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GENNAIO
4 temi, 35 post e 39 commenti
COMPETITIVITA' AZIENDALE: TENDENZE E INTERVENTI
Cina, Germania e Svizzera prime per competitività; Vantaggi retributivi dell'istruzione superiore; Gloria Friedmann; Discriminazione dei lavoratori anziani in Italia; Modelli, progetti e tendenze dell'e-learning; Evoluzione del televisore tra Internet e telefonino; Jean Dubuffet; Ridere per resistere.
RIFLETTERE SUI FONDAMENTI
Ricredersi davanti ai fatti; Storia dell'idea di solidarietà; Management del sempre meno e competitività; Kindle biblioteca portatile da 90.000 titoli; Wal Mart aumenta il vantaggio sui giganti della GDO;
CONQUISTE CHE POSSONO MIGLIORARE L'AZIENDA
Intesa per il CCNL dei metalmeccanici; Nuovi rischi per la salute e la sicurezza del lavoro; Diego Rivera; Social sensor technology; Storia d'amore al tempo della collera operaia; Sculacciate per il team building; Capire cosa abbaiano i cani; Spostamento tecnologico del business e della società; Osvaldo Reyes;
TIMORI DI RECESSIONE
Contiamo oggi 500.000 accessi al nostro blog; Supercapitalismo; "Manifesto" delle imprese per la governabilità; Hans Hartung; 5 milioni di disoccupati nel 2008 per la crisi finanziaria; Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi; Karel Appel; SDA Bocconi 48ª fra i primi 100 MBA mondiali; Criteri per valutare un e-learning MBA; Stress lavorativo e cardiopatia; Autobus in quota rosa a Città del Messico; Formazione per imam all'istituto cattolico di Parigi; Effetti dell'elettrostimolazione cerebrale sulla memoria;
POST PIU' COMMENTATI
Contiamo oggi 500.000 accessi al nostro blog
Ricredersi davanti ai fatti
Sculacciate per il team building
Spostamento tecnologico del business e della società
Effetti dell'elettrostimolazione cerebrale sulla memoria
L'impianto di elettrodi intracerebrali è una tecnica chirurgica utilizzata per stimolare particolari aree della corteccia e dei vasi del cervello e guarire chi è affetto da epilessia parziale farmaco resistente o contenere la neuro degenerazione del morbo di Parkinson o agire sull'obesità morbida.
Gli elettrodi sono impiantati nell'area cerebrale coinvolta nel controllo delle funzioni nobili, quali il linguaggio, la memoria, le emozioni.
"Annals of Neurology", la rivista online dell' American Neurological Association, ha pubblicato ieri un articolo di un gruppo di ricercatori delle divisioni di neurochirurgia, psicologia, neurologia e psichiatria del Toronto Western Hospital and Research Institute, diretto dal neurochirurgo Andres Lozano, intitolato "Memory enhancement induced by hypothalamic/fornix deep brain stimulation".
Riferisce che un uomo di 50 anni e di 190 chili, su cui si sperimentava la stimolazione intracerebrale di una regione precisa dell'ipotalamo per modificare il comportamento alimentare, ha avuto all'improvviso la percezione di una scena familiare vissuta trent'anni prima. "Ha ritrovato il ricordo nitido di un episodio in cui era in un giardino pubblico con degli amici. Ha riconosciuto la sua amichetta del tempo tra le persone presenti in ospedale".
La precisione con cui il paziente ha ricordato è aumentata progressivamente con il crescere delle stimolazioni elettriche.
All'origine di questo eccezionale recupero di memoria c'è, sostengono i ricercatori, la stimolazione elettrica cerebrale, che ha anche portato a un miglioramento generale delle capacità mnestiche e ad un aumento delle performance di apprendimento, misurate dai test.
Sono stati avviate nuove sperimentazioni su sei malati di Alzheimer, nella speranza di recuperare anche in questi le funzioni cerebrali alterate. Se i risultati saranno positivi la scoperta casuale di Toronto aprirà nuove vie delle neuroscienze sui meccanismi di elaborazione e di conservazione dell'apprendimento .
neuroscienze, apprendimento, memoria, deep brain stimulation
Formazione per imam all'istituto cattolico di Parigi
25 studenti hanno incominciato ieri un corso universitario di 400 ore in sei mesi per ottenere un diploma di formazione superiore dalla Faculté de sciences sociales et économiques - Institut catholique de Paris. Il percorso formativo è intitolato "Religione, laicità, interculturalità". E' frutto di un accordo con l'Institut musulman de la Mosquée de Paris per "favorire la comprensione del fatto religioso e politico in Francia".
Il programma comprende insegnamenti di cultura generale, diritto, storia delle religioni e delle culture.
La grande Moschea di Parigi vuole fare beneficiare i futuri imam di "una formazione armonica, complementare, facoltativa e puntuale, riconosciuta dall' Education nationale e aperta sulla società civile, al solo scopo di favorire la buona integrazione repubblicana".
L'imam è quello che guida la preghiera e pronuncia le preghiere. E' eletto dai fedeli musulmani. In Francia ce ne sono attualmente 1.200. Il 20% di essi sono francesi per nascita, gli altri provengono dal Maghreb e dall'Africa e sono stati naturalizzati. Sono diventati imam in centri di formazione religiosa musulmana, ma era avvertita l'esigenza di un'integrazione con la cultura francese.
Dopo avere ricevuto il rifiuto di più università le autorità pubbliche francesi si sono rivolte al "Catho", che si è dichiarato disposto a tenere il programma di studio richiesto.
L'età media degli studenti del nuovo corso è intorno ai 40 anni.
L'Union des organisation islamiques de France ha espresso qualche riserva all'idea che la preparazione dei suoi quadri avvenisse in un ambiente cattolico.
Al corso partecipano anche cinque persone, che non sono imam e sono interessate ad attrezzarsi culturalmente per conoscere l'Islam e difenderlo dagli attacchi gratuiti.
islam, imam, mosquée de Paris, formazione
"Manifesto" delle imprese per la governabilità
Confindustria, Lega delle Cooperative, Confcommercio, Confartigianato, CNA, Confesercenti, Casartigiani, Confagricoltura e Confcooperative hanno diffuso un "manifesto per la governabilità", nel quale dichiarano che "certamente nella situazione in cui ci troviamo è giusto dare la parola ai cittadini", ma che "una riforma della legge elettorale è un passaggio obbligato nell'interesse del Paese e nell'interesse di chi sarà chiamato a governarlo".
Le nove associazioni ritengono che "con l'attuale legge elettorale senza preferenze e con le liste preconfezionate, la scelta degli eletti sarebbe tutta nelle mani dei partiti. E anche grazie agli attuali regolamenti parlamentari, si riprodurrebbero alleanze pronte a frazionarsi il giorno dopo per gli interessi egoistici di tanti micropartiti dotati di poco consenso, ma di grandi e inattaccabili poteri di veto".
"Le associazioni d'impresa esprimono forte preoccupazione per il quadro economico internazionale in netto peggioramento. Con gli attuali prezzi di gas e petrolio e con un euro drammaticamente sopravvalutato rispetto al dollaro, l'Italia rischia un 2008 vicino alla crescita zero. Gli sforzi delle imprese, che continuano a diversificare i mercati, a innovare prodotti e processi, vengono minacciati anche dai danni all'immagine internazionale del Paese", prosegue il "manifesto".
"Le associazioni sono convinte che la necessità di scrivere poche regole del gioco non può essere un pretesto per perdere tempo, per allungare le liturgie della crisi o per riaprire un confronto in cui ogni giorno si ricominci da capo. Se questo è possibile lo si faccia senza perdere tempo, con un governo che in poche settimane porti a termine questo compito. Altrimenti dobbiamo sapere che il problema è solo rinviato perchè abbiamo bisogno di governabilità per cambiare e rendere più moderno il paese. Serve una stagione di grandi riforme".
"Il vero obiettivo che il Paese si deve dare è la crescita economica. La crescita è l'autentico bene comune, che consente di generare risorse per la ricerca, l'innovazione, le infrastrutture, il potere d'acquisto dei cittadini, la solidarietà verso i meno fortunati. Senza crescita c'è solo più conflitto e troppi problemi restano irrisolti".
"Il risanamento e la stabilizzazione della finanza pubblica restano comunque fondamentali, concludono le associazioni. Per questo l'obiettivo di ridurre in modo strutturale la pressione fiscale su imprese e cittadini si può conseguire solo con un forte impulso alla crescita con una drastica riduzione della spesa pubblica a cominciare dalle tante sacche improduttive".
confindustria, legacoop, confcommercio, CNA, riforma elettorale, crisi di governo.Hans Hartung, "T1963-R26", 1963, tecnica mista su tavola.
SDA Bocconi 48ª tra i primi 100 MBA mondiali
Ancora più giù la SDA Bocconi, l'unica business school italiana presente nell'edizione 2008 dell'annuale "The top 100 MBA programmes", redatta dal "Financial Times" valutando i migliori istituti di management education del mondo. La scuola milanese era 34ª nel 2006, è diventata 42ª nel 2007 e ora è classificata addirittura 48ª.
I criteri di valutazione di questa classifica, considerata uno dei riferimenti in materia, non sono cambiati negli ultimi tre anni. Tiene sempre conto del successo economico e di carriera degli ex alunni, dell'internazionalità e della presenza femminile degli allievi, dei dottorati e delle ricerche del corpo docenti.
Come è ricorrente, anche quest'anno gli USA fanno la parte del leone con 57 business school. Il Regno Unito ne piazza 15. Spagnoli, Indiani e Cinesi scalano la graduatoria. I primi classificano tre scuole all'8ª, all'11ª e alla 21ª posizione. I secondi occupano la 20ª posizione ed entrano per la prima volta tra i 100. I terzi hanno due presenze all'11ª (ex aequo) e alla 17ª posizione.
Al primo posto della classifica mondiale c'è per la terza volta consecutiva la Wharton business school della Pennsylvania University. Al secondo sale la London Business School, che era stata al quinto nel 2006 e nel 2007. Al terzo c'è la Columbia, che era stata seconda l'anno scorso e quarta nel 2006.
La classifica riconosce nella Wharton il migliore investimento di danaro e tempo, che possa fare un giovane sotto i 30 anni. Chi può spendere 71.948 dollari in tasse d'iscrizione, spese di vitto e alloggio, dopo la scuola può aumentare del 30% la sua retribuzione lavorativa, come dicono le rilevazioni.
Ciò spiega perchè ci sono quasi 6.700 partecipanti alla selezione per diventare allievi della Wharton.
business school, MBA, Management, SDA Bocconi.
Criteri per valutare un e-learning MBA
Per la prima volta l'Economist intelligence unit, che compila da anni la classifica dei migliori Master in business administration per il "Financial Times" e l' "Economist", ha valutato i programmi di formazione di questo livello, realizzati con sistemi di e-learning.
La differenziazione è giustificata dal fatto che gli MBA svolti a distanza si rivolgono ad allievi che continuano il lavoro fatto prima dell'iscrizione al programma in e-learning, imparano per la maggior parte in isolamento e alla fine del master non hanno avanzamenti di carriera e retributivi a breve. Sicchè non possono essere considerati secondo quegli stessi criteri con cui sono valutati i partecipanti agli MBA a tempo pieno e in presenza.
Per i programmi di apprendimento computerizzati sono state definite nuove dimensioni, indicatori e pesi percentuali per le loro componenti.
Le dimensioni identificate sono state tre: 1) il contenuto del programma; 2) la qualità della partecipazione e 3) gli elementi costitutivi dell'e-learning. Ogni dimensione ha pesato un terzo del master.
Per la prima dimensione sono stati usati come indicatori il tempo del corpo docenti messo a disposizione degli allievi, la percentuale di docenti in possesso di PhD, l'apprezzamento degli allievi per i docenti, i contenuti del programma e le materie facoltative.
Per la seconda dimensione sono stati usati come indicatori la percentuale degli allievi che hanno partecipato al programma completo di ogni materia, il numero degli allievi con esperienze di lavoro, la classifica per valori e per clima dei gruppi di apprendimento.
Per la terza dimensione sono stati usati come indicatori l'apprendimento degli allievi in correlazione al materiale didattico in e-learning, al legame sentito con la scuola e alla valutazione prospettica del valore economico delle conoscenze acquisite.
La rilevazione è stata fatta con questionari individuali agli allievi presenti e diplomati da poco.
I primi 10 MBA e-learning
| Business school |
Classifica tot.
|
Contenuti
|
Partecipazione
|
e-learning
|
| Florida (Warrington) |
1
|
3
|
3
|
1
|
| IE |
2
|
1
|
4
|
2
|
| Warwick |
3
|
2
|
6
|
5
|
| Curtin |
4
|
5
|
1
|
4
|
| Audencia (Nantes) |
5
|
7
|
2
|
3
|
| Henley |
6
|
8
|
7
|
6
|
| Thunderbird |
7
|
4
|
5
|
8
|
| Manchester |
8
|
6
|
9
|
9
|
| Open University |
9
|
9
|
10
|
7
|
| Bradford |
10
|
10
|
8
|
10
|
Supercapitalismo
Il capitalismo della metà del secolo scorso si è trasformato in capitalismo globale, che è evoluto nel supercapitalismo, caratterizzato da una fortissima competizione tra aziende, necessaria per attirare i consumatori e gli investitori. Il cambiamento è stato causato dalle nuove tecnologie, dall'apertura dei mercati globali e dalla deregolamentazione del comportamento d'impresa.
L'obiettivo primario del management è di soddisfare gli interessi degli azionisti. Le aziende non possono permettersi di perdere clienti e mettere in pericolo il rendimento atteso dagli investitori. Per difendere interessi sociali, confusi e non condivisi, rischierebbero d'essere assorbite da un concorrente o da un fondo di investimento . I governi devono definire gli obiettivi e i bisogni sociali e imporre alle imprese le regolamentazioni e gli obblighi da rispettare.
Questa è la tesi sostenuta da Robert Reich nel suo ultimo libro "Supercapitalism: the transformation of business, democracy and everyday life", Knopf, New York, 2007 . Apparso alla fine dell'anno scorso in America, è appena approdato in Germania e Francia e sta per essere tradotto anche da noi.
Reich è professore di politica pubblica alla University of California Berkeley ed è tra gli editorialisti più richiesti dai maggiori quotidiani americani. E' stato segretario di Stato al Lavoro con Clinton e ha scritto nel 1992 il bestseller "The Work of Nations", che auspicava una divisione della società capitalistica in creativi da una parte e tutti gli altri sottoposti a questa aristocrazia dall'altra.
Il supercapitalismo, descritto nel nuovo libro, è necessario per ampliare l'economia e sostenere una democrazia sempre meno efficiente.
Reich spiega con chiarezza come le crescenti differenze di reddito tra le persone, il peso del lavoro precario, l'accelerazione del riscaldamento climatico sono conseguenze del supercapitalismo, ma sostiene che le aziende non possono conservare i loro vantaggi competitivi che esercitando una fortissima influenza sulle decisioni politiche attraverso le attività di lobbying, più che triplicate nell'ultimo decennio nel mondo.
Il punto è che il capitalismo e la democrazia non procedono di pari passo e d'accordo. Da trent'anni il capitalismo si è rinforzato e la democrazia indebolita, risponde sempre meno ai bisogni dei cittadini. Il capitalismo è una precondizione della democrazia, continua Reich.
Il supercapitalismo diventa perciò la forma dominante dell'organizzazione sociale. Il legame tra le aziende e i loro paesi è rotto. La nazionalità conta sempre meno contro i sistemi progettuali, organizzativi e gestionali su scala mondiale, adottati in funzione dei costi e del successo nei mercati.
Gli strumenti tradizionalmente usati dalla democrazia per regolare i problemi sociali sono obsoleti e devono essere radicalmente rinnovati.
Reich offre così una serie di raccomandazioni perchè i cittadini possano tornare a partecipare pienamente al processo democratico e, proclamando la responsabilità dell'individuo e la fine del mito dell'azienda socialmente responsabile, ricorda le parole di J.F. Kennedy "Non domandatevi che cosa il vostro paese può fare per voi, ma che cosa potete fare voi per il vostro paese".
Una visione, sostiene, realista e distaccata per analizzare i cambiamenti economici e sociali che stiamo vivendo.
Il capitalismo ha la grande necessità di ritrovare la forza per fare grandi cose per la comunità e l'approccio mercatista di Reich incita a non disturbare il manovratore, a lasciarlo fare, i risultati ci saranno. Una tesi che lascia dubbiosi sulla base delle esperienze degli imprenditori italiani e del Vecchio Continente.
economia, business, management, politica
Autobus in quota rosa a Città del Messico
Il Distretto federale di Città del Messico è il centro politico, culturale ed economico del paese. Ha più di 18 milioni 700 mila abitanti e produce un quinto del PIL messicano. La Red de transporte de pasajeros ha gli autobus spesso affollati all'inverosimile e le donne, che li usano per spostarsi non di rado sono vittime di molestie sessuali.
Nel 2007 gli abusi sono cresciuti del 14% rispetto all'anno precedente, secondo i dati comunicati dalla Procuradoria de justicia. Il governo del Distretto federale, non essendo in condizione di risolvere questo problema grave, ha pensato di evitare almeno che continuasse a crescere.
In ottobre ha avviato una campagna di comunicazione sociale all'insegna dell'headline "Viaggiamo sicure" e con la RTP, azienda distrettuale, ha dato impulso al "Programa Atenea", che ha destinato degli autobus al trasporto esclusivo delle donne e dei figli minori di 16 anni.
Il 14 gennaio è stata avviata un'esperienza pilota, dotata di otto autobus per due percorsi regolari in centro e periferia dalle 9 alle 18, rinforzati da altri quattro nelle ore di maggiore affollamento, dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Gli orari di partenza e di passaggio sono stati comunicati e rigidamente rispettati. Quasi 10.000 tra donne e minori hanno usato con piena soddisfazione le due linee.
Il 21 il "Programa Atenea" è diventato definitivo. Il direttore della RTP, Ariadna Montiel Reyes ha annunciato pubblicamente che ci saranno autobus riservati alle donne in 15 delle 88 linee di trasporto urbano e nel 2008 faranno 15 milioni di viaggi. L'azienda assumerà anche 100 autiste per le nuove linee.
Gli autobus riservati sono segnalati con molta evidenza sui vetri anteriori e posteriori dai cartelli "Exclusivo damas" e ai due lati della carrozzeria con quelli del "Programa Atenea".
I cartelli hanno il fondo rosa per provocare un effetto "de rechazo en los caballeros", dice l'agenzia che ha curato la campagna di comunicazione.
Stress lavorativo e cardiopatia
Un gruppo di ricercatori dei dipartimenti di Epidemiologia e salute pubblica dell'University College e di Scienze cardiache e vascolari della St. George's University di Londra, diretto da Michael Marmot, ha pubblicato i risultati di uno studio, diretto a identificare i meccanismi fisiologici sottostanti ad un aumento del rischio cardio-vascolare per stress lavorativo, in "Work stress and coronary heart disease:what are the mechanisms?", European Heart Journal, 23 january 2008.
L'indagine è stata compiuta su un campione di 10.308 funzionari pubblici, donne e uomini tra i 35 e i 55 anni, in servizio a Londra, monitorati per 12 anni.
Ha voluto rispondere a queste tre domande: l'accumulazione di stress lavorativo è correlato con un aumento del tasso di cortisolo, noto come l' "ormone dello stress", e di altri fattori di rischio cardiaco? Questa correlazione è maggiore con il crescere dell'età dei lavoratori? Lo stress lavorativo influenza direttamente il cortisolo attraverso meccanismi neuroendocrini e/o indirettamente attraverso comportamenti rischiosi per il livello di cortisolo?
I ricercatori hanno accertato la correlazione tra l'esposizione cronica allo stress lavorativo e l'aumento del rischio di malattie coronariche. Hanno anche potuto osservare che la correlazione è maggiore nelle persone sotto i 50 anni e in quelle che fanno poca attività fisica, hanno un comportamento alimentare che include alcol e tabacco, presentano una sindrome metabolica, come l'obesità, che predispone alle cardiopatie e all'incremento del tasso di cortisolo.
Stabilita l'influenza di questi fattori intervenienti è stato chiaro che lo stress lavorativo può però essere da solo direttamente all'origine delle affezioni cardiache, attraverso il sistema neurovegetativo, che assicura il controllo delle funzioni respiratorie, digestive, cardio-vascolari ed endocrine. Ha un ruolo centrale nella risposta dei meccanismi neuroendocrini.
La ricerca ha mostrato anche che le persone che sopportano stress lavorativo cronico hanno più delle altre i tassi mattutini di cortisolo sopra la norma e l'apparato cardio-vascolare con ridotte capacità adattive.
5 milioni di disoccupati nel 2008 per la crisi finanziaria
Il rapporto "Global employment trends", diffuso ieri dall' International Labour Organization, prevede quest'anno un rialzo di 5 milioni del numero dei disoccupati nel mondo per effetto della crisi del mercato del credito, dovuto ai prestiti subprime e dell'incremento del prezzo del petrolio.
Nel 2007 l'economia mondiale è cresciuta del 5,2% e sono stati creati 45 milioni di nuovi posti di lavoro, con una leggera stabilizzazione dei disoccupati. Il 61,7% della popolazione della Terra, 3 miliardi di persone, era occupato e il 6%, 189 milioni 900 mila, era disoccupato, contro i 187 milioni del 2006.
L'ILO evidenzia che il settore dei servizi ha continuato ad espandersi l'anno scorso, superando l'agricoltura come principale fonte dell'occupazione mondiale. Il settore impiega il 42,7% di tutti i lavoratori del mondo, contro il 34,8% dell'agricoltura e il 22,4% dell'industria.
5 persone su 10 nel mondo hanno un'occupazione "vulnerabile", come la definiscono i redattori del rapporto ILO: lavorano per conto proprio o della propria famiglia, senza remunerazione continua e con il rischio elevato di trovarsi senza protezione.
487 milioni di lavoratori, il 16,4% del totale, non guadagnano a sufficienza per superare la soglia di povertà di un dollaro al giorno per persona e 1 miliardo 300 milioni di lavoratori, il 43,5%, vivono sotto il limite dei due dollari al giorno.
Nel 2008 il rallentamento della crescita nelle economie sviluppate sarà compensato a livello globale dalle nuove dell'Asia, il cui sviluppo resta forte e nel 2007 hanno contribuito al 21% dei nuovi posti di lavoro creati nel mondo. Nei paesi dell'America del Nord, dell'UE e del Giappone la crisi economica potrà creare 240 mila posti di lavoro in meno.
Il direttore dell'ILO, Juan Somavia, ha commentato il rapporto, dicendo che ancora una volta è chiaro che il progresso economico non si traduce automaticamente nella creazione di lavoro decente e indica che le politiche relative al mercato del lavoro devono essere al centro delle politiche microeconomiche, per garantire che la crescita dell'economia vada a beneficio di tutti.
Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi
Quello che ancora pochi anni fa era riservato agli usi strettamentte professionali è entrato in maniera illimitata nella sfera privata, la tecnologia che riguardava soprattutto le élite sociali ha conquistato tutta la società, compresi gli anziani. Gestire il conto corrente bancario, prenotare un viaggio, cercare e scaricare video e musica, informarsi, tutto si può fare con un clic. Internet dà capacità ineguagliabili di raggiungere il destinatario, di affinare e di personalizzare il messaggio, di misurarne subito l'efficacia.
Ma quelli che stanno subendo la maggiore pressione competitiva e saranno colpiti di più prossimamente saranno gli editori della carta stampata, della televisione, dei media tradizionali, destinati a perdere audience di fronte all'incalzare dei motori di ricerca, dei portali e dei siti partecipativi, che hanno dimensioni mondiali e sono dotati di grandi risorse finanziarie.
Chi scrive tutto ciò non possiede piattaforme informatiche, non produce applicativi, non è un Net-maniaco. Al contrario, è stata per molti anni direttore della pubblicità del quotidiano "Libération" ed è adesso alla testa della società di consulenza Aegis Media France. Marie Laure Sauty de Chalon spiega perchè i media tradizionali perderanno presto audience e influenza in "Médias, votre public n'est plus dans la salle", Nouveaux débats publics, Paris, 2007.
Sulla punta dei mouse blogger anonimi stanno per diventare leader d'opinione. Come reagiranno i media tradizionali quando perderanno le loro posizioni di rendita, legate all'equazione più lettori abituali = più pubblicità? Saranno in condizione di sedurre ogni giorno il loro pubblico per reggere al confronto con i cybercittadini, giovani e più anziani, che usano e abusano delle nuove tecnologie?
Il primo problema da risolvere sarà quello del gettito pubblicitario. Ogni lettore oggi vale 10 euro per lo spazio venduto. I ricavi della stampa mondiale, 265 miliardi di euro, prevengono per il 65% dalla pubblicità e la televisione, che ha un giro d'affari di 220 miliardi di dollari, trae il 70% dai messaggi commerciali. Andare su Internet, come i media tradizionali stanno già facendo, non basterà. L'internauta procaccia un decimo di quello che apporta il lettore o il telespettatore.
Bisognerà rimodellare il paesaggio, accelerare e sviluppare nella convergenza tecnologica la lenta marcia forzata dei media mainstream. Radio, televisione, telefonino e computer sono destinati a integrarsi e a competere, a richiedere una flessibilità comunicativa, secondo logiche di trasparenza delle fonti e delle forme dei messaggi giornalistici.
La Rete cambierà completamente i rapporti tra quelli che scrivono e i loro interlocutori e provocherà nuove architetture di comunicazione, di massa, in quanto frutto di combinazioni alternative di media e network sociali diffusi.
Senza nessun pessimismo Sauty de Chalon ritiene che la carta stampata e la televisione ce la faranno a cambiare se potranno contare sul miglioramento continuo dei loro prodotti redazionali e comunicheranno in modo congruente alle attese dei clienti.
Karel Appel, "Elephant", 1950, scultura in bronzo dipinto.
Contiamo oggi 500.000 accessi al nostro blog,
150.000 solo nell'ultimo anno, di altrettanti amici generalisti e specialisti di Risorse umane, che hanno letto i post e discusso con noi i temi, che abbiamo proposto di volta in volta, legati ai fatti accaduti nelle 40 settimane di pubblicazione.
In un sistema delle imprese che cambia sempre più rapidamente abbiamo dovuto fare delle scelte talvolta difficili per limitarci ai 382 post, di argomento tecnico per la maggior parte apparsi su iriospark nel 2007. Sono stati integrati, come è essenziale per il "giornalismo partecipato" di un blog, da 584 commenti di interlocutori che hanno voglia di contribuire a modernizzare la direzione delle Risorse umane, a farla uscire dalla gabbia degli adempimenti routinari e delle piccole negoziazioni.
I nostri discussant dicono che la produttività del lavoro deve aumentare con una valorizzazione continua del capitale umano presente nelle organizzazioni, con un impulso alla cittadinanza organizzativa di tutti, con il superamento degli steccati di genere, età, razza e appartenenza.
Costituiscono una community di professionisti dello stesso settore che vogliono individuare la strada del rinnovamento che serve alla competitività del nostro paese e i comportamenti necessari per la direzione delle Risorse umane.
Gli interlocutori che hanno contribuito con opinioni e suggerimenti al progetto, che ha trovato riferimento nel nostro blog
- sono in grandissima maggioranza (83%) laureati e non di rado in possesso anche di master (12%) e di dottorati (10%);
- hanno la più alta concentrazione di età (40%) tra i 35 e i 45 anni;
- operano per lo più (35%) come responsabili della funzione in azienda e nella pubblica amministrazione (5%) o sono selezionatori, formatori e sviluppatori in queste due organizzazioni (15%);
- prestano opera di consulenza per tutte le attività comprese nella gestione e nello sviluppo delle persone (20%);
- lavorano nell'università o nelle istituzioni educative di formazione superiore (8%);
- sono studenti o neolaureati in cerca di occupazione (17%).
Le donne costituiscono la maggioranza (54%) della community.
Iriospark è cresciuto grazie alla forza di questa collaborazione a distanza. A tutti va il merito e il grazie per i risultati ottenuti.
Storia d'amore al tempo della collera operaia
Per Carlo Marx l'operaio evasionista si sottraeva alla lotta di classe, che sarebbe stata coerente con la sua condizione di oppresso e s'impegnava nell'ascesa sociale attraverso la carriera lavorativa per inserirsi nella classe superiore.
Il capo famiglia Martano è uno di questi. Siciliano immigrato a Torino, operaio FIAT in pensione, è padre di tre figli, due dei quali lavorano nella stessa azienda di cui egli è stato dipendente. Uno è operaio alle Presse a Mirafiori e nel tempo libero dà una mano al padre nella sua officinetta. L'altra è impiegata, prima all'analisi dei risultati dei crash test e poi in un gruppo di progetto sull'informatica nella produzione. Sta per laurearsi in matematica ed è la compagna segreta di un ingegnere vedovo, capo del progetto in cui è inserita.
Al conflitto di lavoro, ai drammatici risvolti nei rapporti in azienda, in famiglia e negli altri affetti è dedicato "SignorinaEffe", il film di Wilma Labate, con Filippo Timi e Valeria Solarino, che viene proiettato nei cinema in questi giorni.
La famiglia del film è unita nelle tradizioni e nelle ambizioni. Il figlio operaio invita un collega di reparto a pranzo in casa per conoscere la sorella, maestra disoccupata, che dovrà fare la moglie. La figlia laureanda è "destinata a volare alto" per la sorella, "lavora ai piani alti" per il fratello, è "la bella della casa" per la nonna. Il capo famiglia usa i figli per legittimare il suo passato di lavoratore come modello di vita e trovare l'opportunità di riscatto sociale.
Il programma di vita dei Martano viene sconvolto nel settembre 1980 dall'annuncio della direzione FIAT di avere deciso il licenziamento di 15.000 dipendenti. Ha inizio lo sciopero di 37 giorni, che vedrà il blocco dei cancelli degli stabilimenti, i cortei interni, il crumiraggio organizzato e si concluderà con la marcia dei 40.000.
Durante quei giorni, Emma, la figlia in carriera, vivrà una storia d'amore con Sergio, in prima linea nella contrapposizione all'azienda e collega di reparto del fratello. Una storia che la coinvolgerà al punto di portarla sull'orlo della rinuncia alla carriera professionale, alla famiglia d'origine e al compagno ingegnere.
Con la sconfitta degli scioperanti e la messa in atto dei licenziamenti, compreso quello di Sergio, Emma riprenderà il suo posto nella rete dei rapporti precedenti. Per poco, sarà licenziata alla prima ristrutturazione che colpirà gli impiegati.
Labate ha realizzato un film didascalico, inserendo filmati d'epoca nella rappresentazione dei rapporti tra Emma, Sergio, la famiglia Martano e la FIAT. "SignorinaEffe" piega gli avvenimenti alla contrapposizione tra buoni e cattivi e ingigantisce i comportamenti di questi come causa della sconfitta di quelli, ignorando il clima di fabbrica, la forza delle violenze contrapposte, la situazione economica e sociale della FIAT e del paese allora.
Alle carenze non supplisce la disinvolta recitazione dei due protagonisti, che hanno un contorno di personaggi stereotipati, impersonati da attori che stanno in scena appena come chiede il copione, nè il dipanarsi della storia d'amore e di collera operaia, che oscilla tra l'implicito e il salto logico.
La regista dà ritmo serrato a molte sequenze, ma ne lascia altrettante frammentate e ridondanti, specie nei primi piani, abbondanti forse per le eventuali utilizzazioni televisive del produttore. Il film innesca la nostalgia degli spettatori e perciò prende anche se non convince.
Intesa per il CCNL dei metalmeccanici
Il contratto collettivo nazionale di lavoro dei metalmeccanici si applica a 1.600.000 lavoratori dipendenti di 60.000 aziende, in grandissima maggioranza con un numero di addetti inferiore a dieci. Sono aziende che operano nell'installazione, manutenzione e gestione di impianti e complessi meccanici, idraulici, termici, elettrici, telefonici, nell'hardware e software informatici, nella componentistica microelettronica, nella fornitura di servizi logistici e tecnologici alle imprese, nella cantieristica navale e bacini di carenaggio, nelle costruzioni ferroviarie, nella produzione di autoveicoli, aeromobili e veicoli spaziali: un'area variegata che dà lavoro al 40% del personale dell'industria, il 9% di tutti i lavoratori occupati.
Il contratto del settore è considerato dal dopoguerra quello guida, che apre la stagione dei rinnovi.
Ciò spiega perchè l'intesa di domenica tra Federmeccanica e i tre sindacati dei lavoratori sia stata raggiunta dopo nove mesi dalla presentazione della piattaforma e con un confronto aspro, che ha visto aggregazioni imprenditoriali per dimensioni e innovazione di tecnologie, prodotti e mercati e aggregazioni di lavoratori per qualificazione e forza sul mercato del lavoro, con spaccature nelle rappresentanze datoriali e in quelle sindacali.
Va reso merito al ministro del Lavoro Damiano di avere saputo mediare in una tale frammentazione delle parti sociali, al presidente della Confindustria Montezemolo di essere riuscito a tenere insieme il fronte industriale e ai tre segretari delle Confederazioni sindacali di non avere rotto l'unità d'azione, anche davanti alla possibilità di uno sciopero generale, già preannunciato.
L'intesa, che sarà presentata dai sindacati all'approvazione delle assemblee aziendali, tiene conto delle prospettive dell'economia italiana. Ci sono stime della Banca d'Italia e della BCE che prevedono un ulteriore rallentamento della crescita del PIL, si paventa il pericolo di una recessione americana, si vanno constatando cadute di competitività delle nostre aziende, c'è un governo debole e impopolare, che però può vantare risultati nel ripianamento dei conti pubblici e promette qualche defiscalizzazione del lavoro, dopo avere alleggerito della pressione fiscale proprio le imprese.
L'intesa ha dovuto fare la quadra per la parte di incremento retributivo tra le esigenze dei lavoratori, i peggio pagati delle economie avanzate d'Europa, gli andamenti della produttività industriale e la redistribuzione tradizionalmente squilibrata del reddito prodotto dalle imprese.
Ma nonostante i compromessi segna qualche punto sul piano della parità di trattamento impiegati-operai, della sicurezza e salute sul lavoro, della flessibilità e dell'allungamento della durata.
Apre la strada alla riforma del modello contrattuale, ombrello oggi troppo grande per i costi di tutti e troppo piccolo per tutti i tipi di aziende e le condizioni lavorative.
Se l'intesa sarà approvata, i contraenti dell'una e dell'altra parte avranno il tempo per confrontare le loro posizioni e per sancirle con quelle governative, fatte salve naturalmente le complicazioni di dopodomani nel governo e negli altri contratti di lavoro scaduti.
Nuovi rischi per la sicurezza e la salute del lavoro
L'intesa per il contratto dei metalmeccanici, raggiunta ieri tra Federmeccanica e Sindacati di categoria, introduce l'obbligo per le aziende di informare i dipendenti sulle questioni di salute e sicurezza del lavoro e avvia la costituzione di un osservatorio su ambiente e sicurezza. Due punti qualificanti per il rispetto delle nuove norme in materia di ambiente lavorativo annunciate dal governo e dei diritti di consultazione nelle imprese con almeno 50 dipendenti recepiti su indicazione della direttiva europea.
Le morti bianche e gli infortuni gravi, che segnano la tragedia quotidiana del lavorare nel nostro paese, si riferiscono purtroppo ai soli danni fisici di cui i lavoratori sono vittime. Sfuggono alla cronaca e spesso anche alla tutela degli enti di previdenza e assistenza le malattie psichiche "legate al modo in cui il lavoro è progettato, organizzato e gestito, nonchè al suo contesto economico e sociale".
L' European agency for safety and health at work ha pubblicato i risultati di un panel composto da 79 esperti dell'UE, degli USA e dell'International labour organization, intitolati "Expert forecast on emerging psychosocial risks related to occupational safety and health", European risks observatory report, 5, 2007.
Vi è commentato quanto gli esperti hanno indicato come provvedimenti necessari per "anticipare rischi nuovi ed emergenti".
Un rischio emergente per la salute e la sicurezza sul lavoro è "nuovo" perchè non esisteva prima ed è causato da nuovi processi, nuove tecnologie, nuovi tipi di luoghi di lavoro, o da trasformazioni sociali o organizzative; oppure è un problema di lunga durata considerato adesso un rischio grazie alle nuove conoscenze scientifiche o a un cambiamento della percezione pubblica. E' "in aumento" se il numero di pericoli che lo costituiscono è crescente o la probabilità di esposizione ai pericoli è in aumento; oppure gli effetti dei pericoli sulla salute dei lavoratori stanno peggiorando.
Mentre i mezzi di protezione fisica aumentano, cresce anche la fragilità psicologica per la precarietà dei contratti di lavoro, la maggiore vulnerabilità dinanzi alla globalizzazione, la debolezza dei lavoratori anziani in un mercato altamente competitivo, il sovraccarico per orari, ritmi e quantità dei compiti, il coinvolgimento emotivo nelle prestazioni, la scarsa possibilità di conciliare vita e lavoro.
Sono tutti fattori di alterazione dell'equilibrio psichico, all'origine di stress, che possono compromettere gravemente la salute mentale o essere all'origine di infortuni per mancanza di attenzione o scarsità della protezione individuale in un ambiente lavorativo a rischio.
I lavori del panel sono stati condotti con il metodo Delphi e altri studi di approfondimento specialistico sono stati fatti per esplorare in profondità i più probabili rischi emergenti, per valutare i risultati ottenuti con i programmi in materia di salute e sicurezza, per individuare le misure preventive possibili e per identificare necessità future di ricerca.
Diego Rivera, "Fraternidad", murale, 1928.
Capire che cosa abbaiano i cani
Come gli animali comunichino fra loro e con gli uomini, se possiedano un linguaggio e se lo impieghino per esprimere quello che pensano è un tema complesso, che richiede competenze multidisciplinari e ricerche approfondite.
Gli animali domestici e quelli ammaestrati sono in grado di ricevere istruzioni dall'uomo, non è altrettanto certo che accada viceversa per la comunicazione dell'animale e può essere discutibile l'interpretazione attribuita ad alcune sue reazioni elementari.
Se addirittura qualcuno annuncia di essere in grado di tradurre automaticamente l'abbaiare canino, di capire le espressioni e di cogliere le emozioni del fedele amico dell'uomo, dobbiamo avere la controprova di una simile asserzione.
Un gruppo di ricercatori dell' Università Eötvös Lorand di Budapest, diretto dall'etologo Csaba Molnàr, ha analizzato oltre 6.000 abbaiamenti di 14 cani pastori di razza Hungarian Mudi e ha identificato il 43% delle loro emissioni vocali, scoprendo ricorrenze e differenze di ognuno, quando ha visto una palla, ha scoperto un estraneo, ha chiesto di uscire a passeggio, ha voluto giocare o si è irritato. Le espressioni vocali sono state registrate e classificate con il supporto di una rete artificiale neurale, sviluppata da un gruppo di ricerca dell' Ecole polytechnique fédérale de Lausanne.
I due gruppi di ricerca ritengono di essere stati capaci di tradurre in linguaggio umano il 40% delle intenzioni e delle emozioni canine raccolte durante la loro indagine.
In un articolo apparso nell'ultimo numero di "Animal Cognition" i ricercatori hanno dichiarato che sono stati scoperti modi differenti di esprimersi di ogni cane e che ci sono probabilmente linguaggi diversi per ogni razza. I due gruppi proseguiranno la loro attività scientifica per scoprirli, classificarli e tradurli a portata di comprensione umana.
Spostamento tecnologico del business e della società
Una rete di giganti dell'information and communication technology sta dando impulso a un vasto universo digitale che va dai laboratori scientifici alle aziende e alle abitazioni. La tecnologizzazione del mondo è cresciuta in qualche decennio, ma preannuncia una nuova fase oscura in cui Internet potrà diventare un'entità spaventosa, che dominerà la nostra vita.
Nicholas G. Carr, ex direttore di "The Harvard Business Review", traccia un parallelo tra il passato dell'elettrificazione e l'andamento della computerizzazione. Gli utenti dell'ICT vanno incontro a un rischio analogo, di passare da un modello al servizio del cliente a uno di utilità per le aziende.
Secondo l'autore, solo alcune aziende traggono vantaggio da un ambiente computerizzato: sono quelle che costruiscono le piattaforme o sviluppano le applicazioni. Molte restano nel mezzo della transizione fra il vecchio modello al servizio del cliente e quello a favore del Web. Si realizza uno spostamento progressivo verso la computerizzazione, che può fare perdere le utilità del modello precedente.
Carr sviluppa questa tesi nel suo ultimo libro "The big switch. Rewiring the world, from Edison to Google", W.W.Norton&Co., New York, 2008. Considera il futuro del business, dell'economia, della società e della politica per rilevare tutto quello che l'ICT non fa e per raccomandare quello che va fatto e con quali strategie.
"The big switch" è diviso in due parti. Nella prima l'autore fa un'analisi storica per sostenere l'opinione che Internet stia seguendo lo stesso percorso di sviluppo dell'elettrificazione 100 anni fa. Nella seconda parte discute i problemi economici e sociali connessi con Internet a cominciare dalle piattaforme e dall' e-market per il commercio.
Nei primi due capitoli Carr narra con molti riferimenti bibliografici e documentali l'insediamento, lo sviluppo e l'accettazione del "potere elettrico".
Ricostruisce poi allo stesso modo nei tre capitoli successivi la storia recente della computerizzazione fino alla comparsa sulla scena di Bill Gates, all'emergere delle reti che faranno diventare giganti le imprese del settore e alla realizzazione dello sviluppo continuo della tecnologia per tutti gli usi.
Da un'iniziale capacità in eccesso di trattamento e stockaggio delle informazioni si sta arrivando ad una situazione di carenze rispetto a tutti gli impieghi prospettati dalle grandi aziende dell'ICT. Si ripete quello che è già successo con l'aumento continuo del bisogno di energia elettrica.
Nei nove capitoli della seconda parte Carr evidenzia come Internet modifichi sistematicamente il suo ambiente di riferimento. Rileva la debolezza e la vulnerabilità dei liberi flussi di informazione contro la strutturale integrità del Net, le conseguenze negative dell'Internet programmabile per i differenti business, le implicazioni sociali delle connessioni individuali. Sono fenomeni all'origine di un mondo multipolare e tribale, mentre si potrebbero migliorare i rapporti interpersonali con l'elevarsi dei livelli di istruzione e comunicazione.
Il libro si conclude con una fosca previsione sui rapporti uomo macchina e la potenza neurale di questa. Dobbiamo prepararci al peggio dice l'autore: ad un mondo computerizzato dovunque e comunque.
Carr vuole provocare alla rilfessione e alla discussione per cogliere il meglio di questo processo globale. Riesce nel suo intento, nonostante qualche discontinuità di riferimento ai fatti e i vincoli della tesi programmatica. E' un produttore di buone confezioni editoriali, che sa come attrarre i lettori. "The big switch" costituisce uno strumento per acquisire consapevolezza dei rischi connessi al "computer universale".
Sculacciate per il team building
Come mostra anche la pratica italiana non c'è manager, azienda o apparato di gestione che non tenda a realizzare il lavoro di squadra. I modelli di organizzazione e direzione per gruppi si sono moltiplicati negli ultimi 25 anni, giustificati a livello macro delle imprese rete e micro dei processi operativi dalla ricerca di flessibilità, produttività e competenza distintiva.
Lo sviluppo di questi modelli è stato accompagnato da un'esplosione di proposte formative per il team building di ispirazione psicologica o con pretese di apprendimento attraverso i più fantasiosi percorsi.
Se in Italia si è potuto spaziare dalla formazione musicale a quella clownesca, alle passeggiate sui carboni ardenti, a dispetto della cronica sovrabbondanza di laureati in psicologia e in scienze della formazione, è facile immaginare che cosa può essere successo negli USA, dove moltissime persone sono inclini a frequentare gli "strizzacervelli" di ogni specie.
Un episodio emblematico della deriva formativa, che in qualche caso ha già portato da noi esperti improvvisati a rispondere delle loro trovate in tribunale o in telvisione è riferito oggi dall'Associated Press.
Nel 2004 Alarm One, un'azienda di Anaheim in California, che produce apparati per la sicurezza domestica e impiega 300 persone, aveva realizzato un programma di formazione al team building. Il programma prevedeva la presenza dell'imprenditore in un esercizio predisposto dal formatore per rinforzare lo spirito di squadra.
Al seminario aveva partecipato anche Janet Orlando, una 53enne impiegata della filiale di Fresno, assunta da meno di un anno.
L'esercizio faceva gareggiare dei gruppi di venditori in una competizione. I componenti della squadra vincente acquisivano il diritto di sbeffeggiare quelli delle squadre perdenti, di lanciare contro di loro delle brioche, di nutrirli con alimenti per l'infanzia, di coprirli con dei pannolini, di dargli colpi sul sedere con cartellette delle aziende concorrenti.
L'imprenditore aveva perciò colpito la Orlando, che offesa aveva dato le dimissioni, aveva citato l'autore della pacca per molestie sessuali in presenza dei colleghi e aveva chiesto un risarcimento.
Nel 2006 la giuria popolare di un tribunale di Fresno le aveva riconosciuto 1.700.000 dollari per l'offesa subita.
Lunedì la corte d'appello ha annullato la sentenza perchè il comportamento dell'imprenditore al seminario di formazione non aveva carattere di discriminazione sessuale, perchè era stato tenuto ugualmente nei confronti di donne e di uomini e perchè tutti i partecipanti si erano mostrati consenzienti.
L'avvocato della Orlando ha annunciato che ricorrerà ai giudici di grado superiore.
E poi c'è qualcuno che dubita ancora degli effetti della formazione.
Social sensor technology
L' Human dynamics group del MIT Media Lab sta conducendo una serie di indagini scientifiche con laboratori universitari e aziendali di tutto il mondo nel settore delle tecnologie cognitive e della comunicazione. L'obiettivo è di sviluppare tecnologie che possano produrre organizzazioni più creative ed efficienti, di maggiore sostegno alle persone.
L'attenzione dei ricercatori dell'HDG, diretto da Alex (Sandy) Pentland, è rivolta ad approfondire le opportunità di utilizzo dei social sensor, rispondendo alla domanda prioritaria: "Come si possono combinare efficacemente i dati provenienti dalla conoscenza sociale, fisica, 'reale' con quelli dell'informazione 'virtuale' per migliorare l'efficienza organizzativa?".
I social sensor sono applicazioni tecnologiche che possono aiutare i manager a identificare, quantificare e misurare le variabili rilevanti per valutare una situazione e prendere una decisione. Derivano dall'osservazione e dall'interpretazione di numerosi, differenti fenomeni codificati in base ai segnali del loro emergere ed evolvere.
L'uso dei sensori aiuta a guardare dentro l'organizzazione, a capire come funziona, a migliorare la produttività, l'ambiente di lavoro, a orientarla agli obiettivi.
L'HDG ha già realizzato ricerche sperimentali su gruppi e persone di diverse aziende per
- costruire l' "organizzazione sensibile", fondata sulle interazioni alto-basso e viceversa lungo la catena gerarchica e sulla creazione di valore, ottimizzando l'allocazione delle risorse necessarie allo sviluppo della conoscenza, incrementando la densità dell'innovazione e combinando le competenze negli ambienti di lavoro;
- riconoscere nella dinamica del gruppo i ruoli giocati dai partecipanti alla riunione e rilevare l'influenza esercitata da ognuno sul risultato;
- analizzare i movimenti del corpo, i particolari delle posture, delle espressioni facciali e dei toni di voce, gli andamenti delle comunicazioni in funzione degli scopi di negoziare, ricercare il consenso o solo raccogliere informazioni.
I modelli realizzati non simulano naturalmente tutti i comportamenti possibili negli ambiti indicati, ma solo quelli finora catalogati e trasformati in reti per identificare molte interazioni umane.
I social sensor dell'HDG non hanno certo valore universale anche se possono costituire un ottimo supporto di avviamento all'individuazione dei fenomeni e dei comportamenti più semplici. Più efficaci sono quelli fatti su misura per l'utente o per lo specifico contesto d'uso. La produzione e gli sforzi rivolti alle ricerche non possono però che suscitare reazioni ammirate e scatenare l'applauso.

Osvaldo Reyes, "Mujeres inmigrantes", tecnica mista olio su tela, 1996.
Kindle biblioteca portatile da 90.000 titoli
Sul mercato editoriale è arrivato l'iPod dei libri, un prodotto elettronico che non offrirà più la scusa del prezzo a quelli che non hanno voglia di leggere. Da Natale si vende infatti solo negli USA, su Amazon un apparecchietto di 18 cm x 13, che pesa 300 grammi e costa 399 dollari (278 euro). E' stato chiamato Kindle e i suoi utenti potranno scaricare 90.000 titoli tra libri, periodici e blog da tutto il mondo.
L'apparecchietto non dà solo i vantaggi di una qualunque biblioteca. Consente una nuova dimensione della lettura con una illuminazione variabile dello schermo, offre la possibilità di adattare il corpo dei caratteri al gusto e alla vista del lettore, contiene dizionari, mappe e link.
Amazon intende trasformare le abitudini di ricerca, acquisto e fruizione dei libri in una biblioteca personale, che mette a disposizione del lettore la voce degli autori su archivio sonoro, fa vedere le immagini che si riferiscono al testo, fa collegare contenuti dello stesso soggetto o dello stesso autore e connette ad Internet per fare confronti e scambiare opinioni.
Su tutti i testi si possono fare sottolineature e annotazioni e avere quello che interessa su supporti differenti.
L'iniziativa di Amazon ha fatto tesoro delle esperienze insoddisfacenti dei libri elettronici, gli e-reader, messi in commercio da Palm e Sony. Garantisce che manterrà tutte le sue promesse e soddisferà tutte le attese degli acquirenti.
Il mercato americano testerà i risultati prima di un ampliamento delle vendite in tutto il mondo, a cominciare dall'Europa.
Il mito del suggeritore universale si sta dunque realizzando?
L'invenzione del libro su carta sembra insostituibile per il piacere materiale che dà il suo possesso, ma la comodità di Kindle è innegabile. Gli esperti del settore già assicurano che dopo una convivenza del supporto tradizionale e di quello elettronico la maggioranza dei lettori di nuova generazione opterà per il secondo.
Storia dell'idea di solidarietà
Il concetto di solidarietà appare a seguito della Rivoluzione francese nel codice civile del 1804. Descrive l'obbligazione che lega le persone fra loro e fissa una responsabilità di collaborazione e assistenza reciproca tra persone, legate da un rapporto di comunanza.
Passa nella politica dopo il 1830 per opera di circoli della sinistra repubblicana, come espressione della socialità cristiana tesa alla fraternità e si diffonde nella società sull'onda della mutualità operaia di metà '800, che contrappone il popolo alla borghesia.
Lo scopo della solidarietà è di riconoscere l'antagonismo e nello stesso tempo scoprire l'esistenza di interessi comuni alle due classi per ritrovare l'unità contro l'atomismo sociale, nato dalla scomparsa dei legami religiosi e tradizionali comunitari e dall'emergere di una società individualista, sempre più egoista, come eterogenesi dell'affermarsi dei principi dell' '89. C'è bisogno di coesione sociale e la solidarietà sembra in grado di assicurarla.
Alla nascita e agli sviluppi del concetto di solidarietà è dedicato il libro di Marie Claude Blais, professore di scienze dell'educazione nell'Université de Rouen, "La Solidarité. Histoire d'une ideé", Gallimard, Paris, 2007.
L'autrice rintraccia la forza dell'idea nelle ispirazioni del filosofo Henri de Saint- Simon, che riteneva la società un organismo integrato in cui c'è interdipendenza tra le componenti e di Léon Bourgeois, promotore della Lega delle Nazioni, che hanno trasformato la solidarietà in solidarietà sociale, dovere di ciascuno verso la collettività.
E' una laicizzazione dell'idea di carità, che riguarda lo Stato, garante dei diritti fondamentali dell'esistenza e dell'individualità.
Si estende in Europa e negli USA con la Carta europea dei diritti e con i principi di "equità" del filosofo John Rawls. Diventa Welfare in cui la solidarietà è "la versione massimalista di uno Stato minimalista".
Il sostegno ai più deboli respinge l'egoismo individualistico e si preoccupa della lotta di classe. "Non ci sono che individui, non c'è che la società", scrive Blais.
Da allora l'universalità dell'unità del genere umano si diffonde.
Nel trattato di Maastricht la solidarietà obbliga gli Stati membri dell'UE a sacrificare i loro interessi nazionali a vantaggio dell'interesse comunitario. L'ONU patrocina il contributo economico e l'assistenza ai paesi poveri. Davanti alle catastrofi si creano catene di solidarietà e la globalizzazione delle emergenze ambientali concretizza l'idea dell'interesse generale ad assistersi a vicenda.
Il libro di Blais è indispensabile per dare sostanza alle "obbligazioni naturali", che legano i più fortunati alle popolazioni e alle persone più bisognose.
Wal Mart aumenta il vantaggio sui giganti della GDO
Il vantaggio competitivo di Wal Mart, basato sulla formula "ogni giorno il prezzo più basso" con la migliore qualità del servizio, continua a mietere successo nonostante le gravi vertenze con i lavoratori per comportamento antisindacale, discriminazione salariale e intensificazione dei ritmi di attività.
Il rapporto "Global powers of retailing" 2008, preparato da Deloitte per "Stores" e presentato domenica all'apertura dell'annuale National retail federation big show in New York City, mostra che la più grande azienda del mondo nel 2007 ha aumentato il suo vantaggio in vendite e utili sui più vicini concorrenti Carrefour e Home Depot.
Wal Mart è sempre abbondantemente prima tra i 250 giganti mondiali della grande distribuzione e organizzata. Le sue vendite superano quelle delle quattro aziende, che la seguono nella classifica elaborata dai redattori del rapporto.
I primi 16 gruppi della GDO mondiale
|
Posizione
|
Azienda
|
Paese
|
Vendite
(milioni $) |
Utili
(milioni $) |
Crescita
% |
|
| 2007 | 2008 | |||||
| 1 | 1 | Wal Mart | USA |
344.992
|
11.284
|
11,1
|
| 2 | 2 | Carrefour | Francia |
97.861
|
2.850
|
2,3
|
| 3 | 3 | Home Depot | USA |
90.837
|
5.761
|
11,1
|
| 5 | 4 | Tesco | Regno Unito |
79.976
|
3.549
|
12,5
|
| 4 | 5 | Metro | Germania |
74.857
|
1.327
|
4,0
|
| 6 | 6 | Kroger | USA |
66.111
|
1.115
|
5,7
|
| 7 | 7 | Target | USA |
59.490
|
2.787
|
8,3
|
| 8 | 8 | Costco | USA |
58.963
|
1.103
|
11,6
|
| 9 | 9 | Sears | USA |
53.012
|
1.490
|
8,0
|
| 10 | 10 | Schwarz | Germania |
52.422
|
---
|
12,0
|
| 11 | 11 | Aldi | Germania |
50.010
|
---
|
4,4
|
| 14 | 12 | Walgreen | USA |
47.409
|
1.751
|
14,0
|
| 13 | 13 | Lowe's | USA |
46.927
|
3.105
|
16,2
|
| 12 | 14 | Rewe | Germania |
45.850
|
---
|
2,2
|
| 24 | 15 | Seven&I | Giappone |
45.692
|
1.142
|
---
|
| 15 | 16 | Auchan | Francia |
43.835
|
937
|
5,6
|
I dati indicano che
- il 37% delle aziende considerate e il 45,5% delle vendite sono degli USA;
- più della metà delle prime 15 aziende del grandissimo dettaglio è ugualmente americana;
- 6 aziende cinesi sono tra quelle cresciute più velocemente;
- i settori del commercio al dettaglio più globalizzati sono quelli dei prodotti elettronici, dell'arredamento e del giocattolo.
Tra le 250 aziende ce ne sono cinque italiane: Coop è 51ª con vendite per 13 miliardi e 702milioni di dollari e una crescita del 5,1%; Conad è 80° con 9 miliardi e 299 milioni e una crescita del 9,5%; Esselunga è 124ª con 5 miliardi e 694 milioni di vendite, utili per 226 milioni e una crescita dell'8,2%; Luxottica è 162ª con 4 miliardi e 138 milioni, utili per 533 milioni e una crescita del 9,3%; Pam è 226ª con vendite per 3 miliardi e 26 milioni e una crescita del 4,0%. Le vendite complessive della GDO italiana sono di poco superiori all'1% di quelle realizzata da Wal Mart.
Il rapporto prevede un 2008 difficile per la grande distribuzione alimentare in Europa, negli USA e nell'America Latina.
Guardando a tre anni i ricercatori stimano che, proseguendo le tendenze attuali, ci potranno essere degli sconvolgimenti nella classifica delle prime 10 aziende. Il più significativo potrebbe essere l'avanzata di Tesco al secondo posto, in sostituzione di Carrefour.
Management del sempre meno e competitività
"Penso che l'intelligenza collettiva e i potenziali individuali non siano sviluppati al meglio". "Ritengo che un fossato controproduttivo sia aperto tra gli strateghi messi nelle strutture a matrice e quelli che operano sul campo". "Credo che il sistema dominante di governo delle imprese non sia così creatore di valore come pretende". Sono le tre proposizioni di apertura che Anne Dousset mette nell'introduzione del suo libro "Management à contresens. Combien coûte la démotivation?", Eyrolles/Editions d'Organisation, Paris, 2007.
Dousset ha una lunga esperienza di direzione delle Risorse umane e scrive con il coinvolgimento di chi è stata per quindici anni alla testa della funzione in una grande azienda e continua a fare la consulente di sviluppo e gestione delle persone per imprese che vogliono differenziarsi valorizzando il loro capitale umano.
Tra quelli che lavorano in azienda chi non ha mai avuto l'impressione di essere sottoutilizzato? Chi non si è mai sentito demotivato, svalutato, chiuso entro i limiti angusti del suo lavoro? Per Dousset l'azienda, sempre più spinta a conseguire risultati a breve, sclerotizza l'iniziativa e genera un management in controsenso, della contraddizione tra forte riduzione dei livelli gerarchici e aumento delle distanze tra decisori e operatori, della gestione a sempre meno personale, costi, mezzi, che fa sentire i lavoratori utilizzati al peggio e disprezzati nelle loro competenze.
"Management à contresens" racconta nella prima parte tre storie paradigmatiche, che finiscono con l'assumere il valore di parabole educative. Sono le vicende di Antoine, il manager "ferito" nella sua appartenenza all'azienda, di Fred il controllore di gestione "disincantato" dal desiderio di cittadinanza organizzativa, di Nathalie la direttrice marketing "amareggiata" per l'assenza di qualsiasi reazione dall'alto alle sue proposte di miglioramento dei rapporti con il mercato e la produzione.
Le tre parabole servono per analizzare nella seconda parte il costo del disimpegno e la valorizzazione del capitale umano rispetto alla competitività aziendale e per quantificare l'impatto del management in controsenso sulla produttività dei lavoratori.
La terza parte infine contiene delle proposte per fare rinascere l'impegno delle persone facendo leva sull'identità culturale dell'azienda, fonte della fierezza dei contributi individuali, sulla fiducia in azienda, fonte del superare se stessi, sulla trasparenza, fonte dell'impegno personale.
Il modo di usare queste tre leve è ricco di esempi e di buone pratiche.
Forte di uno stile pacato e di un continuo appello ai fatti il libro di Anne Dousset evita qualsiasi tentazione di requisitoria, si aggancia all'analisi critica per valutare le diverse combinazioni possibili delle tre leve in politiche del personale efficaci ai fini del coinvolgimento delle persone e del rilancio delle diverse aziende.
Ricredersi davanti ai fatti
Edge.org il sito inglese curato da John Brockman ha rivolto la rituale domanda d'inizio anno. Quella che apre il dibattito del 2008 è formulata così: "Che cosa ha fatto cambiare il tuo modo di pensare e perchè?".
La domanda è condita da una premessa e da una spiegazione. La prima afferma: "Quando una riflessione cambia il tuo modo di pensare, questo è filosofia. Quando Dio cambia il tuo modo di pensare, questo è religione. Quando un fatto cambia il tuo modo di pensare, questo è scienza". La spiegazione è: "La scienza è basata sull'evidenza. Che cosa succede quando il dato cambia? Come i risultati della ricerca scientifica hanno cambiato la tua mente?".
Il forum è stato aperto il 4 gennaio e sono intervenuti finora 165 uomini di cultura, studiosi delle più diverse discipline, che hanno dichiarato pubblicamente che cosa li ha fatti ricredere e perchè sulle convinzioni precedenti.
Il neurologo e primatologo Robert Sapolsky ricorda le scoperte della nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto e della leadership tra i babuini basata sull'intelligenza sociale e sul controllo degli impulsi.
L'antropologa Helen Fisher parla dei risultati dei suoi studi sul divorzio in 58 società differenti e della monogamia come evoluzione culturale degli umani, correlabile al tempo necessario per la riproduzione e l'accudimento dei figli.
L'archeologo Timothy Taylor ritiene inadeguato il relativismo culturale per giustificare la violenza del potere imperiale, che spingeva gli Incas al sacrificio dei bambini.
La logica Helena Cronin ha cambiato idea sull'origine della discriminazione antifemminile e l'attribuisce alla omogeneità delle donne, maggiore di quella degli uomini.
Il naturalista Colin Tudge scrive che ha capito i limiti della scienza e trova molto pericoloso ignorarli.
Il divulgatore scientifico Tor Norretranders confessa di essersi sbagliato nel credere che il 98% degli atomi del corpo umano vengono sostituiti ogni anno e nel considerarlo come un software, che gira su un hardware statico regolato dalla mente.
Non mancano italiani tra i partecipanti al dibattito.
L'astrofisico Gino Segre parla dell'espansione dell'Universo, in accelerazione e della smentita della teoria sulla sua decelerazione.
Il neuroscienziato Marco Iacoboni ritiene che non serve sradicare il pensiero irrazionale e che anzi occorrono serie ricerche di approfondimento in materia.
L'accesso al forum, per parteciparvi o assistervi, è libero. Edge.org è legato alla fondazione omonima per la "terza cultura".
Secondo la definizione data nel 1991 da John Brockman e ripresa nel bestseller "The Third culture. Beyond the scientific revolution", Simon&Schuster, New York, 1995, la terza cultura consiste dei lavori prodotti e pubblicati dagli scienziati e dagli altri pensatori. Supera la tradizionale contrapposizione tra cultura scientifica e cultura letteraria, in vigore negli anni '30, oggetto delle prime critiche nell'ormai classica opera di Charles P. Snow "The two cultures. Literature and science", Cambridge University Press, Cambridge, 1963.
Gloria Friedmann, "Karaoko", 2000,
artefatto con plastica trasparente, animale impagliato e lacca acrilica.
Vantaggi retributivi dell'istruzione superiore
Uno studio dei vantaggi retributivi avuti nel periodo 1990-2001 dai lavoratori di 21 paesi dell'OECD in possesso di titoli di studio del più alto livello scolastico è stato realizzato da Hubert Strauss e Christine de la Maisonneuve, due economisti dell'Organizzazione. I risultati sono stati pubblicati con il titolo "The wage premium on tertiary education: new estimates for 21 OECD countries", Eco/WKP, 589, december 2007. Condotto con metodo econometrico lo studio si basa sui dati raccolti da sei diversi panel sui redditi familiari dei differenti paesi.
I dati sono stati armonizzati per il confronto e la valutazione e le stime internazionali sono state basate su analisi specifiche, incrociando le variabili di istruzione ed esperienza con quelle di genere, ruolo lavorativo, dimensione aziendale e mercato del lavoro.
Ne è risultato un premio salariale lordo per ora lavorata, dovuto all'istruzione superiore, che nel 2001 è stato mediamente del 55% in più per i lavoratori in possesso di questo livello d'istruzione rispetto agli altri: pressappoco un 11% per anno di studio.
Tale vantaggio retributivo è variato poco nel corso del tempo ma in modo significativo nei differenti paesi. Ha oscillato tra il 27% della Spagna per gli uomini e il 90% complessivo dell'Ungheria e degli USA.
Per anno il differenziale per l'istruzione superiore è andato dal 5,5%, per i soli uomini in Grecia e Spagna e per tutti i lavoratori in Austria e in Italia, al 17% per tutti in Ungheria e negli USA e per le sole donne in Irlanda e in Portogallo.
Premio salariale per livello di scolarità (*2001)

* Eccetto Ungheria (1997); Polonia e Svizzera (2000).
Il vantaggio retributivo è risultato collegato anche a queste variabili: lavorare nelle grandi imprese compensa mediamente il 10% in più che nelle piccole, l'impiegabilità e la qualificazione individuale sono riconosciute con un ulteriore 12% dato ai superqualificati, l'essere uomini vale per i lavoratori una maggiorazione del 3% rispetto alle lavoratrici.
Evoluzione del televisore tra Internet e il telefonino
Quanti sono ancora i telespettatori passivi e quanti quelli che, come canta il rocker californiano Jello Biafra, diventano media con il download, il podcasting, la diffusione dei video, lo scambio in P2P? A questi, ai sempre connessi e agli utilizzatori di più media, in crescita esponenziale secondo le rilevazioni, sembra rivolgersi l'ultima evoluzione dell'industria televisiva.
Al Consumer electronic show, che si è aperto ieri a Las Vegas, i fabbricanti di televisori offrono la possibilità di connessione nei numerosi, crescenti servizi di Internet e stanno per proporre la televisione su telefonino.
Le offerte segnano un salto di qualità nel proliferare di prodotti elettronici, giornalmente immessi sul mercato per soddisfare la bulimia di gadget dei consumatori compulsivi.
Ecco quindi LG Electronics che in partnership con Netflix presenta un dispositivo per scaricare film e altri programmi direttamente sul televisore e senza bisogno di pc. Sharp offre un adattatore che con la tecnologia Aquos Net fa connettere un televisore LCD a Internet, dà accesso a una gamma di contenuti informativi e spettacolari, diagnostica a distanza lo stato delle attrezzature di comunicazione.
LG Electronics integra, con la tecnologia Mobile pedestrian handheld, telefonino, pc, lettore multimediale, navigatore GPS e fa ricevere la televisione digitale sul piccolo schermo. Anche Samsung offre la possibilità di ricevere le trasmissioni televisive in flusso RSS con differenti media.
Nei nuovi sistemi e media di connessione non mancano le possibilità di ascoltare la radio, vedere la televisione ad alta definizione, avere la possibilità di lettura di HD DVD.
La nuova convergenza fa immaginare un aumento del 6% delle vendite di prodotti elettronici nel 2008.
Mentre i produttori si fregano le mani soddisfatti, i lettori di giornali diminuiscono nei paesi avanzati e si sviluppa il Net-attivismo, la produzione di nuove soggettività bisognose di esprimersi e di integrarsi in più tribù nomadi. Un attivismo fortemente supportato dalla tecnologia, che non incontra istituzioni o entità comunitarie altrettanto forti e dinamiche.
Jean Dubuffet, "Tour au figures", epossidico e poliuretano, 1988.
Modelli, progetti e tendenze dell'e-learning
La formazione a distanza e l'e-learning hanno trovato nell'istruzione superiore un terreno di sviluppo più congeniale di quelli della formazione professionale, alle abilità di relazione e al management. Anzi la trasmissione di conoscenze disciplinari, codificate ha provocato, attraverso i media della comunicazione didattica sincronica, una trasformazione del ruolo del docente e una interazione del discente, un'integrazione attiva sull'apprendimento mai realizzata in precedenza.
Ana Landeta dell' Universidad a distancia de Madrid e componente della commissione tecnologica dell' Asociacion nacional de centros de e-learning y distancia ha curato la pubblicazione di "Buenas practicas de e -learning", ANCED, Madrid, 2007, un libro che analizza la situazione di questa tecnica di apprendimento attraverso i contributi teorici e i resoconti di esperienze, scritti da 80 autori, in rappresentanza di 50 istituzioni educative di 11 paesi d'Europa e America.
Il lavoro della curatrice ha avuto per obiettivo di costituire "il primo manuale rigoroso ed esauriente delle buone pratiche di e-learning", realizzato a livello europeo, che "serva come guida di riferimento per i professionisti del settore".
La raccolta si sviluppa lungo le quattro linee di realizzazione dell'e-learning: l'educazione informatica, i campus digitali, la strumentazione elettronica, la formazione dei docenti e la realizzazione di azioni trasversali. Presenta così le tendenze, i modelli e i progetti di 23 università, 12 centri di formazione, 12 fondazioni, associazioni e centri studio, 3 società di consulenza, dalla Moscow University of Industry and Finance al New York City College of Technology, dall'Open Universiteit Nederland all' University of Limerick, dalla Universität zu Lubeck alla Mondragon Unibertsitatea, dall'Europace al Menon Network all' Institucion Universitaria CEIPA e all' European Foundation for Quality in e-learning .
Vengono analizzati i punti più critici di una efficace attività d'apprendimento sostenuto da computer:
- la resistenza al cambiamento di professori e studenti,
- l'integrazione tra docenti e tecnologi,
- la trasposizione online delle conoscenze,
- i percorsi didattici e lo sviluppo dell'apprendimento,
- le tattiche di personalizzazione,
- la valorizzazione delle potenzialità delle persone e delle tecnologie nei programmi,
- l'impiego dei tutor telematici,
- la disponibilità dei servizi educativi online.
"Buenas practicas de e-learning" è utile per quello che dice e per i confronti che suscita con le cattive pratiche, scaricate sulle difficoltà di apprendimento degli allievi.
Discriminazione dei lavoratori anziani in Italia
Le conseguenze dell'invecchiamento della popolazione sono più pronunciate in Italia che in altri paesi europei. Perciò l'Italia è tra i paesi OECD quello che ha il secondo più elevato limite d'età pensionabile dopo la Svezia e la legislazione italiana ha trasposto nella sua normativa, con il D.lgs 9 luglio 2003 n.216, la Direttiva CE 27 novembre 2000 n.78 sulla parità di trattamento nel lavoro e nell'occupazione, che include l'età tra i fattori di discriminazione specificamente proibiti.
Agli effetti dell'applicazione di questa normativa è rivolto lo studio di Olga Rymkevitch di ADAPT e di Claudia Villosio del Laboratorio Revelli, apparso con il titolo "Age discrimination in Italy", Working Paper n° 67, Labor, Torino, novembre 2007.
Le due autrici ricordano che in Italia il tasso di occupazione dei 55-64enni è stato del 31,4% nel 2005, di oltre dieci punti percentuali inferiore al 42,5% della media UE. Per di più l'occupazione delle donne in questo arco di età è stato del 20,8%, il più basso dell'Unione. La discriminazione è fatta in maniera esplicita, escludendo i lavoratori anziani dalla formazione e dai limiti di età negli annunci di reclutamento o in maniera più sottile, inserendoli tra gli esuberi e accorciando i limiti d'età del pensionamento.
Il basso livello di occupazione dei lavoratori anziani viene giustificato con il loro tasso d'istruzione, inferiore a quello delle coorti più giovani e con il pensionamento anticipato delle donne.
A riprova vengono presentati i dati sull'attività e le carriere dei più scolarizzati in confronto a quelli dei lavoratori, che hanno fatto soltanto le scuole elementari e fanno lavori manuali. Vengono ricordate le forme di incentivazione al pensionamento anticipato delle donne, date dal sistema di sicurezza sociale e dalle spinte delle aziende per avere lavoratori più giovani a minore costo e lasciare alle donne il lavoro familiare, con le mani libere per le grandi ristrutturazioni.
Le statistiche dimostrano però che il turnover più elevato di lavoratori anziani si è verificato nelle piccole aziende sotto i dieci dipendenti e che c'è una larga parte dei lavoratori esclusi dal mercato del lavoro regolare, che hanno periodi di transizione al pensionamento attraverso il lavoro irregolare con conseguenze negative sui guadagni lavorativi e le pensioni.
La realtà è che proprio gli ultra 50enni sono i lavoratori che più degli altri pagano il prezzo delle crisi economiche e dei tagli di occupazione.
I motivi di discriminazione non sono correlabili alla legislazione, ma a motivi culturali, storici e sociologici legati ai cambiamenti delle organizzazioni aziendali, alla ricerca continua di rapide ed efficienti soluzioni innovative, riversate sul mercato del lavoro aumentando la competitività tra le persone in cerca di occupazione.
I giovani non ne godono che in minima parte.
Per eliminare la discriminazione è innanzi tutto necessario che i datori di lavoro siano forzati a cambiare il loro atteggiamento nei confronti dei lavoratori anziani e che siano rimosse le barriere culturali e i pregiudizi esistenti sul mercato del lavoro italiano.
L'attuazione di politiche antidiscriminatorie e il dialogo con le parti sociali potrebbero completare l'attività di riequilibrio del trattamento tra i differenti gruppi d'età.
Ridere per resistere
"Ridere è una boccata d'ossigeno che fa reggere il colpo, una pasticca di cianuro all'incontrario: che si prende all'ultimo momento per sopravvivere". Scrive così Jean-Michel Ribes, direttore del parigino Théatre du Rond Point, che ha avuto l'idea di dedicare la stagione 2007-2008 al ridere per resistere alla tirannia della seriosità.
Sono stati messi in scena testi di Diogene, Rabelais, Chaplin, Dario Fo, Copi, Offenbach e l'Université du Rond Point ha chiamato a collaborare su questo tema 40 conferenzieri tra scrittori, filosofi, politici, pittori e scultori, uomini di teatro. I testi sono diventati il libro, curato da Ribes, "Rire de résistence, de Diogène à Charlie Hebdo", Beaux-Arts éditions, Paris, 2007, un dizionario di citazioni e di riflessioni, che è un invito a non prendersi troppo sul serio.
Sono presentati in ordine alfabetico da "Ah, ah, ah, bien sûr" a "Zutiste" aforismi fulminanti, detti memorabili, definizioni efficaci e scritti sapienti.
Lo storico Michel Corvin ricostruisce origine e sviluppo della commedia satirica da Aristofane a Paul Valéry, l'economista Jacques Attali fornisce ricettine per ridere di tutto, lo scrittore Erik Orsenna fa l'elogio del negro nella letteratura, il consulente in strategia delle Risorse umane Pierre Hurstel descrive il ridere in azienda, il filosofo Roger-Pol Droit ringrazia Stalin per aver dato prova a contrario dell'importanza del ridere.
E l'affermazione di Stalin "Un paese felice non ha bisogno di humour" campeggia in epigrafe sulla copertina del libro e ad essa si aggiungono poi nel testo i ricordi dell'ammonizione di Ignazio da Loyola "Non ridete, non dite niente che provochi il riso" e l'asserzione dei rivoluzionari del 1789 "Un repubblicano non ride".
Sono per fortuna tutti attacchi senza esito se l'umorista Alphonse Allais, alla fine dell' '800, scrive "Ridere è per l'uomo quello che per la birra è la pressione".
La raccolta di Jean-Michel Ribes esibisce uno scoppiettio di battute, che lasciano il segno. "Ci sono molte persone la cui facilità di parlare non viene che dall'incapacità di tacere", sostiene Cyrano de Bergerac. "I morti hanno la fortuna di non vedere la famiglia che una volta all'anno, al cimitero", dice Pierre Doris. "Non mi è piaciuto lo spettacolo ma devo dire che l'ho visto nelle peggiori condizioni: il sipario era alzato", argomenta Groucho Marx.
Ne risulta un libro tutto da gustare e da consultare, come un breviario del ridere, all'inizio e alla fine di ogni giornata.
Cina, Germania e Svizzera prime per competitività
Secondo i top manager europei le aziende cinesi sono leader mondiali di competitività. Vengono subito dopo in seconda posizione quelle della Germania e della Svizzera. L'Italia si piazza ultima tra i paesi considerati.
Lo afferma un sondaggio d'opinioni realizzato dalla società di consulenza manageriale Droege und Comp. per il quotidiano economico tedesco "Handelsblatt" e pubblicato mercoledì 2 con il titolo "Top manager schwärmen wieder für Standort Deutschland". L'indagine è stata condotta tra 1.200 capi azienda di Austria, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Svizzera e ha raccolto i loro giudizi sulla competitività delle aziende di dieci paesi, i sei europei indicati, più Cina, Giappone, India e USA. Il periodo di svolgimento è stato il dicembre scorso.
Per raccogliere le opinioni è stata utilizzata una scala graduata a cinque posizioni: da uno (ottimo) a cinque (pessimo).
Le risposte dei manager hanno considerato i principali fattori di vantaggio competitivo, quali approccio ai clienti e ai mercati, costi, prezzi e qualità dei prodotti, time to market e creazione di valore.
In conseguenza degli "ottimo" e dei "buono" ricevuti la Cina è risultata prima con 1,8 punti. Alla Germania e alla Svizzera ne sono stati attribuiti 2,3, all'Austria e al Regno Unito sono andati 2,5, agli USA 2,6, al Giappone e all'India 2,8, alla Francia 2,9. Fanalino di cosa è risultata l'Italia con 3,1 punti.
Il 59% degli alti dirigenti interpellati ritiene che la competitività delle aziende di oltre Reno abbia raggiunto un livello "buono" e "ottimo". Mentre al contrario solo il 17% lo pensa dell'Italia e il 23% della Francia.
Negli ultimi 28 anni la Cina ha avuto una crescita media annua del PIL del 9,7%. Sul versante delle aziende deve il suo punteggio al riconoscimento dato dai top manager europei alla forte innovazione dei prodotti e dei sistemi produttivi, alla progressiva riduzione della disoccupazione e all'impetuosa espansione sui mercati. La Germania ha visto riconosciuta la sua capacità di attrarre gli investimenti stranieri, i rapporti con le parti sociali e la politica salariale attuata da molti anni con le riforme avviate dall'allora cancelliere Gerard Schroder. Della Svizzera sono state apprezzate la R&D, la semplificazione normativa e burocratica sulle imprese, l'attrazione degli investimenti stranieri. Sono i fattori di competitività più carenti per le aziende di Francia e Italia.