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30/03/2007

Bruno Donzelli, "Identik", 1973, serigrafia.

Postato da: orsola a 12:46 | link | commenti

Marzo - 38 post

Competitività: 19 - 50 aziende americane che valgono il 75% della Borsa; 26 - Linee di sviluppo della competitività europea; 27 - Classifica delle marche mondiali; 27 - Edward Munch; 29 - Danimarca prima per ICT tra 122 economie nel mondo. Economia: 5 - Ipertensione come misura del benessere europeo; 6 - Storie di grande distribuzione alimentare; 7 - Andrea Bocchi; 13 - Concentrazione della ricchezza mondiale in poche mani; 14 - Stato della governance aziendale in Europa; 14 - Max Beckmann; 20 - Mappa mondiale della felicità; 22 - 4 miliardi di poveri pagano caro i prodotti essenziali. Fondamenti: 12 - Come si costruisce l'opinione media; 29 - Terapia filosofica per la crisi da disoccupazione. Formazione: 19 - Decidere al momento giusto; 27 - Decidere al momento giusto / 2. Gestione e sviluppo: 8 - Split Family; 15 - Festa dell'aziendaOccupazione: 16 - 117.000 lavoratori dell'Auto in meno nell'UE 15. Politica: 2 - Donne nei Parlamenti del mondo; 2 - Andy Warhol; 22 - Redditi delle famiglie nelle Regioni d'Europa; 23 - 50° anniversario del trattato di Roma dell'UE. Relazioni industriali: 1 - Infrazioni ai diritti fondamentali dei lavoratori nell'UE; 16 - Tribunale penale internazionale per gli infortuni del lavoro. Società: 8 - Femmine fin da piccole; 9 - Annuale parata dei miliardari su Forbes; 20 - Diventare protagonista dei un libro;  21 - Frida Kahlo; 26 - Ricerca della bellezza senza illusioni; 28 - Nasce "Citizendium", la nuova enciclopedia wiki; 30 - Addio alle armi per i pc. Tecnologia: 5 - Robot, emozioni e interazioni; 6 - Eccezionale aumento dei brevetti asiatici; 12 - Onde cerebrali per giocare a videogame; 13 - Troppi dati poco spazio; 22 - Messaggi subliminali.

Post più commentati

- Decidere al momento giusto
- Diventare protagonista di un libro
- Decidere al momento giusto / 2
- Come si costruisce l'opinione media
- Annuale parata dei miliardari su Forbes
- Femmine fin da piccole

Postato da: orsola a 12:29 | link | commenti

Addio alle armi per i pc

Il barrio di Tepito a Città del Messico da tempo è più conosciuto per l'alto tasso di criminalità che come luogo di nascita di noti campioni del pugilato.

Qui si può comprare facilmente dalle pistole da borsetta ai fucili AK- 47. I prezzi vanno da 1.000 a 15.000 pesos (90 -1.350 dollari).

La polizia ha avviato l'anno scorso un programma "Salvare le vite", che proponeva un cambio molto vantaggioso di armi contro cibo o danaro per ridurre il vero e proprio arsenale posseduto dagli abitanti del quartiere. Il risultato però è stato modesto. Sono state recuperati in questo modo soltanto 100 fra revolver e fucili, in molti casi di produzione domestica. Altre 500 armi sono state sequestrate dalla polizia nel corso di operazioni anticrimine.

Quest'anno la Seguridad publica della capitale messicana ha proposto uno scambio delle armi con pc, playstation o danaro. La campagna è stata aperta martedì, ma già alla fine del primo giorno erano state consegnate 21 armi da fuoco di fabbricazione industriale e 4 di produzione domestica.

I pc e le playstation (valore intorno ai 500 dollari) vengono dati a chi consegna armi di calibro superiore ai nove millimetri. Per quelle di calibro inferiore si può ricevere per ogni restituzione 2.000 pesos (180 dollari) in danaro e 500 pesos (45 dollari) in prodotti alimentari.

A Tepito, il "barrio bravo", sono stati istituiti due posti per la resa e la distruzione delle armi.

Più che per una raccolta rilevante la campagna ha valore simbolico e gli ideatori puntano sull'efficacia educativa dell'operazione e su un rinnovamento della tradizionale immagine della polizia.

Postato da: orsola a 11:40 | link | commenti (1)
societa 293

29/03/2007

Danimarca prima per ICT tra 122 economie del mondo

Il World Economic Forum ha pubblicato la sesta edizione del "Global information technology report", che censisce e valuta l'impatto delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione sullo sviluppo e la competitività di 122 paesi, negli anni 2006-2007, e ne rileva le prospettive.

Per la prima volta la Danimarca è il numero uno della classifica "Networked readinees index" del rapporto. Gli USA scendono dal primo posto dell'edizione 2005-2006 al  settimo e tra le top ten ci sono otto paesi d'Europa, sei appartenenti all'UE.

La Danimarca ha conquistato la testa della classifica perchè ha raggiunto livelli molto elevati nell'uso di Internet e dei pc, fa un ampio ricorso all'e-governemt, ha realizzato un ambiente particolarmente dinamico di e-business. Un mercato interno molto sviluppato, investimenti in formazione, ricerca e sviluppo, un talento per le tecnologie d'avanguardia hanno posto le basi per un'avanzata industria hi-tech.

Il Networked readinees index valuta la preparazione ICT

-  dal punto di vista macroeconomico, normativo e strutturale del contesto generale;
-  dal grado di preparazione all'impiego delle nuove tecnologie, delle persone, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche e dalla capacità di trarne vantaggio;
-  dall'effettivo utilizzo dell'ICT.

I primi 20 paesi secondo il NRI 2006-2007

Posizione Paese Punteggio Posizione Paese Punteggio
1 Danimarca
5.71
11
Canada
5.35
2 Svezia
5.66
12
Hong Kong
5.35
3 Singapore
5.60
13
Taiwan
5.28
4 Finlandia
5.59
14
Giappone
5.27
5 Svizzera
5.58
15
Australia
5.24
6 Paesi Bassi
5.54
16
Germania
5.22
7 USA
5.54
17
Austria
5.17
8 Islanda
5.50
18
Israele
5.14
9 Regno Unito
5.45
19
Corea del Sud
5.14
10 Norvegia
5.42
20
Estonia
5.02

La ponderazione dei fattori che consentono di sviluppare le capacità ICT dà  luogo a un punteggio complessivo per ogni paese e la classifica dei 122 valutati risulta dall'ordine di questi.

Tra gli altri paesi europei, che non rientrano nei primi venti, l'Irlanda è 21ª, la Francia 23ª e, a distanza, l'Italia è 38ª, con un miglioramento di quattro posizioni rispetto alla classifica precedente,  la Grecia è 48ª.

Nel bacino del Mediterraneo Israele è 18°, la Tunisia 35ª, la Turchia 52ª, il Marocco 76°, l'Egitto 77°, indietro di quattordici posizioni, e l'Algeria 80ª.

La Russia è 70ª.

All'andamento positivo dei paesi asiatici fa riscontro il peggioramento dell'India, 44ª, arretrata di quattro posizioni e della Cina, 59ª, indietro di nove.

L'America Latina è in forte miglioramento. La posizione più alta è del Cile, 31° posto, quella più bassa del Guatemala, 79°.

I paesi del Golfo, meno il Kuwait, e l'Africa subsahariana, tranne la Nigeria, presentano un quadro meno positivo, con tutti i paesi che arretrano.

Postato da: orsola a 17:09 | link | commenti (1)
competitivita 91

Terapia filosofica per le crisi da disoccupazione

La disoccupazione intellettuale suscita negli interessati stati d'animo alternati di depressione e di euforia, di riduzione dell'autostima e di azioni per il recupero dell'identità sociale. Nella fase alta del ciclo possono essere messi in atto tentativi di uscire dall'isolamento, provocato dalla perdita del lavoro, di darsi obiettivi e iniziare un percorso verso una diversa occupazione più nobile di quella perduta,  che mostri un talento e delle competenze finora trascurate.

Nascono così le attività creative di scrittura di saggi, romanzi, poesie, canzoni, che affrontano i problemi della condizione attuale o formulano proposte per il miglioramento del contesto aziendale in cui si è lavorato.

Sono numerose le testimonianze quasi diaristiche di questi stati d'animo, che hanno avuto successo presso il pubblico e hanno portato a cambiare mestiere o a migliorare la reputazione e a fare reimpiegare il disoccupato.

Una proposta terapeutica per le crisi di identità causate dalla disoccupazione la dà Jean Louis Cianni, attuale direttore della Communauté d'agglomeration du Bassin de Thau (Sète), in "La philosophie comme rèmede au chômage", Albin Michel, Paris, 2007, un breviario laico di meditazioni per riappropriarsi di sè e riconsiderare i rapporti con gli altri e il mondo.

L'autore è stato per oltre dieci anni giornalista professionista in un quotidiano e in una agenzia di stampa. Ha diretto una società di p.r. e poi ha fatto per nove anni il direttore comunicazione di Air Littoral, un'azienda, finita nel 2001 e giudizialmente nel 2004, travolgendo 1.100 dipendenti. A 49 anni si è trovato disoccupato di colpo e ha passato tre anni arrangiandosi con qualche lavoretto di insegnamento, fra gli effetti mediatici del fallimento.

Durante la disoccupazione, quando la moglie e il figlio uscivano e si trovava solo in casa, ha usato la sua biblioteca degli studi universitari in filosofia e linguistica, quale cassetta di pronto soccorso, per reagire alla "vera morte sociale", come Cianni la chiama.

Con Socrate e Seneca ha migliorato la consapevolezza di se stesso e delle sue risorse, con Montaigne ha riguadagnato l'autostima, con Schopenauer ha capito il significato della perdita degli amici, con Diderot ha approfondito la conoscenza delle variabili intervenienti sull'angoscia.

Da queste letture è nato il libro. Cianni ha analizzato i sintomi della malattia psichica del disoccupato e vi ha opposto come rimedio le lezioni risanatrici dei grandi filosofi. Tredici capitoli, ognuno ispirato da un maestro del pensiero.

Ne è risultata un'opera chiara, che dà al lettore la tonicità necessaria per reagire contro una malattia spersonalizzante e aiuta a darsi da fare nella ricerca del lavoro.

Postato da: orsola a 12:00 | link | commenti (2)
fondamenti 91

28/03/2007

Nasce "Citizendium", la nuova enciclopedia wiki

Da ieri una nuova enciclopedia online è aperta al pubblico. Realizza un progetto di Jimmy Wales, il cofondatore di Wikipedia.

Si chiama "Citizendium" e ha per sottotitolo "Il compendio del cittadino". Vuole migliorare la qualità del modello Wikipedia, di un'enciclopedia, costruita in sei anni con i contributi spontanei di oltre 200 mila redattori, pubblicati in 110 lingue. Intende fornire informazioni più accurate, validate da esperti.

La nuova enciclopedia è nata da una consultazione mondiale con i "Wikipediani", dopo una polemica, scatenata dall' Encyclopaedia Britannica nel marzo dell'anno scorso, sulle informazioni imprecise e a rischio di falsificazioni, contenute in Wikipedia.

Più di 180 esperti e 800 autori si sono già impegnati nella redazione delle prime 1.100 voci, in inglese. Ma la collaborazione aperta, caratteristica dei wiki, continua.

La collaborazione a Citizendium è aperta a tutti. Le condizioni sono che

-  il collaboratore aggiunga il suo nome, il curriculum e un esempio dei lavori precedenti;
-  ogni contributo sia sottoposto alla lettura e alle correzioni degli esperti e dei correttori;
-  se il livello corrisponde alla qualità del sito, il contributo potrà essere approvato e pubblicato.

Come Wikipedia, la nuova enciclopedia è gestita da un'organizzazione americana senza scopo di lucro, è finanziata da fondi propri e non contiene pubblicità.

Citizendium ha un accordo con Google per costruire l'indice delle sue pagine in rete, chiave del successo di consultazione e collaborazione, secondo Wales.

Postato da: orsola a 13:12 | link | commenti (2)
societa 293

27/03/2007

Kuss_Blaff_500Edward Munch, "Kiss on the beach", 1921, olio su tela.

Postato da: orsola a 17:16 | link | commenti

Classifica delle marche mondiali

Brand Finance è una società inglese di consulenza, specializzata nella valutazione delle marche e dei marchi durante le acquisizioni, le cessioni, i licensing e gli accordi aziendali, che interessano le differenti proprietà intellettuali. Redige ogni anno un rapporto sul valore di mercato delle grandi marche mondiali, stimando espressioni e simboli distintivi, che sostengono il posizionamento di un'impresa presso i clienti, i fornitori e gli stakeholder e ne favoriscono lo sviluppo.

"Brand Finance 250. The annual report on the world's most valuable brands" è la nuova rassegna, pubblicata stamattina. Considera i diritti, le relazioni e le proprietà intellettuali delle 250 maggiori marche a notorietà mondiale. Misura il loro contributo al valore delle aziende, impiegando parametri analitici sulle prospettive di mercato e sulle royalty, derivanti dalle differenti utilizzazioni della marca.

Vengono così ottenuti un punteggio e una classificazione, ordinati in base al  rapporto marca - impresa (con un massimo possibile di 100) e alla reputazione   (con un massimo possibile di AAA+).

La classifica di quest'anno vede al primo posto per numero di punti e notorietà, Coca-Cola, con un valore economico stimato di 45 miliardi 100 milioni di dollari e al secondo Microsoft, con 37 miliardi.

Il valore complessivo di tutte le marche classificate è di 2.179 trilioni di dollari.

Le prime 10 marche

Posizione
Marca
Azienda
Settore
Paese
1
Coca-Cola Coca-Cola Bevande
USA
2
Microsoft Microsoft Software
USA
3
Citi Citigroup Finanza
USA
4
Wal-Mart Wal-Mart Grande distribuzione
USA
5
IBM IBM Computer
USA
6
HSBC HSBC Finanza
Regno Unito
7
GE General Electric Industria
USA
8
Bank of America Bank of America Finanza
USA
9
Hewlett-Packard Hewlett-Packard Computer
USA
10
Marlboro Altria Tabacco
USA

Tra le prime 250 marche, 112 sono americane e 9 di esse sono tra le 10 più redditive.

92 sono europee: 26 appartengono al Regno Unito, 24 alla Francia, 17 alla Germania, 6 all'Italia e 5 alla Svizzera.

Il Giappone ne ha 19.

La prima marca italiana è TIM, 35ª nella classifica. La seconda è Generali, 45ª. Dopo viene Prada, 185ª, che ha il rapporto valore della marca-valore dell'azienda tra i più elevati al mondo.  Diesel è 220ª, ENEL è 225ª, Bulgari è 227ª, ma è quinta al mondo per rapporto marca-azienda.

Le ultime 5 marche

Posizione
Marca
Azienda
Settore
Paese
246
Hermès Hermes Fashion
Francia
247
MTS Mobile TeleSystem Telecomunicazioni
USA
248
Calvin Klein Phillips-Van Heusen Fashion
USA
249
Eli Lilly & Co Eli Lilly & Co Farmaceutica
USA
250
Quicksilver Quicksilver Strumenti
USA

Postato da: orsola a 16:35 | link | commenti
competitivita 91

Decidere al momento giusto / 2

I commenti sono il sale di un blog. Non danno soltanto il feed-back a chi ha scritto un post, completano la scarna informazione di partenza e possono portare la discussione al di là degli obiettivi prevedibili.

E' successo così anche alla nostra segnalazione di un videogame, utile per la formazione manageriale.

E' stata pubblicata lunedì 19 e il venerdì precedente il "Corriere della Sera" aveva sparato un titolo sull'attualità del "manager centauro", figura multidisciplinare,  nelle pagine di accompagnamento alle inserzioni per la ricerca di personale.

L'articolo così promozionato raccontava del solito centro di formazione, legato a un sindacato dei dirigenti, che dopo dodici anni di tradizionale formazione d'aula si rifaceva il look, ingaggiando nove esperti per un "panel" (di supervisione?) e facendolo sapere sui giornali.

L' "evento" non mancava di ricerca previsionale e di certificazione accademica sulle magnifiche sorti e progressive del terziario e sulla nuova professionalità manageriale, frutto di "ibridazione" e "contaminazione" delle competenze. L'esempio di questo manager centauro erano le commesse della boutique Malo di Milano, in grado di vendere un pullover e "spiegare un dipinto", esposto nel negozio.

I nostri discussant, interessati alla formazione al decision making, hanno colto l'occasione per commentare anche l'articolo e ricordare

- il primato della comunicazione con il consumatore nell'atto di vendita e il ruolo delle commesse nel retail;
-
le competenze decisionali, diagnostiche e attuative di un manager;
- le differenze tra i manager aziendali di vertice e di livello intermedio;
- l'importanza del decidere tempestivamente per l'utilità aziendale;
-l'integrazione necessaria dei diversi modi di formazione manageriale per imparare a decidere nelle situazioni di normalità e di emergenza, per avere coscienza di se stessi e interagire con gli altri, per gestire le risorse disponibili e valorizzarle.

Ci sono stati interventi colti, di richiamo mitologico, come si conviene all'uso della metafora nella comunicazione, iperrazionali e concreti fino al pragmatismo e affermazioni spiritose.

Efficace a questo ultimo proposito l'affermazione di Barbara Mantovani, che siamo stati tentati di mettere alla testa del nostro post, sulle "povere ragazze che fanno le commesse da Malo", il cui "ruolo non è certamente quello di fare le manager centauro, ma tutt'al più, visto le paghe ricevute, le cent-euro".

E' troppo aspettarsi che sia un tantino più elevato il profilo di "manager centauro", obiettivo di quel centro di formazione?

Postato da: orsola a 12:30 | link | commenti (4)
formazione 112

26/03/2007

Ricerca della bellezza senza illusioni

Paula Begoun è un'americana, esperta di cosmetici e di prodotti per la cura della pelle. Una donna di successo, che ha diretto per dieci anni un'azienda del settore, ha scritto quattro libri di cosmesi che hanno venduto due milioni e mezzo di copie, conduce programmi televisivi sull'argomento per le più importanti catene degli Stati Uniti, è opinionista di una rete giornalistica, ha fondato Paula's Choice skin care and cosmetics, un sito che ha per mission di fornire accurate informazioni sui prodotti dell'industria cosmetica.

Il sito ha una community online, produce un notiziario, fa conoscere i contenuti e gli effetti dei prodotti, svolge programmi di formazione. E' dotato di un servizio di consulenza e di un FAQ. Sostiene attività filantropiche e di solidarietà. Vende anche cosmetici per donna e uomo, scelti per la loro mancanza di effetti secondari, con una logica di azione prosumerista.

I libri della Begoun hanno titoli come "Don't go to the cosmetic counter without me"", "Blue eyeshadow  should be illegal", "The beauty bible", e "Don't go shopping for hair-care product without me". Sono tutti editi da Beginning Press. Rivelano l'inutilità e la dannosità di certi cosmetici e scatenano consensi dei consumatori e polemiche dei produttori. 

La sua presenza nel programma televisivo "The Oprah Winfrey show" procura uno share elevatissimo. 

E' molto temuta dall'industria della bellezza. Si batte da diciotto anni contro i componenti sintetici nei prodotti cosmetici. Ha chiesto ai loro fabbricanti di dichiarare la composizione prima della Food and drug administration.

Suo nemico dichiarato è il "Paraben", un conservante molto diffuso nell'industria cosmetica, che può avere effetti cancerogeni.

Spiega che le creme al collagene sono inutili. "Le molecole sono troppo grandi per penetrare e il collagene esterno non si combina con il proprio".

Denuncia i rischi del fumo per la necrosi dei capillari e la riduzione dell'elasticità della pelle, dei raggi solari per l'invecchiamento precoce, l'inutilità della caffeina negli anticellulitici, l'equivalenza degli autoabbronzanti, tutti a base di zucchero.

Adesso è in giro per l'Europa perchè l'hanno invitata a tenere una serie di conferenze e per il lancio del suo sito htt://www.paulaschoice-eu.com. L'Europa è il quarto continente presidiato, dopo l'America del Nord, l'Australia e il Sud-Est asiatico.

Intervistata dai giornalisti a Parigi, dove è giunta come prima tappa, non ha rinunciato ad una battuta ad effetto: "Anche Estée Lauder è morta con le rughe... la ricerca scientifica sa ancora poco sulla pelle e su ciò che va bene per lei".

Postato da: orsola a 17:44 | link | commenti (1)
societa 293

Linee di sviluppo della competitività europea

Nell'ultimo decennio le aziende della conoscenza sono aumentate in Europa e l'occupazione nel settore ha raggiunto livelli simili agli USA. La produttività però non è cresciuta allo stesso ritmo, perchè, ad eccezione dei paesi nordici, l'Europa non ha investito a sufficienza in ricerca e sviluppo, in formazione superiore, in tecnologia dell'informazione e della comunicazione. E' mancato il cambiamento necessario all'organizzazione del lavoro per trarre vantaggio dall'acquisizione di tecnologie.

Inserire nuova tecnologia per mezzo di nuove macchine è facile. Ma le aziende possono trarre vantaggio dalla gran quantità di flussi di informazione e di conoscenza, che così si generano, se stimolano l'innovazione in ogni forma, da quella incrementale a quella radicale, dal processo al prodotto.

E' questo, a grandi linee, il quadro tracciato da "The knowledge economy in Europe", il rapporto preparato dalla Work Foundation per il vertice dei capi di governo dell'UE, che si è tenuto sabato a Berlino.

L'Europa in questo momento non  è in grado di preparare il personale qualificato, nè di migliorare la qualità del lavoro, condizioni necessarie per competere con l'America e i paesi emergenti dell'Asia nell'economia della conoscenza.

Il rapporto mostra che nel decennio 1995-2005 gli occupati nelle aziende europee della conoscenza sono aumentati del 23,9%, contro il 5,7% delle altre e nel 2005 sono stati il 41,4% di tutta l'occupazione.

Occupati nelle aziende della conoscenza
(UE15 - 2005)

 
Industria
Servizi
Totale
Svezia
6,5%
47,8%
54,3%
Danimarca
6,3%
42,8%
49,1%
Regno Unito
5,3%
42,4%
48,0%
Finlandia
6,8%
40,5%
47,3%
Paesi Bassi
3,3%
41,9%
45,2%
Belgio
6,5%
38,3%
44,8%
Germania
10,4%
33,4%
43,8%
Francia
6,3%
36,3%
42,6%
Irlanda
6,0%
33,9%
39,9%
Austria
6,5%
31,0%
37,5%
Italia
7,4%
29,8%
37,2%
Spagna
4,7%
27,0%
31,7%
Grecia
2,1%
24,5%
26,6%
Portogallo
3,3%
22,7%
26,0%
UE 15
6,7%
34,7%
41,4%

Nell'UE 15 il 34,7% dell'occupazione  riguarda i servizi e il 6,7% l'industria della conoscenza. I servizi hi-tech (ricerca e sviluppo e computing) hanno il 3,5% di tutti gli occupati, l'industria hi-tech ne ha soltanto l'1,1%.

Nel decennio 1995-2005 gli occupati nelle aziende della conoscenza sono cresciuti del 20,9% negli USA e del 23,9% nell'UE15.

Gli occupati delle altre aziende sono cresciuti del 14,0% negli USA e del 12,6% nell'UE15.

Però nel 2004 gli investimenti in ricerca e sviluppo erano l'1,92% del PIL nell'UE15,  il 2,66%  negli USA e addirittura il 3,20% in Giappone.

"Sono i paesi scandinavi, la Germania, la Francia e il Regno Unito, continua il rapporto, i soli preparati d'Europa per affrontare le sfide dell'economia della conoscenza".

Ricerca e sviluppo e formazione vedono i paesi del Mediterraneo, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, agli ultimi posti.

Investimenti in ricerca e sviluppo nell'UE15
(1994-2004)
 

Quota del PIL
2004
1994-2004
Svezia
3,70%
+0,38
Finlandia
3,47%
+1,18
Giappone
3,20%
+0,41
USA
2,66%
+0,26
Danimarca
2,58%
+0,76
Germania
2,49%
+0,31
Austria
2,34%
+0,83
Francia
2,16%
-0,16
Belgio
1,90%
+0,21
Regno Unito
1,79%
-0,22
Paesi Bassi
1,78%
-0,19
Irlanda
1,20%
-0,07
Italia
1,11%
-0,09
Spagna
1,07%
+0,26
Portogallo
1,00%
+0,41
Grecia
0,57%
+0,08
UE15
1,92%
+0,07

Il rapporto indica la necessità che vengano stretti rapporti tra aziende  e università, che queste ultime diventino attraenti per gli studenti e i ricercatori stranieri, che i sistemi di organizzazione del lavoro delle aziende della conoscenza incoraggino l'autonomia dei lavoratori, sviluppino la crescita delle competenze e producano l'innovazione necessaria alla competitività sui mercati e alla produttività delle organizzazioni.

Postato da: orsola a 14:49 | link | commenti (1)
competitivita 91

23/03/2007

50° anniversario del trattato di Roma dell'UE

In occasione della ricorrenza dei 50 anni dalla sottoscrizione del Trattato di Roma, che ha dato vita all'Unione europea, si riuniscono a Berlino sabato e domenica i rappresentanti dei 27 Stati nazionali.

Stamattina il quotidiano economico francese  "Les Echos" ha  pubblicato  (maliziosamente?)  questa cartografia, che evidenzia i festeggiamenti programmati per l'occasione.

4555145

In tutta la zona euro: conio in 83 milioni di esemplari di una moneta da due euro con la stessa immagine,  a ricordo del 50°anniversario del trattato.

Roma: in via Fori imperiali, esibizione di artisti e cantanti, in Piazza Venezia fuochi di artificio; mostra di 27 capolavori provenienti dai 27 paesi dell'Unione; esposizione ai Musei capitolini della copia originale del trattato.

Berlino: sabato, apertura notturna  dei musei e dei locali di divertimento; domenica, cerimonia solenne al Museo storico tedesco con fotografia ufficiale dei capi di Stato e di governo; concerto pop con Joe Cocker.

Bruxelles: ai piedi dell'Atomium, serata pop rock con Zucchero, Julio Iglesias, Simpley Red e Charles Aznavour.

Parigi: domenica balli in strada e caccia al tesoro; lunedì, colloquio a Scienze politiche su "50 anni di costruzione dell'Europa". In altri 40 paesi della Francia,   concerti mostre e gare aperte al  pubblico; il canale televisico France 3 trasmetterà un telefilm  sulla storia dell'Unione.

Lisbona: domenica, apertura al pubblico di nove palazzi che hanno avuto un ruolo importante nella politica europea del Portogallo.

Madrid: puzzle vivente, in rappresentanza degli allargamenti progressivi dell'Unione.

Barcellona: 4.500 luci disegneranno la bandiera dell'Europa.

Vere e proprie feste di popolo si faranno soltanto negli Stati che hanno partecipato all'UE fino dalla fondazione. Sono scelte differenti, espressione delle culture locali, rivolte a una stessa celebrazione.

Postato da: orsola a 11:14 | link | commenti (1)
politica 135

22/03/2007

Messaggi subliminali

XTive è il marchio di un'azienda coreana, della Corea del Sud, che opera nel design e nel program development di videogiochi e soluzioni Web, online, mobile e radio digitale. Lega "interactive, creative, active", aggettivi che qualificano i suoi servizi.

Ha realizzato il prototipo di un sistema, che impedisce di giocare troppo a lungo con la playstation e può curare i web junkie, i videogioco-dipendenti.

Il sistema è costituito da una sequenza di onde sonore subliminali che impongono di smettere di giocare, ripetendo questo messaggio da 10.000 a 20.000 volte al secondo. Può essere installato su qualsiasi playstation ed entra in funzione dopo un tempo stabilito.

Il presidente dell'azienda, nel dare l'annuncio, ha sostenuto che in tale modo si fa leva sull'autoconvinzione delle persone e non su un'imposizione esterna, che può provocare resistenze e rifiuti.

XTive si aspetta di vendere il suo sistema a privati, sale gioco, produttori di videogiochi e non solo. Il messaggio che obbliga a smettere di giocare può essere facilmente sostituito da altri.

Il governo coreano potrebbe incoraggiarne la diffusione nel quadro della campagna ufficiale di lotta alla videogioco-dipendenza, che nella Corea del Sud pare superi il 10% della popolazione adulta.

I limiti della cosiddetta subliminalità sono noti dagli anni '30. Le numerose ricerche compiute in questo ambito hanno dimostratto che perchè passi un qualsiasi messaggio è necessaria una predisposizione a riceverlo. Colpisce però che in uno dei paesi delle nuove economie, che ha tassi di sviluppo a due cifre, ci siano orientamenti produttivi e politici in questa direzione, anzichè pensare di agire con interventi terapeutici ed educativi nei confronti dei web junkie.

Postato da: orsola a 17:53 | link | commenti (2)
tecnologia 114

Redditi delle famiglie nelle regioni d'Europa

Nel post dell' altro ieri sono stati accennati gli approcci e i parametri diversi, utilizzati per valutare le condizioni economiche e sociali di un paese o di un sistema organizzativo. Un criterio per misurare il peso della ridistribuzione pubblica nell'accesso delle famiglie a beni e servizi è dato dal "reddito  disponibile".

Questo è il saldo,  costituito all'attivo dalle retribuzioni dei lavoratori, dai proventi patrimoniali, delle proprietà immobiliari, dei dividendi da titoli mobiliari, degli interessi e dei ritorni sugli investimenti, cioè il "reddito primario", su cui gravano al passivo le imposte, ma a cui possono aggiungersi le prestazioni sociali pubbliche in danaro e in natura, migliorandolo.

Il reddito disponibile è un criterio più preciso del PIL, che è il valore di tutti i beni e i servizi prodotti dagli occupati in una determinata area geografica, al netto degli esborsi necessari per la produzione.

Al reddito disponibile per le famiglie nell'UE è dedicato lo studio di Andreas Krüger, pubblicato su "Statistics in focus", Eurostat, 25/2007.

L'autore classifica per SPAC, standard di potere d'acquisto, il reddito primario e quello disponibile delle famiglie residenti nelle regioni di 22 paesi dell'UE. Rileva le differenze provocate dall'intervento degli Stati nazionali nella ridistribuzione.

Così dimostra che l'intervento ha effetti decisamente livellatori all'interno delle regioni e riduce gli scarti tra ricche e povere.

Reddito primario delle famiglie
(prime e ultime Regioni UE)

 
Regioni
SPAC 2003
Regioni
SPAC 2003
1 Inner London (Regno Unito
27346
248 Nord-Est (Romania)
2495
2 Berkshire,Buckinghamshire e Oxfordshire (Regno Unito)
24604
247 Sud (Romania)
2868
3 Ile de France (Francia)
24483
246 Sud-Vest (Romania)
3023
4 Vlaams-Brabant (Belgio)
23842
245 Sud-Est (Romania)
3124
5 Bedfordshire e Hertfordshire (Regno Unito)
23825
244 Nord-Vest (Romania)
3374
6 Oberbayerm (Germania)
23146
243 Centru (Romania)
3588
7 Surrey, East e West Sussex (Regno Unito)
23086
242 Vest (Romania)
4143
8 Outer London (Regno Unito)
22555
241 Podkarpackie (Polonia)
4610
9 Brabant Wallon (Belgio)
22326
240 Latvija (Lettonia)
4731
10 Stuttgart (Germania)
21812
239 Lubelskie (Polonia)
4828


Reddito disponibile delle famiglie
(prime e ultime Regioni UE)
 
 

Regioni
SPAC 2003
Regioni
SPAC 2003
1 Inner London (Regno Unito)
21530
248 Nord-Est (Romania)
2547
2 Surrey, East e West Sussex (Regno Unito)
20311
247 Sud (Romania)
2918
3 Berkshire,Buckinghamshire e Oxfordshire (Regno Unito)
19957
246 Sud-Vest (Romania)
3010
4 Bedfordshire e Hertfordshire (Regno Unito)
19599
245 Sud-Est (Romania)
3072
5 Ile de France (Francia)
18883
244 Nord-Vest (Romania)
3325
6 Outer London (Regno Unito)
18736
243 Centru (Romania)
3488
7 Essex (Regno Unito)
18287
242 Vest (Romania)
3991
8 Emilia-Romagna (Italia)
18171
241 Latvija (Lettonia)
4659
9 Lombardia (Italia)
18045
240 Podkarpackie (Polonia)
4916
10 Wien (Austria)
18042
239 Eesti (Estonia)
5074


La differenza tra la regione inglese Inner London, che ha le famiglie con il più alto reddito primario dell'UE, e il Nord-Est della Romania, che ha quelle con il più basso,  come mostra la prima  tabella, è di SPAC 27.643 annui contro 2.495, di circa undici volte maggiore. Nella seconda tabella lo scarto per reddito disponibile scende a SPAC 21.530 contro 2.547 e diventa maggiore solo di sette volte e mezzo.

L'intervento pubblico fa classificare all'8° e al 9° posto le due regioni italiane dell'Emilia-Romagna e della Lombardia e cambia lievemente l'ordine finale delle più povere.

L'entità dei trasferimenti pubblici sta tra il 20% e il 40% del reddito disponibile. In Germania, nella regione di Dessau, si raggiunge il 48%. Valori alti ci sono anche in Danimarca, Svezia e Finlandia. I più bassi, intorno al 12%, sono quelli della Slovacchia e della Romania.

Postato da: orsola a 15:29 | link | commenti (2)
politica 135

4 miliardi di poveri pagano cari i prodotti essenziali

"The next 4 billion. Market size and business strategy at the base of the pyramid" è il titolo del rapporto, pubblicato lunedì da IFC - World Bank Group e dal World Resource Institute di Washington. Il documento è stato redatto da cinque economisti, specialisti dello sviluppo sostenibile e propone alle imprese private di offrire servizi e prodotti essenziali, con un equo rapporto qualità-prezzo, a 4 miliardi di poveri, che dispongono di 5.000 miliardi di dollari.

La proposta è formulata nell'interesse comune del settore privato e dei paesi in via di sviluppo.

Il mercato potenziale è costituito dalla maggioranza dell'umanità, posta alla base della piramide economica mondiale (BOP), che vive in 146 paesi. E' fatto da 1 miliardo 200 milioni di persone estremamente povere, che hanno un reddito pro capite al di sotto di 1 dollaro al giorno e da 2 miliardi 700 milioni, che dispongono di meno di 2 dollari pro capite al giorno. Hanno redditi medi al massimo di 3,35 dollari in Brasile e di 2,11 in Cina.

2 miliardi 860 milioni vivono in Asia e in Medio Oriente, il resto tra Africa, America Latina ed Europa dell'Est. Risiedono prevalentemente in zone rurali, dove le reti di distribuzione dell'energia elettrica, gli acquedotti e i servizi sanitari lasciano a desiderare. Stentano a reperire le merci necessarie sui mercati locali. Vivono in economie chiuse, in cui sono consumatori, produttori in nero e percettori di flussi finanziari, legati alle rimesse degli emigranti.

Sono economie che favoriscono i monopoli. "I più poveri, scrivono gli autori del rapporto, hanno spesso accesso a prodotti e servizi più cari, di qualità scadente e talvolta difficili da avere".

I cinque economisti hanno perciò misurato le dimensioni di otto mercati potenziali su cui potrebbe agire l'iniziativa privata: quelli della salute, dell'informazione e comunicazione, dell'acqua, dei trasporti, della casa, dell'energia, degli alimenti e dei servizi finanziari.

I mercati più grandi sono quelli della parte più bassa del BOP. L'alimentazione vale 2.900 miliardi di dollari, l'energia 433 miliardi, le abitazioni 332, i servizi sanitari 316.

BOP per settori di mercato
( $ 5 miliardi)

IFC

                                     Fonte: IFC - WRI, 2007.

Il rapporto indica nell'emersione del lavoro nero, nell'apertura dei consumi alla concorrenza, nella creazione di valore locale e nella partnership tra governi, ONG e gruppi aziendali, il possibile approccio alla riduzione della povertà.

Postato da: orsola a 10:39 | link | commenti
economia 136

21/03/2007

Frida Kahlo, "Le due Frida", 1939, olio su tela.

Postato da: orsola a 11:06 | link | commenti (1)

20/03/2007

Diventare protagonista di un libro

Una storia d'amore, un racconto per bambini, un libro giallo, un romanzo d'avventure, chi non ha sognato d'essere l'autore o il protagonista?

Ai desideri finora irrealizzabili dà la possibilità di trasformarsi in realtà evene.fr, un sito dell'e-commerce, che vende soprattutto libri. Dalla home page invita: "Diventa coautore del romanzo che ha i tuoi amici come protagonisti".

Chi clicca sotto due sagome settecentesche di figure umane, in nero su sfondo verde oliva, entra nella boutique e tra i regali originali trova 18 romanzi "personalizzati" o "interattivi", utili per fare una "sorpresa a familiari ed amici", un modo per "fare passare i propri messaggi".

Basta scegliere un titolo tra
-  "Bianco come la neve", un noir, in cui si possono dare ai sei personaggi i nomi che si vogliono, attenuare o rafforzare le scene chiave, inserire particolari erotici (non porno),  cambiare il finale;
-  "Chimera", un suspence con una protagonista e quattro personaggi secondari che può essere ambientato in Francia, Belgio, Svizzera o Canada, a seconda di dove vive il committente francofono;
-  "Corto circuito", una storia insolita, a colpi di sorprese, in cui il protagonista può essere un uomo o una donna e ci sono quattro personaggi secondari;
e così via per  gli altri 15 libri.

Sono tutti volumi di 180 pagine, che possono avere in copertina la foto del cliente (pardon, del "coautore") ed eventualmente all'interno quelle dei protagonisti e degli altri personaggi. Chi lo vuole, può aggiungere al titolo un sottotitolo, che viene stampato però solo sul frontespizio.

Per diventare coautore, basta riempire un questionario e pagare da 33 euro a 21,90 per ogni copia, a seconda del titolo scelto. Ci sono sovraprezzi per le foto, sconti quantità e possibilità di acquisti fino a un massimo di 20 copie. 

Il libro scelto va pagato con carta di credito e può arrivare a casa dell'acquirente 5 giorni dopo  la compilazione di un libretto di specifiche.

Prezzo e tempi di evene.fr sono altamente competitivi rispetto all'editoria italiana dello stesso tipo. Permettono a tutti di sembrare quello che non sono e di illudersi d'avere aumentato la propria visibilità nell'ambiente di riferimento, con i benefici sperati. 

Postato da: orsola a 19:00 | link | commenti (5)
societa 293

Mappa mondiale della felicità

Le misure della qualità della vita e della soddisfazione percepita possono seguire approcci diversi e produrre risultati diversi. Si può fare riferimento a parametri economici, allo sviluppo sociale, al rispetto ambientale, alla ricerca e formazione, alla partecipazione politica.

Individuare le determinanti della soddisfazione e misurarne gli effetti sulla percezione per decidere le politiche e il rapporto costi-obiettivi più opportuni è il tema centrale della discussione tra studiosi, imprenditori e politici a livello macro, che viene traslato anche all'interno delle organizzazioni.

Adrian White, uno psicologo sociale dell' University of Leicester ha realizzato una "World map of happiness", pubblicata in settembre, che verrà presentata alla prossima conferenza internazionale sul tema "Si può misurare la felicità e che significato hanno queste misure per la politica?", organizzata presso l'università di Roma-Tor Vergata dalla Banca d'Italia, dal Centro per gli studi economici e internazionali della stessa università, dal Centro di ricerca della Commissione europea e dall'OECD.

White ha messo insieme con opportune pesature i dati statistici, pubblicati dall'UNESCO, dalla CIA, dalla World health organisation, dal Veenhoven database, dal Latin barometer, dall' Afro barometer e dall' United Nations human development report, sulla povertà, l'accesso all'istruzione e la salute delle popolazioni, con una ricerca su un centinaio di sondaggi realizzati nel mondo dalla New economic foundation per costruire un indicatore della "felicità soggettiva".

I dati e la ricerca sono stati messi in rapporto agli andamenti del PIL in 178 paesi e sono state rilevate correlazioni significative e tassi di sviluppo simili.

Le correlazioni più forti sono state quelle della soddisfazione per la qualità della vita con la salute e, subito dopo, con la ricchezza e con l'accesso all'istruzione e infine con la speranza di vita e con il PIL pro capite.

Sommando i valori positivi delle tre prime variabili è stata costruita una classifica di 178 paesi e una mappa mondiale della felicità.

La mappa mondiale

Cartina felicità

Il paese in cui gli abitanti sono più soddisfatti per la qualità della vita è risultato la Danimarca. Quello in cui sono meno felici è il Burundi.

I primi 20 paesi

Posizione
Paese
Punteggio
Posizione
Paese
Punteggio
1 Danimarca
273
11 Irlanda
253
2 Svizzera
273
12 Lussemburgo
253
3 Austria
260
13 Costa Rica
250
4 Islanda
260
14 Malta
250
5 Bahamas
257
15 Paesi Bassi
250
6 Finlandia
257
16 Antigua e Barbuda
247
7 Svezia
257
17 Malesia
247
8 Bhutan
253
18 Nuova Zelanda
247
9 Brunei
253
19 Norvegia
247
10 Canada
253
20 Seychelles
247

Gli ultimi 5 paesi

Posizione
Paese
Punteggio
178 Burundi
100
177 Zimbabwe
110
176 Congo
110
175 Moldavia
117
174 Ucraina
120

L'Italia è 50ª con 230 punti.

Nell'UE prima dell'Italia ci sono i 7 paesi indicati nella tabella e altri 5, il Belgio 23°, la Germania 35ª, il Regno Unito 41°, la Spagna 46ª e Cipro 49°. Dopo l'Italia in classifica ci sono la Francia, la Slovenia, la Cechia, la Grecia, il Portogallo, la Croazia, la Polonia, l'Ungheria, la Slovacchia, la Romania, la Lettonia e la Lituania. La soddisfazione degli Italiani per la qualità della vita coincide con quella media  dei cittadini europei.

Gli USA sono 23´, il Brasile è 81°, la Cina 82ª, il Giappone 90°, l'India 125ª, la Russia 167ª.

Postato da: orsola a 13:09 | link | commenti
economia 136

19/03/2007

50 aziende americane che valgono il 75% della Borsa

Il 2006 si conferma ancora una volta anno di profitti record. Lo dimostra l'annuale classifica "Business Week" delle 50 aziende tratte dallo Standard &Poor's 500, che hanno ottenuto i migliori risultati nel mondo degli affari.

I parametri di valutazione scelti dal settimanale americano sono, come al solito, la percentuale di redditività del capitale investito,  negli ultimi tre anni e negli ultimi dodici mesi, lo sviluppo delle vendite, calcolato sempre per gli stessi due periodi, il valore di mercato delle azioni, i dividendi degli ultimi tre anni, il ROE e il ROI.

Sono state così individuate e ordinate in classifica le aziende, appartenenti a tutti e dieci i settori dello S&P500 (largo consumo, energia, farmaceutica, credito e finanza, prodotti industriali, servizi alla persona, materie prime, information and communication technology, telecomunicazioni, servizi pubblici).

Il settore in cui le vendite sono cresciute di più è quello dell'energia, al primo posto con un aumento del 26,0%, seguito dal credito e finanza con il 13,9%.

Il settore a minore crescita è costituito dai servizi di telecomunicazione, con un incremento dell'1,3% e dai beni di largo consumo, con il 6,1%.

Le maggiori redditività le hanno avute questi ultimi, con il 24,3% e subito dopo i prodotti energetici, con il 23,3%, quelli farmaceutici, con il 22,1%, del credito e della finanza, con il 21,0%.

La redditività minore è stata delle aziende di servizi pubblici, con il 10,4% e delle telecomunicazioni, con l'11,0%.

Tutto come previsto.

La prima azienda della classifica è ancora una volta Google (GOOG), con $ 136 miliardi 700 milioni di valore allo Stock exchange market, vendite cresciute del 93,3% in un anno e tasso di redditività al 32,8%.

Seconda è Coach (COH), che opera nel settore del lusso. Vale $ 17 miliardi 400 milioni in Borsa, ha incrementato le vendite rispetto all'anno scorso del 28,7% e i profitti del 62,7%.

Terza è Gilead Sciences (GILD), azienda farmaceutica che capitalizza un valore di $ 33 miliardi, ha venduto $51 miliardi 800 milioni e ha aumentato la sua redditività del 40,5%.

Tra le prime dieci aziende ci sono Verizon Communications, telecomunicazioni, Colgate-Palmolive, prodotti di largo consumo e Goldman Sachs, agenzia di rating e  risk solution.

Le aziende sono state classificate come  "agitatrici", perchè hanno scosso il mercato con la loro condotta (Google, per esempio), "pioniere", perchè hanno anticipato le tendenze (Coach, per esempio) e "agenti di cambiamento" delle regole del gioco (Gilead Sciences, per esempio) : un modo sintetico per caratterizzare le strategie attuate.

Alle "agitatrici" appartiene quasi la metà, mentre le "pioniere" costituiscono un  quinto delle classificate.

Postato da: orsola a 17:03 | link | commenti
competitivita 91

Decidere al momento giusto

La formazione al decision making privilegia solitamente la conoscenza del processo e gli aspetti relazionali della scelta manageriale. I laboratori di simulazione e l'outdoor training stressano l'emergenza e sottolineano l'importanza della cooperazione. Gli esercizi di leadership deployment strumentalizzano il coinvolgimento dei follower per  l'integrazione delle informazioni e per la pace sociale necessaria ai comportamenti finalizzati.

I limiti di tali focalizzazioni del decision making manageriale sono stati rilevati già dalle analisi di H.Simon e J. March alla fine degli anni '40. Quest'ultimo ha più volte sottolineato l'importanza di una tecnologia dell'irragionevolezza, volgarizzata nel detto corrente "prima spara poi mira", legata all'importanza della reattività aziendale in un ambiente incerto, come è quello competitivo odierno.

Decidere le mosse al momento giusto è il tema conduttore del videogame "Virtua Fighter 5" un picchiaduro, che costituisce la quinta uscita della serie prodotta da Sega.

Il gioco è caratterizzato da una forte propensione al realismo e da una chiara imposizione al contatto fisico in un contesto di arti marziali,  dove si può scegliere tra una decina di stili di combattimento diversi. Appartiene al filone della next gen, caratterizzata da potenza grafica, animazione e realizzazione dei personaggi, possibilità di multiplaying.

Il formato è quello classico dei picchiaduro: si tirano calci e pugni per attaccare e per difendersi. I primi incontri con gli avversari si superano senza nessuna difficoltà, ma a mano a mano che si procede nel gioco non si può più andare a casaccio, bisogna imparare a scegliere sempre più rapidamente chi colpire e come, se anticipare un'aggressione temuta o pararne una improvvisa, se adottare una tattica di mosse coerenti, aspettandosi di ottenere i risultati da una condotta di regolarità, o tenere l'occhio all'obiettivo finale e combinare una serie di incontri diversificati per forza e debolezza nelle specifiche situazioni, presentate dalle dinamiche ambientali.

"Vitua Fighter 5" appassiona per velocità e competizione. I combattimenti hanno la familiarità delle gare sportive. I successi e gli insuccessi individuali lasciano nei giocatori il segno delle sperimentazioni in vivo.

Postato da: orsola a 11:42 | link | commenti (8)
formazione 112

16/03/2007

117.000 lavoratori dell'Auto in meno nell'UE15 

Il settore automobilistico è in ristrutturazione mondiale. Al boom della domanda nei paesi delle economie emergenti corrisponde l'erosione in quelli a più vecchia industrializzazione.

I nuovi mercati asiatici sono raddoppiati tra il 2000 e il 2006 rispetto a una crescita mondiale del 3%.

La delocalizzazione ha continuato ad avanzare. In sei anni la produzione degli USA, del Canada e del Messico è diminuita del 9,5% e quella dell'Europa occidentale del 6,3%, a fronte di un aumento mondiale delle immatricolazioni del 19% e della produzione stessa del 19,6% .

Gli incrementi del costo orario del lavoro e del tasso di cambio del dollaro e dell'euro hanno contribuito alla riduzione del margine operativo dell'industria automobilistica occidentale. 300 mila posti di lavoro sono stati perduti negli USA e 117 mila nell'UE15.

Il rapporto della compagnia di assicurazione credito Euler Hermes SFAC "Restructuration mondiale du secteur automobile" fotografa una situazione dell'occupazione, ridotta del 5,9% nell'UE15 (da 1.977.600 nel 2000 a 1.860.100 nel 2006) e cresciuta del 27,1% nei paesi dell'Europa orientale da poco tempo nell'UE (da 315.800 del 2000 a 401.400 del 2006).

Andamento degli organici nell'UE15
(2000-2006 in migliaia e %)

2000
2006
% 06-00
Austria
27,5
32,0
16,2%
Belgio
53,4
43,0
-19,5%
Danimarca
7,5
5,3
-29,4%
Finlandia
7,4
7,1
-4,0%
Francia
311,3
290,0
-6,8%
Germania
855,5
855,0
-0,1%
Irlanda
10,0
10,0
0,0%
Italia
175,6
162,0
-7,8%
Paesi Bassi
27,8
21,0
-24,5%
Portogallo
28,2
21,0
-24,5%
Spagna
164,2
156,0
-25,4%
Svezia
73,3
77,7
6,1%
Regno Unito
236,0
180,0
-23,7%
UE15
1977,6
1860,1
-5,9%

Andamento degli organici nei nuovi paesi dell'UE
(2000-2006 in migliaia e %)

2000
2006
% 06-00
Bulgaria
3
2,6
-13,3%
Cechia
78,7
111,0
41,1%
Ungheria
33,2
44,0
32,5%
Polonia
88,0
110,2
25,2%
Romania
70,0
66,0
-5,7%
Slovacchia
36,0
58,4
62,4%
Slovenia
7,0
9,2
31,4%
Totale
315,8
401,4
27,1%

Secondo gli autori del rapporto, la situazione 2007 sarà caratterizzata da una sfasatura dell'offerta americana rispetto alla domanda locale, da un'offerta giapponese stimolata dalla svalutazione dello yen, dalle ristruttrazioni fatte dai costruttori europei in ordine sparso e quindi da  sovracapacità produttiva e tendenza ad ulteriori tagli dei posti di lavoro, nell'industria tedesca in particolare.

Euler3

 

Postato da: orsola a 12:50 | link | commenti (2)
occupazione 109

Tribunale penale internazionale per gli infortuni del lavoro

Nel 2004, secondo gli ultimi dati comunicati dalla Commissione europea a fine febbraio, gli infortuni sul lavoro che procurano assenze superiori a tre giorni sono stati 4 milioni e gli incidenti mortali 4.397, un miglioramento rispetto al 2002 del 20% per i primi e del 17% per i secondi.

"Le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro, ha detto il commissario responsabile per l'occupazione Vladimir Spidla, rappresentano un grosso onere per i lavoratori e i datori di lavoro... un costo enorme per l'economia europea".

Contro la riduzione del lavoro alle dimensioni di costo e per il riconoscimento del diritto fondamentale alla salute è scritto il libro della sociologa Annie Thébaud - Mony  "Travailler peut nuire gravement à votre santé. Sous - traitance des risques, mise en danger d'autrui, atteintes à la dignité, violences physiques et morales, cancers professionels", La Découverte, Paris, 2007.

Titolo e sottotitolo suonano come un appello e possono fuorviare, ma chi guardi almeno la quarta di copertina sarà conquistato dalle referenze professionali dell'autrice, specialista dei temi della salute dei lavoratori e studiosa delle malattie professionali da polveri nocive. La scheda editoriale, poi, accenna alle scelte dell'organizzazione del lavoro, alle nuove figure di lavoratore e alle numerose testimonianze raccolte in diversi settori produttivi e in differenti parti del mondo, per capire di trovarsi in presenza di un libro d'impegno civile, denso di fatti.

Annie Thébaud-Mony illumina un angolo buio della sanità pubblica, che non tutela a sufficienza i diritti alla vita, alla salute e alla dignità dei lavoratori e li mette nelle condizioni di rischio, prodotte dalle terziarizzazioni e dalle delocalizzazioni decise da chi ha la responsabilità di abbassare il costo del lavoro.

La morte per incidente di lavoro è diventata accettabile perchè i lavoratori delle fasi di lavorazione affidate alle imprese esterne non fanno più della produzione industriale, ma rendono un servizio venduto da un'azienda ad un'altra. Non hanno nessun modo di negoziare le loro condizioni di sicurezza. Non c'è più nessun legame tra chi impartisce un ordine e chi, in fondo alla catena, deve dare una prestazione prevista da un contratto.

Il lavoratore è scomparso ed è stato sostituito da una persona obbligata a un adempimento. E' la tesi dell'autrice.

Il fenomeno accomuna l'Europa, l'India, la Cina e il Brasile. Si passa dagli "incidenti" di lavoro, causati dalla disorganizzazione, agli "attentati alla vita e alla salute nel lavoro". I rischi vengono appaltati. Gli incidenti mortali sono delocalizzati nei paesi della nuova economia.

Tutti i livelli aziendali possono essere colpiti da danni alla salute fisica e mentale.

Eppure le leggi, gli apparati di controllo e le rappresentanze sindacali esisterebbero.

La Commissione europea ha appena diffuso la sua nuova strategia, che si pone come obiettivo per il 2007-2012 di ridurre del 25% gli infortuni e le malattie professionali nell'UE.

Thébaud-Mony è colta da sdegno difronte a tanta inerzia. Propone la "creazione di un tribunale penale internazionale del lavoro. Se il diritto penale non fa la sua parte, sostiene, la nostra società rischia la privatizzazione della salute dei lavoratori. Essa diventa di proprietà degli imprenditori".

Postato da: orsola a 10:39 | link | commenti (2)
relazioni industriali62

15/03/2007

Festa dell'azienda

Chi ha ancora in mente il veglione al CRAL degli impiegati, il Family day e il Natale bimbi degli operai, il dopo Canvass con majorette dei venditori, deve ricredersi. Le feste aziendali, con la partecipazione dei capi e dei colleghi di lavoro, servono a compensare le perdite di autorealizzazione subite dalla gerarchia e nascondono nuovi strumenti di management e di regolazione dei rapporti. Sono spazi di socializzazione tanto più efficaci quanto più dipendenti e capi vengono a coinvolgersi nella loro preparazione e riuscita.

Da quattro anni perciò è nata in Francia la "Fête des entreprises", che ricorre il terzo giovedì di ottobre. "Ha per scopo di celebrare il ruolo strutturante che queste (le aziende) esercitano nella vita dei lavoratori" ed ha avuto qualche tentativo di trasferimento in Italia.

La festa si svolge all'insegna dell'affermazione "J'aime ma boite", tracciata in rosa intorno a un cuore alla maniera dei graffitari e riprodotta su magliette, bicchieri, tovaglioli di carta, post-it, penne e portapenne, matite e contenitori, portafoto, girocolli, braccialetti e accendini.

Dietro l'iniziativa c'è Ethic, acronimo di Entreprises de taille humaine indépendantes et de croissance, un gruppo di imprenditori e di sponsor, e la SDME, la Société de management des entreprises.

Sul sito di Ethic c'è scritto che "il benessere e lo sviluppo dei dipendenti sono fattori sempre più importanti in un contesto economico particolarmente difficile, in cui bisogna dare prova di sempre maggiore produttività e prestazioni, ma anche d'ingegnosità e immaginazione".

La festa dell'azienda "è il giorno in cui si dimenticano le preoccupazioni di lavoro per stare insieme ai colleghi in un modo diverso e riconoscere che l'azienda è un luogo di vita e di scambi per tutti i suoi componenti e può essere fonte di gioia e benessere".

"E' la festa di tutti in azienda. Può essere organizzata dal personale, dall'imprenditore, dal consiglio d'azienda e dai delegati sindacali".

In un tripudio di gadget, manifesti e scritte sui muri, che hanno spinto il ministero dell'Interno a diffidare i potenziali graffitari, si realizza "dal semplice gesto" di offrire cappuccino e brioche a tutti i dipendenti alla "più bella riunione" del personale, dei clienti  e dei fornitori aziendali, con gare sportive, spettacoli e premiazioni. E la festa va.

Postato da: orsola a 10:59 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 259

14/03/2007

Max Beckmann, "La société parisienne", 1931, olio su tela.

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Stato della governance aziendale in Europa

La governance delle grandi imprese europee è migliorata per organizzazione dei consigli di amministrazione, indipendenza, composizione e modo di operare dei comitati direttivi. Il miglioramento è stato particolarmente significativo nel Regno Unito, in Svizzera e nei Paesi Bassi. Le aziende del Portogallo hanno compiuto un notevole progresso negli ultimi due anni. Sostanzialmente  ferma è rimasta la situazione della Germania e della Spagna, per l'approccio burocratico e l'influenza della codeterminazione sulla governance della prima e per  lo scarso controllo dei consiglieri di amministrazione della seconda.

La quinta edizione del rapporto biennale sulla corporate governance in Europa, redatto da Philippe Haspeslagh per Heidrick & Struggles, parla chiaro fin dal titolo "Raising the bar?". Considera le tendenze, manifestate nello stile di lavoro, nei compensi, nella durata, nella composizione dei consigli di amministrazione, nelle competenze dei top manager europei, e le prospettive di 11 paesi.

Nel rapporto i top manager sono distinti in cinque categorie: i presidenti del Consiglio di amministrazione, 54% delle situazioni 2006-2007, i presidenti dell'assemblea degli azionisti, 19%, i presidenti esecutivi,11%, i presidenti eletti dai dipendenti, 10%, i presidenti-direttori generali, 3% e le altre figure, 3%.

Le informazioni per l'analisi sono state tratte da quelle pubblicate dagli uffici investor relations di 50 aziende inglesi, 40 francesi e altrettante italiane, 35 spagnole, 30 tedesche, 27 svedesi, 23 dei Paesi Bassi, 20 svizzere, 19 belghe e 10 portoghesi, in tutto 299 aziende.

Ognuna  è stata valutata secondo i cinque parametri tendenziali indicati. Ad ogni parametro è stato attribuito un valore e sono stati calcolati i punteggi aziendali e quelli medi nazionali, che potevano portare ad un massimo di 16. La differenza tra le valutazioni delle aziende è stata molto ampia in Belgio e molto limitata nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, media in Italia.

La media europea 2006-2007 è stata di 13,19, superiore al 12,68 del 2005.

Classifica della governance per paese

HS1

Come mostra la figura, il miglioramento c'è stato,  ma deve continuare. Il rapporto indica che bisogna legare le retribuzioni dei top manager alle performance e aumentare la professionalità dei consiglieri di amministrazione.

Durata dei mandati dei consigli di amministrazione

HS2

La durata media dei consigli di amministrazione europei è di 3,2 anni. C'è in tutti i paesi una tendenza alla riduzione dei mandati, con le eccezioni della Spagna, dove sono più lunghi, della Francia e  della Germania, dove sono più corti.

Compensi medi dei top manager

HS3Le retribuzioni dei top manager sono raddoppiate in otto anni. La media europea nel 2006-2007 è stata di € 72.195, con un incremento del 13,6% sul 2004-2005. In Francia, Germania e Italia più di metà del compenso è variabile ed è legato ai risultati. Nei Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Regno Unito invece la parte fissa supera il 70%.

Il rapporto dichiara che i compensi sono difficili da valutare perchè in alcuni paesi  c'è poca trasparenza sulla loro entità e sui criteri di remunerazione.

Lo stesso vale per i consiglieri di amministrazione. La media europea dei loro compensi annuali nel 2006-2007 è stata  di €3.267, con escursioni dagli  € 1.907 della Svezia e dagli € 2.231 dell'Italia agli  € 6.381 della Svizzera e agli € 4.865 della Germania.

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economia 136

13/03/2007

Troppi dati e poco spazio

Fotografie, video, e-mail, pagine Web, messaggeria istantanea, messaggi telefonici e altri contenuti digitali trasmessi per radio o immessi nelle stampanti hanno generato nel 2006 una dimensione mondiale di 161 miliardi di gigabyte di informazioni. L'equivalente di 12 colonne di libri che vanno dalla terra al sole, 3 milioni di volte quello che c'è in tutti i libri scritti finora.

Una crescita impressionante del 330% avvenuta negli ultimi tre anni, quando l'University of California - Berkeley stimò che la produzione di dati avesse raggiunto i 5 miliardi di gigabyte.

La fotografia è stata fatta da IDC, che precisa che le telecamere per la video sorveglianza e le norme di legge sulla conservazione dei documenti aziendali  giocano un ruolo importante in questa produzione stratosferica.

La capacità mondiale di storage è valutata a 185 miliardi di gigabyte e potrà raggiungere i 605 miliardi nel 2010. Ma la società di ricerche sul mercato dell'information and communication technology calcola che in quell'anno avverrà un ulteriore grande balzo dall'attuale produzione di 161 miliardi di gigabyte ai 988 miliardi.

E' evidente che il mondo dovrà liberarsi di molte informazioni o dovrà aumentare a costi elevatissimi la possibilità di  immagazzinare tutti i dati che potrebbero interessare i posteri.

Fatto è che non solo disponiamo di più dati di quanti potremo conservarne, ma già oggi soffriamo della sindrome che in Canada è definita di "infobesità", di una bulimia di informazioni, di un sovraccarico continuo di conoscenze, che eccede ogni possibilità individuale di trattamento e obbliga ad avere intelligenza e memoria collettive.

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tecnologia 114

Concentrazione della ricchezza mondiale in poche mani

I primi 10 della classifica 2007 di "Forbes" possiedono poco meno del 10% delle ricchezze di tutti i 946 miliardari compresi nell'elenco.

Nel 1987 i primi 200 patrimoni assommavano a circa 300 miliardi di dollari e, stando agli ultimi dati, sono saliti a più di 2.000.

Il grado di concentrazione della ricchezza mondiale continua ad aumentare come la  diffusione della povertà.

Per spiegare che cosa è avvenuto nel gruppo dei grandi ricchi Anthony B. Atkinson, economista del Nuffield College di Oxford e specialista delle disuguaglianze, ha compiuto lo studio "Concentration among the Rich", sostenuto dalla Banca d'Italia e pubblicato nel Research Paper 2006/151 dell'UNU-WIDER, il centro di ricerche economiche dell'università dell'ONU.

Atkinson ha analizzato come è cambiato il vertice della piramide della ricchezza in 20 anni, ha rintracciato le origini di questi cambiamenti nel periodo successivo alla prima guerra mondiale e ha rilevato che, in correlazione alla crescita dei consumi durevoli, della proprietà della casa e del risparmio nei paesi dell'OECD, la quota della ricchezza maggiore ha continuato ad essere di poche persone, anche attraverso le dinamiche di sostituzione.

Il numero dei più ricchi ha oscillato tra lo 0,5% e l'1% e ha avuto più o meno il 10% delle grandi ricchezze negli andirivieni continui della loro presenza tra USA, Regno Unito, Germania e Francia.

Naturalmente le soglie di accesso al vertice della piramide della ricchezza sono aumentate a valore nel tempo, ma indipendentemente da queste, può essere definito ricco chi ha redditi 30 volte superiori alla media annuale pro capite di un paese, "superricco" chi ne ha 30x30 volte in più e  "megaricco" chi la supera di  30x30x30 volte.

Questo grado elevato di concentrazione può essere rappresentato proprio dalle prime 40-50 persone delle classifiche di "Forbes". Tutte hanno una posizione particolarmente vantaggiosa rispetto alla ricchezza media dei loro paesi e hanno la probabilità di conservarla.

La loro origine è differente. In Francia le grandi ricchezze risalgono per lo più alla prima guerra mondiale e sono sopravvissute agli sconvolgimenti degli anni '30 e della seconda guerra mondiale. In Germania molti cambiamenti sono avvenuti tra il 1930 e il secondo dopoguerra. Nel Regno Unito le necessità di investimenti industriali sono aumentate  negli anni '50 e hanno ridotto proporzionalmente i ricchi. Negli USA i nuovi ricchi e i superricchi sono in costante aumento.

Ci sono forti differenze di concentrazione della ricchezza tra i paesi e sono legate alle aperture del mercato e alle opportunità di business che gli imprenditori hanno saputo cogliere, all'innovazione  tecnologica e alla globalizzazione. L'elenco dei grandi ricchi è lo specchio della storia dell'economia.

Atkinson ritiene che all'origine di molte fortune di oggi ci sia la capacità d'essere vincenti in tutti i mercati, come dimostra la rapida crescita delle aziende hi-tech, ma sono anche necessarie condizioni microeconomiche di intraprenditorialità, vantaggi ambientali, di costo e di imposizione fiscale, familiari, di eredità e di matrimonio,  relazionali, di contesto produttivo e di competenze, che fanno crescere il sistema delle imprese nel suo insieme.

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economia 136

12/03/2007

Come si costruisce l'opinione media

L'uso dei sondaggi per formare l'opinione pubblica è oggetto d'attenzione dei sociologi e dei politologi americani fino dagli anni '20. Come è stato detto da più parti, la combinazione dei sondaggi con i mass media, che ne legittimano i risultati, esprime in modo semplificato una realtà ben più complessa e può contribuire a diffondere una conoscenza manipolata dei comportamenti collettivi.

Alla storia dei sondaggi, alla scelta dei temi d'indagine, al ruolo degli istituti di ricerca nella costruzione di un pubblico di massa in America è dedicato il libro di Sarah E. Igo "The averaged American. Surveys, citizens and the making of a mass public", Harvard University Press, Cambridge, 2007.

L'autrice insegna storia nell'University of Pennsylvania e guarda al suo oggetto di studio combinando gli aspetti culturali e politici dei modi di fare ricerca,  succedutisi dal 1920 agli inizi del nuovo millennio. Sono anni di profonde trasformazioni sociali, analizzate dai ricercatori del tempo per cogliere i cambiamenti delle abitudini d'acquisto e di vita delle persone e informare le aziende e i politici per agire più efficacemente nei loro confronti.

Igo ricostruisce perciò le grandi inchieste delle origini della sondaggistica: i "Middletown studies", realizzati tra il 1920 e il 1937 da Robert e Helen Lynd, per "dissezionare" le vite dei cittadini di una città media degli Stati Uniti, Muncie nell'Indiana, la realizzazione da parte di George Gallup e di Elmo Roper del primo sondaggio sulle intenzioni di voto nel 1935, le ricerche  sul comportamento sessuale compiute da Alfred Kinsey nel 1948 e nel 1953.

L'obiettivo di queste indagini, documenta l'autrice, fu quello di definire il profilo dell'americano medio, che "avrebbe potuto comprare i prodotti delle aziende o votare i candidati dei partiti". Come scrisse il settimanale "Newsweek" nel 1947 le ricerche tendevano a "fare emergere una figura fantasmatica...l'uomo tipico americano".

La individuazione di questo tipo medio escludeva larga parte della popolazione, come gli afro-americani e gli immigrati nelle ricerche dei Lynd, i provenienti dal Caucaso in quelle di Kinsey.

I poveri, le minoranze razziali e gli immigrati non rientravano nel profilo del pubblico di massa, della "comunità immaginata".

I risultati delle ricerche erano adattate alla comprensione e alle aspettative dei committenti. I ricercatori approfittavano delle tecniche di ponderazione dei dati, di interpretazione delle opinioni e i giornali continuavano l'opera di raddrizzamento ipersemplificando l'informazione.

Tant'è che i cambiamenti e le manipolazioni dei risultati spinsero Eleanor Roosevelt a protestare Gallup.

Queste pratiche continuarono per tutti glianni '60 e '70. Ma i sondaggisti erano incaricati di alterare le indagini per creare l'effetto bandwagon.

Ancora nel 1985 il Congresso rifiutò di prendere in considerazione, perchè "sistematicamente semplicistiche", le elaborazioni statistiche contenute in United States Census.

Usare i sondaggi e accentuare le tendenze, scrive Igo, è servito a quel sogno americano, che ha procurato consenso alla politica e adesione all'economia.

Il suo libro descrive sulla base di una ricchissima documentazione d'archivio l'addomesticamento di attività e di risultati  delle ricerche perchè i committenti potessero leggere la "realtà" e influenzare le masse.

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fondamenti 91

Onde cerebrali per giocare a videogame

Alla Game developers conference, che si è chiusa venerdì a San Francisco, l'azienda australiana Emotiv Systems  ha presentato il prototipo di un casco per i giocatori di videogame, basato su una tecnologia di controllo cerebrale.

Il casco, denominato "Project Epoc", è dotato di sensori elettromagnetici che catturano i segnali delle onde cerebrali e li traducono in impulsi al personal computer, che sostiene il videogame.

Ideazione e progettazione sono dello scienziato Allan Snyder e del designer Neil Weste.

"Project Epoc" fa trasmettere le espressioni facciali e gli stati d'animo del giocatore al suo avatar nel videogame. Usa i pensieri per muovere gli oggetti virtuali. Si possono così compiere tre azioni nello stesso tempo.

emotivIl casco sarà messo in vendita nel 2008. Se avrà successo, cambierà non solo il modo di interfacciamento con i video game, ma l'interazione uomo-computer, che potrà saltare tastiera e mouse.

Il responsabile della produzione di Emotiv Systems ha  assicurato  che  usare il casco è facile.  Viene già  fornito  un programma che addestra l'utilizzatore ad esprimere con chiarezza i suoi pensieri: è EDK, l'Emotiv development kit.

Siamo all'inizio del percorso che sconfiggerà le paure di un possibile dominio futuro degli automi?

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tecnologia 114

09/03/2007

Annuale parata dei miliardari su Forbes

Lo speciale di "Forbes" sui miliardari del mondo, quest'anno ne classifica 178 in più. Sono diventati 946.

Tutti insieme possiedono 3.500 miliardi di dollari di ricchezze personali, una cifra superiore al PIL della Germania.

Nella classifica 2007 i primi cinque sono gli stessi della precedente.  Al primo posto per il 13° anno consecutivo c'è Bill Gates, il patron di Microsoft, l'uomo più ricco del mondo con 56 miliardi di patrimonio. E' seguito dal finanziere Warren Buffet, con 52, dall'editore messicano Carlos Slim, con 49, dallo svedese Ingvar Kamprad, fondatore di Ikea,  con 33 e dall'industriale siderurgico indiano Lakshmi Mittal con 32.

Ci sono variazioni nell'ordine successivo. Il sesto è di nuovo un americano, l'imprenditore del divertimento Sheldon Adelson, con 26 miliardi e mezzo di dollari, settimo e ottavo sono due europei,  il francese Bernard Arnault, industriale del lusso e della grande distribuzione alimentare, con 26 miliardi e lo spagnolo Amancio Ortega, fondatore di Inditex  - Zara, con 24. Nono è il cinese di Hong Kong, Li Ka-Shing, proprietario di industrie diverse, con 23 miliardi,  decimo il canadese David Thompson, imprenditore del divertimento, con 22 e undicesimo il petroliere russo Roman Abramovich, con 18.

Il maggior numero di ricchi della nuova classifica è costituito ancora una volta dagli americani. Sono 415, il 43,1% del totale. Sono 44 in più della precedente.

Dietro gli USA, c'è la Germania, come al solito, con 55 miliardari, tallonata dalla Russia con 53. Questa ha 19 presenze in più rispetto al 2006 e, a valore con 282 milardi di dollari di ricchezze personali complessive, ha già superato la Germania, che ne somma 245.

L'Europa è la seconda area geografica per numero di miliardari, ne ha 196 nella classifica.

L'Asia è il continente più dinamico. Ha 160 miliardari, di cui 45 nuovi nella classifica. 36 sono gli indiani, 21 i cinesi di Hong Kong e 20 quelli della Repubblica popolare di Cina.

In Europa i ricchi spagnoli classificati da Forbes sono raddoppiati rispetto all'elenco del 2006. Sono 20, hanno superato i francesi, 19 con patrimoni più consistenti e sono nettamente davanti ai 13 italiani.

Il primo del nostro paese è Silvio Berlusconi,  sceso dal 37° posto  al 51° attuale,  i cui asset però sono aumentati dagli 11 miliardi di dollari dell'anno scorso agli 11,8 di quest'anno. Dietro di lui c'è Leonardo del Vecchio, patron della Luxottica, con 11,5 miliardi. 62° è Pietro Ferrero, l'industriale dolciario, retrocesso dal 44° al 62° posto, nonostante il suo patrimonio sia rimasto di 10 miliardi.

Nell'elenco sono inseriti anche lo stilista Giorgio Armani, 177° con 4,5 miliardi, il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, 287° con 3,5 miliardi, l'industriale calzaturiero Mario Moretti Polegato, 387° con 3 miliardi e i tre fratelli Benetton, industriali del tessile, 323` con 2,8 miliardi a testa. Il finanziere Ennio Doris è 369°, con 2,5 miliardi, l'imprenditore farmaceutico Stefano Pessina è 407°, con 2,3 miliardi e Silvio Scaglia, 799° con 1,2 miliardi.

La tendenza che emerge chiarissima dall'elenco, è che i grandi ricchi sono diventati ancora più ricchi. In 20 anni i patrimoni dei primi 200 miliardari, censiti da Forbes, sono passati da meno di 300 miliardi di dollari a più di 2000.

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societa 293

08/03/2007

Femmine fin da piccole

Le donne vengono trasformate in oggetti d'interesse sessuale fino dall'infanzia per opera della cultura di massa, del marketing e della pubblicità. Questa riduzione al corpo dell'identità femminile scatena problemi di salute mentale , che si manifestano con patologie del comportamento alimentare, bassa autostima, depressione.

Lo sostiene il rapporto "Sexualization of Girls" dell'APA, l'American Psychological Association , frutto di una ricerca, condotta da Eileen Zurbriggen dell'University of California - Santa Cruz e da un team di sei psicologhe, specialiste degli studi di genere, della sessualità, della famiglia, dell'adolescenza e delle tossicodipendenze, svolta nel quadro dei programmi di igiene mentale dell'associazione.

Il rapporto dimostra che la femminilizzazione precoce ha conseguenze negative sulla cognizione e le emozioni, perchè indebolisce la fiducia e lo stare bene nel proprio corpo, sulla salute mentale e fisica, perchè riduce l'autostima e provoca depressione e malinconia, sullo sviluppo sessuale, perchè costringe l'evoluzione di una sana sessualità.

Invita i genitori a prendersi maggiore cura dello sviluppo sessuale dei figli, esercitando un ruolo di protezione ed educazione, fondato sul dialogo, sulla comprensione, sull'incoraggiamento di attività che migliorino le abilità fisiche aldilà dell'apparenza, sulla conoscenza della realtà ambientale in cui si trovano.

All'ambiente culturale odierno il rapporto dell'APA ha dato la massima attenzione, passando in rassegna 300 studi, pubblicati negli ultimi due anni, sulla cultura di massa americana, fatta di modelli che favoriscono la femminilizzazione delle ragazze.

Questa si manifesta quando una persona dà la massima importanza alla sua attrattiva o al suo comportamento sessuale, ha come standard estetico prioritario l'essere sexy, si percepisce fatta per l'uso sessuale di altri, ha una sessualità imposta dall'esterno.

La "femminilizzazione a oltranza" è favorità dalla moda degli abiti provocanti, dall'uso delle donne o di parti del loro corpo come oggetti decorativi, dalle canzoni popolari del rap e del r'n'b, che illustrano immagini degradanti della donna, dalla diffusa presenza di nudi femminili nel cinema e nei cartoni animati perfino, dalla proliferazione di riviste porno per uomini e di pubblicità giocata sulla sessualità femminile, da bambole vestite di minigonne e calze a rete e da giocattoli  da palpare.

All'azione educativa dei genitori devono aggiungersi quelle della scuola, della comunità e delle associazioni. Bisogna impegnarsi per un miglioramento diffuso dell'autostima delle ragazze, facendo leva sulle loro caratteristiche distintive e sulle abilità personali, più che sull'apparenza.

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societa 293

Split family

Sono coppie, ma le persone devono vivere separate per ragioni di lavoro. Il fenomeno della decoabitazione si diffonde e ha già un nome nel management delle risorse umane, responsabile dei "single per distanza" delle sedi lavorative da quelle dell'abitazione coniugale.

E' lo "split family" con annesso LAT, il living apart together.

La distanza può avere rilevanza spaziale o temporale. La coppia può essere separata dalla professione esercitata, da missioni o trasferimenti, dall'identificazione con l'azienda, che comportano adattamenti della vita privata.

Il LAT aumenta il tempo trascorso in azienda nei giorni feriali, quando il single per distanza non sa come occupare le ore serali dopo il lavoro, ma genera altresì stress e frustrazione dei lavoratori separati per l'impossibilità di partecipare continuamente alla vita di coppia nei momenti piacevoli e nelle difficoltà quotidiane.

Ad essi è dedicato "Les intermittents du foyer", il n°41/2006 dei "Cahiers du genre", coordinato dai sociologi Isabelle Bertaux-Wiame e Pierre Tripier

I due coordinatori ricordano nel saggio d'apertura sugli "arrangiamenti tra i componenti della coppia che lavorano lontano l'uno dall'altra" i risultati delle ricerche sul LAT:  le nuove forme di coniugalità possono prevedere abitazioni diverse, per scelta temporanea di giovani, che non hanno la possibilità di mettere casa insieme, o definitiva, di persone che hanno già coabitato e vogliono mantenere le rispettive residenze anche nella nuova coppia. Diversa è la situazione di quelli che  il lavoro costringe a vivere distanti, una separazione forzata, che urta contro le norme culturali su cui sono costruite le rappresentazioni sociali della coniugalità.

"In un'epoca come la nostra in cui i figli nati fuori dal matrimonio sono più numerosi di quelli delle coppie stabili, decidere di vivere sotto lo stesso tetto è una forte affemazione di 'fare coppia', di accomunare il proprio destino a quello di un o una partner".

La separazione per distanza, dovuta al lavoro, indebolisce questa decisione perchè mette in dubbio la continuazione del legame.

La raccolta di saggi, dovuti in grande maggioranza a sociologhe, demografe e urbaniste di provenienza accademica, analizza la condizione dei separati per lavoro alla luce della tesi di Erving Goffman sull' "arrangiamento dei sessi", un approccio teorico che studia il "controllo sociale di genere", cioè le interazioni tra donna e uomo nelle istituzioni, come modo di gestione politica, che combina lo stare insieme e lo stare separati.

Le studiose analizzano

-  il contratto sociale asimmetrico della coppia in cui l'uomo fa il marittimo, perciò affronta difficoltà e tempeste e si aspetta un ritorno a un focolare accogliente;
-  i disagi dei trasferimenti dei quadri direttivi di banca, necessari ai loro avanzamenti di carriera, per l'altro componente della coppia;
-  le interferenze delle responsabilità professionali con la sfera familiare e le differenti articolazioni dei rapporti di genere;
-  il nuovo lavoro femminile nell' "azienda coppia", che costringe a migliorare le competenze e a trovare adattamenti affettivi;
-  la differenziazione e la frammentazione del lavoro atipico e la costruzione per genere del processo di esecuzione nelle aziende hi-tech.

Un'ampia rassegna della mancanza di sincronia tra vita lavorativa e coniugale, che crea problemi all'una e all'altra parte, svalorizzazione del capitale umano e perdite di competitività aziendale.

Lo split family è una questione complessa. Per affrontarla nell'ottica delle aziende sono già nate società specializzate nel coaching dei dipendenti espatriati o soggetti a frequenti missioni di lunga durata.

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gestione e sviluppo 259

07/03/2007

Amedeo Bocchi, "Pescatori delle paludi Pontine", 1920, olio su tela.

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06/03/2007

Storie di grande distribuzione alimentare

Sono passati più di 90 anni da quando il primo supermercato a self service integrale, "Piggly Wiggly"di Clarence Saunders per la cronaca, aprì a Memphis (Tennessee-USA). Seguiva di 20 anni l'esperienza di "Mohican" a New York, il primo negozio del dettaglio alimentare, che aveva una grande varietà merceologica, il prezzo esposto, il self service per alcuni prodotti e la possibilità di restituire l'acquisto  da parte del cliente insoddisfatto .

La grande distribuzione alimentare nacque circa 65 anni dopo quella dell'abbigliamento-accessori e dell'arredo-casa e non decollò che con la crisi del 1929, anche per impulso delle politiche sociali di Theodore Roosvelt.

Nel 1930 Michael Cullen, al quale è attribuita l'invenzione,aprì il primo vero supermercato. Era ricavato da un ex garage di 700 mq, nel Queens, a New York. Offriva generi alimentari a prezzo conveniente, e perciò era situato a qualche distanza dai quartieri dei commercianti.

L'insegna fu "King Kullen" nella scia del successo del film "King Kong". Seguiva il principio "Offrire più assortimento e vendere a basso prezzo".

Nel 1932 Robert Otis e Roy Dawson aprirono a Elizabeth nel New Jersey "Big Bear". Il punto vendita aveva una superficie di 5.000 mq e gli alimentari erano piazzati al centro della sala vendita, circondati da 12 reparti in concessione. Era noto per lo slogan "Big Bear taglia i prezzi".

Nel 1936 negli USA c'erano già 1200 supermercati e quattro anni dopo erano diventati più di cinque volte tanto.

Il supermercato arriva in Europa, in Francia, nel 1948 per iniziativa dell'azienda di negozi a succursale Goulet-Turpin di Reims (Francia), diventata poi Express Marché e dopo ancora Champion, ora Carrefour.

Cominciano così i "gloriosi 30 anni"  della grande distribuzione alimentare, che nel 1949 vedrà il primo "centro distributore" di Edouard Leclerc a Landerneau in Bretagna (Francia), nel 1951 il primo "supermercato europeo" a Basilea (Svizzera), per opera di Gottlieb Duttweiler, nel 1960 le prime "grandi superfici", ad Annecy (Francia),con  Carrefour e nel 1961, a Roubaix (Francia) con  Auchan.

Alla nascita e all'evoluzione della grande distribuzione alimentare è dedicato il libro scritto dal giornalista Frédéric Carluer - Lossouarn, "L'aventure des premiers supermarchés", Lineaires, Paris, 2007, nel 50° anniversario del primo Super - Marché Bardou, aperto in place des Ternes, a Parigi nel 1957.

L'autore è un esperto di grande distribuzione, che ha già scritto "La saga du commerce français", Dauvert, Paris, 2004. Il nuovo libro è stato costruito sul campo, raccogliendo informazioni da interviste con i grandi protagonisti francesi del settore, da documenti di archivio e dalla letteratura specialistica. Ne risulta un testo accattivante, ricco di episodi dimenticati sulle condotte imprenditoriali di successo e non, come i tentativi di nuove formule e strumenti  (supermercati automatici, drive-in, pagamenti autogestiti, carrelli a motore, ecc.), e sui primi comportamenti dei clienti, come la resistenza all'uso dei carrelli,  i timori e i pregiudizi  sull'accessibilità dei prodotti, sui surgelati, ecc.

Non mancano episodi gustosi, come i pellegrinaggi fino a Dayton (Ohio-USA) per incontrare quello che fu il guru della grande distribuzione tra il 1957 e il 1965. Era Bernardo Trujillo della NCR, l'azienda produttrice dei registratori di cassa. Egli aveva avuto un'idea luminosa: per vendere i registratori distillava saggezza sui principi di gestione dei supermercati. Le sue formule, "no parking, no business", "accatastate alto e vendete a prezzo basso", "l'ambientazione è il merchandising, l'animazione sono i clienti", diventarono i principi guida degli alti dirigenti e dei quadri di Auchan, Promodés, Darty, Carrefour, Fnac, Conforama.

Frédéric Caluer - Lossouarn  descrive con passione un'avventura umana, iniziata più di un secolo fa, che ha cambiato il commercio e i consumatori di tutto il mondo.

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economia 136

Eccezionale aumento dei brevetti asiatici

Nel 2006 sono state presentate 145.300 domande di brevetti, con un aumento del 6,4% rispetto all'anno precedente.

I paesi del Nord-Est asiatico hanno avuto per il terzo anno consecutivo una fortissima crescita e hanno costituito il 25,3% delle richieste mondiali.

USA, Giappone e Germania hanno presentato 93.390 domande, il 64,3% di tutti i brevetti depositati, come prevede il Patent cooperation treaty del 1978, al quale  aderiscono 136 paesi.

La Corea del Sud ha avuto un aumento del 26,6% rispetto al 2005 e, con 5.935 brevetti, ha contribuito al totale per il 4,1% e ha scavalcato la Francia e il Regno Unito nella classifica della World Intellectual property organization.

La Cina ha avuto una crescita eccezionale. Le sue richieste di deposito sono aumentate del 56,8% rispetto al 2005 e, con il 2,7% di apporto al totale mondiale, ha sloggiato Svizzera e Svezia e ha preso l'8° posto.

Ottime performance hanno avuto anche l'Italia, salita all'11° posto con un incremento del 16,1% del numero di brevetti depositati, che ha contribuito con l'1,9% alla crescita mondiale e Israele, che ha conquistato il 15° posto con l'1,2% di apporto e l'aumento del 18,3% dei suoi brevetti.

I primi 15 paesi di origine dei brevetti

Posto
Paese
2005
2006
Valore
2006
%
2006
Variazione
1 USA
46 697
49 555
34,1%
6,1%
2 Giappone
24 841
26 906
18,5%
8,3%
3 Germania
16 000
16 929
11,7%
5,8%
4 Corea del Sud
4 688
5 935
4,1%
26,6%
5 Francia
5 741
5 902
4,1%
2,8%
6 Regno Unito
5 085
5 045
3,5%
-0,8%
7 Paesi Bassi
4 516
4 393
3,0%
-2,7%
8 Cina
2 493
3 910
2,7%
56,8%
9 Svizzera
3 277
3 403
2,3%
3,8%
10 Svezia
2 873
3 123
2,1%
8,7%
11 Italia
2 345
2 723
1,9%
16,1%
12 Canada
2 320
2 523
1,7%
9,1%
13 Australia
1 998
2 139
1,5%
7,0%
14 Finlandia
1 890
1 915
1,3%
1,3%
15 Israele
1 458
1 725
1,2%
18,3%
Altri 121
10 278
9 165
6,3%
-10,8%
Totale
136 500
145 300
100,0%
6,4%

Le prime 20 aziende per brevetti

Posto
Azienda
Paese
Richieste 2006
Posto
Azienda
Paese
Richieste 2006
1 Philips Paesi Bassi
2 495
11 Mitsubishi Giappone
616
2 Matsushita Giappone
2 344
12 Qualcomm USA
608
3 Siemens Germania
1 480
13 Huawei Cina
575
4 Nokia Finlandia
1 036
14 Ericsson Svezia
572
5 Bosch Germania
962
15 Fujitsu Giappone
571
6 3M USA
727
16 LG Electronics Corea del Sud
567
7 Basf Germania
714
17 Dupont USA
523
8 Toyota Giappone
704
18 Hewlett-Packard USA
509
9 Intel USA
690
19 Honeywell USA
508
10 Motorola USA
637
20 Samsung Corea del Sud
505

Le prime cinque aziende della classifica 2006 sono rimaste le stesse del 2005. Le variazioni più significative sono quelle della cinese Huawei, saltata dal 24° posto al 13°, della giapponese Fujitsu partita anch'essa dal 24° posto per classificarsi al 15°, della coreana LG Electronics salita di 12 posti, dal 28° al 16°, dell'americana Hewlett-Packard, passata dal 23° al 18° posto. Meno clamoroso il passaggio della giapponese Toyota dall'11° all'8° posto.

I settori più innovativi sono stati quelli dei semiconduttori, con il 28% in più dei brevetti rispetto al 2005, delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, con il 22% e dei prodotti farmaceutici con il 21%.  

I settori che hanno presentato meno brevetti sono stati quelli della biotecnologia, dove sono addirittura diminuiti del 5%, della chimica fine organica, cresciuta solo dell'1% e degli strumenti d'analisi, misura e controllo, aumentati del 7%.

Postato da: orsola a 12:29 | link | commenti (2)
tecnologia 114

05/03/2007

Ipertensione come misura del benessere europeo

"In Italia si sta male/si sta bene si sta male/si sta male si sta bene/ si sta meglio si sta peggio/si sta bene anzichè no" ha cantato Paolo Rossi a Sanremo e la sua canzone ha misurato il benessere con il mare, con il sole e con l'amore.

Due economisti, l'americano David Blanchflower del Dartmouth College e l'inglese Andrew Oswald dell'University of Warwick, hanno invece correlato ipertensione e benessere con la crescita dell'economia in 16 paesi dell'UE, per misurare il livello di soddisfazione dei loro abitanti.

 I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati, con il titolo "Hypertension and happiness across nations", nel "Warwick economic research paper", 792, 2007.

I due ricercatori mostrano che i paesi in cui gli abitanti sono più soddisfatti sono anche quelli, come l'Irlanda e la Danimarca, che presentano il più basso livello di ipertensione, mentre in Finlandia, in Portogallo  e in Germania succede il contrario.

Bizzarrie di economisti? Blanchflower e Oswald ricordano all'inizio del loro studio che le indagini cliniche e psicologiche hanno provato da 20 anni che la pressione arteriosa e il benessere umano sono inversamente correlati. L'ipertensione è anche una manifestazione di malessere.

All'abbondante excursus bibliografico di riferimento aggiungono il "World Health Report 2002", che ha associato  ipertensione e malessere esplorando una popolazione di un miliardo di persone in tutto il mondo.

 I 15.000 individui che hanno raccolto come campione della loro ricerca confermano questa correlazione.

La correlazione inversa tra livello di ipertensione e
% di soddisfazione di vita in 16 paesi dell'UE

 

warwick1

Tutto il lavoro ha attinto ai dati di Eurobarometer 2001. E' un esempio delle ricerche, compiute nell'area degli emergenti studi di economia del benessere, che utilizzano apporti di altre discipline per provare fino a che punto le politiche economiche e sociali, che collegano crescita economica e benessere nell'azione di governo, possono dare ai cittadini una forte sensazione di buona qualità della vita in un paese.

Questa sensazione non è facile da rilevare. I due ricercatori sono ricorsi ad un "General health questionnaire" di origine psichiatrica, che misura su una scala a sei posizioni le situazioni di distress (=lo stress negativo), ricavandole dalle risposte a domande sulla facilità a la difficoltà del sonno.

Le risposte al test hanno rinforzato i dati di Eurobarometer.

I generosi sistemi nordici di welfare si preoccupano di garantire la  salute fisica e psichica dei cittadini. La maggiore sensazione di vivere bene che la ricerca evidenzia deriva da essi.

%  Cittadini soddisfatti

Totalmente soddisfatti
Abbastanza soddisfatti
Danimarca
66
31
Paesi Bassi
52
42
Lussemburgo
51
44
Austria
44
49
Svezia
38
55
Regno Unito
37
52
Belgio
31
55
Spagna
31
57
Finlandia
27
63
Germania Ovest
27
61
Francia
24
61
Grecia
24
51
Germania Est
18
61
Italia
11
71
UE
33
54

Postato da: orsola a 18:14 | link | commenti
economia 136

Robot, emozioni e interazioni

I robot sono inseriti sempre più nella vita quotidiana degli uomini per tutte le necessità domestiche. Fanno compagnia, si occupano di servizi alla persona, procurano divertimento, monitorano gli ammalati, sono d'aiuto nelle cure mediche. Adesso vengono costruiti per saper riconoscere le emozioni delle persone e per rispondervi in modo appropriato.

All' University of Hertfordshire  si sta svolgendo da quattro mesi il progetto "Feelix Growing", una  ricerca interdisciplinare, che mira a  definire un modello di robot in grado di interagire con gli umani in maniera ampia, flessibile, autonoma e centrata sul servizio in qualunque condizione ambientale, secondo una prospettiva sociale

Il progetto è nato su committenza della Commissione europea. E' gestito da un consorzio formato dalle University of Hertfordshire e di Portsmouth (Regno Unito), dal gruppo di neurocibernetica dell'ETIS, dal Centre pour l'étude des émotions del CNRS e da Aldebaran Robotics (Francia), dall'EPFL (Svizzera), dall'University of Athens (Grecia) e dall' Entertainment Robotics (Danimarca)..

"Feelix-Growing" è la sigla di "FEEL, Interact, eXpress: a Global appRoach to develOpment With INterdisciplinary Grounding" (=Sentire, interagire, esprimere: una  strategia integrale per lo sviluppo dei sistemi quotidiani).

Ha per obiettivi di

-  identificare le questioni chiave e i tipi di problemi sociali che attengono alle interazioni tra persone e robot;
-  scoprire il ruolo delle emozioni, delle interazioni, delle espressioni e i giochi relazionali, che si possono sviluppare nelle diverse situazioni sociali, che interessano i robot;
-  integrare le capacità superiori dei robot di seconda generazione e avere suggerimenti dalle discipline scientifiche coinvolte;
-  identificare le esigenze e i passi da compiere per ottenere degli standard utili per elaborare gli scenari, i tipi di problemi e i criteri di misura, che servono a integrare realisticamente le piattaforme di robot e la relativa tecnologia nella vita quotidiana delle persone.

I robot verranno così costruiti in modo da cogliere i segni esteriori dei comportamenti  delle persone. Avranno programmi che li metteranno in condizione di rendersi conto della distanza, della velocità, delle pause di riposo, dei movimenti, delle posture, delle posizioni della testa, delle espressioni, dei toni e del ritmo della voce degli umani.

Le emozioni sono le bussole del comportamento adeguato del robot, che dalle reazioni umane di soddisfazione o di collera dedurrà i parametri di orientamento per le prestazioni.

La coordinatrice del progetto, Lola Cañamero, è convinta che le macchine debbano giocare una parte nella società umana. E non si può non essere d'accordo con la sua convinzione,  ricordando le sempre maggiori esigenze di servizi alla persona e la sempre minore disponibilità di operatori per questi compiti.

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tecnologia 114

02/03/2007

Andy Warhol, "The shadow", 1981, incisione.

Postato da: orsola a 12:44 | link | commenti

Donne nei Parlamenti del mondo

L'IPU, l'Interparliamentary union ha rilevato che la presenza femminile nei Parlamenti di 262 Stati sovrani del mondo ha raggiunto l'anno scorso il 16,9% dei rappresentanti del popolo. Al 31 gennaio 2007, secondo il rapporto annuale "Women in National Parliaments", su 43.882 deputati 7.436 erano donne, il 17,1% nei paesi con una sola Camera e il 16,0% in quelli con due Assemblee parlamentari. La crescita è stata di quasi sei punti in 10 anni.

35 donne sono state elette alla presidenza di queste istituzioni ed è successo per la prima volta negli USA, in Israele, in Zambia, nel Turkmenistan e nello Swaziland.

9 donne su 40 deputati sono entrate nel Parlamento degli Emirati arabi.

Le Americhe hanno il 19,9% di donne parlamentari, l'Europa il 19,2%, l'Africa subsahariana il 16,8%, l'Asia il 16,4%, l'area del Pacifico, che comprende l'Australia e la Nuova Zelanda, il 14,5%, gli Stati Arabi l'8,6%.

Nelle isole del Pacifico c'è la più bassa presenza femminile nei Parlamenti, con il 3,0%. Nelle ultime elezioni, svolte nelle Salomon e nelle Tuvalu, non è stata nominata deputata nessuna donna.

Invece nel Nord Europa le rappresentanze femminili hanno toccato il 40,8%.

Per favorire l'elezione delle donne 23 paesi hanno utilizzato il sistema delle quote rosa e hanno così ottenuto una presenza media del 22% contro il 12% di quelli senza quote.

Nella classifica, annessa al rapporto, al primo posto c'è il Ruanda con il 48,8% di deputate, al secondo posto la Svezia con il 47,3%, terzo è il Costa Rica con il 38,6%.

In 9 Stati le donne non siedono in Parlamento. Sono Tuvolu, le Isole Salomon, l'Arabia Saudita, Saint Kitts e Nevis, il Qatar, Palau, Nauru, la Micronesia e il Kyrgyzstan. 7 hanno una sola presenza femminile: lo Yemen, Papua New Guinea, il Kuwait, il Bahrain, le Marshalls, le Comore, le Tonga.

I primi 10 Parlamenti del mondo per presenza femminile

Posizione
Paese
Deputati
Donne
%  donne
1
Ruanda
80
39
48,8
2
Svezia
349
165
47,3
3
Costa Rica
57
22
38,6
4
Finlandia
200
76
38,0
5
Norvegia
169
64
37,9
6
Danimarca
179
66
36,9
7
Paesi Bassi
150
55
36,7
8
Cuba
609
219
36,0
"
Spagna
350
126
36,0
9
Argentina
257
90
35,0
10
Mozambico
250
87
34,8

Nella classifica generale l'Italia è al 63° posto, tra il Tajikistan, l'Uzbekistan e il Nepal, con il 17,3% di presenza femminile alla Camera dei deputati (109 su 630 eletti) e il 13,7% al Senato (44 su 322). Nella classifica dei Parlamenti dell'UE25 è al 22° posto per il 19,2% complessivo di donne nelle due Camere.

La Cina è al 49ª posto con il 20,3% di donne deputate, gli USA sono al 67° con il 16,3%,  la Federazione Russa è 98ª, con il 9,8%, il Giappone è 99° con il 9,4%, il Brasile è 103° con l' 8,8% e l'India 108ª con l'8,3% .

Postato da: orsola a 11:39 | link | commenti (1)
politica 135

01/03/2007

Infrazioni ai diritti fondamentali dei lavoratori nell'UE

ITUC, la Confederazione sindacale internazionale ha diffuso il rapporto "Internationally - recognised core labour standards in the european union" in occasione dell'esame delle politiche commerciali dell'UE, fatto dal Consiglio generale del WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio, nei tre giorni scorsi a Ginevra.

Il rapporto mostra che, nonostante quasi tutti i 27 Stati membri dell'UE abbiano ratificato le principali convenzioni dell'ILO, l'Organizzazione internazionale del lavoro, sui diritti fondamentali dei lavoratori, con le limitate eccezioni della Cechia e dell'Estonia, ci sono ancora

-  violazioni della libertà sindacale e della libertà di sciopero nella maggior parte dei 12 paesi nuovi associati ;
-  discriminazioni retributive e d'impiego nei confronti delle donne e dei Rom in molti paesi ;
-  lavoro dei minori nell'economia sommersa e nell'agricoltura, come pure   detenuti  costretti a lavorare per aziende private, in numerosi paesi.

Le convenzioni ILO n°87 (1948), sulla libertà sindacale e la protezione dei diritti relativi e n°98 (1949), sul diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva, che sono state ratificate dai primi paesi occidentali, come il Regno Unito, la Svezia, i Paesi Bassi, la Finlandia, l'Austria, il Belgio, la Francia e la Danimarca, tra il 1949 e il 1951, sono state ratificate invece dai paesi nuovi membri dell'UE tra il 1992 e il 1994.

L'Italia lo ha fatto nel 1958.

Infrazioni però sono ancora commesse in Bulgaria, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Cechia, Romania e Slovacchia, ma anche in Germania.

Le convenzioni ILO n°100 (1951), sulla parità di retribuzione per lavoro di uguale valore e n°111 (1958), contro la discriminazione negli impieghi e nelle professioni, sono state ratificate in tempi diversi, a partire dal 1952 per la prima e dal 1960 per la seconda, da Belgio, Austria e Francia.

 L'Italia l'fatto nel 1956 e nel 1963.

L'Estonia ha ratificato la convenzione n°100 nel 1996 e la n°111 nel 2005, il Regno Unito nel 1971 e nel 1999, il Lussemburgo nel 1967 e nel 2001.

Nell'UE, le donne percepiscono fino al 40% meno dei colleghi uomini nell'Europa orientale, ma sono un po' dovunque concentrate nel lavoro a part-time e nei servizi.

Tra i Rom la disoccupazione è superiore a quella di qualsiasi altro gruppo etnico.

Le convenzioni ILO n°138 (1973), sull'età minima per il lavoro, e n°182 (1999), contro lo sfruttamento del lavoro minorile, sono state ratificate  con i maggiori ritardi dalla Lettonia, nel 2006 e dalla Lituania, nel 1998 e nel 2003. La Cechia non ha ancora ratificato la n°138.

L'Italia lo ha fatto nel 1981 e nel 2000.

Numerose violazioni del lavoro minorile sono state rilevate in Bulgaria, Polonia, Romania, Italia e Portogallo.

Il rapporto dell'ITUC chiede al WTO che il mancato rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori sia sanzionato, escludendo i paesi responsabili dai vantaggi commerciali concessi alle economie in sviluppo.

Postato da: orsola a 12:59 | link | commenti
relazioni industriali62