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Ottobre - 37 post
Competitività: 9- Più investimenti industriali in R&D nel 2005; 16 - Televisione personale online; 20 - Piccole aziende di successo; 30 - Caprotti e le Coop; Economia: 17 - Grandi imprese familiari; 30 - Aziende che valgono in Borsa più $100 miliardi; Fondamenti: 16 - Ceto medio; Formazione: 9 - Imparare lingua e cultura con un videogame; Gestione e sviluppo: 4 - Tattiche creative di business; 17 - Blog contenzioso/2; 19 -Buone pratiche per l'impiego dei lavoratori anziani; 31 - Stato del capitale umano in Europa; Occupazione: 4 - Imprenditorialità giovanile di successo; 10 - Fuga di cervelli dall'Europa; 12 - Orientamento professionale dei disoccupati; 19 - Lavoratori tra PMI e autoimpiego; 23 - Aziende che creano occupazione; 23 - Lienzo de Moke; 30 - Crescono nel mondo disoccupazione e povertà giovanile; Politica: 2 - Finanziaria di riequilibrio e sviluppo; 23 - Modello di investimento sociale europeo; 26 - Linee di gestione dei flussi migratori in Italia; 26- Chéri Samba; 30 - Amnesty International per la libertà d'informazione in Rete; 30 - Chéri Samba; Relazioni Industriali: 9 - Tutela dei danni da mobbing; Società: 2 - Sindrome della Grande Muraglia, 4 - Invecchiamento della popolazione europea; 5 - Indice di corruzione dei paesi esportatori; 5 - Giornalismo di cittadinanza attiva; 12 - Straricchi cinesi; 13 - Brett Ryder; 18 - Blog collabotativo gigante; 24 - Wikipedia: collaborazione e creatività mondiali; 25 - Libertà di stampa nel mondo; 26 - Effetti dell'etnia sull'integrazione degli immigrati; 27 - Genetica della divisione sociale tra le api.
Post più commentati
Fuga di cervelli dall'Europa; Caprotti e le Coop; Tutela dei danni da mobbing; Indice di corruzione dei paesi esportatori.
Stato del capitale umano in Europa
Capitale umano è un termine impiegato spesso a sproposito nella letteratura e nella pratica manageriale, ma ben chiaro agli economisti, che l'hanno coniato per indicare gli investimenti in conoscenza e formazione realizzati da un paese al fine di sviluppare l'innovazione e modernizzare l'economia.
Il Lisbon Council, un think tank internazionale con base a Bruxelles, che ha per obiettivi di definire e articolare strategie di sostegno alla competitività economica e al rinnovamento sociale dell'UE, ha pubblicato il "Policy brief, Innovation at work: the european human capital index" di Peer Ederer, che descrive un indicatore elaborato per identificare quattro aree del capitale umano e indica i percorsi attraverso i quali può contribuire al benessere degli Europei.
Il lavoro di Ederer è il risultato di una ricerca in 13 paesi dell'UE15, con esclusione della Grecia e del Lussemburgo, per carenze delle loro serie storiche di dati.
Le quattro aree possono essere distinte per modi di
- accumulazione, rilevando i costi di istruzione e formazione delle persone che lavorano e contabilizzando per livello di obsolescenza le competenze impiegate;
- utilizzo, misurando quanto dello stock di capitale umano di un paese è usato in rapporto a quello posseduto da tutta la popolazione;
- produttività, correlando al PIL il capitale umano utilizzato in un paese;
- prospettive occupazionali, stimando il numero degli occupati al 2030, tenuto conto della situazione economica attuale e delle tendenze demografiche e migratorie.
Investimenti in capitale umano dell'UE13

Va considerato inoltre che gli adulti, investono in capitale umano quando fanno il loro lavoro e che ogni nuova tecnologia, ogni nuovo mercato richiedono investimenti in competenze, per ottenere ritorni.
Anche questi altri tipi di capitale umano possono essere misurati in costi per opportunità.
Accumulazione e utilizzazione del capitale umano in UE13

Ederer dimostra che alcuni paesi sono andati incontro al disastro lasciando stagnare il loro capitale umano.
Indica che la competitività della Cina e dell'India potrà essere sostenuta se i lavoratori, i manager e i politici avranno le capacità di sviluppare valore aggiunto ai beni e ai servizi prodotti dall'Europa "in modo da generare ricchezza e da conservare il modello sociale guidato dai valori per le generazioni future".
Ritiene che la politica dovrà essere perciò focalizzata sugli investimenti in capacità e sulla realizzazione del potenziale di ogni cittadino.
Differenze di PIL pro capite 2001-2005
per accumulazione e sviluppo di capitale umano

Crescono nel mondo disoccupazione e povertà giovanili
Il numero dei giovani disoccupati è aumentato a livello mondiale nell'ultimo decennio. Erano 74 milioni nel 1995, sono diventati 85 milioni nel 2005, con una crescita del 14,8%. Più di 20 milioni hanno abbandonato la ricerca di un impiego. 309 milioni di quelli che lavorano, un quarto di tutta la gioventù, vivono sotto la soglia dei due dollari di reddito pro capite al giorno.
Se la popolazione dei 15-24enni è cresciuta in dieci anni del 13,2%, la loro occupazione non è aumentata che del 3,8%. Il risultato è stato che il 44% dei disoccupati del mondo sono giovani, mentre la loro incidenza sulla popolazione attiva è il 25%.
Il rapporto dell'ILO, l'International labour organisation dell'ONU, "Global employment trends for youth (2006)", pubblicato venerdì, ritiene che per dare la possibilità ai giovani di utilizzare in pieno il loro potenziale produttivo servano almeno 400 milioni di posti di lavoro migliori per qualità rispetto a quelli esistenti.
Il rapporto precisa anche che i giovani sono tre volte più a rischio degli adulti di rimanere disoccupati. Uno svantaggio oltremodo marcato nei paesi in sviluppo dove rappresentano una frazione più importante di manodopera in confronto a quella delle economie sviluppate.
Ci sono un deficit progressivo di offerte di lavoro decente e dei livelli alti di precarietà economica, che ipotecano l'avvenire della più grande risorsa del futuro del mondo.
La seconda edizione di "Global employment trends for youth", redatto da Sara Elder e Dorothea Schmidt, due economiste del lavoro, dell'ILO, ha voluto chiarire i perchè della disoccupazione giovanile crescente e della povertà di quelli che lavorano e proporre rimedi coerenti, praticabili.
Nell'edizione 2004 del rapporto l'ILO aveva stimato che dimezzando il tasso di disoccupazione giovanile e avvicinandolo a quello degli adulti, pur lasciando le differenze abituali del mercato del lavoro, si sarebbe avuto valore aggiunto al PIL mondiale tra il 4,4% e il 7,0% in più.
Invece, se proseguirà la tendenza che ha portato il tasso di occupazione dei giovani dal 58,9% al 54,7% nel periodo 1995-2005, è probabile che nel 2015 esso scenderà ancora, fino ad avere un giovane su due inserito attivamente sul mercato del lavoro.
Tasso di disoccupazione giovanile, per aree del mondo
(1995-2005)

Le economie sviluppate sono le sole a conoscere una diminuzione del tasso di disoccupazione al 13,1%, mentre si è posizionato tra il 18,1% e il 19,9% nell'Africa subsahariana, nell'Europa centrale e dell'Est (fuori dell'UE) e nei paesi dell'ex URSS ed ha toccato il 25,7% nel Medio Oriente e nel Nord Africa.
Le soluzioni indicate dalle due autrici del rapporto per capovolgere questa drammatica situazione consistono nell'incoraggiare i programmi nazionali finanziati con l'aiuto internazionale allo sviluppo, con la creazione di posti di lavoro qualificati, produttivi e motivanti, con il miglioramento continuo, con la formazione della capacità del lavoro dei giovani.
Aziende che valgono in Borsa più di $100 miliardi
Bloomberg ha pubblicato l'elenco 2006 delle aziende del mondo a più elevata capitalizzazione di Borsa.
Quest'anno le "giganti", che valgono più di $100 miliardi, sono 50: 27 americane, 6 appartengono al Regno Unito, 4 ciascuna ne hanno la Cina, la Francia e la Svizzera, 2 sono del Giappone, 1 è dell'Italia (l'ENI, 36ª nella classifica con $122 miliardi), della Russia e della Spagna.
Quella a maggiore capitalizzazione è la Exxon Mobil. La petrolifera americana vale $426 miliardi. La seconda è sempre americana, la conglomerata General Electric, con $367 miliardi.
Le più piccole sono l'azienda farmaceutica americana Merck, con $ 101 miliardi e quella del settore energetico, sempre americana, ConocoPhilips, con $ 102 miliardi.
Tra le top 50 ci sono 13 banche, 9 aziende dell'energia, 6 farmaceutiche e 5 dell'ICT.
Le prime 20 aziende per valore di Borsa (in miliardi di $)
| Azienda | Settore | Paese | Valore |
Azienda | Settore | Paese | Valore | ||
| 1 | Exxon | Energia | USA | 426 | 11 | Wal-Mart | Commercio | USA | 216 |
| 2 | General Electric |
Conglomerata | USA | 367 | 12 | Pfizer | Farmaceutico | USA | 202 |
| 3 | Microsoft | Hi Tech | USA | 279 | 13 | Procter& Gamble |
Beni di consumo |
USA | 201 |
| 4 | Gazprom | Energia | Russia | 258 | 14 | J & J | Beni di consumo |
USA | 199 |
| 5 | Citigroup | Banca | USA | 251 | 15 | Petrochina | Energia | Cina | 199 |
| 6 | Bank of America | Banca | USA | 244 | 16 | AIG | Assicurazione | USA | 176 |
| 7 | Shell | Energia | UK/NL | 228 | 17 | Altria | Beni di consumo |
USA | 171 |
| 8 | BP | Energia | UK | 226 | 18 | Total | Energia | Francia | 167 |
| 9 | HSBC | Banca | UK | 218 | 19 | Morgan | Banca | USA | 166 |
| 10 | Toyota | Auto | Giappone | 216 | 20 | Novartis | Farmaceutico | Svizzera | 166 |
Amnesty International per la libertà d'informazione in Rete
"Chat room monitorate. Blog eliminati. Siti Web bloccati. Motori di ricerca ridimensionati. Persone arrestate solo perchè hanno pubblicato e condiviso informazioni.
Internet è la nuova frontiera nella lotta per i diritti umani. Governi - con l'aiuto di alcune delle maggiori aziende ICT del mondo - hanno aggredito la libertà di espressione.
Amnesty International con il sostegno del quotidiano inglese 'The Observer' lancia una campagna per mostrare che online o offline la voce umana e i diritti non possono essere repressi".
Questo è il testo d'apertura dell'iniziativa presentata il 26 scorso contro i governi della Cina, del Vietnam, della Tunisia, dell'Iran, dell'Arabia Saudita e della Siria , che controllano a quali informazioni accedono i loro cittadini, che navigano in Rete, giungono ad incarcerarli per le loro opinioni critiche nei confronti dei governanti e ad abusare dei loro diritti.
La campagna è stata fatta prima dell'apertura dell 'IGF - Internet Governance Forum, che si svolge da oggi al 2 novembre ad Atene, con l'organizzazione dell'ONU, del World Summit on the Information Society, dell'International Telecommunication Union e del governo di Grecia, perchè Amnesty considera vitale che la voce degli internauti giunga all'incontro mondiale, che vuole ribadire i principi di
- "openess", per la libertà di espressione e circolazione delle idee e della conoscenza, come contributo allo sviluppo sociale ed economico;
- "security", per la fiducia e l'affidabilità mediante la collaborazione;
- "diversity", per preservare e valorizzare le diversità culturali, della lingua e dei contenuti locali;
- "access", per la rimozione delle barriere che impediscono l'accesso alla rete.
Chéri Samba, Je suis le même mais je ne suis plus le même,
2003, acrilico su tela.
Caprotti e le Coop
Un imprenditore, che forse sta per vendere la sua azienda e si preoccupa di tenere alla larga i più agguerriti pretendenti, in nome della competenza distintiva. Questi che reagiscono, appellandosi all'italianità come valore e alle precedenti acquisizioni da parte di imprese straniere "eterogenee", senza che gli espisodi abbiano sollevato obiezioni.
E' successo la scorsa settimana a botte di inserzioni a tutta pagina e di comunicati stampa sui principali quotidiani italiani tra il più geniale imprenditore della grande distribuzione alimentare e i dirigenti della principale catena del settore.
Bernardo Caprotti è da quasi 50 anni alla testa della Esselunga, un'azienda che ha fondato, espansa e migliorata continuamente negli assortimenti e nei formati, fino a farne una della maggiori presenze del nostro commercio al dettaglio.
Persona riservata, poco nota al grande pubblico, a 81 anni, dedica ancora molte ore della giornata alla conduzione della sua azienda, la migliore per il rapporto qualità-prezzo e alla costruzione degli assortimenti.
Esselunga, nata ispirandosi al modello americano di supermarket, ha trovato rapidamente una via originale al rapporto con i clienti e il mercato, che le hanno dato successo e imitazione anche dalle altre insegne.
Un'eredità difficile da ricevere per chiunque, aggravata dall'impressione di chi vorrebbe passare la mano che siano pochi i grandi del settore, capaci di continuare la valorizzazione quotidiana della sua impresa.
Le Coop poi gli fanno venire ancora in mente i consigli di amministrazione lottizzati, i vantaggi fiscali e di concessione delle licenze, le merci a buon mercato e il trade merchandising da consumi fondamentali del passato.
Caprotti ha volutamente ignorato che non è più tempo di Cooperativa del Popolo Lavoratore o de La Proletaria. Il testo che ha ispirato, ed è verosimile che lo abbia perfino redatto, dice che "il disegno di Coop di acquisire Esselunga, mascherato dietro una strumentale difesa dell'italianità è in realtà quello di eliminare il concorrente più temibile... Laddove la Esselunga non è presente con i suoi supermercati, Coop può praticare prezzi superiori a quelli di Esselunga". E' una sfida alla difesa del consumatore, che Coop dice di praticare e un osanna alle multinazionali della grandissima distribuzione, Wal Mart in testa con la sua qualità dell' "american way of life" e l' "every day low prices", con cui sembra sia stato in trattativa e Tesco, l'insegna più reattiva del mondo, con cui gira voce sia in rapporti.
Le Coop, del tutto dimentiche dell'internazionalismo delle origini e dell'economia comunitaria del presente, hanno risposto che "L'italianità non è una favola ma un valore che Coop coltiva", proprio un modo per convincere Caprotti che dalla loro parte non ci sono interlocutori all'altezza della sua creatura.
Solo Turiddo Campaini, lo storico presidente dell'Unicoop Firenze, che "parla solo se ha da dire", stando a "la Repubblica" di venerdì, ha risposto a Caprotti in maniera efficace, ricordando d'essere a capo dell'azienda concorrente della sua Esselunga da 40 anni e di averla portata progressivamente dall'insufficienza all'attuale parità competitiva.
Mentre le due direzioni aziendali della grande distribuzione italiana si sono parlate così sulla stampa, i Wal Mart supercenter, gli hipermarché Carrefour e i superstore Tesco hanno annunciato proprio la settimana scorsa nuovi record di aperture, a presidio dell'intera Cina e di bilanci, pari ai PIL di Norvegia e Finlandia insieme.
Genetica della divisione sociale tra le api
Il comportamento delle api attira da più di trenta anni l'interesse degli scienziati sociali alla ricerca di fondamenti biologici delle comunità. Zoosemiologi come Thomas Sebeok e sociobiologi come Edward Wilson hanno interpretato la danza delle api come segnale di comunicazione, della scoperta di polline e la loro convivenza in colonie, che raggiungono i 50 mila insetti e sono ordinate gerarchicamente, come risultato dell'evoluzione genetica.
Queste teorizzazioni si sono finora dimostrate poco fondate. Potrebbe essere invece una prova a loro favore l'articolo di the Honeybee Genoma Sequencing Consortium, pubblicato in "Nature", 443 del 26 ottobre, " Insights into social insects from the genome of the honeybee Apis mellifera".
Il consorzio è costituito da 91 centri di ricerca biologica, entomologica, medica, chimica, genetica, ecologica di tutto il mondo.
L'articolo riassume i risultati di uno studio, svolto nel 2004 e 2005 presso il Baylor College of Medicine di Houston (Texas, USA), che ha identificato 10.500 geni e ha completato la sequenza del genoma della drosofilla, della zanzara anofele e del baco da seta.
Le relazioni evolutive dell'Apis mellifera sono illustrate nella figura, con la sequenza genomica (in rosso) le forme assunte (in blu) e le differenziazioni nel tempo (in verde).

Fonte: The Honeybee Genome Sequencing Consotium.
L'Apis mellifera è originaria dell'Africa e si è diffusa in Europa e in Asia 10.000 anni fa. E' arrivata in America del Nord nel XVII° secolo. Si è differenziata dalla drosofilla e dalla zanzara, acquisendo più geni dell'odorato e meno del gusto.
La sua evoluzione è culminata in organizzazioni sociali divise tra api regine, che procreano e sterili operaie, che lavorano e ammassano il cibo, accudiscono i piccoli, costruiscono l'alveare e difendono le colonie.
La differenziazione delle regine dalle operaie potrebbe essere il frutto di una evoluzione biologica, che ha avuto conseguenze sociali.
L'organizzazione gerarchica delle colonie deriva dall'interdipendenza delle attività di operaie e fuchi con quella di riproduzione e cura della prole da parte delle regine e con l'impollinazione, indispensabile alla produzione di frutti.
L'articolo di "Nature" è molto documentato dal punto di vista genetico. Lascia però aperta la domanda: "E' l'organizzazione sociale, che è cambiata per l'evoluzione biologica o è cambiata questa perchè è cambiata quella?".
Effetti dell'etnia sull'integrazione degli immigrati
IZA, l'Istituto per lo studio del lavoro dell' Universitat Bonn, diffonde su "IZA Compact" di ottobre i risultati di una ricerca qualitativa, interdisciplinare, condotta per conto della Fondazione Volkswagen nell'ambito di un progetto su "Migrazione e integrazione".
Vi hanno partecipato studiosi dell'IZA, della Fondazione Volkswagen, di alcune università europee, americane e canadesi.
Obiettivi del progetto sono stati di capire meglio i costi e i benefici della diversità etnica e di formulare proposte per un'efficace politica di integrazione degli immigrati.
Per questi obiettivi sono stati prodotti strumenti di misura dell'etnicità e del "capitale etnico" e, come indicatori dell'efficacia degli sforzi di integrazione degli immigrati, è stato calcolato il peso della naturalizzazione, dei matrimoni interetnici e della loro imprenditorialità.
L'etnicità è stata misurata rilevando il punto di equilibrio tra l'impegno sociale e culturale verso il paese ospitante e quello dimostrato per il paese d'origine. Bilanciamento influenzato dall'età posseduta al momento dell'immigrazione, dalla religione professata e dall'istruzione ricevuta nel paese d'origine.
Il livello di identità degli immigrati è stato così differenziato in quattro tipi:
- assimilazione, caratterizzata da una forte identificazione con la cultura del paese ospitante e un ugualmente forte distacco dalla cultura e dalla società di appartenenza;
- integrazione, mostrata da un forte attaccamento alle origini e da un altrettanto forte coinvolgimento nel paese di immigrazione;
- separazione, indicata da un esclusivo impegno per il paese d'origine e da un debole coinvolgimento nella cultura e nella realtà del paese ospitante;
- emarginazione, connotata da un distacco dalla cultura dominante e da quella originaria.
La ricerca evidenzia che l'identità etnica influenza più probabilmente quegli immigrati che hanno lavori peggiori e in modo diverso gli uomini, che lavorano fuori casa, rispetto alle donne che stanno in casa.
L'acquisizione della cittadinanza, la naturalizzazione, è spinta dalle prospettive di lavoro e di reddito nei paesi del Nuovo Mondo (Canada e USA) e da altre motivazioni (di ricongiungimento familiare, richieste d'asilo, valori e ideali) nei paesi del Vecchio Continente (soprattutto Svezia e Paesi Bassi).
Ma la doppia cittadinanza aumenta la impiegabilità degli immigrati.
I matrimoni interetnici migliorano la competenza linguistica, l'affidabilità e l'impegno dei futuri sposi e fanno propendere per l'assimilazione.
Al contrario, dice la ricerca, i matrimoni tra appartenenti alla stessa etnia migliorano le interrelazioni tra capitale etnico e umano.
L'imprenditorialità e l'autoimpiego non hanno sugli immigrati più effetti di quelli conseguiti sulla popolazione nativa del paese. Solo che questa ha maggiori possibilità di impiego in azienda e ricorre meno alle attività che possono comportare un maggiore rischio di instabilità.

Chéri Samba, Mi piace il colore, 2003, acrilico su tela.
Linee di gestione dei flussi migratori in Italia
Gli immigrati regolari in Italia sono 3 milioni e 35 mila, quasi quanti gli emigrati italiani nel mondo (3 milioni e 150 mila). L'anno scorso erano 2 milioni e 800 mila.
Il nostro paese ha raggiunto ormai i livelli di immigrazione della Francia, del Regno Unito e della Spagna. E' ancora molto indietro rispetto alla Germania con i suoi 7 milioni e mezzo. Ma la tendenza alla crescita mostra di continuare.
Tra dieci anni la popolazione immigrata potrà costituire il 10% di quella nata in Italia e raggiungere i 6 milioni. E' un livello percentuale già superato da Prato, con il 12,6% e da Brescia , con il 10,2%, sfiorato da vicino da Roma, con il 9,5%, Pordenone, con il 9,4%, Reggio Emilia, con il 9,3%, Treviso, con l'8,9%, Milano e Firenze, con l'8,7%, Modena, con l'8,6%, Macerata e Trieste con l'8,1%.
Tra venti o trenta anni potrà essere raggiunta o superata l'incidenza del 16%, quella che caratterizza oggi il Canada, ma che è già della zona 1 di Roma.
Sono questi i dati sintetici del "XVI Dossier Immigrazione" della Caritas.
Il coordinatore, Franco Pittau, nella sua presentazione ha ricordato che l'Unione europea, con 24 milioni di immigrati all'inizio del 2005, oltre quelli che avevano già ottenuto la cittadinanza, è una delle aree del mondo a maggiore concentrazione di persone nate in altri paesi.
L'immigrazione assicura la manodopera aggiuntiva, necessaria a un sistema produttivo forte con un andamento demografico debole. Va collegata anche alla globalizzazione dell'economia e alla povertà di aree del mondo, i cui abitanti hanno un reddito pro capite, pari a un trentesimo o a un quarantesimo di quello dell'Europa e del Nord America.
Gli immigrati compensano l'invecchaiamento e il calo demografico progressivo dell'Europa. Sono mediamente più giovani e più prolifici.
In Italia, dove c'è il maggiore rischio di andamento demografico negativo della popolazione nativa, quella straniera si colloca per il 70% nella fascia d'età tra i 15 e i 44 anni, a fronte del 47,5% degli Italiani. Il numero medio di figli per donna immigrata è 2,4, il doppio di quello delle Italiane.
Per gestire l'immigrazione, continua Pittau, sembrano necessarie alcune linee di intervento, che favoriscano
- la coesistenza tra popoli e culture diverse, ponendo maggiore impegno nell'evitare i comportamenti discriminatori;
- la convivenza tra persone di fedi differenti, non solo di cristiani (1 milione e mezzo) e musulmani (1 milione), ma anche di altre religioni, garantendo i diritti e i doveri che in una società laica riguardano tutte le confessioni;
- la partecipazione dei cittadini stranieri, per il rispetto della dignità individuale e la presenza attiva nelle collettività d'accoglienza.
Occorre intervenire con urgenza per non trovarsi impreparati difronte a situazioni critiche, che possono diventare fonte di conflitto, come il disagio abitativo, la frequenza scolastica dei figli, il fine carriera lavorativa.
Attualmente quattro Regioni hanno dato luogo concretamente a politiche abitative.
Solo il Friuli-Venezia Giulia ha sancito con una legge la necessità della formazione interculturale e il diritto di partecipare ai concorsi pubblici nelle strutture delle Amministrazioni locali rivolte ai nuovi utenti.
La questione del "pensionamento" non è stata ancora affrontata. Il ritiro dal lavoro dovrà essere preparato, adottando nuove forme di tutela contro lo sfruttamento dell'economia sommersa.
Libertà di stampa nel mondo
Reporters sans frontières pubblica la quinta edizione annuale della "Classifica della libertà di stampa" in 168 paesi del mondo.
Il periodo della valutazione va dal 1°settembre 2005 al 31 dello stesso mese di quest'anno.
I criteri utilizzati sono 50. Molti riguardano l'integrità fisica e la libertà dei giornalisti, altri la libertà di accesso alle fonti d'informazione e la censura, altri ancora la regolamentazione della professione, il boicottaggio pubblicitario dei giornali, la violazione del segreto professionale, le minacce al pluralismo dell'informazione, gli obblighi, i vincoli e le responsabilità della diffusione online.
In base ai 50 criteri ogni paese ha ricevuto un punteggio. Più questo è elevato, più la libertà di stampa è limitata.
In testa alla classifica ci sono, come negli anni precedenti, quattro paesi dell'Europa del Nord (questa volta Finlandia, Irlanda, Islanda e Paesi Bassi). Sono quelli dove maggiore è la libertà di stampa. Il "trio infernale" della minore libertà di stampa è costituito da Corea del Nord, Turkmenistan ed Eritrea. Cuba, Birmania, Cina, Iran e Arabia Saudita sono a ridosso.
Gli USA sono al 53° posto. Erano al 44° l'anno scorso. Ma l'Amministrazione Bush ha provocato una "guerra contro il terrorismo, che ha significato violazione del segreto delle fonti d'informazione, minacce ai giornalisti, detenzione di giornalisti indipendenti e di blogger, eccessi di zelo della magistratura".
Il Giappone è 51°, indietro di 14 posti rispetto all'anno scorso, per restrizioni ai Kisha Club (i club della stampa), attentati e aggressioni ai giornalisti dai gruppuscoli nazionalistici di estrema destra.
Israele è al 135° posto e l'Autorità palestinese al 134°, perchè i comportamenti dei rispettivi governi minacciano gravemente la libertà di espressione nel Medio Oriente.
Qui il Libano è passato dal 56° posto della classifica 2005 al 107° attuale, per i vincoli creati dalla situazione di guerra.
Nei primi 15 posti della classifica ci sono 14 paesi dell'UE.
La Danimarca è scesa quest'anno dal primo posto al 19°, per gli episodi legati alle vignette di Maometto.
La Germania è passata al 23° posto dal 18° dell'anno scorso, per l'affare "Cicero" che ha visto perseguiti per "diffusione di informazioni riservate" i giornalisti di quel periodico.
L'Italia è risalita solo al 40° posto dal 42° precedente, per l'abuso di spazio concesso a Berlusconi durante la campagna elettorale.
La Spagna arretra di un posto, al 41°, per le limitazioni imposte da una nuova legge sulla diffusione di audiovisivi dal governo catalano.
I primi 10 e gli ultimi 10 paesi della classifica
| 1 | Finlandia |
0,50
|
159 | Nepal |
73,50
|
| 2 | Irlanda |
0,50
|
160 | Etiopia |
75,00
|
| 3 | Islanda |
0,50
|
161 | Arabia Saudita |
76,00
|
| 4 | Paesi Bassi |
0,50
|
162 | Iran |
90,88
|
| 5 | Cechia |
0,75
|
163 | Cina |
94,00
|
| 6 | Estonia |
2,00
|
164 | Birmania |
94,75
|
| 7 | Norvegia |
2,00
|
165 | Cuba |
95,00
|
| 8 | Slovacchia |
2,50
|
166 | Eritrea |
97,50
|
| 9 | Svizzera |
2,50
|
167 | Turkmenistan |
98,50
|
| 10 | Ungheria |
3,00
|
168 | Corea del Nord |
109,00
|
Wikipedia:collaborazione e creatività mondiali
Wikipedia, l'enciclopedia online costruita con i contributi spontanei di oltre 200 mila redattori, ha sei anni. E' uno dei trenta siti Web, che ha avuto più accessi nel mondo. Nel 2005 ha visto moltiplicare per sei il numero delle pagine visitate.
I suoi testi sono pubblicati attualmente in 110 lingue .
A dicembre l'autorevole rivista scientifica inglese "Nature" ha scritto che Wikipedia era "accurata e attendibile quanto l' Encyclopaedia Britannica". Ma in marzo questa ha attaccato con un dossier di venti pagine l'articolo di "Nature" perchè "le conclusioni tratte sono sgangherate, mancano di metodologia".
Ne è nata una polemica con la partecipazione di eminenti studiosi di tutto il mondo, che hanno invitato a diffidare dei contributi, il più delle volte anonimi, forniti da Wikipedia, con scarso livello di precisione e perfino a rischio di falsificazioni e diffamazioni.
Sicchè a settembre Larry Sanger, uno dei due cofondatori della enciclopedia, ha annunciato il progetto "Citizendium", un "fork progressivo" di Wikipedia, per fornire più accurate e corrette informazioni, firmate da autori qualificati, al fine di costruire un sistema di fiducia virtuale attraverso un elevato livello culturale.
Domenica scorsa, 15 ottobre, Jimmy Wales, l'altro cofondatore, si è rivolto direttamente alla comunità dei "Wikipediani" con lo scopo di raccogliere suggerimenti per ampliare i servizi (anche a pagamento offline), da offrire oltre all'abituale consultazione gratuita.
Ha posto da "Wikipedia-I/Dream a Little.." una domanda: "Pensa in grande. Immagina che ci sia un budget da $ 100 milioni per comprare i copyright che consentono di diffondere contenuti oggi vincolati. Su che cosa punteresti? Archivi fotografici, libri, emeroteche?".
La collaborazione e la creatività si sono scatenate.
C'è chi
- ha fatto un elenco delle priorità di acquisto dai governi, dalle Nazioni Unite, dagli editori e ha concluso: "Grandi sogni. Ma chi sa, possiede qualcosa per partire con un sogno";
- ha proposto di comprare i contenuti dell'edizione 1911 della Britannica, quelli dei libri di oltre 10 anni fa o i dati geografici per fare un atlante aggiornato di Wikipedia;
- ha indicato gli archivi di enciclopedie e giornali scientifici;
- ha suggerito di costituire un gruppo di pressione anticopyright.
Alle proposte serie e impegnate si sono affiancate quelle irrealistiche e stravaganti come
- fondare un paese dove non ci sia copyright o
- liberare Topolino e Paperino.
I suggerimenti continuano. Come succede nei Wiki di successo.
Modello di investimento sociale europeo
Il modello sociale europeo e i welfare nazionali devono essere riformati continuamente per passare da sistemi di sicurezza sociale a sistemi di "investimento sociale". Questo è rivolto all'educazione, alla ricerca e sviluppo, alla riforma del mercato del lavoro per realizzare la trasformazione morbida dell'economia, all'uguaglianza di genere e ai diritti dell'infanzia, ad un più alto livello di giustizia sociale.
Alla riforma del modello sociale europeo come sostegno della ripresa economica è dedicato l'ultimo libro di Anthony Giddens, professore emerito di sociologia politica e director della London School of economics and political science, "Europe in the global age", Polity, London, 2006. Il secondo libro che il teorico della "terza via" dedica all'Europa globale come Europa sociale.
Giddens ritiene che una riforma sia urgente e che si debba raggiungere un più efficace accordo tra gli Stati dell'UE per realizzarla, superando nazionalismi e protezionismi. Il cuore della divisione politica tra Germania e Italia, egli sostiene, sta nella riforma del mercato del lavoro, nell'assistenza ai disoccupati, nei servizi sanitari e nelle pensioni. Così come la mancata approvazione francese della Costituzione europea è motivata dai dubbi sul futuro del welfare.
Francia, Germania e Italia sono "società bloccate", mentre i paesi del Nord Europa, del Regno Unito, dell'Irlanda, dei Paesi Bassi e della Spagna sono pronti per realizzare un sistema di di investimento sociale che aumenti la flessibilità del lavoro e riduca la disoccupazione.
L'Europa potrà essere competitiva nel 21° secolo solo se saprà facilitare la costruzione della società della conoscenza in risposta all'eccezionale trasformazione che sta attraversando.
Essa si è ben posizionata, difronte al cambiamento potenziale che poteva esserle richiesto dall'ascesa economica dell'India e della Cina, con l'allargamento verso Est.
Potrà diventare un sistema competitivo, integrato, quando anche le economie con le peggiori performance avranno raggiunto le capacità di quelle che ottengono i migliori risultati, come il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Svezia e la Spagna.
Si tratterà di agire su
- alto livello di imposizione fiscale,
- allentamento delle barriere commerciali,
- riforma del mercato del lavoro,
- molta enfasi sull'educazione delle nuove generazioni,
- alto livello di giustizia sociale.
E' il modello della flessicurezza (iriospark) quello che Giddens sembra avere in mente e volere estendere a tutta l'Europa.
L'altro aspetto della riforma è il passaggio dell'UE, almeno nella politica comune del lavoro, dal federalismo a una sorta di intergovernamentalismo.
Nel libro il modello sociale europeo è solo abbozzato. Si presenta come il punto d'arrivo di una "utopia", che va agita giorno per giorno, realtà per realtà, con il consenso dei governi dei 25 Stati e delle popolazioni che rappresentano.
Potrà portare un simile orientamento ai risultati che Giddens preconizza?
Lienzo de Moke, Senza titolo, 2000, olio su tela.
Aziende che creano occupazione
Ci sono 43 aziende italiane nella "Europe's job creating companies" 2006 di Entrepreneurs for growth. Una classifica delle 500 imprese dell'UE, che nel periodo 2002-2005 hanno aumentato maggiormente i loro organici.
Ferretti, il gruppo di Forlì che fabbrica yacht, è 28°. Ha poco meno di 2.500 dipendenti e un incremento dell'occupazione in quattro anni del 122,3%. Il fatturato 2005 è stato di 635 milioni di euro. Tra il 2002 e il 2005 l'utile ha raggiunto il 90,7%.
Nella classifica subito dietro Ferretti c'è Nuova Pansac. L'azienda di Mantova, che produce film plastico è al 29° posto. Ha 2000 dipendenti e una crescita del 150,0% dei posti di lavoro. ll fatturato 2005 è stato di 310 milioni di euro, l'utile del quadriennio il 40,9%.
Nelle prime trenta posizioni ci sono, oltre le due italiane, otto aziende tedesche, cinque inglesi, quattro francesi, due irlandesi, due islandesi, due lituane, una austriaca, una olandese, una slovena, una spagnola e una svedese.
"Europe's 500 job creating companies" considera le aziende che nel 2002 avevano non meno di 50 addetti e non più di 5.000.
La prima della classifica è la francese Gameloft, che sviluppa software per la telefonia mobile. Ha attualmente 1.950 dipendenti, dopo una crescita quadriennale del 2.307,4% e un incremento dell'utile del 1.460,0%.
Seconda è l'islandese Avion, una finanziaria del settore trasporti. Ha 4.500 dipendenti, con un aumento del 569,6% e una maggiorazione dell'utile del 626,7% nei quattro anni considerati dalla classifica.
Terza è un'azienda francese l'Assystem, provider ICT. Ha 8.300 dipendenti, cresciuti del 275,6%, in parallelo a un aumento dell'utile del 282,9%.
Tra le prime 100 aziende della classifica ci sono le italiane Rangerplast (33ª), Cisalfa Sport (42ª), Bennet (49ª), SEA-Società europea autocaravan (52ª), Engineering-Ingegneria informatica (67ª), De Vizia Transfer (74ª), Brembo (90ª), Fastweb (99ª).
La maggioranza delle aziende italiane opera nel settore dei beni industriali, dei semilavorati e dell'ICT.
Le aziende della classifica di Entrepreneurs for growth hanno accresciuto i loro organici con una media di 99 nuovi posti di lavoro all'anno.
Piccole aziende di successo
Anchor Brewing è una piccola birreria di San Francisco, fondata nel 1896, con un'ottima reputazione di qualità artigianale per i suoi prodotti. Il suo attuale proprietario ha dovuto raccogliere con un'IPO il danaro necessario per aumentare la produzione e superare una crisi di capacità.
Citistorage è un'azienda discografica di Brooklyn passata da quasi 120 milioni di dollari in otto anni a più di 120 milioni in otto mesi, puntando su un nuovo settore di business.
Clif Bar di Berkley è diventata in poco tempo leader dei produttori di barrette
energetiche e di altri integratori alimentari.
Ecco è un'industria di Boise prima nel mercato dei sistemi di allarme e degli indicatori luminosi per veicoli commerciali, che pratica l'azionariato dei dipendenti.
Hammerhead Productions di Studio City è nota per la sua flessibilità operativa negli effetti speciali, prodotti con il computer per l'industria cinematografica.
Sono alcune delle 14 aziende descritte da Bo Burlingham in "Small giants: companies that choose to be great instead of big", Portfolio-Penguin, New York, 2006. Sono tutte imprese private controllate da una persona o da pochi individui legati tra loro.
Burlingham è da 21 anni il direttore del mensile americano Inc. Magazine e del quotidiano Inc.com, che presentano le informazioni diffuse come "Resource for entrepreneurs" e affrontano argomenti che possono interessare la gestione diretta di un capo azienda.
Inc. ogni anno pubblica la classifica delle 500 aziende private americane che hanno avuto il maggiore sviluppo.
L'idea del libro gli è venuta tre anni fa, mentre conduceva un'inchiesta sulle piccole aziende. Aveva allora incominciato a individuare il valore della reputazione e delle alleanze per fare leva sulla competenza distintiva e avere successo.
Aveva scoperto che c'erano piccole aziende, giganti per il solido posizionamento di mercato, che, pur essendo collocate talvolta in settori di nicchia, riuscivano a fare da traino per tutto l'area geografica di insediamento, come era accaduto a Zingerman's Community of business di Ann Arbor. I proprietari di questa azienda, rinomata per la qualità delle sue delicatessen, erano riusciti ad attirare e a facilitare la localizzazione nella loro area di altre sette industrie alimentari, collegate alla loro produzione.
L'inchiesta giornalistica di Burlingham si trasformò in un approfondito studio di casi, che considerava la strategia, le condizioni esterne, le caratteristiche interne delle piccole imprese e il comportamento dei capi azienda per spiegare i risultati ottenuti e valutarne le prospettive di ulteriore crescita. Diventò "Small giants".
Aderendo alla precettistica dei manuali americani di management, nel suo libro Burlingham sistematizza in "cinque imperativi" le regole di successo per gli imprenditori, ricavate dalla sua indagine:
- "Conosci te stesso e che cosa vuoi ottenere dagli affari", i capi delle aziende descritte decidono dove andare, dopo avere capito che cosa possono raggiungere e perchè;
- "Ama il tuo business", i leader hanno una grande passione per quello che le "piccole giganti" sanno fare meglio delle altre aziende;
- "Sii radicato nella tua comunità", le aziende analizzate sono modelli di cittadinanza e di relazioni nei due sensi con la comunità per essere aiutate a modellare il proprio business;
- "Coltiva le relazioni con i dipendenti, i clienti e i fornitori", i rapporti personali, le interazioni uno a uno, l'impegno reciproco hanno l'effetto di generare spirito di appartenenza e propositi comuni;
- "Sii prudente", i capi azienda sono obbligati legalmente e moralmente verso i loro investitori.
Il business è fatto non solo di componenti economiche, è uno stile di vita.
La parte migliore del libro, che ha ricevuto il "Financial Times and Goldman Sachs business book of the year 2006 award", è nella ricostruzione dei fattori di posizionamento delle piccole imprese, del comportamento dei capi azienda e dei rapporti con il mercato e la società.
Il rigore della ricostruzione delle storie aziendali e lo stile brillante di Burlingham fanno di "Small giants" un libro avvincente.
Buone pratiche per l'impiego dei lavoratori anziani
"Ageing and employment:identification of good practice to increase job opportunities and maintain older workers in employment" è una ricerca realizzata da un team internazionale e interdisciplinare di esperti di politiche del lavoro, diretto da Robert Lindley e Nicola Duell dell' University of Warwick (Regno Unito), per conto della Commissione europea.
Ha voluto mettere in luce le buone pratiche attuate da undici Stati membri dell'UE per aumentare l'impiego dei lavoratori anziani.
Si basa su 41 studi di caso effettuate in aziende private e pubbliche e nella pubblica amministrazione, completati da un'analisi dei punti di forza e di debolezza dei quadri istituzionali nazionali, delle iniziative delle parti sociali, delle ONG e dei decisori politici.
Le aziende studiate appartengono a più settori economici, hanno dimensioni diverse e sono state 20 (cinque ciascuna) per la Francia, la Germania, l'Italia e il Regno Unito, e 21 (tre ciascuna) per la Cechia, la Finlandia, la Lituania, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo e l'Ungheria.
Il contesto di riferimento aziendale di tutte è stato caratterizzato da ristrutturazione organizzativa, mercato in espansione e dinamiche di sviluppo, pericolo di perdita di competenze qualificate, penuria di manodopera e relazioni sindacali non antagonistiche.
A queste variabili si sono spesso aggiunte pressioni dei costi, esigenze dei clienti, bisogni di flessibilità produttiva, problemi di reclutamento e mantenimento di lavoratori qualificati, cambiamenti delle culture d'impresa.
Gli interventi aziendali di politica dell'anzianato hanno fatto leva principalmente su cambiamenti di
- organizzazione del lavoro,
- gestione della mobilità interna,
- percorsi di carriera,
- ridefinizione dei ruoli,
- reclutamento,
- modulazione degli orari di lavoro,
- formazione continua,
- medicina del lavoro,
- outplacement.
Tutti e undici gli Stati considerati dalla ricerca hanno realizzato riforme pensionistiche e azioni legislative contro la discriminazione per età.
A livello delle imprese sono rimasti però dubbi e difficoltà sui costi del lavoro per le persone anziane impiegate, anche quando le aziende hanno beneficiato dei loro più alti livelli di competenza ed esperienza. Sono stati pochi infatti i casi in cui tutte le persone qualificate disponibili hanno potuto essere adeguatamente impiegate.
E'' risultato opportuno perciò correlare capacità di lavoro (non impiegabilità) e remunerazione, equilibrando così il costo del lavoro alle esigenze lavorative, alle competenze individuali e alla divisione delle responsabilità nell'ambiente professionale.
Per questo bilanciamento sono state cruciali la formazione continua e il mentoring sul lavoro.
Anche la mobilità interna ha avuto efficacia secondo un ventaglio di forme diverse, legate ai bisogni di flessibilità della manodopera, all'adattamento dell'evoluzione tecnologica, allo sviluppo del know how individuale e collettivo e ai problemi di salute.
L'attenzione della gestione delle Risorse umane al profilo d'età è risultata particolarmente importante.
il comportamento delle parti sociali, specie delle rappresentanze dei lavoratori, rilevato dalla ricerca, è stato differente nelle varie situazioni. L'effetto positivo di sostegno alle politiche aziendali sull'anzianato è correlato alle possibilità d'intervento del sindacato.
Sono state importanti per le strategie di impiego dei lavoratori anziani anche l'integrazione tra il livello macro, istituzionale e quello aziendale, tra la strategia occupazionale del top management e i comportamenti gestionali, attuati a livello micro, nell'azienda.
Il rinnovamento del quadro legislativo, gli interventi manageriali, gli accordi negoziati con le parti sociali e la partecipazione individuale, congruenti, hanno dato i migliori risultati.
Lavoratori tra PMI e autoimpiego
Nell'UE 25 due terzi delle persone lavorano in piccole e medie imprese, sotto i 250 dipendenti, una su sei ha dovuto ricorrere all'autoimpiego. Lo dice l'ultima rilevazione Eurostat sull'occupazione 2005 nella NFBE (non financial business economy), "Key figures on european business 2006".
Il settore considerato è molto ampio. Esclude soltanto l'agricoltura, la pubblica amministrazione, i servizi non commerciali e, naturalmente, quelli finanziari.
Nel settore il 29,8% dell'occupazione è in microimprese, sotto i 10 addetti, il 20,8% in piccole aziende, con organici tra 11 e 49 persone, il 16,5% in medie imprese che hanno fino a 249 dipendenti, il 32,9% in grandi aziende da 250 lavoratori in su.
L'Italia ha il 47,1% degli occupati NFBE in microimprese e il 28,7% in autoimpiego.
E' la prima dell'UE per impieghi in aziende di queste dimensioni, seguita dalla Polonia (40,5%), dal Portogallo (39,7%) e dalla Spagna (38,6%).
E' la seconda per autoimpiego, dietro la Grecia (31,9%), davanti a Cipro (24,0%) e Portogallo (20,9%).
Le piccole aziende italiane hanno il 22,0% di occupati, le medie il 12,4%, le grandi il 18,5%.
Il rapporto Eurostat mostra anche che le grandi imprese hanno generato nel 2005 più valore aggiunto che occupazione, tutto il contrario delle piccole.
Infatti nell'UE le microimprese hanno avuto il 20,5% di valore aggiunto e le grandi il 42,7%. In Italia le prime hanno avuto il 31,7% di valore aggiunto, il massimo raggiunto nell'Unione, le seconde il 29,6%.
Le grandi aziende con il maggiore valore aggiunto si trovano in Slovacchia (58,3%), Polonia (51,7%), Regno Unito (49,4%), Ungheria (48,2%) e Germania (47,6%).
Blog collaborativo gigante
Il National Trust e la British Library hanno organizzato per oggi l'operazione "One day in history". Tutti i cittadini del Regno Unito sono invitati a raccontare sul sito omonimo, allestito per l'occasione, quello che hanno fatto nella giornata del 17 ottobre 2006.
Il termine per l'invio dei diari personali scade il 31.
Sono accettati resoconti scarni degli accadimenti giornalieri, descrizioni dei sentimenti e delle emozioni provate per tutto ciò che è successo, narrazioni letterarie dei fatti di cui ciascuno è stato protagonista.
La raccolta dei testi deve servire a una rappresentazione della vita quotidiana degli Inglesi.
Gli organizzatori si aspettano di ricevere almeno 100.000 contributi, che evidenzieranno l'importanza della storia nella vita quotidiana di ogni persona e motiveranno il coinvolgimento del grande pubblico nell'apprezzare il valore del passato per il presente e il futuro del paese.
Il successo dell'operazione, che ha avuto 6000 partecipanti al lancio, testimonia ancora una volta il tradizionale spirito comunitario, di servizio civile, dei cittadini del Regno Unito.
Grandi imprese familiari
La storia dell'impresa capitalistica riceve ancora una volta un contributo importante da David S. Landes. Dopo "Banchieri e pascià", sul mondo della finanza internazionale nel passaggio dalla banca d'affari, legata a garanzie commerciali e personali e a rapporti di fiducia, alle grandi società anonime e "A che servono i padroni?", sul ruolo organizzativo degli imprenditori negli sviluppi dell'industrializzazione in Occidente dal diciottesimo secolo, Landes approfondisce la storia di undici grandi famiglie del mondo degli affari in "Dynasties fortunes and misfortunes of the world's great family business", Viking, New York, 2006.
Le famiglie sono americane, europee e giapponesi. Hanno sviluppato mercati emergenti, si sono arricchite e hanno acquisito potenza nel mondo. Sono state al comando delle aziende per tre generazioni, direttamente o per mezzo di manager. Hanno nomi come Rotschild, Ford, Morgan, Peugeot, Agnelli, Guggenheim, Toyoda, e altri.
Per Landes il motivo principale che ha favorito la crescita delle imprese e la tenuta delle famiglie fondatrici è stata la coesione intorno a un solo obiettivo.
La seconda ragione della continuità dinastica è stata la capacità di innovare rispettando i valori d'impegno nel lavoro, di determinazione e perseveranza, che avevano ispirato la prima generazione imprenditoriale.
"Dynasties" compie un'ampia e documentatissima panoramica sui prodotti che hanno portato il successo e su quelli che hanno provocato la sconfitta, sulla reattività difronte agli uni e agli altri, dimostrata dai comportamenti e dalle configurazioni organizzative, sui rapporti tra imprenditori e manager.
Numerosi sono gli aneddoti sulla vita privata dei componenti queste famiglie. Da come maturò in William Ford la decisione di far fuori Lee Iacocca a quella di John Rockfeller di investire un milione di dollari nel 1915 (20 milioni di oggi) per comprare il meglio della collezione di porcellane orientali dei Morgan, dalla morte in un incidente automobilistico di Virginia Bourbon Del Monte, la vedova di Edoardo e la madre dei sette fratelli Agnelli, ai matrimoni tra consanguinei della famiglia Rotschild perchè "solo un Rotschild andava abbastanza bene per un Rotschild", al passaggio dei Peugeot e dei Toyoda dall'industria tessile a quella automobilistica per "impiegare meglio le loro energie in un settore con più ampie prospettive".
La tesi di Landes è che le aziende familiari sono "meno obsolete e incoerenti" di alcune manageriali. Forte della sua eccezionale competenza nella storia dell'economia, egli dà una nuova lettura delle dinastie imprenditoriali alla ribalta del successo negli ultimi due secoli e indicazioni sorprendenti per le loro governance in quello appena iniziato.
Una tesi forse frutto più di una visione generale dell'impresa capitalistica che delle realtà ricostruite nel libro ed espresse con una scrittura incisiva e affascinante.
Blog contenzioso/2
Primo risultato negativo per Stéphanie Gonier nella causa promossa dalla Nissan contro di lei per ingiurie e diffamazione (Blog contenzioso, iriospark).
Ieri il tribunal de grande istance di Parigi le ha riconosciuto il diritto di raccontare la sua vicenda in un diario personale online, purchè ciò avvenga nel rispetto della legge sulla stampa e delle norme che regolano i blog (www.congeparentalnissan.blogspot.com).
Gonier non si era limitata a dare in Rete una sua versione dell'allontanamento dall'incarico di addetta all'identità visiva aziendale, prima, e del suo licenziamento poi, al rientro dalla maternità.
In un suo blog aveva definito il direttore RU " bugiardo e manipolatore", l'azienda automobilistica di cui era stata dipendente "associazione di malfattori" e aveva pubblicato i nomi, gli indirizzi e i numeri di telefono di altri suoi ex capi e colleghi.
Il caso aveva avuto eco internazionale sui mass media tradizionali e su Internet si era attivata una catena di solidarietà.
I giudici l'hanno condannata a pagare il risarcimento simbolico di un euro alla Nissan e da 100 a 500 euro a ciascuno dei dipendenti coinvolti.
Si attende adesso l'esito dell'altro processo per licenziamento ingiustificato, avviato per iniziativa della lavoratrice.
Ceto medio
E' difficile dire che cosa accomuni la condizione economica e sociale di un notaio, di un piccolo imprenditore e di un quadro aziendale. Ma per la politique politicienne tutti e tre appartengono alle classi o ai ceti medi, al plurale, nel linguaggio di sinistra o alla classe media, al singolare, in quello di destra.
Se la parola classe suscita preoccupazioni di richiami marxisti, ecco pronto un ceto medio, motivo di orgoglio, che può compattare gli appartenenti più o meno immaginari contro la presa di una sinistra, ancora non mondata dal peccato originale del "favor proletarii".
"Classe media" non è una denominazione d'origine controllata. E' una espressione ambigua, che designa, in tempi e paesi differenti, dei gruppi concreti, palesemente diversi.
Non si tratta solo di un giusto mezzo tra l'élite del potere e le classi popolari, ma di una collocazione per ricchezza, omogeneità sociale e prospettive future, che oggi sembrano a rischio crescente. Scrive così il sociologo Louis Chauvel, professore all'IEP- Institut des sciences politiques di Parigi, studioso dei problemi della disuguaglianza e delle dinamiche generazionali, in "Les classes moyennes à la dérive", Seuil, Paris, 2006.
E continua: il dibattito contemporaneo, che si occupa della destabilizzazione delle classi medie è tanto più oscuro quanto più i gruppi sociali, che vi sono fatti rientrare, hanno confini imprecisi e contenuto fluttuante.
All'interno si possono individuare quattro frazioni: la classe media superiore e quella inferiore, la vecchia e la nuova. Sono frazioni legate ai livelli di reddito percepito e alle professioni esercitate.
Le loro dinamiche demografiche si sono profondamente modificate negli ultimi 30 anni.
Se negli anni '60 un caposquadra poteva aspettarsi di vedere raddoppiato il suo potere d'acquisto nei venti anni successivi e migliorata la posizione sociale dei figli, tra il 1997 e il 2002 gli stipendi hanno incominciato a ristagnare, la Borsa a infiammarsi, i prezzi degli immobili a volare in alto , i patrimoni familiari a riprendere valore con le disuguaglianze ereditarie.
L'avvenire è diventato scuro anche per i figli, più scolarizzati dei padri, e le preoccupazioni sono diventate quotidiane per gli appartenenti alla frazione bassa con vecchie professioni, che costituiscono la maggioranza delle classi medie.
"Viviamo in una società che ha situazioni di classe senza avere coscienza di classe. E' una società cha ha sempre meno appartenenti alle classi medie, in cui lo stipendio perde valore rispetto all'accumulazione. C'è un rischio di 'ripatrimonializzare' l'accesso alle classi medie e di far perdere peso al modello meritocratico", conclude Chauvel.
Televisione personale online
La corsa all'acquisizione di portali e sistemi di intelligenza collettiva consentiti da Web 2.0 non si ferma e la tendenza alla comunicazione "partecipata" online si manifesta con sempre maggiore forza.
Nascono in Rete opportunità di integrazione attiva delle persone, fondate sulla produzione di conoscenza e sulla costruzione di identità per mezzo di essa.
Sono nuove dinamiche sociali, generate per aggregazione spontanea e casuale, che danno vita a comunità di sapere e fare. Con queste deve interagire appropriatamente chiunque opera sul mercato della politica, del lavoro, delle informazioni, dei beni materiali. Per ciò Google, Yahoo! e il consorzio IAC hanno fatto investimenti.
E' un nuovo settore di business. Acquisendo delle aziende che costruiscono in Rete comunità di utenti attivi, quelle che comprano hanno lo scopo di possedere canali privilegiati di dialogo con esse, per metterli poi a disposizione degli operatori dei mercati che sapranno usarli.
"The Economist" ha paragonato le aziende comprate alle confortevoli poltrone della catena di caffè Starbucks. Trovarsi a proprio agio su quelle poltrone spinge le consumazioni dei clienti. E quale ambiente è più gradevole di un portale che si chiama "YouTube" (=tu televisione) e ha per programma "Broadcast yourself" (=fatti i tuoi programmi)? "Non c'è nè estetica nè agenda del giorno. E' l'antitelevisione. E' un clip sul nostro inconscio collettivo", ha detto Sam Anderson, il critico televisivo di "Slate".
Lunedì scorso Google ha comprato YouTube, ( Milioni di video in rete per dialogare, iriospark), pagando 1.650 milioni di dollari (1.300 milioni di euro) per un'azienda che ha appena 19 mesi di vita, ma che ha 20 milioni di utenti mensilmente ed è uno dei 15 siti più frequentati al mondo.
Su YouTube tutto è gratuito e tutto si può vedere. In un'intervista alla CBS Chad Hurley, uno dei tre fondatori del sito, ha spiegato che la regola di pubblicazione dei video postati è di "lasciare che gli utenti definiscano quello che per loro è intrattenimento e che possono mandarli direttamente in visione a chiunque voglia guardarli". In questo modo gli utenti sono diventati i produttori del sito.
La selezione della notizia è fatta dalla audience. E' un capovolgimento completo del processo di newsmaking realizzato dai mass media tradizionali. Il di più della "notizia "è dato dalle considerazioni positive e dalle integrazioni ma anche dalle polemiche, dagli attacchi, dalle crisi che scatena e sono registrati nei commenti degli "spettatori".
Una rivoluzione giornalistica su cui Google ha puntato l'1% della sua capitalizzazione di borsa, convinta che c'è qui un ampio spazio per un nuovo modo di fare pubblicità personale, certamente differente dalla "customizzazione di massa".
Con l'acquisizione già avvenuta dell'esclusiva di pubblicità su MySpace, il sito prediletto da 100 milioni di giovani, Google diventa la più grande azienda del business della "televisione personale" e scavalca Yahoo! e IAC, che l'avevano preceduta su quel terreno, comprando Flickr e Ask Jeeves.
Brett Ryder," Building foundations for a durable deal",
Financial Times, 13 ottobre 2006
Straricchi cinesi
Hurun, la società di Shangai controllata da Rupert Hoogewerf , che opera nel settore dell'informazione economico-finanziaria, ha diffuso la sua settima pubblicazione: la classifica dei cinesi più ricchi.
L' "Hurun report 2006 China rich list" è aperta da una donna, la 49enne Zhang Yin, una self made woman, che possiede il 72% di Nine Dragons Paper, un'azienda di imballaggi prodotti con carta riciclata.
Ha una fortuna personale di 3 miliardi e 400 milioni di dollari USA ed è una delle donne più ricche del mondo.

Il secondo della classifica è Huang Guangyu, con due miliardi e mezzo di dollari. Controlla una conglomerata, GoMe, dell'elettronica di consumo e dell'immobiliare.
I primi 15 straricchi cinesi non possiedono meno di un miliardo di dollari pro capite. Due tra i primi cinque sono diventati ricchi operando nel business delle produzioni eco-compatibili.
I nuovi entranti nella classifica sono 25.
35 sono le donne. Possiedono il 7% di tutte le ricchezze appartenenti ai 500 classificati.
Il più giovane dei ricconi è il 25enne Li Zhaohui, imprenditore dell'acciaio. Ha 500 milioni di dollari. Il più povero è Zhai Ming, che opera nelle ITC. Possiede "solo" 100 milioni.
Le ricchezze sono state acquisite per lo più rapidamente, in una decina di anni al massimo. Le più grandi da operatori immobiliari, arricchitisi per l'urbanizzazione spinta avvenuta in Cina. Ma dall'elenco emerge anche una tendenza a nuove fortune legate all'elettronica e alle più innovative attività industriali.
I primi 15 ricchi della classifica Hurun
|
Nome
|
Patrimonio in milioni $
|
Azienda
|
Settore
|
|
| 1 | Zhang Yin |
3.400
|
Nine Dragons Paper | Packaging |
| 2 | Huang Guangyu |
2.500
|
GoMe | Elettronica di consumo, Immobiliare |
| 3 | Zhu Mengyi |
2.100
|
Hopson Development | Immobiliare |
| 4 | Xu Rongmao |
2.000
|
Shimao | Immobiliare |
| 5 | Shi Zhengrong |
1.950
|
Suntech Power | Energia solare |
| 6 | Larry Rong Zhijian |
1.800
|
Citic Pacific Group | Acciaio,immobiliare,energia, aviazione |
| 7 | Chen Zhuolin & family |
1.700
|
Agile Property | Immobiliare |
| 8 | Zhong Shengjian |
1.400
|
Yanlord | Immobiliare |
| 9 | Zhang Li |
1.350
|
R&F Properties | Immobiliare |
| 10 | Xu Jiayin |
1.250
|
Hengda Group | Immobiliare |
| 11 | Gou Guangchang |
1.100
|
Fosun Group | Immobiliare, farmaceutico, acciaio, finanza |
| 12 | Lu Guanqiu |
1.100
|
Wanxiang Group | Componenti auto |
| 13 | William Ding Lei |
1.100
|
Netease | Portale Web, giochi online |
| 14 | Du Shuanghua |
1.000
|
Jinghua Steel Pipe, Rizhao Steel | Oleodotti, acciaio |
| 15 | Zong Qinghou |
1.000
|
Wahaha | Bevande, tessile |
Orientamento professionale dei disoccupati
Le pratiche di orientamento sono cambiate notevolmente dalla loro prima apparizione, negli anni '80 nel Regno Unito e negli anni '90 nel resto d'Europa, tanto da non rientrare più nella definizione tradizionale della "guidance": l'insieme dei dispositivi, delle prestazioni e dei processi di mediazione tra persone in cerca d'impiego e imprese, "che hanno per obiettivo di sostenere l'impiegabilità e la mobilità dei disoccupati e di facilitare le transizioni sui mercati del lavoro".
Mettendo a confronto le prestazioni ai disoccupati realizzate dalle strutture pubbliche di orientamento in cinque paesi dell'UE (Francia, Germania, Regno Unito, Slovenia e Spagna), si vede che esse riguardano attività di natura ed efficacia molto differenti.
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Paesi
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Organismi
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Fasce di beneficiari
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Prestazioni
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| Francia | Agenzie locali dell'Agence Nationale pour l'emploi |
Disoccupati | Profilazione, elaborazione del progetto professionale, informazione, accompagnamemto |
| Germania | Bundesagentur fur Arbeit(agenzia locale dell'Agenzia federale per l'impiego) |
Disoccupati di breve durata Persone a rischio di licenziamento |
Profilazione, informazione, consulenza, accompagnamento, inserzione Placement |
| Arbeitsgemeinschaften (agenzia municipale) | Disoccupati di lunga durata | Profilazione, informazione, consulenza, accompagnamento, inserzione | |
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| Spagna | Agenzie locali dipendenti dai servizi regionali | Disoccupati | Prima intervista sulla posizione retributiva, informazione |
Philippe Cuntigh, Coralie Perez e Elsa Personnaz sono tre esperti di politiche del lavoro, ricercatori del Centre d'études et recherches sur les qualifications, un organismo pubblico francese, che partecipano al team internazionale, che sta realizzando dal 2004 il progetto "Comparative and evaluative analysis of guidance and counselling services for out of work individuals and workers at risk in five European countries".
Su "Bref Cereq" descrivono i risultati della prima fase del progetto "Adult guidance Systems", un'analisi comparativa dei sistemi di orientamento professionale degli adulti, accompagnata da un'individuazione dei problemi da risolvere e da una ricognizione delle dimensioni istituzionali e politiche delle attività.
I tre ricercatori scrivono che le strutture pubbliche sono nei cinque paesi oggetto d'indagine "i principali fornitori delle prestazioni d'orientamento ai disoccupati", salvo che in Spagna e Francia, dove operano più come "prescrittori, che affidano una parte delle loro prestazioni ad altri operatori privati o pubblici".
I prestatori diretti di orientamento offrono una larga gamma di servizi, che vanno dall'informazione, alla consulenza personale, al testing psicologico, all'accompagnamento al lavoro. Nel Regno Unito e in Slovenia non si rivolgono solo a disoccupati, ma anche a occupati, che vogliono cambiare lavoro.
L'orientamento professionale rivolto ai disoccupati non è soltanto un aiuto, una risorsa, è anche un vincolo iscritto in una logica di attivazione, affinchè siano seguite le prescrizioni per la ricerca del lavoro e per il reinserimento professionale.
Occupa un posto centrale di un dispositivo di assistenza e di controllo individualizzato. Definisce l' "impiego conveniente" (suitable employment) e contrattualizza la coppia "protezione sociale-contropartite" che il disoccupato dovrà dare.
E' un diritto-dovere sanzionato se l'interessato non si dà da fare per ritornare al lavoro.
Nell'attuale situazione di flessibilità l'orientamento è un contributo che le autorità pubbliche dei cinque paesi analizzati danno alle persone per affrontare il rischio di periodi di disoccupazione.
Fuga di cervelli dall'Europa
Da una decina di anni una nuova terminologia più enfatica si è diffusa nel management delle risorse umane. Sostituisce quella dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato ed è tanto più eccessiva quanto è più lontana dalla realtà professionale, dalle competenze necessarie, dalle prospettive occupazionali.
Sicchè l'agenzia del lavoro intermittente e a bassa qualità non esita a presentarsi con "Tu hai il talento, noi abbiamo il lavoro", il direttore del personale della compagnia assicuratrice dichiara che intende assumere come produttori d'agenzia "Laureati con alto potenziale, che parlino almeno due lingue straniere" e il giornalista loda l'innovazione della "piccola imprenditoria individuale di servizi".
La lotta per trovare lavoro e conservarlo è asperrima tra alti potenziali, talenti e cervelli pronti a tutto, in un'orgia di flessibilità e carriere nomadi, a significati rovesciati, degni della formica rossa di "Alice in Wonderland".
C'è da stupirsi che l'Italia partecipi in prima fila alla fuga dei cervelli, che minaccia l'Europa?
Si parla naturalmente dell' emigrazione dei lavoratori altamente qualificati verso gli USA, il Canada e l'Australia, dove le aziende, lo Stato e i Centri di ricerca investono in R&D, i ricercatori sono riconosciuti e possono ottenere risultati (Più investimenti industriali per R&D nel 2005).
Alla fuga dei cervelli dall'Europa dei 15 e alla riduzione delle sue capacità d'innovazione e di adozione tecnologica è dedicato l'ultimo numero di "Regards Economiques", la pubblicazione degli economisti dell'Universitè Catholique de Louvain. Ospita un saggio di Frédéric Docquier, professore in questa università e di Abdeslam Marfourk, ricercatore a Bruxelles. I due fanno un bilancio sintetico della posizione europea negli scambi mondiali di manodopera qualificata e valutano le conseguenze della mobilità internazionale del suo capitale umano sullo sviluppo economico e sociale.
"Quando i lavoratori qualificati lasciano i loro paesi esportano non solo la loro produttività individuale, ma anche il know how degli enti in cui si sono formati. Bisogna aggiungere inoltre il costo che ha sopportato la collettività per la loro educazione".
Rifacendosi ad un loro studio fatto per conto della Banca Mondiale, Docquier e Marfourk hanno calcolato che nel 2000 l'UE15 ha perduto per emigrazione verso il resto del mondo 150 mila diplomati superiori, lo 0,1% della popolazione di età superiore ai 25 anni. Ha compensato tale perdita con l'immigrazione di persone qualificate provenienti dai paesi in sviluppo. Il saldo è stato prossimo allo zero. Ma gli USA hanno avuto un 5,4% di tale popolazione in più, il Canada il 10,7% e l'Australia l'11,3%. Inoltre gli immigrati in Europa sono stati poco selezionati.
Il saldo complessivo non è stato molto vantaggioso. L'UE15 nel 1999 ha prodotto il 15% in più di laureati e dottorati in materie tecnico-scientifiche degli Stati Uniti, ma il numero di ricercatori nelle stesse materie è stato il 5,36 per mille persone attive contro l'8,66 degli USA e il 9,72 del Giappone.
Nel 2003 l'americana National Science Foundation annotava che 161 mila laureati e 37mila 200 dottorati erano originari della Francia, della Germania, del Regno Unito e dell'Italia.
L' Office Immigration registrava che l'8% dell'immigrazione qualificata americana (29.760 lavoratori specializzati) era originaria dell'UE15, con un incremento rispetto al biennio precedente. 2031 provenivano dall'Italia.
I due economisti concludono che il rischio per la crescita dell'Europa è forte, se non si selezionano gli immigrati qualificati e non si rendono più attraenti le occasioni d'impiego per i cervelli locali.
Imparare lingua e cultura con un videogame
The tactical language training system (TLTS) è un programma di apprendimento per mezzo di un videogioco, sviluppato da W. Lewis Johnson, Hannes Vilhjalmsson e Prasan Samtani, tre ricercatori del Center for advanced research in technology for education dell'University of South California. Il programma è stato originariamente concepito per il personale militare e civile della spedizione americana in Irak.
Serviva a dare in 80 ore di applicazione una competenza linguistica e relazionale sufficiente per avere rapporti con la popolazione locale, partendo da nessuna conoscenza della lingua e dei costumi iracheni. E' stato per ciò inizialmente chiamato "Tactical Iraqi", per l'arabo levantino e l'arabo iracheno, poi è stato sviluppato "Tactical Pashto" per l'afgano.
L'apprendimento è centrato su un videogioco, che mette l'allievo in situazioni di "learning by doing". Egli deve apprendere progressivamente le espressioni da usare in arabo, ma anche i comportamenti e i gesti più opportuni e quelli che sono controindicati.
Ogni unità didattica è costituita da una parte di istruzione e da un'altra di sperimentazione per mezzo di un personaggio virtuale, presente nel gioco, a cui l'allievo affida la rappresentazione di se stesso.

TLTS ha un "contesto operativo della missione" in cui l'allievo può interagire come crede più opportuno con personaggi e situazioni differenti al fine di gestire in modo efficace le relazioni interpersonali. Linguaggio e comportamento devono essere congruenti.
Il programma registra e analizza i comportamenti di simulazione richiesti dalle dinamiche del contesto. Se le risposte sono soddisfacenti, l'allievo sale di livello, come in un qualsiasi videogioco e deve interagire con altri personaggi in situazioni più complesse.
E' quindi un programma ad interazioni multimodali, che fa leva sui principi della teoria dei giochi, che cambia continuamente l'interfaccia, sollecitando tattiche intelligenti e motivate e sanzionando o premiando i comportamenti efficaci nella situazione specifica.
TLTS è stato testato su un campione rappresentativo di oltre 1.000 giocatori, valutando i risultati di apprendimento ottenuti.
Alla fine di quest'anno il programma, finora riservato ai comandi e all'Accademia militare americana, sarà messo in vendita per impieghi aziendali e individuali.
Tutela dei danni da mobbing
Mario Meucci è un giuslavorista, specialista del mobbing, con un'esperienza da mobbizzato. Nel 2002 ha pubblicato un manuale organico sulla normativa, la giurisprudenza e la tutela del danno relative a questo fenomeno "Danni da mobbing e loro risarcibilità", Ediesse, Roma, che vede adesso una "seconda edizione completamente riveduta, aggiornata e ampliata".
Il libro definisce la fattispecie giuridica del mobbing e le sue componenti essenziali, a partire dagli studi pionieristici di Heinz Leymann sulla violenza psicologica sul lavoro. Distingue così i comportamenti praticati dai colleghi di lavoro, con atti, parole e gesti persecutori, che arrecano offesa alla dignità e all'integrità psico-fisica di una persona, fino a mettere in pericolo l'impiego e a degradare il clima aziendale, il "mobbing" in senso stretto, dal "bossing", strategia adottata dalle direzioni aziendali con il preciso scopo di indurre un dipendente alle dimissioni.
I più frequenti attori di questo assalto, isolamento e allontanamento dal lavoro sono il "mobber", il capo o un altro rappresentante della gerarchia, i "side mobber", i colleghi che partecipano all'aggressione intenzionale, sistematica e continuata nel tempo e, naturalmente, il "mobbizzato", la vittima delle vessazioni.
"Danni da mobbing e loro risarcibilità" si sviluppa attraverso cinque capitoli che affrontano le violenze e le persecuzioni sul posto di lavoro, il demansionamento e la forzata inattività, quale strategia di attuazione delle diverse fasi del mobbing e le correlate violazioni normative a tutela della professionalità, la risarcibilità dei danni, (biologico e psichico), le condizioni, il nesso di causalità e l'onere della prova, la nuova disciplina degli infortuni e delle malattie professionali, il trattamento contributivo e fiscale del risarcimento.
La parte espositiva è completata da una ricca Appendice con 118 sentenze sul demansionamento, sul merito del fenomeno e sulle responsabilità per danno da mobbing. Ci sono inoltre le leggi, gli accordi, le risoluzioni del Parlamento europeo, le intese e i patti negoziali, i disegni e i progetti di legge del Parlamento italiano, il testo della circolare INAIL sulla "costrittività organizzata" e l'elenco delle malattie a denuncia obbligatoria (D.M. 27.4.2004).
Un lavoro puntuale e di grande utilità professionale e sociale.
In Europa, sarebbero 12 milioni i lavoratori mobbizzati (l'8% del totale), in Italia tra 1,5 e 2 milioni. Da noi il fenomeno è più diffuso nella pubblica amministrazione che nel settore privato.
Più investimenti industriali per R&D nel 2005
La Commissione europea ha pubblicato il rapporto sugli investimenti fatti dalle aziende industriali per ricerca e sviluppo nel 2005 (The 2006 EU industrial R&D investment scoreboard).
Vi sono considerate e classificate in ordine di spesa le prime 1.000 imprese europee e altrettante non europee: un totale di circa 371 miliardi di euro investiti (+7% rispetto al 2004), costituito da 113 miliardi delle aziende del vecchio continente (+5,3%) e da 258 delle altre (+7,7%).
Gli investimenti che ne risultano sono correlati al giro d'affari, cresciuto del 7% per l'industria europea e del 10,4% per l'extra europea.
Il rapporto evidenzia che tra i singoli paesi gli USA hanno l'industria a più forte intensità tecnologica. Ne figurano ben diciotto nella classifica mondiale delle prime 50 aziende investitrici per R&D. Tre (Ford, Pfizer e General Motors) sono ai primi posti con una spesa di poco inferiore ai 19 miliardi di euro (5,10% di tutti gli investimenti delle 2.000 aziende del rapporto).
Anche il Giappone da solo è al secondo posto con dieci aziende industriali.
L'Europa ne ha diciannove (sei tedesche, quattro francesi, tre inglesi, due olandesi, una svizzera, una finlandese, una svedese e una italiana, la Finmeccanica 50ª).
Le prime 20 aziende investitrici
|
Azienda
|
Settore
|
Investimenti R&D 2005 (€ m)
|
|
| 1 | Ford, USA | Auto |
6781,92
|
| 2 | Pfizer, USA | Farmaceutica |
6308,88
|
| 3 | General Motors, USA | Auto |
5679,86
|
| 4 | DaimlerChrysler, Germania | Auto |
5649
|
| 5 | Microsoft, USA | Software |
5581,52
|
| 6 | Toyota, Giappone | Auto |
5423,93
|
| 7 | Johnson&Johnson, USA | Farmaceutica |
5350,94
|
| 8 | Siemens, Germania | Componenti elettrici |
5155
|
| 9 | Samsung, Corea del Sud | Elettronica |
4612,61
|
| 10 | GlaxoSmithKline, UK | Famaceutica |
4564,13
|
| 11 | IBM, USA | Computer |
4559,15
|
| 12 | Intel, USA | Semiconduttori |
4361,62
|
| 13 | Novartis, Svizzera | Farmaceutico |
4108,15
|
| 14 | Volkswagen, Germania | Auto |
4075
|
| 15 | Matsushita Electric, Giappone | Beni di consumo |
4056,61
|
| 16 | Sanofi-Aventis, Francia | Farmaceutica |
4044
|
| 17 | Nokia, Finlandia | Telecomunicazioni |
3978
|
| 18 | Sony, Giappone | Beni di consumo |
3819,68
|
| 19 | Roche, Svizzera | Farmaceutica |
3669,7
|
| 20 | Honda Motor, Giappone | Auto |
3359,7
|
Queste 20 aziende investono un quarto della spesa complessiva per R&D di tutte quelle considerate nel rapporto.
Le 10 aziende a maggiore crescita di investimenti
|
Azienda
|
Regione
|
Settore
|
Incremento %
|
| BAE System |
UE
|
Aerospaziale&Difesa
|
30,5
|
| Hyundai Motors |
Corea
|
Auto
|
21,9
|
| Johnson&Johnson |
USA
|
Farmaceutica
|
21,3
|
| Motorola |
USA
|
Hi tech
|
20,3
|
| Finmeccanica |
UE
|
Aerospaziale&Difesa
|
20,1
|
| Boeing |
USA
|
Aerospaziale&Difesa
|
17,4
|
| Ericsson |
UE
|
Hi tech
|
16,5
|
| Renault |
UE
|
Auto
|
15,5
|
| Novartis |
Svizzera
|
Farmaceutica
|
15,2
|
| Alcatel |
UE
|
Hi tech
|
15,1
|
I primi 15 settori per investimenti
|
|
Settore
|
Investimenti R&D 2005 (€ m)
|
|
1
|
Hi tech
|
70384,35
|
|
2
|
Farmaceutica
|
68264,45
|
|
3
|
Auto
|
64091,43
|
|
4
|
Elettronica&Elettrica
|
27366,32
|
|
5
|
Software&Computer
|
25289,61
|
|
6
|
Chimica
|
16930,35
|
|
7
|
Beni di consumo
|
15576,01
|
|
8
|
Aerospaziale&Difesa
|
14849,89
|
|
9
|
Ingegneria
|
9444,62
|
|
10
|
Altre attività industriali
|
9228,86
|
| 11 |
Salute
|
7012,81
|
| 12 |
Telecomunicazioni
|
6474,66
|
| 13 |
Petrolifero
|
4217,48
|
| 14 |
Prodotti per la casa
|
3836,58
|
| 15 |
Alimentari
|
3767,17
|
Giornalismo di cittadinanza attiva
Il giornalismo tradizionale, dell'informazione da uno a molti, appare ai destinatari sempre più costretto entro i limiti delle "lettere al direttore" e di qualche rara indicazione sull'account dei giornalisti. Emergono invece sempre nuove forme di comunicazione collettiva, in particolare in materia di cittadinanza attiva. Sono interazioni di molti a molti, in tempo reale e senza vincoli di spazio.
L'ultima novità, scrive Tina Kelley su "The New York Times" dell'altro ieri, è costituita dalle "Teardown map". La comunicazione di cittadinanza ha in questo caso per oggetto la segnalazione, sulla carta stradale dettagliata di un territorio, della demolizione di edifici vecchi per sostituirli con nuovi, in stile molto differente. E' una pratica di speculazione immobiliare, che negli Stati Uniti può essere denunciata, completando la mappa di una città con gli edifici sostituiti, sulla carta disponibile nelle edicole di giornali o su siti online.
Spesso chi segnala la nuova costruzione, che altera l'estetica del luogo, dà anche informazioni sulla data della sostituzione e sul vantaggio economico per lo speculatore.
A Montclair, una cittadina del New Jersey, c'è un sito che sostiene la comunicazione di cittadinanza sulla degradazione immobiliare, Baristanet.
Nel Connecticut, a Westport, altri cittadini hanno attivato un sito per questo tipo di segnalazioni, Westport Now.

Le mappe su carta integrate dai cittadini sono disponibili poi, di pari passo con l'aggiornamento, nelle edicole dei giornali.
Il National Trust for Historic Preservation ha finora potuto raccogliere dati sulle alterazioni edilizie di 75 città in tre Stati.
Indice di corruzione dei paesi esportatori
L'ONG Transparency International ha pubblicato ieri il "Bribe payers index 2006", la classifica dei 30 più grandi paesi esportatori, secondo la propensione delle loro aziende a pagare mazzette all'estero.
Il rapporto si basa sulle risposte di 11.232 dirigenti d'azienda di 125 paesi all' "Executive opinion survey 2006" del World Economic Forum. Le opinioni, anonime, sono state espresse lungo una scala da 1 ("le mazzette sono una pratica corrente") a 7 ("non ci sono mazzette").
Per calcolare il BPI le risposte del campione sono state convertite in un punteggio da 1 a 10, la cui media è servita come base della classifica.
La Svizzera, con 7,81 su 10 ha ottenuto il migliore punteggio tra i 30 paesi esportatori considerati ed è stata classificata al primo posto. L'India è 30ª con 4,62, il punteggio più basso.
Risultati del BPI 2006
| 1 | Svizzera | 7.81 | 16 | Portogallo | 6.47 |
| 2 | Svezia | 7.62 | 17 | Messico | 6.45 |
| 3 | Australia | 7.59 | 18 | Hong Kong | 6.01 |
| 4 | Austria | 7.50 | 19 | Israele | 6.01 |
| 5 | Canada | 7.46 | 20 | Italia | 5.94 |
| 6 | Regno Unito | 7.39 | 21 | Corea del Sud | 5.83 |
| 7 | Germania | 7.34 | 22 | Arabia Saudita | 5.75 |
| 8 | Paesi Bassi | 7.28 | 23 | Brasile | 5.65 |
| 9 | Belgio | 7.22 | 24 | Sudafrica | 5.61 |
| 10 | USA | 7.22 | 25 | Malesia | 5.59 |
| 11 | Giappone | 7.10 | 26 | Taiwan | 5.41 |
| 12 | Singapore | 6.78 | 27 | Turchia | 5.23 |
| 13 | Spagna | 6.63 | 28 | Russia | 5.16 |
| 14 | Emirati Arabi Uniti | 6.62 | 29 | Cina | 4.94 |
| 15 | Francia | 6.50 | 30 | India | 4.62 |
L'analisi dei dati per differenziazione delle risposte ha permesso di aggregare i paesi in quattro gruppi. Il gruppo 1 comprende quelli che hanno aziende meno inclini a versare mazzette. Il gruppo 4 le più propense.
Analisi della classificazione BPI
| Gruppo 1 | Svizzera, Svezia, Australia, Austria, Canada, Germania, Paesi Bassi, USA, Belgio, Giappone. |
| Gruppo 2 | Singapore, Spagna, Emirati Arabi Uniti, Francia, Portogallo, Messico. |
| Gruppo 3 | Israele, Hong Kong, Italia, Corea del Sud, Arabia Saudita, Brasile, Sudafrica, Malesia, |
| Gruppo 4 | Taiwan, Turchia, Russia, Cina, India. |
Secondo i ricercatori di Transparency le leggi nazionali contro la corruzione, votate dai 36 firmatari della convenzione OECD del 1999 sono poco applicate. Soltanto gli USA, il Canada, il Regno Unito, la Polonia e l'Ungheria chiedono ai loro lobbisti di dichiarare le relazioni, che intrattengono con i rappresentanti ufficiali degli organi di governo degli Stati.
Imprenditorialità giovanile di successo
In Francia il tasso di attività dei giovani 15-24enni è il 58% e la disoccupazione raggiunge il 22,8%. Una situazione grave, anche se migliore di quella italiana.
Due giovani di Saint Martin en Haut, un villaggio a 30 km da Lione, neodiplomati dell'école de commerce, si sono perciò inventati un lavoro, anzi un "telelavoro", la vendita di calze da uomo di alta gamma.
E' nata così Socksess.com, un'azienda dal nome "conviviale e positivo", che evoca le calze ma soprattutto esprime quel successo e quel piacere, mai associati al commercio dei 460 milioni di paia, vendute ogni anno in Francia.

Socksess.com ha per mission di controbilanciare la noia profonda, che sembra susciti l'acquisto delle calze Oltralpe.
La sede legale dell'azienda e il magazzino sono nella camera di uno dei due giovani, Bertrand, che vende e compra online lo stock necessario, così come fa l'altro, Thibault, dalla propria stanza, a Vitry sur Seine, un paese vicino a quello del primo.
I fornitori sono in Francia e in Italia. I clienti risiedono per lo più nei paesi europei francofoni, ma non solo.
Socksess.com è diventata attiva nel gennaio 2005. Il suo start-up è avvenuto per una business idea fortemente competitiva: rimediare allo spaiamento, che, dicono le ricerche di mercato, è la causa più frequente della fine delle calze da uomo, come la smagliatura di quelle da donne.
Bertrand e Thibault vendono solo calze nere, di produzione esclusiva, 100% doppio filo di scozia, a colonnine sottili, con tallone e punte rinforzate, con le cuciture alla punta del piede extrapiatte, grazie a un originale processo di fabbricazione. Di recente hanno aggiunto al loro assortimento calze in fibra di bambù.
I prezzi sono più bassi di quelli della grande distribuzione e ci sono sconti progressivi per quantità.
Le formule di vendita sono due: "One-Shot" per ordinativi occasionali, "Sockscription" con un abbonamento a spedizioni trimestrali o semestrali nelle quantità desiderate.
La consegna a domicilio è gratuita.
Non manca un blog "Feet-Back" per dialogare con i clienti su quello che succede quotidianamente a Bertrand e Thibault nella loro avventura imprenditoriale.
Di recente ai due si sono aggiunti altri collaboratori.
Invecchiamento della popolazione europea
L'UE ha 75 milioni di persone (il 17% della popolazione totale) con oltre 65 anni. Nel 2050 saranno 135 milioni (il 30%).
L'Italia e la Germania sono i paesi a più alta longevità (il 19% delle popolazioni). L'Irlanda e Cipro quelli a più bassa longevità (rispettivamente l'11% e il 12%).
I lavoratori europei sono 300 milioni. Quelli tra i 60 e i 64 anni ne costituiscono il 26,7%.
Per effetto dell'invecchiamento crescente il totale delle forze di lavoro diminuirà a 250 milioni nel 2050. Una riduzione che potrà diventare un freno alla crescita economica, portandola a solo l'1,25%, contro l'attuale 2,7%.
Sono questi i dati rilevati e le previsioni principali dell'ottavo bollettino Eurostat.
Il Consiglio di cooperazione economica, che raggruppa le maggiori aziende del Sud Europa, ha proposto perciò di "ricorrere in misura superiore a quella attuale all'immigrazione di lavoratori intracomunitari ed extracomunitari".
Percentuali di ultra 65enni nei paesi dell'UE
| Paesi | 1995 | 2005 | Proiezioni 2050 |
Paesi
|
1995
|
2005
|
Proiezioni 2050
|
|
Spagna
|
15%
|
17%
|
36%
|
Finlandia
|
14%
|
16%
|
27%
|
|
Italia
|
16%
|
19%
|
35%
|
Regno Unito
|
16%
|
16%
|
27%
|
|
Germania
|
15%
|
19%
|
32%
|
Estonia
|
13%
|
16%
|
26%
|
|
Grecia
|
15%
|
18%
|
32%
|
Irlanda
|
11%
|
11%
|
26%
|
|
Portogallo
|
15%
|
17%
|
32%
|
Cipro
|
11%
|
12%
|
26%
|
|
Cechia
|
13%
|
14%
|
31%
|
Lettonia
|
13%
|
17%
|
26%
|
|
Slovenia
|
12%
|
15%
|
31%
|
Malta
|
11%
|
13%
|
25%
|
|
Austria
|
15%
|
16%
|
30%
|
Danimarca
|
15%
|
15%
|
24%
|
|
Polonia
|
11%
|
13%
|
29%
|
Svezia
|
17%
|
17%
|
24%
|
|
Slovacchia
|
11%
|
12%
|
29%
|
Paesi Bassi
|
13%
|
14%
|
23%
|
|
Belgio
|
16%
|
17%
|
28%
|
Lussemburgo
|
14%
|
14%
|
22%
|
|
Ungheria
|
14%
|
16%
|
28%
|
UE25
|
15%
|
17%
|
30%
|
|
Francia
|
15%
|
16%
|
27%
|
UE15
|
15%
|
17%
|
30%
|
|
Lituania
|
12%
|
15%
|
27%
|
Tattiche creative di business
Un rapporto dalla prima linea del futuro mondo degli affari. Una raccolta di casi per pianificare il business del 21° secolo, una nuova strada per essere all'avanguardia, competere e avere successo. Questo libro è volto a dimostrare che il migliore percorso per essere competitivi è la competizione.
Esordiscono così William C. Taylor & Polly LaBarre nella presentazione del loro "Mavericks at work: why the most original minds in business win", William Morrow, New York, 2006.
I "Maverick" sono le 32 aziende che hanno operato sul mercato in maniera innovativa, scartando l'approccio tradizionale, quello dell'establishment del business, rappresentato dalla "Harvard Business Review". Mentre c'è una nuova generazione di top manager vincenti, che si riconoscono in "Fast Company", il periodico di cui Taylor &LaBarre sono cofondatori.
I due autori, che alla "e" commerciale tengono così tanto da esibirla sulla copertina del loro libro, hanno viaggiato in tutto il mondo per scoprire, capire e narrare i più eccitanti e innovativi business e leader, presenti in un'opera, costata 18 mesi di lavoro.
Nelle pagine di "Mavericks at work" si incontrano i capi di aziende diverse per dimensioni e settori, come Cirque du soleil, Commerce Bank, Pixar, Anthropologie, Southwest Airlines, Apple Computer, Procter&Gamble, IBM, Jones Soda , Edimburgh Fringe Festival.
Sono imprese unite dall'originalità di condotta, conoscenza di sè e passione, che anche se restano piccole o crescono rapidamente, diventano organizzazioni di culto o si trasformano flessibilmente, hanno come fondamento una visione imprenditoriale, che le libera dalla mediocrità e dall'autocompiacimento.
La forza di un "Maverick" sta nella strategia, nelle pratiche di mercato e nello stile di leadership dei capi. Su queste basi viene ripensato l'approccio competitivo, rinventata l'innovazione, ricollegati i clienti, ridisegnato il lavoro.
Il successo di queste aziende dimostra che, dicono Taylor & LaBarre, essere differenti fa la differenza, i valori condivisi spingono le vendite, vince l'impresa con i clienti più furbi, il carattere aziendale è la migliore credenziale, i grandi leader sono allievi insaziabili.
Sembra una formula troppo semplice. Eppure i due si professano "eccellentisti" e nipoti di Thomas J. Peters (sì proprio quello che insieme a Robert H. Waterman nel 1982 scrisse "In search of excellence" e nel 1985 con Nancy Austin fece il bis del primo bestseller con "A passion for excellence").
Il loro libro merita di essere letto. I 32 casi potrebbero portare il lettore a interpretazioni e a conclusioni diverse dalla ricetta proposta dai due autori. E poi nei casi c'è una ricca aneddotica, ben raccontata sui comportamenti decisionali e le relazioni gerarchiche nelle aziende americane: una miniera per un formatore d'aula.
Sindrome della Grande Muraglia
Non avrà la lunghezza, nè i tempi di costruzione e neppure il significato culturale dell'immensa barriera, edificata nel nord della Cina per difendersi dalle invasioni mongole, ma lo spirito dei senatori americani è lo stesso. Venerdì hanno approvato a grandissima maggioranza la realizzazione di un "muro" di 1.200 chilometri al confine con il Messico per frenare l'immigrazione illegale.
Ai mattoni verranno affiancate palizzate e inferriate. La barriera confinaria andrà dalla California al Nuovo Messico, al Texas.
Agenti della polizia di frontiera controlleranno il mare e la terra con l'aiuto di satelliti, aerei senza pilota e telecamere.
Il provvedimento ha sapore elettoralistico, in vista delle legislative del 7 novembre prossimo e viene dopo un anno di dibattito sui comportamenti più opportuni nei confronti dei quasi 12 milioni di immigrati senza documenti, presenti in questo grande paese.
I politici sono divisi tra i Repubblicani, più inclini a provvedimenti repressivi, timorosi delle reazioni dei residenti da tempo negli USA, e i Democratici (eccezione fatta, per alcuni, come Hillary Rodham Clinton), che in più occasioni hanno dimostrato l'inefficienza delle barriere fisiche d'accesso e conoscono le simpatie degli ispano-americani per altri modi di regolazione dei flussi migratori.
Il muro americano è uno dei tanti esempi recenti di autoclausura culturale ed economica, di pericolosa illusione di resistere alla libera circolazione delle persone, come per 2000 anni, dal VII - VI secolo a.C., tentò, per prima, la Cina e , da ultimo, ha fatto Israele con i Palestinesi.
Sono palliativi oltre tutto costosi. Basti pensare che la sola costruzione di questa barriera ha già richiesto uno stanziamento straordinario di 1.200 milioni di dollari (= 945 milioni di euro). (v. Controllo dell'immigrazione in Europa, Vantaggi della libera circolazione delle persone).
Finanziaria di riequilibrio e sviluppo
Della Finanziaria 2007 è già stato detto quasi tutto e il suo contrario.
Appena costituito il governo Prodi, i mass media portarono l'eco di chi prevedeva un ulteriore aggravio dei conti pubblici e una maggiore difficoltà di accordo tra i componenti della nuova maggioranza, più o meno orientati al "sociale", cioè al mantenimento delle specifiche basi elettorale. Poi, durante la gestazione, quando l'ansia per la nascita del nuovo DPEF faceva interpretare catastroficamente le discussioni, che accompagnavano il negoziato tra le componenti governative. E ora, che il documento è stato preparato e sta per essere presentato all'approvazione delle Camere.
In democrazia le critiche ai provvedimenti proposti da un governo sono essenziali e vanno accolte come il contributo benvenuto, aldilà della dialettica maggioranza-opposizione (il cosiddetto "teatrino"), al possibile miglioramento di un indirizzo di politica economica, così rilevante nella difficile situazione del nostro Paese.
Il teatrino della politica e delle parti sociali ha posizioni fin troppo scontate. Alla "macelleria sociale", all' "attacco al ceto medio", alla "Finanziaria ideologica", come si è espressa l'opposizione, va aggiunta la delusione di qualche imprenditore, non pago del "cuneo fiscale", della Confcommercio e la preoccupazione di qualche amministratore locale per i tagli alla spesa pubblica.
Ma va contrapposta l'approvazione delle Confederazioni Sindacali, che vi vedono un riequilibrio della giustizia fiscale e la tenuta della maggioranza.
Secondo il governo i 33,4 miliardi della manovra sono destinati per 14,8 miliardi al risanamento dei conti pubblici - la discesa al 2,8% nel rapporto deficit/PIL per rispettare i parametri di Maastricht e tenere fede agli impegni presi con la UE- e per 18,6 miliardi al rilancio dello sviluppo.
Dei 33,4 miliardi, circa 18 dovrebbero arrivare da un aumento della pressione fiscale, mentre circa 15 sono tagli, più o meno strutturali, alla spesa .
Le nuove aliquote fiscali sembrano favorire i ceti medio-bassi. L'IRPEF passa al 23% per i redditi di 15 mila euro, 27% fino a 28 mila, 38% fino a 50 mila, 42% fino a 75 mila, 43% oltre i 75 mila. Questa soglia raggruppa l'1,6% dei contribuenti, secondo i dati del ministero dell'Economia. Un altro 91% è sotto i 40 mila euro. Con il gioco delle detrazioni e dei benefici sono questi 36 milioni di italiani, che avranno il maggiore beneficio dalla riforma.
A Milano Prodi ha parlato di una "Finanziaria nell'interesse dei più deboli", di riequilibrio delle "differenze sociali troppo grandi, che sono aumentate negli ultimi anni e che hanno creato una società frammentata".
Se il programma di lotta all'evasione fiscale, annunciato dal viceministro dell'Economia, sarà attuato, la svolta di politica fiscale potrà correggere il deficit ed essere davvero di sostegno allo sviluppo.