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Gennaio - 32 post
Competitività: 8 - Quarto aumento di valore per le assicurazioni europee; 8 - Proteccion; 15 - Giganti del commercio al dettaglio; 29 - Compravendita record di aziende dell'energia 2006; Economia: 15 - Rischi globali del prossimo decennio; 23 - Rischi del commercio con l'estero; 25 - Quarto anno di crescita a due cifre del PIL cinese; 31 - Vice Fund rende il 10% più dei fondi etici e religiosi; Fondamenti: 11 - Opinioni senza fatti; 23 - Effetti dell'intervento organizzativo sullo stress; 23 - Henning Wagenbreth; Formazione: 8 - Attirare, gestire, valorizzare le risorse; 30 - Creazione della piccola impresa; 30 - Gisele and Nag Ansorge; Gestione e sviluppo: 11 - Nuovi spazi per la direzione delle Risorse umane/2; 11 - Fang Lijun; 12 - Selezione manageriale con il metodo Grönlhom; 19 - Storia di un progetto ICT di successo; 19 - Giulio Turcato; Occupazione: 11 - Transizione dal lavoro al pensionamento nell'UE25; 18 - Effetto Wal-Mart sul mercato del lavoro locale; 25 - Crescita dell'economia mondiale senza occupazione; Politica: 16 - Solidarietà sociale ed efficienza economica; 16 - Chris Burke; 24 - Impatto delle politiche pensionistiche nell'UE25; 29 - Evasione ed elusione fiscale delle multinazionali; Società: 17 - Innamoramento e amori in azienda; 26 - Occhi che parlano; 31 - Velocità di reazione; Tecnologia: 8 - Più di 9 su 10 e-mail sono spam; 18 - Wikisee; 22 - Piante OGM per il 7% della superficie del mondo; 25 - Transition Terrafugia, la prima auto volante.
Post più commentati
Innamoramenti e amori in azienda, Giganti del commercio al dettaglio, Effetti dell'intervento organizzativo sullo stress; Attirare, gestire, valorizzare le risorse; Nuovi spazi per la direzione delle Risorse umane/2; Piante OGM per il 7% della superficie del mondo, Creazione della piccola impresa.
Velocità di reazione
"Sei stato valutato lumaca infingarda. Devi migliorare... fatti una tazza di caffè" è lo sbrigativo giudizio, che abbiamo avuto nella prova del gioco "Sheep dash!", messo in rete dalla BBC-Science &Nature per misurare la propria velocità di reazione.

Il gioco chiede di fermare a colpi di iniezioni cinque pecore, che fuggono all'improvviso dal branco e attraversano correndo tutto lo specchio dello schermo del pc. Più vicino al branco avviene la fermata, più reattivo è valutato il giocatore. Per ogni pecora che sfugge ci sono tre secondi di penalità, un tempo irrecuperabile, che provoca la valutazione, che abbiamo indicato all'inizio.
Alla fine dei cinque tiri è indicato il tempo impiegato per ognuno, in millesimi di secondi, e quello complessivo.
Le valutazioni possibili vanno da ghepardo con il turbo, il migliore, a coniglio saltatore, il secondo, a lince ballonzollante, ad armadillo a zonzo, a lumaca infirgarda, il peggiore.
Il gioco invita a riprovare e a farlo conoscere a un amico. Si presenta con tutte le caratteristiche di un divertimento. Non si giustifica il suo inserimento in una sezione divulgativa, di autodiagnostica sulle capacità del corpo e della mente.
Vice Fund rende il 10% più dei fondi etici e religiosi
Negli Usa sono in aumento i fondi di investimento religiosi, etici o socialmente responsabili, che gestiscono prodotti finanziari coerenti con le convinzioni di fede, morale, convivenza civile degli investitori.
I più popolari sono Ave Maria Catholic Value Fund, forte di 600.000 clienti, che professano la religione cattolica, Timothy Plan Conservative Growth, per gli evangelici, New Covenant Growth, per i presbiteriani, Amana Mutual Funds, per i musulmani, e Domini Social Equity Fund, per quelli che si battono per la difesa dell'ambiente e la responsabilità sociale dell'impresa.
Ci sono però anche i vice fund, che investono nei settori della produzione del tabacco, dell'alcol, delle armi, della pornografia e del gioco. Quelli con più clienti sono Morgan Funshares, che investe nel settore del gioco d'azzardo, Harrah's Entertainment, orientato alle sale da gioco, Fidelity Defense and Aerospace, interessato all'industria bellica, BAT , all'industria del tabacco e Diageo a quella delle bevande alcoliche.
I vice fund sono nati nel 1979 per iniziativa di Burton D. Morgan, che costituì il primo "Sin Shares", diventato poi Morgan Funshares.
Le analisi della redditività del settore hanno mostrato che, al di fuori delle recessioni del 1982 e del 1992-3 hanno avuto sempre performance superiori ai rendimenti degli altri fondi.
Gli analisti finanziari definiscono "difensivi" gli investimenti dei vice fund. Eccezione fatta per il gioco d'azzardo e per l'industria delle armi, attenuano le fluttuazioni del mercato finanziario, sono sensibili all'inflazione e ai cicli economici più deboli.
Non stupisce perciò che nei dodici mesi del 2006 il loro comportamento, secondo l'indice Standard&Poor 500, abbia superato di circa il 10% quello dei fondi legati alla religione, alla morale, alla responsabilità sociale dell'impresa, ai partiti politici, ottenendo quasi il 21% di rendimento contro il l'11,7% .
I vice fund possono andare a caccia di opportunità e usare tutta la reattività di cui sono capaci per investire in imprese ad alta redditività, con clientela ricorrente e dipendente.
I fondi "morali" operano in nicchie di investimento e spesso sono vincolati da investitori oltranzisti nell'attuazione dei principi di riferimento.
Ennesima dimostrazione che la virtù è premio a se stessa anche nella patria del cause related marketing.
Gisele and Nag Ansorge, disegno per film d'animazione,
tecnica della sabbia, 1998.
Creazione della piccola impresa
Un conoscente, che non vedevamo da alcuni anni, ci è venuto a trovare e ci ha dato la cartellina di una società di consulenza per cui lavora come "associate partner", stando al biglietto da visita personale. La società è un "gruppo", che opera nei campi dell'organizzazione e delle risorse umane, nato per acquisizione di alcuni marchi, dismessi da quello che fu il superdotato centro di formazione di una grande azienda.
Il conoscente ha detto che quel centro adesso funziona con un quinto dell'organico di un tempo e ha un bilancio più che proporzionalmente ridimensionato. Molti dei formatori allontanati hanno costituito microimprese, che operano nel mercato della management education.
Una storia frequente in Italia e probabilmente anche in Francia, stando al percorso professionale di Olivier Helbé, illustratore e formatore, che, dopo aver lavorato nella siderurgia e nell'industria automobilistica, ha costituito con sua moglie un laboratorio per la consulenza aziendale.
Helbé è un convinto sostenitore dell'opinione che "un'immagine vale più di mille parole". Dice che "il disegno aiuta ad uscire dagli schemi abituali di comunicazione", che "uno schizzo può illustrare, sdrammatizzare o sostituire un discorso... è un mezzo buono per favorire la creatività di gruppo".
Ecco perchè ha pubblicato "1,2,3...j' crée ma boite. De l'idée à la création d'entreprise en 100 dessins", Dunod, Paris, 2007, un libro in cui insegna come mettere in piedi e gestire una piccola impresa, affrontando otto temi
- perchè creare la propria azienda,
- come trovare la business idea,
- l'importanza del fattore umano,
- gli strumenti di lavoro utili all'imprenditore,
- la scelta organizzativa,
- i problemi finanziari,
- i rapporti con il mercato e i clienti,
- la gestione.
I temi sono trattati con competenza e umorismo. I disegni sono piacevoli ed esplicativi.
Il risultato complessivo è quello di un apprendimento critico, come stimolo al rifiuto del conformismo aziendale, il modo efficace per un itinerario di successo.
Helbé ha avuto esperienze positive negli USA e ad esse si rifà spesso quando ripete che bisogna "ascoltare continuamente il mercato e i bisogni delle aziende per scoprire le tendenze emergenti" e che "i contratti vanno cercati con delle proposte concrete".
120 pagine da guardare e riguardare, un libro che vale 100 mila argomentazioni, una per ogni illustrazione.
Evasione ed elusione fiscale delle multinazionali
Giovedì scorso al World Economic Forum di Davos il segretario generale dell'OECD, Angel Gurria, ha criticato l'Europa, troppo distante dagli USA. Per raggiungerli, ha detto, "serve meno protezione sociale e più libertà e flessibilità".
La delegazione dei dodici sindacalisti presenti, appartenenti alla Conféderation syndacale internationale ha reagito, inviandogli un documento, pubblicato in luglio dalla CISL, la Conféderation internationale des syndacats libres, confluita a novembre nella CSI , dopo il suo 19° ed ultimo congresso svolto a Vienna . (1)
Intitolato "Le beurre et l'argent du beurre. Comment les multinationales échappent à la redistribution fiscale" è il rapporto di uno studio a tavolino sui sistemi di alleggerimento della pressione fiscale, attuati dalle multinazionali negli ultimi 20 anni.
I dati contenuti nel rapporto indicano che
- il tasso medio dell'imposizione sulle aziende dei paesi industrializzati è diminuita dal 45% al 30%, a causa della concorrenza fiscale tra Stati;
Tasso di imposizione fiscale
sulle maggiori aziende OECD

Tasso di imposizione fiscale
sulle maggiori aziende dell'UE

- se le imposte continueranno a diminuire con lo stesso ritmo a metà del secolo raggiungeranno lo 0%;
- tutte le stime mostrano che i paesi in sviluppo perdono ogni anno 50 miliardi di dollari per l'esistenza di 73 paradisi fiscali (26 in Europa, 23 nei Caraibi e nelle Americhe, 9 nel Medio Oriente e Asia, 9 nell'Oceano Indiano e Pacifico, 7 in Africa);
- tra il 2001 e il 2003, 82 delle 275 maggiori imprese degli USA non hanno pagato imposte o hanno beneficiato d'un rimborso;
- il numero delle zone franche industriali è passata da 850 nel 1998 a più di 5.000 nel 2004;
- nel 2001, soltanto a causa di abusi nella fissazione dei prezzi di cessione interna da parte delle aziende, si può calcolare che il totale delle entrate mancate al fisco degli USA abbia raggiunto i $ 53 miliardi 100 milioni;
- come parte dell'imposizione totale, quella a carico delle aziende è diminuita, dopo il 1980, del 15% nel Regno Unito e del 22% in Italia, dopo il 1970, del 41% in Germania e del 43% in Giappone, dopo il 1960, del 53% negli USA.
Per contrastare il pericolo di una crisi mondiale il rapporto propone di studiare la possibilità di costituire autorità fiscali in rappresentanza degli interessi dei cittadini, di sostenere le iniziative dell'OECD contro le pratiche fiscali nocive, di sopprimere progressivamente le zone franche, di sviluppare sistemi informativi mondiali, di tassare le aziende dove operano, di introdurre norme anti elusione ed evasione fondate sul rispetto di codici di condotta, di sanzionare come reati i comportamenti dei dirigenti, degli avvocati e degli esperti contabili delle aziende.
(1) L'episodio è raccontato da Fréderic Lemaitre di "Le Monde", in una corrispondenza da Davos.
Tasso medio d'imposizione fiscale
sulle aziende in 5 paesi del mondo
Tasso di imposizione fiscale in Italia
(1980 al 2003)

Compravendite record di aziende dell'energia nel 2006
Le operazioni di acquisizione e fusione, realizzate dalle aziende dell'elettricità e del gas in tutto il mondo nel 2006, hanno raggiunto un valore di 298 miliardi 800 milioni di dollari, con un incremento del 52% rispetto sul 2005 e di sette volte sul totale delle transazioni del 2003. Lo dice il rapporto "Power Deals 2006", l'analisi, che la Price Waterhouse Coopers compie ogni anno sul settore dell'energia.
Le compravendite più rilevanti sono state fatte in Europa e costituiscono uno degli aspetti di consolidamento del settore e di orientamento alla competizione globale, connessi alla liberalizzazione dei mercati energetici.
Le acquisizioni e fusioni europee sono state di $ 190 miliardi e 600 milioni, con un aumento del 56% a valore e del 25% per numero di operazioni, mentre gli USA si fermavano a $ 54 miliardi e 500 milioni, con una diminuzione a valore del 64%, dovuta alle nuove norme restrittive, introdotte in alcuni Stati, e l'Asia Pacifico balzava a $ 34 miliardi e 200 milioni, con un'impennata del 141%.
Le prime 10 acquisizioni
(in milioni di dollari)
|
Classifica
|
Valore
|
Azienda
comprata |
Paese
|
Azienda
compratrice |
Paese
|
|
1
|
66.121
|
Endesa | Spagna | E.ON. | Germania |
|
2
|
43.066
|
Gaz de France | Francia | Suez | Francia |
|
3
|
22.955
|
Scottish Power | Regno Unito | Iberdrola | Spagna |
|
4
|
21.556
|
Kinder Morgan | USA | Gas Capital/ Aig Global/ Riverstone | |
|
5
|
12.421
|
KaySpan | Regno Unito | National Grip Pic | Regno Unito |
|
6
|
9.169
|
Endesa | Spagna | Acciona | Spagna |
|
7
|
4.805
|
Australian Gas Light | Australia | Alinta | Australia |
|
8
|
4.713
|
Malakof Bhn | Malesia | MMC. Corp. BHN | Malesia |
|
9
|
4.467
|
China Southern Power Grid | Cina | China Life Insurance | Cina |
|
10
|
4.361
|
AGL Energy | Australia | Existing | Australia |
Occhi che parlano
La convinzione popolare sugli occhi di colore chiaro, come portatori di trasparenza e sincerità della persona, può ricevere una conferma dalla ricerca sperimentale di tre psicobiologi norvegesi, Bruno Laeng, Ronny Mathisen e Jan-Are Johnsen, che hanno pubblicato il saggio "Why do blue - eyed men prefer women with the same eye color?", Behavioral Ecology and Sociobiology, 61, 3, january 2007.
I ricercatori raccontano di avere fatto due prove.
La prima con 88 studenti, donne e uomini, nella stessa misura, a cui hanno mostrato in una sequenza disordinata 120 fotografie di 60 giovani dei due sessi, e hanno chiesto di indicare, per ogni persona ritratta il grado di seduttività, facendo riferimento a una scala di valutazione da 1 a 5.
Nelle fotografie i giovani apparivano una volta con gli occhi marroni e un'altra volta con gli occhi azzurri.
Gli studenti con gli occhi azzurri hanno dichiarato una forte preferenza per le giovani, che nelle fotografie avevano con gli occhi azzurri. Le studentesse con gli occhi azzurri non hanno mostrato una attrazione simile. Nè preferenze particolari sono state espresse da studenti e studentesse con gli occhi marroni per i giovani che in fotografia avevano il loro stesso colore di occhi.
La seconda prova è stata fatta con 443 persone giovani dei due sessi, che avevano occhi azzurri, marroni e verdi.
E' stato chiesto loro di dire qual era il colore degli occhi del partner ideale. Gli uomini con gli occhi azzurri hanno indicato in grande maggioranza le donne con gli occhi azzurri. Per gli altri partecipanti alla prova, anche questa volta, non c'è stata corrispondenza tra il colore dei propri occhi e quelli del modello.
I ricercatori ritengono che il comportamento degli uomini rifletta una strategia ancestrale per la riduzione dell'incertezza della paternità.
Le leggi biologiche dicono, infatti, che soltanto quando tutt'e due i genitori hanno gli occhi azzurri c'è la certezza che il figlio avrà gli occhi dello stesso colore. Negli altri casi, quando uno della coppia ha gli occhi marroni, il gene del suo colore sarà sempre dominante.
Questa conoscenza sarebbe stata assunta fin dalla preistoria nel comportamento maschile e l'evoluzione l'avrebbe fissata come tratto difensivo.
Transition Terrafugia, la prima auto volante
L'invito su Internet non lascia dubbi: "Prenota il tuo Transition oggi! " e spiega che chi lo fa potrà essere parte della famiglia Terrafugia, uno di quelli che cambieranno il futuro dell'aeronautica, potrà preparasi a trasformare in realtà il sogno del nuovo secolo, potrà avere l'opportunità di essere il primo a spiegare le sue ali e a volare nel futuro.
Transition è un veicolo aereo personale, un'auto - aeroplano, che sarà costruita da Terrafugia, un nome di origine latina per un'azienda di Cambridge nel Massachusets, fondata da giovani laureati del dipartimento di Aeronautica e Astronautica del MIT.

Il Ceo, Carl Dietrich, è uno di loro. Nel 2006 ha vinto un premio di $ 30.000, come studente più innovativo dell'anno scorso, assegnatogli per questo riconoscimento dal "Lemelson - MIT student prize". Suo è il progetto iniziale di un'automobile,dotata di ali ripiegabili,in grado di ospitare a bordo due passeggeri con il loro bagaglio.
L'auto volante raggiunge una velocità di 250 km/h e ha un'autonomia di 800 km con una sola tanica di benzina verde.
Dispone di airbag e di strumentazione Gps per la navigazione satellitare.
Il prezzo è stato fissato in $ 135.000. Il veicolo sarà consegnato nel 2010 e per prenotarlo basta versare il 5%, garantiti da una fideiussone della Cambridge Trust Company.
Per condurlo serve un patentino per aerei ultraleggeri. Transition può essere provato per mezzo di un simulatore elettronico.
Quarto anno di crescita a due cifre del PIL cinese
All'inizio del 2006 il governo cinese voleva contenere l'aumento del PIL entro l'8%. Aveva preso perciò misure amministrative, fiscali, di restrizione del credito, di aumento dei tassi d'interesse e delle riserve bancarie. Tutto inutile, stando ai dati comunicati ieri con il documento "The National economy maintained a steady and fast growth in 2006" dal National bureau of statistics of China. L'anno scorso il PIL ha raggiunto i 20 miliardi e 941 milioni di yuan, un incremento del 10,7%, il più forte degli ultimi 11 anni.
E' il quarto anno consecutivo di crescita a due cifre dell'economia cinese. Il paese per di più ha aumentato il saldo positivo della bilancia commerciale con l'estero del 74% rispetto al 2005. La People's Bank of China, la banca centrale, ha avuto una fortissima iniezione di valuta straniera, soprattutto dollari americani, utili per la liquidità e il credito.
Gli investimenti in capitale fisso sono scesi di poco, dal 25,7% del 2005 al 24%, largamente sopra l'obiettivo ufficiale del 18%.
Se il ritmo di crescita rimane uguale, nel 2008 quella che è oggi la quarta economia del mondo potrà salire al terzo posto, dove c'è la Germania, che nel 2006 ha aumentato il suo PIL del 2,5%.
Gli analisti economici prevedono un leggero rallentamento dello sviluppo, inferiore di uno 0,5 - 1% a quello attuale.
Ma la Cina ha forti squilibri tra investimenti e consumi, eccessiva liquidità, problemi di risparmio energetico e inquinamento ambientale, frammentazione del sistema sociale. Tutte difficoltà che possono inficiare le sue prospettive.
Crescita dell'economia mondiale senza occupazione
Nel 2006, nonostante una delle maggiori crescite dell'economia mondiale negli ultimi cinque anni, il numero dei disoccupati è restato al suo più alto livello storico di 195 milioni 200 mila, il 6,3% di tutta la popolazione attiva.
Stessa cosa per i lavoratori poveri, che vivono con un reddito giornaliero fino a due dollari. Sono ancora 1 miliardo 370 milioni e non diminuiranno nel 2007.
Parla chiaro il rapporto annuale dell'International labour organization, ILO "Global employment trends 2007".
Il rapporto mostra che
- nell'ultimo decennio la produttività è cresciuta del 26%, mentre i posti di lavoro sono aumentati solo del 16,6%;
- la disoccupazione dei giovani dai 15 ai 24 anni è diventata maggiore, raggiungendo gli 86 milioni 300 mila, il 44% del totale;
- rimane la differenza tra l'occupazione degli uomini e quella delle donne: questa, nel 2006, è stata del 48,9%, inferiore al 49,6% di dieci anni prima, mentre quella è diventata del 74% contro il 75,7% del 1996;
- il settore dei servizi ha raggiunto il 40%, con un incremento dello 0,5% sull'anno precedente, l'agricoltura è scesa dal 39,7% al 38,7%, l'industria rappresenta ormai il 21,3% di tutti gli impieghi.
Venendo alle macroaree geografiche del mondo,
- il Medio Oriente e il Nord Africa hanno il 12,2% dei disoccupati, il tasso più alto;
- l'Africa subsahariana ha il 9,8% di persone senza lavoro, ma è la zona con il maggior numero di lavoratori poveri;
- l'UE e i paesi ad economia avanzata tra il 2005 e il 2006 hanno ridotto la disoccupazione dello 0,6% e sono scesi al 6,2%;
- l'Asia orientale ha il minor numero di disoccupati, con un tasso del 3,2%, l'Asia meridionale ha il 5,2% e il Sud-Est asiatico ha il 6,6%.
Il rapporto sostiene che finchè la crescita economica del mondo avverrà puntando principalmente sulla riduzione del costo del lavoro non ci sarà nè crescita occupazionale, nè sviluppo di "lavoro decente", come hanno indicato gli obiettivi del Millennio.
Lavoratori poveri nel mondo (2006)
|
Aree geografiche
|
Reddito giornaliero inferiore a $1
|
|
|
milioni
|
%
|
|
| Mondo |
507.0
|
17,6
|
| Europa centrale e orientale (non UE), Russia |
3.5
|
2,1
|
| Asia orientale |
95.0
|
12,1
|
| Sud-Est asiatico e Pacifico |
29.6
|
11,1
|
| Asia meridionale |
196.9
|
34,4
|
| America Latina e Caraibi |
27.2
|
11,3
|
| Nord Africa e Medio Oriente |
3.5
|
2,8
|
| Africa subsahariana |
151.3
|
55,4
|
|
Reddito giornaliero inferiore a $2
|
||
| Mondo |
1367.1
|
47,4
|
| Europa centrale e orientale (non UE), Russia |
18.0
|
10,5
|
| Asia orientale |
347.2
|
44,2
|
| Sud-Est asiatico e Pacifico |
151.6
|
56,9
|
| Asia meridionale |
498.2
|
87,2
|
| America Latina e Caraibi |
74.5
|
30,9
|
| Nord Africa e Medio Oriente |
42.8
|
34,7
|
| Africa subsahariana |
235.5
|
86,3
|
Impatto delle politiche pensionistiche nell'UE 25
Una descrizione sistematica dei cambiamenti avvenuti nelle politiche pensionistiche dei 25 paesi dell'UE tra il 1995 e il 2005 e una definizione dei rischi di povertà per i futuri pensionati sono l'oggetto dello studio, pubblicato da Asghar Zaidi, Aaron George Grech e Michael Fuchs, tre economisti, esperti dell'esclusione sociale in "Pension policy in EU25 and its possible impact on elderly poverty", Centre for analysis of social exclusion - London School of Economics, CASE/116, december 2006.
I tre autori esordiscono ricordando le riforme, i nuovi parametri dell'erogazione pensionistica e la prospettiva maggioritaria nell'azione dei governi nazionali, volta a ridurre la spesa dei prossimi anni.
Nuovi parametri delle riforme pensionistiche (1995-2005)
|
Età del
pensionamento |
Ammontare dei contributi
|
Base contributiva
|
Indicizzazione
|
Entità delle
pensioni |
|
Austria
|
Cechia
|
Austria
|
Austria
|
Austria
|
|
Belgio
|
Danimarca
|
Belgio
|
Germania
|
Belgio
|
|
Cipro
|
Finalndia
|
Cechia
|
Grecia
|
Cechia
|
|
Cechia
|
Germania
|
Danimarca
|
Ungheria
|
Finalndia
|
|
Danimarca
|
Ungheria
|
Finlandia
|
Spagna
|
Francia
|
|
Estonia
|
Irlanda
|
Francia
|
Slovacchia
|
Grecia
|
|
Finlandia
|
Italia
|
Germania
|
Ungheria
|
|
|
Germania
|
Lettonia
|
Irlanda
|
Italia
|
|
|
Grecia
|
Malta
|
Italia
|
Francia
|
|
|
Ungheria
|
Paesi Bassi
|
Slovacchia
|
Lussemburgo
|
|
|
Italia
|
Portogallo
|
Slovenia
|
Portogallo
|
|
|
Lettonia
|
Slovacchia
|
Spagna
|
Slovacchia
|
|
|
Lituania
|
Regno Unito
|
Slovenia
|
||
|
Portogallo
|
Spagna
|
|||
|
Slovacchia
|
Regno Unito
|
|||
|
Regno Unito
|
I paesi che hanno avuto riforme sistematiche e puntato su una formula obbligata, basata su più pilastri assicurativi, sono stati l'Italia, con un sistema su due pilastri l'Estonia, l'Ungheria, la Lettonia, la Polonia (volontaria), la Slovacchia, la Slovenia (complementare), la Svezia e hanno rinforzato, infine, la formula contributiva in atto la Svezia, la Lettonia e la Polonia.
Partendo da questi dati di fatto, gli autori hanno realizzato alcune proiezioni sulla riduzione della generosità del trattamento pensionistico al 2050 e hanno calcolato le diminuzioni dell'entità delle erogazioni, le maggiori, che vanno dal 57% della Polonia al 50% dell'Estonia, al 44% di Malta, al 37% della Lettonia, al 32% della Slovacchia, al 30% dell'Austria e dell'Italia; le minori, che vanno dall'1% della Spagna al 3% della Lituania, al 5% della Danimarca, al 7% del Belgio e all'8% della Slovenia. La media delle riduzione UE è il 22%.
Diminuirà anche del 18% medio nell'UE, stando ai calcoli, il numero dei percettori di pensione, con oscillazioni dal 37% per l'Austria e la Polonia, del 31% per la Cechia e la Slovacchia, del 30% per l'Italia e l'Ungheria al 2% per la Svezia, per il Belgio e per il Portogallo, all'11% per Malta, al 13% per la Francia e l'Irlanda.
Queste riduzioni non saranno sufficienti nè a tenere in equilibrio i costi della previdenza sociale, nè ad evitare lo slittamento verso la povertà di molti anziani.
Una ulteriore e più consistente riforma pensionistica è dunque necessaria per molti Stati nazionali, superando i vincoli elettoralistici. Concludono i ricercatori. (v. anche iriospark, 11 gennaio 2007)
Henning Wagenbreth, advertising box per il suo libro
"Cry for help.36 scam emails from Africa", 2006
Effetti dell'intervento organizzativo sullo stress
Lo stress occupazionale è un processo che si sviluppa nell'ambiente di lavoro a causa di fattori fisici, organizzativi e relazionali, che fanno pressione sul lavoratore e provocano le sue reazioni in base all'esperienza e all'interpretazione personale.
Le risposte allo stress possono essere fisiche o psichiche, immediate e dirette ed essere accompagnate da altri disturbi del comportamento o del benessere fisico e organizzativo, che durano nel tempo. Fatica, malattia, tensione, ansia, assenteismo sono le manifestazioni più frequenti, con differenze dovute alle caratteristiche di personalità e capacità, di organizzazione del lavoro, di vita extralavorativa.
Alle strategie di intervento organizzativo e alla loro efficacia ed efficienza è dedicata un'ampia ricerca, realizzata da un gruppo di sette ricercatori dell' IRSST, l'istituto canadese di Montréal, che fornisce alle pubbliche istituzioni servizi e consulenza per la cura della salute e la sicurezza sul lavoro.
Il periodico dell'IRSST ne pubblica i risultati con il titolo "Interventions organisationnelles et santé psychologique au travail. Une synthèse des approches au niveau international", Études et recherches, rapport 474, novembre 2006.
I ricercatori scrivono che il "rapporto fa il punto sullo stato delle conoscenze nell'area dei programmi e delle strategie d'intervento organizzativo, che riguardano la salute psicologica (stress) in ambiente lavorativo". Vuole passare in rassegna e descrivere i metodi d'intervento, analizzare i documenti sull'efficacia e l'efficienza dei metodi, proporre qualche applicazione futura legata alla ricerca svolta.
Precisano che i risultati della ricerca documentale sugli articoli, le comunicazioni e i rapporti pubblicati negli ultimi 25 anni, sono stati arricchiti da scambi con la World health organization, WHO e con il National institute for occupational safety and health, NIOSH e poi discussi in un simposio con esperti internazionali, canadesi e quebechesi della materia.
La ricerca ha mirato a individuare i modi di prevenzione dello stress, rivolti a
- eliminare o ridurre le fonti di stress (cosiddetti stressor) in ambiente lavorativo, agendo sull'assegnazione dei compiti, la struttura organizzativa, gli orari di lavoro, ecc.;
- identificare gli stressor, sensibilizzare le persone alla loro presenza e fornire dei modi per affrontarli, agendo sui programmi di benessere lavorativo, di gestione dello stress, di gestione del tempo, ecc.;
- mettere l'accento sul ritorno alla salute, agendo su programmi di aiuto ai dipendenti, supporto professionale, gruppi di riabilitazione, ecc.
Ha teso a sviluppare un quadro teorico delle logiche di azione a rilevare i cambiamenti dei sintomi di stress che gli interventi ad esse ispirate possono provocare.
Sono stati così ricostruiti due modelli principali di logiche, quella focalizzata su come agire e come non agire contro lo stress (centrata sul processo, sulla strategia delle azioni) e quella focalizzata sugli elementi strutturali del posto di lavoro, sulle caratteristiche della persona e dell'organizzazione (centrata sul contenuto, sui cambiamenti da realizzare per agire contro lo stress) e due tipi di intervento, quello "socio-tecnico", che mette l'accento sui cambiamenti da apportare al contesto lavorativo e alle attività da svolgere e quello "psico-sociale", che punta a ridurre lo stress agendo sulla percezione della persona stressata .
La ricerca ha rilevato che le logiche centrate sul contenuto e l'intervento sociotecnico sono stati i più fruttiferi.
Propongono perciò una strategia d'intervento che
- compia un'analisi sistematica e condivisa dei rischi,
- intervenga sugli stressor guida,
- iscriva gli interventi in un processo continuo,
- favorisca gli scambi tra coloro che partecipano all'intervento,
- educhi gli imprenditori.
Una rassegna di grande utilità conoscitiva, un "programma" di suggerimenti, che può fare da spunto per la risoluzione di problemi di gestione delle Risorse umane.
Rischi del commercio con l'estero 2007
Forte di una base dati di 50 milioni di aziende appartenenti a 154 paesi, la Compagnie française d'assurance pour le commerce extérieur (Coface) pubblica, come ogni anno, la "Guide risque pays 2007", l'analisi che i dieci economisti del suo départment risque pays compiono per i diversi settori produttivi dell'economia mondiale e dei diversi paesi secondo sette criteri di valutazione: vulnerabilità della congiuntura, rischi di crisi della liquidità in valuta, sovraindebitamento con l'estero, vulnerabilità finanziaria dello Stato, fragilità del settore bancario, fragilità del sistema politico e di governo, comportamento delle aziende nei pagamenti.
Secondo la guida, il previsto rallentamento della crescita mondiale dal 4% del 2006 al 3,6% del 2007, dovrebbe comportare un incremento degli "impagati" del 3%, dopo la stabilizzazione del 2006 e la riduzione dei quattro anni precedenti.
Coface classifica il livello medio del rischio di mancato pagamento a breve delle aziende di un paese lungo una scala, che va da A1 per il rischio più debole a D per il più forte.
La classifica mostra che i rischi più forti vengono dai settori in "surriscaldamento", come le costruzioni, il tessile, l'automobile, l'informatica e che c'è stato un miglioramento nel trasporto aereo. Tra i paesi la Cina sta sviluppando un capitalismo "per imitazione", che comporta "la costituzione di sovracapacità produttive e una concorrenza crescente tra le aziende".
L'indagine sugli impagati, fatta da Coface alla fine dell'anno scorso su 400 aziende, che lavorano con la Cina, ha evidenziato che il 20% di esse aveva impagati per più del 5% degli affari là attivati. La causa è quasi sempre la cattiva gestione delle imprese cinesi.
Scala dei rischi settoriali nel mondo

Riserve sono espresse nelle valutazioni di Taiwan, della Thailandia, dell'Ungheria, delle Filippine, della Turchia, della Giordania, del Kenia, del Libano e del Ciad. Vengono rivalutati invece la Slovenia, la Bulgaria, il Messico, il Brasile, la Colombia, il Marocco, la Tunisia, Capoverde e Santo Domingo.
Negli USA il rischio di mancati pagamenti potrà aumentare del 4%, mentre nell'Europa potrà crescere ai livelli della media mondiale, del 3% o anche meno, del 2,5%.
Rischi per aree geografiche

B Ambiente economico e politico instabile.
A4 La probabilità di impagati è accettabile.
A3 Pagamenti per lo più regolari, ma rischi di cambiamenti dell'ambiente economico e politico.
A1 Situazione politica ed economica stabile. Probabilità di impagati molto debole.

Piante OGM per il 7% della superficie coltivata del mondo
Continua a colpi di indagini e dossier la polemica aspra tra favorevoli e contrari alla produzione degli organismi geneticamente modificati. Friends of the earth international ha diffuso il 9 gennaio il rapporto "Who benefits from GM crops? An analysis of the global performance of genetically modified crops (1996-2006)". Il 18 l'International service for the acquisition of agri-biotech application ha fatto conoscere il bilancio del primo decennio d'esistenza degli OGM con il "2006 ISAAA resport on global status of biotech crops".
Le differenti denominazioni, "geneticamente modificati" e "biotecnologici", date dai due organismi agli stessi prodotti già rivelano le loro posizioni antagoniste.
Il FOE commenta che il decennio 1996-2006 ha visto solo quattro prodotti agricoli coltivati con le modifiche del DNA, realizzate per la prima volta in laboratorio negli anni '80 per ridurre la sottonutrizione di una parte degli abitanti del pianeta.
Enumera i fallimenti delle colture transgeniche, rifiutate dall'Europa e abbandonate dall'Indonesia, sempre più modificate per resistere alla robustezza crescente degli insetti e delle erbe infestanti.
Conclude sui numerosi svantaggi dei prodotti agricoli OGM: non hanno aumentato le quantità della coltivazione tradizionale precedente, non sono stati valutati a sufficienza i loro effetti sulla salute delle persone, sull'ambiente, sull'economia e sulla società, non hanno dato vantaggi ai piccoli agricoltori, hanno aumentato l'uso di pesticidi, non hanno la produttività sperata, tendono a diventare sempre più di ostacolo all'equilibrio ambientale.
L'ISAAA rileva che la superficie destinata alle piante OGM, rappresenta il 7% di tutte le terre coltivabili del mondo, 102 milioni di ettari. Nel 2006 l'incremento è stato del 13% sul 2005 ed è continuata una tendenza alla crescita, incominciata con il 12% del 2002 sul 2001, il 15% del 2003, il 20% del 2004 e l'11% del 2005.
Tra le colture la soia costituisce il 57% del totale, il mais il 25%, il cotone il 13%, la colza il 5%. Sono produzioni destinate prevalentemente all'alimentazione animale.
In India il cotone OGM sta favorendo lo sviluppo economico del paese, ma qui, come in Cina, è l'unico prodotto agricolo consentito dai governi.
La maggioranza delle coltivazioni è negli USA, che ne hanno il 53% del mondo, c'è poi l'Argentina con il 18%, il Brasile e il Canada con il 6% ciascuno, l'India con il 4%, la Cina con il 3%. Un altro 10% è in una quindicina di paesi. In Europa tra questi ultimi ci sono la Spagna con 60 mila ettari e la Francia con 4.500. Ben al di sotto questa dimensione c'è qualche sperimentazione italiana.
L'ISAAA prevede che nel 2015 gli ettari dedicati agli OGM saranno 200 milioni, che serviranno per biocarburanti, risi arricchiti di vitamina, mais e soia potenziati.
La diffidenza dei consumatori, anche dei paesi più poveri, verso gli OGM è ancora elevatissima, come mostrano le ricerche realizzate dalle aziende chimiche multinazionali, interessate allo sviluppo dei loro mercati. Diffidenza giustificata fino a quando non ci saranno valutazioni e informazioni a disposizione del pubblico.

Giulio Turcato, Gli scaricatori, 1949, olio su tela.
Pinacoteca civica di Forlì, "Arte e lavoro '800/'900",
Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli, Pontedera.
Storia di un progetto ICT di successo
L'efficacia del project management dipende principalmente dal fare squadra, mirando a un unico obiettivo, dall'operare in modo integrato, accettando qualche diseconomia parziale in vista dell'efficienza globale, dall' adottare una logica di servizio, valutando ciascuno in base alla capacità di rispondere alle esigenze degli altri, dall' assicurare la coesistenza del gruppo di progetto con la configurazione organizzativa assunta dall'azienda per le operazioni correnti.
Ai fattori costituenti e costitutivi di un gruppo di progetto è dedicato il libro di Scott Rosenberg, "Dreaming in code. Two dozen programmers, three years, 4,732 bugs and one quest for trascendent software", Crown - Random House, New York, 2007.
Rosenberg è un giornalista, esperto di Information and communication techonology, cofondatore del magazine online "Salon.com", che per tre anni è stato osservatore-partecipante di un gruppo di progetto, guidato da un pioniere dell'industria del software, Mitchell Kapor, creatore di Lotus 1-2-3, che ha avuto come obiettivo di realizzare per conto di Microsoft un programma versatile, combinazione di calendario, agenda personale, gestione delle e-mail e database individuale.
Il progetto era stato intitolato al grande scrittore di gialli Raymond Chandler perchè implicava una scoperta delle opportunità di servizio e un apprendimento continuo di gruppo per realizzare la competitività del prodotto e l'economia della produzione.
Il gruppo era costituito da sette fra i maggiori esperti di innovazione ICT, appartenenti alla Kapor foundation, uomini e donne, che si impegnavano a realizzare un applicativo, che avesse successo sul mercato e consentisse ai progettisti di usare la competenza tecnica posseduta e il legame di collaborazione abituale.
Il progetto è durato tre anni perchè lungo il percorso i partecipanti hanno deciso di comune accordo di aumentare gli obiettivi di servizio e di soddisfazione del cliente, definiti all'inizio, aggiungendo nuove utilità al software da realizzare.
Ha assunto cioè le caratteristiche di un "feature creep", di uno spostamento continuo di configurazione. E' diventato con il passare del tempo un "open-source", che è stato pubblicato su Internet e ha chiesto idee e contributi anche al largo pubblico.
L'anteprima di "Chandler", con le specifiche innovative indicate, sarà lanciata sul mercato nella primavera di quest'anno. Il nuovo software si preannuncia come un altro successo del gruppo di Kapor e della Microsoft.
Il libro di Rosenberg ha il merito di fare il diario degli eventi (individuazione di opportunità, valorizzazione di professionalità, condivisione di scelte, correzioni operative), della definizione e realizzazione del prodotto finale, ma soprattutto di analizzare la furia creatrice e la voglia di stare insieme dei progettisti, un esempio di quella motivazione del lavoro, che può spingere professionisti di altissima qualificazione.
Effetto Wal-Mart sul mercato del lavoro locale
L'insediamento di un ipermercato, come i mall di Wal-Mart, in una cittadina riduce l'occupazione degli altri tipi di punti vendita al dettaglio. Il rapporto di sostituzione è di un addetto alla grande distribuzione per 1,4 lavoratori del commercio tradizionale e l'apertura di un mall con 150 dipendenti può comportare una diminuzione del 2,7% dei posti di lavoro negli esercizi commerciali dell'area di attrazione interessata.
Lo sostengono tre economisti del lavoro americani, sulla base di una ricerca effettuata in una cittadina dell'Arkansas, dove si era localizzato un ipermercato Wal -Mart. I risultati della ricerca, condotta su 18 anni di dati statistici, relativi a popolazione, strutture commerciali, redditi da occupazione nella vendita al dettaglio, prima e dopo l'apertura del mall, sono stati illustrati dai ricercatori David Neumark dell'University of California, Irvine, Junfu Zhang della Clark University e Stephen Ciccarella della Cornell University, nel saggio "The effects of Wal-Mart on local labor markets", IZA, Discussion Paper n°2545, January 2007.
I tre autori hanno analizzato le dinamiche occupazionali e reddittuali dei punti vendita nella cittadina, oggetto della ricerca, che al tempo dell'apertura del Wal-Mart aveva strutture del dettaglio tradizionale e della distribuzione moderna.
Hanno valutati gli andamenti delle due forme di commercio aggregate e distinti i fenomeni dei piccoli negozi e della grande distribuzione e organizzata, con la presenza e senza il nuovo ipermercato.
L'insediamento ha comportato una crescita dei consumi dell'area di attrazione del mall e un aumento dei redditi provenienti dalle attività commerciali, ma si è modificata l'occupazione, che è diminuita quantitativamente ed è cresciuta a tutto vantaggio della distribuzione moderna, Wal-Mart in testa.
Se la crescita dell'occupazione nella GDO è stata inferiore alla perdita dei posti di lavoro nel piccolo commercio al dettaglio, un incremento degli impieghi, dei redditi e delle qualificazioni professionali c'è stato in tutta la filiera della fornitura di merci e servizi.
Wikiseek
Con tutte le sue debolezze di asistematicità e imprecisione Wikipedia (iriospark) è d'ineguagliabile utilità come pronto soccorso informativo. L'enciclopedia online non è solo, come è ovvio, di facile accesso, è gratuita e costituisce una comunità globale di contributori.
Per facilitare la ricerca delle voci si è dotata da ieri di un motore per individuare al suo interno gli argomenti, corrispondenti alle domande dell'utente e per aprire le relative pagine. Il motore di ricerca è Wikiseek ed è stato sviluppato e viene gestito dalla Searchme, un'azienda controllata da Sequoia Capital.
L'uno e l'altra sono stati presentati dal Ceo Randy Adams a Burlingame (California, USA) dove l'azienda ha sede.
Searchme è un servizio di search engine optimization, che velocizza la ricerca, fornendo in risposta alla richiesta dell'utente una nube di tag, con le categorie di Wikipedia, apre le pagine, contenenti i lemmi segnati, seleziona e apre quelle scelte.
Il nuovo motore dà anche una serie di link e consente l'accesso ai contributori di nuove voci.
I servizi di Searchme possono essere usati solo per scopi personali e non commerciali. La pubblicità collegata, fornita da Google, serve a finanziare la Wikimedia Foundation.
Il motore di ricerca appena avviato ha ancora qualche falla sul fronte antispam, che ci auguriamo venga sanata al più presto, dopo le prime esperienze sul campo, ma indubbiamente facilita l'utilizzazione di Wikipedia da parte di tutti.
Innamoramento e amori in azienda
Uno dei padri nobili della distribuzione organizzata in Francia vedeva di buon occhio il formarsi di coppie e l'intrecciarsi di unioni matrimoniali negli ipermercati della sua rete. Era convinto che le relazioni intime aiutassero a sopportare i lunghi orari di apertura al pubblico dei punti vendita e non spingessero i capi intermedi e i responsabili di negozio a correre la cavallina all'esterno dell'azienda.
Di parere contrario invece uno dei fondatori della grande distribuzione non alimentare italiana. Egli riteneva che i capi si distraessero dagli impegni richiesti dal lavoro e potessero abdicare al loro ruolo, colludendo con le dipendenti a cui si legavano.
Tutt'e due vivevano al tempo del "taylorismo dal volto umano" e interpretavano gli amori in azienda, come fattore igienico della motivazione produttiva.
Di supporto o di ostacolo che siano agli obiettivi aziendali, gli amori tra colleghi di lavoro sbocciano sempre. E' quasi ineluttabile, sostiene Loïck Roche, direttore aggiunto dell' Ecole de management di Grenoble, esperto di Risorse umane, autore di "Cupidon au travail", Editions d'Organisation, Paris, 2006; in azienda si possono incontrare persone fuori dal proprio giro abituale, si passa la maggior parte del tempo da svegli (e truccati, lavati, vestiti correttamente).
Se c'è qualche correlazione tra amori aziendali e produttività, l' autore la indica nel fatto che nelle aziende più innovative, dove le persone sembrano appassionarsi maggiormente a quello che fanno, si può constatare un elevato "numero di storie".
Loïck Roche ha elaborato su basi statistiche una "legge di Cupido sui luoghi di lavoro", che suona così: "Ogni uomo e ogni donna, in funzione della anzianità aziendale e del numero di persone che conta il suo ambiente professionale, tende a sviluppare un numero preciso di relazioni intime".
Stando ai suoi calcoli c'è, mediamente, la possibilità di un'avventura amorosa con un collega di lavoro per ogni sette anni di esperienza aziendale. Perchè questa si realizzi la dimensione ideale dell'organico dell'impresa va da 200 a 1500 persone. Se ci sono più dipendenti i rapporti diventano più difficili, a meno che l'interessato non abbia una posizione elevata nella catena gerarchica. Anzi, più è vicina al vertice, più le probabilità raddoppiano: diventano due ogni sette anni. Lo stesso vantaggio è dato da aziende innovative con un clima di lavoro positivo.
L'azienda è l' "organizzazione scientifica della confusione" dei generi tra la vita privata e quella lavorativa, sostiene Roche.
La confusione è spiegata dalla psicologia, perchè "gli adulti vanno a caccia di pericoli" e dalla sociologia, che considera il luogo di lavoro "uno spazio ideale" per passare dalla scoperta delle affinità all'amore.
Uomini e donne che hanno relazioni intime in azienda, però, "devono sapere che la loro attività professionale non potrà dipendere a lungo da questo tipo di vita, che non è nè lavorativa, nè privata".
Chris Burke, illustrazione per "The game's bond",
Financial Times - How to spend it, 169.
Solidarietà sociale ed efficienza economica
Agli inizi del 21° secolo il sentimento d'insicurezza sociale si allarga e tocca categorie che se ne ritenevano immuni. Fenomeni come la crisi del lavoro dipendente, le disuguglianze di genere e tra generazioni, le numerose discriminazioni nell'accesso ai diritti di cittadinanza, le segregazioni urbane e scolastiche hanno rimesso in discussione i modi con cui negli ultimi 50 anni erano state conciliate efficienza economica e solidarietà sociale.
Di che cosa deve farsi carico oggi la solidarietà perchè la società possa continuare ad esistere? In che modi finanziare, organizzare, stabilire le priorità, valutare i risultati, istituzionalizzare questa solidarietà?
Per rispondere alle due domande e dissipare la confusione sui termini della questione il sociologo Serge Paugam, specialista della povertà e dell'esclusione sociale, ha coordinato il libro collettivo "Repenser la solidarité. L'apport des sciences sociales", PUF, Paris, 2007, una raccolta di poco meno di 1000 pagine, ricca dei 50 contributi di scienziati sociali, antropologi, sociologi, economisti, politologi, quasi tutti professori universitari, direttori di centri di ricerca e d'organismi pubblici, studiosi dei processi di degradazione sociale.
Il libro si apre con una bella introduzione del coordinatore, che ripercorre i fondamenti etici e di governo della solidarietà.
Si sviluppa in otto parti su "Solidarietà e giustizia sociale", "Che cosa ci si può aspettare dalle solidarietà familiari?", "Rinnovare il legame tra generazioni", "Uscire dalla crisi della società del lavoro dipendente", "Combattere il razzismo e le discriminazioni", "Lottare contro le segregazioni urbane e scolastiche", "Rispondere alla sofferenza vicina e lontana", "Quale modello di Welfare?", tutti titoli, che indicano analisi e proposte d'azione.
Si chiude con le conclusioni di Paugam, "Verso un nuovo contratto sociale?".
Segue quattro piste di indagine per analizzare e combattere la precarizzazione crescente.
"Oggi, dice il coordinatore, c'è la tendenza a mettere sempre più l'accento sulla responsabilità individuale, per esempio quella dei disoccupati che non farebbero tutto quello che è necessario per ritrovare un lavoro. Pensiamo invece che vadano considerate le condizioni sociali che influenzano le persone più svantaggiate".
Perchè opporre "responsabilità individuale" a "responsabilità sociale" quando le due dimensioni sono legate e si rinforzano a vicenda?
A questo asse di ricerca va aggiunto poi che la solidarietà non è in contrasto con l'efficienza economica.
"In Danimarca soltanto il 5% della popolazione attiva accumula insoddisfazione lavorativa e instabilità occupazionale, mentre in Francia raggiunge il 32%".
Paugam sostiene, sulla scorta dei contributi raccolti nel libro, che la previdenza sociale e la solidarietà possono essere strumenti per uscire dalla precarizzazione dall'alto, investendo nel capitale umano, attraverso la formazione continua di tutti i dipendenti, per esempio .
"Terzo asse: non giustificare la rinuncia alle solidarietà pubbliche per ricorrere a quelle private o familiari". In questa area ci sono forti disuguaglianze e i più svantaggiati sono proprio quelli che meno possono contare su questo secondo tipo di sostegno sociale, che può servire a meglio articolare, prolungare e compensare la solidarietà pubblica.
Quarta e ultima pista. Perchè affannarsi a individuare il "livello più pertinente" di solidarietà, tra locale, nazionale, europeo e globale, quando la vita di ogni cittadino attraversa continuamente tutti questi spazi insieme? Perchè denunciare l'impresa come la fucina della precarizzazione, se essa ha la possibilità di costruire "forme di integrazione lavorativa solidali"?
Combinando questi percorsi di ricerca si potrà forse mettere in piedi un sistema multisolidaristico, complementare, che dia sicurezza di percorsi lavorativi e di reddito.
Tocca ai politici, invita Paugam in vista delle prossime elezioni presidenziali francesi, trarre spunto da analisi come quelle di "Repenser la solidarité" per realizzare le azioni più appropriate.
Rischi globali del prossimo decennio
Il World Economic Forum ha pubblicato il "Global risks 2007", il rapporto annuale sui rischi che il mondo dovrà affrontare nel prossimo decennio. La ricerca da cui trae origine è stata realizzata, considerando i pericoli emersi negli ultimi 12 mesi e le misure adottate per farvi fronte.
Il rapporto identifica i rischi, disegna gli scenari alternativi, legati ai loro effetti e suggerisce le innovazioni istituzionali, che possono aiutare aziende e governi.
I "rischi globali" sono 23 e tutti correlati tra loro con maggiore o minore intensità:
- 5 economici, legati al prezzo del petrolio e all'interruzione della catena di rifornimento energetico, al deficit USA, al forte sviluppo della Cina, alla crisi fiscale degli Stati per l'invecchiamento della popolazione;
- 5 ambientali, derivanti dal cambiamento del clima, dalla penuria di acqua dolce, dalle catastofi naturali degli uragani tropicali, dei sismi, delle alluvioni;
- 7 geopolitici, connessi al terrorismo internazionale, alle proliferazioni delle armi di distruzione di massa, alle guerre fra Stati e civili, all'indebolimento degli Stati, al crimine e alla corruzione internazionale, alle restrizioni della globalizzazione, all'instabilità del Medio Oriente;
- 4 della società, causati dalle pandemie, dalle malattie infettive, dalle malattie croniche, dai sistemi di affidabilità;
- 2 tecnologici, conseguenti all'interruzione di strutture informative chiave, all'emergenza di rischi associati alle nanotecnologie.
Matrice delle correlazioni

Tutti i rischi economici si stanno aggravando, così come quasi tutti quelli ambientali (salvo i sismi, previsti stabili) e geopolitici (salvo crimini e corruzioni internazionali) Per quelli della società e tecnologici ci sono previsioni di stabilità. Sulle malattie croniche e sui sistemi di affidabilità, gli esperti, che hanno partecipato alla ricerca non hanno trovato interpretazione concorde.
Tre rischi sono stati considerati più gravi per le conseguenze possibili sullo scacchiere mondiale: le pandemie, le crisi fiscali degli Stati, gli choc energetici.
I ricercatori hanno indicato per ogni rischio le azioni di monitoraggio, d'allerta, i programmi di mitigazione, gli investimenti per la messa in sicurezza e il supporto delle istituzioni.
Perciò il rapporto è stato concluso con le proposte di costituire dei
- Country risk officer, in corrispondenza di analoghe figure nelle aziende del mondo, che dialoghino con i governi per azioni di contrasto, anticipatrici del verificarsi degli eventi pericolosi e
- avanguardie dei governi e delle aziende, che concordino processi d'intervento progressivo e consensuale nei confronti dei rischi potenziali.
Giganti del commercio al dettaglio
"2007 Global powers of retailing" è il rapporto annuale sulle 250 maggiori aziende mondiali del commercio al dettaglio, quelle che hanno venduto almeno due miliardi e mezzo di dollari, redatto dalla società internazionale di revisione Deloitte e dalla rivista americana "Stores".
I paesi presenti nella classifica con il maggiore numero di aziende per i risultati di bilancio, superiori alla soglia d'ingresso definita, ottenuti negli esercizi 2005 o 2005/2006, a seconda dell'anno fiscale in vigore, sono gli USA, con 93 imprese di distribuzione, il Giappone, con 34, il Regno Unito, con 23, la Germania, con 20, la Francia, con 12, l'Italia, con 6 (Coop Italia 49ª, Conad 99ª, Esselunga 132ª, Luxottica 158ª, PAM 224° e Finiper 233°), la Spagna, con 5.
145 insegne appartengono alla distribuzione alimentare e 8 di esse sono tra le prime 10 della classifica.
La redditività mediamente conseguita dalle 250 aziende è superiore al 3,5%. Solo 15 hanno avuto perdite di bilancio.
La crescita media degli ultimi 5 anni è stata del 22,1%.
I risultati di vendite, utili e crescita della più grande, Wal-Mart, surclassano ampiamente qualunque altra e sono tre volte e mezzo quelli della seconda, Carrefour e quattro volte quelli della terza, Home Depot.
Le prime 25 aziende hanno ottenuto vendite, che rappresentano quasi i risultati conseguiti da tutte le altre, considerate dal rapporto.
|
2007
|
2006
|
Azienda
|
Paese
|
Vendite ml.ni $
|
Utili ml.ni $
|
Tasso di
crescita % |
|
1
|
1
|
Wal-Mart |
USA
|
312.427
|
111.231
|
111,6%
|
|
2
|
2
|
Carrefour |
Francia
|
92.778
|
1.788
|
2,8%
|
|
3
|
3
|
Home Depot |
USA
|
81.511
|
5.838
|
12,3%
|
|
4
|
4
|
Metro |
Germania
|
69.134
|
808
|
5,0%
|
|
5
|
5
|
Tesco |
Regno Unito
|
68.866
|
2.837
|
12,8%
|
|
6
|
6
|
Kroger |
USA
|
60.553
|
958
|
4,3%
|
|
7
|
8
|
Target |
USA
|
52.620
|
2.408
|
7,4%
|
|
8
|
7
|
Costco |
USA
|
51.862
|
1.063
|
10,4%
|
|
9
|
33
|
Sears |
USA
|
49.124
|
858
|
5,8%
|
|
10
|
11
|
Schwarz |
Germania
|
45.891
|
n/d
|
13,0%
|
|
11
|
10
|
Aldi |
Germania
|
45.096
|
n/d
|
4,5%
|
|
12
|
12
|
Rewe |
Germania
|
44.039
|
n/d
|
3,0%
|
|
13
|
17
|
Lowe's |
USA
|
43.243
|
2.771
|
18,2%
|
|
14
|
15
|
Walgreen |
USA
|
42.202
|
1.560
|
11,4%
|
|
15
|
16
|
Auchan |
Francia
|
41.180
|
1.216
|
7,1%
|
Selezione manageriale con il metodo Grönholm
Il teatro della crudeltà e dell'assurdo trova ispirazione dalle tecniche di coinvolgimento forzato delle persone, messe in atto nelle aziende per provocare il miglioramento delle produzioni, la creatività e la leadership a senso unico.
Il commediografo catalano Jordi Galceran ha scritto una pièce teatrale su un metodo di autoselezione e di svelamento della personalità, dei candidati a una posizione di dirigente, usato da una multinazionale della grande distribuzione, la Dexia, "Il metodo Grönholm". La commedia è stata un successo in Spagna e in America Latina ed è servita a una coproduzione argentino - italo - spagnola per un film premiatissimo, che sta per arrivare sui nostri schermi.
Da oggi il testo viene interpretato da Nicoletta Braschi, con la regia di Cristina Pezzoli, che lo porteranno in tournée per l'Italia.
Galceran sostiene che l'idea della commedia gli è venuta dalla notizia, riportata sui giornali spagnoli, del rinvenimento nell'immondizia di un fascicolo contenente delle domande di assunzione a un'azienda di supermercati. Un selezionatore aveva incontrato le persone in cerca di lavoro e vi aveva annotato le sue impressioni. Il solo fatto di esercitare quel ruolo tecnico lo aveva portato ad avere opinioni crudeli, maschiliste, xenofobe sui candidati intervistati.
La storia de "Il metodo Grönholm" inizia con l'arrivo dei sette candidati al posto di dirigente al grattacielo, in cui sono gli uffici della multinazionale e rappresenta le varie fasi del processo di selezione: dall'informazione sugli obiettivi e le prove, al rifiuto di alcuni di subire una simile umiliazione, alle prove vere e proprie, sostenute da quattro candidati, all'individuazione della persona da assumere.
Sono esercizi di leadership, di efficacia comunicativa, di orientamento valoriale, di tolleranza dello stress e di creatività.
Un addetto alla selezione osserva e annota i comportamenti individuali in gruppo e coinvolge gli spettatori nel giudizio sui candidati e nella scelta conclusiva.
Attraverso le differenti prove e le dinamiche relazionali, che scatenano, i quattro candidati scoprono le proprie caratteristiche personali, competono tra loro senza esclusione di colpi, riflettono sul sistema di selezione a cui sono sottoposti, sul mondo delle imprese e sulla direzione delle Risorse umane.
Tutte le prove sono tratte dalla selezione del personale praticata in azienda e documentate nei manuali per addetti alla funzione.
La commedia invita a scoprire dove è la verità e dove è la menzogna in questi incredibili esercizi di assessment, nel comportamento dei partecipanti, nei criteri di valutazione e nelle categorie mentali del selezionatore, che non sembra operare in modo coerente con gli obiettivi aziendali.
Fang Lijun, "2002", acrilico su tela, 2002.
Nuovi spazi per la direzione delle Risorse umane/2
Viviamo in tempi di trasformazioni aziendali rapide e profonde, che mirano a rendere compatibili dimensione e organizzazione d'impresa con le dinamiche di mercato, sollecitate anche dall'azione manageriale. Siamo nell'era della convergenza delle produzioni, delle tecnologie, dei saperi, delle persone, in cui la distintività è data dalla collocazione lungo la filiera cliente - prodotto.
Ai cambiamenti partecipa, con un'ampia gamma di attivazioni, la direzione delle Risorse umane, come oggi è largamente diffuso chiamarla.
I responsabili favoriscono (dovrebbero) l'efficienza dei processi di gestione delle persone e il loro sviluppo professionale futuro.
La valenza prospettica è così importante, che nel passato recente pratici e studiosi hanno discusso della partnership strategica e dell'orientamento market driven del suo supporto organizzativo.
Il saggio di Lise Gastaldi e Patrick Gilbert, di cui abbiamo parlato nel post del 20 dicembre, ha teso a rafforzare questa concezione, indicando alla direzione delle Risorse umane una opportunità concreta di ampliare gli spazi di intervento in azienda, integrando le competenze individuali degli operatori della ricerca e sviluppo e dando impulso ai processi di innovazione. Tale opportunità è stata rilevata con ricerche - interventi in otto organizzazioni e con un gruppo di analisi delle pratiche di gestione.
I commenti dei nostri discussant alla proposta hanno battuto in maggioranza sull'inadeguatezza delle persone, dei ruoli, delle strutture e delle condizioni contestuali, dell'ambiente di riferimento operativo immediato, della direzione .
Secondo i discussant, la distanza tra il dover essere e l'essere della direzione delle Risorse umane è elevata e vi giocano una parte fondamentale l'orientamento ad "eseguire le decisioni del vertice aziendale e delle altre funzioni di staff", la "competenza professionale", l' "autonomia decisionale" e la "dotazione strumentale" dei responsabili.
All'opposto ci sono i comportamenti del "Top Management", che non fa "conoscere gli obiettivi che... vuole raggiungere e i percorsi di ricerca necessari".
Altra annotazione è che esistono "aziende avanzate", che hanno direzioni delle Risorse umane, legate alla ricerca del vantaggio competitivo e altre in cui "il cambiamento, quando è avvenuto, si è manifestato in modo più carente, confuso e tardivo...Perfino l'andamento normativo" le ha trovate più conservatrici del dovuto.
Il primo giro di discussione si chiude così su una constatazione: è illusorio provare a portare a sintesi le diverse direzioni delle Risorse umane. Viaggiano con velocità differenti rispetto alle trasformazioni delle aziende e, pur riconoscendo loro l'attenuante dei comportamenti alto manageriali, molti responsabili sono in ritardo sulle esigenze di mercato e sociali, come dimostrano perfino certe libere scelte associative del settore.
Transizione dal lavoro al pensionamento nell'UE25
Ashgar Zaidi e Michael Fuchs sono direttore di ricerca e ricercatore dell'European Centre for Social Welfare Policy and Research di Vienna, un centro studi dell'ONU per l'Europa. Nel "Policy brief" di dicembre hanno pubblicato il saggio "Transition from work to retirement in EU25", che contiene i risultati di uno studio su età ufficiale di pensionamento ed età reale nei 25 Stati dell'UE, sui tassi di attività dei 50-64enni, distinti per gruppi anagrafici (50-54enni, 55-59enni e 60-64enni), sesso, titolo di studio e orari di lavoro, per individuare i fattori rilevanti di un allungamento dell'età pensionabile.

Elaborando i dati definitivi sull'occupazione dei 50-64enni dal 1998 al 2005 i due ricercatori hanno constatato forti differenze tra gli Stati membri nei tassi di attività reale, mediamente inferiori di cinque anni rispetto all'età di pensionamento ufficiale, con escursioni, che complessivamente vanno dal 73% della Svezia, dal 67% della Danimarca, dal 62% del Regno Unito e dal 60% della Finlandia e di Cipro, al 40% di Malta, al 41% dell'Italia, della Polonia e dell'Ungheria, al 42% della Slovenia e del Belgio.
La generosità dei sistemi pensionistici è ancora accentuata dalle differenze tra donne e uomini in attività nel 2005, che sono massime a Malta, con il 18% di tasso di occupazione delle prime e il 66% dei secondi e minime in Svezia, con il 70% delle prime e il 75% dei secondi.
Significativa la posizione italiana con un tasso del 27% per le donne e il 56% degli uomini.
Nel periodo 1998-2005 l'incremento del tasso di attività dei 50-64enni è stato quasi generalizzato, con aumenti più elevati in Germania, Finlandia e Ungheria e meno consistenti in Danimarca, Estonia, Regno Unito e Svezia, dove i tassi di questa occupazione erano già sostenuti.
La crescita dell'impiego femminile in questa fascia di età è avvenuta quasi ovunque. Gli incrementi maggiori sono stati registrati con il 18% dell'Ungheria e con il 13-15% del Belgio e dell'Irlanda.
Rilevante è stata anche la differenza del tasso di occupazione di quelli in possesso di educazione superiore nel Belgio, in Italia e nel Lussemburgo.
Nel 2005 l'orario di lavoro settimanale pieno (35 ore) è stato svolto dall'87% degli uomini tra i 50 e i 54 anni e dal 61% delle donne della stessa fascia di età. E' sceso di 2-3 punti percentuali per gli uomini tra i 55 e i 59 anni e ha toccato il 55% delle donne coetanee. Ha riguardato il 76% degli uomini tra i 60 e i 64 anni ancora in attività e il 44% delle donne.
Zaidi e Fuchs individuano quattro gruppi di fattori, che incoraggiano la permanenza in attività:
- fattori istituzionali, come limiti di età e penalizzazioni economiche,
- fattori individuali, come la salute e i carichi familiari,
- domanda di lavoro, legata a fattori come discriminazioni anagrafiche e costo del lavoro per scatti di anzianità,
- maggiore o minore possibilità di scelta individuale dell'età del pensionamento.
I ricercatori sembrano essere più favorevoli alla volontàrietà del ritiro dal lavoro, raggiunto un determinato livello di contribuzione, senza vincoli d'età, con garanzia di reddito sufficiente per il pensionato.
Opinioni senza fatti
I libri, gli articoli e gli interventi televisivi di Marco Travaglio sono apprezzati per l'impegno e la capacità critica, che dimostra nella raccolta dei fatti e per gli argomenti che affronta: quelli del malaffare e delle cronache politico - giudiziarie del nostro paese.
Travaglio è un giornalista e saggista scomodo, che persegue puntigliosamente l'obiettivo di praticare il "giornalismo di analisi", genere ancora più desueto di quello d'inchiesta, che riconosce in pochi professionisti della carta stampata italiana, Indro Montanelli in testa, con cui ha collaborato.
L'ultimo suo libro, appena pubblicato, "La scomparsa dei fatti", il Saggiatore, Milano, 2006, racconta lo stato dell'informazione in Italia, un'informazione programmaticamente svuotata di contenuti, che soffre di "intervistite" e "opinionite" e segue la regola di sostituire le notizie con il "ping -pong delle reazioni" delle diverse parti in causa.
"I giornali degli altri paesi dedicano spazi limitatissimi alle interviste", scrive Travaglio. "Il grosso delle interviste è rivolto a esperti qualificatissimi. In Italia invece i giornali sprecano spazi enormi per micropareri dei peones della politica". "Brevi cenni sull'universo. Anzi tutt'altro che brevi. Intanto gli spazi riservati alla cronaca, al notiziario e soprattutto all'analisi si restringono paurosamente".
"Invece gli opinionisti un tanto al chilo, che sdottoreggiano brillantemente su qualsiasi argomento con la stessa enciclopedica incompetenza, sono più disponibili, rapidi, prêt - à - porter. Tanto dei fatti e delle carte non hanno alcun bisogno. Vanno a spanne e fanno prima".
"Niente fatti, solo opinioni" è la conclusione. "Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto . Con i fatti no".
Travaglio dimostra la sua tesi della fine dei fatti, attribuendola alla diffusa, personalissima concezione del mestiere di giornalista, come collezionista di ospiti illustri, da non disturbare mai con domande o obiezioni, praticata innanzitutto dai conduttori televisivi.
Realizzata attraverso lo "sterminio della verità di Tangentopoli" e "la legge degli intoccabili", in cui sono stati cancellati i fatti e la loro memoria e mediante la sostituzione scientifica e sistematica dei fatti veri con quelli falsi, come nei casi dell'Irak, dell'epidemia aviaria, dei delitti di mafia, delle politiche di risanamento del debito pubblico e della "vittoria scippata" alle elezioni legislative del 21 aprile.
Travaglio commenta i molti episodi di disinformazione, passati in rassegna, con le parole esplicite, abituali di chi sa come stanno i fatti e li denuncia: "Le notizie con il preservativo", "Giornalismo transgenico" e "Giornalistopoli" sono alcuni campioni rappresentativi dei suoi titoli.
Il libro ha nella premessa un lungo elenco dei perchè i giornalisti nascondono i fatti e nella conclusione un invito a non alterare il significato delle parole, come succede spesso negli articoli di giornali, radio e televisione.
"Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto", può essere la sintesi, stampata in quarta di copertina.
Marta Maria Perez Bravo, "Proteccion" ,
fotografia 61x51cm, 2003.
Quarto aumento di valore per le assicurazioni europee
Il Dow Jones Stoxx Insurance, l'indice dei principali valori di Borsa del settore assicurativo, ha segnato a fine 2006 un guadagno del 17,18%, inferiore al 30% del 2005, ma superiore all'8% del 2004 e al 10% del 2003.
La grave crisi di quattro e cinque anni fa, che aveva visto l'indice retrocedere, rispettivamente, del 51% e del 30%, sembra completamente superata.
I risultati del 2006 sono stati ottenuti soprattutto nel secondo semestre, con una rimonta del primo, seguita alla pubblicazione delle prime semestrali, che hanno elminato la paura di un aumento dei tassi di interesse.
Il 2006 è stato inoltre l'anno del ritorno delle fusioni - acquisizioni nel settore, con i casi dell'Allianz su RAS, di Swiss Re su GE Insurance Solutions, di AXA su Winterthur, di Generali su Toro, di SCOR su Revios e di Aviva su AmerUS.
Gli utili netti aggregati dei bilanci 2006 delle assicurazioni europee dovrebbero raggiungere i 94 miliardi di euro. 33 miliardi deriverebbero da eccedenze di capitali, dopo il finanziamento della crescita interna per 23 miliardi e il pagamento dei dividendi per altri 38.
Le prime 20 assicurazioni europee
per capitalizzazione di Borsa nel 2006
|
Assicurazioni
|
2005
|
Paese
|
Capitalizzazione in miliardi di €
|
Evoluzione %
|
|
| 1 | Allianz |
2
|
Germania
|
67,57
|
+ 20,96%
|
| 2 | AXA |
1
|
Francia
|
65,87
|
+14,70%
|
| 3 | Generali |
3
|
Italia
|
43,17
|
+12,74
|
| 4 | Aviva |
6
|
Regno Unito
|
31,74
|
+16,60
|
| 5 | Munich Ré |
4
|
Germania
|
30,11
|
+14,02%
|
| 6 | Zurich Financial Services |
5
|
Svizzera
|
29,83
|
+17,14
|
| 7 | Prudential |
9
|
Regno Unito
|
25,88
|
+27,18
|
| 8 | Swiss Re |
8
|
Svizzera
|
24,21
|
+7,69%
|
| 9 | Aegon |
7
|
Paesi Bassi
|
23,86
|
+5,02%
|
| 10 | AGF |
10
|
Francia
|
22,76
|
+41,10%
|
| 11 | Legal & General |
12
|
Regno Unito
|
15,51
|
+29,10
|
| 12 | Old Mutual |
13
|
Regno Unito
|
14,56
|
+5,77%
|
| 13 | CNP Assurances |
14
|
Francia
|
11,89
|
+27,03%
|
| 14 | Sampo |
16
|
Finlandia
|
11,50
|
+33,77%
|
| 15 | Standard Life |
NC
|
Regno Unito
|
9,52
|
+29,13%
|
| 16 | Alleanza |
15
|
Italia
|
8,66
|
- 3,17%
|
| 17 | Friends Provident |
17
|
Regno Unito
|
6,95
|
+14,51%
|
| 18 | Royal&SunAlliance |
18
|
Regno Unito
|
6,76
|
+21,27%
|
| 19 | Resolution |
NC
|
Regno Unito
|
6,54
|
+13,20%
|
| 20 | Swiss Life |
20
|
Svizzera
|
6,42
|
+30,66%
|
Come mostra la tabella, tra le prime 10 compagnie solo Allianz, Prudential e AGF sono cresciute più del DJ Stoxx.
Mentre sei, Legal & General, CNP, Sampo, Standard Life, Royal&Sun e Swiss Life sono tra le seconde 10.
Più di 9 su 10 e-mail sono spam
Postini e MessageLabs sono due aziende, inglese l'una e americana l'altra, operanti nel settore degli antispam e degli antivirus. A dicembre hanno diffuso i loro rapporti di fine anno, tracciando un bilancio delle loro azioni di security online e formulando previsioni per il 2007.
Postini ha affermato che gli spam costituiscono ormai il 93% di tutte le e-mail inviate nel mondo, il 147% in più dell'anno precedente. In novembre i suoi sistemi ne hanno bloccati 22 miliardi. Il 60% di essi proverrebbe dagli "zombi", dei computer contaminati, controllati dagli spammer e usati come relais d'invio.
Gli spammer usano messaggi e immagini, associati a parole chiave, che fanno aggirare i filtri. Questo spiega la loro crescita media mensile del 73% tra gennaio e novembre 2006.
Il rapporto di Postini indica in 37 milioni i virus bloccati dai suoi sistemi in novembre, dopo un controllo dello 0,5% delle e-mail dei clienti. Le prime cinque origini sono state:
- warezov/stration/stration.gen, con poco meno di 12 milioni e mezzo fermati,
- netsky, con circa 5 milioni e 900 mila,
- mytob, con 2 milioni e mezzo,
- mime, con 2 milioni e 400 mila,
- mydoom, con 1 milione e mezzo scarsi.
Postini prevede un aumento del rischio di unzione nel 2007 per la globalizzazione e le attività criminali connesse, le attività di intercettazione e spionaggio governative, l'ampliamento delle iniziative di comunicazione individuale permesse da Web2.0.
Anche MessageLabs prevede per il 2007 un aumento dell'insicurezza delle comunicazioni in rete per effetto della convergenza computer - telefonia, un aumento del 300% dei siti zombi, una maggiore sofisticatezza tecnologica ed aggressività operativa della criminalità informatica, l'uso da parte di questa dei software liberi e dei Voip.
Perfino Chaos Computer Club, il gruppo tedesco degli hacker, il più numeroso al mondo, fondato nel 1984, ha denunciato le lacune di sicurezza dei nuovi prodotti, nell'incontro europeo dei 4.500 "esperti di decostruzione della tecnologia informatica", che si è tenuto a Berlino a fine dicembre. E altri intervenuti nel dibattito hanno mostrato, in modo più o meno teatrale, come le playstation e i videogame non certificati dal fabbricante possano contenere chip di controllo e alimentatori di virus.
Tutti mezzi impiegati per limitare la libertà di espressione in rete e l'accesso al software libero, secondo i relatori, riuniti per discutere del tema "In chi puoi avere fiducia?".
Attirare, gestire, valorizzare le risorse
Le piñata sono coloratissimi contenitori di cartapesta in forma di animale, che sono usate nelle feste popolari dell'America Latina per un gioco, che somiglia a quello italiano della pignatta. Vengono infatti riempite di caramelle e dolci e i giocatori, bendati, si sfidano a colpirle a bastonate per rivelarne il contenuto.
Con il gioco originario il videogame per Xbox 360 "Viva Piñata", sviluppato da Rare, ha in comune solo lo spunto di partenza. In realtà è un gestionale in cui il giocatore ha il compito di realizzare un giardino ideale per ospitare 60 specie di piñata di aspetti e caratteri differenti, di fare convivere animali, vegetariani, carnivori e predatori, di proteggere i più mansueti dagli attacchi di quelli feroci, di mantenere in vita il maggior numero di essi, di favorire il rinnovamento continuo di una vegetazione lussureggiante.
I giocatori costruiscono e controllano questo ambiente, utilizzando centinaia di elementi personalizzabili. Il loro ruolo è fondamentale e "Viva Piñata" consente di dare sfogo alla immaginazione con ampia libertà di scelta e di condotta.
Attività come seminare l'erba, piantare fiori o alberi, creare zone paludose determinano le specie di piñata, che saranno presenti nel girdino. A seconda dell'ambiente realizzato, questi animali fantastici possono essere attirati nell'eden decidere di rimanerci e costituirsi in comunità.
Comincia allora l'attività di gestione. Ad ogni piñata può essere attribuito un nome, riconosciuto un territorio, dati abbigliamento e strumenti su misura.
I giocatori possono decidere che la comunità stia entro i confini del territorio virtuale, che si avventuri nel mondo piñata dei propri amici attraverso Xbox Live o interagisca nel mondo reale.
L'ambiente del videogame può cambiare continuamente e i rapporti tra animali sono correlati alle loro interazioni e caratteristiche individuali.
"Viva Piñata" è un gioco bello anche solo da guardare. L'esperienza di gioco si può estendere all'infinito nei tre mondi virtuale, Xbox Live e reale. Facendo leva su una curatissima realizzazione grafica, che sfrutta in pieno tutta la potenza del 360, emoziona e coinvolge.