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30/05/2008

MAGGIO
5 temi, 41 post e 40 commenti

LAVORATORI, LAVORI, REDDITI
Delocalizzazioni poco convenienti; Bisogni e attese dei giovani lavoratori in Europa; Fobia del lunedì; Modelle al massimo dei cachet; I Nyoman Masriadi; Dilemmi dell'emigrazione; e-Mail spazzatura; Autore di 200.000 libri non ne ha scritto nessuno; Rik Brookes; Strategie per affrontare la crisi alimentare.
SUCCESSO NEL LAVORO
Ascesa della superclasse; Guide intellettuali degli uomini d'affari; Riunione Eurogruppo sui compensi manageriali; Daphne Angelidou;  Leadership femminile; Ricchezze familiari nel mondo; Bilanci opachi delle compagnie petrolifere.
EQUITA' ED EFFICIENZA AZIENDALE
Valorizzazione delle donne in azienda; Percezioni e rapporti di lavoro tra generazioni diverse; Regioni cerebrali dell'equità e dell'efficienza; Giorgos Golfinos; Sinergologia per classificare l'interlocutore; Controllo o sicurezza? ; UFO; Distributore automatico di scarpe sportive; Robert Rauschenberg;  A casa di Bill Gates.
GIOCARE E COLLABORARE ALLO SVILUPPO DELLE RISORSE UMANE
Videocurriculum; Grafologia per la direzione delle Risorse umane; Ogni lavoratore dipendente usa 31 fogli di carta al giorno; Giocare e collaborare alla ricerca scientifica; Blu; Globalizzazione equa e sostenibile; Globalizzazione sindacale in vista.
MODELLI, RUOLI, PROFESSIONI
Professionalità dei lavoratori e pensionamento; Gestione della diversità religiosa in azienda; Strumenti, connessioni e rapporti nel nuovo Web; Nicole L.; 60 anni di insuccessi per i diritti dell'uomo; Red Bull  e Coca-Cola due miti per due generazioni; Tifosi europei divisi tra sesso e partita.
POST PIU' COMMENTATI
Valorizzazione delle donne in azienda
Gestione della diversità religiosa in azienda
Leadership femminile

Postato da: orsola a 12:07 | link | commenti

Tifosi europei divisi tra sesso e partita

Smentendo tutti i luoghi comuni, il 72% degli Spagnoli preferisce una partita del Valencia contro il Villareal o del Real Madrid contro il Malaga a un incontro amoroso. Gli Svedesi, invece, sono per l'88% più interessati ai rapporti intimi. Lo rivela  il sondaggio "Football passions", realizzato dall'inglese Social issue research  centre per conto della Canon, sponsor dell'European League 2008.

L'indagine è stata condotta in 17 paesi d'Europa su un campione di 2.000 tifosi. Il 60% ha dichiarato di considerare il calcio come una religione. Il 49% che preferisce guardare una partita importante piuttosto che avere rapporti sessuali.

Le medie europee, naturalmente, sono differenti per paese. Se il pallone raccoglie le preferenze della grandissima maggioranza degli Spagnoli, è molto apprezzato anche dal 67% dei Norvegesi, dal 64% degli Olandesi, dal 62% dei Tedeschi, dal 61% degli Inglesi e dal 54% degli Svizzeri.

All'opposto solo il 17% dei Portoghesi si mostra più incline agli incontri di football che a quelli intimi, come il 25 % degli Italiani, il 27% dei Francesi e il 30% dei Belgi.

Il rapporto di ricerca illustra i cinque profili dei diversi tipi di tifosi (appassionati, internazionali, fanatici, viaggiatori e socievoli) e i rituali praticati prima, durante e dopo le partite in correlazione ai club e alle nazionalità. Traccia la mappa delle emozioni provate nel corso delle partite di calcio, e giunge perfino a misurare l'andamento dei ritmi cardiaci e cerebrali di alcuni nei momenti più appassionanti degli incontri.

Postato da: orsola a 10:46 | link | commenti
societa 295

29/05/2008

Professionalità dei lavoratori e pensionamento

Tre economisti del Centro ricerche per la formazione e il mercato del lavoro della Maastricht University, R. Montizaan, F. Cörvers, A. De Grip, specialisti di politiche del pensionamento, hanno pubblicato i risultati di uno studio su "Training background and early retirement", IZA Discussion Paper n° 3504, may 2008, Bonn. Lo studio ha voluto verificare l'esistenza di correlazioni tra formazione generale e "firm specific" dei lavoratori nella scelta dell'età di pensionamento.

I ricercatori hanno usato dati tratti dall' US National longitudinal survey of older men, che raccoglie informazioni dettagliate e aggiornate su un campione rappresentativo di americani tra i 45 e i 59 anni e le hanno interpretate in base alla letteratura economica, che studia il rapporto tra retribuzione differita e salvaguardia degli investimenti in capitale umano. Il suo punto centrale è il problema del monopolio bilaterale tra lavoratore e datore di lavoro, connesso agli investimenti "firm specific" in formazione, che rendono indesiderabile un alto turnover dei dipendenti.

Gli ultimi studi pubblicati dagli esponenti di questa scuola hanno trovato che la formazione "firm specific" induce un pensionamento anticipato perchè assicura la buona copertura pensionistica.

Il lavoro dei tre studiosi si raccomanda perchè distingue in modo netto tra formazione generale, che incrementa la produttività indipendentemente dall'esperienza nell'azienda e quella "firm specific", trasferibile in altre imprese che abbiano processi di trasformazione simili e non ne sopportano i costi, assumendo chi proviene dall'organizzazione produttiva che  ha sviluppato le competenze.

L'analisi dei dati raccolti mette in evidenza nel campione americano che anche negli USA i lavoratori qualificati dalle aziende, che sono rimasti alle loro dipendenze per un periodo consistente e utile ai fini della copertura pensionistica, hanno la tendenza a pensionarsi appena possibile. I lavoratori vicino ai 59 anni e bianchi mostrano maggiore propensione al ritiro di quelli di colore. I lavoratori più coinvolti dall'azienda tendono a rimanere oltre l'età minima pensionabile, mentre la condizione maritale non ha influenza. Incentiva pure il pensionamento l'innovazione tecnologica, di prodotto e il ciclo del business che vive l'azienda. La formazione "firm specific" è introiettata dal lavoratore come contratto implicito, di fedeltà aziendale.

L'efficacia delle politiche governative sulle età pensionabili potrebbe tenere conto di questi atteggiamenti, incentivando le imprese che fanno formazione.

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Postato da: orsola a 17:33 | link | commenti
economia 138

Strumenti, connessioni e rapporti nel nuovo Web

Il digital divide non è tanto caratterizzato da mancanza di strumenti ma dall'uso obsoleto di strumenti, che fanno superare i limiti di tempo e di spazio, facilitano azioni e reazioni, possono essere combinati, "remediati" suggerirebbero Bolter e Grusin, strutturano nuove formazioni sociali. L'uso obsoleto delle nuove tecnologie è caratterizzato da una concezione  one way dell'informazione, dall'affermazione che promana da posizioni messe al centro del nodo di Rete, dalla sorveglianza sulle opinioni altre, maneggiate a botta e risposta.

Ci sono invece pratiche di comunicazione online che mostrano come l'uso è più importante, lo strumento si lascia facilmente appropriare dall'utilizzatore, la comunicazione dà la possibilità agli interessati d'interagire se, quando e come vogliono, le relazioni s'intrecciano con un'ampia gamma di possibilità,  producono appartenenza e comunità aperte a seconda delle soddisfazioni di interessi mutevoli, fanno diventare gli internauti tutti attori.

Tra una comunicazione istituzionalizzata e proattiva e una non direttiva e dinamica il Web 2.0 presenta tutta una serie di siti e di imprese che hanno cambiato i comportamenti in Rete. YouTube, MySpace, Facebook testimoniano il cambiamento avvenuto.

A una ricognizione dei fenomeni che si stanno svolgendo sulla Rete è rivolto il libro di Francis Pisani e Dominique Piotet, "Comment le Web change le monde: L'alchimie des multitudes", Pearson - Village Mondial, Paris, 2008.

Pisani è un giornalista, specialista delle nuove tecnologie, che tiene un blog su "Le Monde". Piotet dirige la filiale americana dell'Atelier BNP - Paribas. Entrambi lavorano nell'area della Silicon Valley e si vede da quello che scrivono, sulla base di una seria documentazione e di osservazioni originali.

Nato alla fine degli anni '90 il Web ha dimostrato una vitalità sorprendente e una capacità di competere contro qualche concorrente, sviluppandosi sulle reti informatiche e modificandosi quando nessuno se l'aspettava. Con il Web 2.0, sostengono gli autori, la facilità di accesso, il proliferare dei dispositivi e degli strumenti di uso semplice ha contribuito a dare a una moltitudine di persone la possibilità d'interagire con altre, di rinnovare la propria identità, di sperimentare nuovi legami e formazioni comunitarie, in cui ognuno è potuto essere attore d'integrazione sociale, di esercitare pluriappartenenze dinamiche e una molteplicità di ruoli nuovi con i blog, i photoshop, gli aggregatori RSS, i social network, ecc.

Per dare un'idea di queste moltitudini basta ricordare che YouTube da solo cattura il 10% del traffico mondiale su Internet, che 5 dei primi siti sono social network, che 100 milioni di blog producono un milione e mezzo di post al giorno, che ci sono un miliardo di internauti in Rete. L'alchimia che organizza questa moltitudine è la facilità d'uso delle tecnologie, che "promettono il passaggio dall'informazione alla comprensione". "Non si può che essere tentati. E in questo ci può essere il pericolo. Più i nuovi strumenti a disposizione rivelano la loro potenza, più troveranno dei cantori per riempirci d'illusioni".

Il pericolo è dato dalla costituzione di un universo liquido in perpetuo movimento, reazione alle iperstrutture direttive. Ma la forza di Internet è anche qui, in questa appropriazione, che fa sentire ciascuno più partecipe e più produttore del risultato collettivo, sia pure Wikipedia, che non è il massimo del rigore scientifico. Connessi in Rete gli internauti vedono la loro forza e i loro legami, constatano che i confini di ruolo perdono significato e si sentono tutti insieme.

Non sarà "intelligenza collettiva" o "maoismo digitale", ma vuoi mettere con l'isolamento nel  panopticon?

Il libro di Pisani e Piotet è bello perchè la storia che raccontano continua davanti ai nostri occhi e va sempre più in fretta. Ognuno può trovare un modo per esercitarvi la sua cittadinanza.

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Postato da: orsola a 15:51 | link | commenti (5)
societa 295

28/05/2008

Red Bull e Coca - Cola  due miti per due generazioni

La taurina è un aminoacido, uno degli elementi chimici con cui fabbrichiamo le proteine del corpo, che agisce soprattutto nel cervello e per il buon funzionamento delle cellule cerebrali. Prodotta sotto sforzo intenso, aiuta a ridurre la tossicità delle scorie energetiche derivanti dalla distruzione degli zuccheri e dei grassi. E' necessaria per generare altra forza.

La taurina è uno dei principali componenti della bevanda energizzante Red Bull, il prodotto che in poco più di venti anni si è piazzato alle spalle di Coca e Pepsi Cola con più di 3 miliardi e mezzo di lattine vendute. Quasi un terzo realizzato proprio negli USA da una bibita che si propone come trasgressiva e giovane, contro la marca legata alla ricetta segreta del farmacista.

Il successo esplosivo della bevanda, che nel 2007 ha registrato un altro +16,6% di vendite, è stato favorito anche  dai 450 milioni di euro di sole sponsorizzazioni sportive, sparati da Dietrich Mateschitz, l'austriaco 60enne in jeans e giaccone di cuoio detto Didì, fondatore e presidente di Red Bull,  diventata ormai una grande azienda multinazionale  che dà lavoro a più di 4.600 dipendenti diretti in 144 paesi. Ricco di un patrimonio personale stimato in 2 miliardi e mezzo di euro, Didì è  una della 400 persone più ricche del mondo,  secondo "Forbes".

Il clamoroso successo ha destato i competitori maggiori che stavano tranquilli sulle loro posizioni e ha scatenato una guerra di esperti. La bibita, che oggi figura sui tavoli di studenti, uomini di affari e nottambuli, è stata oggetto di valutazioni negative, favorevoli e neutrali proprio per il suo contenuto di taurina, esaltata o vilipesa per la sua azione sull'organismo.

La storia racconta che l'attuale patron dell'azienda ha scoperto i suoi effetti personalmente,  nel corso di un viaggio in Thailandia nel 1984. Allora la bevanda che la conteneva si chiamava Krating  Daeng (= toro rosso) e Mateschitz era un dirigente dell'azienda che produce il dentifricio Blendax. Fiaccato dal fuso orario, bevve a Bankog una bibita energetica ed euforizzante, che lo tirò su e gli diede l'idea di associarsi al produttore locale Chaleo Yoovidhya per il 49% dell'impresa e a importare il prodotto in Austria. Il resto è un'operazione di marketing, distinta da una campagna di comunicazione realizzata nel 1987 all'insegna dell'headline "Red Bull dà le ali" e del packaging in acciaio e blu delle lattine.

Mateschitz crede nella comunicazione d'impresa,  vi investe annualmente il 30% dei ricavi e la segue direttamente, stimolando la creazione di eventi e messaggi distintivi . E' riuscito così a posizionare Red Bull come il prodotto cult e borderline della nuova generazione.

Un esempio spettacolare di questo interesse  è stata la sfilata a Parigi nella prima settimana di aprile di 150 Mini decapottabili, blu acciaio, che portavano, inclinate come su una rampa di lancio, ognuna la sua maxi lattina pubblicitaria ed avevano a bordo una coppia di ragazza graziose e sorridenti.

Una sfilata per segnare l'ingresso sul mercato francese di Red Bull, in una versione rispettosa della legge sugli alimenti, che l'hanno portata alla sostituzione della taurina con l'arginina. La parata si è svolta  tra slogan come "La pozione magica ritorna in Gallia", "Chiediamo all'Académie di insegnarci il buon uso del francese", "Abbiamo trovato dopo 10 anni una soluzione alla crisi: Liberté; Egalité, Redbullité". Un'altra azione di semplice e astuta comunicazione promo-pubblicitaria.

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Postato da: orsola a 18:11 | link | commenti (1)
competitivita 92

60 anni di insuccessi per i diritti dell'uomo

Dal 1948 la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo afferma che "Tutti gli uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti", ma in almeno 81 paesi ancora oggi si infliggono torture o maltrattamenti, in 54 sono emesse sentenze senza garanzie, in 77 non c'è libertà di espressione. Il rapporto 2008 di Amnesty International " State of the world's human rights" denuncia il fallimento di 60 anni di diritti umani.

"L'ingiustizia, la disuguaglianza e l'impunità sono i tratti distintivi di questo nostro mondo". La segretaria generale dell'ONG, Irene Khan, invita i "Governi a rispettare i loro impegni e a colmare la distanza tra quello che dicono e quello che fanno", perchè "Il 2007 è stato caratterizzato dall'impotenza dei  governi occidentali e dall'ambiguità o dalla rinuncia delle potenze emergenti a fermare alcune delle peggiori crisi mondiali dei diritti umani".

Il rapporto passa in rassegna lo stato dei diritti umani in 150 paesi di cinque macroregioni geografiche, l'Africa, l'America, l'Asia e l'Oceania, l'Europa e l'Asia Centrale, il Medio Oriente e il Nord Africa.

Dalla rassegna emergono situazioni che devono essere risolte immediatamente: i conflitti del Darfur, dello Zimbawe, di Gaza, dell'Iraq e del Myanmar, le negazioni gravi dei diritti umani della Cina nella pratica della rieducazione nei campi di lavoro, degli USA a Guantanamo, le complicità degli Stati membri dell'UE nella caccia ai sospetti di terrorismo e negli abusi nei confronti degli immigrati, della Russia nella repressione in Cecenia.

Una menzione particolare è fatta per la violenza familiare. Per questa causa nella prima metà del 2007 solo in Egitto sono morte 250 donne  e in media altre due sono state violentate ogni ora.

Per ognuno dei 150 paesi del rapporto è stata redatta una scheda, che contiene i dati principali sulle violazioni dei diritti e sulle discriminazioni praticate.

La scheda italiana rileva i maltrattamenti subiti dalle persone espulse dal paese, la mancanza di strumenti effettivi perchè la polizia renda conto delle sue attività, le discriminazioni  contro le persone di etnia Rom, le osservazioni del Comitato ONU contro la tortura per introdurre nel codice penale italiano una definizione di tortura corrispondente a quella della Convenzione universale contro questa pena e gli altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

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Postato da: orsola a 11:41 | link | commenti (1)
politica 137

27/05/2008

Gestione della diversità religiosa in azienda

La questione religiosa nella gestione dei lavoratori in azienda è stata sollevata dall'arrivo degli immigrati. Questi professano la loro fede con un'accentuazione che gli europei non avevano mai avuto prima e vincolano le richieste dei capi, abituati alla flessibilità dei dipendenti. Certe rivendicazioni sul rispetto di rituali, come il velo e il turbante, il rifiuto di alcuni cibi e perfino il contatto con recipienti contenenti alcol, il disagio manifestato per l'affissione di manifesti con figure umane, peggio se di donne e poco vestite, il rifiuto di salutare le colleghe e l'obbligo di preghiere a ore  e giorni fissi, disorientano la gerarchia che si attende il rispetto delle sue indicazioni per il lavoro.

L'Europa è il continente meno religioso al mondo e i responsabili delle Risorse umane non conoscono le differenti confessioni e scambiano ogni comportamento inatteso per manifestazione integralista.

Sembrano cambiati il posto e la funzione della religione in azienda, dove è diventata un fenomeno che interferisce con le attività e le relazioni di lavoro.

Come instaurare un sistema di gestione delle persone, fondato sull'uguaglianza dei diritti e dei doveri, quando i dipendenti di un'azienda hanno riferimenti religiosi diversi? Come identificare e gestire le nuove situazioni, conciliando l'interesse generale e l'indispensabile libertà di coscienza individuale?

Antropologa del fatto religioso ed esperta delle diversità, Dounia Bouzar si prova a rispondere a queste domande in "Allah, mon boss et moi", Editions Dynamique Diversité, Paris, 2008. Un libro dal  titolo evocatore, che potrebbe suonare quasi provocatore se l'autrice non l'avesse scritto, rendendosi conto dei limiti delle tecniche per la gestione delle differenze utilizzate dalle direzioni Risorse umane, che trascurano la questione oggi più importante della diversità culturale e religiosa.

Costruito con una ricerca sul campo, che ha raccolto le opinioni di responsabili delle Risorse umane e lavoratori di grandi aziende, come l'Oréal, Total, Gaz de France, ecc, il libro ricostruisce alcuni casi esemplari della complessa gestione dei lavoratori, che fanno professione di fede nella vita quotidiana. Vuole mostrare in che modo il rispetto della coerenza religiosa del dipendente può diventare strumento di migliore integrazione attiva.

Un'organizzazione del lavoro flessibile e aperta al mercato può ispirare  percorsi diversi di gestione. Un apparato rigido e chiuso, che procede per norme e procedure, non può che considerare tabù tutto quello che non è previsto nei suoi schemi. La flessibilità e la diversità di trattamento vanno negoziate. Pensare di imporre dall'alto modelli di comportamento, magari di ispirazione estranea a quelli del capo e dipendente diretto, conduce soltanto al fallimento del rapporto di lavoro e a prestazioni scadenti.

Il limite e la tolleranza da accordare a chi è di religione differente da quelle abituali in Europa è semplice da formulare, ma più difficile da attuare, dice Bouzar. Il trattamento per questi lavoratori deve essere "esattamente uguale a quello degli altri dipendenti e secondo gli stessi criteri".

Per aiutare ad applicare questa regola l'autrice sviluppa nella seconda  parte del libro le linee guida per affrontare la questione religiosa in azienda, un'occasione per ricordare la legislazione europea sul divieto di discriminazione, i diritti fondamentali dell'uomo, sanciti dall'ONU e i principi della laicità dello Stato moderno, che  devono essere presenti in tutti i comportamenti aziendali.

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Postato da: orsola a 15:11 | link | commenti (3)
gestione e sviluppo 260

Nicola L., "La femme - commode", 1970,
mobile scultura su rotelle, in legno.

Postato da: orsola a 12:58 | link | commenti

26/05/2008

Videocurriculum

Il mercato del reclutamento è sempre più esigente e vorace. Le aziende che assumono chiedono sempre di più e danno sempre meno. I giovani in cerca di impiego sono forniti in numero crescente di scolarità elevata e devono competere tra loro a forza di preparazione ed esperienza distintiva per conquistare un lavoro. Non basta. I processi di selezione e gli operatori del settore pretendono di scegliere tra i candidati quelli che si mostrano intraprendenti nelle ricerche e disinvolti nelle relazioni.

Abbiamo già avuto modo di ricordare che un' indagine fra i selezionatori ha rilevato che pochi leggono i curricula e quasi tutti si soffermano sulle fotografie allegate.

Ha certamente tratto spunto da queste considerazioni il portale inglese www.d7recruitment.co.uk, fondato nel 2003 e ormai presente in oltre 100 paesi d'Europa, Nord America, Australia e Sud Africa, imitato dai servizi di placement anche di qualche università italiana.

Il portale mette in mostra dei videoclip in cui chi cerca lavoro si presenta. I videocurricula, come ormai sono chiamati, possono essere preparati direttamente dall'aspirante a un impiego o godere del supporto realizzativo di produttori collegati o di altri.

Il video, che illustra a viva voce gli studi, le esperienze di lavoro e vita sociale, le aspirazioni di ogni candidato, è catalogato e pubblicato in vetrina.

d7recruitment ha registrato 180 imprese, come www.talkingcv.com  in grado di aiutare il candidato nella realizzazione a pagamento.

Il numero dei video messi online è distinto in 40 categorie di impiegabilità. Autisti, infermieri, contabili, impiegati, venditori, docenti e formatori, tecnologi e perfino manager vi sono presenti. Altre distinzioni ci sono per la ricerca di un impiego a tempo pieno e  indeterminato o a part time e a termine, con tutte le combinazioni  intermedie immaginabili e per tutte le aree geografiche di uno Stato o più.

Le persone in vetrina sono per un paese, come il Regno Unito, intorno al mezzo milione ogni sei mesi.

E' una sorta di collocamento faidaté, che dà al selezionatore il vantaggio di non leggere carte, di valutare il modo di vendersi e di parlare di una persona, di guardare la pièce televisiva con tutta l'attenzione possibile e di decidere senza subire nessuna pressione del candidato, nè caricarsi di nessuna responsabilità di fronte a lui.

L'ultimo paese dell'UE ad attivare il portale è stata la Spagna. In sei mesi ha raccolto circa 3.000 video.

Per finire un particolare, che non può sfuggire a chi visita il sito. Il job search engine inglese ha  per denominazione (spiritosamente?) "All the top bananas". Chissà perchè ci ha ricordato certe scene che abbiamo viste da bambini in qualche film d'ambiente coloniale, tra le oasi, i cammelli e l'asta degli schiavi.

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Postato da: orsola a 16:27 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

Globalizzazione sindacale in vista

United Steel Workers è il maggiore sindacato dei lavoratori dell'industria americana, canadese e caraibica. Associa 1,2 milioni di persone attive e pensionate, occupate nei tradizionali settori metalmeccanico e metallurgico. Da tre anni anche le organizzazioni sindacali della carta, della chimica, della salute e dell'energia sono entrate in USW per negoziare più efficacemente con le rappresentanze datoriali e contenere la fuga degli affiliati.

Il forte sindacato americano adesso sta per unirsi con l'inglese e irlandese Unite, nato dall'unione dei sindacati Amicus e Transport and General Workers, che riunisce 2 milioni di lavoratori dell'acciaio, dell'ingegneria e delle costruzioni, dei trasporti. Ne risulterà una rappresentanza di oltre 3 milioni di associati.

L'unificazione sarà annunciata alla Convenzione internazionale dell'USW, che si terrà a Las Vegas (Nevada, USA) dal 30 giugno al 3 luglio. A differenza delle federazioni finora realizzate, la nuova organizzazione sindacale funzionerà come un'entità unica nelle trattative e nella vigilanza sulle condizioni di lavoro dei settori rappresentati. Avrà una forza di mobilitazione che potrà allargarsi da un paese a tutti gli altri, in risposta alle condotte aziendali di differenziazione ingiustificata, sullo scacchiere mondiale.

La politica unitaria di tutela e rivendicazione su scala globale dovrebbe affrontare la questione annosa delle  delocalizzazioni e dei trasferimenti di commesse per  produrre o progettare in più paesi, fonte di sfiducia e di debolezza per l'azione sindacale nei paesi a economia avanzata. Dovrà favorire alleanze e solidarietà con i lavoratori dei paesi a economie emergenti e porre le basi per una condotta sindacale unitaria.

USW e Unite non nascondono il loro ottimismo. Basta però pensare ai differenti sistemi sociali, economici e politici del mondo per  immaginare quanto meno a quali enormi complicazioni potrà andare incontro un'attività mondiale, che non goda, come Barack Obama, dell'appoggio sindacale e viceversa.

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Postato da: orsola a 11:55 | link | commenti
relazioni industriali62

23/05/2008

Globalizzazione equa e sostenibile

"The growth report. Strategies for sustained growth and inclusive development" è il documento elaborato dai 21 esperti, che compongono il think-tank  Commission on growth and development, per una globalizzazione regolata, che faccia sviluppare più paesi con una crescita più equa e sostenibile.

La Commissione è stata creata nell'aprile 2006. E' presieduta dall'americano Michael Spence, premio Nobel per l'economia, che ha come vice un altro economista americano premio Nobel, Robert Solow. Tra i suoi componenti ci sono ex capi di Stato e primi ministri, ministri delle finanze, rappresentanti dell'ONU e della Commissione europea, governatori delle banche centrali e il presidente di Citigroup. E' finanziata dall'Australia, i Paesi Bassi, il Regno Unito, il gruppo Banca mondiale e la Fondazione Hewlett.

Focalizza le sue attività sulla crescita economica, considerata la condizione necessaria per raggiungere un'ampia gamma di obiettivi legati alla riduzione della povertà: benessere, occupazione produttiva, utilizzo delle risorse, reddito e sostegno per le famiglie.

Il rapporto pubblicato l'altro ieri a Londra ricorda che dal 1950, tredici paesi hanno conosciuto un tasso di crescita medio del 7% costante per un quarto di secolo. La Commissione ha considerato l'evoluzione di quei paesi, tra cui sono presenti il Brasile, la Cina, Hong Kong, il Giappone, la Corea del Sud, Malta, Singapore, la Thailandia e ne ha tratto le indicazioni necessarie alla globalizzazione e all'apertura economica e commerciale, le sole vie percorribili per creare ricchezza stabile.

La valutazione espressa è che più l'economia cresce, più un'amministrazione pubblica attiva e pragmatica ha un ruolo attivo da giocare. Ciò che significa una pianificazione a lungo e un'amministrazione competente, credibile e motivata, investimenti pubblici in infrastrutture, educazione e salute, una spesa statale capace di attrarre gli investimenti privati.

La Commissione è convinta che l'insicurezza economica limiti il sostegno delle popolazioni alle riforme necessarie per una globalizzazione equa e sostenibile. In quest'ottica è importante che le differenze di reddito siano contenute a livello nazionale, siano evitate imposizioni immaginate a Washington dal Fondo Monetario Internazionale per i bilanci pubblici dei paesi in sviluppo. Ricorda che il cosiddetto metodo del Consenso di Washington ha ignorato le conseguenze sociali e ambientali delle politiche che preconizzava.

Bisogna invece differenziare le politiche di sviluppo nei diversi paesi ed evitare sollecitazioni brutali, che influenzano negativamente la convivenza e la qualità dell'ambiente con una crescita selvaggia.

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Postato da: orsola a 12:22 | link | commenti (2)
politica 137

22/05/2008

blu_street_paintings_13

Blu, senza titolo, 2007, graffito in Mexico City.

Postato da: orsola a 15:17 | link | commenti

Giocare e collaborare alla ricerca scientifica

Un gruppo di ricercatori in biologia molecolare dell'University of Washington hanno avuto l'idea di mettere in Rete un videogioco, che chiede di superare una serie di passaggi per contribuire a risolvere alcuni misteri del comportamento delle proteine, che la comunità scientifica stenta a chiarire. Il gioco si chiama Fold.it, è sviluppato da http://boinc.bakerlab.org/rosetta/rah_about.php, è disponibile per Mac OS X e Windows, può essere scaricato, dopo l'iscrizione dell'interessato, su un sito allestito apposta, intestato allo stesso nome.

Questa originale richiesta di collaborazione aperta a tutti nasce dal fatto che la comunità scientifica sta cercando da anni di capire come le proteine definiscono la configurazione da assumere e come si riproducono. "Le proteine, dice il sito, sono i cavalli da tiro di ogni cellula di ogni forma di vita".

Nel corpo umano ci sono più di un trilione di cellule nei muscoli, nel cervello, nel sangue, le proteine aiutano l'organismo a fare quello che fa: danno il nutrimento necessario alla potenza dei muscoli, attivano i segnali del cervello per il controllo muscolare, trasportano la sostanza nutritiva nel sangue.

Ce ne sono migliaia di differenti varietà, ma hanno in comune di formare lunghe catene, che uniscono gli aminoacidi, molecole costituite da differenti gruppi di atomi con differenti proprietà di raccogliere o respingere l'acqua del corpo, di avere effetti acidi o alcalini.

Numerose malattie, Alzheimer, Parkinson, sclerosi a placche, tra le altre, sono dovute a proteine danneggiate o malriprodotte, che non esercitano il loro ruolo.

Comprendendo come avvengono i processi di formazione e riproduzione delle proteine, i ricercatori potrebbero progredire nel trattamento di queste malattie.

Fold.it consiste in una sequenza di puzzle da risolvere, che richiedono di dare forma e posizione a delle proteine. A seconda delle scelte del giocatore e del tempo impiegato, si possono ottenere punteggi diversi. Il gioco chiede che l'utente scelga facendo calcoli, che giustificano il posizionamento degli elementi delle proteine.

Per il momento Fold.it si gioca con quelle proteine il cui comportamento è già stato accertato, ma lo scopo vero è di arrivare a scoprire come funzionano la configurazione e la riproduzione di altre dall'evoluzione ancora ignota, che saranno a mano a mano immesse nel videogioco. Si può partecipare anche senza alcuna cognizione di biochimica o di formazione delle proteine. Ciò ha fatto sì che alcuni abbiano ottenuto elevati punteggi senza essere capaci di spiegare come avevano fatto e migliaia di giocatori stiano partecipando al gioco.

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Postato da: orsola a 13:13 | link | commenti (1)
tecnologia 115

21/05/2008

Grafologia per la direzione delle Risorse umane  *

La firma del repubblicano John McCain riflette una personalità orgogliosa e impulsiva, capace di azioni immediate in direzioni inattese. L'elegante e sproporzionata "J", con cui scrive il suo nome, indica un grande senso di sè.

Un tratto di personalità mostrato anche nella firma del democratico Barack Obama, fatta da una potente "B" e da una strana "O" sbarrata, forse un desiderio di eliminare il riferimento al cognome familiare o un simbolo di dualità del suo mondo, bianco e nero. Mentre la fluidità della scrittura indica intelligenza e abilità diplomatica.

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La  firma  nitida ed  equilibrata di  Hillary Clinton,  l'avversario di  Obama alle primarie democratiche, parla chiaro. Il tratto alto della "H" è segno di ambizione, ma la scrittura arrotondata mostra interesse alle persone. Ha un modo di scrivere poco femminile che potrebbe rivelare qualche carenza di empatia.

Sono alcune espressioni delle analisi fatte da quattro autorevoli grafologi americani per conto dell'agenzia di stampa AFP sui concorrenti in lizza per l'elezione alla Casa Bianca. In America la grafologia è meno diffusa che in Europa e il ricorso a questo tipo di valutazione è sembrato un atto di snobismo intellettuale fatto dall'agenzia di stampa per differenziare le sue notizie nella marmellata dei molti pareri raccolti dai mass media. Potrebbe però testimoniare un aumento di interesse degli Americani per questo metodo di conoscenza delle persone.

In Italia la grafologia ha uno statuto scientifico ancora messo in discussione da qualcuno ed è più conosciuta per le sue manifestazioni volgarizzate che per le ricerche, la formazione e le prestazioni professionali.

Quanto all'utilizzo in ambito aziendale, dopo le esperienze del decennio 1950-60, sulle pratiche grafologiche al servizio della direzione delle Risorse umane è calato il silenzio.

Bene hanno fatto perciò Bruno Brancati e Carla Poma, due responsabili della funzione, grafologi, a pubblicare "Riconoscere un manager dalla scrittura. La grafologia, uno strumento per la direzione risorse umane", F. Angeli, HRC, Milano, 2008, scritto con "l'obiettivo di rendere giustizia ad una disciplina complessa".

Il libro è aperto dalla bella prefazione di Francesco Tatò, che ricorda come già nel 1956 l' Olivetti ed altre aziende usassero la grafologia per la selezione  e lo sviluppo del personale. Gli autori affrontano in una prima parte  argomenti "legittimanti", quali la natura e i confini della grafologia, le riserve e le resistenze all'utilizzo in azienda, le applicazioni e i vantaggi per la direzione delle Risorse umane.

Esemplificano poi in una seconda parte corredata da molti materiali scrittori, i profili lavorativi e le sindromi grafologiche delle principali funzioni aziendali, dall'amministrazione e finanza alle risorse umane, dal marketing e vendite ai sistemi informativi, fino all'alta direzione e mostrano la riconoscibilità nella grafia degli stili di direzione messi in rapporto ai modelli organizzativi.

Un'appendice su abilità, atteggiamenti, attitudini e indici grafici collegati completa l'opera.

Ne risulta un libro introduttivo alla grafologia per la direzione delle Risorse umane che ha qualche scompenso nella struttura narrativa, come succede spesso alle raccolte di saggi e applica i riferimenti operativi di un solo approccio metodologico, quello interazionista e sistemico, della cosiddetta "scuola francese".

Nonostante questi limiti la raccolta può dare utile supporto agli esperti di sviluppo organizzativo che vogliono arricchire la conoscenza delle persone che lavorano in azienda con una visione multidisciplinare.

 

* Ringraziamo Laura Gandolfi, esperta di sviluppo organizzativo e grafologa, per lo spunto e la collaborazione. 

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gestione e sviluppo 260

Ogni lavoratore dipendente usa 31 fogli di carta al giorno

20 anni fa, all'inizio della rivoluzione digitale, non c'era esperto di tecnologie dell'informazione e della comunicazione che non proclamasse l'inizio dell'età del paperless. Lavoro di gruppo a distanza, comunicazione online e archiviazione elettronica avrebbero fatto il miracolo di eliminare tutti gli scartafacci che assediavano qualunque organizzazione privata o pubblica. Il mondo non si sarebbe giocato un altro pezzo della foresta amazzonica per la carta.

Una ricerca Ipsos per Lexmark, realizzata su un campione di 5.675 dipendenti aziendali in 13 paesi europei, dice che ogni lavoratore stampa una media di 31 pagine al giorno, un uso di carta elevato ma in diminuzione rispetto agli anni precedenti.

L'indagine di Ipsos è stata svolta tra ottobre e novembre 2007 e i risultati sono stati pubblicati la settimana scorsa. Ha considerato i comportamenti e gli atteggiamenti dei lavoratori nei confronti dell'uso della carta in azienda e dell'impatto economico e ambientale  che ha questo uso. Fa il punto sui comportamenti dei lavoratori europei e rientra fra le attività dell'Osservatorio, costituito da Ipsos nel 2006.

La ricerca rileva che il 90% degli intervistati è consapevole dell'impatto negativo della stampa di carta per usi aziendali, contro un 7% che ne è cosciente ma non ritiene sua responsabilità di dover limitare quest'uso e un 3% che non pensa ci siano conseguenze economiche e ambientali per le stampe inutili. Il 71% assicura perciò di compiere sforzi quotidiani per porre rimedio allo spreco. Polacchi (87%), Tedeschi (79%), Inglesi (78%) e Italiani (77%) si mostrano i più attenti ad affrontare questo problema.

Il numero medio delle pagine stampate da ogni lavoratore continua però ad essere alto, anche se non mancano risultati per comportamenti virtuosi. Gli italiani qui sono i primi, sono scesi dalle 41 pagine  pro capite di due anni fa alle 32 della rilevazione. Ma anche gli Inglesi sono passati da 38 pagine a 33, i Francesi da 31 pagine a 28, gli Svedesi da 24 a 22.

Differenze non ci sono soltanto tra paesi. I lavoratori dei servizi (banche, assicurazioni, servizi alle imprese) e del commercio stampano più carta di quelli dell'industria, rispettivamente 36 e 34 pro capite al giorno contro 27. Quelli delle aziende più grandi, oltre i 500 dipendenti, stampano più degli altri che lavorano nelle piccole imprese, rispettivamente 33 pagine contro 28 e i lavoratori del settore privato più di quelli del pubblico, 32 contro 28.

Ai comportamenti virtuosi dei lavoratori si vanno però aggiungendo i cambiamenti in materia di stampa, decisi dalle direzioni aziendali attraverso la limitazione dei testi scritti su carta (49% dei casi), l'aumento del numero delle stampanti multifunzione (41%) e le procedure di stampa fronte-retro (29%).

Il rapporto di ricerca non dice quali sono i contenuti che provocano tutto questo consumo di carta, che il 61% dei lavoratori europei considera inutile per un decimo, il 17% inutile per quasi un terzo e il 21% per oltre un terzo.

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gestione e sviluppo 260

20/05/2008

A casa di Bill Gates

William Henry Gates, detto Bill, il 53enne fondatore e presidente di Microsoft è stato per tredici anni il più ricco del mondo, il primo nella classifica annuale di "Forbes" dei 1.000 miliardari in dollari di 54 paesi. Quest'anno è sceso al terzo posto della graduatoria, pur avendo guadagnato 2 miliardi in più dell'anno scorso. I 58 miliardi percepiti nel 2007 sono stati superati dai 62 di Warren Buffet e dai 60 di Carlos Slim.

La sua abitazione principale, la casa in cui risiede con la famiglia, è situata a Medina sulle rive del lago Washington, una delle località più prestigiose e più care degli USA, in un'area di 6.000 mq, comprata alla fine degli anni '80 per due milioni di dollari.

La proprietà comprende una palazzina di quattro piani, in cui abitano i quattro componenti della famiglia, un'altra ad un piano per gli ospiti, l'abitazione del personale di sicurezza e manutenzione, una palestra e un teatro.

Gli edifici sono in un parco fittamente alberato, aperto sul lago, dove c'è un imbarcadero. Ancora all'esterno c'è una piscina di 5x18 m, il cui fondo è ricoperto di mattonelle con fossili, dotata di una scala esterna appoggiata a un muro di cristallo. Un canale artificiale collega l'area al lago.

Per realizzare tutto questo sono stati necessari oltre cinque anni e 40 milioni di dollari.

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Chi naviga il lago non vede niente, perchè tutte le opere sono nascoste dalla vegetazione.

La cosa più preziosa che la casa di Bill Gates contiene è nella biblioteca. Per questa il proprietario ha sborsato a suo tempo 30,8 milioni: è il Codice Leicester con gli schizzi che Leonardo da Vinci tracciò nel 1500.

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societa 295

Percezioni e rapporti di lavoro tra generazioni diverse

Come ogni generazione vede gli altri gruppi di età, come i lavoratori d'età diverse lavorano insieme e quali sono le solidarietà e le tensioni tra generazioni, che si manifestano nel lavoro quotidiano, è stato uno degli oggetti del progetto "SPReW, Social patterns of relation to work", iniziato nel gennaio 2006 e che terminerà nel prossimo giugno, dopo due anni di indagine. Il progetto è svolto nel quadro dei programmi dell'UE e riunisce otto centri di studi sul lavoro e la società di sei paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Ungheria). La ricerca qualitativa sulle percezioni e i rapporti di lavoro tra generazioni diverse è stata coordinata dalla sociologa belga Patricia Vendramin.

Dalle interviste emerge che sono i lavoratori di oltre 50 anni e i meno qualificati a parlare più a lungo delle altre generazioni. Quelli tra i 30 e i 50 anni sono i più critici nei confronti degli altri gruppi d'età. La generazione dei giovani sotto i 30 anni è quella che suscita più commenti.

La ricerca evidenzia cinque tematiche principali: gli atteggiamenti verso il lavoro e l'occupazione, le attitudini nei confronti delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, i percorsi di vita e di lavoro, le competenze e i metodi di lavoro, le concezioni del lavoro come mezzo per ottenere altro o come attività che deve dare soddisfazione.

La percezione degli atteggiamenti dei giovani sotto i 30 anni, che ha soprattutto la classe di mezzo dei lavoratori, è quella di una generazione mancante d'iniziativa e d'entusiasmo, con interessi per il lavoro essenzialmente strumentali, giustificata dai cambiamenti culturali della società e dalla precarietà. Il che per i più anziani è qualificato come mancanza di motivazione.

Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono per i più anziani il simbolo di tutti i cambiamenti avvenuti nel mondo del lavoro durante gli ultimi venti anni. Per loro le giovani generazioni sono più competenti nell'impiego delle nuove tecnologie e, reciprocamente, i più anziani sono ritenuti dai giovani i meno competenti. Una questione che non tocca la classe intermedia.

Le nuove tecnologie diventano lo spartiacque tra due ere del capitalismo e due contesti lavorativi opposti.

Tutti gli intervistati sottolineano le differenze delle traiettorie di vita e di lavoro con le altre generazioni. L'insicurezza dell'occupazione è il cambiamento più significativo per il presente e il futuro e fa constatare la perdita di prestigio dei diplomi, le insufficienti misure politiche per l'inserimento dei giovani, la flessibilità, ecc.

La qualità dei rapporti di lavoro è un'altra dimensione importante per tutti  e l'età non è considerata un ostacolo a relazioni armoniose.

I lavoratori anziani sono descritti dagli altri come più strutturati, più logici, più organizzati, meno iperattivi, più sereni. Sono ritenuti apportatori di saggezza nel lavoro quotidiano. All'opposto, i giovani sono visti come eccitati, chiacchieroni, impulsivi e sbruffoni.

Lo scambio di conoscenze è considerato naturale. Passa spontaneamente atraverso la cooperazione e non trova differenze di età.

La maggior parte delle differenze rilevate non è motivo di tensione tra i lavoratori che rappresentano i diversi gruppi di età. Le differenze emergono fuori dal lavoro e qui il gruppo più critico è quello dei 30-50enni che si sentono minacciati dai più giovani e vogliono differenziarsi da quelli più anziani. Naturalmente queste differenziazioni sono schematiche. I gruppi d'età al loro interno non sono omogenei nè per rapporto di lavoro nè nella visione delle generazioni.

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gestione e sviluppo 260

19/05/2008

Sinergologia  per classificare l'interlocutore

Una ricerca del Cereq, un organismo ufficiale francese, che effettua studi e ricerche sulla qualificazione dei lavoratori, ha rivelato quindici giorni fa a tutti quelli che vanno ai colloqui di selezione che nella metà dei casi il reclutatore trova il primo intervistato il migliore dei candidati incontrati e un quarto delle convocazioni riguarda persone già conosciute dall'azienda che assume o presentate ad essa. Dei curricula ricevuti in un caso su tre il reclutatore guarda con attenzione soltanto la foto.

Non sappiamo se ci sono indagini simili fatte in Italia. Siamo informati però che in Francia quell'attenzione all'aspetto dei candidati potrebbe essere giustificata dallo sviluppo esplosivo di nuove discipline, come la sinergologia o grammatica dei gesti, che aiutano a decifrare e a classificare il linguaggio del corpo delle persone. Gesti, posture, interiezioni verbali,  tono e ritmo vocale sono privilegiati nella valutazione di chi si incontra. Servono a migliorare la conoscenza dell'altro per comunicare, negoziare e decidere in proposito.

Un sito "ufficiale" della sinergologia illustra online i fondamenti scientifici della disciplina, enfatizza le sue prassi, spiega la pratica con dieci esempi, attacca i ciarlatani che diffondono ricette e cluster sulle "tribù psicogestuali". Ma ottiene grande successo, promettendo di svelare il linguaggio "segreto" del corpo e dimostrare la "natura" di quelli che si incontrano. Una tentazione troppo forte per non cascarci, prigionieri di un'illusione analoga a quella di chi promette occhiali capaci di far vedere come sono sotto i vestiti le belle ragazze o gli aitanti giovanotti che si incontrano per strada.

Un libro, bestseller di grammatica dei gesti, promette di aiutarci a capire a quale tribù appartiene chi abbiamo appena conosciuto. Sarà un cartesiano, uno sfidante, un creativo, un idealista, un narcisista, un relazionale, un sensitivo o un tribale? Che risonanze e dissonanze emotive avrà? Quale sarà la dinamica di cambiamento del suo profilo? Risposte precise e comportamenti opportuni per averci a che fare, belli e snocciolati.

Niente di più comodo della semplificazione su quello che sono e su come si comportano e reagiscono gli altri per chi deve avere relazioni o vuole costituirsi un bel capitale sociale.

Pascal Lardellier, professore di scienze dell'informazione  e della comunicazione all'Université de Bourgogne non si accoda all'andazzo corrente. Gioca tra ironia e reprimenda nel suo libro "Arrêtez de décoder!", Editions de l'Hèbe, Paris. 2008, un pamphlet che nasce da un'indagine sul campo, volta a mettere a nudo l'impostura scientifica e la debolezza dei fondamenti delle nuove discipline sinergologiche.

Con l'aiuto di psicanalisti, sociologi, semiologi, filosofi e tecnologi l'autore illumina il vuoto degli imbonitori, il contesto storico, sociale e professionale in cui si muovono. Smonta la loro retorica per penetrare nel cuore del loro apparato concettuale e correggere gli errori prodotti dai "guru della comunicazione" in una società psicologizzata e in preda a frenesia comunicativa.

Un libro prezioso per evitare gli inganni più grossolani delle nuove pseudo discipline, che i furbi perpetrano con la compiacenza mediatica, approfittando del bisogno di guida che hanno tanti, disorientati dalla velocità dei cambiamenti in atto.

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gestione e sviluppo 260

Regioni cerebrali dell'equità e dell'efficienza

Nel corso del processo decisionale si attivano differenti regioni cerebrali. L'analisi dei dati ricavati dalle immagini del cervello di chi compie una scelta mostra che la regione dell'insula è quella usata quando prevale il senso dell'equità, la regione del putamen è più attiva quando è maggiore l'orientamento all'efficienza.

Un gruppo di ricercatori dell'University of Illinois e del California Institute of Technology, composto da Ming Hsu, Cédric Anen e Steven R. Quartz, hanno pubblicato nell'ultimo numero di "Science" i risultati di un esperimento condotto, utilizzando la risonanza magnetica funzionale (IMRI) su un gruppo di persone, poste davanti al dilemma tra giustizia distributiva e rendimento.

Nel saggio "The right and the good: distributive justice and neural encoding of equity and efficiency", i tre neuroscienziati hanno raccontato di avere proposto a 36 persone un problema di consegna degli aiuti alimentari a orfani di un paese del Terzo mondo colpito da carestia, nel  modo seguente. Il tempo del viaggio, necessario per consegnare il cibo a tutti i bambini, provocherebbe  una perdita del carico di 20kg. Se il trasportatore si limitasse invece a distribuire gli aiuti solo alla metà degli orfani affamati la perdita del carico non sarebbe che di 5kg.  E' meglio dare cibo a meno bambini per limitare le perdite o accettare di ridurre di un quinto il carico per offrire a tutti  di che nutrirsi?

La prima alternativa proposta puntava sull'efficienza, la seconda sull'equità.

Mentre la scelta veniva fatta, i partecipanti osservavano alcune fotografie su schermo dei bambini in attesa della consegna del cibo e degli effetti possibili, conseguenti all'una o all'altra decisione.

La maggior parte degli interpellati ha scelto la soluzione equa. L'IMRI ha scannerizzato il funzionamento dei cervelli di coloro che decidevano e ha rilevato che tre regioni orbitofrontali, l'insula, il putamen e la caudata, erano interessate alle scelte individuali in modo differente.

L'insula è legata alle emozioni, come la collera, la paura e il benessere. E' risultata la regione più coinvolta nella scelta secondo giustizia distributiva. Le risposte emotive sono correlate alla violazione delle norme e ai principi etici a cui la persona ispira la sua condotta.

Il putamen e la caudata sono risultate le regioni più attivate dall'orientamento razionale. Sono le zone cerebrali della riflessione, dell'apprendimento e della finalizzazione del comportamento individuale agli interessi e al rispetto delle regole sociali.

La ricerca fornisce ancora una prova della correlazione fra attività cerebrale e sviluppo del pensiero.

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fondamenti 91

16/05/2008

GC012

Giorgos Golfinos, "Cappelli estivi", 2005, composizione polimaterica.

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15/05/2008

UFO

Il 24 giugno 1947 un pilota privato americano, Kenneth Arnold, vede nove strani oggetti attraversare il cielo sopra le Cascade Mountains dello Stato di Washington con "una velocità così tremenda da sembrare piatti che saltano sull'acqua", un fenomeno mai osservato prima in America o nel mondo. Di lì a poco, il 7 luglio 1947, l'avvistamento di un piatto volante si ripete a Roswell, nel New Messico e desta l'interesse dell'esercito USA. E' cominciata l'era dei dischi volanti.

A queste misteriose apparizioni nel 1950 il capitano dell'aeronautica americana Edward Rappelt, responsabile del "Project blue book" ad esse dedicate, darà il  nome di Unidentified flying object, UFO nell'abbreviazione.

Durante gli anni della guerra fredda gli avvistamenti di UFO continuarono. Venne il sospetto che si trattasse di aerei spia sovietici e USA, Regno Unito e Francia istituirono appositi servizi di war intelligence.

Karl Jaspers ne fece oggetto di riflessione sulla ricerca del senso in un seguito di "Psicologia delle visioni del mondo" dedicato agli UFO.

Le visioni proseguirono dopo gli anni '50 e la fine della guerra fredda, quando fu accertata l'inesistenza di questa forma di spionaggio da parte sovietica e si scoprì che anche nell'URSS i fenomeni  si erano verificati e la loro divulgazione era stata censurata.Gli archivi militari dell'Occidente continuarono a collezionare notizie, a raccogliere testimonianze e ad elaborare rapporti su questo tema.

 Mercoledì il ministero della Difesa inglese ha reso accessibili al pubblico tutti i documenti sulle osservazioni degli UFO (chiamati OVNI nel Regno Unito, dall'acronimo delle lingue neolatine), avvenute tra 1978 e il 1987. Sono migliaia le notizie sugli omini verdi che hanno tentato di rapire un pescatore o sul disco volante presente sopra il Waterloo bridge a Londra o sulle strane luci colorate nel cielo di Liverpool e Birmingham o sulla battaglia aerospaziale avvenuta sopra il fiume Mersey.

L'iniziativa inglese segue quella francese del marzo 2007. Il materiale messo online da the National  archives è in formato PDF e comprende otto file, quattro di notizie  e altrettanti di rapporti, per un totale di 241,6 Mb.

Due esperti di UFO, Nick Pope, già former UFO investigator al ministero della Difesa e David Clark, storico della University of Sheffield, spiegano e commentano i documenti.

Secondo le valutazioni ufficiali là riportate, il 90% degli avvistamenti erano dovuti a fatti banali come palloni meteorologici, pleniluni, luminosità di nuvole nell'alta atmosfera e addirittura alle luci dell'aeroporto di Gatwick, ma il 10% dei fenomeni rimane tuttora inesplicabile.

La pubblicazione rivela particolari curiosi. Così, dopo il film di Spielberg "Incontri ravvicinati del terzo tipo", le segnalazioni raddoppiarono e sono aumentate spesso in connessione ad altri spettacoli cinematografici o televisivi dello stesso soggetto. Ai rapporti inviati al governo sono state allegate talvolta documentazioni prodotte dai testimoni, come la domanda di uno sui piani militari contro le invasioni extraterrestri e il disegno dettagliato di un altro sul funzionamento delle navicelle spaziali.

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societa 295

14/05/2008

Controllo o sicurezza?

Un'automobile nera che aveva sul tetto una specie di gigantesca macchina fotografica percorreva lentamente sabato mattina le strade tra piazza di Spagna e via del Corso a Roma. Spesso tornava indietro e si fermava. Aveva a bordo due uomini e sulle fiancate la scritta Google.google1

Era l'automobile che registra le immagini per le mappe delle città. Ma è bastato che rifacesse una volta di più via del Babuino perchè qualche passante la notasse e sospettoso s'infilasse in un bar aperto.

Da quel momento in poi è stata una gara a nascondersi, a non farsi riprendere dal sistema di videosorveglianza, promesso dal neosindaco della città nell'ambito del pacchetto sicurezza.

Naturalmente c'è il rischio che il programma realizzato per StreetViewFun a Roma abbia tante schiene di pedoni e nessuna faccia.

Bernard Warner di "the Times" la racconta così, nell'articolo "Mousetrap technology".

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societa 295

Valorizzazione delle donne in azienda

Questo libro è dedicato alle aziende, che si sono accorte  della "womenomics", la rivoluzione economica provocata dalla crescita del potere e del potenziale delle donne. Nessun business può permettersi di ignorarla. Il genere è un'opportunità di business non una faccenda di donne. Le donne sono una delle forze emergenti che plasmeranno il 21° secolo. Nessun'altra opportunità come questa ha mai avuto prima d'ora una tale confluenza di attenzione internazionale. Eppure la disuguaglianza di leadership tra donne e uomini non è mai stata maggiore che in azienda.

Scrivono così Avivah Wittenberg-Cox, Ceo di una società europea di consulenza di genere e Alison Maitland, editorialista del Financial Times, due specialiste di leadership e responsabilità sociale d'impresa, in "Why women mean business. Understanding the emergence of our next economic revolution", Jossey-Bass, London, 2008. Il primo libro che affronta la problematica di genere dal punto di vista economico-manageriale e segna il superamento definitivo dei vecchi approcci come il diversity management, aziendalistico, la conciliazione lavoro-famiglia, sessista, la discriminazione positiva, protezionista, destinati a perpetuare la disuguaglianza quando non a fare solo immagine.

Nelle economie sviluppate le donne dovrebbero essere al centro delle politiche sociali ed economiche che vogliono affrontare le sfide dell'invecchiamento della forza lavoro, della diminuzione delle nascite e dell'obsolescenza delle competenze. Qui i vecchi approcci hanno dato finora scarsi risultati. Non sarebbe ora di accorgersi che il 20° secolo è finito? si chiedono le autrici.

Negli USA, ricordano, le donne decidono l'80% degli acquisti di beni di consumo e le grandi aziende che hanno messo più donne in posti chiave hanno una redditività superiore alle altre. Nell'UE le donne rappresentano il 59% dei diplomati superiori  e nei paesi dell'OECD costituiscono il 33% delle persone che hanno ricevuto una formazione di terzo livello contro il 28% degli uomini. Nel Regno Unito la Women and Work Commission ha calcolato nel 2006 che se le competenze professionali delle donne fossero state meglio utilizzate il paese avrebbe guadagnato 23 miliardi di sterline in più.

Occorre dunque affrontare la sfida della valorizzazione di genere e favorire l'innovazione che può venire dalle competenze delle donne per far crescere le aziende.

Le donne non sono una minoranza da gestire. Sono maggioranza e contano. L' OECD e la Banca mondiale hanno perciò elaborato piani d'azione di genere nel 2007. Goldman Sachs ha coniato il termine "womenomics" per evidenziare che la forza delle donne rappresenta una garanzia di crescita economica. Non conviene alle aziende e allo sviluppo economico dei paesi tenere ancora in piedi la disuguaglianza fra donne e uomini e costringere le donne a competere in un ambiente creato da e per gli uomini, provando di possedere doti di leadership e abilità maschili.

Nella prima parte del libro le autrici pongono le basi per mappare il territorio della diversità di genere e del ruolo delle donne nelle imprese.

Fatta la diagnosi con coraggio, il libro disegna il modello della combinazione dei generi in azienda, necessario per utilizzare le competenze delle donne e sviluppare il business.

Descrive poi passo a passo le tappe per realizzarlo. Il percorso è sostanziato da casi di aziende che hanno raggiunto il "bilinguismo", hanno cioè adattato in modo esperto e fluido i processi organizzativi ai bisogni e alle attese di tutte le persone che vi lavorano, senza nessuna differenza di genere. Queste aziende favoriscono una nuova leadership "bilingue", che massimizza le capacità delle donne e degli uomini, riconoscendo i vantaggi competitivi e complementari delle loro capacità e  caratteristiche.

Le tappe della costruzione sono sette: 
-  allertare il management,
- definire gli aspetti economici della gestione,
- fare parlare quelli che oppongono resistenza,
- avere chiaro che è in ballo una sfida economica e non una questione femminile,
- cambiare  prima di proclamare,
- non imbrogliare i messaggi,
- avere chiaro il budget e non puntare solo sul volontariato.

Questa seconda parte, che è anche la più ampia, fatta di sei capitoli sui nove del libro, è però meno convincente della prima. Nelle conclusioni arriva a profetizzare l'equivalenza imprese migliori - mondo migliore e considera l'accesso al potere delle donne un fenomeno tanto importante quanto il riscaldamento climatico e Internet.

"Why women mean business" è debole quando  tenta  di manualizzare ed è  apprezzabile per la documentazione generale, le sintesi frequenti, a sostegno delle diagnosi e delle proposte, i casi aziendali e, soprattutto, per l'approccio economico - manageriale all'eliminazione delle disuguaglianze di genere.

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gestione e sviluppo 260

Robert Rauschenberg, "Bed", 1955, tecnica mista.

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13/05/2008

Distributore automatico di scarpe sportive

La storia dell'azienda giapponese ASICS merita di essere conosciuta dagli Italiani perchè la denominazione è l'acronimo di Anima sana in corpore sano, perchè produce calzature e abbigliamento sportivo, perchè è il frutto dell'intraprendenza di Kihachiro Onitsuka, che l'ha fondata a 31 anni nel lontano 1949 dopo aver fatto il militare e il venditore di birra.

Il marchio più noto della ASICS è Onitsuka Tiger, una fusione del nome del proprietario e della velocità della tigre, che ha distinto l'innovazione nelle scarpe da pallacanestro e da corsa per le suole speciali, i tessuti, i colori, le stampe grafiche e continua ancora oggi, dopo che nel 1977 la Onitsuka Co. Ltd. si è fusa con la GTO, operante nel settore dell'abbigliamento sportivo e delle reti e con la Jelenk, attiva nel comparto delle maglierie.

Kihachiro Onitsuka è un imprenditore  conosciuto anche fuori dal Giappone, perchè ha avuto amicizie con i grandi campioni dello sport mondiale, ha distribuito fra i dipendenti aziendali gratuitamente il 50% del capitale sociale e un altro 20% al valore nominale delle azioni, ha avviato l'espansione della rete di vendita diretta, con negozi anche a Parigi e a Londra.

Proprio da Londra adesso arriva un'altra innovazione nella vendita. La ASICS vi ha inaugurato il primo distributore automatico di scarpe sportive. La "vending machine for trainers" è stata collocata a Carnaby Street.

E' un contenitore di metallo scuro, a forma di parallelepipedo, che ha sul davanti una grande vetrata, simile a un contrabbasso capovolto, che lascia vedere all'interno 24 modelli di scarpe di primo prezzo, appese a punta all'in giù, disponibili in 6 misure . Basta scegliere il paio che si vuole comprare, inserire il danaro corrispondente all'importo indicato, premere due pulsanti seguendo le istruzioni e le scarpe cadono subito in un raccoglitore, dove il cliente può prenderle e calzarle se vuole.

Il distributore automatico funziona a tutte le ore, alleggerisce il  carico di lavoro degli addetti al negozio di Newburgh Street, fa diventare un gioco il comprare.

Prima di ASICS nel 2004 Reebook aveva già provato a vendere con un sistema a self service analogo, ma senza gran risultato, forse a causa dei pochi modelli di scarpe e del modo di funzionamento del distributore.

La Onitsuka Tiger vending machine invece ha successo, piace ed è facile da usare. Per qualsiasi motivo di insoddisfazione il cliente può rivolgersi al personale del negozio poco distante.

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tecnologia 115

Daphne Angelidou, "Crossing", 2003, acrilico su tela.

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12/05/2008

Riunione Eurogruppo sui compensi manageriali

Wendelin Wiedeking è il potente top manager della Porsche. Alla sua presidenza si deve la riorganizzazione produttiva della casa di Zuffenhausen, il miglioramento ecologico delle vetture prodotte, la presenza in 107 paesi e soprattutto la conquista del 31% di Volkswagen, soglia d'ingresso per un controllo maggiore. Non sorprende che la rivista "Interauto News" gli abbia assegnato il premio "Top manager mondo 2007".

Colpisce che la cancelliera Angela Merkel abbia criticato in Consiglio dei ministri i 60 milioni di euro della retribuzione annua di un tale manager eccellente,  censurando nella stessa riunione le remunerazioni eccessive dei vertici del settore automobilistico americano in cui gli executive guadagnano mille volte più dei dipendenti e lodando il modello giapponese in cui i dirigenti guadagnano al massimo venti volte la paga degli operai.

I 40 dirigenti delle maggiori aziende americane infatti hanno ricevuto nel 2007 un totale compensi per oltre 806 milioni di dollari, con un aumento superiore al 3% rispetto all'anno precedente. Una retribuzione media di 21,8 milioni di dollari, che va dal massimo di 70,32 milioni di Lloyd C. Blankfein di Goldman Sachs al minimo di 5,72 di John Kindler di Pfizer e a 1,27 milioni di Steven A. Ballmer di Microsoft. E il candidato democratico Barach Obama ha chiesto al Congresso di approvare una legge che dia maggiori poteri agli azionisti per contenere quelle remunerazioni.

Le affermazioni della Merkel e di Obama vanno nell'onda della limitazione dei supercompensi, spesso slegati da ogni riferimento ai risultati, alle competenze e all'immagine dei manager. Indicano una tendenza che si va sviluppando dopo i casi dei capi azienda di American International Group, Enron, del New York Stock Exchange negli USA e di Sabena-Swissair, EADS e Alitalia, nel solo comparto aereo dell'Europa.

Una legge olandese da novembre ha anticipato le indicazioni della Merkel e di Obama e grava con un'imposta del 30% i bonus manageriali superiori ai 500.000 euro.

Alle remunerazioni d'oro vengono attribuiti i comportamenti dei top manager incentivati a fare assumere rischi elevati alle aziende per ottenere a breve quei buoni risultati, che hanno portato poi a fallimenti e a perdite di posti di lavoro.

Perciò domani i ministri dell'Economia della zona euro si riuniscono a Bruxelles. Discuteranno un documento sugli effetti perversi che hanno le retribuzioni manageriali, fatte di bonus, stock options, contratti blindati con indennità e paracadute straordinari.

Il documento suggerisce che "i regolatori e i supervisori dell'economia dovrebbero lavorare con gli operatori del mercato per

- mitigare i rischi crescenti della politica retributiva" di molte aziende,
- evitare le sorprese delle "somme pagate ad alti dirigenti per aree di attività aziendali, che hanno poi subito gravi perdite, la cui entità  è stata accertata dopo che i rischi si erano materializzati",
- incentivare un "modello retributivo aziendale correlato alla redditività a più lungo termine". 

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gestione e sviluppo 260

Ricchezze familiari nel mondo

Household whealth index è un indice composito, elaborato da Barclays Wealth, la divisione della banca inglese specializzata nella gestione degli investimenti privati e da Economist Intelligence Unit, il settore del prestigioso settimanale economico che svolge attività di ricerca.

L'indice valuta lo stato e le prospettive delle ricchezze familiari in 50 paesi del mondo. Costituisce la base di un rapporto annuale, che rileva la proporzione e l'entità del benessere economico. Nel documento di ricerca pubblicato la settimana scorsa i dati consuntivi del 2007 sono confrontati con le stime del 2017.

Ne risulta che le economie emergenti riducono il distacco da quelle mature e avanzate per numero e valore delle ricchezze familiari. Ma la loro proporzione resta trascurabile, considerando il numero degli abitanti. Questo vale anche per la Cina, in cui il numero di famiglie milionarie, in dollari, dovrebbe crescere di 30 volte in dieci anni.

I 10 paesi con la maggiore presenza di famiglie ricche l'anno scorso avranno pochi cambiamenti nel 2017.

Gli USA e il Giappone saranno ancora quelli con le maggiori concentrazioni di ricchezza. Tra 10 anni gli USA avranno quasi una famiglia milionaria su quattro e la media dei patrimoni passerà da 14,8 milioni di dollari a 29,7. Il Giappone avrà una famiglia milionaria su sei con una ricchezza media di 10,6 milioni di dollari, tre volte tanto la consistenza reale odierna. La Cina salirà al terzo posto per numero di milionari, ma la proporzione sarà di una famiglia ricca su dodici e il valore medio dei patrimoni sarà inferiore al milione di dollari. Il Regno Unito scenderà dalla terza alla quarta posizione per proporzione di famiglie ricche, una su sette, anche se la ricchezza media salirà a 5,6 milioni di dollari.

L'Italia che nel 2007 era quinta dietro la Francia e davanti alla Germania, con una famiglia ricca su otto, sarà superata dalla Cina e dalla Germania, anche se incrementerà il valore medio patrimoniale da 2,53 milioni a 3,1 e sarà raggiunta dall'India.

Spagna, Paesi Bassi, Australia e Corea del Sud si aggiungeranno ai primi 10 paesi del mondo per ricchezza delle famiglie.

Andamenti delle ricchezze familiari

Paesi
Patrimoni medi $ mln
2007
2017
2007
2017
1 USA 1 USA USA
14,8
USA
29,7
2 Giappone 2 Giappone UK
4,05
Giappone
10,6
3 Regno Unito 3 Cina Giappone
3,6
Regno Unito
5,67
4 Francia 4 Regno Unito Francia
3,6
Germania
4,1
5 Italia 5 Germania Italia
2,53
Francia
3,7
6 Germania 6 Francia Germania
2,38
Italia
3,1
7 Cina 7 Italia Canada
1,08
Canada
0,95
8 Spagna 8 India Spagna
0,98
Cina
0,90
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economia 138

09/05/2008

Ascesa della superclasse

Sono appena 6.000 i componenti della superclasse, quelli che influenzano la vita di milioni di persone in molti paesi del mondo. Sono capi di Stato, leader religiosi e militari, qualche star dello spettacolo come il cantante Bono, ma il nocciolo duro è rappresentato da uomini di affari: manager di hedge fund, imprenditori delle nuove tecnologie e investitori di private equity. La superclasse è emersa come élite globale da qualche decennio in connessione all'ascesa al governo delle nazioni. Ha i suoi ispiratori e le sue icone, dal World economic forum a Paulo Coelho, dai meeting del primo e dalla scena letteraria globale del secondo trae alimento per stabilire le regole di funzionamento e integrazione sociale delle persone, delle aziende e degli Stati.

Il libro di David Rothkopf "Superclass: the global power elite and the world they are making", Farrar, Strauss and Giroux, New York, 2008, va alle radici della costituzione della superclasse, che fa il mondo. Al contrario delle élite del passato che lo sviluppavano secondo i propri diretti interessi, le 6.000 persone, che comprendono Bill Clinton, Rupert Murdoch, il papa e Bin Laden, operano su uno scacchiere globale, che ha le sue istituzioni educative e finanziarie, i suoi organismi internazionali e i suoi mercati per agire, diventare più credibili, creare più competizione e più imprenditorialità.

L'autore risale alle origini di questa globalizzazione del potere e le trova nelle disuguaglianze di storia, economia, politica e relazioni, che hanno portato a vuoti di potere e al cambiamento delle regole di convivenza, mentre il gioco complessivo rimaneva uguale a se stesso e si avvincendevano gli attori.  Ricostruisce il percorso  della  modernizzazione, che nel secolo scorso ha portato le istituzioni ad essere dominate dagli individui e a trasformarsi da strutture a gestione globale in organi di governo globale, in una sovrapposizione di leader con diversa legittimazione.

Rothkopf compie un affascinante giro all'interno delle imprese finanziarie, dell'industria aeronautica, delle società di consulenza strategica, degli organismi della politica mondiale, delle grandi università americane. Riempie il lettore di informazioni sorprendenti, talvolta frutto di esperienza diretta, giacchè ha lavorato alla Kissinger Associates ed è stato sottosegretario al commercio internazionale. Dimostra di conoscere molto bene la realtà americana, ma altrettanto non si può dire del resto del mondo e i suoi giudizi sulla Chiesa e sulla società asiatica sembrano preordinati più che dimostrati.

Ciononostante il suo libro è da leggere, per il tentativo di definire i confini e il ruolo di una superclasse che controlla da sola il 40% delle ricchezze del pianeta, per le descrizioni dell'organizzazione e del funzionamento del potere economico e politico americano, per il disegno delle prospettive e l'analisi dei problemi della globalizzazione e, ultimo ma non meno importante, per la scrittura attraente del suo testo.

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fondamenti 91

08/05/2008

Bilanci opachi delle compagnie petrolifere

Il petrolio continua a superare di slancio ogni quotazione del giorno prima. Ieri a New York il prezzo del barile di greggio ha toccato i 123,56 dollari e molti analisti finanziari prevedono che raggiungerà presto i 200, un andamento che non va solo a vantaggio degli investitori in futures, ma aumenta i ricavi delle compagnie petrolifere.

Ai bilanci di queste è rivolto "Promoting revenue transparency", il rapporto 2008 della ONG Transparency International, rivolto alle performance delle compagnie petrolifere e gasiere. Il documento considera 42 aziende nazionali e internazionali operanti in 21 paesi, rileva la grande opacità dei ricavi nel settore degli idrocarburi e formula alcune raccomandazioni in materia di pagamenti agli Stati per royaltiy, tasse e commissioni.

L'analisi di Transparency International si fonda su dati resi pubblici dalle compagnie stesse, distinte in tre gruppi a seconda delle informazioni divulgate sui ricavi, sulle attività industriali quali riserve e spese di esplorazione e produzione, sulle misure adottate contro la corruzione e, per le sole aziende nazionali, sulle norme e procedure d'acquisto nei paesi di appartenenza.

Sono così identificate 14 aziende ad elevata trasparenza, tra esse la British Gas, la Shell, la StatoilHidro e la CNOOC, 18 a media trasparenza, tra esse la BP, Chevron, l'ENI, Repsol, Total, Gazprom e altre 10 a debole trasparenza, quasi tutte appartenenti a paesi dell'Asia e dell'America Latina, tra cui primeggia la statunitense Exxon-Mobil, la maggiore compagnia petrolifera del mondo.

Nei primi due gruppi sono tutte le aziende che realizzano performance elevate, nel terzo quelle a risultati modesti, salvo la Exxon-Mobil, che ha ricavi elevatissimi. Nell'ultimo gruppo ci sono tutte compagnie che diffondono quasi esclusivamente informazioni aggregate per grandi aree geografiche e sono riservate sui pagamenti e la lotta alla corruzione.

Il rapporto evidenzia che nel 2006 i soli ricavi petroliferi sono stati di 866 miliardi di dollari, mentre ne basterebbero 135, secondo i calcoli dell'ONU, per la lotta contro la povertà nel mondo. Altro paradosso crudele, la popolazione povera vive in paesi ricchi di petrolio, gas e minerali, ma i ricavi prodotti vanno ad aumentare le disponibilità finanziarie dei paesi ricchi.

Transparency International raccomanda la trasparenza dei pagamenti per una gestione più responsabile dei ricavi generati dalle risorse  naturali e uno sviluppo economico mondiale più equilibrato. Invita i paesi che ospitano le aziende del petrolio e del gas a definire standard di informazioni obbligate e le imprese ad operare in maniera proattiva su questo versante.

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politica 137

07/05/2008

Guide intellettuali degli uomini d'affari 

"The Wall Strett Journal" ha pubblicato lunedì un elenco dei maitre à penser, che più influenzerebbero il comportamento dei business man. "Sono psicologi, giornalisti  e capi azienda rinomati", scrive il giornalista Erin White in un articolo intitolato  "New breed of business gurus rises", che racconta  quanto  siano ascoltati  dai   top manager  in cerca d'ispirazione e pagati per i loro consigli con parcelle astronomiche, che vanno da 50.000 a 75.000 dollari a prestazione.

I manager superimpegnati hanno bisogno di indicazioni facilmente assorbibili e chiedono aiuto per globalizzare, motivare i dipendenti e innovare.

L'articolo di White è condito, come d'abitudine, da un palmarès dei primi 20 ispiratori, non i migliori, ma i più reputati, cioè i più citati e più ascoltati, stando alle decisioni che hanno ispirato, gli autori dei libri bestseller. Su questa base Tom Davenport, professore di management al Babson College ha elaborato la graduatoria riportata qui di seguito.

E' una classifica tutta maschile. Elizabeth Moss Kanter, che vi figurava dalla prima edizione nel 2003, non c'è più.

I 20 pensatori più influenti

Nome Professione Nome Professione
1. Gary Hamel Consulente 11. Jeffrey Pfeffer Professore a Stanford
2. Thomas L.Friedman Opinionista New York Times 12. Peter M.Senge Saggista
3. Bill Gates Presidente Microsoft 13. Richard Branson Presidente della Virgin
4. Malcom Gladwell Saggista 14. Michael E.Porter Professore ad Harvard
5. Howard Gardner Professore ad Harvard 15. Michael S.Dell Presidente della Dell
6. Philip Kotler Professore alla Northwestern 16. Geert Hofstede Saggista
7. Robert B.Reich Ex ministro del lavoro 17. Clayton M.Christensen Professore ad Harvard
8.Daniel Goleman Psicologo 18. Jack Welch Già CEO General Electric
9. Henry Mintzberg Professore alla McGill 19. Tom Peters Saggista
10. Stephen R.Covey Saggista 20. Myron S.Scholes Premio Nobel
    20. Ikujiro Nonaka Professore alla Hitotsubashi

Strapagati e osannati questi ispiratori alla moda non sembrano però del tutto credibili ai manager che si rivolgono loro. Il giornalista del "The Wall Street Journal" cita l'opinione di Michael Mauboussin, chief investment strategist di Legg Mason Capital Management. Egli è un fan di Clayton Christensen, numero 17 della classifica, ma ritiene che queste guide intellettuali abbiano la tendenza ad amare le aziende nel tempo buono e ad odiarle nel cattivo. Perciò dice: "La realtà è che per loro non ci sono mai periodi veramente  buoni nè cattivi", criticando una certa indeterminatezza dei giudizi.

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competitivita 92

Leadership femminile

Il 2° governo Zapatero ha più ministre che ministri, una vicepresidente del Consiglio e la responsabile della Difesa  è una donna, madre di figli, che i mass media di tutto il mondo hanno mostrato in stato interessante mentre passava in rassegna truppe corazzate. Nella politica e nella pubblica amministrazione spagnola non sembrano esserci limiti alle carriere femminili. Il mondo del business e delle professioni liberali, come si chiamavano una volta, invece discrimina ancora le donne, le compensa e le ricompensa meno degli uomini, ma ne occupa più che in Italia e le retribuisce a livelli migliori.

Per rivendicare le pari opportunità è nato in Spagna un filone di studi manageriali, che evidenziano i punti di forza di una leadership al femminile nella direzione aziendale. Vi rientra il libro di Marta Romo, consulente di sviluppo organizzativo, "La mujer lider: el talento feminino en la empresa", Ediciones Planeta Empresa, Madrid, 2008, frutto di una ricerca che combina i metodi delle storie di vita e dei casi organizzativi.

L'autrice ritiene che i sistemi di management in atto soffrano ancora delle rigidità del vecchio modello militare da cui derivano. "La donna sta rivoluzionando il mondo delle aziende apportando la flessibilità oggi indispensabile". Le imprese sono fatte dalle persone che vi lavorano ed è evidente che hanno bisogno di una diversa costruzione dell'ambiente di lavoro e del rispetto dei valori e dei sentimenti individuali. La straordinaria versatilità delle donne può addolcire la chiusura razionalista che i manager hanno impresso alle aziende.  Queste hanno bisogno di "femminilizzarsi", di rendere il lavoro più sopportabile, più conciliabile con le esigenze e gli interessi extraziendali, più rispettoso dei diritti e dei valori delle persone al lavoro.

Per  mostrare che cosa può essere in concreto la leadership al femminile Romo spacchetta i tratti costitutivi della versatilità e li approfondisce con nove storie di vita e casi  organizzativi, frutto di interviste individuali.

Per il sentimento e la sensibilità  impiega il colloquio con la direttrice d'orchestra Inma Shara, per l'ascolto e l'empatia l'incontro con la stilista Candela Cort, per la bellezza e la flessibilità il dialogo con la giornalista Susanna Griso, per la capacità di lavoro e il rispetto degli altri la conversazione con la dirigente confindustriale Pilar Acosta, per l'intuizione e l'innovazione il confronto con la giurista Ana Maria Llopsis, per la conciliazione lavoro-famiglia l'intervista alla direttrice Risorse umane di Hero Spagna, Encarna Guirao, per la forza e l'allegria il colloquio aperto con l'esperta di mercato del lavoro Maria Benjumena, per la maternità la conversazione con l'imprenditrice  Adriana Kaplan.

Ne risulta una smentita del mito della superdonna, irreale e impraticabile e un modo positivo per affrontare i problemi che le donne lavoratrici devono risolvere per avere successo. Emergono i vincoli dell'organizzazione maschile del lavoro, gli ostacoli delle concezioni sul lavoro delle donne, diffuse nella società,  le immagini della femminilità e delle caratteristiche rilevanti del management presenti nei mass media.

"La mujer lider" traccia un ampio panorama introduttivo della questione femminile, propone le linee guida di una politica interculturale delle Risorse umane, indica i metodi e gli strumenti opportuni perchè le aziende si avvalgano della versatilità femminile come fattore di competenza distintiva.

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Postato da: orsola a 13:10 | link | commenti (3)
gestione e sviluppo 260

06/05/2008

Rik Brookes,  2007, graffito per Milano's cafe, Russell Street, Londra

Postato da: orsola a 16:59 | link | commenti (2)

Autore di 200.000 libri non ne ha scritto nessuno

Chi fa una ricerca avanzata sul sito di Amazon, il grande editore e libraio Internet, se inserisce il nome di Philip M. Parker scopre con sorpresa che vi sono collegati quasi 86.000 libri, anche se  in realtà egli è l'autore di oltre 200.000 sugli argomenti più disparati, dall'acne rosacea agli effetti del clima sul comportamento, dalla fisioeconomia all'interculturalità, dalla rassegna sugli asparagi congelati alle segmentazioni per città dell' uso dei sedili per bagno.

Parker è un americano di 48 anni che insegna Strategia competitiva globale all'Insead, la business school di Fontainebleau, Francia e di Singapore e potrebbe apparire come l'autore più profilico del mondo.

Il segreto di questa sua produttività unica sta nel fatto che non si tratta di libri tradizionali. Egli ha sviluppato un algoritmo che, con l'aiuto di sei-sette programmatori e di 60-70 pc, gli permette di estrarre da libri e documenti informazioni su un argomento specifico o generale e di ricompilarle in libri, mediamente sulle 150 pagine, che il cliente può scaricare online. Un lavoro preziosissimo di referenze bibliografiche, consultato dagli studiosi di una disciplina e dagli esperti di un'area di conoscenza per le attività di ricerca.

Esemplari di queste opere compilative si trovano in molte biblioteche di Medicina, di Marketing, di Economia, che collezionano quasi tutto quello che Parker produce.

Ogni suo libro contiene un indice analitico molto dettagliato e molte pagine con grafici di collegamento e note introduttive al contenuto e al quadro di collocazione, che fanno da avvio ad altri testi di approfondimento là indicati.

Per chi sa usare bene Internet e fare ricerca di collegamento in collegamento nella Rete il lavoro di Parker è inutile. La sua squadra lavora per tracce e filoni di indagini su temi che trova appassionanti, senza limiti di scoperta.

Adesso sta pensando a nuovi algoritmi, basi per scrivere storie e racconti. "Ho già immaginato tutto, ha spiegato al Guardian, solo il corpo è fatto di un numero determinato di parti".

Il lavoro può essere accelerato con la macchina per scrivere i libri, che ha inventato. D'ora in poi "basteranno 20 minuti per farne uno".

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tecnologia 115

Dilemmi dell'emigrazione

"Grand theft auto IV: il declino di Liberty City" è il quarto di una serie di videogiochi iniziata nel 1997 a partire da un'idea di David Jones. Una serie che ha venduto 70 milioni di copie in tre edizioni e ha dato vita alle innovazioni della massima libertà di gioco, del tridimensionale, della versatilità grafica e del forte coinvolgimento dei giocatori.

Il nuovo titolo introduce un'altra novità, dà ai giocatori la possibilità di ottenere informazioni importanti per il successo delle missioni, usando il telefono, Internet e la radio, agendo contemporaneamente nel mondo virtuale e reale.

"Grand theft auto IV" si svolge a Liberty City, una città che riproduce New York. Ha per protagonista un nuovo personaggio, Nico Bellic proveniente dall'Europa orientale, un giovane intorno ai 30 anni, che è emigrato negli USA per realizzare le sue speranze di benessere e libertà.

Nico è emigrato in America dove ha un cugino, che ha una piccola impresa di taxi sull'orlo del fallimento e lo ha attirato, promettendogli una vita agiata, donne, una grande casa, automobili sportive, perchè ha bisogno di un autista. Scoprirà ben presto d'essere stato raggirato e, privo di altre opportunità di lavoro e di conoscenze, sarà costretto a collaborare con lui nei furti di automobili di grossa cilindrata.

Incomincia così una vita violenta, caratterizzata da conflitti tra bande di malviventi e a contatto con una spacciatrice di droga, un poliziotto corrotto, un teppista visionario che vuole diffondere una sua filosofia, un proprietario di garage attorniato da belle donne e auto di lusso, un avvocato che si batte contro la delinquenza.

Nel videogioco ci sono perciò i furti, le sparatorie, gli inseguimenti della polizia, le amicizie, i rapporti sentimentali, la vita sociale e ci sono il traffico, gli ingorghi, i pedoni, gli edifici, le strade, i ponti e le sopraelevate dei quartieri della città, in cui Broker corrisponde a Brooklin per caratteristiche urbane, personaggi e storie, Dukes al Queen, Bohan al Bronx, Algonquin a Manhattan e Alderney al New Jersey.

Un mondo pieno di dettagli, che rendono più credibili i problemi di integrazione e la spinta a delinquere di Nico, che tenta di uscire da una condizione disperata di isolamento e miseria.

La dura vita dell'emigrante può finire solo riuscendo a compiere le missioni del gioco, interagendo con gli altri attori e compiendo le scelte giuste, basate sulla raccolta oculata delle informazioni necessarie.

Una grafica e un sottofondo sonoro efficace completano il realismo delle situazioni.

"Grand theft auto IV" è prodotto da Take-Two Interactive e gira su Xbox360 o Play Station 3.

Pochi videogiochi come questo offrono sotto una superficie adolescenziale e provocatrice una così profonda capacità di coinvolgimento e una tale generosità di giocate. La rivista "Variety", bibbia del cinema e del divertimento, ha scritto che, secondo le indiscrezioni raccolte da fonti vicine allo sviluppatore, 6 milioni di copie potrebbero essere state vendute già nella settimana di lancio, con un ricavo di 400 milioni di dollari.

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formazione 112

05/05/2008

e-Mail spazzatura

Ogni giorno nel mondo sono inviate 193 miliardi di e-mail, due milioni al secondo. Il 74%, stando all'ultima valutazione trimestrale di MessageLabs è rappresentato da spam. Hotmail porta questo dato al 90%.

Non tutte le mail arrivano al destinatario, da anni gli antispam le bloccano e in una giornata solo 78 milioni di messaggi indesiderati superano questi filtri. Senza di essi in sei secondi di accesso libero a tutti gli internauti si perderebbero 130 milioni di ore lavorative per la lettura di offerte di viagra, azioni di aziende sconosciute, orologi, integratori alimentari, rimedi dietetici, partner "caldi".

Il primo spam è apparso insieme all'entrata in funzione di Arpanet, il predecessore di Internet, un sistema di connessione in Rete, attivato giusto 30 anni fa, il 3 maggio 1978. Un tale Gary Thuerk, il responsabile commerciale della  Digital Equipment Corporation, un'azienda del Massachusetts, promosse i servizi del suo team di esperti tecnologi, inviando a 600 utenti californiani della costa Ovest degli USA uno stesso messaggio: "La invitiamo alla presentazione del DECsystem 2020 e degli altri applicativi della stessa famiglia, che avverrà il mese prossimo nel suo Stato".

Le reazioni negative furono immediate e unanimi. I destinatari lamentarono l'uso di Arpanet e degli account, allora pubblici, per fini non educativi o di ricerca.

Il nome spam fu dato a questa intrusione non richiesta di e-mail nel 2003, quando fece la sua comparsa il virus Sobig, che si propagò da un pc all'altro connesso, con un'infezione a macchia d'olio. Il nome è tratto da una battuta di Monty Python, la commedia inglese, che tanto successo aveva avuto nel 1970. Nella commedia due clienti entrano in un modesto ristorante e chiedono alla cameriera che cosa ci sia da mangiare e questa, da dietro al banco, indica: "Uova, salsicce e bacon. Uova e spam. Uova, bacon e spam. Uova, bacon, salsicce e spam. Spam, uova, spam, spam, bacon e spam. Spam, uova, spam, spam, bacon e spam".

Spam fino ad allora era solo il nome della razione giornaliera dei soldati inglesi nella seconda guerra mondiale.

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tecnologia 115

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I Nyoman Masriadi, "Juling, cross-eyed", 2005, tecnica mista su tela.

Postato da: orsola a 16:03 | link | commenti

Modelle al massimo dei cachet

Implacabile "Forbes" continua puntualmente ogni primavera a sfornare liste e foto, sempre più dettagliate e circoscritte dei redditi milionari e, nonostante si tratti di somme in dollari, seconda moneta per valore sui mercati mondiali del cambio, le informazioni pubblicate colpiscono e suscitano moralismi di risulta.

Questa volta siamo ai "cachet" delle top model, le cui remunerazioni per sfilate, cataloghi e pubblicità hanno lo stesso nome, nel gergo della moda, della paga degli attori. Noblesse oblige.

L'anno scorso "Forbes" aveva previsto che l'era delle top model poteva essere arrivata a un punto di non ritorno perchè l'Oréal aveva firmato un contratto con la bellezza sconosciuta Doutzen Kroes, che doveva apparire in una pubblicità con le attrici hollywoodiane Eva Longoria e Kerry Washington, l'atletica Hilary Rhoda era diventata il volto nuovo d'Estée Lauder e Natalia Vodianova era apparsa sulla copertina di luglio di "Vogue". Previsione sbagliata, le tre nuove modelle dell'anno scorso sono ancora nelle pagine interne della prestigiosa rivista, ma soltanto la "bomba brasiliana" Gisele Bundchen ha ottenuto una parte sulla copertina di "Harper's Bazaar" e nessun talk show di successo internazionale ne ha invitato a partecipare qualcuna.

In compenso, il mensile economico americano ha contabilizzato le ricchezze di 1.125 miliardari di tutto il mondo, ha trovato fra essi 99 donne, meno del 9% e tra queste le 15 top model meglio pagate.

Al vertice della classifica delle "World's top earning models" 2008 c'è ancora una volta Gisele Bundchen, con remunerazioni per 35 milioni di dollari, più del doppio della tedesca Heidi Klum, che ne ha incassati 14 ed è al secondo posto nella lista. E' nota anche al largo pubblico per le  pubblicità di Mc Donalds e Volkswagen. Terza è l'inglese Kate Moss, con 7,5 milioni di dollari ricevuti nei dodici mesi precedenti per le sue prestazioni professionali. Le più note per Burberry, Dior e Stella Mc Cartney. Tra le prime cinque per i più alti cachet ci sono la brasiliana  Adriana Lima con 7 milioni e l'olandese 23enne Doutzer Kroes con 6.

Agli altri 10 posti ci sono remunerazioni, che al minimo scendono a 2 milioni e sono guadagnate da Tedesche, Russe, Inglesi e Sudamericane. Tutte tra i 24 e i 28 anni. Carriere folgoranti e di breve durata per una professione difficile, dietro il luccichio delle apparenze.

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Postato da: orsola a 15:36 | link | commenti (1)
societa 295

Bisogni e attese dei giovani lavoratori in Europa

I giovani tra i 25 e i 39 anni che lavorano, attraversano una fase cerniera della vita, un quindicennio caratterizzato da una successione di eventi di primaria importanza: l'ingresso nel mondo del lavoro e l'indipendenza economica, l'acquisto della casa e la costituzione della famiglia, la presa in carico dei genitori. Tutte situazioni nuove, che in qualche caso devono affrontare contemporaneamente e che possono essere fonte di disagio se non di difficoltà vere e proprie.

Per conoscere meglio come i giovani che lavorano affrontano queste tappe della vita e quali preoccupazioni hanno  Ipsos, la società di ricerche di mercato, ha realizzato un sondaggio per Mondial Assistance, la compagnia di assistenza e assicurazione viaggi.

L'indagine è stata svolta con interviste online dal 30 gennaio al 14 febbraio 2008 su un campione rappresentativo per sesso, età e occupazione, di 3.508 persone, più o meno 500 per ognuno dei sette paesi, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna.

Le coorti anagrafiche considerate sono sotto il limite dell'età lavorativa mediana di riferimento dell'indagine. Riguardano lavoratori occupati in paesi a economia avanzata. Il sondaggio ha per oggetto i vincoli maggiormente avvertiti allo sviluppo del benessere individuale, di origine personale, sociale e istituzionale.

Il rapporto di ricerca, intitolato "Observatoire des besoins et des attents des jeunes actifs dans sept pays européens" è stato diffuso a fine aprile. Nonostante il 64% degli intervistati dichiari di avere il morale alto e il 15% altissimo (60% e 11% rispettivamente per gli Italiani), contro il 33% che lo considera cattivo e il 14% pessimo, non sono pochi i problemi e  le paure che hanno i giovani.

Nella vita quotidiana trovare la casa sembra la faccenda più complicata al 50%, traslocare al 43%, recuperare la carta sottratta dal bancomat al 30% e iscrivere il figlio all'asilo o a scuola al 29%.

Occupare il tempo libero con un'attività sportiva appare difficile e difficilissimo al 62% (al 67% degli Italiani) e avere tempo per fare ciò che piace è difficile e difficilissimo per il 49% ( 59% di Italiani).

Pochi dispongono d'un aiuto  efficace da parte del loro prossimo. Il 35% sente d'essere lasciato a se stesso per affrontare i problemi di salute e le loro conseguenze (37% degli Italiani), il 47% per gli imprevisti dell'ultimo minuto (37% degli Italiani), il 42% per gestire la propria contabilità (26% degli Italiani), il 32% per cavarsela al meglio nella vita lavorativa (38% degli Italiani), il 27% per la vita familiare (21% degli Italiani).

I giovani olandesi risultano dal sondaggio i più capaci di affrontare le difficoltà e quelli meno propensi a ritenersi in situazione peggiore  rispetto ai loro genitori.

Tedeschi, Inglesi, Portoghesi e Spagnoli appaiono in una posizione intermedia, che varia a seconda delle aree d'indagine, difronte ai problemi, alle difficoltà della vita quotidiana e in confronto ai loro genitori.

Italiani e Francesi si mostrano sistematicamente come i più sfiduciati e fatalisti nelle aree della vita lavorativa, della salute, del tempo libero, della vita quotidiana e dichiarano più dei loro vicini europei di trovarsi spesso in difficoltà, privi della solidarietà intergenerazionale attesa e di cui godevano i loro genitori.

Sulle percezioni pesano in modo rilevante le diverse condizioni di vita nei sette paesi, ma anche i modelli familiari, parentali e di genere, che accentuano l'intraprendenza e l'autosufficienza.

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Postato da: orsola a 13:07 | link | commenti
societa 295

Fobia del lunedì

La notte tra la domenica e il lunedì è quella in cui il 61% dei lavoratori dipendenti nel mondo soffre di disturbi del sonno. Lo dice un sondaggio online realizzato da Monster nella prima quindicina di marzo 2008 su 22.224 lavoratori di 16 paesi d'Europa e degli USA.

Il rapporto di ricerca "Baromètre mondial Monster: La phobie du lundi, une maladie mondiale" indica che la lunedifobia è un flagello mondiale, che colpisce il 72,6% degli Americani, il 72% degli Inglesi e il 71% degli Ungheresi, le tre popolazioni che sembrano più risentire dello stress lavorativo, mostrato dai sintomi dell'insonnia. Al contrario, gli Spagnoli, con solo il 36%, i Danesi e i Norvegesi, con appena il 31%  sono quelli meno colpiti dalla fobia. Gli Italiani con il 49% e i Francesi con il 52% si pongono sotto la media mondiale.

Commentando i risultati del sondaggio, Bruno Brémond, vice presidente di Monster Francia ed Europa meridionale, ha detto: "Una mancanza costante di sonno intralcia non solo le capacità di riflessione e di azione dei dipendenti ma li spinge in un ingranaggio infernale, fonte di stress lavorativo, che favorisce la comparsa di nuovi disturbi del sonno più preoccupanti, fino all'ansia, alla depressione e ad altre sintomatologie più gravi. Lo stress lavorativo è un costo per l'azienda: il turnover, l'assenteismo o le perdite di qualità legate allo stress costituiscono dal 3% al 4% del PIL, secondo l'International Labour Organisation".

Alla domanda posta dai sondaggisti "La domenica sera passate una cattiva nottata all'idea di dovere tornare al lavoro?" i 24.224 intervistati europei e americani hanno risposto così:

- 42% (10.225 persone): sì, mi capita tutte le settimane;
- 19% (4.147 persone): abbastanza spesso;
- 17% (4.642 persone): mi capita di rado e solo in periodi di grosso impegno;
- 22% (5.210 persone): no, mai.

Lo stesso dirigente della società di gestione delle carriere online, alla presentazione dei risultati delle ricerche, ha detto che ritiene urgente seguire le regole dell' accordo quadro sullo stress in azienda, sottoscritto con i principali sindacati europei nell'ottobre 2004.

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gestione e sviluppo 260

Delocalizzazioni poco convenienti

Il costo del lavoro non è la retribuzione percepita dal lavoratore. Questa ne è la parte residua, al netto degli oneri per la previdenza, l'assistenza e le imposte, che in Italia gravano sull'azienda e sul dipendente aziendale per un valore superiore alla metà dell'importo lordo.

Al costo del lavoro sono attribuite principalmente le perdite di competitività in  molti paesi delle economie avanzate ed è la causa più frequente delle delocalizzazioni attuate in misura massiccia dall'inizio del nuovo secolo.

Qualche ripensamento sulle pratiche di trasferire lavorazioni, ma anche progettazioni e centri di ricerca in paesi a più basso costo del lavoro sta però avvenendo. In Europa, la Francia ha già realizzato alcune importanti rilocalizzazioni e la Germania ha rallentato il ritmo delle delocalizzazioni, che l'avevano vista al primo posto nell'UE. Un po'  dovunque si comincia a valutare la relazione fra costo del lavoro e produttività e tra produttività e qualità dei prodotti.

Destatis, Statistisches Bundesamt Deutschland, l'ufficio federale di statistica della Germania ha pubblicato la settimana scorsa uno studio comparativo sul costo del lavoro nelle aziende dell'UE.

"Arbeitskosten und lohnnebenkosten im EU-Vergleich für das jahr 2007" mostra che l'anno scorso tra i 27 paesi dell'Unione la Germania ha avuto un aumento solo dell'1% del costo del lavoro orario 2007/2006, il più contenuto di tutti. Dopo la Germania c'è stata Malta, con un incremento dell'1,2%. Invece incrementi consistenti si sono verificati nei paesi dell'Est, in Romania hanno raggiunto il 30,4% e in Lettonia il 29,5%.

Sono nove i paesi dell'ex blocco sovietico in cui il costo orario del lavoro pro capite è andato nel 2007 da € 2,10 in Bulgaria, valore reale minimo cresciuto del 16,9% rispetto al 2006, a € 8,10 in Cechia con il 10,2% in più, passando per gli € 3,90 della Romania con il 30,4%, gli € 4,80 della Lettonia con il 29,5%, gli € 5,20 della Lituania con il 20,9%, gli € 6,40 della Slovacchia con il 18,6%, gli € 6,70 della Polonia con il 14,5%, € 7,00 dell'Estonia con il 20,2%, gli € 7,70 dell'Ungheria con il 15,2% e gli € 8,10 della Cechia con il 10,2% in più.

Va considerato inoltre che sei paesi hanno avuto  un basso costo del valore reale del lavoro e un aumento contenuto, che va da € 9,80 di Malta con l'1,2% in più agli € 11,10 del Portogallo con il 4,0% in più, € 12,50 della Slovenia con il 5,4% in più ed  € 14,30 di Cipro con il 5,5% .

Costo del lavoro nei primi 14 paesi UE
(Valore reale e incremento % 2007/2006)

Paesi
%
Paesi
%

1. Danimarca

35,00
3,6

8. Austria

28,50
3,2

2. Svezia

33,40
3,5

9. Finlandia

28,30
3,0

3. Belgio

33,10
3,7

10. Regno Unito

27,90
4,9

4. Lussemburgo

32,70
1,9

11. Irlanda

25,50
-

5. Francia

31,90
3,3

12. Italia

24,50
-

6. Paesi Bassi

29,20
2,5

13. Spagna

18,30
4,2

7. Germania

29,10
1,0

14. Grecia

16,70
-

Il costo medio nell'UE 27 è stato di € 22,80 con il 3,4% in più.

Uno studio di Fraunhofer Institut realizzato all'inizio dell'anno per conto della Vereins  Deutscher Ingenieure, l'associazione degli ingegneri, su un campione di 1.600 aziende medie e piccole, ha rilevato che tra un quarto e un quinto delle produzioni delocalizzate ad Oriente meno di cinque anni fa stanno rientrando in Germania. Gli imprenditori si sono resi conto che non è solo il costo del lavoro ciò che conta. La gestione di nuove unità produttive in territori a retribuzioni basse ha richiesto formazione di nuovo personale, tempi si start up lunghi, costruzione di reti di approvvigionamento locale e costi di logistica elevati. Lo stesso costo del lavoro degli esecutori è raddoppiato in modo imprevedibile. In più sono stati necessari coordinamenti e controlli, che impegnano in loco continuamente middle manager tedeschi, ne è risultato lo sforamento dei budget proprio alla voce dove erano state programmate le maggiori economie. 

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gestione e sviluppo 260

02/05/2008

Strategie per affrontare la crisi alimentare

Il Giappone conosce da settimane una penuria di burro per la caduta della produzione lattiera nazionale e l'aumento della domanda nelle economie emergenti dell'Asia. La scarsità di offerta interessa anche la frutta, la carne e il pesce. E' dovuta alla mancata modernizzazione del settore agricolo e all'aumento dei prezzi attuato dai fornitori tradizionali dell' estremo Oriente, dove sono cambiate le abitudini alimentari e carni bianche e burro integrano largamente la dieta povera  in calorie di Cinesi, Indiani e Coreani, tutti abitanti di paesi ad alto sviluppo del PIL.

In Africa e ad Haiti, tra fine marzo e inizio aprile, sono scoppiate le "rivolte della fame". Qui non è tanto la mancanza di prodotti a scatenare i moti, anche se gli stock sono al minimo, ma l'aumento dei prezzi legato a quello del petrolio, necessario per produrre e ai cattivi raccolti dell'area ex URSS, dell'Australia e della stessa Europa nel 2007.

Il prezzo del grano sui mercati mondiali è cresciuto in un anno dell'84%, quello del mais del 28%, della colza del 63%, del burro del 21%, del riso del 25%.

Per quest'ultimo è bastato che la Thailandia, che esporta quasi un terzo dei 30 milioni di tonellate vendute fuori dai luoghi di produzione nel mondo, sospendesse il suo commercio perchè perfino il riso del Senegal diventasse richiesto e redditivo.

A queste cause si è aggiunto l'effetto biocarburante. Quando l'Amministrazione Bush ha annunziato la sostituzione entro il 2012 del 20% dei carburanti fossili con quelli d'origine vegetale, l' IEA, l'Agenzia internazionale dell'energia ha calcolato che le terre coltivate per questo scopo sarebbero aumentate di una volta e mezzo e di quasi tre volte entro il 2030 con l'impossibilità di alimentare i miliardi di sottonutriti del mondo.

Non meno importanti cause dell'aumento dei prezzi sono la riduzione delle quantità prodotte per la frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, dovuti al riscaldamento climatico e per l'esplosione del commercio mondiale in concomitanza all'aumento dei prezzi del petrolio, che ha fatto lievitare i prezzi  di trasporto delle derrate alimentari, fino al 150% per quelli via mare.

Come intervenire per aiutare le popolazioni affamate e controllare questa preoccupante fonte di inflazione?

Per questa la Commissione europea rassicura, ricordando che non è una novità che i prezzi delle materie prime agricole conoscano un tale boom. E' già accaduto nel 1973 - 74, al tempo del primo choc petrolifero, ma questa volta la fiammata durerà meno. Le cause congiunturali di scarsità produttiva stanno scomparendo. Nel 2008 la produzione cerealicola dell'UE crescerà da 25 a 30 milioni in più del 2007. La raccolta si annuncia eccellente e ci sono molti segnali di una tendenza all'aumento di tutte le produzioni agricole nei prossimi anni, con effetti automatici sui prezzi.

Per la fame nel mondo l' ONU invita la comunità internazionale a dare con urgenza al suo WFP, il Programma alimentare mondiale i 755 milioni di dollari dovuti e ad adottare "misure audaci per garantire del cibo da mettere subito a disposizione anche dei più poveri fra i poveri". Perciò è stata costituita una task force ed è stato lanciato un piano con una raccolta di due miliardi e mezzo di dollari.

Il segretario generale Ban Ki-Moon auspica un aumento sostanziale degli investimenti e delle spese agricole per suscitare una "rivoluzione verde" che migliori la produzione in Africa.

Dopo la riunione del 28 aprile a Berna in cui il segretario generale dell' ONU e il presidente della Banca mondiale, Robert Zoellick hanno chiesto congiuntamente ai vari paesi di "evitare il blocco delle esportazioni di beni alimentari" in risposta all'emergenza cibo, l' Organizzazione vuole mobilitare  i capi di Stato, le organizzazioni internazionali, il settore privato e le ONG su un piano globale contro la fame.

L'occasione per tale vertice potrebbe essere l'incontro sulla Sicurezza alimentare, organizzato dalla FAO a Roma per i prossimi 3 - 5 giugno.

Secondo la FAO già 37 paesi si trovano ad affrontare un'emergenza alimentare simile a quella che ha scatenato le "rivolte della fame", definite da Ban Ki-Moon un disastro senza precedenti.

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Postato da: orsola a 09:50 | link | commenti (1)
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