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31/10/2007

Ottobre - 39 post  e 57 commenti

COMPETITIVITA': 3 - Schneider Electric condannata in Cina per contraffazione; 8 - Altro balzo degli investimenti aziendali americani in R&D; 17 - Fusioni e acquisizioni sono cresciute del 58% nel mondo; 17 - Roy Lichtenstein; ECONOMIA: 15 - Welfare, moneta unica e imposizione fiscale in Europa; 24 - Effetto limitato del tessile cinese sui prezzi di vendita; FONDAMENTI: 25 - Neurobiologia dell'ottimismo; FORMAZIONE: 1 - Valutazione della formazione superiore; 4 - Organizzare e guidare comunità di lavoro; 5 - Informazione e istruzione sempre più gratis; 23 - 7^ classifica Financial Times degli Executive MBA; 23 - Rafal Olbinski; 26 - Conquistare più abilità con il pc e Internet; 29 - Formazione sullo stile di vita per aumentare la produttività; GESTIONE E SVILUPPO: 8 - Reinventare il management; 11 - Fiducia, coinvolgimento e cittadinanza organizzativa; 12 - Mokeit Van Linden; 16 - Disamore aziendale dei quadri e dei professional; 18 - HR rétro management; 22 - ABN Amro chiude, 19.000 senza lavoro, CEO superliquidato; 22 - Coopetizione tra aziende e gestione delle competenze; OCCUPAZIONE: 1 - Lavoro e maternità in Europa dal 1992 al 2005; 2 - Squilibrio tra super istruzione e lavoro a tempo; 2 - Thomas Jochen; 29 - Lotta dell'UE al lavoro nero; 29 - Patrick Thomas; 30 - Governare la piena disoccupazione; POLITICA: 11 - Campagna contro la malnutrizione dei bambini; 16 - Integrazione degli immigrati in Europa; RELAZIONI INDUSTRIALI: 25 - Da risorse umane a collaboratori importanti; SOCIETA': 9 - Global Singelringen Community; 10 - Citta' europee più gradite ai manager; 10 - Edvard Munch; 15 - Parla cinese un internauta su sei; 17 - Più libertà di informazione in Italia nel 2007; 22 -Milionari cinesi; 24 - World Toilet Association; TECNOLOGIA: 4 - Affissione interattiva; 30 - 3 errori da evitare in una pagina Web.

Post più commentati

Da risorse umane a collaboratori importanti
HR rétro management
Disamore aziendale dei quadri e dei professional
Valutazioni della formazione superiore

Postato da: orsola a 16:03 | link | commenti

30/10/2007

Governare la piena disoccupazione

Società ed economia contemporanea sono caratterizzate da forme di produzione completamente diverse da quelle del mondo industriale. Siamo entrati nel "quaternario", l'economia del post-terziario, in cui la partita del capitalismo si gioca sul terreno dei servizi a valore aggiunto, innovativi, sintesi di tecnologie informatiche e di informazione profilata, pensati e prodotti per rispondere sempre più alle esigenze del singolo consumatore o di una specifica comunità, sempre più coprodotti con i destinatari finali, sempre più dinamici e flessibili nella definizione del prezzo. La società è massificata e senza più classi, del tutto priva di ancoraggi solidi alla tradizione e alle certezze del passato.

La finanziarizzazione dell'economia rende più difficile a politici e sindacati di collaborare o combattere con le nuove entità che agiscono sui mercati e influenzano la "piena disoccupazione", una forma differente di occupazione e un modo altrettanto innovativo di contrattualizzare  e svolgere il lavoro nel tempo.

Sapere gestire questa sfida, creando sviluppo economico, nuove opportunità di lavoro, protezione sociale e ridimensionando il potere del capitale apolide è il tema del libro di Massimo Gaggi del Corriere della Sera e di Edoardo Narduzzi dell'Università La Sapienza di Roma, "Piena disoccupazione. Vivere e competere nella società del quaternario", Einaudi, Torino, 2007.

I due autori ricostruiscono il business dei nuovi servizi negli USA, la rinuncia di questo grande paese ad avere un'economia manifatturiera, la metamorfosi delle grandi aziende, che hanno aumentato il potere del consumatore e polverizzato il lavoro, spostando il baricentro della propria attività e rafforzando la presa sul mercato,  la collaborazione fra Stato, imprese e università e la dimensione dei profitti.

Se gli Stati Uniti sono al centro della rivoluzione dei nuovi servizi a valore aggiunto, l'Europa ha paesi, come il Regno Unito, l'Irlanda, la Spagna e quelli scandinavi, che vivono quasi esclusivamente di terziario e servizi innovativi e avanzati e altri, come l'Italia, la Francia e la Germania, ancora alle prese con vecchi modelli di organizzazione manifatturiera, in ritardo sulle riforme strutturali, che potrebbero dare nuovo slancio nella modernizzazione economica e sociale.

Nei servizi il lavoratore, al contrario di quello dell'industria tayloriana, per quanto specializzato possa essere, si confronta con un'instabilità occupazionale, messa a rischio da ogni cambiamento dell'offerta e da una moltitudine di concorrenti preparati alla conoscenza e alla competenza necessarie per operare in modo adeguato alle nuove dinamiche dei processi aziendali.

I servizi del quaternario sono sempre più personalizzati, a ciclo di vita economica ancora più frenetici e a ripetibilità nel tempo sempre meno certa. Necessitano di flessibilità dei fattori di produzione e rifiutano l'eccesso di standardizzazione delle professionalità.

Per questi nuovi lavoratori occorre una rivoluzione nel Welfare con un'Istruzione e una Sanità aggiornate  alla fase del quaternario e una protezione dal rischio della precarietà occupazionale, che riconosca un'indennità a chi perde il lavoro.

Lo Stato si farebbe così carico della copertura del principale rischio sociale. Un'assicurazione privata, con il contributo pagato dal datore di lavoro, integrativa del reddito minimo garantito e un'agevolazione fiscale potrebbero dare entrate sufficienti nel periodo di disoccupazione.

Bisogna ripensare in profondità lo Stato sociale. Ma lungo questa strada possono nascere nuove forme di economia di mercato "cooperativistica", nella quale lo strapotere della conoscenza e del capitale viene controbilanciato da organizzazioni collettive, in grado di ottenere forme originali e legittime di redistribuzione del reddito ai soggetti deboli della società e dell'economia contemporanea.

Il libro presenta dunque una proposta realizzabile alla fine di un'analisi accurata. Potrà trovare  gambe in una rinnovata azione della politica?

Postato da: orsola a 17:35 | link | commenti (1)
occupazione 109

3 errori da evitare in una pagina Web

Jakob Nielsen è uno dei protagonisti della costruzione di Internet. E' il massimo esperto dell' "usabilità della rete", a cui ha dedicato 11 libri, insistendo sulle pratiche della semplicità, dell'interfacciamento e della multimedialità.

Dopo esperienze in Sun Microsystems, Bellcore, Technical University of Denmark e IBM, ha fondato nel 1998 con Donald Norman la società di consulenza per l'usabilità NNG, Nielsen Norman Group.

Intervistato da Luis Fernandez di "El Pais", in occasione di una conferenza tenuta domenica a Barcellona, ha indicato i tre errori da evitare per la buona usabilità di una pagina Web:

-  una navigazione difficile e un'organizzazione delle informazioni confusa, coerente con i criteri dell'emittente e non con quelli dell'utente, che comporta complicazioni di ricerca e fa desistere la gente;
-  un contenuto per il marketing (scritto in un  linguaggio che sfrutta le parole ed esalta al massimo la bontà dei prodotti), ma povero d'informazione su quello che il cliente vuole, per esempio, un sito che evidenzia il prezzo per prima cosa;
-  transazioni complicate, che chiedono all'utente di seguire una procedura per raggiungere gli obiettivi, per esempio, un sito di  commercio elettronico che richiede registrazione, scelta di codice numerico e password per poter essere visitato.

Si possono usare foto e video e mantenere un sito semplice, se non si usano immagini che richiedono un tempo eccessivo di caricamento.

L'usabilità aumenta la crescita dei contenuti prodotti dagli utenti. 

Quella possibile sui sistemi smartphones deve essere progettata apposta, evitando le scorciatoie d'impiego e tenendo conto delle caratteristiche del mezzo e degli usi dell'utente.

Postato da: orsola a 12:20 | link | commenti
tecnologia 115

20071026elpepspag_4

Patrick Thomas, "Inversion americana en Cuba", 2002, composizione.

Postato da: orsola a 10:53 | link | commenti

29/10/2007

Lotta dell'UE al lavoro in nero

Nell'Unione europea i lavoratori in nero sono il 5% dei cittadini, con una differenza tra i 27 Stati, che va dal 3% o meno della Danimarca, dell'Irlanda, dei Paesi Bassi, del Regno Unito e della Svezia  al 10% o più dell'Europa orientale, centrale e meridionale. Il fenomeno è particolarmente concentrato nei settori dei servizi alla famiglia, dove ha raggiunto il 19%, delle costruzioni, in cui ha toccato il 16% e tra gli studenti, i disoccupati, i lavoratori autonomi.

L'indagine di Eurobarometer per la Commissione europea, appena pubblicata, "Undeclared work in the European Union", 284, 2007, è stata svolta da un pool internazionale di società di ricerca, chiedendo per mezzo di un questionario a un campione rappresentativo, tra il 2% e il 5%  delle popolazioni locali, di dichiarare l'acquisto di prodotti, servizi e attività collegate al lavoro in nero: un ricerca "indiretta".

I risultati hanno mostrato che quasi la metà dei lavoratori interessati a tale tipo di attività vi è stato occupato per un massimo di 49 ore annue, il 30% per un tempo tra 50 e 199 ore, il 12% tra 200 e 499 ore   e il rimanente 5% per più di 1.000 ore.

I giovani fino a 30 anni sono sovrarappresentati e ricevono le retribuzioni più basse di questo segmento sommerso del mercato del lavoro.

I lavoratori autonomi sono uno dei gruppi più coinvolti, come prestatori d'opera e come datori di lavoro in nero. 

Ci sono le differenze di rappresentanza statistica del fenomeno già indicate. Ma,  in generale, un aspetto  curioso è che  i clienti di questi  lavoratori non percepiscono i comportamenti di venditori e compratori come illegali, anzi sono convinti che quando comprano prodotti, servizi o attività di questo tipo  esprimono solidarietà e alleviano gli aspetti negativi di tale lavoro, senza rendersi conto dell'impatto negativo proprio sull'occupazione, che l'evasione fiscale e contributiva a questo connesso provoca.

L'indagine ha scoperto  che le quattro cause principali del lavoro in nero sono le basse retribuzioni regolari, l'imposizione fiscale,  la mancanza di controlli e  la scarsa occupazione possibile sul mercato del lavoro regolare.

La Commissione europea ritiene che bisogna intervenire in tempi brevi a ridurre il fenomeno, agendo

- sul carico fiscale delle retribuzioni, sul fronte della contrattazione  e della mobilità dei lavoratori europei,

- sulla scambio delle buone pratiche tra i paesi dell'Unione, sulla costituzione di una piattaforma per la cooperazione tra i 27 paesi,

-  sui riferimenti alla flessicurezza e

- sul coinvolgimento degli imprenditori nella lotta al lavoro in nero.

La prossima riunione del Consiglio il 6 dIcembre avrà all'ordine del giorno la definizione delle forme più efficaci di lotta contro il lavoro in nero.

Postato da: orsola a 16:48 | link | commenti
occupazione 109

Formazione sullo stile di vita per aumentare la produttività 

Xstrata è il maggiore gruppo minerario diversificato del mondo. Ha la sede centrale a Zurigo e opera in 18 paesi di tutti i continenti con 43.000 addetti.

I dirigenti della miniera di carbone di Bulga, nella Hunter Valley in Australia, erano convinti che il benessere della vita di coppia ed un'attività sessuale soddisfacente fossero condizioni necessarie perchè i minatori di quel giacimento della Xstrata aumentassero la produttività.

Come fare per aiutarli, visto che l'età media di quegli addetti è sui 50 anni, che sono quasi tutti uomini  e che si tratta di problemi delicati, personali?

I responsabili delle Risorse umane hanno pensato a una serie di incontri di formazione sui temi della fatica, della nutrizione, delle malattie cardiache, del cancro alla prostata e della menopausa. Le sedute, battezzate "Toolbox talks", sono state avviate e sono servite a dare indicazioni sul rapporto tra salute e stile di vita, utili per i comportamenti sul lavoro e durante il tempo libero, finalizzate anche alle buone relazioni nella vita di coppia, alla comprensione e all'assistenza della moglie.

Gli incontri di formazione hanno ampliato e specificato la tradizionale attività di addestramento alla sicurezza e alla salute.

Sono stati un successo e sono serviti ai partecipanti per scoprire i propri punti di forza e adottare una migliore condotta nella squadra di lavoro e in famiglia.

Visti i risultati, i "Toolbox talks" sono stati estesi a tutti i minatori del gruppo ed è stata ampiamente migliorata  la considerazione  dei dipendenti come mucche da latte o uomini buoi, che i dirigenti avevano prima della realizzazione dell'intervento formativo.  

Postato da: orsola a 10:52 | link | commenti (3)
formazione 112

26/10/2007

Conquistare più abilità con il pc e Internet

Ouverture facile è un gioco per enigmi flash a difficoltà crescenti. Creato nel 1995, ora è fatto di 93 tavole con immagini a colori su un fondo a quadretti, come i bloc notes, che costituiscono un percorso di apprendimento diretto a migliorare le abilità di usare il pc e navigare in Internet.

L'accesso è gratuito, ma chi vuole può contribuire ai costi di elaborazione e messa in Rete del programma formativo con un'offerta e l'acquisto di t-shirt del sito.

Gli enigmi sono presentati in francese e inglese e l'introduzione avverte che partecipare al gioco richiederà molto tempo e ricerche per progredire e il giocatore dovrà fare a meno di ogni occasione di vita sociale durante questo periodo.

Si può partecipare al gioco anche senza nessuna competenza di uso del pc o di navigazione in Internet, ma chi ne ha è certamente facilitato nel maneggiare la tastiera e il mouse e nel passare da un livello di apertura su un enigma a quello successivo, una volta che quello precedente sia stato risolto.

Ouverture facile richiede massima attenzione ed elevata motivazione. Chi incontra difficoltà può contare su un forum d'aiuto, ma l'introduzione consiglia di interrompere il gioco a chi non si sente all'altezza e di non provare a chiedere di cambiare gli enigmi.

Passando il mouse sullo schermo, il giocatore scopre che certi elementi delle immagini possono essere aperti, spostati e capovolti. Usando pazienza e ingegnosità le immagini possono essere ricostruite in modi differenti e così si possono scoprire le soluzioni giuste.

L'esplorazione degli enigmi flash richiede ragionamenti e attività, come scrivere una risposta o intervenire direttamente su un account in Internet, che sbrogliano dalle situazioni senza via d'uscita. Le immagini spingono il giocatore a diverse manipolazioni di tastiera, mouse, uso di codici e audio con Windows.

Il creatore del sito, nascosto dietro il nickname di Swan, spiega che le difficoltà del gioco sono elevate per favorire l'apprendimento.

Affianco ai numerosi giocatori occasionali si è costituita nel tempo una community che conta oltre 12.000 partecipanti, a testimonianza del successo del percorso pedagogico e del legame che si crea tra quelli che ce la fanno a compierlo tutto.

In aggiunta agli obiettivi dichiarati di istruzione tecnica, superare il percorso di Ouverture facile è un ottimo esercizio per affinare le capacità attentive e logiche.

Postato da: orsola a 12:22 | link | commenti
formazione 112

25/10/2007

Neurobiologia dell'ottimismo

"Abbiamo constatato che l'amigdala e la regione della corteccia cingolata anteriore si attivano di più quando una persona immagina che fatti negativi possono avere successivamente effetti positivi e che la connessione tra queste due aree del cervello è più forte se una persona pensa a una situazione piacevole. C'è una stretta relazione di queste attività cerebrali con una visione ottimistica". In questa dichiarazione alla Reuters di Tali Sharot dell'University College of London c'è la sintesi della ricerca, condotta da un gruppo interdisciplinare e internazionale presso la New York University, con il coordinamento di Elizabeth Phelps, professore di psicologia e scienze neurali in questa università.

I ricercatori hanno sottoposto a risonanza magnetica funzionale per immagini un gruppo di volontari, impegnati a ricordare episodi passati o a immaginare quelli futuri della propria vita personale, per rilevare in essi il livello di orientamento all'ottimismo.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati nell'ultimo numero di ottobre del settimanale "Nature" in un articolo, intitolato "Optimism brain region identified".

Grazie alle immagini ottenute con la risonanza è stato osservato il meccanismo cerebrale in relazione con l'ottimismo e le differenze tra una persona e l'altra. Le attività dell'amigdala, un gruppo di neuroni collegati alle emozioni e all'esperienza personali, e della corteccia cingolata anteriore, una regione tra i due emisferi, erano minori quando le persone si vedevano in situazioni negative future o quando ricordavano il passato. Le attività delle due aree aumentavano quando le persone erano più ottimiste.

"Mentre il passato è rigido, il futuro è aperto alle interpretazioni e alle speranze e le persone possono prendere le distanze dagli effetti negativi e focalizzare l'attenzione su quelli positivi", spiega Phelps.

"I sintomi depressivi uniti all'orientamento al pessimismo e alla consapevolezza delle difficoltà reali provocano immagini negative del futuro. Il cattivo funzionamento della connessione neurale tra l'amigdala e la corteccia cingolata anteriore potrebbe essere all'origine della psicopatologia", secondo i ricercatori, "invece gli ottimisti potrebbero adattarsi meglio alle situazioni difficili".

Lo studio delle disfunzioni di questa connessione e dell'attività neurologica potrebbe costituire una base per la diagnosi e l'intervento terapeutico sulle depressioni.

Postato da: orsola a 16:21 | link | commenti
fondamenti 91

Da risorse umane a collaboratori importanti

Quando c'erano le direzioni del personale erano diffusi sistemi di riconoscimento (qualcuno li chiamava "premianti"), che tenevano conto dell'impatto della "posizione di lavoro" sui risultati aziendali. Con l'avvento delle direzioni delle Risorse umane e la "gestione per competenze", i sistemi di compensi e ricompense delle persone che lavorano in azienda sono stati correlati ai processi organizzativi e alla differenziazione e integrazione dei relativi comportamenti.

Sono rimasti distinti obiettivi e amministrazione dei riconoscimenti per rango degli operatori. E' stata consolidata una divisione tra i titolari dei ruoli di dirigente, di quadro e di tecnico superqualificato, con trattamenti personalizzati, e la maggioranza degli addetti alle macchine, agli sportelli, ai banchi di vendita, il cui apporto ai risultati aziendali è stato ritenuto finora conseguente alle azioni di altri.

Questa divisione viene oggi sconvolta dall'annuncio del presidente e dell'amministratore delegato della FIAT di volere anticipare 30 euro dell'aumento retributivo mensile chiesto nella piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.

L'acconto è giustificato come "segnale d'attenzione" per "l'importante contributo dei lavoratori del gruppo ai buoni risultati", è ritenuto "coerente con le riflessioni che la Confindustria sta portando avanti per rendere più moderne le relazioni industriali" e  tenta di "ridurre i disagi di un eventuale protrarsi delle trattative".

L'annuncio dell'alta direzione FIAT è arrivato a ridosso dello sciopero di quattro ore, indotto per il 30 dai sindacati metalmeccanici, che chiedono un aumento di 117 euro oltre a miglioramenti del mercato, dell'inquadramento, degli orari,  dell'ambiente di lavoro, dei diritti e del sistema delle relazioni sindacali.

L'acconto è stato concesso perchè i risultati economici della FIAT sono buoni e testimoniano l'avvenuto rilancio, anche se le prospettive per il 2008 non sono eccellenti.

La decisione di anticipare una parte economica del risultato della trattiva sindacale in corso rientra in una strategia imprenditoriale, che punta a spostare il baricentro della contrattazione in sede aziendale. Ma è soprattutto un riconoscimento, che cambia il rapporto fra azienda e lavoratori perchè assegna a questi un ruolo di maggiore consapevolezza e contributo nel raggiungimento dei risultati, innovativo rispetto alla strumentalità di quello da "risorsa umana".

Certamente non chiuderà la distanza tra i trattamenti personalizzati e quelli collettivi, ma è senz'altro un'indicazione del valore dell'autonomia lavorativa a tutti i livelli dell'organizzazione.

Al di là dei tatticismi delle parti interessate alla positiva conclusione del contratto di categoria, questa disponibilità manageriale potrebbe essere non solo un atto di buona volontà e di differenziazione dalle altre imprese, ma come tutto quello che succede in FIAT, un autentico segnale di svolta per la gestione delle persone nelle aziende italiane.

Le esigenze e le condizioni ci sono per un nuovo modello di direzione.

Postato da: orsola a 11:36 | link | commenti (8)
relazioni industriali62

24/10/2007

Effetto limitato del tessile cinese sui prezzi di vendita

La liberalizzazione nel 2005 delle esportazioni cinesi di prodotti tessili ha provocato nell'UE 15 una riduzione del 30% dei prezzi industriali del settore, ma ha appena scalfito quelli di vendita. La grande distribuzione monomarca ha aumentato i suoi ricarichi. Mentre i tradizionali negozi multimarca hanno dovuto ribassare i prezzi al cliente in modo diverso da paese a paese, con una media del 16% per reggere alla concorrenza.

Sono queste le principali conclusioni di una ricerca realizzata dal Kiel Institute, affiliato della Christian Albrechts University of Kiel (Schleswig Holstein, Germania), per conto della Commissione europea. Il rapporto intitolato "Impacts of textiles and clothing sectors liberalisation on prices" è stato redatto da un gruppo di economisti della Danimarca, della Germania, dei Paesi Bassi e del Regno Unito.

I quattro autori constatano che lo smantellamento dopo 40 anni del sistema di quote fissato dall'Agreement on textiles and clothing ha provocato una caduta di prezzi al produttore del 30,6% medio, mentre quelli al consumatore sono diminuiti soltanto del 16,2%. Il maggiore decremento dei prezzi di vendita si è verificato in Irlanda e nel Regno Unito, dove questi hanno toccato rispettivamente il 48,5% e il 52,9% dei valori originari. All'opposto i prezzi di vendita in Italia e Spagna sono rimasti sostanzialmente immutati con il 96,8% e il 93,5%. In Grecia sono addirittura saliti al 101,3%.

Kiel

Fonte: Kiel Institute 2007.

Le differenze si spiegano con le variazioni delle strutture nazionali di commercio al dettaglio, con l'apertura alla concorrenza del relativo settore di servizi e con gli effetti che queste hanno determinato.

L'impatto dei prodotti  importati sui prezzi finali di vendita ha oscillato così in vantaggi che, a seconda delle strutture distributive, sono andati dall'1% medio , per le giacche e i pantaloni, al 6-7% per la camicie, la biancheria intima e le scarpe sportive.

Effetti ancora più limitati sono stati registrati sui prezzi di vendita  al consumatore dei prodotti di provenienza comunitaria per quei paesi, dove la produzione del  tessile e dell'abbigliamento è ancora consistente, come l'Italia, la Spagna e la Grecia.

Hanno beneficiato invece della liberalizzazione i paesi in cui il supporto dello Stato ha favorito la riconversione della poco consistente industria del settore e le catene di grande distribuzione, che hanno stipulato contratti vantaggiosi di fornitura con i produttori extraeuropei.

Effetti positivi sulla distribuzione al dettaglio e sui prezzi al consumatore sono venuti anche dall'integrazione delle strutture di vendita rinnovate con quelle dei servizi riformati.

Postato da: orsola a 17:46 | link | commenti
economia 138

World Toilet Association

La frammentazione degli interessi può essere provocata e alimentata dalla differenziazione delle offerte. Consumi, conoscenze e passioni possono essere orientati opportunamente da produttori di beni e servizi, diffusori di informazioni, registi di pressione e organizzatori di consenso.

Chi sa interpretare le esigenze e allestire occasioni per audience interessate può contare sull'effetto a cascata del messaggio attraverso il passaparola e l'aggregazione. Se il processo è regolato i risultati attesi non possono mancare.

Ne era già consapevole Edward Bernays, quando 80 anni fa passava in rassegna le "tecniche utili per irreggimentare l'opinione" in materia di consumi e politica nel suo "Propaganda", uno dei testi fondanti delle relazioni pubbliche.

Chi dispone di mezzi economici può agevolmente allestire una tribuna, che materializzi anche con un "monumentum aere perennius" gli strumenti per giungere a quello che vuole ottenere.

E' il caso del 74enne deputato sud-coreano Sim Jae-duck, già sindaco di Suweon, una cittadina a 40 km da Seul. Egli ha fondato nel 1999 la Korea Toilet Association, che propugna un migliore equipaggiamento dei luoghi di decenza e sta per lanciare la World Toilet Association, che sotto la sua presidenza, dovrà affrontare il problema delle malattie, dovute alla cattiva igiene delle toilette pubbliche, causa della morte di 2 milioni di persone ogni anno nel mondo.

La WTA è un movimento internazionale, che vuole assistere perciò i paesi poveri e ha già costituito cellule attive in Mongolia, indonesia, Turchia e Brasile.

Non basta, Jae-duck si è fatto costruire a Suweon una villa di 400 mq, che ha una forma a corte ed è dotata di ampie vetrate aperte su un parco. Costata 1 milioni e 600 mila dollari, riproduce un water di grandi dimensioni. E' fornita di più servizi igienici, che hanno tutte le tecnologie più avanzate per la sanificazione, l'isolamento e la deodorazione degli ambienti.

Il suo interesse per l'igiene dei bagni viene dalla nascita in una toilette."Mia madre aveva seguito i consigli della nonna, perchè i bambini che nascono nei luoghi di decenza vivono più a lungo", ha detto ai giornalisti, incuriositi dal suo annuncio sulla  villa e la WTA.

Jae-duck è abile nella manipolazione del consenso, eccentrico o bisognoso di aiuto per un disturbo psichico?

Comunque la WTA ha già superato i 10.000 aderenti, conquistato il patrocinio dell'ONU, dato vita alla World Toilet Organization, che diffonde il verbo anche nei paesi ricchi, dispone del World Toilet College, di una collana di pubblicazioni sulla "culture of flushing" e di una serie di giochi a quiz e videogame.

Postato da: orsola a 15:39 | link | commenti (2)
societa 295

23/10/2007

Rafal Olbinski, "The marriage of Figaro", 2002, olio su tela.

Postato da: orsola a 17:39 | link | commenti

7ª classifica Financial Times degli Executive MBA

I programmi per manager già in posizione, che "Financial Times" analizza, valuta e classifica da sette anni, in questa edizione 2007, pubblicata ieri, sono stati realizzati da 90 business school.

La ricognizione è stata basata su 4.000 questionari, compilati da altrettanti ex allievi degli anni 2004-2006 e sulle valutazioni espresse almeno dal 20% di quelli che hanno partecipato ad ogni programma. Una metodologia di ricerca apparentemente rigorosa, che non ha evitato sospetti per la collocazione al secondo posto della classifica del Trium, il "Global Executive MBA", un programma frutto di un'alleanza tra la New York University  Stern School of Business, la London School of Economics and Political Science, la Haute Ecole de Commerce School of Management.

I programmi sono stati valutati secondo 15 parametri.

I primi quattro criteri hanno considerato le retribuzioni e le progressioni di carriera degli ex partecipanti negli anni trascorsi dalla fine della  formazione ad oggi.

Il quinto criterio è stato la rispondenza del programma agli obiettivi che a suo tempo avevano portato l'alllievo a parteciparvi.

Altri sette criteri, dalla presenza femminile nelle attività formative alle lingue usate, alla composizione internazionale dei gruppi di trainee, di docenti e dei comitati direttivi, hanno rilevato le differenziazioni di ogni programma da quelli più focalizzati su esperienze nazionali.

I tre fattori di valutazione finali sono stati riferiti all'attività di ricerca, ai dottorati e alle pubblicazioni delle scuole.

Prima quest'anno è risultata la Kellog/Hong Kong UST Business School, seconda la Trium, terza la Wharton Business School dell'University of Pennsylvania.

Nella classifica ci sono 48 presenze americane e 14 del Regno Unito, da sole o in associazione con altre. Il Canada è rappresentato da 6 scuole. La Cina da 5. La Spagna è due volte tra le prime 20.

Con una rappresentante ci sono alcuni paesi d'Europa: Francia, Germania, Paesi Bassi, Irlanda, Svizzera, Cechia, Danimarca, Belgio.

Postato da: orsola a 12:16 | link | commenti (2)
formazione 112

22/10/2007

Milionari cinesi

Dei problemi di surriscaldamento dell'economia cinese, dei tentativi del governo di frenarla, delle pressioni dei paesi a economia avanzata, USA in testa, di spingere a una più realistica valutazione dello yuan sui mercati dei cambi, della produzione di jeans, di elettrodomestici e di giocattoli a rischio di sicurezza sappiamo a sufficienza per essere preoccupati. Un altro motivo di inquietudine si va aggiungendo dalla scorsa settimana: quanti sono i milionari (in dollari) cinesi, come si piazzano, in valori assoluti e in percentuale, nella graduatoria mondiale dei ricchi?

Martedì 16 il Boston Consulting Group ha diffuso il suo studio annuale sui patrimoni familiari e la Cina figura al quinto posto della classifica, con 310.000 milionari, censiti nel 2006, che farebbero sorpassare il numero di quelli presenti in Italia e in Francia.

Ma giovedì 18 Merrill Lynch e Capgemini hanno pubblicato la loro rassegna sullo stesso tema e qui i milionari cinesi individuati sono stati 345.000, per di più con 5 milioni di dollari a testa.

Altre fonti giornalistiche, di "The Wall Street Journal", per esempio, dicono che l'economia cinese crea ogni giorno 70 milionari in yuan. E un milione in questa moneta è poco più di 100.000 euro.

Se è confermata quest'ultima notizia possiamo rilassarci, ma se fossero vere invece quelle provenienti dalle due società di consulenza internazionale la nostra inquietudine sarebbe più che giustificata.

Soprattutto se ricordiamo che, stando alla classifica fatta da "Forbes" ad agosto, Yang Huiyan, una giovane cinese di 26 anni, immobiliarista, è titolare di un patrimonio valutato in 16 miliardi di dollari.

Postato da: orsola a 17:58 | link | commenti (1)
societa 295

Coopetizione tra aziende e gestione delle competenze

Succede sempre più spesso che in un mercato globale la realizzazione di valore al cliente, come l'offerta di un prodotto-servizio, necessiti di una infrastruttura fatta di risorse e competenze. L'azienda che si assume la responsabilità di un "sistema di offerte" raramente è in grado di effettuare tutte le attività e i processi che occorrono per rendere la prestazione. Il suo ruolo è di coordinare il sistema, mobilitando le risorse necessarie, integrandole e controllandole.

Le relazioni interaziendali sono luoghi di messa in comune di risorse e competenze per creare nuove competenze, utilizzando al meglio le proprie come principale fattore d'influenza, in una cooperazione-competizione con altre imprese.

Al tema della coopetizione e della gestione delle competenze è dedicato il saggio di Frédéric Prévot, professore di strategia all'Euromed di Marsiglia "Coopétition et management des compétences", Revue française de gestion, 176/2007. Mira ad elaborare una matrice di valutazione delle scelte di gestione e delle logiche di azione nei differenti stadi della coopetizione.

L'autore precisa il concetto di coopetizione e gli orientamenti possibili, più vicini alla cooperazione o alla concorrenza, la correlazione di questi con le risorse, "firm specific", "firm addressable", "possedute", "periferiche", e con la gestione delle competenze, focalizzata sulla loro acquisizione o creazione di esse.

Individua le scelte di gestione, le logiche di azione e le conseguenze possibili :

-  coopetizione cooperativa, con un orientamento tendenzialmente rivolto alla cooperazione tra aziende e una gestione delle competenze condivise;
-  coopetizione competitiva, con un orientamento tendente alla concorrenza e una gestione protettiva delle competenze possedute da ogni azienda;
-  coopetizione competitiva tra aziende, per l'acquisizione di competenze l'una dall'altra, con l'aspetto paradossale di generare conflitti e porre fine all'aspetto cooperativo della coopetizione;
-  coopetizione cooperativa, per la creazione di competenze comuni basate sulle attività dell'alleanza.

Il concetto di coopetizione mostra così una differenziazione per strategie, comportamenti organizzativi, logiche di azione, orientamenti economici, in funzione degli obiettivi di gestione delle competenze perseguiti da ognuna delle aziende in relazione.

La congruenza o l'incongruenza, maggiore o minore, delle scelte di gestione e delle logiche di azione possono far correre rischi al futuro della coopetizione e possono essere usate come uno strumento di analisi dinamica dei differenti stadi della coopetizione e dei modi di gestione delle competenze.

Postato da: orsola a 16:33 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

ABN Amro chiude, 19.000 senza lavoro, CEO superliquidato

Da mercoledì scorso la banca olandese ABN Amro ha cambiato proprietari. Appartiene adesso a un trio di banche europee, la Royal Bank of Scotland, il gruppo bancario e assicurativo belga Fortis, lo spagnolo Banco Santander, che ha acquisito l'86% del pacchetto azionario. I nuovi proprietari hanno sborsato 71 miliardi di euro e hanno procurato ai vecchi azionisti una plusvalenza colossale.

ABN Amro negli ultimi cinque anni aveva prodotto una scarsa redditività e aveva avuto un valore stagnante delle azioni sul mercato borsistico.

All'annuncio della messa in vendita, a gennaio, il titolo era salito dai 20 euro medi abituali a 35,60, a mano a mano che  aumentava il rastrellamento, anche per opera della Barclays Bank, entrata in concorrenza con il trio risultato aggiudicatario.

La transazione era stata definita il 5 ottobre, alla chiusura delle offerte. L'11 ottobre la più antica banca olandese è stata eliminata dal listino della Borsa di Amsterdam e il 17 ottobre i nuovi proprietari hanno annunciato la loro  intenzione di smantellare le vecchie strutture e di sopprimere prossimamente 19.000 posti di lavoro nel mondo. 7.800 da subito nei Paesi Bassi. Tutti esuberi venutisi a creare per duplicazione di attività.

L'amministratore delegato di ABN Amro, Rijkman Groenink, è stato giubilato con 20 milioni di euro di bonus. Un superpremio, che ha scatenato polemiche parlamentari e aspre critiche del ministro delle Finanze, del segretario generale del sindacato dei quadri direttivi De Unie, del presidente dell'associazione degli investitori e dei sindacati dei lavoratori bancari.

Il governo laburista ha denunciato il paradosso della ricompensa massima per la peggiore performance di un top manager di un'azienda olandese ed ha preannunciato un disegno di legge per evitare che episodi simili si ripetano in futuro.

Postato da: orsola a 11:32 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

18/10/2007

HR rétro management

Sono ormai 50 anni da quando Gino Sferza scriveva in "La sistematica della direzione del personale" che "la finalità della direzione del personale sta nel fatto che nel lungo periodo, al di là dei fatti contingenti ed episodici, le posizioni economiche e sociali coincidono; amministrare il personale economicamente vuol dire amministrarlo anche socialmente". E' passato da allora un arco temporale a cavallo tra due secoli, pieno di rivoluzioni sociali, politiche ed economiche, che hanno visto le direzioni delle Risorse umane, come ora si chiamano, dotarsi di strumenti, sistemi e approcci gestionali integrati con le necessità di competenza distintiva delle aziende.

Tuttavia ancora oggi accadono episodi di gestione delle Risorse umane, in contesti di business avanzato, che riportano al produttivismo autoconcluso dei primi anni del dopoguerra, quello che i sistematizzatori dell'evoluzione della direzione del personale hanno collocato nella  fase passata, dell'amministrazione e  della disciplina,  che ha preceduto l'armonizzazione di regole aziendali, legislazione del lavoro e motivazione dei lavoratori.

Testimonia di questo ritorno al passato l'episodio ultimo della Rollon di Vimercate in Lombardia, "un Gruppo internazionale che opera sul mercato della movimentazione lineare industriale", come è scritto sul suo sito. Ieri i  dipendenti hanno scioperato  otto ore per affermare il diritto di potere andare in bagno senza controlli telematici.

Si somma alla richiesta, formulata con un avviso al personale da un caponegozio di un'importante catena della grande distribuzione alimentare, di documentare con certificato medico la necessità di soddisfare lo stesso bisogno primario di quelli della Rollon, se capitava più di due o tre volte durante il turno di lavoro e alla proposta, prima e finora unica innovazione del comparto delle associazioni dei responsabili aziendali delle Risorse umane, presentata dal presidente di una di esse, che intendeva calcolare il tempo sottratto all'orario di lavoro per pausa fumo, al fine di recuperarlo con lo straordinario.

Se questi sono i fatti recenti più clamorosi, altri episodi ugualmente preoccupanti, per la professionalità dimostrata dalla direzione delle Risorse umane e per i riferimenti valoriali del management, sono avvenuti nell'ultimo anno. Basti ricordare la discriminazione implicita del reclutamento di talenti sovraqualificati per i lavori offerti, validata da un'altra associazione dei responsabili delle Risorse umane, l'abuso delle telecamere, per la sicurezza e i giochi dei bimbi negli asili nido, rilevato in alcune aziende, l'applicazione burocratica delle norme di legge e contrattuali sugli spazi, i tempi e le retribuzioni, molto frequente in altre, il calcolo come benefit del costo e del tempo per la formazione, nei bilanci sociali di quelle più sensibili alle relazioni con il contesto locale.

Una restaurazione così sfacciatamente praticata non va certamente a vantaggio della qualità dei prodotti e dei processi, nè della valorizzazione del servizio al cliente, nè dell'efficacia della direzione delle Risorse umane nelle aziende che pretendono di coinvolgere le persone che vi lavorano. Come le reazioni dei dipendenti e dei mass media dimostrano.

Postato da: orsola a 15:41 | link | commenti (7)
gestione e sviluppo 260

17/10/2007

Roy Lichtenstein, "Grrrrr!", 1965, olio su tela.

Postato da: orsola a 17:25 | link | commenti

Fusioni e acquisizioni sono cresciute del 58% nel mondo

L'United Nations Conference on trade and development ha pubblicato il 17° "World Investment Report" 2007, che analizza le tendenze più recenti dell'investimento straniero diretto, dando particolare attenzione al ruolo delle aziende multinazionali, delle industrie estrattive (del petrolio, gas e minerali metallici) e dei paesi in sviluppo.

Nel 2006 gli investimenti in fusioni e acquisizioni di questi settori avevano raggiunto i 1.306 miliardi di dollari, con un aumento del 38% sull'anno precedente, il più elevato dal 2000. Nel primo semestre del 2007 sono cresciuti di un altro 58% e hanno toccato i 581 miliardi di dollari.

172 mega transazioni, superiori al miliardo di dollari, erano state realizzate nel 2006 e avevano rappresentato più di due terzi del montante totale. Nel primo semestre del 2007 lo sviluppo dell'internazionalizzazione è proseguito a ritmi superiori del 15%, ha interessato un numero minore di aziende e per quelle dei paesi in sviluppo è stato limitato alle aree geografiche d'origine.

Le multinazionali dei paesi sviluppati rappresentano l'84% degli investimenti del 2006. Oltre la metà di essi sono originati dall'UE. Sono della Francia, della Spagna, del Regno Unito e della Germania.

L'Italia ha generato un flusso verso il mondo di oltre un miliardo e 200 milioni di dollari, con un incremento dell'11,8% sul 2005.

Le aziende dei paesi in via di sviluppo e delle economie emergenti hanno proseguito la loro espansione. Quelle di Hong Kong e della Russia hanno investito all'estero 193 miliardi di dollari.

Il boom si spiega con il ruolo via via più importante dei fondi di capital investment e dei fondi comuni. Uniti al forte aumento dei corsi borsistici nel mondo hanno accresciuto il valore delle fusioni e acquisizioni internazionali.

Le  10 aziende che hanno più investito sono state la General Electric, Vodafone, la General Motors, la BP, la Shell, la Exxon, la Toyota, la Ford, la Total e l'Electricité de France.

Postato da: orsola a 16:58 | link | commenti
competitivita 92

Più libertà d'informazione in Italia nel 2007

indexrsf

Nella classifica mondiale della libertà di stampa, redatta come ogni anno da Reporters sans frontières, l'Italia è al 35° posto; era al 40° nel 2006. Al 1° posto c'è l'Islanda, che ha sostituito al vertice la Finlandia, scesa al 6°. Al 169° posto, in coda alla graduatoria, c'è adesso l'Eritrea; la Corea del Nord è salita di una posizone rispetto all'anno scorso ed ora è penultima.

Tra gli Stati in cui c'è più libertà d'informazione molti dei primi 20 appartengono all'Europa. Tra gli ultimi della classifica 7 sono asiatici (il Pakistan, lo Sri Lanka, il Laos, il Vietnam, la Cina, la Birmania, la Corea del Nord), 5 africani (l'Etiopia, la Guinea equatoriale, la Libia, la Somalia, l'Eritrea), 4 del Medio Oriente (la Siria, l'Iraq, i territori palestinesi, l'Iran), 3 dell'ex URSS (la Bielorussia, l'Uzbekistan, il Turkmenistan) e uno americano (Cuba).

I 20 paesi a maggiore libertà d'informazione

Posizione
Paese
Punteggio
Posizione
Paese
Punteggio
1 Islanda
0,75
11 Svizzera
3,00
2 Norvegia
0,75
12 Lettonia
3,50
3 Estonia
1,00
13 Paesi Bassi
3,50
4 Slovacchia
1,00
14 Cechia
4,00
5 Belgio
1,50
15 Nuova Zelanda
4,17
6 Finlandia
1,50
16 Austria
4,25
7 Svezia
1,50
17 Ungheria
4,50
8 Danimarca
2,00
18 Canada
4,88
9 Irlanda
2,00
19 Trinidad e Tobago
5,00
10 Portogallo
2,00
20 Germania
5,75

I membri del G8 , salvo la Russia, hanno migliorato leggermente.

La Francia è al 31° posto ed era al 25° nel 2006. Sono cessate le violenze contro i giornalisti, presenti a un conflitto sindacale in Corsica e alle manifestazioni nella banlieu parigina. Continuano i casi di censura, di perquisizione delle redazioni e di violazione del segreto sulle fonti d'informazione.

Gli USA sono saliti soltanto al 48° posto dal 55° dell'anno scorso in conseguenza dell'arresto di un cameraman sudanese, che aveva fatto riprese a Guantanamo e dell'assassinio di un giornalista nero a Oakland.

L'Italia ha invertito la discesa degli anni precedenti, ma i giornalisti sono esposti ai pericoli della mafia in alcune regioni.

Il Giappone è al 37° posto, contro il 51° del 2006, per una tregua negli attacchi dei partiti nazionalisti.

Solo il Canada e la Germania si piazzano tra i prima venti, mentre la Russia resta al 144°  posto per l'assassinio della giornalista Anna Politovskaïa.

La classifica di Reporters sans frontières è stata formulata in base alle risposte di 15 associazioni per la difesa della libertà di espressione, presenti in tutti i continenti e di 130 corrispondenti (giornalisti, ricercatori, giuristi, militanti di associazioni per i diritti dell'uomo) di altrettanti diversi paesi del globo. Per ognuno è stato così elaborato un punteggio ponderato della libertà di espressione. Più questo è vicino allo 0, maggiore è la possibilità di diffondere informazioni.

Non sono state considerate altre situazioni, oltre quelle dei 169 Stati classificati, per mancanza di dati.

Postato da: orsola a 10:41 | link | commenti (1)
societa 295

16/10/2007

Disamore aziendale dei quadri e dei professional

La letteratura manageriale pubblicata in Italia o è celebrativa o è modellizzatrice, incitativa, indifferente alle reali condizioni di gestione delle Risorse umane in azienda anche quando si presenta come instant book. I rari libri che sfuggono a queste categorie sono il frutto della fantasia di comici dichiarati, che hanno l'obiettivo di sviare l'attenzione da quella che i Francesi chiamano la "pénibilité" del lavoro, o appartengono alla trasfigurazione narrativa delle vicende della "solitudine del manager" e dell' "obbedienza del dipendente", più spesso precario.

In Francia, appunto, si va diffondendo da qualche anno una pubblicistica, di testimonianza dall'interno, del "mismatching" negativo tra il lavoratore, anche quadro direttivo e professionista della conoscenza, e il lavoro, che è chiamato a svolgere in contesti all'origine del disamore aziendale.

Il lavoro è "pénible" perchè sottutilizza le professionalità e costringe a tenere conto delle indicazioni di una gerarchia inefficente e incompetente. E' facile allora che rimi  con lentezza, noia, ambiente paranoico, presenzialismo e conformismo, come denuncia Teodor Limann, pseudonimo dietro il quale si cela un dirigente di una multinazionale francese a forte redditività, in "Mort de peur. La vie de bureau", Les Empêcheurs de penser en ronde, Paris, 2007.

32 anni, ex allievo del Polytechnique, già consulente in una società prestigiosa e attualmente responsabile di una direzione finanziaria, l'autore dichiara di aver scritto il suo libro per smentire l'idea corrente che l'azienda sarebbe retta da leggi scientifiche o da un determinismo naturale, perchè tutto quello che vi succede sarebbe frutto di scelte, di politica e di morale.

In realtà "varcando ogni mattina la porta d'ingresso, ogni dipendente entra in un altro spazio, in cui il tempo è diluito, le ore intorpidite, gli avvenimenti e le emozioni attenuate". Qui "le piccole peripezie sono elevate ad affari di Stato, i doppi discorsi sono onnipresenti e possono raggiungere perfino soggetti come le 35 ore. La seriosità è rappresentata dai dirigenti che si sovraoccupano e che , a botte di sandwich inghiottiti in notturni febbrili, non vedono dietro questa vita sgonfiata disegnarsi l'inferno".

Limann descrive questa commedia umana, dall'apparenza della goliardata, dove la paura di perdere il lavoro è sempre incombente. "Questo terribile slogan secondo il quale è nostra responsabilità vegliare sulla nostra 'impiegabilità' futura (quindici anni di galera all'inventore del neologismo)", che è agli antipodi della creatività, del dinamismo e del legame con l'azienda. "La sua realtà burocratica è sfortunatamente tutt'altra, disincarnata, noiosa e ossessiva", precisa.

"In simili ambienti glaciali, i quadri si aggirano intorno alle macchinette del caffè, surfano su Internet per scacciare la malinconia e consultano discretamente 'Le Monde' online, che dà il vantaggio su quello in carta di potere essere letto senza sbandierarlo". E' la situazione dei capi intermedi, che qualcuno poco tempo fa spacciava in via di ritorno e che oggi sono in concorrenza con "battaglioni di ne-la superintervistati, pronti a tutto".

"Se le aziende e le persone che vi lavorano fossero stupide, le cose sarebbero molto più semplici".

Scritto in stile allegro questa operetta a metà tra la requisitoria e il revulsivo ha una funzione terapeutica, antidepressiva. Mette in guardia dalle disillusioni e invita a usare il buon senso, perchè non c'è niente da fare. Ad onta dei tanti proclamati cambiamenti e svolte radicali le aziende restano ferme  nell'ottusa gestione delle persone. A queste non resta che fare appello alla bellezza del dopo lavoro, alla famiglia e al tempo libero.

Perchè le persone non mancano "di grandezza e di interiorità" oltre ogni schema di valutazione, cambiamento, svolta del management. E' la desolata conclusione.

Un libro che raccoglie tutta la sintomatologia negata dei comportamenti dei quadri direttivi e dei professionisti della conoscenza. Indispensabile per uscire dal chiuso degli "ambienti glaciali".

Postato da: orsola a 17:00 | link | commenti (6)
gestione e sviluppo 260

Integrazione degli immigrati in Europa

La seconda edizione del MIPEX, il Migrant integration policy index, uno studio comparativo su 28 paesi, d'Europa in grandissima maggioranza, è stato presentato ieri a Bruxelles. Realizzato dal British Council e dal Migration Policy Group, valuta e classifica le politiche d'integrazione degli immigrati sulla base di dati sintetici confrontabili: l'accesso al mercato del lavoro, il ricongiungimento familiare, la residenza stabile, la concessione della cittadinanza, le azioni antidiscriminatorie, la partecipazione politica.

Lo studio ha per scopo di radiografare la situazione e indicare ai governi dell'UE - salvo Bulgaria e Romania entrate nel gennaio 2007 - e della Norvegia, della Svizzera e del Canada i punti di miglioramento necessari per gestire i 21 milioni di immigrati, che, secondo le stime, risiedono nei 25 paesi dell'UE.

Le politiche di accoglimento degli immigrati nei 28 paesi ricevono un punteggio da 1, il minimo, a 3, condizioni molto favorevoli, per ciascuno dei 6 dati sintetici indicati. Il massimo raggiungibile per ogni parametro di valutazione è 100 punti.

I comportamenti sono valutati secondo le Direttive europee, le convenzioni del Consiglio d'Europa e le segnalazioni delle ONG.

Il punteggio medio dei 28 paesi quest'anno è stato di 54. I 5 paesi che hanno avuto più punti, a riconoscimento di efficaci politiche di integrazione, sono stati la Svezia, il Portogallo, il Belgio, i Paesi Bassi  e la Finlandia. I 5 con meno punti sono risultati la Lettonia, Cipro, l'Austria, la Grecia e la Slovacchia.

I 10 Paesi con le politiche più efficaci
(dati 2006)

Posizione
Paese
Punteggio
1 Svezia
88
2 Portogallo
79
3 Belgio
69
4 Paesi Bassi
68
5 Finlandia
67
6 Canada
67
7 Italia
65
8 Norvegia
64
9 Regno Unito
63
10 Spagna
61

La Svezia è prima: al vertice della classifica, con 100 punti per accesso al mercato del lavoro, con 92 punti per ricongiungimento familiare, con 76 per residenza stabile, con 71 per concessione della cittadinanza, con 94 per  azioni antidiscriminatorie e con 96 per partecipazione politica.

L'Italia è settima: al quarto posto con 85 punti per l'accesso al mercato del lavoro, al terzo con 79 punti per il ricongiungimento familiare, all'ottavo con 67 punti per la residenza stabile, al ventiduesimo con 33 punti per la concessione della cittadinanza, all'undicesimo con 69 punti per azioni antidiscriminatorie e al dodicesimo con 50 punti per partecipazione politica.

Accesso al mercato del lavoro

index2006

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politica 137

15/10/2007

Welfare, moneta unica e imposizione fiscale in Europa

Durante gli ultimi 30 anni il sistema di welfare di molti Stati europei ha ridotto le differenze nella distribuzione del reddito tra i più ricchi e i più poveri. Esse sono invece aumentate negli USA intorno all'inizio del nuovo secolo, dopo essere diminuite alla fine del secolo scorso e si vanno rinforzando nei paesi ex comunisti e in Cina, India, America Latina, negli Stati delle economie emergenti.

La quarta conferenza annuale di ricerca "Growth and income distribution in an integrated Europe: does EMU (European economic and monetary Union) make a difference?", che si è svolta giovedì e venerdì scorsi a Bruxelles, ha sostenuto che l'unione monetaria ha facilitato la coesione sociale nell'Unione europea.

La conferenza ha riunito economisti del vecchio e del nuovo continente, che hanno analizzato l'impatto dell'intreccio welfare, euro, imposizione fiscale sulla distribuzione del reddito nelle popolazioni dell'UE e degli USA.

Robert Gordon della Northwestern University di Chicago ha indicato che nel 1928 l'1% della popolazione americana aveva l'8,2% dei redditi del paese. Una differenza, che si era ridotta all'1,9% nel 1973, per risalire al 7,3% nel 2000. Al contrario, in Francia e in Giappone lo stesso gruppo sociale aveva mantenuto intorno al 2% il valore dei redditi percepiti.

Secondo lo studioso, le pratiche economiche attuate negli USA portano alla disuguaglianza, ad alti tassi di povertà, a sistemi sanitari costosi e poco efficienti, a impieghi con maggiore lavoro e minor paga.

Tra le cause di aumento delle differenze di reddito americane, Gordon ha individuato la crescita della capitalizzazione del mercato e il sistema delle stock option date ai manager, mentre in Giappone sono proibite dal 1997, in Belgio hanno un'imposizione fiscale particolarmente pesante e in Germania non vengono più concesse dalla metà delle aziende, quotate al DAX.

L'italiano Giuseppe Bertola dell'Università di Torino ha dimostrato gli effetti equitativi dell'integrazione monetaria dell'euro sulle dinamiche della disoccupazione e dei divari reddituali. Congiunte alle politiche di previdenza sociale e di assistenza sanitaria di molti paesi dell'UE hanno prevenuto i rischi di povertà e aiutato le persone in stato di necessità in molte situazioni con tradizioni e configurazioni sociali ed economiche differenti.

Anthony Atkinson del Nuffield College di Oxford ha indicato le correlazioni positive tra politiche nazionali  di distribuzione equa del reddito e sviluppo dell'Europa.

Il commissario agli Affari economici e monetari Joacquin Almunia, partendo dai casi della Danimarca, della Finlandia, della Germania, dei Paesi Bassi, del Regno Unito e della Svezia, ha mostrato gli effetti equilibratori di un'imposizione fiscale finalizzata ai trasferimenti sociali e di una moneta comune, come l'euro.

Postato da: orsola a 15:36 | link | commenti
economia 138

Parla cinese un internauta su sei

Internet world stats, ha appena aggiornato a 1.244.449.601 il numero degli internauti del mondo.

Gli Asiatici sono la maggioranza, in valori assoluti, con 437 milioni e il 12% della popolazione del continente. Una penetrazione quinta a livello globale.

Il primato, in percentuale, è del Nord America, con il 69% e 235 milioni di abitanti che usano Internet.

Gli internauti europei sono 322 milioni, con il 40% di penetrazione. 110 milioni sono quelli dell'America Latina, il 20% della popolazione.

L'Australia-Oceania, con soli 19 milioni, è la seconda area geografica del mondo per una penetrazione del 54% della popolazione.

Al sesto posto c'è il Medio Oriente, con 20 milioni e il 10% di penetrazione. Settima e ultima è l'Africa, con 34 milioni di internauti e il 4% della popolazione.

Prime 10 lingue su Internet

languages1

La lingua più parlata è l'inglese. La usano 366 milioni di persone, il 31,2% degli utenti. Subito dopo viene il cinese, utilizzato da 184 milioni di persone, il 15,7%. Terzo è lo spagnolo, adoperato da 102 milioni, l'8,7%.

L'Italiano è la lingua di 31 milioni di internauti, il 2,7% della popolazione.

Tenuto conto del basso livello di penetrazione odierno del numero di internauti asiatici, è facile prevedere che le lingue di questo continente, cinese in testa, si diffonderanno con tassi di crescita superiori alle altre in uso.

Postato da: orsola a 11:14 | link | commenti
societa 295

12/10/2007

 Mokeit Van Linden, Silhouette per "Liberation", 11 ottobre 2007.

Postato da: orsola a 10:14 | link | commenti

11/10/2007

Fiducia, coinvolgimento e cittadinanza organizzativa

"La fiducia, dice Luhmann, è una soluzione a problemi specifici di rischio". "E' possibile solo in una situazione in cui il danno eventuale può essere maggiore del vantaggio a cui si aspira".

La funzione della fiducia organizzativa è di migliorare gli atteggiamenti e i comportamenti dei lavoratori dipendenti per aumentare le loro prestazioni. E' una credenza che una persona elabora circa il modo in cui qualcun altro si comporterà in futuro verso di lei in base agli atteggiamenti, alle intenzioni e ai comportamenti presenti e passati, impliciti o espliciti.

Una base fiduciaria è indispensabile per condurre quelli che lavorano in azienda a impegnarsi in vista degli obiettivi dell'organizzazione. Lo dimostra una ricerca empirica, realizzata da Eric Campoy e Valerie Neveu, rispettivamente professore di Management et organisation all'Université Paris Dauphine e di Gestion des Ressources humaines all'Université Paris I - Panthéon Sorbonne, su un campione di 800 dipendenti, appartenenti ad aziende di dimensioni e settori d'attività differenti.

La ricerca è stata pubblicata con il titolo "Confiance et performance au travail. L'influence de la confiance sur l'implication et la citoyenneté du salarié", Revue française de gestion, 175/2007.

Per i due autori la fiducia organizzativa è una condizione psicologica, che comprende l'accettazione di una vulnerabilità fondata sull'attesa positiva delle intenzioni o del comportamento altrui. Ha due grandi componenti:

-  quella affettiva, di attesa dall'altro di apertura, giustizia, disponibilità, benevolenza e
-  quella calcolatrice, che punta sulla competenza, la coerenza e il rispetto delle promesse da parte di colui a cui va la fiducia.

La prima si riferisce all'attaccamento emotivo, all'identificazione e al coinvolgimento della persona nell'organizzazione. La seconda riguarda la presa di coscienza dei costi legati all'uscita dall'organizzazione. Ma c'è una terza componente, normativa, che riflette un sentimento di obbligo a rimanere dipendente aziendale.

Le persone che hanno un forte coinvolgimento affettivo restano nell'organizzazione perchè la sostengono; quelle che hanno un'implicazione calcolata restano perchè hanno bisogno di farlo; quelle che provano un obbligo normativo pensano di dover restare nell'organizzazione.

Il coinvolgimento organizzativo affettivo media tra implicazione calcolata e obbligazione normativa.

La cittadinanza organizzativa è una forma allargata di prestazione lavorativa che rappresenta un ritorno, che il manager può legittimamente aspettarsi, se riconosce una  serie di diritti e concede una serie di benefici al dipendente.

- Ha come componente la fiducia affettiva nei dirigenti e nei capi e la fedeltà agli obblighi di cittadinanza, quando assume le caratteristiche del coinvolgimento normativo;
- si presenta come mediazione tra fiducia affettiva nei dirigenti e nei capi e l'obbedienza e la partecipazione sociale nel coinvolgimento affettivo;
- assume le caratteristiche del coinvolgimento calcolato se media tra fiducia calcolata nei dirigenti e nei capi e la fedeltà, l'obbedienza, la partecipazione sociale, al cambiamento funzionale.

Campoy e Neveu validano nella ricerca l'ipotesi che la fiducia organizzativa è fiducia nei dirigenti e nei capi. La prestazione lavorativa è legata all'atteggiamento verso l'organizzazione e al tipo di coinvolgimento organizzativo. Il comportamento del dipendente verso l'organizzazione è relativo al livello di cittadinanza organizzativa.

E' il tipo di fiducia che differenzia il legame con l'organizzazione.

E' importante, concludono, che in azienda direzione e capi rispettino un certo numero di regole di comportamento: comunicazione interna, competenze e integrità del gruppo dirigente, comportamenti dei capi diretti, pratiche della direzione delle Risorse umane.

La coerenza tra questa e il middle management è fondamentale per il coinvolgimento organizzativo.

Postato da: orsola a 17:26 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Campagna contro la malnutrizione dei bambini

L'ONG Médecins sans frontières ha lanciato ieri una campagna per aumentare e assicurare la disponibilità di paste nutritive pronte all'impiego. Vuole evitare che anche quest'anno 5.000.000 di bambini sotto i cinque anni muoiano per carenza di alimenti essenziali alla loro crescita.

Le paste nutritive apportano tutti i minerali, gli oligoelementi, gli aminoacidi, i lipidi e gli altri elementi necessari per la crescita infantile. Il gusto e l'apporto calorico le rendono particolarmente adatte agli stomachi dei bambini nei primi anni di vita.

Possono essere consumate senza aggiunta d'acqua, con scarso rischio di contaminazione nelle aree geografiche in cui sono diffuse le malattie infettive. Si prestano a essere confezionate in porzioni individuali. Possono essere prodotte anche localmente e sono trasportabili  facilmente nei paesi a clima caldo.  La somministrazione può essere curata dalle madri senza bisogno di assistenza medica.

Un appello per aumentare la loro disponibilità è stato rivolto ai ministri della Salute, alla WHO, all'UNICEF, al WFP, a Nutriset, titolare del brevetto sulle paste nutritive, ai fund raiser, alle organizzazioni governative e agli utilizzatori.

Secondo la World Health Organization, 20 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta nel mondo. Nel Sahel, nel Corno d'Africa e nell'Asia del Sud è particolarmente grave la situazione di mancanza di prodotti terapeutici e di integratori alimentari ad alto valore nutritivo.

Al costo attuale di 3 euro al chilo sarebbero necessari 750 milioni all'anno per affrontare questa emergenza mondiale.

Nel giugno 2007 il costo medio del trattamento terapeutico di un bambino malnutrito è salito a 34,2 euro. Si stima che nel gennaio 2008 crescerà ancora a 38,7 euro. Un costo dovuto per il 50% alle materie prime necessarie, di cui il latte, che è raddoppiato di prezzo negli ultimi due anni, rappresenta la posta maggiore.

Occorre, dice l'appello di MSF, aumentare massicciamente la produzione delle paste nutritive, effettuare ricerche per sviluppare altre varietà e formule di prodotti terapeutici, diversificare la produzione di altre sostanze utilizzabili in differenti situazioni cliniche per curare nei bambini gli effetti di regimi alimentari carenti.

Se una parte dell'aiuto alimentare internazionale, meno del 10%, sarà orientata verso la produzione di questi alimenti, la mortalità infantile potrà diminuire.

Postato da: orsola a 12:38 | link | commenti
politica 137

10/10/2007

Edvard Munch, "The dance of life", 1900, olio su tela.

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Città europee più gradite ai manager

Cushman & Wakefield è una newyorkese società di property management che opera direttamente in 46 paesi del mondo e in partnership con altri in Australia, Nuova Zelanda e Singapore. Dal 1990 pubblica l' "European cities monitor" in cui sonda l'opinione dei manager delle grandi imprese sulle città d'Europa più attraenti alla luce di quattro criteri: la facilità di reclutare persone qualificate, l'accessibilità al mercato, la qualità dei trasporti e quella delle reti di telecomunicazioni.

Per ogni criterio è assegnato un punteggio a scalare alle città menzionate. La somma dei singoli punti e la loro elaborazione danno luogo a classifiche settoriali e a quella complessiva.

Quest'anno in testa alla classifica generale c'è ancora una volta, come l'anno scorso, Londra, che ha migliorato lievemente il suo punteggio del 2006.

Londra è prima per accesso al mercato, persone qualificate, trasporti esterni, qualità delle telecomunicazioni, lingue parlate e trasporti urbani.

Al secondo posto, con distacco aumentato, c'è Parigi e terza è Francoforte, che riceve poco più di un terzo dei punti di Londra e ha ridotto la dimensione del riconoscimento avuto.

Le 15 città più gradite

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2007
Punteggio
2007
Ordine
2006
Punteggio
2006
Londra
1
0,92
1
0,91
Parigi
2
0,57
2
0,59
Francoforte
3
0,32
3
0,36
Barcellona
4
0,25
4
0,27
Amsterdam
5
0,25
6
0,23
Bruxelles
6
0,25
5
0,24
Madrid
7
0,22
7
0,20
Berlino
8
0,22
8
0,18
Monaco
9
0,18
9
0,18
Milano
10
0,14
12
0,13
Dublino
11
0,13
11
0,14
Ginevra
12
0,13
20
0,08
Zurigo
13
0,12
10
0,16
Praga
14
0,11
13
0,12
Lisbona
15
0,10
15
0,10

L'Italia è al 10° posto nella graduatoria con Milano e al 23° con Roma.

Milano è sesta per accesso al mercato, ottava per qualificazione delle persone, tredicesima per trasporti esterni, diciannovesima per qualità delle telecomunicazioni, sedicesima per rapporto tra costo del lavoro e competenze, tredicesima per clima favorevole agli affari, ventiquattresima per il rapporto tra qualità e costo degli uffici, tredicesima per le lingue parlate, ventunesima per i trasporti urbani, ventunesima per qualità della vita e trentunesima per inquinamento.

Roma è trentunesima per accesso al mercato, trentunesima per qualificazione delle persone, ventitreesima per trasporti esterni, venticinquesima per qualità delle telecomunicazioni, ventiduesima per rapporto tra costo del lavoro e competenze, trentatreesima per clima favorevole agli affari, ventinovesima per il rapporto tra qualità e costo degli uffici, trentunesima per le lingue parlate, trentunesima per i trasporti urbani, quindicesima per la qualità della vita e ventisettesima per inquinamento.

Postato da: orsola a 16:12 | link | commenti (2)
societa 295

09/10/2007

Global Singelringen Community

Le comunità virtuali spontanee crescono e si diffondono con ritmi vertiginosi. Secondo Nielsen - NetRatings, nel 2006 MySpace  è incrementata del 367% rispetto all'anno precedente, MSN Spaces del 286% e i frequentatori dei primi 10 siti di social networking hanno superato i 132 milioni solo negli USA.

Usare le comunità virtuali per il business e per le relazioni professionali è diventata una pratica ormai abituale, sicchè le stime sui nuovi entranti nel settore, elaborate dagli istituti di ricerche di mercato, sono quasi sempre inferiori alle quantità reali.

Perchè non provare a costruire una comunità di single per alimentare la vendita dei propri anelli? Si deve essere chiesto Johan Wahlbäck, un 36enne imprenditore di Stoccolma, che ha vissuto in giro per il mondo, probabilmente in paesi in cui gli anelli sono ancora usati per comunicare il proprio stato civile e le proprie intenzioni relazionali.

Le persone che vivono da sole costituiscono quasi il 15% della popolazione dei paesi ad economia avanzata. Ecco quindi l'anello del celibe e della nubile, distintivo dell'adesione alla parola d'ordine "Single di tutto il mondo, unitevi!", e alla Global Singelringen Community, la comunità dell'anello della persona libera di stato.

L'anello è unisex, in argento placcato e ha una pietra di resina acrilica color turchese. E' marchiato "made in Sweden" e ha un numero unico per la registrazione alla community online.

Costa 39 euro.

La comunità propugna il potere dei single, come stile di vita e l'anello dichiara che chi lo indossa sta bene così, ma che non intende vivere da solo, senza rapporti con gli altri: una disponibilità che non altera la propria scelta. "Una strizzatina d'occhio provocatrice", dice il comunicato stampa.

Il sito della Singelringen Community coincide  con quello del produttore dell'anello, un webshop con galleria di esposizione e testimonial, star del jet set internazionale come Juliette Lewis, Naomi Campbell, Marion Dumas e Katie Holmes.

All'acquisto dell'anello e all'associazione alla comunità si accede da 26 paesi del mondo, tra cui USA, Cina, Filippine, Spagna, Messico, Giappone, Francia, Finlandia, Canada, Australia e vi hanno aderito finora 56 nazionalità.

L'Italia non è indicata nell'elenco. Sarà perchè da noi l'anello o è di brillanti o non è? Per accontentare anche questi Singelringen lancia adesso il collare in Swaroski per cani Single signs collar e così il fedele amico dell'uomo e della donna sarà servizievole come sempre.

Postato da: orsola a 13:03 | link | commenti (4)
societa 295

08/10/2007

Reinventare il management

Gary Hamel è il fondatore e il presidente della società di consulenza Strategos ed è visiting professor di management strategico e internazionale alla London Business School. E' un saggista brillante che nei suoi libri non dimentica mai di esercitare  questi due ruoli in funzionale sovrapposizione e perciò enuncia fatti e regole di condotta, ammonendo e incitando.

Specialista della necessità di innovazioni radicali nei modelli e nei concetti di business per affrontare il futuro con l'immaginazione manageriale, pubblica adesso il suo nuovo libro, in cui utilizza una serie di casi di consulenza, condotti presso aziende di primordine, quali Google,  W.L. Gore, Whole Foods, IBM, Samsung, Best Buy e altre. Dimostra la necessità di "reinventare il management" e produrre una competenza distintiva "difficile da copiare", migliorando i processi e innovando i prodotti.

Il libro è "The future of management", Harvard Business School Press, Cambridge, 2007. Hamel descrive le nuove strade dell'innovazione manageriale: la mobilitazione delle persone, l'allocazione delle risorse e la formulazione delle strategie.

Il lavoro del manager, dice, non è sostanzialmente cambiato dalla descrizione che  Henry Fayol ne fece nel 1917. Riguarda le attività di pianificazione, organizzazione, comando, coordinamento e controllo.

 Da allora però sono cambiati gli obiettivi, il contesto, le relazioni e le teorie manageriali suggeriscono che la pratica comprende il definire e programmare obiettivi, il motivare e allineare gli sforzi, il coordinare e controllare le attività, lo sviluppare e attribuire le competenze, l'aumentare e mettere in pratica la conoscenza, l'accumulare e allocare le risorse, il costruire e alimentare le relazioni, l'equilibrare e riunire  le domande degli stakeholder.

L'innovazione manageriale consiste nel creare valore, cambiando le strutture e i ruoli organizzativi e nel connettere business unit, settori, gruppi di lavoro e comunità di pratiche con alleanze di fornitori, partner e clienti chiave.

Occorre uscire dalla routine quotidiana e incominciare a criticare i dogmi indiscussi.

Vengono in aiuto di queste indicazioni gli esempi di Whirpool e di IBM, della partecipazione ampia al rinnovamento della business idea e quelli di Google, Goretex e Whole Foods, di non limitarsi alla visione miope dei quattro soldi raccogliticci.

Hamel crede nell'importanza dell'orientamento al rischio dei decision maker ed è portato a spingere su questa strada, indipendentemente dalla storia e dalle prospettive aziendali, che possono comportare difficoltà di cambiamento. Ha una visione superomista del leader aziendale, che, stringi stringi, sembra poter contare solo sulla forza di trascinamento delle comunità sostenute dal Web 2.0. A questo supporto fa riferimento la visione del "futuro del management", che chiarisce nelle ultime pagine.

Il libro si raccomanda per l'avvincente descrizione dei casi affrontati dall'autore, per i riferimenti che da essi si traggono al percorso di cambiamento e per il richiamo di aziende eccellenti e di manager coraggiosi.

Postato da: orsola a 16:20 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Altro balzo degli investimenti aziendali americani in R&D

L'annuale tableau de bord della Commissione europea sugli investimenti in R&D, sostenuti con fondi propri da 1.000 aziende europee e altrettante del resto del mondo, mostra che queste 2.000 imprese hanno speso per tale scopo 372 miliardi di euro, l'85% dei costi a ciò destinati da tutte le aziende del globo.

Nel 2006 questi investimenti sono aumentati complessivamente del 10% e nell'UE del 7,4%. Gli USA hanno incrementato i loro budget del 13,3%. Sicchè è cresciuta la distanza tra aziende americane ed europee nel settore strategico.

La classifica delle prime 20 compagnie del mondo per investimenti in R&D registra 8 aziende degli USA - e 4 ai primi posti -,  4 della Germania, 2 del Giappone e 2 della Svizzera.

Tra le 2.000 della classifica 48 sono italiane e la Finmeccanica è 41ª tra le prime 50.

Le prime 20 aziende per spese R&D

iri.jrc

Il 40% delle aziende classificate è americana, il 32% dell'UE, il 18% è giapponese.

Nell'Unione l'11% appartiene alla Germania, il 6% alla Francia e un'uguale percentuale al Regno Unito, il 2% ciascuna hanno la Svezia e i Paesi Bassi, hanno investito rispettivamente l'1% la  Danimarca, la Finlandia e l'Italia .

I 5 settori produttivi in cui più si investe sono il farmaceutico e biotecnologico, con il 19,3% della spesa mondiale per R&D, il macchinari e attrezzature tecnologiche, con il 17,6%, l'automobile, con il 16,6%, l'elettronica di consumo, con il 7,4%, l'ICT, con il 7,3%.

Postato da: orsola a 11:39 | link | commenti (1)
competitivita 92

05/10/2007

Informazione e istruzione sempre più gratis

Segnali forti arrivano dagli USA; con il favore della Rete l'accesso ai contenuti dei giornali e ai corsi universitari diventa sempre più agevole, gratuito e premessa di dialogo tra informatori e rielaboratori della conoscenza.

Giovedì l'University of California, Berkeley, uno dei migliori centri di formazione superiore al mondo, ha messo su YouTube 9 corsi completi, di 40 sessioni ciascuno, gratis. 300 ore di istruzione sulla bioingegneria, la scienza politica, la fisica, il diritto, la letteratura.

Berkeley impiega la sua esperienza di formazione a distanza, realizzata dal 2001, in questo avvio di un programma più ampio, che comprenderà un centinaio di corsi.

Nella formazione dei sei anni scorsi, a pagamento e accessibile con iTunes di Apple, erano già stati resi disponibili FAQ, tutoring e forum. Utilità che resteranno anche in quest'attività di istruzione gratuita.

Gli allievi saranno informati anche sulla vita dell'Università, sulle attività accademiche, gli eventi e le gare sportive.

Sull'altra costa degli USA il "New York Times", il più grande e autorevole quotidiano del mondo, ha dato vita alla libera consultazione delle sue edizioni e dei suoi archivi, come aveva annunciato il 17 settembre.

Il giornale rinuncia così a ricavi del valore di 10 milioni di dollari, avuti finora dai suoi lettori online per conoscere analisi, editoriali e opinioni.

Le dichiarazioni diffuse dai responsabili dell'University of Berkeley e del New York Times coincidono. Le due decisioni sono state prese perchè il Web e Internet sono fenomeni di trasformazione sociale tanto rilevanti che nessuna organizzazione culturale può rinunciare a parteciparvi pienamente, interagendo con chi vuole informarsi e dire la sua.

Al di là dell'enfasi un po' eccessiva di queste parole, la diffusione della conoscenza non può essere limitata se non si vogliono perdere i benefici, anche economici, di una produzione planetaria dei saperi.

Chi pretende di ignorarli si autoesclude dalle sempre più veloci trasformazioni sociali, che collegano settori intellettuali e produttivi dei diversi paesi.

La produzione e condivisione di conoscenza ha un effetto domino, perchè genera e fa condividere ulteriore e più ampia conoscenza collettiva.

Forte è l'interesse dei settori manageriali più avanzati alle dinamiche innestate da episodi come quelli americani indicati.

L'University of Berkeley ha già avuto consistenti donazioni per l'ampiamento dei suoi corsi online. Il New York Times conta di raddoppiare i 70 milioni di dollari di ricavi mensili da pubblicità sul sito dell'editore, lo stesso dell' "International Herald Tribune".

Postato da: orsola a 12:01 | link | commenti (3)
formazione 112

04/10/2007

Affissione interattiva

Non c'è medium più di massa, unidirezionale, dell'affissione (poster, manifesto, locandina o adesivo che sia). I pubblicitari la inseriscono nel media mix delle campagne di comunicazione per presidiare un'area di transito e per diffondere messaggi brevi, limitati  all'immagine e al nome della marca.

Un cambiamento dell'impiego del medium è già avvenuto in Giappone. Nel paese leader al mondo per l'elettronica di consumo da qualche anno è nata l'affissione interattiva. Chiunque possiede un telefonino può scaricare su questo i messaggi audio che i media di informazione immediata aggiungono per via digitale a chi vuole ascoltarli, come pare faccia il 70% dei Giapponesi.

Sono diffusi così body copy dell'annuncio, buoni sconto per gli acquisti, informazioni sul punto vendita più vicino in cui si può trovare il prodotto, URL del sito del produttore. Il cliente potenziale può entrare in rapporto con l'annunciatore ed essere talvolta premiato per la sua manifestazione d'interesse, con la possibilità di scaricare una suoneria per il telefonino o di partecipare a un sorteggio o di essere iscritto in una lista di persone che l'azienda informerà in futuro prima delle altre.

Nel Nord America sono stati brevettati i sistemi e i metodi per la pubblicità interattiva e la Pepsi Cola ha affisso nelle metropolitane degli Stati americani e canadesi una serie di poster, che illustrano le caratteristiche di dodici differenti prodotti, ciascuno con messaggi di 30 secondi da ricevere sul telefonino.

Dal Giappone  e dagli USA l'affissione interattiva è arrivata in Europa. Nel Regno Unito è servita per la pubblicità di Nike e di Xbox 360 di Microsoft. In Francia la catena della grande distribuzione alimentare Casino ha promozionato il suo "Monopoly des marques" e la società Mediamobile ha messo sui taxi di Parigi, Lione, Lille e Tolosa delle locandine che fanno scaricare video e musica o partecipare alla conquista di premi legati a una pubblicità per il quotidiano  "Le Figaro".

Altre iniziative non commerciali sono quelle servite per scaricare informazioni di mappe stradali o per raccogliere opinioni sul servizio in un sondaggio realizzato per conto della SNCF (le ferrovie francesi).

I sistemi di interconnessione possono essere occasionali o relativamente stabili. Nella quasi totalità si basano su tecnologia Bluetooth.  

Ogni persona può scegliere d'essere informato, volgendo schermo e tastiera del telefonino verso il manifesto o  che altro, o chiamando un numero indicato in calce all'affissione. 

La sua espressione di interesse inoltre può essere colta da un sensore e attivare un flusso d'informazione al telefonino, personalizzabile a seconda del sesso e della classe d'età.

Di fronte a reazioni così automatiche non resta che da sperare allora nell'efficacia della valutazione da parte del sensore o, con maggiore fiducia, nell'intervento del Garante per la protezione dei dati personali e, se questa forma di pressione dovesse essere usata anche all'interno delle aziende, affidarsi alle rappresentanze dei lavoratori.

Postato da: orsola a 17:42 | link | commenti (1)
tecnologia 115

Organizzare e guidare comunità di lavoro

Le esperienze italiane nella costruzione degli ambienti virtuali collaborativi  si vanno diffondendo da un quindicennio, da quando la globalizzazione ha convinto molti manager che la competitività si regge sullo sviluppo di expertise collettive, in grado di attivare nuove opportunità di business.

L'esplosione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione è stata l'effetto e la causa della necessità per le aziende di diventare reattive e proattive nei mercati, con organizzazioni in rete, flessibili e interattive, integrate dall'impiego di molteplici forme di conoscenza individuale e collettiva. E' emerso il valore per l'efficienza organizzativa delle "comunità di pratiche", quali contesti sociali in cui le persone hanno la possibilità di interagire e di usare le tecnologie, reinventando continuamente il proprio lavoro, sulla base di progetti condivisi.

Alla costruzione di comunità online, caratterizzate da composizione stabile, ruoli comunicativi e organizzativi riconoscibili e pratiche centrate sulla conversazione per costruire la conoscenza, è dedicato il libro di Emanuele Scotti e Rosario Sica "Community management. Processi informali, social networking e tecnologie Web.2.0 per la gestione della conoscenza nelle organizzazioni", Apogeo, Milano 2007, un percorso per avviare e coltivare comunità virtuali, organizzate con scopi precisi dall'esterno e per lavorare sulle comunità spontanee nate "al di là della volontà e del controllo delle organizzazioni".

Il libro ha una bella prefazione di Giorgio De Michelis, che ripercorre l'evoluzione verso l'apertura e la reticolazione delle comunità e il contributo dato all'accrescimento di conoscenze e relazioni del contesto sociale in cui si collocano.

Si presenta come una guida operativa per creare un ambiente favorevole all'apprendimento organizzato. Passa in rassegna i sistemi offerti dal Web 2.0 e la loro specifica utilità. Suggerisce i ruoli e le configurazioni che possono favorire lo sviluppo del know how organizzativo attraverso lo scambio interpersonale .

"Community management" è ricco di definizioni, di strumenti, di esempi, di contributi di altri esperti e di testimonianze manageriali. E' completato da tre casi, di due aziende e di un ente locale, condotti dagli autori nella loro esperienza di consulenti per le tecnologie innnovative e il coordinamento delle comunità di pratica.

Traccia un panorama delle questioni da affrontare e dei modi d'agire nell'organizzare e guidare le comunità di pratiche tecnologicamente sostenute. Costituisce un efficace supporto per chiunque voglia operare in questo nuovo ambito del management.

Postato da: orsola a 12:58 | link | commenti (4)
formazione 112

03/10/2007

Schneider Electric condannata in Cina per contraffazione

Ironia della sorte: la settimana scorsa l'Assemblée nationale discuteva ancora sull'entità dell'indennizzo per le vittime della contraffazione e ieri i deputati hanno approvato la legge che tutela i diritti d'autore, i marchi, i modelli, i brevetti, i certificati d'origine vegetale, le appellazioni e le indicazioni di provenienza geografica, mentre la corte di giustizia civile di Wen-zhou nella provincia di Zhe-jiang (Cina orientale) condannava un'azienda francese a pagare 330 milioni di yuan (=31 milioni di euro) di risarcimento, proprio per contraffazione, a un'azienda cinese.

Schneider Electric è il gruppo multinazionale d'origine francese, produttore di apparecchiature e strumentazioni elettriche. E' leader mondiale in questo settore tecnologico. E' presente in Cina con proprie attività da 20 anni e vi realizza il 6% di tutto il suo giro d'affari, che nel 2006 ha superato i 13 miliardi e 700 milioni di euro.

Chint è l'azienda cinese cha ha subito un furto di proprietà intellettuale, per imitazione di cinque equipaggiamenti a basso voltaggio.

L'entità del danno accertato è di 540 milioni di euro e considera le perdite di produzione e di vendita causate da Schneider da agosto 2004 a luglio 2006.

Il quotidiano cinese "Beijing News", che dà la notizia, aggiunge che la corte di giustizia ha ingiunto all'azienda francese di pagare entro 10 giorni il risarcimento, il maggiore inflitto da un tribunale cinese per violazione della proprietà intellettuale.

I cinque modelli di equipaggiamento brevettati da Chint sarebbero dovuti diventare di pubblico dominio nel novembre prossimo.

Schneider si è appellata contro la sentenza e ha chiesto una sospensione del pagamento nell'attesa di una nuova sentenza.

La nuova legge francese sulla contraffazione traspone la direttiva europea in materia del 29 aprile 2004. Aggrava le sanzioni pecunarie comunitarie per questo delitto, che vede la Cina maggiore responsabile e pesa tra i 250 e i 400 miliardi, il 10% di tutto il commercio mondiale; punisce con la reclusione ogni attentato alla sicurezza e alla salute delle persone e degli animali.

Postato da: orsola a 16:30 | link | commenti
competitivita 92

02/10/2007

Thomas Jocher, "Mono Liso", 2004, olio su tela.

Postato da: orsola a 15:23 | link | commenti

Squilibrio tra super istruzione e lavoro a tempo

La letteratura economica ha largamente ignorato lo scompenso tra lavoro a tempo e superqualifcazione scolastica dei lavoratori, considerandolo come un effetto di inadeguatezza dei sistemi di istruzione. Il sociologo del lavoro Luis Ortiz dell' Universitat Pompeu Fabra di Barcellona in "Not the right job, but a secure one", DemoSoc Working Paper UPF, 2007-23, september, dimostra che nell'occupazione a termine gli addetti, le donne soprattutto, sono spesso super istruiti.

Ortiz ha analizzato quattro ondate di ingresso nei mercati del lavoro di Francia, Italia e Spagna, dal 1996 al 2001, con i dati tratti dall'European Community Household Panel e ha trovato una presenza media dell'11,8%, crescente, di lavoratori a tempo super istruiti, contro il 69,8%, in diminuzione, di adeguati o aggiustati e il 19,0%, relativamente stabile, di sottoqualificati.

La concentrazione massima di super istruiti, il 30,3%, è nella classe di età 26-35 anni e nel 69,3% delle donne sposate o conviventi.

La super istruzione associandosi con altre variabili, quali la durata dei contratti, i cambiamenti di attività, le dimensioni delle aziende e dei settori produttivi, in aggiunta a quelle indicate, rende il mercato del lavoro aperto alla flessibilità elevata e depaupera il capitale umano della Spagna più dell'Italia e del nostro paese più della Francia.

La super istruzione si spiega con la competizione tra lavoratori, con la convinzione dell'elevata importanza delle credenziali per la domanda e l'offerta di lavoro, con le esigenze di mobilità interna (carriere) o esterna (cambio di attività), manifestata dalle aziende.

Ortiz rileva la super istruzione rispetto all'occupazione con il sistema di indicatori dell'European Community Household Panel e verifica le corrispondenze dei livelli e anni di istruzione nei tre paesi con le loro indicazioni di requisiti formativi per le scale professionali da manager a professional e tecnico, a impiegato, a operaio qualificato e generico. Ne ricava trattamenti differenziati per i lavoratori super istruiti, che in Spagna hanno prospettive di trasformare in lavoro stabile quello temporaneo o di avere contratti a tempo lungo più che in Francia e in Italia.

Il comportamento degli imprenditori che puntano alto, la competizione tra lavoratori basata sulla super istruzione e la flessibilità accentuata del mercato del lavoro portano ad espellere dagli impieghi corrispondenti a certi livelli di istruzione i lavoratori che ne sono in possesso e a provocare inflazione degli studi e dei diplomi di quelli che possiedono minore capitale sociale.

Uno spreco di risorse che rende vorticoso il ricambio delle professionalità sul mercato del lavoro e non dà tempo alle aziende per accumulare il know-how.

Postato da: orsola a 12:55 | link | commenti
occupazione 109

01/10/2007

Lavoro e maternità in Europa dal 1992 al 2005

La crescita della presenza femminile sul mercato del lavoro europeo a partire dagli anni '70 può essere letta alla luce dei necessari incrementi di produttività e di presenza di una manodopera relativamente qualificata e flessibile, del riequilibrio fra attivi e inattivi  a fronte di un welfare minacciato dall'invecchiamento della popolazione, del modo per fare uscire le famiglie dalla povertà. Ma l'occupazione è anche una delle cause principali di bassa fecondità per le difficoltà di conciliare  lavoro e maternità.

Per rispondere a queste esigenze in numerosi paesi europei sono stati allestiti sistemi di sostegno alle lavoratrici madri, che hanno avuto come pilastri variegate modalità di lavoro a part-time e politiche familiari dal 1992 al 2005.

A un'analisi dei comportamenti femminili e alla loro evoluzione, all'intreccio tra lavoro, maternità e composizione familiare è dedicato lo studio dell'economista sociale Olivier Thevenon, pubblicato in Documents du travail INED, 148, septembre 2007, "L'activité feminine apres l'arrivée d'enfants".

Il documento considera la modellizzazione dell'attività femminile e la sua evoluzione nelle inchieste europee sulle forze di lavoro. Approfondisce il "ruolo ambiguo" della flessibilizzazione dei mercati del lavoro e valuta le composizioni delle famiglie, che distinguono le differenti generazioni di donne.

Thevenon rileva che a mano a mano che l'accesso delle donne al lavoro aumenta e si riduce la forbice tra i paesi europei dal 40,6% nel 1992 (differenza massima del tasso di occupazione femminile tra Danimarca e Spagna) al 26,6% nel 2005 (differenza  tra Danimarca e Polonia) e la distanza con il tasso di occupazione maschile cambia dal 34,3% nel 1992 al 24,3% del 2005, la posizione relativa dei paesi nel quadro europeo non cambia. Giacchè i volumi orari di lavoro in Europa sono molto diversi e l'impiego delle donne in equivalente tempo pieno resta più debole nei paesi mediterranei (Spagna, Italia e Grecia) e più forte in quelli nordici (Norvegia, Danimarca, Svezia, Regno Unito e Paesi bassi), mentre è eterogeneo nell'Europa continentale (Austria, Cechia, Polonia e Ungheria).

Identifica così la specificità di alcune configurazioni familiari e nazionali (dovute all'impatto dell'età, dei figli e della mamma), i rapporti tra generazioni dentro la famiglia, il ruolo delle istituzioni e le tendenze occupazionali femminili.

Dai dati ricava che il supporto istituzionale è stato particolarmente favorevole al lavoro femminile in paesi come  il Belgio, la Spagna, il Portogallo, la Polonia, i Paesi Bassi e il Regno Unito.

Secondo l'autore, tale supporto ha aumentato le probabilità  che una donna di età superiore ai 35 anni e con un figlio potesse occupare un impiego stabile.

Perciò il tasso di inattività  è diminuito  rapidamente nei paesi a forte supporto istituzionale. Qui le donne hanno potuto fruire anche di scuole materne, più diffuse degli asili nido e svolgere un lavoro fuori casa con il crescere dell'età dei figli. I paesi mediterranei, invece, hanno avuto poche strutture  per l'assistenza all'infanzia e sono stati deboli anche per le politiche di conciliazione.

Postato da: orsola a 17:56 | link | commenti (3)
occupazione 109

Valutazioni della formazione superiore

Le valutazioni e le classifiche annesse delle università e dei corsi postuniversitari non hanno altri scopi che di promozionare l'iscrizione dei nuovi allievi e di migliorare la reputazione dei giornali e delle istituzioni educative che vi si dedicano.

Come ogni giudizio e ordinamento meritocratico l'intento di manipolare il mercato di riferimento non può fare a meno di pubblicizzare i criteri di valutazione e i parametri di classifica, affinchè ogni lettore di simili elaborati possa apprezzarne la competenza distintiva.

Sintetizzando, ci sono perciò graduatorie che si richiamano al ritorno sull'investimento economico, temporale e di studio degli allievi, altre che considerano la produzione scientifica e la notorietà dei docenti, altre ancora che guardano i percorsi di carriera degli ex partecipanti, altre infine che combinano elementi dei tre primi formati.

Ogni classifica punta a esercitare influenza facendo leva su un fattore principale d'attrazione degli studenti potenziali.

L' Ecole des Mines è una delle "grandi scuole" francesi. Fondata nel 1783, in una fase di forte crescita dell'industria manifatturiera e dell'alta tecnologia meccanica, per formare ingegneri minerari e funzionari del corpo tecnico dello Stato, è un politecnico, una scuola di specializzazione postlaurea e un centro di ricerche. Sul suo sito elenca con orgoglio i nomi dei top manager, degli alti dirigenti statali, degli scienziati e dei politici che l'hanno frequentata.

Probabilmente irritati per la collocazione nelle classifiche esistenti, per lo più anglosassoni, i dirigenti hanno voluto dimostrare l'insufficienza dei criteri adottati dalla maggioranza di esse.

Il direttore dell'Ecole des Mines ha deciso  che era tempo di sostituire  i criteri ricorrenti e di elaborare un'altra classifica, con un diverso approccio.

"La formazione universitaria deve innanzitutto preparare alla vita lavorativa, all'universo economico", ha detto ed ha dato incarico ai suoi di andare a vedere in quali università avevano studiato i top manager alla testa delle maggiori aziende del mondo, che figurano in "Fortune global 500".

Sono state così individuate 338 università ed è stata costruita una classifica, attribuendo a ciascuna 1 punto per ogni ex allievo a capo di una di quelle imprese. Se questo è passato per due università, ciascuna ha avuto 0,5 punto. La posizione nella graduatoria è data dal numero dei punti accumulati.

In tale modo è stato redatto il "Classement international professionel des etablissements d'enseignement superieur" dell'Ecole des Mines.

Una decisa alternativa alla classifica della Shanghai Jiao Tong University, nella cui edizione 2006 l'Ecole des Mines figura al 300° posto su 500 istituzioni educative del mondo.

Un'offesa che ha portato i compilatori della classifica francese a confrontarsi apertamente con quella cinese, anzi a validare i propri giudizi su quella, mostrando la coincidenza degli studi superiori del 63 - 76% degli alti dirigenti delle 500 aziende "Fortune" con le università identificate dalla Shanghai Jiao Tong e a piazzare questa all'89°posto della propria graduatoria con 7,6 punti, .

Le 20 migliori università del mondo
secondo la classifica dell'Ecole des Mines

Ordine
Istituzione
Punteggio
Ordine
Istituzione
Punteggio
1 Harvard Univ
100,0
11
Keio Univ
30,4
2 Tokyo Univ
91,1
12
Oxford Univ
30,4
3 Stanford Univ
88,6
13
Yale Univ
30,4
4 Ecole Polytechinique
55,1
14
Columbia Univ
29,1
5 HEC
50,0
15
Pennsylvania State Univ
26,6
6 Pennsylvania Univ
48,1
16
Wyoming Univ
26,6
7 MIT
38,0
17
Waseda Univ
26,6
8 Sciences Po- Paris
37,3
18
Chalmers Univ Tech
22,8
9 ENA
32,9
19
Chuo Univ
22,8
10 Ecole des Mines- Paris
31,6
20
Duke Univ
22,8

Come in tutte le graduatorie a punti, la posizione ordinale e il punteggio ottenuto indicano la qualità dell'insegnamento. La supremazia della Harvard della Tokyo e della Stanford University, ai primi tre posti in questa, come in altre classifiche, è inoppugnabile.

Nell' elaborazione  francese ci sono 5 università italiane: l'Università Bocconi al 48° posto con 15,2 punti, l'Università di Pisa al 182°con 7,6, l'Università La Sapienza di Roma al 187°, l'Università di Trieste al 194° e l'Università di Torino al 195° con lo stesso punteggio.

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