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30/06/2006

Giugno - 36 post

COMPETITIVITA': 6 - 100 competitori globali dalle nuove economie; 12 - Prime al mondo per capitalizzazione di borsa; 13 - Management glocale delle nuove economie; 14 - Printemps in vendita a la Rinascente?; ECONOMIA: 1 - € 250 miliardi di pagamenti in ritardo; 5 - Disegno di Brett Ryder; 12 - In aumento i fallimenti delle aziende; 16 - Bilancio dei consumi di energia nel mondo; FONDAMENTI: 26 - Influenza e business delle agenzie giornalistiche; FORMAZIONE: 21 - Coaching a fumettiGESTIONE E SVILUPPO: 1 - Conflitto d'interesse al vertice aziendale; 5 - Ristrutturazione socialmente responsabile; 12 - Ambiente di lavoro e benessere dei lavoratori; 19 - Agnostici praticanti delle teorie manageriali; 20 - Organizzazione e cultura delle National oil Company; 27 - Snowfly performance incentive; OCCUPAZIONE: 7 - Il primo passo; 8 - Riforme tedesche per la flessibilità e la sicurezza del lavoro; 14 - Sottoccupazione intellettuale; 29 - Lieve ripresa dell'occupazione in EuropaPOLITICA: 22 - Interazione donne-Welfare nei paesi mediterranei; 26 - Togliere il tappo; SOCIETA': 1 - Condividere il piacere della lettura; 5 - Più visibilità che sondaggio; 6 - Ogni giorno nel  mondo si vendono 439 milioni di giornali; 7 - Estinzione dei mammut per modifica dell'ambiente; 15 - Calo d'immagine USA; 19 - L'offerta; 20 - Festa nazionale dello slip; 21 - Nel mondo ci sono 85.400 straricchi; Disegno di Séverin Millet; 22 - Memorial prezioso; 27 - 60 anni di bikini; 29 - Likability game; TECNOLOGIA: 23 - Competenza informatica degli Europei; 29 - Ecco un altro di questi ibridi.

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29/06/2006

Likability game

Percorso di miglioramento della popolarità per top manager, da Diane Brady, Charm Offensive, Business Week, 26 giugno 2006.

 

Likability

PARTENZA
Il manager decide quale livello di popolarità desidera, ma tiene anche conto che è  importante superare gli altri.

• 1
Ringraziare, facendo cenno col capo, chi interviene al meeting annuale.

• 2
Avanzare se nelle interviste ai mass media riesce a farsi definire "leader di servizio" e mai "re dei teorici"

• 3
Fare un salto di percorso se, uscendo da una situazione di crisi, si marca questa esperienza, la si razionalizza e se ne parla apertamente

• 4
Prendere $70 milioni di stock option dopo avere annunciato tagli all'occupazione
TORNA INDIETRO DI 2 CASELLE!

• 5
Portare il proprio consulente alla riunione del comitato direttivo per capire meglio le  esigenze e le attese di ogni partecipante

• 6
Fare una confessione sincera e personale alla riunione della comunità locale

• 7
S
crivere una e-mail al managing director su argomenti intimi e per errore inviarla a tutto il gruppo dei dirigenti
SEI FRITTO!

• 8
 Essere amichevole con ogni componente della propria squadra, chiamandolo per nome e passandogli il cibo al picnic aziendale

• 9
Ricordare con nostalgia il passato, quando andavate in giro su un pickup, portavate il berretto da baseball ed eravate in confidenza con gli operai

• 10
Rifiutare di fornire i dati importanti agli analisti e di rispondere alle loro domande durante il meeting annuale
RICOMINCIA DA CAPO!

•11
 
Focalizzare la campagna di comunicazione sul riscaldamento della Terra, mettere i pannelli solari nella sede centrale e marcare la propria linea di prodotti come "verde".
SEI POPOLARE!

Postato da: orsola a 18:27 | link | commenti (3)
societa 295

Lieve ripresa dell'occupazione in Europa

Nel primo trimestre 2006 l'occupazione nell'UE25 è aumentata dello 0,3%, rafforzando la tendenza positiva del 2005 allo 0,9%. Il numero dei lavoratori occupati è salito a 202 milioni 900 mila e il tasso di occupazione è incrementato al 63,8%. La disoccupazione è scesa sotto il 9%.

Sono queste le stime contenute nell'ultimo bollettino Eurostat.

La situazione è differente per tipo di occupazione e per paese, è inferiore a quella degli USA e del Giappone, è ancora lontana dagli obiettivi del millennio fissati dal vertice europeo di Lisbona nel marzo 2000.

Il tasso di occupazione complessiva, rispetto al 70% dell'obiettivo di Lisbona per il 2010, è stato superato dalla Danimarca (75,9%) e dal Regno Unito (71,7%), ma  trova la Polonia (52,8%) e l'Italia (57,6%) più distanti degli altri paesi membri dell'Unione.

E' sotto gli USA (71,2%) di quasi sette punti e mezzo e  sotto il Giappone (68,7%) di quasi cinque punti.

L'occupazione femminile media è  nell'UE il 56,3%, inferiore al 65,4% degli USA e al 57,4% del Giappone.

Tra i paesi dell'Unione c'è differenza tra i picchi, come il 71,9% della Danimarca e il 65,9% del Regno Unito, e le valli, come  il 46,8% della Polonia e il 45,3% dell'Italia.

L'occupazione dei 55-64enni è il 42,5%, molto lontana  dal 63,0% del Giappone e dal 59,9% degli USA. Nell'UE va dal 59,5% della Danimarca e dal  56,9% del Regno Unito al 31,4% dell'Italia e al 27,2% della Polonia.

La disoccupazione dei giovani sotto i 25 anni è il 18,5%, più del doppio di quella giapponese (8,7%) e ampiamente superiore a quella americana  (11,3%). E' elevatissima in Polonia (36,9%), in Italia (24,0%) e in Francia (22,3%), a "livello giapponese" in Danimarca e in Irlanda (entrambe con l'8,6%).

Terziario, servizi e pubblico impiego alimentano le nuove assunzioni. Si tratta per lo più di impieghi a debole qualificazione, cresciuta quest'anno al ritmo dello 0,6%. La creazione d'impiego va dal 5,3% del Regno Unito e dal 3% della Danimarca allo 0,6% dell'Italia e allo 0,1% della Germania.

Postato da: orsola a 13:07 | link | commenti
occupazione 109

"Ecco un altro di questi nuovi ibridi"
Vignetta di Jim Borgman, in Business Week, 26 giugno 2006.

 

Le aziende USA spendono per la ricerca e l'innovazione tecnologica quasi la metà delle somme investite per lo stesso scopo da tutte le altre del mondo.

Strettissimo è il legame tra ricerca applicata e teorica e i rapporti tra imprese e università sono perciò molto intensi.

Il settimanale "Business Week" da un mese dedica alla R&D un ampio inserto. La vignetta di Borgman sottolinea questo orientamento.

Postato da: orsola a 10:08 | link | commenti

27/06/2006

Snowfly performance incentive

" 'Snowfly' (mosca bianca) è un'esca artificiale per trote inventata da (un tale ) Jack Gartside. Attira i pesci molto più delle altre mosche usate per adescarli nei laghi e nei fiumi del Wyoming. Come Snowfly, motiviamo il personale quando i programmi tradizionali hanno fallito".

Si presenta così la società di consulenza Snowfly, che deve il suo nome alla passione per la pesca di Brooks Mitchell, professore di management nell'University of Wyoming e ideatore "dopo anni di ricerca sul comportamento umano e la motivazione dei dipendenti" del metodo "Snowfly performance incentive".

Mitchell racconta che l'ispirazione per il metodo gli venne, osservando in un casinò del Nevada la foga con cui i giocatori anziani si precipitavano sulle slot machine. "Come utilizzare tutta questa energia dei giocatori in motivazione?", si chiese. Dopo un decennio di studi, nel 1999, si sentì pronto per suggerire alle aziende di premiare i comportamenti del personale con gettoni da casinò. Secondo il metodo, i dipendenti che hanno buone performance ricevono dall'azienda dei gettoni virtuali, che possono utilizzare poi per uno qualunque dei sette giochi online, disponibili sul sito della Società di consulenza: dalle carte alle slot machine, alle corse dei cavalli, ecc. Il personale vince sempre, da un minimo di due punti a un massimo di 5.000.

Ogni punto vale 1 cent. Il danaro vinto può essere usato per acquisti  anche su eBay o con un giorno di vacanza.

" 'Snowfly performance incentive' è basato sul principio del rinforzo positivo casuale, motiva i dipendenti per gli obiettivi aziendali. Il personale è spinto a ripetere il comportamento 'desiderato' perchè riceve un riconoscimento immediato".

Il metodo si sviluppa  con un processo in sei fasi:

-  sviluppo e implementazione, che identifica gli obiettivi da assegnare al dipendente e disegna per lui un piano di compensi su misura;
-  valutazione del buon compimento dell'attività, che è legata all'obiettivo da realizzare per partecipare al gioco;
-  gioco virtuale, che ricompensa per l'attività svolta e il risultato ottenuto;
-  vincita, che dà ampie possibilità ad ogni giocatore e premi differenti;
-  premi, che possono essere usati in modo differente e vengono caricati subito sulla carta di credito;
-  verifica dei risultati e comunicazione all'azienda dei miglioramenti di motivazione, misurati con test dalla Società di consulenza.

Snowfly ha convinto finora 25 grandi aziende americane e gestisce una media di 75 mila giocate giornaliere. Il metodo ha referenze di primo ordine tra i vice president Risorse umane di alcune aziende clienti.

Postato da: orsola a 17:24 | link | commenti (6)
gestione e sviluppo 260

60 anni di bikini

Il 5 luglio 1946 ai bordi della piscina Molitor una ballerina del Casino de Paris indossò un costume da bagno a due pezzi di ridotte dimensioni. Era un "bikini", nome che il suo creatore, l'ingegnere automobilistico francese Louis Réard, che dirigeva l'azienda materna di maglieria, aveva tratto dall'atollo del Pacifico in cui  cinque giorni addietro gli americani avevano fatto il primo esperimento nucleare.

Réard aveva voluto che il due pezzi fosse "il più piccolo del mondo". Perciò nessuna indossatrice professionista aveva accettato di presentarlo, l'esibizione destò scandalo e diede un'immmagine negativa al suo ideatore.

Bikini

Parigi, 5 luglio 1946, Micheline Bernardini presenta alla stampa il primo bikini.

Bisognerà aspettare fino al 1949-50 perchè i primi bikini compaiano sulle spiagge d'Europa, salvo che in Belgio, Italia, Portogallo e Spagna, dove sarà proibito per legge durante tutti gli anni '60.

Con i movimenti di liberazione della donna, agli inizi degli anni '70, e le mode della "gioiosa esibizione del corpo" il bikini uscì dal ristretto cerchio delle attrici, che avevano fatto la loro fortuna indossandolo. L' aumento progressivo dell' esposizione al sole del corpo da parte delle donne provocò le variazioni della moda sul tema del costume da bagno sempre più ridotto, del monokini, del tankini, del bondini, del v-kini, "abbigliamenti" sempre più inadatti al nuoto, ma importanti per il sex appeal.

Ai precedenti e all'attualità del bikini nella storia dell'abbigliamento da spiaggia dagli anni '20 al 2000, ai rapporti tra sport, seduzione e impudicizia, al valore simbolico e all'immagine della donna contemporanea è dedicato il libro di Kelly Killoren Bensimon "The Bikini book", Assouline, Parigi-New York, 2006, che vede contemporaneamente la luce nelle edizioni americana e francese.

L'autrice è l'editor di "Elle Accessories", il sofisticato mensile di moda, e ha già scritto altri libri sui cambiamenti degli stili di vita.

"The Bikini book" è una preziosa ricostruzione di storia del costume, socialmente contestualizzata  e corredata da documenti, ricerche e da un ricco apparato iconografico.

Postato da: orsola a 12:03 | link | commenti (2)
societa 295

26/06/2006

tappo06

"Togliere il tappo",
vignetta di Ingram Pinn, Financial Times, 24-25 giugno 2006.

La Commissione europea ha proposto una riforma radicale dell'organizzazione del mercato vitivinicolo comune per ristabilire l'equilibrio tra offerta e domanda e rinforzare la competitività. La proposta prevede la soppressione delle provvidenze alle coltivazioni non redditizie e l'eliminazione delle esenzioni fiscali alle produzioni nazionali 

Postato da: orsola a 15:06 | link | commenti

Influenza e business delle agenzie giornalistiche

Due terzi delle notizie pubblicate dai mass media di tutto il mondo provengono dalle agenzie giornalistiche. Una fortissima influenza,  che tra il 1969 e il 1986 ha suscitato gli interessi politici e le mire dei leader di governo per instaurare un nuovo ordine dell'informazione, a fondamento di circoli esclusivi di potere.

Nei 17 anni indicati furono realizzati nel mondo 75 fra riunioni, colloqui, simposi, convegni di capi di Stato e di Governo, conferenze intergovernative e congressi patrocinati dall'ONU, in cui agenzie giornalistiche venivano identificate chiaramente come strumenti di potere.

Eppure di esse si conosce poco. Svolgono una funzione quasi ignorata dalle grandi audience, ma fondamentale per l'industria dell'informazione.

Le quattro principali agenzie - l'americana Associated Press, la britannica Reuters, la francese France Press e la spagnola Efe - "forniscono la materia prima per solidi articoli d'opinione, documentazione complementare e cronache a tutti i giornalisti del mondo", nelle lingue differenti  dei paesi in cui hanno strutture per la diffusione. Affianco ai testi ci sono anche le fotografie.

All'organizzazione delle quattro grandi agenzie, all'attività di produzione e distribuzione delle notizie, al loro ruolo e all'immagine è dedicato il libro di Ignacio Muro Benayas, alto dirigente di Efe, "Globalizacion de la información y agencias de noticias", Paidós Iberia, Madrid, 2006.

Un  libro ricchissimo di dati e di avvenimenti, scritto senza ombra di reticenza, che illustra le tecniche di confezionamento dell'informazione per renderla accattivante e adatta all'impiego competitivo della stampa e della televisione.

Parla dell'indipendenza nell'informare e della presenza in rete delle agenzie, del business e dell'interesse generale a sapere, dei nuovi linguaggi digitali e della sfida multimediale, dell'internazionalizzazione delle strutture e della necessità di assumere riferimenti multiculturali, della creazione di valore nei processi editoriali, del conflitto tra pubblico e privato e tra mercato e istituzioni.

In sei densi capitoli Muro Benayas ricostruisce il contesto sociale di attività delle agenzie e le condizioni di credibilità e indipendenza economica, che danno notorietà e aprono i nuovi mercati. L'obiettività e la neutralità devono collocarsi "in una cosmovisione legata a elementi culturali e linguistici che condizionano il modo di guardare "gli avvenimenti. "Gli affari dell'agenzia si sviluppano in questo quadro".

Considera la formazione di valore aggiunto a partire dal profilo tematico e dalla qualità dei servizi offerti, che tengano conto dei mezzi e delle reti condivise, della collaborazione e della concorrenza nei nuovi mercati dell'informazione, dell'integrazione dei contenuti offerti per azienda editoriale.

Suggerisce come equilibrare interesse generale, efficienza interna e buona gestione delle agenzie in una logica di servizio internazionale senza nascondere i conflitti di interesse tra le parti, puntando a rafforzare la propria competenza distintiva.

Un  libro indispensabile per chi si occupa di comunicazione e vuole approfondire perchè e come un fatto diventa notizia.

Il potere delle agenzie giornalistiche, ricorda Muro Benayas, fece dire a Mark Twain: "Ci sono  solo due forze che possono illuminare tutti gli angoli del globo: il sole in cielo e la Associated Press sulla terra". Ma tanti anni dopo Stanley Swinton, attuale vice president della grande agenzia americana, analizzando i rischi delle tecnologie ICT per la sopravvivenza della sua impresa, ha affermato: "Basterà schiacciare un bottone per informarsi, però ci vorrà sempre qualcuno che quelle  informazioni ce le metta, questo qualcuno non potrà essere che l'agenzia giornalistica".

Postato da: orsola a 12:52 | link | commenti (1)
fondamenti 91

23/06/2006

Competenza informatica degli Europei

"La cultura digitale implica l'uso sicuro e critico delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) nel lavoro, il tempo libero e le relazioni. E' fatta da competenze informatiche di base: l'uso del computer per trovare, valutare, registrare, produrre, trasmettere e scambiare informazioni per comunicare e partecipare alla vita sociale attraverso Internet". Si apre con questa definizione il rapporto di Eurostat  "Utilizzazione dell'informatica e di Internet: qual è il livello di competenza degli Europei? ".

Il rapporto contiene i risultati dell' "Indagine comunitaria sull'impiego delle ICT da parte delle famiglie e delle persone", realizzata nel 2005 su un campione di 181 mila persone dai 16 ai 74 anni dell'UE25.

Più di un Europeo su tre (il 37%), dice il rapporto, non ha nessuna conoscenza di informatica e uno su cinque (il 22%) sembra in grado di utilizzare applicazioni, come navigare su Internet, scrivere testi, capire e scaricare informazioni, usare il copia-incolla, inserire formule aritmetiche in una tabella, attuare compressioni di dati, scrivere un programma.

Con questi criteri i ricercatori hanno costruito una scala a cinque gradi dei livelli di competenza. Si va da "conoscenza di base in informatica - livello debole" per chi possiede una o due delle prime abilità indicate, a chi ha le seconde due-tre capacità ed è perciò classificato di "livello medio", mentre con le ultime due caratteristiche le persone vengono valutate in possesso di un "livello elevato".

Il 15% degli abitanti dell'Unione ha un livello debole, il 26% un livello medio, il 22% un livello elevato.

L'indagine rivela forti differenze tra i 25 paesi dell'UE. La percentuale più elevata di persone senza nessuna conoscenza di informatica è in Grecia (65%), seguita dall'Italia (59%), dall'Ungheria (57%), dal Portogallo (54%), dalla Lituania (53%).  Nella situazione opposta si trovano la Danimarca (10%), la Svezia (11%), il Lussemburgo (20%), la Germania (21%) e il Regno Unito (25%).

Fattori causali più importanti della residenza sono il livello di istruzione e l'età. Il 60% delle persone, che non hanno completato la scuola secondaria inferiore, non possiede nessuna conoscenza informatica di base, contro l'11% di quelle che hanno un livello d'istruzione superiore. Il 65% degli ultra cinquantacinquenni è un analfabeta informatico, mentre tra i giovani da 16 a 24 anni quelli senza alcuna conoscenza sono il 10%. Tra gli studenti, poi, il 43% possiede un livello elevato di competenza, il 41% un livello medio, l'11% uno basso e solo il 4% non ha nessuna base.

Variabile interveniente è l'uso del computer per lavoro. Nell'UE 25 il 51% dei lavoratori usa questo strumento. Il 39% dei disoccupati è privo di conoscenza informatica, contro il 28% degli occupati che possiede un livello elevato di competenza. Per l'Italia i dati sono rispettivamente il 38%, per l'impiego del computer, il 62%, per l'analfabetismo informatico dei disoccupati e il 44%, sopra la media europea, per l'elevato livello di competenza degli occupati.

L'acquisizione della competenza è avvenuta mediamente in modo informale: il 59% di quelli che sanno usare  bene un computer ha imparato con l'aiuto di colleghi, parenti e amici e il 58% ha imparato da solo facendo pratica.

Postato da: orsola a 12:03 | link | commenti (1)
tecnologia 115

22/06/2006

Memorial prezioso

Chi ricorda più "Riposino in pace" ?

40 anni fa il reverendo Glenworthy, direttore dell'industria funeraria Sentieri melodiosi, nel film di Tony Richardson "Il caro estinto", approfittava della neonata tecnologia spaziale americana per mandare in orbita cadaveri dissepolti a vantaggio della speculazione edilizia. Due giovani imprenditori svizzeri ora gestiscono un'azienda, che hanno fondato due anni fa, approfittando delle ricerche e della tecnologia, messe a punto in anni di lavoro dallo scienziato Vladimir Blank dell'Accademia delle Scienze di Mosca.

L'azienda ha avuto successo. Ha già tredici consociate in altrettanti paesi d'Europa, dell'Asia e delle Americhe.

"Algordanza" è il  suo nome. In lingua romancia significa ricordo, perchè  la ditta produce diamanti sintetici di colore bianco, tendente al blu, a seconda della quantità di carbonio contenuta nelle ceneri ottenute dalla cremazione.

Diamondlive.org è il sito dell'azienda, che ha la direzione centrale a Neuchatel e si presenta online facendo appello al ricordo, all'unicità e alla bellezza per promozionare la materializzazione del ricordo del caro estinto con la possibilità di avere l'essenza del suo corpo a portata di mano: "Un gioiello per ricordare".

Per produrre diamanti le ceneri devono essere lavate da tutte le sostenze inorganiche, in modo che rimanga solo carbonio. Forti pressioni ed elevate temperature con macchinari appositi fanno il resto in 14 settimane.

I prezzi di produzione variano a seconda della grandezza della pietra che si vuole ottenere: da 5.525 euro per un diamante da 0,4 carati a 16.842 per quello da un carato. Per il carbonio, l'elemento base, bastano 500 grammi di ceneri, mentre ogni cremazione ne dà cinque, sei volte tante.

L'analisi del DNA garantisce l'origine.

I diamanti possono essere conservati in vario modo, ma l'80% dei clienti se ne fa un gioiello.

Gli affari sono fiorenti. La Germania è il mercato più interessante.

La Chiesa cattolica ed evangelica non si oppongono.

Postato da: orsola a 16:53 | link | commenti (1)
societa 295

Interazione donne-Welfare nei paesi mediterranei

Il Welfare State può essere strutturato secondo il principio della responsabilizzazione individuale nel modello liberale, della parità di diritti garantiti nel modello socialdemocratico, della partnership istituzionale nel modello corporativo. La interpenetrazione familista è l'elemento caratteristico del Welfare nei paesi dell'Europa meridionale.

Il modo d'interazione della famiglia con lo Stato, gli organismi pubblici e le istituzioni della società civile, caratterizza il funzionamento del modello mediterraneo di Welfare.

Alla verifica di questa ipotesi è diretto il saggio di Luis Moreno, ricercatore del CSIC, Consejo superior de investigaciones cientificas di Madrid,  pubblicato nel Working paper di giugno della Unidad de politicas comparadas, con il titolo "Il modello di Welfare State dei paesi dell'Europa meridionale: Continuità o cambiamento?".

Il saggio dimostra che i governi di questi paesi (Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna, ma anche Turchia e Croazia) si sono ispirati alla Francia per tessere una rete di sicurezza contro la povertà e per  l'inclusione sociale.

Quei governi, sostiene Moreno, sono sempre partiti dal principio che le famiglie dovevano farsi carico dei loro bisogni sociali e materiali.

Scelta politica che è stata attribuita alle carenze del Welfare e alla concezione della famiglia come responsabile morale dello svolgimento delle funzioni, tipiche della protezione sociale in altri paesi.

I compiti familiari in sostituzione del Welfare sono stati assunti gratuitamente da "superwomen", come le hanno chiamate i sociologi della famiglia e gli economisti del lavoro.

La crescita dell'occupazione femminile sul mercato formale del lavoro non ha alleggerito le responsabilità familiari delle donne.

La corte anagrafica delle 40-64enni è emblematica di questa condizione, qualificata dagli studiosi come "situazione impossibile".

La "family and kin solidarity" ha avuto un effetto perverso: ha autorizzato un intervento pubblico limitato e generalmente passivo, spesso poco favorevole alle madri lavoratrici extradomestiche.

Nei sistemi di Welfare dei paesi mediterranei ci sono ampie lacune, risultato in gran parte di una successione di riforme spesso attuate senza programmi coerenti e finanziamenti chiari.

La liberalizzazione dei servizi sociali in molti casi ha finito con l'aggravare la situazione e con l' accentuare le differenze e le disuguaglianze, in modo particolare laddove, come in Italia e in Spagna, l'attività di Welfare è stata fortemente decentrata fino alla programmazione e all'applicazione delle politiche.

Le trasformazioni sociali hanno messo in crisi il modello mediterraneo di Welfare, realizzato dai 10 paesi indicati con differenze tra loro meno marcate di quelle osservate nel confronto con i sistemi dell'Europa continentale.

Un altro duro colpo è venuto dall'adesione all'Unione europea, alla ricerca di un modello sociale comune, fattore principale della legittimità futura.

Le nuove generazioni sembrano privilegiare l'individualizzazione e la deregolamentazione del modello liberale di Welfare.

La posizione della donna lavoratrice extradomestica nella famiglia non permette più di fare giocare a questa il ruolo di "ammortizzatore degli choc sociali e generoso fornitore di servizi", che ha avuto in passato.

Con la crescita del terzo settore nell'offerta dei servizi sociali, il Welfare mix mediterraneo diventerà sempre più simile a quelli dell'Europa continentale.

Postato da: orsola a 11:34 | link | commenti (1)
politica 137

21/06/2006

Disegno di Séverin Millet, Le Monde, 20 giugno 2006.

Postato da: orsola a 15:52 | link | commenti

Nel mondo ci sono 85.400 straricchi

La decima edizione del "World wealth report" di Merrill Lynch - Capgemini informa che nel 2005 sono state censite 8 milioni  700 mila persone, che possiedono un patrimonio superiore al milione di dollari. 198 mila 300, il 2,2%, sono Italiane.

500 mila sono i nuovi milionari, sono cresciuti del 6,5% rispetto al 2004 e negli ultimi dieci anni sono  aumentati  in tutto di  4 milioni 200 mila, il 48,2%  in   più. La crescita media annuale complessiva è stata dell'8%.

Poco meno dell' 1%, 85.400 hanno ricchezze per almeno 30 milioni di dollari.

Gli straricchi sono incrementati del 10,2%.

Oggi il totale dei patrimoni censiti ammonta a 33.300 miliardi di dollari.

USA, Giappone, Germania, Regno Unito e Francia concentrano i due terzi dei milionari. Ma il loro numero è aumentato l'anno scorso del 21,3% nella Corea del Sud, del 19,3% in India, del 17,4% in Russia, del 15,9% in Sudafrica.

Il 61% ha più di 56 anni.

La ricchezza  mondiale degli "high net worth individual" è d'origine imprenditoriale nel 37% dei casi. Proviene da redditi da lavoro professionale o manageriale nel 24%, da eredità nel 18%. In Europa deriva per il 50% da imprese, per il 13% da lavoro e il 19% da eredità.

Il "World wealth report" ritiene che due siano le sfide che i milionari dovranno affrontare: gestire con un approccio sempre più internazionale e globale i loro patrimoni e anticiparne il trasferimento tra generazioni. Il montante di questo passaggio è stimato dagli autori del rapporto in 100 mila miliardi di dollari da qua al 2050.

Istituzioni finanziarie e banche sono invitate ad attrezzarsi.

Postato da: orsola a 13:00 | link | commenti
societa 295

Coaching a fumetti

"Une bulle en plus" (un fumetto in più) è un'agenzia francese fondata nel 1991, specializzata nella comunicazione d'impresa per mezzo di fumetti.

Il suo presidente e fondatore è Xavier Fauché, lo sceneggiatore di Lucky Luke, Rantamplan, Percevan il marsupiale. E' convinto che i fumetti possono rendere più attraente la comunicazione aziendale perchè  accompagnano il cambiamento, fanno aderire a decisioni strategiche, avviano il miglioramento continuo, sensibilizzano agli obblighi di salute e sicurezza, spiegano i vantaggi di un prodotto, danno libertà alla parola.

L'agenzia "Une bulle en plus" da qualche tempo è diventata anche una casa editrice di pubblicazioni a fumetti.

Xavier Fauché e Philippe Bercovici (Thélonius), uno dei più originali disegnatori francesi di fumetti, hanno prodotto insieme "Les entretiens singuliers de job et coach", un album che illustra principi e tecniche del coaching.

Tra riferimenti alla scuola di Palo Alto, alla PNL, ai grandi imprenditori e manager innovatori, ai fondatori della strategia e ai politici illustri, si susseguono per 42 pagine le scenette che trattano in modo brillante la presa di decisione, la creazione di reti, l'organizzazione del lavoro, i punti di leva per il successo e il superamento dei fattori di stress manageriale.

Gli esempi e le storie di casi sono frequenti.

ImmagineBercovici

    Fonte: X. Fauché et P. Bercovici, 2006.

Postato da: orsola a 10:42 | link | commenti (2)
formazione 112

20/06/2006

Organizzazione e cultura delle National oil Company

Le informazioni che riceviamo ogni giorno sul petrolio, le aziende petrolifere e i petrolieri non smettono di stupirci. Sono da record le quotazioni dell' "oro nero", i 36 miliardi di dollari dell'utile di Exxon Mobil, i 686 milioni di dollari ricevuti come retribuzione tra il 1993 e il 2005 da Lee Raimond, l'appena pensionato presidente, sempre, della Exxon, liquidato dall'azienda con un premio di 98 milioni e mezzo di dollari e con 70 milioni di dollari all'anno di pensione.

Storie da "7 sorelle"? A illuminare il quadro, largamente ignoto, delle NOC, le cinque principali compagnie petrolifere nazionali del Medio Oriente, serve"Oil Titans. National oil companies", scritto da Valérie Marcel con un contributo di John V. Mitchel e pubblicato da Chatham House/Bookings, Londra, 2006. Marcel è una giovane studiosa d'origine francese, esperta di economia delle fonti di energia, principal researcher della prestigiosa Chatham House, l'Istituto reale inglese per gli affari internazionali. Mitchel è associate research fellow.

Il libro è il frutto di una ricerca sul campo sulle strutture organizzative e le prospettive di Saudi Aramco, KPC - Kuwait Petroleum Corporation, Sonatrach, NIOC - National Iranian Oil Company, ADNOC - Abu Dhabi National Oil Company.

Documenta che mentre le IOC, le compagnie petrolifere internazionali a cui appartengono le "7 sorelle", hanno accesso al 14% dei giacimenti mondiali di petrolio e di gas nei paesi senza NOC e all'11% di quelli nei paesi in cui le NOC sono presenti, le compagnie petrolifere nazionali hanno il 58% di tutti i giacimenti.

Marcel illustra il complesso rapporto esistente tra ogni Stato e le compagnie petrolifere, nato o dall'iniziale scarsa attrattiva per gli investitori stranieri o da una varietà di esigenze e obiettivi strategici, che hanno privilegiato urgenze e capacità diverse da quelle delle IOC, o dall'esigenza di capitali da investire, avvantaggiati dalla condizione fiscale di produttori nazionali.

Traccia l'evoluzione delle NOC dal carico politico alle concessioni a operatori stranieri all'attuale sistema decisionale orientato al profitto e compone l'affresco delle loro culture aziendali e del crescente senso di corporate identity.

Attività, esigenze e vincoli delle 5 NOC

Attività
Esigenze
Vincoli
Saudi Aramco

• Effciente
• Grandi giacimenti di petrolio e gas
• Varietà di greggio
• Visione strategica a lungo
• Investimenti in tecnologia
• Risorse umane

• Capitali per la raffinazione e la petrolchimica
• Promozione dell'economia locale
• Possesso di tecnologia
• Lavorazione all'estero del greggio
• Sviluppo della catena del valore del gas

• Upstream chiuso del petrolio
• Sensibilità politica
• Sovvenzioni all'energia del paese
• Necessità future di governo

KPC

• Raffinazione efficiente, vendita e commercio di prodotti petrolchimici
• Competenze nel marketing internazionale
• Grandi giacimenti petrololiferi

• Esperienza di gestione della tecnologica.
• Chiarezza di rapporti con il governo
• Impiego per i locali

• Opposizione parlamentare
• Qualità del petrolio
• Piccolo mercato locale
• Processi burocratici interna
• Quote di impiego per i locali

Sonatrach

• Giacimenti di petrolio e gas
• Expertise nella liquefazione del gas
• Vantaggi per la capitalizzazione di una NOC
• Situazione geografica
•Contabilità trasparente

• Pratiche di gestione
• Accesso a mercati distanti e nuovi
• Nuovi giacimenti di petrolio e gas
• Investimenti in tecnologia

• Costo del lavoro
• Processi burocratici interni

NIOC

• Grandi giacimenti di petrolio e gas
• Esperienza con le miniere di carbone
•Capacità locali in aziende private di servizio
• Situazione geografica

• Capitali
• Chiarezza dei rapporti con il governo
• Tecnologia
• Pratiche di gestione
• Investimenti nella raffinazione 'esplorazione e sviluppo
• Impiego per i locali
•Competenze di marketing per il gas

• Sanzioni
• Opposizione parlamentare
• Sovvenzioni alla produzione d'energia locale
• Processi burocratici interni

ADNOC

• Alto rapporto dei giacimenti di petrolio e gas con la produzione e la popolazione
• Rapporti di cooperazione con partner stranieri
• Gestione dei processi

• Sviluppo di competenze del personale
• Capacità di gestire grandi progetti
• Possesso di tecnologia
• Investimenti per estrazioni difficili
• Capacità di marketing per i prodotti
• Investimenti nel gas

• Resistenza politica allo sviluppo del gas per l'esportazione
• Assegnamento sui consulenti

Mitchel colloca le NOC in un più ampio contesto macroeconomico. Mostra il peso del settore degli idrocarburi nelle economie dei diversi paesi e le sue possibilità di adattamento al cambiamento delle loro condizioni economiche e sociali.

"Oil titans" è un libro documentato e innovativo, particolarmente importante per l'analisi delle organizzazioni e delle culture aziendali nel settore petrolifero mediorientale, pure se in qualche giudizio i due autori sembrano essersi innamorati del loro oggetto di studio, come talvolta accade e perciò portati a sostenere le dichiarazioni dei numerosi manager intervistati.

Postato da: orsola a 13:46 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

20juin-reminder

Per il terzo anno consecutivo si svolge oggi in Francia la "Festa nazionale dello slip", una celebrazione all'insegna della rilassatezza totale.

"Boxer e mutande", precisano gli organizzatori, "sono esclusi".

Un sito web http://fetenationaleduslip.free.fr distribuisce un "Kit slip pack" con sagome di slip scaricabili. Slip riprodotti su stick autoadesivi copriranno tutte le nudità delle insegne pubbliche, dai cartelloni per la regolamentazione del traffico ai simboli della giustizia, dai pannelli scolastici alle sagome degli studi d'architettura.

L'idea è nata ad Amiens per iniziativa di un gruppo di grafici, che ci tengono a restare anonimi. Dopo la Francia si è già allargata in Olanda e in Finlandia.

Tutti possono partecipare alla festa, slippando la città, manifestando la propria gioia e la voglia pazza di slip attorno a sè, o ancora non facendo niente, sprofondati davanti alla televisione (spenta, preferibilmente) in slip, in un soprassalto di fannulloneria e onorando a modo proprio questo giorno eccezionale.

Postato da: orsola a 10:23 | link | commenti (1)

19/06/2006

Agnostici praticanti delle teorie manageriali

Tradurre la strategia  in azione è il problema più complicato che il management aziendale debba affrontare.

Già agli inizi degli anni '80, per esempio, Fortune  ha pubblicato i risultati di una ricerca sul campo svolta per suo conto da cui risultava che "meno di un 10% delle strategie ben formulate è attivato in modo efficace" e circa venti anni dopo, in una rassegna dei fallimenti di alcune grandi aziende, redatta alla fine degli anni '90, la stessa rivista  ha notato che "la causa dei fallimenti aziendali è in sette casi su dieci la cattiva implementazione della strategia e non il suo disegno".

Dieci anni or sono la proposta della Balanced Scorecard come strumento innovativo di gestione aziendale, fatta da Kaplan e Norton, cadde perciò in una realtà d'imprese bisognose di un sistema manageriale,  capace di dare un assetto equilibrato alla prospettiva economico-finanziaria, del cliente, dei processi interni, dell'innovazione e della formazione.

L'allineamento delle unità organizzative e dei lavoratori alla strategia aziendale fu il messaggio contenuto nel bestseller dei due autori, che, con la forza dell'Harvard Business School, diventò una vera e propria moda manageriale, interpretata e applicata in modi differenti.

Non a caso Kaplan e Norton hanno pubblicato meno di due mesi fa un altro libro, Alignment:Using the balanced scorecard to create corporate synergies, per puntualizzare la necessità e i modi del coordinamento tra business e support unit, operatori ed executive.

La  nostra premessa è servita  per introdurre quello che è successo a Parigi mercoledì 14, nell'aula dove sono stati  discussi  i progetti della prestigiosa Ecole des mines,  uno dei tre maggiori organismi per la formazione superiore francese, quando due allievi hanno presentato a una giuria di professori, ricercatori, consulenti e dirigenti di grandi gruppi industriali la loro tesi su "La nascita di una moda in strategia".

Come riferisce Le Monde di sabato, i due avevano incominciato il loro lavoro, chiedendo a top manager, responsabili della strategia e consulenti in che modo erano stati influenzati durante la loro attività dalle grandi correnti del pensiero strategico. Erano riusciti a raccogliere solo delle risposte  banali.

Avevano deciso perciò di cambiare metodo d'indagine e di sottoporre alla valutazione di un centinaio di protagonisti del business francese una nota di 13 pagine su una nuova teoria di management, lo "Strategic Alignment", elaborata da Jordan L. Eisenmann e Thomas R. Siegel, professori della Harvard Business School. Sull'argomento i due autori avevano pubblicato un libro, i cui riferimenti bibliografici completi erano indicati nella nota inviata, che illustrava il caso dell'azienda tessile John L.Botsan Co, di Grenville (Sud Dakota), in cui avevano sperimentato la nuova teoria.

Lo "Strategic Alignment", si leggeva nella nota dei diplomandi dell'Ecole des mines, dimostra che il management è efficace se rende coerenti i tre poli fondamentali di un'azienda (l'essere, il dire e il fare: i "claimed values", gli "enacted values" e i "granted values"), se non decide che nell'area dell' "effective target zone", all'intersezione dei tre poli.

Il 57% delle persone contattate avevano risposto all'indagine, con racconti di esperienze aziendali ispirate alla teoria, con note teoriche, con analisi delle correlazioni ad altre teorie, con note bibliografiche.

In realtà, hanno svelato i diplomandi, questa teoria non è mai esistita.

"Le Monde" commenta che episodi simili possono succedere perchè gli utilizzatori delle teorie manageriali sono degli "agnostici praticanti". I sistemi di management e gli strumenti collegati servono ad aiutare gli operatori aziendali a parlare tra loro.

Hanno una funzione veicolare di interazione sociale, in una comunità di persone distanti, in competizione, ma legate dallo stesso interesse alla sopravvivenza della comunità stessa.

I due giovani realizzatori dell'indagine si sono diplomati con il massimo dei voti e sono stati elogiati per la loro intraprendenza.

I lettori di "Le Monde" hanno appreso che i protagonisti del business in Francia sono in maggioranza ben disposti ai rapporti con il mondo della scuola, che leggono e scrivono anche di argomenti teorici, ma che hanno troppa fiducia nei confronti dell'informazione ricevuta da una fonte autorevole. Solo due destinatari della nota, infatti, avevano cercato conferma della nuova teoria su Internet e avevano subodorato l'inganno.

Postato da: orsola a 13:14 | link | commenti (4)
gestione e sviluppo 260

"L'offerta", disegno di El Roto, El Pais, 18 giugno 2006.

Postato da: orsola a 12:03 | link | commenti

16/06/2006

Bilancio dei consumi  di energia nel 2005

La 55ª edizione dell'annuale "BP Statistical Review of World Energy", giugno 2006, pubblicata ieri, quantifica i consumi, le produzioni, le fonti e le riserve di energia mondiali a fine 2005.

L' anno scorso, il consumo di energia nel mondo è cresciuto del 2,7%, meno del 4,4% del 2004. I maggiori incrementi si sono avuti nella regione Asia - Pacifico con il 5,8%. Sotto media è stata la crescita dell'uso di energia nel Nord America con lo 0,3%.

Il consumo petrolifero è aumentato dell' 1,3% contro il 3,6% dell'anno precedente. La Cina l' ha incrementato di 200 mila barili al giorno. Gli USA l' hanno ridotto di 75 mila barili.

La produzione mondiale di petrolio ha raggiunto i 3 miliardi 895 milioni di tonnellate (+ 1%), con più di 81 milioni e 88 mila barili al giorno. Il consumo è stato di 3 miliardi 837 milioni di tonnellate.

Le riserve petrolifere mondiali a fine 2005 erano di 1 miliardo 200 milioni e 700 mila barili: il 61,9% nel Medio Oriente, l' 11,7% in Europa ed Eurasia, il 9,5% in Africa, l' 8,6% in Centro e Sud America, il 5% in Nord America, il 3,8% nell' Asia - Pacifico.

Il consumo di gas naturale è salito del 2,3% nel 2005.

E' sceso presso i grandi consumatori di questa fonte d'energia: nel Regno Unito del 2,2%, negli USA dell' 1,5%. In compenso, c'è stata una crescita del 3,8% in Cina.

Il consumo del carbone è incrementato del 5%, in misura superiore alla media degli ultimi dieci anni. La Cina è responsabile dell' 80% di questa crescita. Nel 2005 ha aumentato i suoi consumi dell' 11%. Anche negli USA c'è stata una ripresa dell' utilizzazione di questa fonte d' energia, a compenso della riduzione di quella petrolifera per gli sconvolgimenti delle estrazioni dai pozzi situati nella zona colpita dall'uragano Katrina.

Il consumo di energia nucleare è quello aumentato meno di tutte le altre fonti: soltanto dello 0,6% nel 2005, dopo un incremento medio dell' 1,8% negli ultimi dieci anni.

Il consumo di energia idroelettrica è cresciuto del 4, 2% per il secondo anno consecutivo. In Cina è stato del 13,7%. Essa punta su questa energia come centrale per lo sviluppo delle sue attività produttive.

Dalla rassegna dei dati appare chiara l'influenza nella crescita dei consumi d' energia della regione Asia - Pacifico. Cina e India stanno sostenendo il grande sviluppo del loro PIL, combinando le fonti di energia che riescono a procurarsi più rapidamente e aminor costo.

Postato da: orsola a 11:37 | link | commenti (1)
economia 138

15/06/2006

Calo d'immagine USA

Dal 2002 Pew Research Center fa ogni anno un sondaggio d'opinioni sull' immagine degli USA nel mondo. Ieri è stato pubblicato  il rapporto dell'edizione 2006, intitolato "America's image slips, but allies share U.S. concern Iran, Amas".

L'immagine degli USA si è deteriorata nella maggior parte dei 14 paesi che compongono il panel di riferimento: Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Russia, Indonesia, Egitto, Pakistan, Giordania, Turchia, Nigeria, Giappone, India e Cina.

Il maggiore calo  d'immagine  rispetto al 2005 è indicato dalla riduzione delle opinioni favorevoli degli Spagnoli, passate in un anno dal 41% al 23%, degli Indiani, scese dal 71% al 56%, ma anche dei Francesi, peggiorate dal 43% al 39%, dei Tedeschi, dal 41%  al 37%, dei Russi, dal 52%  al 43%, dei Giordani, dal 21% al 15%, dei Turchi, dal 23% al 12%, degli Indonesiani, dal 38% al 30%

In compenso sono aumentate le opinioni favorevoli dei Cinesi, dal 42% al 47%, dei Pakistani, dal 23% al 27% e rimaste  quasi stabili quelle degli Inglesi, dal 55% al 56%.

I ricercatori hanno constatato che in Germania, Giappone, Francia, Regno Unito, India, Cina e Russia sono maggiormente condivise le preoccupazioni americane per i programmi nucleari dell'Iran  e in Giappone, Nigeria, Regno Unito, India, Cina e  Russia quelle per la vittoria di Hamas in Palestina  e per i conflitti potenziali  in Iran, Iraq, Corea del Nord, Israele - Palestina.

Altre questioni spaccano decisamente in due i paesi del panel per le posizioni assunte dagli USA  sul riscaldamento del pianeta, ad Abu Ghraib e Guantanamo nella lotta al terrorismo, per la difesa dall'influenza aviaria.

Dall' incrocio delle opinioni tra i paesi risulta che  il 66% degli Americani ha un'opinione favorevole della Germania e del Giappone e il 52% della Francia e della Cina .Il favore non è ricambiato dagli Europei. Il 37% dei Tedeschi  e il 39% dei Francesi hanno una buona immagine degli USA contro il 60% dei primi e il 57% dei secondi, più favorevoli alla Cina.

Le domande sulla soddisfazione per le condizioni del proprio paese hanno rivelato  un ampio scontento. Fanno eccezione la Cina, che ha l' 85% degli abitanti soddisfatti, l'Egitto con il 55%, la Giordania con il 53%, la Spagna con il 50%. All'opposto la Nigeria ne ha solo il 2%  e la Francia il 20%.

Postato da: orsola a 11:59 | link | commenti
societa 295

14/06/2006

Printemps in vendita a la Rinascente ?

Secondo "Le Monde", il gruppo del lusso e della grande distribuzione PPR, già Pinault Printemps - Redoute, starebbe per mettere in vendita i grandi magazzini Printemps.

Questi sono stati fondati nel 1865 da Jules Jaluzot e con Samaritaine hanno rappresentato in Francia,  fino alla seconda guerra mondiale, la trasformazione della moda in consumo di massa.

Printemps ha realizzato nel 2005 vendite per 752 milioni di euro, il 42,4% delle quali per opera della storica sede di boulevard Haussmann a Parigi, vicina alle concorrenti Galeries Lafayette. Il risultato operativo è stato di soli 26 milioni di euro.

Troppo poco per 17 grandi magazzini, 28 punti di vendita specializati e 5.287 addetti.

Le  sue vendite costituiscono appena il 4,2% di tutti i ricavi del gruppo PPR, che avrebbe deciso di concentrarsi nelle attività del lusso, dove ha già Gucci,Yves Saint Laurent, Balenciaga, Sergio Rossi, Bottega Veneta, Boucheron, Bedat , Steve McCartney e Alexander McQueen.

L'annuncio di dismissione era atteso dal 7 aprile, quando alla presentazione dei risultati annuali di Printemps, il presidente di Lafayette Philippe Houzé  aveva commentato che l'azienda era da vendere.

PPR potrebbe trovare il compratore tra i fondi immobiliari, interessati senz'altro alle grandissime superfici degli edifici di pregio collocati nel centro di grandi città e tra le aziende straniere dello stesso settore economico, perchè Lafayette non può acquisire una posizione tanto dominante nella distribuzione al dettaglio di abbigliamento e accessori in boulevard Haussmann.

Tra le aziende straniere interessate all'acquisto si fanno i nomi dalla nostra la Rinascente, della spagnola Corte Ingles e di due catene dei Paesi Bassi

Se la notizia sarà confermata e la Rinascente dovesse acquisire Printemps si invertirebbe la tendenza  a espandersi in Italia della grande distribuzione francese, in particolare di quella alimentare. 

Postato da: orsola a 17:02 | link | commenti (1)
competitivita 92

Sottoccupazione intellettuale

L'ultimo rapporto dell'OECD  rileva ancora una volta che il nostro tasso di occupazione è tra i più bassi dei 30 paesi dell'Organizzazione, che la  nostra disoccupazione cala lentamente e per mezzo di  lavori di cattiva qualità. Siamo quarti nella classifica dei paesi con la maggiore presenza di inattivi: il 42,5%, a fronte di una media OECD del 34,5%. Per le donne, i giovani e gli ultra cinquantacinquenni va peggio.

Tra gli occupati, i titolari di partita IVA e i collaboratori esterni con contributi pensionistici superano i 3 milioni, secondo le statistiche ufficiali.

Non sorprende quindi che affianco a sindacati e associazioni di lavoratori atipici e fuori mercato stia fiorendo una letteratura, di giovani scrittori, che testimoniano spesso per esperienza diretta  la condizione del "lavoratore flessibile".

A questa categoria appartiene anche Giovanni Costa, il protagonista  del sesto libro scritto da Davide Bregola "La cultura enciclopedica dell'autodidatta", Sironi, Milano, 2006, un romanzo-verità, che l'autore stesso  definisce un' "autofiction".

Il protagonista di questa autobiografia  romanzata è un giovane, che vive in un paese del Nord. Appartiene a una famiglia modesta: il padre è un operaio pensionato dell'ENEL, la madre è casalinga, suo fratello fa il camionista.

Egli, invece, ha studiato. Era bravo a scuola, ma ha abbandonato la facoltà di Legge dopo due anni e sedici esami. Si è costruito attraverso un percorso non lineare una cultura notevole e autodidattica. Ha imparato ad attingere continuamente dalla realtà, che spera di cambiare.

Si è messo a fare il venditore di libri. E' riuscito a pubblicare un suo libro, senza che questo  abbia  cambiato le difficoltà della sua vita quotidiana : il padre che si ammala, i soldi che mancano.

E' sottoccupato e guadagna poco con lavori che durano poco.

Il suo sogno è di scrivere un "Grande romanzo sulla verità", per cui prende appunti su quello che vede, raccoglie notizie di attualità, compila l'elenco degli Italiani di successo di oggi e di domani.

Chiede che tutte le menti siano messe in "serie" per fare un grande, mastodontico cervellone ideale per migliorare la nostra specie e il mondo.

Nello stesso tempo cerca lavoro, scrive curricula che spedisce in tutta Italia senza ricevere nemmeno una risposta.

Una scissione che appare insanabile tra la preparazione del "Grande romanzo sulla verità", una sorta di ponte che lo riporta nel mondo, dove i curricula che invia sono ignorati, e i lavori che è costretto a fare per avere un minimo di reddito.

Il libro di Bregola è pieno delle osservazioni  di Giovanni  sul suo piccolo mondo, sulla  famiglia, sulla fidanzata e la madre di questa, su se stesso, sui lavori precari e sottopagati che ottiene, sulle sue letture e le sue indecisioni e, in contrapposizione, sugli ultimi 30 anni di storia italiana e sugli avvenimenti più importanti del nostro tempo.

"Giovanni Costa, dice l'autore, è il tentativo di rappresentare un 'personaggio' nuovo del secolo appena iniziato...una tipologia di uomo che racchiude in sè la tipologia di uomini, nella loro essenza, di questa contemporaneità".

Operetta morale, commedia, dramma "La cultura enciclopedica dell'autodidatta" attrae il lettore per il genere narrativo nuovo, per la scrittura raffinata e per l'esplorazione del mondo del lavoro con l'ottica  di chi è continuamente alla ricerca di un impiego da knowledge worker, corrispondente alla sua istruzione, senza riuscire a trovarlo.   

Postato da: orsola a 12:05 | link | commenti (2)
occupazione 109

13/06/2006

Management glocale dalle nuove economie

Il modello della glocalizzazione, che adatta le operazioni aziendali alle specificità dei paesi in cui si colloca la grande impresa, ha ormai realizzazioni ultradecennali, differenti in tutti i settori di business, dal largo consumo all'hi-tech, dalla  banca all'automotive.

All'origine del modello stanno le strategie di mass customization e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie di informazione e comunicazione, che hanno migliorato la relazione con il cliente e l'approccio al mercato. Dalle delocalizzazioni per taglio dei costi di trasformazione (soprattutto del lavoro) si è passati così alle localizzazioni mirate, che valorizzano le risorse presenti nei diversi paesi per mezzo delle configurazioni organizzative aperte e del management  "open source-open mind".

E' chiaro perchè le prime grandi aziende a fare glocalizzazione sono state quelle giapponesi, ancorate alla qualità e quelle di servizi, preoccupate della fidelizzazione del cliente, e perchè l'ondata  di cambiamento si è allargata.

Un rilancio della glocalizzazione l'ha fatto, in un'intervista al "Financial Times" di ieri, il presidente dell'IBM Samuel Palmisano. Con la forza della superiorità tecnologica egli ha ideologizzato la necessità di integrare management  e funzioni delle unità locali, di decentrare le attività strategiche, costituenti della direzione globale, in cui la sua azienda eccelle. 

L' "impresa integrata globalmente" è per Palmisano la risposta ai movimenti no-global e ai nazionalisti dell'America Latina.

 Perciò, ha detto, l'IBM sta investendo nella sua filiale indiana 6 miliardi di dollari per la ricerca.

Un investimento considerevole, che dovrà competere con la disponibilità già costituita proprio in India di imprenditori dotati di mezzi finanziari,  pronti  a battersi a loro volta in giochi di fusioni e acquisizioni sul mercato mondiale, come la vicenda Mittal - Arcelor emblematizza.

In quel grande paese, popolato da 1 miliardo  e 300 milioni di abitanti, alle università, che hanno formato generazioni di ingegneri e di tecnici di altissimo livello, si è aggiunto l' Indian Institute of  Planning and Management. Esso ha già aperto sedi nel Dubai, a Singapore e a Londra, facendo concorrenza alle fabbriche occidentali di master in business administration.

Se si passa poi a considerare l'altra componente di Cindia, il paese del nuovo capitalismo di Stato possiede la maggiore quantità di obbligazioni finanziarie degli USA. Questi, come è noto, hanno una bilancia commerciale fortemente negativa e un debito estero accumulato in sincronia con la continua ascesa del PIL cinese.

Anche qui, esempio emblematico di modernizzazione delle conoscenze, la produzione di ingegneri e tecnici di ottima qualità,  realizzata dalle università nell'ultimo quinquennio, supera le attuali possibilità d'impiego in Cina. La formazione di base del presidente Hu Jintao è quella dell'ingegneria idraulica e tutti i componenti della direzione del Partito comunista sono ingegneri.

L'università di Shangai sta svolgendo un programma di formazione per senior executive, che dovrà competere per i contenuti, le caratteristiche didattiche e la competenza dei docenti con le analoghe strutture di apprendimento più avanzate del mondo.

Le retribuzioni dei manager indiani e cinesi sono di gran lunga inferiori a quelle dei loro colleghi occidentali e giapponesi. Perdipiù essi hanno valori omogenei alla cultura dei loro paesi e danno prova di una forte cittadinanza organizzativa.

La glocalizzazione delle imprese e degli imprenditori di Cindia potrebbe dimostrarsi a breve più efficiente di quella realizzata nelle economie maggiormente sviluppate.

Postato da: orsola a 15:46 | link | commenti (2)
competitivita 92

12/06/2006

Ambiente di lavoro e benessere dei lavoratori

Al Congresso mondiale di Medicina del lavoro, che si sta svolgendo a Milano, vengono presentati i risultati del progetto "HOPE, Health optimisation protocol for energy - efficient buildings".

Il progetto ha voluto individuare le possibilità di ridurre il consumo energetico nei luoghi di lavoro e insieme di migliorare il benessere e la salute di quelli che li abitano.

Ne è risultato un protocollo frutto della valutazione multidisciplinare (di medici, ingegneri, ergonomi, psicologi), realizzata da 14 istituti di ricerca in 180 luoghi di lavoro di nove paesi europei, il 75% dei quali, identificati poi come efficienti per l' uso dell'energia.

I criteri di valutazione sono stati: il consumo energetico per superficie o volume durante almeno 12 mesi, la correlazione tra confort termico  e qualità dell'aria, i benefici economici degli investimenti per migliorare l' ambiente interno, la soddisfazione dei lavoratori, i miglioramenti della produttività legati al miglioramento ambientale.

La valutazione è stata realizzata in tre fasi.

Nella prima è avvenuta la raccolta dei dati: l'igiene e il confort degli edifici sono stati valutati dai lavoratori con un questionario autoamministrato e confrontando le condizioni ambientali di lavoro a parametri biologici. La valutazione energetica è stata fatta verificando le caratteristiche tecnologiche e costruttive degli edifici e i dati di consumo.

Nella seconda fase è stata compiuta un' indagine di dettaglio, misurando il benessere e il confort secondo un set di parametri ambientali, di performance energetica e di controllo dell'efficienza di impiego dell'energia.

Nella terza fase, di classificazione degli edifici per salubrità ed efficienza energetica, sono stati raggruppati i luoghi di lavoro in tre categorie, usando strumenti di rilevazione parametrica, i cui criteri di riferimento sono stati gli stessi della prima fase, e raccogliendo altri dati con check list e con questionari somministrati ai lavoratori.

Ne è venuta fuori una mappa dei luoghi di lavoro.

Nel 30% di essi è stata riscontrata la presenza di sostanze irritanti, di illuminazione difettosa o di eccessivo rumore, con effetti negativi sulle persone.

La valutazione ha provato l' interazione tra buona qualità ambientale, salute dei lavoratori e produttività (legata alla presenza al lavoro, che raggiunge il 95% negli edifici "efficienti", contro l' 87% di quelli "inefficienti").

Postato da: orsola a 17:39 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

In aumento i fallimenti delle aziende

L'indice globale dei fallimenti, messo a punto dalla società di assicurazione credito Euler Hermes SFAC per confrontare l'andamento della sinistrosità aziendale dovuta a bilanci negativi tra i diversi paesi del mondo, è aumentato del 2% nel 2005, dopo una diminuzione dell' 8% nel 2004.

L'aumento è dovuto soprattutto alla crescita eccezionale dei fallimenti negli USA, salita al 14% alla fine del 2005, in coincidenza con la nuova legislazione, che ha rinforzato i diritti dei creditori e ha colpito il 32% del settore automobilistico.

Ugualmente forte è stato l'incremento nel Regno Unito e in Cina. L'economia inglese ha avuto una crescita annuale dei fallimenti del 17%, con punte nel commercio al dettaglio e nelle costruzioni. In Cina l'aumento è stato del 9,5%.

Nel 2006 - 2007 la tendenza mondiale alla sinistrosità aziendale proseguirà in correlazione con il rallentamento della crescita dell'economia. Dopo una leggera riduzione dell'1% quest'anno, aumenterà ancora del 3% nel 2007.

Le previsioni della Euler Hermes SFAC per il 2006 - 2007 indicano che in 11 paesi ci sarà un aumento dei fallimenti: gli USA avranno un -5% quest'anno e un +8% l'anno prossimo, la Spagna un +10%  e un +4%, Taiwan un +7% e un +4%, la Grecia un +5% e un +4%, il Regno Unito un +8% e un +3%, il Portogallo un +5% e un +3%, l'Italia un +3,5% e un +2,5%, il Belgio uno 0% e un +2%, la Norvegia un -10% e un +1%, il Giappone un +2% e un +1%, la Cechia un -4% e un +1%.

8 paesi non avranno cambiamenti. Sono la Svizzera, la Slovacchia, la Polonia, la Francia, la Danimarca, il Lussemburgo, la Germania e la Cina.

11 paesi miglioreranno la situazione della sinistrosità aziendale. Sono l' Ungheria, Hong Kong, i Paesi Bassi, il Canada, l'Irlanda, l'Austria, la Finlandia, la Corea del  Sud, Singapore, la Svezia e il Brasile. In particolare, il Brasile ridurrà il numero dei fallimenti del 15% quest'anno e dell' 8% l'anno prossimo, la Svezia migliorerà del 10% e del 7%.

In Italia nel 2004 i fallimenti sono stati 11.083, con un incremento del 6% sul 2003. Nel 2005 sono stati 11.500 con un aumento del 3,8%. Nel 2006 saranno 11.900 con una maggiorazione del 3,5% e nel 2007 raggiungeranno i 12.200 con una crescita del 2,5%.

I settori economici che nel 2005 hanno avuto il maggiore sviluppo di fallimenti rispetto al 2004 sono stati quello dei Trasporti e comunicazione (+5,8%), dei Servizi alle imprese (+5,1%), delle Costruzioni (+4,8%) e degli Alberghi e ristoranti (+4,7%).

Postato da: orsola a 13:26 | link | commenti
economia 138

Prime al mondo per capitalizzazione di borsa

Financial Times  pubblica la 10^ edizione  della sua classifica annuale "FT Global 500", la rassegna 2006 delle 500 maggiori aziende del mondo per valore di mercato mobiliare e giro d'affari.

I dati sono aggiornati al 31 marzo di quest'anno.

Al primo posto della classifica c'è l'azienda petrolifera americana Exxon Mobil. Con 371.631 milioni di dollari di valore e 358.955 milioni di giro d'affari ha sostituito al vertice General Eletric, americana anch'essa, del settore manifatturiero, scesa al secondo posto dall'anno scorso, con un valore attuale di 362.526 milioni e un giro d'affari di 148.019 milioni.

Salvo questa variazione, le altre aziende delle prime cinque sono rimaste nella stessa collocazione dell'anno scorso. 3^ è Microsoft, l'azienda di servizi di software e computer, con 281.170 milioni di valore. 4^ è Citigroup, del settore bancario, con 238.935 milioni. Le prime quattro aziende sono tutte degli USA. 5^ è un'altra petrolifera, questa inglese, la BP, con 233.259 milioni di valore.

Delle prime 20 aziende, 11 sono americane, 4 inglesi, 2 giapponesi, Arabia saudita, Francia e Russia ne hanno una ciascuna.

5 sono petrolifere: oltre le due già indicate, la Royal Dutch Shell inglese, la Gazprom, russa e la Total, francese. 4 sono banche: dopo Citigroup, ci sono Bank of America, l'inglese HSBC e la giapponese Mitsubishi UFJ Financial. 3 sono le aziende farmaceutiche: le americane Pfizer e Johnson & Johnson, l'inglese Glaxo Smith Kline.

Una presenza ciascuna l' hanno la grande distribuzione, con l'americana Wal Mart, scesa all' 8° posto dal 6° del 2005, l'industria automobilstica, con la giapponese Toyota, salita al 9° posto dal 18°, la cura della casa, con l'americana Procter & Gamble, ascesa al 12° posto dal 21°, l'assicurazione, con l'American International Group, l'industria manifatturiera, dopo la General Electric, con l'araba Saudi Basic, diventata 15^ da 22^, la manifattura tabacco, con l'americana Altria, 20^.

La salita più rapida dall'anno scorso è stata quella di Gazprom, diventata 10^ da 58^.

Nella classifica del Financial Times ci sono 9 aziende italiane.

L' ENI è 34^ con 113.813 milioni di dollari di valore.

Unicreditoitaliano è 70° con 75.290 milioni di dollari e un balzo clamoroso dalla 144^ alla 70^ posizione.

Telecom Italia è 114^ con 55.011 milioni. E' scesa da 74^.

ENEL è 126^ con 52.093 milioni. Anch'essa è scesa da 80^.

Assicurazioni Generali è 140^ con 48.005 milioni. Arretra di 10 posizioni rispetto al 2005.

Banca Intesa è 161^ con 40.968 milioni, salita da 179^.

San Paolo IMI è 244° con 28.316 milioni. Era 245° l'anno scorso.

Capitalia è 346^ con 21.485 milioni.

RAS è 426^ con 17.992 milioni, indietro dalla 387^ posizione dell'anno scorso.

FIAT è 500^ con 15.944 milioni di dollari di valore di mercato e un giro d'affari di 56.386 milioni.

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competitivita 92

08/06/2006

Riforme tedesche per la flessibilità e la sicurezza del lavoro

Danimarca e Paesi Bassi hanno aperto la strada in Europa a riforme del mercato del lavoro che conciliano flessibilità e sicurezza sociale. Hanno migliorato l'impiegabilità delle persone, hanno individualizzato l'assistenza nella ricerca di un impiego e nel trasferimento dei diritti da un posto di lavoro all'altro (paga, prospettive pensionistiche, livello contrattuale), hanno incoraggiato le persone ad assumere il rischio del cambiamento di azienda.

La loro esperienza di "flexisicurezza" ha generato un'ampia letteratura di economisti, giuristi, rappresentanti dell'impresa, del sindacato, della politica.

Anche la Germania, durante il governo Schroeder, ha riformato il mercato del lavoro con una delle leggi Hartz (dal nome dell'allora direttore del personale della Wolkswagen). Gli effetti della riforma sono stati trascurati dagli studiosi per la grave crisi industriale e occupazionale che ha colpito  quella che fino a poco tempo prima era stata la "locomotiva d'Europa".

Con la forza delle esportazioni, che continuano a collocare la Germania al primo posto delle classifiche sul commercio mondiale, questo paese va conoscendo un inizio di ripresa economica e occupazionale.

Opportuna perciò è la pubblicazione nei "Discussion paper", SPI 2006-108, del WZB, il Centro di ricerca per le scienze sociali di Berlino, del saggio di Jamine Leschke, Günther Schmid e Dorit Griga "On the marriage of flexibility an security: Lessons from the Hartz-reforms in Germany".

Il saggio rivendica l'originalità dell'esperienza tedesca, che ha unito flessibilità e sicurezza del lavoro, senza essere "flexisicurezza".

Affronta perciò la questione, partendo dalla definizione dei criteri perchè flessibilità e sicurezza possano essere coniugate con successo e dal dibattito tedesco sulla "flexisicurezza" e arrivando alla valutazione delle misure specifiche introdotte in Germania con la "riforma Hartz".

I tre ricercatori ricordano che ci sono "flessibilità" differenti per gli imprenditori e "sicurezze" differenti per i lavoratori.

Matrice dei rapporti flessibilità-sicurezza

Sicurezza per i lavoratori
Flessibilità per gli imprenditori
Posto di lavoro
Impiegabilità
Retribuzione
Opportunità di lavoro
Esterna numerica
t
max incerta
max incerta
t
Interna numerica
c
c
incerta
t/c
Interna funzionale
c
c
t/c
incerta
Esterna funzionale
c
max incerta
t/c
t/c

Le posizioni di trade-off (t), di complementarietà (c), di circolo vizioso (v), esemplificate nella matrice si riferiscono a una possibile situazione statica.

 In una realtà dinamica dipendono dalle prospettive che presenta il mercato del lavoro: integrabilità dei percorsi di carriera, occasioni di mantenimento e sviluppo dell'occupazione o dell'impiegabilità, rischi di esclusione e povertà se il lavoro non dà le competenze necessarie. Le relazioni industriali non sono meno importanti. I sindacati enfatizzano l'importanza della sicurezza del posto di lavoro nei periodi di crisi, gli imprenditori puntano sulla flessibilità del costo del lavoro.

La "riforma Hartz" ha introdotto organismi per la ricerca dell'impiego individuale (PSA - agenzie di servizio personale), per l'assistenza economica e sociale ai disoccupati (assicurazioni e reddito minimo), per il sostegno all'autoimpiego (Ich-AG - assistenza per la costituzione di nuove attività), per la protezione dei lavoratori deboli ed emarginati dal mercato del lavoro, la creazione di nuove forme contrattuali (Mini-Jobs e Midi-Jobs).

In Germania i fattori più importanti di efficace combinazione  di flessibilità e sicurezza sono stati la PSA e l'assistenza economica e sociale ai disoccupati.

L'efficacia della politica del lavoro tedesca è legata alla integrazione di misure individuali e collettive, mirate ad esigenze specifiche dei lavoratori e delle imprese. E' una formula di attivazione del mercato e di partecipazione degli attori, che ha fatto realizzare le nuove scelte politiche con il sostegno della legislazione precedente.

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occupazione 109

07/06/2006

"Il primo passo"
Disegno di Lionel Portier, Le Monde, 6 giugno 2006.

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Estinzione dei mammut per modifica dell'ambiente

Gli scienziati avevano finora ipotizzato che la scomparsa del mammut, del cavallo,  del castoro gigante, del bue muschiato, dell'orso arctodus e degli altri grandi mammiferi americani, più di 10.000 anni fa, dovesse essere attribuita alla caccia praticata dagli uomini per ragioni alimentari.

Un articolo del paleoecologista R. Dale Guthrie dell' University of Alaska, apparso nell'ultimo numero di "Nature" prova invece che quelle specie animali non sopravvissero ai cambiamenti del clima nella regione di Yukon, in cui vivevano, perchè non trovarono più foraggio adatto al loro apparato gastro -intestinale.

Quella regione dell'Alaska,  posta ai margini della calotta polare, aveva un clima secco, che favoriva la crescita di un foraggio povero. Gli animali estinti potevano mangiarne in gran quantità e digerirla rapidamente, perchè erano dotati di un'appendice dell'intestino grasso, che trasformava la cellulosa vegetale in zucchero, grazie alla ricca flora batterica.

L'articolo di Guthrie, intitolato "New carbon dates climatic change with human colonization and Pleistocene extinctions", è il frutto di un'analisi al carbonio di fossili animali, che ha permesso di assegnare date più precise all'esistenza di 600 specie.

Lo studio di laboratorio ha provato che gli animali estinti sono vissuti in Alaska e nel Canada settentrionale prima dell'arrivo dell'uomo e questa area geografica del mondo, in 3.000 anni, ha cambiato completamente clima e flora.

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societa 295

06/06/2006

100 competitori globali dalle nuove economie

Una ricerca del Boston consulting group, "The RDE 100 emerging global challengers", ha individuato le 100 aziende appartenenti ai paesi con economie in rapido sviluppo (Rapidly developing economies), che potranno sconvolgere i mercati mondiali.

70 sono in Asia (44 in Cina e 21 in India), 18 in America Latina e 12 in Russia e Turchia.

Sono aziende di tutti i settori: prodotti per l'industria, beni di consumo durevoli, materie prime, tecnologia e servizi.

Nel 2004 hanno avuto complessivamente ricavi per $ 715 miliardi, con un incremento del 24% sul 2003. Fanno già il 28% della cifra d'affari sul mercato internazionale, ma nel 2010, secondo il rapporto, raggiungeranno il 40%.

Hanno un risultato operativo medio del 20% sulle vendite, $145 miliardi.

Da gennaio 2000 a marzo 2006 sono cresciute più del 150%. Possiedono $520 miliardi in immobilizzazioni e nel 2004 hanno pagato $20 miliardi di stipendi a 4 milioni 600 mila dipendenti.

Sono tutte aziende che hanno avuto una crescita organica sui mercati più maturi, partendo da piccole e medie imprese ben radicate localmente.

Il loro vantaggio competitivo si basa su
-   basso costo delle risorse: per il lavoro del 20% inferiore a quello dei concorrenti, per la produzione minore del 40%, per i macchinari e le attrezzature del 60%;
-   prezzi bassi di vendita;
-   impianti ed equipaggiamenti efficienti: in Cina l'età media degli stabilimenti è di 7,2 anni contro il 16,9 degli USA;
-   disponibilità di capitale umano: i laureati in discipline tecnico-scientifiche sono 12 volte quelli degli USA;
-   ambiente favorevole agli approvvigionamenti.

Gli esempi più significativi sono:

  BYD (Cina), la maggiore azienda mondiale produttrice di batterie al nichel-cadmio, ha il 23% di quota nella produzione delle batterie per i cellulari;
•  Bharat Forge (India), la seconda azienda del mondo per grandezza nel settore dell'automotive;
•  Embraer (Brasile), ha superato la multinazionale Bombardier come leader di mercato nei motori a reazione;
•  Chunlan Group Corp. (Cina), ha il 25% del mercato italiano dell'aria condizionata;
•  Johnson Electric (Cina), è la maggiore azienda mondiale produttrice di piccoli motori elettrici;
•  Wipro (India), è la più grande azienda dei servizi conto terzi del mondo;
•  Pearl River Piano Group (Cina), leader mondiale nella produzione di pianoforti;
•  Ranbaxy Pharmaceuticals (India), è al vertice nella produzione dei 10 principali farmaci generici.

Postato da: orsola a 16:25 | link | commenti (1)
competitivita 92

Ogni giorno nel mondo si vendono 439 milioni di giornali

La World Association of Newspapers ha diffuso ieri a Mosca, dove tiene il 59° congresso mondiale, il 20° rapporto "World press trends: newspaper circulation, advertising increase", che  analizza la situazione della stampa quotidiana in 216 paesi.

Secondo il rapporto, nel 2005 la diffusione nel mondo dei giornali a pagamento è aumentata dello 0,56% rispetto all'anno precedente. Ogni giorno sono stati venduti 439 milioni di giornali.

Aggiungendo la stampa gratuita, la diffusione complessiva  dei giornali sale a 464 milioni, con un incremento dell'1,21% rispetto a quella del 2004.

Più di un miliardo di persone quotidianamente legge un giornale .

Sempre nel 2005 si sono avuti i migliori risultati pubblicitari degli ultimi quattro anni. L'aumento delle inserzioni è stato del 5,7%. La quota di pubblicità raccolta dai giornali è stata del 30,2%, con una diminuzione dello 0,1%.

Nell'UE la pubblicità sui giornali è cresciuta del 4,15% nel 2005 e del 37,3% negli ultimi tre anni. In Italia l'aumento è stato dell' 1,98%, rispetto al 4,15%  medio europeo.

L'audience mondiale dei giornali online è cresciuta ancora: dell'8,7% nel 2005 e del 200% dal 2000.

I cinque più grandi mercati della carta stampata sono, nell'ordine, la Cina con 96,6 milioni di giornali venduti ogni giorno, l'India con 75,7 milioni, il Giappone con 69,7 milioni, gli USA con 53,3 milioni  la Germania con 21,5 milioni.

Il 70% dei paesi dove si vendono più giornali sono in Asia. Qui la diffusione è aumentata dell'1,7% rispetto al 2004.

In America Latina è cresciuta del 3,7%. In Africa dello 0,2%.

E' diminuita invece del 2,5% nel Nord America, del 2% in Australia e Oceania, dello 0,24% in Europa.

Nell'UE le vendite dei giornali a pagamento si sono  ridotte dello 0,61%, proseguendo la tendenza, che ha portato a una diminuzione del 5,26% negli ultimi cinque anni.

I decrementi di vendite sono stati
• in Ungheria del 12,31%
• in Grecia dell'11,62%
• in Danimarca dell' 11,4%
• nei Paesi Bassi  del 10,58%
• nel Regno Unito del  9,85%
• in Germania del  9,63%
• in Slovacchia dell' 8,55%
• in Francia del  7,38%
• in Italia del  5,25%
• in Belgio del  4,25%
• in Finlandia del 2,99%
• in Svezia del  2,23%
• in Spagna dell' 1,73%
• in Estonia dello 0,78%.

La diffusione complessiva è aumentata, per compensazione della stampa gratuita,
• in Slovenia  del 19,44%
• in Polonia del 9,80%
• in Cechia del 4,88%
• in Irlanda del 2,16%
• in Austria dello 0,42%
• nel Regno Unito dello 0,05%
• in Italia dello 0,03%.

Nel nostro paese la quota di mercato dei giornali gratuiti è il 29%.

Postato da: orsola a 12:27 | link | commenti (1)
societa 295

05/06/2006

Ristrutturazione socialmente responsabile

Le aziende devono affrontare un numero crescente di forze, che mettono continuamente alla prova la loro capacità di anticipare e gestire il cambiamento per sopravvivere e restare competitive.

L'aggiustamento continuo al cambiamento di solito è fatto con la "ristrutturazione", adattando l'organizzazione e riducendo l'occupazione.

La "ristrutturazione socialmente responsabile" tiene conto degli interessi degli stakeholder aziendali (proprietari/azionisti, manager, lavoratori e comunità). Comprende strategie di comunicazione efficace, uso del dialogo, procedure di informazione e consultazione, sviluppo di partnership con le altre parti sociali e tutte quelle azioni che sorreggono e incrementano l'occupazione.

Alla verifica di questo paradigma è diretta la ricerca della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, appena pubblicata: "Support measures for business creation following restructuring". Uno studio realizzato su sei casi aziendali (France Télécom, Francia, Otto GmbH & CoKG, Germania, Pomerania Shipyard Ltd, Polonia, Valnalón, Spagna, Wolters Kluwer, Paesi Bassi, IT Morgan & Co, Regno Unito), appartenenti ai settori delle telecomunicazioni, della vendita per corrispondenza, della cantieristica navale, della siderurgia, dell'editoria e della finanza, dedicato alle esperienze di creazione d'impresa a causa di ristrutturazione, praticate negli ultimi 10 - 15 anni.

La ricerca ricostruisce i tipi di ristrutturazione individuati dall'European Restructuring Monitor: per delocalizzazione nello stesso paese e all'estero, per outsourcing, per bancarotta/fallimento, per fusione/acquisizione, per riorganizzazione interna, per espansione del business, per altre ragioni.

Misura gli effetti economici e sociali della riduzione d'organico legata alla ristrutturazione: per aumento della profittabilità, della produttività, come ultima risorsa e considera le conseguenze sul morale, sul coinvolgimento e sulle perdite di guadagno dei lavoratori e sul ritorno degli investimenti per gli azionisti.

Rileva le azioni compiute dall'azienda ristrutturata e dalle iniziative pubbliche per sostenere la creazione di nuove attività imprenditive, in grado di alleviare gli effetti negativi delle ristrutturazioni. Ne ricava un elenco delle azioni e delle pratiche di riferimento più efficaci.

Meccanismi di sostegno
alla creazione d'impresa per ristrutturazioni
• Sostegno nell'identificare l'idea imprenditoriale per il mercato potenziale
• Introduzione presso nuova clientela potenziale
• Attività di consulenza e indirizzo
• Costituzione di incubatori e centri di servizio
• Costituzione di premesse per nuove aree di business
• Prestito di macchinari
• Ricerca e sviluppo (R&D) e assistenza tecnica
• Addestramento e formazione
• Sostegno finanziario e introduzione presso il fornitore di risorse finanziarie
• Subcontratti garantiti
• Lavoro a tempo parziale per il personale che lascia l'azienda
• Sostegno al trasferimento di attività in piccole e medie aziende
• Attrarre nell'area dell'azienda il decollo di nuovi business o la localizzazione di quelli già esistenti
• Promozione dell'imprenditorialità (scuole, cambiamento culturale)

Le condizioni necessarie per la creazione di impresa a seguito di ristrutturazione sono: 

•  il sostegno deve essere economicamente vantaggioso per il nuovo imprenditore
• il sostegno deve avere prospettive di medio - lungo periodo e va mantenuto per aiutare la sopravvivenza della nuova impresa
•  il sostegno deve essere dato attraverso personale specializzato e imparziale
• il sostegno deve essere dato in loco, perchè il nuovo imprenditore possa fruirne senza perdite di tempo e di risorse

Obiettivo dell'intervento è mettere l'impresa in condizioni di decollare e di godere di assistenza tecnica e operativa finchè non riesce ad essere competitiva sul mercato. 

Postato da: orsola a 17:52 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

Più visibilità che sondaggio

Pronta a rappresentare i fatti e a rendere attraenti le opinioni la cronaca giornalistica, quella dei redattori specialisti in primo luogo, compensa volentieri le narrazioni con le statistiche e le classificazioni. Una percentuale rischiara, una testimonianza conferma. Se le due cose stanno insieme, la notizia c'è. Il redattore diventa un esperto.

Di questa regola della comunicazione di massa molti approfittano per fabbricare  informazione.

Un metodo ritenuto infallibile per far parlare di sè o di un prodotto è quello del sondaggio. Naturalmente, un sondaggio fatto davvero, ponendo domande con un'intervista o un questionario a un certo numero di persone.

Se le questioni o il campione sono quelli "giusti" si hanno risultati che, presentati in tabelle a doppia entrata, istogrammi e altre schematizzazioni disponibili in power point, suscitano richiami e confronti giornalistici.

Non sono notizie "ingannevoli", sanzionabili dalle delibere  delle Authority, nè ricadono nei divieti delle leggi elettorali. Sono libere raccolte di opinioni, che il fabbricante d'informazione deve sapere gestire attraverso i rapporti stampa.

Nel mondo delle aziende di servizi la sondaggistica d' "occasione" è più diffusa .E' usata in particolare quando il management vuol fare conoscere le esigenze e gli orientamenti dei clienti nei confronti di un nuovo prodotto o di un nuovo modo di relazione con il mercato.

Emblematico è stato il caso di una banca, che in alcune agenzie ha adottato uno strumento biometrico per controllare l'impronta digitale dei suoi correntisti e ha contemporaneamente resi noti i risultati di una ricerca, che evidenziava come più del 70% degli Italiani fosse favorevole all'impiego della biometria per la sicurezza.

Tra le associazioni di categoria i sondaggi a risposta garantita sono quasi la norma. Servono a manutenere la leadership e la followership.

Gli esempi più noti riguardano la certificazione o l'accreditamento di qualche servizio o di qualche iniziativa dei soci o dell'associazione.

Uno di questi certificatori ha esibito di recente su un giornale i risultati di un sondaggio con percentuali elevate sull'importanza del riconoscimento di qualità concesso a un programma di formazione.

Il successo di comunicazione c'è perchè è la realizzazione del sondaggio che fa notizia. La metodologia  di realizzazione non ne fa parte. E' una tecnicalità disturbante.

Dichiarare e provare d'avere fatto un'indagine  basta.

Un sondaggio è una dimostrazione d'interesse per la gente, adombra la possibile ricerca del consenso. Dà i numeri che servono a tenere buono il lettore,  soddisfa il suo bisogno di confrontarsi con l' "opinione pubblica", di collocarsi nella media delle opinioni individuali.

Postato da: orsola a 14:35 | link | commenti (3)
societa 295

Disegno di Brett Ryder, Financial Times, 2 giugno 2006.

Postato da: orsola a 11:42 | link | commenti

01/06/2006

Conflitto d'interesse al vertice aziendale

Una storia così non potrebbe succedere in Italia.

Il presidente del consiglio di amministrazione di un grande gruppo, leader mondiale del settore delle utility, che è stato per nove anni presidente e direttore generale, a gennaio, sceglie nell'azienda come successore alla direzione generale chi era stato suo vice per dieci anni.

Poco dopo il passaggio di responsabilità, il gruppo assume il controllo di un'altra azienda. Il presidente chiede perciò un premio di 8 milioni di euro. Il neodirettore generale si oppone perchè il presidente, quando ha lasciato il suo incarico, ha avuto un'indennità di fine rapporto di 13 milioni di euro, tre volte la sua retribuzione annua, e ha acquisito il diritto al 50% dell'ultimo stipendio, vita naturale durante,  oltre alla pensione: un pacchetto di 55 milioni di euro, senza contare le stock option.

Un record anche per la Francia, dove la vicenda si svolge.

Il direttore generale non è d'accordo. "Quando è troppo è troppo", pare abbia dichiarato, secondo quanto racconta "Libération" di stamattina.

Il gruppo aziendale è la  francese Vinci, che opera nei settori delle costruzioni, delle autostrade, dell'energia, dell'immobiliare e delle concessioni pubbliche: 138 mila dipendenti, 25 miliardi di ricavi, 871 milioni di utile netto nel 2005.

Il presidente è l'ingegnere Antoine Zacharias, in azienda dal 1991, PDG dal 1997, che ha curato nel 2000 l'uscita da Génerale des Eaux e la fusione con GTM di Suez-Lyonnais des Eaux.

Di fronte al rifiuto del premio da 8 milioni di euro, Zacharias ha convocato il docile consiglio di amministrazione dell'azienda, per sostituire il direttore generale, Xavier Huillard.

I due non si parlano più. Il consiglio d'amministrazione potrebbe sostenere il presidente, ma le banche sconsigliano di procedere. La Vinci è divisa a tutti i livelli tra favorevoli e contrari all'uno o all'altro protagonista.

Sono arrivati gli avvocati.

Postato da: orsola a 17:10 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

€ 250 miliardi di pagamenti in ritardo

Intrum Justitia, la società di servizi per la gestione del credito, ha pubblicato l' "European payment index 2006", un'indagine sui rischi di mancato pagamento, svolta in 22 paesi, giunta alla terza edizione.

Il rapporto di ricerca mostra che in Europa nel 2005
-   l'ammontare del danaro dovuto alle aziende, in corrispondenza di fatture pagate in ritardo, ha raggiunto i 250 miliardi di euro, con un aumento del 10% in due anni;
-   il tempo fra ricevimento della fattura e pagamento è passato a 59,2 giorni, con un aumento dal 2003 di quasi due giorni di ritardo;
-   i crediti irrecuperabili sono arrivati all'1,9%, valore di due anni fa, contro l'1,7% del 2004.

Si diffonde l'abitudine delle aziende a finanziarsi a carico dei fornitori.

Ritardi dei pagamenti (in giorni)

Paesi
2003
2004
2005
Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia
31,7
31,8
31,3
Francia, Belgio, Paesi Bassi
59,3
58,7
59,5
Regno Unito, Irlanda
52,2
51,4
52,3
Germania, Austria, Svizzera
42,8
46,0
46,8
Estonia, Lettonia, Lituania
40,8
39,1
38,9
Portogallo, Spagna, Italia
88,4
91,7
91,5
Polonia, Cechia, Ungheria
45,2
45,2
44,8


I paesi che hanno più contribuito all'allungamento dei termini di pagamento sono stati la Francia, l'Italia e il Regno Unito.

Il ritardo è aumentato in 8 paesi ed è diminuito in 13.

I rischi di insoluto sono aumentati nei 22 paesi, passando da un indice 151 del 2004 a 152. Solo in Italia questo è migliorato nel 2005, dopo un forte rialzo nel 2004.

Rischio di insoluto

Paesi
Indice di rischio*
 
2003
2004
2005
Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia
128,4
128,5
129,2
Paesi Bassi,Belgio,Francia
148,9
145,8
149,8
Regno Unito, Irlanda
152,8
147,1
150,7
Germania, Austria, Svizzera
155,0
153,3
153,5
Estonia, Lettonia, Lituania
161,8
158,8
156,3
Portogallo, Spagna, Italia
159,1
161,1
158,0
Polonia, Cechia, Ungheria
163,6
161,2
163,3


* 100 indica la mancanza di rischio. Tra 100 e 124 c'è rischio, tra 125 e 174 il rischio è consistente, oltre 175 è preoccupante.

Crediti irrecuperabili

Paesi
Insoluti
 
2003
2004
2005
Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia
1,0%
1,0%
1,1%
Paesi Bassi,Belgio,Francia
1,7%
1,4%
2,0%
Regno Unito, Irlanda
1,8%
1,6%
1,6%
Germania, Austria, Svizzera
2,3%
2,1%
2,2%
Estonia, Lettonia, Lituania
3,4%
3,3%
3,2%
Portogallo, Spagna, Italia
1,8%
1,8%
1,6%
Polonia, Cechia, Ungheria
2,9%
2,9%
3,1%

Postato da: orsola a 12:23 | link | commenti (4)
economia 138

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Postato da: orsola a 10:21 | link | commenti (1)
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