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27/04/2007

Aprile - 28  post

COMPETITIVITA': 17- Wal Mart di nuovo alla testa di Fortune 500; 19- Eccezionali performance di eBay; ECONOMIA: 5- Insediamenti delle multinazionali in Europa; 11- Prodotti agricoli:commestibili o combustibili?; 17- Crescita dell'economia e soddisfazione delle persone; 20- Sicurezza dei prodotti di largo consumo; 26- Pericoli di declino demografico ed economico per l'Europa; FORMAZIONE: 2- Introspezione senza offendersi; GESTIONE E SVILUPPO: 3- Città gradite agli espatriati; 11- Asshole management; 11- Robert Combas; 18- Norme e azione per la sicurezza del lavoro; 18- Sigmar Polke; 26- Tempi lavorativi di donne e uomini; 27- David Lynch; OCCUPAZIONE: 3- Effetti della nuova globalizzazione sui lavoratori europei; 10- Globalizzazione del lavoro; 12- Emigranti; POLITICA: 16- Riforme per lo sviluppo; 16- Keith Haring; RELAZIONI INDUSTRIALI: 10- Rappresentanti dei lavoratori nelle aziende; SOCIETA': 2- Videogiochi per tutte le situazioni della vita reale; 5- Carte bizzarre; 13- Pizza piatto transculturale; 19- Maratone di grandi tartarughe; 24- Internauti couch potato; TECNOLOGIA: 16- Storia dell'industrial design italiano; 23- Visibilità a buon mercato.

Post più commentati

Norme e azioni per la sicurezza del lavoro
Pizza piatto transculturale
Videogiochi per tutte le situazioni della vita reale
Città gradite agli espatriati
-  Riforme per lo sviluppo
Maratona di grandi tartarughe
Visibilità a buon mercato

Postato da: orsola a 11:15 | link | commenti

Cart-Lynch-02G

David Lynch, "Senza titolo", senza data, inchiostro su carta.

Postato da: orsola a 10:33 | link | commenti

26/04/2007

Tempi lavorativi di donne e uomini

La retorica dei doppi tempi di lavoro delle donne e della difficile conciliazione tra carico di lavoro in casa e fuori casa ha per lungo tempo alimentato i discorsi sulla questione femminile. Si è diffusa infatti la convinzione senza prove che mediamente le giornate delle donne fossere più piene di attività domestica ed extradomestica di quanto non fossero quelle spese soltanto sul mercato del lavoro dagli uonimi.

Una smentita a queste apprezzabili opinioni senza fatti arriva da una ricerca realizzata da Michael C. Burda dell'Università di Berlino, Daniel S. Hamermesh dell'Universiy of Texas e Philippe Weil dell'Université libre de Bruxelles. I tre, economisti del lavoro, ne hanno pubblicato i risultati con il titolo "Total Work, gender and social norms" negli IZA Discussion Paper, n° 2705, e nei NBER Working Paper, n° W13000, del mese di marzo.

I ricercatori hanno analizzato i risultati dei sondaggi, fatti con i diari degli orari di lavoro, sul tempo allocato da donne e uomini di 25 paesi, registrato in minuti per giornata media,  per tre anni consecutivi, dal 2001 al 2003.

Hanno diviso le giornate in quattro parti differenti: il tempo impiegato sul mercato del lavoro, dedicato alle faccende domestiche, occupato dal dormire e mangiare, trascorso negli svaghi.

Non hanno trovato differenze tra la quantità di tempo lavorativo delle donne e degli uomini negli USA e in Europa. Mediamente, gli uomini impiegano 5,2 ore al giorno per il lavoro extradomestico e 2,7 ore per le attività dedicate alla famiglia. Le donne lavorano fuori casa per 3,4 ore al giorno e in casa per 4,5 ore. Il tempo di lavoro dei due sessi è identico: 7,9 ore al giorno.

Ci sono forti differenze tra i paesi. In Svezia, Norvegia e nei Paesi Bassi gli uomini lavorano più delle donne, con una differenza di una decina di minuti in più, dovuta agli impegni professionali. In Belgio, Danimarca, Finlandia e Regno Unito lavorano di più le donne, ma le differenze sono ancora minori.

In Italia e in Francia le quantità di lavoro delle donne superano quelle degli uomini. Le Italiane lavorano mediamente 8 ore al giorno contro le 6,5 degli uomini. Le Francesi lavorano 7,2 ore e i Francesi 6,6 ore.

Differenze ci sono anche nel tipo di lavoro domestico. Quello delle donne, dedicato alla cura familiare, è due-tre volte quello degli uomini. Il tempo per gli acquisti è meno differente.

Gli scarti tra le popolazioni europee sono spiegati dai ricercatori come ritardo dei paesi latini rispetto a quelli nordici.

Nei paesi in sviluppo le donne lavorano molte più ore al giorno degli uomini. Nel Benin, nelle Mauritius e nel Madagascar il tempo di lavoro e le responsabilità familiari delle donne sono quasi il doppio degli impegni maschili.

Il fatto è spiegato con il livello di povertà di quei paesi, contraddistinti da elevati tassi di disoccupazione maschile, che giustificano il permanere di valori e comportamenti di sopraffazione degli uomini sulle donne.

La ricerca mostra infatti una stretta correlazione tra condizione di genere e andamenti economico-sociali.

La posizione familiare della donna e dell'uomo è funzione della collocazione rispetto alla domanda di lavoro. E' legata alla qualificazione dei lavoratori e al tasso di sviluppo economico di un paese.

Postato da: orsola a 17:13 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

Pericoli di declino demografico ed economico per l'Europa

Nel 2050 la Terra sarà abitata da 9 miliardi di persone, il 50% in più di quelle attuali. La crescita sarà trainata dall'Asia e dall'Africa, mentre la popolazione dei paesi ad economia avanzata si fermerà intorno a 1 miliardo e 260 milioni nel 2030.

Gli ultra 60enni diventeranno 2 miliardi. Il rapporto tra persone attive e inattive passerà dall'11% di quest'anno a più del 25% nel 2050.

Uno choc demografico che  comporterà uno spostamento della ricchezza dai paesi sviluppati verso quelli emergenti, perchè "la crescita demografica è l'essenza stessa della crescita economica".

Questi dati e interpretazioni appartengono allo studio previsionale "L'avenir de la démographie mondiale et ses répercussion économiques", coordinato da Veronique Riches-Flores, capo economista Europa della Société Générale.

Secondo lo studio, il 98% dell'incremento di popolazione avverrà nei paesi emergenti: il 51% in Asia e il 38% in Africa. Nei paesi avanzati ci sarà un declino della popolazione attiva e una perdita di ricchezza. L'Europa che nel 1970 costituiva il 44,8% dell'economia mondiale, già oggi ne rappresenta soltanto un terzo. Nel 2050 sarà un quinto. Il Giappone scenderà al rango di terza economia asiatica con il 5% del PIL mondiale, contro l'8% dell'India e il 18% della Cina.

Nei paesi avanzati allo scarso sviluppo demografico si sommerà l'invecchiamento della popolazione.

L'Europa che ha il tasso di fecondità più basso del mondo sarà quella maggiormente  colpita dalla perdita di ricchezza, che raggiungerà il 18%, al ritmo  dello 0,35% annuo.

Sarà seguita su questa via dall'America del Nord, che toccherà nel 2050 una riduzione del 9,3% del PIL, cioè lo 0,2% annuo.

Tutti i paesi dell'Europa occidentale subiranno l'impoverimento dei redditi pro capite dal 9% al 23%, a seconda dei casi. Nell'Europa orientale la situazione sarà perggiore. Questi paesi, infatti, hanno perduto una buona parte dei giovani, emigranti a Occidente alla fine della guerra fredda.

Ci sono tutte le condizioni perchè si creino degli squilibri insormontabili nel cuore dell'Europa, dove mancano riserve di manodopera ed è troppo tardi per imitare gli USA, che da 25 anni si stanno liberando dai problemi demografici a cui andrà incontro il Vecchio Continente.

Essi, con una politica d'immigrazione allargata, sono riusciti a controbilanciare l'invecchiamento della popolazione e ad  aumentare  il rapporto tra gli attivi e gli inattivi del paese.

"Sono urgenti una serie di misure correttive, che combinino un significativo incremento della produttività, un allungamento della vita lavorativa, una maggiore partecipazione di tutte le componenti della società, una riforma dei sistemi pensionistici e un forte allargamento dell'immigrazione". Indica lo studio.

L'integrazione nell'UE della Turchia, che ha un buon tasso di natalità, potrebbe servire allo scopo.

Ma "le nostre società sono pronte politicamente ad accogliere milioni di immigrati?". Si chiede.

E dove reclutare nel futuro le risorse umane nella quantità e qualità necessarie all'Europa?

Stando alle proiezioni dello studio, BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) nel 2040 potrà avere il 45% delle "pantere grigie" del pianeta. I quattro paesi avranno bisogno per primi di braccia giovani e di cervelli per fare funzionare le loro economie.

Resta l'Africa. Se i paesi ricchi miglioreranno la loro assistenza allo sviluppo, potrà forse diventare la fonte di reclutamento a cui dovrà attingere l'Europa.

Postato da: orsola a 11:09 | link | commenti
economia 138

24/04/2007

Internauti couch potato

Secondo le stime di ComScore, a gennaio di quest'anno le persone di età superiore ai 15 anni, che in tutto il mondo navigavano ogni giorno su Internet, erano circa 750 milioni, il 10% in più del 2006. Una su cinque era Americana, una su undici Europea, una su tredici Giapponese.

Una popolazione di internauti quella di queste tre aree del pianeta, che per situazione economica e condizione democratica aveva fatto parlare dell'accesso al Web 2.0 come della conquista di maggiore libertà d'espressione per tutti.

I primi 15 paesi per penetrazione di Internet
(persone ultra 15enni)

Paese
2007
2006
Variazione
USA
153.447
150.897
2%
Cina
86.757
72.408
20%
Giappone
53.670
51.450
4%
Germania
31.192
31.209
3%
Regno Unito
30.072
29.773
1%
Corea del Sud
26.350
24.297
8%
Francia
24.560
23.712
4%
India
21.107
15.86
33%
Canada
20.392
18.332
11%
Italia
18.106
15.987
13%
Brasile
14.964
12.845
16%
Spagna
12.710
12.206
4%
Russia
12.707
10.471
21%
Paesi Bassi
11.077
10.772
3%
Messico
10.149
8.624
18%
Totale Mondo
746.943
676.878
10%

Web 2.0, con i blog, YouTube e Flickr, sembrava non dare più scuse a chi non approfittava di questi generatori di legami sociali.

Una doccia gelata sugli entusiasmi è stata perciò la pubblicazione la settimana scorsa dell'indagine di Hitwise sugli internauti. La ricerca voleva verificare quanto Web 2.0 avesse aumentato la partecipazione dei fruitori della rete.

I risultati hanno mostrato che negli USA soltanto lo 0,16% dei visitatori di YouTube vi contribuisce con dei video e lo 0,2% di quelli che accedono a Flickr ci mette delle fotografie. Va un po' meglio per Wikipedia, che ha il 4,6% degli utenti che scrivono.

Siamo ben lontani dai dati, pubblicati in novembre da Ipsos. Qui si rilevava che il 3% degli internauti europei aveva un proprio blog o forum e che la stessa percentuale collaborava a uno di essi.

Particolare curioso: il 2% degli Italiani contribuiva a blog o forum e mancavano stime sulla percentuale di quelli che avevano preso l'iniziativa di avviarne uno.

Stando ai dati di Hitwise, gli Americani usano Internet come la televisione. Cercano in Rete informazioni, scegliendo tra quelle diffuse, come se usassero il telecomando. Fanno i "guardoni", appartengono a quella "maggioranza silenziosa che guarda di nascosto dal loggione", come stigmatizzava già nel 1995 Jessie.C.Herz.

Le cause di questo individualismo nei media sociali si spiegano con gli usi prevalenti di Internet. Le persone che navigano vanno a caccia delle occasioni di divertimento e di notizie. Interagire e commentare può essere difficoltoso per molti.

Nei blog chi vuole  contribuire alla produzione della conoscenza collettiva e alla fluidificazione della rete sociale deve sapere scrivere in modo sintetico e avere capacità di reagire subito. Pubblicare su Flickr e YouTube  può provocare qualche problema in più. Occorre possedere competenza di tecnica foto -  cinematografica  e  non avere timore delle valutazioni.

Situazione complessa, generatrice di ansia,  a cui gli internauti couch potato, naturalmente, tendono a sottrarsi.

Postato da: orsola a 17:46 | link | commenti (2)
societa 295

23/04/2007

Visibilità a buon mercato

Chi ha perduto l'ultima occasione di partecipare a un reality show adesso può rifarsi. Ci ha pensato Endemol, un produttore francese di questo genere televisivo, che si è alleato prima con Electronic Arts, il numero uno mondiale dei videogiochi, per dare a tutti il proprio quarto d'ora di popolarità e poi con l'americano Mark Burnett, altro produttore televisivo, per allargare i contenuti dell'intrattenimento al mondo degli affari.

Tanto per cominciare, Endemol ed Electronic Arts stanno per lanciare su Internet "Vitual Me", una piattaforma che fa partecipare chiunque ne ha voglia ai reality show televisivi trasmessi online, un contenitore in cui gli avatar dei giocatori possono competere e socializzare.

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La persona interessata può inserire un suo doppio nello spettacolo e, a differenza di "Sims" e "Second Life", può elaborare una riproduzione della sua figura, con il suo aspetto attuale, ringiovanito o invecchiato, nel suo abbigliamento abituale o completamente diverso e comportarsi come gli pare nella comunità che si verrà a costituire.

Dovrà naturalmente tenere conto di quale è il reality a cui partecipa, se è il "Grande Fratello" o l' "Isola dei famosi" e di come interagiranno con lui gli altri, anche loro a caccia di visibilità.

Tanta fatica e soldi risparmiati per avere un risultato analogo a quello di esibirsi nel programma dei dilettanti allo sbaraglio, intervenire al convegno sulle fonti di reclutamento, simulare una ricerca sul neomanagement, scrivere un saggio sull'apprendere facendo.

Tutti impegni che possono costringere a farsi in quattro. Ma "Virtual Me" costa molto meno e il programma per raddoppiarsi e cambiarsi può essere scaricato gratis.

Eventuali errori di comportamento in pubblico non danneggeranno certamente l'immagine di chi gioca sulla piattaforma online. Si potrà sempre rimediare e pagare in moneta virtuale. L'avatar può essere usato come capro espiatorio o paravento per interagire con gli altri, come non si è avuto prima la possibilità di fare.

Infine si può provare l'ebbrezza di avere un proprio doppio. Chi riesce a controllare il suo coinvolgimento e a fare tesoro dell'esperienza, avrà davvero vissuto due volte.

Postato da: orsola a 16:30 | link | commenti (3)
tecnologia 115

20/04/2007

Sicurezza dei prodotti di largo consumo

RAPEX, Community rapid alert systems for non food consumer products è un sistema comunitario di scambio rapido delle informazioni fra gli Stati membri e la Commissione europea sulle misure adottate per prodotti di consumo, non alimentari e medicinali, che sono pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori.

La sua azione è regolata dalla direttiva 2001/95/CE, entrata in vigore il 15 gennaio 2004 e si basa sulla notifica da parte di 30 Stati nazionali dei prodotti a rischio, che vengono ritirati dal mercato dell'UE, della Norvegia, dell'Islanda e del Liechtenstein.

Il rapporto sulle notifiche fatte nel 2006 è stato pubblicato ieri. Contiene 924 segnalazioni. Erano state 701 nel 2005 e 388 nel 2004.

L'elenco dei prodotti ritirati ha al primo posto i giocattoli (24%), seguiti dagli apparecchi elettrici (19%), i veicoli a motore (14%), il materiale di illuminazione (11%) e i cosmetici (5%).

Numero di notifiche per prodotti

Giocattoli
221
Accendini
22
Apparecchi elettrici
174
Mobili
20
Veicoli a motore
126
Macchinari e attrezzature
19
Materiale di illuminazione
98
Prodotti chimici
9
Cosmetici
48
Apparecchi a gas
6
Articoli per bambini
41
Abbigliamento protettivo
6
Abbigliamento
33
Gioielli
5
Abbigliamento sportivo
30
Computer
4
Manutenzione domestica
24
Carta
4
Arredamento
23
Altro
11

La maggioranza degli articoli ritirati (440, il 48%) è di origine cinese. Elevato è anche il numero (194, il 21%)  di quelli provenienti dall'UE25.

I prodotti notificati presentavano rischi di
- lesioni in 274 casi, il 25%;
- folgorazione elettrica in 270, il 24%;
- incendio e scoppio in 194, il 18%;
- asfissia in 157, il 14%;
- intossicazione in 95, il 9%.

5 paesi europei, hanno inviato il 61% delle notifiche. Sono: la Germania, con 144, il 16%, l'Ungheria, con 140, il 15%, la Grecia, con 98, l'11%, il Regno Unito, con 92, il 10% e la Spagna, con 79, il 9%.

Per migliorare il livello di sicurezza dei giocattoli fabbricati in Cina la Commissione europea ha sottoscritto con questo paese un memorandum di accordo e un programma di lavoro, già entrati in vigore nel secondo semestre del 2006.

Postato da: orsola a 12:02 | link | commenti
economia 138

19/04/2007

Eccezionali performance di eBay

L' e-commerce B2C mondiale, il commercio al dettaglio online, ha superato nel 2006 i 500 miliardi di dollari, con un incremento dell'83,8% in cinque anni. Una crescita che l'ha portato a quasi il 3,5% delle vendite retail negli USA e all'1,3% in Europa.

EBay è un'azienda leader di questo commercio. Opera in 24 paesi con le vendite all'asta, i pagamenti attraverso Internet e la telefonia su sistema Voip. Ma i risultati di vendita, di utili e capitalizzazione di Borsa conseguiti nel primo trimestre 2007 sono ugualmente clamorosi.

A fine marzo il suo bilancio trimestrale ha registrato un giro d'affari di 1,77 miliardi di dollari, con un incremento del 27% sul 2006, utili per 377 milioni, con il 52% in più e una crescita di 33 cents del valore per ogni azione.

Le vendite all'asta hanno raggiunto 1,25 miliardi, con un aumento del 23% rispetto al primo trimestre del 2006. Gli utenti nel mondo sono saliti a 233 milioni di persone. Gli annunci di vendita messi sul sito sono stati 588 milioni, il 2% in più dell'anno scorso.

Anche le altre due divisioni sono andate in modo eccellente.

L'annuncio dei risultati trimestrali ha fatto aumentare il volume degli scambi e salire del 6% il valore delle azioni.

Sono state allora riviste le previsioni per quest'anno, aumentando gli obiettivi di vendita da 7,2 a 7,45 miliardi di dollari, il margine operativo del 33% e il valore dell'azione da 1,30 a 1,34 dollari.

Le perfomance di eBay sono legate principalmente al successo della sua originale formula di vendita all'asta.

Il prezzo è definito dai compratori in base alle funzioni di utilità, che hanno per loro il gioco d'acquisto e il possesso del prodotto, messo in gara con il minimo valore esprimibile nella moneta corrente del paese in cui  il bene può essere acquisito. 

Nel gioco d'acquisto c'è la scoperta online progressiva del prodotto rappresentato nei suoi particolari, ma idealizzabile come tutto quello che si vede e non si tocca, la valutazione economica soggettiva, l'azzardo del confronto con gli altri pretendenti, la vittoria e la soddisfazione per l' "affare" o addirittura per il "regalo" conquistato, il piacere del ricevimento e del disimballo dell'oggetto comprato.

Capita perciò che spesso i compratori si congratulino o riducano la dissonanza cognitiva, parlando tra eBayer per l'acquisto e che altrettanto spesso quello che si è conquistato venga ripresentato dal fortunato possessore alla prima occasione.

In tale modo qualcuno riesce perfino a guadagnarci e, soprattutto, il gioco continua.

Postato da: orsola a 15:34 | link | commenti
competitivita 92

Maratona di grandi tartarughe

Il grande affollamento e la forte competitività delle informazioni costringono gli organizzatori di pseudoeventi a ricorrere al sempre più insolito e spettacolare per farsi strada nei differenti circuiti verso le audience.

L'ultimo esempio di manifestazione, che si distingue per originalità e arriva fino a noi attraverso Internet, si deve al ministero dell'Ambiente e dell'Energia del Costa Rica, che ha organizzato "The  great turtle race", una corsa di undici grandi tartarughe marine, femmine della specie luth, dalla capitale San José alle isole Galapagos.

Turtle

2000 chilometri di percorso per sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale sulla sorte di questi animali a rischio di completa estinzione entro i prossimi dieci anni.

Le femmine della specie luth erano 115 mila nel 1980 e si sono ridotte a meno di 43 mila a causa del bracconaggio delle uova e delle carni, lungo le coste dell'America Latina, e dell'aumento degli insediamenti umani vicino alle aree in cui nidificano.

La corsa è incominciata lunedì 16, con partenza dal parco marino di Las Baulas sulla costa del Pacifico e dovrebbe terminare domenica 29.

Le concorrenti hanno nomi come Billie, Genevieve, Stephanie, Windy, Freedom, Saphiro. Sono lunghe dal metro e ottanta in su e pesano più di novecento chili. Vivono negli oceani Pacifico, Indiano e Atlantico. Potenti nuotatrici sono in grado di percorrere lunghe distanze e raggiungono in mare una velocità di 9 chilometri l'ora.

Il percorso delle tartarughe è monitorato da biologi marini per mezzo di chip applicati sulle corazze, che le rendono localizzabili attraverso il satellite.

Gli internauti possono seguire la maratona in tempo reale connettendosi alle carte e alle altre informazioni pubblicate sul sito.

Postato da: orsola a 11:33 | link | commenti (3)
societa 295

18/04/2007

Sigmar Polke, "Roter fisch", 1992, acrilico su cotone stampato.

Postato da: orsola a 16:38 | link | commenti

Norme e azione per la sicurezza del lavoro

I morti per incidenti di lavoro avvenuti in Italia nel 2006 sono stati 1.280, con un aumento rispetto al 2005.

Dall'inizio del 2007 se ne contano già 306. I nuovi invalidi sono 7.606 e gli infortuni, con effetti traumatici superiori ai tre giorni, sono 304.260.

Sono dati agghiaccianti, comunicati ieri in un'assemblea dei delegati sindacali dal segretario generale della Camera del Lavoro di Milano. La maggiore percentuale di casi si manifesta nei cantieri edili e nell'agricoltura, per l'intreccio perverso di economia sommersa, precariato e ipersfruttamento dei lavoratori, caratteristico delle microimprese dei due settori. Qui la dispersione sul territorio delle attività produttive favorisce la contravvenzione alle norme e si raggiungono le punte più alte della mancanza di sicurezza. Gli imprenditori approfittano della debolezza contrattuale degli addetti, spesso immigrati di recente, della difficoltà di controllo degli organi istituzionali, dell'assenza di rappresentanze sindacali, dovuta all'azione imprenditoriale, dei modi di formazione dell'impresa e dell'accesso alla committenza.

Ma anche nei settori dell'imprenditoria regolare l'insicurezza del lavoro è frequente, dovuta alla velocità dei ritmi produttivi e alla scarsa preparazione degli addetti, una miscela, che può includere alcuni dei fattori già indicati e generare il cosiddetto "errore umano". Come accade nei settori del trasporto e dell'industria manifatturiera.

La piaga degli infortuni non si sana che intervenendo sulle cause e nelle fasi di facilitazione dell'insicurezza.

Ci sono oggi le condizioni per armonizzare e semplificare la normativa, è urgente rinforzare i controlli e l'assistenza alle imprese.

Che si vari in fretta perciò il testo unico sulla sicurezza nel lavoro, deliberato dal Consiglio dei ministri il 16 febbraio. E' il frutto di un lavoro sinergico tra ministeri del Lavoro e della Salute.

Eliminerà le attuali sovrapposizioni e incoerenze della farraginosa legislazione accumulatasi da oltre 50 anni, se non verrà stravolto nell'iter parlamentare. Ma sono altrettanto importanti le regole sugli appalti di opere e servizi, che verifichino e sanzionino l'osservanza delle norme, la disponibilità dei macchinari e delle attrezzature idonee, l'organizzazione e l'esperienza delle aziende, il parere del sindacato e degli organi di vigilanza.

A questo proposito, l'annunciato potenziamento degli ispettorati del lavoro, con un organico di seimila ispettori, è senza dubbio un fatto rilevante, ma è altrettanto importante che sia integrato con quelli delle Asl e dei Comitati di igiene e sicurezza locali perchè la prevenzione e l'intervento nelle situazioni critiche possano avvenire in modo coordinato. La logica d'azione sul territorio dovrà essere quella del sostegno e della facilitazione alle attività d'impresa. Bisognerà così, come indica il testo unico, investire in formazione continua  del personale incaricato a tutti i livelli, perchè sia in grado di diagnosticare efficacemente le situazioni e decidere gli interventi secondo lo spirito della nuova normativa e non nella rigidità delle prassi burocratiche.

Postato da: orsola a 13:01 | link | commenti (7)
gestione e sviluppo 260

17/04/2007

Crescita dell'economia e soddisfazione delle persone

Gli studi economici che si basano sui dati soggettivi, come le opinioni individuali e i pareri sulla soddisfazione, si vanno diffondendo facilitati dalla disponibilità di indagini nazionali. Queste tentano in alcuni casi di neutralizzare gli effetti contingenti delle ricerche con la tecnica del panel longitudinale, intervistando le stesse persone a distanza di anni. L' European community household panel, per esempio, riunisce in maniera armonica i dati raccolti dalle indagini sulle famiglie in 15 paesi europei.

Il ricorso ai dati soggettivi è servito a due economisti, Andrew Clark e Claudia Senik della PSE, dell'IZA e dell' Université Paris IV Sorbonne, per analizzare il legame tra reddito e benessere individuale, nello studio "La croissance rend-elle heureux?La réponse des données subjectives", Paris school of economics, Working paper n° 2007-06.

I due studiosi dimostrano l'utilità edonistica dell'aumento dei redditi individuali con un'analisi microeconometrica, che fa giustizia del cosiddetto "paradosso di Easterlin".

In una serie di ricerche, condotte a partire dal 1974, l'economista Richard Easterlin ha dimostrato che dal secondo dopoguerra il tasso medio di soddisfazione dichiarata dalla popolazione dei paesi ad economia avanzata è rimasto pressapoco costante, nonostante l'aumento spettacolare della ricchezza. Tra il 1973 e il 2003 la popolazione di Americani che si dichiaravano "molto felici" non era aumentata benchè ci fosse stato un forte incremento del PIL pro capite. Lo stesso era avvenuto per gli Europei e i Giapponesi.

Un approfondimento sul metodo, sulla natura dei pareri espressi,  sugli indicatori aggregati di soddisfazione usati nelle ricerche di Easterlin e un confronto con altre indagini hanno messo in evidenza che da un lato le persone si abituano a un livello di vita elevato e le loro esigenze aumentano, dall'altro la soddisfazione, che risulta dal reddito percepito è relativa al "gruppo di riferimento", cresce solo se la disponibilità economica di una persona è superiore a quella degli altri con cui si misura.

L'effetto di soddisfazione dipende da queste variabili e dall'evoluzione del contesto economico con cui le persone vivono.

I miglioramenti del reddito hanno solo un effetto temporaneo. Poi l' "hedonic treadmill" cessa e si ritorna al livello di soddisfazione iniziale.

L'insieme dei numerosi lavori empirici esaminati e riassunti nel saggio di Clark e Senik dimostra che le persone valutano le proprie condizioni alla luce delle loro aspirazioni.

Queste ultime giocano un ruolo favorevole o negativo a seconda che siano percepite come realizzabili o no.

In un mondo in cui l'informazione circola ampiamente le aspirazioni sono una fonte di benessere; in un mondo basato sui confronti sono deleterie.

Postato da: orsola a 16:01 | link | commenti
economia 138

Wal Mart di nuovo alla testa di Fortune 500

La classifica annuale delle 500 maggiori aziende americane, redatta da "Fortune", registra quest'anno uno scambio di posizioni tra Wal Mart, l'azienda della grandissima distribuzione, ritornata prima e la petrolifera Exxon Mobil, passata seconda.

Wal Mart ha realizzato una strategia di espansione nei paesi emergenti dell'Asia e di creazione di valore al cliente, basata sul rapporto qualità - prezzo e sul servizio.

Poche le variazioni tra le prime venti aziende, valutate dal mensile economico americano per ricavi e profitti.

Tra le poche significative spiccano le ascese delle aziende di credito e finanziarie Bank of America, J.P.Morgan Chase e Morgan Stanley. Nel settore hi-tech ci sono le cadute di Hewlett Packard e IBM, ma anche il forte miglioramento di Verizon.

Le prime 20 aziende della classifica
(in milioni di $)

Posizione
Azienda
Ricavi
Profitti
Posizione
Azienda
Ricavi
Profitti
2007 2006       2007 2006      
1
2
Wal-Mart
351.139
11.284
11
17
J.P.Morgan Chase
99.973
14.444
2
1
Exxon Mobil
347.254
39.500
12
13
Berkshire Hathaway
98.539
11.015
3
3
Genaral Motors
207.349
-1.978
13
18
Verizon Communication
93.221
6.197
4
4
Chevron
200.567
17.138
14
11
Hewlett-Packard
91.658
6.198
5
6
ConocoPhillips
172.451
15.550
15
10
IBM
91.424
9.492
6
7
General Electric
168.307
20.289
16
15
Valero Energy
91.051
5.463
7
5
Ford Motor
160.126
-12.163
17
14
Home Depot
90.837
5.761
8
8
Citigroup
146.777
21.538
18
16
McKesson
88.050
751
9
12
Bank of America
117.017
21.133
19
19
Cardinal Health
81.895
1.000
10
9
American Intern.
113.194
14.048
20
30
Morgan Stanley
76.688
7.472

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competitivita 92

16/04/2007

Storia dell'industrial design italiano

"Il giudizio per cui lo stile non si trova 'interamente' contenuto in alcun esempio reale comporterebbe di assegnarlo non tanto alla storia-realtà, quanto alla storia-studio, la storiografia, di annoverarlo dunque fra gli 'artifici storiografici' ".

"Con l'espressione  'artificio storiografico' intendo indicare schemi, parametri, criteri interpretativi, tipi-ideali e simili; vale  a dire non fatti riscontrabili materialmente nel processo storico, bensì idee e concetti che costituiscono gli elementi costitutivi della storia-studio o storiografia".

"L'idea di 'costruire' e utilizzare metodologicamente 'artifici storiografici' è imposta dalla fenomenologia propria delle arti contemporanee... Ad un codice-stile forte si sono sostituiti tanti codici-stile deboli: gli 'ismi'. Cosicchè alle ambiguità proprie del concetto di stile, si è recentemente aggiunta quella della precarietà delle tendenze, delle poetiche, del rapido consumarsi dei gusti e delle mode".

Scrive così Renato De Fusco, professore emerito di Storia dell'architettura all'università di Napoli, nell'introduzione a "Made in Italy. Storia del design italiano", Laterza, Roma, 2007. Un libro che traccia la complessa evoluzione dell'industrial design italiano nell'ultimo secolo per fenomenologia degli stili e non per successione cronologica.

Il carattere delle differenti produzioni, che ha fatto proporre una concezione pluralista del design per comprenderle, considera le esperienze secondo le quattro componenti, tra loro interdipendenti, del progetto, della produzione, della vendita e del consumo, la cosiddetta "teoria del quadrifoglio", una metodologia che consente di studiare separatamente queste quattro parti e di verificare in quale periodo e contesto territoriale ciascuna di esse ha caratterizzato  maggiormente i prodotti.

Il libro si  riaggancia alla precedente opera dell'autore, "Storia del design",  Laterza, Roma, 1985. I venti capitoli affrontano il liberty, il futurismo, l'art déco, il fascismo, il razionalismo, lo stile Olivetti, il neo-storico (Azucena, neoliberty, i maestri della Cassina), il polimaterico, il gioco tra l'hi-tech e il  minimalismo, il radical design, fino al nuovo artigianato e al rapporto con Internet, in un paese come il nostro dove mancano, o sono mancati, solidi riferimenti, quali risorse, imprese industriali, committenza, che hanno inevitabilmente influenzato la parabola del design.

Lo stile - "artificio storiografico" serve come una sorta di contestualizzazione per indicare che cosa è avvenuto nei diversi periodi e per rilevare il peso del fattore gusto, come componente dei limiti estetici racchiusi nell'italian style.

Temi e problemi affrontati dall'autore beneficiano di un'ampia e documentata ricostruzione delle esperienze, di un'efficace abilità di narrazione e di una forte passione per il lavoro di storico.

Postato da: orsola a 17:54 | link | commenti
fondamenti 91

kehamu

Keith Haring, "Senza titolo", 1983, inchiostro su polistirolo.

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Riforme per lo sviluppo

La situazione più drammatica dei conti pubblici italiani appare in lieve miglioramento con il rientro del deficit entro i parametri di Maastricht. Il gettito fiscale è aumentato per la crescita del PIL e una prima diminuzione dell'evasione impositiva. Si è generato così' il "tesoretto", come lo ha chiamato il presidente della Confindustria, un extragettito, al centro delle richieste e delle polemiche tra governo, opposizione, parti sociali e Commissione europea.

Mentre quest'ultima invita il nostro governo a destinare l'eccedenza ad un iniziale risanamento della voragine del debito pubblico, tuttora al 106,6% del PIL e il nostro ministro dell'Economia propone una sostanziale stabilizzazione dell'attuale riequilibrio del deficit, prima di programmare qualsiasi destinazione degli 8-10 miliardi di extragettito, imprenditori, sindacati e studiosi premono perchè tutto o parte di questo serva a ritoccare le pensioni minime, oppure a rivedere i coefficienti di trasformazione del nuovo regime pensionistico, a migliorare gli ammortizzatori sociali, a riequilibrare il trasferimento forzoso del Tfr per le imprese, a incrementare la competitività del sistema paese sui mercati, con liberalizzazioni e riforme strutturali.

Agli incrementi di sviluppo che un programma di riforme può dare e al rapporto tra entità della crescita e costo di realizzazione di un simile programma è dedicato lo studio di Philippe Aghion e Anne - Laure Piganeau, rispettivamente professore e assistente di ricerca di economia dello sviluppo nell'Harvard University, "Programmes électoraux: une grille de lecture économique", En temps réel, Cahier 28, mars 2007.

I due ricercatori analizzano una ventina di criteri impiegati dai governi dell'Europa, del Nord America e delle economie emergenti dell'Asia per scegliere le priorità di riforme utili allo sviluppo. Valutano l'impatto economico delle misure scelte, le conseguenze sulla crescita e sull'occupazione, gli equilibri necessari in un approccio dinamico.

Rilevano così che le cinque principali fonti di sviluppo economico sono

-  la formazione superiore,
-  la liberalizzazione del mercato dei consumi,
-  la mobilità del lavoro,
-  l'accesso al credito e al capitale di rischio,
-  la riduzione del debito pubblico.

Nella formazione superiore, dicono Aghion e Piganeau, non bisogna soltanto aumentare gli investimenti per avvicinarli al 3% del PIL, come avviene negli USA, ma migliorare soprattutto la governance delle università, ricompensando le buone prestazioni e aiutandole economicamente a realizzare i programmi, diretti a più elevati obiettivi.

Riformare il settore dei servizi e del commercio con una sempre maggiore liberalizzazione potrebbe portare ad eguagliare i comportamenti efficaci del Regno Unito e dei paesi scandinavi, con una forte crescita del PIL, fino al 40% in 15 anni.

La sfida  di una buona riforma del mercato del lavoro è di fare in modo che la parola "flessibilità" non diventi sinonimo di precarietà e dequalificazione, ma sia occasione di qualificazione continua e di promozione sociale, come succede nei paesi del Nord Europa. Occorrono perciò un diritto del lavoro flessibile, un regime di indennità di disoccupazione generoso e una politica attiva del lavoro.

Sistemi di cofinanziamento e di business angel  possono incoraggiare le banche a partecipare al capitale di rischio delle aziende.

Il controllo dei conti pubblici richiede una negoziazione con i partner sociali per cercare di migliorare continuamente e in modo condiviso la situazione esistente a beneficio dei lavoratori e delle aziende rappresentate.

Come può lo Stato realizzare le rifome strutturali necessarie, mantenendo il debito pubblico entro limiti ragionevoli e senza aumentare la pressione fiscale?

I due economisti calcolano l'incremento dei costi per le riforme e propongono una strategia di cambiamenti simultanei sui diversi mercati perchè "i cittadini toccati direttamente dalle riforme avranno l'impressione di dividere i loro sacrifici con gli altri".

Lo studio di Aghion e Piganeau è una griglia di lettura utile per analizzare le situazioni nazionali e decidere in modo efficace, compromessi tra le parti politiche e sociali permettendo.

Postato da: orsola a 15:33 | link | commenti (3)
politica 137

13/04/2007

Pizza piatto transculturale

L'AVNP, Associazione verace pizza napoletana (il logo è sotto a sinistra) è stata istituita nel 1984 per "la difesa e la valorizzazione della pizza, prodotta e lavorata secondo le antiche tradizioni napoletane" e per tutelare questo cibo tipico dall' "utilizzo talvolta inopportuno della denominazione". 

assoc_nofoto

Ma in Italia c'è un Comitato italiano pizzaioli, che raggruppa sei altre associazioni. Registrato a Fidenza un anno fa, ha dato vita a un "Campionato mondiale della pizza", si batte per il riconoscimento della qualifica con un Cobas dei pizzaioli e pubblica il mensile "Pizza e pasta italiana", stampato a Venezia.

Come se non bastasse, a Milano ha sede l'APES, l'Associazione pizzaioli e similari, dotata di un giornale "Pizzapress pubblico capriccio", di una "pattuglia acrobatica" di manipolatori e di un concorso annuale "1° Pizzaiolo APES", inserito nel gran trofeo Peroni pizza d'autore.

L'APES scrive sul suo sito che il fatturato italiano delle pizzerie è altissimo e ha superato quello della FIAT.

Non stupisce perciò che Sylvie Sanchez, un'antropologa francese, specialista di storia delle produzioni alimentari, nel suo libro "Pizza connexion, une seduction transculturelle", Centre national de recherche scientifique editions, Paris, 2007, scriva che nel mondo ogni anno si mangiano 30 miliardi di pizze, con le punte più alte di consumo negli USA, 13 kg pro capite,  in Francia, 10 kg, e in Italia, 5 kg, senza contare tutti i prodotti similari d'ispirazione giapponese.

Alla storia della pizza e alle sue trasformazione l'autrice ha dedicato una tesi di dottorato, con una ricerca sul campo, presso pizzaioli indipendenti e catene internazionali, da cui è originato il libro appena pubblicato.

Sylvie Sanchez ricorda che la parola pizza ha preceduto l'apparizione dell'alimento. E' scritta per la prima volta in latino medievale, nel 997 in un documento della cattedrale di Gaeta,  per riferirsi a una focaccia o ad una galletta. Ma la pizza, come la conosciamo, è nata a Napoli nel XVII secolo. E' una specie di spuntino plebeo,  un pezzo di pasta appiattito cotto al forno, che non ha bisogno di stoviglie e può essere mangiato per strada.

Il pomodoro, per molto tempo considerato nocivo all'alimentazione umana, vi  viene aggiunto nel XVIII secolo, quando nasce la "pizza rossa", che coabita con la "pizza bianca", arricchita nel frattempo di strutto, formaggio e basilico.

I napoletani tentano di esportarla fuori dalla loro città, a Roma, dove dominano la ristorazione, ma senza successo.

Un colpo di fortuna è la visita a Napoli nel 1889 della coppia reale Umberto e Margherita di Savoia. In onore della regina viene preparata una pizza tricolore, con pomodoro, mozzarella e basilico, che ha preso il suo nome e ha accompagnato gli emigranti italiani in America e nella comunità di Marsiglia.

Dal 1900 fino alla metà del secolo l'aumento del consumo della pizza nel mondo è esplosivo. Si diffonde nel Nord Italia, in Francia, negli USA, in Germania, in Svizzera, e perfino in Giappone, dovunque ci sono lavoratori italiani emigrati.

cover

La pizza s'è "adattata alle grammatiche culinarie più diverse", scrive Sylvie Sanchez.  E' diventata un "cibo transculturale", la cui preparazione, commercializzazione e consumo riflettono  "la storia dei diversi paesi, il rapporto con l'alimentazione e con l'alterità, i valori fondanti delle diverse culture", fino a diventare il "proprio" degli Americani, convinti in grande maggioranza d'essere gli inventori di quell'alimento, come dei Nordafricani, che vi hanno sovrapposto le loro focacce o dei popoli scandinavi, che l'hanno riportata alle origini di similgalletta.

L'ultima versione è stata proposta la settimana scorsa da alcuni chimici americani: una pizza dietetica sperimentale, dotata di antiossidanti. Questi avrebbero la proprietà di ridurre il rischio del cancro e delle malattie cardiovascolari. Da inorridire.

Ma la pizza è sopravvissuta finora anche a quelli che  la vogliono a pasta sottile, crocchiarella, con l'uovo o i wurstel.

Postato da: orsola a 12:53 | link | commenti (6)
societa 295

12/04/2007

Emigranti

I problemi degli emigranti costretti a lasciare controvoglia la propria terra, le proprie abitudini, i propri affetti sono le conseguenze della globalizzazione del lavoro che la politica dei paesi d'arrivo può affrontare solo in chiave di comprensione o di supporto alle difficoltà d'integrazione. Ma nella terra d'immigrazione la lingua, i costumi, l'architettura, il cibo, gli animali perfino, tutto contribuisce a confondere i nuovi arrivati.

A questi problemi è dedicato il libro per immagini di Shaun Tan, "The Arrival", Lothian books, Melbourne, 2006.

L'autore è un illustratore australiano, nato a Perth, che racconta una storia ispirata alla vicenda del padre, partito dalla Malesia nel 1960 per arrivare in Australia occidentale, e ai romanzi "The Immigrants" di Wendy Lowenstein e Morag Loh e "Tales from a suitcase" di Will Davies e Andrea Dal Bosco.

In 128 pagine di soli disegni, dove si alternano vignette e immagini più grandi, tutte in tinta seppia e grigia come vecchie fotografie sbiadite, è narrata la storia universale di un padre di famiglia costretto ad emigrare.

Lo si vede fare la valigia, imballare con cura un ritratto incorniciato, che riproduce lui, sua moglie e sua figlia. Si apprende che è costretto a lasciare la città natale, annerita dal fumo delle ciminiere, per andare dove una migliore congiuntura politica e sociale gli consenta di avere un lavoro per vivere.

Poi, una stazione, un treno, un ultimo saluto straziante, un imbarco su una nave, avendo come compagni gente come lui, che viaggia in condizioni disagiate.

Attraversa l'oceano e sbarca in un'America immaginaria, un ambiente ferino, che riproduce la vecchia Ellis Island, dove è sottoposto a numerosi test, che servono per orientare gli immigrati a trovare un lavoro in questo mondo ben organizzato.

E' la parte migliore del libro per la grafica, per il senso della narrazione e l'inventiva dell'autore, per il valore simbolico e il richiamo emotivo delle immagini.

L'adattamento avviene a poco a poco, attraverso il lavoro, la casa e le nuove amicizie. Fino a che moglie e figlia potranno raggiungere questo padre di famiglia nel nuovo eldorado.

La storia creata ha un tono decisamente ottimistico. Shaun Tan non nasconde le grandi difficoltà che incontra un emigrante, ma sceglie di mettere avanti i valori positivi della famiglia, dell'adattamento, della solidarietà e la possibilità di rifarsi una vita migliore in un altro ambiente.

"The Arrival" costruisce, attraverso una narrazione per tutte immagini, un universo onirico e dei paesaggi fantastici. Ne viene fuori un' efficace rappresentazione della famiglia, dell'emigrazione e del mondo del lavoro,  un omaggio alle terre dell' accoglienza per antonomasia, gli USA e l'Australia, una bella lezione di umanità e di speranza.

Postato da: orsola a 13:02 | link | commenti (2)
occupazione 109

Robert Combas, "Orchestre Les Counas", 2004, acrilico su tela.

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11/04/2007

Asshole management

Robert I. Sutton è professore di management nella Stanford Engineering School. Ha un curriculum di ricercatore, consulente e opinionista da lasciare a bocca aperta.

E' al suo ottavo libro "The no Asshole rule: building a civilized workplace and surviving one that isn't", Warner business books, New York, 2007, "una guida per sopravvivere ai fessi, ai despoti, ai presuntuosi, ai furbetti e alle altre persone nocive che tormentano nel lavoro".

"Ho scritto questo libro, spiega, perchè la maggior parte di noi sono sfortunatamente costretti nella loro vita lavorativa ad avere a che fare con tipi simili", che danno fastidio ai colleghi e riducono le prestazioni aziendali.

"The no asshole rule" indica "come si può impedire a certi personaggi di introdursi in azienda, come rieducare quelli che si sono già installati, come sbarazzarsi di quelli che non possono o non vogliono cambiare e come limitare il loro potenziale di devastazione".

Nel primo di sei capitoli densi Sutton mostra come riconoscere un "asshole", uno che perfino quando va al bar ordina cose come "un mezzo decaffeinato lungo con latte freddo, dolcificante e con una merendina dietetica". Per riconoscerlo basta il test di Starbuck " (dal nome della nota catena di caffetterie) e per validare il giudizio si può ricorrere all'elenco delle sue dodici azioni quotidiane, che vanno dagli insulti personali alle intimidazioni, agli sguardi torvi, alle brusche interruzioni, alle battute sarcastiche, agli attacchi ambigui.

Nel secondo capitolo precisa l'importanza delle regole organizzative per evitare che l' "asshole" faccia danni.

Nel terzo suggerisce come si fa a isolare un "asshole" e nel quarto come si può procedere per toglierselo di torno.

L'asshole management si basa su una combinazione di solidarietà e cooperazione tra colleghi e con i capi, di distacco emotivo in caso di conflitto, di sostegno psicologico alle vittime di questo portatore di malattie relazionali, che in azienda sono l'incompetenza, la meschinità, l'autoritarismo, la manipolazione.

Sono le regole del "no asshole",  precisate, seconda la manualistica anglosassone, nel sesto capitolo conclusivo, dopo avere fornito gli esempi delle virtù del tipo di persona intorno a cui ruota tutto il libro. In proposito l'autore fa i nomi di Steve Jobs, di Michael Eisner, di Scott Rudin, "asshole" certificati e di Michael Dell, che invece ha deciso di curarsi.

"Ammettere che sei un asshole è il primo passo" della terapia necessaria per la persona e per i costi aziendali. "The no asshole rule", però è un ideale,  riconosce Sutton.

Scritto con un linguaggio disinvolto e molto humour  il libro è già un bestseller, che negli USA ha venduto 100.000 copie in due settimane ed è pronto in francese e in tedesco per la distribuzione sul mercato europeo.

Postato da: orsola a 18:01 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

Prodotti agricoli: commestibili o combustibili?

I cinque giorni di discussione delle 190 delegazioni del GIEC, l'Intergovernmental panel on climate change, concluso venerdì a Bruxelles, hanno rilanciato sui media il tema dei biorcarburanti, delle sostanze vegetali da mescolare al gasolio e alla benzina per limitare le loro emissioni nocive, insieme agli impegni dei governi più potenti della Terra per aumentarne il consumo.

Oggi solo l'1% dei carburanti usati per l'autotrazione è bio. Gli USA contano di vederne aumentare l'utilizzo nel loro paese al 5% nel 2012. L'Unione europea al 10% nel 2020, la Cina al 15% nel 2010.

Al gasolio si pensa di addizionare l'olio transesterificato della soia, della palma, della colza o del girasole. Alla benzina potrebbe essere aggiunto l'etanolo, l'alcol proveniente dalla fermentazione dello zucchero, ricavato dalla barbabietola o dalla canna da zucchero e dall'amido del grano, del mais, delle patate.

Gli USA hanno in programma di aumentare quest'anno l'estensione delle terre coltivate a mais, portandole a 5 milioni di ettari per produrre l'etanolo. Intenzioni analoghe per la canna da zucchero, la palma e la soia hanno il Brasile, il Messico e l'Argentina.

In Florida e a Valencia si punta invece sulla trasformazione di polpa e buccia d'arancia in etanolo, seguendo un sistema brevettato nel 1992 dall'agronomo Karen Gorhmann a cui è dedicato un impianto produttivo, situato nello Stato americano, con una capacità di 190.000 litri all'anno di questo biocarburante rinnovabile.

Nelle zone aride dell'India cresce una pianta selvatica, la jatropha, dai cui frutti si può secernere un olio, che si presenta come il biodiesel del futuro. Il governo ci conta tanto da avere in programma di ampliare la sua coltivazione per decine di migliaia di ettari.

La via del biocarburante sembra passare per la trasformazione degli alimenti vegetali. Un percorso che trascura che quasi 3 miliardi di persone al mondo sono sottoalimentate e si potrebbe usare per dare loro da mangiare tutta la produzione agricola, destinata ad essere trasformata per mescolarla al gasolio e alla benzina.

In proposito due economisti dell'University of Minnesota, specialisti di politiche agricole e di produzione alimentare, C. Ford Runge e Benjamin Senauer hanno pubblicato in anteprima sul sito "Real clear politics" un articolo, destinato al numero di maggio giugno del periodico "Foreign affairs", intitolato "How biofuels could starve the poor".

Hanno calcolato che per "riempire il serbatoio di un 4x4 con 94,5 litri di etanolo puro sono necessari circa 204 kg di mais, cioè un numero di calorie sufficienti per nutrire una persona per un anno".

La produzione mondiale di etanolo nel 2005 è stata di 9 miliardi 660 milioni di galloni (= l. 2 miliardi 549 milioni circa). Gli USA nel 2006 ne hanno prodotto il 44,5% dal mais, il Brasile il 45,2% dalla canna da zucchero e l'Europa il rimanente 10,3% da barbabietola da zucchero e vari semi oleosi.

La capacità produttiva americana di etanolo è in aumento. Nel 2006 erano in funzione 110 raffinerie e altre 73 erano in costruzione. Alla fine del 2008 la produzione annua salirà a 11 miliardi 400 milioni di galloni (= l. 3 miliardi) e nel 2017 raggiungerà i 35 miliardi di galloni (= l. 8 miliardi 700 milioni).

La quantità di etanolo brasiliano crescerà del 2% nel 2008 e del 5% nel 2013.

L'Unione europea vuole anch'essa incrementare la sua attività di trasformazione  fino ad avere il 5,75% dei consumi di biocarburante per autotrazione nel 2010 e il 10% nel 2020.

Aumentano i pericoli di un affamamento di intere popolazioni.

Runge e Senauer suggeriscono di evitare questo immane spreco di risorse, usando altre sostenze vegetali, come la cellulosa, presente in molte piante, e i residui di molte colture, come le stoppie e gli steli del grano e del riso.

Semprechè le case automobilistiche non si decidano ad accelerare la ricerca sui motori  a energia elettrica e a idrogeno.

Postato da: orsola a 12:45 | link | commenti (2)
economia 138

10/04/2007

Rappresentanti dei lavoratori nelle aziende

Una ricerca sul campo con interviste a 728 delegati delle Rappresentanze sindacali unitarie, eletti nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni di sei province, per analizzarne orientamenti e comportamenti verso i rappresentati, le organizzazioni sindacali, l'attività negoziale e conflittuale, le capacità di iniziativa, gli obiettivi prioritari, può essere il segnale di un ritorno di interesse per le questioni della presenza sindacale nei luoghi di lavoro. Su problemi che riguardano l'ambito d'azione, le prospettive, il funzionamento e l'integrazione nel sistema sindacale.

E' merito di Adolfo Braga e Mimmo Carrieri, due studiosi di relazioni industriali, che insegnano nell'Università, l'avere realizzato una tale ricerca tra la fine del 2005 e gli inizi del 2006, coinvolgendo nella raccolta delle opinioni alcuni degli stessi delegati. Il libro "Sindacato e delegati alla prova del lavoro che cambia", Donzelli, Roma, 2007, riporta i risultati della loro indagine.

Le Rsu sono il punto in cui c'è la minore distanza con i rappresentati, dove "la logica della rappresentanza è più vicina a quella del portavoce che agisce sulla base di un mandato", come scrive Ida Regalia nella prefazione, "un impegno quindi assai diverso, almeno inizialmente, dal rappresentare come professione che è invece proprio dei sindacati".

Questa particolare collocazione viene assunta con motivazioni diverse ed è  legittimante della continuità del rapporto con i colleghi di lavoro, come dei rischi di chiusura della logica d'azione in una dimensione interna all'organzizzazione privata e pubblica in cui la Rsu opera.

La ricerca ha perciò considerate le tre diverse dimensioni d'azione, relative al funzionamento materiale delle Rsu e alla possibilità di alimentare le funzioni di rappresentanza, all'interscambio tra Rsu e sindacati e all'influenza sulla vita delle organizzazioni sindacali esterne, alla interazione con altri soggetti, anche istituzionali, per conseguire obiettivi di portata più ampia di quella aziendale.

Dalla ricerca emerge, per quanto riguarda il rapporto con il sindacato, che

-  fino a 45 anni il coinvolgimento nelle organizzazioni di riferimento tende ad aumentare, dopo questa età diminuisce;
-  CISL e UIL puntano per il ruolo di delegati su lavoratori già in partenza più interni o vicini alle organizzazioni, mentre la CGIL si rivolge a una platea più indifferenziata;
-  per i delegati CGIL conta di più l'orientamento unitarietà sindacale/combattività, per quelli CISL e UIL è preferito unitarietà/patto sociale;
-  il funzionamento efficace delle Rsu è collegato all'unitarietà tra sindacati, alla regolarità del lavoro svolto, all'istituzionalizzazione delle regole organizzative.

L'attività contrattuale costituisce per gli intervistati il cuore delle funzioni di una Rsu. Eppure solo il 29,5% dei delegati dichiara di avere un ruolo diretto nei negoziati in azienda, mentre il 44,4% affianca i negoziatori e l'11,9% è un osservatore. Al contrario, quasi il 40% dei delegati del settore pubblico dichiara di intervenire nella contrattazione con un ruolo attivo. E la preparazione all'attività negoziale è sentita del tutto carente o insufficiente dalla metà dei delegati, che chiedono formazione e un rapporto più stretto con l'organizzazione di riferimento.

Quanto alle priorità il tema delle condizioni di lavoro (orari, 69,1%, salute e sicurezza, 65,2%) è considerato più importante delle retribuzioni, 60,2%, e delle azioni contro la precarietà del lavoro, 46,6%.

La ricerca mostra che le funzioni di protezione sociale che negli anni '70 erano assolte dalle strutture di base si sono spostate sulle loro leadership esterne, che svolgono sempre più intensamente e assiduamente il ruolo di rappresentanti politici del territorio.

Si delineano così due circuiti di rappresentanza che si incrociano in modo intermittente, e che, a modo loro, sono entrambi vitali. Quello dell'azione dei luoghi di lavoro, cui spetta sempre più avere cura dell'articolazione degli interessi, aderendo ad essi senza restarne prigionieri. Quello dell'azione territoriale, sempre più sovraccaricato dall'obbligo di aggregazione delle domande e della loro trasposizione in sintesi tanto ampie quanto accettabili.

Postato da: orsola a 16:14 | link | commenti
relazioni industriali62

Globalizzazione del lavoro

Dal 1980 i lavoratori occupati del mondo si sono quadruplicati per effetto  dell'aumento della popolazione e dell'integrazione della Cina, dell'India e dei paesi dell'Europa orientale nell'economia globale. Nel 2050 questa forza lavoro potrà ancora raddoppiare.

La globalizzazione del lavoro sta avendo conseguenze negative sulle retribuzioni dei paesi industrializzati, che hanno perso sette punti in rapporto al valore reale dei compensi percepiti dai lavoratori agli inizi degli anni '80. La caduta delle remunerazioni va anche correlata al vertiginoso sviluppo tecnologico dello stesso periodo, che ha eliminato molti lavori a bassa qualificazione.

Lo scrive il "World economic outlook. Spillovers and cycles in the global economy" del primo semestre 2007, nel capitolo 5 "The globalization of labor", presentato venerdì scorso dal Fondo monetario internazionale. Il capitolo è il terzo pubblicato in aprile. E' uno studio econometrico, preparato da Florence Jaumotte e Irina Tytell per individuare

-  quanto rapidamente è cresciuta la globalizzazione del lavoro e quale è stato il fattore più importante;
-  quali sono le tendenze della divisione e della remunerazione del lavoro nelle economie avanzate, che possono essere spiegate da altre variabili, che si aggiungono alla globalizzazione e se vi sono differenze tra settori qualificati e non qualificati;
-  che politiche possono aiutare le economie avanzate ad avere altre opportunità sul mercato del lavoro globalizzato.

IMF1

Le due economiste spiegano che i paesi avanzati accedono al crescente stock di manodopera mediante la importazione dei beni finali, la rilocalizzazione dei prodotti intermedi e l' immigrazione.

La produzione delle aziende dei paesi industrializzati nelle economie in sviluppo rappresenta appena il 5% del PIL di queste. Il settore manifatturiero è il più interessato. E' prevedibile però che il maggiore incremento di manodopera dei paesi in sviluppo si avrà nel settore dei servizi.

IMF2

L'integrazione dei lavoratori provenienti dai paesi in sviluppo ha apportato notevoli benefici alle economie avanzate. Sono aumentate le opportunità di esportazione, è cresciuta del 6% la produttività da lavoro, sono diminuiti i prezzi dei prodotti intermedi.

Lo studio afferma che l'integrazione per questa via dei lavoratori dei paesi in sviluppo nell'economia globalizzata ha fatto crescere rapidamente le loro retribuzioni, come ha inciso negativamente su quelle dei lavoratori dei paesi industrializzati.

La globalizzazione va riducendo il numero dei lavoratori poco qualificati, mentre  aumenta quello dei qualificati.

I redditi da lavoro sono diminuiti percentualmente sul totale delle entrate percepite dalle persone nel mondo. I paesi che hanno avviato riforme, volte a ridurre il cuneo fiscale tra il costo del lavoro all'impresa e la remunerazione netta percepita dal lavoratore e per migliorare la flessibilità del mercato del lavoro, hanno visto diminuire meno i redditi della manodopera.

Per trarre i massimi benefici dalla globalizzazione del lavoro e dall'innovazione tecnologica e gestire l'impatto redistributivo delle remunerazioni, è necessario:

-  migliorare il funzionamento dei mercati del lavoro per facilitare il passaggio dei lavoratori dai settori in declino a quelli in sviluppo;
-  aumentare l'accesso alla formazione e all'aumento delle competenze;
- costruire reti di protezione adeguata al periodo di transizione, affinchè siano ammortizzati gli effetti del processo di trasformazione, senza ostacolarlo.

Postato da: orsola a 11:53 | link | commenti (1)
occupazione 109

05/04/2007

Insediamenti delle multinazionali in Europa

Nel quinquennio 2002-2006 quindici metropoli europee sono risultate le più attraenti del vecchio continente per le multinazionali, che vi hanno collocato attività nuove o hanno ampliate quelle preesistenti nel settore terziario e industriale.

Sono 3.383 unità operative (stabilimenti e centri logistici) o strategiche (quartieri generali, sedi sociali, centri di R&D, centri di servizio clienti, back office amministrativi e finanziari).

Numero di insediamenti nelle 15 metropoli

Posizione
Metropoli
%
1
Grande Londra
816
24%
2
Ile-de-France
634
19%
3
Catalogna
331
10%
4
Stoccolma
236
7%
5
Mosca
229
7%
6
Madrid
202
6%
7
Budapest
162
5%
8
Hesse
145
4%
9
Dublino
131
4%
10
Nord - Paesi Bassi
120
4%
11
Bruxelles
101
3%
12
Lombardia
91
3%
13
Nord - Renania Westfalia
67
2%
14
Berlino
65
2%
15
Ginevra
53
2%
Totale
 
3.383
100%

Fonte: Ernst&Young, European investment monitor 2007.

Come mostra la tabella, la Grande Londra è in testa alle metropoli europee con 816 insediamenti, 778 nel terziario e 38 nell'industria. L'Ile de France è seconda con 553 insediamenti nel terziario e 81 nell'industria. La Catalogna è terza con 169 insediamenti nell'industria e 162 nel terziario. Stoccolma è quarta con 215 insediamenti nel terziario e 21 nell'industria. Mosca è quinta con 115 insediamenti nel terziario e 114 nell'industria.

Il 38% degli insediamenti è stato di multinazionali USA.

Il settore con i maggiori insediamenti risulta quello dei centri informatici, con il 23%, seguito dai servizi alle imprese, con il 17% e dai servizi finanziari, con l'8%.

Paesi d'origine delle multinazionali
(risultati 2006)

EY2

Fonte: Ernst&Young, Europen investment monitor 2007

Tra il 2002 e il 2006 le 15 metropoli hanno accolto 878 funzioni strategiche. Dopo una crescita regolare nel biennio 2002 - 2004 dal 20% al 34% sul totale degli insediamenti, esse sono scese al 27% nel 2005 e al 21% nel 2006.

L'andamento del 2006 per origine delle multinazionali è indicato nella figura precedente.

Postato da: orsola a 17:04 | link | commenti
economia 138

Carte bizzarre

Chi ama le rappresentazioni cartografiche, del mondo, delle produzioni, dei rapporti tra popolazioni e tra economie, delle fantasie letterarie, può trovare soddisfazione ai suoi desideri su Strangemaps, un blog americano che mette online ogni tipo di mappa, tratta da pubblicazioni e raccolte.

C'è la prima rappresentazione turca del mondo, fatta da Mahmud Kashgari nel 1072 per il califfo di Bagdad e conservata ora nel Millet Genel Kütüphanesi di Istanbul. Vi è disegnata la terra in forma circolare. Sono segnati in blu i fiumi, in verde i mari, in giallo chiaro i deserti, in rosso le montagne e in giallo acceso le città e le aree abitate. Il planisfero riporta i territori dalla Cina e dal Giappone all'India e al Kashmir, dall'Africa all'Europa orientale fino alla Bulgaria. Comprende anche i paesi di Gog e Magog, presenti nella Bibbia.

La mappa degli Stati americani, che accettano o rifiutano le teorie evoluzioniste è tratta dallo "Scientific american" del 2004.

Una vera chicca è la rappresentazione del viaggio "from coast to coast" di Jack Kerouac, raccontata nel libro "On the road", che infiammò la generazione degli anni '70.

La carta dell'oceano di Lewis Carrol è un'illustrazione per il libro"The hunting of the  Snark (an agony in 8 fits)".

E' pubblicato anche il piano segreto sovietico per l'invasione del Nord America, datato 26 febbraio 1973 e firmato da Yuri Andropov, capo del KGB.

Gli fa da contrappunto Bushlandia del 2004, il sogno del presidente americano di un'unione tra USA e Canada, con al centro gli Stati religiosi statunitensi. Perciò detto anche Jesusland.

L'incredibile sparizione del lago Ciad in Africa è, invece una triste realtà, causata dalla degradazione ambientale, come mostrano le carte geografiche dal 1969 al 2001.

800px-reagan-digitised-poster

Ogni mappa pubblicata sul blog è commentata in modo dettagliato, è collocata nel suo contesto e ha riferimenti alla fonte.

L'autore del blog è anonimo. Lo spinge la passione per le carte bizzarre. Le sue mappe hanno cominciato ad apparire nel settembre dell'anno scorso e nei primi sei mesi di pubblicazione hanno raccolto più di 500.000 accessi.

Postato da: orsola a 12:34 | link | commenti (1)
societa 295

03/04/2007

Effetti della nuova globalizzazione sui lavoratori europei

Per tutti gli anni '90 gli scambi commerciali sono aumentati, ma sono avvenuti tra paesi più o meno dello stesso livello e hanno avuto effetti limitati sui mercati del lavoro e sulle disuguaglianze dell'Europa.

La recente integrazione delle economie emergenti nel commercio mondiale è basata sulla degradazione della presenza sul mercato del lavoro delle persone poco qualificate. Il loro tasso di disoccupazione è cresciuto più di quello delle persone qualificate in tutti i paesi e anche le retribuzioni sono diminuite.

Ai rapporti tra nuova globalizzazione e strutture della domanda di lavoro nell'UE è dedicato "Effets des nouvelles caractéristiques de la mondialisation sur les marchés du travail européens", Lettre Trésor - Eco, 11, mars 2007, lo studio di Benjamin Delozier e Sylvie Montout, due statistici di origine accademica, che lavorano come esperti del ministère de l'Economie, des Finances et de l'Industrie.

Gli autori hanno elaborato proiezioni a 15 anni circa l'impatto della globalizzazione sulla domanda di lavoro qualificato nell'industria manifatturiera dei 18 paesi dell'Unione appartenenti all'OECD e hanno valutato l'effetto di alcuni fattori, quali il commercio intersettoriale, la specializzazione crescente delle economie di molti paesi, il progresso tecnologico e la richiesta di prodotti ad alta qualità intrinseca.

Hanno calcolato che
- il commercio intersettoriale crescerà del 40% entro il 2020, con un ritmo simile a quello constatato dagli inizi del secolo;
- l'UE proseguirà la sua specializzazione negli stessi settori, che l'hanno resa competitiva negli ultimi 10 anni (componentistica, chimica, auto, aeronautica, lavorazioni meccaniche e del legno);
- l'apertura commerciale con i partner extraeuropei continuerà fino al 2020, con un tasso di aumento del 50%, lo stesso osservato tra il 1992 e il 2002.

Tutto ciò comporterà un'evoluzione della specializzazione europea e un cambiamento della struttura produttiva, che provocherà una nuova divisione economica tra i paesi e una diminuzione della domanda di lavoro poco qualificata nei piccoli paesi dell'UE.

Una sostituzione di capitale a lavoro e un maggiore impatto del progresso tecnico modificheranno il peso del lavoro nella creazione di valore.

Diminuirà anche la domanda di lavoro a media qualificazione e aumenterà quella ad alta qualifcazione. Effetto congiunto dell'uscita per ragioni anagrafiche di corti di lavoratori e la sostituzione con quelle meglio formate, per il generale allungamento degli studi nei paesi dell'Unione.

Il miglioramento dei dispositivi di formazione continua avrà come conseguenza un'ulteriore diminuzione dei poco qualificati, che vedranno ridurre ulteriormente le loro retribuzioni, già diminuite tra il 1998 e il 2003.

Le persone poco qualificate stenteranno ancora più a trovare occupazione per la forte concorrenza derivante dall'elevata offerta di lavoro qualificato.

Gli Stati nazionali e l'Unione europea dovranno allestire sistemi di workfare mix, che alleggeriranno le disuguaglianze.

Postato da: orsola a 18:10 | link | commenti
occupazione 109

Città gradite agli espatriati

Nel gergo delle Risorse umane gli espatriati sono le persone dell'azienda trasferite per lavoro dall'abituale paese di residenza all'estero. Un disagio che deve essere remunerato equamente, secondo le politiche retributive aziendali.

Perciò la Mercer realizza ogni anno una "Worldwide quality of living survey", in cui pesa il peggioramento delle condizioni di vita sopportato da chi deve trasferire la propria abitazione in una città straniera.

La maggiore o minore attrattiva di una residenza è stata valutata per mezzo di un questionario d'opinione, rivolto ai rappresentanti delle maggiori multinazionali e ad altri esperti, che comprende 39 fattori, appartenenti a 10 categorie di qualità della vita:

-  ambiente politico e sociale (stabilità politica, criminalità, legalità);
-  ambiente economico (regolamentazione degli scambi, servizi bancari);
-  ambiente socio-culturale (censura, limiti alla libertà personale);
-  benessere e salute (sistema e servizi sanitari, possibilità di infezioni, liquami e rifiuti, inquinamento dell'aria);
-  scuole e istruzione (standard e disponibilità di scuole internazionali);
-  servizi pubblici e trasporti (elettricità, acqua, trasporti pubblici, congestione del traffico);
-  svaghi (ristoranti, teatri, cinema, sport e divertimenti);
-  beni di consumo (cibo e altri consumi fondamentali, automobili);
-  abitazione (case, servizi domestici, manutenzioni abitative);
-  ambiente naturale (clima, disastri naturali).

Sono state misurate le condizioni di vita in 215 città del mondo, attribuendo a ciascuna un punteggio da 0 a 10 per ognuno dei 39 fattori di qualità. Il punteggio è stato poi ponderato su quello di New York, fatta base 100, e ne è risultata una classifica delle 50 città più attraenti per gli espatriati.

A tale classifica possono essere correlate le indennità di trasferimento degli espatriati, che variano dallo 0 al 50% della retribuzione lorda.

Le prime 20 città della classifica
  

Classifica
Città
Paese
Punteggio
Classifica
Città
Paese
Punteggio
2007
2006
2007
2006
2007
2006
2007
2006
1
1
Zurigo Svizzera 108,1 108,2
11
11
Copenhagen Danimarca 106,2 106,2
2
2
Ginevra Svizzera 108,0 108,1
12
12
Welligton N.Zelanda 105,8 105,8
3
3
Vancouver Canada 107,7 107,7
13
13
Amsterdam Paesi Bassi 105,7 105,7
3
4
Vienna Austria 107,7 107,5
14
14
Bruxelles Belgio 105,6 105,6
5
5
Auckland N.Zelanda 107,3 107,2
15
15
Toronto Canada 105,4 105,4
5
6
Dusseldorf Germania 107,3 107,2
16
16
Berlino Germania 105,2 105,1
7
7
Francoforte Germania 107,1 107,0
17
17
Melbourne Australia 105,0 105,0
8
8
Monaco Germania 106,9 106,8
18
18
Lussemburgo Lussenburgo 104,8 104,8
9
9
Berna Svizzera 106,5 106,5
18
18
Ottawa Canada 104,8 104,8
9
9
Sydney Australia 106,5 106,5
20
20
Stoccolma Svezia 104,7 104,7

Fonte:Mercer "2007 Worldwide quality of living survey".


Se Zurigo è la residenza più gradita, Bagdad e Baku (Azerbaijan) sono, con il 215° posto in classifica, le meno attraenti.

Tra le 50 città più attraenti, le prime 5 d'Europa sono:                       
- Zurigo (1ª),
- Ginevra (2ª),
- Vienna (3ª),
- Dusseldorf (5ª),
- Francoforte (7ª);   
l
e prime 5 delle Americhe sono:
Toronto (15ª),
- Ottawa (18ª),
- Montreal (22ª),
- Calgary (24ª);
l
e prime 5 dell'Australia e della Nuova Zelanda sono:
- Auckland (5ª),
- Sydney (9ª
),
- Wellington (12ª),
- Melbourne (17ª),
- Perth (21ª).

Nella classifica delle top 50, la prima città italiana è Milano, che è 49ª, davanti a Singapore 50ª.

Postato da: orsola a 15:14 | link | commenti (3)
gestione e sviluppo 260

02/04/2007

Introspezione sull'offendersi

Offendere è più spesso un verbo attivo, che descrive l'atto compiuto da chi vuole ferire qualcun altro per i suoi modi di essere e di sentire.

Offendersi è una reazione al comportamento altrui reale o presunto. E' un atto depressivo, paralizzante, di ripiegamento su se stessi, tutto l'opposto dell'interagire e del difendersi.

L'offesa sentita non è sempre associabile a una causa esterna. Può capitare che una persona si offenda perchè il comportamento dell'altro non corrisponde alle sue attese o perchè il suo modo di interagire o di reagire non è congruente nè con le richieste di relazione,  nè con il role set in cui essa è collocata.

Ci sono preferenze arbitrarie e contesti sociali in cui le situazioni di vita quotidiana evolvono secondo preesistenti reticoli di regole e repertori di significati, che possono essere inappropriati all'interazione e ci sono contesti creati dalle persone, sulla base di comportamenti negoziati e di significati condivisi.

Dall'effetto delle relazioni interpersonali sul contesto, offendere e offendersi possono essere o no simmetrici, produttivi di autonomia, gratificanti, motivi di sviluppo di progetti sociali ulteriori.

All'introspezione dei meccanismi dell'offesa sentita è dedicato il manuale di Emma Rosenberg Colorni "Lavorare senza offendersi. Come gestire emozioni e conflitti", Guerini, Milano, 2006, una guida all'apprendimento delle competenze relazionali.

L'autrice è una esperta di coaching emozionale, che conduce il lettore a riconoscere gli automatismi dell'offendersi, a "capire che offenderci è qualche cosa che facciamo noi da soli, nel dialogo con noi stessi, anche quando chi 'ci offende' avesse la precisa intenzione di farlo".

Nelle sue pagine Rosenberg Colorni combina efficacemente didascalismo, esortazioni e percorsi di azione, illustrando le sensazioni fisiche e le reazioni dell'offeso, le cause e l'insistenza sull'offendersi, gli effetti dell'offesa su chi si offende e sugli altri, le vie d'uscita dalle situazioni di offesa e il valore dell'imparare dalle esperienze con l'aiuto di un coach.

Il libro ha una preziosa sintesi generale, un glossario, una case history, illuminante applicazione del metodo illustrato, e tre testimonianze di clienti, talmente soddisfatti da trasformarsi in discepoli.

In tempi di guru del coaching, arrivati paro paro dal tennis o dall'informatica, l'autrice colpisce positivamente perchè scrive senza fumisterie, dimostrando conoscenza dell'azienda e chiarendo in maniera colta ed efficace come costruire rapporti  di fiducia innanzitutto con se stessi.

Postato da: orsola a 17:41 | link | commenti (1)
formazione 112

Videogiochi per tutte le situazioni della vita reale

I videogiochi si vanno rivelando sempre più media di sperimentazione individuale delle relazioni sociali, strumenti di conoscenza attraverso l'interazione, che spaziano dai contenuti artistici a quelli religiosi, alle situazioni di lavoro e di mercato.

Tre notizie di questo fine settimana possono essere illuminanti.

E' giunta alla sesta edizione la "Christian game developers conference", che si terrà in luglio presso la Concordia University di Portland (Oregon, USA), affiliata alla Lutheran Church Missouri Synod. L'incontro ha lo scopo di sostenere gli sviluppatori di videogiochi a "costruirne di appositi per la gloria di Dio" ed è organizzato dalla Association of Christian entertainment.

Sul suo sito c'è l'elenco dei giochi realizzati, tra cui il criticato e mal riuscito "Left behind: eternal forces", uno strategico in cui il giocatore si unisce a un gruppo armato di cristiani per combattere l'Antiscristo, in una New York sull'orlo dell'Apocalisse.

Ma vi sono anche link a organizzazioni della stessa ispirazione, a fornitori di playstation e videogiochi, che hanno contenuti di educazione religiosa.

A Gijon (Asturie, Spagna) si sta svolgendo Gameworld, organizzato da LABoral, Centro de arte y creacion industrial. Propone una "riflessione" sul videogioco come medium creativo, curata dal deputy director del Museum of the moving image di New York, Carl Goodman. Sono state anche realizzate due mostre. Una denominata LABcyberspaces, riunisce 183 progetti di 26 paesi, che "usano le tecnologie dell'informazione e Internet nell'opera d'arte". Un'altra, Feedback, evidenzia le connessioni  tra le forme d'espressione artistica basate sull'ICT e le correnti del dadaismo, dell'estetica optocinetica  e concettuale.

Continua frattanto l'avanzata di Second Life, un mondo persistente in cui persone vere acquistano terreni e proprietà virtuali, fanno affari e lavorano, percepiscono guadagni. Second Life è un sistema economico ultraliberista, in cui un creatore di moda, Salvatore Diana, insieme al calciatore Djibril Cissé, ha lanciato una linea di abbigliamento alto di gamma, con il marchio Carl Brexton.

Assistiamo a un sempre maggiore sconfinamento dei videogiochi nella realtà. I tempi di Lara Croft sono lontani e i modelli di comportamento assegnati agli avatar dai giocatori possono generare il noto effetto cinematografico dell' "arroseur arrosé" in chi è fermo a quel periodo.

Il giardiniere nel cortometraggio di Louis Lumière, il primo slapstick della storia del cinema, guardava dentro il tubo di gomma per capire l'origine dell'interruzione del getto d'acqua, con cui stava innaffiando il giardino. Non vedeva il piede della persona, che bloccava il tubo e, quando questa si spostò, finì bagnato.

Nel nostro paese si guarda ancora ai videogiochi come sparatutto e il dibattito su di essi, quando c'è, sbaglia l'oggetto dell'analisi o è fuorviato dalle false scorciatoie, con gli enormi ritardi di sviluppo del settore, che sono sotto gli occhi di tutti.

Postato da: orsola a 13:15 | link | commenti (3)
societa 295