha scavalcato Barack Obama tra i dieci leader politici più popolari del mondo.
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Cina, Renmin Ribao, South china morning post, leadership politica
Facciamo che io ero il presidente e tu il professionista HR
HR specialist o professionista HR? Non è una questione di lana caprina, dietro le somiglianze nominali ci sono ruoli, competenze e quattro associazioni differenti, che agiscono in concorrenza e sovrapposizione sul mercato degli operatori per la direzione delle Risorse umane. Sono AIDP, AIRU, GIDP e HRC. Se si ricorda che sono poco meno di 3.500 le aziende che hanno più di 250 addetti, è un mercato di operatori interni ed esterni, che sfiora i 12.000 occupati nelle attività di supporto all'impiego delle persone.
La dizione Risorse umane si è diffusa in Italia da meno di dieci anni, in ritardo sulla sua nascita negli USA. Ma l'espressione non ha mai soddisfatto in pieno gli operatori delle DRU, tuttora divisi tra un'ala burocratica, che ha perduto riferimenti e identità con l'avvento dell'organizzazione aperta e un'ala tecnocratica, orientata al rinnovamento dei metodi e degli strumenti di gestione per agganciarsi alle dinamiche strategiche e organizzative delle direzioni aziendali.
Questa divisione è riflessa dal mercato degli operatori e ha favorito la nascita di associazioni catch all, che affastellano una disordinata offerta di servizi delle aziende di lavoro a tempo, società di consulenza, reclutamento e formazione e di qualche congresso, convegno, incontro, giornata di buone pratiche.
L'oggetto di queste riunioni non riguarda mai l'organizzazione del lavoro, i problemi dell'occupazione, il cambiamento del modello contrattuale e altre questioni concrete e attuali. I temi sono inattuali e piegati all'illustrazione dei relatori e della loro mercanzia.
Le associazioni sono spesso formalmente iperstrutturate. In qualche caso sono arrivate a dotarsi di top con presidente, quattro vicepresidenti, un segretario nazionale, un segretario generale, venticinque consiglieri nazionali, cinque sindaci fra effettivi e supplenti, tre probiviri e quindici presidenti regionali, anch'essi con consiglieri locali. Una gerarchia pachidermica per 2.500 iscritti dichiarati.
Se si guarda la composizione professionale di questa e altre liste simili si vede che molti sono i consulenti free lance, i pensionati, le persone in cerca di occupazione.
Parafrasando Endrigo, per fare un'associazione ci vuole un presidente. Egli è l'associazione, il resto viene di conseguenza.
Come si può intuire dalla domanda d'apertura, negli ultimi tempi i componenti dei vertici devono aver deciso di adeguare i brand associativi alla globalizzazione. La conseguenza è l'abuso indiscriminato della sigla HR per distinguere sia i partecipanti di un master sulle Risorse umane (tenuto dall'Università Cattolica, patrocinatrice dell'AIRU), che gli iscritti in un registro "nazionale italiano" e perfino come complemento, involontariamente autospregiativo (HRDA), del nome di un gruppo, che si vanta di associare soltanto direttori delle Risorse umane.
Il profilo d'arrivo del diplomato da quel master è il solito, realizzato fino da un progetto dell'Unione industriali di Torino più di quarant'anni fa. Serve a mettere un neolaureato in condizione di capire e dare una mano alle attività di una direzione delle Risorse umane con due anni di formazione d'aula e stage. Agli HR specialist è data una certificazione del percorso formativo fatto.
La registrazione del professionista HR, a quello che si può intuire dall'italiano dell'inserzione su un quotidiano, è aperta ai dipendenti delle aziende di lavoro a tempo come ai direttori centrali delle multinazionali. Basta pagare una quota per avere un appoggio nel riconoscimento formale delle esperienze di lavoro in caso di emigrazione.
Le due proposte sono le più innovative che le quattro associazioni, ad onta della loro frammentazione, hanno avanzato quest'anno.
Per il resto, dal gran movimento di nomi e di eventi emerge tutt'al più qualche iniziativa ludica e la solita, vecchia figura di responsabile degli adempimenti normativi, previdenziali, assistenziali e della tenuta dei rapporti routinari con le rappresentanze sindacali aziendali.
Finchè il ritardo tra logiche delle associazioni e condotte delle aziende non sarà colmato c'è poco da sperare sulla produttività della loro presenza.
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HR management, professioni non regolamentate, associazioni professionali, certificazione
L'amore rende ciechi
Perchè gli innamorati non hanno occhi che per il proprio oggetto d'amore lo spiega un nuovo approccio di ricerca che coniuga la teoria evoluzionista con le scienze cognitive. Secondo questo filone investigativo il sentimento dell'amore ha la funzione di tenere insieme uomo e donna per il tempo necessario alla procreazione e alla cura del neonato.
Danno una dimostrazione sperimentale di questo approccio scientifico tre ricercatori delle facoltà di Psicologia della Florida State University e della University of California Los Angeles. Jon K. Maner, David Aaron Rouby e Gian C. Gonzaga, questi i loro nomi, dimostrano in "Automatic inattention to attractive alternatives: the evolved psychology of relationship maintenance", Evolution and Human Behavior, 29, september 2008, come l'amore impedisca di cogliere le "alternative seducenti", disattivando l'attenzione dalla vista di quello che potrebbe attrarre sessualmente.
I tre hanno condotto un esperimento di laboratorio con un gruppo di 113 studenti (75 donne e 38 uomini), innamorati e no, partecipanti ai corsi delle loro facoltà. Gli studenti sono stati messi davanti a uno schermo su cui sono stati mostrati in sequenza una grande croce, per fissare l'attenzione, poi per mezzo secondo il volto di una persona dell'altro sesso e infine un quadrato o un cerchio. Le facce proiettate sono state nove, come le figure geometriche. La somministrazione è durata qualche minuto.
Durante la sequenza i partecipanti dovevano toccare la A o la K di una tastiera, a seconda che vedessero il quadrato o il cerchio. Infine hanno avuto quindici minuti per segnalare quello che avevano visto. Ogni volto notato ha fatto guadagnare un punto all'osservatore.
L'obiettivo dell'esperimento era di misurare il tempo di reazione necessario per indicare le diverse figure geometriche, a seconda dell'attrazione dei visi e del loro livello di seduzione.
Fra gli innamorati e no ci sono state differenze di millisecondi, ma i primi (uomini e donne) hanno toccato i tasti in modo automatico, senza vedere. Ogni viso è stato messo in relazione al proprio oggetto d'amore e ha provocato un esborso affettivo, che ha fatto da barriera visiva.
I ricercatori ritengono di avere aggiunto un'altra prova ai loro precedenti risultati di studio sull'adattamento cognitivo nelle relazioni sociali, alla luce della psicologia evoluzionista.
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innamoramento, amore, percezione, attenzione, conoscenzaKees Van Dongen, "Danseuse espagnole", 1907-08, gouache.
Preoccupazioni principali degli Europei
7000 persone di più di 18 anni, cittadini di sette Stati dell'UE, hanno detto in un sondaggio IFOP per Les Echos "Les priorités des Européens" che il problema più importante da affrontare nei loro paesi è quello della perdita del potere d'acquisto.
Il sondaggio è stato realizzato tra fine luglio e metà agosto, raccogliendo, in Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna, le risposte alla domanda sulla questione che considerano più preoccupante.
Il 23% degli intervistati ritiene che sia prioritario il mantenimento del potere d'acquisto. La percentuale ha una composizione che va dal 50% dei Belgi e dal 46% dei Francesi al 7% degli Inglesi, passando per il 25% degli Olandesi e il 24% degli Italiani.
Al secondo posto, ci sono le preoccupazioni per il lavoro, espresse dal 16% del campione, con escursioni dal 31% degli Spagnoli al 5% degli Olandesi e al 4% degli Inglesi. Sono preoccupati allo stesso modo il 15% degli Italiani e dei Francesi.
L'immigrazione desta l'attenzione del 15%. Tra il 37% degli Inglesi e il 5% dei Tedeschi stanno l'8% dei Francesi, il 9% dei Belgi, il 14% degli Spagnoli, il 15% degli Italiani e degli Olandesi.
Il welfare è una priorità per il 13% degli interessati. Il valore massimo è il 34% dei Tedeschi, i minimi sono il 5% degli Spagnoli e degli Inglesi, il 6% degli Italiani.
La sicurezza delle persone e dei beni è buon quinta. Riguarda l'11% del campione. Gli Inglesi con il 22% sono i più preoccupati, seguiti dagli Italiani con il 17% (per loro è la seconda priorità) e dagli Olandesi con il 15%. Poi si scende sotto, dal 9% degli Spagnoli al 3% dei Tedeschi.
Il sondaggio parla chiaro. Le preoccupazioni maggiori sono per i problemi attuali, quelli a medio e breve periodo fanno meno paura. Vengono influenzate dall'esperienza diretta e dal clima d'allarme del paese, in cui propaganda politica e mass media giocano un ruolo centrale.
Sono esemplari in tale senso le tre priorità ritenute meno importanti: la formazione e la ricerca, indicate dal 9% e l'ambiente, preoccupante per l'8%.
Il 14% dei Tedeschi e subito dopo il 12% degli Italiani sono interessati alle prime.
Preoccupazioni per il secondo esprimono il 10% dei Francesi, il 9% degli Inglesi e dei Belgi, l'8% degli Olandesi, il 7% degli Italiani, degli Spagnoli e dei Tedeschi.
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sondaggio, governi nazionali, priorità dell'UE, potere d'acquisto
Nuovi modi di reclutamento dei sacerdoti in Francia
In Europa la popolazione sacerdotale è diminuita del 5,75% nel periodo 2000-2006, mentre contemporaneamente è cresciuto poco meno dell'1% il numero dei battezzati. In valori reali i sacerdoti diocesani o religiosi sono passati dai 209.000 circa all'inizio del periodo ai 197.000 alla fine.
Francia, Italia e Spagna mostrano la flessione più netta e sono i tre paesi che rappresentano ancora il 50% del totale dei sacerdoti europei.
In Francia ci sono 15.740 parrocchie e poco più di 20.000 sacerdoti. La "crisi delle vocazioni" lascia prive di presidio 187 comunità di fedeli.
In Africa invece, nei sei anni indicati, c'è stato un aumento del 23,24% della popolazione sacerdotale, che in Congo, Nigeria, Tanzania e Uganda raccoglie quasi il 50% dei 33.478 operatori pastorali ordinati nel continente. Allo stesso modo in Asia la crescita è stata del 17,71% e ha raggiunto il numero di 51.781.
Per queste ragioni la CEF, Conferenza episcopale francese e la CSM, la Conferenza dei superiori maggiori hanno costituito una struttura di reclutamento e accoglienza dei sacerdoti francofoni provenienti dall'Africa e dall'Asia, che vogliono svolgere la loro opera religiosa fuori dai paesi d'origine.
Responsabile della struttura è il reverendo Jean Forgeat, che con la sua squadra di collaboratori ha messo a punto un contratto tipo il "Fidei Donum", che definisce i diritti e i doveri degli immigrati e ne fissa la durata in tre anni, rinnovabili una sola volta.
Il reclutamento è fatto attraverso rapporti istituzionali con le Chiese degli altri continenti, con annunci anche online e comunicati stampa.
La diocesi di Besançon ha preso l'iniziativa originale di lanciare sul Web un video "Prêtre Academy", un reality in cui tre sacerdoti di trenta e quarant'anni raccontano la propria storia: la vocazione, il seminario, le attività e il contesto dell'attività pastorale. Il video ha avuto successo ed è stato visto in un mese da più di 350.000 persone, il 65% delle quali sotto i 35 anni.
In quattro anni sono stati reclutati 1.100 sacerdoti, provenienti per la maggior parte dall'Africa, motivati ad operare in Francia per ragioni di studio, di cure, di rifugio politico.
Oltre remunerazione e alloggio i reclutati ricevono un programma di formazione in due fasi d'aula e sul campo. Nella prima "Welcome" sono poste le basi per familiarizzare con la Chiesa di Francia. Nella seconda "Echanges" si fa un follow-up con l'interessato prima dell'esercizio in autonomia del pastorato.
Durante gli stage i sacerdoti sono seguiti da tutor personali, formati a tale incarico. E' prevista un'assistenza per gli allievi e i tutor in caso di difficoltà.
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crisi delle vocazioni, formazione dei sacerdoti, reclutamento , selezione
Francis Picabia, "La nuit espagnole", 1922, olio su tela.
Formazione dei formatori
Will Wright è il geniale creatore di "the Sims", il simulatore di relazioni umane, che comprende una serie di videogame tra i più giocati al mondo. La serie è ricca di similitudini, simboli e simulacri della nuova cultura della partecipazione online, una riproduzione polisemica della vita quotidiana, con le routine e i lampi di eccezionalità di una persona qualunque, uno strumento di conoscenza situata, più efficace e più flessibile di qualunque formazione - intervento.
Otto anni dopo "the Sims" Wright annuncia la prossima uscita, ancora per Maxis - Electronic Arts, di "Spore", un gioco di progettazione e modellazione centrato sui bisogni di conoscenza e cambiamento dell'universo del giocatore.
Vuole plasmare una storia della vita presente e futura secondo una prospettiva la più ampia possibile. E' un nuovo modo di giocare che dà al giocatore la possibilità di creare protagonisti e sistemi di relazioni, di strutturare contesti, di favorire il cambiamento di persone e ambienti, di interagire in situazioni diverse, di mettere le basi per aumentare le opportunità favorevoli, che l'utente potrà cogliere e valorizzare per sè.
Un gioco di simulazione, che è costato quasi quattro anni di lavoro e ha mescolato biologia, evoluzione e socialità per organizzare cinque livelli di sempre maggiore difficoltà per chi gioca, che deve tenere conto progressivamente di ecosistemi, pianeti e galassie, conoscere tutto un universo, trovare in esso le posizioni che lo soddisfano, adattarsi e adattare a sè quello che è utile per raggiungere i suoi obiettivi.
"Il successo di un videogame, sostiene Wright, non si misura tanto dalle vendite, quanto dalla sua capacità di creare comunità". Quello che è già avvenuto con "the Sims" dovrà essere superato da "Spore". La logica d'azione tiene conto delle esperienze dei giocatori che hanno provato il gioco per favorire la costituzione di una rete di rapporti e alimentarla.
Il videogame potrà essere usato con pc, Mac, Nintendo, iPhone e altre differenti piattaforme, come Wii, PS3, Xbox 360, perchè ha possibilità di adattamento alle loro caratterisitche specifiche e consente percorsi diversi.
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spore, the sims, videogame
Disoccupazione giovanile nella zona euro
Il tasso di disoccupazione giovanile della zona euro tende a diminuire ma è più del doppio di quella adulta. La mancanza di lavoro dei 15 - 24enni è influenzata dalle situazioni economiche, dalle politiche attive del lavoro e dalla scolarità posseduta.
Ramon Gomez Salvador e Nadine Leiner-Killinger giungono a queste conclusioni nel saggio "An analysis of youth unemployment in the euro area", European central bank - Eurosystem, Occasional paper series, 89, june 2008. Uno studio che i due economisti del lavoro hanno compiuto esaminando gli andamenti della disoccupazione giovanile negli ultimi 23 anni.
Gli autori rilevano che nel 2007 i giovani disoccupati della zona euro sono stati il 15,3% di tutta la forza lavoro della coorte fino a 25 anni. Il miglioramento del tasso di disoccupazione relativo è stato dell'1,6% alla fine del lungo periodo considerato. Gli adulti disoccupati, i 25 - 54enni, nello stesso anno sono stati il 6,6% della coorte relativa, con un peggioramento dell'1,0% alla fine del periodo.
I paesi che hanno avuto i più elevati miglioramenti sono stati l'Irlanda, con una riduzione del 13,1% della disoccupazione giovanile e la Spagna, con il 12,4%, seguite a distanza dai Paesi Bassi con il 6,7%. L'Italia, con il 2,6%, il Portogallo con l'1,5% e la Francia, con lo 0,3%, sono migliorati anch'essi, ma hanno aumentato l'età del primo impiego.
Nel 2007 i tassi maggiori di disoccupazione giovanile sono stati quelli della Grecia, con il 22,0%, della Finlandia, con il 21,6%, della Francia, con il 20,6% e del Belgio, con il 19,2%.
L'Italia, con il 18,5% e la Spagna, con il 18,2% hanno anch'essi una percentuale di giovani disoccupati sopra la media della zona euro.
Sono messi meglio degli altri i Paesi Bassi, con un tasso di disoccupazione giovanile del 6,1% e la Slovenia, con il 7,9%.
Il tasso di disoccupazione tende a diminuire con l'età ed è legato alla qualificazione, che negli adulti è espressa dalle esperienze e dalle competenze, nei giovani dagli studi compiuti. Nella zona euro è del 18,9% per i giovani in possesso del livello d'istruzione primaria, del 12,0% per quelli che hanno un diploma di scuola secondaria, del 10,9% per le persone che hanno ricevuto una formazione superiore.
Particolari curiosi: fra i 13 paesi l'Italia mostra un maggiore apprezzamento per i diplomati della scuola secondaria, che hanno il 17,2% di disoccupati, mentre la Grecia, con il 33,3% di senza lavoro in possesso del diploma superiore, rovescia l'apprezzamento mostrato dagli altri paesi.
Lo studio non dice quanto dell'occupazione registrata è precaria. Significativo è però che nei paesi che hanno adottato sistemi di flessicurezza la disoccupazione è minore e nel periodo analizzato è scesa in misura maggiore. Valga per tutti l'esempio dei Paesi Bassi, che hanno il 6,1% di disoccupazione giovanile, contro il 13,3% della zona euro e il 6,7% di riduzione della percentuale di disoccupati nei 23 anni.
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disoccupazione giovanile, occupazione, politica del lavoro
Knol enciclopedia in forma di blog collettivo
Wikipedia, l'enciclopedia libera online, in otto anni di esistenza ha superato i 10 milioni di voci, le 250 edizioni locali e i 6 miliardi di utenti all'anno. Una crescita stratosferica, basata sul contributo spontaneo di redattori anonimi, che non poteva non provocare qualche disguido informativo, a cui pone rimedio l'essere modificabile e aggiornabile da chiunque, il sistema di controllo dei contributi e il progetto "Citizendium", attivo da due anni, che mette i partecipanti alla redazione sotto la guida di esperti.
Tra le chiavi del successo di Wikipedia c'è l'originalità della formula che l'ha portata a una posizione dominante sul mercato dell'informazione. Su questo si affaccia adesso un concorrente temibile. E' "Knol", lanciato da Google negli USA la settimana scorsa.
Il nome del nuovo entrante viene da "knowledge" e nel gergo dell'azienda di Mountain View significa "pezzo di conoscenza", l'obiettivo di un blog collettivo, che vuole rendere disponibile su Internet il sapere di chi vuole diffonderlo.
Chiunque potrà postare sul sito di "Knol" un contributo relativo a un settore di conoscenza. I lettori potranno aggiungere i loro commenti.
A differenza di Wikipedia Google permette ai produttori dei testi di firmarli e di conservare la proprietà intellettuale di un "knol", un pezzo che non può essere modificato.
Chi scrive potrà dare valore economico al suo contributo, consentendo al motore di ricerca di affiancarvi della pubblicità. Più questa è coerente con il testo scritto - e più è vista- maggiore è il reddito che l'autore ne ricava, dividendolo con l'editore.
Occorre tenere presente che in un mese l'insieme dei siti ricercati tramite Google negli USA ha avuto 645 milioni di visitatori unici, il 75,5% di penetrazione.
L'azienda di Mountain View possiede già il principale servizio di blog del mondo con Blogger, la più importante fonte di forum con Usenet, edita il maggiore sito di immagini con YouTube e diffonde informazioni finanziarie con Google Finance, mentre digitalizza le più grandi biblioteche del mondo e valuta il traffico online con PageRank.
Non sono tanto i contenuti informativi che fanno paura agli editori sul Web, quanto la minaccia di perdere pubblicità, per opera di chi può diffondere un'ampissima gamma di contenuti e misurare il numero di internauti di ogni sito e di ogni pagina pubblicata.
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knol, wikipedia, enciclopedie online
Punizioni corporali a scuola
Non sia suggerimento per la ministra dell'Istruzione, fortemente orientata a ristabilire disciplina e rigore di condotta degli studenti, ma nel mondo ci sono 45 Stati in cui è lecito somministrare punizioni corporali per correggere il comportamento e sollecitare l'attenzione delle classi scolastiche. Fra essi gli USA, Cuba, Singapore, Gibilterra, Panama e la Corea del Sud, che stanno affianco a paesi di recente indipendenza e di economia emergente. L'utilizzo di castighi fisici nella scuola è stato condannato più volte dall'UNICEF e dall'UNESCO, che periodicamente redigono la lista nera degli Stati dove la pratica delle punizioni corporali è legale.
Human rights watch e American civil liberties union hanno pubblicato a fine agosto il rapporto "A violent education: corporal punishment of children in US public schools".
Il documento rileva che in 21 Stati americani gli insegnanti hanno per legge la possibilità di infliggere punizioni corporali ai propri studenti allo scopo di fare rispettare la disciplina e che in 13 Stati questa pratica è abituale. Ogni anno 200.000 studenti subiscono castighi.
In qualche caso, come la Georgia, che da anni non si avvaleva della potestà concessa dalla legge, la sanzione punitiva è stata ristabilita. L'agenzia di stampa Associated Press riporta le dichiarazioni di un componente della giunta scolastica di Twiggs, che illustra i vantaggi pedagogici di qualche bacchettata, in particolare per i più piccoli.
Nel Texas, dove le punizioni corporali non sono mai state abbandonate è stato attivato un giudizio per abuso di mezzi correttivi contro un professore e la direzione del college in cui un quindicenne è stato bacchettato a sangue perchè ha insultato il suo insegnante.
Le punizioni sono date per cause banali, come masticare il chewing gum in classe o uscire dall'aula senza senza permesso e per motivi seri, come azzuffarsi con i compagni o reagire aggressivamente alle indicazioni degli insegnanti.
"A violent education"denuncia che nel Mississipi gli afroamericani hanno più castighi degli studenti delle altre etnie. Ciò che, spiegano gli autori del rapporto, va collegato non solo al fatto che in questo Stato i neri sono il 37% della popolazione, ma anche che sono i più poveri, soffrono di disabilità fisiche e mentali e perciò vengono sottoposti spesso ad angherie e punizioni corporali sproporzionate.
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punizioni corporali, istruzione scolastica, disciplina
Lavorare come lifelong learning
L'etimologia di imparare e di apprendere suggerisce che si prende possesso di qualcosa . Tutti e due i verbi esprimono un'attività diversa dall'accumulare saperi acquisiti e immagazzinare sistemi di conoscenza consolidati. Ai fini dell'imparare quello che conta è il possesso di una gamma complessa di capacità cognitive e relazionali, che devono essere continuamente attivate e riviste, un accettare di convivere con conclusioni provvisorie (forse sbagliate), aprirsi anche a interrogativi radicali, mettersi in gioco, dis - abituarsi.
Nella società della conoscenza imparare significa anche mettere in circolazione, condividere, moltiplicare punti di vista e contributi, apprendere giorno per giorno le informazioni che si trovano in diverse circostanze, ruoli e opportunità. A tutti s'impone una nuova dimensione del lavorare: il lifelong learnig, continuare ad imparare è la condizione che un presente in continuo cambiamento richiede.
A questa prospettiva del tenersi in esercizio in un complicato riorganizzare informazioni, convincimenti e saperi è dedicato il libro di Laura Balbo, sociologa dell'Università di Padova, già ministro delle Pari opportunità nel governo D'Alema, "Il lavoro e la cura. Imparare a cambiare", Einaudi, Torino, 2008.
L'autrice ricostruisce le trasformazioni delle attività e del valore del lavorare dagli anni del "miracolo economico" a quelli della piccola impresa e dell'economia periferica, sommersa, fino al dopo welfare e all'allargamento alle pratiche della cura, la risposta alle aspettative e ai bisogni delle persone, al lavorare delle donne e alla doppia presenza nell'economia e nella famiglia.
"Rapportarsi ai diversi impegni della vita è lavorare, sostiene Balbo, comporta costruire relazioni, progettare, richiede competenze" .
"Il lavoro e la cura" è fatto di pezzi diversi. E' un patchwork di dati e riflessioni sul lavoro, la vita quotidiana e la cura, viste da ottiche disciplinari differenti, che ha l'obiettivo di guidare la curiosità del lettore e impegnarlo a superare la visione parziale, inadeguata, miope del lavoro, considerato esclusivamente in rapporto ai meccanismi dell'economia e alle conseguenze che ne derivano per l'occupazione, la disoccupazione e il reddito, comprendendovi esperienze considerate proprie della sfera privata.
Riguarda i tempi e le pratiche della cura, le relazioni e gli affetti, le capacità di informazione e di organizzazione per come contribuiscono al benessere e al funzionamento complessivo del vivere. Non si limita alle famiglie, considera la sfera privata e la dimensione pubblica della vita quotidiana, perchè nelle istituzioni pubbliche e nel settore non profit si scambiano beni relazionali e si risponde alle esigenze delle persone.
I confini tra lavoro, attività del quotidiano e gestione dei bisogni si confondono. Occorre reinventare il mondo del lavoro, cambiare l'utilizzo del tempo e trovare nuovi modi di servirsi di intelligenze e competenze. Secondo l'autrice, il lifelong learning è un lavorare insieme, individuale e collettivo, che sottolinea il valore d'uso e il carattere dinamico delle traiettorie apprenditive, che hanno luogo nel flusso delle esperienze e delle idee come in un crazy quilt, cucendo i pezzi senza un disegno preciso per "continuare a imparare, condizione che un presente in continuo cambiamento richiede".
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lavoro, lavorare, apprendimento, lifelong learningProblemi dell'occupazione alla riapertura delle aziende
Tre sono i "nodi" che le aziende italiane non riescono a risolvere a modo loro da anni e che puntualmente si ripresentano cronicizzati sempre più ad ogni ripresa autunnale, dopo il torpore estivo, caratterizzato quest'anno dal colpo grosso di Alitalia. Sono tre aspetti connaturati con la presenza dei lavoratori in azienda, che hanno dimensioni e cause note da tempo. Sono il costo, la produttività e la sicurezza del lavoro.
Il costo del lavoro è il principale fattore di sopravvivenza delle aziende, come testimoniano la vicenda appena definita dei 40.000 avventizi e stagionali, componenti il sistema della flessibilità operativa di lunga durata delle Poste e quella dei 6-7.000 esuberi confinati nella bad company necessaria per il "rilancio" dell'Alitalia.
E al controllo del costo del lavoro è destinata una decretazione d'urgenza del governo, volta a rimuovere i vincoli normativi alle assunzioni a termine e alla flessibilità d'impiego dei lavoratori.
Queste azioni combinate hanno convinto stampa, radio e televisione che il costo del lavoro sia più alto in Italia che negli altri paesi ad economia avanzata. Il che non è vero, stando alle rilevazioni dell'OECD e della Banca d'Italia, che anzi classificano le retribuzioni nette e lorde, mediamente percepite in Italia agli ultimi posti delle graduatorie internazionali dei compensi.
Un piccolo ma significativo episodio della confusione tra effetti del mismanagement e del costo dei lavoratori è l'enfasi con cui i mass media hanno diffuso il 24 agosto un'informativa periodica dell'OECD, che rilevava nelle aziende italiane un incremento di tale costo nel primo trimestre dell'anno, superiore di poco più di un punto percentuale alla crescita media nei 30 paesi dell'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica. L'informativa è servita per scrivere sbrigativamente di "Italia maglia nera del costo del lavoro". Mentre "la produttività arranca" è stato il commento all'aumento dello 0,5% della produttività per addetto nel 2007, confrontato allo 0,6% della Francia, allo 0,8% della Spagna e allo 0,9% della media dell'area euro.
Può essere utile perciò ricordare che la definizione di "costo del lavoro" data dall' ISTAT comprende tutti gli esborsi sostenuti dalle aziende per reclutamento del personale, compensi, indennità, rimborsi, abbigliamento da lavoro, formazione, ambiente di lavoro, salute, strutture e attività di mensa, altri beni e servizi per i dipendenti.
Altrettanto è necessario precisare che cosa si intende per produttività. In Italia negli ultimi dieci anni la produttività del lavoro è cresciuta del 19%. Lo dice la ricerca di Mediobanca "Dati cumulativi di 2020 imprese italiane", agosto 2008, ma il peso della produttività da lavoro, cioè la quota di valore aggiunto attribuibile all'influenza diretta dei lavoratori si è costantemente ridotta, frutto delle abbondanti dosi di automazione e terziarizzazione. Correlativamente la quota di ricchezza andata in compensi ai dipendenti è passata dall'87% del 2003 al 32% del quadriennio successivo ed è scesa addirittura al 5% del 2007.
Deluse dagli apporti della qualità totale e delle competenze, utilizzate in salsa taylorista, le direzioni aziendali mostrano una tendenza crescente a ricorrere nuovamente alle adibizioni e ai prolungamenti degli orari dei lavoratori contro ogni logica di sviluppo del sistema competitivo d'impresa.
Esemplare a questo proposito, tratta sempre dalla vicenda Alitalia, la rivendicazione del segretario del sindacato piloti. A nome dei suoi rappresentati, altamente qualificati e remunerati, ha contestato l'eventuale inserimento di una parte di essi tra gli esuberi nella bad company e la potenziale riduzione degli stipendi dell'altra parte allo stesso livello dei piloti di Airone nella newco, ricordando che il tempo medio delle tratte percorse è stato del 30% superiore a quello delle altre compagnie aeree europee.
Queste sono le premesse della catena di morti, invalidità e malattie per lavoro di un paese che nel 2007 ha avuto un numero di infortuni mortali quasi doppio degli omicidi. Secondo l'elaborazione del CENSIS su dati ufficiali, una quantità ampiamente superiore a quelle di Francia, Germania e Spagna. Tanto che Peace Reporter, il sito giornalistico online, commentando i 918 morti sul lavoro dell'anno scorso, ha suggerito al ministro della Difesa di inviare i soldati nei cantieri edili, perchè "i numeri delle morti bianche sono quelli di una vera guerra". Una guerra della speculazione finanziaria, che non sposta nè il PIL, nè la produzione.
* * *
Secondo le ultime notizie, le nove sigle sindacali presenti in Alitalia hanno chiesto di conoscere il "piano Fenice" prima di avviare il negoziato sugli esuberi.
Commissione europea e sindacati hanno evidenziato l'anomalia delle provvidenze ad hoc decretate dal governo.
"La Repubblica" ha calcolato che il rifiuto delle proposte Air France - KLM quattro mesi fa e il ritorno della compagnia affianco ai sedici componenti la cordata italiana costerà allo Stato 1 miliardo e mezzo di euro per prestito, esuberi e rimborso agli azionisti.
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