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29/11/2007

Novembre - 39 post e 52 commenti

COMPETITIVITA':13 - Strumenti e tendenze di management; 13 - Banksy; ECONOMIA: 19 - Geografia dell'innovazione; 22 - Produttività UE in aumento più degli USA; FONDAMENTI: 15 - Persuadere raccontando storie; 27 - Meritocrazia secondo Buffet; FORMAZIONE:8-Parabola della professionalizzazione nelle Business School;8 - Nunca; 9 - Esercizio di ruolo;15 - Riproduzione del mondo in tre dimensioni; 16 - Managerializzazione à l'Armeé;16 - Jeff Koons 28 - Come diventare un influenzatore universale; 29 - Max Beckman;  GESTIONE E SVILUPPO:5 - Venerdì senza e-mail; 6 - Arriva sul mercato del lavoro la nuova generazione; 6 - Rufino Tamayo; 12 - Critical management studies; 20 - Arredamenti per un lavoro ispirato; 21 - Sonya Clark; 22 - Globalizzazione del telelavoro a progetto per informatici; 23 - Previsioni di crescita per l'occupazione dei quadri in Europa; 23 - Edouard Manet; 26 - Riconoscere e valorizzare le diversità in azienda; 29 - Informarsi da Internet sui candidati all'assunzione è lecito?; POLITICA: 8 - Presidenti a vita; 8 - Gender gap index 2007; 27 - Mappamondo della censura ai siti Internet; 28 - Cause ed effetti perversi del surriscaldamento climatico; 29 - Oltre un miliardo di alberi piantati quest'anno nel mondo;  SOCIETA': 5 - Nuova insidia al primato di Bill Gates; 6 - Fare social networking a favore o contro; 12 - Riabilitata l'ultima strega condannata a morte in Europa; 19 - Titolo mondiale dei racconta frottole;    Altri effetti del cambio climatico; 26 - Prodotti per la pulizia dei peccati; TECNOLOGIA: 5 - Geek style; 14 - Ottimizzazione automatica degli organici; 21 - Capacità di Internet in ritardo sulla domanda futura.

Post più commentati

- Meritocrazia secondo Buffet
- Come diventare un influenzatore universale
- Riconoscere e valorizzare le diversità in azienda
- Riproduzione del mondo in tre dimensioni
- Critical management studies
- Parabola della professionalizzazione nelle Business School

Postato da: orsola a 17:29 | link | commenti

Informarsi da Internet sui candidati all'assunzione è lecito?

Abbiamo segnalato più volte l'evoluzione dei percorsi e delle tecniche di selezione e l'aumento esponenziale di nuovi operatori sul mercato del reclutamento, auspice l'ICT. Alla spettacolarizzazione degli eventi e alla massificazione degli incontri con i candidati si va aggiungendo una proliferazione di comportamenti investigativi di molti neoreclutatori, che tentano di supplire così alle carenze professionali.

Il quotidiano inglese "The Guardian", in un articolo di Bobbie Johnson, che abbiamo scelto perchè parla di fatti accaduti  lontano dalla nostra realtà e in un paese che ha il culto della privacy, allerta sulle infrazioni alla riservatezza commesse da aziende, che cercano attraverso Internet informazioni sugli aspiranti a un'occupazione e dalle università, che vogliono conoscere la vita privata  dei concorrenti all' iscrizione nelle diverse facoltà.

Il giornalista inglese ha fatto parlare John Carr, presidente della UK Children's charities' coalition on Internet safety, che ha sentito voci di indagini sui candidati attuate  raccogliendo i dati che le persone trasmettono online per mezzo dei social networking, dei blog e dei filmati. Secondo l'intervistato, "quando i giovani mettono in Rete le fotografie di un party lo fanno per mostrarle agli amici e non per il modulo di assunzione, se questo accade può essere illegale".

La protezione normativa dei dati personali vuole evitare la raccolta di informazioni senza la conoscenza e il controllo dell'interessato.

La portaparola dell' Information commissioner's office per la tutela della privacy, intervistata anche lei, ha precisato che "se una persona, potenziale datore di lavoro o professore universitario, va a leggere il profilo di una persona su un social networking, non c'è violazione delle norme sulla riservatezza dei dati personali".

La protezione dei dati vuole impedire che informazioni personali riservate siano usate a insaputa dell'interessato. Ma "è dovere di ognuno proteggere le informazioni che mette in Rete". Se un'organizzazione accede alle pagine Web private o all'indirizzo e-mail c'è violazione della legge. Ha commentato Johnson.

Ciò nonostante la tendenza ad usare tutte le fonti di informazione disponibili su Internet è in crescita  nel Regno Unito e ci sono agenzie che raccolgono dati personali per i reclutatori delle organizzazioni indicate, a dispetto delle leggi e dei pareri negativi espressi dagli interessati in più di un sondaggio.

In Italia il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (n. 58, 10 marzo 2007), "Le linee guida per posta elettronica e Internet" nel rapporto di lavoro. Un'interpretazione estensiva di questa tutela del lavoratore dipendente può considerare anche  i candidati all'assunzione.

Nella deliberazione del Garante viene ribadito l'obbligo del datore di lavoro di osservare i principi di

- necessità, per l'uso di dati personali e identificativi attraverso i sistemi informativi e i programmi informatici;
- correttezza dei trattamenti, che devono essere noti ai lavoratori;
- finalità determinate, esplicite e legittime, pertinenti e non eccedenti rispetto allo scopo.

Ne deriva che l'accesso dei reclutatori a fonti private di informazione su Internet per indagare sui candidati a loro insaputa e per scopi non trasparenti è certamente  illecito.

Postato da: orsola a 15:20 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Oltre un miliardo di alberi piantati quest'anno nel mondo

Il post di ieri sintetizzava i risultati dell'ultimo rapporto elaborato dal Programma ONU per lo sviluppo, che ha mostrato come le emissioni a effetto serra dei paesi sviluppati abbiano  effetti più dannosi sui paesi in via di sviluppo. Ora sembra che alcuni di questi stiano correndo ai ripari difendendosi con la riforestazione.

Il premio Nobel 2004 per la pace Wangari Maathai ha lanciato nel novembre 2006 la campagna "Un miliardo di alberi per il pianeta", collegata all'UNEP, il Programma ONU per l'ambiente.

Nel 2007 oltre un miliardo di alberi è stato piantato nel mondo.

L'Etiopia con 700 milioni e il Messico con 217 milioni sono i paesi che hanno più contribuito alla lotta contro il surriscaldamento climatico. La Turchia ne ha piantati 150 milioni, il Kenya 100 milioni, Cuba 96 milioni e mezzo, il Ruanda 50 milioni.

Gli USA e l'UE hanno avviato programmi d'intervento per la riduzione dell'inquinamento ambientale.

Se questi continueranno, gli effetti congiunti delle azioni di tutti i paesi non tarderanno a farsi sentire.

Postato da: orsola a 11:11 | link | commenti
politica 137

Max Beckman, "The journey", 1944, olio su tela.

Postato da: orsola a 10:45 | link | commenti

28/11/2007

Come diventare un influenzatore universale

"The Fortune 500 executive" quanti libri vengono scritti in tuo nome! Quello dei cinque leader di VitalSmarts non è certo il primo, ma non sarà probabilmente neppure l'ultimo.

VitalSmarts  realizza prodotti e servizi di formazione. Esiste da 30 anni, ha assistito oltre 300 delle 500 grandi aziende della classifica Fortune e ha consulenti che scrivono libri di supporto a pacchetti formativi, chiamati "Crucial conversations", che fa  apprendere come comunicare per creare allineamento in azienda e "Crucial confrontations", che spiega come integrare i dipendenti, responsabilizzandoli e riducendo le differenze di prestazione tra loro.

Adesso Kerry Patterson, che deve essere più leader degli altri, Joseph Grenny, David Maxfield, Ron McMillan e Al Switzler hanno pubblicato "Influencer. The power to change anything", McGraw-Hill Professional, New York, 2007.

Il risvolto di copertina del libro dice che "un influenzatore aiuta gli altri a cambiare, sostituisce i comportamenti cattivi con nuove, potenti capacità, realizza cose" e che "tutti vogliono essere influenzatori e aspirano ad apprendere come aiutare se stessi e gli altri a cambiare comportamento".

Ecco pronto allora il mezzo per combinare le strategie di cambiamento e i modelli d'influenza. E' "Influencer", che offre percorsi, tecniche e strumenti universali, insieme a intriganti esempi quotidiani, utilizzabili da business leader, lavoratori dipendenti, organizzatori di comunità, genitori, politici e gente comune in tante situazioni di lavoro, casa, comunità e paese .

Il libro è articolato in due parti: una introduttiva, che chiarisce in che cosa consiste il potere di cambiare e invita a scegliere con serenità il tipo di influenza opportuna nelle diverse situazioni, una seconda, che asserisce l'inevitabilità del cambiamento e traccia il percorso per rendere desiderabile l'indesiderabile, superare i propri limiti, acquisire le abilità di pressione e motivazione degli altri, cambiare il contesto di riferimento.

E' un percorso in sei tappe, corrispondenti ad altrettante fonti d'influenza, che consentono di apprendere a

-  identificare i punti di leva per guidare gli altri verso un veloce e radicale cambiamento;
-  usare strategie efficaci per cambiare modi di pensare e comportamenti;
-  seguire diligentemente il percorso per rendere inevitabile il cambiamento.

La pubblicità del libro sbandiera una dichiarazione dello stracitato (dal quintetto di VitalSmarts) Stephen R. Covey, leaderologo e autore di un percorso "le 7 regole per avere successo", che afferma: "Già un classico! Un libro per chi deve guidare il cambiamento o cambiare la propria vita".

Postato da: orsola a 17:44 | link | commenti (4)
formazione 112

Cause ed effetti perversi del surriscaldamento climatico

Il cambiamento del clima può essere "la più grave minaccia mai pesata sull'umanità". "Stiamo assistendo in diretta a ciò che potrebbe essere l'inizio d'una regressione considerevole dello sviluppo umano".

Il "Rapporto mondiale sullo sviluppo umano 2007/2008" dell'UNDP, il  Programma ONU per lo sviluppo, presentato ieri a Brasilia, non lascia dubbi. I paesi sviluppati devono ridurre le emissioni a effetto serra almeno dell'80% entro il 2050 e del 30% entro il 2020, rispetto al livello registrato nel 1990. I paesi in via di sviluppo devono anch'essi arrivare a una diminuzione del 20% entro il 2050.

La lotta contro il cambiamento climatico costerà annualmente  l'1,6%  del PIL mondiale fino al 2030.

Intitolato significativamente "Fighting climate change: human solidarity in a divided world" il rapporto insiste sulle differenze all'origine del fenomeno nelle diverse aree geografiche del mondo. Nel 2004 un Americano provocava mediamente emissioni nell'atmosfera di 21 tonnellate di CO2, contro le 6 tonnellate di un Europeo, le 3,8 di un Cinese lo 0,1 di un Etiopico o di un Bangladeshano. Ma l'azione dei paesi ricchi ha effetti più dannosi sui paesi poveri, più vulnerabili.

Un aumento generalizzato della temperatura di tre gradi può provocare siccità, tempeste tropicali e aumento del livello dei mari. 2 miliardi 600 milioni di persone, il 40% della popolazione mondiale, saranno condannate ad avere ancora minori opportunità. "Il cambiamento climatico accentuerà ulteriormente le disuguaglianze profonde tra i paesi".

Pubblicando il rapporto dieci giorni prima della Conferenza di Bali sul clima, gli esperti dell'ONU indicano che l'obiettivo di risanamento proposto è costoso ma ragionevole. L'1,6% del PIL è un investimento rilevante ma è inferiore ai due terzi della spesa militare e per armamenti del pianeta. Il prezzo dell'inazione sarebbe ancora più elevato.

Viste le cause e gli effetti del surriscaldamento, i paesi ricchi dovranno contribuire ai costi per la riduzione delle emissioni nocive in misura maggiore dei paesi poveri. Il Fondo d'aiuto all'adattamento ai cambiamenti climatici potrà gestire una dotazione economica, meno risibile di quella modesta per l'assistenza allo sviluppo e intervenire in modo adeguato nelle diverse situazioni.

Postato da: orsola a 14:28 | link | commenti
politica 137

27/11/2007

Meritocrazia secondo Buffet

"La ricchezza ereditaria, nemica della meritocrazia, è in ascesa. L'uguglianza delle opportunità sta declinando. E' necessario tassare i patrimoni in maniera progressiva e significativa per riportare alla democrazia la tendenza alla plutocrazia".

Questa affermazione è di Warren Buffet, CEO di Berkshire Hathaway, proprietario di una fortuna personale di oltre 40 miliardi di dollari, numero due o tre nelle classifiche dei grandi ricchi del mondo, fatte da "Fortune" e "Forbes".

Buffet vive negli USA, dove la Congress joint committee on taxation ha previsto qualche settimana fa che nel 2009 saranno soggetti a imposte patrimoniali 9.600 straricchi, che nel 2011 saliranno a 62 mila, e non è neppure un  "miliardario rosso" o un tradizionale "philantropic giver". In più occasioni ha espresso convinzioni e ha mostrato comportamenti ultraliberisti. Come quando ha deciso di affidare progressivamente alla fondazione Bill e Melinda Gates l'85% della sua ricchezza e di lasciare il resto in eredità ai figli.

Proprio per questo mette in discussione l'attuale regime fiscale del suo paese, che "ha soprattutto permesso ai super ricchi di arricchirsi". Egli suggerisce di ricominciare ad applicare le pesanti aliquote sui patrimoni, previste dall'Economic growth and tax relief reconciliation act, emanato il 7 giugno 2001, progressivamente alleggerite.

La legge, articolata in nove titoli e 84 sezioni e sottosezioni, doveva disciplinare proprio nella sua parte centrale, al titolo quinto, l'imposizione su patrimoni, donazioni e proventi connessi. Ma negli anni ha aumentato il valore delle eredità soggette a credito d'imposta, portandolo da 1,5 milioni di dollari nel 2004-2005 ai 2 milioni del 2006-2008 e ai 3,5 milioni nel 2009. Contemporaneamente il tasso d'imposizione è  sceso dal 55% al 45% e nel 2010 l'imposta sarà completamente eliminata.

La soppressione non durerà per molto, giusto il tempo necessario per attrarre negli USA gli investimenti diretti esteri, che preferiscono la Cina.

Nel 2011 la EGTRRA applicherà di nuovo le aliquote fiscali previste nel 2001.

L'ultraliberista Buffet è convinto che, favorendo gli ereditieri, lo Stato americano soffochi la voglia di intraprendere e blocchi l'ascesa sociale, il che fa creare meno ricchezza. Secondo lui le tasse possono sostenere lo sviluppo della democrazia vera, quella della parità delle condizioni di partenza: un'opinione apprezzabile, nobile, ma forse non condivisa da tutti.

Quando si affrontano problematiche complesse come quella della valutazione del merito conviene mettersi d'accordo con gli altri sui criteri, i parametri e gli arbitri, a meno che non si giochi da solo e con il proprio, come fa Buffet.

Postato da: orsola a 17:34 | link | commenti (6)
fondamenti 91

Mappamondo della censura ai siti Internet

Secondo Technorati ci sono nel mondo 12 milioni di blog e ogni giorno ne nascono 120 mila nuovi. In sei mesi dall'ottobre 2006 all'aprile 2007 la blogosfera ha raddoppiato le sue dimensioni.

Sono numeri impressionanti, che però rappresentano soltanto una piccola parte, la più attiva, di tutti quelli che possiedono un pc o sono collegati a Internet o hanno un telefonino.

La rivoluzione indotta dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione è appena agli inizi. C'è uno spazio enorme di crescita nel potenziale del Web 2.0 per le relazioni e per la conoscenza, che si esprime nei social networking come Facebook e MySpace.

Questa libertà di espressione è considerata una straordinaria opportunità nei sistemi democratici e la più importante campagna elettorale del mondo, quella per le presidenziali americane del 2008, ne dà una prova lampante con gli accordi tra CNN e YouTube, tra "The Washington Post" e Facebook, tra questo e ABCNews.

Opposto è l'atteggiamento, negazionista delle critiche e disinformativo, delle democrazie deboli e dei regimi dittatoriali.

Global Voices Advocacy, un progetto anticensura del sito Global Voices, ha realizzato "Access denied map", una rappresentazione geografica dei paesi del mondo in cui i governi chiudono i siti che diffondono informazioni contrarie alla voce ufficiale del regime e quelli in cui gruppi di attivisti riescono ad esprimere il loro dissenso con attività di resistenza antigovernativa.

La geografia dei paesi censori è stata realizzata con l'applicativo di Google Maps e i dati forniti da OpenNet Initiative.

L'obiettivo della rappresentazione è di offrire un quadro d'insieme della situazione mondiale, che risulti chiaro e dinamico e di offrire per ogni paese censorio una serie di link  d'approfondimento.

mapppa

Sulla destra della mappa una legenda spiega il significato delle ampolle di colori e numeri differenti, che segnano 33 paesi con uno, due, tre e oltre interventi repressivi. Le ampolle senza numero indicano i gruppi di resistenza.

Sopra la legenda ci sono le  bandiere dei paesi. Servono all'utente per cliccare e avere altre informazioni in modo corrispondente alle sue esigenze di approfondimento.

Un elenco in ordine alfabetico dei paesi può fare stilare una triste classifica. In testa per interventi repressivi c'è l'Egitto, con 22 chiusure. Seguono la Cina con 13 e la Tunisia con 9, la Siria e la Turchia con 7 ciascuna, la Thailandia e l'Iran con 6 rispettivamente, il Marocco e il Pakistan con 4 e la Malaysia con 3. Inaspettate le presenze degli USA con 2, del Brasile e della Francia con 1.

Postato da: orsola a 12:19 | link | commenti
politica 137

26/11/2007

Prodotti per la pulizia dai peccati

Sono almeno tre i siti online che vendono i prodotti della linea "Wash  away your sins!": Evolve FISH, Fridge door e Blue Q.

Il primo è del Colorado. Si presenta come un'azienda fondata 14 anni fa per opporsi all'eccessivo fanatismo religioso e propone adesivi per l'automobile, spillette, coperture per cassapanca, magneti per il frigorifero, serrature per la porta, porta computer o dischetti. Il secondo è del Massachusetts e distribuisce articoli promozionali. Il terzo è un'azienda di vendita per corrispondenza. Fondata nel 1920 in Pennsylvania, vende articoli per l'igiene e la cura della persona, deodoranti per la casa e l'auto, tshirt, libri, chewing gum e caramelle.

L'assortimento più completo dei prodotti "Wash away your sins!" sembra quello di Evolve FISH, che promoziona anche la sua offerta nel modo più esplicito e ispirato "ideologicamente", in coerenza con la sua mission.

Fridge door ha un portale della linea in uno stile grafico, che ricorda molto quello di Alberto Fremura, ma insiste troppo con il testo sui riferimenti ai peccatori, ai bugiardi, agli imbroglioni e ai malfattori, con accompagnamento di immagini di monache, preti, frati, chierichetti e pie donne.

Blue Q ha messo il sapone della linea con altri, che hanno nomi come "total bicht", "dirty girl", "virgin slut", "nynphomaniac", "mid life crisis", "obsessive ".

Evolve FISH esordisce nella presentazione di ben sette pezzi dell'assortimento, sostenendo che con i prodotti "Wash away your sins!" non c'è bisogno di andare in chiesa per lavarsi dai peccati.

Vende il deodorante per auto con la fragranza di fiori d'altare e la freschezza paradisiaca, che tolgono l'odore dell'iniquità per le colpe commesse da chi usa quel veicolo e così ammicca alle dita da purificare nel sapone liquido per le mani, alle labbra baciate nello stick di burro di cacao, alla purificazione del corpo nel sapone, alla disponibilità per ogni momento e per tutte le occasioni nelle salviettine di carta, all'odore che cancella tutto, una volta che sia stato cosparso generosamente sulla pelle con la spray deodorante.

Il prezzo dei lava, leva e copri peccati è mediamente basso, il che lascia immaginare con buona approssimazione di censo e di status chi siano i loro (ingenui) compratori.

Postato da: orsola a 16:56 | link | commenti (1)
societa 295

Riconoscere e valorizzare le diversità in azienda

La Biblioteca dell'AEDIPE, l'Asociacion española de direccion y desarrollo de personas prosegue nella edizione di guide sui problemi fondamentali di gestione delle Risorse umane. I libri finora pubblicati con quest'ottica non sono delle banali istruzioni per l'uso. Ogni "guida" riunisce contributi  multidisciplinari di manager, consulenti e accademici, propone analisi critiche e alternative ipotesi di soluzione per le differenti questioni, con approccio specialistico e integrato.

La Agrupacion Centro di AEDIPE ha da poco presentato "Igualdad y empresa", a cura di Francisco Javier Cantera, pubblicato nella collana Pearson Educacion, Prentice Hall, Madrid, 2007. Il libro riunisce 17 saggi scritti da avvocati, direttori Risorse umane, professori universitari e consulenti, che affrontano la filosofia di gestione della diversità, la direzione strategica, la politica e la pianificazione degli interventi alla luce della lotta contro le discriminazioni, della conciliazione lavoro- tempo libero, dello sviluppo professionale e delle carriere.

Le logiche e le azioni indicate vogliono promuovere nuovi atteggiamenti e comportamenti per l'inclusione delle donne, delle persone diversamente abili, di origine straniera, anziane e omosessuali nel presupposto che i lavoratori con caratteristiche diverse  costituiscono una ricchezza per la competitività e le relazioni dell'azienda.

Vogliono realizzare azioni positive per creare opportunità e riferimenti che sostengano e incitino persone e gruppi a utilizzare queste opportunità.

"Igualdad y empresa" è perciò articolato in tre parti:

-  una prima che affronta tematiche di direzione e responsabilità sociale, efficaci nella strategia aziendale, alla luce della discriminazione positiva;
-  una seconda parte che affronta una per una le dimensioni manageriali e di Risorse umane che un'azienda deve gestire per avanzare sul terreno delle pari opportunità;
-  una terza, che analizza i cambiamenti introdotti dalla legge "Organica de igualdad efectiva de mujeres y hombres".

I saggi più attraenti sono quelli sul valore dell'eguaglianza e le prospettive per lo sviluppo aziendale, sullo stile di management di donne e uomini, sull'uguaglianza nella gestione aziendale secondo l'orientamento strategico.

Accuratissimi sono i testi sull'elaborazione dei programmi di uguaglianza, sulla promozione e lo sviluppo delle competenze, sulle politiche di Risorse umane centrate sull'uguaglianza e le culture di azienda, sulla tutela delle persone e la lotta contro le discriminazioni.

Il libro dell'AEDIPE Centro è un benchmark di produzione libraria e di supporto associativo agli iscritti. Può essere inteso come un manifesto per l'anno delle donne.

Postato da: orsola a 13:12 | link | commenti (4)
gestione e sviluppo 260

Altri effetti del cambio climatico

Incrociando i dati nelle ricerche a tavolino si possono fare delle scoperte sorprendenti sulla storia dell'umanità, come quella presentata nell'ultimo numero della rivista americana "Proceedings of the  national academy of sciences", che rivela una correlazione tra cambiamenti climatici e guerre.

La ricerca è il frutto di un lavoro internazionale, realizzato da Peter Brecke, politologo del Georgia Institute of Technology e da David Zhang, geologo dell'University of Hong Kong. Il primo ha costituito un database riguardante i 4.500 conflitti avvenuti nel mondo tra il 1400 e il 1900. Il secondo ha raccolto i dati climatici relativi a quei sei secoli. Un gruppo di studenti ha riunito le informazioni sulla produzione agricola e i prezzi.

"Disegnando i primi grafici si è notata immediatamente una riduzione delle guerre nel 18° secolo. E' un secolo dal clima più dolce. Dopodichè la temperatura si è di nuovo raffreddata nella prima metà del 19° secolo e i conflitti sono aumentati", dice Brecke. "Il numero delle guerre negli anni dei secoli freddi è quasi due volte superiore a quello del 18° secolo".

Il rapporto di ricerca "Climate change triggers wars and population decline" va d'accordo con quanto sostiene il segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon su "The Washington Post" a proposito del conflitto nel Darfur e dei "rifugiati del clima", fuggiti da una guerra "cresciuta in parte significativa per la desertificazione, la degradazione ambientale e la scarsità di risorse".

"Le deviazioni dalla norma delle temperature possono limitare la produzione agricola, aumentando i prezzi degli alimenti e il rischio di morte per fame, incrementando le tensioni sociali che portano a conflitti violenti", dice il rapporto.

Brecke non esclude che il surriscaldamento climatico possa produrre conseguenze analoghe. "Le temperature più elevate  sono responsabili di siccità, che può ridurre le risorse naturali e spingere alla violenza per impadronirsene". "Le società moderne hanno più meccanismi per affrontare questi problemi", ma possono fallire difronte al rapido insorgere di problemi ambientali gravi, che colpiscono sempre più popolazioni e risorse del pianeta.

Postato da: orsola a 11:14 | link | commenti
societa 295

23/11/2007

Edouard Manet, "Jeune femme couchée en costume espagnol", 1862, olio su tela.

Postato da: orsola a 12:19 | link | commenti

Previsioni di crescita per l'occupazione dei quadri in Europa

Tra luglio 2006 e giugno 2007 le aziende europee hanno reclutato 574.800 quadri direttivi, il 3% in più rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. Adesso l'incremento potrebbe raggiungere il 10%. Tra luglio 2007 e giugno 2008 potrebbero essere assunti 635 mila quadri.

Lo dicono le aziende interrogate dall'APEC, l'Association pour l'emploi des cadres, che ha fatto un'indagine in otto paesi: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna. I quadri considerati sono dirigenti, capi di unità organizzative e professional con  funzioni di particolare responsabilità tecnica o manageriale.

L'indagine, intitolata "Les cadres en Europe", edizione 2008, ha calcolato che l'incremento di assunzioni potrà oscillare tra le 560 mila e le 635 mila, cioè dal -3% al +10% sul numero dei quadri reclutati nel 2006-2007.

La forchetta nei diversi paesi è molto forte. Va dal 5% al 15% in più per il Belgio, dal -10% al 10% per il Regno Unito, dal 5% al 22% per l'Italia, dallo 0 al 19% per i Paesi Bassi, dallo 0 al 15% per il Lussemburgo e la Spagna, dallo 0 al 10% per la Francia e dal -5% al 10% per la Germania.

Sono tutte oscillazioni dovute all'incertezza economica degli otto paesi considerati,  notoriamente legati alla condotta degli USA, che soffrono della crisi del dollaro e dei mutui subprime, del forte indebitamento verso l'estero, del rallentamento della produttività e dell'aumento della concorrenza sui mercati per l'emergere dei prodotti asiatici e nordeuropei.

Se le previsioni delle aziende dovessero realizzarsi, ci sarebbero comunque difficoltà di reclutamento, in particolare nella produzione per le costruzioni, l'industria manifatturiera, i trasporti, nella vendita e il marketing per il commercio, dovute a scarsità di candidature.

Postato da: orsola a 11:56 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

22/11/2007

Globalizzazione del telelavoro a progetto per informatici

"Voi avete il talento noi abbiamo il lavoro", applicando inconsapevolmente alla lettera il noto slogan, su scala globale, nel 2004 è nata oDesk, un'azienda di Sunnyvale in California, che si presenta come il solo mercato del lavoro online per programmatori e tecnologi.

Si rivolge soprattutto alle aziende medie e piccole per metterle in grado di costitutire e gestire a distanza team informatici. Fa cercare e scegliere in un network, che ha migliaia di provati, eccellenti tecnologi, quello che serve per un progetto.

La rete di oDesk ha collegamenti in oltre 50 paesi. Quelli che hanno il maggior numero di datori di lavoro sono gli USA, il Regno Unito, il Canada, l'Arabia Saudita e l'Australia. I maggiori fornitori di professionisti sono l'India, la Russia, l'Ucraina, gli USA e le Filippine.

Il CEO di oDesk è Gary Swart, che ha avuto l'idea di proporre agli esperti di ICT di tutto il mondo di pubblicare su un sito apposito i propri curricula, indicando specializzazioni ed esperienze e ai datori di lavoro di presentare i progetti per cui cercano degli specialisti, con i compensi offerti.

La pubblicazione è gratuita per tutt'e due le parti.

Il lavoro viene svolto a distanza, con il controllo diretto dell'azienda che ingaggia. Perciò l'informatico, inserito in un progetto o in un team, deve installare sul suo pc dotato di webcam un software fornito da oDesk.

La paga è oraria e il compenso viene calcolato settimanalmente.

L'entità della remunerazione dovuta è versata con carta di credito o con accredito bancario sul conto dell'azienda californiana. Questa trattiene il 10% per i servizi resi al datore di lavoro e giroconta l'importo al prestatore d'opera.

Attualmente l'Ucraina e l'India hanno il 60% dei 10.000 programmatori impiegati. Sono due paesi che, per la grande qualità del sistema universitario ex sovietico, l'una e di quello ex inglese, l'altra, danno agli studenti un'ottima preparazione nelle scienze fisiche e matematiche e molti sono quelli che, completati gli studi, si orientano alle diverse professionalità dell'informatica.

Sul sito ci sono attualmente i job post di più di 550 informatici ucraini, che chiedono remunerazioni medie da 20 dollari all'ora e di un migliaio di professionisti indiani, propensi anche a compensi inferiori. Tutt'e due i gruppi chiedono meno di un terzo di quanto percepisce un americano. 750 persone sono impiegate a stipendio fisso, con paghe da 500 dollari settimanali.

oDesk ha 18 impiegati e una trentina di programmatori, reclutati nell'Europa dell'Est per il suo sistema. Il business cresce mensilmente al ritmo del 15%.

I finanziatori dell'iniziativa, Globespan e Sigma, hanno avuto un buon ritorno dall'investimento di 6 milioni di dollari fatto per la start up.

In maggio inoltre l'azienda ha ricevuto il riconoscimento del "Red Herring 100 winner North America", come una delle più promettenti aziende che guidano il futuro della tecnologia.

Postato da: orsola a 17:26 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Produttività UE in aumento più degli USA

La produttività del lavoro nell'Unione europea è aumentata nell'ultimo anno e la distanza con quella degli Stati Uniti si è attenuata, ma sono ancora necessarie riforme importanti per colmarla, stima la Commissione europea nel bilancio "The EU economy: 2007 review. Moving Europe's productivity frontier", pubblicato ieri.

Andamenti del PIL per addetto
nella zona euro e negli USA

Table1

Nel 2006 la produttività è cresciuta dell'1,5% nell'UE e dell'1,4% nella zona euro, contro lo 0,9% americano. Nei primi dieci mesi del 2007 l'aumento reale è stato dell'1,6% nell'UE e dell'1,3% nella zona euro. E' una tendenza che dovrebbe confermarsi quest'anno e nel 2008.

Il buon andamento nasconde delle forti differenze tra i paesi ed è dovuto principalmente ai risultati della Germania, motore economico della zona euro, che ha avuto un salto di produttività del 2,7% nel 2006 e sta per averne uno dell'1,8% nel 2007, stando alle previsioni.

Fuori della zona euro hanno avuto buone performace il Regno Unito, cresciuto del 3,3% e la Lettonia, addirittura del 7%, un  risultato quest'ultimo dovuto al boom economico dei paesi ex comunisti.

Modesti sono stati invece gli incrementi ottenuti dalla Francia con l'1,2%, dalla Spagna con lo 0,7% e dall'Italia con lo 0,2%.

L'accelerazione apparente della produttività è dovuta alla ripresa congiunturale di cui l'economia ha beneficiato in questo periodo.  Il 3% del 2006 è il più alto livello di crescita del PIL mai raggiunto dal 2000.

Tuttavia la Commissione europea ritiene che la crescita dell'UE resterà superiore a quella degli USA anche nel 2007 e nel 2008.

Per assicurare un aumento duraturo occorre accelerare quelle riforme che costituiscono un ambiente favorevole alla crescita della produttività, prendendo a modello la Finlandia, dove è cresciuta del 3,1% nel 2006 e concentrarsi sui settori economici a forte espansione.

La differenza con gli USA è particolarmente significativa nel settore dei servizi, nel commercio, nei settori finanziario e immobiliare.

I guadagni di produttività dell'UE sono mediocri nei comparti degli equipaggiamenti elettrici e delle fibre ottiche. Contribuiscono al fenomeno le dimensioni minori delle aziende dell'informatica e delle telecomunicazioni.

Occorre investire nella ricerca e sviluppo, come fa la Finlandia e nel capitale umano, rimuovere le cause strutturali della differenza con gli USA, che sono all'origine del più lento adattamento lavorativo e della  competitività insufficiente, sviluppare  competenze di alto livello legate alle nuove tecnologie.

Questa debolezza persistente dell'Europa potrà essere superata quando la sua economia riuscirà a liberare le risorse necessarie per finanziare gli investimenti per la crescita.

Postato da: orsola a 12:47 | link | commenti
economia 138

21/11/2007

Capacità di Internet in ritardo sulla domanda futura

"The Internet singularity, delayed. Why limits in Internet capacity will stifle innovation on the Web" è il titolo esplicito dato al rapporto di ricerca da Nemertes, la società di analisi e misure sul valore del business delle nuove tecnologie. Secondo i ricercatori le capacità infrastrutturali di Internet già stenterebbero a reggere tutto il traffico di informazioni che vi passa, nel 2010 potrebbero raggiungere il limite massimo di sopportazione.

La situazione sarebbe particolarmente critica nel Nord America.

Non sarebbero tanto in causa le capacità di trasferimento dei contenuti nelle diverse forme, sostenibili ancora da reti cablate e in fibre ottiche, potrebbero diventare problematiche le possibilità di accesso.

Capacity2

La domanda di servizi su Internet cresce in modo esponenziale, mentre gli investimenti per gli accessi aumentano in modo lineare.

Fornitori di accessi e specialisti di reti dovrebbero realizzare investimenti tra i 42 e i 55 miliardi di dollari, cioè il 60% - 70% in più di quanto non è previsto dai piani in atto.

Le proiezioni a tre anni del rapporto investimenti-domanda lasciano ritenere che gli utilizzatori di Internet avranno accessi ritardati ai servizi richiesti e ci saranno limitazioni all'ampliamento di portafoglio dei nuovi applicativi, con rallentamento del ritmo di sviluppo tenuto finora.

Capacity29

L'analisi di Nemertes si è basata su un modello predittivo di domanda centrata sull'innovazione. E' stato valutato un raddoppio costante delle esigenze di servizi da parte degli utilizzatori e un correlato aumento di nuovi software e di capacità di passaggio attraverso Internet.

Lo sviluppo del modello è partito da una profilazione degli utenti, del numero e tipo degli strumenti, dei software e modi di navigazione, della quantità e qualità di richieste e delle connessioni più frequenti. Si è valutato l'orientamento all'innovazione degli internauti e sono state calcolate le esigenze future, al 2010. Queste sono state confrontate con le capacità dello sviluppo di risposte da parte dei gestori di Rete.

Postato da: orsola a 17:02 | link | commenti
tecnologia 115

Sonya Clark, "Afro Abe II", acrilico e ricamo, 2006.

Postato da: orsola a 12:41 | link | commenti

20/11/2007

Arredamenti per un lavoro ispirato

Un adeguato ambiente fisico di lavoro è una delle componenti organizzative necessarie per prestazioni agevoli e produttive. Le persone che lavorano hanno bisogno di spazio, illuminazione, temperatura, di assenza di rumori, polveri, esalazioni e vibrazioni, di attrezzature e strumenti, idonei agli scopi organizzativi e alla sicurezza psico-fisica.

La disposizione del posto di lavoro lungo il processo di trasformazione favorisce le relazioni con l'interno e l'esterno dell'organizzazione.

Forse un eccesso pubblicitario deve avere portato Steelcase, l'azienda americana di mobili per ufficio, conferencing e relax,  a parlare dei suoi prodotti come mezzi per trasformare uno spazio di lavoro in un "inspiration office".

Questo sarebbe un luogo disegnato per ottenere il meglio da un'attività imprenditoriale, mediante un "potente strumento di management, che aumenta la possibilità dell'azienda di costruire un'organizzazione più creativa e produttiva, che attragga e trattenga i migliori talenti", influenzi i risultati delle persone a contatto con i clienti, rechi il segno e comunichi la cultura aziendale.

L' "inspiration office fa riconoscere che il lavoro non è solo un processo, ma un'attività sociale". E' un'opportunità per cercare e generare nuove idee, accese   dal desiderio di creare soluzioni innovative.

Per mettere a punto un simile progetto occorre che le persone interagiscano facilmente, scambiando informazioni e creando le condizioni per lavorare più efficacemente.

I principi di un' "inspiration office" sono :

-  avere la privacy necessaria per lavorare in squadra con un minimo di interruzioni;
- avere una visione d'insieme del processo lavorativo, per mezzo  delle informazioni   orizzontali e verticali;
-  facilitare le connessioni tra persone, tecnologie e comunicazioni di lavoro;
-  mettere a disposizione opportuni luoghi di ispirazione e favorire i cambiamenti di attività;
-  sostenere stili di lavoro differenti;
-  gestire strategicamente  le attrezzature di lavoro, integrando architettura, strumenti e tecnologia.

Tutti principi che possono essere seguiti da chi  possiede arredamenti con le caratteristiche di quelli Steelcase.

L'azienda garantisce risultati di integrazione, efficienza e benessere ai suoi clienti.

Postato da: orsola a 13:18 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

19/11/2007

Geografia dell'innovazione 

Gli USA investono in formazione scolastica per studente una somma equivalente a due volte e mezzo quella della Germania e a quattro volte e mezzo quella dell'Italia. Hanno un bilancio annuale per la ricerca e sviluppo sette volte maggiore della Germania e quaranta volte quello dell'Italia. Registrano il 34% dei brevetti mondiali contro l'11,7% della Germania e l'1,9% dell'Italia.

Siamo abituati a considerare normale questa situazione. Ma che cosa potrà succedere se la Cina realizzerà il modello di sviluppo basato sull'innovazione, che il suo governo ha annunciato? E se contemporaneamente altri paesi dell'Asia, dell'America e dell'Europa faranno lo stesso?

A dare risposta a questa domanda e a disegnare nuovi scenari per strategie alternative delle aziende americane punta il libro di John Kao, consulente di innovazione, "Innovation Nation. How America is losing its innovation edge, why it matters and what we can do to get it back", Free Press, Glencoe, 2007.

L'autore ricorda che non molti anni fa gli Americani erano sicuri della loro leadership nell'economia mondiale, ma che oggi è diffusa la convinzione di avere pochi e maturi riferimenti per praticare l'innovazione e misurare l'efficienza degli sforzi. Ancora meno ne hanno per la formazione degli operatori dell'innovazione e lo sviluppo degli strumenti necessari.

Il motivo è che tutti i fattori e le condizioni per innovare sono ormai dovunque nel mondo: che si tratti di talenti, di capitali, di contesto socio-economico e di spesa militare.

L'innovazione è un processo continuo di accumulazione. Questo è ormai possibile in Asia con le più antiche università e le nuove istituzioni educative, in paesi, come l'India e la Cina,  che producono decine di migliaia di ricercatori e ingegneri o che sviluppano alte professionalità scientifiche negli Stati Uniti con persone, che poi tornano in patria per impiegarsi.

Anche gli investimenti economici per nuove start-up trovano terreni favorevoli in Asia e in Europa. Le aziende americane e dell'Europa occidentale hanno piazzato uffici fuori del proprio territorio di origine, tanto da investire 40 miliardi di dollari in Cina solo nel 2007.

L'ambiente della Silicon Valley  non è più l'unico produttivo per l'innovazione. A Bangalore in India, a Biopolis di Singapore, a Otaniemi in Finlandia ci sono ormai concorrenti agguerriti degli USA.

Anche la ricerca avanzata, legata alla spesa militare per tecnologia, che si avvaleva di 42 siti americani, ne ha già delocalizzati 20.

Molte aziende agiscono aumentando l'autonomia dal territorio d'origine e attivano conoscenza e specialisti altrove.

Come si potrebbe agire? Kao propone un'agenda nazionale per l'innovazione, che strutturi una nuova geografia del mondo, evitando il declino e manutenendo l'attuale posizione degli USA. Una geografia che dovrebbe ispirarsi alla formula dell' "innovazione che genera innovazione".

E' necessario perciò produrre elevata qualificazione dei lavoratori per mezzo della scuola e della formazione  tecnico-professionale e attrarre persone superqualificate, facendo leva sul vantaggio competitivo dell'ambiente americano, finora il più produttivo di conoscenza e di sviluppo economico.

"Ciò che è buono per il mondo è buono per l'America", ritiene Kao. Il processo di globalizzazione va favorito e sostenuto. Una nazione innovativa apre prospettive per l'incremento del  livello di benessere in tutto il mondo.

Scritto con foga visionaria "Innovation Nation" è una paradigmatica indicazione di politiche, azioni e strumenti pubblici e privati, che può ispirare per confronto altri decisori non americani.

Postato da: orsola a 17:08 | link | commenti (2)
economia 138

Titolo mondiale dei racconta frottole

Tutti gli anni a Santon Bridge, nel cuore del Lake district national park (nord ovest dell'Inghilterra), si svolge la  "World's biggest liar competition". Il concorso è un omaggio a tale Will Ritson, gestore di un pub del paese, vissuto nell' '800 e noto per le storie esagerate che raccontava ai suoi clienti.

La manifestazione vede la partecipazione di concorrenti da tutto il mondo ed è motivo di richiamo turistico.

Prevede che ogni partecipante racconti in cinque minuti una storia completamente inventata, ma verosimile,  che convinca il pubblico e lo diverta. Tutti possono esibirsi, salvo i politici e gli avvocati.

L'edizione di quest'anno si è svolta giovedì. Per la quinta volta è stato proclamato vincitore il 69enne John Graham, soprannominato dagli abitanti del Lake district "Johnny liar".

Egli ha raccontato che mentre pescava era caduto in acqua, su un U-boat tedesco, un sottomarino della Seconda guerra mondiale, che preparava un raid per impadronirsi dei decoder della televisione di Whitehaven, la prima città inglese passata alle trasmissioni digitali. A conferma dell'accaduto ha aggiunto anche di avere  pescato in quella occasione un merluzzo di 2,7 metri.

Intervistato dalla BBC venerdì, in una trasmissione radiofonica che aveva riportato la notizia del concorso di Santon Bridge, John Graham ha insistito sul fatto che la sua storia era vera.

Negli ultimi due anni sono risultati vincitori nella gara dei bugiardi un concorrente, che ha sostenuto che la catena montuosa del Lake district non è stata formata da eruzioni vulcaniche e glaciazioni, ma per l'azione di talpe e anguille giganti e  un altro, che ha informato gli spettatori sulla scoperta di un allevamento di sirene.

La notizia del concorso è stata data dall'Agence France Press del 16. Non c'è dubbio che i tre vincitori delle ultime edizioni siano degli abili racconta frottole, ci auguriamo, per la fiducia che abbiamo nell'intelligenza umana, che nel  pubblico e nella giuria sia prevalsa la voglia di divertirsi su quella di essere convinti.

Postato da: orsola a 11:50 | link | commenti (3)
societa 295

16/11/2007

Jeff Koons, "A big heart", scultura in acciaio e oro, 1999.

Postato da: orsola a 13:09 | link | commenti

Managerializzazione à l'Armée

L' École speciale militaire de Saint Cyr forma dal 1802 gli ufficiali dell'Esercito francese e dal Secondo dopoguerra anche una parte di quelli della gendarmerie nationale. Dal 2006 è collegata a una fondazione dello stesso nome, che ha lo scopo di favorire le relazioni tra militari e imprenditoria attraverso progetti comuni di ricerca e formazione.

Con la Fondation Saint Cyr ha un rapporto di partnership operativa Défense Conseil International, un'azienda a capitale misto, per metà dello Stato e per metà di alcune imprese. Creata nel 1990, è "specialista della formazione, della consulenza e dell'assistenza militare". Opera in 30 paesi.

Una controllata di DCI è la Cofras, Compagnie française d'assistance spécialisée.

Seguendo l'esempio delle aziende e delle scuole militari anglosassoni di formazione superiore, DCI - Cofras ha lanciato un programma di formazione per gli ufficiali in quattro moduli: sulla leadership, il lavoro di gruppo, l'esercizio dell'autorità in situazione di crisi, la gestione dello stress.

Il modulo di leadership deployment mira a fare ottenere il riconoscimento dai subordinati e l'affermazione dell'ufficiale nelle diverse situazioni operative. E' fondato su un'analisi delle relazioni interpersonali nelle organizzazioni gerarchiche e considera la presa di decisione, la comunicazione e i rapporti interculturali.

il modulo su impegno individuale e spirito di squadra vuole sviluppare capacità, stimolare l'autovalorizzazione, motivare al piacere dello sforzo e all'agire in situazioni di fatica.

Il modulo sull'ottimizzazione delle decisioni in situazione di crisi ha per obiettivo di migliorare le capacità di agire con gli strumenti militari di presa di decisione, di assumere le conseguenze delle decisioni, di riconoscere i problemi più importanti in un  ambiente complesso, di essere reattivo.

Il modulo sulla gestione dello stress aiuta a conoscersi, a misurare i propri limiti in situazioni stressanti e a superare se stesso nell'azione individuale e di squadra.

Sul sito di DCI - Cofras è scritto che il metodo didattico dei quattro moduli fa leva su attività dinamiche, usa strumenti e infrastrutture adatte al coinvolgimento e all'integrazione, mette in situazione con un ambiente reale, che facilita la rottura con le pratiche abituali.

Se il programma verrà realizzato come è descritto, non desta meraviglia che il direttore generale di DCI - Cofras abbia detto a "La Tribune" che la partnership  tra la sua azienda e la Fondation Saint Cyr ha per obiettivo di "adattare i metodi di management che funzionano nell'esercito alle imprese".

Postato da: orsola a 12:45 | link | commenti
formazione 112

15/11/2007

Persuadere raccontando storie

Ogni anno decine di migliaia di persone si recano all' International storytelling center di Jonesborough nel Tennessee, si aggiungono al National storytelling network, partecipano agli oltre duecento festival di storytelling organizzati negli USA. Uno sguardo alle liste dei bestseller rivela l'elevato numero di libri dedicati alla tecnica dello storytelling.

L'arte di raccontare delle storie non consiste soltanto nel saper esprimere contenuti, organizzare discorsi, formulare rapporti. Apparsa in America a metà degli anni '90, è diventata un mezzo per sedurre e convincere. Mette in moto formati di narrazione molto diversi e sempre più sofisticati, fino al digital storytelling, che attua l'immersione virtuale in contesti multisensoriali e fortemente teatralizzati.

Di questo nuovo ordine narrativo svela la genealogia e il funzionamento Christian Salmon, scrittore  e componente del Centre de recherches sur les arts e le langage, in "Storytelling. La machine à fabriquer des histoires et à formater les esprits", La Découverte, Paris, 2007.

Il libro è una storia in sette capitoli sul mondo virtuale di questa nuova "disciplina", su come e perchè è riuscita a invadere i mondi del commercio, del management, dell'organizzazione del lavoro, della politica, delle tecnologie avanzate, delle azioni anticrisi in  paesi potenti e intere aree geografiche del pianeta.

Il processo di storytelling richiede di costruire una storia e di venderla ai mass media, fornendo un ordine del giorno,  con qualche frasetta di circostanza. L'essenziale è che la storia sia edificante, emozioni, piaccia alle persone e distolga l'attenzione dai problemi che le angosciano.

La narrazione può essere quello strumento di organizzazione e controllo del consenso, che fa dire a un consigliere di Clinton, il primo presidente americano  ad esservi ricorso sistematicamente: "Potremmo eleggere non importa quale attore di Hollywood, a condizione che abbia una storia da  raccontare".

Salmon descrive nei primi capitoli del libro la messa a punto dello storytelling management, come tecnica per rimediare alla crisi della pubblicità e delle marche e il passaggio dal marketing degli anni '80, focalizzato sulla brand image, a quello degli anni '90, legato alla brand story, che ha sostituito le audience e le sequenze narrative ai consumatori e alle campagne pubblicitarie.

La diffusione maggiore dello storytelling management è avvenuta nel 1995, per raccontare emozionando i valori dell'autonomia, della responsabilità, della leadership e dell'innovazione, della flessibilità e dell'adattività delle persone in azienda. Ha fatto da battistrada al neomanagement degli anni 2000, fondato sui tre elementi costitutivi del cambiamento, dell'emotività e della storia nella gestione dell'identità emotiva.

Il terreno è diventato così pronto, sostiene l'autore,  per passare dall' "economie fiction", quella in cui l'azienda è un copione che serve al management  per regolare la messa in scena, alla "nuova fase del capitalismo", in cui sono condivise le credenze, utili per suscitare adesione e orientare i flussi di emozioni, cioè a creare una mitologia collettiva, vincolante.

Queste rappresentazioni narrative servono al management come polizza d'assicurazione e pedagogia di cambiamento.

Dall'azienda alla politica il tragitto è stato breve. Reagan, Clinton e Bush, progressivamente, hanno realizzato un incredibile "hold up sull'immaginario", manipolando l'informazione e la produzione di storie inventate di sana pianta.

Scenaristi hollywoodiani, produttori televisi, pubblicitari e giornalisti compiacenti hanno confezionato happening che le audience hanno gustato in diretta.

Lo storytelling in politica è servito a dare forma a persone ammaliate, immerse in un universo fittizio, dove sono inquadrati i comportamenti e le idee.

Un libro scritto sulla base di un ampissimo materiale giornalistico e librario, che ha il  merito di guidare il lettore attraverso informazioni rimaste per lungo tempo ignorate. Una dimostrazione degli "effetti destrutturanti dell'apologia del cambiamento permanente" e del  nuovo peso della propaganda e dell'infotainment. Costruito con sequenze di fatti, che servono come leve di giudizio.

Postato da: orsola a 17:51 | link | commenti (2)
fondamenti 91

Riproduzione del mondo in tre dimensioni

Ci sono esperienze che difficilmente si dimenticano per il segno negativo che lasciano. E' il caso dell'e-learning all'italiana, un'innovazione caratterizzata da produzioni, frutto della creatività di ex insegnanti e della competenza di tecnologi appena rinconvertiti. Alzi la mano chi non è rimasto colpito dalle (scarse) ramificazioni di percorso e dalle (poche) immagini scaricate dai repertori del Net, che ha trovato nei programmi di formazione a distanza a cui  ha partecipato.

Bisognava essere coriacei dipendenti aziendali o della pubblica amministrazione per resistere alla somministrazione in dosi da cavallo dei lucidi decorati in tale modo.

Al contrario di altri paesi dell'UE, l'Italia ha prodotto appena qualche videogame per l'apprendimento di conoscenze aziendali. In un caso o due sono stati addirittura sottoprodotti di campagne promozionali rivolte ai clienti.

Nel frattempo i programmi di rappresentazione grafica online hanno galoppato e gli ambienti di riproduzione virtuale della realtà hanno ampliato le piattaforme, fino a dare vita a giganti del settore per sistemi di sviluppo, prodotti, mercati e utenti.

Il Web 2.0 ha poi dilatato su scala mondiale lo scambio di comunicazione e ha dato la possibilità ad ogni internauta di partecipare alla costruzione del capitale cognitivo, delle conoscenze e delle competenze di comunità monotematiche e generaliste.

Microsoft Virtual Earth e Goolge Maps sono diventati leader della riproduzione del mondo online, The Sims e Second Life della miscela tra mondo virtuale e reale, i videogame su pc e differenti console hanno riempito cataloghi di offerte per una varietà di scopi.

Alla riproduzione del mondo reale online e in tre dimensioni è dedicato il sito di Everyscape, un'azienda del Massachusetts, che fa visitare le città del mondo agli internauti, come se fossero là.

Lungo le strade delle città si può andare a piedi o in automobile, si possono visitare  musei, passeggiare nei giardini, fare acquisti nei negozi, fermarsi in un ristorante o in un albergo.

L'uso di Everyscape è molto semplice. Cliccando, si hanno immagini a 360° della città e dei luoghi (quartieri, piazze e vie, edifici e locali) da visitare. Ogni luogo è costantemente situato sulla mappa della città, posta a destra sullo schermo del pc. Ogni luogo è linkato a strumenti di libero accesso in Rete: Flickr per le fotografie, YouTube per i video, Wikipedia per le informazioni turistiche, eccetera.

Per il momento si possono visitare così solo New York, Boston, Miami e Aspen,  negli USA,  ma l'azienda ha in programma di riprodurre tutte le città del mondo e di avere la collaborazione degli internauti per la realizzazione.

Per diventare uno "scape artist", basta possedere una camera in 3D, fare delle riprese e diffonderle.

Il sito di Everyscape è un modello di riproduzione per l'efficace apprendimento dei processi di trasformazione, delle fasi di lavorazione, della composizione di prodotti e filiere, della fornitura di servizi.

Postato da: orsola a 12:48 | link | commenti (4)
formazione 112

14/11/2007

Ottimizzazione automatica degli organici

Vurv è una società americana di software, presente anche in Europa, specializzata nei programmi di gestione delle Risorse umane.

Chi accede al sito trova  centinaia di applicativi per l'amministrazione delle retribuzioni fisse e variabili d'ogni livello e per l'adempimento delle norme legislative e contrattuali sul lavoro. Opera in un mercato ampio,  sviluppatosi in oltre un decennio, da quando le aziende americane ed europee hanno terziarizzato questi due gruppi di attività.

Affianco ai servizi tradizionali fornisce e-recruitment, assiste nel job posting e supporta l'informazione online sullo sviluppo delle competenze.

I software hanno nomi suggestivi, come "Talents" (manco a dirlo) per il reclutamento, "Onboard" per la formazione, "Performance" per lo sviluppo.

Il sistema di gestione per le uscite delle persone dall'azienda è "Optimize". Elabora tutte le informazioni necessarie per decidere e attuare quello  che gli esperti di gestione delle Risorse umane chiamano "demanning" e le persone comuni "riduzione di organico".

Optimize sviluppa un piano integrato per ottenere il demanning, dallo scenario delle opportunità e delle possibilità all'analisi dei costi e alla classificazione dei comportamenti potenziali delle persone. Considera gli aspetti legali, psicologici e di ricollocazione degli interessati.

Opera sul fronte dell'organizzazione, identificando le risorse interne necessarie alla realizzazione del piano. Definisce il calendario delle comunicazioni, il flusso delle azioni e i ruoli. Fissa gli obiettivi progressivi, le decisioni opportune, le performance.

Segmenta e targetizza i differenti destinatari dell'opera di ottimizzazione dell'organico. Monitora il rispetto delle leggi. Prepara e invia le lettere di licenziamento.

Confronta i risultati dei diversi partecipanti all'eliminazione degli esuberi.

Sul sito di Vurv  sono indicati  i nomi dei principali clienti, che testimoniano sull' efficienza operativa dei suoi strumenti.

Il sistema Optimize, come tutti gli altri, può essere "localizzato" per i diversi paesi.

Postato da: orsola a 15:55 | link | commenti (2)
tecnologia 115

13/11/2007

Banksy, "Crudeoil", murale, senza data.

Postato da: orsola a 17:46 | link | commenti (3)

Strumenti e tendenze di management

Da 20 anni il numero degli strumenti di management è esploso e va a merito di Darrell Rigby, partner dell'ufficio di Boston della società di consulenza Bain & Company, di avere dato vita 14 anni fa all'indagine mondiale sulle pratiche e le tendenze di direzione aziendale, focalizzata sull'uso e l'efficacia degli strumenti manageriali. "Management tools and trend survey" è giunta quest'anno all'11ª edizione. La ricerca si basa su 1.221 interviste,  fatte nel 2006 ad alti dirigenti con responsabilità internazionali e operanti in 70 paesi, appartenenti ad aziende di tutti i settori e di tutte le dimensioni,

Dopo il rapporto scritto da Darrell Rigby e Barbara Bilodeau, pubblicato il mese scorso in America, per la prima volta, appare anche un'edizione europea, redatta con il contributo di Paul Leusse della consociata francese e pubblicata da Vuibert.

Quest'anno l'indagine è stata focalizzata sui 25 strumenti di gestione più diffusi e permette di capire come sono cambiati i punti di attenzione della gestione d'impresa attraverso il legame evidente tra situazione economica del momento e mezzi impiegati.

I 10 strumenti più usati dai manager in tutto il mondo sono risultati lo strategic planning, il customer relationship management, la segmentazione dei clienti, il benchmarking, la proclamazione della mission e della vision, la competenza distintiva, l'outsourcing, il business process reengineering, la tecnica degli scenari, il knowledge management.

Le differenze più marcate fra i comportamenti manageriali nelle quattro principali aree geografiche del pianeta sono sintetizzate nella tabella successiva.

Mondo
Nord America
Europa
Asia-Pacifico
America Latina
Strategic planning
1
1
1
2
1
Customer relationship management
2
3
4
1
9
Segmentazione dei clienti
3
6
2
3
3
Benchmarking
4
2
2
9
2
Competenza distintiva
5
5
5
4
10
Proclamazione di mission e vision
5
4
7
5
5
Outsourcing
7
8
5
7
3
Business process reengineering
8
10
10
5
14
Knowledge management
8
12
10
7
14
Tecnica degli scenari
8
9
8
14
7

Tra strumenti usati ed efficacia a livello globale risultano vistose differenze, come indicano i due grafici seguenti.

I 10 strumenti più usati

Bain1

I 10 strumenti più efficaci

Bain2

Il segreto dell'efficacia manageriale, avvertono gli autori, "non è nella perfezione dello strumento ma nella capacità di usarlo". Si spiegano così certe sparizioni dal primo  piano di quegli attrezzi del mestiere legati alla mission e allo studio dei concorrenti, inseriti ormai nei processi aziendali e diventati di dominio comune. E certe apparizioni, come i corporate blog e i RFID, evidenziano la preoccupazione di avere il polso della situazione dei clienti e dei collaboratori attraverso uno scambio continuo di comunicazione.

Bain 3

Minori certo sembrano i legami tra impegno di mercato e responsabilità sociale, tra fattori di successo dell'impresa e goodwill ambientale, del contesto di riferimento, che gli autori indicano. Le aziende europee in particolare mostrano la tendenza a pensare che i rapporti con il territorio e con il contesto fuori dall'ambiente di business siano da considerare con circospezione, anche quando possono essere di  stimolo all'innovazione necessaria. C'è ancora diffidenza per ciò che sfugge al controllo del management.

Sono rivelatrici dei limiti della razionalità manageriale le raccomandazioni conclusive del rapporto di ricerca per l'impiego degli strumenti, rivolte a quegli stessi che privilegiano lo strategic planning. Qui gli autori insistono sull'importanza di stare ai fatti, reggere la strategia e non navigare a capriccio, scegliere lo strumento più appropriato al lavoro, adattare gli strumenti al business e non viceversa.

Postato da: orsola a 14:09 | link | commenti (2)
competitivita 92

12/11/2007

Critical management studies

CMS, acronimo del titolo di questo post, è un termine comparso negli ultimi 10 anni per indicare diversi gruppi di lavoro, presenti in business school americane, francesi e inglesi, che adottano un approccio critico o problematico ai temi tradizionalmente affrontati dalle discipline manageriali. Sono gruppi di ricercatori che approfondiscono le origini e le condizioni ambientali di sviluppo di queste discipline per svelarne i meccanismi ideologici di condizionamento sociale e di indirizzo economico.

Un lavoro di indagine utile anche al marketing delle business school, che vengono così valorizzate perfino nelle tante graduatorie promozionali allestite dai giornali e dalle associazioni del settore. La produzione dei gruppi di lavoro è di tale alta qualità che le università inglesi si stanno preoccupando di riconoscere loro uno spazio accademico adeguato.

I primi ricercatori, che hanno dato vita ai critical management studies, sono inglesi e sociologi. In proposito gira la leggenda che siano nati quando il governo Thatcher spinse per la riduzione di buona parte delle cattedre di scienze sociali. Molti giovani laureati e dottorati dovettero accasarsi nelle business school, allora alla ricerca dei fondamenti etici del pensiero manageriale dominante.

Ora il filone di studio ha presenze autorevoli nel Regno Unito con Hugh Wilmott, negli USA con Dvora Yanow, in Francia con Charles Wiseman e non c'è disciplina del management che non vi sia interessata.

E' stata appena pubblicata in Spagna una raccolta a cura di Carlos Jesus Fernandez Rodriguez "Vigilar y organizar. Una introducción a los critical management studies", Siglo XXI, Madrid, 2007, che riunisce testi di base, rapporti di studi a tavolino sull'organizzazione del lavoro e valutazioni di pratiche gestionali, scritti dai padri fondatori inglesi e da studiosi spagnoli,  rappresentanti tale approccio.

Il libro intende contribuire all'avanzamento del dibattito su questo filone di pensiero, tracciando un bilancio degli studi prodotti e vuole portare la resistenza al potere delle aziende fino al cuore del sistema, evidenziando i limiti del pensiero unico per lo sviluppo delle imprese e la formazione delle professioni collegate.

Nella prefazione Irena Grugulis, specialista dei rapporti tra lavoro, occupazione e società, professore della Bradford School of management, critica la concezione da "toccasano con effetto immediato" delle tecniche di gestione universale, buone per tutte le aziende senza sapere come funzionano realmente.

Nel saggio di apertura "Postmodernidad y teoria critica de la empresa" Carlos Fernandez sottolinea come i critical management studies spingano alla riflessione e alla costruzione di modi di diagnosi e intervento specifici per ogni differente situazione, tutto il contrario dei "bestseller da edicola di stazione ferroviaria".

In "Estudios criticos de la gestion" ricorda che i "mercati di massa del fordismo" hanno lasciato il passo a quelli di consumo maturi e polverizzati perchè politiche conservatrici hanno imposto questi percorsi.

Miguel Martinez Lucio e Paul Stewart svelano in  "La paradoja de la teoria contemporanea sobre el proceso de trabajo" la moltiplicazione delle tecniche nella gestione delle Risorse umane e la scomparsa della negoziazione collettiva, come discorso ideologico, spinto dall'offensiva  neoliberista.

Un libro provocatorio, che punta a far riconsiderare i modi abituali di gestione, indotti dal conformismo manageriale e può incentivare il miglioramento dei metodi di intervento. Un utile strumento di lettura del funzionamento delle aziende, che si fa perdonare qualche eccesso filosindacale.

Postato da: orsola a 17:22 | link | commenti (4)
gestione e sviluppo 260

Riabilitata l'ultima strega condannata a morte in Europa

Con 37 voti contro 29 il Parlamento del cantone svizzero di Glarus ha assolto e riabilitato Anna Göldi (o Goldin), decapitata il 18 giugno 1782 per stregoneria. Alla decisione non hanno aderito la Chiesa evangelica locale, che considera difficile certificare l'innocenza della donna dopo 225 anni e la giunta comunale della cittadina, che si era dichiarata disposta a finanziare una ricerca storica sulla vita della condannata.

La riabilitazione è avvenuta per iniziativa del deputato liberale radicale Fritz Schiesser, convinto che Anna Göldi fu condannata ingiustamente.

La storia, che ha riaperto il dibattito su quello che sarebbe l'ultimo episodio di uccisione di una strega in Europa, comincia nel 1780, quando la protagonista andò a lavorare in casa del medico Johann Jacob Tschudi per accudire ai suoi cinque figli. I rapporti tra la Göldi e una di questi, Anna Migeli di 8 anni, furono però caratterizzati da litigi e in capo a un anno la piccola trovò più volte dei chiodi nel latte e nel pane, che la cameriera le dava da mangiare.

Incapace di spiegare l'accaduto la Göldi fu licenziata e la sua posizione si aggravò quando denunciò l'ingiustizia patita al Camerarius, la più alta autorità civile e religiosa del cantone e il medico, interrogato da questi, dichiarò di averla avuta come amante.

Sottoposta a tortura, la donna finì per ammettere di avere stretto un patto con il diavolo e riconobbe i fatti che le venivano addebitati.

Erano passati quasi tre secoli dall'inizio della caccia alle streghe, che portò sui roghi di tutta l'Europa 100 mila persone. Anna Göldi potè salvarsi dall'essere arsa viva e fu condannata ad essere decapitata con la spada.

La storia, cha ha avviato l'iniziativa di Fritz Schiesser, è stata ricostruita dal giornalista Walter Hauser, che ha scritto il libro "Der Justizmord an Anna Göldi. Neue Recherchen zum letzten Hexenprozess in Europa", Limmat Verlag, Zürich, 2007. La tesi di Hauser conferma l'interpretazione più diffusa tra gli storici europei. Con un'alleanza tra governi e chiese l'accusa di stregoneria servì in questo caso e in quasi tutti gli altri per eliminare tutte quelle persone che potessero essere motivo di turbamento sociale : innovatori, dissidenti politici, devianti, eretici, cacciatori di verità, semplici curiosi e malati psichici.

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societa 295

09/11/2007

Esercizio di ruolo

Geralt di Rivia è un cacciatore di mostri professionista, un mercenario che perde la memoria e viene coinvolto in una lotta tra poteri occulti. Mutante e spadaccino abilissimo, si muove in un mondo selvaggio e pieno di insidie in cui sono presenti il razzismo, l'intrigo politico, il genocidio e le questioni religiose.

Il videogame per pc "The Witcher", appena pubblicato dalla Atari, è ispirato a un romanzo di Andrzej Sapkowski. Gli sviluppatori della CD Project lo hanno realizzato a Varsavia per rispettare l'ispirazione fantasy del libro e per riprodurre nel modo più realistico le architetture medioevali e le condizioni climatiche, necessarie all'ambiente del gioco.

Classico gioco di ruolo rivolto all'azione, lascia al giocatore una grande libertà di manovra, che influenza direttamente lo sviluppo della trama.  A seconda delle linee di condotta scelte, le battaglie di Geralt danno risultati diversi e le risorse soprannaturali di cui è dotato possono avere più livelli di efficienza.

Ogni scelta configura il protagonista e costruisce la sua identità irreversibile. Tutte le decisioni non sono precondizionate da possibili vantaggi o svantaggi inseriti nel programma. Sono affidate all'autonomia completa del giocatore.

"The Witcher" è un prodotto curato dal punto di vista grafico e della realizzazione tecnica, arricchito da dettagli e da  effetti di luce, che ben si presta alla sperimentazione di tattiche e all'integrazione di comportamenti in logiche di azione.

Postato da: orsola a 12:48 | link | commenti
formazione 112

08/11/2007

Gender gap index 2007

L'indice del divario tra uomini e donne nella partecipazione al lavoro e nella retribuzione, nell'accesso all'istruzione, nella cura della salute e speranza di vita, nella presenza nelle strutture politico-istituzionali viene calcolato ogni anno dal World Economic Forum prima in modo analitico per le quattro aree indicate e poi con un'elaborazione di punteggi e una classifica globale.

La graduatoria del Global gender gap index quantifica il livello di riduzione del divario tra donne e uomini. Rileva che nel 2007 su scala mondiale sono stati compiuti progressi nella percentuale di copertura del divario, che è passata dal 91,55% al 91,60% nell'istruzione, dal 14,07% al 14,15% nella responsabilizzazione politica e dal 55,78% al 57,30% nella partecipazione lavorativa. In termini di trattamento sanitario, invece, il divario si è allargato, passando dal 96,25% di copertura al 95,81%.

Nell'edizione di quest'anno sono stati considerati 128 paesi.

Nelle prime tre posizioni della classifica sono risultate, come l'anno scorso, la Svezia, la Norvegia e la Finlandia, che hanno migliorato i loro punteggi.

Nelle ultime tre posizioni ci sono lo Yemen, 128° e l'anno scorso 115°, il Ciad, 127°, disceso da 113° e il Pakistan, passato a 126° da 112°.

Il Global gender gap report mostra, infatti, che il paese primo classificato ha raggiunto poco più dell'80% della parità uomini-donne, mentre l'ultimo classificato ha solamente poco più del 45%.

GAPIndex

Nella classifica l'Italia è 84ª con un punteggio di 64,9%. E' 101ª nella partecipazione al lavoro e nella retribuzione, con il 54,3% di copertura del  divario, 82ª nella salute e speranza di vita, con il 97,2%, 80ª nella presenza nelle strutture politico-istituzionali, con l'8,7%, 32ª nell'accesso all'istruzione, con il  99,7%.

Postato da: orsola a 17:20 | link | commenti (1)
politica 137

Nunca, murale, senza data.

Postato da: orsola a 14:45 | link | commenti

Parabola della professionalizzazione nelle Business School

Rakesh Khurana insegna business administration ad Harvard; è uno specialista di ricerca documentale sui sistemi di reclutamento, formazione e sviluppo manageriale, che si è fatto la fama con le sue pubblicazioni di nemico dei tabù gestionali e di cacciatore dei falsi miti aziendali.

In "Searching for a Corporate Savior: the irrational quest for charismatic CEOs" aveva già smascherato i legami tra visione conservatrice d'azienda e processi di selezione dei top manager nelle big corporation. Con "Growing  talent as if your business depended on it" aveva analizzato e valutato la miopia dei programmi di leadership deployment e delle iniziative di talent development, rispetto alle reali esigenze future delle aziende innovative.

All'involuzione delle business school americane, Harvard compresa, è dedicato il suo ultimo libro "From higher aims to hired hands: the social transformation of american business schools and the unfulfilled promise of management as a profession", Princeton University Press, Princeton, 2007, un'importante e sorprendente storia della management education negli USA dalla fine dell'Ottocento a oggi. Frutto di ricerca d'archivio e studio di casi il libro descrive il passaggio di focalizzazione delle business school dalla professionalizzazione degli allievi alla soddisfazione delle attese loro e delle imprese reclutatrici. Una parabola legata alla trasformazione sociale del management americano.

Khurana narra il mutamento delle scelte degli allievi, passate dall'acquisizione di skill alla valutazione delle possibilità occupazionali, dell'orientamento dei docenti, sollecitati a costruire comunità piacevoli d'apprendimento, della pressione delle aziende, sempre più intrusive e tese a soddisfare le loro esigenze specifiche, dell'importanza assunta dall'opinione pubblica e di tutti i meccanismi di visibilità e promozione delle vendite, attraverso i mass media e la pubblicità, che vi sono connessi.

La storia di questa parabola della business school e della professione di manager incomincia nel 1881 con una ricerca di legittimazione sociale centrata sugli ideali della scienza, delle professioni e dell'Università, che corrispondono alla cultura della modernizzazione dell'America.

Per 60 anni il progetto della professionalizzazione di manager integrati in tale cultura è l'obiettivo di scuole, che si confrontano con le altre istituzioni educative e con la società. E' un progetto che considera come obiettivo primario per la formazione degli allievi il possesso di competenze tecniche, base dello sviluppo di quelle direttive.

Con la seconda guerra mondiale le business school si istituzionalizzano, diventano università, che hanno come proprio riferimento la grande impresa, frutto delle trasformazioni del capitalismo e della società del trentennio precedente.

Nel periodo 1941 - 1970 l'obiettivo della formazione diventa la direzione della grande impresa centralistica e le scuole ricevono il sostegno finanziario delle fondazioni come Ford e Carnegie per avvicinarsi alle pratiche aziendali. La ricerca sull'organizzazione e la gestione aziendale, il miglioramento dei metodi di apprendimento, l'aggiornamento dei formatori sono premiati. La cooperazione tra le istituzioni educative trova il sostegno nella diffusione di conoscenze realizzata dall'AACSB, l'Association to advance of collegiate and schools of business.

La crisi economica del 1970 fa cambiare prospettiva e costringe le business school a fare i conti con i problemi di bilancio e con la  logica di mercato. Da enti di formazione superiore diventano aziende che confezionano prodotti di apprendimento che si vendano.

Ogni attività deve avere un ritorno dal mercato. Per di più in correlazione con i gravi scandali finanziari e le oscure manovre del potere manageriale, l'attrazione per le carriere aziendali diminuisce in molti giovani, maggiormente interessati ad altre attività, ritenute più soddisfacenti per il professionista e più rispettose della legalità e dell'etica.

Le business school diventano centri per l'impiego, scelti dalle aziende e dagli allievi per il prestigio, le relazioni, le remunerazioni che possono procurare.

Che cosa potrà succedere in futuro? Khurana ritiene che, in tempi di multiculturalità e globalizzazione galoppanti, senza un fattivo contributo alla reinvenzione del management le scuole diventeranno sempre più deboli difronte ai clienti e ai finanziatori e subiranno una rapida obsolescenza delle attività e del ruolo.

Postato da: orsola a 14:26 | link | commenti (4)
formazione 112

Presidenti a vita

Forse è una conferma che "il potere logora chi non ce l'ha", ma l'elenco dei capi di Stato e di governo da più tempo in carica, pubblicato nel numero di novembre della rivista americana "Foreign policy", sorprende per la lunghezza di tenuta dei sei recordman indicati: tutti con più di 20 anni alla testa dei loro paesi.

Il più duraturo è Fidel Castro, presidente di Cuba da 48 anni. E' stato rieletto l'ultima volta nel 2003 dall'Assemblea nazionale con l'unanimità dei voti.

Subito dopo viene Omar Bongo, presidente del Gabon. In carica da 39 anni, è stato rieletto dai cittadini nel 2005 con il 79,2% dei voti in elezioni democratiche.

Ali Abdullah Saleh è il presidente dello Yemen da 29 anni. E' stato rieletto nel 2006 con il 77,2% dei voti in elezioni democratiche.

Maumoon Abdul Gayoom è il presidente delle Maldive. E'in carica da 28 anni. E' stato rieletto nel 2003 con il 90,3% dei voti in elezioni non libere.

Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è il presidente della Guinea Equatoriale. Al potere da 28 anni dopo un colpo di Stato, è stato rieletto nel 2002 con il 97,1% dei voti in elezioni non libere.

Hun Sen è il primo ministro della Cambogia. E' in carica da 22 anni. E' passato da co-primo ministro alla posizione attuale dopo un colpo di Stato militare. E' stato rieletto nel 2003, quando il suo partito ha ottenuto il 47% dei seggi dell'Assemblea nazionale dopo elezioni non libere.

Tempi lunghissimi, certo non in confronto a quelli di molti CEO.

Postato da: orsola a 11:54 | link | commenti (1)
politica 137

06/11/2007

Fare social networking a favore o contro

I siti di socializzazione hanno successo. MySpace ha registrato in giugno 114 milioni di visitatori unici, +72% rispetto al 2006, Facebook 52 milioni, +270%. Il social networking facilita diverse forme di amicizia, da quella che arriva alla conoscenza e alla frequentazione nel mondo reale, a quella che si limita all'interazione online, che può diventare frequente e abituale.

Il presupposto della socializzazione come che sia è di fare la propria presentazione al momento dell'iscrizione al sito per entrare in contatto con chi ha gusti, interessi, ambiente di appartenenza simili. Così la rete virtuale di incontri può funzionare in modo soddisfacente per i frequentatori.

La presentazione apre la strada all'esaltazione narcisistica, ad una messa in scena dell'ideale di sè più che dell'identità reale, dicono gli psicologi. Gli esperti di marketing ne approfittano per praticare l'ipertargeting, avendo a disposizione una quantità di informazioni personali che servono per costruire profili e cluster di clienti potenziali.

MySpace e Facebook possono costituire piattaforme per la strutturazione di gruppi orientati a produrre comunicazione e risultati, in cui il legame tra i componenti si rinforza a mano a mano che gli obiettivi dell'interazione vengono raggiunti.

Sull'onda del successo dei primi due siti si vanno però organizzando social networking animati dall'odio per qualcuno o qualche cosa.

Il loro presupposto è che l'ostilità può essere alimentata meglio da un gruppo di persone anzichè da una sola.Ogni iscritto al sito può inserirsi o costituire un gruppo che condivide l'oggetto della sua avversione.

Dal momento dell'iscrizione il visitatore del sito, in cui si coltiva l'ostilità, è invitato a mentire per ingannare il nemico, quando riempie il questionario personale e tutte le volte successive che risponde a domande, dirette ad approfondire chi o che cosa gli sta sullo stomaco e perchè.

Enemybook invita a tenere gli amici ben stretti e i nemici alla larga. Spiega d'essere l'opposto di Facebook e indica gli iscritti a questo sito come propri nemici, specificando i fondamenti della propria ostilità.

Fornisce liste di nemici a cui opporsi per scegliere tra le persone associate al sito quelle che possono essere alleate.

Hatebook mostra i gruppi già costituiti di quelli che non sopportano la Xbox di Microsoft, che vogliono mettere alla gogna  Facebook, che detestano i Messicani o i bianchi, o altro.

I frequentatori sono invitati a partecipare a un concorso a "punti di odio", la cui accumulazione può fare ottenere di guidare il gruppo che si è scelto, con il titolo di Dr. Evil.

Snubster comincia con il deridere la nozione stessa di social networking e l'esistenza di Facebook. Offre ai suoi internauti un elenco di nemici, tratto da Facebook.

Mette in allerta contro quelli da odiare con una serie di avvisi e di categorizzazioni.

I tre siti hanno molti accessi, in progressivo aumento,  proprio per il loro gioco perverso, che può eccitare l'aggressività, provocare esclusioni, giustificare persecuzioni.

Postato da: orsola a 17:30 | link | commenti (1)
societa 295

Rufino Tamayo, "Dos mujeres", 1970, cromolitografia.

Postato da: orsola a 15:10 | link | commenti

Arriva sul mercato del lavoro la nuova generazione

Fino a pochi anni fa gli operatori delle direzioni Risorse umane, che sapevano di economia del lavoro, distinguevano le classi anagrafiche di lavoratori occupati in azienda, ricorrendo alla parola "coorte", mutuata dal gergo dei demografi attraverso i rapporti sindacali. Poi i più brillanti colleghi del marketing, forniti di ricerche di mercato, hanno introdotto nelle riunioni interfunzionali il termine "generazione", di provenienza sociologica, usata a torto e a ragione per semplificare i target.

Su "Le Monde - Economie" di oggi Jean Marc Le Gall ricorda con le parole del sociologo Bernard Préel che "quello che lega gli appartenenti a una stessa classe d'età è il fatto d'avere vissuto insieme avvenimenti che lasciano il segno (guerra, crisi politica o economica, salto tecnologico), in particolare al momento del passaggio all'età adulta, un'età sensibile in cui si fanno le scelte di vita".

La generazione che si presenta ora sul mercato del lavoro mondiale è nata tra il 1982 e 1995 ed è fatta da 250 milioni di giovani. E' caratterizzata da persone che sono cresciute tra telefonini, videogame, pc, Internet, TV on demand, voice over IP. Ha ricevuto finora dalle agenzie di ricerche di mercato e di pubblicità i nomi di "My media generation", "Echo boomers", "Always on generation".

Sono i giovani che hanno abbandonato la televisione, non leggono i giornali, nè seguono i tradizionali canali d'informazione per le audience di massa.

Sono spesso connessi e occupati a fare più cose contemporaneamente, come cercare informazioni e ascoltare la musica, parlare al telefonino e giocare con la playstation, caricare l'iPod e scrivere il blog. Approfittano della possibilità di usare più media con obiettivi differenti nello stesso tempo. Non danno fiducia a un solo referente e non sono disposti a fare gli spettatori, ma sono abituati a coinvolgersi e a fare la loro parte, personalizzando il rapporto con i mercati di massa. Credono nelle "pluriappartenenze dinamiche", nell'impegno convinto in più comunità, in presenza e virtuali.

La ricerca sulla gioventù mondiale, i media e la tecnologia "Truly, madly, deeply engaged", realizzata due anni fa da IPSOS, TRU e OMD, già evidenziava l'impermeabilità dei 13-24enni alla comunicazione lineare e la necessità di interagire con differenti fonti d'informazione per costruirsi un quadro d'insieme, personale, di conoscenze.

Alla pluriappartenenza e alla multipolarità d'informazione questa nuova generazione sembra abituata. Se verranno socializzati al mondo del lavoro, dovendo far conto sulle competenze individuali in un sistema economico diretto verso la grande trasformazione quaternaria, come reagiranno? Che impiegabilità reale possiederanno? Che rapporti saranno portati a tenere con gli operatori e i manager "ricchi di esperienza"?

Nel suo intervento Le Gall indica alle aziende di favorire quella che Margaret Mead ha chiamato la "cultura prefigurativa", in cui gli adulti apprendono anche dai figli e i vecchi dai giovani.

Ma se proviamo a concretizzare questo suggerimento, troviamo più conveniente l'ipotesi di individuare settori economici e processi aziendali differenti, in cui sia possibile valorizzare le esperienze, il potenziale, gli orientamenti e gli interessi di tutte le persone che lavorano in azienda, curando di rafforzare squadra per squadra mediante combinazioni diverse di competenze, lungo i processi, in vista degli obiettivi e dei fini organizzativi, per la soddisfazione individuale.

Postato da: orsola a 13:15 | link | commenti (3)
gestione e sviluppo 260

05/11/2007

Geek style

Cinque anni fa Warren Bennis e Robert Thomas in "Geek and  geezers. How era, values and defining moments shape leaders", Harvard Business Press, Boston, 2002, chiarirono chi erano e come si formavano i leader del tipo geezer, inventori, bizzarri, istrioni, 70-80enni e del tipo geek, 30enni, emuli di Bill Gates, esperti di nuove tecnologie.

Il mito del geek aveva avuto una cattiva immagine per lo scoppio della net-economy e per l'azione dei mass media che anticipavano, specialmente attraverso la cinematografia, i peggiori scandali finanziari. Come sempre accade, c'era un misto di disprezzo e d'invidia per Gordon Gekko, il protagonista del film di Oliver Stone "Wall Street". Questo sentimento ambiguo non poteva essere peggiorato dai fatti negativi successivi, nè migliorato dalla ricerca di Bennis e Thomas . Gli uni e l'altra lasciavano indifferente chi non ne era stato toccato.

Dal 1999 perciò a Fairfax, in Virginia, c'è un'azienda dell'e-commerce, che ha nome "Think Geek", che vende abbigliamento, hardware e software, giocattoli per ufficio, bevande energetiche e integratori alimentari. Si rivolge a chi pensa forse che l'abito non fà il monaco, ma almeno ne dà l'apparenza ed è entusiasta o desideroso di appartenere alla tribù dei geek.

Fra t-shirt wi-fi detector, elicotterino che decolla dalle mani e vola intorno alla scrivania del geek, orologio con la memoria, cornicetta che si connette wireless in rete, c'è una novità: la cravatta a 8 bit per saltare di piattaforma in piattaforma, giocando a videogame e scaricando musica.

La cravatta è in microfibra, che sembra seta e nasconde nelle righe oblique il sistema di connessione, che va bene  per Wii, PS3 e XBox360.

Costa solo 19,99 dollari (= € 13,80).

Anche dall'Italia arriva una proposta, niente di meno che di Ermenegildo Zegna: ecco la bluetooth iJacket, un giaccone che  si presenta con un aspetto vintage, lavato. E' in cotone con inserti in pelle ed è cablato. Nelle tasche ha un meccanismo che fa sentire la musica dell'iPod o parlare al telefonino, mentre la si indossa.

Grazie a due dispositivi di controllo, uno in una manica e l'altro nel colletto, permette di combinare l'uso del telefonino e l'ascolto della musica.

Così, quando si riceve una chiamata il volume della musica si abbassa per facilitare l'ascolto e la conversazione. Il dispositivo di controllo attiva il funzionamento del telefonino. La bluetooth iJacket ha i ganci per il microfono e gli auricolari.

Costa 1.285 euro e può essere confezionata anche in pelle marrone chiara o nera.

Certo l'odioso Gekko dimostrava gusti un po' guappeschi, ma nettamente migliori di quelli dei suoi fornitori attuali.

Postato da: orsola a 17:53 | link | commenti
tecnologia 115

Venerdì senza e-mail

Radicati calcola che quest'anno le mail inviate ogni giorno da una persona che lavora in una azienda americana raggiungeranno le 47, con un incremento del 27% rispetto alla media delle 37 del 2006. Una ricerca delle università di Glasgow e di Paisley ha rilevato che in Scozia il tempo lavorativo dedicato alle mail sta tra il 30% e il 40% dell'orario. Secondo IDC ogni giorno nel mondo sono inviate 100 miliardi di mail e il 40% va da persona a persona.

Sono i numeri impressionanti di uno scambio di informazioni online, che assume spesso quelle caratteristiche di sostituzione dei rapporti "in vivo" e "in presenza", che hanno fatto parlare di "cretinismo informatico" e di "e-mail dipendenza".

Facilmente vanno sopra media le persone che lavorano in aziende dove l'organizzazione, l'ambiente di lavoro e i ruoli esercitati favoriscono queste pratiche di comunicazione a distanza, anche quando non è necessario. E' il caso di Intel, US Cellular, Deloitte & Touche, PBD. In queste aziende americane sono stati istituiti da ottobre i "no e-mail fridays", una valorizzazione della "comunicazione diretta nel gruppo", del parlarsi, del ritornare alla vita in azienda prima della tecnologia.

Chiusi nei cubicoli degli open space, in lavori fuori sede, nei gruppi di progetto con clienti e fornitori, nel telelavoro, i dipendenti di queste aziende si impigriscono o si tutelano e inviano mail per i più futili motivi.

Le direzioni aziendali hanno rilevato problemi di pseudo ugualitarismo, conformismo e perdita di creatività, che spingono ciascuno a stare per conto suo e nell'interagire con gli altri per mail, anche quando basta un semplice si o no. Una cooperazione esecutiva al lavoro comune.

Nei "no e-mail fridays" è proibito inviare messaggi, richieste e risposte all'interno dell'azienda per tutto il giorno. Un rimedio drastico, coniugato con l'invito a visitare i colleghi per lavoro nei propri uffici e condito con le sedute di formazione, necessarie a riconsiderare il proprio modo di porsi nella relazione con gli altri.

Per migliorare la produttività e il clima  è diventato urgente rimediare a dieci anni di e-mail, di comportamenti compulsivi, di perdita di memoria personale, di valanghe di informazioni in circolazione, che intasano l'account di chiunque e a cui si sommano i 40 miliardi di spam o di informazioni "per  conoscenza" e non sollecitate, nè da sollecitare.

Postato da: orsola a 14:55 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

Nuova insidia al primato di Bill Gates

Dovremo aspettare fino a marzo per averne la conferma dall'annuale classifica di "Forbes", ma sembra proprio che il primato di Bill Gates sia seriamente insidiato dai miliardari delle nuove economie. Dopo Carlos Slim, il magnate messicano delle telecomunicazioni, patron di America Movil, è la volta adesso del 49enne indiano Mukesh Ambani, presidente e azionista principale di Reliance Industries, una conglomerata che ha attività industriali dai prodotti tessili a quelli petroliferi. Il gruppo supera i 27 miliardi di dollari di ricavi ed è una delle 500  maggiori aziende del mondo, secondo "Fortune".

La scorsa settimana la stampa indiana ha scritto che Ambani era diventato il più ricco del mondo con una fortuna personale di 63 miliardi e 200 milioni di dollari (=45 miliardi di euro).

"The Times of India" ha precisato che Slim aveva raggiunto i 62 miliardi e 293 milioni e Gates era rimasto fermo ai 59 miliardi di dollari. Il sorpasso era avvenuto per l'ennesimo rialzo del valore di Borsa di Reliance Industries, che in cinque anni è cresciuto di sei volte.

Per celebrare il successo Ambani ha dato inizio alla realizzazione di un grattacielo di 27 piani e 173 metri di altezza, che dal settembre dell'anno prossimo sarà la sede del quartier generale della sua azienda e la residenza della famiglia.

Per buon augurio  la torre è stata battezzata"Residence Antilia", dal nome dell'isola leggendaria situata ad ovest della Spagna, nell'Atlantico. La costruzione è in Altamount road, nel quartiere di Dharavi  a Mumbai, una zona che in cinque chilometri quadrati ha mezzo milione di abitanti con un reddito inferiore a un dollaro al giorno.

Mukesh Ambani ha 49 anni. E' subentrato cinque anni fa nell'azienda fondata dal padre Dhirubhai , dopo una contesa giudiziaria con il fratello minore Anil. Il processo è stato risolto a sua favore per l'intervento della madre, che ha voluto in questo modo salvaguardare l'unità di Reliance. E' il simbolo di un'economia, che si sviluppa al ritmo dell'8% annuo e in pochi anni ha visto crescere a 60.000 il numero dei milionari .

Postato da: orsola a 11:50 | link | commenti (1)
societa 295