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APRILE
3 temi, 30 post e 37 commenti
DIREZIONE RISORSE UMANE E IMPRESA SOCIALMENTE RESPONSABILE
Formazione dei manager socialmente responsabili; Nuova direzione delle Risorse umane; Determinanti politiche e istituzionali delle ore lavorate; Dumping sociale e libera concorrenza nell'UE; Invecchiamento degli europei esperti in scienze e tecnologie; NASA "needs you" ; Michel Gouery; Selezione e formazione per il progetto "Marte-500"; Wikipedia ha 10 milioni di voci; Diffuso scontento dei giornalisti americani; Zhang Xiaogang; Solidarietà e amicizia contro la precarietà del lavoro.
INNOVAZIONE MANAGERIALE
Immagini della società postmoderna; Pratiche e significati dell'insulto; Classifica delle prime 20 economie; Altro aumento di prezzo per il petrolio; Squilibrio e insoddisfazione lavorativa dei laureati europei; Dai talenti ai fenomeni; Campagna elettorale avvelenata; Banksy; Sviluppare l'innovazione collettiva; Contributo del testosterone alle decisioni rischiose; Amy Sillman.
TRASFORMAZIONE DEL LAVORO E GESTIONE RISORSE UMANE
Consumi di petrolio, ambiente e competitività; Classifica delle 25 aziende più innovative; Trasformazione del lavoro e gestione delle Risorse umane; Ferie di lavoro nel mondo; Cultura di penitenza nel colloquio di valutazione; Tutor personale? Meglio avatar reattivo; Se un giornale locale mette Nico contro la NASA.
POST PIU' COMMENTATI
Nuova direzione delle Risorse umane
Squilibrio e insoddisfazione lavorativa dei laureati europei
Trasformazione del lavoro e gestione delle Risorse umane
Cultura di penitenza nel colloquio di valutazione
Se un giornale locale mette Nico contro la NASA
Formazione dei manager socialmente responsabili
Consumi di petrolio, ambiente e competitività
Quest'anno per la prima volta dall'inizio dell'era industriale il consumo di petrolio della Cina, dell'India, della Russia e del Medio Oriente insieme supererà quello degli USA, dicono le stime dell'IEA, l'Agenzia internazionale dell'energia. I quattro paesi emergenti consumano ogni giorno 20 milioni 670 mila barili a fronte di una popolazione complessiva di 2 miliardi e mezzo di abitanti, gli Americani ne usano 20 milioni 380 mila per 300 milioni di persone.
E' facile immaginare che questo squilibrio di impieghi del combustibile fossile sia destinato a bilanciarsi. Aumenterà ancora il bisogno dell'Oriente e si aggiungerà quello delle altre economie in sviluppo. Si prevede che nel 2012 il mondo utilizzerà 100 milioni di barili al giorno.
Se si ricorda che il barile contiene 159 litri, gli effetti sul clima e sull'ambiente per questa causa peggioreranno fino a danneggiare l'esistenza degli uomini, degli animali e delle piante in modo irreversibile.
Un gruppo di ricercatori anglo-americani, diretto da Sarah B. Das del Woods Hole Oceanographic Institute (Massachusett, USA) ha pubblicato sull'ultimo numero di "Science" uno studio dettagliato, svolto monitorando e filmando l'evoluzione di un lago d'acqua pura, che si era formato nel 2006 per l'inizio dello scongelamento di un ghiacciaio alto 980 metri, posto ad Ovest della Groenlandia. Documentano con le immagini i milioni di litri di acqua che vi sgorgano in due ore per effetto della "lubrificazione" delle rocce surriscaldate su cui poggia. Una quantità d'acqua per una superficie di oltre 5 kilometri quadrati e un volume di 0,04 kilometri cubi, superiore alle cascate del Niagara.
Lo scioglimento ha sollevato il ghiacciaio, provocato un mini terremoto e lo ha messo in movimento. Una ricognizione aerea, scrivono i ricercatori, ha mostrato che tra il 2006 e il 2007 si sono formati nella zona più di 10 laghi della stessa natura.
L'effetto misurato di accelerazione dello scongelamento in un anno è stato tra il 50% e il 100%.
Nessun paese può frenare la propria crescita economica e non si può ricorrere a protezionismi, che isolerebbero chi li adottasse.
Le soluzioni potenziali sembrano essere quelle della cooperazione ambientale tra i paesi dell'OECD e le economie emergenti, indicata dall'Organizzazione e della maggiore solidarietà nell'Unione europea, proposta dall'IEA.
Come concordare i provvedimenti necessari e come garantirne il rispetto è il tema di un incontro che l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico terrà nei prossimi giorni su "Ambiente e competitività mondiale".
Una riduzione delle emissioni nocive è possibile e può fare leva su sistemi di contenimento e sulla sostituzione di energie pulite al carburante fossile.
Il rapporto scritto dall'ex direttore generale dell'IEA per il governo francese, in vista della prossima presidenza semestrale dell'UE, sarà discusso fra i rappresentanti dei 27 Stati membri. Il documento punta sul gas russo e iraniano, sulla costruzione di metanodotti per ricevere il gas anche da altri paesi, su un incremento della presenza del nucleare e delle energie rinnovabili, su una politica comune di risparmio energetico.
Dissolta l'illusione delle fonti vegetali, a cui alcuni attribuiscono l'origine delle gravi crisi alimentari recenti, riusciranno i responsabili delle politiche industriali nazionali a mettersi d'accordo e ad avviare, finalmente, progetti comuni?
L'ostacolo più duro da superare sarà la garanzia di fornitura energetica secondo le necessità di ogni paese e la regolazione dei consumi interni a questi nello stesso modo dei concorrenti.
ambiente, petrolio, energie rinnovabili, UE, OECD
Classifica delle 25 aziende più innovative
L'ultimo numero di "Business Week" pubblica i risultati 2008 dell'indagine annuale sulle aziende più innovative del mondo, fatta dal settimanale americano e Boston Consulting Group. In testa alla classifica c'è ancora una volta Apple e 17 su 25 sono le aziende americane.
La ricerca è stata basata su un questionario d'opinione online, rivolto agli executive di 2.500 grandissime aziende globali. Alle domande hanno risposto 2.950 manager. Le loro opinioni sono state raccolte nel novembre dell'anno scorso e hanno riguardato le attività innovative realizzate, correlate a tre dimensioni finanziarie, la crescita negli ultimi tre anni dei ricavi, dei margini operativi e del valore mobiliare. Per compilare la classifica ai ricavi e margini è stato attribuito un peso del 5% ciascuno, al ritorno dell'investimento azionario un peso del 10%, all'innovazione un peso dell'80%.
|
Aziende
|
Innovazione
|
Ricavi
|
Margini
|
V.Borsa
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Aziende
|
Innovazione
|
Ricavi
|
Margini
|
V.Borsa
|
| 1. Apple | IPhone |
47%
|
69%
|
83%
|
14.BMW | Auto ecolog. |
6%
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-5%
|
11%
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| 2.Google | R&D |
73%
|
5%
|
53%
|
15.HP | Stampante |
10%
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17%
|
35%
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| 3.Toyota | Auto ibrida |
12%
|
1%
|
15%
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16.Honda | Auto basso consumo |
12%
|
6%
|
14%
|
| 4.Gen.Electric | Ecologia |
9%
|
1%
|
3%
|
17.Walt Disney | TV online |
6%
|
14%
|
7%
|
| 5.Microsoft | Touch-screen pc |
16&
|
8%
|
12%
|
18.GM | Auto elettrica |
-2%
|
---
|
-11%
|
| 6.Tata | Auto a basso prezzo |
---
|
---
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19.Reliance Ind. | Nuovi prodotti |
31%
|
-7%
|
94%
|
| 7.Nintendo | Wii fitness game |
37%
|
4%
|
77%
|
20.Boing | Boing 787 |
9%
|
32%
|
21%
|
| 8.P&G | Nuovi prodotti |
16%
|
4%
|
12%
|
21.Goldman Sachs | Investimenti |
30%
|
6%
|
28%
|
| 9.Sony | Nuovo DVD |
8%
|
13%
|
17%
|
22.3M | R&D |
7%
|
5%
|
3%
|
| 10.Nokia. | Servizi Web |
20%
|
2%
|
35%
|
23.Wal- Mart | Ecologia |
10%
|
-2%
|
-2%
|
| 11.Amazon | ebook |
29%
|
-11%
|
4%
|
24.Target | Assortimenti |
11%
|
3%
|
0%
|
| 12.IBM | numero di brevetti |
1%
|
11&
|
4%
|
25.Facebook | Piattaforma |
---
|
---
|
---
|
| 13.Research In Motion | email wireless |
56%
|
-1%
|
51%
|
Trasformazione del lavoro e gestione delle Risorse umane
Il lavoro sembra l'aspetto dimenticato delle pratiche di gestione delle persone, eppure costituisce il legame maggiore che la direzione Risorse umane ha con la strategia e la direzione d'impresa, interagisce con l'azione collettiva, l'efficacia organizzativa e l'innovazione, va oltre i confini della funzione.
Per discutere delle differenti concezioni del lavoro, delle nuove forme d'organizzazione, delle condizioni e della qualità della vita lavorativa, dell'evoluzione del contesto esterno e del dialogo sociale, l'Association francophone de gestion des Ressources humaines aveva organizzato nel novembre 2006 a Reims il suo XVII° congresso sul tema "Le travail au coeur de la GRH". Specialisti e manager esaminarono le questioni centrali del lavoro organizzato, le esperienze aziendali di rinnovamento della gestione delle Risorse umane, gli apparati delle scienze di gestione nell'analisi delle evoluzioni e delle componenti del lavoro.
Rachel Beaujolin-Bellet, professore di gestione delle Risorse umane nella Reims management school, Pierre Louart, presidente della rete nazionale dei 25 Institut d'administration des entreprises e Michel Parlier, responsabile del dipartimento Lavoro e impiego dell'ANACT, si appoggiano ai dibattiti del congresso AGRH e pubblicano "Le travail , un défi pour la GRH", Editions ANACT, Paris, 2008.
Il libro è una rielaborazione dei temi là affrontati su
- il lavoro e i diversi tipi di lavoratori, i ricercatori con le loro evoluzioni e difficoltà, i dirigenti con i cambiamenti di ruolo e di confini organizzativi;
- il lavoro in rapporto alla riconversione organizzativa, alle esternalizzazioni e delocalizzazioni, alle esigenze di flessibilità operativa e di plasticità produttiva;
- il lavoro, le facilitazioni e gli ostacoli dell'ICT, i cambiamenti degli spazi di autonomia dei lavoratori, i rapporti con le pretese dei clienti, i bisogni umani e sociali d'igiene, sicurezza, apprendimento, varietà dei compiti, rispetto.
Dalla rassegna emergono le questioni, le esperienze e le ipotesi di modelli a cui fare riferimento per affrontare la vera sfida delle aziende, il "cuore del lavoro", la relazione con il cliente. Così il lavoro si dematerializza, diventa servizio. Le nuove competenze cliente necessarie sono quelle relazionali e comportamentali, d'intelligenza delle situazioni. Sono difficili da definire e sono facilmente confuse con le qualità personali, ma permettono l'esplicitazione di altre competenze e determinano il valore aggiunto nel servizio reso.
Le pratiche di gestione delle Risorse umane sono arretrate rispetto a queste trasformazioni, scrivono gli autori. La configurazione e gli strumenti di supporto forniti vincolano l'autonomia necessaria a tutti i livelli aziendali. Le logiche d'azione indicate e i processi favoriti non sono appropriati ai nuovi contesti tecnologico-organizzativi.
Il lavoro reale che dovrebbe essere il referente centrale della nuova organizzazione produttiva è di fatto sostituito da forme di attività standardizzata, frutto di negoziazioni dentro e fuori l'azienda. Ne risultano differenziazioni improprie, vere e proprie discriminazioni tra competenze e potenziali delle persone, che bloccano lo sviluppo.
Non basta cambiare certi elementi dell'ambiente produttivo e sostituire certi lavoratori per affrontare nuovi contenuti di lavoro, occorre potenziare le comunità aziendali, razionalizzare l'accumulazione del capitale umano, stimolare l'innovazione e la creatività, migliorare la qualità della vita lavorativa.
Il conflitto che oppone la gestione per prestazioni standard e produzione di massa alla valorizzazione delle singolarità necessarie per il rafforzamento dei gruppi di lavoro non si risolverà finchè la direzione delle Risorse umane procederà per discriminazione degli anziani, delle donne e dei giovani.
"Le travail, un défi pour la GRH" dà esempi e suscita riflessioni sull'importanza di una cooperazione, che rafforzi le comunità organizzate intorno all'equilibrio dinamico tra attività flessibili, complementarietà dei ruoli, competenza collettiva e contesto.
HR management, lavoro, competenze, sviluppo organizzativo
Tutor personale? Meglio avatar reattivo
La Massey University di Auckland nella Nuova Zelanda ha costituito da oltre un quinquennio un gruppo interdisciplinare di ricercatori, che fanno capo ai dipartimenti di tecnologia, matematica, psicologia, scienze della formazione e realizzano sistemi di apprendimento online. Il gruppo opera nel campo degli ITS, gli intelligent tutoring system, la formazione flessibile individualizzata.
Gli ITS rappresentano la nuova frontiera dell'apprendimento a distanza. Rispetto ai programmi tradizionali d'aula e al vecchio e-learning hanno il vantaggio di un efficace rapporto uno a uno, trainee-trainer, basato sul riconoscimento degli stati cognitivi ed emotivi di chi apprende.
I ricercatori del gruppo ITS sono partiti dall'individuazione delle espressioni facciali degli allievi durante l'apprendimento e sono arrivati a costituire un video data base di 3.000 studenti, le cui mimiche sono servite per aprire la strada alla prospettiva degli ATS, gli affective tutoring system, capaci di valutare gli stati d'animo dei trainee e di adattare ad essi le caratteristiche di rappresentazione e relazione degli interventi formativi.
Il primo ATS è pronto. E' un programma per la matematica rivolto a bambini di 8-9 anni della scuola primaria, che hanno un'età e un'esperienza scolastica particolarmente delicate, utile per testare l'efficacia di questo tutorato affettivo.
Il programma è stato realizzato da due ricercatori dell'Institute of information and mathematical sciences, Samuel Alexander e Abdolhossein Sarrafzadeh e da uno della School of psychology, Stephen Hill.
I tre hanno deciso di usare un avatar, una tutor virtuale, donna, giovane, con i capelli biondi corti e l'abbigliamento casual, specializzata nell'assistenza personale, capace di valutare le reazioni degli allievi colte da una webcam e di interagire appropriatamente. L'avatar si chiama Eve e il programma "Easy with Eve".
Eve rileva dalla mimica degli studenti se sono in ansia, adirati, preoccupati, distratti, smarriti, se sono sinceri o imbrogliano nelle risposte e adegua il linguaggio e l'espressione alle diverse circostanze, come farebbe un bravo insegnante reale.
Non si interessa solo di trasmettere delle conoscenze, considera gli stati d'animo, le motivazioni, le attese e le esigenze di supporto affettivo degli allievi.
"Easy with Eve" sta ottenendo buoni risultati e il gruppo di ricerca della Massey University sta già ampliando il repertorio per il riconoscimento delle emozioni dalla mimica alla gestualità e alle posture. L'ATS può essere impiegato per apprendere altre discipline e migliorare i risultati della formazione aziendale e dell'e-commerce.
apprendimento, avatar, e-learning, nuove tecnologie
Cultura di penitenza nel colloquio di valutazione
Le valutazioni delle persone che lavorano in azienda si sono diversificate in più tipi con scopi differenti, riguardano sempre più dipendenti e si sono stratificate per livelli. L'uso degli strumenti di valutazione è passato dalla considerazione di un valutatore su risultati e comportamenti di un valutato all'accordo tra più valutatori, con procedure e mediazioni, sul giudizio. Questo è ormai il frutto di un'interazione tra concezioni e punti di osservazione variegati. Il mito dell'obiettività, inseguito inutilmente per molti anni, è ufficialmente abbandonato, sopraffatto da riferimenti soggettivi all' "etica aziendale".
Il colloquio di valutazione, che avrebbe dovuto migliorare l'integrazione attiva del valutato e rafforzare la leadership del valutatore è passato dalla fase di dialogo a quella di confessione e di penitenza. E' improntato da "un'ideologia che ha le radici nel registro monacale e fondamenti moralizzatori".
A un'analisi culturale delle valutazioni delle persone nelle aziende è dedicato il libro di Gérard Reyre, sociologo dell'Université Paris Est - Marne la Vallée e consulente di management della société Sango, "Evaluation du personnel. Histoire d'une mal-posture", L'Harmattan, Paris, 2008, una storia della cattiva posizione di valutati, valutatori e aziende, provocata dalle pratiche valutative.
L'autore affronta il tema in maniera non convenzionale. Va a vedere qual è l'utilità reale di un viluppo burocratico che categorizza in momenti, modi e con attori diversi i frammenti di osservazione sulle prestazioni lavorative, il potenziale, le competenze, spesso approfondendo ulteriormente i livelli di valutazione delle persone da questi angoli visuali.
Le valutazioni delle persone dovrebbero facilitare l'attività dei capi e dei collaboratori, in realtà le rinchiudono "nella posizione impossibile d'interiorizzare la colpa, tra confessione e penitenza", facendo persistere il sentimento dell'errore. Le pratiche di valutazione si spiegano con l'esistenza di una vecchia cultura religiosa, che per eccesso di sorveglianza e punizione non consente il riscatto.
La tesi dell'autore è sostenuta da una ricostruzione storica delle tecniche di valutazione nella divisione sociale del lavoro, dalla psicotecnica alla trasformazione del capo in manager. Il libro si sofferma sulla gestione personalizzata, scaduta nell' "individualismo patetico" con l'adozione dei sistemi di origine anglosassone di differenziazione dei trattamenti, che hanno disgregato le comunità e complicato l'esercizio dell'autorità.
Reyre mostra il repertorio delle figure, dei riferimenti organizzativi e culturali, delle incoerenze, ricavabile dai colloqui di valutazione. Qui il lavoro quotidiano reale diventa astrazione e l'incontro tra valutatore e valutato ingabbia nei criteri valutativi le possibilità di conoscenza reciproca per farsi strumento di riconoscimento dei ruoli.
HR management, valutazione, leadership, management
Se un giornale locale mette Nico contro la NASA
Potsdam è una bella città di 150.000 abitanti, capoluogo del Land di Brandenburgo, nel cuore della Prussia. Dista poco da Berlino. E' nota per il castello di Sanssouci, sede nel 1945 della famosa "Conferenza", in cui Attlee, Truman e Stalin decisero l'assetto della Germania, le frontiere dell'Europa e la prosecuzione della guerra nel Pacifico.
A Potsdam si svolge un concorso scientifico regionale per studenti delle scuole inferiori, denominato "Jugend forscht" e vi partecipa fra gli altri il 13enne Nico Marquardt dell'Humboldt Gymnasium, che l'8 marzo scorso lo vince con un compito in cui sostiene di avere corretto i calcoli del "Near earth object program" della NASA.
Il NEOP riguarda l'asteroide Apophis, che gira nella spazio intorno alla Terra e interessa gli astronomi da quando è stato scoperto nel 2004, perchè c'è una probabilità su 45.000 che ci cada sulla testa in un passaggio, previsto per il 13 aprile 2036.
Nel suo compito Nico scrive che i calcoli della NASA sono sbagliati e che il macigno di 250 metri di diametro che ci volteggia intorno ha una probabilità su 450 di scontrarsi con il nostro pianeta.
Il giorno dopo il concorso il giornale locale "Potsdamer Neueste Nachrichten" scrive del compito risultato vincitore, senza neppure fare il nome di Nico.
Meno di una settimana fa, non si sa perchè, l'11 aprile il giornale torna sul tema in un articolo, che racconta come il piccolo genio dello "Jugend forscht" ha corretto gli astronomi americani, che avevano dimenticato di considerare le possibilità di collisione tra Apophis, stimato 300 miliardi di tonnellate e la Terra. Cita il nome del ragazzo, che avrebbe fatto osservazioni a partire dai dati raccolti con analisi ai telescopi dell' Astrophysikalischen Instituts Potsdam e sostiene che la NASA avrebbe detto all'ESA, l'Agenzia spaziale europea, che Nico aveva ragione. Il "Bild", tabloide illustrato che diffonde 37 edizioni, riprende la notizia, allargata poi dai quotidiani francesi e inglesi e dall' Associated France Press.
Al primo controllo presso l'ESA e alla NASA la bolla si sgonfia di colpo. Gli esperti di meteoriti dei due enti spaziali dichiarano che ignorano il compito del ragazzo e l'articolo del giornale di Potsdam. Tutte le eventualità di scontro dell'asteroide sono state valutate e sono ricontrollate spesso. I calcoli presentati al concorso sono sbagliati, ma è estremamente improbabile anche secondo gli ultimi dati che Apophis passi a meno di 29.470 km dalla Terra, che la sua orbita è a 35.786 km e vi ruotano 1.120 satelliti e altri oggetti volanti.
Se Apophis si scontrerà con qualcuno di essi il più probabile è il 2004 VD17, uno dei circa 1.000 asteroidi pericolosi per il nostro Pianeta. L'urto, se mai ci dovesse essere, si verificherà a notevole distanza e nel luglio 2034.
Apophis, meteoriti, NASA, asteroidi, ESA,
Ferie di lavoro nel mondo
Per l'ottavo anno di fila lo studio internazionale Expedia - Harris Interactive sulle vacanze dei lavoratori vede in testa i Francesi, con una media di 37 giorni di ferie all'anno, più di due volte e mezzo il tempo di 14 giorni pro capite concesso agli Americani, che sono quelli in fondo alla classifica.
L'indagine è stata realizzata nella seconda metà di marzo, in otto paesi, su un campione di oltre 5.300 persone. Rileva che dietro i Francesi vengono gli Italiani con 33 giorni e poi gli Spagnoli con 31. Sotto i 30 giorni di vacanze stanno gli abitanti dei Paesi Bassi e gli Austriaci, entrambi con 28 giorni. A poca distanza i Tedeschi con 27 giorni e , ultimi in Europa, gli Inglesi che hanno 26 giorni. Un panorama nettamente favorevole ai lavoratori del Vecchio Continente.
A chiarimento del generoso trattamento feriale goduto dai Francesi va anche detto però che il loro tempo libero dal lavoro comprende 20 giornate di "réduction du temps de travail". Le RTT sono state istituite perchè i dipendenti delle aziende e della pubblica amministrazione avessero del tempo per quegli impegni e adempimenti, burocratici, familiari, di cura personale, che capitano in orari coincidenti con quelli delle prestazioni lavorative.
Le RTT sono già state oggetto di proposte del governo in carica, racchiuse nella formula "Lavorare di più per guadagnare di più" e hanno incontrato il favore solo del 31% dei lavoratori, stando a un'indagine svolta in gennaio da LH2.
Lo studio Expedia-Harris Interactive ha quantizzato i giorni di vacanze stabiliti dai contratti e dalle norme di lavoro, ha confrontato il tempo feriale di diritto e quello goduto dai lavoratori nei diversi paesi, ha verificato la loro disponibilità a rinunciare a parte o a tutte le vacanze e in cambio di che cosa.
Come aveva già mostrato l'indagine di LH2, lo studio internazionale conferma che non più del 20% dei Francesi rinuncerebbe alle vacanze e, addirittura meno, il 19% dei Tedeschi.
Al contrario, il 35% degli Americani ha già fatto a meno delle ferie nel 2007 e il 31%, rispondendo agli intervistatori, dice che non le farà nel 2008.
Più disposti a sacrificarle sembrano in questa occasione anche il 49% degli abitanti dei Paesi Bassi, il 47% degli Italiani, il 41% degli Austriaci, il 24% degli Spagnoli e il 23% degli Inglesi.
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Paesi
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Francia
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Spagna
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Germania
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Regno Unito
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Austria
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Italia
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Paesi Bassi
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USA
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| Ferie di diritto | 37g. | 31g. | 27g. | 26g. | 28g. | 33g. | 28g. | 14g. |
| Rinunciatari a parte o tutte le ferie |
20% | 24% | 19% | 23% | 41% | 47% | 49% | 31% |
I motivi di rinuncia alle ferie sono diversi tra Europei e Americani. I primi dicono che potrebbero rimanere al lavoro per il buon funzionamento dell'azienda. I secondi spiegano che sono costretti a non fare le vacanze per sovraccarico di lavoro, resistenze del datore di lavoro, abitudini aziendali e bisogno di soldi.
ferie, vacanze, superlavoroAmy Sillman, "Cliff 1", 2005, olio su tela.
Contributo del testosterone alle decisioni rischiose
Più il livello di testosterone è elevato, più cresce l'orientamento al rischio e aumentano i guadagni dei trader di Borsa. Lo dice uno studio, realizzato da due neuroscienziati dell'University of Cambridge, John M. Coates e Joe Herbert e pubblicato ieri con il titolo "Endogenous steroids anf financial risk taking on a London trading floor" in PNAS, gli Annali dell'Accademia americana delle Scienze.
I ricercatori hanno monitorato per otto giorni i livelli del testosterone di 17 uomini, operatori di Borsa della City di Londra, misurandoli alle 11 del mattino, in piena attività e alle 16, alla fine delle sedute.
Hanno prelevato per questa operazione campioni di saliva dei trader e hanno registrato i risultati delle loro decisioni di compravendita. Hanno così scoperto che alti livelli di testosterone possono contribuire a buoni risultati economici, mentre il cortisolo favorisce l'assunzione del rischio.
Ne hanno dedotto che le variazioni dei due steroidi, naturalmente prodotti dall'organismo, possono essere correlate con il comportamento dell'operatore di Borsa e i suoi guadagni giornalieri.
Il testosterone influenza l'aggressività, la fiducia in se stessi e l'orientamento al rischio. Il cortisolo è legato all'accettazione dell'incertezza, del nuovo e dell'imprevedibile.
La ricerca inglese conferma l'importanza delle emozioni nei processi decisionali ed evidenzia ancora una volta come l'organismo umano si allerti tutto, dal cervello al sistema endocrino, quando deve reggere a una prova impegnativa. La risposta fisica è quasi contemporanea, precede di pochi secondi l'attività cerebrale, che sorregge l'intenzionalità della persona, facendo accorrere l'energia necessaria al pensiero e all'azione.
Il corpo dà segnali di efficienza, che se risultano all'altezza dell'autostima individuale necessaria, favoriscono il comportamento di successo.
neuroscienze, decisioni, rischio
Sviluppare l'innovazione collettiva
Negli ultimi sette anni la Procter & Gamble, la multinazionale americana del largo consumo, ha triplicato i profitti, migliorato i ricavi, il flusso di cassa, i margini operativi e incrementato il valore di Borsa, perchè il top management ha favorito lo sviluppo dell'innovazione in tutta l'azienda. Per mezzo di essa sono stati costituiti nuovi clienti e aperti nuovi mercati.
Raccontano il turnaround della P&G, focalizzato sull'innovazione, A.G. Lafley, chairman e CEO dell'azienda e Ram Charan, saggista, autore di bestseller e consulente di strategia, in "The game changer. How you can drive revenue and profit growth with innovation", Crown Business, New York, 2008.
Il libro riporta l'esperienza di Lafley, esemplifica in modo dettagliato come ha agito dacchè è stato nominato a capo dell'azienda nel 2000, mentre Charan analizza e generalizza la condotta del manager per chiarirne i riferimenti. I due insieme confrontano ispirazione e risultati di P&G con quelli di altre imprese che hanno cambiato il loro gioco, Nokia, Lego, General Electric, Hewlett Packard e Dupont.
Ne derivano lezioni utili per imparare come si può fare innovazione nei business maturi, a sviluppare crescita elevata con ampi margine di business, creare nuovi clienti e nuovi mercati, rivitalizzare il modello di business, arricchirlo con idee e creatività, integrare l'innovazione nel decision making, gestire il rischio, essere leader di innovazione.
Il libro vuole dimostrare la tesi che non si può limitare l'innovazione ai prodotti e alla tecnologia, ma è necessario immetterla in ogni aspetto della gestione aziendale, dallo sviluppo del business alla riduzione dei costi. Ogni dipendente vi deve essere coinvolto. L'innovazione deve diventare routine e metodo, trarre vantaggio dalle competenze di tutte le persone che lavorano in azienda. Perciò i dipendenti devono essere motivati a contribuire alle scelte strategiche dell'azienda, ad agire meglio sul mercato e a mettere i clienti al centro della loro azione.
Un'impresa può crescere in un mondo che non ha mai avuto prima i cambiamenti attuali solo se incrementa la competitività e la forza commerciale.
Identificare il prodotto che serve è solo metà dell'opera, fidelizzare i clienti è l'altra. Il prodotto comincia dalla funzione e giunge all'emozione di chi lo usa. Attraverso la qualità dei contenuti, il design, la distintività dell'immagine e la flessibilità dell'utilizzo si risponde a quello che il cliente si aspetta. Questo processo di identificazione è il percorso collettivo per incubare le idee nuove.
Numerosi aneddoti illuminano la costituzione e i risultati di questa intelligenza collettiva orientata al nuovo. I due autori sostengono che l'innovazione è il lavoro dei leader e la forza guida del business, se l'azienda vuole crescere in maniera organica e avere basi solide per continuare a svilupparsi.
"Game changer" aiuta a valutare e a sostenere ogni sforzo di innovazione, utile per generare maggiori opportunità. Indica quello che fa la competenza distintiva sul mercato e i passi da compiere perchè un'azienda possa innovare per opera di tutti quelli che vi lavorano.
competitività, competenza distintiva, innovazione, collaborazione, coinvolgimentoSquilibrio e insoddisfazione lavorativa dei laureati europei
"Correlare formazione scolastica e mercato del lavoro è stata sempre una sfida. Le persone scolarizzate si aspettano un lavoro corrispondente alla propria istruzione, però specie nelle economie in rapidissimo cambiamento gli impieghi disponibili sul mercato non corrispondono alla qualificazione delle persone". Comincia così uno studio di Eurostat sui lavoratori occupati, tra i 25 e i 64 anni, appartenenti a 13 paesi dell'UE e in possesso di titoli di studio universitari.
Negli utlimi 20 anni è aumentato lo squilibrio tra formazione superiore, lavori desiderati e opportunità concrete di occupazione. All'inadeguatezza formativa si sta poi aggiungendo quella delle competenze necessarie.
Per trovare lavoro più spesso sono richieste ai giovani al primo impiego conoscenze tecniche, della propria disciplina, multidisciplinari e capacità di impararne nuove, conoscenza di lingue straniere, capacità di analisi, di nuove idee e soluzioni e di individuare nuove opportunità, capacità di gestione del tempo e di lavorare sotto pressione, capacità negoziali e di leadership, capacità di comunicazione. A queste competenze, acquisibili durante gli studi universitari, devono poi aggiungersi capacità che possono essere sviluppate nel lavoro, quali il mobilitare le capacità altrui, il lavorare in gruppo, il comunicare in pubblico e per iscritto. Il possesso di tutte queste conoscenze, capacità e competenze, in grado diverso, a seconda dei profili di reclutamento, costituisce l'impiegabilità di una persona.
Studi compiuti e competenze richieste nei 13 paesi non sono però utilizzate dal ruolo assegnato in uguale misura. C'è una tendenza dei datori di lavoro a chiedere più di quello che serve e a non remunerare in modo adeguato. Il 18% dei laureati spagnoli, il 12% di quelli francesi e inglesi, il 10% degli italiani fanno lavori sottoqualificati, contro il 4% dei norvegesi e il 5% dei finlandesi e dei belgi.
Le retribuzioni lorde mensili iniziali, corrette in parità di potere d'acquisto, vanno dai 2.642 euro della Germania e dai 2.638 della Svezia ai 1.353 della Cechia e ai 1.414 della Spagna. Fra i 13 l'Italia è quartultima con 1.586 euro.
Retribuzioni mensili lorde per paese (€)

Le retribuzioni mediamente più elevate sono riconosciute ai laureati in materie economiche e poi a quelli in discipline tecniche. Le più basse a quelli che hanno studiato medicina, scienze sociali e scienze della formazione.
Le percentuali più elevate di lavoro non remunerato, più precario, come gli stage e il lavoro a tempo, tocca ai laureati in materie umanistiche, scienze sociali e scienze della formazione.
occupazione, competenze, retribuzioni, carriere, formazione superiore
Altro aumento di prezzo per il petrolio
Sembra inarrestabile il corso del petrolio. Il barile di "light sweet crude" per consegna a maggio ha raggiunto stamattina 112,48 dollari negli scambi online, dopo la chiusura di ieri a 111,76 a New York.
La spinta all'ulteriore aumento ha avuto come causa occasionale la fermata di due impianti. Il primo è un oleodotto della Shell in Tennessee, che approvvigiona il Midwest con oltre un milione di barili al giorno, chiuso dopo una decisione presa venerdì per motivi tecnici, in seguito alla scoperta di una rottura. Il secondo è l'impianto della NAOC, azienda dell'ENI in Nigeria, che ha subito alcuni incendi.
Le interruzioni di fornitura, legata agli impianti, hanno fatto riesplodere i timori sui livelli di disponibilità del petrolio per usi produttivi e si sono combinati con un ulteriore discesa del dollaro a 1,58 di fronte all'euro.
La debolezza del biglietto verde rende gli acquisti di petrolio più favorevoli per gli europei, ma contribuisce all'aumento del combustibile, quotato in dollari, su cui si abbatte la speculazione finanziaria.
Anche il "brent" del Mare del Nord per consegna a maggio è in forte rialzo. Ieri aveva chiuso il corso a 109,84 dollari, oggi è arrivato a 110,45. A New York e a Londra continuano le forti perturbazioni sull'offerta e la discesa del valore di cambio della moneta americana rispetto all'euro.
Non è tanto l'insostituibilità dell'oro nero che pesa sul valore di mercato quanto l'azione degli speculatori, che fanno leva sui ritardi nella messa a disposizione di fonti d'energia rinnovabile in molti paesi, quelli asiatici in testa.
Classifica delle prime 20 economie
Il contributo di ogni paese all'economia mondiale è misurato sulla base del PIL annuale. La moneta di riferimento è il dollaro, una moneta speciale riequilibrata sulla parità del potere d'acquisto all'interno e tra i diversi paesi per correggere le distorsioni sul mercato dei cambi.
Sulla base di questa elaborazione, fatta insieme dalla Banca Mondiale, dal Fondo monetario internazionale, dall' Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e dalla Commissione europea, è stata redatta la classifica seguente
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Paesi
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Quota %PIL mondiale
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PIL pro capite in $
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Paesi
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Quota %PIL mondiale
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PIL pro capite in $
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2007
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2013
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2007
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2013
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2007
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2013
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| 1. USA | 21,36 | 19,22 | 45.845 | 55.724 | 11. Spagna | 2,09 | 1,91 | 30.120 | 36.716 |
| 2. Cina | 10,83 | 14,69 | 5.292 | 9.730 | 12. Messico | 2,07 | 1,95 | 12.775 | 16.662 |
| 3. Giappone | 6,61 | 5,60 | 33.577 | 41.725 | 13. Canada | 1,96 | 1,75 | 38.435 | 46.313 |
| 4. India | 4,58 | 5,62 | 2.659 | 4.349 | 14. Corea Sud | 1,85 | 1,85 | 24.783 | 35.824 |
| 5. Germania | 4,34 | 3,69 | 34.181 | 42.725 | 15. Turchia | 1,37 | 1,39 | 12.888 | 17.768 |
| 6. Regno Unito | 3,30 | 2,95 | 35.134 | 43.452 | 16. Indonesia | 1,30 | 1,45 | 3.725 | 5.634 |
| 7. Russia | 3,18 | 3,44 | 14.692 | 24.132 | 17. Australia | 1,18 | 1,10 | 36.258 | 45.861 |
| 8. Francia | 3,17 | 2,79 | 33.188 | 41.089 | 18. Iran | 1,16 | 1,22 | 10.624 | 14.079 |
| 9. Brasile | 2,81 | 2,69 | 9.695 | 12.870 | 19. Taiwan | 1,06 | 1,06 | 30.126 | 41.608 |
| 10.Italia | 2,76 | 2,32 | 30.448 | 35.116 | 20. Paesi Bassi | 0,98 | 0,86 | 38.486 | 47.861 |
Come si vede dal consuntivo 2007 e dalla stima 2013, c'è una tendenza generale negativa per le economie avanzate nella formazione del PIL mondiale.
Gli USA hanno e manterranno la posizione di testa della classifica, seguiti dalla Cina, che continuerà a svilupparsi in modo consistente.
La Russia e l'Iran mostrano ancora la forza per crescere sia pure in modo contenuto. Così il Brasile, che aumenterà ulteriormente il suo vantaggio sull'Italia e il Messico, che supererà la Spagna.
La Turchia si svilupperà lievemente con lo stesso ritmo degli altri paesi asiatici, mentre Taiwan e la Corea del Sud rimarranno fermi.
Banksy, Senza titolo, 2002, murale.
Campagna elettorale avvelenata
Il "The Wall Street Journal" di oggi dice nella sua indagine mensile che il peggio per l'economia americana deve ancora arrivare. La pubblicazione viene dopo le dichiarazioni di Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo monetario internazionale e le previsioni del Fondo stesso sul "rischio di una crescita troppo fredda e di un'inflazione troppo calda" e prima dell'incontro dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G7, che si apre oggi e dovrebbe sancire la crisi economica e finanziaria delle economie avanzate.
L'Italia è tra i G7 il paese che cresce meno. Il governo Prodi ha ridotto di due punti il debito pubblico, superiore al PIL annuo, tra i più alti del mondo e su cui pesano interessi miliardari.
Per affrontare questa situazione, che minaccia di portarci in un decennio a livelli inferiori a quelli della Romania, secondo le valutazioni del direttore di "The Economist", sarebbero necessarie politiche di contenimento della spesa e di rilancio dell'economia, come governi di destra, di centro e di sinistra hanno già realizzato in Germania, Inghilterra e Spagna.
La campagna elettorale, che ci porterà domenica e lunedì al voto, ha evitato il confronto sui problemi reali del paese ed è stata avvelenata da insulti, minacce, rimembranze, insulsaggini e volgarità. Non era mai stato raggiunto una comunicazione politica di così basso profilo negli oltre 60 anni della Repubblica.
Temi di propaganda, esemplifichiamo con disgusto, sono stati: il formato della scheda elettorale, previsto da una legge di due anni fa, la stessa in base a cui si vota, che ha suscitato la minaccia del ricorso ai "fucili contro Roma canaglia", i brogli elettorali, il comportamento sessuale delle candidate più in vista, il concambio Presidenza della Repubblica - quella del Senato, l'altezza del più anziano dei due probabili premier, la laurea di servizio di un capo partito ex magistrato, la svalutazione di un ex Capo di Stato, la cordata tutta italiana per l'Alitalia, che si sarebbe materializzata appena un capo coalizione avesse voluto, la riduzione crescente dell'imposizioni fiscale, il voto utile, eccetera, eccetera.
Una violenza verbale, che ha impressionato negativamente la grandissima maggioranza dei giornalisti stranieri presenti nel nostro paese, come mostrano i giudizi severi scritti quasi da tutti: ultimo "Le Monde".
Rivolgiamo perciò ai nostri interlocutori e lettori un invito a votare affinchè il governo che uscirà dalle elezioni affronti per prima cosa le politiche necessarie di sostegno all'economia, alle imprese e all'occupazione. Vogliamo sperare che in futuro non ci siano mai più competizioni politiche simili.
Dai talenti ai fenomeni
La guerra dei "talenti" è finita, anzi non c'è stata neppure qualche piccola scaramuccia, nonostante le dichiarazioni solenni di quelli che prima con grande clamore di fanfare e parate, poi sempre più sommessamente, l'avevano annunciata come ineludibile per cinque anni. Il necrologio non è mai stato scritto, ma era evidente a tutti che l'esportazione dall'America di quel pacchetto di servizi non era stata ricevuta e il talento era diventato un prodotto da agenzia di lavoro a tempo, buono per aumentare il database dei curricula.
Ci ricorda quella moda mancata l'inserzione per l'apertura della caccia ai "fenomeni", apparsa oggi su "la Repubblica" - Professioni&Carriere. Comincia in un'agenzia come quella dove la guerra dei talenti era finita.
Se talento veniva dal mondo dello spettacolo e rappresentava il tempo dello show business, dei patron dalle decisioni e compensi smisurati, il termine fenomeno strizza l'occhio al calcio. Vuole ricordare Ronaldo, il grande campione brasiliano, veloce e sfortunato. Nell'uso comune però è più facilmente associato a baraccone, in un'espressione composta, dal valore negativo sia nella forma dell'accrescitivo che in quella originale, quando è riferita all'azienda.
L'headline dell'annuncio su "la Repubblica" dice integralmente: "Cercasi 'fenomeni' disperatamente". Ma la disinvoltura da cartellone cinematografico, che parafrasa il titolo italiano della commedia di Susan Seidelman "Cercasi Susan disperatamente", precipitato in tutt'altro contesto espressivo di linguaggio burocratico e giuridico, non suscita la fiducia dei destinatari del messaggio.
La configurazione grafica usata per reclutare un responsabile di filiale e un account, con foto di bella ragazza sorridente e domanda diretta annesse, è troppo scontata per avere efficacia pubblicitaria e poco attrattiva per i fenomeni in cerca di occupazione. Il tutto provoca attese che il body copy non soddisfa.
Un annuncio siffatto per la ricerca disperata di fenomeni è sintomatico di una mancanza di strategia di prodotto e comunicazione di mercato, mentre l'aveva la guerra dei talenti. Se queste sono le premesse, l'effetto della nuova trovata è facilmente prevedibile.
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Immagini della società postmoderna
Stiamo vivendo il tempo del "radicamento dinamico", della sinergia tra fenomeni arcaici e sviluppo tecnologico. Da una parte con la globalizzazione siamo in tempo reale a Parigi, Tokio o New York, dall'altra siamo nella tradizione, nel locale, nel territorio e svuotiamo di significato la modernità, facendo coesistere l'una e l'altra. L'uniformità della globalizzazione perde a vantaggio delle micro-identità concrete. Nascono nuove solidarietà orizzontali sostenute dalla prossimità, che hanno rivendicazioni e valori contrapposti alle grandi dichiarazioni astratte.
Questo "locale tribale" secondo Michel Maffesoli produce le tante immagini in cui si riconoscono le diverse tribù che compongono la società postmoderna, dove "svaniscono l'individuo e l'individualismo ed è favorita l'imitazione gregaria, mentre un eterno presente da consumare senza attesa sostituisce la speranza di un tempo migliore". Questo afferma il sociologo francese in un dizionario della contemporaneità vivisezionata, che ha chiamato "Iconologies. Nos idol@tries postmodernes", Albin Michel, Paris, 2008.
Le icone del presente costituiscono una nebulosa dai contorni indistinti, sparpagliata tra le nuove tribù urbane. Le immagini, che tengono insieme le identità frammentate attraverso le nuove tecnolgie dell'informazione e della comunicazione, vanno dall' abbé Pierre a Zidane, dalla "bestia umana" Chabal al maghetto Harry Potter, dal reality show a MySpace, dall'esperto onnipresente al manager rampante.
A questo proposito Maffesoli nota come da qualche tempo la figura del manager abbia accumulato i suoi quarti di nobiltà nell'impresa e nell'istruzione superiore. Non c'è un prodotto, un progetto, un processo aziendale che non abbia il suo manager. Non ci sono più scuole tecniche e commerciali, ma soltanto attività di management education. I capi, il potere, l'autorità verticale, legittimata dalla competenza, riconosciuta per l'investimento finanziario, sono tutti ruoli scomparsi.
Nelle aziende "si va alla ricerca di una vera autorità. Quella che, stando alla sua etimologia (auctoritas) dovrebbe aumentare il potenziale individuale di tutti. Il potere è verticale. L'autorità, del grande fratello, del guru, del coach, in breve dell'iniziatore, è orizzontale". Il buon manager si manifesta animando il gruppo, che accompagna sviluppandone il potenziale. Sa muoversi con grande leggerezza nei rapporti.
Di questa circospezione nel privato e nel pubblico Maffesoli nota l'uso crescente nella parola "patto", che ha sostituito quella di "contratto" e rinvia a relazioni iniziatiche. Evidenzia che bisogna fare mostra di un quieto vivere a livello particolare, mentre il piramidale e la centralizzazione fanno da test di realtà. Il paradosso è che occorre "essere all'altezza del quotidiano".
Le figure di cui dobbiamo nutrirci sono più che idealtipi, appartengono a una realtà immaginata, sono caricature del postmoderno. Spingono a credere che ci sono ancora dei sogni collettivi.
"Iconologies" è una galleria di ritratti controcorrente, che dà elementi di prova per conoscere l' "elitismo colorato da una certa arroganza", che domina con la comunicazione e la demagogia e spinge in basso verso la falsa uguaglianza.
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Pratiche e significati dell'insulto
L'insulto e l'aggressione fisica sono forme di sopraffazione a cui ricorre chi non ha altro modo di superare la distanza dal suo avversario che distruggendolo. Sono risposte improprie, di reazione aggressiva a una situazione frustrante, tentativi di cancellare il termine di confronto dello svantaggio percepito, anzichè agire per risolvere i problemi all'origine della debolezza.
L'insulto è un'offesa a quello in cui una persona crede o a cui è legata, punta a fare male alla psiche o all'immagine di chi ne è colpito. Tocca la sfera emotiva e affettiva. Colpisce solo se considera i parametri culturali, i modelli di riferimento e la situazione valoriale dell'offeso.
Deve dare soddisfazione all'offensore, che si limita all'insulto o passa all'aggressione fisica a seconda delle sue emozioni, cultura e modi d'interazione abituale.
Le situazioni di antagonismo eccitato, come il tifo sportivo e le manifestazioni partitiche, forniscono spesso, disgraziatamente, esempi di quanto sia sottile il confine tra l'aggressione verbale e quella fisica.
Un gruppo di ricercatori appartenenti a diverse università europee e americane, diretto da Jan Pieter Van Oudenhoven, psicologo dell'University of Groningen, ha pubblicato nell'ultimo numero dell' "International journal of intercultural relations" i risultati di uno studio compiuto in 11 paesi, intitolato "Terms of abuse as expression and reinforcement of cultures". La ricerca dimostra che l'aggressione verbale spontanea è correlata al riaffiorare di modelli culturali.
E' stata condotta chiedendo a 3.000 persone di scrivere le espressioni offensive che avrebbero usato in alcune situazioni stimolo e poi di definirle. Sono stati raccolti così 12.000 insulti, che in base alla loro ricorrenza sono stati riuniti in sedici categorie.
Sono state categorizzate offese uno a uno, molti a uno, molti a molti e uno a molti, pronunciate in pubblico e in privato, legate a motivi sportivi e politici, destinate ad avere effetto sugli altri e solo sugli interlocutori, che si riferiscono all'essenza, alla condizione sociale, alla famiglia dell'offeso e alle sue appartenenze presenti o passate.
Dalla ricerca risulta che i riferimenti sessuali sono più tipici nelle aggressioni verbali della Croazia e dell'America, quelli relativi alla condizione sociale sono caratteristici della Germania, dell'Italia, della Norvegia, dei Paesi Bassi e del Regno Unito, quelli familiari sono specifici della Croazia e della Spagna, quelli delle appartenenze politiche e sportive sono peculiari della Francia, della Grecia, dell'Italia, della Polonia e della Spagna.
In situazioni collettive e di autoesaltazione pubblica è facile che si generi inerzia emotiva e si allentino le inibizioni, come prodotto di un accordo tacito a non avere comportamenti, interpretabili come isolamento e rifiuto dei rapporti con gli altri.
L'aggressività verbale serve a mascherare le paure. Non è irrilevante, dice lo studio, che in Grecia e in Spagna questo occultamento diventi machismo e nelle fasi di maggiore coinvolgimento gli aggressori usino espressioni che mettono in dubbio la virilità del "nemico".
psicologia sociale, antropologia culturale, aggressività, emozioniMichel Gouery, "Deep frog", 2005, terracotta smaltata.
NASA needs you
La NASA, l'agenzia spaziale americana continua a preparare i suoi sbalorditivi progetti di esplorazione del sistema solare. Ma l'invio di una missione di robot su Marte e la costruzione di basi sulla Luna per abitarvi non attraggono più i giovani di oggi, come invece successe quaranta anni fa con lo sbarco di Neil Armstrong sul nostro satellite.
Un sondaggio commissionato a Dittmar ha rilevato che nel 2004 il 55% dei giovani americani tra 18 e 25 anni tifavano per il successo dei programmi della NASA, nel 2008 si sono ridotti al 20% e addirittura il 30% è contrario alle missioni future. Per recuperare il consenso perduto e potere reclutare le persone che servono, l'agenzia ha avviato il NASA CoLab Program su Second Life. Qui ha iniziato il reclutamento per la base sulla Luna, che diventerà fissa nel 2018.
La ricerca di personale avviene all'insegna dell'headline "NASA needs you". Tiene conto di quanto è emerso dal sondaggio di Dittmar sulle abitudini di comunicazione online dei giovani e sul loro desiderio di potere vedere in tempo reale quello che fanno gli astronauti durante le missioni spaziali.
Su Second Life è stata allestita una base spaziale virtuale, che riproduce esattamente quella in progettazione per la Luna. Gli astronauti che vi andranno saranno seguiti da webcam per tutto il viaggio, nella navicella e sul suolo lunare. Le attività svolte saranno visibili anche su telefonino.
E' già stata prevista la realizzazione di una base interplanetaria virtuale, da cui i giovani potranno pilotare a distanza i robot inviati su Marte e scoprire con loro il pianeta rosso. Gli astronauti che andranno su Marte potranno chattare da quella distanza con le persone della Terra.
La soddisfazione delle esigenze di reclutamento ha provocato una campagna di comunicazione per riposizionare la NASA presso i giovani, che stupirà per i mirabolanti paesaggi, le audaci manovre dei protagonisti e gli effetti speciali.
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Dumping sociale e libera concorrenza nell'UE
La Corte di giustizia europea ha emesso giovedì 3 un'altra sentenza che consente a un'impresa, che opera all'estero con propri dipendenti, di retribuirli con stipendi corrispondenti a quelli contrattuali del paese d'origine, ma inferiori ai compensi minimi stabiliti dagli accordi dell'area geografica in cui si svolgono le attività produttive.
La sentenza riguarda l'interpretazione della Dir. 96/71/CE sulle restrizioni alla libera prestazione di servizi, dovute alla protezione sociale dei lavoratori in missione all'estero. La Direttiva si rifà all'art.49 del Trattato istitutivo della Comunità europea.
La decisione è stata provocata dalla costruzione di un carcere a Gottingen-Rosdorf nella Bassa Sassonia, un Land in cui la legge sulla stipulazione dei contratti per lavori pubblici stabilisce che le aziende appaltatrici non possano avere una commessa se prima non s'impegnano per iscritto a pagare ai dipendenti retribuzioni superiori al minimo, previsto dal contratto collettivo di lavoro del settore. Invece un'impresa polacca subappaltatrice aveva remunerato i suoi operai solo con il 46,54% di quanto stabilito.
Perciò i sindacati tedeschi erano ricorsi in tribunale e l'azienda assegnataria principale della commessa era stata condannata a un risarcimento di 85.000 euro.
L'amministratore dell'impresa si era appellato alla Corte di giustizia europea.
Questa ha stabilito che la legge della Bassa Sassonia viola la Direttiva comunitaria perchè consente allo Stato membro, che utilizza le prestazioni dei lavoratori di un altro paese dell'Unione, di stabilire quale retribuzione minima essi devono ricevere dalle aziende per cui lavorano e di esercitare così una sorta di "ius soli" su cittadini e attività straniere. Una tale regola non può essere applicata, se non è sancita in una legge o in una convenzione collettiva dichiarata di "applicazione generale", che cioè ha effetto su tutte le aziende e le persone, "appartenenti al settore o alla professione considerata e che operano nello stesso ambito territoriale".
Non è questo il caso, secondo la Corte. La legge tedesca si applica solo agli appalti pubblici, esclude le commesse private e non è dichiarata dal legislatore stesso di "applicazione generale". E' per di più discriminatoria, diretta alla tutela dei lavoratori che operano in un settore pubblico, esclude quelli che svolgono gli stessi compiti in ambito privato.
La sentenza prosegue lungo la strada già tracciata il 18 dicembre 2007, quando la Corte aveva condannato il blocco di un cantiere navale, attuato dai rappresentanti sindacali svedesi per impedire che gli operai di un'impresa lettone, pagati meno del minimo contrattuale stabilito per i lavoratori dello stesso settore in Svezia, potessero continuare a lavorare.
L'orientamento della Corte sembra dunque quello di privilegiare la libera prestazione di servizi in tutta l'UE e rimuovere ogni ostacolo al suo esercizio.
Questa nuova sentenza viene così a favorire la nascita di conflitti tra la preminenza in sede nazionale del diritto alla protezione sociale e quella in sede europea di rimuovere ogni ostacolo alla libera circolazione delle persone e delle merci. Per evitare ogni fenomeno di protezionismo doganale la Corte di giustizia europea favorisce il dumping sociale.
Corte di giustizia europea, dumping sociale, libera circolazione nell'UE
Diffuso scontento dei giornalisti americani
I giornalisti americani non sono tutti così impegnati e soddisfatti del loro lavoro come Carl Bernstein e Bob Woodward, i due giovani redattori del "Washington Post", autori dell'inchiesta sul caso Watergate, che portò alla caduta di Nixon. Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini di Dustin Hoffman e Robert Redford, che li interpretarono nel film di Alan Pakula "Tutti gli uomini del Presidente", un successo straordinario trent'anni fa. Quegli instancabili cacciatori di notizie, che fanno coincidere diffusione della verità e democrazia, li abbiamo eletti a modello di realtà redazionali di quel grande paese.
Purtroppo anche i giornali americani sentono la pressione crescente degli inserzionisti, la ricerca del sensazionalismo a scapito dell'informazione accurata, l'aumento dei carichi di lavoro, lo stress della produttività, l'autocensura. I giornalisti che vi lavorano lamentano le difficoltà di rapporti e di sviluppo professionale, necessari per passare da un modo tradizionale di riempire il giornale a uno nuovo, che tenga conto della rivoluzione di Internet.
Ha pensato a queste diffioltà Kiyoshi Martinez, un giovane che ha rinunciato a fare il Web editor per il giornale della comunità di Chicago e si batte per rinnovare il newsmaking imbalsamato della carta stampata. Dal 10 febbraio egli pubblica un blog angryjournalist.com, in cui raccoglie le lamentele dei professionisti del settore su come sono obbligati a fare il loro lavoro.
Il blog ha avuto un successo che ha superato ogni previsione. In meno di due mesi ha registrato 3.650 segnalazioni di giornalisti, che hanno raccontato dell'abbellimento e dell'imbruttimento dei fatti, a seconda delle valutazioni del capo redattore o dell'editore, dell'indifferenza della gerarchia e dei vecchi giornalisti difronte alla rivoluzione della conoscenza mediata dalle nuove tecnologie, dell'accorciamento continuo dei tempi di redazione, con svantaggi per l'informazione, della negazione dei problemi reali della gente, degli articoli comandati per compiacere i protagonisti.
Le denunce che appaiono su angryjournalist hanno riscontro nelle ricerche di Scott Reinardy dell'Indiana State University. I risultati delle sue indagini mostrano che l'insoddisfazione lavorativa colpisce un terzo dei giornalisti americani sotto i 34 anni e un quarto di quelli sopra quest'età. Sono quelli che hanno dichiarato di volere abbandonare la professione appena possibile.
Uno scontento forte, che negli USA può essere espresso pubblicamente, come sul blog di Martinez, senza che nessuno degli interlocutori abbia finora subito ritorsioni.
Dal 2 marzo a questo blog si contrappone happyjournalist, il blog dei giornalisti contenti del proprio lavoro. Ha raccolto 93 dichiarazioni, compresa quella di uno che scrive perchè gli piace leggere ogni giorno angryjournalist.
giornalismo, stress lavorativo, motivazione , newsmaking
Nuova direzione delle Risorse umane
Tra le notizie messe in rilievo dai maggiori quotidiani economici di oggi due riguardano i professionisti delle Risorse umane.
1. La prima impresa elettrica del paese, privatizzata e quotata in Borsa da quattro anni, ha nominato un nuovo direttore delle Risorse umane. Componente di un trio di direttori generali, ha la responsabilità di seguire tutti gli aspetti del cambiamento organizzativo e sociale.
Il presidente dell'azienda, in carica dalla privatizzazione, ha deciso la nomina del nuovo direttore per sostituire quello che lo aveva affiancato fino dall'arrivo al vertice e che ora è diventato presidente del Consiglio di sorveglianza di una controllata.
Nell'impresa è ampiamente maggioritario un Sindacato di ispirazione progressista, che non limita il suo ruolo alle questioni del lavoro dipendente.
Il nuovo direttore delle Risorse umane non proviene dalla funzione. Ha avuto esperienze come manager di linea in altre aziende ed è stato per quattro anni direttore dei servizi di presidenza in quella attuale.
2. L'associazione nazionale dei professionisti delle Risorse umane, attiva da più tempo e con più iscritti, ha preparato per il convegno annuale un documento, frutto di un'ampia consultazione in tutti i gruppi locali.
Il documento è intitolato "Cambiamenti economici e transizioni sociali: quali sfide per le aziende?". Contiene le proposte associative sul dialogo sociale e il riconoscimento delle rappresentanze dei lavoratori, sulla modernizzazione del mercato del lavoro e la flessicurezza, sui rapporti tra governo dell'impresa, occupazione e territorio, sull'accoglienza agli immigrati, sulla parità di genere e le politiche aziendali di gestione delle diversità.
L'associazione si presenta nei documenti con l'indicazione "Al servizio dell'innovazione sociale e della performance economica". Ha un presidente nazionale donna.
Incredibile?
Succede in Francia: l'azienda è l'EDF, l'associazione è l'ANDRH, che ha come presidente Charlotte Duda.
Le informazioni sono tratte da "La Tribune" e da "Les Echos" di oggi.
Risorse umane, EDF, management, governance
Formazione dei manager socialmente responsabili
I manager socialmente responsabili sono innanzitutto "manager", cioè professionisti capaci di creare ricchezza, d'integrarsi nella società in cui operano, di capire questo mondo sempre più complesso. Sono "decisori" che si fanno carico delle conseguenze delle loro scelte, capaci di valorizzare le diversità e di assumere la responsabilità sociale e societaria delle organizzazioni con una visione olistica del management.
A un programma di formazione per manager di questo tipo ha pensato Euromed Marseille, una business school francese, che ha constatato i limiti della sola creazione di valore presenti nel modello anglo-sassone dell'Harvard e della London Business School. Un sistema che prepara i futuri manager in maniera modellizzatrice, standardizzata e omogeneizzante e non tiene conto della necessità di migliorare le competenze direttive, usando la diversità come fonte d'innovazione e di rottura con l'economia bipolare del passato, per rispondere meglio ai bisogni delle aziende e della società.
Il concetto di socialmente responsabile non si limita alla connotazione ecologica, legata al concetto di sviluppo sostenibile, ma comprende una visione etica, di crescita globale della qualità della vita, di perfomance a lungo termine, d'investimento socialmente responsabile, d'equità, diversità e gestione della complessità.
La prognosi formulata da Euromed è meno radicale di quella superomista e mercatista che Gary Hamel ha espresso in "The future of management". E' un cambiamento riformista dell'interazione con un contesto in forte, incontrollabile cambiamento.
Fa di necessità virtù e propone quattro valori guida di una nuova visione del management:
- la diversità come forza creatrice, che esce dalle strettoie di un'interculturalità tesa a diluire le differenze tra le persone, per raggiungere gli obiettivi comuni all'organizzazione e agli operatori;
- l'innovazione, perchè la conoscenza e l'apprendimento manageriale non possono venire solo dalle tecniche e dai sistemi di gestione e i problemi vanno affrontati nella loro globalità, rinnovando l'approccio risolutivo attraverso una logica di imparare ad imparare;
- l'approccio sistemico e in rete, essenziali per la gestione della complessità, che richiedono di agire in modo collaborativo e di passare dalla ricerca delle cause alla rilevazione degli effetti diretti e collegati;
- lo sviluppo sostenibile e la responsabilità sociale, che vanno strettamente intrecciati in un orientamento a lungo delle responsabilità decisionali dei manager.
Sulla base di questi valori Euromed propone un percorso pedagogico integrato delle capacità da sviluppare attraverso il formare, informare, riflettere, agire, coinvolgersi.

Il programma formativo è inserito in una Rete di management socialmente responsabile a cui partecipano dodici imprese e ONG con lo scopo di riflettere sulle conseguenze dell'impegno sociale delle aziende.
La Rete ha finanziato tre cattedre: sull'investimento socialmente responsabile, sulle problematiche della diversità e sul consumo responsabile. Vuole essere un sistema aperto a tutte le organizzazioni che mirano a realizzare, sviluppare, rinforzare l'impegno della responsabilità sociale.

Il programma di formazione per manager socialmente responsabile dura in tutto 1.800 ore su due anni e costa € 20.000.
responsabilità sociale d'impresa, formazione manageriale, manager socialmente responsabile
Determinanti politiche e istituzionali delle ore lavorate
Le tasse, la regolamentazione del tempo lavorativo, le politiche del lavoro e dei consumi influenzano le ore di lavoro effettivo delle diverse categorie di occupati. L'economista del lavoro Orsetta Causa ne analizza l'impatto in uno studio econometrico, pubblicato con il titolo "Explaining differences in hours worked among OECD countries: an empirical analysis", OECD, Economics Department Working Papers n° 596, March 2008, Paris.
L'indagine ripercorre le principali risultanze prodotte negli ultimi cinque anni dagli studiosi che con metodi diversi hanno valutato l'elasticità degli orari effettuati dalla forza lavoro dei paesi OECD in rapporto alle retribuzioni, all'organizzazione del lavoro, alle attività produttive e all'imposizione fiscale e ne evidenzia i limiti esplicativi rispetto all'eterogenea composizione dei macro-aggregati considerati.
Giustifica così l'ipotesi dello studio di compiere un'analisi microeconomica dei lavoratori per rilevare gli effetti diversi che i fattori considerati hanno per gli uomini e per le donne, per i limiti di scolarità posseduti e per la regolamentazione del mercato dei prodotti di loro interesse.
Differenze d'impatto delle variabili analizzate
sugli orari di lavoro effettivo di uomini e donne
(Differenze % in + e - su USA)

Il passaggio dai dati aggregati a quelli così articolati permette di rilevare dagli studi già realizzati in otto paesi (USA, Regno Unito, Francia, Svezia, Giappone, Italia e Paesi Bassi) le differenze di comportamento degli uomini e delle donne al lavoro in relazione all'elasticità degli orari effettivi.
Un'imposizione fiscale elevata disincentiva il prolungamento delle ore lavorate presso le donne sposate o accompagnate. Gli uomini, in specie quelli a bassa qualificazione, sono invece più sensibili alla regolamentazione degli orari e alle politiche del mercato dei prodotti. Sono pressochè insensibili all'imposizione fiscale.
La legislazione protezionista e le politiche anticoncorrenza sul mercato dei prodotti spingono gli uomini a ridurre il tempo di lavoro e impattano sul loro tasso di attività.
La sindacalizzazione ha conseguenze opposte per gli uomini, che sono portati a ridurre il loro tempo di impegno e per le donne, che l'aumentano.
La spiegazione di questi comportamenti diversi sta nel fatto che in un mercato del lavoro fortemente regolamentato e sindacalizzato, i lavoratori più qualificati e meglio inseriti hanno maggiore forza negoziale per accorciare il tempo di attività, mentre quelli marginali e più deboli devono essere spinti alla riduzione degli orari di lavoro dalla minore convenienza dei compensi, tassati rispetto al tempo libero, da dedicare alle cure familiari o allo svago.
La regolamentazione del tempo lavorativo ha sugli uomini un effetto che varia anche in funzione del livello di istruzione. Lo studio rileva un maggiore livello di cittadinanza e di rispetto delle leggi nei lavoratori ad alta scolarità.
Sugli uomini hanno inoltre influenza altre politiche strutturali, quali il rigore delle norme e delle garanzie contrattuali dei rapporti d'impiego a tempo indeterminato e le regolamentazioni protezioniste del mercato dei prodotti. Portano a una riduzione degli orari di lavoro effettivo, che va oltre il livello di attività dei differenti paesi.
Nell'ambito dell'OECD rimangono numerose differenze, proprie delle singole realtà nazionali, ininfluenti per la durata del lavoro, probabilmente più legate alle abitudini e ai modelli locali.
orario di lavoro, donne lavoratrici, uomini lavoratori, politica del lavoro
Selezione e formazione per il progetto "Marte - 500"
A luglio dell'anno scorso l'ESA, l'Agenzia spaziale europea e l' IBMP, l'Istituto statale per i problemi biomedici della Federazione russa, hanno pubblicato l'annuncio per la ricerca di astronauti, partecipanti al progetto "Marte-500", un viaggio di esplorazione del pianeta rosso programmato congiuntamente da USA, Russia, Cina e dai paesi dell'ESA.
L'annuncio ha ricevuto più di 5.000 curricula di volontari, appartenenti a 28 paesi. Dalla selezione su carta sono risultati in possesso dei requisiti richiesti di età, condizioni fisiche, istruzione ed esperienza, 80 candidati, di cui dieci donne. Le persone individuate sulla base dei curricula, si sono dimezzate dopo un colloquio telefonico di approfondimento.
Questi 40 avranno un incontro faccia a faccia con i rappresentanti dell'ESA e saranno sottoposti a un controllo sull'efficienza fisica dai medici dell'IBMP. Colloquio di selezione e visita medica avverranno a metà maggio in Germania, a Colonia.
Dovranno portare a una rosa finale di 8-10 persone da cui saranno tratti i due volontari europei, che insieme ai quattro russi comporranno il team della missione. Gli altri europei saranno i supplenti dell'equipaggio spaziale, destinato ad andare su Marte.
I selezionati della prima squadra non partiranno subito. Parteciperanno a un addestramento, che comprende numerose simulazioni di volo. Tra queste è stata programmata una permanenza di 520 giorni complessivi, il tempo necessario per andare e tornare da Marte, in un abitacolo che riproduce quello della navicella spaziale. Altri 30 giorni saranno impiegati in un modulo come quello di atterraggio, che scenderà sulla superficie marziana. Abitacolo e modulo delle simulazioni avranno le stesse caratteristiche ambientali e strumentali di quelli reali, in progettazione.
Gli astronauti verranno preparati ad affrontare le condizioni di convivenza, di normalità e di emergenza possibili nelle fasi di decollo, navigazione, atterraggio, sbarco e lavoro su Marte.
astronauti, ESA, Marte
Invecchiamento degli europei esperti in scienze e tecnologie
Il 27% dei professionisti, occupati nei settori scientifici e tecnici dell'UE, ha tra 45 e 64 anni. Sono 34 milioni su una popolazione della stessa fascia d'età, costituita da 125 milioni di persone e il 40% di tutti gli esperti europei dai 25 ai 64 anni che svolgono le stesse attività.

Lo studio di Tomas Meri "Senior human resources in science and technology", Statistics in focus, 26/2008, Eurostat, Luxembourg, basato su dati definitivi del 2006, sottolinea che questo è un altro aspetto dell'invecchiamento della popolazione europea, che mette a rischio la conservazione e lo sviluppo delle conoscenze accumulate con fatica.
Dal punto di vista nazionale la Bulgaria è il paese che con il 46% ha la percentuale più alta di esperti anziani nell'UE. La Spagna con il 14% e l'Irlanda con il 17% sono quelli che ne hanno meno. L'Italia con il 38% è sotto la media europea, che è del 40%.
La presenza femminile nel settore professionale è mediamente del 46,7% per le ultra 45enni. L'Estonia con il 64,0% , la Lettonia con il 64,5% e la Lituania con il 63,6% sono i paesi che hanno le maggiori percentuali di donne e anziane. L'Italia ha il 44,6% delle senior e una proporzione di donne rispetto agli uomini del 49,1%. Malta è il paese con meno donne esperte in scienze e tecnologie, il 40,9% e meno anziane, il 37,5%, seguita dall'Austria con il 45,0% di donne e il 40,4% di senior.
L'anzianità fa propendere per una minore mobilità e questo aggrava le difficoltà di impiego, conservazione e sviluppo delle conoscenze, possedute dai professionisti del settore. Solo il 2,9% degli ultra 45enni europei è disposto a cambiare lavoro. I più orientati alla mobilità sono i danesi con il 7,9% e gli inglesi con il 5,9%. La percentuale degli italiani crolla all'1,9%, in terzultima posizione, davanti all'1,8% degli sloveni, all'1,7% dei greci e allo stesso valore degli ungheresi.
HRST, science & technology, UE , ageing
Wikipedia ha 10 milioni di voci
Wikipedia, l'enciclopedia scritta in collaborazione dalla più grande redazione spontanea del mondo, ha raggiunto i 10 milioni di voci, in più di 250 lingue.
Il contributo che ha fatto toccare questo nuovo record è opera volontaria dell'ungherese Pataki Marta del Politecnico di Budapest. Come tutti gli altri prodotti dalla comunità è stato scritto per iniziativa individuale, con autonomia redazionale ed è pubblicato senza nessun riferimento all'autore. La voce è dedicata all'orafo e pittore inglese Nicholas Hilliard, vissuto nel 1500.
Tra le lingue più usate su Wikipedia ci sono l'inglese, il tedesco, il francese, il polacco, il giapponese, l'italiano, l'olandese, il portoghese, lo spagnolo, lo svedese, il marathi, il tagalog e il cantonese.
Questa apprezzabile opera culturale è stata criticata per la facilità di accesso e di collaborazione, che ha provocato rilievi di imprecisione e risentimenti degli interessati, sentitisi calunniati perfino in qualche caso. A Wikipedia perciò è stato affiancato il progetto Citizendium, più accurato e frutto di esperti di valore, invitati a collaborare e sottoposti a controllo di qualità. Uno snaturamento della logica del Wiki e un avvicinamento alle normali grandi enciclopedie tradizionali, di cui quella "Britannica" è modello.
Zhang Xiaogang, "A big family", 1995, olio su tela.
Solidarietà e amicizia contro la precarietà del lavoro
Un film asciutto, essenziale, che affronta insieme le grandi questioni del precariato e dell'emigrazione, che possono essere risolte - è la tesi - solo con la solidarietà, l'amicizia e l'intraprendenza. Una parabola che racconta quanto è importante viaggiare e tentare l'avventura per cercare nuove prospettive di vita anche in mezzo alle esperienze più deludenti, se chi si trova a subirle ha chiaro quello che vuole ottenere e a che prezzo.
Il film di Carmine Amoroso "Cover boy. L'ultima rivoluzione" racconta la storia di Ioan, un giovane romeno appassionato di meccanica, convinto da un amico ad emigrare in Italia, a Roma, per trovare lavoro e sfuggire alla disoccupazione. L'amico vanta relazioni all'arrivo, possiede la somma necessaria per comprare il biglietto per il viaggio in treno, consiglia il comportamento e rinnova l'abbigliamento di Ioan perchè la polizia di frontiera li lasci andare all'estero per turismo.
Ma è proprio chi ha avuto l'idea dell'emigrazione a non superare il controllo. Ioan si trova solo con pochi soldi a dormire all'addiaccio nella stazione Termini e a doversi servire per le più elementari necessità dei servizi igienici di un'impresa di pulizia che lavora là. Conosce così Michele, un altro giovane che ha abbandonato gli studi e si mantiene con un contratto di lavoro temporaneo in quell'impresa.
Michele propone a Ioan di subaffittargli un posto letto nella camera che ha nei pressi della stazione. Comincia così una convivenza a due, che sembra stabilizzarsi quando il giovane emigrato trova un lavoro in nero da uno sfasciacarrozze. Questi apprezza le abilità di smontare e recuperare parti di motore delle automobili abbondonate e dalla loro vendita ricava di che pagare il giovane e guadagnarci.
La situazione peggiora quando la Guardia di Finanza fa un controllo e Ioan e un suo collega, lavoratore irregolare anche lui, sono costretti a scappare per sottrarsi a un rimpatrio obbligato e l'impresa di pulizia alle cui dipendenze era Michele non gli rinnova il contratto di lavoro.
I due si adattano a fare i lavamacchine in un car wash, tartassati dal padrone razzista, contro cui si ribellano. Michele crede di avere trovato un altro lavoro da pulitore e, frustrato perchè non l'ottiene, si deprime e inventa al compagno di essere stato assunto con un contratto a tempo indeterminato, mentre Ioan prova tutte le difficoltà e le discriminazioni del lavavetri ai semafori.
Una situazione, che sembra senza via d'uscita, finchè una fotografa di moda non vede in lui, per caso, il modello ideale da inserire in un poster pubblicitario. Un'esperienza deludente per l'uso cinico che la donna fa dei rapporti intimi con il giovane e della rivoluzione contro Ceausescu, in cui il padre di Ioan è morto.
Con i soldi guadagnati da fotomodello, Ioan compra una vecchia Mercedes e con Michele ritorna in Romania per aprire un ristorante in una località del delta del Danubio.
Il film è una lezione di ottimismo, sulle possibilità individuali di farcela a trovare una via per migliorare la propria condizione di vita. Con una struttura narrativa a domino mostra in quali abissi di discriminazioni e soprusi vengono a trovarsi, assimilati di fatto, gli emarginati dell'interinale e gli immigrati irregolari, prede dell'arricchimento facile di padroni senza scrupoli e di intellettuali convertiti al successo economico: un precariato generale dei paesi a economia avanzata ed emergente dalle cui catene bisogna liberarsi realizzando progetti di vita alternativa.
Una tesi discutibile e un film sovraccaricato di troppi fatti, dal lavoro instabile all'emigrazione, dall'omosessualità allo sfruttamento, dalle soperchierie delle padrone di casa e dei datori di lavoro alle cattiverie tra poveri, che rendono la rappresentazione complessiva meno organica e fluida di quella dei rapporti tra i due protagonisti.
precariato, emigrazione, occupazione, amicizia