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Febbraio - 36 post
Competitività: 2 - Risultati record per Google; 5 - $ 253 miliardi di utili per le 32 imprese del Dow Jones; 20 - Stampa quotidiana verso Internet; 21 - CEO chiede scusa ai clienti dell'azienda su YouTube; 23 - Perfomance d'innovazione in Europa, Giappone e USA. Economia: 7 - Silicon Valley capitale mondiale dell'innovazione; 21 - Forti differenze economiche tra le regioni dell'UE; 21 - Jean-Pierre Raynaud; 26 - Storie di fabbriche; 27 - Crescita della competitività europea. Fondamenti: 1 - Parità come riorganizzazione economico-sociale;1 - Miquel Barcelò; 14 - Leadership partecipata; 14 - Alberto Savinio; 20 - Convergenza dei media e nuova cultura della partecipazione; 27 - Evoluzione delle realtà sociali del lavoro; 28 - Sakti Burman. Formazione: 6 - Lifelong learning in Europa; 19 - Tecnologia del lifelong learning; 22 - Con €30 milioni fatta la PSE; 22 - Alberto Magnelli. Gestione e sviluppo: 12 - Organizzazione del lavoro e innovazione; 13 - Wal Mart a giudizio per discriminazione sessuale; 13 - Internal corporate blo ROI; 19 - Gestione delle società di calcio. Occupazione: 7 - 3 milioni 300 mila lavoratori in nero; 14 - Cresce in Italia l'occupazione temporanea. Politica: 5 - Dopo Parigi guerra di informazioni sull'ambiente. Società: 5 - Bambini soldati; 8 - Break alle chiacchiere con il telefonino; 8 - Mario Cavaglieri; 13 - Dopo 371 anni una donna al vertice della Harvard University; 16 - Affari di cuori solitari; 23 - E-mail dipendenti; 28 - "Second Life" tra virtuale e reale. Tecnologia: 9 - Fonti di energia e sviluppo sostenibile.
Post più commentati
- Internal corporate blog ROI,
- Organizzazione del lavoro e innovazione,
- Leadership partecipata,
- Con € 30 milioni fatta la PSE,
- Lifelong learning in Europa.
"Second Life" tra virtuale e reale
La settimana scorsa "Second Life" ha registrato il 4milionesimo residente, giocatore non ultimo certamente di una vita virtuale, in una città, che ha strade, case, uffici, negozi, luoghi di divertimento, ma che esiste solo su Internet.
La città online è stata predisposta dalla Linden Lab, che ha dato la possibilità ai suoi frequentatori di costruirsi un doppio, un "avatar", per abitarla e dare vita a una nuova economia degli scambi. La società ideatrice e realizzatrice ha ormai dato in licenza libera tutti gli usi e i cambiamenti dei personaggi, dei rapporti e degli ambienti urbani di "Second Life", che i suoi utenti hanno ritenuti opportuni. Si è riservata solo l'applicazione per la centralizzazione dei dati su server.
L'ambiente virtuale è sviluppato continuamente dai frequentatori, allo stesso modo di ciò che accade in Rete e tutto quello che vi è creato può essere venduto o regalato. Tant'è che in dicembre sono avvenute transazioni virtuali per 1 milione 700 mila dollari, sono stati pagati una trentina di milioni di dollari veri e le ONG, da Peace Messengers a Save the Children, a Global Kids all'American Cancer Society, nel 2006 hanno fatto found raising per 30 mila dollari.
"Second Life" è un vero e proprio mondo parallelo in cui gli avatar tridimensionali non aprono delle pagine di un gioco, ma navigano in un mondo virtuale, dove ogni sito è diventato un domicilio, un palazzo, un bar, un supermercato, una galleria d'arte, secondo l'utilità intravista. Qui è possibile comunicare direttamente, con l'instant messaging, raccogliere informazioni, con la ricerca documenti e ottenere tutti i servizi che la Rete può dare in audio e immagini.
L'ambiente sviluppato da Linden Lab non è certamente un videogame. E' un luogo di incontri, in cui tutti possono interagire con tutti e dove talvolta il passaggio dall'incontro virtuale a quello reale avviene per superare i numerosi limiti di costruzione e di tecnologia.
4 milioni sono le persone registrate e il tasso di crescita è impressionante. 525 mila sono stati i nuovi arrivi a dicembre e 865 mila a gennaio, ma solo 1 milione 300 mila persone entrano con una certa frequenza e 30 mila sono connesse contemporaneamente.
Il 60% dei frequentatori ha da 18 a 34 anni. Il 60% sono uomini.
Gli effetti che questa massa dalla doppia identità può provocare agli stessi frequentatori, alla Rete e all'economia sono guardati con sospetto dagli osservatori del fenomeno. Il maggiore allarme viene dalla costituzione di comunità, che possono diventare molto coese intorno a obiettivi e a interessi devianti.
Per ora si constata l'insoddisfazione e l'isolamento di molti, che si dedicano con eccessiva partecipazione a un "non gioco".

Sakti Burman, "Conversation", olio su tela, 2003.
Evoluzione delle realtà sociali del lavoro
Nella sociologia del lavoro dei primi anni '60 il lavoro era soprattutto il mezzo a disposizione dell'uomo per il dominio sulla natura, per misurarsi con il reale, per passare dallo stato di necessità alla libertà e dalla schiavitù alla dignità. Il lavoratore per antonomasia era l'operaio della grande industria, che il taylorismo aveva isolato e adibito a lavorazioni standardizzate con il "tempi e metodi".
Divisione del lavoro e divisione sociale coincidevano largamente. Il lavoro costruiva l'identità, socializzava, dava coscienza al lavoratore dei suoi diritti, difesi con l'azione sindacale.
Negli anni '80, con le trasformazioni dell'organizzazione aziendale, si viene a imporre un nuovo modello di lavoratore, più preoccupato della sua collocazione sul mercato del lavoro e dell'utilizzazione delle sue competenze. Le persone riconsiderano i rapporti tra statuto sul mercato del lavoro, traiettoria sociale e investimento nel lavoro perchè non ci sia divario troppo forte con l'occupazione in atto.
Si tratta di legare lavoro svolto e riconoscimento della professionalità posseduta in un'attività, che associ più autonomia decisionale e operatività, insieme a una maggiore continuità del rapporto di subordinazione.
Le nuove forme di organizzazione aziendale non attenuano la individualizzazione provocata dalla gestione personalizzata dei lavoratori.
Un bilancio delle rappresentazioni del lavoro organizzato in questi ultimi anni mostra che le concezioni ideologiche vi hanno prevalso. Si è passati successivamente dal "diritto alla pigrizia" alla "fine del lavoro", attraverso l' "imprenditore di se stesso", l' "impiegabilità" e la "competenza".
Michel Lallement, sociologo del lavoro e dell'organizzazione nel Conservatoire national des arts et metiers e codirettore del Laboratoire interdisciplinaire pour la sociologie économique, considera in prospettiva storica i fenomeni della disoccupazione di massa, della delocalizzazione, della flessibilità, della pluriattività, all'origine della crisi del lavoro, in "Le travail. Une sociologie contemporaine", Gallimard, Paris, 2007.
Analizza perciò le dimensioni inedite di trasformazione delle produzioni di beni e servizi per cogliere le condizioni collettive di lavoro e di vita, troppo spesso vissute come espressioni di stress, di legame a forme di attaccamento aziendale e di sicurezza socio-professionale, che le nuove configurazioni organizzative hanno abbandonato.
Il lavoro resta fattore essenziale d'integrazione, sostiene Lallement, come la sua mancanza prova crudelmente. Il lavoro organizza e precisa il senso delle divisioni tra gruppi sociali, tra professioni, tra età e sessi. Produce individui.
La crisi del lavoro è dovuta alle interazioni, che richiedono di dare prova di competenze multiple e di capacità di rapporti con i destinatari interni ed esterni all'azienda delle attività svolte.
Se vengono considerati i fattori costituenti della di-visione del lavoro, dell'individuazione delle persone nell'impresa, dell'integrazione nell'azione organizzativa, della regolazione delle forme dell'azione collettiva, è affrontata la realtà, senza trascurarla a favore delle scelte ideologiche.
672 pagine di ragionamenti sui fatti, di dimostrazioni che fanno appello alla tradizione sociologica francese, di abbondante letteratura specialistica europea, indispensabili per chi si occupa di gestione delle Risorse umane.
Crescita della competitività europea
L' "European growth and jobs monitor", la ricerca realizzata da Allianz Dresdner Economic Research per il Lisbon Council, indica che alla fine del 2006 l'UE15 ha percorso il 90% della sua strada in direzione degli obiettivi, fissati a Lisbona nel 2000, per fare dell'Europa nel 2010 "la più competitiva e dinamica economia del mondo, basata sulla conoscenza, capace di uno sviluppo sostenibile, con più e migliori lavori e maggiore coesione sociale".
Nel 2005 era stato raggiunto solo il 73% degli obiettivi.
L'indagine ha considerato sei aree di valutazione secondo indicatori messi a punto dal gruppo di ricercatori:
- la crescita economica;
- la produttività del lavoro;
- lo sviluppo dell'occupazione;
- il livello di competenza dei lavoratori;
- gli investimenti orientati allo sviluppo;
- la sostenibilità della spesa pubblica.
I risultati ottenuti nel 2006 sono stati confrontati con i benchmark di Lisbona e rilevati, usando criteri aggregati dello stesso peso per le sei aree indicate, per ciascuno dei nove paesi maggiori dell'UE15 e complessivamente. E' emerso dall'elaborazione che il livello 1 di punteggio assicura il successo nel 2010.
E' risultata così in testa, per il secondo anno consecutivo, la Svezia con 1,37. Al secondo posto è stato classificato il Belgio, cha ha guadagnato sei posti rispetto al 2005 per l'elevato sviluppo della competenza dei lavoratori. La Germania è salita dal nono posto al sesto, grazie a una crescita della produttività del lavoro, doppia rispetto alla media dei sei anni precedenti.
Classifica dei 9 maggiori paesi dell'UE15

Sono scesi di posto i Paesi Bassi, la Spagna, l'Austria e la Francia. L'Italia è rimasta sostanzialmente ferma all'ultimo posto con 0,43 contro 0,33 del 2005, per minore crescita economica (0,47), caduta della produttività del lavoro (-0,10), stasi del tasso di attività (0,94), lievissimo aumento del livello di qualificazione dei lavoratori (0,03), sostanziale immobilità degli investimenti (1,16) e lieve miglioramento dei conti pubblici (0,10).
L'andamento negativo della produttività del lavoro dell'Italia è superato soltanto da quello della Spagna. Svezia e Regno Unito sono, al contrario, i primi paesi per incremento positivo.
La tabella successiva confronta i nove paesi dell'UE anche con gli USA.
Andamento della produttività del lavoro
(PIL reale per persone occupate 2000-2006)

La tabella successiva evidenzia il tasso di occupazione in Italia rispetto agli altri otto paesi e all'UE15.
Tasso di attività dei 15-64enni
(2006/2000)

Come mostra la tabella successiva il tasso di istruzione superiore dei lavoratori e della popolazione italiana è meno della metà di quello dell'UE15 e quasi un quarto di quello dei paesi del Nord Europa.
Percentuale di 15-64enni con istruzione superiore
(2006)

Storie di fabbriche
Le fabbriche che ci sono ancora, da più di 200 anni, come la Grapperia Nardini, e quelle nuove, come l'Eurotech, uno dei leader mondiali nel settore dell'alta tecnologia per la miniaturizzazione dei computer, le manifatture ora automatizzate, come la FIAT, e l'industria recente dei call center, come Atesia, il rapporto tra padroni e territorio, il passaggio dagli operai ai post-operai, sono l'oggetto del libro di Antonio Galdo, "Fabbriche", Einaudi, 2007.
Il libro nasce da un programma in 20 puntate, trasmesse su Radio 2 alla fine del 2005, in cui l'autore ripercorreva la storia della nostra industria, degli imprenditori e degli operai, per analizzare le trasformazioni economiche e sociali dell'Italia.
E' una galleria di personaggi colti nei momenti in cui precisano ciò che vogliono realizzare - l'area di attività in cui decidono di iniziare la loro avventura imprenditoriale, le intuizioni avute più che le analisi compiute, i primi passi -, nel coraggio di rischiare, nelle relazioni con il potere governativo e con gli investitori, nelle ragioni del successo.
L'ingegnere Alberto Pirelli nel 1906 va in cerca di un terreno per la sua fabbrica, come Pilade Riello, che aveva fatto soltanto la quarta elementare, quando venti anni dopo chiede al podestà di Legnago (Verona) di acquistare un suolo comunale. "Ma i soldi che aveva non bastavano e al podestà 'annunciò' la sua decisione: 'Ho capito, per costruire la fabbrica vuol dire che venderò la casa' ".
Enrico Piaggio, che subito dopo la fine della guerra spiega così perchè vuole fabbricare la Vespa: "Ci sono sette milioni di italiani che girano in bicicletta, voglio metterli su due ruote con un motore".
Storie di successi personali, di rapporti tanto stretti tra azienda e territorio che a Legnago "perfino il calendario era condizionato dalla feste" della Riello, che a Milano, alla Bicocca, la fabbrica diventa città.
Storie di orgoglio operaio, di lavoratori che si sentono parte delle aziende, anche dopo il fallimento, come a Sesto S.Giovanni (Milano) per la Falck e a Bagnoli (Napoli) per l'Italsider.
Storie di radicali cambiamenti dell'organizzazione del lavoro e delle professionalità di fabbrica, che giungono fino al cambiamento in "operatori" del tradizionale nome di operai, alla mitologia del postoperaismo e alla negazione dell'esistenza, ancora oggi, di 7-8 milioni di operai.
La nuova competizione di mercato ha indebolito quei legami con il territorio, che erano fatti di radicamento locale e di continuità dei rapporti di lavoro.
Le "fabbriche" oggi sono luoghi di produzione di idee, che vanno realizzate dove conviene. Niente a che vedere con i monumenti dell'archeologia industriale, costruiti per sfidare il tempo, quando non si immaginavano neppure le innovazioni tecnologiche quotidiane e i rapidi passaggi di proprietà delle aziende.
Performance d'innovazione in Europa, Giappone e USA
La sesta edizione dell' "European innovation scoreboard 2006", realizzato per conto della Commissione europea dal MERIT, il Maastricht economic research institute on innovation and technology e dal JRC, l' Institute for the protection and security of the citizen, pubblicato ieri, è un'analisi comparativa dei comportamenti d'innovazione tenuti dai paesi dell'UE 27 più Croazia, Giappone, Islanda, Norvegia, Svizzera, Turchia e USA.
Il rapporto di ricerca constata che
- 6 paesi sono leader d'innovazione: nell'ordine dei risultati ottenuti, la Finlandia, la Svezia, la Svizzera, il Giappone, la Danimarca e la Germania sono quelli che hanno prodotto e diffuso più conoscenza, realizzato le maggiori applicazioni scientifiche, registrato più brevetti;
- 8 paesi sono follower d'innovazione: gli USA, il Regno Unito, l'Islanda, la Francia, i Paesi Bassi, il Belgio, l'Austria e l'Irlanda hanno adottato più tecnologia e prodotto più know how degli altri;
- 8 paesi: la Slovenia, la Cechia, la Lituania, il Portogallo, la Polonia, la Lettonia, la Grecia e la Bulgaria, hanno operato per mettersi alla pari con i leader d'innovazione, adottando un comportamento sopra la media;
- 7 paesi: l'Estonia, la Spagna, l'Italia, Malta, l'Ungheria, la Croazia e la Slovacchia si sono fatti trainare dagli altri;
- 5 paesi: Cipro, Lussemburgo, Norvegia, Romania e Turchia sono stati classificati individualmente rispetto ai quattro cluster definiti.
Performance di innovazione dei 34 paesi

Il gap tra l'Europa, gli USA e il Giappone mostra una tendenza a ridursi.
Gap UE 25 con USA e Giappone

Le performance di innovazione sono state calcolate in base alla presenza nei paesi considerati delle condizioni strutturali favorevoli all'innovazione, degli investimenti in R&D, degli sforzi aziendali per l'nnovazione, del valore aggiunto con le attività lavorative e di business, dei successi ottenuti con la ricerca e sviluppo. Le cinque dimensioni sono state ponderate e ne sono risultati i punteggi, sulla cui base è stata elaborata la classificazione.
Utilizzando le dimensioni e i punteggi è stata anche elaborata la valutazione di 208 regioni dell'UE.
Ai primi posti per comportamento di innovazione sono risultate le due regioni svedesi di Stockholm e di Västverige, seguite dalla tedesca Oberbayern, dalla finlandese Etalä-Suomi e da altre tre tedesche, Karlsruhe, Stuttgart e Braunschweig. Agli ultimi posti sono state classificate otto regioni greche, tre spagnole, due portoghesi e una ceca.
Secondo la ricerca, la regione italiana più innovativa è la Lombardia, 71ª. Tra le prime 100 ci sono poi il Piemonte, 73°, l'Emilia- Romagna, 81ª, la Liguria, 94ª, il Friuli Venezia Giulia, 95°. Tra le meno innovative risultano quattro regioni meridionali, la Calabria, 188ª, la Puglia, 185ª, la Sardegna, 184ª e la Sicilia, 177ª, una regione settentrionale, la Valle d'Aosta, 170ª, e una centrale, il Molise, 165°.
E-mail dipendenti
The Radicati group, l'agenzia di ricerche di mercato sulle nuove tecnologie, prevede che il traffico giornaliero delle e-mail (da postazione fissa e da telefono cellulare) nel 2009 passerà a 280 miliardi 200 milioni, una crescita più che doppia rispetto ai 135 miliardi 600 milioni di messaggi, scambiati nel 2005.
Il traffico legittimo scenderà dal 36% di quest'anno al 20% del 2009. Aumenteranno ancora spamming e phishing, ma la quantità di e-mail volute resta comunque impressionante.
Tra i possessori di caselle di posta elettronica si incomincia a manifestare il fenomeno della e-mail dipendenza, la cui sindrome consiste nel ripetuto controllo del proprio account più volte al giorno. Un comportamento ossessivo che Marsha Egan ha deciso di curare con veri e propri interventi di disintossicazione e di formazione.
E' nata così una società di consulenza la Egan e-mail solutions, che propone programmi individuali e aziendali, ispirati ai metodi dell'autoaiuto, sul modello degli alcolisti anonimi.
La società assiste le aziende, che hanno dentro di loro degli e-mail dipendenti, a realizzare azioni integrate, che vanno dalla definizione di una politica di gestione della posta elettronica a seminari, che partono dalla presa di coscienza individuale del comportamento compulsivo.
Per questa è utilizzato il questionario di assessment seguente, che avvia il percorso da compiere per disintossicarsi.
Questionario di valutazione
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1 -
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Se non ricevi o invii e-mail per diversi minuti, ti viene il dubbio che la posta elettronica non funzioni? |
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2 -
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Ogni quanto controlli il tuo pc per vedere se c'è posta in arrivo? |
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3 -
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Dopo quante ore ti allerti se non hai ancora ricevuto risposta a una tua e-mail? |
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4 -
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Ti succede di interrompere quello che stai facendo per rispondere a una e-mail anche se non è molto importante? |
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5 -
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Controlli sempre che il testo della tua e-mail non sia venuto male? |
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6 -
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Chiedi più spesso i nuovi account che non i numeri di telefono? |
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7 -
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Apri la tua casella di e-mail prima di tutto? |
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8 -
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Usi abitualmente programmi per il controllo dell'invio e del ricevimento delle e-mail? |
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9 -
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Controlli il filtro antispam per essere sicuro che i tuoi invii non siano alterati? |
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10 -
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Mandi e-mail a persone sedute accanto a te in ufficio, invece di parlare con loro? |
Il programma di disintossicazione può essere svolto con formazione in presenza e a distanza, con l'aiuto di un manuale di istruzioni, in e-book o in CD, con poster e newsletter.
La società di consulenza svolge anche un intervento formativo in 10 punti per ridurre il numero delle e-mail e aumentarne la produttività in azienda.
La Egan e-mail solutions va a gonfie vele e la fondatrice è stata inserita nel "Pennsylvania's best 50 women in business".
Alberto Magnelli, "Calme fabuleux", olio su tela, 1941.
Con € 30 milioni fatta la PSE
Si inaugura oggi a Parigi, nei locali concessi dall'Ecole normale supérieure, la PSE, la Paris School of Economics, che incomincerà con il realizzare un master rivolto ai migliori laureati in economia e punta ad avere nei prossimi anni 250-300 ricercatori e 700 allievi per i diversi programmi di sviluppo.
L'iniziativa è partita da quattro grandi école - l'ENS, naturalmente, l'EHESS, l'Ecole des hautes etudes en sciences sociales, l'Ecole nationale des ponts et chaussées, l'Institut national d'agronomie -, dall' université Paris I-Sorbonne e dal CNRS, il centre national des recherches scientifique, che hanno voluto costituire un centro di ricerca e formazione di valore internazionale, avendo come riferimento la London school of economics.
Alla dotazione economica iniziale hanno contribuito con 20 milioni di euro il ministère de la recherche et de l'einseignement supérior, due fondazioni private con quattro milioni. Altri contributi sono stati dati da aziende e da una fondazione di diritto americano per la PSE. Lo Stato aggiungerà, quando la PSE sarà in attività, altri 40 milioni. La regione parigina si è impegnata per 1,5. Hanno promesso contributi altre aziende private.
Il danaro pubblico sarà bloccato e solo gli interessi, a mano a mano che matureranno, potranno essere usati dalla fondazione per la PSE.
L'obiettivo della direzione del nuovo organismo è che i finanziamenti privati superino quelli pubblici il più presto possibile.
Nel comitato scientifico ci sono 3 premi Nobel per l'economia e 13 professori che insegnano la stessa materia nelle università più prestigiose del mondo, come Oxford, Cambridge, MIT, Harvard, Princeton, ecc.
Il presidente della PSE è Roger Guesnerie, professore nel Collège de France, il vicepresidente è Daniel Cohen, professore all'ENS, il direttore è Thomas Piketty, directeur d'études all'EHSS.
CEO chiede scusa ai clienti dell'azienda su YouTube
Un altro clamoroso esempio del sempre maggiore bisogno di saltare la mediazione della stampa per interagire con i destinatari dei propri messaggi arriva oggi dall'America. David Neeleman il CEO di JetBlue Airwais con un filmato su YouTube ha chiesto scusa ai clienti dell'azienda per le difficoltà create loro nella scorsa settimana a causa delle cancellazioni, dei ritardi e delle sovraprenotazioni dei voli.
JetBlue è una compagnia aerea low cost, fondata nel 1998, che ha una flotta di 119 aerei e 11 mila dipendenti. Trasporta ogni giorno 50 mila passeggeri verso 53 destinazioni degli USA, dei Caraibi, delle Bahamas, delle Bermuda e del Messico. Nel 2006 ha avuto ricavi per 2 miliardi 360 milioni di dollari, il 38,9% in più rispetto al 2005.
David Neeleman ha fondato l'azienda e la dirige con una particolare attenzione alla qualità del servizio, che insieme al prezzo basso dei biglietti, è un asse portante della strategia competitiva.
Tra le ultime iniziative del CEO c'è la "carta dei diritti del cliente", che prevede fra l'altro il pagamento di penali proprio per le cancellazioni, i ritardi e le sovraprenotazioni dei voli. Neeleman ha predisposto perciò un fondo di 26 milioni di dollari e ha stanziato un incremento di 4 milioni per migliorare il servizio a bordo.
Jean-Pierre Raynaud, "Bandiere di micronazioni,
nazioni-concetto, nazioni-matrice", composizione, 2001.
Forti differenze economiche tra le regioni dell'UE
Con l'adesione della Romania e della Bulgaria, la differenza tre le regioni più ricche e più povere d'Europa è aumentata.
Nel 2006, secondo Eurostat, fatta 100 la media europea, il PIL per abitante di Londra era il 277,6%, quello di Bruxelles il 237,6%, mentre a Severen Tsentralen in Bulgaria era il 24,2% e nel Nord-Est della Romania il 21,7%.
PIL per abitante nell'UE 25
(in SPA, standard di potere d'acquisto e % media UE)
| Regioni più ricche |
PIL
|
Regioni più povere |
PIL
|
|
|
1
|
Inner London (UK) |
277,6
|
Nord-Est (RO) |
21,7
|
|
2
|
Bruxelles (BE) |
237,6
|
Severen Tsentralen (BG) |
24,2
|
|
3
|
Lussemburgo (LU) |
233,9
|
Sud (RO) |
24,4
|
|
4
|
Amburgo (DE) |
184,0
|
Yuzhen Tsentralen (BG) |
24,6
|
|
5
|
Ile de France (FR) |
173,3
|
Yugoiztochen (BG) |
24,9
|
|
6
|
Vienna (AT) |
170,9
|
Severoiztochen (BG) |
25,3
|
|
7
|
Berkshire, Buckinghamshire and Oxfordshire (UK) |
165,1
|
Sud-Vest (RO) |
25,5
|
|
8
|
Provincia autonoma Bolzano (IT) |
160,0
|
Sud-Est (RO) |
25,6
|
|
9
|
Oberbayern (DE) |
157,9
|
Severozpaden (BG) |
26,1
|
|
10
|
Stoccolma (SE) |
157,9
|
Nord-Vest (RO) |
29,1
|
|
11
|
Aland (FI) |
154,3
|
Istocna Hrvatska (HR) |
31,0
|
|
12
|
Utrecht (NL) |
152,3
|
Centru (RO) |
32,3
|
|
13
|
North Eastern Scotland (UK) |
150,3
|
Lubelskie (PL) |
33,2
|
|
14
|
Southern and Eastern (IE) |
149,2
|
Podkarpackie (PL) |
33,2
|
|
15
|
Darmstad (DE) |
148,3
|
Vest (RO) |
34,0
|
Fonte:Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, eurodeputata polacca, Document du travail sur "Le rôle et l'efficacité de la politique de cohésion dans la réduction des disparités dans les régions les moins favorisées de l'UE", 2007.
Nel periodo 1997-2007 il PIL della Bulgaria è cresciuto tra il 2,9% minimo e il 6,0% massimo degli ultimi tre anni, quello della Romania ha oscillato tra il -1,2% minimo, l'8,4% massimo del 2004 e il 5%, più frequente. I due paesi mostrano una tendenza evolutiva.
Il PIL dell'UE 25 è aumentato nello stesso periodo tra l'1,3% minimo del 2003 e il 3,9% massimo del 2000, quello dell'UE 15 ha coinciso con la crescita massima nello stesso anno e ha avuto nel 2003 il minimo incremento con l'1,1%. Per tutt'e due questi aggregati ci sono segnali di ripresa.
Convergenza dei media e nuova cultura della partecipazione
"La convergenza culturale è un'espressione che denota un modello emergente di relazioni che intrecciano divertimento, pubblicità, marchi e utilizzatori in modo spesso creativo e sorprendente". Il modello ha tre componenti principali
- il "divertimento transmediale", che descrive il flusso di narrazioni, immagini, caratteristiche e informazioni che arrivano agli utilizzatori da differenti piattaforme comunicative;
- la "cultura partecipativa", che indica come gli utilizzatori interagiscono con i contenuti e i produttori dei media per esplorare il territorio della comunicazione;
- il "marketing esperienziale", che si riferisce ai percorsi chiave da compiere per capitalizzare la cultura e all'ambiente in cui avvengono le combinazioni dei media.
"La convergenza descrive un processo più che un punto di arrivo".
Scrive così Henry Jenkins, direttore del programma di studi comparativi sui media del Massachusetts Institute of Technology, nel libro "Convergence culture. Where old and new media collide", New York University Press, New York, 2006.
Come il titolo del libro suggerisce, l'autore ritiene che la convergenza sia innanzitutto un processo culturale. Può avvenire con il supporto di piattaforme mediali differenti, che vanno dall'alto in basso, come nella produzione dei mass media, o dal basso in alto come nella ricezione e interpretazione degli utilizzatori.
Con le tecnologie dell'informazione e della comunicazione l'utilizzatore ha accresciuto le sue possibilità di scelta e di controllo sui media ed è diventato capace di partecipare alla creazione di nuovi strumenti.
Gli utilizzatori, quelli che una volta erano la audience o addirittura il pubblico, si stanno formando una nuova cultura mediatica, le cui tracce possono essere riconosciute per il modo con cui essi usano gli strumenti di comunicazione, sia come fruitori che come produttori.
Partendo dalla teoria dell'intelligenza collettiva di Pierre Levy, Jenkins mostra come sta nascendo una cultura della partecipazione, che è l'opposto di quella del consumo dei media in vigore fino a poco tempo fa.
Egli parte dall'analisi del lavoro di scoperta e previsione fatta da piccoli gruppi di interessati a definire i temi e a risolvere i problemi comuni.
Formati a questa nuova cultura, che formano essi stessi, i giovani chiedono ai media di cambiare, perchè ne scapita la loro formazione. Si viene così a ridefinire la faccia del sistema di comunicazioni e relazioni popolari e le industrie leader scoprono la convenienza di usare molti canali di informazione per aumentare i ricavi e ampliare il loro mercato.
Nasce un ambiente di media diffusi, che "permette lo sviluppo rapido di esperienze disperse e la riconfigurazione dei campi e struttura nuovi ruoli di produzione della conoscenza".
Scritto con una logica serrata, avendo come riferimento numerose ricerche dirette dall'autore e storie di cultura popolare, di massa, il libro di Jenkins incanta anche per il percorso narrativo compiuto dall'autore, che parte dall' "adorazione all'altare della convergenza: un nuovo paradigma per capire la trasformazione dei media" e si conclude con "democratizzare la televisione? le politiche della partecipazione".
Stampa quotidiana verso Internet
Il "New York Times" che annuncia l'avvenuto sorpasso della sua edizione online su quella cartacea e prevede l'adozione del formato digitale per tutte le sue attività di informazione nel 2010.
Il capo della redazione e un redattore star del "Washington Post", che abbandonano il giornale, con l'obiettivo "di utilizzare Internet per ridurre la distanza tra lettori e giornalisti".
Le sperimentazioni in corso anche in Italia sull'e-newspaper, che potrà essere aggiornato continuamente nel corso della giornata, sulle notizie che interessano il singolo lettore.
La diminuzione negli ultimi cinque anni delle vendite dei giornali, del 6,34% in Europa, del 4,47% nell'America del Nord, del 2,00% in Giappone.
Sono tutti segnali forti della "crisi" della stampa quotidiana a pagamento. La crisi è incominciata negli anni '70 con l'avvento della televisione a colori, ma si è accentuata con l'arrivo di Internet e della free press.
Internet ha cambiato il profilo del lettore. Da passivo ricevitore di notizie selezionate e rappresentate dai giornali è diventato un ricercatore di conoscenze, provenienti da fonti diverse, scelte per modi espressivi e fiducia nei confronti dell'emittente.
La carta stampata non è stata in grado di reggere al confronto della spettacolarità televisiva prima e dell'interattività poi: della reattività e della sintesi dell'informazione in rete, quella essenziale, per il poco tempo a disposizione, che risponde allo specifico, occasionale o duraturo interesse del lettore, di cui parlare con il "giornalista" e con altri ugualmente interessati.
I fenomeni della straordinaria espansione dei blog e di YouTube, con le decine di miloni di utilizzatori sono sotto gli occhi di tutti.
A ogni nuova generazione sono sempre meno i giovani, che cominciano a leggere regolarmente un giornale.
La stampa generalista rappresenta uno spreco di tempo e di danaro per chi può avere gratis le stesse informazioni, con il vantaggio della sintesi e del prevalere dei fatti, al netto delle interpretazioni di un mediatore, talvolta molto meno competente del lettore interessato a particolari argomenti.
O c'è a disposizione il commento del musicologo, dell'economista, del politologo, ecc.,o i tentativi di divulgazione di chi passa con disinvoltura dai problemi della scuola a quelli della management education o dei sistemi di formazione aziendale possono provocare lo scetticismo del destinatario.
I dati di febbraio 2007 della World Association of Newspapers parlano chiaro. La vendita dei quotidiani a pagamento cresce in Asia, del 14,85% nel periodo 2001-2005 e dell'1,88% nel 2005 rispetto al 2004, in Africa aumenta di poco meno, dell'11,64% nel quinquennio indicato e dello 0,75% nell'ultimo anno.
Ma la free press raddoppia. Passa dai 12 milioni di copie del 2001 ai 28 milioni del 2005, con un incremento del 137%.
Fatturato dei principali editori
interessati anche alla carta stampata
|
Gruppo editoriale
|
Fatturato mln. €
|
| Time Warner (USA- 2005) |
32.340
|
| NewsCorp (USA - 2005) |
18.326
|
| Bertelsmann (Germania - 2004) |
17.900
|
| Lagardère Média (Francia - 2004) |
7.901
|
| Gannett News Service (USA - 2004) |
5.390
|
| DMGT (Regno Unito - 2005) |
3.207
|
| Sanoma WSOY (Finlandia - 2005) |
2.622
|
| Axel Springer Verlag (Germania - 2005) |
2.390
|
| Rizzoli Corriere della sera (Italia - 2005) |
1.750
|
| Trinity Mirror (Regno Unito - 2005) |
1.699
|
| Mondadori (Italia - 2005) |
1.650
|
| Socpresse (Francia - 2004) |
1.450
|
| Groupe Ouest-France (Francia - 2005) |
1.007
|
| Media News Group (USA - 2005) |
832
|
| Hersant Médias (Francia - 2005) |
650
|
| La Vie-Le Monde (Francia - 2005) |
638
|
| Bayard Presse (Francia - 2005) |
433
|
Nel rapporto "La presse face au defi du numerique", che il direttore generale di Netgem Media Services, Marc Tessier, ha scritto a quattro mani con Maxime Baffert, ispettore del ministero delle Finanze, per il governo francese, è indicato che
- "I gruppi della carta stampata devono investire nell'online per un ritmo di sviluppo rapido e con somme importanti" per favorire la crescita dei giornali nell'economia dell'informazione;
- bisogna "riformare i gruppi editoriali" e "valorizzare la qualità dell'informazione giornalistica su Internet".
Siamo difronte a un problema complesso, che ha aspetti politici, economici e professionali, da affrontare puntando ad un rinnovamento del pluralismo dell'informazione, della redditività del settore e del rispetto del lettore.
Il trasferimento in rete dei giornali implicherà un ripensamento dell'organizzazione produttiva delle notizie e una trasformazione delle competenze necessarie per un lavoro redazionale aperto ai contributi specialistici e alle esigenze manifestate dai lettori.
L'integrazione tra le esperienze del giornalismo su carta e le opportunità offerte dalla tecnologia potrà migliorare la qualità dei contenuti e delle forme verbali, grafiche, sonore della comunicazione.
Tecnologie del lifelong learning
Il progetto Opencourseware del Massachusetts Institute of Technology è un sistema di "rimediazione", basato sulla competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, che migliora i contenuti e i formati espressivi con l'utilizzo di allievi e docenti. Lanciato nel 2001, offre attualmente 1.400 programmi, usati in tutto il mondo.
OCW è reticolare e multilineare, sostiene flessibilmente l'apprendimento individuale e la produzione collettiva di conoscenza. Rappresenta una forma di comunicazione educativa nuova, che fa apparire vecchie per confronto quelle basate principalmente su un solo medium digitale, i cosiddetti modelli multimediali e quelli, che tutt'al più mischiano online e in presenza. Permette l'accesso gratuito e l'interazione a tutti gli allievi. Combina media, che vanno dal pc all'iPod e tecniche dalla simulazione all'audiovisivo.
Dal 2005, con il sostegno finanziario delle fondazioni Hewlett - Packard ed Andrew Mellon, è stato costituito l'Opencourseware consortium per la formazione superiore, che raggruppa 100 università e istituzioni educative di 16 paesi tra cui Cina, Giappone, USA, Francia, dell'America Latina, e di altri del Sudest asiatico, dell'Europa, dell'Africa. Non c'è disciplina che non abbia avuto programmi OCW, che tengono conto delle specifiche esigenze dei singoli paesi e delle possibilità di linking con tutte le altre istituzioni associate.
Al primo posto per numero di corsi e università c'è la Cina, che aderisce con 46 strutture accademiche, seguita dal Vietnam, con 18, dalla Francia e dagli USA, con 12 rispettivamente, e dal Giappone, con 10.
Il Giappone è il paese, cha ha avuto più innovazione nei media e ha realizzato programmi con i migliori risultati di apprendimento e soddsfazione degli allievi.
Nelle facoltà di medicina e di studi umanistici della Keio University e in quelle di medicina, ingegneria, studi umanistici, sociologia, scienze naturali, economia, informatica, ecc. di Tokyo sono stati sperimentati gli usi dell'iPod e sono state promosse ricerche pionieristiche nell'information and communication technology, come da ultimo, la standardizzazione delle tecnologie su Internet.
Il massiccio ricorso a programmi OCW delle università giapponesi risponde al bisogno di affrontare il forte calo degli iscritti, dovuto al costo degli studi superiori.
Con l'apertura ad aprile del prossimo anno accademico in alcune facoltà non sarà necessario selezionare i candidati, perchè vi saranno tanti posti quanti richiedenti l'iscrizione. Le università hanno bisogno di puntare sulla qualità dei programmi per attrarre gli elementi migliori e per potere finanziare le loro attività, che dipendono per tre quarti dalle tasse di iscrizione.
Gestione delle società di calcio
Per il nono anno consecutivo Deloitte UK pubblica "Football money league. Changing of the guard" 2007, il rapporto che analizza la gestione economica delle 20 maggiori società di calcio del mondo.
Il giro d'affari complessivo dei 20 club era di 1 miliardo 200 milioni di euro alla fine della stagione 1996-97. Quest'anno il risultato è stato superiore ai 3 miliardi.
Deloitte ha distinto i ricavi per le tre principali fonti di reddito: spettatori paganti delle partite, contratti con aziende della comunicazione di massa, sponsorizzazioni, prestazioni promo-pubblicitarie e vendita di gadget.
Ricavi delle 20 maggiori società di calcio
( in milioni di euro e % dei ricavi)
| Club |
Ricavi in mln
|
Partite
|
Mass media
|
Commercio
|
| Real Madrid |
275.7
|
23%
|
32%
|
45%
|
| Manchester United |
246.4
|
42%
|
29%
|
29%
|
| AC Milan |
234.0
|
16%
|
59%
|
25%
|
| Juventus |
229.4
|
10%
|
54%
|
36%
|
| Chelsea |
220.8
|
38%
|
37%
|
25%
|
| FC Barcelona |
207.9
|
32%
|
38%
|
30%
|
| Bayern Munich |
189.5
|
38%
|
-
|
62%
|
| Liverpool |
181.2
|
27%
|
42%
|
31%
|
| Internazionale |
177.2
|
20%
|
58%
|
22%
|
| Arsenal |
171.3
|
32%
|
42%
|
26%
|
| Roma |
131.8
|
21%
|
58%
|
21%
|
| Newcastle United |
128.9
|
41%
|
32%
|
27%
|
| Tottenham H. |
104.5
|
30%
|
36%
|
34%
|
| Scalke 04 |
97.4
|
24%
|
17%
|
59%
|
| Olimpique Lyon |
92.9
|
22%
|
49%
|
29%
|
| Celtic |
92.7
|
50%
|
27%
|
23%
|
| Manchester City |
90.1
|
25%
|
43%
|
32%
|
| Everton |
88.8
|
31%
|
49%
|
20%
|
| Valencia |
84.6
|
28%
|
53%
|
19%
|
| Lazio |
83.1
|
18%
|
53%
|
29%
|
I club seguono prevalentemente due modelli di business. Il primo fa leva sulle attività indotte dal calcio, quelle commerciali e della comunicazione di massa. Il secondo punta sulla coerenza con l'immagine di marca, che può arrivare a scelte quali il rispetto della responsabilità sociale del club e la discriminazione degli sponsor incoerenti con essa.
Un segnale del modello di business perseguito è rappresentato dall'equilibrio o dallo scompenso delle tre fonti di ricavi nel giro d'affari delle società.
I cinque club italiani della tabella hanno tutti una composizione del giro d'affari tra il 53% e il 59% proveniente da contratti con i massmedia e ricavi da partite tra il 10% e il 21%.
La pratica di diversificare il peso relativo delle fonti di reddito si è diffusa maggiormente nelle ultime quattro stagioni, in rapporto all'aumento degli stipendi dei giocatori, passati complessivamente dai 109 milioni 300 mila euro del 2002-2003 ai 144 milioni 100 mila del 2005-2006. Su questi il valore percentuale delle sponsorizzazioni, prestazioni promo-pubblicitarie e vendita di gadget è sceso dall'88% della prima stagione al 56% dell'ultima.
Affari di cuori solitari
Cresce il mercato dei servizi alla persona. E' una tendenza generale dei paesi ad economia avanzata. Le agenzie di incontri fra single si aziendalizzano. Le opportunità del business suscitano l'interesse degli istituti di indagine come Jupiter Research e AC Nielsen.
Scendono in campo vere e proprie multinazionali, che hanno alle spalle finanziatori differenti o imprese che attuano strategie di integrazione orizzontale .
E' il caso di Personals Yahoo, presente anche in Italia con Meetic, una piattaforma online, attiva in 15 paesi per fare conoscere nuove persone, leader nel mercato europeo con un data base di 22 milioni di profili.
Quello degli incontri tra single è un mercato in rapido sviluppo, esploso dal 2003. Jupiter Research assicura che "viviamo nell'era delle carote biologiche... e dell'amore industriale". I cuori solitari, che vanno alla ricerca di opportunità amorose e sono disposti a pagare per questo servizio 243 milioni di euro, in Europa sono stati 2 milioni 800 mila nel 2006, ma dovrebbero aumentare a 6 milioni nel 2011, con un giro d'affari previsto in 549 milioni.
D'altronde, nel mercato mondiale sono già in competizione colossi del calibro di Lavalife, azienda americana, Matchmaker, australiana, RSVP, olandese.
In Italia Meetic ha sedi a Milano, Roma e Perugia. Ma il suo punto di forza è la presenza su Freeonline, che consente di avere 43.864 connessioni al minuto e milioni di iscritti, secondo i dati Nielsen NetRatings.
Come è detto sul sito, l'iscrizione è gratuita. Per accompagnare il single nella "ricerca dell'anima gemella" è a disposizione un "servizio di matching psicologico", che ha lo scopo di "favorire gli incontri sulla base dell'affinità degli iscritti". Per la combinazione psicologica è usato un test, che "comporta un centinaio di domande ed esplora, basandosi su 71 criteri, i valori fondamentali", la visione della vita, dell'amore, del denaro, della famiglia e il profilo di personalità. Si basa sugli standard dell' American Psychological Association e dell' Educational Testing Service. Non è detto se questi strumenti sono utilizzati da uno psicologo.
La procedura associativa serve a definire se stessi e, al tempo stesso, a "individuare ciò che deve possedere l'altra persona". Il "doppio accostamento è una garanzia di qualità ed efficacia". Continua la presentazione aziendale.
Meetic offre alcuni servizi gratuiti. Le consultazioni dei file di altre persone, individuate forse con la procedura d'iscrizione, sono a pagamento. Servono per questo i Krediti (unità prepagate) o l'abbonamento forfetario, mensile, trimestrale, annuale. Le tariffe sono indicate nella tabella successiva, scaricata dal sito.


Alberto Savinio, "La famille de lions", olio su tela, 1927.
Leadership partecipata
Il motore di ricerca Google indica in soli 0,08 secondi 168 milioni di informazioni in risposta alla parola "leadership". Tra le prime dieci una spiega che "i concetti di leader e leadership hanno un'applicazione sempre più vasta nella nostra società, non solo in management, ma in ogni aspetto della nostra vita quotidiana" e un'altra afferma che tra i compiti del leader c'è il "possedere la vision".
Se si cerca "leadership deployment", sempre lo stesso motore di ricerca in 0,16 secondi fornisce 4 milioni 130 mila accessi a pagine dedicate a questo tema.
Elemento comune a questo oceano di conoscenze è che avere leadership è necessario per guidare, condurre, dirigere verso il successo. La leadership viene sempre considerata nelle sue caratteristiche positive.
Jeffrey Sonnenfeld, professore di management alla Yale University's School e Andrew Ward, assistente di management nel Terry college of business dell'University of Georgia, studiosi della leadership, invece, hanno preso in considerazione le storie di top manager che hanno fallito per trarne gli apprendimenti fondamentali per l'esercizio della leadership nel libro "Firing back. How great leaders rebound after career disasters", Harvard Business School Press, Cambridge, 2007.
Ne è venuta fuori un'opera erudita, scritta in modo accattivante, che ricostruisce i casi di alti dirigenti della General Electric, Home Depot, Morgan Stanley, Apple, Staples e Hewlett - Packard, di come e perchè non hanno retto alla guida di alcune aziende, ma hanno trovato la forza dopo l'insuccesso di reagire e di superare le barriere alla ripresa.
In dodici capitoli, densi di fatti, dati e valutazioni, i due autori descrivono le ragioni organizzative, culturali e relazionali che hanno favorito gli errori e provocato la crisi psicologica delle persone. Identificano le fasi del percorso compiuto per ritornare al "trionfo dopo la tragedia".
Il percorso si sviluppa attraverso la ricostruzione della "statura eroica" fatta dai protagonisti, il loro mettersi alla prova e il riscoprire la propria "missione eroica".
Sonnenfeld e Ward sono convinti infatti che la leadership di un capo azienda passi attraverso l'utilizzazione delle capacità possedute, valorizzate in combinazioni diverse, a seconda delle dinamiche aziendali, per raggiungere gli obiettivi di business.
Queste capacità vanno dimostrate nel riconoscere e gestire lo stress, nell'allearsi con gli altri durante le competizioni, nel chiarirsi la vera natura delle avversità, nel ritrovare fiducia in se stessi e credibilità , nell'avere chiaro che cosa è successo e farne uso per il futuro.
A dispetto dell'abusato aggettivo "eroico", gli autori ricordano continuamente che l'umiltà e la cooperazione sono i pilastri fondamentali di una leadership appropriata, che non ha bisogno di solisti.
Cresce in Italia l'occupazione temporanea
Nel 2006 i lavoratori a tempo determinato, stagionali e interinali sono aumentati fino a raggiungere i 2 milioni 250 mila nel terzo trimestre, il 13,2% di tutta l'occupazione dipendente, con un incremento di un punto percentuale rispetto al 2005.
Sono questi i risultati delle elaborazioni su dati ISTAT, compiute dall'Osservatorio dell'Ebitemp, l'ente bilaterale nazionale per il lavoro temporaneo.
Occupati temporanei 2004-2006
(in migliaia e % sull'occupazione dipendente)

Il lavoro interinale, in particolare, è cresciuto del 24% rispetto al 2005, con un'accelerazione sugli andamenti dei tre anni precedenti.
Nel secondo semestre del 2006 i contratti stipulati hanno raggiunto la media mensile di 250 mila, con aumenti del 20% - 25% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Monte retribuzioni dei lavoratori interinali
(2001= 100 e variazioni annue %)

Nel 2005 gli italiani sono stati l'82% dei lavoratori interinali assicurati all'INAIL. Di essi gli uomini hanno costituito il 57%. Tra i lavoratori immigrati la componente maschile è stata del 67% circa.
Lavoratori interinali per aree territoriali
( 2005)

La distribuzione regionale dei lavoratori interinali nel 2005 ha visto al primo posto la Lombardia con il 29,2%. Al seguito il Veneto con il 12,8%, il Piemonte con il 12%, l'Emilia Romagna con il 10,4%. Il 64,4% è quindi concentrato in quattro regioni delle 20 italiane.
Sempre nel 2005, stando alle elaborazioni dell NIdiL- CGIL, contenute nella ricerca "Evoluzione e caratteristiche del lavoro interinale nel periodo recente", la distribuzione per settori economici vedeva una prevalenza di occupati nell'industria manifatturiera, con il 50,5%, seguita dal commercio e riparazioni, con il 15,6% e dall'informatica e servizi alle imprese, con il 10,9%.
Dopo 371 anni una donna al vertice della Harvard University
"The Harvard Crimson", il quotidiano dell'università omonima, fondato nel 1873, ha dato l'annuncio che domenica era stato eletto il 28° presidente di questa istituzione educativa: la 59enne Drew Gilpin Faust, storica della Guerra civile americana e dean del Radcliffe Institute for Advanced Study, la facoltà più piccola del campus di Cambridge.
Faust succede al dimissionato Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro dell'amministrazione Clinton, che aveva sollevato un vespaio affermando una presunta minore "attitudine intrinseca" per le carriere scientifiche delle donne rispetto agli uomini.
E' nota per i suoi orientamenti culturali verso gli Women's studies, come direttore del centro di studi storici dell'University of Pennsylvania e autrice del libro "Mothers of invention: women of the slaveholding South in the american civil war", University of North Carolina Press, Chapel Hill, 1996.
L'elezione non è avvenuta senza contrasti, che hanno avuto eco anche sui giornali e nelle televisioni fuori dell' Harvard University. Ha voluto riequilibrare i cinque anni di Summers.
"Simboleggia un importante cambiamento nella posizione delle donne nell'educazione superiore, ha dichiarato, io sono il simbolo di una realtà molto più grande, che va oltre me stessa, Harvard e la formazione".
La Harvard University è una delle otto più prestigiose università americane. Dopo l'MIT e la Michigan University è la terza della "Ivy League" ad avere un presidente donna.
Faust dovrà gestire un'istituzione educativa, che ha 25.000 dipendenti e un bilancio di 3 miliardi di dollari.
Nelle sue dichiarazioni iniziali la neopresidente ha prefigurato un programma di espansione, con ampliamento di corsi ed edifici.
Internal corporate blog ROI
Pier Luca Santoro, consulente di marketing e comunicazione d'impresa, ci manda questo post, che pubblichiamo volentieri.
L'attenzione ed il dibattito sull'opportunità di realizzare un blog per un'azienda e su quali possano essere i ritorni attesi si focalizzano quasi esclusivamente su quelli che sono genericamente definiti come external corporate blog.
E' per questo motivo che oggi vorrei provare, come "promesso", a definire gli ambiti di intervento di un internal corporate blog e, con grave azzardo, come è mia abitudine, abbozzare le metriche di valutazione del ritorno sull'investimento per l'azienda che decidesse di utilizzare questo medium per la comunicazione interna.
Gli obiettivi e le "destinazioni" d'uso, nonchè le distinte tipologie principali, sono state già da tempo definite. I processi, che sono a mio avviso migliorabili anche attraverso un blog aziendale interno, sono almeno tre e si riferiscono alla comunicazione, alla collaborazione ed al coordinamento divenendo così mezzo di knowledge management e di governo della comunicazione interna all'organizzazione aziendale.
Nell'organizzazione per processi diventano di primaria importanza le relazioni. Sono il modo con cui le persone stanno insieme, realizzano progetti, fanno l'organizzazione, costruiscono la conoscenza comune, soddisfano efficacemente le loro esigenze e quelle aziendali. (1)
La comunicazione diventa così l'attività primaria per il coordinamento e la collaborazione ed è, anche in questa logica, che devono essere considerati i corporate blog interni.
A questo primo e più evidente fattore, dei rapporti con e tra i dipendenti, della comunicazione interna possono aggiungersene altri tre relativamente ai rapporti con altri operatori, alle relazioni sindacali ed ai rapporti con i fornitori; completando così i distinti pubblici destinatari e raggiungibili con mezzi di comunicazione interna tra i quali è possibile annoverare a pieno titolo (insisto!) i blog.
Così come per la comunicazione esterna, evidentemente, anche la comunicazione interna alle organizzazioni deve sottostare ad una serie di "buone pratiche" così come concettualmente sintetizzato nella figura sottoriportata.

Valutata la rilevanza e la complessità del processo, nonchè la potenziale eterogeneità dei pubblici di riferimento, è caldamente consigliabile effettuare una fase di pre testing prima di un ampliamento generalizzato.
Al di là di altri elementi andrà realizzata e divulgata una policy aziendale sull'utilizzo di questo mezzo, identificando uno o più responsabili e quant'altro è necessario ad un corretto utilizzo del mezzo.
In funzione di quanto sin qui riportato, come dunque valutarne il ritorno sull'investimento?
La valutazione va effettuata sulla base di parametri sia quantitativi [di più facile definizione] che qualitativi.
Come predetto, con grave azzardo, proverò ad identificarne alcuni con l'obiettivo di fornire terreno di confronto sul tema senza pretesa di esaustività nè, tantomeno, scientificità assoluta.
|
Benefici
|
Criteri di Misurazione
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Valore
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Utenza raggiunta
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Numero di visitatori e pagine viste
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Costo di progettazione e realizzazione di strumenti di comunicazione interna “classici” [house organ...etc]
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Velocità nel trasferimento di informazioni
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Numero di riunioni non effettuate
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Costo del personale per riunioni
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Gestione e monitoraggio dei flussi di comunicazione funzionale
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Misurazione della conoscenza e dell’apprendimento
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Costo della formazione e del trasferimento di informazioni tecniche
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Costruzione dello spirito di squadra
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Interazione del gruppo e dei gruppi di lavoro
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Costo della formazione e del tempo dedicato dal top management per il coinvolgimento del personale
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Miglioramento relazioni con sindacato
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Numero di conflitti e negoziazioni
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Riduzione della conflittualità e miglioramento dei processi negoziali
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Collaborazione trasversale
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Numero di progetti in avanzamento e finalizzati
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Tempificazione nello sviluppo di progetti di innovazione aziendale
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Conoscenza ed adesione ai valori aziendali
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Employees & customer satisfaction
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Capacità di risposta ed autonomia del personale
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Gestione della comunicazione tra le distinte subsidiaries
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Numero di trasferimenti e di conversazioni telefoniche tra le filiali aziendali
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Costo dei trasferimenti e delle utenze telefoniche
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L'ultima riga della tabella proposta è stata lasciata di proposito vuota affinchè possa contenere idealmente tutti i contributi che vorrete fornire al raffinamento della definizione di valutazione del ritorno sull'investimento tramite l'utilizzo di internal corporate blog.
Permettetemi, infine, di concludere per oggi con un aforisma che credo riassuma il mio pensiero e le motivazioni che mi hanno spinto a parlare di questo tema oggi:
"Sostenere che un'organizzazione è un sistema a legame debole significa aprire un discorso, non chiuderlo. "(K.Weick)
Wal Mart a giudizio per discriminazione sessuale
La Corte d'appello federale di San Francisco ha confermato che tutte le donne che hanno lavorato nei 3.900 punti vendita americani di Wal Mart dal 1998 possono unirsi al processo collettivo per discriminazione sessuale, avviato da Christine Kwapnoski e da altre cinque dipendenti nel 2004.
Secondo l'accusa la direzione dell'azienda avrebbe praticato disparità di trattamento tra donne e uomini, privilegiando questi nelle retribuzioni e nelle carriere.
Kwapnoski sostiene di avere lavorato per 20 anni a Sam's Club, la divisione arredamento ed elettrodomestici della più grande azienda del mondo, come cassiera, addetta all'informazione, assistente alla clientela, addetta all'accoglimento e capo reparto, ma di avere ottenuto questo incarico, lasciato vacante per sei mesi nonostante le sue specifiche richieste, solo dopo essersi rivolta ai giudici.
All'iniziativa della Kwapnoski si sono aggiunte con motivazioni simili altre cinque colleghe di punto vendita e hanno dato il loro sostegno il sindacato United food and commercial workers, l'associazione dei dipendenti Wake up Wal Mart e quella Equal right advocates.
Quasi 2 milioni di dipendenti ed ex dipendenti hanno diritto di unirsi al processo e il risarcimento dovuto dal Wal Mart potrebbe superare, in questo caso il miliardo di dollari.
Tra le prove a carico c'è lo studio, realizzato da Richard Drogin, professore di statistica nella California State University, "Statistical analysis gender patterns in Wal Mart workforce", che ha rilevato le pratiche retributive e di carriera dell'azienda nel periodo 1997-2002. Il lavoro è servito per un altro processo collettivo per discriminazione retributiva, intentato nel 1994 da Betty Dukes, ex dipendente Wal Mart, e da altre sei colleghe, fra cui Christine Kwapnoski.
Secondo l'indagine di Drogin, le donne erano il 72% dei dipendenti, ma per il 92% erano cassiere. A parità di valutazione, attendevano i passaggi di carriera per un tempo più lungo dei loro colleghi maschi e avevano retribuzioni tra il 5% e il 15% inferiori. Erano il 14% dei 3.500 direttori di punto vendita.
i dati di Drogin sono superati. Nel 2005, stando all' "EEOC Report". la comunicazione ufficiale aziendale sull'occupazione annuale delle donne e delle minoranze etniche, le prime erano il 60,51% dell'organico Wal Mart. Costituivano il 38,82% dei manager e dei quadri, il 54,75% dei professional, l'83,48% degli specialisti di reparto, il 74,59% del personale di sala.
Vista dall'Italia, la situazione Wal Mart potrebbe apparire quasi invidiabile. Nel 2005 erano uomini il 92% dei responsabili e dei secondi livelli dei quasi 600 ipermercati e superstore presenti sul nostro territorio. Ma da noi, come è noto, non c'è la class action.
Organizzazione del lavoro e innovazione
Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono un fattore importante dell'innovazione, ma non sono il solo del suo complesso e interattivo processo multidimensionale. Ci sono strette correlazioni tra lavoro, apprendimento delle persone e percorsi innovativi aziendali.
Nei paesi, in cui un numero alto di lavoratori è impegnato in attività, che lasciano discrezionalità nell'organizzare il proprio lavoro, nel risolvere i problemi che comporta e nell'imparare dall'esperienza, la frequenza dell'innovazione "endogena" è elevata. Al contrario la lean organisation non promuove l'innovazione.
Tecniche di management, come la job rotation, il lavoro in team, la qualità totale, possono spiegare il successo del modello giapponese di miglioramento continuo. Ma in Europa queste formule non stimolano necessariamente l'innovazione. Devono essere combinate con un certo grado di discrezionalità operativa.
I fattori più rilevanti dell'innovazione realizzata sono gli investimenti in ricerca e sviluppo e il capitale umano, valorizzato in un ambiente di lavoro capace di diventare un terreno fertile per l'innovazione.
Sono le principali conclusioni della ricerca comparativa "The organisation of work and innovative performance. A comparison of the EU-15", pubblicato nel DRUID Working Paper, 06-14, september 2006, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di studiosi dell'innovazione industriale, composto da Anthony Arundel, Edward Lorenz, Bengt - Åke Lundvall, Antoine Valeyre.
La ricerca si collega alla quarta "European survey of working conditions" della European Foundation for the Improvment of Living and Working Conditions.
Descrive le variabili caratteristiche dell'organizzazione del lavoro in Europa per le quattro principali configurazioni (learning organisation, lean production, taylorista e gerarchico accentrata) di aziende industriali e di servizi, con almeno 10 addetti. Censisce così le pratiche di lavoro e le correla alle diverse categorie di operatori (manager, professional, tecnici, impiegati, venditori, operai specializzati, operatori di macchina e assemblatori, lavoratori a bassa qualificazione).
Organizzazione del lavoro e addetti
(% per categorie e configurazioni)
|
Learning organisation
|
Lean production
|
Taylorista
|
Gerarchico accentrata
|
|
| Manager |
69,1
|
24,7
|
0,2
|
6,0
|
| Professional |
75,9
|
14,0
|
5,2
|
4,9
|
| Tecnici |
61,0
|
24,6
|
2,4
|
12,0
|
| Impiegati |
43,2
|
21,9
|
9,4
|
25,5
|
| Venditori |
30,3
|
21,4
|
12,4
|
35,9
|
| Operai specializzati |
34,2
|
38,5
|
16,5
|
10,8
|
| Operatori di macchina e assemblatori |
15,7
|
37,7
|
24,3
|
22,3
|
| Lavoratori a bassa qualificazione |
14,8
|
23,9
|
26,7
|
34,5
|
| Media |
39,1
|
28,2
|
13,6
|
19,1
|
Differenze nazionali di organizzazione del lavoro
(% per Stati e configurazioni)
|
Learning organisation
|
Lean production
|
Taylorista
|
Gerarchico accentrata
|
|
| Belgio |
38,9
|
25,1
|
13,9
|
22,1
|
| Danimarca |
60,0
|
21,9
|
6,8
|
11,3
|
| Germania |
44,3
|
19,6
|
14,3
|
21,9
|
| Grecia |
18,7
|
25,6
|
28,0
|
27,7
|
| Italia |
30,0
|
23,6
|
20,9
|
25,4
|
| Spagna |
20,1
|
38,8
|
18,5
|
22,5
|
| Francia |
38,0
|
33,3
|
11,1
|
17,7
|
| Irlanda |
24,0
|
37,8
|
20,7
|
17,6
|
| Lussemburgo |
42,8
|
25,4
|
11,9
|
20,0
|
| Paesi Bassi |
64,0
|
17,2
|
5,3
|
13,5
|
| Portogallo |
26,1
|
28,1
|
23,0
|
22,8
|
| Regno Unito |
34,8
|
40,6
|
10,9
|
13,7
|
| Finlandia |
47,8
|
27,6
|
12,5
|
12,1
|
| Svezia |
52,6
|
18,5
|
7,1
|
21,7
|
| Austria |
47,5
|
21,5
|
13,1
|
18,0
|
| EU-15 |
39,1
|
28,2
|
13,6
|
19,1
|
Dall'analisi risulta che i modi di lavorare più efficaci e più produttivi di innovazione sono quelli legati al problem solving, al controllo di qualità sui risultati del proprio lavoro, alla discrezionalità tecnico-operativa.
L'innovazione aziendale è misurata secondo due criteri principali: il grado di novità e lo sforzo creativo sostenuto. Vengono così individuati quattro tipi di innovazione praticati dalle aziende degli Stati membri dell'UE:
- quella strategica, messa in atto dal 21,9% delle imprese innovatrici, relativa a novità di ricerca e sviluppo, di prodotti e mercati, che cambia la strategia ed è imitata da altre aziende;
- l'intermittente, messa in atto dal 30,7% delle imprese innovatrici, relativa a parti delle attività di ricerca e sviluppo, di relazioni con i mercato e i clienti, di introduzione di una nuova linea di prodotti;
- quella di cambiamento tecnologico, messa in atto dal 26,3% delle imprese innovative, che sviluppano trasformazioni dei modi di operare, prima delle altre;
- l'adozione di tecnologia, messa in atto dal 21,0% delle aziende innovative, che acquistano macchinari e attrezzature o nuova tecnologia dall'esterno.
Modelli di innovazione nell'UE 15
(% delle aziende per i diversi modi)
|
Strategica
|
Intermittente
|
Cambiamento tecnologico
|
Adozione di tecnologia
|
Senza innovazione | |
| Belgio |
7
|
13
|
16
|
14
|
50
|
| Danimarca |
5
|
14
|
11
|
14
|
56
|
| Germania |
10
|
15
|
25
|
11
|
39
|
| Grecia |
4
|
9
|
5
|
10
|
72
|
| Italia |
6
|
12
|
15
|
4
|
64
|
| Spagna |
2
|
6
|
5
|
19
|
67
|
| Francia |
8
|
12
|
10
|
11
|
59
|
| Lussemburgo |
7
|
17
|
20
|
4
|
52
|
| Paesi Bassi |
8
|
14
|
16
|
8
|
55
|
| Portogallo |
3
|
15
|
16
|
13
|
54
|
| Regno Unito |
4
|
7
|
5
|
16
|
68
|
| Finlandia |
13
|
19
|
10
|
3
|
55
|
| Svezia |
11
|
14
|
14
|
8
|
53
|
| Austria |
8
|
12
|
20
|
9
|
51
|
Lette in sequenza, le tre tabelle mostrano la correlazione tra organizzazione del lavoro e tipo di innovazione.
Fonti di energia e sviluppo sostenibile
Il cambiamento climatico e la necessità di ridurre le emissioni a effetto serra nell'atmosfera sono i problemi che l'umanità deve affrontare con precedenza assoluta su tutti gli altri.
Si stanno ipotizzando iniziative di concertazione intergovernamentale, sotto l'egida dell'ONU e delle altre istituzioni comunitarie, che puntano su altre fonti di energia, nucleare e rinnovabili in testa, o sull'individuazione di sistemi tecnologici per l'abbattimento delle emissioni nocive.
La sostituzione del petrolio, che rappresenta il 35,03% dell'energia impiegata, del carbone, che costituisce un altro 24,59%, e del gas, che è un ulteriore 20,44%, non è facile.
Lo sfruttamento del nucleare, oggi al 6,33%, richiede costi e tempi sostenuti per realizzare quegli impianti sicuri, possibili con la tecnologia attuale, e quelle reti necessarie, da sostituire ai collegamenti in esercizio.
Più difficile è una diffusione significativa delle energie rinnovabili, oggi al 3,40% di tutta la produzione, o la possibilità di ulteriore sfruttamento delle fonti idroelettriche, attualmente al 2,14%.
All'abbattimento delle emissioni nocive è rivolta l'attenzione dei ricercatori delle scienze nuove.
L' ingegneria genetica potrebbe facilitare la risoluzione di questo grave problema, utilizzando piante che producono biomasse o incrementano la fotosintesi.
Le nanotecnologie e la fisica elettronica potrebbero favorire l'eliminazione dei residui dei prodotti combustibili.
La scienza dei materiali potrebbe aumentare la potenza dei pannelli solari e incrementare quel modesto 0,52% che questa fonte rappresenta.
La computer science potrebbe migliorare la progettazione degli impianti nucleari, lo sviluppo di sistemi per ridurre fortemente l'ossido di carbonio, la produzione di materiali superconduttori o che evitano la dispersione di energia in rete.
A queste prospettive è dedicato lo speciale "Sustainability and Energy" del n°315 del 9 febbraio di "Science", l'autorevole settimanale dell'AAAS, l'American association for the advancement of science.
Introdotto dal presidente dell'associazione, J.P.Holdren, ha un saggio di apertura sul tema dell'energia per il lungo periodo, affianca a 13 articoli, sulle esperienze di applicazione delle nuove scienze allo sviluppo energetico, analisi di tendenze e indicazioni di prospettive, studi economici e un impegno del Commissario europeo alla Scienza e alla Tecnologia, J.Potocnik, per avere nell'UE almeno il 20% di fonti di energia rinnovabile.
Break alle chiacchiere con il telefonino
I milioni di forti consumatori della telefonia mobile, i mobile's bulimic, non sono stati scoraggiati nè dal pericolo di danni neurologici, nè dal ridicolo della postura, della mimica e del parlare apparentemente da soli durante la deambulazione, figurarsi se avrebbero aderito alla settima edizione delle giornate mondiali "Meno blablabla al cellulare, più SMS nei luoghi pubblici".
L'iniziativa dello scrittore Phil Marso, diffusa sul suo sito Mobilou, era programmata dal 6 ad oggi, ma almeno per l'Italia, non deve avere avuto molto successo.
Eppure l'invito era garbato e gli scopi chiari: discutere in maniera democratica sul mezzo di comunicazione che ha cambiato i rapporti umani nella nostra società, fare a meno di delimitare in futuro delle aree di silenzio negli spazi pubblici per non sentire più gli squilli del cellulare, proteggere la salute delle persone.
La riflessione sul fatto che il telefonino "non è un real phone della vita privata in diretta live e non è una cassa di risonanza per la polifonia sonora" non c'è mai stata, neppure in Francia.
Mobilou riesce comunque simpatico. E' una mostra dei sette libri di Marso, che segnano l'evoluzione dall'SMS alla PMS, phonetique muse service.
Promoziona l'ultimo libro, che ha lo stesso nome del sito, è illustrato da tre disegnatori, fa scaricare in PDF qualche vignetta. Ha un'headline, che dice: "Il Mobilou è il nuovo animale da compagnia, quando suona è il padrone che drizza le orecchie!".
Se non è molto per la discesa in campo dell'autore, alla testa di una nuova formazione politica, è probabile che questo darsi da fare abbia eco nei mass media e produca visibilità e vendite.
Mario Cavaglieri, "Giulietta", olio su tela, 1913.
Silicon Valley capitale mondiale dell'innovazione
E' in libreria la 12ª edizione dell'annuario "The Silicon Valley Index 2007", la pubblicazione di Joint Venture, che contiene i principali indicatori demografici, economici, sociali, ambientali e amministrativi dell'area industriale americana considerata la capitale mondiale dell'innovazione.
L'annuario indica in apertura la regione geografica della California, che è chiamata "Silicon Valley", tutto il territorio di Santa Clara, buona parte di quello di San Mateo e qualche cittadina di Alameda e Santa Cruz: 30 comunità con 2 milioni e 440 mila abitanti, per il 42% bianchi, per il 29% Asiatici, per il 24% Ispanici e per l'altro 5% neri, indiani americani e alaskani.
La valle è
- la prima al mondo per l'occupazione nel settore dell'Information and communication technology, con quasi la metà dei lavoratori, davanti ad Austin e a Singapore;
- la quarta per brevetti registrati pro capite, dietro Tokyo e Shangai;
- ancora la prima per il venture capital (World Knowledge Competitiveness Index 2005).
Ha rapporti di competizione e collaborazione con le 15 più innovative regioni del mondo, evidenziate con i picchi nella mappa seguente.

I lavoratori occupati sono complessivamente 1 milione e 184 mila. L'occupazione è ripresa nel primo quadrimestre del 2006, con un aumento del 2,9%, recuperando in parte il 4,2% di disoccupazione del dicembre 2005. Nello stesso anno la produttività del lavoro è cresciuta del 4,1% contro l'1,9% degli USA. La retribuzione annua media è stata di $ 74.302.
Il segreto del successo della Silicon Valley è dato dall'elevata scolarizzazione, dalla giovane età degli abitanti, dall'interetnicità e dall'apertura al mondo.
Il 51% degli adulti ha fatto studi superiori. Il 37% della popolazione è tra i 20 e i 44 anni e il 27% ha meno di 19 anni. Il 36% dei residenti è nato all'estero.
Non mancano le ombre. Il costo della vita è caro come quello dell'istruzione. In un anno le famiglie in grado di comprarsi l'abitazione sono diminuite dal 31% al 26%. I diplomati dell'high school nel 2006 sono stati inferiori del 3% a quelli del 2005.
Ma forte è l'impegno nel volontariato e il coinvolgimento dei cittadini nell'amministrazione pubblica locale.
3 milioni e 300 mila lavoratori in nero
Secondo le valutazioni della SVIMEZ (Informazioni 1, febbraio 2007), nel 2005 ci sarebbero stati in Italia 3 milioni 300 mila lavoratori in nero, il 13,4% di tutta la forza lavoro: 1 milione 537 mila nel Mezzogiorno e 1milione 764 mila nel Centro-Nord.
E' stato occupato nell'economia sommersa un lavoratore su quattro nel Sud e uno su dieci nel Centro-Nord.
Rispetto al 2004 il numero dei lavoratori in nero meridionali è diminuito di 4 mila, ma c'è stata anche una riduzione contemporanea dei lavoratori regolari. E' aumentato ulteriormente il tasso di irregolarità.
Nel periodo 1995-2005 i lavoratori irregolari del Sud sono aumentati di 232 mila, il 17,8% in più. Sono diventati quasi il doppio di quelli regolari, in valore assoluto, e sei volte di più in percentuale. L'incidenza è cresciuta dal 20,7% del 1995 al 23% del 2005.
Nel Centro-Nord invece, nello stesso periodo i lavoratori irregolari si sono ridotti di 194 mila , il 9,9% in meno, e i lavoratori regolari sono cresciuti di 1 milione 600 mila, l'11,4% in più. L'incidenza è scesa dal 12,1% del 1995 al 10.% nel 2005.
All'origine dell'espansione del lavoro in nero nel Mezzogiorno la crisi dell'industria meridionale, fatta da numerose piccole aziende, che lavorano sulla frontiera tra regolarità e irregolarità per aziende regolari, la crescita di settori, come le costruzioni tradizionalmente caratterizzate da irregolarità elevate, una specie di nuova legittimazione del sommerso, fonte d'integrazione di redditi, e un generale indebolimento del rispetto delle regole.
I più alti tassi di lavoro irregolare sono riscontrati in Calabria, con il 31,5% e, sempre nella stessa regione, nelle costruzioni, con il 55%. Le situazioni migliori sono quelle dell'Abruzzo, con il 12% complessivo e il 4,8% nell'industria.
Lavoratori in nero nel Mezzogiorno e in Italia
|
2005 %
|
|||||
| Regioni |
Agricoltura
|
Industria
|
Costruzioni
|
Servizi
|
Totale
|
| Abruzzo |
27,0
|
4,8
|
18,2
|
12,2
|
12,0
|
| Molise |
29,0
|
15,8
|
14,6
|
17,9
|
17,5
|
| Campania |
44,6
|
15,2
|
21,0
|
21,7
|
22,3
|
| Puglia |
41,2
|
14,0
|
21,0
|
18,8
|
21,2
|
| Basilicata |
35,0
|
25,6
|
21,4
|
16,8
|
21,0
|
| Calabria |
55,0
|
30,0
|
41,0
|
24,0
|
31,5
|
| Sicilia |
42,0
|
26,0
|
32,2
|
24,5
|
27,0
|
| Sardegna |
29,5
|
11,4
|
13,8
|
17,5
|
17,8
|
| Mezzogiorno |
43,0
|
16,0
|
25,0
|
20,8
|
23,0
|
| Centro-Nord |
26,6
|
2,7
|
6,3
|
11,8
|
10,0
|
| Italia |
34,6
|
5,1
|
12,0
|
14,3
|
13,4
|
Lifelong learning in Europa
L'indagine sulle "forze di lavoro" realizzata anualmente da Eurostat distingue le attività di formazione continua svolta nell'UE in base agli obiettivi strategici, definiti nel 2002 dalla Commissione europea. Sono così differenziate tre categorie di lifelong learning, che servono alla raccolta e all'elaborazione dei dati:
- la formazione formale, definita come "la partecipazione a corsi regolari, tenuti nel quadro del sistema educativo per ottenere un diploma o un titolo legalmente riconosciuto";
- la formazione non formale, cioè "la partecipazione a corsi, stage, conferenze o seminari che non appartengono a un programma d'educazione regolare";
- l'apprendimento informale, che comprende "le azioni formative condotte con l'aiuto di supporti didattici scritti, audiovisivi o informatici, ma fuori di ogni programma istituzionale per luogo, tempo o relazioni tra formatore e formato".
Sono definizioni e delimitazioni che si sono prestate a numerose critiche e a interpretazioni diverse da parte degli Stati che hanno partecipato all'indagine Eurostat.
I ricercatori del CEREQ, il Centre de recherches et d'études sur l'emploi et les qualifications dei ministeri dell'Educazione e del Lavoro francesi, ne hanno tenuto conto svolgendo lo studio comparativo, pubblicato nell'ultimo numero di "Bref", 235, 2006, con il titolo "Vers une ouverture des frontières de la formation continue". Hanno precisato le grandi tendenze, ricavate dai dati Eurostat con quelle provenienti dal CVTS, la Continuing vocational training survey, la quinquennale rilevazione europea sulla formazione del personale nelle imprese, e dall'AES, l'Adult education survey, la biennale rilevazione mondiale sull'educazione degli adulti.
Lo studio del CEREQ rileva che in 30 anni la durata media della formazione, espressa dal rapporto tra numero di ore di formazione e numero di dipendenti aziendali formati, è diminuita, mentre il tasso percentuale di accesso alla formazione, espresso dal rapporto tra il numero di dipendenti che hanno partecipato ad attività formative e il numero di dipendenti totali della aziende, è aumentato. Come mostra il grafico seguente, riferito a tutte e tre le categorie di formazione definite dalla Commissione europea.
Accesso e durata della formazione nell'UE15
(in ore e % di lavoratori sull'organico)

Formazione formale nell'UE 15
(% di lavoratori tra 24 e 64 anni)

* Dati della Germania non disponibili
Formazione non formale in orario di lavoro nell'UE 15
(% di lavoratori tra 24 e 64 anni)

Dopo Parigi guerra di informazioni sull'ambiente
La conferenza sul riscaldamento climatico del pianeta si è chiusa con un appello di Chirac a favore di una governance mondiale dell'ambiente. "Oggi sappiamo che l'umanità sta distruggendo, a una velocità spaventosa, le risorse e gli equilibri che hanno permesso il suo sviluppo e ne determinano l'avvenire", ha detto il presidente francese, e i rappresentati di 46 paesi, da Parigi a Tokio, da Rabat a Berlino, hanno raccolto l'invito e hanno costituito un gruppo di "amici dell'ONU" per concordare il programma di realizzazione.
All'apertura della conferenza sono stati resi noti i contenuti del quarto rapporto di valutazione dell'IPCC, l'Intergovernmental panel on climat change. Gli esperti considerano un po' troppo ottimistiche le previsioni passate, sull'evoluzione del diossido di carbonio nell'atmosfera, sulla crescita del livello dei mari, sull'aumento delle temperature.
Ritengono che i fenomeni meteorologici estremi, manifestatisi nel 2006, siano dovuti all'azione umana. Se proseguirà la stessa condotta ,nei prossimi 100 anni il riscaldamento dell'atmosfera incrementerà ancora, tra l'1,8 e i 4 gradi, diminuiranno le precipitazioni nevose e i ghiacciai, cresceranno il livello termico e la superficie dei mari, aumenteranno le catastrofi naturali, si avranno danni alla biodiversità.
USA, Russia, India e Cina si sono opposti all'appello di Chirac per un nuovo modello di sviluppo, che ha ricevuto invece il plauso di Barroso, a nome dei 27 Stati dell'UE e dell'IEA, l'International energy agency.
Secondo "The Guardian" di venerdì 2, la Exxon ha proposto attraverso l'AEI, l'American enterprise institute, un think tank che finanzia, un premio di 10.000 dollari ai ricercatori che avessero scritto articoli per contrastare il rapporto dell'IPCC.
Oggi l'oceanografo canadese Tad Murty, presidente della Tsunamy Society, finanziata anch'essa dalla Exxon, ha pubblicato uno studio, scritto con altri ricercatori, che solleva dubbi sul rapporto dell'IPCC.
Gli interessi in ballo non sono da poco e la battaglia di informazione e controinformazione è accesa. In campo è scesa anche l'organizzazione ecologista Greenpeace, favorevole alla tesi dell'influenza umana e del peggioramento tendenziale del cambiamento climatico.
Perfino l'UCS, l'Union of concerned scientists è stata coinvolta. Martedì ha diffuso un comunicato stampa, in cui afferma che più del 45% dei suoi 1.600 ricercatori, impiegati negli enti di ricerca federali USA, hanno avuto pressioni per eliminare della loro pubblicazioni termini come "cambiamento climatico" o "riscaldamento globale".
La battaglia politica, tra governi, sul protocollo di Kioto, sta diventando una guerra di posizioni e di negazioni a cui partecipano rappresentanti delle istituzioni, centri di ricerca, ONG e associazioni,con strascico di lobbying, intimidazioni e corruzioni.
Bambini soldati
Per prevenire il reclutamento e il riarruolamento dei bambini soldati, per la loro reintegrazione sostenibile, per affrontare gli specifici problemi delle ragazze associate con gruppi e forze armate, si svolge oggi e domani a Parigi la conferenza internazionale "Let us free the children of war".
Indetta per iniziativa del governo francese, presieduta dall'UNICEF e dal segretariato generale ONU, riunisce i rappresentanti di 60 paesi, ministri, esponenti della società civile, delle ONG ed ex bambini soldati.
La conferenza vuole sollecitare l'impegno della comunità internazionale a porre fine all'illegale e inaccettabile utilizzo dei bambini nei conflitti armati. Un impiego ottenuto con la violenza, che nel 2007 riguarda ancora 250.000 minori di 18 anni di 12 paesi, assume dimensioni di massa in Liberia, Sierra Leone, Angola, Afghanistan ed El Salvador, vede una presenza delle ragazze, superiore al 40%.
La partecipazione di bambini soldati ha avuto diffusione mondiale e si è manifestata nei conflitti combattuti in Africa, Sud Est asiatico, Asia Pacifico, ma anche in Cecenia e in Colombia.
Ai fini della prevenzione la conferenza di Parigi chiede che
- i governi adottino legislazioni e sistemi di controllo per impedire che i minori possano partecipare a conflitti armati in deroga alla loro età;
- i minori illegalmente reclutati siano smobilitati, forniti di documenti di identificazione con tutti i dati anagrafici necessari e inseriti in percorsi di protezione e recupero;
- i bambini soldati smobilitati siano reintegrati nelle famiglie e nelle comunità d'origine con il supporto psicologico e l'assistenza necessaria al pieno godimento nel più breve tempo possibile dei diritti di cittadinanza e alla soddisfazione delle loro esigenze affettive.
Le richieste formulate dalla conferenza derivano dai "Principi di Cape Town", adottati nel 1997 al simposio sulla prevenzione del reclutamento dei minori nelle forze armate e sulla smobilitazione e la reintegrazione sociale dei bambini soldati in Africa. Sulla base di quei principi sono stati realizzati a partire dal 1998 programmi di cura e reintegrazione in 20 paesi per circa 120.000 bambini congolesi, ugandesi, cingalesi, liberiani, afgani, della Sierra Leone, sudanesi, ivoriani, burundesi, colombiani e di altre nazionalità.
$253 miliardi di utili per le 30 imprese del Dow Jones
Le aziende del Dow Jones Industrial Average non avevano mai guadagnato così tanto. Nonostante un forte rallentamento nell'ultimo trimestre, l'anno 2006 ha portato alle 30 imprese utili netti complessivi per 252 miliardi 549 milioni, il 16,48% in più rispetto al 2005. Le vendite sono cresciute del 10,27% e hanno raggiunto i 2.177 miliardi 404 milioni di dollari, il doppio del PIL di un paese dei G7, quale è la Spagna.
Sono dati approssimativi per difetto, mancano i risulati definitivi di American International Group, assicurazioni, Coca-Cola, bevande e di General Motors, automobili, rilevati da gennaio a settembre e di Hewlett-Packard, computer, Home Depot, grande distribuzione, Microsoft, software, e Procter&Gamble, largo consumo, che hanno esercizi fiscali irregolari.
I risultati delle 30 imprese hanno contribuito al 3,5% di incremento dell'economia americana l'anno scorso, dovuto per due terzi alla forza trainante dei consumi interni.
La petrolifera Exxon è la prima azienda per vendite e utili netti: ha fatturato 377 miliardi 635 milioni di dollari e ha guadagni di 39 miliardi 500 milioni. La farmaceutica Pfizer è l'impresa che ha aumentato maggiormente i suoi utili. E' passata dagli 8 miliardi 85 milioni del 2005 ai 19 miliardi 337 milioni nel 2006, con un incremento del 139%, grazie ai suoi nuovi prodotti contro il colesterolo e la depressione.
Le prime 10 aziende
|
Imprese
|
Utili
(mldi $) |
2006/2005
|
Vendite
(mldi $) |
2006/2005
|
|
| 1 | Exxon |
39,5
|
9,33%
|
377,6
|
15,06%
|
| 2 | Citigroup |
21,5
|
-12,41%
|
89,6
|
7,14%
|
| 3 | General Electric |
20,8
|
27,37%
|
160,8
|
8,67%
|
| 4 | Pfizer |
19,3
|
139,17%
|
48,4
|
-5,71%
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| 5 | JP Morgan |
14,4
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70,27%
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59,1
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30,77%
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| 6 | Microsoft |
12,6
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2,82%
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44,3
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11,29%
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| 7 | Altria |
12,0
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15,21%
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70,3
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2,04%
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| 8 | Johnson&Johnson |
11,1
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6,17%
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53,3
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5,56%
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| 9 | AIG |
10,6
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5,74%
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83,2
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2,07%
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| 10 | IBM |
9,4
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18,68%
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91,4
|
0,32%
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Risultati record per Google
736 milioni di utenti in un mese (novembre 2006), il 70% della ricerca online in Europa e il 47% in America, un giro d'affari da 10 miliardi e 600 milioni di dollari, il 72% in più rispetto al 2005, utili per 3 miliardi, sono i risultati comunicati ieri da Google, "Una crescita fenomenale", come ha detto Eric Schmidt, il Ceo.
Tutto questo in 8 anni di esistenza e con soli 10.674 dipendenti in organico.
Cresce soprattutto, con la fiducia degli utenti, quella degli investitori istituzionali e privati.
L'anno scorso Fidelity ha comperato azioni Google per 400 milioni di dollari. In 29 mesi dalla quotazione queste sono passate da 85 a 500 dollari e la capitalizzazione di Borsa ha superato i 155 miliardi.
I risultati del motore di ricerca sono dovuti all'esplosione della pubblicità su Internet. Per questa Google ha fatto da innesco, attirando gli annunci d'ogni dimensione e coinvolgendo tutti i media con il suo sistema di link sponsorizzati e contestualizzati, in funzione dei termini di ricerca usati dagli utenti della Rete.
Nel 2007 l'ingresso nel mercato della pubblicità su telefonia mobile dovrebbe aumentare in maniera ancora più significativa gli utili dell'azienda.
Nessuno degli analisti intervistati da Bloomberg raccomanda di vendere la sue azioni, che quest'anno dovrebbero salire dai 600 dollari secondo Bear Stearns ai 630 per Piper Jaffray e addirittura a 650 per Cantor Fitzgerald.
Yahoo! e Microsoft, i concorrenti diretti, sono distanti.
Parità come riorganizzazione economico-sociale
Il modello sociale dell' "uomo procacciatore di risorse" e della "donna procacciatrice di tempo" resiste ancora. "Non è stato nè rivisto, nè riformato per essere attribuito ai lavoratori donne e uomini, capaci di sopportare carichi familiari e dunque bisogni di tempo".
Eppure l'emancipazione delle donne è stato il fatto più importante avvenuto nella società negli ultimi cinquanta anni. Ma questo movimento oggi segna il passo. Il tasso di attività femminile è sempre inferiore a quello maschile, i loro impieghi sono di qualifica più bassa, le remunerazioni minori, l'orario di lavoro più ridotto e così hanno in carico le attività domestiche e la responsabilità della famiglia.
"La questione femminile è declinata essenzialmente in termini di diritti personali e di mentalità collettive, le conquiste giuridiche sostituiscono quelle degli spiriti". L' andamento dell' emancipazione ristagna, la macchina della società è ingrippata.
Il libro di Dominique Méda, sociologa del lavoro, e di Hélène Perivier, economista, specialista di occupazione femminile e politica familiare, "Le deuxième âge de l'émancipation", Seuil, Paris, 2007, vuole documentare le cause del blocco dell'emancipazione e i costi sostenuti dalla collettività per la disuguaglianza persistente, proporre una profonda riorganizzazione economica e sociale.
"L'indipendenza economica degli individui, dichiarano le autrici, è la condizione indispensabile per l'uguaglianza... Una sfida per la società", che oggi incoraggia le ragazze a studiare, ma poi le incita a disimpegnarsi dal lavoro con tanto spreco di capitale umano.
L'autonomia individuale non deriva soltanto da una riduzione dei vincoli alle libere scelte di una persona, ma anche da una allocazione collettiva delle risorse che "rendono la costruzione di sè il più possibile uguale, dando a ciascuno i mezzi per scegliere e condurre la propria vita".
Due modelli possono ispirare le politiche pubbliche. Nei paesi del Nord Europa le donne hanno beneficiato di una presa in carico collettiva della questione della parità tra i sessi. Nergli Stati Uniti il sistema liberale ha rilevato l'enorme spreco dell'inattività femminile.
Bisogna realizzare il principio "Due apportatori di reddito, due procacciatori di cure". Donne e uomini devono potere sfuggire a qualsiasi forma di "predestinazione" del ruolo.
Ecco perchè sono presentate all'azione di governo una serie di proposte correttive, talvolta ispirate al modello svedese, come quella degli aiuti alla condizione genitoriale, degli orari di lavoro favorevoli alla vita familiare, della riduzione dei tempi di astensione del lavoro per le neomamme, in cambio della revisione degli orari e dell'assistenza personale e domiciliare, dell'istituzione di un diritto di baby sitting, della organizzazione di asili nido di qualità.
Proposte specificate e valutate, confrontando costi e benefici per dimostrarne la fattibilità. Ispirate dall'obiettivo di risolvere la questione dei cicli di vita lavorativa e dell'equilibrio tra lavoro e tempo personale.
Miquel Barcelò, "Ça va", tecnica mista su tela, 2004