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31/05/2007

Maggio - 43 post

COMPETITIVITA': 7 - Aziende familiari da centinaia di anni; 8 - Carte dei tarocchi; 8 - Slittamento della leadership economica a Est; 10 - Cambiamenti dell'alta direzione nelle aziende americane; 11 - Classifica mondiale della competitività; 11 - Niki de Saint Phalle; 17 -  Classifica "The Economist" dei paesi ICT preparati; ECONOMIA: 2 - Opinioni correnti sulla globalizzazione; 7 - Balzo retributivo del 24% per i CEO delle big corporation; 24 - Funzione delle bolle speculative;  FONDAMENTI: 22 - Fenomenologia della precarietà; FORMAZIONE: 18 - Formazione superiore e prospettive occupazionali; 23 - Formazione al management strategico; GESTIONE E  SVILUPPO: 2 - Comportamenti manageriali di prevenzione infortuni; 3 - Trasformazioni del lavoro con l'ICT; 14 - In arrivo il meteorologo aziendale; 17 - Pari opportunità nel Servizio segreto inglese; 17 - Super IQ di poco successo economico; 17 - George Grosz; 21 - 4 anni di Iriospark; 21 - Otto Dix; 28 - Cause delle alte retribuzioni nel settore finanziario; 28 - Campagna europea contro le patologie del lavoro; OCCUPAZIONE: 14 - Nuove discriminazioni dei lavoratori; 21 - Lavoro a tempo: 22 - Lavori da donne e lavori da uomini; 23 - Selçuk Demirel; 29 - Paure di perdere il lavoro; Politica: 9 - Storie da capo del personale; RELAZIONI INDUSTRIALI: 23 -Nuova presidente dei Sindacati europei; SOCIETA': 2 - Rallenta nel 2007 la crescita della blogosfera; 3 - Sigmar Polke; 8 - Giornalismo pro-am; 9 - Valutazione del lavoro di mamma; 28 - Contributo degli ultra 60enni all'economia e alla società; 29 - Scritte sui muri; 30 - Robert Rauschenberg; 30 - In apertura ambasciate su "Second Life"; TECNOLOGIA: 4 - Mappa delle comunità virtuali; 10 - Impatto economico, ambientale e sociale delle bioenergie; 14 - Moda dei tessuti ecologici; 21 - 5 regole fondamentali per gestire un blog; 31 - Second Worklife.

Post più commentati

- Comportamenti manageriali di prevenzione infortuni
- In arrivo il meteorologo aziendale
- Scritte sui muri
- 4 anni di Iriospark
- Storie da capo del personale

Postato da: orsola a 15:58 | link | commenti

Second Worklife

In Sun Microsistems la metà delle attività si fanno in team che operano a distanza. Per facilitare la collaborazione è stato realizzato un ambiente virtuale in 3D in cui le persone possono compiere il loro lavoro, interagendo, comunicando a voce,  partecipando a riunioni, scambiando documenti con i colleghi lontani.

Il merito è di MPK20, un sistema che sostiene comunità di pratiche, costruite e attive per mezzo di avatar, doppi che danno ai loro originali la possibilità di essere presenti in uno spazio di lavoro, estensione di quello reale, mentre fisicamente sono altrove.

MPK20 è l'acronimo di Menlo Park, il campus di Sun in California, e venti è il numero della sede aziendale virtuale, che si aggiunge a quelle reali.

E' costruito sopra il software open source Wonderland e l'infrastruttura Project Darkstar, che consentono di interagire a molti partecipanti. Una strumentazione Porta-Person fa da ponte tra comunicazione e attività su MPK20 e in ambiente fisico.

L'obiettivo del sistema è di facilitare il lavoro in presenza e a distanza con tutte le applicazioni individuali e collettive. Le persone fanno la loro parte e realizzano le loro perfomance adattandosi e adattando i team.

mpk20-

Le comunità di pratiche possono costituirsi a partire dal lavoro in ambiente virtuale o reale, a seconda dei risultati da raggiungere.

Questo impiego spinto di cooperazione anche con la partecipazione di avatar può aumentare la produttività e lo sviluppo di know how.

Richiede organizzazione per progetti, flessibilità operativa, lavoratori ad alta qualificazione e fiducia reciproca, un ambiente culturale favorevole all'innovazione.

Senza queste condizioni, in diverso grado presenti e combinate nei team, può diventare un videogioco che svia o inceppa il funzionamento organizzativo, come tutte le pratiche fuori luogo.

Postato da: orsola a 11:28 | link | commenti (3)
tecnologia 115

30/05/2007

In apertura ambasciate su "Second Life"

Come in uno smisurato reality show da un milione di accessi al mese, Second Life continua a mischiare in game e off game. L'economia e il mercato di questa simulazione mondiale si ampliano sempre più e dopo le persone e le comunità, nuovi protagonisti istituzionali entrano nel gioco.

Il 22 scorso le Isole Maldive hanno aperto la loro ambasciata in questo territorio virtuale. Ieri è stata la volta della Svezia. Sono in procinto di farlo la Macedonia e le Filippine.

Second House of Sweden sarà addirittura inaugurata oggi dal ministro degli Esteri del regno. Riproduce il nuovo palazzo dell'ambasciata presso gli USA, disegnato dall'architetto Gert Wingård. Rappresenterà gli interessi svedesi nel mondo virtuale e sarà gestita dall'Istituto dipendente dal ministero degli Esteri del paese nordico.

L' Istituto svedese di Stoccolma aveva comprato perciò al prezzo di 1.200 euro un'isola di 64 ettari su Second Life.

Dal primo giugno  l'ambasciata virtuale di Svezia sarà aperta 24 ore su 24 e un'hostess darà assistenza personalizzata a chi lo desidera per 20 ore alla settimana.

Continuamente verranno diffuse informazioni,  saranno reperibili documenti, si potrà assistere a film, ascoltare concerti e vedere perfino i quadri del Museo nazionale di Stoccolma.

Il budget dell'iniziativa è di 43.000 euro.

Un'operazione di diffusione culturale all'altezza della posizione, che la Svezia ha nel mondo.

Postato da: orsola a 13:00 | link | commenti (1)
societa 295

Robert Rauschenberg, "Photograph",
olio con carta, foto, metallo, tessuto, cravatta e legno su tavola, 1959.

Postato da: orsola a 11:50 | link | commenti

29/05/2007

Scritte sui muri

Perchè le persone avvertono l'impulso irresistibile di fare sapere agli altri quello che vedono, che pensano, che sentono? E perchè lo scrivono sul primo muro che  trovano a portata di mano? e in modo anonimo?

Si possono avanzare diverse ipotesi. Il bisogno di condividere con altri, di comunicare i propri sentimenti e le proprie emozioni, risponde all'obiettivo di non essere più solo. Il bisogno di influenzare gli altri, di diffondere le proprie opinioni, può essere una seconda spiegazione. Il bisogno di trasgredire, di irridere, di manifestare il proprio dissenso, è un'altra motivazione plausibile. Il bisogno di manifestare la propria esistenza, di specchiarsi come essere pensante, dotato di un cogito ergo sum distintivo, può essere ancora verosimile. E così via inventando.

Sono le prime illazioni, alla rinfusa, che vengono in mente a chi capita sul sito Pictures of walls, un campionario in cinque album di 408 fotografie, scattate ad altrettante scritte sui muri e alterazioni di attrezzi e arredi urbani, in tutto il mondo.

Il sito avverte sulla home page con un lettering western che "non contiene quasi nessun materiale pornografico" e sbeffeggia il visitatore per caso "sei sicuro di volere entrare?".

Chi non si lascia scoraggiare, conosce la produzione culturale di un'umanità in cerca di sfogo e di consolazione, non illetterata.

Ogni fotografia della raccolta, in progress, aggiornata al 22 maggio, indica il luogo in cui è stata fatta e il nome dell'autore, perchè Pictures of walls vive anche di contributi spontanei.

008_bush

038_doyoureally

                 

Ecco qualche esempio.

"Spero che quando mi vedi sorridi" (Daytona Beach, USA); "Baciala può essere l'ultima occasione" (-, USA); "Ho deciso di amarti" (New York, USA). Chi avrebbe mai immaginato questa  esplosione di timidi sentimentali in America?

"La vita privata non esiste amico. Vivo come un pirata usando il sesto senso" (Halmstadt, Svezia); "Il mio cuore non ha mai avuto questa opportunità" (-, UK); "Veramente veramente ascolti?" (-, USA). Indicano problemi relazionali di non facile soluzione.

"Furto dal lavoro" (Northampton, USA); "Questo è un budget piccolo per un lavoro artistico" (Manchester, UK). Evidenziano difficoltà lavorative.

"Succhia soldi" (Londra, UK) è scritto vicino a un bancomat, sul muro di una banca; "La TV non è compulsiva" (Plymouth, UK). Sono giudizi sulla società organizzata.

"La guerra è invidia della mestruazione" (Montreal, Canada). Psicanalizzeggia.

"Bush stop", alla fermata d'autobus (-, USA) e "Risalto per mezzo del vandalismo" (scritto in tedesco a Brighton, UK). Esprimono protesta politica.

Un sito da gustare, realizzato dall'inglese P.O.W.

Postato da: orsola a 17:04 | link | commenti (5)
societa 295

Paure di perdere il lavoro

L'insicurezza del posto di lavoro è considerata da Marcel Erlinghagen come percezione individuale del rischio che il proprio rapporto d'impiego si interrompa ed è associato a indicatori obiettivi di insicurezza, quali il tasso di messa in mobilità e di licenziamenti o la misura della stabilità occupazionale in un paese.

La percezione d'essere a rischio di disoccupazione ha conseguenze negative nelle relazioni sociali e aumenta i problemi familiari, pone problemi di motivazione, integrazione e produttività alle aziende, influenza il mercato dei consumi e lo sviluppo economico, allenta la coesione della società.

All'analisi delle differenze nella percezione del rischio di disoccupazione in 17 paesi d'Europa è dedicato lo studio di sociologia economica di Erlinghagen "Self-perceveid job insecurity and social context. Are there different european cultures of anxiety?", pubblicato in DIW, Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung, Berlin, Discussion papers, 688, april 2007.

Lo studio è basato sul materiale dell'indagine d'opinione "European social survey" del 2006 e confronta le risposte ottenute con altre ricerche dell'OECD e di altri autori, che hanno considerato i motivi d'ansia per il futuro del rapporto d'impiego, espressi dai lavoratori occupati di paesi differenti.

Trova che la percezione può essere positivamente associata a indicatori macro:

-  il grado di stabilità degli impieghi in un paese, cioè le dimensioni e la frequenza delle crisi manifestatesi sul mercato del lavoro e il tasso di attività presente;
- la crescita economica, il tasso di aumento del PIL e il contributo dei diversi settori economici a tale incremento;
-  il livello di protezione sociale, l'efficacia delle politiche per l'impiego e l'esistenza di un reddito minimo garantito per i periodi di disoccupazione, lo sviluppo di strumenti di politica familiare;
-  l'ampiezza delle garanzie occupazionali, le tutele normative ed economiche sulla continuità dell'impiego;
-  l'entità della disoccupazione di lungo periodo.

Presenza dell'insicurezza
nei lavoratori occupati dei 17 paesi

Paesi
Tasso
Paesi
Tasso
Francia
26,3%
Spagna
11,3%
Grecia
24,5%
Svezia
10,7%
Polonia
21,5%
Finlandia
10,1%
Cechia
19,7%
Regno Unito
10,1%
Germania
18,0%
Danimarca
9,4%
Paesi Bassi
13,4%
Irlanda
9,2%
Ungheria
12,1%
Norvegia
9,2%
Portogallo
12,0%
Austria
8,9%
Belgio
11,5%
Media
14,0%

Più difficile è stato rilevare empiricamente l'influenza di variabili culturali che influenzano la percezione: religione, fiducia interpersonale, socialità. Ma l'autore ha osservato l'esistenza di convergenze collettive e di divergenze individuali nel considerare le variabili indicate, che giustificano l'insicurezza.

Ha rilevato che maggiori preoccupazioni collettive ci sono nei paesi in cui l'attività del lavoratore può essere sostituita dall'innovazione tecnologica o il posto di lavoro può essere oggetto di competizione di costo. Sono anche quelli che presentano situazioni più negative, correlate ai cinque macro indicatori. Possono essere caratterizzate da gestione delle risorse umane in azienda e politiche sul mercato del lavoro, che generano ansia nelle persone, diffondono una cultura della precarietà e ostacolano lo sviluppo economico e sociale.

Postato da: orsola a 12:59 | link | commenti (1)
occupazione 109

28/05/2007

Campagna europea contro le patologie del lavoro

Nell'UE15, nel 2005, il 56% dei dipendenti aziendali ha accusato mali di schiena e dolori muscolari legati all'attività svolta. I disturbi muscoloscheletrici sono il problema di salute più frequente per milioni di lavoratori. Sono patologie da stress fisici ripetuti,  derivanti dalla movimentazione di carichi, dalle posture scorrette e dai movimenti ripetitivi, dovuti all'organizzazione del lavoro e ai comportamenti  tenuti dalle persone per lo svolgimento dei loro compiti. Sono più caratteristici degli impieghi  in agricoltura e in edilizia.

I lavoratori di tutti i settori produttivi sono colpiti da disturbi

-  dorsolombari, quali ernie e lesioni a carico della muscolatura e dei tessuti molli, correlati all'ambiente fisico di lavoro, all'età e a fattori psicologici, che affliggono il 23%;
-  muscoloscheletrici, degli arti superiori, delle spalle e del collo, che possono interessare anche gli arti inferiori o essere localizzati nei polsi, che riguardano il 25%.

I costi per i lavoratori e le loro famiglie, le aziende, il sistema sanitario e previdenziale sono elevati.

Eppure questi gravi problemi si possono prevenire o ridurre, applicando le leggi in materia di salute e sicurezza, effettuando adeguate valutazioni del rischio, applicando misure fondate su orientamenti e buone prassi, verificando che queste misure durino nel tempo.

L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro invita ad adottare un approccio di gestione dei rischi integrato, con interventi preventivi e azioni di mantenimento, riabilitazione e reintegro dei lavoratori che hanno sofferto disturbi di questo tipo.

 Indica che si devono attuare

-   politiche di prevenzione;
-  adattamento delle attività ai singoli;
- monitoraggio e adeguamento dell'azienda al progresso tecnico;
-  valutazione e gestione dei rischi;
-  sorveglianza della salute;
-  formazione;
-  informazione dei lavoratori e consultazione;
-  sistemi di lavoro ergonomici;
-  gestione i rischi alla fonte;
-  riabilitazione dei lavoratori;
-  reintegrazione delle persone nel luogo di lavoro.

L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro realizza perciò la campagna "Alleggerisci il carico", che coinvolge datori di lavoro, lavoratori, rappresentanti della sicurezza, operatori, servizi di prevenzione, responsabili politici e altre parti interessate al miglioramento della prevenzione sui luoghi di lavoro. La campagna sarà lanciata ufficialmente a Bruxelles il prossimo mese.
Intende promuovere

- la considerazione del concetto di "gestione del carico", come insieme di tutte le sollecitazioni, dei fattori ambientali e degli altri pericoli connessi all'ambiente e al ritmo di lavoro,
- la "gestione del mantenimento, della riabilitazione e del ritorno al lavoro", attraverso il sostegno sociale e organizzativo dei lavoratori.

Postato da: orsola a 17:05 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

Cause delle alte retribuzioni nel settore finanziario

Tre anni di indagine, con decine di interviste e di sopralluoghi presso le direzioni delle Risorse umane e nelle sale clienti delle banche d'affari e delle aziende finanziarie, lo studio di centinaia di posizioni retributive e dei bilanci aziendali sono serviti a Olivier Godechot, sociologo, ricercatore del Centre national de la recherche scientifique per analizzare in profondità il sistema retributivo del settore finanziario oltre la solita ricognizione sul rapporto fra ruoli e compensi.

Godechot si è prefisso di scoprire che cosa giustifica le elevate remunerazioni diffuse nel settore e di spiegarlo nel libro "Working rich: salaires, bonus et appropriation du profit dans l'industrie financiére", La Découverte, Paris, 2007.

La nuova opera è pubblicata a distanza di sei anni dalla precedente, dedicata a "Les Traders" e testimonia l'eccezionale  impegno professionale dell'autore nell'investigare su organizzazioni, professionalità e sistemi di gestione di questo fondamentale comparto dell'economia.

"Working rich" documenta che nel settore finanziario le disuguaglianze retributive sono superiori a quelle delle altre imprese, ma non ricompensano soltanto un percorso di carriera straordinario, una competenza rara, un impegno professionale altissimo e un talento particolare, si sono estese dai top manager ai gestori di portafoglio e ai venditori di front office, fino a tutti i dipendenti delle banche d'affari e delle aziende finanziarie, che godono di bonus sproporzionati alle loro performance e all'impatto sui risultati, ma che non pesano particolarmente sulla redditività e sono giustificati dal fatto che gli operatori si riconoscono dei "quasi diritti di proprietà" sugli attivi aziendali.

La cultura del bonus s'è instaurata alla fine degli anni '70, a Londra e a New York. Fino ad allora i dipendenti delle aziende della finanza erano fidelizzati, avendo come orizzonte di carriera la prospettiva di diventare "partner" entro dieci-quindici anni.

Poi la prospettiva si è dissolta e gli operatori si sono messi a vendere i loro servizi al migliore offerente. "All'inizio degli anni '80 l'orizzonte magico per un trader era il milione di dollari, alla fine degli anni '90 era diventato dieci milioni e si è rimasti fermi là".

"I trader riescono a captare una parte della creazione di valore" della finanziaria. I capi gruppo sanno fare leva su un rapporto di forza, favorevole al trader, che ha saputo conquistarsi un rapporto di fiducia con i clienti, che diventano suoi e gli consentono di sviluppare nella relazione con l'azienda una strategia di "hold up". Minacciano in misura più o meno esplicita di passare alla concorrenza, con il proprio portafoglio clienti e il proprio gruppo, come è accaduto altre volte in passato.

Le remunerazioni sono legate a una redditività, che dipende più dalla congiuntura finanziaria che dal merito individuale.

I dipendenti sono riusciti ad accumulare gli attivi delle loro società, delle competenze, delle quote di mercato, dei modi di lavorare in squadra, un portafoglio clienti e ad appropriarsene, pronti a portarsi dietro tutto questo in ogni momento.

La soluzione starebbe nella trasparenza dei rapporti con i clienti, con gli azionisti e con l'azienda. Tutto il resto, norme comprese, può essere aggirato.

Una diagnosi impietosa, che rischiara la trasformazione dei rapporti di impiego nelle aziende dei lavoratori della conoscenza.

I molti casi mascherati descrivono cause e condizioni che rendono possibile l' "appropriazione del profitto": dalla divisione dei bonus all'esercizio del diritto e del potere di proprietà, dalle strategie di hold up al funzionamento del mercato del lavoro, dal ruolo dei capi all'impatto nella creazione di valore, che sembra non avere padri.

Postato da: orsola a 13:09 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Contributo degli ultra 60enni all'economia e alla società

Contro la falsa credenza che gli anziani costituiscano soltanto un peso per la società il gruppo bancario-assicurativo mondiale HSBC e l'Oxford Institute of Ageing dell'University of Oxford realizzano da tre anni una ricerca multidisciplinare in più paesi di tutti e cinque i continenti, che vuole dimostrare che rappresentano invece "una fonte di benessere economico e culturale".

L'indagine misura il contributo degli ultra 60enni, contabilizzando il loro monte retribuzioni, il numero delle ore lavorate e l'entità dell'imposizione fiscale sopportata annualmente, come il numero delle ore impegnate nel volontariato e delle donazioni filantropiche offerte.

I risultati della terza edizione della ricerca, fatta nel 2007, in 21 paesi e con 21 mila intervistati, sono stati pubblicati la settimana scorsa, con il titolo "The future of retirement. The new old age". Disegnano l'unico, aggiornato panorama globale dell'utilità sociale di pensionati e pensionandi, troppo spesso considerati bene o male senza fatti.

La ricerca rivela che il 19% dei 60 e 70enni svolge attività di volontariato. Di essi il 15% per più di un giorno alla settimana e il 56% per almeno mezza giornata.

Mostra che la tendenza a pensionamenti precoci declina nei paesi a economia avanzata, salvo che in Germania. Il 71% degli anziani vuole continuare a lavorare e non intende pensionarsi presto. Solo in Russia, India, Filippine e Sud Corea le persone dichiarano di lavorare più a lungo di quanto vorrebbero.

Valuta che il contributo dato alla famiglia è consistente, dal punto di vista finanziario, pratico, di assistenza e supporto personale. Il 16% dà perfino aiuto economico ai nipoti.

La vita degli anziani, dice il rapporto di ricerca, è caratterizzata nella grande maggioranza dei casi da buona salute, indipendenza, autonomia e buona qualità della vita. Sono un bene e non un peso per la società.

Contributi degli anziani nei 21 paesi

Paesi
N° di persone ancora al lavoro
N° di ore/anno lavorate
Imposte pagate in sterline
N° di ore/anno di volontariato
Valore del volontariato in sterline
Regno Unito 3.2 milioni 4.2 miliardi 5.5 miliardi 776.6milioni 4.2 miliardi
USA 11.5 milioni 15.3 miliardi 9.6 miliardi 3.7 miliardi 9.5 miliardi
Canada 1 milione 1.3 miliardi 1 miliardi 415.7milioni 1.4 miliardi
Hong Kong 0.5 milioni 186 milioni 81.5 milioni 22.7 milioni 97.1 milioni
Brasile 2,7 milioni 4.5 miliardi 196.6 milioni 201.8milioni 41.8 milioni
Messico 2 milioni 3.4 miliardi 104.6 milioni 201 milioni 36.8 milioni
Francia 0.3 milioni 380 milioni 782.9 milioni 908.3milioni 5.1 miliardi
Giappone 7.7 milioni 11.1 miliardi 7.6 miliardi 1.6 miliardi 4.6 miliardi
Cina 14,2 milioni 21.2 miliardi 491.3 milioni 2.1 miliardi 192.3 milioni
India 17 milioni 32.4 miliardi 1 miliardi 1.3 miliardi 192 milioni
Singapore 0.1 milioni 184 milioni 169.3 milioni 19.4 milioni 156.9 milioni
Arabia Saudita 0.2 milioni 273 milioni 13.6 milioni 7.8 milioni 15.8 milioni
Malesia 0.3 milioni 484 milioni 93.4 milioni 59.7 milioni 75.8 milioni
Germania 3.3 milioni 4.6 miliardi 11.4 miliardi 1.3 miliardi 11.3 miliardi
Russia 4.6 milioni 7.8 miliardi 425.2 milioni 214 milioni 89.5 milioni
Turchia 0.1 milioni 225 milioni 70.8 milioni 83.9 milioni 108.9 milioni
Danimarca 0.9 milioni 115 milioni 272.4 milioni 58.4 milioni 953.3 milioni
Filippine 1.8 milioni 3.1 miliardi 162.4 milioni 207.9milioni 54 milioni
Corea del Sud 1.2 milioni 2.1 miliardi 369.3 milioni 304.1milioni 249 milioni
Taiwan 0.3 milioni 548 milioni 162.5 milioni 86.9 milioni 117.2 milioni
Sudafrica 0.5 milioni 801 milioni 191.4 milioni 55.1 milioni 42.4 milioni

Le persone tra i 50 e i 74 anni risultano dall'inchiesta più inclini al volontariato di altre classi di età.

Più i sistemi di protezione sociale sono sviluppati più la percentuale di volontariato praticata degli anziani cresce, perchè le prestazioni pubbliche liberano tempo ed energie che le persone avrebbero dovuto dedicare a se stessi e alla loro famiglia.

Il volontariato è meno possibile dove si lotta per la sopravvivenza è la controprova che il rapporto di ricerca documenta.

Il lavoro di volontariato non è soltanto manifestazione di solidarietà, ma ha il valore economico dei miliardi di sterline indicati nella tabella precedente.

Il rapporto invita a prendere atto di questa realtà e a fare conto sulla risorsa anziani con politiche di pensionamento e di welfare adeguate.

Postato da: orsola a 11:27 | link | commenti (1)
societa 295

24/05/2007

Funzione delle bolle speculative

Negli ultimi cinque anni gli USA, il paese guida dell'economia mondiale, hanno conosciuto due rapide crescite del valore di mercato e una corsa agli acquisti dei titoli delle dot-com e delle proprietà immobiliari. Alla forte ascesa è seguita una consistente e altrettanto veloce discesa delle quotazioni. Gli investitori, che hanno azzardato la speculazione hanno avuto perdite finanziarie in entrambi i casi, che non sono i primi della storia americana.

Le bolle speculative, sostiene Daniel Gross, esperto di finanza e moneta, editorialista del "New York Times" e del più diffuso e irriverente magazine online "Slate", si spiegano con le caratteristiche degli Americani, ottimisti, facili agli entusiasmi, orientati al rischio, con il mito del self made man. Ma hanno la funzione di motore dell'economia nel processo di distruzione creatrice.

Nel libro "Pop! Why bubbles are great for the economy", Collins, New York, 2007, Gross ricorda che in America sono avvenute bolle da 150 anni, ogni qual volta hanno fatto la loro comparsa nuove tecnologie o idee economiche.

Ripercorrendo la storia economica, "Pop!" ricostruisce le bolle speculative  scoppiate dall' '800 a oggi, legate alle nuove infrastrutture in occasione della diffusione dall' Europa del telegrafo tra il 1840 e il 1850 e  delle ferrovie nel 1894, a Internet quelle recenti. Dagli inizi si manifestarono fenomeni di "esuberante, pazzo, cattivo superinvestimento".

Ma gli Americani si riprendono presto dalla disfatta perchè "le capacità eccedenti costruite durante le bolle finiscono per servire da piattaforme a buon mercato e abbondanti su cui si sviluppano nuove attività".

Gross ritiene che servano a costruire un secondo tipo di infrastrutture, quelle mentali. "Le bolle fungono da inceneritori per le idee superate" e per dare vita alle nuove attività, pagando la scoperta di una nuova via.

Dal fallimento delle speculazioni sul telegrafo e sulla ferrovia sono nate aziende come Associated Press, Chicago Board of Trade e Union Pacific ed è stato creato un mercato nazionale americano, su cui hanno potuto operare le grandi catene di produzione e distribuzione dei beni di largo consumo.

L'e-commerce è nato dalla diffusione di una mentalità comune, favorevole al business online, dopo la fine della bolla di Internet. La Rete non è scomparsa dopo il fallimento del 2002. Al contrario, ha permesso a eBay, Amazon, Google, YouTube e altri di sviluppare nuovi modelli di business.

"Senza il disastro di Global Crossing e di Worldcom, si chiede provocatoriamente Gross, avremmo oggi Google come è?".

La tesi sviluppata in "Pop!" è affascinante, l' autore fa appello a  tutte le sue risorse giornalistiche per dimostrarla, ma una più ampia ricerca documentale avrebbe forse aumentato la convinzione con un maggiore numero di esempi. L' assertività e la brillantezza della narrazione fanno  però superare al lettore anche qualche carenza di consecuzione storica.

Postato da: orsola a 15:59 | link | commenti (1)
economia 138

23/05/2007

Formazione al management strategico

La serie dei videogiochi "Virtual Skipper" ha ormai alle spalle una comunità con migliaia di giocatori, che si incontrano online. Il produttore, Focus Home Interactive, è considerato perciò come colui che ha dato supporto a una simulazione di altissima qualità e che ha avuto successi commerciali e di critica ampiamente giustificati.

"Virtual Skipper" è arrivato adesso alla quinta edizione. Il nuovo videogioco "32nd America's Cup", in CdRom per PC Windows, propone di partecipare al terzo evento  sportivo mondiale, dopo la Coppa del Mondo e le Olimpiadi, prendendo il comando delle barche in gara a Valencia.

Si può giocare da soli o in multiplaying. La riproduzione dell'ambiente e delle imbarcazioni della sfida velica è perfetta.

I giocatori disporranno di quattro tipi di barche, differenti per scafo, dimensione, peso e superficie della vela, nel rispetto del regolamento ufficiale di gara. Avranno gli equipaggi, che nella realtà sono stati a bordo delle imbarcazioni scelte. Disporranno di mappe e di tutte le informazioni indispensabili per decidere la condotta di gara.

Dovranno decidere e realizzare strategia e tattiche per vincere, tenendo presente che ogni barca avrà un diverso comportamento, a seconda del vento e del mare.

La gamma dei differenti modi di gioco permette alle persone di prendere parte a regate adatte alle proprie capacità. La massima difficoltà è data da "nessuna regola" che i giocatori dei videogiochi precedenti della serie aspettavano da tempo.

Dopo le scelte iniziali, il tempo tra scelte e comportamenti è più o meno ridotto, a seconda delle capacità di chi gioca e dei modi di partecipazione definiti.

Si può così competere anche in quattordici altre località con tre classi di imbarcazioni, che vanno dai trimarani agli Open 60.

La simulazione in 3D, la bellezza della grafica, la cura dei particolari, l'ampia possibilità di manovra e direzione fanno rimpiangere il tempo e il denaro perso a chiunque si sia avventurato in canoa nella formazione outdoor .

Postato da: orsola a 15:25 | link | commenti (3)
formazione 112

Nuova presidente dei Sindacati europei

All'11° congresso dell' European trade union confederation, che si svolge a Siviglia, è stata eletta la nuova direzione per il prossimo quadriennio. La presidenza è andata alla svedese Wanja Lundby Wedin, che ha raccolto il 91,6% dei voti dei 700 delegati.

L'ETUC riunisce 81 Confederazioni sindacali nazionali di 36 paesi, 12 Federazioni europee e 3 Osservatori, in rappresentanza di 60 milioni di iscritti. L'Italia vi partecipa con CGIL, CISL e UIL.

Il congresso "All'offensiva" dibatte sulla costituzione del mercato del lavoro, sulla qualità della vita lavorativa, sulle politiche salariali, sulla negoziazione collettiva e la partecipazione dei lavoratori, sullo sviluppo sostenibile e l'occupazione in Europa. La discussione più accesa verte sul negoziato con la Commisione europea in materia  di flessicurezza. Il dibattito si concluderà domani giovedì.

Wanja Lundby Wedin è la prima donna presidente dell'ETUC. Ha 55 anni, è sposata e madre di due figli. Di professione infermiera, è nel movimento sindacale dal 1972. Nel 2000 è stata eletta presidente della confederazione Landsorganisationen i Sverige.

La sua elezione è anche il riconoscimento dato dal congresso al modello di welfare scandinavo, come migliore sistema di protezione sociale europeo. 

Nel discorso di ringraziamento la neopresidente ha preso pubblico impegno di rinforzare l'azione europea del movimento sindacale, proseguendo l'azione del suo predecessore, lo spagnolo Candido Méndez, segretario generale dell' Union general de trabajadore e attuando le linee strategiche decise dal congresso di Siviglia.

Con l'elezione della Wedin un'altra donna accede a un'importante posizione della rappresentanza istituzionale e politica europea.

Postato da: orsola a 11:11 | link | commenti (1)
relazioni industriali62

Disegno di Selçuk Demirel, "Opinione", Le Monde 23 maggio 2007.

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22/05/2007

Lavori da donne e lavori da uomini

La percentuale di donne impiegate nel settore dei servizi è molto più elevata di quella degli uomini, che invece lavorano in maggiore proporzione nell'industria.

L'ultimo numero di "Statistics in focus", il periodico di Eurostat, ha nel n° 53/2007 della sezione dedicata a Popolazione e condizioni sociali, uno studio di Ana Franco su "La concentrazione degli uomini e delle donne nei differenti settori d'attività", elaborato dall'indagine 2005 sulle forze di lavoro nell'UE25.

Dai dati risulta che sei settori di attività hanno occupato il 60,8% delle donne. Sono la salute e i servizi sociali (17,2%), il commercio al dettaglio (12,5%), l'istruzione (11,5%), la pubblica amministrazione (7,3%), i servizi alle aziende (7,3%), gli alberghi e ristoranti (5,1%).

Negli stessi sei settori l'occupazione maschile ha rappresentato soltanto il 31%.

La concentrazione maschile è di gran lunga minore nei sei settori della sua maggiore presenza, dove raggiunge il 42%. Sono le costruzioni (13,0%), la pubblica amministrazione (7,2%), il commercio al dettaglio (6,3%), l'agricoltura (5,2%), i trasporti terrestri (4,2%).

Questi settori totalizzano il 33% dell'occupazione femminile.

Lo studio constata che

-  i lavori svolti delle donne sono ripartiti in modo disuguale tra i settori;
-  i settori sono differenti da quelli a maggiore concentrazione maschile;
-  il grado di concentrazione dell'occupazione femminile è aumentato tra il 2000 e il 2005 più di quello degli uomini: il primo è salito di 1,8% dagli inizi del quinquennio, il secondo solo dello 0,5% nello stesso periodo.

Nell'UE i livelli di concentrazione delle donne nei sei settori sono sostanzialmente simili. L'Italia però è nettamente sopra la media (65%), come la Grecia (64%).

L'occupazione maschile presenta invece una maggiore varietà tra i diversi paesi. Solo l'amministrazione pubblica conserva la sua posizione alta in quasi tutte le rilevazioni nazionali.

All'interno dei settori le differenze per professioni tra uomini e donne sono ancora più forti.

I venditori e i dimostratori in negozio, i dirigenti e i gestori di piccole aziende, gli intermediari della finanza e del commercio sono i ruoli che figurano nelle prime dieci attività. Sono al primo posto degli impieghi femminili, mentre per gli uomini sono al decimo. Le differenze aumentano ancora per i servizi alla persona, settore in cui il 25% di donne svolge lavori a bassa qualificazione contro il 6% degli uomini e nelle professioni di tipo amministrativo e segretariale in cui il 22% è costituito da donne contro l'8% di uomini.

A queste differenziazioni e uguaglianze fanno eccezione tutti i paesi del Nord Europa, in cui le percentuali generali sono spesso invertite.

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occupazione 109

Fenomenologia della precarietà

"Le persone in soprannumero non sono propriamente escluse. Sono spossessate di se stesse dalla società che le fabbrica continuamente a fiotti, con un piede dentro e un piede fuori". "Questi esclusi-inclusi sono sottoposti a un regime insostenibile", perchè il precario spera di raggiungere al più presto la condizione di normale e rimane "legato alla configurazione sociale che lo squalifica e gli dà esistenza". "La forma estrema di squalifica è la disoccupazione, che può manifestarsi in modi differenti anche all'interno del lavoro".

Sono poche battute impressive di una fenomenologia della precarietà, disegnata da Guillaume Le Blanc, un giovane filosofo, specialista di Foucault e di Canguilhem, professore all'Université Bordeaux III, nel suo "Vies ordinaires, vies précaires", Seuil, Paris, 2007.

Banalizzata come condizione sociale, la precarietà è ormai presente nella nostra quotidianità come un processo, che fa perdere progressivamente ogni aggancio con una vita ordinaria. Essere precario comporta il perdere a mano a mano di avere voce in capitolo, di non avere più la facoltà di giocare con le norme sociali per poter trarre beneficio dai rapporti con gli altri.

Paradossalmente la malattia della precarietà si sviluppa in chi fa sempre maggiore fatica a conservare la propria normalità, a darsi l'apparenza della propria condizione, quella a cui è rimasta attaccata la propria identità, e a salvaguardare quel po' di autostima che gli resta. Quando soccombe agli sforzi arriva a partecipare alla propria invisibilità.

Il processo che fa perdere ogni aggancio con una vita ordinaria comincia con la disoccupazione. Con questa separazione forzata la persona non ha più i suoi riferimenti. "Il lavoro, scrive Le Blanc, è costitutivo delle norme sociali", è motivo di coesione, è ancoraggio delle relazioni.

La persona disoccupata perde un elemento essenziale, vitale, per partecipare all'elaborazione delle norme di condotta di cui ha bisogno per sentirsi pienamente compiuto.

Una società che produce strutturalmente precarietà non è una "società decente". Se la filosofia può sperare di contribuire alla critica sociale, deve "tradurre queste esperienze di inesistenza e ridare diritto di cittadinanza a queste voci", continua l'autore.

Lungi dal proporre una normalizzazione è necessario porgere sostegno alle persone socialmente deboli e ridare loro la possibilità di avere riconoscimento.

La produzione della società decente procede con il ritmo stesso della vita se le persone non sono tuffate d'autorità in processi di disgregazione dei rapporti.

Tutti i discorsi sulla necessità di ritornare al lavoro o di usufruire dell'assistenza pubblica non affermano altro che l'incapacità di sapere produrre coesione in altro modo.

Le nostre società hanno un rapporto complesso con il lavoro.

Bisognerà esplorare anche altre possibilità al di fuori di esso. La via d'uscita dalla fenomenologia della precarietà è il dirittto di ognuno alla vita, che riconosca le sue capacità e gli garantisca i suoi diritti fondamentali.

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fondamenti 91

21/05/2007

Lavoro a tempo

L'occupazione nei principali paesi a "economia avanzata" sta conoscendo da 30 anni una differenziazione dei contratti di lavoro, che indicano un cambiamento dei modi di gestione delle persone in azienda e delle politiche pubbliche di impiego.

Il lavoro a tempo determinato è una forma di lavoro atipico, contrapposto a quello tipico, a tempo indeterminato. E' caratterizzato dall'essere appunto "temporaneo, sul confine tra disoccupazione e occupazione, che i lavoratori spesso attraversano, rivelandone la porosità; particolare, perchè disgiunge il rapporto di impiego e quello con il  lavoro, a differenza della subordinazione classica; precario, che richiede flessibilità al lavoratore senza offrire sicurezza".

Con questa precisazione si apre il libro di Dominique Glaymann, professore di Sociologia economica nell'Université Paris-XII-Créteil, "L'interim", La Découverte, Paris, 2007, un bell'esempio di ricerca documentale e di indagine d'opinione.

In poco più di 100 pagine il libro mostra che il lavoro a tempo è di fatto il prodotto di una "sottoccupazione invisibile che tende a prolungarsi: insicurezza, precarietà e spesso demansionamento le sono in qualche misura consustanziali".

Secondo Glaymann, il lavoro a tempo indica un "cambiamento profondo del mercato del lavoro", del rapporto d'impiego e del sistema sociale.

Esso ha raggiunto ormai una tale estensione da non stupirci più, abituati come siamo a tutte le forme contrattuali di massificazione della flessibilità, che si ritorce anche  contro l'impresa.

Eppure le prime agenzie di lavoro a tempo sarebbero nate intorno agli inizi del secolo scorso nel Regno Unito e negli anni '20 in USA per fornire hostess. Si sarebbero sviluppate negli anni '40 in Europa e in Giappone. Negli anni '50 hanno raggiunto la Francia per favorire l'impiego delle donne. Si sono poi diffuse anche nell'industria e con gli anni '60 il lavoro a tempo è diventato una forma particolare d'occupazione, una deroga al contratto a tempo pieno e a durata indeterminata.

In Italia l'introduzione è avvenuta quasi venti anni dopo questi avvenimenti e la sua regolamentazione e integrazione nelle forme di lavoro atipico è stata fatta nella scorsa legislatura.

Glaymann lega la diffusione del lavoro a tempo alla trasformazione della natura e delle condizioni produttive e alla dematerializzazione del rapporto tra lavoratore e prodotto. In Europa nel 2002 i lavoratori con questo tipo di impiego raggiungevano già il 4% dell'occupazione instabile, per effetto della crisi del lavoro dovuta alle modificazioni economico-produttive.

Le agenzie di lavoro a tempo hanno saputo installarsi in un ambiente aziendale e normativo favorevole e hanno allargato il loro business ad altri settori, aldilà dell'intermediazione.

I lavoratori a tempo, meglio sarebbe qualificarli come "intermettenti professionali", sono il più delle volte sottoccupati per tempo e competenza. 

Nella ricerca sul campo, condotta su un campione di 16 agenzie, con interviste a 66 persone, dai quadri direttivi agli esecutivi, l'autore ha individuato i diversi tipi  di lavoratori a tempo per obiettivi specifici. Ne ha colto le motivazioni obbligate e paradossali, i problemi di reddito e di integrazione sociale, le perdite di qualità ed efficacia per una utilizzazione intensiva in azienda, la relazione con i sindacati e l'orientamento di questi.

Instabilità e incertezza del rapporto subordinato, della continuità di reddito, degli andamenti normativi delle prestazioni influenzano i comportamenti dei lavoratori e tendono a diventare motivi di tensione e di pericolo per l'organizzazione.

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occupazione 109

5 regole fondamentali per gestire un blog

Chi fa un blog deve affrontare ogni giorno una serie di difficoltà, come spam, troll, interruzioni del server, attacchi personali nei post, intrusioni di hacker, critiche pubbliche. Darren Rowse, un australiano esperto di comunicazione online, un'autorità in materia di blogging, interviene sul suo "Problogger", che vuole aiutare quelli che fanno un blog a guadagnare, con un lungo post, "How not to become a grumpy old blogger", per indicare le 5 regole fondamentali da osservare per non diventare un vecchio blogger brontolone.

La prima regola è di non legare la propria reputazione alle performance del blog. L'immagine, ricorda Rowse, non è solo quello che raggiungi più quello che gli altri pensano di te e non ti conviene affidarti agli alti e bassi delle reazioni di chi sa di te solo quello che scrivi. Eviterai di passare dalle stelle alle stalle al ritmo degli accessi, del pageranking, dei commenti.

Non credere a quello che gli altri dicono di te e dei tuoi scritti è la seconda regola. C'è differenza tra leggere e credere e puoi correre il rischio di farti ingannare dallo specchio deformante della stampa che parla di te. E' opportuno almeno sentire più voci e confrontarle con la propria esperienza.

Senza  un equilibrio tra lavoro e vita rischi di alterare il tuo benessere. Avverte la terza regola. Devi avere altri spazi di creatività, rigenerazione e relazionalità oltre il blog.

Squilibrio tra lavoro, riposo e stress

grumpiness

Sii un blogger relazionale è la quarta regola. Avere rapporti con gli altri è importante non solo per promuovere e perfezionare il blog, ma per resistere nei momenti difficili, fare leva sull'amicizia, recuperare coraggio e riaggiustare meglio il proprio tiro.

Abbi la pelle dura, è l'ultima regola, se vuoi vivere nella blogosfera e non soccombere alla minima critica o commento che non ti piace. Fa il test di realtà sull'importanza delle cose e mantieni il distacco necessario senza lasciarti coinvolgere eccessivamente.

Quelle di Darren Rowse sono regole di buon senso, utili per frenare gli eccessi di caccia alla visibilità e le sindromi negazioniste. Hanno il difetto di considerare ancora il blog come diario personale, dimenticando le evoluzioni di formato e contenuto avvenute dalle prime esperienze pionieristiche.

Postato da: orsola a 12:55 | link | commenti (1)
tecnologia 115

Otto Dix, "Ritratto della ballerina Anita Berber", 1925, olio su tela.

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4 anni di Iriospark

Sostenere il dialogo tra professionisti di direzione delle Risorse umane e indicare l'agenda per il rinnovamento delle pratiche di gestione e sviluppo, con questi obiettivi abbiamo dato inizio, giusto quattro anni fa, alla pubblicazione trisettimanale di Iriospark.

Scegliemmo il blog, un medium online interattivo, una novità tecnologica allora, per dare prontezza alla nostra diffusione di notizie, commenti e riflessioni sull'attualità manageriale e per costruire la dinamica comunità di conoscenza, aperta alle critiche, ai suggerimenti e agli scambi, che ora lega i nostri blogger.

Nelle 180 settimane complessive di attività abbiamo proposto più di 1.300 spunti di discussione, ricavati dalle ricerche dei più autorevoli centri di ricerche, istituzioni educative e studiosi, dalle esperienze e dalle valutazioni di esponenti del mondo del business, di rappresentanti sindacali e politici. Ma, quello che più conta, abbiamo avuto 1.700 commenti, quasi la metà di essi dall'inizio del 2006.

La nostra contabilità non sarebbe completa senza ricordare che da tre anni è indicato, a sinistra della colonna dei post, il numero progressivo degli accessi e quello degli argomenti catalogati, il più elevato di tutte le pubblicazioni dello stesso settore.

Iriospark è diventato una comunità di innovazione, che fa da riferimento per giornalisti, studenti, consulenti, professional e manager, interessati alla modernizzazione della gestione e sviluppo del capitale umano. Un'urgenza per un paese come il nostro, che motiva un profondo cambiamento di processi e di ruoli.

I commenti e le e-mail che riceviamo sono confermati da una nostra indagine di inizio anno. I nostri interlocutori sono consapevoli che la direzione delle Risorse umane si è autolimitata nel contribuire agli andamenti e ai risultati aziendali, auspicano una sua leadership culturale.

Quattro anni di post testimoniano che questo è già avvenuto negli USA e in Europa, nei paesi del Nord, in Germania e in Spagna, che ci sono esperienze anche italiane e non riguardano soltanto quella decina di grandissime aziende, che hanno raggiunto dimensioni internazionali.

Le imprese che stanno sul mercato globale non possono accontentarsi di adottare con grande ritardo e in un modo indifferenziato tecniche e strumenti, esportati tal quali da altri contesti o di applicare le norme e gli accordi, punto e basta.

Attraverso il dialogo online abbiamo avuto la possibilità di consultarci su questi temi e di produrre nuova conoscenza comune.

Nella condivisione di significati e approcci ai problemi professionali abbiamo costruito un'organizzazione aperta, legata ad altre, che allo stesso modo fanno rete.

Crediamo di avvalerci proficuamente dei benefici di Internet. Ma, come è abitudine di Iriospark, non vorremmo saltare subito alle conclusioni.

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gestione e sviluppo 260

18/05/2007

Formazione superiore e prospettive occupazionali

ESIB, l'European student information bureau ha presentato ieri ai ministri europei dell'educazione riuniti a Londra il rapporto "Bologna with student eyes", che analizza come sono attuati gli impegni di sviluppo della formazione superiore per contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'UE, assunti a Bologna nel 1999.

Gli studenti universitari hanno voluto comunicare, con una terza ricerca sul campo, le esperienze e i problemi delle "riforme" avviate dai governi nazionali per migliorare il rapporto tra formazione superiore e occupazione.

L'ESIB raggruppa 50 unioni nazionali, che rappresentano 10 milioni di studenti di 37 paesi d'Europa e il documento predisposto esprime le preoccupazioni degli associati per la superficialità di molti cambiamenti, per il prolungamento artificioso della durata degli studi e per le possibilità reali di lavoro.

La nuova struttura comune dei percorsi di studio in Europa, rileva il rapporto di ricerca, è articolata in tre cicli: un primo grado di tre o quattro anni, un livello di specializzazione di uno o due anni e poi master o dottorati per altri tre o quattro.

"Un numero elevato di associazioni nazionali degli studenti ha constatato che i vecchi percorsi sono stati semplicemente divisi in due, dando al nuovo primo grado un valore poco chiaro tanto per gli studenti che per il mercato del lavoro", è scritto nel testo.

In tal modo gli studenti sono di fatto obbligati a frequentare master e specializzazioni per potere accedere al mercato del lavoro qualificato. Ne risente anche l'apprendimento, gravato come è dall'ampia diffusione dei sistemi di accumulazione  e trasferiemento dei crediti formativi.

La struttura formale dei percorsi di qualificazione non contribuisce al miglioramento della coesione sociale, che era uno degli obiettivi assegnati alla formazione superiore nel 2000 dalla Strategia di Lisbona.

La maggiore attrazione del cambiamento è la possibilità di muoversi in Europa per specializzarsi. Ma pure in questo ambito si è fatto poco. "La mobilità effettiva è il privilegio di una élite". Viaggia chi può permetterselo, quando sono cari gli studi e il mantenimento all'estero.

Al cambiamento manca proprio la "dimensione europea", che doveva essere il suo scopo principale. Gli studi non mettono in condizione di affrontare  un mercato del lavoro comunitario, per le tante carenze che vanno dalla preparazione linguistica  alle condizioni ambientali di molti paesi.

E' mancata finora una partecipazione degli studenti alla programmazione nazionale della formazione. Troppe cose sono state decise sopra le loro teste e si vede.

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formazione 112

17/05/2007

George Grosz, "Berlin streetscene", 1930, inchiostro su carta.

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Super IQ di poco successo economico

"L'intelligenza non è un fattore che spiega il possesso della ricchezza. Quelli poco intelligenti non pensino di essere (economicamente) handicappati e quelli molto intelligenti non ritengano di essere avvantaggiati", dichiara Jay L.Zagorsky, ricercatore presso il Center for human resource research della Ohio State University, autore del saggio "Do you have to be smart to be rich? The impact of IQ on wealth, income and financial distress", Intelligence, 35.3, may-june 2007.

"In più un buon numero di persone estremamente intelligenti vive in difficoltà economiche".

Zargosky ha realizzato una ricerca su 7.403 Americani, che avevano partecipato alla National Longitudinal survey of youth del 1979 e per due anni li ha sottoposti all'AFQT, un test usato dal Department of Defense per misurare il quoziente d'intelligenza dei giovani dei due sessi in età di arruolamento. Ha chiesto inoltre a loro di dichiarare i redditi da lavoro percepiti e l'evoluzione economica dall'inizio dell'età lavorativa.

Ha scoperto che le persone  valutate all'AFQT sopra la media del campione avevano anche percepito redditi annuali mediamente maggiori, tra i 202 e i 616 dollari annui per ogni punto in più, misurato dal test. Il 2% del campione, fatto di "superdotati", con un punteggio di 130, ben superiore al 100 normale, addirittura aveva raggiunto tra i 6.000 e i 18.500 dollari all'anno di maggiore remunerazione.

Ma tutto finiva qui. Nessuno era in condizione di risparmiare a sufficienza per accumulare un capitale minimo, indispensabile per un'attività imprenditoriale, nè per non soffrire di distress finanziario, come era dimostrato dai tetti delle carte di credito e dalle irregolarità di pagamento.

Solo il 6% di quelli superdotati, secondo l'AFQT, aveva carte di credito senza limiti, contro l'11% di coloro che talvolta pagavano in ritardo i loro acquisti.

Zagorsky conclude: "Basta osservare il parcheggio delle università americane per constatare che i professori sono persone molto intelligenti, ma raramente sono proprietarie di Rolls Royce, mentre spesso possiedono vecchi modelli senza valore".

Con tutti i limiti dell'IQ, la ricerca di Zagorsky mostra ancora una volta che cosa può rendere avere soltanto un'intelligenza superiore al normale.

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gestione e sviluppo 260

Classifica "The Economist" dei paesi ICT preparati

Per il settimo anno consecutivo "The Economist" con la collaborazione dell'IBM ha presentato "The 2007 e-readiness rankings. Raising the bar", il libro bianco, che valuta lo stato delle information and communication technology di 69 paesi.

Una valutazione fatta sulla base di 100 parametri qualitativi e quantitativi, allo scopo di "permettere ai governi di calibrare le iniziative per lo sviluppo delle nuove tecnologie in raffronto a quelle degli altri paesi".

I parametri specificano sei categorie di dati e opinioni, raccolti da fonti come Economist Intelligence Unit, World Bank e World Information Technology and Service Alliance e da ricerche presso i provider e i servizi Internet di tutto il mondo. Sono:

-  le infrastrutture di connessione e le tecnologie a disposizione delle persone e delle organizzazioni, a cui i ricercatori hanno attribuito un peso del 20%;
-  il contesto di business, che comprende la situazione politica, l'ambiente macroeconomico e le opportunità di mercato, a cui è stato attribuito un peso del 15%;
-  il contesto sociale e culturale, dalla formazione scolastica all'abilità nell'uso di Internet, all'imprenditorialità, alle competenze tecniche delle forze di lavoro, al tasso di innovazione, pesati per il 15%;
-  l'ambiente normativo, che riguarda l'efficienza delle leggi e il diritto informatico, pesato il 10%;
-  la politica e la visione di governo, che valuta i costi e il ritorno dell'ICT sul PIL e l'e-government, a cui è stato attribuito un peso del 15%;
-  l'adozione dell'ICT da parte di persone e aziende, che è basata sulla spesa ICT pro capite e il livello di sviluppo dell'e-business, a cui è stato dato un peso del 25%.

Sulla base di questi parametri e pesi ogni paese ha ricevuto un punteggio. Teoricamente il massimo poteva essere 10 e il minimo 0, in realtà il punteggio più elevato è risultato 8,88, assegnato alla Danimarca, e il più basso 3,15, attribuito all'Iran.

I primi 20 paesi per e-readiness

2007
2006
Paese
e-readiness
2007
2006
Paese
e-readiness
     
2007
2006
2007
2006
1 1 Danimarca
8,88
9,00
11 14 Austria
8,39
8,19
2 2 USA
8,85
8,88
12 11 Norvegia
8,35
8,35
2 4 Svezia
8,85
8,74
13 9 Canada
8,30
8,37
4 10 Hong Kong
8,72
8,36
14 14 Nuova Zelanda
8,19
8,19
5 3 Svizzera
8,61
8,81
15 20 Bermuda
8,15
7,81
6 13 Singapore
8,60
8,24
16 18 Corea del Sud
8,08
7,90
7 5 Regno Unito
8,59
8,64
17 23 Taiwan
8,05
7,51
8 6 Paesi Bassi
8,50
8,60
18 21 Giappone
8,01
7,77
9 8 Australia
8,46
8,50
19 12 Germania
8,00
8,34
10 7 Finlandia
8,43
8,55
20 17 Belgio
7,90
7,99

L'Italia è al 25° posto della classifica con 7,45. Ha migliorato di 0,31 il punteggio del 2006, ma ha mantenuto la stessa posizione dell'anno scorso. E' davanti alla Spagna, scesa dal 24° posto, e al Portogallo, sceso dal 26°, ma è dietro Malta, neo inserita e 24ª, ad Israele, 23°, già 22°, alla Francia, 22ª, già 19ª e all'Irlanda, 21ª, ma già 16.

Il nostro paese è stato penalizzato da un 6,85 per il contesto di business e da un 6,90 per le infrastrutture  di connessione e le tecnologie. Ha ricevuto 8,50, uno dei punteggi più elevati della classifica, dietro solo a Bermuda, Canada e Nuova Zelanda, per l'ambiente normativo.

Nella classifica comunque la nostra posizione è sotto la media dell'UE, che è di 8,00.

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competitivita 92

Pari opportunità nel Servizio segreto inglese

Chi conosce il SIS, il Secret intelligence service del Regno Unito, il mitico MI6, solo attraverso le avventure di James Bond ha una visione certo limitata dell'impiego delle donne in questo importante organismo di sicurezza. Nei romanzi di Ian Fleming e nei film che ne sono derivati, le donne sono relegate prevalentemente a funzioni di assistenza lavorativa e comfort degli uomini.

Resterà colpito perciò, sapendo che il SIS ha in atto una campagna di reclutamento di donne per le aree operative, tecnologiche, organizzative, di supporto gestionale e specialistiche, delle lingue straniere.

L'annuncio pubblicato sul sito ufficiale è rivolto a tutte le donne in possesso di nazionalità e di almeno un genitore inglese, singole, accompagnate, con o senza figli. Il possesso di un titolo universitario non è indispensabile, per l'urgenza della ricerca.

Il lavoro offerto può essere svolto, a seconda delle aree di impiego, nel Regno Unito o all'estero, a tempo parziale o con orario completo, svolgendo attività di durata flessibile.

Al contrario di quanto rilevato dall' ultimo rapporto dell'ILO, nell'annuncio il SIS ricorda che valuta in primo luogo gli skill posseduti dai suoi dipendenti e li incoraggia a svilupparli. Le carriere sono basate sulle performance.

Le espatriate possono portare con sè i propri familiari (marito o partner, figli,  genitori), perchè i rimborsi e le indennità per trasferimenti e traslochi sono riconosciuti anche a loro.

L'astensione per maternità gode dell'intera retribuzione per sei mesi, se le dipendenti avranno lavorato al SIS per un anno almeno.

Il lavoro si può svolgere  in zone del mondo, che presentano difficoltà ambientali, ma la sicurezza delle persone è garantita dall'ottima formazione professionale, continuamente migliorata e dalla presenza in loco delle rappresentanze di governo.

Nelle operazioni di intelligence le donne non dovranno usare "honey-trap" perchè il SIS non usa queste tecniche. Avverte il FAQ, collegato all'annuncio.

Postato da: orsola a 11:00 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

14/05/2007

In arrivo il meteorologo aziendale

Con l'economia dei servizi e della terziarizzazione galoppano l'autoimpiego e l'aziendalizzazione di tutti i settori, gli organismi e i ruoli della società. Tutti quelli che sono in cerca di lavoro si convincono che l'innovazione necessaria alla competitività della nostra economia possa essere surrogata con le tante piccole trovate, caratteristiche della grande frammentazione di professionalità, più o meno fondate e più o meno adeguate, che assediano quelli che in qualunque azienda hanno il potere di comprare qualche servizio.

Comunicazione, formazione e sviluppo organizzativo sono tra le aree in cui le offerte di novità sono più inflazionate e non di rado acquistate con intenzioni diverse dagli scopi del venditore.

Se la formazione dei meccatronici e i corsi di sviluppo manageriale rispondevano a un qualche incontro tra domanda  altomanageriale e offerta degli esperti esterni, la formazione ludica,quella musicale e via degradando sono utili certamente per fare intervallo giustificato di lavoro, molto meno  per la crescita aziendale, amministrati come sono da persone, che in azienda o non sono mai state o non hanno mai avuto ruoli di process owner.

E' un esempio facile questo. Ma se non bastasse, sono sotto gli occhi di tutti il giornalista, che si occupa di lavoro e carriere, specializzato nell'intervistare da un anno, con monotona insistenza, i 4.326 responsabili delle business school, sparse per il mondo e il responsabile della comunicazione interna, fermo all'house organ e incaricato da poco di reclutare i dipendenti aziendali, testimonial dell'ennesima pubblicità, che insiste sulla professionalità, la cortesia e la simpatia del personale di contatto.

Con sollievo perciò è da accogliere la notizia, apparsa su "Libération" di sabato e domenica. Metéo France ed Euronext hanno costituito la Metnext, un'azienda che fornisce informazioni meteo su misura alle imprese che operano in business sensibili alle alee del clima: abbigliamento, bevande, turismo, costruzioni, elettrodomestici, ecc.

Le informazioni non sono dei semplici bollettini, ma delle indicazioni che permettono di vedere l'impatto dell'evoluzione meteorologica sull'andamento degli affari.

Il servizio dà precisione a conoscenze acquisiste finora in modo approssimativo. Colma un vuoto, Fornisce previsioni a breve, a medio e a lungo termine area per area geografica su scala regionale, nazionale, europea e mondiale.

Il presidente della nuova azienda, intervistato dal quotidiano francese, ricorda che ci sono "studi macroeconomici che mostrano l'influenza della meteorologia sul 30% della ricchezza creata ogni anno nei paesi industrializzati... Una parte del PIL è condizionata dagli andamenti normali del tempo non solo dalle catastrofi climatiche".

Metnext d'accordo con finanziarie, banche e assicurazioni può proporre alle imprese coperture del rischio meteorologico normale, che fanno compensare i mancati guadagni per "deriva climatica".

Postato da: orsola a 16:50 | link | commenti (6)
gestione e sviluppo 260

Moda dei tessuti ecologici

Dal 2005 Carrefour, la seconda azienda mondiale della grandissima distribuzione alimentare, ha una marca privata "Tex" che distingue abbigliamento intimo ed esterno realizzato in tessuto di bambù. Marks & Spencer, la catena inglese di magazzini a prezzo unico, nota per l'elevata qualità intrinseca delle sue merci, ha incominciato nel 2006 e così Casino, Leclerc e Damart.

Il tessuto in fibra di bambù e di soia non è una novità in Cina. La Shangai Winshow soybeanfiber industry ha incominciato la produzione di massa dei filati di soia dal 1999. Lo stesso anno in cui la Xiaoshan Nature light textiles iniziava la commercializzazione in Occidente dei tessuti di bambù.

Dalla grande distribuzione l'abbigliamento di tessuti realizzati a partire dalle nuove fibre vegetali si va diffondendo.

Nell'estate 2006 l'azienda del lusso Hugo Boss ha lanciato la linea "Black Label" di abbigliamento in bambù e quest'anno si sono aggiunte le collezioni di Gaspard Yurkievich e di Les Ateliers de la maille, che ha appena presentato una linea di modelli 100% in soia.

North Face, l'azienda dello sportswear, ha presentato la "Bamboo collection", capi per uomo e donna in tessuto mescola di cotone e bambù. Sono capi ipoallergenici, assorbenti, comodi e ad asciugatura rapida, l'ideale per uno stile raffinato e lavaggi frequenti.

I prodotti in bambù e soia sono setosi, confortevoli e costano poco.

La Cina, che è già il maggiore produttore ed esportatore mondiale di tessuti, mira a produzioni ecosostenibili e ad elevata disponibilità come queste. La sua ricerca si va già orientando verso le alghe e la noce di cocco.

Se i Cinesi puntano sul vegetale per aumentare la loro leadership sul mercato tessile, i Giapponesi, già da quattro anni si sono rivolti al mondo animale e hanno inventato il Crabyon, che proviene dai crostacei e dagli esoscheletri di alcuni insetti.

Tessuto, questo da filato o fiocco, ricavabile dalla polvere del carapace degli animali, che si presenta come un cotone morbido e può essere mescolato con esso.

Il filato prodotto in Giappone è tessuto anche in Italia dalla Pozzi Electa di Clusone, che lo lavora dal 2003 per la produzione di cerotti e dalla Relaxsan di Casaloldo, che fabbrica calze e collant.

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tecnologia 115

Nuove discriminazioni dei lavoratori

Le discriminazioni al lavoro vanno prendendo forme nuove, che si aggiungono a quelle vecchie del sessismo e del razzismo, si allarma l'Internatinal Labour Organisation nel rapporto pubblicato giovedì, intitolato "Equality at work: Tackling the challenges".

"La lotta contro la discriminazione è caratterizzata da una mescolanza di grandi progressi e di riflussi", indica, sottolineando che negli ultimi quattro anni la maggior parte dei 180 paesi appartenenti all'organizzazione hanno ratificato le due convenzioni fondamentali sulla disuguglianza nell'accesso e nel trattamento delle persone al lavoro e si sono impegnate a realizzare leggi e politiche antidiscriminatorie.

Ratifiche delle convenzioni n°100 e 111 (1990-2003)

Convention1

 

Convention2

Gli omosessuali, i giovani, gli anziani, gli obesi, i fumatori, gli handicappati, i sieropositivi, le persone a rischio di malattie genetiche subiscono oggi le nuove discriminazioni.

Sulle nuove forme di discriminazione non ci sono dati. E' ora, però, indica il rapporto, di "stabilire quello che il datore di lavoro può o non può sindacare", e il diritto del lavoratore di condurre lo stile di vita che  desidera.

L'ILO traccia una mappa mondiale e indica la necessità di politiche per l'integrazione  e di misure contro la disuguaglianza e la segregazione aziendale.

Alle donne è dedicato ancora una volta la spazio maggiore dell'ampio documento. Ricorda che nonostante la crescita costante dell'occupazione femminile, essa è ancora il 56,6% delle persone in età e condizioni di lavoro. Le donne che occupano posizioni di responsabilità professionale e direttiva sono tuttora il 28,3% di quelle che lavorano. I guadagni sono inferiori del 15% alle remunarezioni degli uomini. La conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari è molto difficile per motivi di organizzazione aziendale, carenza di servizi alla persona, retaggi culturali.

Ci sono naturalmente forti differenze già tra America del Nord e UE, che crescono ulteriormente in Asia, in Medio Oriente e Africa.

I giovani tra i 15 e i 24 anni rappresentano il 44% della popolazione mondiale in questa fascia d'età disoccupata. Negli ultimi quattro anni sono aumentate nel mondo "le disuguglianze, l'insicurezza e l'incertezza", che affliggono la loro condizione, spesso caratterizzata, anche quando trovano lavoro,  da impieghi temporanei, peggio retribuiti, con poche opportunità di formazione e di prospettive professionali.

Spesso la discriminazione non è praticata contro le leggi, ma crea nei fatti maggiori difficoltà di lavoro per un trattamento peggiorativo, che evidenzia l'inadeguatezza fisica, psichica, di competenze delle persone. Succede così agli ultra 60enni, espulsi dal lavoro, approfittando delle opportunità di pensionamento.

Con circa 470 milioni di handicappati in età lavorativa, la probabilità che uno di essi trovi occupazione è inversamente proporzionale al livello di minore abilità. In Europa una persona tra i 16 e i 64 anni con un lieve handicap, ha il 20% in meno di probabilità di occupazione e addirittura il 40% in meno, se l'handicap è grave.

Sono tutti ostacoli che riducono la motivazione al lavoro di quelli assunti, influenzano una produttività aziendale minore, impediscono alle società di realizzare il pieno potenziale dell'odierna economia globale.

E' necessario promuovere azioni preventive della discriminazione, pari opportunità e lavoro decente per tutti.

L'ILO potrà contribuire a un piano d'azione coordinato, integrato nei programmi per il lavoro decente, che sta svolgendo nei singoli paesi.

Il piano d'azione avrà per obiettivi di migliorare le leggi e la loro attuazione, realizzare interventi nei programmi di assistenza economica e finanziaria, aiutare lavoratori e imprenditori a fare dell'uguaglianza difronte al lavoro una realtà per mezzo degli accordi collettivi e dei codici di condotta.

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occupazione 109

11/05/2007

Niki de Saint Phalle, "Lumiere n° 2/3", 1998,
 pittura su poliestere con lampadine.

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Classifica mondiale della competitività

Gli USA restano anche quest'anno il paese più competitivo al mondo, seguito da Singapore, salito di un posto rispetto al 2006, e da Hong Kong, che era secondo l'anno scorso. Lo dice l' "IMD World competitiveness yearbook 2007", presentato ieri a Losanna dall'Institut for management development.

La business school svizzera ha valutato, come fa da 18 anni, 55 paesi, considerando le performance economiche, l'efficienza governativa, l'efficienza del mondo degli affari e le infrastrutture di cui ognuno è dotato.

Questi quattro fattori principali sono stati articolati in venti sottofattori:

-  per l'economia, la situazione interna, il commercio internazionale, gli investimenti internazionali, l'occupazione, i prezzi;
-  per il governo, i conti pubblici, la politica fiscale, le strutture istituzionali, la legislazione sulle imprese, la rete societaria;
-  per le imprese, la produttiivtà, il mercato del lavoro, la finanza, le pratiche manageriali, gli orientamenti e i valori negli affari;
-  per le infrastrutture, la rete fisica, quella tecnologica e la scientifica, la situazione sanitaria e ambientale, l'istruzione.

Sulla base di questi fattori e sottofattori ha elaborato  una classifica mondiale della competitività.

Undici paesi hanno dimostrato un miglioramento della competitività rispetto agli USA. Sono la Cina (ora 15ª e prima 18ª), la Russia (ora 43ª e prima 46ª), l'India (27ª stabile), la Slovacchia (ora 34ª e prima 33ª), l'Estonia (ora 22ª e prima 19ª), la Svezia (ora 9ª e prima 14ª), l'Austria (ora 11ª e prima 13ª), l'Australia (ora 12ª e prima 6ª), la Danimarca (5ª stabile), la Svizzera (ora 6ª e prima 8ª) e Hong Kong (ora 3° e prima 2°). Anche  se le loro posizioni in classifica non sempre li hanno portati vicini al vertice, danno segnali di ottime prospettive per il futuro.

Otto paesi, anche se non hanno peggiorato la loro posizione competitiva o hanno avuto qualche miglioramento, non mostrano maggiori possibilità per il futuro. E' il caso dell'Indonesia (ora 54ª e prima 52ª), dell'Italia (ora 42ª e prima 48ª), dell'Argentina (ora 51ª e prima 47ª), del Brasile (ora 49° e prima 44°), del Messico (ora 47° e prima 45°), della Turchia (ora 48ª e prima 43ª), delle Filippine (ora 45ª e e prima 42ª) e della Francia (ora 28ª e prima 30ª).

I 10 paesi più competitivi e gli ultimi 10

2007
Paese
2006
Differenza
2007
Paese
2006
Differenza
1 USA
1
-
55 Venezuela
53
-2
2 Singapore
3
+1
54 Indonesia
52
-2
3 Hong Kong
2
-1
53 Croazia
51
-2
4 Lussemburgo
9
+5
52 Polonia
50
-2
5 Danimarca
5
-
51 Argentina
47
-4
6 Svizzera
8
+2
50 Sudafrica
38
-12
7 Islanda
4
-3
49 Brasile
44
-5
8 Paesi Bassi
15
+7
48 Turchia
43
-5
9 Svezia
14
+5
47 Messico
45
-2
10 Canada
7
-3
46 Ucraina
-
-
    Fonte: IMD World competitiveness yearbook 2007.

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competitivita 92

10/05/2007

Impatto economico, ambientale e sociale delle bioenergie

L'uso massiccio di biocombustibile invece dei carburanti fossili può accelerare la deforestazione, provocare carestie e denutrizione, espellere i piccoli agricoltori dai loro campi e rendere più povere le regioni della terra che già lo sono. E' necessario valutare con attenzione l'effetto delle bioenergie sull'economia, l'ambiente e la società prima di decidere se e quanto rapidamente sviluppare l'industria e quali tecnologie, politiche e strategie di investimento seguire.

Mette così in guardia il documento "Sustainable energy: a framework for decision makers", redatto da un gruppo di esperti dell'ONU, appartenenti all' Un-Energy e alla FAO.

Il rapporto ricorda che l'uso incontrollato dell'etanolo ha già prodotto una crisi in Messico per l'impennata dei prezzi delle tortilla di mais, alimento fondamentale nella dieta di questo paese, a causa della destinazione a etanolo di molta parte della produzione locale.

Il mercato dei biocombustibili è uno di quelli a più veloce crescita. Il suo giro d'affari annuo è già di un miliardo d'euro. Ma entro qualche anno le bioenergie saranno il 25% di tutto il consumo energetico mondiale.

L'obiettivo dello  studio dell'ONU è di dare un contributo perchè venga  soddisfatto il fabbisogno energetico delle popolazioni con coltivazioni prodotte in modo sostenibile. Terra, acqua e altre risorse non devono essere sottratte alla produzione alimentare.

Viene fatta perciò una valutazione preliminare delle 19 fonti di biocombustibile indicando le caratteristiche di coltivazione e le tecniche produttive in grado di favorire una crescita delle disponibilità per l'energia e l'accesso al cibo.

La moderna bioenergia può contribuire a soddisfare il fabbisogno di 1,6 miliardi di persone al mondo che non hanno l'energia elettrica nelle proprie case, e di 2,4 miliardi che dipendono come fonte di energia da paglia, sterco animale ed altri combustibili da biomasse tradizionali.

I governanti però "dovrebbero far sì che la priorità venga data all'impatto sulla sicurezza alimentare".

"Se funzionano al meglio, i biocarburanti liquidi possono dare un contributo positivo agli agricoltori, aiutandoli ad aggiungere valore alla propria produzione", continua il rapporto. E' molto probabile che "l'economia bioenergetica del futuro sarà caratterizzata da una combinazione di tipi produttivi, alcuni dominati da grandi imprese ad alta concentrazione di capitale, altri caratterizzati da cooperative agricole che competono con le grandi compagnie... ed altri ancora in cui si producono carburanti liquidi su scala più ridotta da usare localmente".

"Comunque, a prescindere dalle dimensioni della produzione, una cosa è chiara: più gli agricoltori sono coinvolti nella produzione, nella trasformazione e nell'uso dei biocombustibili, maggiore è la probabilità che essi possano condividerne i benefici".

Per minimizzare le emissioni di gas generate dall'associazione del freddo invernale con la produzione dei biocombustibili, il rapporto dell'ONU raccomanda all'industria dell'energia di rispettare i pascoli vergini, i boschi primari e le terre ad alta biodiversità.

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tecnologia 115

Cambiamenti dell'alta direzione nelle aziende americane

Tra il 2004 e il 2006 molti capi delle più grandi aziende americane sono stati sostituiti. Fallimenti, come quello Enron, inadeguatezza alle travolgenti dinamiche dell'economia globale, come nei casi di AIG, Morgan Stanley e Boeing, miopia manageriale, come nelle situazioni di Hewlett-Packard e Pfizer, hanno portato alla scomparsa delle gestioni autocratiche e alla costituzione di strutture di vertice, che agiscono in maniera collegiale.

Descrive questo cambiamento e schematizza i nuovi tipi di capi azienda Alan Murray in "Revolt in the boardroom. The new rules of power in corporate America", Harper Collins, New York, 2007.

L'autore è un editorialista del "Wall Street Journal", che conosce bene il mondo degli affari e ha potuto utilizzare uno dei più dotati archivi giornalistici del mondo per ricostruire le vicende di Carly Fiorina, Harry Stonecipher, Robert L. Nardelli, Hank Greenberg e l'ascesa della nuova generazione di Ceo.

L'analisi di numerosi casi aziendali dà materia a Murray per giustificare la tesi, espressa fin dal titolo del libro, che il nuovo top management possa cambiare la governance dell'azienda americana e fissare le nuove regole di mercato. E' una governance, sostiene, che si è affermata fuori dalle istituzioni e dalle lobby finanziarie, prestando attenzione alle alleanze interne e alla più ampia gamma di stakeholder.

Seguendo le abitudini della divulgazione giornalistica, l'autore contrappone i manager innovatori a quelli conservatori. Questi si sono preoccupati essenzialmente dell'equilibrio economico - finanziario e hanno fatto leva su eccessivi tagli di costi e sulla disciplina dei processi di gestione. Invece quelli appartenenti al nuovo trend hanno provocato degli choc di mercato per mezzo dell'innovazione.

Non è il settore di business quello che fa la differenza, ma l'orientamento del top management a procacciarsi opportunità, anche correndo qualche rischio, o al contrario a cercare il consenso degli azionisti.

Sergei Brin e Larry Page sono stati innovatori anche quando le nuove occasioni di crescita economica del business di Google erano incerte. Steve Jobs è stato capace di innovare quando era il tempo di farlo, anche se il valore di Borsa di Apple ne ha risentito. Bill Gates si è dimostrato un vero innovatore della strategia di Microsoft, bravo a capitalizzare in competitività con prodotti innovativi e reattività aziendale.

Sono esempi illuminanti di manager dotati di lungimiranza, capaci di costruire prospettive aziendali con il gruppo di top management.

"Revolt in the boardroom" soffre dell' eccesso di entusiasmo per il cambiamento, che  spinge l' autore a sovrastimare le situazioni gestionali legate all'innovazione, contro quelle della conservazione. Ma il  libro costituisce uno spaccato rappresentativo del funzionamento reale dei boardroom e del gioco della governance nelle grandi aziende dello Stock Exchange.

Postato da: orsola a 15:25 | link | commenti (1)
competitivita 92

09/05/2007

Valutazione del lavoro di mamma

Salary.com è una società di consulenza americana, che ha la  sede principale a Waltham, Masachussetts. Offre soluzioni on demand di compensation management, basate sulla valutazione delle responsabilità, delle competenze e delle performance di tecnici, quadri e dirigenti aziendali e delle amministrazioni pubbliche,  rivolte alle direzioni Risorse umane per le politiche di equità retributiva.

Ogni anno  svolge una "Mom salary survey", che  valuta il contributo economico di una mamma al bilancio della famiglia e fa riferimento ad un campione di 40.000 donne.

Il rapporto  dell'indagine 2007  è stato diffuso la settimana scorsa. .

La società ha rilevato il tempo che le mamme hanno impiegato nel 2006  per svolgere le loro funzioni specifiche di accudimento e gestione familiare, dall'educazione dei figli alle pulizie della casa, dalla preparazione del cibo agli acquisti, dalle relazioni con gli insegnanti al budget domestico, dalle piccole riparazioni alla guida dell'automobile per accompagnare componenti della famiglia.

Ha calcolato quanto lavorano settimanalmente, con quali risultati e ha definito una paga oraria equa, quella corrispondente  alla retribuzione media di un venditore, che opera in una rete commerciale organizzata.

E' risultato che una mamma che svolge le funzioni tipiche del ruolo impegna 92 ore alla settimana: le 40 ore  contrattuali  dell'occupazione a tempo pieno negli USA più 52 ore di straordinari.

La retribuzione per questo carico di  lavoro  sopportato  nel 2006  sarebbe di 138.095 dollari (= 101.407 euro),  un aumento del  3% rispetto all'anno precedente.

I parametri e le equiparazioni usate da Salary.com per la sua indagine retributiva sono senz'altro discutibili e la società di consulenza probabilmente realizza questo suo servizio a scopo promozionale. Ma il rapporto può essere criticato in primo luogo perchè monetarizza quello che è incommensurabile, motivato come è  da affetto e ricompensabile solo nello stesso modo.

La famiglia, trattata alla stregua di  un'azienda, rischia di scivolare lungo la  china del pay for love e di allontanarsi sempre più  dal  piacere di donare, reciproco fra congiunti.

Postato da: orsola a 16:58 | link | commenti (1)
societa 295

Storie da capo del personale

Domenica è apparso su Internet un nuovo blog, quello di "Nico Shark, un amico per 5 anni". Da allora vengono pubblicate quotidianamente online le storie in quattro vignette del "vostro nuovo capo del personale".

L'account, lo stile delle illustrazioni e il contenuto satirico sono quelli caratteristici  di Frantico, lo pseudonimo usato da un autore trasgressivo francese, la cui vera identità rimane ignota, nonostante il successo.

Nico Shark somiglia incredibilmente a Nicolas Sarkozy. Ha il cipiglio efficientista e gli orientamenti di un decisore aziendale, abituato a trattare le persone come risorse uguali alle altre, necessarie per raggiungere obiettivi economici.

Nico

Nella prima pubblicazione il protagonista del fumetto è impegnato in un discorso di coinvolgimento a un gruppo di persone, che attivano speranze, subito deluse, di migliorare  tempi e ritmi di lavoro.

Nella seconda fa pressione su un dipendente e lo induce ad uscire per affrontare il problema delle immondizie bruciate davanti all'azienda da Neri e Arabi (come sospetta).

Nella terza pubblicazione due impiegati, che pettegolano sulla vacanza di Nico Shark all'albergo "Malta", con trattamento di sauna, massaggi e champagne, scoprono di essere spiati.

Nella quarta tre uomini e una donna, addetti alle condutture e agli impianti situati nelle cantine della sede aziendale, che somigliano a Ségolène Royal e ai tre esponenti di vertice del Parti socialiste, litigano tra loro anzichè fare gruppo per difendersi dai comportamenti autoritari del capo del personale.

Il fumetto è costruito con un tratto ruvido, essenziale e ha dialoghi sintetici,  fatti  di fonemi e parole sottolineate dalla punteggiatura in nuvolette a catena. Lascia immaginare più che dire. Risulta accattivante ed efficace.

Potrà bissare il successo del precedente "blog di Frantico", come lasciano ipotizzare i 123 commenti della prima uscita.

Chissà perchè il disegnatore per manifestare le sue convinzioni politiche ha assimilato Sarkozy a Shark, un capo del personale infido, manipolatore ed egoista.

Postato da: orsola a 11:34 | link | commenti (4)
politica 137

08/05/2007

Giornalismo pro-am

Basterà la collaborazione tra giornalisti professionisti e amatori per cambiare almeno la selezione e il confezionamento delle notizie?

Ci conta Jay Rosen, professore di giornalismo alla New York University, fondatore di NewAssignment.net, un blog, che vuole fare cooperare su Internet giornalisti e utenti per produrre un "lavoro di alta qualità al servizio dell'interesse pubblico, sostenuto da indagini rigorose e che susciti fiducia".

Il punto di forza di questo giornalismo media mix o pro-am, professionale-amatoriale, è il "crowdsourcing", il contributo della gente.

L'informazione collettiva dal basso è sollecitata, pubblicando sul sito giornalistico una serie di temi su cui si chiede il contributo degli internauti. Chiunque può intervenire e dialogare con i professionisti.

La trovata ha avuto successo  in America, dove c'è il rapporto tra  contributi e accessi  ai social media più elevato che altrove. Ma c'erano già dei precedenti nelle esperienze del coreano OhMyNews, della francese Agoravox e della globale Wikipedia, per citare i tre casi più noti.

Annunciata nell'agosto scorso e avviata in aprile, l'iniziativa di Jay Rosen ha avuto più di 700 adesioni al progetto di scrivere ciò che "i normali mezzi di informazione non possono fare, non vogliono fare o hanno già scartato".

Il nuovo giornalismo di partecipazione online ha trovato nella cittadinanza attiva la sua alimentazione, innescata dalla prospettiva di farla finita con le notizie fotocopia, ispirate dalle stesse agenzie e uffici stampa.

In Europa finora è prevalente il modello media mix. Grandi catene radio, televisive e agenzie, come BBC, CNN e Associated Press, hanno stretto accordi per inserire contenuti amatoriali, più immediati, nel loro newsmaking.

Ci sono, in questa scia, i casi dei siti d'informazione, come il danese Flix.dk1, fondato nel 2003, che fa giornalismo cittadino e il francese Rue89.com, un sito generalista appena lanciato da tre ex redattori di "Libération". E' dotato di una decina di giornalisti professionisti, una rete di esperti di diverse specializzazioni e di una comunità di internauti. Ai giornalisti tocca il controllo e la validazione degli articoli.

Più vicini al modello pro-am sono YouVox, che affronta temi differenti, impiegando esperti, appassionati e internauti, coordinati da alcuni animatori.

La crisi della carta stampata e la doppia ricorrenza delle elezioni presidenziali e legislative in Francia hanno dato impulso a una serie di progetti di giornalismo pro-am.

Sono queste ultime iniziative autofinanziate, che sperano nell'interesse dei mass media, della pubblicità e delle sponsorizzazioni, con tutta la debolezza di tali prospettive.

Più concreto può essere l'apporto finanziario di altri, concorrenti dei media tradizionali. A NewAssignment.net ha dato un contributo economico il patron di Craigslist, un sito online di annunci gratuiti. Un'alleanza che fa paura all'establishment del mondo dell'informazione.

Postato da: orsola a 16:41 | link | commenti (1)
societa 295

Slittamento della leadership economica a Est

"We are still losing the competitive advantage. Now is the time to act" è il nuovo rapporto dell'AeA - Advancing the business of techonology sul rischio di perdita della competitività dell'industria hi-tech americana.

L'AeA associa 2.500 aziende, che rappresentano tutti i segmenti di questo settore produttivo e impiegano 1 milione 800 mila addetti. Tutela e promoziona gli interessi del comparto.

Il rapporto constata che gli USA formano meno ingegneri delle nuove economie asiatiche, dell'UE e della Russia e nella classifica 2007 della National Science Foundation sono davanti solo ai paesi dell'America Latina e a Taiwan.

Formazione degli ingegneri
nei primi 10 paesi del mondo

 
Paesi
Ingegneri
% mondiale
1 Cina
351.500
28%
2 UE
198.300
16%
3 Giappone
98.400
8%
4 Russia
82.400
7%
5 India
82.100
7%
6 Corea del Sud
64.900
5%
7 USA
60.600.
5%
8 Messico
44.700
4%
9 Taiwan
41.900
3%
10 Brasile
25.300
2%

                                          Fonte: U.S. National Science Foundation

Gli investimenti degli USA in ricerca e sviluppo sono inferiori al livello degli anni '80. Mentre nei primi anni '90 la Cina ha incominciato ad investire massicciamente nella ricerca di base, dove l'America è particolarmente carente, fino a raggiungere nel 2004 il numero di 926 mila ricercatori, secondo  soltanto a quello degli USA e ad incrementare del 77% gli investimenti relativi, per un valore di 10 miliardi 400 milioni di dollari.

Gli articoli scritti dai ricercatori cinesi e citati dalle pubblicazioni accademiche di tutto il mondo sono perciò aumentati tra il 1988 e il 2003 del 532%.

Citazioni di ricerche di base

Aree geografiche
1988
2003
Aumento %
Europa occidentale
143.900
240.900
67%
USA
177.700
211.200
19%
Asia
51.800
131.200
153%
Cina
4.600
29.200
532%
India
8.900
12.800
44%
Europa orientale
10.000
34.300
244%

                                       Fonte: U.S. National Science Foundation

Con questa attività di formazione e di ricerca, la Cina sta favorendo la crescita economica e sociale del paese. E' prevedibile che nel 2020, proseguendo il ritmo attuale, essa diventi il maggiore competitore mondiale, secondo soltanto agli USA.

L'AeA raccomanda perciò di migliorare la formazione dei giovani americani nelle discipline tecnico-scientifiche, di aumentare i finanziamenti federali alla ricerca di base, di favorire l'immigrazione nel paese delle persone altamente qualificate, di promozionare la diffusione di Internet e l'uso della Rete.

Postato da: orsola a 12:11 | link | commenti (1)
competitivita 92

Carte dei tarocchi Rider-Waite, 1910.

Postato da: orsola a 09:53 | link | commenti

07/05/2007

Aziende familiari da centinaia di anni

Kongo Gumi è un'impresa di Osaka, specializzata nella costruzione di templi. Fondata nel 578 è appartenuta per 1428 anni, attraverso 40 generazioni, alla stessa famiglia.

Il presidente attuale è il 51enne Toshitaka Kongo, che sta per passare la mano al figlio Masakazu, dopo la vendita dell'azienda, general contractor del nuovo quartiere direzionale di Osaka, al gruppo Takamatsu.

L'azienda più vecchia del mondo, ininterrottamente di proprietà della stessa famiglia,  è diventata perciò la Hoshi Ryokan di Komatsu, fondata nel 718.Opera nel settore alberghiero e, secondo la leggenda, ha incominciato la sua attività dando ospitalità al dio del Monte Hakusan. Possiede ancora un albergo, dove fu costruito il primo. 

Queste notizie storiche provengono dalla ricerca di William T.O'Hara, executive director of Bryant College's Institute for family enterprise, autore di "Centuries of Success". 

Ad essa è ispirata la rassegna del periodico "Family Business", pubblicata questa settimana, "The world's oldest family companies. One hundred lessons in endurance from 17 countries", una cronologia delle 100 aziende più vecchie esistenti al mondo e appartenenti dalla fondazione alla stessa famiglia.

La rassegna è fatta di brevi schede, che indicano per ogni azienda l'anno di fondazione, le generazioni che l'hanno gestita, il link per l'approfondimento dei dati essenziali di produzione e mercati, i principali avvenimenti passati.

La maggior parte delle 100 imprese familiari produce beni e servizi di base. La Francia e l'Italia sono i due paesi che hanno più aziende nell'elenco.

Tra le prime 15 imprese familiari 8 sono italiane:

- la 4ª dell'elenco è la Fonderia Marinelli di Agnone (Isernia), che dal 1000 fa campane per tutto il mondo;
- la 5ª è la casa vinicola e oleificio Barone Ricasoli, che ha sede a Siena dal 1141;
- la 6ª è la vetreria Barovier &Toso di Murano (Venezia), fondata nel 1295;
- la 9ª è l'oreficeria Torrini di Firenze, attiva dal 1369;
- la 10ª è l'azienda vitivinicola Antinori di Firenze, che opera dal 1385,
- l'11ª è il cantiere nautico Camuffo di Portogruaro (Venezia), lo "Stradivari del mare" dal 1438;
- la 13ª è la ceramica Grazia Deruta di Torino, che ha iniziato la sua produzione nel 1500 e
- la 14ª è la Fabbrica d'armi Pietro Beretta di Gardone (Brescia), che dal 1526 è famosa per i fucili da caccia e le pistole.

Tra le 100 aziende di "Family Business" figurano altre 7 italiane, fondate tra il 1615 e il 1750: la Cartiera Mantovana, il lanificio Piacenza, la fabbrica di liquirizia Amarelli, la Fonderia di campane Daciano Colbachini, il lanificio Conte, l'industria di costruzione macchine per chiavi Silca, la distilleria Bortolo Nardini.

15 aziende di un successo di lunghissima durata.

Postato da: orsola a 16:35 | link | commenti (2)
competitivita 92

Balzo retributivo del 24% per i Ceo delle big corporation

Negli ultimi dieci anni il reddito medio degli Americani è cresciuto, ma anche le disuguaglianze economiche sono aumentate, per la concorrenza sul costo del lavoro, che si fanno 3 miliardi di produttori nel mondo.

Il fossato tra ceto medio e classe alta si è allargato a dismisura. Lo 0,01 della popolazione al vertice della piramide delle ricchezze ha incrementato i suoi guadagni del 617%, lo 0,1 dei più ricchi li ha accresciuti del 236% e l'1% "soltanto" del 121%, contro una media dell'11%.

Un ulteriore esempio di questa nuova disuguaglianza dei redditi è dato dalla classifica delle remunerazioni percepite nel 2006 dai Ceo delle 30 aziende del Dow Jones.

Sommando stipendi, piani pensionistici, stock option, incentivi, azioni, bonus e altri benefici addizionali, i 30 manager hanno incassato 615 milioni di dollari (= 456 milioni di euro), il 24% in più di quanto ottenuto nel 2005, un guadagno pro capite 456 volte il reddito medio annuo di una famiglia americana.

Nel 2006 l'utile delle aziende dirette dai 30 top manager è migliorato rispetto all'anno precedente del 21,85% e il valore di Borsa del 16,20%. Percentuali inferiori all'incremento retributivo.

I 15 manager più pagati nel 2006

 
Nome e carica
Azienda
Remunerazione $
1 Edward Whitacre - Presidente Ceo
AT&T
60.103.627
2 Larry Ellison - Ceo
Oracle
55.236.730
3 Ray R.Irani - Presidente Ceo
Occidental Petroleum
55.055.276
4 Lloyd C.Blankfein - Presidente Ceo
Goldman Sachs
53.763.408
5 Gary G.Cohn - Direttore Generale
Goldman Sachs
52.615.342
6 E.Stanley O'Neal - Ceo
Merrill Lynch
47.507.330
7 J.J. Malva - Presidente Ceo
ConocoPhillips
42.998.116
8 John J.Mack - Presidente Ceo
Morgan Stanley
40.945.485
9 David A.Viniar - Direttore finanziario
Goldman Sachs
39.920.121
10 James Dimon - Presidente Ceo
JP Morgan
38.652.487
11 Dow Kim - Vicepresidente esecutivo
Merrill Lynch
36.620.233
12 Gregory J.Flemming - Vicepresidente esecutivo
Merrill Lynch
33.651.026
13 Louis Camilleri - Presidente Ceo
Atria
33.643.448
14 E. Neville - Presidente Ceo
Coca Cola
32.003.594
15 D.J. O'Reilly - Presidente Ceo
Chevron
31.278.518

Nelle remunerazioni gli stipendi rappresentano il 7,68% del totale. Il 47,18% è dato da azioni (29,55%) e stock option (17,63%). Il 34,30% è costituito da incentivi (18,88%) e bonus (15,42%).

I benefici addizionali sono talmente consistenti che la SEC, Security and exchange commission ha deciso di regolamentare l'uso da parte dei manager degli aerei aziendali, piloti, carburante, tasse aeroportuali e catering a bordo compresi, delle automobili con autista e degli altri privilegi personali.

Postato da: orsola a 11:58 | link | commenti
economia 138

04/05/2007

Mappa delle comunità virtuali

Aumentano i tentativi di rappresentazione grafica dei fenomeni di comunicazione online. Alle pretenziose reti sociali tecnologiche, simulacri della sociologica network analysis, che non considera solo la forma ma anche il contenuto e il contesto delle relazioni, si vanno sostituendo più impressive cartografie, dovute a creativi e grafici.

Approssimazione per approssimazione, che cosa vieta di dire il vero ridendo?

Randall Munroe è un esperto di robotica, che dopo avere lavorato per la NASA, fa lo scrittore e il disegnatore umoristico. Un "pen/pencil operator", come si definisce, che ha alle spalle la creazione di quattro siti di vignette folgoranti ed è l'ideatore e il realizzatore del noto webcomic XKCD, un giornale online di "romanzo, sarcasmo, matematica e linguaggio".

Sul suo sito ha disegnato la mappa delle comunità virtuali odierne.

F1

Nel Grande Nord, oltre le montagne  del Web 1.0, ci sono i territori di Yahoo, Windows Live e AOL, che sono bagnati dal mare dei Noob.

All'Estremo Sud c'è l'arcipelago di Blogipeligo, allo stesso livello della grande isola di Wikipedia, vicina all'abisso di Usenet.

MySpace è sul Golfo di YouTube, nel Mare della Cultura, che è separato dall'Oceano della Subcultura dallo Stretto di Virale.

Il Mare di Meme è sotto le Isole Sparta.

Munroe avverte che la mappa è incompleta e non sempre precisa: non deve essere usata per navigare su Internet.

Postato da: orsola a 11:25 | link | commenti (1)
tecnologia 115

03/05/2007

Trasformazioni del lavoro con l'ICT

Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione hanno riattualizzato l'interesse, tipico della prima sociologia del lavoro, per la forma assunta dai collettivi di lavoratori in conseguenza delle trasformazioni tecnico-organizzative.

"L'obiettivo di questo libro è di comprendere quali usi sono stati fatti dei dispositivi (ICT) che hanno cambiato in maniera differente le professionalità".

Sono dispositivi che possiedono una grande plasticità di applicazioni lavorative, legate alla loro genesi manageriale e alla correlazione con altri dispositivi che le persone devono combinare per il lavoro, secondo competenze distribuite in modo diverso.

"Bisogna capire come coabitano 'comunità virtuali' e realtà di lavoro, o ancora come coesistono individui e collettivi di generazioni e capacità differenti, che mirano a rendere compatibile una profusione di strumenti e dispositivi dall'obsolescenza più o meno rapida".

Per questi obiettivi ha lavorato per quasi due anni un gruppo di ricercatori in sociologia, management e ICT, organizzato nell'ambito del Centre national de la recherche scientifique, che hanno approfondito i quadri di analisi sulla nozione di collettivo, sull'apprendimento dell'ICT e sull'essenza di documento.

I risultati sono presentati nel libro, coordinato dai sociologi Anne-France de Saint- Laurent Kogan e Jean Luc Metzger, "Où va le travail a l'ère du numerique?" Mines Paris Les Presses, Paris, 2007. Titolo che parafrasa quello di Georges Friedmann ,fra i primi sociologi, autori di riflessioni sulla società tecnologica.

L'approccio interdisciplinare adottato consente di approfondire meglio le dimensioni della tecnica, quelle delle relazioni nei gruppi di lavoro e dei flussi d'informazione, cambiate progressivamente dall'impiego dell'ICT nei processi di produzione materiale e intellettuale,  di offerta di beni e servizi.

Diviso in tre parti, il libro analizza in chiave diacronica le grandi problematiche aziendali contemporanee:

-  come i dipendenti arrivano ad associarsi e a formare dei collettivi, fondati sulla condivisione di valori  costruiti autonomamente;
-  in che cosa consiste l'apprendimento, quando il sapere e il saper fare diventano obsoleti fino dal momento della loro acquisizione e quale deve essere il rapporto strategico con l'apprendimento delle competenze ICT;
-  che cosa è e può diventare leggere e scrivere sul lavoro, agendo sui supporti della comunicazione e sul loro contenuto.

Partendo dalla ricerca empirica sulle pratiche informali di autorganizzazione dei collettivi di lavoratori, facilitati dai dispositivi ICT, introdotti strumentalmente dal management, gli autori rilevano le articolazioni tra impieghi della tecnologia e legami sociali e individuano come avvengono le evoluzioni da una forma di collettivo all'altra.

Vengono così studiati i cambiamenti dell'organizzazione sindacale dalla comunità alla rete, il nomadismo  cooperativo dell'ICT, l'apprendimento e il disapprendimento delle competenze, la formazione all'ICT come cambiamento continuo, il processo editoriale e l'attività documentaria come accessi privilegiati alle relazioni di lavoro  e  collocazione dinamica nella rete.

Una risposta alla vecchia domanda: dove va il lavoro umano?

Postato da: orsola a 16:41 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

Sigmar Polke, "Menschenbrücke", 2005,
elaborazione fotografica su lastra di polistirolo.

Postato da: orsola a 12:01 | link | commenti

02/05/2007

Rallenta nel 2007 la crescita della blogosfera

"State of the live Web", l'ultimo rapporto pubblicato il 5 aprile da Dave Sifry, il patron di Technorati, rileva che appena un quinto dei 75 milioni di blog indicizzati dal motore di ricerca è stato aggiornato negli ultimi tre mesi.

A marzo i blog che avevano avuto un nuovo post nei primi 90 giorni dell'anno erano diventati 15 milioni 534mila 430. Nell'ottobre 2006 erano stati 15 milioni 297mila 100 e nel maggio precedente 13 milioni 720mila 748. In dieci mesi la percentuale di blog attivi sul totale si è quasi dimezzata, anche se i post giornalieri sono passati da 1.300.000 a 1.500.000.

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Il ritmo di crescita è rallentato. Le dimensioni della blogosfera sono meno grandi dell'anno scorso. I modi di espressione e partecipazione degli internauti trovano altri social media competitivi ai blog, dai wiki agli YouTube e derivati, ai Flickr, ai videogame, con effetti online e offline. L'influenza dei singoli blog per accessi e contributi aumenta più in fretta delle nuove aperture.

Il numero dei post scritti in inglese diminuisce dal 39% di ottobre al 33% indicato nel rapporto di aprile. Il giapponese diventa così la prima lingua della blogosfera con il 37%. Dietro i primi due ci sono il cinese con l'8%, l'italiano  e lo spagnolo, ognuno con il 3%, il russo e il  francese con il 2%, ciascuno.

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Francis Pisani su "Transnets", il blog sull'ICT di "Le Monde" contesta il censimento di Technorati e propone in alternativa il numero di articoli pubblicati nelle nove lingue principali di Wikipedia.

Trova così che il francese non è più "al traino" delle altre lingue. Ma può ben figurare al terzo posto di questa sua classifica con 483 mila voci, dietro l'inglese, sempre primo con 1 milione 763 mila e il tedesco con 577 mila, davanti al polacco con 373 mila, al giapponese con 362 mila, all'olandese con 292 mila, all'italiano, settimo, con 290 mila, al portoghese con 254 mila, allo spagnolo con 228 mila e allo svedese con 225 mila.

Il bravo e simpatico giornalista  conclude la sua proposta, scherzando che la nuova classifica renderebbe i francesi quasi seri quanto i tedeschi e meno disposti a stare al seguito degli italiani.

Ma Heather Green su "Business Week" si rifà a Steve Rubel e alle ricerche del Gartner Group per riaffermare che c'è uno spostamento di interesse per contenuti e media diversi da quelli tradizionali del diario in pubblico.

Non sarà che il paradigma dell'uso di Internet come  medium procacciatore di notizie e divertimenti si vada diffondendo oltre ogni previsione del recente passato?

Postato da: orsola a 17:50 | link | commenti (2)
societa 295

Opinioni correnti sulla globalizzazione

Paul Krugman ha detto che la globalizzazione è diventata il capro espiatorio di tutti i mali della società contemporanea e ha portato quasi tutti a schierarsi per la globalofilia o la globalofobia.

Per rilevare le opinioni correnti tra la popolazione mondiale in materia di economia globalizzata due società demoscopiche, The Chicago council on global affairs e WorldPublicOpinion hanno condotto un sondaggio in diciannove paesi, che costituiscono il 56% della popolazione mondiale. L'indagine si è avvalsa di strutture locali di ricerca e ha raccolto le opinioni degli abitanti di Cina, India, USA, Indonesia, Francia, Russia, Thailandia, Ucraina, Polonia, Iran, Messico, Corea del Sud, Filippine, Australia, Argentina, Perù, Israele, Armenia e territori della Palestina
-
sulla globalizzazione,
-sui suoi effetti per le economie nazionali, le aziende, lo standard di vita, i consumi, il lavoro e l'ambiente,
-sul commercio internazionale in rapporto all'ambiente e all'occupazione.

Opinioni fortemente positive nei confronti della globalizzazione sono state espresse in larga maggioranza dai cittadini di quei paesi che hanno economie export oriented: in Cina l'87%, nella Corea del Sud l'86% e in Israele l'82%. Al contrario, i più scettici sono in Francia il 42%, negli USA il 35%, nelle Filippine il 32%.

Sui benefici del commercio mondiale le opinioni più positive sono rappresentate dall'86% delle persone che vivono in Israele, dal 78% di quelle che stanno in Cina e dal 78% di quelle della Corea del Sud. Le opinioni più negative appartengono al 45% degli USA, al 43% della Francia e al 34% della Russia.

E' significativo in questa area di domande l'entusiasmo del 74% degli Israeliani, del 73% dei Cinesi per l'effetto positivo del commercio mondiale sullo standard di vita. Come buona è la valutazione del 64% degli Americani. Le tre eccezioni negative sono la Francia con il 44%, l'Argentina con il 30% e la Russia  con il 19%.

Sui rapporti tra commercio internazionale e ambiente le opinioni sono ampiamente più negative, come mostra la figura seguente, che riassume le risposte alla domanda "Tutto considerato, lei pensa che il commercio internazionale sia un bene o un male per l'ambiente?".

CCGA

Per quanto riguarda gli effetti del commercio internazionale e il ruolo della World Trade Organization sull'occupazione,  il 74% degli abitanti di Israele, del Messico e della Thailandia, paesi esportatori e turistici, ritiene che provochino la creazione di impieghi. Il 64% di quelli della Cina è convinto che migliorino la stabilità del posto di lavoro. Mentre hanno opinioni opposte l'80% in Francia, il 67% negli USA, il 50% in Argentina e in Corea del Sud. Perfino in India c'è il 37% di scettici e in Russia il 32%.

Postato da: orsola a 14:58 | link | commenti
economia 138

Comportamenti manageriali di prevenzione infortuni

La "Biblioteca AEDIPE", la collana editoriale della Asociación española de direccion y desarrollo de personas è giunta al 59° libro. Quello appena pubblicato è una raccolta, curata da Juan Antonio Esteban, direttore Risorse umane dell'azienda di trasporto passeggeri ALSA, e da José Luis Alonso, direttore vicario di MGO, una società di consulenti per la sicurezza nel lavoro, "La prevencion de riesgos laborales en España", Prentice Hall-Pearson Educacion, Madrid, 2007.

Vi hanno contribuito direttori Risorse umane di grandi aziende, come Iberia e Sedesa, di società di consulenza informatica, come Getronics, esponenti dei sindacati UGT e CCOO, rappresentanti della pubblica amministrazione.

Il libro presenta alcuni casi innovativi e li inquadra nel contesto normativo, organizzativo e di mercato dell'impresa aperta. Dà una visione globale della prevenzione infortuni del lavoro, della sua configurazione aziendale, delle sfide da affrontare, delle responsabilità manageriali, dell'integrazione con le attività di gestione delle Risorse umane e dei modelli internazionali di riferimento.

"La prevencion de riesgos laborales en España" è articolata in cinque parti:

-  legislazione antinfortunistica e mercato dei prodotti e servizi per la sicurezza e la salute dei lavoratori,
-  gestione della prevenzione, visioni e soluzioni,
-  esperienze di buone pratiche,
-  focalizzazione della gestione Risorse umane in una logica negoziale,
-  confronti internazionali.

Come appare evidente già da questi accenni,  il fine dei 17 autori dei 20 capitoli non è stato quello di redigere il solito manuale di istruzioni per evitare le sanzioni della legge, ma di considerare la prevenzione un'attività qualificante della direzione Risorse umane e una competenza distintiva dei manager a tutti i livelli.

Per questo scopo di salvaguardia del capitale umano sono stati approfonditi nei casi gli aspetti organizzativi e gestionali dell'intelligenza e della pedagogia aziendale, considerando le differenti e integrate finalità della direzione Risorse umane, negli aspetti micro e strumentali di relazioni interne, sindacali e di valorizzazione delle persone e nelle interazioni con la globalizzazione, le nuove tecnologie, i lavoratori della conoscenza.

Il libro ha dato la parola ai dirigenti sindacali, agli esponenti delle pubbliche istituzioni incaricate dell'assistenza e controllo in materia di sicurezza e salute e di imposizione fiscale, ai rappresentanti delle grandi scuole di formazione dei professionisti delle Risorse umane, agli studiosi e ai pratici del management americano.

Dai contributi emerge la tesi che i responsabili della direzione Risorse umane sono "meri facilitatori dell'implementazione" delle attività di prevenzione. Queste hanno due pilastri fondamentali: l'organizzazione del lavoro e il management, che lungo la catena gerarchica decide e realizza il modo di impiego effettivo dei lavoratori (v. anche "Norme e azioni per la sicurezza del lavoro").

Postato da: orsola a 11:41 | link | commenti (8)
gestione e sviluppo 260