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26/07/2006

Buone vacanze

Cannes

 

Luglio - 27 post

COMPETITIVITA': 10 - Elettronica: più produzioni cinesi e consumi americani; 13 - Classifica Fitch - Les Echos delle banche europee; 13 - Crescita della redditività delle assicurazioni nel 2005; 13 - "il gelato una ricetta sempre nuova"; 18 - Indizi e segnali deboli della strategia competitiva; ECONOMIA: 3 - Effetti economici della vittoria al Mondiale; 7 - Viaggio nella globalizzazione attraverso il cotone; FONDAMENTI: 5 - Scelte musicali rivelatrici; 17 - Ascesa e declino della centralità operaia; 17 - Disegno di James Young; 24 - Autoanalisi; POLITICA: 13 - Costa caro e vale poco il penny; 19 - Serrata delle farmacie; SOCIETA': 3 - Vignetta di Bucchi; 3 - Spietati nel business benefattori dei poveri; 4 - "Crisi"; 5 - Conosci te stesso, passato e futuro; 10 - Coincidenze significative della vittoria ai mondiali; 20 - Differenti aspetti del capitale sociale in Europa; 21 - Capolavori d'uso comune; 21 - Foto AFT/Norbert Millauer; 24 - Profilo dei paesi meno sviluppati del mondo; 25 - Guanciale scaccia insonnia; RELAZIONI INDUSTRIALI: 4 - Oltre la flessibilità del lavoro; TECNOLOGIA: 14 - E-paper; 25 - Milioni di video in rete per dialogare.

Post più commentati
Riesumazione di una moda manageriale mancata; Ascesa e declino della centralità operaia.

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25/07/2006

Guanciale scaccia insonnia

"Sleep Doctor" è un guanciale parlante, che provoca il sonno con 40 tipi di consigli e incoraggiamenti. E' stato progettato dal Japan's sleep reasearch institute e viene prodotto e venduto dall'azienda giapponese Lofty, che ne ha l'esclusiva in tutto il mondo.

Il guanciale è fatto di morbido poliuretano, ma è una vera macchina elettronica addormentatrice. Analizza le abitudini di chi soffre d'insonnia, registra con l'ausilio di rivelatori i movimenti della testa e del corpo, calcola le ore di sonno necessarie per notte.

A93L2

E' stato concepito per aiutare le persone ad addormentarsi più facilmente, o meglio, le aiuta a sviluppare delle buone abitudini di sonno e ad autodisciplinarsi per la cura della loro salute. Niente di più lontano da un sonnifero.

A seconda delle esigenze di riposo e del tipo di insonnia, "Sleep Doctor" suggerisce: "Perchè non provi a distenderti stasera, magari con un buon bagno" e se la notte prima la persona ha dormito, si felicita con : "Hai dormito benissimo, continua così! ".

Il guanciale ha funzionato negli esperimenti di laboratorio e sarà messo in vendita a settembre, prima in Giappone, Asia e Nord America e successivamente nelle altre parti del mondo.

Il Japan's sleep research institute  è impegnato  a recuperare la perdita di sonno dei lavoratori giapponesi, che costa ogni anno all'economia del paese 3.500 miliardi di yen (24 miliardi di euro) per riduzioni della produttività sul lavoro.

Postato da: orsola a 14:51 | link | commenti (1)
societa 295

Milioni di video in rete per dialogare

La nuova comunicazione di massa personalizzata cresce su Internet in forme sempre più coinvolgenti e fa apparire il broadcasting dei "couch potato" e il narrowcasting per i "guardoni del cyberspazio" come pratiche per lo "sformato di informazioni".

YouTube broadcast yourself è un sito che diffonde 65.000 nuovi video ogni giorno, prodotti dalle persone che ve li immettono. Ha giornalmente sei milioni di utenti, che guardano oltre 100 milioni di video professionali e dilettantistici.

E' una videoteca universale che ha raccolto i filmati della guerra in Irak, realizzati dai soldati americani che vi operavano, delle espulsioni di Zidane, prima della Coppa del mondo, dell'ecografia di una cilena incinta, di Benedetto XVI. Ci sono notizie, fatti personali, racconti cinematografici, cartoni animati, automobili e giochi, commenti, opinioni e propaganda.

L'idea di YouTube è venuta a due giovani americani, Chad Hurley e Steve Chen, che nel febbraio 2005 non erano riusciti a inviare per e-mail ai propri amici la cassetta di una loro festa. Pensarono così di allestire un sito talmente grande che chiunque potesse usarlo per mostrare un proprio video a qualunque altra persona dovunque.

Il sito è facile da usare e gratuito. Basta registrarsi e inserire il proprio video in una pagina. E' pubblicato subito e può essere visto da chi lo desidera. La durata dei filmati oscilla da cinque secondi a venti minuti.

Le persone registrate possono guardare gli altri video, pubblicare le proprie creazioni, votare quelle più apprezzate, scrivere commenti o linkarle, inviarle per telefonino e condividerle con chi vogliono.

Naturalmente, non basta la pubblicazione perchè un video sia visto. 29 milioni sono stati quelli di maggiore successo e 14 quelli appena visti sui 100 milioni messi i rete.

 Non tutte le pubblicazioni sono avvenute senza scatenare polemiche, contenziosi o censure. E' il caso quest'ultimo degli interventi del Dipartimento della Difesa USA, che ha emanato una disposizione per evitare che i soldati americani diffondano su Internet "immagini di cattivo gusto", provenienti dalle zone di operazioni. Come pure le questioni legali per gli usi impropri di materiale pubblicitario  o le contrapposizioni per motivi religiosi. Sono dispute che di solito aumentano il numero dei visitatori giornalieri di YouTube, mentre sono in corso, e che vengono risolte rispettando il copyright e la proprietà intellettuale del produttore.

Il successo del sito è uno dei tanti aspetti del consumo di immagini, che caratterizza la società contemporanea. YouTube esercita una grande influenza sociale, che spesso diventa successo di vendita o solidarietà diffusa.

Sequoia, lo stesso investitore di Yahoo e Google, finanzia le realizzazioni del sito con 9 milioni di euro, in cambio di una partecipazione all'impresa. Questa sta già avendo imitatori, come la francese Daily Motion,  attiva da quasi un anno.

Postato da: orsola a 12:37 | link | commenti (4)
tecnologia 115

24/07/2006

Autoanalisi

I librai americani li indicano sbrigativamente come "potty training book". Sono quei manuali per l'autosviluppo, riconoscibili fin dal titolo costruito a base di parole chiave, quali "cambiamento", "successo", "percorso", "facilitazioni" e "ostacoli".

Per di più Daniel Gilbert è uno specialista in prospezione del futuro e collabora con quotidiani e periodici su temi di  disturbo del comportamento, perchè è professore di Psicologia nella Harvard University.

Sono competenze e materie doppiamente sospette. 

Il  libro, che ha appena pubblicato,  si chiama "Stumbling on happiness", Knopf/Harper, New York, 2006. In 12 capitoli, scritti in maniera brillante, ricchi di esempi e di riferimenti all' attualità, Gilbert vi descrive i punti deboli dell'immaginazione e le illusioni della prudenza, che portano ciascuno di noi a non riconoscere il futuro e a sottostimare le nostre possibilità di soddisfazione.

Per l'autore la causa sta nel fatto che il cervello umano è sottoutilizzato per decidere che cosa fare per essere felici. "Noi siamo, scrive, l'unico animale il cui cervello può immaginare il futuro". "Finchè uno scimpanzè non piangerà al pensiero di diventare vecchio e solo o sorriderà aspettandosi delle belle vacanze estive", gli uomini potranno sempre distinguersi per la capacità di immaginazione.

Ma noi non vogliamo pensare a un futuro felice. Vogliamo attingere ai consigli e alle esperienze altrui, ma non ripeterli, perchè "ci crediamo speciali".

In questo modo ci procuriamo un futuro infelice. Diventiamo immuni alla realtà non guardando approfonditamente dentro di noi, prima di volgerci all'esterno. Blocchiamo gli occhi della mente, facendoci attirare dai "luccichii di un paradiso che ci fa credere che il futuro è ora" e che il "tempo è una bomba".

Ecco allora una serie di suggerimenti per autoanalizzarsi e individuare  gli ostacoli, che ciascuno si porta dentro e che esprime nei comportamenti abituali.

Gilbert li esemplifica in centinaia di episodi  minuti, comuni della vita quotidiana. Li confronta con aneddoti storici e vicende cinematografiche per facilitare la valutazione e la razionalizzazione delle esperienze.

Propone una tecnica semplice di analisi, che può funzionare come pronto intervento per migliorare comportamenti elementari, non ancora radicati.

Questa esemplificazione continua è la parte migliore del "manuale", di qualità decisamente superiore a quella predicatoria d'apertura. Una divulgazione efficace per un avvio alla gestione dell'ansia.

Postato da: orsola a 16:56 | link | commenti (1)
fondamenti 91

Profilo dei paesi meno sviluppati del mondo

La Conferenza dell'ONU sul commercio e lo sviluppo ha pubblicato la 25ª edizione del "Profilo statistico dei paesi meno sviluppati", che raccoglie i dati di cinquanta Stati, classificati in base al reddito lordo pro capite, allo sviluppo del capitale umano e alla vulnerabilità economica.

I dati sono stati elaborati nel 2005 e sono stati tratti da fonti ufficiali del 2004.

L'elenco comprende paesi, che hanno l'11,3% della popolazione e lo 0,6% del PIL mondiale. Di essi 34 sono in Africa, 10 in Asia, 5 nel Pacifico, 1 nei Caraibi.

Il reddito giornaliero pro capite va dai $ 2,51 delle Maldive ai $ 0,90 del Burundi.

Solo 6 paesi hanno un reddito pro capite superiore a un dollaro. Sono oltre alle Maldive già citate: Samoa ($ 1,86), Capo Verde ($ 1,77), Vanuatu ($ 1,34), Angola ($ 1,03), Gibuti ($ 1,03).

Sopra il mezzo dollaro di reddito giornaliero pro capite ci sono 10 paesi: Kiribati ($ 0,97), Buthan ($ 0,76), Lesotho ($ 0,74), Senegal ($ 0,67), Yemen ($ 0,57), Isole Salomon ($ 0,55), Timor Est ($ 0,55), Benin , Comore e Sudan ($ 0,53 ciascuno).

Lo sviluppo del capitale umano è calcolato in base alle percentuali di calorie presenti nella nutrizione quotidiana, alla mortalità infantile, all'istruzione secondaria, al tasso di alfabetizzazione degli adulti. Nei quattro indici, i valori peggiori sono risultati sono quelli dei paesi dell'Africa, seguiti da quelli dell'Asia.

La vulnerabilità economica è calcolata in base alla percentuale di industria manifatturiera e di servizi moderni nel PIL del paese, all'esportazione di merci, all'instabilità della produzione agricola, all'instabilità dell'esportazione di beni e servizi. Anche qui la situazione peggiore è quella dei paesi dell'Africa.

Una condizione che non può essere migliorata senza il contributo finanziario e tecnico dei paesi a economia sviluppata e la revisione dei protezionismi sulle loro produzioni, perchè il commercio mondiale avvenga almeno con pari opportunità.

Postato da: orsola a 11:25 | link | commenti
societa 295

21/07/2006

Foto AFP/Norbert Millauer

Postato da: orsola a 12:19 | link | commenti

Capolavori d'uso comune

I giornali che si occupano di management spesso giustificano la presentazione di libri, "scritti da persone che non sanno scrivere per quelli che non leggono" (diceva  Philip Kotler), come "Libri per la professione". Sotto le vacanze ci sono i "Libri per l'estate", a Natale i "Libri strenna" e, con involontario humour nero, quando la promozione si fa dura, i "Libri d'evasione".

Non sapremmo in quale di queste categorie inserire il libro di Paola Antonelli, "curator" del MoMa's Department of Architecture and Disegn, "Humble masterpieces: everyday marvels of design", Regan books/Thomas & Hudson, London, 2006. Un libro da leggere e da guardare, che contiene 122 splendide fotografie di oggetti d'uso comune, "umili capolavori, meraviglie quotidiane del design", ritratti da Francesco Mosto. Forse potrebbe essere adeguato un fuori categoria, tipo un "libro da godere", se questa dizione servisse a rendere consapevoli i non lettori di quale privazione soffriranno.

"Humble masterpieces" insegna ad apprezzare la bellezza degli oggetti che usiamo tutti i giorni, che hanno meritato di essere esposti tra gli oltre 3.600 di produzione industriale, ritenuti esteticamente pregevoli per il loro design, raccolti dal 1929 negli spazi aperti al pubblico del Museum of modern art di New York, .

Vi figurano, fra gli altri, lo spremiagrumi in plastica di Kartell (1958), il vassoio per la colazione sugli aerei Alitalia (1971), le posate in plastica per bambino della Chicco (1971), il coltello multiuso della Victorinox (1968), il Chupa chups (1958), disegnato da Salvador Dalì, il contenitore di cartone pressato per le uova (1930), il Lego (1958), la penna BIC Cristal (1950), eccetera, eccetera.

Il Department of Architecture and Design sceglie gli oggetti per il loro perfetto equilibrio tra forma e funzione.

Nel libro della Antonelli ogni oggetto fotografato è accompagnato da una breve scheda informativa che ricostruisce la sua storia.

Viene spiegato

-  perchè un oggetto di design può suscitare emozioni positive;
-  qual è il contributo che i designer hanno dato al miglioramento del mondo, combinando tecnologia, storia, socialità in qualcosa, che può essere capito, usato e maneggiato dalla gente comune;
-  come si svolge il processo di design, a partire dall'osservazione delle abitudini e delle esigenze del fruitore;
-  il vantaggio competitivo che dà al produttore e  perfino
-  il sostegno all'allargamento della democrazia.

Colto, bello, utile. Può fare scoprire di possedere insospettabili oggetti preziosi. Un'opera, anche di consultazione.

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societa 295

20/07/2006

Differenti aspetti del capitale sociale in Europa

Il sociologo del lavoro Wim van Oorschot del Centre for comparative welfare studies della Aalborg University (Danimarca) presenta in "Social capital in Europe. Measurement, and social and regional distribution of a multi-faceted phenomenon", CCWS Working paper no. 2006-44, un modello originale di misura dei differenti aspetti del capitale sociale (reti, fiducia, civismo) a livello degli Europei, dei paesi d'Europa e delle sue quattro regioni (Nord, Sud, Ovest ed Est).

Il modello è stato costruito, specificando i differenti aspetti microsociologici del capitale sociale, articolandoli con indicatori e validandoli per mezzo dei dati dell' European values study, una ricerca sul campo in 33 paesi, da cui sono stati estratti i risultati controllati di 24, con un campionamento di 28.894 persone.

Dimensioni e indicatori del capitale sociale

Dimensioni
Indicatori
Reti
 
Partecipazione ad associazioni
Partecipazione passiva
Partecipazione attiva
Sociabilità
Socializzazione con amici
Socializzazione familiare
Fiducia
 
Fiducia generalizzata
Fiducia in genere verso gli altri
Fiducia nelle istituzioni
Fiducia nelle istituzioni dello Stato sociale
 
Civismo
 
Fiducia fondata
Incarico civico ed etico
Impegno politico
Discussione e seguito politico

La dimensione "Reti" riguarda le relazioni familiari, con la comunità, le relazioni interpersonali e associative. E' distinta in partecipazione attiva (cooperazione) e passiva (incarico della comunità). La sociabilità è differenziata i rapporti di amicizia e familiari. La dimensione è misurata da una scala apposita.

La dimensione "Fiducia" è distinta tra interpersonale e nelle istituzioni ed è rilevata con un questionario.

La dimensione "Civismo" è un atteggiamento e un comportamento, misurati con una scala, a partire dall' EVS.

La distribuzione geografica del capitale sociale è stata misurata in quattro regioni geografiche: Nord (Svezia, Finlandia e Danimarca), Ovest (Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Regno Unito), Sud (Grecia, Italia, Portogallo e Spagna), Est (Bulgaria, Cechia, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria).

Sono risultate le differenti forme di capitale sociali indicate nella tabella seguente.

Il capitale sociale nelle regioni d'Europa

Civismo
Fiducia
Reti
 
Fiducia fondata
Impegno politico
Nelle istituzioni
In genere
Part.ne passiva
Part.ne attiva
Rel.ni amicali
Rel.ni familiare
Regioni
Nord
35,8 6,0 16,3 1,6 1,2 0,7 2,3 1,9
Ovest 34,6 5,6 15,4 1,3 0,8 0,5 2,2 2,5
Sud 34,1 5,5 13,9 1,3 0,6 0,4 2,1 2,5
Est 34,5 6,1 13,6 1,2 0,4 0,4 1,9 2,3
Media 34,4 5,9 14,6 1,3 0,7 0,5 2,1 2,4

I risultati derivano dalle rilevazioni effettuate, usando le scale i questionari e i dati dell'EVS.

L'aspetto "Civismo" del capitale sociale ha in Danimarca e  Svezia i valori più alti di fiducia fondata. In  Lituania, Germania e Svezia quelli di impegno politico.

All'opposto, in Slovenia e Bulgaria ci sono i valori più bassi di fiducia fondata e nel Regno Unito quelli di impegno politico.

L'aspetto "Fiducia" nelle istituzioni e in genere trova ancora nella Danimarca i valori più alti. Nella Grecia quelli più bassi, secondo i due indicatori.

L'aspetto "Reti" ha nei Paesi Bassi i valori più elevati di partecipazione passiva e nella Grecia quelli di partecipazione attiva. La Germania ha il massimo nelle relazioni amicali ed è subito dietro la Slovacchia in quelle familiari.

L'Italia mostra valori bassi di partecipazione attiva e passiva. E' nella media per le relazioni amicali e familiari, appena sopra la media per la fiducia e sotto la media per la fiducia nelle istituzioni. 

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societa 295

19/07/2006

Serrata delle farmacie

Il secondo round della lotta alle lobby del ministro Bersani, sulla vendita dei medicinali da banco (OTC) nei supermercati, è in corso.

Federfarma ha proclamato per oggi la serrata di tutte le farmacie private ed è probabile che l'adesione sarà massiccia in un settore in cui aperture e localizzazioni degli esercizi commerciali avvvengono per autorizzazione prefettizia.

In caso di decesso del titolare del diritto di gestione della farmacia il coniuge o l'erede anche se non in possesso delle qualifiche richieste, può mantenere il diritto di gestione del negozio fino al compimento del trentesimo anno d'età o, eventualmente, per un periodo di dieci anni se entro un anno dall'acquisizione della partecipazione si iscrive a una facoltà di farmacia.

In Italia ci sono complessivamente 17.352 farmacie. 15.987 sono private e 1.365 pubbliche o comunali.

Una farmacia serve in media 3.336 abitanti. Nell'80% dei comuni (circa 27% della popolazione) c'è una sola farmacia.

Il mercato farmaceutico italiano è caratterizzato dal prezzo medio più elevato dei medicinali, a causa di un consumo orientato verso i prodotti più costosi e di una debole penetrazione di quelli generici. Le vendite per abitante sono tra le minori in Europa.

La spesa farmaceutica rappresenta il 22,1% di quella sanitaria contro una media europea del 18,0%.

Cifra d'affari, quantità venduta
e prezzi dei medicinali in Europa

Paesi
Vendite pro capite
Pezzi pro capite
Prezzo medio
Francia
€ 284
1.535
0,18
Germania
€ 244
1.049
0,23
Italia
€ 202
746
0,27
Regno Unito
€ 202
1.136
0,18
Spagna
€ 193
1.023
0,19
Media
€ 210
989
0,22

Tra il 2002 e il 2003 (ultimi dati IMS Health), le vendite pro capite nel nostro paese sono aumentate del 3,0%, i pezzi pro capite sono diminuiti dell'1,4%, il prezzo medio per unità di prodotto è cresciuto del 4,5%.

Italia e Francia sono gli unici paesi dell'UE in cui i prodotti OTC sono venduti in farmacia e costituiscono l'8% delle vendite.

Quasi il 10%, poi, deriva dai dietetici e dai cosmetici. A questi vanno aggiunti attrezzature, abbigliamento e giochi per la prima infanzia, prodotti erboristici e per l'igiene. Per un complesso che supera il 20% delle vendite di non medicinali e non esclusivi.

L'accordo Stato-Regione del 2001 è intervenuto a disciplinare il prezzo dei farmaci, le liste di quelli rimborsati e ad emettere misure a favore dei prodotti generici.

Nelle farmacie-bazar, che godono dell'esclusività di vendita dei medicinali e dei prodotti OTC, i titolari impiegano persone laureate, che ricevono uno stipendio mensile medio di 1.300 euro e dei collaboratori con retribuzioni inferiori di un terzo.

Sono interessi ben più pesanti di quelli dei taxisti e delle altre categorie arroccate in difesa dei propri privilegi. Questo round andrà meglio? Forse non basta incrociare le dita.

Postato da: orsola a 17:34 | link | commenti (3)
politica 137

18/07/2006

Indizi e segnali deboli nella strategia competitiva

"L'intelligenza è l'arte di impiegare la conoscenza incompleta. E' l'arte di far conto sulla fortuna sfacciata di azzeccarci. Per quante informazioni ammassi ci sarà sempre incertezza, eppure devi decidere".

La definizione è di Leonard M. Fuld, fondatore e presidente dell'omonima società di ricerche, analisi e consulenza strategica ed è contenuta nel suo libro "The secret language of competitive intelligence. How to see through and stay ahead of business  disruptions, distortions, rumors and smoke screens" (Il linguaggio segreto dell'intelligenza competitiva.Come vedere attraverso e avanzare oltre la frantumazione del business, le deformazioni, i pettegolezzi e le cortine fumogene), Crown Business, Cambridge (Massachusett), 2006.

Vi è scritto che l'intelligenza competitiva è praticata in molte aziende in modo avventuroso e melodrammatico. Rientra nell'ambito specifico della funzione Strategia e comprende in estrema sintesi la raccolta di informazioni sui competitori. Ma è un'attività che non può essere lasciata a una funzione specifica e "per la sua importanza dovrebbe essere un'attività svolta da tutte le persone che lavorano in azienda".

Come indica il sottotitolo, il libro di Fuld è un manuale pratico, rivolto a far realizzare percorsi efficaci per decidere i prezzi e lo sviluppo dei nuovi prodotti, le alleanze, l'esternalizzazione e il costo delle operazioni, attraverso il coinvolgimento di tutti nella raccolta accurata dei fatti e nelle scelte di mercato.

In nove capitoli l'autore mostra con esempi di vita vissuta, in trenta anni di lavoro alla testa della sua società di consulenza, come l'intelligenza competitiva può aiutare a vincere il "gioco del rischio e della ricompensa", a rimuovere gli ostacoli a una visione chiara della realtà, a usare le regole della competizione per individuare le tre mosse future possibili, a vedere gli alberi per capire la foresta, a usare l'intelligenza nella competizione come mai è stato fatto prima, a guardare attraverso la confusione per raccogliere le gemme dell'intelligenza, a mettere intelligenza nel lavoro, a uscire dalla nebbia competitiva come Rothschild, Buffet, Walton, Dell e Branson hanno fatto.

I riferimenti agli episodi che hanno avviato il successo dei grandi imprenditori, all'uso esplorativo di Internet ("raggi X della rete"), al rispetto del "DNA aziendale" e alle pratiche di formazione della sua società abbondano, in un profluvio di citazioni di blog, siti Web, sofisticati rapporti di analisi su interi settori economici e tableau de bord di grandi gruppi aziendali, in evidente contraddizione con gli obiettivi del libro di voler essere un' introduzione alla pratica dell'intelligenza competitiva.

Se ne ricava l'impressione di un libro scritto con intenzioni autocelebrative, che ha proprio nella raccolta aneddotica il suo punto di interesse, mentre è carente nel  tentativo di aiutare i manager a capire da indizi e segnali deboli quali saranno le prossime mosse delle aziende concorrenti.

Postato da: orsola a 16:55 | link | commenti (1)
competitivita 92

17/07/2006

Disegno di James Young, The New York Times, 16 luglio 2006.

Postato da: orsola a 17:56 | link | commenti

Ascesa e declino della centralità operaia

Uno storico indaga per la prima volta la parabola delle immagini collettive degli operai dal 1950 al 1980: come sono stati visti, raccontati e rappresentati nell'arco di tempo in cui si compie il passaggio da Sesto S.Giovanni "Stalingrado d'Italia" al tempo della "Milano da bere".

Il libro di Andrea Sangiovanni "Tute blu. La parabola operaia nell'Italia repubblicana", Donzelli, Roma, 2006, analizza l'emergere della cultura industriale in un'Italia diffidente nei confronti della modernità e dell'urbanesimo, caratterizzata da discriminazioni operaie fortissime, il suo lento imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica, per una circolazione di cultura internazionale durante gli anni del boom economico, l'assumere centralità politica della "questione operaia" nel decennio successivo e il suo rapido declino negli anni '80.

"Sono venuto fra voi, uomini coscienti dei vostri diritti" perchè nella vostra lotta civile è presente "il principio evangelico: giustizia e uguaglianza, rispetto reciproco", aveva detto nel 1973 il cardinale Pellegrino, arcivescovo di Torino, agli operai della FIAT impegnati in una durissima vertenza aziendale, nella stagione che segnava l'apogeo di quella centralità, di estensione delle lotte fuori dalle officine.

Gli anni '70 sono dominati dalle lotte in fabbrica e dai grandi leader sindacali, Lama, Trentin, Carniti, Benvenuto.

Sangiovanni ritiene che la  causa della fase discendente, che porta alla scomparsa degli operai e culmina nella "marcia dei quarantamila" del 1980, debba essere rintracciata nel progressivo decentramento alle piccole imprese di gran parte delle lavorazioni dei maggiori stabilimenti FIAT.

E' una spiegazione parziale, che deve essere completata con il ricordo dell'ingresso in fabbrica di nuovi operai più disposti alla qualità della vita di lavoro e all'integrazione in tutto il sistema della società civile che all'etica del lavoro e alla lotta dura per una società più giusta.

Lo storico Guido Crainz richiama nella prefazione "i processi di trasformazione e di scomposizione che attraversano la classe operaia", insieme a "errori sindacali; assistenzialismo statale; comportamenti sempre più diffusi che incrinavano immagni a tutto tondo. Immagini 'sporcate' inoltre da un'escalation terroristica che aveva lambito settori pur marginalissimi di operai: quel 'fiume carsico che scorre fra il terrorismo e qualche frangia sindacale' ".

Il libro di Sangiovanni è un'indagine su 30 anni di storia. Disegna la trasformazione politica e culturale dell'Italia attraverso rappresentazioni pubbliche e immaginari collettivi: la stampa, i romanzi e i quadri, i film e le trasmissioni televisive, le relazioni dei prefetti e della polizia, messi a stretto confronto con la realtà delle fabbriche e le forme in cui gli operai stessi si sono raccontati, dalle testimonianze ai cortei.

Una lettura avvincente, non certamente un libro per l'estate da portare con sè sotto l'ombrellone.

Postato da: orsola a 17:42 | link | commenti (5)
fondamenti 91

Riesumazione di una moda manageriale mancata

Chi ricorda ancora Daniel Goleman? Il teorico dell'intelligenza emotiva irruppe nella letteratura manageriale italiana con le traduzioni presso Rizzoli nel 1996 e nel 1998 di due libri, pubblicati negli Stati Uniti 11 anni fa: "Emotional intelligence. Why it can matter more than IQ" e "Working with emotional intelligence".

I due libri furono sponsorizzati da una società di consulenza americana, attiva nel settore delle Risorse umane e fecero da referente scientifico per un tentativo di moda manageriale.

L'accoglienza degli studiosi e dei pratici più avveduti fu freddina. Si rimproverava a Goleman che l'IE fosse una nozione abbastanza mal definita, particolarmente delicata da misurare, i cui legami con la prestazione lavorativa non erano rigorosamente stabiliti e di cui non si conoscevano le reali possibilità di sviluppo nell'individuo.

L'apparizione dei due libri in italiano capitò in un momento in cui si tentava di rinnovare i sistemi di valutazione e riconoscimento delle persone in  azienda con il metodo delle competenze, mentre si procedeva alla reingegnerizzazione dei processi organizzativi.

Il suggerimento di Goleman di fare appello e di sviluppare l'intelligenza emotiva personale, cioè la capacità di gestire le proprie emozioni e di esprimerle in forme socialmente accettabili, insieme all'intelligenza emotiva sociale, cioè la capacità di empatia e di comunicazione, non lasciò indifferenti perciò alcune grandi imprese italiane, che si stavano cimentando in nuovi percorsi di rinnovamento organizzativo e gestionale.

Alla prova dei fatti, del gran lavorio generato dall'approccio golemiano rimase in quelle aziende soltanto un inizio di condivisione delle tecniche di supporto alla gestione delle Risorse umane. Gli "owner" dei processi "market driven" e "infrastrutturali" misero in atto comunicazioni aperte in team, che avevano per oggetto la definizione operativa di quella che James March avrebbe chiamato una "foolish technology".

Le esperienze praticate nelle grandi imprese italiane rappresentarono uno sviamento del senso, che Goleman indicava raggiungibile alla fine del percorso.

Lo stesso autore della teoria, diffusa e accolta così fiduciosamente, ha proceduto nelle sue opere successive a correzioni di rotta. In "Primal leadership. Realizing the power of emotional intelligence", uscito in America nel 2002 e in Italia, sempre per Rizzoli, nel 2004, scritto in trio con Boyatzis, l'autore di "The competent manager" e con Annie Mckee, l'esperta di leadership, smussa l'universalità di partenza dei suoi modelli manageriali, a vantaggio del funzionamento dei team.

Ma 10 anni sono tanti perchè una qualunque moda, non operazionalizzata, possa sopravvivere in ambito aziendale e dopo la rivoluzione dell'ICT, della globalizzazione e della flessibilità del lavoro.

Sembra incredibile perciò che una società di consulenza italiana, non un dottorando in storia dell'impresa o della psicologia, si sia avventurata in una ricerca sull'intelligenza emotiva dei capi azienda, e che, secondo il "Corriere della Sera" - Economia & Carriere, avrebbe rilevato valori differenti di competenza sociale tra italiani e stranieri, in base alla percezione dei loro dipendenti.

Stupisce l'interesse dell'autorevole quotidiano per una tale notizia d'epoca e incuriosisce la metodologia usata nell'indagine, che porterebbe acqua ai "carenti lavori di ricerca, menzionati sul suo sito" (www.eiconsortium.org) dal teorico dell'IE.

Postato da: orsola a 13:20 | link | commenti (9)
gestione e sviluppo 260

14/07/2006

E-paper

Gli annunci della rivoluzionaria invenzione del giornale su foglio elettronico, l'e-paper, si susseguono da più di due anni ad ogni uscita di un nuovo supporto delle case produttrici concorrenti.

Epson, Fujitsu, Hitachi, Samsung ,Sony e iRex, Philips, Plastic Logic, Polymer Vision, Readius continuano a stupirci ogni volta in misura maggiore, raccontandoci di sotttigliezza, leggerezza, flessibilità, risoluzione degli schermi e del mix di tecnologie, che stanno dietro alla possibilità di reperire e acquistare il proprio giornale preferito, senza nessun vincolo geografico, alla facilità  di fare ricerche e annotazioni sul testo interessante, per i link attivi, alla comodità di portare con sè un numero elevato di "pubblicazioni", in peso e ingombro minimi.

L'e-paper è fatto da un foglio di materiale plastico, sottile qualche millimetro, che può visualizzare con alta risoluzione testi e immagini a colori , trasmessi in tempo reale, conservarli ed esporli per mesi, grazie ad una semplice batteria. Il monitor consuma poco e funziona anche quando non è alimentato.

Le case costruttrici di questa meraviglia continuano a rimandare la produzione di massa dei prototipi, presentati ormai a tutte le più importanti fiere mondiali dell'hi-tech.

Gli esperti di nuove tecnologie giustificano questi ritardi con l'intenzione di offrire al pubblico un prodotto validato e completo, in grado di rispondere a tutte le richieste degli utilizzatori.

I giornali che si sono avviati sul terreno di questa innovazione, con grande circospezione, sono finora pochi. Il "New York Times" conduce un esperimento con 300 lettori, "Les Echos" ne sta realizzando un altro con 500, il "Times of India" è all'inizio di una fase di prova, come l'  "International Herald Tribune" e il "Washington Post", "Le Monde", "L'Equipe", la "Suddeutsche Zeitung". Più avanti le realizzazioni de "La Repubblica" e del quotidiano economico belga, in lingua fiamminga, "De Tijd", partiti da questa primavera con edizioni e-paper rivolte ad un numero limitato di lettori.

I problemi maggiori che queste esperienze evidenziano sono
-  di costi del monitor per il lettore, stimato tra i 400 e i 500 euro, troppi per un mercato stagnante quale è quello mondiale della carta stampata e perciò
-  di ritorno degli investimenti finanziari,
e
a questi primi due va aggiunto un terzo problema più complesso

- di adeguamento delle professionalità e d'impegno lavorativo richiesto ai giornalisti.

Se i problemi economici e finanziari sembrano in via di risoluzione con accordi tra più editori di giornali e tra fabbricanti di hardware, quello delle professionalità indeguate sembra insormontabile per una generazione di giornalisti, che affianco alla propria capacità di scrittura dovrebbero acquisire e aggiornare continuamente la competenza tecnica sui temi trattati, necessaria per reagire rapidamente e con messaggi integrati, in formato radio-televisivo-internetistico, alle attese di informazione, approfondimento e scambio che il nuovo medium potrà scatenare.

Kris Laenens, il direttore operativo di "De Tijd", intervistato da "Liberation", si mostra ottimista. Crede che  gli accordi tra editori e costruttori potranno portare all'uscita del suo giornale in versione e-paper nel dicembre di quest'anno. Sarà un'integrazione a suo parere del giornale su carta e conta sulla costituzione in tempi rapidi di una redazione competente e rodata.

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tecnologia 115

13/07/2006

Costa caro e vale poco il penny

 

 

penny

L'indagine USA Today - Gallup è inesorabile: il 23% degli Americani non si china a raccattarlo da terra, se vede un penny.

Jim Kolbe, il rappresentante repubblicano dell'Arkansas al Congresso USA, ha presentato un disegno di legge, che mira a rendere il penny progressivamente inutile, arrotondando l'importo delle transazioni commerciali in contanti al primo nichel (la moneta da 5 cent).

Eppure la moneta che porta l'immagine di Abraham Lincoln ha più di due secoli di vita. Fu ideata nel 1787 da Benjamin Franklin, ispirato dal pence inglese e fu coniata in rame, nello stesso anno, in 300 miliardi di esemplari con undici disegni differenti.

Oggi il penny è fatto per il 97,5% di zinco e per il 2,5% di rame. L'immagine di Lincoln vi è stata impressa nel 1909 per celebrare il 150° anniversario della sua nascita.

La monetina vale poco, ma costa cara. Per produrre un suo esemplare l'United States Mint, la zecca americana, spende quest'anno 1,23 cent e ne spenderà 1,40 l'anno prossimo.

Sono in progetto leghe più economiche per il conio.

La lobby dello zinco è contraria all'eliminazione. Per essa,  aumenterebbe l'inflazione e le organizzazioni caritative sarebbero private delle tradizionali raccolte di pezzi gialli.

Kolbe insiste per mettere ai voti il suo progetto ed è probabile che riesca ad aggregare una maggioranza bipartisan favorevole.

Nel frattempo l'US Mint, i cui stabilimenti ricevono ogni anno migliaia di scolaresche affascinate, ha già annunciato la produzione per il 2009 di una serie di penny commemorativi del bicentenario della nascita di Lincoln, campione del riscatto dei neri dalla schiavitù.

Postato da: orsola a 17:45 | link | commenti
politica 137

13.07.06

"Il gelato, una ricetta sempre nuova",
disegno di Descheaux per l'articolo di "Le Monde", 13 luglio 2006.

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Crescita e redditività delle assicurazioni nel 2005

I premi incassati dalle compagnie assicurative del mondo nel 2005 hanno raggiunto i 3.426 miliardi di dollari. 1.974 per il ramo Vita e 1.452 per gli altri rami. L'incremento rispetto al 2004 in termini reali è stato del 2,5%: il Vita è aumentato del 3,9%, gli altri rami dello 0,6%.

L'Europa occidentale è il mercato più forte del Vita, con una crescita del 7,5%, mentre il volume dei premi è rimasto stabile in America del Nord, è cresciuto meno dell'1% in Giappone e dell'1% in Oceania. Nei paesi emergenti l'incremento è stato del 7,5%, inferiore allo sviluppo degli anni precedenti. In Europa centrale e orientale si è recuperato con un 6% in più, la caduta profonda del 2004.

La crescita del Vita è dovuta all'invecchiamento generale della popolazione e alle pressioni dei governi sulla previdenza complementare.

Gli altri rami hanno avuto un aumento inferiore a quello del PIL nella maggior parte dei paesi. E' una stagnazione causata dal rallentamento  dell'Aviazione e dei Trasporti, due rami che avevano conosciuto un vero e proprio boom tra il 2001 e il 2004.

Sono questi i dati pubblicati da "Sigma", 5, 2006, la rivista del servizio Ricerca economica & consulenza di Swiss Re, dedicata a "World insurance in 2005: moderate premium growth, attractive profitability" (L'assicurazione nel mondo nel 2005: crescita moderata dei premi e redditività attraente), redatta da Rudolf Enz.

La redditività tecnica delle assicurazioni è cresciuta nel 2005 con un risultato ante imposte sui premi netti del 12% nei maggiori mercati assicurativi per i rami non Vita (USA, Canada, Regno Unito, Germania, Francia e Giappone). Benefici ulteriori sono venuti dalle buone performance azionarie delle compagnie.

L'assicurazione Vita ha avuto una buona redditività per il recupero dell'inflazione delle tariffe premi e per il buon andamento, salvo che negli USA, del mercato borsistico.

"Sigma" prevede che nel 2006 i premi Vita dovrebbero crescere intorno al 4%, gli altri rami dovrebbero rimanere stabili.

In futuro la densità e la penetrazione dell'assicurazione nei paesi ad economia sviluppata dovrebbero continuare ad aumentare, come mostra il grafico seguente.

Assicurazioni

Postato da: orsola a 13:08 | link | commenti
competitivita 92

Classifica Fitch - Les Echos delle banche europee

Le banche italiane sono afflitte da "inerzia strategica" ha detto ieri all'assemblea dell'ABI, l'Associazione bancaria italiana, il governatore di Bankitalia. I banchieri, ha ammonito, non devono pensare che il livello dei profitti accumulati possa mantenersi in presenza di una concorrenza interna ed esterna sempre più forte.

Oggi bisogna "fare banca meglio", "servire meglio il cliente", ci vogliono servizi migliori a prezzi più bassi, "i cittadini non devono pagare per le inefficienze di altri".

"Voi presidenti e amministratori delagati avete la responsabilità di creare operatori non solo sul mercato nazionale oppure lasciare che queste occasioni vengano colte da operatori esteri".

Per una coincidenza del tutto casuale mentre il governatore parlava era disponibile in edicola la classifica per redditività operativa delle prime 100 banche europee, elaborata dal quotidiano economico francese "Les Echos" sui dati dell'agenzia internazionale di rating Fitch.

La classifica mette in evidenza che, nonostante il costo annuo dei servizi bancari, resi dalle aziende di credito italiane nel 2005, sia superiore di oltre quattro volte a quello delle banche inglesi, di tre volte circa quello delle francesi e di due volte e mezzo quello delle banche spagnole, la redditività operativa delle nostre banche più efficienti è nettamente inferiore.

Le prime 20 banche europee
per redditività operativa

Banca/paese
Redditività %
sulle operazioni
Redditività%
dei fondi propri
Fondi propri
in milioni €
1 Lloyds TSB (Regno Unito)
38,87
25,30
15.520
2 BBVA (Spagna)
38,13
24,05
17.405
3 Kaupthing Islanda)
33,65
28,25
2.693
4 Northerm Rock (Regno Unito)
33,34
23,57
2.300
5 Barclays (Regno Unito)
29,53
14,93
28.207
6 National Bank of Greece (Grecia)
29,51
26,49
3.234
7 Bank of Ireland (Irlanda)
29,13
16,51
5.366
8 Banco Popular (Spagna)
29,08
22,68
5.363
9 Depfa Bank (Irlanda)
28,51
20,90
2.304
10 Société Générale (Francia)
28,43
22,30
24.855
11 Anglo Irish Bank (Irlanda)
28,04
15,49
2.805
12 HBOS (Regno Unito)
27,31
15,49
25.408
13 Fortis (Belgio)
26,78
30,46
19.656
14 Alliance&Leicester (Regno Unito)
26,33
19,58
3.229
15 ING Group (Paesi Bassi)
26,01
22,68
38.425
16 Alpha Bank (Grecia)
25,76
18,54
2.278
17 Svenska Handelsbanken (Svezia)
24,66
17,89
6.959
18 Swedbank (Svezia)
24,65
24,16
5.710
19 Standard Chartered (Regno Unito)
24,33
17,61
10.470
20 ABN AMRO (Paesi Bassi)
24,29
22,98
24.974

 

Nella  classifica Fitch - Les Echos ci sono 12 banche italiane: al 33° posto San Paolo IMI, al 36° BNL, al 39° la Banca Popolare di Verona e Novara, al 41° BPU, al 44° Banca Intesa, al 48° Banca Lombarda e Piemontese, al 55° Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, al 66° MPS, al 67° Banca Popolare di Milano, al 73°Capitalia, al 90° Banca Antonveneta, al 99° Banca Popolare Italiana (con una redditività negativa).

Le banche italiane
della classifica Fitch-Les Echos

Banca
Redditività %
sulle operazioni
Redditività%
dei fondi propri
Fondi propri
in milioni €
33 San Paolo IMI
21,17
16,24
13.933
36 BNL
20,13
11,54
5.029
39 Banca Popolare di Verona e Novara
19,45
15,66
4.139
41 BPU
18,81
14,68
5.126
44 Banca Intesa
18,43
16,74
17.545
48 Banca Lombarda e Piemontese
18,15
10,62
2.677
55 Banca Popolare dell'Emilia-Romagna
17,13
10,94
3.187
66 MPS
13,71
11,60
7.288
67 Banca Popolare di Milano
13,24
10,07
3.002
73 Capitalia
12,30
12,51
8.962
90 Banca Antonveneta
8,59
3,16
3.048
99 Banca Popolare Italiana
-30,26
-19,76
3.248

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competitivita 92

10/07/2006

Elettronica: più produzioni cinesi e consumi americani

Nel 2010 l'industria elettronica dell'Asia realizzerà prodotti per un valore di 808 miliardi e 500 milioni di euro. La Cina produrrà per 395 miliardi 400 milioni, gli altri paesi dell'Asia per 220 miliardi 200 milioni e il Giappone per 192 miliardi 900 milioni.

Le produzioni europee raggiungeranno i 271 miliardi 200 milioni, quelle dell'America del Nord i 282 miliardi 600 milioni.

L'America del Nord aumenterà il suo primato dei consumi di prodotti elettronici a 404 miliardi di euro. L'Europa salirà a 358 miliardi e 400 milioni. Mentre gli altri paesi dell'Asia porteranno il consumo di elettronica a 187 miliardi 200 milioni, la Cina a 175 miliardi 600 milioni, il Giappone a 136 miliardi 200 milioni.

La produzione mondiale di elettronica avrà un valore complessivo di 1.528 miliardi 200 milioni. I consumi raggiungeranno i 1.428 miliardi e 100 milioni.

Sono i dati di sintesi delle studio multicliente "World electronic industries 2005-2010", realizzato dalla società di consulenza Decision, specializzata nel settore elettronico.

Nel 2005 l'Europa con un valore di 225 miliardi 700 milioni ha rappresentato il 21% della produzione mondiale del  comparto elettronico. Nel 2000 pesava ancora il 25%. Nel 2010 scenderà al 19%. La crescita del Vecchio continente è stata minore di quella che è avvenuta contemporaneamente in Asia, dove ha avuto il 10,3% annuo in Cina e il 7,1% nel resto del continente.

Nel 2010  la Cina rappresenterà il 28% della produzione mondiale, contro il 23% del 2005 e il  10% del 2000.

L'industria elettronica asiatica ha già cominciato perciò a localizzare i suoi impianti anche nell'Europa orientale. I suoi paesi  stanno occupando sempre maggiori quote di mercato dell'elettronica di consumo.

L'Europa è invece presente soprattutto nei settori professionali dei materiali per la difesa e l'aeronautica, degli equipaggiamenti per autoveicoli e per le applicazioni industriali.

Nel 2010 sarà prodotto in Europa solo il 75% dei suoi consumi, che raggiungeranno i 358 miliardi 400 milioni di valore.

Postato da: orsola a 11:22 | link | commenti
competitivita 92

Coincidenze significative della vittoria ai Mondiali

All'esplosione di festeggiamenti, soddisfazioni, schieramenti e opinioni seguiti alla vittoria ai Mondiali della nostra squadra sarebbe saggio non aggiungere un altro, forse inutile, post. Ma all'inizio della settimana scorsa abbiamo riportato lo studio dell'ufficio studi di ABN - AMRO sugli effetti economici di una vittoria "tifata" dell'Italia e vorremmo sottolineare alcune coincidenze significative della partecipazione europea e del nostro risultato.

I 23 giocatori italiani, campioni del mondo, provengono da molte squadre del campionato di serie A: dal Palermo all'Udinese, dalla Juventus alla Roma, dal Milan alla Lazio, dall'Inter alla Fiorentina. Una simbolica unità nazionale, che dà struttura all'orgoglio rilevato dal Presidente Napolitano.

La squadra italiana è riuscita in un'impresa, che, se non impossibile, non suscitava particolare fiducia nelle concorrenti e nei loro supporter. Una situazione simile a quella diagnosticata nello studio di ABN - AMRO, ma una vittoria necessaria anche nell'interesse dei paesi appartenenti all'UE.

Alle semifinali si sono incontrate quattro squadre europee. La nostra ha retto bene ai confronti più ostici.

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Mondiali 2006, "Fine di una leggenda", foto Reuters.

Il calcio ha assunto un'importanza grandissima sul piano economico. Ha superato in Europa l'industria cinematografica e discografica e genera un indotto di diritti di trasmissione, che ha fatto la fortuna dell'industria dell'intangibile e ha condizionato le politiche di governo.

Tra i quattro semifinalisti siamo il paese più sensibile ai successi calcistici, con i conti pubblici meno in ordine e con la crescita economica più lenta e limitata. E' noto a tutti quanto il governo precedente e i suoi leader abbiano investito nel pallone, come aggregatore di consenso e sono altrettanto noti i non eccellenti risultati della gestione di squadre partecipanti al campionato di serie A e dei confronti internazionali con i team aderenti alla FIFA e al CIO.

La vittoria della Coppa del mondo è un salto di qualità, che i mass media non hanno esitato a definire "storica".

E' troppo auspicare cha sia davvero un segnale di ripresa dell'economia e dell'immagine dell'Italia?

Postato da: orsola a 10:36 | link | commenti (2)
societa 295

07/07/2006

Viaggio nella globalizzazione attraverso il cotone

Da otto settimane il libro di Erik Orsenna, "Voyage aux pays du coton. Petit précis de mondialisation", Fayard, Parigi, 2006, è ai primi posti nelle classifiche dei bestseller. Un successo inimmaginabile per un percorso in sette paesi cotonieri, sull'industria del cotone e il processo di mondializzazione, se l'autore, Accademico di Francia, consigliere di Stato, professore di Economia all'Ecole normale supérieure, non avesse già pubblicato sette romanzi, che hanno ottenuto il prix Goncourt e il prix Roger Nimiez e non fosse stato l'autore di molti discorsi del presidente Mitterand. Ogni suo libro è un evento atteso dai lettori internazionali.

Orsenna parte dalla premessa che "ogni materia prima raccontandosi, racconta alla sua maniera il pianeta". "Ogni materia prima è un universo con la sua mitologia, la sua lingua, le sue città, i suoi abitanti". E per illustrare gli aspetti positivi e negativi della globalizzazione nel suo "breve compendio" sceglie il cotone, un tessile millenario, il "maiale della botanica: di lui si può usare tutto", che rappresenta il 40% della produzione mondiale, una materia prima come il petrolio, il ferro, il rame.

La storia del cotone comincia nella notte dei tempi. L'umanità impara a usarlo presto e lo coltiva e lo impiega in più modi con processi agricoli, biochimici, manifatturieri.

Orsenna compie un'indagine appassionante sulla globalizzazione, per mezzo del cotone, in un periplo attraverso sette paesi: da Kutiala (Mali) a Datang (Cina), via Lubbock (Texas), Cuiaba (Mato Grosso), Alessandria (Egitto), Taskent (Uzbekistan) e la valle della Vologne (Francia).

Come il cotone, l'economia mondiale è fatta di fili e di legami, di protezionismo e cultura.

A Datang c'è una filatura del fiocco, coltivato nel Mali da delle specie di cooperative familiari. Perchè qui si tesse come si parla (in maliano, "parola" e "stoffa" sono denotate dallo stesso termine "soy").

La Banca Mondiale spinge per la privatizzazione di queste attività, che sono commercializzate da una Compagnia maliana per lo sviluppo del tessile, a capitale pubblico (60% Mali, 40% Francia). Come potranno competere questi privati con i prezzi dei coltivatori texani, proprietari di migliaia di ettari di terra, supermeccanizzati e sovvenzionati dal governo USA?

L'America dà milioni di dollari a questi suoi agricoltori ed elimina così, di colpo, i contadini dei paesi in sviluppo.

Nel Mato Grosso gli immensi campi di cotone dei coltivatori brasiliani prosperano grazie alle manipolazioni genetiche delle migale, ma ogni anno la foresta amazzonica indietreggia davanti all'estendersi delle superfici coltivate.

Un terzo del cotone coltivato nel mondo è geneticamente modificato.

A Datang, a sud di Shanghai, da dodici a tredicimila aziende familiari, aiutate dai crediti garantiti dello Stato cinese, tessono, confezionano ed esportano calze in tutto il mondo. Gli orari di lavoro sono di dodici ore al giorno, sette giorni su sette. La paga è di cento euro al mese più vitto e alloggio (in dormitorio).

Ogni anno i calzifici fabbricano centinaia di miliardi di prodotti "tanto da dubitare che l'umanità abbia piedi sufficienti".

Orsenna racconta la globalizzazione con grande talento.

Il suo libro è una miniera di informazioni e una denuncia della violenza, che caratterizza l'economia mondiale: "Sulla terra la dolcezza è una merce rara e pagata a caro prezzo". Per lui non c'è altra via d'uscita che una regolamentazione degli scambi internazionali e l'Organizzazione mondiale del commercio può avervi un ruolo centrale.

Postato da: orsola a 11:33 | link | commenti (1)
economia 138

05/07/2006

Scelte musicali rivelatrici

Le preferenze musicali possono avere un ruolo importante nella percezione sociale perchè gli individui scelgono i tipi di melodia sonora per trasmettere informazioni sulla loro personalità e gli altri le usano per farsi delle opinioni sul loro conto.

Sono, in estrema sintesi, questi i principali risultati di due studi di laboratorio compiuti dagli psicologi sperimentali Peter J. Rentfront dell' University of Cambridge (UK) e Samuel D.Gosling dell' University of Texas (USA), riportati nell' articolo di ricerca "Message in a ballad.The role of music preferences in interpersonal perception", apparso in "Psychological Science", 17, 3, 2006.

Il primo studio ha per titolo "Di che cosa parlano le persone che incominciano a familiarizzare?". Ha esaminato i contenuti delle conversazioni tenute per sei settimane da 60 studenti dell'University of Texas, poco più che diciottenni, in maggioranza donne (55%) e ha rilevato che gli argomenti preferiti della prima settimana  erano la musica (58%), il cinema (41%) e il foot-ball (41%). Dalla seconda settimana alla sesta la preferenza per i temi musicali è progressivamente diminuita  a vantaggio degli altri due.

I ricercatori ne hanno dedotto che in un ambiente giovanile, dove le persone sono libere  di parlare tra loro di qualsiasi argomento, per familiarizzare si ricorre ad argomenti musicali.

Il secondo studio è intitolato "Quali informazioni personali trasmettono le preferenze musicali?". Ha individuato le prime dieci musiche usate per parlare di sè da 74 studenti, in maggioranza uomini (59,5%), di età media superiore di sei mesi a quella  dei partecipanti al primo studio. Le musiche dell' esperimento sono state scelte  dai partecipanti liberamente, tra più CD  messi a loro disposizione  nella stessa quantità per generi diversi ( rock, country, jazz, melody, ecc.).

Hanno mostrato le loro scelte agli altri, che hanno espresso le loro impressioni.

Osservatori esterni hanno ascoltato i pezzi selezionati  e hanno usato il test " Big five inventory " per valutare tratti di personalità e orientamenti individuali degli studenti.

Impressioni e profili sono sostanzialmente coincisi.

Le conclusioni dei due ricercatori sono che "meccanismi precisi governano le espressioni di personalità fatte mediante le scelte musicali". Tali espressioni possono essere colte dall' interlocutore senza bisogno di ricorrere a tecniche di valutazione psicologica e sono " valide per le persone di ogni età ".

Le scelte musicali sono rivelatrici, soprattutto se sono imposte agli altri in qualunque modo.

Postato da: orsola a 17:19 | link | commenti (2)
fondamenti 91

Conosci te stesso, passato e futuro

Axel Chambily - Casadesus è un editore francese di software gratuiti. Il suo sito chambily.com  annuncia sulla home page: "82 programmi di cui sono l'autore/46 si possono scaricare gratis!!!" e "Novità!/ Il quotidiano del giorno della tua nascita. /Scopri la tua personalità!".  Non mancano la piccola pubblicità e la boutique sexy con i saldi estivi del 30%. Nella colonna di destra  è anche indicato "Speranza di vita".

Chi clicca su questa scritta trova davanti a sè un questionario di 35 domande, differenti per uomini e donne, sull'età del rispondente, sul numero di abitanti del suo luogo di residenza, sulla sua condizione di single o accoppiato, sugli studi compiuti, sul reddito, sul tipo di occupazione e di vita (sedentaria o con impegno fisico), sulla condizione psichica, sulle abitudini di prevenzione e controllo della salute, sulla lunghezza della vita e le cause di morte degli ascendenti e dei congiunti diretti.

Le risposte danno luogo a un "Verdetto!", come lo chiama e lo evidenzia il sito.

Il test di longevità si avvale per i suoi giudizi di una banca dati, che non è cambiata da 30 anni, ma attira 200 persone al giorno.

Per chi voglia scoprire la propria personalità, le attitudini e quello che è utilissimo per orientarsi e valorizzare  le proprie potenzialità, il sito informa che si avvale delle tecniche più recenti di numerologia.

Per sapere quale sarà il proprio futuro lavorativo, accettare le proprie debolezze e utilizzare le proprie capacità, essere competitivi nella nuova gestione del capitale umano e adattarsi al cambiamento, basta scrivere il cognome, tutti i nomi attribuiti e la data di nascita.

Il giornale della nascita indica i più importanti avvenimenti politici, culturali e sportivi di quella data, i nomi delle celebrità nate nello stesso giorno, i segni di riferimento nell'astrologia e nello zodiaco cinese, le caratteristiche delle persone nate  sotto quei segni, le pietre zodiacali.

Chi si sottopone ai tre test ha un check up completo, degno delle migliori diagnosi da giornale popolare e oltre.

I responsi sono forniti a scelta in 15 lingue, italiano compreso.

Postato da: orsola a 12:55 | link | commenti (2)
societa 295

04/07/2006

"Crisi", disegno di Lionel Portier, Le Monde, 5 luglio 2006.

Postato da: orsola a 15:49 | link | commenti

Oltre la flessibilità del lavoro

"E' tempo quindi di voltare pagina, di dichiarare l'esaurimento dell'ideologia della flessibilità come valore in sè e per sè, essa merita di essere riposta nel cassetto assieme alle altre ideologie del Novecento. Difronte alle dinamiche indotte dalla competizione (nella sostanza) senza regole sui mercati globali occorre adottare un punto di vista critico. Tale critica muove non da un desiderio ma da una valutazione realistica: quando i differenziali salariali e le condizioni normative nell'uso della forza lavoro vanno da venti a uno nel rapporto tra paesi dell'Europa occidentale e paesi dell'Est non c'è alcuna competizione possibile salvo adottare politiche di brutale abbassamento degli standard sociali".

Con esemplare lucidità il giuslavorista Luigi Mariucci dell'Università Cà Foscari di Venezia introduce "Dopo la flessibilità, cosa? Le nuove politiche del lavoro", Il Mulino, Bologna, 2006, il libro ricavato dagli interventi a un convegno organizzato dal dipartimento di Scienze giuridiche della stessa università, nell'ottobre dell'anno scorso.

Il volume è una riflessione collettiva sulle politiche del lavoro messe in atto dal governo nella XIV Legislatura e sui possibili orientamenti governativi futuri della nuova legislatura. Raccoglie valutazioni differenti, al di fuori di ogni pregiudiziale, sulla regolazione della flessibilità nel rapporto di lavoro e nell'accesso al mercato del lavoro.

Per contrastare una flessibilità che sconfina nella precarietà, come primo tema sono affrontati e definiti, pur nella difformità delle opinioni, impianto normativo, meccanismi istituzionali e ruoli di Stato e Regioni nell'organizzazione  e governo del mercato del lavoro ed è individuato lo spazio reale degli enti bilaterali nell'integrazione dell'intervento pubblico.

I contributori ricordano le competenze concorrenti ed esclusive degli attori e i continui ricorsi alla Corte costituzionale da parte delle Regioni contro le leggi dello Stato e  da parte del governo contro le leggi regionali. Rilevano la necessità di soluzioni organizzative che stabiliscano una chiara ripartizione di compiti e funzioni per realizzare politiche attive del lavoro.

Il secondo tema è quello degli appalti e dell'interposizione. E' rilevata l'esigenza di riordinare una situazione legislativa molto confusa e di definire chiari principi e regolazioni in tema di rapporto tra somministrazione a tempo determinato, appalti leciti di opere e interposizione irregolare e fraudolenta.

Alla parasubordinazione sono dedicati il saggio su "L'impatto del lavoro a progetto", nuova figura contrattuale tra subordinazione e autonomia lavorativa, espressione dell'elevata competenza dottrinale di Raffaele De Luca Tamajo e le "note critiche" sul lavoro a progetto, sull'incoerenza tra obiettivi legislativi e complicazione dell'inutilità, di Marcello Pedrazzoli. Su questo terzo tema, scrive Mariucci, si pone il problema delle "specifiche tutele di Welfare".

Il quarto tema è quello del rapporto tra legge e contratto collettivo, una situazione di "disordine veramente eccessivo", di "formule di rinvio alla contrattazione collettiva del tipo più vario", che va razionalizzato con una sistemazione più generale del tema.

Ricchissima e autorevole la parte delle opinioni, da Tiziano Treu a Mario Giovanni Garofalo, da Lorenzo Zoppoli a Franca Borgogelli, ad Anna Rita Tinti.

Una lettura indispensabile per chi si occupa di gestione delle Risorse umane, un'ampissima e documentata ricognizione dei problemi e un'approfondita indicazione dei rimedi possibili per migliorare le relazioni industriali.

Postato da: orsola a 12:58 | link | commenti (2)
relazioni industriali62

03/07/2006

Effetti economici della vittoria al Mondiale

"Soccernomics 2006" è una ricerca compiuta da Ruben van Leeuwen e Charles Kalshoven dell'Ufficio studi di ABN-AMRO sugli effetti macroeconomici del calcio, l'economia del settore e i movimenti della Borsa. Usando un modello originale basato sulle relazioni statistiche del passato, i due ricercatori hanno scoperto che nei paesi, che hanno vinto la Coppa del mondo, la crescita economica è stata maggiore di quella dei paesi arrivati in finale, ma che hanno perso.

Non sono effetti forti. Il paese campione cresce dello 0,7%, mentre il secondo classificato ha uno sviluppo inferiore dello 0,3% rispetto all'anno precedente. Sono risultati che non possono essere sottovalutati. Le eccezioni sono state solo due: nel 1974 l'economia della Germania, che aveva vinto sull'Olanda, ha avuto un forte rallentamento, nel 1978 è stata la volta dell'Argentina, che aveva ancora vinto sull'Olanda,  ma ha avuto una recessione.

Nelle ultime tre edizioni della Coppa del mondo si è registrato un rendimento positivo di Borsa nel paese campione (+10% medio) e uno negativo in quello qualificatosi al secondo posto (-25%).

Gli effetti economici delle vittorie hanno come componente psicologica il cosiddetto "feel good factor". I consumatori contenti tendono a spendere di più. Un paese che attira su di sè l'attenzione generale può contare anche su relazioni commerciali e investimenti più facili.

All'opposto, le performance di una squadra di calcio che partecipa alla Coppa del mondo possono variare a seconda della salute economica del paese di appartenenza. Il caso dell'Argentina dopo il 1987 è esemplare di questa correlazione.

I due ricercatori tracciano così il profilo della squadra, che trarrebbe  maggiore vantaggio da una vittoria e specificano i criteri di selezione.

Primo, deve appartenere a un paese europeo, perchè la sua vittoria influenzerebbe gli altri paesi del Vecchio continente, ma spingerebbe anche gli USA e l'Asia a investirvi (criterio dell'equilibrio economico mondiale).

Secondo, il paese di appartenenza deve pesare sulla scena mondiale ( criterio dell'impatto economico).

Terzo, deve essere un paese che ha bisogno di una spinta congiunturale (criterio dell'impulso necessario).

Non restano che la Francia, la Germania e l'Italia.

L'Italia è la " nostra favorita economica". Ha già vinto nella finale di una Coppa del mondo contro la Germania, in Spagna nel 1982. La vittoria infonderà la sicurezza necessaria a produttori e consumatori, favorirà la sua buona immagine, aiuterà il nuovo governo. Se si porta a casa la Coppa potrà contribuire a una maggiore crescita europea per ridurre l'instabilità dell'economia mondiale.

Il modello, precisano i due ricercatori, non tiene conto del vantaggio delle nazionali europee che, per così dire, giocano in casa.

Ma la Germania è anche il paese che ospita una rilevante comunità italiana, va aggiunto, ciò che  può ridurre lo svantaggio del fattore campo.

Tifiamo per la vittoria della nostra squadra e puntiamo sull'affidabilità del modello, anche se è stato elaborato prima dello svolgimento delle gare.

Postato da: orsola a 17:15 | link | commenti
economia 138

Spietati nel business benefattori dei poveri

Warren Buffet è chiamato l' "oracolo di Omaha" per la sua capacità di prevedere gli andamenti di Borsa. E' stato l'artefice della trasformazione di un'azienda tessile, la Berkshire Hathaway, in una finanziaria da 120 miliardi di dollari di valore.

A 75 anni, questo astutissimo finanziere del Nebraska, ha annunciato mercoledì di voler donare l'85% della sua fortuna, 31 miliardi di dollari, alla Fondazione Bill e Melinda Gates e altri 6 miliardi alle attività filantropiche amministrate dai suoi tre figli, perchè "non prova nessun entusiasmo per le fortune dinastiche, soprattutto quando l'alternativa è di farne profittare sei miliardi di persone", ha spiegato al mensile "Fortune".

La decisione di Warren Buffet ha seguito di qualche giorno quella del 15 giugno di Bill Gates, il fondatore di Microsoft, l'uomo più ricco del mondo, che a 50 anni, ha scelto di ritirarsi dal mondo degli affari e di donare alla Fondazione benefica, che ha messo in piedi con la moglie, 30 miliardi di dollari. Anche Bill Gates è stato un abilissimo imprenditore, dopo essere stato un geniale innovatore dell'ICT.

Da ultimo Sandy Weill,  il leggendario CEO di Citigroup, ha dichiarato che darà in beneficenza tutta la sua fortuna: 1 miliardo e 400 milioni di dollari.

Le prime 10 fondazioni filantropiche USA

Nomi
Aziende
Scopi
Donazioni dei fondatori in milioni di $
Gordon e Betty Moore Intel Ambiente e ricerca
5.700
Billy e Melinda Gates Microsoft Salute, educazione e informazione
22.000
Warren Buffet Berkshire Hataway Riduzione nucleare
2.135
George Soros Finanziere Società aperte e democratiche
4.222
Eli e Edythe Broad Sun America Educazione, arte e scienza
1.422
James e Virginia Stowers American Century Ricerca biomedica
1.230
Famiglia Walton Wal-MArt Educazione
1.055
Alfred Mann Materiale medico Educazione medica e ricerca
1.170
Michel e Susan Dell Dell Salute infantile e educazione
961
George Kaiser Petrolio, gas e immobili Lotta alla povertà
565

Fonte: Business Week.

La filantropia dei tre magnati è soltanto l'ultimo anello di una lunga catena temporale, cominciata nella seconda metà dell' '800, che ha avuto in Andrew Carnegie, John Rockefeller ed Henry Ford gli esponenti più noti e che continua oggi con personaggi come George Soros, la famiglia Walton (quella di Wal-Mart), i coniugi Dell, Ruth Lily, William Hewlett, David Packard e Michael Bloomberg. Tutti  capitalisti spietati negli affari, che hanno avuto o hanno comportamenti da benefattori.

Warren Buffet, nella sua dichiarazione a "Fortune", ha detto: "Ho qualche speranza che il mio gesto incoraggi altri ricchi con intenzioni filantropiche a decidersi, perchè non sono obbligati a costituire la propria fondazione, a cercare intorno a sè quello che funziona bene e dove il loro denaro possa essere utile".

Una "filantropia rivoluzionaria" è in atto, ha commentato il "Wall Street Journal".

All'origine di questi comportamenti orientati al sociale c'è sicuramente una fiscalità incitativa, che nel 2004 ha raggiunto i 40 miliardi di esenzioni.  Ma c'è anche il desiderio di lasciare il segno di sè sul terreno delle buone azioni e una religione degli affari che fa riscattare il contrasto con quella ispirata dalla fede nell'eternità, se i frutti della prima vanno a beneficio dell'attuazione dei principi della seconda.

C'è un altro elemento costitutivo importante che non può essere trascurato ed è la realizzazione del sogno americano: la supplenza alle capacità delle istituzioni e la dimostrazione sul campo della superiorità della libera iniziativa. Una sussidarietà competitiva, che fa meritare alla Fondazione Gates il nome di "ONU privata".

La Fondazione, con un organico modesto, è riuscita ad integrare distribuzione di cibo e di vaccino antimalarico ai bambini dell'Africa, parando il pericolo mortale a cui erano esposti dalla consegna dei due prodotti in tempi diversi per la  divisione delle attività tra gli organismi dell'ONU intervenienti.

George Soros considera la sua Fondazione uno strumento per sviluppare la democrazia nei paesi che assiste e per sostenere le cause sociali che gli stanno a cuore.

E' lo stesso valore che già nel 1901 Carnegie attribuiva ai suoi interventi, educativi e sociali, di promozione dell'inglese e dell'innovazione tecnologica negli USA, in Canada, nel Regno Unito e  negli altri paesi anglosassoni.

Aziende e fondazioni nel 2005 hanno avuto donazioni per circa 200 miliardi di dollari, il 6,1% in più dell'anno precedente, secondo i dati pubblicati da Giving USA.

La cifra rappresenta il 2,5% del PIL. Ma nel bilancio statale la voce spesa sociale, pur bassa, è sempre il doppio.

Postato da: orsola a 14:47 | link | commenti (1)
societa 295

Vignetta di Bucchi, La Repubblica, 3 luglio 2006.

Postato da: orsola a 12:05 | link | commenti