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Settembre - 33 post
Competitività: 15 - Risk intelligence; Economia: 4 - Crescita accelerata del PIL nella zona euro; 6 - Ingiustificati gli altissimi guadagni dei capi azienda; 7 - Fare business nel mondo; 22 - Rischio paesi 2006; 26 - Classifica della competitività mondiale; 26 - Disegno di Frédéric Rébéna; Fondamenti: 12 - Effetti paradossali della pressione sui comportamenti; 13 - "Il lavoro inciso"; 25 - Strumenti dell'autoritarismo; Formazione:12 - Classifica Financial Times 2006 MBA europei; 20 - Imparare ad innovare; Gestione e sviluppo: 4 - Ritorno al lavoro; 4 - Falso precedente di mismanagement; 4 - "Identità"; 5 - Politica del personale e competitività aziendale; 11 - Qualità delle condizioni di lavoro; 13 - Blog contenzioso; 20 - Giornalismo di servizio su lavoro e formazione; Politica: 18 - Vantaggi della libera circolazione delle persone; 25 - Controllo dell'immigrazione in Europa; Relazioni industriali: 21 - Migliorare la "flessicurezza" dei lavoratori; 28 - Lavoro insopportabile; 28 - Performance aziendali e flessicurezza; Società: 5 - Millionaire Fair; 12 - Giornalismo partecipativo; 12 - Nel 2050 saremo più di 9 miliardi sulla Terra; 15 - Investimento socialmente responsabile; 21 - "Fallen Angel"; 25 - Profili di grandi ricchi; 29 - Blog spaziale; Tecnologia: 19 - Ornithofuga; 27 - Usi familiari delle nuove tecnologie.
Post più commentati
Giornalismo di servizio su lavoro e formazione; Falso precedente di mismanagement; Giornalismo partecipativo, Blog contenzioso; Migliorare la "flessicurezza"dei lavoratori; Vantaggi della libera circolazione delle persone.
Blog spaziale
Lunedì 18 settembre è partita dal cosmodromo di Baikonur nel Kazakistan la navicella Soyuz TMA-9 diretta all' ISS, la Stazione spaziale internazionale.

A bordo con l'equipaggio russo-americano c'era anche l'ingegnere Anousheh Ansari, cittadina americana di origine iraniana, che doveva compiere alcuni esperimenti per conto dell'ESA, l'Agenzia spaziale europea e testare del materiale tecnologico, prodotto dalla Prodea Systems, azienda attiva nel settore del digital home and multimedia management, di cui la sua famiglia è proprietaria.
La missione è stata sponsorizzata proprio da questa azienda e Anousheh ha pagato 20 milioni di dollari per un soggiorno orbitale di 10 giorni, che si conclude oggi.
Per tutto il periodo del suo viaggio nello spazio Anousheh ha scritto una media di 5 post al giorno sul suo blog (spaceblog.xprize), che aveva iniziato due mesi prima della partenza.
Agli "amici del mondo" ha parlato dello svolgimento del suo progetto, del panorama celeste, delle reazioni fisiche e delle emozioni provate, della risoluzione dei tanti piccoli problemi della vita in un piccolo ambiente, in assenza di gravità (dal muoversi all'igiene personale). Il blog della prima donna "turista spaziale", come l'hanno chiamata i mass media, è stato preso d'assalto. Qualche post ha superato i 100 commenti.
Il viaggio ha avuto una vasta eco e ha suscitato entusiasmo particolare nelle donne e nei giovani del Medio Oriente.
Il ritorno d'immagine per la Prodea Systems è stato elevatissimo.
Performance aziendali e flessicurezza
Generalmente la sicurezza dei lavoratori è considerata in termini di giustizia sociale e una visione tradizionale del mercato del lavoro ritiene che ogni sua realizzazione in qualsiasi forma sia, dovunque e sempre, sfavorevole al dinamismo dell'occupazione. Invece la reattività agli choc macroeconomici, alla globalizzazione e al combiamento tecnologico può essere compatibile con alcune forme di sicurezza dei lavoratori anche nei paesi in via di sviluppo.
Un minimo di sicurezza si dimostra necessaria per contribuire all'efficienza delle aziende e delle economie nazionali.
Le sue configurazioni devono tenere conto della specificità dei rapporti di lavoro, dell'economia, dei valori e delle scelte politiche di ogni paese.
Robert Boyer confronta la situazione nei paesi dell'OECD, illustra una metodologia di diagnosi e fornisce indicazioni utili a correlare performance aziendali e flessicurezza in "Employment and decent work in the era of flexisecurity", PSE - Working paper, n° 2006-21.
L'autore apre il suo studio mappando i rapporti delle diverse dimensioni del lavoro decente con la maggiore efficienza dinamica dell'ambiente macroeconomico.
Riprendendo l'obiettivo fissato già dal 1999 nella Conferenza internazionale del Lavoro, "misura" il lavoro decente con gli indicatori della sicurezza del reddito, della rappresentanza dei lavoratori, della conciliazione tra lavoro e tempi di vita, della competenza lavorativa e del mercato del lavoro e li correla agli effetti sull'innovazione e sul cambiamento tecnologico, sull'incremento dello sviluppo economico, sulle dinamiche occupazionali e sulle opportunità di lavoro.
Ne ricava l'inadeguatezza della visione tradizionale del mercato del lavoro. Ci sono alcune forme di sicurezza dei lavoratori, che migliorano le performance aziendali in situazione dinamica di mercato del lavoro, mentre la "flessibilità - flessibilità" è efficace in un mercato statico, in cui i lavoratori possono uscire da un'azienda o passare da un settore produttivo all'altro.
I costi delle uscite e dei passaggi riducono un'adeguata distribuzione degli incrementi della produttività e della differenziazione produttiva. Gravano sul Welfare pubblico.
Le analisi dell'OECD sui paesi associati confermano l'interdipendenza tra insicurezza del lavoro e scarsi investimenti in politiche attive dell'impiego.
Il sentiero della sicurezza dei lavoratori ha bisogno di condizioni del lavoro decente secondo configurazioni adeguate alla specializzazione economica, ai valori sociali e alle scelte politiche dei differenti paesi.
Lavoro insopportabile
"Le travail intenable. Résister collectivement à l'intensification du travail" a cura di Laurence Théry, La Découverte, Parigi, 2006, è un libro importante per le relazioni industriali europee. Per molte ragioni.
Parla di trasformazioni del lavoro dipendente e analizza i vincoli della cattiva organizzazione, che obbligano i lavoratori a fare fronte a una pluralità di pressioni contraddittorie.
Considera gli effetti negativi dell'intensificazione del lavoro sulla salute delle persone. " Una negazione dell'idea stessa del lavoro, di quello che può significare il lavoro ben fatto. E' fare sempre peggio per produrre qualcosa di cui si è sempre meno fieri. E di cui, in qualche caso, si ha francamente vergogna", come scrive la curatrice, responsabile del settore Salute della CFDT - Confédération française democratique du travail.
Vuole contrastare la "manipolazione della soggettività" messa in atto dalla gerarchia, aiutando a capire, perchè "è già un non lasciare fare più".
"Le travaile intenable" è un libro collettivo, frutto di una ricerca - intervento durata 18 mesi, svolta da 60 militanti sindacali appartenenti a una ventina di comparti aziendali. Le informazioni raccolte sono state poi elaborate e interpretate da un team di cinque ergonomi, un sociologo e un medico del lavoro, provenienti dalle Università di Bordeaux, di Lione e di Lilla.
Riunisce una serie di microstorie di lavoratori, che mostrano come "l'intensificazione del lavoro non è unicamente lavorare di più o fare un lavoro ripetitivo. Ma accumulare vincoli differenti: temporali con scadenze insostenibili. Vincoli di qualità, con obiettivi irrealistici, tenuto conto delle scadenze. Vincoli legati alle esigenze dei clienti, che non esitano a chiedere varianti sempre differenti dei prodotti o ancora vincoli del controllo, dell'autocontrollo, della valutazione, di cui i dipendenti non conoscono più i criteri".
Il lavoro reale oscilla tra prescrittività procedurale e richieste d'innovazione e creatività, con autonomia completa. I lavoratori devono sottostare a un cumulo di vincoli che impediscono loro di sperimentare come reagire ai numerosi imprevisti.
"Tutto questo genera una diminuzione dell'autostima e correlata ad altri fattori (come la concorrenza fra colleghi) crea un isolamento e una solitudine che rompono le comunità di lavoro". E' il "ciascuno fa come può". Nascono stress e tensioni relazionali. Ciò che permette ai manager di trattare il problema in termini di fragilità personale dei lavoratori.
Storie di vita, organizzazione e gestione aziendale, di rituali (come gli episodi gustosi delle pratiche di "qualità" o dei rapporti con i consulenti, che propongono gli stessi schemi organizzativi e gli stessi metodi di lavoro a tutte le imprese) e di rimedi personali agli stress e alle tensioni.
Per resistere collettivamente all'intensificazione del lavoro Laurence Théry propone un rafforzamento delle rappresentanze sindacali e nuove forme di intervento a favore dei lavoratori.
"Le travail intenable" è un libro dichiaratamente di parte, che va apprezzato per l'efficacia della diagnosi collettiva e per lo sforzo d'innovazione sul terreno dei diritti sindacali.
Usi familiari delle nuove tecnologie
"It's a family affair: the media evolution of global families in a digital age" è una ricerca di mercato condotta da Yahoo! e OMD in 16 paesi dell'Asia, dell'Europa, dell'Australia e delle Americhe su un campione di 4.783 persone di più di 18 anni.
L'indagine è stata realizzata in due fasi: una qualitativa, svolta con metodo etnografico e una quantitativa, di survey online. Questa ha interessato anche l'Italia.
Rivela che la tecnologia dell'informazione e i media sono essenziali per i più importanti momenti della vita familiare.
Il loro impiego contemporaneo per più attività domestiche dei componenti della famiglia raggiunge negli USA una media di 43 ore giornaliere.
Gli usi familiari indicano un forte recupero dei valori tradizionali. Il supporto tecnologico è essenziale per la gestione del tempo, lo svolgimento delle occupazioni, i contatti con i più stretti congiunti e per sorvegliare i figli.
La tecnologia ha aumentato incredibilmente la capacità di comunicare delle famiglie e i giovani non riescono più ad immaginare una vita senza di essa. Il 55% dei 18-34enni afferma che altrimenti non potrebbe conservare le relazioni con gli amici e i parenti.
Le famiglie impiegano media e tecnologia dell'informazione per scopi diversi. Internet è fonte di conoscenze su viaggi, lavori, finanza e automobili. La televisione serve per le notizie e l'intrattenimento. La tecnologia è stata integrata nella routine quotidiana.
La ricerca mostra che anche nei paesi in sviluppo le famiglie dispongono di tecnologia e media come negli USA. C'è differenza nei supporti: i Nordamericani usano di più la telefonia mobile, i Sudamericani hanno adottato largamente i DVR, in Asia prevale l'MP3, in Cina è molto diffuso il video online.
L'uso contemporaneo di media e tecnologia è combinato in modi molto diiversi.
Negli USA il 60% delle persone del campione legge un periodico o un quotidiano mentre ascolta la radio e il 59% mentre guarda la TV o usa il telefonino o l'MP3. Non mancano attività svolte insieme alla famiglia: Il 70% guarda in compagnia la TV, il 50% i DVD e il 20% naviga perfino su Internet.
La ricerca aveva lo scopo di individuare canali per comunicare direttamente con i clienti potenziali. Ma i suoi risultati hanno deluso probabilmente chi aveva sperato d' individuare facili scorciatoie di mercato. Hanno mostrato invece che la customizzazione di massa ha bisogno di maggiore cura a mano a mano che cresce l' addomesticamento della tecnologia dell' informazione.
Disegno di Frédéric Rébéna, Le Monde, 24-25 settembre 2006
Classifica della competitività mondiale
Il World Economic Forum di Davos ha pubblicato l'abituale "Global competitiveness report 2006 - 2007", che misura la competitività delle economie di 125 paesi (dalla Svizzera all'Angola).
Il rapporto, giunto alla 27ª edizione, è frutto dell'annuale sondaggio di opinioni su capi azienda di tutto il mondo, che questa volta sono stati 11.000. Considera di ogni paese: l'ambiente macroeconomico, la tecnologia e l'innovazione, l'educazione, la salute e il lavoro delle Risorse umane, le infrastrutture generali, i contratti e le leggi delle istituzioni pubbliche, la corruzione delle istituzioni, la concorrenza interna, l'insieme dello sviluppo, le attività e le strategie delle aziende, l'ambiente fisico.
In base alle risposte ricevute è elaborato l'Indice di crescita della competitività (GCI - Global Competitiveness Index), che classifica le economie.
Quest'anno è risultata prima la Svizzera, che è salita a questa posizione dalla quarta del 2005, scavalcando la Finlandia, la Svezia e la Danimarca, rispettivamente seconda, terza e quarta. La Svezia è salita di quattro posizioni. Gli USA sono scesi dalla prima dell'anno scorso alla sesta del 2006.
La Svizzera deve il suo primato alle eccellenti infrastrutture per la ricerca scientifica. Università e industria vi operano in stretta collaborazione e le aziende investono molto in ricerca & sviluppo. Inoltre c'è un buon quadro istituzionale, caratterizzato dal rispetto per lo Stato di diritto, un sistema giudiziario efficiente e una burocrazia pubblica trasparente e affidabile.

Gli USA sono peggiorati nella classifica perchè, pur essendo primi per l'innovazione tecnologica, hanno un pessimo ambiente macroeconomico per il deficit e l'indebitamento con l'estero, un sistema educativo e sanitario molto carenti, presentano un elevato tasso di mortalità infantile.
Nell'UE la Germania scende di due posizioni, all'8° posto, per un "diritto del lavoro obsoleto che soffoca le imprese", il Regno Unito perde una posizione e va al 10° posto, anche se ha un mercato del lavoro dinamico e quello finanziario tra i più sofisticati del mondo.
La Francia è al 18° posto, indietro di sei posizioni, per la mancanza di flessibilità del mercato del lavoro.
La Spagna rimane al 28° posto.
L'Italia è al 42°, indietro di quattro posizioni, per lo stato dei suoi conti pubblici e finisce dopo sette nuovi paesi dell'Est (Cechia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Lituania e Ungheria).
Nel Mediterraneo, la Tunisia sale di sette posizioni, al 30° posto, il Marocco diventa 70° e l'Algeria 76ª.
In Asia, Singapore resta al 5° posto, davanti al Giappone 7°, salito di tre posizioni per la ripresa economica e l'India occupa il 43° posto, guadagnando due posizioni.
Dei grandi paesi emergenti, la Cina va al 54° posto, con una perdita di sei posizioni, per la scarsa fiducia nelle sue istituzioni e nel sistema bancario. La Russia scende al 62°, giù di nove posizioni, per il sistema giudiziario. Il Brasile passa 66° e cede anch'esso nove posizioni, sotto il peso del suo deficit pubblico.
Strumenti dell'autoritarismo
Il libro di Beatrice Hibou "La force de l'obéissance. Economie politique de la répression en Tunisie", La Découverte, Parigi, 2006, analizza le relazioni tra regime autoritario e miracolo economico e svela i meccanismi costitutivi dei rapporti di potere, che autorizzano la dominazione e servono per la coercizione, necessaria allo sviluppo.
Hibou è una ricercatrice del CNRS, associata al Centre d'études et de recherches internationales dell'Université de Paris I, alla sua quarta prova di saggista sull'intreccio tra economia e politica nella modernizzazione dell'Africa.
"La force de l'obéissance" spiega come la grande maggioranza dei Tunisini hanno potuto "vivere, per così dire, normalmente in un contesto politico disciplinare, normalizzatore e a volte coercitivo. Se potevano soffrire per l'assenza della libertà di espressione, per il peso di un pensiero unico, spesso irrealistico e d'una presenza poliziesca talora troppo massiccia".
L'autrice è entrata perciò nel dettaglio delle pratiche economiche e sociali della Tunisia, armata delle chiavi di lettura dell'economia politica weberiana e dell'analisi foucaultiana dell'esercizio del potere e della dominazione.
Nè è venuto fuori un libro denso, che va ben aldilà del solo caso tunisino e fa capire come s'instaurano e si mantengono i regimi autoritari.
La fiscalità, la corrispondenza e i negoziati continui tra imprenditori e autorità politiche e amministrative costituiscono un primo campo di indagine di quello che Hibou chiama il "potere a credito", fatto appunto di crediti dubbi e di mutue dipendenze dall'indebitamento.
Il potere a credito mostra la realtà dei vincoli, ma anche degli arrangiamenti, degli accomodamenti e dell'adesione.
Questa è in parte resa possibile dalla pregnanza del mito riformista, da tutti condiviso per i vantaggi che gli uni e gli altri ne ricavano.
Su di esso si innesta il meccanismo di negoziati e consenso, normalizzato dall'apparato burocratico. Un processo di asservimento in un immaginario collettivo, alimentato da riforme continue.
Le modalità di governo non sono contraddittorie, nè incompatibili con la tradizione decisionista e l'interventismo necessario. Diventano perciò tecniche complementari di direzione, che autorizzano l'esercizio di una punizione e di una gratificazione. Partecipano del paternalismo e del controllo sociale e permettono insieme controllo e mobilità sociale, sorveglianza e creazione di ricchezza.
Se c'è dominazione è così che viene accettata.
Controllo dell'immigrazione in Europa
La settimana scorsa la Spagna, il paese dell'UE più ospitale nei confronti degli emigranti, ha rispedito in Africa gli ultimi clandestini sbarcati nelle Canarie. Ieri il 68% degli Svizzeri ha votato per il peggioramento delle condizioni necessarie alla concessione del diritto d'asilo nel loro paese.
Intervistato da "Le Monde" di ieri, uno dei massimi esperti europei delle migrazioni, il giurista belga Philippe de Bruycker ha ricordato che solo l'assistenza allo sviluppo economico dei paesi d'origine può creare un ambiente tale che le persone abbiano meno voglia di partire.
"Il numero attuale dei migranti, ha affermato, è, secondo l'ONU, di 200 milioni e raddoppierà in 25 anni, favorito dalla globalizzazione. Una trentina di milioni di migranti, 7 milioni circa dei quali in Europa, sono clandestini". "Se un giorno la Cina aprirà le sue frontiere si potrà assistere a un fenomeno migratorio di cui non si immagina l'ampiezza".
L'Europa sta realizzando diverse strategie di contenimento. Una di esse, adottata dall'Italia, consiste nel "comprare... la collaborazione dei paesi terzi perchè rafforzino i modi di regolazione dei flussi migratori". E' una politica che li devia ma non li blocca e può avere come effetto la chiusura delle frontiere tra paesi africani confinanti.
La Commissione europea propone d'investire altri 2.152 milioni di euro per il controllo delle frontiere esterne tra il 2007 e il 2013.
Una politica di chiusura generalizzata è pericolosa. Rischiamo di entrare, sostiene de Bruycker, in un circuito infernale che obbliga l'UE a inventare e a finanziare continuamente nuovi stratagemmi per lottare contro l'immigrazione illegale.
E' necessario, invece, aprire dei canali che permettano agli stranieri d'immigrare legalmente, mentre aumentano contemporaneamente gli sforzi di controllo alle frontiere sull'immigrazione illegale, come potrà avvenire con il futuro sistema d'informazione europeo e con l'assistenza allo sviluppo economico dei paesi d'origine. (v. Vantaggi della libera circolazione delle persone).
Profili di grandi ricchi
Venerdì "Forbes" ha pubblicato la tradizionale graduatoria annuale dei più ricchi degli Stati Uniti. 400 magnati, che possiedono beni personali per 1.250 miliardi di dollari.
Le fortune sono cresciute del 10% rispetto all'anno scorso e in testa alla classifica ci sono poche novità. Il primo è sempre Bill Gates con 53 miliardi di dollari, seguito da Warren Buffet con 37 e Sheldon Adelson, il padrone di Las Vegas, con 20, cioè 9 miliardi di dollari in più, in confronto al 2005. Ci sono poi Lawrence Ellison, di Oracle, con 19 miliardi e mezzo e Paul Allen, cofondatore di Microsoft, con 16. Tra i primi 10 figurano Christy, Robson, Alice e Helen Walton, di Wal-Mart.
Solo otto ricconi hanno meno di 40 anni e tra questi, con 33 anni a testa, ci sono Sergei Brin e Larry Page, i fondatori di Google.
Il più povero della lista ha almeno un miliardo di dollari.
Di tutt'altro tenore l'elenco "alternativo", del "Financial Times Magazine" di sabato. Comprende 20 miliardari di tutto il mondo, le cui fortune sono espresse in euro.
Va dal più "prolifico", il banchiere saudita 94enne Saleh Bin Abdul Aziz Al-Rajhi (60 figli e 7 mogli) al più "precoce", il finanziere americano 37enne Kenneth Griffin, dai più "controversi" Waltons, i proprietari della più grande azienda del mondo, l'impresa americana della grande distribuzione Wal-Mart, al più "sexy", il 39enne islandese Björgòlfur Thor Björgolfsson, imprenditore di attività diversificate, dal più "frugale", l'80enne Ingvar Kamprad, lo svedese proprietario di Ikea, che vive a Losanna, ai più "rivoluzionari", i 33enni Sergei Brin e Larry Page di Google, dal più "brioso", il finanziere americano 68enne James Simons, al più "ritirato", il discografico 59enne Clive Calder delle Cayman Islands, dalle più "eleganti", le finanziere spagnole Esther e Alicia Koplowitz, di 54 e 53 anni rispettivamente, al più "preoccupato di lasciare un buon ricordo" di sè, il 69enne canadese, Robert Miller, proprietario di Future Electronics.
Non mancano il più "adatto ad essere invitato ad un party", il più "verde", quello più "dalle stelle alle stalle", il più "malvestito", il più "religioso", il più "affettuoso" e il più "americano".
Stranezze di comportamento permesse a chi ha almeno un miliardo e mezzo di patrimonio, il giovane Griffin, o supera di molto i 78, come i Waltons.
Rischio paesi 2006
Coface, la compagnia di assicurazione internazionale, ha presentato i primi risultati della sua analisi annuale sui settori economici e i paesi del mondo a rischio di insolvenza.
Scala dei rischi per aree geografiche del mondo*

* Per i criteri di valutazione Rischio paese e Cofacerating.
Andamenti economici e rischi delle aziende italiane

Scala dei rischi settoriali in Italia

Jean-Michel Basquiat, "Fallen Angel", 1985,
acrilico e pastello grasso su tela.
Migliorare la "flessicurezza" dei lavoratori
La flessicurezza è "una politica di adattamento concertata tra aziende, sistema economico e sociale, basata su una legislazione protettrice dell'occupazione e su una sicurezza sociale stabilita in funzione di un mercato del lavoro più aperto".
Lo ricordano Peter Auer, responsabile dell'Economic and labour market analysis department dell'ILO, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro e Bernard Gazier, professore di Economia del lavoro nell'Université Paris I - Panthéon Sorbonne, in apertura del loro ultimo libro "L'introuvable sécurité de l'emploi. Repenser la flexisécurité", Flammarion, Parigi, 2006.
I due autori stanno studiando con costanza la politica della flessicurezza, fino dalla prima esperienza danese un quinquennio fa. Hanno reso conto della loro intensa attività di ricerca in tre libri e in numerosi saggi, monitorando gli andamenti, le estensioni e i rinnovamenti di questo modello sociale.
Il nuovo libro, essi spiegano, vuole individuare il nocciolo duro di questa politica, "definendo un accesso alla produzione, alla sicurezza sociale e ai redditi che ne derivano per riformare la rete di leggi e istituzioni che proteggono i diseredati".
La tesi di Auer e Gazier è che la flessicurezza dei lavoratori funziona se si combinano bene gli aspetti di flessibilità e di sicurezza. Il bilanciamento non può avvenire che tenendo conto delle specifiche contingenze economiche e sociali dei differenti mercati del lavoro.
Puntare sull'eliminazione delle barriere giuridiche e sociali che irrigidiscono i rapporti d'impiego è una scorciatoia, che non sempre riduce il costo del lavoro, come indicano i risultati delle ultime ricerche comparative dell'ILO nei paesi appartenenti all'OECD.
Esempio di eccellente combinazione, per i due autori, sono le Fondazioni del lavoro austriache, che accompagnano la riclassificazione dei lavoratori in caso di ristrutturazioni, delocalizzazioni, riduzione dell'impiegabilità e i dispositivi svedesi per il ritorno al lavoro e l'uguaglianza di genere.
Un nuovo modello sociale, auspicano, dovrà tenere conto della flessibilità dei lavoratori in termini di formazione individuale, qualificazioni collettive opportune, nuovi diritti del lavoro, gestione delle risorse umane, attori da mobilitare, tipi di modelli negoziali da mettere in atto.
Un approccio integrato, su scala europea, ai cambiamenti del rapporto di impiego, una prospettiva realistica.
Giornalismo di servizio su lavoro e formazione
Ci vuole un cuore di pietra per non trasecolare leggendo i settori dedicati a lavoro e formazione di alcuni grandi quotidiani italiani.
Dio solo sa in quali recessi di archeologia aziendale i responsabili hanno piazzato le loro fonti di informazione, nel rimpianto continuo dei modelli organizzativi, della cultura e della condizione lavorativa del taylorismo. Sta di fatto che nelle loro pagine, in plateale contraddizione con il generale quadro informativo di questi quotidiani, si martella per mesi sulla stabilità del lavoro somministrato dalle agenzie dell'interinalato, si esalta il realismo della guerra dei talenti, si depreca l'inutilità del coinvolgimento, si dà spazio ai "revenant" delle gerarchie di fabbrica e agli alfieri della formazione apparente.
Nel campionario d' "antan" non mancano le letture consigliate, le testimonianze autorevoli e le ricerche confermative delle tesi prefabbricate dai redattori dei settori.
E' così che i direttori R.U. delle grandi aziende non sono mai quelli delle veramenti grandi ed esemplari industrie o banche, che ricompaiono in modo inatteso i dimenticati attori di una stagione aziendale, i libri sono sempre le stesse riscritture e le ricerche ripetono il già noto, quando non sono sospette o risibili.
Che cosa dire infatti dell'indagine sull'intelligenza emotiva dei capi azienda? dell'intervista al capo del personale della strategica agenzia di autonoleggio? dell'antologia sullo small business ? della tavola rotonda con i nostalgici del tempo dei capi squadra?
Casi emblematici di una pericolosa lontananza dalla realtà dei settori di giornale indicati.
Come ha ricordato ieri in un'intervista il presidente di Associated France Press, "l'informazione è cara da produrre". E si capisce che in tempo di transizione, costi ed energie devono essere risparmiati. Ma con queste notizie su lavoro e formazione un certo giornalismo di servizio rischia di rimanere fuori dai giochi, come gli esperti di R.U. a cui si rifà.
Forse si potrebbe partire utilmente da qualche incontro con i colleghi della redazione economica.
Imparare ad innovare
Nelle aziende le persone con licenza di innovare sono poche. Le imprese sono spinte a routinizzare le proprie attività prima e a riprodurle poi per tentare di ridurre i margini d'incertezza nell'azione organizzativa.
In questo modo mirano a rendere affidabile il comportamento dei componenti di un gruppo di lavoro e semplificano la valutazione delle performance osservate.
Chi può decidere e valutare i risultati e le azioni degli operatori, ciclicamente scarica su questi la responsabilità di sviluppare l'azione organizzativa in modo corrispondente alle dinamiche di mercato.
Sono allora affidati ai team, che, come dice Peter Senge, per la maggior parte operano a un livello di intelligenza inferiore a quello più basso dei loro singoli membri, di realizzare l'innovazione e di valorizzare in sinergia le capacità di cogliere nuove opportunità e di acquisire vantaggio competitivo.
Curtis R. Carlson e William W. Wilmot sono due esperti di metodi per l'innovazione dei prodotti, seguaci più dell'approccio di Deming alla qualità totale che di quello di Senge, pur se il titolo del loro libro, "Innovation. The five disciplines for creating what customers want", Crown Business, New York, 2006, ricorda quello del bestseller "The fifth discipline", pubblicato 16 anni fa dal docente della Sloan School of Management .
Se per Senge l'innovazione era indispensabile per dare un futuro all'azienda, Carlson e Wilmot aprono il loro libro con la citazione dell'economista Paul Romer: "L'innovazione è ora la prima forza trainante della crescita, prosperità e qualità della vita" e precisano che "l'innovazione è il processo di creazione e trasmissione di nuovo valore per il consumatore sul mercato".
Fra aneddoti, esempi e casi, tratti da esperienze condotte dalla SRI, la società di consulenza dei due autori, viene illustrato un metodo per imparare ad innovare e sono mostrati gli strumenti messi a punto per operare. In appendice il migliore: l'analisi dei fattori del valore.
Le cinque discipline enunciate nel sottotitolo sono chiarite così in sequenza:
- identificare le esigenze del cliente,
- creare soluzioni per soddisfarle
- costruire gruppi per l'innovazione,
- potenziare i campioni dell'innovazione perchè reggano il peso della progettazione e
- infine, allineare tutta l'impresa sulla creazione di valore per il cliente.
Carlson e Wilmot si mostrano convinti che basti introdurre con la formazione la loro metodologia nelle aziende perchè il processo di innovazione si avvii e si possa radicare con i successi che la perseveranza può dare.
Non li sfiora il dubbio che occorrano interventi di motivazione, di cambiamento culturale e di riconfigurazione organizzativa.
Paradossalmente, puntano sulla routinizzazione dei comportamenti innovativi e perciò fanno leva sulla costruzione di team e sulle condotte dei leader per concludere nell'ideologico: la fondazione della competitività nazionale in un mondo di abbondanza per mezzo dell'azienda pervasa dal CVC - la creazione di valore continuo.
Ornithofuga
Se siete di quelli che si divertono a usare vecchi capi d'abbigliamento per costruire spaventapasseri questa notizia non fa per voi. Ma se avete attività che possono essere danneggiate dalla voracità degli uccelli o credete che il pericolo dell'influenza aviaria incomba ancora, non potete fare a meno di "Ornithofuga".

E' un CD composto da 25 grida di paura, che appartengono al repertorio di tutti gli uccelli. Esse sono il risultato di una ricerca dell'INRA, l'istituto nazionale agronomico francese e sono state registrate nel suo laboratorio di comportamento acustico animale.
Le grida provengono dalle gole di 14 uccelli diversi. Sono di cornacchie, stornelli, merli, gabbiani, corvi, pavoni e altri volatili. Vanno combinate in modi differenti a seconda dei risultati desiderati.
Il CD dura 31 minuti e ha un libretto d'istruzioni in tre lingue (francese, inglese e tedesco), che indica come operare per evitare insuccessi.
Ornithofuga è efficace perchè si basa sul comportamento abituale degli uccelli, che hanno la tendenza a fuggire dal luogo in cui sentono le grida di paura dei loro simili.
Costa 26 euro e, per il momento, è in vendita in tutta la rete delle librerie FNAC.
Vantaggi della libera circolazione delle persone
La mobilità dei lavoratori è la questione più pericolosa per l'equilibrio dei rapporti tra i paesi ricchi e quelli poveri del mondo. USA, Regno Unito e Francia hanno di recente innalzato le loro barriere d'accesso nei confronti delle persone a bassa qualificazione e hanno dimostrato ampia disponibilità verso quelle ad alta qualificazione, ma in tale modo hanno incominciato a porre in essere le condizioni per maggiori controversie e conflitti.
Invece la prima cosa da fare è di incrementare la libera circolazione dei lavoratori meno qualificati. Si verrà così ad avere uno "sviluppo amichevole" della mobilità del lavoro, che andrà a beneficio delle nazioni interessate e non solo di quelle che selezionano gli accessi utili.
Poichè un consenso politico facile può essere ottenuto sbarrando l'ingresso ai migranti, il mondo più industrializzato spende 70 miliardi di dollari all'anno per programmi d'aiuto allo sviluppo, quando uno studio recente della Banca Mondiale ha valutato che un aumento del 3% del numero delle persone autorizzate a lavorare nei paesi ricchi si tradurrebbe in 300 miliardi di dollari di beneficio per i paesi poveri: molto più degli 86 miliardi di dollari che potrebbero venire dalla liberalizzazione degli scambi, dei 70 miliardi derivanti dall'aiuto allo sviluppo e dei 3 miliardi all'anno originati dall'annullamento del debito.
Scrive così l'economista Lant Pritchett dell'Harvard Kennedy School of Government in uno studio, realizzato per il Center for Global Development , "Let their people come: breaking the gridlock on global labor mobility", appena pubblicato.
Cinque sono le forze, continua, che premono per la libera circolazione dei lavoratori con un impeto, che non ha uguali nella storia dell'umanità: le differenze di paga, dal doppio al quadruplo tra persona ad alta e a bassa qualificazione, la crisi demografica futura dei paesi ricchi, la globalizzazione del lavoro, l'ascesa quantitativa degli occupati in lavori che richiedono limitate competenze, la crescita lenta delle opportunità di impiego nelle aree geografiche dei paesi ricchi, destinate a declinare per le strutture economiche esistenti.
Sono forze che travolgeranno le giustificazioni nazionalistiche e discriminatorie.
Vanno aggiunte inoltre considerazioni etiche, come la protezione dei diritti umani dei migranti, l'impatto dello sviluppo nei paesi destinatari delle rimesse economiche, gli accordi bliaterali d'accoglienza, il riconoscimento dello status di lavoratore per la mobilità e la concessione di quote d'ingresso.
I politici riusciranno a frenare per qualche tempo la libera circolazione delle persone, ma dovranno cedere contro l'evidenza dei costi delle barriere e sostenere i flussi dei migranti necessari ai paesi ricchi.
Risk intelligence
Un rischio è un qualsiasi fattore di insicurezza, che può alterare o peggiorare un risultato atteso. Non ha soltanto conseguenze economiche. Queste possono essere misurate e gestite con differenti programmi di risk management. Ma ci sono rischi non economici che possono essere identificati e compresi.
"La risk intelligence è la nostra capacità di valutare i rischi, confrontata a quella dei competitori. Dipende dai vantaggi di conoscenza e di come sono utilizzati".
E' questa la tesi di David Apgar, manager in un gruppo finanziario, responsabile dei servizi di tesoreria e controllo, autore di "Risk intelligence: learning to manage what we don't know", Harvard Business School Press, Harvard, 2006.
Un libro basato su un'idea innovativa: finirla con il falso concetto del risk management come specializzazione tecnica e farne una categoria previsionale nella business intelligence.
L'autore chiarisce l'importanza di migliorare le fasi di individuazione e di analisi dei rischi e propone un "risk IQ" da applicare attraverso quattro semplici passaggi:
- rendersi conto che i rischi possono essere conosciuti e se ne può ridurre l'effetto;
- prima si identificano meglio è;
- se non si agisce rapidamente un rischio può generarne un altro successivo;
- conviene attivare una rete di partner d'affari, fornitori e clienti per affrontare insieme, con ruoli distinti, i rischi venturi.
Il libro di Apgar fornisce non solo il "risk IQ", ma anche le linee guida per la "risk intelligence audit", e un metodo per il "risk scorecard".
Descrive tre stili possibili di valutazione del rischio: quelli dell' "impressionista", dell' "enciclopedista" e dell' "amnesiaco".
"Il primo decide impulsivamente, ma decide. Se opera insieme all'enciclopedista, che ha tanta esperienza, o con un amnesiaco, che ha bisogno di essere spinto ad agire e a ricuperare quello che sa, può costituire un buon team".
Il capitolo centrale del libro è il terzo "Scoring your risk intelligence (or risk IQ)", linee guida successive vengono dal quarto "Conducting a risk strategy audit" e dal quinto capitolo "Biulding networks that can adapt to risk".
I casi aziendali riferiscono di realtà importanti come Toyota, Tokyo's TsuKiji Fish Market, Boeing, Airbus, Nokia, Ericsson, AT&T.
Apgar ha compiuto uno sforzo di innovazione interpretativo e di sistematizzazione delle sue notevoli esperienze. Peccato che , in contrasto con la logica manualistica, da manuale americano, spesso le definizioni e le sintesi di passaggi chiave, come quello introduttivo del "risk IQ", non siano concettualizzate a sufficienza e che alcune linee guida, come quelle del "risk strategy audit" siano eccessivamente irrigidite per essere concretamente utilizzabili.
Investimento socialmente responsabile
Eurosif - European social investment forum pubblica il rapporto 2006 sull'investimento socialmente responsabile, frutto di una ricerca sul campo svolta tra la fine del 2005 e l'inizio di quest'anno in nove paesi: Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna e Svizzera.
La ricerca ha indagato le differenti pratiche e strategie di investimento socialmente responsabile, che hanno riguardato le azioni positive e le esclusioni etiche ("core"), le regole di selezione, di impegno e d'integrazione ("broad").
Gli investimenti complessivi hanno raggiunto nel 2005 per la parte "core" i 105 miliardi di euro e per quella "broad" i 1.033 miliardi.
Combinazioni di "core" e "broad" ISR in Europa
(in miliardi di euro)

Fonte: Eurosif
Nella classifica degli stanziamenti aziendali, dipendenti da decisioni manageriali, al primo posto tra i nove Stati europei considerati ci sono i Paesi Bassi con 41,5 miliardi di euro, seguiti dal Regno Unito con 30,5 miliardi, dal Belgio con 9,5, dalla Francia con 8,2, dalla Svizzera con 7 e poi dalla Germania con 3, dall'Italia con 2,8, dalla Spagna con 1,5, dall'Austria, ultima, con 1. Le differenze sono originate da fattori culturali, dalla situazione di mercato domestico e dall'attivismo dei primi investitori.
Per la parte "broad", il Regno Unito con il Belgio e i Paesi Bassi, costituiscono la quasi totalità dell'investimento europeo.
L'Italia vi è presente con 2,89 miliardi di euro, per lo più dovuti a investimenti per integrazione e coinvolgimento.

Litografia di Emilio Vedova, Senza titolo,1974,
Mostra "Il lavoro inciso. Capolavori dell'arte grafica da Millet a Vedova", Milano, Fondazione Stelline, 14 settembre - 21 ottobre 2006.
100 opere, fra incisioni, litografie e disegni, realizzate da grandi maestri europei dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli anni '70 del Novecento, sono esposte a Milano dopo Lecce.
La rassegna, promossa dall'Associazione Centenario CGIL, affronta il tema del lavoro, connesso all'evoluzione del linguaggio grafico, proponendo un confronto tra l'esperienza italiana e le contemporanee vicende europee.
L'esposizione si concentra sul rapporto fra i lavoratori e gli artisti, che interpretarono le differenti situazioni sociali, usando il mezzo grafico con intenzioni di denuncia o documentazione.
Blog contenzioso
Questa storia è successa in Francia, dove gli internauti sono il doppio che in Italia. E' la storia di una vertenza di lavoro, che affianco a lettere di contestazione, diffide e ricorsi ai giudici usa il blog, quello di una dipendente licenziata.
Tutto ha inizio nel 2005, quando Stéphanie Gonier, addetta all'identità visiva della Nissan, torna al lavoro da una maternità e non trova più nè il suo incarico, nè la sua scrivania.
La direzione R.U. le propone due nuovi posti, che la Gonier rifiuta con proteste. Viene perciò licenziata, per inadempienza grave .
La dipendente fa causa contestando i motivi del licenziamento.
Mentre il procedimento giudiziario si avvia (e non è ancora oggi concluso), Gonier dà vita, a marzo di quest'anno, a un suo blog (www.congeparentalnissan.blogspot.com) approfittando della specificità del medium, diario personale online, racconta la vicenda a modo suo.
Parla delle "discriminazioni" che la Nissan effettuerebbe contro le donne. Usa nei confronti dei suoi capi, che l'elogiavano prima dell'astensione dal lavoro per maternità, l'espressione "banda di malfattori", indica i loro nomi e numeri di telefono, ridicolizza una pubblicità della sua ex azienda.
La Nissan la cita. Chiede il risarcimento con gli interessi per i danni all'immagine delle persone nominate sul blog e un euro simbolico per quelli all' azienda.
Il giudice le ha ingiunto alla fine del terzo processo per diffamazione di togliere i nomi e i numeri di telefono delle persone dai suoi post online. Ma la maggior parte dei testi incriminati erano già stati cancellati dalla blogger dopo 15 giorni dalla messa in rete.
Sei mesi di blog: un tempo che è servito alla Gonier per pubblicizzare il suo caso attraverso una lunga mailing list di giornalisti e riuscire a farlo essere presente su tutti i più importanti mass media di Francia, anche per opera dei processi intentati dalla Nissan.
Effetti paradossali della pressione sui comportamenti *
L'economista del lavoro Thomas J. Dohmen ha pubblicato nel "Discussion Paper", n°1905, dic. 2005, dell'IZA, l'Istituto per lo Studio del Lavoro di Bonn, i risultati di un' indagine sui rigori, tirati in 41 campionati tedeschi da tutte le squadre della prima serie calcistica dal 1963 al 2003/04.
Egli ha potuto così rilevare che in 12.488 incontri erano stati decisi dagli arbitri 3.618 calci di rigore. 2.687 di essi (il 74,25%) avevano permesso ai giocatori di fare subito goal, 680 (il 18,79%) erano stati parati e 252 (il 6,96%) erano stati sbagliati.
Analizzando il comportamento dei calciatori incaricati, Dohmen ha individuato quattro variabili principali di pressione derivanti dalla presenza di altri durante una performance:
- le condizioni competitive, che possono dare maggiore risalto al risultato positivo o negativo del tiro;
- l'importanza di avere successo;
- il timore delle conseguenze negative dell'errore;
- le attese del pubblico.
Proprio la presenza del pubblico amico non costituisce una condizione più favorevole alla realizzazione di una migliore perfomance. Ma può influenzarla in modi differenti.
Le situazioni reali di attività e competizione del campionato tedesco hanno mostrato come in un'attività pur ben definita, qual è quella di tirare un calcio di rigore, in cui un calciatore professionista è ben addestrato fisicamente alla realizzazione del suo compito, la pressione derivante dal contesto umano della partita può avere un'influenza negativa.
Paradossalmente, l'ambiente amico può caricare di attese positive l'incaricato del rigore fino a sopraffarlo di responsabilità del risultato e a cacciarlo in una situazione d'ansia paralizzante.
Quest'ansia può essere aggravata dalla presenza di incentivi, legati al risultato. Il professionista a cui viene prospettato un premio può essere portato a temere di non farcela a raggiungere un obiettivo così importante per il successo economico dell'organizzazione e suo.
Dohmen ricorda i casi paralleli dello studente durante il compito di matematica in classe, del computer game giocato in presenza di una audience favorevole, con risultati peggiori di quelli con una audience ostile, della presa di decisione del manager nel silenzio facilitatore dei subordinati.
Conoscere come le persone si comportano nelle avverse condizioni di pressione generate dall'attività lavorativa è importante per l'economista del lavoro. Può avere implicazioni per progettare le microstrutture e gli schemi di incentivazione.
*Post scritto grazie alle indicazioni di Véréna Majer, Le blog de l'intelligence économique, in "Les Echos", 12 settembre 2006.
Nel 2050 saremo più di 9 miliardi sulla Terra
Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ha pubblicato il rapporto 2006 sulle stato degli abitanti della Terra, che contiene anche le proiezioni demografiche al 2050.
Secondo il rapporto, le popolazioni dei paesi a economia sviluppata dovrebbero aumentare di poco, dagli attuali 1.214 milioni di abitanti a 1.236, quelle dei paesi in sviluppo dovrebbero salire da 5.325 a 7.839 milioni e i paesi meno avanzati dovrebbero più che raddoppiare i loro abitanti da 777 milioni a 1.735 milioni.
Gli abitanti della Terra saranno 9 miliardi 317 milioni contro gli attuali 6 miliardi 800 milioni.
L'Europa Settentrionale passerà dai 96 milioni 100 mila abitanti del 2006 ai 105 milioni 600 mila del 2050, quella Occidentale scenderà dai 186 milioni 300 mila ai 185 milioni 500 mila, quella Meridionale diminuirà maggiormente, dai 149 milioni 800 mila ai 138 milioni 700 mila.
Il Nord America aumenterà dai 333 milioni 700 mila abitanti a 438 milioni, l'America Centrale dai 149 milioni 200 mila a 209 milioni 600 mila, l'America del Sud dai 380 milioni 300 mila a 526 milioni 900 mila.
Il Sud - Est asiatico avrà una crescita delle popolazioni da 563 milioni di abitanti a 752 milioni 300 mila. L'Asia centrale e del Sud aumenterà di quasi il 50%, da 1.636 milioni 300 mila a 2.495 milioni di abitanti.
Classifica Financial Times 2006 degli MBA europei
Il "Financial Times" pubblica, come ogni anno, la classifica dei Master in business administration realizzati dalle scuole di management europee.
Il livello considerato corrisponde a programmi di formazione dopo la nostra laurea specialistica.
I parametri di valutazione sono
- il progresso di carriera dei partecipanti, basato su indicatori quali la retribuzione, i risultati di apprendimento, l'assunzione a tre mesi dalla conclusione del programma;
- la differenziazione degli allievi e del corpo docente, ricavata da indicatori di genere e apertura alla globalizzazione;
- l'internazionalità delle esperienze e dell'attività di ricerca;
- i costi di frequenza, la durata dei programmi, il numero dei partecipanti, il valore del titolo conseguito, gli stage in azienda.
Già largamente in testa nel 2005, quest'anno le scuole francesi si sono piazzate ai primi sette posti del palmarès.
Le prime 20 scuole
|
2006
|
2005
|
Scuole
|
Paesi
|
Master
|
|
1
|
1
|
HEC Paris | Francia | of Science in Management |
|
2
|
3
|
Community of European Management Schools |
* |
in International Management |
|
3
|
2
|
ESCP - EAP | Francia, Regno Unito,Germania, Spagna, Italia | in Management |
|
4
|
8
|
Grenoble Graduate School of Business | Francia | in International Business |
|
5
|
9
|
EM Lione | Francia | of Science in Management |
|
6
|
7
|
Essec | Francia | in Strategy &Management of International Business |
|
7
|
12
|
Edhec | Francia | of Science in Management |
|
8
|
4
|
London School of Economics and Political Science | Regno Unito | of Science in Management |
|
8
|
15
|
Stockholm School of Economics | Svezia | in Economics |
|
10
|
16
|
Audencia | Francia | of Science in Management |
|
11
|
6
|
Esade Business School | Spagna | in Management |
|
12
|
-
|
Vlerick Lauven Gent | Belgio | in General Management |
|
13
|
20
|
RSM Erasmus University | Paesi Bassi | of Science in Management |
|
14
|
13
|
Solvey Business School | Belgio | of Science in Management |
|
15
|
-
|
IAG-Louvain School Management | Belgio | in Management Science |
|
15
|
-
|
ESC Rouen | Francia | in Management |
|
17
|
10
|
Università di Colonia, facoltà di Management | Germania | in Management/Economics |
|
18
|
14
|
Copenhagen Business School | Danimarca | In Economics&Business Administration |
|
19
|
-
|
University of Durham Business School | Regno Unito | in Manangement |
|
20
|
5
|
University of Bradford | Regno Unito | in Management |
* E' realizzato in 17 differenti Paesi.
Per la prima volta tra le prime 35 della classifica quest'anno figurano due istituzioni educative dell'Europa orientale. Al 25° posto l'ungherese Corvinus University, già 23ª e al 35° posto la polacca Warsaw School of Economics.
Giornalismo partecipativo
Ryan Singel, un giornalista di "Wired News", ha voluto provare se il Wiki, il sistema di collaborazione online, sia adatto soltanto per la produzione di testi enciclopedici o possa essere anche impiegato per costruire comunità di conoscenza, di interesse, di passione, come mostrano alcune esperienze di scambio tecnologico, di attivazione politica, di incitamento sportivo.
Ha perciò scritto un articolo di 1.059 parole su questo argomento e lo ha messo in rete sul sito di Socialtext il 29 agosto, chiedendo ai lettori di migliorarne la forma e di arricchire i contenuti.
Il 7 settembre ha pubblicato il testo rivisto perfino nei titoli e nei paragrafi e aumentato a 1.850 parole.
L'esperimento di Singel ha provato che l'intuizione di Ward Cunningham, il padre del software Wiki, nel 1995, sull'ampiezza degli impieghi del sistema di collaborazione online, era realistica. Il Wiki consente di vedere quello che si fa. E' Wysinyg (What you see is what you get), secondo la formula usata dai cybernauti.
Alla revisione del testo hanno partecipato 250 persone, che hanno aiutato il giornalista a completare con delle interlinee il testo originale, dando possibilità di accesso alle aggiunte dei differenti collaboratori.
Detti i vantaggi del Wiki, l'esperienza ha dimostrato anche che il lavoro collettivo è incapace di produrre espressioni e contenuti ben formulati. E' perciò necessario riprendere il testo arricchito e migliorare la sua forma con un ulteriore riscrittura.
Ma i difetti maggiori del lavoro fatto da più collaboratori sono il diffuso orientamento dei partecipanti a volersi mettere in vista e la tendenza all'ampliamento dei testi, in contrasto con la regola del giornalismo in rete, che li ritiene efficaci se prima di tutto sono sintetici.
Qualità delle condizioni di lavoro
Il Centre d'études de l'emploi, istituto di ricerche dei ministeri del Lavoro e della Ricerca francesi, ha pubblicato la raccolta di studi "La qualité de l'emploi", realizzata da un gruppo interdisciplinare di suoi collaboratori, nella collezione "Repères Economie", La Découverte, Parigi, 2006.
Ha coordinato la pubblicazione Yannick L'Horty, professore di politica economica nell'Université d'Evry.
Gli studi della raccolta costituiscono un percorso integrato di indagine sui differenti aspetti della qualità del lavoro. Approfondiscono e migliorano gli "indicatori di Laeken", definiti dal Consiglio d'Europa nel vertice, tenuto in quella località belga, per realizzare la strategia occupazionale indicata nel marzo 2000 a Lisbona dalla Commissione europea (v. Qualità del lavoro nell'UE, iriospark), ma si preoccupano anche di rispondere alle istanze delle parti sociali e alle sfide del dibattito pubblico sulle prospettive d'impiego.
Yannick L'Horty ha scritto l' "Introduzione", sull'interdipendenza tra qualità del lavoro e competenza delle persone, rilevando le priorità di sicurezza, lotta alle discriminazioni, riduzione dell'intensità e della penosità del lavoro di una politica occupazionale pubblica e il capitolo conclusivo, sulle politiche pubbliche in materia di divisione dei posti di lavoro, di creazione d'impiego, di occupazione dei meno qualificati, di evoluzione della qualità del lavoro verso la protezione del lavoratore.
Le economiste Lucie Davoine e Christine Erhel dell'Université de Paris -1 (Sorbonne) sono le autrici del primo saggio sull'analisi della qualità del lavoro in una prospettiva europea.
Il ricercatore dell'INSEE (l'istituto nazionale di statistica francese), Richard Duhautois e gli esperti di politiche pubbliche, Florent Fremigacci e Yannick L'Horty, hanno analizzato "Venti anni d'evoluzione della qualità delle occupazioni in Francia": il rapporto qualificazione - impiego, i compensi e le differenze tra uomini e donne, la salute e la sicurezza sul lavoro, la flessibilità e le garanzie occupazionali, l'equilibrio tra lavoro e vita privata per desumerne una tendenza generale, ciclica, al miglioramento della qualità del lavoro e una sensibilità congiunturale di questa.
La sociologa Marie Françoise Mouriaux , con il saggio "La qualità delle occupazioni nel prisma della pluriattività", intravede nelle molteplici attività lavorative, che interessano oggi la vita dei lavoratori una nuova configurazione del rapporto con il lavoro e una frammentazione del Welfare.
Altri saggi riguardano "Il lavoro oltre il lavoro", le caratteristiche delle organizzazioni produttive e delle professionalità possedute dai sovraimpegnati, "La diversità dei contratti di lavoro", "Le discriminazioni", "Il fine carriera lavorativa" e l'avviamento alla pensione.
Una ricca e aggiornatissima bibliografia ragionata conclude l'opera, uno strumento di grande utilità professionale per chiunque si occupi di gestione delle R.U.
Fare business nel mondo
International Finance Corporation - The World Bank Group ha pubblicato il suo rapporto annuale "Doing Business 2006 - 2007", che rileva e classifica l'attrattività di 175 paesi in base ai vincoli di legge e burocratici per la pratica degli affari.
Una rete di 5000 esperti di diritto e di economia ha valutato il tempo e i costi necessari a un'azienda per installarsi in un paese (le autorizzazioni per l'apertura, i costi per accedere al mercato delle esportazioni o delle importazioni, la concessione del credito, la protezione degli investitori, il rispetto dei contratti, la chiusura delle attività e le procedure collettive per l'assunzione o il licenziamento dei lavoratori) e ha contabilizzato 213 riforme positive realizzate in 112 paesi differenti.
E' venuto fuori un rapporto che sottolinea che non ci può essere economia senza diritto perchè l'impresa ha bisogno per agire di regole del gioco chiare, giuste e stabili.
"Doing Business" ha rilevato che i paesi dell'Europa orientale sono stati tra gennaio 2005 e aprile 2006 i più attivi nel realizzare riforme positive. La Georgia è alla testa dei riformatori davanti alla Romania e al Messico. Subito dopo c'è il gruppo dei paesi dell'OECD (fra cui l'Italia) e in terza posizione, per la prima volta, l'Africa. Qui la Costa d'Avorio, per esempio, ha ridotto da 397 a 32 giorni i tempi amministrativi per il trasferimento dei titoli di proprietà.
Le economie più favorevoli alla pratica degli affari sono Singapore, la Nuova Zelanda, gli USA, il Canada e Hong Kong. Le meno favorevoli sono la Repubblica Democratica del Congo, il Timor Leste, la Guinea-Bissau, il Ciad. A Singapore per ottenere le autorizzazioni necessarie a una nuova attività bastano 6 giorni e un solo procedimento contro i 68 giorni e i 10 procedimenti della della Repubblica del Congo.
Quella osservata dal rapporto IFC - WB privilegia una parte della realtà del business, quella regolamentata. Ma per molti piccoli paesi del mondo che l'eleggono ad obiettivo economico è diventata una tappa della modernizzazione e della facilitazione alla pratica degli affari.
In quest'ottica va considerata la classificazione dell'Italia, scesa quest'anno dalla 69ª posizione del 2005 alla 82ª, a metà dell'elenco dei paesi considerati.
Gli indicatori che hanno portato a questa retrocessione sono la concessione del credito (dalla 41ª alla 65ª posizione) i tempi e i procedimenti necessari per ottenere le autorizzazioni all'avvio di una nuova attività (dalla 46ª alla 52ª posizione) e i costi per accedere al mercato delle esportazioni e delle importazioni (dalla 103ª alla 110ª posizione).
Pur con questi limiti la classificazione del nostro paese può suonare come un segnale d'allarme sull'aggravamento dei vincoli allo sviluppo della pratica degli affari.
Ingiustificati gli altissimi guadagni dei capi azienda
Il "Working Paper" 6,13 di maggio 2006 del MIT - Department of Economics è intitolato "Why has CEO pay increased so much?".
Xavier Gabaix, ricercatore di Economia nel Massachusetts Institute of Technology e Augustin Landier, ricercatore di Finanza nella New York University sviluppano un modello competitivo delle retribuzioni dei CEO americani. Spiegano l'altissima crescita di queste con la forte blindatura manageriale, il possesso delle stock option e i vantaggi personali della posizione.
Partono dai risultati economici e dalle dimensioni aziendali per correlarli all'influenza dei CEO ed elaborare l'andamento dei loro guadagni. Rilevano che l'impatto dei capi azienda sulle maggiori aziende americane è stato molto debole. La capitalizzazione di Borsa delle prime 250 imprese negli anni tra il 1980 e il 2003 e la differenza di valore tra la prima e la 250ª del solo 0,014% non motivano la crescita di sei volte delle retribuzioni altomanageriali nello stesso periodo.
La minuscola dispersione dell'effetto "presenza CEO" non giustifica la larga differenziazione retributiva dei top manager. C'è invece qualche correlazione fra le dimensioni delle aziende e le retribuzioni, che riguarda tutte le imprese e tutti gli Stati dell'America, come risulta dal sofisticato studio statistico dei due ricercatori.
A questa ricerca si appoggia anche l' "analisi" di Daniel Cohen in "Le Monde" di oggi. L'economista francese si chiede se la retribuzione dei capi azienda ricompensi il loro impegno, la fatica o il rischio che corrono, se serva a dare degli incentivi adeguati, se si spieghi con la rarità di personaggi del loro calibro e risponde negativamente alle tre domande.
"La retribuzione degli alti dirigenti aziendali, scrive, non è rivolta a ricompensare i loro sforzi, che non giustificherebbe quelle somme. Non si tratta neppure di spingerli a fare bene: in tale caso si utilizzerebbero altri tipi di contratti. E' il risultato di una concorrenza tra le aziende, sapientemente alimentata dai dirigenti stessi... perchè i migliori manager dirigono le migliori imprese".
Cohen propone, se è questo il riconoscimento che conta, di tassare i guadagni dei capi azienda al 90%. "I migliori dirigenti continueranno ad andare nelle migliori aziende e non bisognerà temere nessuna perdita d'efficienza".
In tempo di provocazioni sui "nullafacenti" della pubblica amministrazione italiana queste considerazioni scientificamente fondate potrebbero dare un contributo più rilevante per incominciare a colmare la voragine dei conti dello Stato e avere un rapporto europeo deficit/PIL.
Millionaire Fair
Promossa dal gruppo Gijrath Media, editore di "Miljonair Magazine", la "Millionaire Fair" vuole esprimere il tema principale della rivista: "L'arte di vivere nel lusso".
La realizzazione del salone dei prodotti e dei servizi per milionari è ormai giunta alla quarta edizione, svoltasi a Cannes questo week-end. La "Millionaire Fair" è stata lanciata ad Amsterdam nel 2003, ha raddoppiato la superficie espositiva nel 2004, a Mosca, e si è ancora ampliata l'anno scorso a Shangai.
A Cannes dall'1 al 3 settembre ha occupato il Palais du Festival. Al prezzo di 35 euro ognuno ha potuto visitarla per vedersi "trasportato in un paese di sogno pieno di tutto quello che il mondo può offrire di più bello e lussuoso. Perchè per qualche giorno ogni centimetro quadrato del centro d'esposizione è stato magicamente trasformato in un paradiso dello shopping".
I settori rappresentati sono andati dall'arte e antiquariato alle automobili di lusso, dai gioielli e orologi all'interior design, dagli yacht ai jet privati e agli elicotteri, dalla cosmetica e la bellezza all'alta cucina, agli alberghi e vacanze, agli immobili, ai prodotti bancari e finanziari.
Gli oggetti più all'altezza dei desideri di un milionario sono sembrati una piscina di 104 metri e un bar di 88 per un'abitazione privata, una sdraio da 18.000 euro (prezzo da milionari!), l'idroterapia a secco da 35.000 euro, un telefonino da un milione di euro (d'oro e con diamanti), il candelabro di cristallo da 80.000 euro, un modellino d'automobile per bambini, funzionante, a 16.000.
Ma non sono mancati appartamenti in torre a Miami, tra 350.000 e 1,5 milioni, nè i soliti tappeti o l'abusata fontana di cioccolato.
Si replica prossimamente a Shangai dall'11 al 13 maggio 2007 e a Kortrijk/Cortral (Belgio) dal 5 al 28 maggio 2007.
Politica del personale e competitività aziendale
33 anni dopo l'indagine "Work in America" sulle condizioni di lavoro negli Stati Uniti, svolta per incarico dell'allora segretario di Stato alla Salute, Istruzione e Sicurezza sociale, un libro appena pubblicato, intitolato significativamente "The new american workplace", fa il punto sui cambiamenti intervenuti nel frattempo.
Gli autori sono James O'Toole, che aveva presieduto la task force di "Work in America" ed è professore nel Center for effective organizations dell'University of Southern California e il suo collega Edward E. Lawler III, fondatore e direttore dello stesso centro e professore di management nella Marshall School of Business della stessa USC. Susan R. Meisinger, presidente e CEO della Society for Human Resource Management ha scritto la prefazione. L'editore è Palgrave MacMillan.
"The new american workplace" ricostruisce con estremo rigore "alcuni sviluppi chiaramente identificabili" di quello che O'Toole e Lawler chiamano "la pazza imbottitura del mondo del lavoro" per contribuire a spiegare che cosa è accaduto nel passato recente e che cosa potrà accadere in futuro.
Il libro si apre perciò con un'analisi sui valori e le esigenze dei lavoratori americani. " In una democrazia, affermano gli autori, è opportuno assumere come prospettiva iniziale quella della aspirazioni della cittadinanza".
Prosegue illustrando
- i cambiamenti del lavoro organizzato, in rapporto alle nuove configurazioni aziendali e ai contenuti, ai modi, alle relazioni lavorative;
- le conseguenze dei cambiamenti per le carriere dei lavoratori americani, l'equilibrio fra lavoro e vita, la salute e la sicurezza, la soddisfazione del lavoro e la qualità della vita, le spinte alle performance, i compensi, il diritto di parola, la formazione e lo sviluppo, l'integrazione e l'impegno, i vincitori e i perdenti;
- le scelte in atto e le prospettive per l'organizzazione e la competitività aziendale, le politiche pubbliche, gli individui.
'O Toole e Lawler identificano così una serie di questioni chiave, che possono ridurre l'efficacia organizzativa ed essere sintomo di mismanagement: l'insufficienza dei "buoni lavori", l'aumento del rischio, la crescita dell'influenza dei condottieri competitivi, lo sviluppo di tensioni tra vita lavorativa e familiare, la cattiva combinazione di competenze ed esigenze di business, l'incremento della stratificazione sociale basata prevalentemente sui risultati scolastici, il cambiamento del valore della carriera, la riduzione dello spirito di comunità e dell'impegno, il taglio del sistema di prevenzione e cura, la perdita delle oppportunità per un impiego efficace del capitale umano.
Come si vede è un elenco lungo e i due autori le esaminano minuziosamente, questione per questione, in molti casi aziendali, come Wal-Mart, Citing Costco, UPS,Alcoa, WL Gore, Harley-Davidson, Nucor, SRC Holdings e Southwest Airlines, al fine di trarne indicazioni per migliori comportamenti nella gestione delle Risorse umane e mostrare i vantaggi dell'elevato coinvolgimento dei lavoratori per la competitività aziendale nella globalizzazione.
"The new american workplace" documenta l'importanza di un processo integrato di HR management, dalle richieste dei lavoratori alle nuove regole della socialità e dell'etica produttiva alla rivoluzione nella cultura del lavoro.
Oggi, scrivono i due autori, "sono sempre più importanti le politiche del personale, che tengano conto delle esigenze e delle attese individuali".
"La maggiore opportunità per migliorare il lavoro in America" sta nelle decisioni che i top manager prendono sulle condizioni operative dei lavoratori.
Nell'iniziativa e nell'appartenenza dei lavoratori risiede la forza sui mercati delle imprese. Ma "troppe aziende considerano ancora i dipendenti come una spesa e non un bene patrimoniale".
Crescita accelerata del PIL nella zona euro
Nel secondo trimestre di quest'anno l'economia della zona euro è cresciuta dello 0,9%, pari a un aumento annuale del 2,6%, al ritmo maggiore degli ultimi sei anni. L'ncremento è stato di cinque decimali superiore all'andamento del primo trimestre e di due decimali in più degli USA.
Il motivo principale della crescita sta nello sviluppo degli investimenti: 2,1% nel secondo trimestre contro lo 0,9% del primo.
L'andamento dei consumi resta debole con un aumento dello 0,3%, quattro decimali in meno che nel primo trimestre.
Nei 25 paesi dell'UE il PIL è cresciuto dello 0,9% nel secondo trimestre, più dello 0,8% del primo, su base annuale il 2,8% contro il 2,4%.
I dati sono contenuti nell'ultimo bollettino Eurostat di venerdì 1 settembre.
Andamento del PIL nell'UE
|
Paesi |
Variazione % 2006
|
Paesi |
Variazione % 2006
|
||
|
2° trimestre
|
Anno
|
2° trimestre
|
Anno
|
||
| Lettonia |
2,8
|
13,1
|
Spagna |
0,9
|
3,7
|
| Estonia |
2,0
|
11,1
|
Finlandia |
1,3
|
3,6
|
| Lituania |
3,1
|
9,0
|
Danimarca |
1,9
|
3,2
|
| Cechia |
2,0
|
7,4
|
Austria |
1,0
|
3,1
|
| Lussemburgo |
-
|
7,3
|
Belgio |
0,8
|
2,8
|
| Slovacchia |
1,3
|
6,6
|
Francia |
1,1
|
2,6
|
| Irlanda |
1,1
|
5,7
|
Regno Unito |
0,8
|
2,6
|
| Polonia |
1,1
|
5,6
|
Germania |
0,9
|
2,4
|
| Svezia |
1,4
|
5,0
|
Paesi Bassi |
1,0
|
2,4
|
| Slovenia |
0,8
|
4,7
|
Italia |
0,5
|
1,5
|
| Grecia |
-0,4
|
4,1
|
Portogallo |
0,5
|
1,0
|
| Ungheria |
0,9
|
3,9
|
Malta |
-3,5
|
-1,3
|
| Cipro |
1,0
|
3,8
|
UE |
0,9
|
2,8
|
La settimana scorsa anche la Banca centrale europea ha rivisto in aumento le sue previsioni. Essa si aspetta che nel 2006 il PIL della zona euro cresca tra il 2,2% e il 2,8% e nel 2007 tra l'1,6% e il 2,6%.
"Identità", disegno di El Roto, El Pais, 3 settembre 2006.
Falso precedente di mismanagement
Il sistema riunioni è stato il fondamento e il vanto della reingegnerizzazione dei processi aziendali, del miglioramento continuo, del project management, della leadership per il cambiamento e della comunicazione organizzativa. Il lavoro in rete favorisce l'apprendimento organizzativo e la costruzione di comunità di pratiche senza vincoli di spazio e tempo.
Su "Il Sole - 24 Ore" del 26 luglio Paolo Iacci, Vice presidente AIDP esprime opinioni contrarie in " 'Facite ammuina', di riunioni si muore". "Quando gli schemi organizzativi saltano - egli scrive - , come succede sempre più spesso, quando è difficile definire ciò che il singolo 'produce' laddove i capi latitano, preferendo non valutare per il quieto vivere, là non è tanto importante fare, quanto farsi vedere impegnati". "Alle riunioni seguono le e.mail. Un solo destinatario e cento 'per conoscenza'. La loro funzione è quella di condividere qualsiasi decisione affinchè la responsabilità di un eventuale esito negativo sia collettiva e quindi di nessuno".
Lo spazio a disposizione non permette a Iacci di quantificare, nè di esemplificare i cattivi comportamenti manageriali che denuncia.
Ma essi vengono a realizzare così una situazione simile a quella ordinata da Giuseppe Brocchieri, ministro della Guerra del Regno delle Due Sicilie con il regolamento N°6975, articolo 27, il 20 settembre 1841.
"All'ordine 'Facite ammuina', in napoletano fate confusione, tutti quelli che sono a prora vanno a poppa e quelli che sono a poppa vanno a prora; quelli che sono a destra vanno a sinistra e quelli che sono a sinistra vanno a destra; tutti quelli che sono di sotto vanno di sopra e quelli che sono di sopra vanno di sotto, passando tutti per lo stesso posto; chi non ha niente da fare, si agiti di qua e di là" scrive sempre Iacci.
La citazione è un falso storico, inventato negli anni '50, durante l'immigrazione meridionale a Torino e ripreso da un manifestino, ancora in vendita in qualche cartoleria e da un paio di siti Internet.
Nel 1841, sotto Ferdinando II delle Due Sicilie, il ministro della Guerra e della Marina era il generale Giuseppe Garzia. Il presidente del Consiglio dei ministri era il marchese Giuseppe Ceva Grimaldi Pisanelli di Pietracatella. Giuseppe Brocchieri o di Brocchitto, come in alcuni casi è scritto, non ha mai firmato a quel tempo un tale regolamento contenente nè il succitato art. 27, nè altri simili e non è mai stato degno di nessuna memoria storica.
Ritorno al lavoro
Insomma, questo appena trascorso è stato l'agosto in cui i mass media hanno parlato più che negli anni precedenti di lavoratori, di lavoro, di attività e di impegno. La regolazione e l'importanza economica, sociale e morale dell'occupazione e della produttività lavorativa sono ricomparse sulle prime pagine del dibattito giornalistico per tutto il mese.
L'abbrivio è stato internazionale, ma il confronto ha preso vigore a livello nazionale e sta interessando le scelte politiche e il consenso delle parti sociali.
Ci eravamo appena lasciati con i dati di fine luglio della CGIA di Mestre. Secondo la quale 4 milioni e mezzo sarebbero in Italia le persone impegnate in lavori atipici e precari, nell'alegale, nel sommerso e nell'economia criminale.
Si poteva pensare che questo sarebbe stato un tema dell'agenda economica d'autunno. Quando la Commissione europea ha sancito la non impiegabilità dei fumatori nelle aziende dell'UE e i giuslavoristi ci hanno spiegato la ratio della decisione con l'autoesclusione volontaria dei tabagisti dal consorzio civile come una scelta individuale, che sarebbe relazionalmente più grave di altre limitazioni fisiche e dipendenze psichiche.
Non è parso vero ai giornalisti di rinforzare l'indicazione comunitaria con una piccola altra notizia, densa di significato in materia di rottura del rapporto di lavoro. Tom Cruise, la star holliwoodiana, interprete di "Mission impossible", veniva licenziato dalla sua casa produttrice per condotta scorretta.
Non basta. Del tutto casualmente, proseguendo nel suo alto magistero, anche Benedetto XVI innescava un nuovo focolaio di discussione, citando S. Bernardo di Chiaravalle e ammonendo sui pericoli di un eccesso di impegno a svantaggio della riflessione spirituale e del legame costante con Dio.
Sembrava tutto finito, quando il "Corriere della Sera" rilanciava con una provocazione di Pietro Ichino, professore di diritto del Lavoro nell'Università Statale di Milano. C'era un problema qualificativo dell'azione di governo e dell'atteggiamento sindacale: la tolleranza dei fannulloni nella pubblica amministrazione.
Sul problema, attraverso le pagine dell'autorevole quotidiano, sono state messe a confronto le opinioni di alcuni lettori, come in un blog, le precisazioni del ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais e un intervento dell'economista Michele Salvati, altro opinionista del giornale.
Il "problema dei fannulloni" ha subito nel suo svolgimento la concorrenza del rapporto di lavoro degli addetti ai call center, dopo un controllo dell'ispettorato del Lavoro su Atesia, la maggiore azienda del settore, quella del "prolungamento dell'età pensionabile" con opportuni incentivi ai lavoratori e, infine, per il momento, quella dell'incontro del presidente del Consiglio Romano Prodi con gli imprenditori, a Cernobbio, sul cuneo fiscale e sugli ombrelli di protezione delle imprese.
Dove converrebbe intervenire prima è evidente, dalle dimensioni sociali e dal peso sui conti pubblici delle questioni di governo del mercato del lavoro, sollevate in questo mese appena passato.
Nel suo articolo di domenica sul "Corriere della Sera" Salvati ha paragonato l'attività dei direttori del Personale della pubblica amministrazione e delle aziende private, valutando più positivamente l'azione dei secondi.
Se questo è vero, come crediamo, è auspicabile che un contributo, uno sforzo di innovazione gestionale venga da parte di questi, magari dopo un ampio e serio dibattito nelle quattro - cinque associazioni del settore. Concretizzerebbe il confronto dialettico con il Sindacato e quel ruolo strategico della Funzione, spesso soltanto auspicati .