Contatore

visitato *loading* volte

21/12/2007

Auguri di buon anno 2008

 

natale07

"Angelo", XII secolo, affresco, Abbazia di Monte Maria, Burgusio.

Postato da: orsola a 12:15 | link | commenti (1)

Iriospark 2007 - 382 post e 584 commenti

 

Dicembre  -  25 post e 44 commenti

ECONOMIA:12 - Redditività aziendale: dalla produzione alla finanza; FONDAMENTI: 5 - Volgarizzazione, involgarimento, volgarità; FORMAZIONE: 3 - Sprechi e affari della formazione finanziata; 14 - Sviluppo delle competenze; GESTIONE E SVILUPPO: 10 - Efficienza a costo della vita; 10 - Giulio Turcato; 11 - Tempo speso dai manager europei per le e-mail; 11 - Giudizi dei dipendenti sui capi; 19 - Toyota punta a produrre 10 milioni di auto nel 2008; 20 -Più produttività per Babbo Natale; OCCUPAZIONE: 10 - Un'italiana su sette può lavorare solo per la famiglia; POLITICA: 17 - Suggerimenti dell'OECD per conciliare lavoro e famiglia; RELAZIONI INDUSTRIALI: 3 - Conflitti di lavoro in 12 paesi; SOCIETA': 5 - Differenziazione dei social network; 6 - Scoperto con un videogame il gene dell'altruismo; 13 - Differenziazione dei social network / 2; 17 - Chimica dell'attrazione sessuale; 20 - Ma poi che cosa è un blog; TECNOLOGIA: 3 - In arrivo i giustizieri anti telefonino; 4 - Internet produce 50 milioni di tonnellate di CO2 all'anno; 4 - Hervé Télémaque; 6 - Guida di Greenpeace all'hi-tech responsabile; 18 - 2.300 miliardi di SMS nel 2008; 18 - Giorgio de Chirico; 19 - Chi non ha testa deve avere buoni guanti.

Post più commentati

- Differenziazione dei social network
- Differenziazione dei social network / 2
- Sprechi e affari nella formazione finanziata
- Ma poi che cosa è un blog
- Efficienza a costo della vita
Giudizio dei dipendenti sui capi

Postato da: orsola a 11:27 | link | commenti

20/12/2007

Più produttività per Babbo Natale

Per fortuna di Babbo Natale i bambini italiani ricevono i doni di fine anno in un arco di tempo superiore ai due mesi e non lo caricano che di un quinto delle attese nazionali. Da noi ci sono infatti i Siciliani che hanno i regali per la commemorazione dei morti, i Veneti e quelli della Lombardia orientale a cui pensa Santa Lucia, gli abitanti del Centro-Sud che li trovano per opera della Befana, mentre agli altri provvedono Babbo Natale e Gesù bambino.

Nei paesi nordici c'è Santa Claus. Ha lo stesso nome di San Nicola di Bari, ma è vestito come la pubblicità della Coca Cola e pare vada da Rovaniemi in Lapponia, dove abita, in tutto il mondo con la slitta trainata dalle renne.

La Sweco è una multinazionale svedese, di Stoccolma, che opera nei settori dell'ingegneria, delle tecnologie ambientali e dell'architettura, ha perciò due ragioni importanti per interessarsi ai viaggi di Santa Claus o Babbo Natale che dir si voglia.

Gli esperti aziendali di ottimizzazione dei percorsi per i trasporti hanno fatto un'analisi geografica e demografica, i cui risultati sono pubblicati con il titolo "Santa Claus should live in Kyrgyzstan". La conclusione è che il nostro munifico dispensatore di regali nella notte fra il 24 e il 25 dicembre si ferma 2 miliardi e mezzo di volte per il suo compito di riempire le scarpe, gli stivali e le ciabatte dei beneficati. Potrebbe migliorare la sua produttività se viaggiasse alla fantastica velocità di 5.800 km al secondo, andasse in senso contrario alla rotazione della terra, partisse da Est e dall'Asia per andare verso Ovest.

Se seguisse questo piano di viaggio Santa Claus potrebbe raddoppiare il tempo che ha a disposizione per la consegna dei doni e guadagnare 34 microsecondi a fermata.

L'ideale però sarebbe una base di partenza diversa da quella attuale. Dovrebbe essere situata a 40,40° di latitudine Nord e a 74,24° di longitudine Est. Il posto in cui Santa Claus potrebbe abitare si trova nel Kirghizistan. E' in una zona montuosa e priva di strade, meno fascinosa di quella attuale. Ma che importa, la sua produttività potrebbe raddoppiare.

Postato da: orsola a 17:49 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

Ma poi che cosa è un blog

Dieci anni fa l'americano Jorn Barger, esperto di computer e discusso editore di "Robot Wisdom", coniava il termine blog in un post della sua pubblicazione online, caratterizzata da testi brevi, commenti e link. Ieri la giornalista Astrid Girardeau ha segnalato la ricorrenza su "Libération". Ha ricordato che le definizioni di blog sono ancora vaghe e ha invitato dei noti blogger francesi a dire che cosa è per loro un blog.

Le risposte non si sono fatte attendere. Quindici persone hanno detto la loro opinione in un tempo di reazione, che è stato di 16 minuti per la prima e di circa 22 ore per l'ultima.

Tutti quelli che hanno risposto hanno sottolineato la libertà di espressione, il divertimento di scrivere, le possibilità di scambio e di partecipazione, consentite da questo strumento pubblico di comunicazione personale.

Per quanto rapido nella reazione e fatto su professionisti della scrittura il mini sondaggio di Girardeau è poco più di un gioco e non vuole essere rappresentativo del fenomeno blogosfera.

La Francia, come è noto, ha decine  di giornalisti della carta stampata che scrivono post e riempiono blog fino a costruire vere e proprie redazioni parallalele in colloquio con i  lettori. Affianco ai blog dei giornalisti è esploso il fenomeno di quelli aziendali, che attivano veri e propri nugoli di reazioni e di relazioni tra capi e dipendenti, tra fornitori e clienti e tra di loro. Basti ricordare i casi di "Libération", di "Le Monde" e di "Le Figaro" o le comunità di consumatori e operatori della  vendita dei supermercati Leclerc.

Resta naturalmente maggioritario il fenomeno dei diari personali in pubblico. Esprimono il bisogno di considerazione che molti tardo adolescenti tendono a soddisfare in questo modo e che riguarda il 70% dei 16-24enni, secondo Technorati.

Potrebbe completare un primo schizzo del panorama francese il fenomeno dei blog di cittadinanza attiva, quelli di impegno in modi nuovi di fare politica.

Proviamo adesso anche noi dall'Italia a partecipare al gioco intelligente promosso da Girardeau.

Alla parola blog il motore di ricerca Google trova in pochi secondi oltre 2 milioni di riferimenti. Il primo è quello di Wikipedia, che reca una tipologia dei blog, preceduta da un avvertimento scritto in agosto da PersOnLine, che rileva per essa la mancanza di fonti giustificative.

Il redattore della voce classifica 15 tipi di blog tra i più diffusi, ma si limita a darne la definizione di "diario personale per far conoscere i propri sentimenti e le proprie opinioni ai lettori" e a fare riferimento agli autori e allo stile espressivo. Forse è poco e impreciso quello che ha scritto, a nostro modo di vedere.

Un blog è una pubblicazione in Rete che attiva uno scambio di opinioni aperte su argomenti del più vario genere, raccontati in pubblico. I pezzi, i cosiddetti post, devono essere scritti in modo sintetico e prestarsi ad essere completati dai commenti delle persone interessate a quella specifica informazione data. Senza queste due caratteristiche è difficile che si possa realizzare un blog, che ha la sua essenza nel dialogo tra pari.

Questa proposta di definizione è giustificata dall'esistenza  di altri media di massa, che possono essere usati  per parlare in una sola direzione e dalla spettacolarità di cui molti di essi possono fruire. Mentre nel blog la ragion d'essere e il  motivo di attrazione sono dati dall'interagire aperto a chi vuole farlo.

La specificità del medium cambia la scrittura del redattore o della redazione che propone i post. Nasce un nuovo tipo di giornalismo partecipato in cui tutti, redattori e discussant, possiedono informazioni e pareri che vanno messi insieme per fare comunicazione.

Va ancora ricordato che i blog sono degli efficaci test di realtà. Rivelano che l'indicazione dell'auditel di turno  è diversa dalla quantità, la qualità e la frequenza delle interazioni provocate. Il mercato della blogosfera con i suoi milioni di leader e di follower della conversazione non fa sconti. Rifiuta i predicatori ore rotundo. Chi ha bisogno di esibirsi non ha che l'imbarazzo della scelta in tutte le centinaia di piccole televisioni locali o, se può, meglio in quelle nazionali, che hanno certo maggiore risonanza.

Postato da: orsola a 13:19 | link | commenti (6)
societa 295

19/12/2007

Toyota punta a produrre 10 milioni di auto nel 2008

Il settimanale giapponese "Nikkei" riferiva domenica che la Toyota ha previsto di aumentare di 500 mila unità nel 2008 il numero delle autovetture che secondo le ultime stime realizzerà quest'anno. L'incremento dovrebbe portare la produzione della casa nipponica a 9 milioni 900 mila veicoli. Un'espansione dovuta principalmente alla crescita delle vendite in Cina, Medio Oriente e altri paesi emergenti.

Il risultato del 2007 è un aumento del 4% sull'anno scorso. 9 milioni 400 mila autovetture prodotte segnano un distacco di 160 mila sulla concorrente General Motors, che avrà un incremento dell'1%. La differenza si allargherà ancora di più l'anno prossimo. Toyota si avvia a diventare quasi certamente il primo costruttore mondiale.

Giunge a proposito perciò il libro del giornalista e scrittore americano David Magee "How Toyota became #1. Leadership lessons from the world's greatest car company", Portfolio/Penguin Putnam, New York, 2007.

L'autore ricostruisce la folgorante ascesa e il sorpasso della casa automobilistica giapponese su quella americana, che per tre decenni sembrava irragiungibile, basandosi su interviste ai massimi dirigenti, sulle cronache giornalistiche e sui documenti d'archivio delle due aziende. Da un confronto speculare delle opinioni e dei fatti raccolti emergono le ispirazioni culturali, le scelte strategiche, le condotte tattiche e i risultati ottenuti dai gruppi di vertice. Una storia di uomini che la dice lunga sulla concezione della leadership e sulle pratiche di gestione differenti.

Come in un flash back il lettore potrà rivedere storie di improvvisazioni e tentativi individualistici di cercare nuove piste, andati a vantaggio di singoli manager americani o della concorrenza. A questi opposti ritroverà gli orientamenti coesi della focalizzazione sul lungo termine, del superamento di tendenze correnti, del fare qualità con responsabilità condivise, del gestire con l'impegno di ognuno.

Rispettando questi principi Toyota ha saputo competere con le grandi case costruttrici americane e colmare le carenze di insoddisfazione dei clienti.

Altro importante fattore di sviluppo aziendale, secondo Magee, è stato l'inserimento delle fabbriche nelle comunità locali fuori dal Giappone.

I due punti di forza della strategia vincente sono stati infine un'occupazione, arrivata a 300 mila dipendenti conoscendo le esigenze delle persone e mirando a coinvolgerle continuamente nella fissazione e realizzazione degli obiettivi aziendali e il lavoro di squadre, che hanno vissuto come una sfida il battere la concorrenza prima in patria e poi dovunque la si incontrasse nel mondo.

E' significativo di questo attaccamento, scrive l'autore, che solo due dirigenti abbiano lasciato la Toyota per incarichi di più alto livello e migliore retribuzione alla Chrysler e alla Ford. Tutti gli altri manager e la maggior parte dei dipendenti sono sempre stati convinti che la Toyota e loro avessero davanti ulteriori prospettive.

L'analisi di Magee è convincente, si basa su fatti, è scritta in modo attraente. Si fa leggere senza interruzione, come raramente capita ai saggi di argomento manageriale.

Postato da: orsola a 16:43 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Chi non ha testa deve avere buoni guanti

Il proverbio aggiornato nel titolo si riferisce ai guanti prodotti dalla giapponese Global Original Vivid, un'azienda che opera nel settore dei RFID, quelle etichette elettroniche che servono a identificare i prodotti per mezzo di radio frequenze.

I sistemi RFID hanno le applicazioni più diffuse nella distribuzione commerciale, nella logistica e nell'archiviazione. Servono come antifurti, negli studi di marketing, per la gestione delle scorte e dei documenti su supporto materiale. Global Original Vivid sta realizzando un progetto battezzato "Tagged world". Prevede che presto quasi tutte le merci saranno dotate di una RFID, che recherà informazioni caratteristiche su ognuna.

Una diffusione che dovrà essere rigidamente regolata dalla legge per evitare qualsiasi intrusione nella privacy di consumatori, dipendenti e cittadini.

I guanti prodotti dall'azienda giapponese, che ha così alte speranze di business, possono essere comprati innanzi tutto perchè servono a mettere in allerta i consumatori per evitare che commettano sciocchezze di acquisto presi dall'impulso. Collegandosi alle RFID degli articoli in vendita possono segnalare la filiera, dare elementi per valutare il rapporto qualità-prezzo, ricordare che il danaro che la persona sta per spendere ha già altre destinazioni. Le informazioni sono collegate naturalmente al programma attivato.

L'ingegnere Tomoya Tasaki, che ha presentato il prototipo venerdì a Tokio, ha fatto questi altri  esempi dell'utilità del guanto intelligente.

Una persona che lo indossi e che prenda il portafoglio, il telefonino e il portachiavi può segnalare con questa sequanza di atti che si prepara ad uscire di casa. Un computer raccoglie le informazioni trasmesse dal guanto e gli dice per mezzo di un altoparlante incorporato che la televisione è accesa, la finestra è chiusa male o il meteo  prevede pioggia.

Il guanto fa compiere varie operazioni di domotica, come aprire e chiudere le porte, regolare la climatizzazione, attivare e spegnere gli elettrodomestici.

Sembra indispensabile e molte aziende giapponesi si stanno già preparando a ricevere clienti così guantati e puntano sul vantaggio competitivo che potranno ricevere dalla tracciabilità dei loro prodotti.

Postato da: orsola a 11:43 | link | commenti (1)
tecnologia 115

18/12/2007

Giorgio de Chirico, "Visione metafisica di New York",
1920, tempera grassa verniciata su tela.

Postato da: orsola a 15:51 | link | commenti

2.300 miliardi di SMS nel 2008

Chi ricorda che SMS è l'acronimo di short message service?

Gartner Group ritiene che nel 2007 saranno stati scambiati 1.900 miliardi di messaggini nel mondo e l'anno venturo saranno 2.300 miliardi. Un traffico telefonico che ha prodotto un giro d'affari di 52 miliardi di dollari e sta per generarne altri 60,2 miliardi: messaggi piccoli e affari grandi.

Sono dati incredibili che possono essere letti in modi differenti.

Per il mondo del business la telefonia mobile continua  a rappresentare un mercato in crescita, anche nel nostro paese, che con 80 milioni di utenti è il quarto a livello mondiale.

Per la tecnologia il telefonino è diventato lo strumento della convergenza, di voce, testo, immagine, suono. Ha continuato ad avere sempre nuove funzioni e per le caratteristiche di flessibilità, portabilità e facilità d'accesso ha vinto la sfida con il computer.

I dati pubblicati da Gartner dicono che sono gli Asiatici i maggiori utenti di questo modo di comunicare. Nella zona dell'Asia-Pacifico e del Giappone quest'anno si raggiungeranno i 1.500 miliardi di SMS scambiati, il 78% del numero totale e nel 2018 si raggiungeranno i 1.700 miliardi, il 74% della quantità mondiale, con un numero crescente dei messaggi con le foto. Nell'America del Nord gli SMS nel 2007 sono stati 189 miliardi e saranno 301 miliardi nel 2008. L'Europa Occidentale ne avrà 202 miliardi nel 2007 e arriverà a 215 miliardi nel 2008.

La società di ricerche di mercato prevede una crescita sostenuta anche negli altri continenti e un incremento ulteriore delle utenze di telefonia mobile in tutto il mondo per le e-mail e la messaggeria istantanea.

Il basso costo degli SMS è l'ultimo, ma non il meno importante motivo della loro diffusione. La possibilità di costruire messaggi su  misura usando più formati espressivi dà libertà d'interazione e favorisce codici linguistici d'occasione.

La sintesi dei messaggi obbligata dal telefonino avvantaggia l'efficienza degli scambi, realizza la parità dei rapporti nella comunicazione e la rende compatibile con altre attività. Tre caratteristiche che sono fondamentali per il successo in tempi di intelligenza connettiva e di economia collaborativa.

Postato da: orsola a 15:10 | link | commenti (1)
tecnologia 115

17/12/2007

Suggerimenti dell'OECD per conciliare lavoro e famiglia

"Babies and bosses. Reconciling work and family life" è una sintesi delle ricerche realizzate dall'OECD, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in 13 paesi dal 2002 al 2005 e in altri 17 paesi dal 2005 al 2007. Le ricerche confrontano i differenti approcci del welfare nei 30 paesi e hanno particolare riferimento al tema della conciliazione tra lavoro femminile fuori casa e cura dei figli.

Per molti anni, esordisce il rapporto, si è ritenuto che aiutare le donne a restare in casa contribuisse indirettamente alla crescita economica. Questo tipo di politiche partiva dalla constatazione che 25 anni fa gli Stati in cui le percentuali di donne che lavoravano fuori casa erano elevate, come i paesi scandinavi, erano anche quelli a natalità più bassa.

I dati del 2005 hanno però rilevato che la situazione si è rovesciata. I paesi del Nord Europa sono diventati quelli che hanno il più alto tasso di attività femminile, ma anche quelli con la maggiore natalità.

L'Italia ha visto invece diminuire il suo livello di fertillità dal 1970 fino quasi a dimezzarsi. Ma la percentuale di occupate, con un valore del 45% nel 2005, è una delle più basse tra i paesi dell'OECD, nonostante il 70 % delle donne tra i 25 e i 34 anni abbia un'istruzione secondaria superiore e le retribuzioni femminili siano sotto la media dei paesi dell'Organizzazione: una situazione emblematica della scarsa correlazione tra presenza femminile sul mercato del lavoro e andamento della natalità.

Il rapporto di ricerca raccomanda che siano realizzate politiche di sostegno familiare che
- diano ai genitori incentivi economici per la cura dei figli nella prima infanzia, salvaguardando le possibilità di carriera della mamma in caso di interruzione del lavoro per maternità o accudimento;
- defiscalizzino le retribuzioni in caso di nascita dei figli per spingere i genitori a continuare il lavoro fuori casa;
- sostengano economicamente l'impegno dei genitori anche per i bambini che vanno a scuola e aiutino il miglioramento delle loro competenze lavorative;
- promuovano l'equità di genere nel lavoro e in famiglia e spingano il coinvolgimento anche dei nonni nello sviluppo e nell'educazione dei bambini;
- realizzino organizzazioni del lavoro con orari e ruoli che consentano la conciliazione tra lavoro e famiglia.

Postato da: orsola a 16:47 | link | commenti
politica 137

Chimica dell'attrazione sessuale

Non è la prima volta che gli affari amorosi di Nicolas Sarkozy, l'attuale presidente della Repubblica francese, vengono raccontati dai mass media. Nell'ultimo anno ammontano a quattro gli accoppiamenti e il tentato ricongiungimento con l'ex moglie divulgati dai giornalisti. 

Il settimanale "Point de vue", lo stesso che questo  sabato ha sorpreso il presidente con la sua nuova fiamma a Disneyland, aveva intervistato l'altro sabato la mamma di Sarkozy. Ella  aveva spiegato il fallimento del  tentativo del figlio con il carattere freddo e distante dell'ex nuora. Cuore di mamma.

Per evitare questioni del genere c'è a Boston-Providence un'azienda che aiuta a formare coppie ad alta compatibilità, che hanno una buona probabilità di stare bene insieme.

L'azienda si chiama ScientificMatch.com e come se non bastasse aggiunge al suo brand The science of love. Propone  un servizio di contatti con persone con cui fare coppia felicemente.

Il servizio si basa sulla chimica del corpo e sui valori di quelli che vogliono accompagnarsi.

Il fondatore è Eric Holzle, un ingegnere meccanico con tanto di master e di esperienze di ricercatore, che dal sito dell'azienda spiega che l'attrazione umana è prodotta dall'odore naturale del corpo. L'attrazione sessuale deriva da una fragranza corporale, che colpisce l'olfatto di una persona in modo più piacevole e impressivo di altre. Si prova maggiore attrazione per l'odore di una persona che ha delle varietà di geni differenti dalle proprie.

L'odore distintivo può essere identificato mediante l'analisi delle sei varietà di tre geni componenti del sistema immunologico, che in codice hanno le sigle HLA-A, HLA-B e HLA-DRBI. Questi geni hanno un alto grado di polimorfismo e i biologi ritengono che influenzino l'odore naturale del corpo.

ScientificMatch.com analizza il DNA delle persone intenzionate a fare coppia e cerca nel suo data base i riferimenti  dei sistemi immunologici di altre, che vi si incastrano perfettamente.

All'analisi chimica è aggiunto il profilo personale dei valori, che diagnostica gli orientamenti e i principi di comportamento individuali.

Il servizio di valutazione e contatti costa 1.995,95 dollari ( 1.380 euro) all'anno. I clienti devono inviare un campione  del DNA per le analisi genetiche.

ScientificMatch.com sostiene d'essere "l'unica agenzia di contatti personali che combina coppie con la vera chimica" e promette "usa il tuo DNA per conoscere persone con un odore naturale, che amerai, con cui avrai figli sani e una vita sessuale soddisfacente".  

Postato da: orsola a 12:43 | link | commenti (2)
societa 295

14/12/2007

Sviluppo delle competenze

Ci sono politiche del personale usa e getta, centrate sul reclutamento dei talenti e sugli head hunter, che fanno leva sulla sostituzione continua dei dipendenti e politiche di gestione e sviluppo, centrate sulla valorizzazione del capitale umano per mezzo della formazione, dei percorsi di carriera, dei riconoscimenti economici.

Il videogame "Final fantasy tactics: the war of the lions" può essere d'aiuto per il team building e lo sviluppo delle competenze in politiche  di gestione e sviluppo.

E' un gioco multiplayer per PSP, play station portable, sviluppato da Ivalice Alliance ed edito da Square Enix. Il titolo riprende quello del videogame per play station 1, pubblicato nel 1997. Sono state apportate molte migliorie ed è stato cambiato il porting. Nella nuova versione è uno strategico a turni, che può essere giocato nelle varianti sfida o competizione anche fra due soli giocatori.

Il gioco ha inizio alla morte del re di Ivalice. Il principe ereditario è troppo giovane e il consiglio della corona sceglie come reggente il duca Goltanna, mentre la regina vedova avrebbe voluto suo fratello il duca Lang. I nobili di dividono in due fazioni, quella del Leone Nero, che sostiene il reggente e quella del Leone Bianco, favorevole a Lang. Scoppia la guerra di successione e il protagonista Ramza Beoulve, cadetto di una famiglia nobile, vi è coinvolto dalla parte del Leone Bianco.

Egli potrà approfittare del conflitto per progredire da scudiero a cavaliere, risolvere i problemi della sua famiglia, quelli del regno e arrivare a quelli del mondo.

Per fare tutto ciò deve intrecciare alleanze, costruire un'armata, arruolare degli esperti e sviluppare le abilità dei soldati in forza.

Il gioco chiede di decidere come aumentare le competenze del protagonista, quali ruoli assegnare agli altri, che abilità sviluppare, come affrontare i nemici in battaglia, come attraversare i territori pericolosi.

Ogni personaggio dovrà migliorare le proprie competenze nella pratica conflittuale. Ogni azione ben condotta riceverà dei punti, che riconosceranno il miglioramento del livello di professionalità e di esperienza raggiunto. Ogni vittoria sarà ricompensata dall'acquisizione di danaro e oggetti utili per potenziare la forza d'urto dell'armata contro i nemici in battaglia, per eliminare i mostri che aggrediscono lungo la strada e per superare le asperità dei luoghi.

Nonostante qualche limite di animazione e di sonoro "Final fantasy tactics" è un gioco che dà la possibilità di sperimentare in modo realistico alternative di decisione organizzativa, gestione strategica e comportamento tattico in situazioni differenti e a più livelli di approfondimento.

Postato da: orsola a 12:20 | link | commenti
formazione 112

13/12/2007

Differenziazione dei social network / 2

Il post del 5 parlava dell'emergere in tutto il mondo dei social network esclusivi, a cui si partecipa dopo selezione o cooptazione, che obbligano a contribuire allo sviluppo delle community con attività e quote associative.

Sono veri e propri strumenti di socializzazione, fluidificata dalla tecnologia, ma attivata dall'interesse individuale a dialogare con altri e a perseguire scopi comuni.

Servono per dare vita e alimentare una community, che non è una audience, nè una somma di vittime della piattaforma tecnologica.

I commenti qui ridotti all'essenziale, che il post ha suscitato, coincidono su un terzo punto: più stabile è la rete e più qualificata è la partecipazione, più produttiva di sempre nuovi legami è la community.

La ragion d'essere dei social network "esclusivi" o "a mission dichiarata", o "a perimetro definito", sta nella partecipazione al raggiungimento di obiettivi condivisi.

Si spiega così l'interesse di imprenditori e manager a mettere le mani sulle reti che hanno dato vita a comunità vere e a facilitare la costituzione di altre. Non importa quali siano le loro finalità. E' importante che siano attive, coese e pronte al passaggio dal virtuale al reale, come cluster ideali di mercato.

Mappa dei principali social network

Picture 360

Fonte: valleywag.com.

"The Wall Street Journal" ha annunciato che Rupert Murdoch, magnate dell'informazione e suo editore, attraverso News Corp., di cui il figlio James è presidente, ha comprato Beliefnet, un portale americano che propone argomenti religiosi. Il sito ha tre milioni di visitatori al mese, che pongono domande, chiedono consigli e dibattono questioni di fede e spiritualità. Murdoch avrebbe iniziato una campagna acquisti dei siti di chiese e sette a differente ispirazione.

In un paese come gli USA, che hanno 260 milioni di credenti e 212 milioni di internauti, non va trascurato il gettito pubblicitario possibile, derivante dall'entrare in contatto con la chiesa National Community di Washington, che diffonde e commenta la Bibbia insieme a gruppi consistenti di fedeli o con la Life Church, che comunica attraverso la TV satellitare, la videoconferenza e Internet con 20 mila persone ogni domenica o con il tempio buddista o con il predicatore del culto del santissimo Elvis Presley, entrambi  contattatissimi su "Second Life".

Anche Facebook ha pronti 60 milioni di dollari per potenziare e specializzare gli oltre 16 milioni di membri attivi  della sua già consistente presenza in Europa, costituita da Inglesi per quasi la metà.

In Italia sono pressochè esclusivamente le aziende del largo consumo ad avere messo online club per la fidelizzazione dei clienti, che ampliano i CRM. Qualche esperienza interna significativa è stata compiuta dalle aziende dell'ICT. Altri tentativi sono ancora rudimentali e limitati all'uso di piattaforme tecnologiche per catturare la conoscenza dal basso, con lo scopo dichiarato di fare knowledge management.

Le curiosità però sono tante, come il timore di perdere opportunità e d'essere colonizzati nell'assenza di business hi-tech. I commenti al nostro post possono essere considerati una manifestazione qualificata e circoscritta di questi stati d'animo.

Postato da: orsola a 13:13 | link | commenti (7)
societa 295

12/12/2007

Redditività aziendale: dalla produzione alla finanza

L'emergere della grande impresa moderna, la separazione tra proprietà e controllo, lo sviluppo della Borsa valori tra la fine dell' '800 e i primi del '900 negli USA costituiscono l'oggetto dell'ultimo libro di Lawrence E. Mitchell, professore di Business law nella George Washington University, "The speculation economy. How finance triumphed over industry", Berret-Koelher, San Francisco, 2007.

L'autore ha il merito di ricostruire i rapporti d'influenza tra aziende e mercato mobiliare e di approfondire il ruolo di J.P.Morgan, John Gates ed Henry Havemeyer, i padri fondatori della trasformazione finanziaria necessaria per aggregare migliaia di piccole imprese familiari locali in conglomerate, destinate a competere sui mercati internazionali.

Racconta così la metamorfosi della società e dell'economia americane che ha portato agli inizi un piccolo gruppo di investitori ad acquistare quote di imprese esistenti e successivamente ad acquisire i titoli di credito di future speculazioni.

I nuovi titoli mobiliari si sono progressivamente separati dalle basi produttive e dai passati profitti delle aziende per focalizzarsi su incerte prospettive avvenire.

La storia della finanziarizzazione dell'economia americana ha potuto godere del bisogno di credito delle più differenti attività possibili generatrici di redditività per investimenti rispettabili e immorali, dalla Westinghouse ai casinò. L'attesa di elevati profitti ha portato gli investitori a trascurare come i manager operavano, fino ad essere coinvolti e danneggiati dalle bolle della Enron e della WorldCom.

L'accettazione sociale della speculazione finanziaria ha trovato riscontro nelle carenze legislative e nell'espansione di un mercato dei profitti, più ampio di quello dei prodotti e dei servizi.

Attualmente la situazione dell'economia americana è rappresentata da un PIL proveniente per il 20% dall'industria e per il 32% dalla finanza. Parte del successo degli USA come paese guida dell'economia mondiale discende dall'abilità di innovare nella finanza, che ha sempre più necessità di finanziare se stessa.

Il libro di Mitchell affronta con un approccio multidisciplinare, di storia, sociologia e diritto, l'interazione tra aziende e fonti di finanziamento. Oscilla tra la puntigliosa analisi dell'andamento nel tempo della produzione normativa sulla Borsa valori e i dettagli aneddotici particolarmente gustosi. Un esempio di questi è la lettera con cui George Westinghouse nel 1901 informò gli azionisti che per i successivi quattro anni non sarebbe stato pubblicato il resoconto finanziario dell'azienda, perchè "non  interessava tutti" e questa decisione fu mantenuta fino al 1906.

Postato da: orsola a 17:33 | link | commenti
economia 138

11/12/2007

Giudizi dei dipendenti sui capi

Nelle aziende d'oggi si chiede sempre più spesso ai dipendenti di darsi da fare, di avere iniziativa, prontezza, integrazione sugli obiettivi. Reciprocamente, i manager devono avere la fiducia e il consenso dei lavoratori.

Per conoscere come i dipendenti giudicano i loro manager la società di consulenza per le risorse umane BPI e quella per le ricerche di mercato BVA hanno realizzato un'indagine in 10 paesi, Francia, Germania, Italia, Marocco, Polonia, Romania, Regno Unito, Spagna, Svizzera e USA. Il campione rappresentativo è stato costituito da 5.500 lavoratori dipendenti d'azienda, 500 per nove paesi e 1.000 per gli USA. Gli intervistati hanno risposto a 32 domande su dieci temi riguardanti le relazioni tra i dipendenti e i capi, i ruoli d'autorità che questi esercitano, l'immagine che i dipendenti hanno dei capi, le aspettative nei loro confronti e il riconoscimento della loro legittimità.

L'indagine ha voluto disegnare una specie di identikit del manager ed evidenziare le specificità del management nei diversi paesi.

Il rapporto di ricerca "Les salariés évaluent leur manager" è stato pubblicato lo scorso fine settimana.

Rivela che  in tutti i paesi almeno due terzi dei dipendenti hanno una buona opinione dei loro dirigenti, ma che nelle risposte c'è un 50% di espressioni  di circostanza, indicate dalla scelta "piuttosto bene" e che i capi diretti sono più apprezzati dei dirigenti.

Infatti per i primi  il subtotale delle affermazioni positive va da un massimo del 92% (con le risposte "molto bene" e " piuttosto bene") per il Marocco al 64% per la Germania e la Francia. Per i capi diretti, invece, i subtotali delle affermazioni positive vanno dal 91%  per il Marocco al 73% per la Francia, ma le risposte di convenienza sono più limitate e le percentuali di "molto bene" sono più elevate, dal 54% per il Marocco al 20%  per la Francia.

Alla domanda sulle relazioni con il capo diretto, il 49% degli intervistati risponde che  sono amichevoli, mentre il 43% le trova dovute al lavoro. Sono rari  i rapporti conflittuali e il 16% dell'Italia è l'eccezione in un panorama che registra oscillazioni dal 3% per il Regno Unito al 6% per la Germania. I paesi a prevalenti relazioni amichevoli sono la Germania, gli USA, il Regno Unito e la Svizzera, quelli a prevalente carattere lavorativo sono l'Italia, il Marocco e la Romania.

L'immagine del capo diretto per gli italiani è quella di una persona competente (83% delle risposte), simpatico (72%), talentoso (66%), aperto alle critiche (60%), onesto (59%), coraggioso (49%), autoritario (49%), stressante (44%), che rifiuta le responsabilità (17%). Profilo che presenta ben cinque caratteristiche su nove sotto la media delle risposte date dagli intervistati dei 10 paesi per simpatia, talento, apertura alle critiche, onestà e coraggio.

Il capo diretto descritto dagli italiani ha un ruolo più limitato di quello che emerge dalle risposte degli altri paesi: per l'aiuto dato al dipendente nello sviluppo delle competenze (48% di risposte) e della retribuzione (28%), per il sostegno nelle difficoltà (64%), per la comunicazione degli orientamenti e dei cambiamenti aziendali (64%), per l'organizzazione del lavoro di gruppo (65%), per il passaggio di istruzioni chiare (65%) e per l'apertura sincera su quello che pensa del lavoro dei dipendenti (67%).

Alla domanda "Potreste fare lo stesso lavoro del vostro capo diretto?" sono  state date le risposte contenute nel grafico seguente.

BVA

Nel contesto globale considerato dalla ricerca i paesi mostrano configurazioni differenti:

- la Francia si distingue come il paese in cui i rapporti capo-dipendente sono distanti e duraturi, c'è il culto della professionalità e una insoddisfazione permanente, da cui discende un forte bisogno di riconoscimento individuale;
- al contrario, il manager americano sviluppa rapporti che hanno un misto di rigore e convivialità, di trasparenza e fiducia, in cui la leadership è fondamentale e la competenza non è considerata un valore in sé;
- l'Italia è molto vicina alla Francia per i rapporti capo-dipendente, ma questi hanno ancora più diffidenza, la Germania, il Regno Unito e la Svizzera sono a mezza strada tra la Francia e gli USA;
- il Marocco rispetta lo status del capo in modo marcato;
- i paesi delle economie in transizione, come la Polonia e la Romania, presentano dei profili complessi dei capi, mescolanza di modernità e peso dell'autorità tradizionale.

Postato da: orsola a 17:28 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

Tempo speso dai manager europei per le e-mail

I manager europei impiegano più della metà del tempo destinato alla comunicazione aziendale per e-mail, che il più delle volte sono superflue o irrilevanti. L'uso intensivo  della comunicazione online invece del telefono  e degli incontri faccia a faccia sta allungando il tempo di decisione. Le ICT si vanno introducendo perfino nella vita familiare dei manager e suscitano l'aspettativa di essere sempre connessi. In realtà si riduce così l'autonomia individuale, viene data enfasi  alla difesa dei punti di vista personali e si costituiscono  comunità di pratiche apparenti.

Questi drastici giudizi, un vero e proprio grido di allarme, sono dei ricercatori dell' Henley Management College, una delle più antiche business school del mondo, che con la direzione di D.W. Birchall, hanno realizzato  la ricerca "Misuse of Information Technology. 10 years of on average working life spent on email with over three years wasted". Forse un recupero nostalgico di V.A.Graicunas ed Henry Mintzberg.

I ricercatori hanno intervistato 181 manager, operanti in aziende di differenti settori di business, che hanno la casa madre in Danimarca, Germania, Regno Unito e Svezia.

Sono state raccolte le opinioni di executive director, senior manager, middle manager e junior manager di aziende grandissime, grandi e  medie dell'ICT, del manufacturing e dei servizi alle imprese, circa l'accesso alle infrastrutture, l'uso delle e-mail e il tempo di lavoro dedicato alla comunicazione online.

Dall'indagine è risultato che il 61% dei manager spende almeno due ore al giorno per le e-mail, l'equivalente di dieci anni di una tipica vita di lavoro. Queste servono innanzitutto per comunicare con clienti e fornitori e per interagire con gruppi di lavoro a distanza.

Il 23% in più naviga su Internet per almeno due ore.  Il 34% è occupato al telefono per un'ora e il 27% per due ore o più. Il 21% partecipa per oltre tre ore al giorno ad incontri. Il 26% ha sedute telefoniche per almeno un' ora al giorno.

Tutte queste fonti di informazioni sono ritenute  necessarie per la chiarezza operativa e il vantaggio aziendale.

Nonostante l'impegno consistente, solo il 12% dei manager dice che il 75% delle e-mail che invia e riceve sono essenziali per il suo lavoro, il 35% invece ritiene che solo un quarto delle e-mail sono utili e il 21% le limita al 10%.

Per il 31% la metà delle e-mail è irrilevante e fa perdere tempo. Molti messaggi non sono chiari. Ogni nuova e-mail, annotano ancora i manager, produce un giro di andata e ritorno per il 46% di essi, tre o quattro giri per il 41% e fino a sei e più giri per il 13%.

Per aumentare l'efficacia delle e-mail e usare in modo più efficiente il tempo di lavoro manageriale i ricercatori indicano la necessità di

- aumentare la sincronia tra lavoro e supporti comunicativi;
- rendere più affidabili i mezzi di supporto;
- dare la possibilità di accesso ai servizi specialistici;
- integrare meglio i sistemi online con l'andamento generale del business;
- lavorare per identificare e sviluppare appropriate culture organizzative;
- sforzarsi di migliorare la ricettività e la capacità di assorbimento organizzativo secondo gli sviluppi dell'ICT;
- realizzare programmi di formazione per migliorare l'abilità personale nella gestione degli strumenti ICT.

Postato da: orsola a 10:55 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

10/12/2007

Un'italiana su sette può lavorare solo per la famiglia

Le responsabilità familiari tengono fuori dal mercato del lavoro una donna su dieci nell'UE27. Nell'arco d'età tra i 25 e i 54 anni, quello più importante per la vita lavorativa, la percentuale delle donne completamente dedite alla cura della propria famiglia va dal minimo dell'1,9% nel Regno Unito al 45,9% di Malta. I dati sono stati comunicati da Eurostat il 6 dicembre scorso e si riferiscono all'anno 2006.

Secondo l'elaborazione, la percentuale di donne inattive nell'arco di età indicato è stata in media del 23,6% contro l'8,1% degli uomini. Le responsabilità familiari sono state la causa principale dell'esclusione dal mercato del lavoro per la metà di esse.

I paesi dell'UE27 in cui meno vincoli familiari hanno portato fuori dal mercato del lavoro le donne sono stati, oltre al già citato Regno Unito, la Svezia con il 2,1% e la Danimarca con il 2,3%. I paesi del Nord Europa godono da decenni di una rete molto estesa di protezione sociale e le donne hanno periodi di astensione dopo parto di lunga durata.

All'estremo opposto dopo Malta, a distanza, ci sono l'Irlanda con il 23,1% di inattività femminile per ragioni familiari e il Lussemburgo con il 21,7%. La Turchia che aspira a entrare nell'Unione ha addirittura il 62,6%.

L'Italia ha un tasso d'inattività femminile relativo del 15,2%. Quasi una donna su sette è vincolata da obblighi familiari, che la tengono fuori dal mercato del lavoro. Il tasso di inattività complessiva, tra i 15 e i 64 anni, raggiunge il 49,2% e quello delle giovani tra i 15 e i 24 anni arriva al 73,1% contro il 52,5% degli uomini, limiti superati soltanto dalle donne tra i 55 e i 64 anni con il 77,5% per la nota  normativa pensionistica.

Tra le europee 15-64enni il tasso d'inattività è del 37,1%, tra le 15-24enni del 59,4%, tra le 55-64enni del 62,9%

Postato da: orsola a 13:01 | link | commenti
occupazione 109

Giulio Turcato, "Miniera", 1950, olio su tela.

Postato da: orsola a 12:27 | link | commenti

Efficienza a costo della vita

Non sappiamo se alla ThyssenKrupp di Torino si parlasse di capitale umano e di responsabilità sociale d'impresa. Come nelle altre aziende in cui ci sono stati quest'anno 894 morti sul lavoro è probabile che anche qui siano stati realizzati programmi su questi temi e pagate parcelle a certificatori appartenenti a organismi privati e pubblici. Certo è che gli operai sono stati trattati da risorse umane, da utilizzare con molta flessibilità di ruoli e reparti in un contesto di gestione per regolamenti e gerarchia, come la strage di giovedì mostra inequivocabilmente.

Il capo del personale di stabilimento, intervistato da "la Repubblica", ha fatto la rituale difesa d'ufficio della realtà aziendale e ha ricordato l'esistenza di un "regolamento interno preciso", il "compito degli operai" di ricaricare gli estintori, previsto dalle norme interne, il telefono e la  radio interna "addosso al capoturno, Rocco Marzo, che è stato investito dalle fiamme... che in quel momento era anche responsabile della squadra antincendio". "Si è trattato di una tragica fatalità. E' la prima volta che si verifica un incidente con questa dinamica. Gli impianti erano a norma".

Le dichiarazioni degli operai, dei sindacati e i primi accertamenti ufficiali hanno smentito il racconto del capo del personale . Si è aggiunta poi la scoperta di consulenze prestate da controllori e certificatori degli enti pubblici sulla "rispondenza a norma", come si dice in gergo burocratico, della sicurezza degli impianti e sono stati trovati molti estintori privi della carica.

E' scattato naturalmente il rimedio di legge, un'abbreviazione dei tempi per l'operatività della nuova disciplina per la sicurezza sul lavoro, varata ad agosto dal governo. Come al solito, in ritardo sugli eventi.

Va ricordato, proprio in questa tragica situazione, che la sicurezza degli impianti non coincide con quella delle lavorazioni. 

Perchè questa sia ottenuta in produzioni come quella di Torino è necessario lavorare sulla protezione fisica e psicologica degli addetti.

La formazione e la comunicazione, lo sviluppo di cittadinanza organizzativa tra le persone adibite alle lavorazioni pericolose devono andare molto al di là del formale rispetto della normativa.

L'usura psichica di quelli che lavorano in fonderia o in laminazione acciai  è ben più forte dell'usura fisica. E' causata dalla resistenza ai turni, agli straordinari, ai cambiamenti di posto, di ruolo e di relazioni a cui, per dichiarazione del capo del personale di stabilimento, gli operai erano stati sottoposti con normalità regolamentare in un'azienda, che fonde e lavora su larga scala materiale incandescente, a temperatura e peso elevatissimi, che può distruggere tutto quello che travolge, quando sfugge ai normali sistemi di controllo.

La preparazione agli eventi critici di qualunque livello di pericolosità fa parte della prevenzione. Comporta una capacità di reazione e di proazione delle persone e un'organizzazione del lavoro, legata a macchinari e a tecnologie, che favoriscano l'integrazione attiva degli operatori nelle squadre di produzione.

La competenza e l'autonomia individuale vanno migliorate continuamente e la condivisione dei modi di operare collettivi ne è il requisito indispensabile. Gli schermi normativi formali e la presunzione della sufficienza di competenze stabili per situazioni ad alta dinamica di pericolo sono all'origine delle "tragiche fatalità".

I manager, e quello del personale innanzitutto, hanno la responsabilità di garantire che gli incidenti sul lavoro non si verifichino. E' questione di competenza e di morale.

Postato da: orsola a 11:49 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

06/12/2007

Scoperto con un videogame il gene dell'altruismo

La generosità potrebbe essere programmata da un gene del DNA, chiamato in codice AVPR1a, che avrebbe influenza sul comportamento affiliativo. Lo dice  uno studio, comunicato a "Genes, brain and behavior" da un gruppo di 17 ricercatori, diretto da Ariel Knafo, responsabile del Center for rationality and interactive decision theory della Hebrew University di Gerusalemme - Psychology Department.

Lo studio ha un titolo chilometrico "Individual differences in allocation of funds in the Dictator Game associated with length of the Arginine Vasopressin 1a Receptor (AVPR1a) RS3 Promotor-region and correlation between RS3 lenght and hippocampal mRNA".

L'AVPR1a produce una molecola, che rilascia l'ormone attivo sulle cellule cerebrali nella zona dell'ippocampo, la parte del sistema limbico che gestisce le emozioni.

La scoperta è il frutto di indagini durate due anni, culminate facendo giocare a 203 studenti universitari, donne e uomini in numero quasi uguale, la versione online del videogame "Dictator". Ogni giocatore ha ricevuto la somma di 12 dollari e durante il gioco si è trovato a potere offrire questo danaro agli altri in maniera anonima. Alcuni hanno donato senza riserve, altri hanno resistito in vario modo.

Quasi la metà dei 100 giocatori che si sono comportati in maniera più generosa sono risultati portatori dell'AVPR1a o di una sua variante.

Secondo l'interpretazione dei ricercatori, il gene sarebbe stato potenziato nel corso dell'evoluzione umana e gli studenti generosi sarebbero i discendenti  di progenitori altruisti .

Postato da: orsola a 13:09 | link | commenti (1)
societa 295

Guida di Greenpeace all'hi-tech responsabile

Greenpeace ha pubblicato la 6ª edizione della sua annuale "Guida all'hi-tech responsabile", un'analisi e una classifica per l'acquisto di prodotti elettronici (telefonini, pc, televisori e playstation), che non contengono sostanze pericolose e sono riciclabili senza rischi per la salute dei lavoratori e per l'ambiente.

I produttori più importanti dell'elettronica di consumo sono stati valutati alla luce delle loro politiche in materia di eliminazione delle sostanze chimiche nocive e dell'impegno a riprendersi e a riciclare la cosiddetta e-waste, i prodotti obsoleti.

La classifica è stata fatta su una griglia di 10 punti, che hanno sanzionato i comportamenti delle aziende  ecologicamente irresponsabili, menzognere sulla gestione delle sostanze chimiche e dei rifiuti, incoerenti tra dichiarazioni e comportamenti.

Le attività positive hanno ricevuto un punteggio. Quando il valore non è stato negativo, l'azienda è stata inserita  nella graduatoria.

Quast'anno sono state considerate 18 aziende, con  punteggi che vanno da 0/10 per Nintendo a 7,7/10 per Sony Ericsson e Samsung.

In caso di parità del punteggio, il posto superiore nella classifica è stato attribuito all'azienda che più si è impegnata nell'eliminazione delle sostanze chimiche nocive dalle sue produzioni.

Classifica 2007 dei produttori eco-responsabili

2007
Aziende
Punteggio
2006
1 Sony Ericsson
7,7/10
2
2 Samsung
7,7/10
8
3 Sony
7,3/10
5
4 Dell
7,3/10
3
5 Lenovo
7,3/10
4
6 Toshiba
7/10
10
7 LGE
7/10
7
8 Fujitsu-Siemens
7/10
6
9 Nokia
6,7/10
1
10 HP
6,7/10
13
11 Apple
6/10
12
12 Acer
5,7/10
11
13 Panasonic
5/10
14
14 Motorola
5/10
9
15 Sharp
4,7/10
*
16 Microsoft
2,7/10
*
17 Philips
2/10
*
18 Nintendo
0/10
*

* Nuove entranti

Postato da: orsola a 11:54 | link | commenti
tecnologia 115

05/12/2007

Volgarizzazione, involgarimento, volgarità

La volgarità è in ciascuno di noi e minaccia tutti di diventarne preda. E' l'assottigliamento e la sovrapposizione dei confini, la confusione generale (il "mélangisme"), che crea la volgarità. Impossibile ignorarla. Viviamo nell'epoca dell'eccesso, del kitsch, del trash, della paccottiglia, scrivono il giornalista di "Elle" Philippe Trétiack e l'antropologa Hélène Sirven dell'Université Paris I Panthéon - Sorbonne in "Limite vulgaire", Stock, Parigi, 2007, un argomento con cui nessuno s'era cimentato dopo Aldous Huxley.

La volgarità è mostrata in tutti i toni e in tutti luoghi. il suo limite è indefinibile ma chiaramente indentificabile.

Da dove è diventata il virus moderno? All'origine il concetto è nato dalla lotta di classe all'alba del XIX secolo, in nome della distinzione, quando la nobiltà trovava volgare la borghesia e questa giudicava allo stesso modo i lavoratori. Serviva per separare nettamente corpo e spirito, popolo ed élite.

Un secolo più tardi il proletariato rimproverava ai borghesi d'essere  parvenu e li cacciava  dal piedistallo delle élite.

Nel XXI secolo la globalizzazione ha appiattito le distanze sociali e ha universalizzato i comportamenti.

La volgarità è il prodotto della volgarizzazione connessa alla democrazia, alla "puffizzazione del mondo", senza classi, senza gerarchia, senza distanze critiche.

Manifestazioni dell'involgarimento sono gli abiti, il poker, la chirurgia estetica, la televisione, la politica spettacolo, l'improvvisazione degli esperti, "un vero tsunami, che ha fatto diventare egemone la volgarità", dicono gli autori senza moralismi nè nostalgie, sull'aria falsamente aneddotica delle differenze ormai segnate, detestando insieme ad altri e nello stesso tempo le calze di uno, la gonna dell'altra, il colore di una cravatta, la borsa troppo alla moda, la presenza in televisione, l'atteggiamento nei confronti delle nuove tecnologie, l'orientamento politico. La grande abbuffata del consumo di prodotti, strumenti, idee e tendenze ha stabilito il clima della volgarità.

Dal XVIII secolo ad oggi la volgarizzazione connessa alla democrazia ha sparato colpi di bazooka contro l'emancipazione individuale e ha valorizzato il non lavorare, la pigrizia, l'appartenenza per nascita, il patrimonio per eredità.

Tutto è stato contaminato e la speranza di sottrarsi al destino di essere volgare diminuisce di giorno in giorno.

L'unica possibilità di sfuggire a questa sorte sta nel lavoro, dando valore solo a quello che si conquista con il sudore, nello stesso modo  che fece giudicare volgare dalla borghesia la classe inferiore, se non vogliamo che i volgarocrati diventino padroni del mondo. E' l'invito conclusivo dell'analisi.

Postato da: orsola a 17:53 | link | commenti
fondamenti 91

Differenziazione dei social network

"The  Wall Street Journal" del 26 ottobre 2006 aveva un articolo di Vauhini Vara intitolato "Myspace, Byespace?", che raccontava il caso della 20enne Jenny Thompson, che aveva pubblicato il suo profilo per Facebook ed era stata sommersa da una valanga di 4.000 comunicazioni non gradite. Provenivano tutte da persone che non erano studenti universitari, come presciveva all'origine quel  social network, da poco aperto a tutti.

La notizia provocò la reazione immediata di 3.000 soci, che sottoscrissero una petizione per limitare l'iscrizione a Facebook ai soli studenti e costituirono in tale modo un nuovo social network in quello esistente.

Come è noto, le reti e le comunità online sono strutturate e alimentate dalla comunicazione a distanza e, da qualche tempo, dalla partecipazione ad attività e a scambi anche in presenza sulla base di comuni valori, interessi, motivazioni.

Sembrano tremendamente vecchie oggi le raccomandazioni che Tristan Louis affidava al suo blog, quando nel 2004 scriveva i post "5 ragioni per cui i social network possono fallire",  "5 ragioni per cui i s.n. possono avere successo", "5 opportunità per i s.n", diretti a generare accessi e traffico di partecipanti, contando sui bisogni umani di interagire, di condividere e di sviluppare conoscenza, sui vantaggi dell'identità online e sulla natura virale della Rete.

Adesso in tutto il mondo hanno successo i social network esclusivi, a cui si partecipa dietro presentazione e selezione, che obbligano a pagare una quota associativa, a svolgere un'attività di potenziamento della community e perfino a prestare mutuo soccorso personale. L'interazione online e offline così è spesso incoraggiata e diventa fattore di posizionamento interno e d'influenza delle persone.

E' una dinamica organizzativa verificata già nei s.n. più vecchi, come CarbonNYC e Meetup dedicati alle persone che contano e in quelli più recenti, come ChosenVIP, che associa gli interessati a programmi per l'uso del tempo libero e il divertimento.

CarbonNYC è un social network di Manhattan, una comunità maschile di persone selezionate in base al successo raggiunto nel business, nelle professioni, nell'arte. L'iscrizione avviene per invito e la partecipazione non si limita all'interazione online, richiede la presenza attiva agli eventi, ai party sponsorizzati da aziende produttrici di beni di consumo durevole e del lusso, ai convegni culturali e scientifici, alle iniziative filantropiche.

Meetup è una rete mondiale presente anche in oltre 50 città italiane. Offre opportunità per avviare nuove relazioni nel mondo degli affari, dello sport, della politica, della cultura e della tecnologia. Ha un sistema di iscrizione su presentazione. E' aperta alle donne e agli uomini.

ChosenVIP è più recente. Serve per fare amicizie e trovare occasioni di divertimento. Favorisce gli incontri dal vivo con il solito sistema dei party, offerti dai soci a turno.

Seguendo questi modelli americani altre community esclusive si vanno costituendo in Europa e in Giappone.

I social network si differenziano per partecipanti, attività e funzionamento. Possono essere aperti o riservati alle elite e a gruppi sociali particolari. Riproducono la divisione esterna della società. Non pretendono di surrogarla con interessi sollecitati e pseudo integrazioni, difetti a cui Tristan Louis già attribuiva le possibilità di fallimento dell'interagire, condividere e sviluppare conoscenza.

Postato da: orsola a 15:20 | link | commenti (10)
societa 295

Hervé Télémaque, "Le modèle rouge", 1983, acrilico su tela.

Postato da: orsola a 10:44 | link | commenti

04/12/2007

Internet produce 50 milioni di tonnellate di CO2 all'anno

Due dottorandi delle università di Yale e Harvard hanno calcolato in base ai dati forniti dall'IEA, l'International energy agency, che un pc connesso a un server produce tanto ossido di carbonio quanto la respirazione di una persona e mezzo. Un minuto in una pagina Web equivale a un grammo di CO2 nell'atmosfera.

Moltiplicando questa cifra per il numero globale degli internauti sono arrivati a valutare in 50 milioni le tonnellate di ossido di carbonio, emesse nell'atmosfera da Internet in un anno.

La maggioranza degli utenti ignora questo fenomeno. I due dottorandi hanno deciso così di lanciare il progetto CO2 Stats, un contatore per misurare l'inquinamento prodotto dall'uso dei siti online al fine di equilibrarlo con tecnologie verdi.

widget1Il contatore colorato in verde, riprodotto qui affianco, indica ad ogni clic l'emissione di CO2 provocata dall'accesso al nostro blog. Come si può leggere è una quantità minima.

Lanciato nello scorso mese di ottobre, il progetto  intende utilizzare i social networking per  fare  aumentare l'interesse delle persone per le energie rinnovabili.

Finora più di 250 siti, che hanno 300.000 accessi distinti al mese, hanno installato il contatore. L'obiettivo dei due responsabili del progetto è di raggiungere il milione di visitatori al giorno.

I siti Web possono compensare le possibili emissioni a effetto serra comprando dei voucher, utilizzabili per lo sviluppo di programmi di energie rinnovabili e piantamento di alberi.

Postato da: orsola a 11:17 | link | commenti
tecnologia 115

03/12/2007

Conflitti di lavoro in 12 paesi

serrate

Tempo di lavoro in meno pro capite per scioperi e serrate 2006, espresso in minuti su  otto ore giornaliere.

Postato da: orsola a 15:29 | link | commenti
relazioni industriali62

Sprechi e affari della formazione finanziata

"La partecipazione ai corsi di formazione vede l'Italia al 16° posto tra i 25 paesi europei con il 6,2% di partecipanti nella classe d'età tra i 25 e i 64 anni. Per contro l'Europa dei 25 rileva una media del 10,8%. L'obiettivo comune per il 2010 è del 12,5%".

"15 miliardi di euro, ovvero circa 30.000 miliardi di lire, è questa la cifra di spesa del 2002 per la formazione in Italia ... Significano l'1,2% del PIL nazionale da aggiungere al 4,58% dell'istruzione (Scuola e Università). Il 60,3% delle risorse proviene da fonti pubbliche (nel 2002), il resto dalle imprese e dai singoli cittadini".

Il libretto di Francesco Florenzano, "Sprechi e affari della formazione italiana", Edup, Roma, 2007 è dedicato a una fotografia della formazione finanziata, alle fonti di finanziamento, alla spesa, ai formatori, ai beneficiari reali e apparenti di questa enorme mole di danaro, che dovrebbe essere destinato alla formazione professionale per i disoccupati, a quella continua per i lavoratori e a quella permanente per il resto della popolazione.

L'autore è il presidente dell' Unione italiana di educazione  degli adulti ed è un esperto di lifelong learning. Ha realizzato un'inchiesta sull'utilizzo del Fondo sociale europeo, uno spreco di soldi che non producono lavoro e non formano nessuno, un  fiume di danaro, che nel settennio 2007-2013 raggiungerà i 6 miliardi e 700 milioni di euro complessivi, di fatto al servizio di un numero crescente di formatori, inevitabilmente disoccupati senza di esso.

E' un'inchiesta condotta  con passione civile. Serve per capire da dove arrivano i finanziamenti, svela i misteriosi obiettivi 1, 2 e 3 dei Fondi strutturali, indica i padri della spesa, gli industriali interessati a fare avanzare la formazione e ad arretrare l'istruzione. Ricorda le grandi truffe, con gli assessori alla formazione della Lombardia e del Lazio, le società fantasma, i corsi non realizzati, i partecipanti fittizi e le  innumerevoli iniziative, fatte dalle Regioni solo a vantaggio degli erogatori.

Florenzano ci attrae con la forza dell'orrido, ricostruendo il saccheggio della formazione fatto dalle Regioni ladrone, l'appropriazione di danaro pubblico da parte di un ente blasonato e la truffa casereccia dei master mai realizzati da un'azienda, che sul suo sito esibiva i loghi di decine di aziende importanti patrocinatrici .

Il sistema, sostiene l'autore, deve essere riformato. I fondi hanno urgenza di

-  diventare veri e propri intermediari, con la funzione di agenti delle imprese nell'individuare i fabbisogni formativi e gli interventi da relizzare;
-  definire con chiarezza le regole sui meccanismi di cofinanziamento degli interventi;
-  evitare il ricorso all'uso delle risorse finanziarie, concentrate sulle imprese di maggiori dimensioni;
-  riflettere sulla complementarietà tra operato dei fondi e politiche delle amministrazioni pubbliche, per ricongiungere attraverso la formazione  esperienze lavorative frammentate.

Chi sosterrà tali proposte?

Postato da: orsola a 15:07 | link | commenti (3)
formazione 112

In arrivo i giustizieri anti telefonino

La scena è abituale. Siamo circondati da persone che in autobus, al ristorante, davanti alle vetrine dello shopping urlano al telefonino. Similcopie di Claudiano, Katia e Valeria di Zelig, straparlano di niente. Usano il cellulare come la protesi indispensabile per tenere in piedi la propria identità. Si sovrappongono con arroganza a  chi gli sta vicino, incuranti delle esigenze altrui per affermare il loro bisogno vitale.

Per combattere questi comportamenti disturbanti la tecnologia ha provveduto con un ancora più drastico contravveleno. E' nato il phone jammer, il silenziatore dei telefonini abusati dalle persone fastidiose.

Il jammer invia un segnale radio alle antenne che connettono il cellulare alla rete usata dall'operatore di telefonia mobile. E' un segnale molto potente che ammutolisce gli apparecchi connessi, vicini alla persona disturbata.

Il silenziatore è offerto su Internet da un  distributore di Londra e da un altro di Mumbay, che lo vendono in tutto il mondo. Ci sono otto modelli di portata e prezzo diverso. Si va dal portatile, che può essere usato da una persona, ad apparecchiature destinate alla protezione di segreti industriali, brevetti e proprietà intellettuali, che tagliano la comunicazione anche ai telefoni fissi, con prezzi che salgono da meno di 200 dollari per il tascabile ai quasi 4.000 per quello ultra potente.

Il phone jammer fa piazza pulita dei disturbatori telefonici e delle persone colpevoli soltanto di trovarsi nelle loro vicinanze. E' un rimedio estremo per farsi giustizia da sè, che non ha le scusanti della legittima difesa. Perciò il suo uso non autorizzato è punito negli USA con una sanzione pecuniaria di 11.000 dollari.

Il mese scorso "The New York Times" ha affrontato in una corrispondenza da San Francisco il problema dei disturbatori telefonici e dell'uso dei silenziatori e ha raccontato che la Federal Communication commission e Verizon wireless stanno compiendo ispezioni nei ristoranti, perchè alcuni proprietari avrebbero impiegato phone jammer, stufi di vedere i propri dipendenti distrarsi e commettere errori, inseguiti dal suono dei telefonini in momenti delicati della loro attività.

Sempre, secondo il grande quotidiano americano,  James Katz direttore del Center for mobile communication studies della Rutgers University, ha ricordato che difronte alla crescente incapacità di autocontrollo delle persone è necessario intervenire con programmi di educazione sociale e non annullando i diritti di chi vuole telefonare e di chi non vuole essere disturbato dalle telefonate.

Postato da: orsola a 11:40 | link | commenti (2)
tecnologia 115