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Giugno - 42 post e 78 commenti
COMPETITIVITA': 5 - +330% di merci contraffatte nel 2006 in UE; 12 - Stagnazione degli investimenti europei in R&D; 12 - Otto Muehl; 13 - Verso € 225 miliardi l'eccedenza commerciale cinese; ECONOMIA: 4 - Considerazioni e suggerimenti OECD sulla nostra economia; 14 - Crescita economica, intensità del lavoro e occupazione; 29 - Varia da 1 a 7,5 volte il PIL pro capite nell'UE; FONDAMENTI: 4 - Antenati dell'uomo già bipedi; 5 - Dinamiche del mercato del lavoro; 21 - Capire al volo; 27 - Dirigere al femminile; FORMAZIONE: 4 - Cambio di destinazione d'uso; 4 - David Humphries; 6 - Sempre più università su "Second Life"; GESTIONE E SVILUPPO: 11 - Quantità e qualità del lavoro; 19 - Costo della vita nelle grandi città; 20 - Gestione delle note spese; 20 - Luis Gordillo; 22 - Compensi dei Ceo e dei Primi ministri; 25 - Dal telelavoro al lavoro mobile; 25 - Zhang Huan; 26 - Cambiamento dei Ceo; 27 - Investimenti in Risorse umane e creazione di valore; OCCUPAZIONE: 12 - Condizioni di lavoro in Europa; POLITICA: 28 - Urbanizzazione nel mondo; SOCIETA': 7 - Internet diventa il medium preferito d'informazione; 11 - O che bel castello; 13 - 218 milioni di bambini lavorano in condizioni pericolose; 14 - Profili giornalistici: il talentista e il superlavorista; 18 - Ricerche e teorie su misura; 18 - Migliorare i rapporti tra città, automobile e persona; 21 - Speriamo che almeno si chiami Giulia; 25 - Cure d'oro; TECNOLOGIA: 4 - Avatar di segreteria; 7 - Storia e memoria dell'informatica; 7 - Anton Zoran Music; 15 - Magia e tecnologia nell'arte digitale; 15 - Marc Franz; 18 - Neorecruiting su "Second Life"; 19 - Videogame dipendenza; 20 - Peso del Web; 26 - Forte sviluppo del mercato dei videogame.
Post più commentati
- Profili giornalistici: il talentista e il superlavorista;
- Speriamo che almeno si chiami Giulia;
- Sempre più università su " Second Life";
- Quantità e qualità del lavoro;
- Neorecruiting su "Second Life";
- Investimenti in Risorse umane e creazione di valore.
Varia da 1 a 7,5 volte il PIL pro capite nell'UE
Secondo le prime stime di Eurostat, il PIL per abitante, espresso in standard di potere d'acquisto è variato nel 2006 tra gli Stati dell'UE27 dal 37% rispetto alla media comunitaria per la Bulgaria al 280% per il Lussemburgo. Gli abitanti di questo Stato sono sette volte e mezzo più ricchi dei Bulgari.
Lo SPA è una unità monetaria artificiale, che corregge le differenze di prezzo tra paesi per la stessa quantità di beni e servizi e rende confrontabile la ricchezza prodotta.
E' calcolato dividendo a prezzi correnti e moneta nazionale lo stesso paniere di beni e servizi per il potere d'acquisto di ogni paese.
L'elaborazione di Eurostat attribuisce all'UE27 il valore di base 100 per il paniere stabilito.
PIL pro capite dell'UE27,
paesi candidati e AELE*
|
Paesi
|
PIL
|
Paesi
|
PIL
|
| Lussemburgo |
280
|
Malta |
77
|
| Irlanda |
144
|
Portogallo |
75
|
| Paesi Bassi |
131
|
Estonia |
67
|
| Austria |
129
|
Ungheria |
66
|
| Danimarca |
127
|
Slovacchia |
63
|
| Belgio |
123
|
Lituania |
58
|
| Svezia |
121
|
Lettonia |
56
|
| Regno Unito |
118
|
Polonia |
53
|
| Finlandia |
117
|
Romania |
38
|
| Germania |
113
|
Bulgaria |
37
|
| Francia |
113
|
UE27 |
100
|
| Italia |
104
|
Croazia |
50
|
| Spagna |
102
|
Turchia |
29
|
| Cipro |
94
|
Macedonia |
27
|
| Grecia |
89
|
Norvegia |
187
|
| Slovenia |
87
|
Islanda |
134
|
| Cechia |
79
|
Svizzera |
133
|
* AELE: Islanda, Norvegia e Svizzera ( Liechtenstein dati non disponibili).
Urbanizzazione del mondo
Oltre la metà della popolazione mondiale vive in città. Sono 3 miliardi 300 milioni di persone secondo il rapporto dell' United Nations Population Fund, pubblicato ieri.
Il documento intitolato "State of world population 2007. Unleashing the potential of urban growth" dice che per la prima volta nella storia dell'umanità i "cittadini" sono più dei "campagnoli".
Dal 1950 a oggi gli abitanti delle città sono cresciuti di quattro volte e nel 2030 raggiungeranno i 5 miliardi. L'aumento avverrà per il 93% in Asia e Africa .
Andamento % degli insediamenti urbani
nelle diverse aree del mondo

Il tasso di urbanizzazione è dell'81% nell'America del Nord, del 78% in America Latina, del 74% in Europa, del 41% in Asia e in Africa.
Il 9% dei cittadini vive in megalopoli di oltre 10 milioni di abitanti. Il 51% in città sotto i 500 mila abitanti.
L'urbanizzazione più forte sta avvenendo in Cina, dove ogni anno 18 milioni di persone si stabiliscono in città.
L'immigrazione mondiale è causata dalla ricerca di lavoro o della possibilità di sopravvivenza. Comporta un fenomeno di pauperizzazione crescente delle città, testimoniata dall'estendersi delle bidonville. Vi abitano attualmente 1 miliardo di esseri umani, le cui attese non possono essere soddisfatte dalle possibilità economiche, di assistenza sociale o impiego, dei centri urbani.
Alla pauperizzazione si aggiungono i problemi ecologici. L'iperconcentrazione delle persone aumenta l'inquinamento delle città, le trasforma in bombe di calore, con effetti sul ciclo idrogeologico e meteorologico e aumenta la temperatura dei mari, perchè il 13% della popolazione urbana vive nelle zone costiere.
Il rapporto dell'UNPFA invita la comunità internazionale ad attuare politiche di mantenimento dei "campagnoli" nelle zone rurali, con sovvenzioni all'agricoltura e di accoglienza degli immigrati nelle aree urbane, queste più difficili per i bilanci dei paesi poveri.
Dirigere al femminile
Dirigere al femminile un'azienda dovrebbe essere probabilmente differente dal dirigerla al maschile. Di questo stile di direzione abbiamo un'ampia esperienza dalla seconda metà del secolo XIX e dalla nascita dell'organizzazione industriale moderna. Di quello femminile conosciamo soltanto le proposte di costruzione degli studi di genere nella teoria manageriale e le valorizzazioni maschili di questo potenziale nella gestione delle Risorse umane.
Alla prima categoria appartiene il libro di Anna Mercadé "Dirigir en feminino", Gestión 2000, Madrid, 2007. L'autrice è presidente della FIDEM, la Federación internacional de la mujer emprendedora ed è una consulente, che si occupa di creazione d'impresa e sviluppo delle carriere femminili nel paese mediterraneo con il più alto tasso di crescita del PIL e un governo a forte presenza femminile.
Per Mercadé dirigere al femminile vuol dire "farlo con le abilità che noi donne e alcuni uomini hanno sviluppato ancestralmente, presenti in una parte del cervello più sensibile, intuitiva e creativa, che la scienza ha confermato, preparata per mediare nei conflitti, collaborare, coordinare e fare la pace piuttosto che competere, abilità per la comunicazione e le relazioni personali, che caratterizzeranno l'impresa del futuro".
Lo stile di direzione femminile distinguerebbe le organizzazioni aziendali a configurazione piatta, non gerarchica.
Questo assunto femminista limita tutta l'elaborazione dell'autrice, che occupa una buona metà del libro a ricordare perchè nell'attuale panorama lavorativo le donne occupano posizioni di secondo piano e quelle pochissime che sono al vertice delle imprese si rifanno pedissequamente ai modelli maschili di gestione.
"Dirigir en feminino" incomincia addirittura con la domanda: "Ti rifai a un modello femminista rivendicativo o a una molliccia e pacchiana difesa di diventare dirigente perchè vali?"
Solo nella seconda parte il libro decolla, quando documenta quali sono gli ostacoli veri con cui deve fare i conti una donna in carriera, dal proprio aspetto fisico, alla maternità, all'organizzazione aziendale, alla debolezza sul mercato del lavoro.
Mercadé raccoglie le opinioni di donne dirigenti sui fattori d'efficacia del loro stile di direzione paragonato a quello dei loro colleghi uomini. Ne viene fuori uno spaccato della realtà manageriale della grande e media azienda spagnola, fatta di culture e origini etniche differenti, in amalgama quando questo modello di business ha successo nei mercati più competitivi delle telecomunicazioni, delle infrastrutture e della finanza.
Dalle interviste si ricavano le attività di formazione e sviluppo di aziende molto avanzate nell'offerta di opportunità di carriera alle donne.
Così l'affermazione "Dirigere al femminile" prende corpo e si delinea come una forma di gestione basata sul dialogo, l'interpretazione condivisa dei fenomeni, il lavoro in team, il riconoscimento della leadership per sostegno e competenza utili al raggiungimento degli obiettivi aziendali e alla qualità della vita delle persone.
Investimenti in Risorse umane e creazione di valore
"L'investimento nel settore delle Risorse umane contribuisce alla creazione di attivi intangibili. Tuttavia, mentre è generalmente facile valutare la redditività di un'azione commerciale o di un investimento tecnico, misurare una performance nelle Risorse umane è molto più delicato, perchè è necessario correlare spese chiaramente identificate con risultati spesso qualitativi ben più difficili da misurare".
Esordisce così Patrice Galambert, consulente di management, specialista del controllo di gestione nel settore delle Risorse umane, nell'introduzione del suo libro "RH, les leviers de la performance. Redéfinir, développer et piloter la performance Ressources humaines", ANDCP-Eyrolles, Editions d'organisation, Paris, 2007.
Il libro, spiega, è "un saggio a tesi e un manuale tecnico che propone soluzioni agibili ai pratici della funzione", "un contributo all'allargamento e all'approfondimento della sua vision", che vuole favorire "l'interfacciamento tra controllo di gestione e Risorse umane".
Le aziende, scrive Galambert, seguono l'andazzo generale e agiscono indiscriminatamente sul costo del lavoro per aumentare la redditività, senza riflettere sul ritorno degli investimenti in persone.
E' un controsenso che minaccia la redditività a medio termine e porta a rinnovare il ruolo strategico della gestione globale delle Risorse umane.
Occorre affrontare le nuove sfide, lo sviluppo sostenibile, la differenziazione dei contributi, il miglioramento continuo delle competenze e collocare la performance della funzione nel quadro di una nuova mission con le sue due componenti indissociabili, l'ottimizzazione dei costi e la creazione di valore.
La prima è misurata dalla produttività collettiva e individuale. Perciò servono la descrizione e la valutazione dei processi organizzativi e dei fattori chiave di successo, base delle scelte di rafforzamento o cambiamento delle politiche del personale.
La valutazione dello status quo non può limitarsi a un confronto che considera solo gli obiettivi, deve comprendere anche un benchmarking sulle imprese concorrenti e di riferimento contestuale, indispensabile per decidere gli opportuni interventi di sviluppo e pilotarli verso la creazione di valore.
Galambert espone così la sostanza degli argomenti della parte del libro, che ha definito "saggio a tesi" e procede allo sviluppo della parte "manuale tecnico".
Qui precisa, secondo i principi del project management, la definizione delle scelte, gli obiettivi e i criteri del cambiamento, l'uso delle leve di gestione, le fasi del progetto, le basi di un efficace pilotaggio.
il manuale tecnico è, naturalmente, al servizio del saggio a tesi.
Rigorosa ed efficace è l'illustrazione del sistema di coerenze tra leve e creazione di valore: perchè umanizzare i criteri di selezione e di promozione dei manager, condividere la logica di performance economiche di lunga durata, realizzare un approccio sistemico e una strategia flessibile, costruire il copilotaggio con il management.
Una vera e propria consulenza operativa è la parte del libro, la più innovativa, su come pilotare la gestione delle Risorse umane in azienda, per la creazione e la misurazione del valore.
Il pregio di questa parte è la rilevanza data alle partnership interne della direzione Risorse umane, all'interazione progetto - processo - rischi, al monitoraggio e controllo, al sistema di comunicazione e motivazione delle persone.
Il libro ha in allegato alcuni strumenti operativi: una scheda tipo per la gestione del progetto e la rappresentazione grafica della misurazione economica delle performance nelle Risorse umane, un esempio di indagine per verificare la condivisione e la soddisfazione di capi e dipendenti, un glossario dei termini di economia delle Risorse umane.
Cambiamento dei Ceo
L'anno scorso 357 Ceo delle 2500 maggiori aziende del mondo, quasi uno su sei, hanno perduto il posto. Erano uno su otto nel 1995.
Tra il 1995 e il 2006 il numero di quelli licenziati per i cattivi risultati è aumentato del 318% e il numero dei capi azienda sostituiti è cresciuto del 59%.
Lo rileva la sesta edizione dell'indagine annuale di Booz Allen Hamilton "Ceo succession 2006. The era of the inclusive leader", pubblicata nel trimestrale di giugno della società di consulenza.
La durata media dei capi azienda è stata di 9,8 anni nell'America del Nord, di 9,5 nell'Asia Pacifico e di 5,7 in Europa.
Le sostituzioni sono state fatte prima del tempo per fusioni o combiamenti di proprietà nel 22% dei casi, per contrasti con il consiglio di amministrazione nell'11% e per i risultati negativi nei restanti episodi. Solo il 46% dei top manager è rimasto.
Gli allontanamenti sono avvenuti in modo concordato con arrotondamenti delle retribuzioni dovute contrattualmente e dei bonus di fine rapporto.
Sostituzioni per aree geografiche
(andamenti 1995-2006)

Forte sviluppo del mercato dei videogame
Nel 2011 oltre la metà dei costi del settore Svago e informazione a livello mondiale sarà dovuto alle piattaforme per la convergenza dei media. Internet, le reti televisive e i videogame avranno la più forte crescita. Il BRIC, Brasile, Russia, India e Cina, diventerà il motore di questo aumento.
E' quanto prevede lo studio "Global entertainment and media outlook 2007-2011", presentato da PriceWaterhouseCooper.
Lo studio riguarda l'evoluzione del giro d'affari e dei costi in 14 segmenti del settore, dagli audiovisivi alla televisione e alla radio, dalla musica a Internet e ai videogame, dall'informazione alla stampa e ai libri, dai parchi di divertimento ai casinò e agli sport, realizzata per mezzo di analisi e proiezioni degli andamenti nell'America del Nord, in 22 paesi di tutta Europa, in Medio Oriente, Africa, Asia Pacifico e America Latina.
In questi mercati i ricavi dell'industria dei videogame cresceranno, per effetto dell'innovazione tecnologica nell'hardware e della creatività degli sviluppatori, dai 31 miliardi 600 milioni di dollari del 2006 a 48 miliardi 900 milioni del 2011, con un tasso annuale del 9,1%.
La vendita di album, DVD e distribuzione musicale online salirà dai 34 miliardi 300 milioni di dollari del 2006 a 40 miliardi 400 milioni del 2011, con un tasso annuale del 3,5%.
Il sorpasso potrà avvenire già quest'anno, quando il giro d'affari del segmento della musica incrementerà di 1 miliardo 300 milioni, raggiungendo i 35 miliardi 600 milioni e il segmento dei videogame salirà a 37 miliardi 500 milioni di dollari, con un incremento clamoroso di 6 miliardi 100 milioni.
L'Italia è considerata un mercato molto interessante per i videogame. Il giro d'affari del segmento dovrebbe passare dai 753 milioni di dollari del 2006 a 1 miliardo 248 milioni nel 2011, con un tasso annuale di crescita del 10,6%. L'incremento del 2007 sarà del 21,6%.
Nel nostro paese ci sono molte piccole aziende sviluppatrici e molte sono filiali di grandi gruppi stranieri.
A Monza si svolgeranno questo autunno le finali dei World cyber games.
Regno Unito, Germania e Francia sono mercati ben più grandi, con 6 miliardi 400 milioni di giro d'affari complessivo, proiettato a 9 miliardi 500 milioni nel 2011.
Sono cifre economicamente e culturalmente rilevanti. I videogame influenzano le abitudini di vita e lo sviluppo delle abilità personali. Hanno effetti indotti sui mercati delle nuove tecnologie e sui consumi.
Nelle proiezioni dello studio ci sono indicazioni forti e chiare di nuove esigenze individuali di interazione e controllo delle situazioni, che non vanno trascurate.
Zhang Huan, "Family tree", 2001, portfolio di 9 immagini.
Dal telelavoro al lavoro mobile
L'80% delle famiglie svedesi possiede un pc e il governo ha dato dal 1° gennaio 1998 vantaggi fiscali alle aziende, che ne comprano o ne affittano uno per metterlo a disposizione del dipendente che l'usa a casa. E' una scelta compiuta nell'ambito delle politiche di informatizzazione, per la diffusione di Internet e di conciliazione tempo di lavoro-vita privata.
Questo equipaggiamento ha favorito lo sviluppo del telelavoro, incoraggiato dalle aziende e dalla pubblica amministrazione. Nel 2005 il 90% delle aziende sopra i 500 dipendenti e il 30% di quelle sotto i 20 avevano dei telelavoratori. I settori con le maggiori presenze erano le comunicazioni, i servizi finanziari e la consulenza.
Tra le cause di un simile sviluppo c'è la concezione dell'uso dell'informatica come un'opportunità per uno sviluppo armonico della persona, la fiducia tra imprese e dipendenti, la diffusione della telefonia mobile che ha raggiunto il 99% del territorio, la ricerca nel telelavoro di una degerarchizzazione aziendale.
Più di 15 anni di esperienza hanno provocato una riflessione del governo svedese. Il ministero del Lavoro e quello della Ricerca ritengono che il concetto tradizionale di telelavoro è superato e si può ora pensare di realizzare il "lavoro mobile", con alternanza del tempo dedicato all'attività aziendale o alla pubblica amministrazione e vita privata, per lo sviluppo delle competenze e della sfera personale.
Si punta ora a un radicale cambiamento dell'organizzazione del lavoro, che faccia leva sulle ultime tecnologie e sulla dotazione informatica della Svezia.
Alle possibilità e alle esperienze di telelavoro per l'aumento della produttività aziendale e della libertà personale è dedicato il Rapport au Premier ministre "Du teletravail au travail mobile: un enjeu de modernisation de l'économie française", scritto da Pierre Morel - à - Lhuissier nel novembre 2006. Il rapporto è frutto di una missione ufficiale, che ha effettuato una ricognizione presso i dipendenti delle aziende private in Europa, USA e Giappone. E' stata condotta dall'autore, deputato all'Assemblea nazionale e vi hanno contribuito le ambasciate di Francia in Svezia, Italia, Spagna, USA e Giappone.
Sono stati così rilevati questi aspetti delle realizzazioni:
- il carattere volontario del telelavoro,
- la parità dei diritti e delle opportunità dei telelavoratori,
- la protezione dei dati,
- il rispetto della vita privata,
- la chiarezza dei rapporti tra telelavoratore e azienda per l' installallazione e la manutenzione di hardware e software,
- la salute e la sicurezza del telelavoratore,
- l'organizzazione del lavoro,
- la formazione,
- i diritti collettivi.
Il rapporto distingue quattro forme principali di telelavoro:quello a domicilio per tutto o parte dell'orario di lavoro, il lavoro nomade, in cui alcune prestazioni possono essere svolte fuori dalla sede normale, il lavoro in telecentri attrezzati per interagire con l'azienda, il lavoro in rete, fatto in una località distante da quella dove risiede il proprio capo, in spazi dedicati o non importa dove.
Queste quattro forme funzionali interessano in Europa il 13% della popolazione attiva.
Il rapporto ritiene che tutte servano a
- aumentare la produttività totale delle aziende e della collettività;
- preservare il tempo per attività extralavorative;
- soddisfare il bisogno delle imprese di una maggiore mobilità del personale;
- sviluppare nuovi modi di produzione dell'economia terziaria e della conoscenza.
Le forme realizzate, da quelle più avanzate della Svezia alle più convenzionali del Giappone, sono un nuovo modo di organizzazione del lavoro, che non incontrano problemi normativi, di regolamentazione o di resistenza sindacale. Urtano invece contro vecchi schemi gestionali, i più difficili da cambiare.
L'autore ritiene che una spinta dei poteri pubblici è indispensabile per cogliere tutte le opportunità offerte dalle ICT, sbloccare le situazioni produttive e potenziare la competitività.
Cure d'oro
Il titolo non si riferisce a parcelle di dentisti o di chirurghi estetici, ma può anche rivalutare la lungimiranza di Gualtiero Marchesi, vate della nouvelle cuisine nella Milano da bere, quando nel suo mitico ristorante di via Bonvesin della Riva proponeva il risotto con una grattuggiatina del lingotto, d'oro, come i suoi conti.
Il laboratorio farmaceutico giapponese Tsukokia propone di mangiare dell'oro per rinfrescare l'alito e rivitalizzare l'organismo. "Assorbendo piccole quantità d'oro il corpo emette ioni negativi che ci fanno sentire meglio", dice a "Le Monde" un rappresentante dell'azienda, intervistato in occasione del salone farmaceutico Interphex di Tokio.
L'oro è contenuto in pezzetti di cioccolato, sotto forma dell'ideogramma "longevità", da fare galleggiare sulla superficie di una bevanda calda o come foglioline da lasciare sciogliere sulla lingua.
Il successo è garantito: per i ricavi di Tsukokia e per gli esibizionisti del "Billionaire" di Briatore.
Il laboratorio farmaceutico infatti produce queste preziose delizie dal 1995.
Compensi dei Ceo e dei Primi ministri
Tempo di dichiarazione dei redditi e di pubblicazione dell'imponibile dei più alti dirigenti aziendali e pubblici.
Il settimanale tedesco "Manager magazin" pubblica la classifica retributiva dei capi azienda europei. In testa alla parata c'è Daniel Vasella, il patron del gruppo farmaceutico svizzero Novartis. Nel 2006 ha ricevuto per il suo incarico 22 milioni 200 mila euro. Quasi il doppio, per un confronto in casa nostra, della remunerazione percepita dal presidente dell'ENI, che l'anno scorso è stato il più pagato dei top manager italiani.
"Manager magazin" ci dice inoltre che gli alti dirigenti delle grandi aziende quotate allo Stoxx-50 hanno visto aumentare i loro compensi dell'11,9% rispetto al 2005.
Contemporaneamente è apparsa la terza edizione dell'indagine annuale, realizzata dalla Hay in nove paesi d'Europa. Valuta e classifica le responsabilità e rileva le retribuzioni dei dirigenti aziendali e politici. L'indagine prende in considerazione il trattamento economico di base, le indennità fisse, le indennità di funzione, i premi, i bonus e i benefici addizionali, ricevuti come compenso per le responsabilità gestite.
Dall'indagine risulta che il primo ministro inglese Tony Blair è stato, tra i suoi omologhi europei, il meglio pagato, con una remunerazione equivalente a 276.300 euro. La tedesca Angela Merkel è risultata seconda con 261.000 euro e il francese Dominique de Villepin terzo con 248.300 euro.
Le retribuzioni dei Primi ministri vanno dal 5% al 15% di quelle dei top manager e la maggioranza dei compensi dell'alta dirigenza pubblica sta tra il 20% e il 35% di quelli dei dirigenti privati a pari responsabilità.
Non c'è nessun merito dei capi di governo nè degli alti funzionari pubblici in queste remunerazioni più basse.
Queste forti differenze si possono spiegare con ragioni strutturali e culturali, che mirano ad un primato dell'economia.
L'azienda è il luogo della produzione economica più immediatamente misurabile ed è diffusa la credenza che chi la influenza sia più meritevole di altri.
I compensi sono fissati dai consigli di amministrazione in cui c'è il Ceo, che sono spesso indifferenti ai risultati ottenuti e inclini allo scambio di favori.
Una retribuzione elevata serve a migliorare l'immagine del manager e dell'azienda.
Gli alti dirigenti aziendali sono soggetti a turnover sempre più ravvicinati, con una durata media dell'incarico al di sotto dei sei anni, in Europa.
La politica è considerata un servizio da compiere in modo disinteressato, i politici sono visti con sospetto.
I dirigenti politici sono ricompensati con il potere, il prestigio degli incarichi anche fuori dal proprio paese e il capitale sociale acquisito oltre il mandato.
I dirigenti pubblici hanno garanzie di stabilità e decidono in base al sistema di norme, regolamenti e procedure operative.
L'apparato politico e burocratico è considerato più di ostacolo che di sostegno alla produzione economica.
Si ritiene che il personale politico e pubblico ecceda le esigenze di reale funzionamento della macchina dello Stato.
Sono tutte giustificazioni addotte per conservare una situazione di immobilismo dei rapporti tra i poteri reali e per lasciare privilegi a pochi, proprio là dove la meritocrazia è indicata come il principio di riferimento.
Capire al volo
Malcom Gladwell è un divulgatore di straordinaria abilità, che scrive per "The New Yorker". E' autore di best seller sui più disparati argomenti e non è nuovo ad affrontare il tema dell'interpretazione e del giudizio sui fatti. Sette anni fa ha scritto "The tipping point. How little things can make a big difference", una raccolta di storie di vita quotidiana sulla rapidità di giudizio e la prontezza della mente.
Pubblica adesso "Blink: the power of thinking without thinking", Back bay books, New York, 2007, un libro in cui illustra come funziona quella parte del cervello che sostiene le decisioni rapide, il potere della cognizione veloce, il controllo dei pre-giudizi, come gli uomini usano la mente e l'importanza dell'ambiente sociale a contatto.
In 320 pagine divertenti e chiarificatrici fa analizzare che cosa succede in un batter d'occhi efficaci. Non è il tempo, sostiene, a fare la bontà di una diagnosi, ma che cosa si guarda e come.
In "Blink", scrive, "incontriamo lo psicologo che ha imparato a prevedere se un matrimonio è alla fine in pochi minuti di osservazione di una coppia, il maestro di tennis che sa quando il giocatore fallirà il rovescio prima che la racchetta colpisca la pallina, l'antiquario esperto nel riconoscere un falso con un'occhiata".
Abilità che si acquisiscono migliorando il proprio metodo di osservazione, di ascolto, di valutazione secondo parametri personali, costruiti razionalizzando successi e insuccessi in una metodologia di giudizio.
Il segreto di una veloce valutazione sta nello sgomberare la mente e nel mettersi nella situazione di partire da zero, come chi non sa niente di quello che vede e che sente. Se ci si allena ad accentuare l'attenzione sui punti chiave da conoscere, in riferimento a quello che bisogna sapere, la cognizione è immediata.
Basta imparare a individuare questi punti chiave, diversi da situazione a situazione, da avvenimento ad avvenimento, da persona a persona.
E' un metodo che funziona al pronto soccorso dell'ospedale e nella ricerca documentale, ma che aiuta anche a difendersi dalle manipolazioni dei marketer, che puntano su un allentamento del processo di attenzione, interpretazione e comprensione per ottundere la mente e imporre la propria scelta.
Gladwell sottolinea l'importanza dell'analisi sugli errori commessi per capire perchè si è finiti nelle mani dell'uomo nero e della situzione senza via d'uscita.
Il metodo di apprendimento suggerito deve essere utilizzato in tutte le occasioni possibili per crearsi strutture mentali capaci di valutazioni e decisioni spontanee.
Un libro tutto da gustare, pieno di esempi, casi e battute azzeccate, conciso e provocatorio.
Speriamo che almeno si chiami Giulia
I nostri interlocutori manifestano un crescente desiderio di vedere migliorata l'immagine della Direzione Risorse Umane attiva nelle aziende del nostro Paese.
Ritengono che alcuni quotidiani nazionali si facciano influenzare da fonti di informazione, sempre le stesse poche, a cui si rifanno, che i giornalisti responsabili delle pagine di apertura alle offerte di lavoro usino questo traino per scrivere i loro articoli e non viceversa, che le tradizionali associazioni degli operatori della Funzione non contribuiscano a fare conoscere la sua evoluzione reale.

Sono le considerazioni sintetiche che si possono trarre dai commenti ai due post, pubblicati da Iriospark questo mese: "Quantità e qualità del lavoro", e "Profili giornalistici: il talentista e il superlavorista". Due spunti di discussione offerti dopo la rilevazione del GIDP, riferita dal "Corriere della Sera" dell'8 e l'ennesimo speciale sui talenti del "Sole-24Ore" del 13.
Nel primo articolo si illustrava con simpateticità il sovraccarico operativo del direttore del personale della grande azienda, costretto a portarsi il lavoro a casa.
Nello speciale alcune testimonianze di quelli che ce l'avevano fatta, facevano da cornice alle solite affermazioni sull'importanza dei talenti, ignare delle leggi del business, dell'imprenditorialità e della gestione delle Risorse umane in Italia.
Il titolo di questo nostro post riprende il commento di F.C. alle risultanze dell'inchiesta GIDP. "Vorrei tanto sapere qual è il lavoro che un capo del personale si può portare a casa. Speriamo che almeno si chiami Giulia".
Racchiude tutta l'incredulità perchè è stato rilevato che oltre la metà dei dirigenti iscritti all'associazione lavorano ancora a casa dopo l'azienda. Sensazione manifestata anche da P.R., che la spiega richiamando il "mito dell'uomo che si sacrifica per il padrone" e da altri tre.
D.L. ha aggiunto che la notizia "sembra uscita da un Corriere di 50 anni fa", prima che il mondo cambiasse "radicalmente".
Gli 11 commenti a due "Profili giornalistici" sono stati più diversificati.
B.V. ha precisato che "il talentista e il superlavorista possono scrivere finchè quello che dicono non contrasta con la comunicazione di massa delle Direzioni risorse umane leader. Un po' di differenziazione su sciocchezze e vecchi merletti non guasta".
A.N. dà un'interpretazione culturale. "Un ossequio per l'autorità formale, scomparso nelle aziende, che da un quarto di secolo almeno fanno leva sul consenso dei followers per il riconoscimento della leadership dei capi".
A.M. ha parlato di "comunicazioni diseducative" e S.P. di scarsa conoscenza dei "fatti principali dell'organizzazione, della gestione e delle mode manageriali".
Iriospark registra in queste dichiarazioni spontanee un orgoglio professionale e una testimonianza di esperienze nuove, un atteggiamento positivo verso il cambiamento, che contrastano con l'immagine giornalistica e la concezione mostrata da altre aggregazioni di operatori della Funzione Risorse Umane.
Un gruppo che ha un orientamento a sburocratizzarla e a farne il partner strategico.
Luis Gordillo, "Alternancia en timbros", 1990, acrilico su tela.
Gestione delle note spese
I rimborsi a piè di lista e le note spese di viaggio di qualche inviato della televisione e di qualche presidente dell'industria di Stato prima degli anni '90 sono entrati nella leggenda. Gareggiavano con le disponibilità di James Bond nelle sue più mirabolanti avventure e hanno fatto attribuire quei soprannomi, come "Sciupone l'africano" e "Manager hi-whisy", che difficilmente si dimenticano.
La realtà, come al solito, è ben diversa. In media, solo la metà delle note spese aziendali raggiunge i 500 euro e una su tre sta sotto i 250. Lo dice un sondaggio di KDS, una società produttrice di software per la gestione di questo tipo di costi, realizzato in maggio su un campione di 390 dipendenti di aziende francesi, tedesche, americane, inglesi, belghe, olandesi, lussemburghesi, svizzere, africane e asiatiche, di ogni dimensione.
Il rapporto di ricerca intitolato "Traveller opinion on expense claim abuse" ha trovato che più del 20% degli intervistati riconosce che ha fatto la cresta nei rimborsi, ma che anche nell'altro 80%, il 76% dei virtuosi conosce molto bene i metodi e gli arrangiamenti con cui si può imbrogliare.
Le alterazioni hanno per oggetto nel 46% dei casi le distanze chilometriche, nel 28% i viaggi in taxi, nel 23% i ristoranti e i bar, nel 3% le comunicazioni per telefono e Internet.
La giustificazione per i ritocchi inferiori a 10 euro, che costituiscono il 70% degli episodi, è stata che si è trattato di riequilibrare i conti, privi di qualche pezza giustificativa. Ma nell'altro 30% dei casi la misura del ritocco è stata superiore.
Le occasioni per la cresta sono differenti da paese a paese. Ci sono maggiori opportunità nelle note spese inferiori a 250 euro e le causali riguardano più le distanze chilometriche per il 50% dei Francesi, i viaggi in taxi per il 60% degli Inglesi e il 40% degli Americani.
Ripartizione % dei montanti di note spese

Variante giustificativa, i Tedeschi e gli Inglesi si appellano al tasso di cambio tra le loro monete e quelle dei paesi in cui vanno in missione.
I redattori del rapporto consigliano di
- dotare i dipendenti di carte di credito personali;
- fissare la periodicità di presentazione delle note spese ogni fine mese;
- identificare i fornitori potenziali per tariffe preferenziali su spese comuni e frequenti;
- individuare i dipendenti a rischio, analizzando le note spese e i giustificativi;
- eliminare i flussi cartacei;
- ridurre il numero dei codici di spesa per evitare confusioni e migliorare le possibilità di analisi;
- controllare le note spese a campione in modo casuale;
- integrare il controllo sulle spese di viaggio nella contabilità automatica dell'azienda.
Peso del Web
I numeri di Internet raggiungono altezze sempre più vertiginose, da fenomeno mondiale di comunicazione superiore a tutti gli altri della storia.
Gli utenti sono valutati in 1.114 miliardi, i siti online sono più di 100 milioni, il contenuto scritto è costituito da 95 milioni di frasi, 100 trilioni di parole, le immagini in circolazione dovrebbero essere oltre 150 milioni.
Il quotidiano inglese "The Guardian" scrive che il fisico americano Russel Seitz ha provato a pesare la Rete e ha calcolato che non supera i 50 grammi, il mensile scientifico americano "Discover Magazine" invece ha ottenuto con i suoi calcoli un peso di 6 microgrammi. C'è in queste stime una differenza da 1 a 10.000.000.
I metodi di calcolo sono stati differenti. Seitz considera il consumo di energia dei server e arriva al peso probabile in elettroni. Discover conta il numero di elettroni necessari ai byte di tutte le informazioni scambiate.
Un'altra dimostrazione clamorosa della potenza delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione: una entità piccola come un pacchetto di sigarette o addirittura un granello di sabbia sostiene tutti gli scambi di Internet, 724.100 per ogni abitante della Terra, di qualunque età, sesso ed etnia.
Videogame dipendenza
Negli USA l'industria dei videogame ha quasi 50 anni, se si fa risalire il primo esempio di prodotto all'oscilloscopio per simulare il gioco del tennis, inventato da William Higinbotham nel 1958. Ha oggi un giro d'affari stimato fra i 7 e i 10 miliardi di dollari.
I tre mercati maggiori dei videogame sono gli USA, il Giappone e il Regno Unito. Ma importanti sono l'Australia, cinque paesi dell'UE, fra cui l'Italia, la Corea del Sud e il Messico. India e Cina sono mercati emergenti.
Negli USA dal 70% al 90% dei giovani gioca con i videogame. Un'indagine della Entertainment software association, realizzata nel 2005, descrive il giocatore tipo come una persona sui 30 anni che usa questi giochi per un tempo tra le 6,8 e le 7,6 ore settimanali. Altre ricerche di mercato, condotte successivamente dalla stessa associazione, hanno rilevato che si va espandendo il numero dei 15-25enni, che i minori di 18 anni hanno raggiunto il 35% dei giocatori e che c'è un 9,1% di MMORPG, massive multiplayer online role playing game, che giocano con più supporti per più di due ore al giorno.
Sono questi i motivi che hanno portato l'American medical association a realizzare lo studio "Emotional and behavioral effects, including addictive potential of video games", presentato da Mohamed K. Khan al Council on science and public health.
Lo studio dell'AMA riassume i risultati di alcune ricerche empiriche e formula delle raccomandazione conclusive.
I benefici potenziali dei videogame, dal punto di vista medico, si limitano alla riabilitazione di comportamenti sbagliati dei pazienti, all'istruzione di bambini diabetici ed asmatici per la cura delle malattie, alla terapia in alcune fobie.
Il documento ricorda gli effetti negativi dei videogame sull'organismo, sul comportamento e sulle relazioni. Alterazioni epilettiche, disturbi muscoloscheletrici, aggressività e diminuzione dell' orientamento sociale, sono i sintomi delle disfunzioni relazionali e della dipendenza dai videogame evidenziati da una serie di indagini americane e inglesi, svolte in ambito clinico.
Particolarmente dannosi sono i giochi MMO, massive multiplayer online, in cui si possono condividere comportamenti violenti con migliaia di altri giocatori.
Il videogame, sostiene lo studio, porta i giocatori abituali a controllare più le loro relazioni sociali in un mondo virtuale che nella realtà e a provocare vere e proprie forme di dipendenza, ricorrenti anche nell'abuso di Internet.
Per lottare contro tale dipendenza psichica il documento dell'AMA propone sei rimedi:
- fare riconoscere formalmente la dipendenza,
- formare psichiatri e genitori a diagnosticarla,
- incentivare ulteriori ricerche sugli effetti dei videogame e dell'uso di Internet da parte dei minori di 18 anni,
- inserire le dipendenze da Internet e videogame nei disturbi mentali classificati nel "Diagnostic and statistical manual of mental desorders",
- limitare il tempo di gioco ad un massimo di due ore al giorno,
- rivedere il sistema americano di pericolosità dei videogame indicato dalla classifica dell'Entertainment software rating board, in modo da stabilire con precisione a quali classi di età ognuno possa essere destinato.
Uno studio utile anche nell'UE, in cui il sistema di classificazione Pan european game information è in revisione da parte dei ministri della Giustizia.
Costo della vita nelle grandi città
L'annuale valutazione del costo della vita in 143 città di cinque continenti è stata pubblicata ieri da Mercer. I parametri di riferimento sono i costi per cibo e casa, alcol e tabacco, prodotti per la casa, salute e cura della persona, abbigliamento e calzature, servizi domestici, servizi pubblici, alimentazione fuori casa, trasporti, sport e svago.
Il paniere di spesa rappresenta quello tipico degli executive e serve per calcolare le differenze di costo che gli espatriati devono sopportare.
I dati per città sono confrontati con quelli di New York, fatta base 100 e consentono la classificazione mondiale.
Questo anno si conferma come città più cara Mosca, già al primo posto nella classifica 2006. Al secondo posto c'è Londra, che l'anno scorso era quinta e al terzo Seul, già terza.
A sorpresa, solo due città americane, New York e Los Angeles, sono tra le prime 50 con il costo della vita più elevato.
L'Europa ne piazza trenta. L'Africa cinque e il Medio Oriente quattro. L'Australia una sola.
L'Italia ha all'11° posto Milano, che era 13ª nel 2006 e Roma al 18°, già 21ª.
Classifica delle città per costo della vita
|
Posizione
|
Città
|
Indice 2007
|
Posizione
|
Città
|
Indice 2007
|
||
|
2007
|
2006
|
2007
|
2006
|
||||
| 1 | 1 | Mosca |
134,4
|
16 | 18 | Dublino |
99,6
|
| 2 | 5 | Londra |
126,3
|
17 | 24 | Tel Aviv |
97,7
|
| 3 | 2 | Seul |
122,4
|
18 | 21 | Roma |
97,6
|
| 4 | 3 | Tokio |
122,1
|
19 | 21 | Vienna |
96,9
|
| 5 | 4 | Hong Kong |
119,4
|
20 | 14 | Beijing |
95,9
|
| 6 | 8 | Copenhagen |
110,2
|
21 | 21 | Sydney |
94,9
|
| 7 | 7 | Ginevra |
109,8
|
22 | 25 | Helsinki |
93,3
|
| 8 | 6 | Osaka |
108,4
|
23 | 36 | Stoccolma |
93,1
|
| 9 | 9 | Zurigo |
107,6
|
24 | 27 | Douala |
92,9
|
| 10 | 10 | Oslo |
105,8
|
25 | 41 | Amsterdam |
92,2
|
| 11 | 13 | Milano |
104,4
|
26 | 53 | Madrid |
92,1
|
| 12 | 12 | S.Pietroburgo |
103
|
26 | 20 | Shanghai |
92,1
|
| 13 | 15 | Parigi |
101,4
|
28 | 21 | Kiev |
91,4
|
| 14 | 17 | Singapore |
100,4
|
29 | 59 | Atene |
90,6
|
| 15 | 10 | New York |
100
|
30 | 52 | Almaty |
89,6
|
Migliorare i rapporti tra città, automobile e persona
"Performing Arts center of greater Miami", "Cannes reloaded", "Rethinking the Paris bus line", "Saragoza mile digital" sono i nomi dei progetti in atto di Media Lab's Smart Cities research group, che hanno nel dean della School of architecture del MIT, William J. Mitchell, il principal investigator.
Mitchell, professor of Architecture and Media arts and sciences al MIT, è una delle autorità mondiali nella pianificazione urbana.
Coordina un gruppo di architetti, urbanisti, informatici e futurologi, incaricati di studiare come sarà la città dei prossimi decenni, quella dell'intelligenza.
La tecnologia dell'intelligenza, egli scrive in "Placing Words: symbols, space and the city", MIT Press, Cambridge, 2005, sarà ubiqua e non intrusiva. I grandi cambiamenti avvenire non altereranno la configuraziona urbana, miglioreranno la sua vivibilità.
La città preindustriale era scheletro e pelle, fatta di tetti e pareti, disegnati quasi esclusivamente per proteggere dalle intemperie. Le città industriali costruirono sistemi per canalizzare l'acqua e l'energia. Quelle del 21° secolo saranno organismi vivi, dotati di propria intelligenza e il sistema nervoso sarà Internet. Tutti i dispositivi dai telefonini alle automobili agli edifici saranno sistemi intelligenti e connessi.
I progetti indicati all'inizio del post riguardano sistemi di trasporto intelligente.
Con una rete ampissima di alta tecnologia Miami si avvia a diventare la casa del mondo. Il suo Arts center e le aziende della città insieme rivoluzioneranno l'economia del divertimento, sviluppando nuovi prodotti e mercati.
Cannes ha pianificato un intervento su 30 ettari di territorio periferico per una trasformazione urbana ecosostenibile. Il progetto servirà da modello per la riconfigurazione tecnologica delle città.
L'autorità per i trasporti pubblici di Parigi sta ripensando il concetto di mobilità intelligente per arrivare a un sistema di trasporto urbano intermodale. Darà la possibilità ai cittadini di essere connessi alle linee di autobus e di potere scegliere il trasporto combinato più utile per gli scopi individuali, agganciandosi alle fermate in modo da ottenere percorsi su misura.
Saragoza avrà illuminazione intelligente nelle strade, palazzi che cambieranno colore e intensità a seconda dell'ora e della luminosità ambientale, con vantaggio per la temperatura delle case e la luce artificiale. Tutti gli arredi urbani, dai tavoli dei caffè ai tabelloni stradali, ai semafori, potranno dare informazioni utili in tempo reale su possibilità di parcheggio, fluidità del traffico e lavori in corso.
Gli esperti di Smart Cities hanno progettato una lente elettronica, simile a un telefonino, che darà informazioni sugli edifici e i monumenti di una città che l'utente inquadra.

I progetti che esplorano le possibilità di migliorare i rapporti tra città, automobili e persone si stanno soffermando sull'auto impilabile, parcheggiabile facilmente, con quattro ruote motrici, e in pochissimo spazio, congiungendosi alle altre già parcheggiate e ai veicoli ecologici per una persona, che si guidano con i movimenti del corpo.
Neorecruiting su "Second Life"
New job meeting è un "evento"organizzato da TMPNEO, un'agenzia francese di pubblicità, appartenente al network mondiale TMP, specializzata nel comunicare a candidati e a dipendenti l'immagine di una azienda, la sua cultura, i ruoli e le offerte di lavoro.
Si propone di reclutare degli ingegneri, dei neolaureati in meccanica, sicurezza nucleare, scienza dei materiali, finanza, marketing e risorse umane per cinque grandi aziende, l'Oréal, Unilog, Areva, Cap Gemini e Alstom, facendo incontrare su Second Life gli avatar di 700 persone in cerca di impiego con quelli dei selezionatori aziendali. Gli incontri si svolgeranno per tre giorni da domani al 21 prossimo, sull'isola di TMPNEO.
E' la seconda volta che il network pubblicitario realizza un simile evento. Il primo è gia stato fatto a metà maggio negli USA. Vi hanno partecipato eBay/Paypal, Hewlett Packard, Microsoft, Sodexho, T-Mobil, Verizon e 150 candidati.
Ognuna delle cinque aziende francesi ha pagato 22.000 euro per quota di partecipazione e allestimento dello stand. Nel corso dell'evento quattro selezionatori per ogni impresa intervisteranno i candidati nel cybercaffè Le Milk. I postulanti avranno 15 minuti a testa per sapere dell'azienda, del lavoro offerto e per parlare di sé.
La procedura di selezione è degna del metodo Grönholm. Gli interessati devono preiscriversi sul sito NJM, poi depositare il curriculum e realizzare il proprio avatar, che avrà uno o più colloqui o nessuno, a seconda delle opportunità date dalle aziende.
Su Second Life troveranno delle équipe di TMPNEO, che lo guideranno verso il luogo dell'incontro virtuale e lo aiuteranno per tutte le eventuali difficoltà che l'inesperienza a muoversi nell'universo parallelo dovesse fare emergere.
Il colloquio è solo l'inizio del processo di reclutamento. E' una prima presa di contatto, che prosegue nel modo classico, in presenza.
I 700 avatar dell'evento francese sono già il frutto di una prima selezione su 1500 aspiranti. Si prevede che gli incontri al caffè Le Milk saranno più di 1000.
Ricerche e teorie su misura
Siete a corto di argomenti? Non avete sotto mano nessuno più autorevole di voi che sostenga le vostre opinioni? Il sito Scientists of America viene in vostro aiuto per darvi la statistica che vi manca, i risultati di ricerca necessari, la citazione e la teoria opportune. Il tutto rigorosamente inventato.
Se quello che serve alla bisogna non è pronto, basta chiederlo e sarà messo online. Ci saranno sempre esperti e istituti di ricerca a disposizione. Falsi.
Inaugurato la settimana scorsa il sito è stato ideato da Jean Noël Lafarque, docente di letteratura francese nell'Université Paris-VIII, amministratore di Wikipedia e collaboratore di Claude Closky, artista attivo nella pittura, scultura, fotografia e new media.
La notizia è riferita da "Libération" di oggi. Intervistato dal quotidiano francese, Lafarque si chiede "Perchè dicendo 'secondo tale autore' si ha l'aria di possedere più verità che con 'ho personalmente scoperto che..'?". La verità è malleabile come le convenzioni letterarie. La stampa poi semplifica e rende le informazioni meno precise, ma più efficaci. "Un registro narrativo inappropriato è notato prima di una informazione falsa".
Scientists of America ha già una ventina di articoli come "Le persone con gli occhi azzurri preferiscono i film tedeschi", "Il 55% delle donne ignora che una pelle mal svegliata resta spenta per tutto il giorno", "I videogame migliorano il rendimento scolastico", "La pizza aumenta sensibilmente l'intelligenza e l'attività sessuale", "La percentuale di successi agli esami di maturità è legata all'interesse per il torneo di tennis Roland-Garros".
Lafarque ricorda l'importanza della formula sacrale d'apertura di un articolo, "Sapete che degli scienziati americani hanno stabilito che ...?", usata per mischiare i generi letterari, come fa la divulgazione scientifica e per manipolare il concetto stesso di "serio".
Usando un tono sussiegoso si può facilmente trasformare un'informazione dubbia in verità scientifica. "Una notizia così costruita potrà essere corretta, ma molto tempo dopo".
Marc Franz , "Il sogno", 1912, olio su tela.
Magia e tecnologia nell'arte digitale
Per la maggioranza la tecnologia ha qualche cosa di magico. E' amichevole se fa ottenere i risultati desiderati senza le complicazioni dei procedimenti operativi perchè il funzionamento non è chiaro a tutti quelli che usano l'hardware e ignorano il software, che pure è sotto i loro occhi.
La trasparenza della tecnologia richiede competenza.
Il successo invece della magia sta nella spettacolarità del risultato, nel coup de theatre che l'illusionista compie nel mostrare il prodotto del suo procedimento segreto.
Quello che affascina lo spettatore è la bravura di chi usa il trucco per stupire nel momento del fatidico "Et voilà".
L'esposizione "Et voilà" è presentata da SonarMatica, la sezione artistica del festival Sonar, allestita presso il Centro de Cultura Contemporanea de Barcelona.
Offre uno spettacolo in cui magia e nuove tecnologie sono fuse in una serie di installazioni, omaggio all'affermazione di Arthur C. Clarke, l'autore di "2001 Odissea nello spazio", che ha scritto: "Qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata non può essere distinta dalla magia".
Lungo l'esposizione si assiste al progetto di Clara Boj e Diego Diaz "AR magic system", ispirato al Medialab. Riprende una magia egizia dell'età dei Faraoni: la sostituzione della testa di un'anatra con quella di un'oca. Così lo spettatore si ritrova in uno schermo con la testa del suo vicino e viceversa.
Ishiguro Takeshi in "Balloon Exploration" sfiora i passanti con sfere che sembrano colpirli e li evitano all'ultimo momento, grazie a sensori.
Masaki Fujihata mostra allo spettatore su uno schermo la sua stessa ombra dotata di vita propria, nell'istallazione "Portray the silhouette".
Jeff Lieberman presenta "Light Bulb", una lampadina accesa, sospesa nel vuoto grazie al trasferimento di energia elettromagnetica. Utilizza la tecnologia WiTricity del MIT.
Profili giornalistici: il talentista e il superlavorista
Gli annunci di ricerca del personale che compaiono sulla stampa non sono belli da vedere, nè attraenti come i listini di Borsa. Per di più sono sempre meno numerosi e devono reggere la concorrenza delle vetrine delle agenzie di lavoro a tempo, degli head hunter, di Internet, del passaparola e delle differenti organizzazioni di placement e recruiting.
Sono ragioni più che sufficienti per condirle con qualche pagina di notizie di accompagnamento. Lo fanno già da anni anche i grandi quotidiani stranieri.
Mentre questi però si presentano con un paio di paginette, intitolate sobriamente "Occupazione", "Lavoro", "Ricerca di personale", "Gestione e Formazione", "Reclutamento" e simili, i settori dei nostri giornali sono più corposi e scomodano nei titoli l'economia, le carriere, il futuro o addirittura il solito inglese.
I responsabili dei settori sono dei giornalisti centauro, come direbbe uno di loro, devono corteggiare i clienti potenziali, perchè la quantità di inserzioni è interpretata dai commerciali dell'editore come un segnale di gradimento dei lettori, allo stesso modo di quello che capita in televisione.
Il corteggiamento di un giornalista a chi dà la pubblicità al suo editore è pericoloso. Ma questi giornalisti entrano anche in contatto con manager ed esperti delle Risorse umane, area specialistica che impatta sui cosiddetti processi infrastrutturali dell'azienda, i più contraddittori ed esposti all'interazione con i fenomeni economici e sociali generali.
Per chi non è un professionista del settore la perdita di punti di riferimento è facile, come il prendere partito per l'uno o per l'altro e allora la valutazione dei fatti diventa difficile e il ritardo del newsmaking insuperabile o ridicolo.
Frutto dell'osservazione dei comportamenti pubblici, di offerta delle notizie, sono i due profili di capi settori di quotidiani qui schizzati. Rappresentano ruoli esercitati con orientamenti differenti, ma ugualmente fuori passo. Sono, come dice il titolo del post, il "talentista" e il "superlavorista".
Il talentista scrive senza leggere neppure il proprio giornale. E' rimasto impigliato nella "guerra dei talenti, lanciata dieci anni fa negli Stati Uniti e rimbalzata in Italia un quinquennio dopo, per opera della stessa società di consulenza che ne ha fatto un suo "pacchetto".
Ci tiene ad apparire convinto che basti inserire nelle nostre aziende i laureati più dotati, le intelligenze più brillanti, perchè l'Italia diventi competitiva, la meritocrazia trionfi e il business si trasformi in specchio di virtù. Niente lo smuove. E' un elitista involontario.
Ricorrentemente le prova tutte per dimostrare la sua concezione dell'azienda, lui che non vi ha mai trascorso un giorno e, propagandando la sua tesi nello spazio giornalistico che ha a disposizione, conquistare il monopolio delle inserzioni delle agenzie di lavoro a tempo.
Il superlavorista è un fan dell'autosufficienza. E' convinto che un manager lavori come un coolie della Cina della rivolta dei boxer e che perciò debba frequentare le più improbabili business school.
Riceve avidamente indagini, predisposte dai soliti furbetti. Rimane sempre fedele alle stesse fonti di informazione.
Si vede che sotto la sua crosta ha un basso livello di autostima e fa le cose senza nessuna convinzione.
Figure tristi i due profili rappresentano giornalisti centauro a programma, indifferenti proprio alla scoperta e all'approfondimento delle notizie.
Crescita economica, intensità del lavoro e occupazione
Dall'inizio degli anni '90 il PIL pro capite nell'UE continua ad essere inferiore del 25% a quello degli USA, con il rischio di una pauperizzazione relativa crescente. Quali sono le cause di questo distacco?
Alla ricerca delle radici e all'analisi dell'andamento dei rapporti tra crescita, produttività e occupazione è dedicato "Productivité et croissance en Europe et aux Etats-Unis", La Découverte, Paris, 2007, l'ultimo libro di Gilbert Cette, direttore degli studi economici della Banque de France e professore di economia nell' Université de La Méditerranée. Un libro prezioso per cogliere le correlazioni possibili tra i fattori della produttività strutturale di un paese e le politiche economiche di incentivazione e disincentivazione delle attività.
Cette ricorda che il PIL pro capite può essere scomposto, da un lato, nel risultato della produttività oraria (che misura l'intensità del lavoro) e, dall'altro, nella durata del lavoro e nel tasso di occupazione.
Sulla durata del lavoro non si può insistere, gli studi econometrici mostrano un'elasticità negativa della produttività oraria per l'effetto fatica.
La differenza di produttività tra UE e USA si spiega con la minore occupazione dei giovani (dai 15 a 30 punti inferiore) e degli anziani (di circa 20 punti).
Le ricerche della Banque de France mostrano che a parità di durata del lavoro e di tasso di occupazione la produttività oraria dei paesi europei si avvicinerebbe di 10 e 15 punti, rispettivamente, a quella americana. Proprio la distanza dell'ultimo quindicennio.
Non basta, gli USA godono di una superiorità tecnologica nel settore dell'ICT che aumenta la prontezza del sistema produttivo.
Il libro di Cette si apre con un primo capitolo dedicato alle misure della produttività e alla loro evoluzione, legata al cambiamento degli obiettivi e delle concezioni di produttività, che costituisce una sintesi efficace, particolarmente utile per chi si occupa di gestione delle Risorse umane.
Ricco di spunti operativi è ugualmente il secondo capitolo, in cui è affrontato il tema del rapporto ICT- produttività, insistendo sui possibili effetti diretti e diffusi, a breve, medio e lungo termine.
Alla pauperizzazione relativa dell'UE e alle evidenze empiriche degli aggiustamenti ottenuti con l'ICT sono dedicati il terzo e il quarto capitolo.
Il quinto sviluppa il tema, centrale per Cette, del ruolo delle politiche economiche sulla crescita della produttività e del PIL pro capite.
Merito del libro è di mostrare la grande diversità delle diagnosi e dei metodi di misurazione della produttività usati in Europa e negli Stati Uniti e di fare appello a uno sforzo di innovazione delle politiche economiche e delle istituzioni responsabili.
Verso € 225 miliardi l'eccedenza commerciale cinese
Le misure prese all'inizio dell'anno dal governo di Pechino per contenere le esportazioni ed evitare il surriscaldamento di un'economia in crescita, superiore all'11% nel primo trimestre, non hanno avuto molto effetto.
Le importazioni dell'UE27 dalla Cina sono raddoppiate tra il 2002 e il 2006 e hanno raggiunto i 192 miliardi di euro. Le esportazioni verso la Cina sono rimaste a 63 miliardi.
Alla fine del 2007 il deficit commerciale dell'Unione con l'Impero di Mezzo raggiungerà i 170 miliardi, il 30% in più dei 128 miliardi registrati nel 2006. E si ricordi che a quella data termina l'accordo, fatto due anni fa, per contingentare le esportazioni cinesi dei prodotti tessili più competitivi verso l'Unione.
A livello mondiale, secondo i dati pubblicati dalla World Trade Organization la settimana scorsa, il deficit dello scambio commerciale con la Cina alla fine di quest'anno potrà raggiungere i 225 miliardi di euro.
I paesi dell'UE intendono ricorrere al WTO contro il protezionismo delle autorità cinesi, che ostacolano le esportazioni e gli investimenti europei nel loro territorio, hanno concesso a operatori stranieri del settore delle telecomunicazioni solo sei licenze a fronte delle 20.000 assegnate dal 2001, hanno limitato le partecipazioni straniere nelle banche tra il 20% e il 25% massimo del capitale sociale. Chiedono severe sanzioni contro le violazioni della proprietà intellettuale e il dumping sui prezzi dei prodotti.
Gli incontri bilaterali sono incominciati ieri a Bruxelles.
218 milioni di bambini lavorano in condizioni pericolose
In tutto il mondo bambini dai 5 ai 15 anni lavorano fino a 10 ore al giorno, con paghe almeno del 50% inferiori a quelle degli adulti, in condizioni deplorevoli e spesso sottoposti a violenze di ogni genere. Secondo i dati dell' International labour organisation sono 218 milioni i bambini, costretti a lavorare per la sopravvivenza della propria famiglia.
130 milioni sono impiegati in agricoltura, esposti a pesticidi e a macchine pericolose. Nel 70% dei casi sono sfruttati dai familiari e non ricevono nessuna retribuzione. 8 milioni e mezzo sono oggetto della tratta infantile, che li usa a scopo di adozione e di traffico di organi, per la pornografia e il turismo sessuale, come schiavi nella ristorazione, negli alberghi, nelle pulizie e nei trasporti, in un giro d'affari da 23 milioni e mezzo di euro all'anno. Un milione lavora in miniera.
E' una situazione terribile, una tragedia per il futuro dell' umanità, particolarmente diffusa nel Sudest asiatico, in tutta l'Africa e nell'America Latina. Qui, in Brasile e Messico, stanno avvenendo le prime riduzioni significative del fenomeno, passato nel periodo 2002-2006, dal 16,1% al 5%.
Ieri, nella ricorrenza della "Giornata mondiale contro il lavoro infantile", l'ILO e la ONG Save the children hanno concordato un'azione comune per "dare visibilità ai bambini lavoratori".
Le due organizzazioni ritengono realistico "non opporsi al lavoro infantile" e "non criminalizzare nè i familiari, nè i datori di lavoro", perchè troppo spesso questo costituisce l'unica possibilità di reddito e di alimentazione. Occorre eliminare al più presto le condizioni peggiori, gli abusi, le lavorazioni pericolose, gli orari di lavoro lunghi, gli ambienti nocivi e dare la possibilità di conciliare lavoro e scuola per realizzarsi come persone.
Le due organizzazioni puntano su legislazione e controllo efficaci da parte pubblica e sull'azione combinata della cooperazione allo sviluppo, del volontariato e degli enti di tutela minorile dell'ONU.
Otto Muehl, "Senza titolo", 2003, acrilico su carta.
Stagnazione degli investimenti europei in R&D
Tra due anni la Cina supererà l'UE per investimenti dedicati alla ricerca e sviluppo, se proseguirà la tendenza manifestata nell'ultimo periodo.
Per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale nel 2006 la produttività del lavoro negli USA ha superato quella dell'UE.
Le imprese europee non potranno essere competitive nel prossimo futuro se non investono oggi in conoscenza.
Il rapporto della Commissione europea "Key figures 2007 on science, technology and innovation" parla chiaro. Nel 2005 le spese dell'UE per la R&D, espresse in rapporto al PIL, sono state soltanto l'1,84%, una stagnazione dalla metà degli anni '90, mentre i principali concorrenti, il Giappone, la Cina e la Corea del Sud, le hanno aumentate sensibilmente. Inoltre, la distanza con gli investimenti USA nello stesso periodo è rimasta costante.
Nel 1993 la Cina investiva per ricerca solo il 3,6% del totale mondiale, ma nel 2005 era arrivata già al 12,7% . Nello stesso periodo l'UE è scesa dal 29,1% al 25%.
Se la tendenza degli ultimi anni non migliora, c'è addirittura il rischio che il rapporto R&D - PIL dell'UE, nel 2010 si riduca all'1,80%.
La causa principale di questa debolezza è nelle imprese. Quelle europee investono poco e hanno una minore presenza nel settore hi-tech rispetto agli USA. I paesi che hanno più aziende tecnologiche sono l'Irlanda con il 58% dell'apparato industriale, la Finlandia con il 27%, il Belgio con il 26%, il Regno Unito con il 24%.
Presenza delle aziende hi-tech nell'UE27
(in % dell'apparato industriale)
|
Paesi
|
%
|
Paesi
|
%
|
| Irlanda |
58
|
Italia
|
15
|
| Finlandia |
27
|
Polonia
|
14
|
| Belgio |
26
|
Austria
|
14
|
| Regno Unito |
24
|
Spagna
|
13
|
| Paesi Bassi |
23
|
Cechia
|
10
|
| Danimarca |
22
|
Slovacchia
|
9
|
| Francia |
20
|
Grecia
|
9
|
| Svezia |
19
|
Portogallo
|
8
|
| Germania |
19
|
Lussemburgo
|
8
|
| Ungheria |
18
|
UE27
|
19
|
Il Commissario per la scienza e la ricerca, Janez Potocnik, ha invitato i governi nazionali a mettere in atto misure appropriate per sostenere l'aumento delle risorse aziendali destinate a R&D.
Il documento della CE indica che tra i 27 paesi dell'Unione ci sono forti differenze in questo tipo di investimenti. l'Austria, la Germania, la Finlandia, la Svezia e la Danimarca mostrano che il rapporto con il PIL può superare il 2% e arrivare al 3%.
Benchè l'UE sia il maggiore produttore mondiale di conoscenze scientifiche, gli USA hanno il record dei brevetti perchè le loro aziende intrattengono strette relazioni con il mondo della ricerca di base.
Secondo il rapporto, una forte alleanza privato-pubblico è essenziale per creare e sviluppare capacità scientifiche e tecnologiche.
Condizioni di lavoro in Europa
La European foundation for the improvement of living and working conditions ha pubblicato la quarta "Annual review of working conditions in the EU 2006-2007", opera di Mario Giaccone della Fondazione Pietro Seveso. Riporta i risultati di una ricerca basata su 30.000 interviste con lavoratori dipendenti e in proprio, appartenenti a 31 paesi dell'UE27, della Croazia, della Norvegia, della Svizzera e della Turchia.
Esamina le condizioni di lavoro alla luce di quattro dimensioni principali: la carriera e l'occupazione, la salute e il benessere al lavoro, lo sviluppo della qualificazione e la conciliazione tra vita lavorativa e familiare.
Rileva che
- tra i lavoratori c'è una tendenza ad essere soddisfatti per il lavoro, correlata con la sicurezza dell'impiego, con un'atmosfera di lavoro positiva e con buone opportunità di apprendimento;
- l'intensità del lavoro è in aumento e comporta la domanda da parte dei lavoratori di una maggiore autonomia;
- più donne vanno assumendo ruoli manageriali, ma persistono differenze retributive, che spesso sono all'origine delle richieste di part time.
Tasso di occupazione per genere in Europa

Lavoratori a tempo 2000-2005
(in % sugli occupati)

Lavoratori a tempo per classi di età

Tassi di attività dei 55-64enni

In Italia, su una disoccupazione totale del 7,7% nel 2006, quella femminile è stata del 10%, superiore di 3,8 punti a quella maschile. Tra il 2000 e il 2005 tale occupazione però è cresciuta del 5,7%.
La disoccupazione giovanile dei 15-24enni nel 2005 è stata del 24%, superiore di 5,5 punti alla media europea.
Il tasso di attività degli anziani è il quartultimo in Europa, distante del 32% dall'obiettivo fissato nel consiglio di Stoccolma, che ha stabilito di portare l'occupazione dei 55-64enni al 50% della popolazione attiva di tale classe d'età.
La partecipazione totale al lifelong learning riguarda il 5,8% dei lavoratori, 6,2% per le donne e 5,4% per gli uomini, contro una media UE27 del 9,7%.
O che bel castello
Viviamo nel paese che ha il maggiore numero di opere d'arte patrimonio dell'umanità e che difetta incredibilmente di cultura estetica. Basterebbero gli atti di vandalismo perpetrati ai danni della "Cow parade", in questi giorni per le strade del centro di Milano, per esemplificarlo.
Raramente i criteri di valutazione di un'opera d'arte vanno al di là del richiamo esercitato da quella decina di nomi più noti o della collocazione museale o del valore commerciale presunto. Tra le tante forme ignorate della produzione artistica dell'ultimo secolo quella dei graffiti, o del "writing" che dir si voglia, è considerata con particolare sospetto, perchè non rientra in nessuna delle categorie concettuali possedute dai fruitori potenziali.
Può meravigliare perciò che Alice e Davide Boyle, discendenti del clan scozzese proprietario di Kelburn Castle, un maniero del 13° secolo, con il consenso del proprietario e loro padre lord Glasgow, abbiano deciso di fare affrescare l'esterno di una parte del castello da quattro graffitari brasiliani.
Gli artisti ingaggiati sono i gemelli Otavio e Gustavo Pandolfo, più noti con il nome "Os Gemeos" (=i gemelli), Nina Pandolfo e Nunca.
I primi due hanno realizzato i loro graffiti fino dal 1987, quando avevano solo 13 anni. Ispirano le loro opere, riconoscibili per l'uso dominante del giallo, a un mondo immaginario, popolato di figure e simboli, che rievocano la loro terra. Gli altri due si richiamano più all'arte india, nelle forme e nei colori e completano il quartetto degli artisti da muro brasiliani più apprezzati negli USA e in Europa.
I committenti, con la consulenza di Camilla Wegener, volevano "applicare alle mura antiche e perenni di un castello di campagna storico" la vibrante e sempre effimera arte del graffito brasiliano, sviluppando un progetto "di contrasto e collaborazione, ponte tra la cultura rurale e urbana", un'ibridazione estetica.
Il progetto è incominciato il 12 maggio ed è stato completato questo fine settimana.
Il risultato è nelle immagini successive.


Quantità e qualità del lavoro
L'altro ieri la polizia cinese della provincia di Shan-si ha fatto un controllo in una fabbrica di laterizi e ha scoperto 31 persone, che da un anno lavoravano dalle cinque del mattino all'una di notte.
Il settimanale "Beijing News", che pubblica la notizia, racconta che il direttore dello stabilimento si è giustificato dicendo che quei lavoratori, assunti a tempo indeterminato (mai definizione fu più tragicamente vera), avevano aderito a un invito della direzione aziendale, che doveva fare fronte a un'ondata straordinaria di ordinativi. Un tempo di lavoro da schiavi, decisamente superiore alle 1.700 ore annue pro capite che l'International labour organisation calcola come media mondiale, sommando lavoratori a orario completo e a part time.
E proprio l'ILO, nello studio "Working time around the world", diffuso giovedì, rileva che 614 milioni 200 mila persone, il 22% di quelle occupate nei cinque continenti, lavorano molto più delle 48 ore settimanali, che rappresentano il limite massimo indicato da questa organizzazione quasi un secolo fa.
Superano tale soglia il 51,2% dei lavoratori in Indonesia, il 50,9% in Perù, il 49,5% in Corea del Sud, il 44,1% in Pakistan e il 41,2% in Etiopia. Al contrario, nei Paesi Bassi supera le 48 ore il 2,5% degli occupati e in Norvegia il 7,6%.
Non è solo questione di civiltà giuridica, di rispetto della dignità umana, come giudica l'ILO o di reattività delle economie emergenti, come potrebbe pensare un aziendalista tradizionale.
L'OECD, nel suo "Economic outlook spring 2007" nota che nei paesi associati, dove si lavora di più (Polonia, Messico, Turchia, Corea del Sud, Cechia, Ungheria, Grecia e Italia), il PIL per abitante è più basso di quelli in cui si lavora meno (Paesi Bassi, Danimarca, Svizzera, Norvegia e Austria).
Sono rilevanti per la produttività non solo il numero di ore lavorate, ma anche il numero delle persone che lavorano, il tasso di attività, che in Italia è il 56% contro il 73% dei Paesi Bassi e il sostegno dell'organizzazione alla produzione di valore. Terzo fattore produttivo della ricchezza è la qualificazione delle persone per opera del sistema scolastico e di quello aziendale.
E per esemplificare a tale ultimo proposito nel nostro paese, basta ricordare il "PISA ranking 2006", la ricerca di Almalaurea sugli sbocchi occupazionali dei laureati, la continua fuga di cervelli all'estero, la frustrazione di chi è sottutilizzato.
Se dal livello macro saltiamo fino al dettaglio di quei "dirigenti" delle Risorse umane, che lavorano tanto da portarsi "spesso il lavoro a casa" e sono "esempio da portare agli altri dirigenti", come dice una rilevazione del GIDP, riferita dal "Corriere della Sera" di venerdì, abbiamo un primo quadro delle cause principali della nostra perdita di competitività.
Nella Olivetti di Adriano e di Paolo Volponi (è un ricordo sollecitato dalla "perottina" del post precedente) circolava una battuta "Se uno resta in azienda dopo l'orario di lavoro o non ce la fa o litiga con la moglie". Riguardava quelli che non erano valutati a tempo.
Il workaholism è un lusso impossibile, naturalmente, per i lavoratori di Shan-si e per gli altri 614.200.000 oppressi.

Anton Zoran Music, "Doppio ritratto", 1989, olio su tela.
Storia e memoria dell'informatica
Forse non ricordate che la posta elettronica è diventata un mezzo di comunicazione personale da meno di dieci anni, che per connettere due computer tra loro, prima di Internet, le informazioni numeriche erano trasformate in suoni, trasmesse per mezzo della linea telefonica e riconvertite dal corrispondente, che il primo pc professionale l'Osborne 1 è dell'aprile 1981 e aveva lo schermo in bianco e nero di 11 cm di diagonale. Al recupero di queste e altre memorie dell'informatica è aperta a Parigi da ieri la mostra "1940-1990: Histoires d'informatique".
50 anni e soprattutto gli ultimi 20 hanno reso abituali certi strumenti e certe facilitazioni di superamento dello spazio e del tempo. Hanno suscitato negli utilizzatori delle quasi dipendenze e hanno dato ragione d'essere a strumenti di difesa dagli abusi altrui, come gli antispam, gli antivirus e gli applicativi di selezione dal profluvio di messaggi, che circolano in rete e spesso ci raggiungono, sì da scatenare vere e proprie cacce agli untori, agli assalti degli hacker e degli e-seller veri o presunti.
La mostra di Parigi è organizzata dal Musée de l'informatique e vuole dare al grande pubblico la possibilità di vedere e rendersi conto dell'evoluzione del patrimonio dell'Information and communication technology.
Espone più di 100 macchine, oggetti e documenti in 16 sezioni tematiche e cronologiche: meccanica, personal, tastiere e mouse, stampanti, microprocessori, dischetti, programmi, sistemi di data entry, di storage e di back up, tutto un periodo che va dagli antenati ai supporti più moderni e che rappresenta una parte significativa del patrimonio culturale e scientifico dell'umanità.

Peccato che nè tra le macchine, nè tra i documenti ci sia nessun accenno alla Programma 101, il primo pc da tavolo, ideato da Pier Giorgio Perotto, prodotto dalla Olivetti in oltre 40 mila esemplari, e presentato nel 1965 alla fiera BEMA, Business Manifacturers Association, di New York.
Internet diventa il medium preferito d'informazione
Al congresso annuale della World Association of Newspapers, in corso a Cape Town, è stato presentato "Innovation in newspapers 2007", una ricerca sulle attese e le tendenze di lettura dei giornali nel mondo. La ricerca è stata condotta da Harris/Innovation tra il 2 e il 14 maggio scorso su un campione di 8.749 adulti in sette paesi: USA, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna, Germania e Australia.
Quasi tutti gli intervistati hanno risposto che se la televisione è ancora il medium preferito per ricevere informazioni di attualità, nei prossimi cinque anni perderà la sua leadership a favore dei siti online. Solo gli Inglesi e i Tedeschi hanno dichiarato che useranno di più ancora la televisione.
Fonti di informazione fra cinque anni
|
%
|
USA
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UK
|
FRA
|
ITA
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SPA
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GER
|
AUS
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| Internet |
26
|
26
|
26
|
39
|
28
|
23
|
30
|
| Televisioni |
22
|
33
|
24
|
22
|
17
|
26
|
30
|
| Reti via cavo |
15
|
4
|
11
|
8
|
10
|
6
|
5
|
| Radio |
11
|
14
|
16
|
9
|
15
|
17
|
13
|
| Grandi quotidiani |
10
|
4
|
5
|
4
|
10
|
12
|
10
|
| Stampa locale |
6
|
3
|
2
|
4
|
2
|
3
|
4
|
| Periodici |
3
|
2
|
4
|
4
|
3
|
4
|
2
|
| Quotidiani nazionali |
3
|
11
|
6
|
8
|
12
|
5
|
4
|
| Scuola e notizie di lavoro |
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
| Altre fonti |
4
|
3
|
5
|
2
|
2
|
3
|
2
|
L'indagine ha mostrato anche che la credibilità dei giornali presso i lettori raggiunge il massimo con il 67% dei Tedeschi e ha il minimo nel 50% degli Inglesi.
I 71-80enni sono quelli che credono di più alle notizie date dai giornali.
Credibilità dei giornali
|
%
|
USA
|
UK
|
FRA
|
ITA
|
SPA
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GER
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AUS
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0
|
4
|
5
|
2
|
2
|
1
|
1
|
2
|
|
1-10
|
4
|
5
|
4
|
5
|
5
|
2
|
3
|
|
11-20
|
5
|
6
|
3
|
4
|
3
|
2
|
4
|
|
21-30
|
5
|
6
|
6
|
8
|
4
|
2
|
4
|
|
31-40
|
3
|
6
|
5
|
8
|
5
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4
|
4
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|
41-50
|
17
|
18
|
18
|
22
|
18
|
16
|
18
|
|
51-60
|
6
|
9
|
14
|
15
|
11
|
8
|
14
|
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61-70
|
8
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11
|
14
|
14
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11
|
11
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11
|
|
71-80
|
21
|
11
|
20
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12
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20
|
29
|
23
|
|
81-90
|
10
|
5
|
5
|
3
|
7
|
12
|
8
|
|
91-100
|
4
|
2
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2
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2
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4
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5
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3
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Non so
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12
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16
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7
|
6
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11
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9
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7
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Media
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57
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50
|
58
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52
|
59
|
67
|
60
|
Il giornale non è letto regolarmente per mancanza di tempo, prima di tutto, poi per la facilità con cui si hanno le notizie online e infine perchè nella stampa prevalgono le opinioni sui fatti.
Diventano così perfino più credibili le notizie diffuse dai quotidiani nelle edizioni online.
Frequenza di accessi alle fonti di informazione online
|
%
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USA
|
UK
|
FRA
|
ITA
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SPA
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GER
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AUS
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|
Più volte al giorno
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19
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9
|
20
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33
|
16
|
15
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16
|
|
Una volta al giorno
|
37
|
32
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34
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34
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42
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34
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34
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|
Una volta alla settimana
|
24
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28
|
28
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28
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28
|
24
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25
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|
Occasionalmente
|
20
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31
|
17
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17
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13
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27
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24
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Sempre più università su "Second Life"
Cresce il numero delle università americane ed europee che aprono i campus nell'universo parallelo di "Second Life".
Ha iniziato l'Harvard law school, che ha istituito un tribunale per fare esercitare i suoi studenti nella pratica forense, l'hanno seguita la University of Texas per i corsi di giornalismo, il Vassar College, il Rochester Institute of Technology e la San Francisco State University per fare studiare gli effetti di Internet e l'uso dei new media nella produzione di conoscenza, l'Indiana University, che sviluppa un progetto per gli insegnanti della formazione primaria e poi Stanford, Berkeley e altre.
Nel Regno Unito hanno comprato spazi e iniziato attività didattiche e di ricerca l'Oxford University e quelle di Leicester e di Edimburgo.
In Francia, l'INSEAD ha fatto discutere insieme centinaia di partecipanti alle edizioni di Fontainebleau e di Singapore dell'MBA e poi l'Institut Ingémédia dell'Université de Toulon, i cui allievi hanno potuto sperimentare le dinamiche di costruzione dei programmi di apprendimento online e l'ENST Bretagne, che ha svolto così il concorso per l'ammissione alla scuola di ingegneria con la presenza degli avatar degli esaminatori.
La nuova opportunità di learning by doing ha provocato l'Eduserv Foundation Symposium "Virtual worlds, real learning", che si è tenuto a Londra tre settimane fa.
Il convegno ha avuto la partecipazione di 50 studiosi e pratici dell'apprendimento, distribuiti in tre sedi diverse: il Virtual congress center, collocato nell'isola Eduserv, che la fondazione possiede su Second Life, l'auditorium di Cybrary City e uno spazio attrezzato per la formazione su NMC's Teaching 2 Island.
Hanno introdotto i dibattiti i rapppresentanti di Linden Lab, la casa produttrice di Second Life, dell'IBM, di Second Nature, l'organizzazione per l'educazione alla sostenibilità, del National Research Council Canada, delle Università di Edimburgo e Leicester.
I partecipanti hanno potuto sperimentare i vantaggi di un universo parallelo a quello reale per passare flessibilmente dall'uno all'altro a seconda dei momenti di apprendimento, individuale e collettivo, in funzione degli obiettivi di conoscenza.
L'educazione su Second Life forma nell'interazione comunità di pratiche e incoraggia la creatività.
Mette l'allievo nelle condizioni della formazione-intervento: fa sperimentare, sostiene la collaborazione, facilita la razionalizzazione, la diffusione e l'accumulazione dinamica delle competenze. Sviluppa capacità di comunicazione e valorizza le potenzialità.
Gilly Salmon, professore di e-learning all'University of Leicester e responsabile del SEALproject ha sottolineato l'importanza di un ambiente di apprendimento per lo sviluppo dell'autonomia e dell'orientamento ai risultati.
Dinamiche del mercato del lavoro
Perchè il mercato del lavoro, che sembrava rispondere ai criteri della concorrenza perfetta, si è rivelato il più conflittuale? E perchè solo gli attori di questo mercato hanno il diritto di coalizzarsi riconosciuto dal legislatore?
Alla fine del 18° secolo i primi paesi industrializzati avevano dichiarato di volere liberalizzare il mercato del lavoro. Ancora oggi però restano acuti gli stessi motivi di conflitto tra lavoratori e imprenditori, che hanno contribuito a fare evolvere la società industriale. Durata del lavoro, livelli retributivi, condizioni lavorative e sicurezza dell'impiego restano questioni centrali per i contratti e gli accordi fra le parti e per la normazione.
Partendo dalle specificità storiche del mercato del lavoro, Jean Vercherand, economista del lavoro, ricercatore dell' INRA, in "Le travail: un marché pas comme les autres", Presses universitaire de Rennes, Rennes, 2007, analizza alla luce della teoria neoclassica dell'economia l'asimmetria dei rapporti di forza tra imprenditori e lavoratori.
L'offerta di lavoro, sostiene, non è autonoma dalla domanda, anzi le è subordinata. L'imprenditore può influenzare la durata e l'intensità dell'offerta di lavoro dipendente, il lavoratore non può ottimizzare le sue preferenze in un'offerta di lavoro, che assume la configurazione di un ventaglio di opportunità a disposizione del datore di lavoro.
Il progresso tecnico inoltre mette in gioco l'incremento di produttività del lavoro e, sul lungo periodo, i redditi unitari e quindi la propensione al consumo dei lavoratori, su cui viene contemporaneamente esercitata l'innovazione.
Gli effetti di questa pesano sulla disponibilità dei beni in aumento e sulla minore capacità di spesa dei lavoratori.
Il libro di Vercherand fa capire con esemplare chiarezza in che modo e perchè si intrecciano le variabili, conflittuali, della rigidità retributiva, del potere reale di acquisto, dell'instabilità occupazionale, delle disuguaglianze sociali con l'espansione della disponibilità di beni e delle differenze tra remunerazione del lavoro e del capitale.
Il conflitto è deideologizzato e presentato come ineliminabile per le variabili che l'intrecciano.
L'autore mostra l'impossibilità di un mercato del lavoro "normale" e la complessità di tutti i problemi sociali, ideologici e politici, che devono essere affrontati specificamente e che hanno il loro fondamento nelle disuguaglianze degli attori.
+ 330% di merci contraffatte nel 2006 in UE
Il rapporto della Commissione europea "Summary of community customs activities on counterfeit and piracy" indica che nel 2006 le autorità di controllo dell'Unione hanno accertato l'esistenza di 250 milioni di articoli contraffatti e introdotti illegalmente, con un aumento del 330% rispetto ai 75 milioni del 2005. E' un aumento spettacolare, che si spiega con una crescita del 40% delle attività doganali, che hanno effettuato l'anno scorso 37.000 indagini contro le 26.000 del 2005 e con lo sviluppo esponenziale della produzione di merci contraffatte.
Un'attività molto lucrativa che l'OECD valuta, a livello mondiale, in oltre 200 miliardi di dollari.
Gli articoli contraffatti provengono per l'85% dalla Cina e sono per oltre il 60% sigarette, per il 20% abbigliamento, CD, DVD e cassette e per quasi il 10% apparecchiature elettriche. Non mancano imitazioni di medicine, giocattoli e giochi, cosmetici e prodotti per la cura della persona, cibi e bevande, orologi e gioielli, computer e altro.
Provenienza dei prodotti contraffatti

Fonte: "Summary of community customs activities on counterfeit and piracy".
I medicinali contraffatti individuati dalle dogane, un grave pericolo per la salute, sono aumentati del 384% tra il 2005 e il 2006. Più dell'80% di essi proveniva dall'India, dagli Emirati arabi uniti e dalla Cina.
Sono particolamente pericolose anche le apparecchiature elettriche e le batterie, che possono esplodere o infiammarsi e i giocattoli che non rispettano le norme di sicurezza indicate dall'UE.
Il maggior numero di accertamenti è stato fatto dalla Germania, con più di 142 milioni di articoli, dalla Grecia, con 28 milioni, dalla Slovenia, con 22 milioni, dal Belgio, con quasi 19 milioni e dall'Italia, con 18 milioni.
La collaborazione tra autorità nazionali ha avuto un ruolo importante in questa difesa da "una grave minaccia per la salute, la sicurezza e l'economia", come ha detto il commissario incaricato dell'Unione doganale, Lazlo Kovacs.
Considerazioni e suggerimenti OECD sulla nostra economia
L' "Economic survey of Italy 2007", comunicato dall'OECD questa mattina, ritiene che la ripresa economica in atto in Italia dovrebbe proseguire per tutto il 2007 al ritmo di una crescita reale del PIL dell'1,9%. Riflette in parte l'accelerazione congiunturale del resto dell'Europa, ma mostra anche i segni di un miglioramento, dovuto alle esportazioni e al mercato del lavoro.
I beni di consumo di alta qualità e i macchinari per la produzione hanno riguadagnato quote di mercato estero. Le aziende italiane sono riuscite a vendere prodotti di alta gamma e più cari, senza ristrutturarsi, innovare o esternalizzare. Devono ancora ridurre la loro dimensione e la struttura delle esportazioni poggia su produzioni esposte alla concorrenza dei mercati emergenti. Una condizione che continua a penalizzare la crescita.
Meglio è andato sul mercato del lavoro. C'è stata creazione di impieghi e la disoccupazione ha un tasso inferiore a quello dei paesi vicini. Effetto della moderazione salariale, della riforma dei contratti e dell'alleggerimento della pressione fiscale, che ha dato impulso a flussi di lavoro atipico, dell'ondata migratoria e della regolarizzazione degli immigrati.
Rimangono deboli i livelli di attività delle donne e degli anziani e ci sono differenze forti tra le regioni.
Non è chiaro se l'economia ha avuto una svolta. Perchè la produttività è cresciuta poco durante la seconda metà degli anni '90 ed è ulteriormente diminuita in questo decennio.
La ripresa economica si basa sui servizi e le aziende sono meno spinte a operare efficacemente, a investire nelle nuove tecnologie e a riorganizzarsi. Secondo l'OECD, le sfide da affrontare sono quelle di
- liberalizzare la concorrenza e alleggerire la regolamentazione in modo da aumentare la produttivita;
- assicurare la vitalità della finanza pubblica, limitando la spesa per ridurre il debito e abbassare le imposte;
- fare funzionare correttamente il federalismo fiscale, migliorando le regole, affinchè abbia effetto positivo sulla qualità dei servizi pubblici.
Le autorità, continua il rapporto, hanno adottato da poco misure di liberalizzazione del commercio al dettaglio, delle professioni liberali e delle attività bancarie.
Proseguire le liberalizzazioni è cruciale, perchè dà ampie possibilità di potenziamento delle forze di mercato. Occorre però ridurre gli interventi dello Stato nel settore delle imprese, eliminare gli ostacoli locali nel commercio al dettaglio, porre fine alle eccessive autorizzazioni dei servizi professionali, contenere l'influenza degli ordini e delle associazioni di categoria, intensificare la concorrenza delle banche al dettaglio.
Una maggiore concorrenza comporterà una diminuzione dei prezzi e potrà avere effetti benefici per i consumatori.
Antenati dell'uomo già bipedi
Si è creduto finora che il procedere eretti su due gambe fosse una caratteristica esclusiva assunta dagli uomini quando scesero dagli alberi per vivere nella savana e abbandonarono il quadrupedismo.
Uno studio di tre ricercatori inglesi, Susannah K. Thorpe, Roger L. Holder e Robin H. Crompton delle università di Birmingham e di Liverpool, pubblicata venerdì sulla rivista americana "Science", dà invece una nuova spiegazione. Afferma che in anticipo sull'uomo già i primati erano bipedi e si muovevano eretti per attraversare i boschi e andare in cerca di cibo.
Gli studiosi provano quanto sostengono con un'analisi comparativa. Hanno osservato per un anno il comportamento degli urang utang nella foresta pluviale di Sumatra e hanno registrato 3.000 esempi del loro "bipedismo assistito con le mani", come lo chiamano.
Espongono le loro conclusioni nell'articolo "Origin of human bipedalism as an adaption for locomotion on flexible branches".
Gli urang utang sono più lontani dagli uomini delle scimmie e dei gorilla eppure si muovono su due piedi ogni volta che camminano su rami flessibili. Gli antenati dell'uomo diventarono bipedi allo scopo di avere le mani libere e così affrontare anche i percorsi meno stabili per raccogliere il cibo necessario alla sopravvivenza.
A Sumatra la foresta si sta progressivamente riducendo e impoverendo. Gli urang utang devono sempre più spesso scendere al suolo dall'alto degli alberi e sfidare pericoli mortali, come l'assalto delle tigri, perchè non riescono più a trovare di che nutrirsi nel fogliame in cui abitano.
Qualcosa di simile avvenne ai progenitori dell'uomo tra 24 e 5 milioni di anni fa, quando cambiò il clima in Africa centrale e orientale, la grande foresta si spezzettò ed essi capirono che dovevano cambiare habitat per luoghi con maggiore disponibilità di cibo. Già con abitudini da bipede, incominciarono a cercare che cosa poter mangiare al suolo e tra la vegetazione meno alta.
Dai fossili di quattro milioni di anni fa non è del tutto completamente chiaro se a quel tempo gli uomini fossero già bipedi. Lo diventarono forzatamente per via del cibo alla fine del Miocene.
Le prove fornite dagli Inglesi non convincono altri primatologi, seguaci della teoria che gli uomini abbiano avuto l'emancipazione degli arti inferiori e la specializzazione delle mani con la conseguente evoluzione dell'encefalo nell'Oligocene, il terzo periodo dell' era Cenozoica, fra 37 e 26 milioni di anni fa, prima di scimmie, gorilla e urang utang.
Questa evoluzione fu contrassegnata dalla fine delle abitudine arboricole e della dieta vegetale.
Ricerche e polemiche ad altissimo livello scientifico continuano.
Disegno di David Humphries, Financial Times, 2 giugno 2007.
Cambio di destinazione d'uso
L' European school of management and technology è un istituto di formazione postuniversitaria e postesperienza, che ha per mission di sviluppare "leader per il 21° secolo dotati di professionalità manageriale e imprenditoriale, orientati a una visione globale culturalmente radicata nella migliore tradizione europea, con una nuova conoscenza capace di aumentare la competitività europea e liberare la potenzialità della tecnologia per la crescita".
In concreto è una business school che fa un Mba, che dura 21 mesi, a cui partecipano 37 allievi provenienti da ventuno paesi dei cinque continenti, un programma per executive e altri numerosi interventi sull'innovazione tecnologica, il marketing e la direzione aziendale. Costituisce un think-tank per la convergenza tra Est e Ovest.
La scuola è stata fondata nel 2002 da 25 grandi aziende finanziatrici, dall'Allianz alla Bayer, dalla BMW alla Deutsche Bank, da ThissenKrupp alla Deutsche Post, dalla DaimlerChrysler alla Siemens.
ESMT è presieduta fin dalla nascita da Derek Abell, un'autorità negli studi di strategia aziendale, già professore all'Harvard business school, all'IMD, all'ETH di Zurigo e all'EPF di Losanna, dean dell'IMEDE.
La direzione e il campus principale sono al centro di Berlino nell'edificio costruito nei primi anni '60 in stile socialista per lo Staatsrat della GDR, il Consiglio dei ministri della Germania dell'Est, il secondo campus è a Monaco, il terzo a Colonia nel palazzo appartenuto per secoli alla famiglia Metternich.
L'adattamento della costruzione pubblica berlinese in sede universitaria è cominciata nel 2004 ed è stata completata nel 2005. Quella che fu la residenza del governo di Erich Honecker è stata poi utilizzata temporaneamente nel 2000 dal governo del cancelliere Gerhard Schröder, dopo la riunificazione e venduta nel 2002 per 24 milioni di euro alla città di Berlino, che l'ha ceduta per la somma simbolica di un euro all'ESMT.
La facciata dell'edificio ha incorporato il famoso portale del Berlin Stadtschloss, la sola parte sopravvissuta del palazzo raso al suolo in cui fu proclamata nel 1918 la Repubblica dei consigli operai, finita nel sangue.
Ogni ultimo venerdì del mese è organizzata una visita guidata alla parte della rappresentanza governativa passata. La zona didattica è accessibile sempre per scambi di opinioni informali o per osservare le attrezzature e le dotazioni.
La corrispondente da Berlino di "Le Monde" deve avere partecipato venerdì scorso alla visita e descrive nel suo articolo, apparso sabato sul giornale, lo stato dei luoghi dopo il cambio di destinazione d'uso.
Nella hall c'è un'immensa vetrata a gloria dei lavoratori socialisti. Quella che era la sala dei banchetti è diventata un auditorium per 360 persone, ma conserva ancora un fregio da estetica socialista, in porcellana di Meissen.
Al primo piano l'ufficio, che fu di Erich Honecker, ha cambiato soltanto i mobili e serve oggi da sala ristoro. Nell'attuale anfiteatro c'è un mosaico in marmo e foglie dorate con lo stemma della Germania orientale. Nella sala dei ricevimenti c'è la biblioteca. La mensa per gli studenti è nell'ex cantina del governo e la sala cinematografica al secondo piano è usata per i seminari.
Così racconta la giornalista.
Il passato è presente dovunque ma non disturba nè le attività dell'ESMT, accreditato dalla FIBAA, nè la crescita del numero dei partecipanti ai diversi programmi. Merito senz'altro del rispetto del principio "Theoria cum praxi", scritto nel motto della scuola.
Avatar di segreteria
C'erano una volta le segretarie: le piccinine, le aiuto, quelle di direzione. Queste le riconoscevi subito. Avevano la stanza comunicante con quella del dirigente e capivi l'importanza di quello se per incontrarlo dovevi prima passare da loro. Protettive e indispensabili a un certo punto del colloquio entravano bisbigliando e il dirigente gentiluomo si scusava e ti congedava.
Poi vennero gli amministratori delegati donne e le assistenti. Ti dicevano: "Marisa vuole avere qualche altra informazione", quando eri convocato.
I p.c. hanno cambiato tutto. Il capo digita sulla tastiera e guarda il video, rivolto dalla sua parte, mentre ti interroga. In quel 60% dei casi in cui c'è ancora l'assistente di direzione, questa fa l'intermediaria, l'intelligence expert, la mentore.
Sembra un ruolo insostituibile, eppure una nuova minaccia giunge da Relevance Now, un'azienda di soluzioni software, che ha presentato il clone virtuale My Cyber Twin, un servizio di segreteria, che risponde giorno e notte e durante le vacanze.
E' un avatar per chi ha bisogno di poter dare risposta alle domande di un interlocutore, prendere appuntamenti, ricevere dei messaggi, anche quando non è in ufficio o in casa. Il contenuto dei colloqui viene registrato e può essere ascoltato e consultato, a distanza in tutta sicurezza.
E' un vero e proprio doppio di una persona, non una segretaria vecchio stile o un'assistente di direzione. Comunque un aiuto prezioso, che potrà eliminare tutto il lavoro di routine, meno qualificato, dell'assistente che potrà meglio usare le sue competenze.
Si spiega così che il progetto di My Cyber Twin, ancora in fase sperimentale, abbia già raccolto in un mese oltre 15.000 adesioni. Il servizio, per di più, è attualmente gratuito, nel limite di 500 messaggi mensili.
L'utilizzatore dovrà insegnare al suo clone a rispondere a una lunga serie di domande della vita quotidiana, dargli un volto e un nome. Senza addestramento, la segreteria può interloquire in modo standardizzato.
L'avatar può essere integrato con una pagina personale su MySpace o inserito in uno spazio comprato su Second Life.