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Aprile - 30 post
COMPETITIVITA': 3 - Classifica mondiale delle maggiori imprese; 5 - 4 Regioni d'Europa all'origine del 27% dei brevetti hi-tech; 12 - Crescita del commercio mondiale; 20 - Aziende innovative; ECONOMIA: 18 - Economia mondiale a rischio caropetrolio; 24 - Terza crisi petrolifera mondiale; FONDAMENTI: 19 - Paradossi del lavoro nero nelle aziende hi-tech; FORMAZIONE: 3 - Psiconautica; 4 - Addestramento con i videogiochi aziendali; 4 - Fathom; GESTIONE E SVILUPPO: 6 - Lavoratori e lavoro che ammala; 11 - Sviluppi dell'e-Human Resource management; 20 - Per migliorare la gestione delle Risorse umane; 21 - Susanne Hay; 26 - Fattori dell'orientamento al cliente; OCCUPAZIONE: 5 - Mercato del lavoro; 5 - Vignetta di Plantu; 12 - Lavoratori temporanei in Europa; POLITICA: 7 - Conti pubblici; 11 - Prospettiva di governo; 11 - Paure; 26 - Conti pubblici dei paesi UE; SOCIETA': 6 - 68 euro per un'anima cinese; 18 - Amaro in bocca per cause differenti;19 - Disegno di Jochen Gerner ; 27 - Democratizzazione delle scelte tecnologiche; 28 - VaccArte; TECNOLOGIA: 10 - Oltre il 49% degli Europei usa Internet; 19 - Europei internauti silenziosi; 27 - Blogobook.
VaccArte

Foto di Frédéric Stucin, Libération, 27 aprile 2006.
E' a Parigi la mostra di scultura Cow Parade, che s'è già svolta a New York, Las Vegas, Londra, Barcellona, Ginevra, Tokio, San Paolo, Mosca, Sidney, Praga e dovrebbe arrivare anche in Italia.
Centinaia di vacche di dimensioni reali sono raffigurate da artisti contemporanei con materiali, decorazioni e colori diversi. Le sculture sono esposte in strada. A Parigi la mostra è stata chiamata "Vach'Art".
Democratizzazione delle scelte tecnologiche
Tra la fine del 1811 e l'inizio del 1813 York, Leicester e Manchester costituivano il triangolo industriale, dell'industria tessile, inglese.
Era un'area soggetta a rapide e forti trasformazioni economiche e sociali, in cui l'introduzione della meccanizzazione per aumentare la produttività e redditività industriali scatenò una rivolta, che per poco non si trasformò in insurrezione. Gli operai tessili distruggevano notte tempo le macchine responsabili di sostituire il lavoro umano e di portare alla disoccupazione migliaia di persone.
All'origine di tantissimi sabotaggi ci furono senza dubbio più gruppi autorganizzati, anche se l'iniziativa fu attribuita a un personaggio immaginario, Ned Ludd o il generale Ludd o il re Ludd, come è stato chiamato.
Il suo nome firmava le lettere che annunciavano le distruzioni e i rivoltosi furono chiamati luddisti.
Anche la Francia e la Germania conobbero lo stesso tipo di rivolte, che furono soffocate nel sangue da Napoleone e criticate da Marx e Engels, come immature e senza via d'uscita.
Nicolas Chevassus-au-Louis è un divulgatore, che analizza le forme radicali di resistenza a uno sviluppo tecnico considerato ingiusto e nefasto, in "Les briseurs de machines. De Nedd Ludd a José Bové", Seuil, Parigi, 2006. Ricostruisce la rivolta dei luddisti per metterla a confronto con i contadini francesi che hanno falciato i campi seminati con OGM, simbolo attuale di ritorno della "questione tecnologica".
Il cuore della questione è per l'autore la "democratizzazione delle scelte tecnologiche". Se esse restano "ampiamente fuori dal campo d'intervento democratico non è normale che quelle lotte conservino oggi la loro forza ?".
Gli agricoltori francesi che si oppongono alle sementi transgeniche vivono una realtà che ha avuto una riduzione drastica dei loro effettivi, passati dal 25% della popolazione attiva nel 1950 al 3% attuale.
Chevassus individua in essi i luddisti contemporanei. Ma l'azione violenta può ostacolare un'innovazione tecnologica, non riesce a seppellirla. L'interesse maggiore delle opposizioni luddiste è di provocare un dibattito sociale sugli usi della tecnologia.
Il "luddismo o l'azione dei falciatori, scrive l'autore, hanno effetti reali, ma non sono quelli che si attendono i militanti".
Scritto con mano felice "Les briseurs de machines" si legge di un fiato. Fa ritrovare l'origine storica dei movimenti di rifiuto della tecnologia, hackers della Silicon Valley compresi, chiarisce le loro ragioni e fa riflettere sul fatto che la meccanizzazione e l'automazione si sviluppano sempre come esercizio d'un potere a vantaggio di un gruppo e a danno d'un altro.
Blogobook
Gli internauti americani sono più attivi di quelli europei e la blogosfera statunitense presenta sempre nuovi fenomeni di apprendimento e cooperazione online, che arrivano alla produzione e diffusione di conoscenza collettiva in modo spontaneo (v. Europei internauti silenziosi, iriospark, 19 aprile 2006).
Il marketing editoriale ne approfitta e vanno crescendo i casi di blogobook di successo.
Il blogobook è un libro realizzato da un gruppo di lettori di un blog, migliorando una costruzione di base o realizzando una parte significativa del lavoro di ricerca dell'autore.
"How would a patriot act? Defending american values from a President run amok" è uno di questi.
L'autore,Glenn Greenwald è un avvocato, specialista di diritto costituzionale e redattore di un blog politico di tendenza moderata, "Unclaimed Territory" (http://glengreenwald.blogspot.com ).
Il suo libro è in cima alla classifica delle vendite su Amazon. Sarà pubblicato prossimamente e può essere acquistato con il 40% di sconto sul prezzo di copertina, ma, come avverte la grande libreria online non è ancora disponibile. Viene realizzato progressivamente con l'aiuto degli interlocutori del blog di Greenwald.
"How would a patriot act?" è un saggio politico contro Bush. L'argomento, lo sviluppo e l'editore vengono dai blogger dell'autore. Greenwald informa sul suo blog che nella pubblicistica politica il suo blogobook ha dei precedenti.
Jerome Armstrong, uno dei fondatori del primo blog politico www.mydd.com , e Markos Monlitsas Zúniga, creatore del blog www.dailykos.org , due militanti repubblicani, hanno pubblicato a fine marzo "Crashing the Gate. Netroots, grassroots and the rise of people-powered politics", Chelsea Green Publishing, un attacco alla politica del Partito Democratico.
Tom Tomorrow, uno dei più noti cartoonist degli USA, collaboratore di "The New York Times", "The Nation", "Esquire" e di altri numerosi quotidiani e periodici, ha realizzato un libro illustrato, una raccolta di vignette satiriche contro l'Amministrazione Bush "Hell in a handbasket", Tarcher, 2006.
Matthew Kerbel, un politologo che insegna nella Villanova University della Pennsylvania, ha pubblicato in gennaio "Get this party started: how progressives can fight back and win", Rowman & Littlefield Publishers, un appello ai progressisti perchè si diano più da fare nella prossima campagna elettorale.
Se la politica appassiona e coinvolge più facilmente i militanti dei partiti e i cittadini attivi, anche l'information and communication technology può essere oggetto di condivisione per realizzare un blogobook. Yochai Benkler, professore di Economia dei nuovi media nella Yale University, ha incominciato la revisione di "The Wealth of Networks. How social production transforms markets and freedom", un libro sulle nuove forme di cooperazione a distanza. Sul sito www.eyebeam.org sta reclutando volontari esperti per integrare la casistica e arricchire l'argomentazione del suo saggio. Benkler mira a costituire una vera propria community di collaboratori di ricerca, che vogliano sviluppare la scaletta, costruita su wikinotes (www.benkler.org) . La motivazione alla base di queste collaborazioni è di costituire una comunità di interessi professionali e conoscitivi. I partecipanti al blogobook si aspettano dall'agire insieme per realizzare il libro uno scambio proficuo di conoscenza e una "certificazione" di appartenenza. 
Conti pubblici dei paesi UE
Secondo il bollettino Eurostat di lunedì 24 scorso, nel 2005 il deficit dei paesi della zona euro è diminuito dal 2,8% sul PIL del 2004 al 2,4% e quello dell'UE25 si è ridotto dal 2,6% al 2,3%.
Il debito pubblico sul PIL, invece, è aumentato nella zona euro dal 69,8% al 70,8% e nell'UE25 dal 62,4% al 63,4%.
I paesi con il deficit maggiore sono stati l'Ungheria, con il -6,1%, il Portogallo, con il -6,0%, la Grecia, con il -4,5% e l'Italia, con il -4,1%. Superiori al 3% di deficit, parametro di Maastricht, sono stati pure il Regno Unito, con il -3,6%, la Germania, con il -3,3% e Malta, con il -3,3%.
Otto Stati hanno avuto surplus: la Danimarca il +4,9%, la Svezia il +2,9%, la Finlandia il +2,6%, l'Estonia il +1,6%, la Spagna il +1,1%, l'Irlanda il +1,0%, la Lettonia il +0,2% e il Belgio il +0,1%.
Gli altri dieci membri hanno avuto il bilancio in pareggio.
I maggiori debiti pubblici accumulati sono stati quelli della Grecia, 107,5% sul PIL, dell'Italia, 106,4%, del Belgio, 93,3%, di Malta, 74,7%, di Cipro, 70,3%, della Germania, 67,7%, della Francia, 66,8%, del Portogallo 63,9% e dell'Austria, 62,9%.
I minori debiti sono risultati quelli dell'Estonia, il 4,8% sul PIL, del Lussemburgo, il 6,2%, della Lettonia, l'11,9% e della Lituania, il 18,7%.
L'Italia ha peggiorato il suo rapporto deficit/PIL dal -2,9% del 2002 al -3,4% del 2003 e del 2004 al -4,1% del 2005.
Il debito pubblico è andato dal 105,5% del 2002 al 104,2% del 2003, al 103,8% del 2004 al 106,4% del 2005. In valori assoluti, € 1.507 miliardi 556 milioni di debito su € 1.417 miliardi 241 milioni di PIL.
Fattori dell'orientamento al cliente
Nella letteratura di marketing l'orientamento al cliente è un processo che inizia da una raccolta di informazioni e si conclude con la soddisfazione e la fidelizzazione. Corrisponde ad una pratica di marketing a livello individuale cliente-venditore. Esprime un modo d'essere dell'organizzazione, una filosofia di gestione, una preoccupazione del personale e un insieme di sforzi aziendali, volti a tenere conto delle esigenze del cliente e a soddisfarlo meglio dei concorrenti.
Il "marketing concept" si distingue dal "selling concept", che caratterizza invece un'organizzazione che si sforza di stimolare la domanda e l'interesse dei clienti per i suoi prodotti, vendendo al maggior numero di persone senza preoccuparsi delle loro attese, nè delle opportunità di fidelizzarle.
L'orientamento marketing impone l'adozione di flessibilità nella gestione quotidiana del personale di contatto, che non può avere comportamenti ripetitivi e deve saper reagire agli imprevisti, tenendo conto dell'eterogeneità delle richieste dei clienti.
Alla costruzione di un modello esplicativo dei fattori dell'orientamento al cliente per favorire la gestione del personale di front-line nelle banche è dedicato lo studio di Bouchra Esslimani, una giovane ricercatrice di Gestione delle Risorse Umane presso il LIRHE dell'Université Toulouse I (www.univ-tlse1.fr), "L'orientation client du personnel en contact avec la clientèle:définition et déterminants", Note 429 (06-2), gennaio 2006.
Lo studio è la prima parte di un lavoro progressivo, che comprende un approccio teorico, ipotetico-deduttivo, validato qualitativamente e sarà completato da una ricerca quantitativa sul campo.
Ha il pregio di ripercorrere la letteratura di orientamento disciplinare differente, che negli ultimi 25 anni ha prodotto strumenti di misura dell'orientamento del venditore al cliente, dalla scala SOCO (selling orientation - customer orientation) degli studiosi di marketing R. Saxe e B.A.Weitz alle analisi degli psicologi del lavoro N.J.Allen e J.P.Meyer, sugli antecedenti dell'impegno affettivo, continuo e normativo nell'organizzazione e di D.T.Donavan, T.J. Brown, J.C. Mowen sulla rilevanza delle variabili di cittadinanza organizzativa nell'orientamento al cliente.
Esslimani ha ricavato dall'analisi di 23 ricerche, prevalentemente americane, l'individuazione delle determinanti del suo modello: il coinvolgimento organizzativo, la soddisfazione lavorativa, l'empowerment, i tratti di personalità, le caratteristiche socio-demografiche.
Modello dei fattori dell'orientamento al cliente

Terza crisi petrolifera mondiale
Venerdì 21 i ministri delle Finanze del G7 hanno lanciato da Washington un appello a "investimenti cruciali nell'esplorazione, la produzione, le infrastrutture energetiche e le capacità di raffinazione".
I livelli ormai raggiunti dal prezzo del petrolio mostrano l'enorme ritardo accumulato da tutte le economie più importanti del pianeta nel settore delle fonti energetiche e l'urgenza di aumentare la capacità dei paesi produttori di petrolio più in sinergia con esse, mentre l'utilizzazione dei combustibili fossili viene integrata dalle energie rinnovabili e si individuano efficaci sistemi di smaltimento delle scorie nucleari, tenuto conto dei costi, dei tempi e dei problemi di realizzazione dei nuovi reattori (v. Economia mondiale a rischio caropetrolio, iriospark, 18 aprile 2006).
L'appello dei sette ministri ha per obiettivo principale di ridurre la dipendenza energetica da un numero limitato di produttori.
L' IEA, l' Agenzia internazionale dell'energia (www.iea.org) ritiene che per rispondere alla domanda di petrolio delle economie sviluppate e di quelle in sviluppo, da qui al 2030, bisognerà investire 6 miliardi di dollari in adeguamenti delle capacità di produzione e raffinazione del petrolio.
Infatti è dalla crisi del 1979-80, legata alla detronizzazione dello Scià e alla rivoluzione iraniana, che i grandi investimenti nelle infrastrutture energetiche hanno avuto una forte contrazione. Nello stesso tempo però il consumo e la capacità di raffinazione dei paesi petrolio dipendenti sono aumentati del 16%, mentre la produzione dei paesi dell' OPEP è diminuita del 4,3%.
Stiamo vivendo la terza crisi petrolifera mondiale. Le previsioni degli economisti concordano sul fatto che prima del 2030 i paesi in forte sviluppo economico, appartenenti al gruppo del cosiddetto BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), entreranno a far parte del G7, in sostituzione di alcuni degli attuali componenti. Sono essi i nuovi partecipanti alla competizione tra i maggiori acquirenti di petrolio per l'impiego a fini industriali e come riserve strategiche.
Ma l' UE che consumava 15milioni 400mila barili di petrolio nel 2003, due anni dopo è passata a 500mila in più e quest'anno dovrebbe "limitarsi" a 15milioni 600mila.
Gli USA che, sempre nel 2003, ne consumavano 24milioni e mezzo, l'anno scorso ne hanno utilizzato un milione in più e quest'anno saliranno a 25milioni 800mila.
Non c'è da meravigliarsi che venerdì il prezzo al barile del brent sia stato di 74,79 dollari e quello del West Texas intermediate abbia raggiunto 75,35 dollari, una bella ascesa dai 30 dollari del 2004.
Era inimmaginabile che la disponibilità di petrolio a basso costo potesse continuare.
Le economie sviluppate e quelle in sviluppo quasi certamente dovranno affrontare altre nuove ascese, come succede per tutti i prodotti a forte domanda e a offerta limitata.
Se la produzione aumenterà, come tutto lascia credere, dalle richieste dei ministri delle Finanze del G7 agli impegni dell'OPEP, i paesi acquirenti di petrolio competeranno a suon di dollari e di alleanze per le forniture. Forse non era poi tanto azzardata la previsione di coloro che ritenevano che nel 2006 il prezzo del barile sarebbe cresciuto a 100 dollari.

Susanne Hay, "Le Caddie - Luis" olio su tela, 2001.
Per migliorare la gestione delle Risorse umane
Una ricerca su 7.700 persone, che lavorano perlopiù in grandi aziende, come CVS, JetBlue Airways, IBM e Newell Rubbermaid, per sapere dove migliorare la gestione delle Risorse umane, non è cosa che capiti spesso neanche in America. Se l'oggetto della ricerca, poi, è cogliere l'intreccio fra valorizzazione delle qualità e delle esperienze individuali e sviluppo aziendale, i risultati dell'indagine meritano senz'altro di essere resi noti.
E' quello che hanno fatto Ken Dychtwald, psicologo e gerontologo, Tamara J.Ericson e Robert Morison, consulenti di management, con "Workforce crisis. How to beat the coming shortage of skills and talent", Harvard Business School Press, Harvard, 2006.
Il titolo ad effetto e soprattutto il sottotitolo non ingannino. I tre autori non indulgono alla precettistica a cui i manuali di management hanno abituato.
Disegnano un quadro degli interventi di taglio dei costi del lavoro, attuati dalle direzioni delle Risorse umane americane, che non riescono ad attrarre le persone a maggiore potenziale, sotto i 34 anni, e allontanano quelle più esperte, sopra i 55, costringendosi fra i "midcareer", tra i 35 e i 54 anni.
Le aziende preferiscono i giovani perchè hanno energia, flessibilità e costano poco, ma non accettano che debbano essere formati. Nello stesso tempo però fanno il possibile per spingere al pensionamento gli anziani, anche se hanno alti livelli di soddisfazione lavorativa, di produttività, di lealtà ed entusiasmo, superiori a quelli dei colleghi più giovani. I manager li accusano di volere conciliare lavoro e vita, di non andare d'accordo con gli altri o di essere esauriti.
In questo modo non accumulano il know how, ma lo disperdono.
"Workforce crisis" indica che le direzioni aziendali potrebbero gestire più efficientemente le Risorse umane, combinando organizzazione del lavoro e formazione e non agendo semplicisticamente sul costo del lavoro, in modo da rispondere alle differenti istanze delle tre coorti anagrafiche e impiegare le loro differenti competenze.
Dalla ricerca svolta risulta che i dipendenti desiderano "lavori che fanno apprendere, crescere come persone e fare nuove esperienze", scrivono gli autori, ma gli "imprenditori danno poche opportunità di apprendimento". Se le aziende ignorano queste differenze corrono un grave rischio di decadenza.
Agire sull'organizzazione del lavoro e insieme sulla formazione dei lavoratori è alla base della gestione delle opportunità demografiche di cambiamento.
"Workforce crisis" è articolato in quattro parti. Dopo la prima sulla gestione delle opportunità demografiche di cambiamento, gli autori illustrano nella seconda e terza parte come
- segmentare e coinvolgere le tre coorti anagrafiche di lavoratori, in base alle necessità e alle competenze dei maturi, in età centrale, all'approssimarsi del finecarriera e del pensionamento degli anziani, ai bisogni e agli atteggiamenti dei giovani;
- combinare flessibilmente lavoro, formazione, retribuzione e carriera per un nuovo patto di impiego.
Nella quarta parte si spingono a formulare un'agenda per il cambiamento.
Tutti i suggerimenti sono illustrati da casi, esempi e riferimenti tratti da grandi gruppi aziendali, come BP, General Electric, IBM e altre, che portano i tre autori, anche per i ruoli professionali esercitati, a dare troppo spesso valore assoluto alle loro scoperte.
Aziende innovative
Business Week e Boston Consulting pubblicano la classifica 2006 delle aziende più innovative del mondo.
Per costruirla, anche quest'anno sono state considerate le migliori innovazioni di processo, di prodotto e del modello di business, realizzate dalle aziende.
17, la stragrande maggioranza, e le prime 3 della classifica, Apple, Google e 3M sono americane.
Ci sono 4 aziende dell'Asia industrializzata: tre giapponesi e una sudcoreana. Tra le giapponesi, Toyota è quarta con un balzo clamoroso di dieci posizioni rispetto all'anno scorso. In compenso una seconda, Sony, è scesa altrettanto clamorosamente dalla quinta alla tredicesima posizione. La terza, Honda, è rimasta stabile nella classifica. Anche la coreana Samsung non ha cambiato posizione nella graduatoria.
4 sono le aziende europee. Una svedese, IKEA, è neo inserita, l'altra finlandese, Nokia, ha migliorato di un gradino la sua posizione 2005. La tedesca BMW è salita di quattro posti. L'inglese Virgin è rimasta stabile

Innovazione di processo; Innovazione di prodotto; Innovazione del modello di business.
Paradossi del lavoro nero nelle aziende hi-tech
Il fenomeno dell'economia sommersa è aumentato dal 1960 al 1999 in molti paesi OECD, compresi gli USA, a causa dell'incremento continuo dell'imposizione fiscale e contributiva sul lavoro, dell'intensità di regolazione del mercato del lavoro, dei trasferimenti sociali per il Welfare, del costo del lavoro e dei servizi pubblici. La struttura del mercato del lavoro è stata finora considerata dagli economisti come il fattore più importante dell'economia parallela. L'offerta di lavoro nero è stata analizzata abbondantemente nella letteratura, ma è carente l'analisi formale dal lato della domanda di quelle aziende, che possono operare nel mercato ufficiale e in quello sommerso, direttamente o indirettamente (attraverso il subappalto, per esempio).
"In questo articolo analizziamo i fattori che determinano la domanda di lavoro irregolare da parte di aziende regolari".
Esordiscono così gli economisti del lavoro Marc Arthur Diaye dell'Université d'Ivry (Francia) e Gleb Koshevoy del Central Institute of economics ed mathematics (Russia) in "Black market, Labor demand and tax evasion", Document de travail, 58, 2006, CEE, Parigi.
"L'importanza dell'analisi è data da due fatti. Primo, la stima dell'alto numero di lavoratori irregolari in alcuni paesi OECD. Secondo, che alcuni dati che riguardano l'uso del lavoro nero da parte di aziende regolari sono ora disponibili". In Francia e nel Regno Unito organismi di sicurezza sociale e studiosi sono riusciti a calcolare le dimensioni di questo fenomeno. Le caratteristiche tecnologiche delle aziende giocano un ruolo importante nella domanda di lavoro nero da parte delle aziende, che operano alla luce del sole. Per analizzare questo fenomeno i due economisti sviluppano un modello di simulazione originale "principale-molti attori", su base matematica, che è interdipendente con una struttura oligopolistica, orientata a massimizzare gli utili, in cui un'azienda legale (l' "attore") può domandare lavoro, di volta in volta, sul mercato legale o su quello nero. Il "principale" (il governo) fa dei controlli e l'azienda paga un'ammenda proporzionata all'ammontare dell'evasione fiscale e contributiva, quando è scoperta. Il modello simula che più l'impresa evade più aumenta la probabilità d'essere scoperta. Ma alla prova delle scelte d'equilibrio tra lavoro nero e lavoro regolare, il modello mostra che nelle aziende hi-tech, a flussi di attività in rete con pluralità di "attori", i controlli sulla produzione fatti dal "principale" riducono le probabilità che l'evasione fiscale e contributiva sia scoperta. Essa è determinata infatti dalle diverse situazioni endogene all'impresa. Sono le aziende ad aumentare con le loro azioni la trasparenza dei processi organizzativi. Se vogliono rendere oscura la parte di produzione fatta con il lavoro nero, possono riuscire ad occultarlo e sfuggire ai controlli.
Europei internauti silenziosi
Eurostat rileva che il 43% delle persone tra i 16 e i 74 anni residenti nell'Unione europea naviga su Internet almeno una volta alla settimana (v. Oltre il 40% degli Europei usa Internet, iriospark, 10 aprile 2006).
Jupiter Research fa approfondire i comportamenti di queste persone con un'indagine condotta dal suo analista Julian Smith: "Online classified advertising" (www.jupiterresearch.com). Secondo il concept report pubblicato a fine marzo, il 53% degli internauti europei non manifestano le loro opinioni, nè condividono i loro gusti e i loro stili di vita con gli altri frequentatori della Rete.
Del 47% che accetta il dialogo, il 23% lo fa dietro sollecitazione per un sondaggio, un concorso, un voto. Solo il 24% rompe il silenzio spontaneamente e scrive commenti sui blog, chiede informazioni e pone domande sui siti web, partecipa a forum e chat.
Complessivamente i più partecipativi sono gli Svedesi con il 68% di interazioni e i più silenziosi i Greci con il 12%. Tra i paesi europei del G8, al primo posto ci sono gli Inglesi con il 61% di interlocutori, poi i Francesi con il 60%, i Tedeschi con il 52%, gli Italiani con il 28% e infine gli Spagnoli con il 25%.
La ricerca è stata fatta con obiettivi di business intelligence, allo scopo di identificare i più attivi fra gli utilizzatori di Internet. Ma dai dati qui accennati emerge una concezione della Rete come porta di un enorme serbatoio d'informazioni accessibili a scelta, in modo veloce e gratuito.
Disegno di Jochen Gerner, Le Monde, 19 aprile 2006.
Amaro in bocca per cause differenti
Un gruppo di genetisti, nutrizionisti, medici ed evoluzionisti americani e tedeschi ha pubblicato sull'ultimo numero del settimanale americano "Nature" i risultati di uno studio comparativo sui tratti gustativi comuni agli uomini e agli scimpanzè per accertare l'eventuale esistenza di origini comuni.
L'articolo è intitolato significativamente "Independent evolution of bitter-taste sensitivity in humans and chimpanzees"e ha smentito che tali origini vi siano.
Gli autori hanno approfondito la sensibilità gustativa all'amarognolo delle due specie animali, considerate della stessa origine da molti biologi, proprio per questo tratto, associato all'evoluzione simile del gene TAS2R38 implicato nella sintesi dei recettori di questo sapore, derivante dagli alimenti che contengono il feniltiocarbamide, conosciuto in chimica come PTC.
I biologi, che in passato avevano analizzato questa sensibilità comune a uomini e scimpanzè, l'avevano ritenuta causata dalla stessa origine genetica.
I ricercatori invece hanno guardato a fondo nel genoma dello scimpanzè e hanno scoperto che il TAS2R38 provocava sensibilità differenti in una quarantina di essi, alimentati con cibi dal sapore amarognolo.
Tali sensibilità, hanno potuto verificare, dipendevano da evoluzioni differenti degli animali, che non hanno niente in comune con gli uomini. I tratti gustativi sono evoluti in maniera identica nelle due specie, indipendentemente l'una dall'altra e senza che ci siano antenati comuni.
Economia mondiale a rischio caropetrolio
Tra il 2001 e il 2005 la Cina ha aumentato del 41%, a 6 milioni e 950 mila barili al giorno, le importazioni di petrolio destinate in primo luogo alla produzione d'energia elettrica per uso industriale.
La " fabbrica del mondo" assorbe petrolio e gas dal Medio Oriente, dall'Asia centrale, dall'Africa e dall'America del Sud. Secondo le previsioni, gli acquisti dei due combustibili fossili aumenteranno quest'anno del 5,55 %.
La domanda dell'India e dell'Asia industrializzata si sviluppa ad un tasso inferiore di qualche decimale. L'Occidente non è da meno.
L'Unione europea importa il 50% della sua energia e arriverà al 70% nel 2030, incrementando del 90% gli acquisti di petrolio e raddoppiando quelli di carbone.
La voracità degli Stati Uniti è forte, se giovedì il dipartimento dell'Energia ha annunciato una diminuzione delle riserve di petrolio del 7,9%, fino a 207 milioni 900 mila barili, avvenuta nelle ultime settimane. Anche se essa deve essere correlata con gli effetti degli uragani Katrina e Rina sulla produzione del golfo del Messico.
Carbone, gas e petrolio costituiscono tuttora il 65% delle fonti d'energia per la produzione mondiale di elettricità. L'altro 35% è dato per il 19% dagli impianti idroelettrici e per il 16% da quelli nucleari.
Il petrolio è, in più, il carburante pressochè esclusivo dell'autotrazione e di un terzo degli impieghi domestici.
I maggiori produttori di petrolio sono in quella zona ad alta instabilità geopolitica che è il Medio Oriente, tra Iraq, Iran e Arabia Saudita.
L'Iran, con 3 milioni e 800 mila barili al giorno, è il terzo produttore mondiale, il secondo dell'OPEC, dietro l'Arabia Saudita, con una esportazione di 2 milioni e 700 mila barili al giorno.
E' bastato così che i giornali "Washington Post" e "New Yorker", poco più di una settimana fa, annunciassero che l'amministrazione Bush stava studiando la possibilità di un attacco militare contro l'Iran perchè il prezzo del brent passasse dai 66,23 dollari al barile ai 71,40, nonostante le rassicurazioni di controllo dell'OPEC.
Sono seguiti i prezzi dell'oro e dell'argento, spinti dalle speculazioni, con una ripresa della spirale inflazionistica, temuta anche dagli economisti del Fondo monetario internazionale, nelle analisi appena comunicate (www.imf.org).
Lo "squilibrio mondiale", causato dalla crescita dei prezzi del petrolio, non potrebbe essere raddrizzato che dalla riduzione della domanda petrolifera.
L'amministrazione Bush ha lanciato perciò a metà marzo il suo piano di "Global nuclear energy partnership". Secondo questo, i paesi in sviluppo potranno procurarsi materiale per la produzione di energia nucleare, sotto il controllo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, dopo i paesi che già possiedono tale tecnologia e a condizione di non utilizzare ulteriormente il combustibile trattato, per evitare la sua trasformazione in plutonio.
Si tenga conto che dei 441 reattori nucleari in esercizio 264 appartengono all'Europa occidentale (136) e al Nord America (128), l'Asia ne ha 105, la CEI e l'Europa orientale ne possiedono 70 e l'Africa 2. In costruzione ce ne sono 24 in tutto il mondo: 9 tra India e Pakistan, 8 nell'Asia industrializzata, 4 tra CEI ed Europa dell'Est.
Per sostituire un quarto della produzione mondiale di petrolio con quella nucleare, prodotta da reattori della potenza media attuale, ne servirebbero più di 2.000, con un costo di 3.000 miliardi di euro.
Per di più, i tempi di progettazione e realizzazione dei reattori sono lunghi e cozzano contro le normative vigenti in alcuni paesi dell'UE, emanate dopo Cernobil (1986), e le limitazioni legislative del Nord America, stabilite dopo Three Mile Island (1979).
L'unica strada a breve-medio termine sembra per il momento quella delle energie rinnovabili, che dovrebbero passare, secondo le previsioni dell'azienda francese per l'energia nucleare Areva (www.areva.com), dagli attuali 13 miliardi di tonnellate a 16 miliardi di equivalente del petrolio entro il 2020.
La riunione che il Fondo monetario internazionale terrà il prossimo fine settimana a Washington potrà contribuire a un raffreddamento dei prezzi del petrolio e dei metalli preziosi con provvedimenti contro le speculazioni inflazionistiche. La visita del presidente cinese Hu Jintao negli Stati Uniti potrà generare un'azione comune sul dossier nucleare iraniano e un accordo per contenere le manipolazioni al ribasso dello yuan negli scambi commerciali mondiali.
E tutta l'economia mondiale potrà continuare la sua ripresa per un po' di tempo, giacchè, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, nel 2020 il petrolio aumenterà ancora il suo peso nella composizione dei principali combustibili fossili.
Lavoratori temporanei in Europa
La European Foundation for the improvement of Living and Working Conditions ha pubblicato i risultati di una ricerca sulla natura e l'estensione del "Lavoro temporaneo in Europa" (www.eurofound.eu.int).
L'indagine ha rilevato il numero degli occupati con questo tipo di impiego ("temporary agency work") nell'UE 15 e in Norvegia, il numero delle società operative, il loro giro d'affari, le occupazioni e le competenze dei lavoratori, i settori economici di riferimento, la durata dei contratti.
Lavoratori temporanei nell'UE e in Norvegia
(2004)
|
Paesi
|
Lavoratori
|
% della forza
lavoro totale |
| Regno Unito |
1.434,098
|
5,1
|
| Paesi Bassi |
157,000
|
2,5
|
| Belgio |
75,131
|
2,2
|
| Francia |
569,314
|
2,1
|
| Lussemburgo |
7,135
|
1,6
|
| Austria |
44,125
|
1,4
|
| Germania |
399,789
|
1,2
|
| Norvegia |
22,784
|
1,0
|
| Svezia |
35,000
|
1,0
|
| Portogallo |
45,000
|
0,9
|
| Spagna |
150,000
|
0,8
|
| Finlandia |
14,000
|
0,6
|
| Italia |
153,000
|
0,6
|
| Danimarca |
6,341
|
0,3
|
| Irlanda |
25,000
|
-
|
| Grecia |
3,503
|
-
|
I ricercatori hanno individuato un andamento ciclico del lavoro temporaneo in Europa, caratterizzato da una fase di forte ascesa iniziale, con crescita maggiore del 3% in un tempo medio di poco più di cinque anni e da una fase di ripiegamento e stabilizzazione di uguale durata, con successivi aumenti minori.
Approfondiscono perciò i casi del Belgio, della Francia, della Germania, del Regno Unito e spiegano le ragioni delle modeste percentuali che ha il lavoro temporaneo sull'occupazione totale dell'Europa.
Tali risultati sono dovuti alle limitate competenze richieste per i ruoli prevalentemente esecutivi assegnati ai lavoratori temporanei, per i settori economici in cui essi sono utilizzati in maggioranza (commercio al dettaglio, servizi tradizionali, manufacturing, costruzioni) per la durata più frequente degli incarichi (3-4 mesi).
Crescita del commercio mondiale
Nel 2005 gli scambi commerciali mondiali sono aumentati del 6%. Le esportazioni delle merci hanno raggiunto i 10.120 miliardi di dollari (= € 8.273 miliardi).
La crescita è stata inferiore all'eccezionale 9% del 2004, ma rappresenta quasi il doppio di quella della ricchezza mondiale, che è progredita del 3,3% contro il 3,9% dell'anno precedente.
Per il 2006 gli scambi commerciali del mondo potranno incrementare del 7%, mentre la ricchezza aumenterà del 3,5%.
A dirlo sono i dati consuntivi e previsionali pubblicati ieri dal WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio (www.wto.org).

Il direttore generale del WTO afferma che il sistema globale degli scambi attraversa un periodo di transizione, caratterizzato da cambiamenti delle economie, da maggiori sviluppi delle tecnologie e dall'emergere di nuovi attori sulla scena mondiale. Ciò determina un clima d'incertezza aggravato dai comportamenti di sostegno ai propri produttori di alcuni paesi esportatori del Nord America e dell'Europa e dall'aumento dei prezzi dei paesi produttori di petrolio.
La classifica dei paesi esportatori vede al primo posto la Germania con una quota di mercato del 9,3%, seguita dagli USA con l'8,7%.
In compenso, questi sono i primi importatori mondiali con una quota del 16,1%.
Al terzo posto c'è la Cina con il 7,3%. Nel 2005 essa ha aumentato le sue esportazioni del 28% e le sue importazioni del 18%.
I primi 15 esportatori
(miliardi di dollari e percentuali)
|
2005
|
2004
|
Esportatore
|
Valore*
|
Quota
|
Cambiamento
% |
|
1
|
(1)
|
Germania | 970,7 | 9,3 |
7
|
|
2
|
(2)
|
Stati Uniti | 904,3 | 8,7 |
10
|
|
3
|
(3)
|
Cina | 762,0 | 7,3 |
28
|
|
4
|
(4)
|
Giappone | 595,8 | 5,7 |
5
|
|
5
|
(5)
|
Francia | 459,2 | 4,4 |
2
|
|
6
|
(6)
|
Paesi Bassi | 401,3 | 3,9 |
12
|
|
7
|
(8)
|
Regno Unito | 377,9 | 3,6 |
9
|
|
8
|
(7)
|
Italia | 366,8 | 3,5 |
4
|
|
9
|
(9)
|
Canada | 359,6 | 3,5 |
14
|
|
10
|
(10)
|
Belgio | 329,6 | 3,2 |
7
|
|
11
|
(11)
|
Hong Kong | 292,3 | 2,8 |
10
|
|
12
|
(12)
|
Corea Sud | 284,7 | 2,7 |
12
|
|
13
|
(15)
|
Russia | 245,3 | 2,4 |
34
|
|
14
|
(13)
|
Singapore | 229,6 | 2,2 |
16
|
|
15
|
(14)
|
Messico | 213,7 | 2,1 |
14
|
I primi 15 importatori
(miliardi di dollari e percentuali)
|
2005
|
2004
|
Importatore
|
Valore*
|
Quota
|
Cambiamento
% |
|
1
|
(1)
|
Stati Uniti | 1732,7 | 16,1 | 14 |
|
2
|
(2)
|
Germania | 774,1 | 7,2 | 8 |
|
3
|
(3)
|
Cina | 660,1 | 6,1 | 18 |
|
4
|
(6)
|
Giappone | 516,1 | 4,8 | 14 |
|
5
|
(5)
|
Regno Unito | 501,2 | 4,7 | 6 |
|
6
|
(4)
|
Francia | 495,8 | 4,6 | 5 |
|
7
|
(7)
|
Italia | 397,7 | 3,5 | 7 |
|
8
|
(8)
|
Paesi Bassi | 357,9 | 3,3 | 12 |
|
9
|
(9)
|
Belgio | 320,4 | 3,0 | 12 |
|
10
|
(10)
|
Canada | 320,1 | 3,0 | 14 |
|
11
|
(11)
|
Hong Kong | 300,6 | 2,8 | 10 |
|
12
|
(12)
|
Spagna | 277,6 | 2,6 | 7 |
|
13
|
(13)
|
Corea Sud | 261,0 | 2,4 | 16 |
|
14
|
(14)
|
Messico | 231,7 | 2,2 | 12 |
|
15
|
(15)
|
Singapore | 200,0 | 1,9 | 15 |
* a prezzi costanti
L'Italia, come mostra la tabella, ha peggiorato la sua posizione di esportatore e ha mantenuto quella di importatore con aggravamento della bilancia commerciale.
Le performance commerciali dell'UE sono state in linea con la media mondiale. Le sue esportazioni, a valore, sono state di 3.988 miliardi di dollari (= € 3.323 miliardi). Come le importazioni, sono cresciute dell'8%, meno di quelle delle altre regioni del mondo e hanno raggiunto i 4.120 miliardi di dollari (= € 3.434 miliardi).
Le quattro maggiori economie dell'UE (Francia, Germania, Italia e Regno Unito) presentano risultati che vanno dalla stagnazione dell'Italia a un modesto 1,8% del Regno Unito. La crescita media, invece, dei 10 nuovi Stati membri è stata intorno al 4%.
Sviluppi dell'e-Human Resource management
L'interesse degli studiosi di e-management si va rivolgendo sempre più verso gli aspetti funzionali dell'information and communication technology, caduta ormai da tempo l'illusione di una sua onnipotenza, e la letteratura manageriale si arricchisce di esperienze di utilizzazione dell'ICT al servizio di operazioni standard di raccolta ed elaborazione dati nella logistica, nel marketing, nel controllo di gestione, nella direzione del personale.
L'AGRH (www.agrh.org), l'Association francophone de gestion des Ressources Humaines ha costituito da quattro anni un gruppo tematico "Gestione delle Risorse Umane e ICT", che favorisce lo studio e lo scambio di esperienze in materia . I lavori, che riguardano i rapporti tra persona, organizzazione e tecnologia, prodotti dal gruppo sono pubblicati da due editori di management.
Il gruppo ha appena pubblicato un nuovo libro, curato dal comitato organizzatore del gruppo tematico, coordinato da Michel Kalida, professore di Management nell'université Paris Dauphine, "e-RH: réalités managériales", Vuibert (www.vuibert.com), Paris, 2006. Alla sua redazione hanno partecipato 18 fra accademici e pratici, tutti esperti di e-Human Resource management.
Gli autori tracciano un ampio panorama dello sviluppo dell'e-HR, della strategia, dell'organizzazione e della sua gestione nei paesi francofoni dell'Europa, del Nord America e del Nord Africa, delle sfide che le direzioni delle Risorse Umane dovranno affrontare prossimamente.
Gli obiettivi del libro sono quelli di
- analizzare le esperienze gestionali alla luce dei loro fondamenti teorici e metodologici per trarvi fonti d'ispirazione per lo sviluppo della disciplina e
- valutare gli effetti d'impiego dell'ICT sulle persone, sull'organizzazione e sull'ICT stessa.
Le esperienze e le sistematizzazioni sono articolate in quattro parti: il contesto dell'e-HR management, la gestione e lo sviluppo delle persone per mezzo dell'e-HR, le funzioni degli Intranet, la gestione delle conoscenze e delle competenze attraverso l'e-HR.
La prima parte si basa sullo studio di ricerche empiriche sulla strategia delle Risorse Umane e sui problemi posti dall'ICT, alla luce delle differenti scuole del pensiero strategico. Mostra come la gestione delle Risorse Umane è modificata dallo sviluppo dell'ICT e quali sono le conseguenze per il management e per la direzione delle Risorse Umane.
La seconda parte è dedicata ai temi della qualità della vita di lavoro, al malessere lavorativo, agli intrecci fra età, motivazione e atteggiamento dei lavoratori, allo sviluppo del know how e del capitale sociale per impiego dell'ICT.
La terza parte affronta le nuove forme d'organizzazione del lavoro, la gestione e distanza, la trasformazione del lavoro e della professionalità, i problemi dell'autonomia e controllo sul lavoro, la misura delle performance nell'organizzazione processiva, sostenuta dall'ICT.
La quarta parte sviluppa i temi dell'apprendimento organizzativo, dell'e-learning, della gestione del cambiamento tecnologico attraverso l'impiego dei sistemi d'ICT e le nuove pratiche di gestione delle Risorse Umane.
Un panorama multidisciplinare e internazionale descritto con un approccio rigoroso, un libro che contribuisce a nuove riflessioni sulla direzione delle Risorse Umane e sulla sua integrazione con il management dell'azienda.

Vignetta di Cajero Automatico, "Paure",
El Pais, 9 aprile 2006.
Prospettiva di governo
"Il risultato peggiore che si potesse raggiungere", ha scritto il "Financial Times" (www.ft.com), ed è da aggiungere, ottenuto nel modo peggiore: con una legge elettorale a premi e chiazze, dopo una campagna di interdizioni e di notizie false e tendenziose, conclusa nel grottesco degli exit poll e delle proiezioni di voto.
Con la freddezza dei dati di fonte ufficiale più volte, anche nel corso della campagna elettorale (v. Conti pubblici, iriospark, 7 aprile 2006), il nostro blog ha documentato le questioni urgenti economiche e sociali che il nostro paese dovrà affrontare a pena di ulteriore aggravamento.
Puntuali, con i risultati del voto, sono intervenute le maggiori agenzie di rating internazionali (Standard & Poor's, Moody's e Fitch) a ricordare la pericolosità dei nostri conti e a suggerire le necessità di controllo della spesa pubblica e di rilancio dell'economia. Il declassamento nelle graduatorie dell'affidabilità è dietro l'angolo. In tale evenienza aumenterebbero i tassi di interesse sui prestiti, che servono a coprire il rapporto debito/PIL, previsto al 108% per il 2006.
Il paese avrebbe avuto bisogno di unità e di un governo forte per avviare l'opera di risanamento, esce invece dalle elezioni diviso fra aree geografiche, fra giovani e vecchi, fra privilegiati ed esclusi.
Il programma dell'Unione, se, come sembra stamattina, sarà Prodi il più probabile incaricato di comporre il nuovo governo, è indirizzato a ridurre il carico delle imposte e dei contributi sociali sul lavoro dipendente, a scoraggiare quello precario e in nero, ad aumentare l'imposizione sui capital gain, a combattere l'evasione fiscale e a recuperare così le risorse finanziarie per lo sviluppo.
E' un programma ambizioso, realizzabile con un paese unito, in cui i cittadini sappiano vedere oltre il proprio naso se il governo è fedele al percorso necessario per la ripresa economica e la solidarietà sociale.
Se ci saranno i numeri per governare su questo programma, potrà cominciare a ricomporsi sul futuro dell'occupazione e l'equità del reddito quella spaccatura in due dell'Italia, che il risultato elettorale testimonia.
Forse su questo terreno si può coltivare qualche più ampia convergenza se nella difesa degli interessi, sentiti minacciati, l'affluenza al voto ha raggiunto l'elevatissimo valore dell'83,6% e nei due schieramenti ritorna l'idea del partito unitario.
Oltre il 40% degli Europei usa Internet
L'uso abituale di Internet si diffonde nell'UE. Secondo una rilevazione, compiuta da Eurostat nel primo quadrimestre 2005 e diffusa giovedì 6, il 43% delle persone tra i 16 e i 74 anni, residente nell'Unione, naviga su Internet almeno una volta alla settimana. Le famiglie connesse alla Rete sono il 48%, le aziende il 91%.
L'uso di Internet è più diffuso in Svezia (76%), Paesi Bassi (74%), Danimarca (73%), Lussemburgo (63%) e Finlandia (62%). E' meno diffuso in Grecia (18%), Cechia e Cipro (entrambi al 26%), Italia e Portogallo (entrambi al 28%).
I maggiori utilizzatori di Internet sono gli studenti (79%).
Gli uomini (49%) sono più delle donne (38%).
Gli occupati (55%) più dei disoccupati (32%).
Le famiglie più dotate di accesso a Internet sono quelle dei Paesi Bassi (78%), del Lussemburgo (77%), della Danimarca (75%) e della Svezia (73%). L'Italia con l'Estonia (39%) è tredicesima davanti alla Spagna (36%) e dietro la Lettonia (42%).
Il record delle connessioni aziendali alla Rete è della Finlandia (98%), seguita dalla Danimarca (97%), dalla Slovenia e dalla Svezia (entrambi 96%). L'Italia è settima (92%), insieme alla Cechia, la Grecia, l'Irlanda, il Lussenburgo e la Slovacchia.
Conti pubblici
La Trimestrale di cassa, secondo il ministro dell'Economia, mostra che "il fabbisogno dei primi mesi di quest'anno continua a migliorare", che " ci sarà da vigilare, da fare manutenzione, ma i conti sono a posto".
Al contrario, gli analisti economici della Banca d'Italia, delle grandi banche italiane e straniere e delle agenzie di rating stimano che il fabbisogno statale supererà il 4,5% del PIL.
In questa legislatura la spesa per la pubblica amministrazione è cresciuta di due punti in rapporto al PIL. Se questo crescerà dell'1,3%, alla fine di quest'anno, il rapporto debito/PIL salirà al 108%, appesantito da un deficit di cassa di 73,3 miliardi di euro. L'avanzo primario, cioè la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi, sarà di un modesto 0,6%.
Un peggioramento dei conti pubblici 2006 rispetto al 2005 e al 2004, dopo che per un decennio il rapporto debito/PIL era andato calando di 18 punti dal record negativo del 121,5%, raggiunto nel1994.
Ciò che preoccupa ancora di più gli uomini d'azienda, abituati a fare i conti, è che, nella sua parte migliore, la campagna elettorale per rinnovare sabato e domenica prossimi i 630 deputati e i 315 senatori delle due Camere del nostro Parlamento si è basata su promesse, che l'articolo di Francesco Giavazzi, sul "Corriere della Sera" di oggi, intitola "I conti incerti della fantasia" (www.corriere.it).
Secondo i calcoli dell'articolista, serviranno tra i 36 e i 101 miliardi di euro l'anno per soddisfare le promesse della Casa delle Libertà (tra i 2,5 e 7,5 punti del PIL) e tra i 20 e i 24 miliardi di euro per quelle dell'Unione (tra l'1,4 e l'1,7 punti del PIL). I conti della prima sarebbero i più "fantasiosi".
L'economia e la politica sono i punti più deboli dell' "anomalia italiana".
Il Paese infatti ha ancora gran parte dell'apparato produttivo in settori a scarso valore aggiunto, esposti alla concorrenza dei paesi emergenti a basso costo di manodopera.
Il 44% del totale delle esportazioni è costituito da prodotti tradizionali, come il tessile-abbigliamento e l'arredamento, contro una media europea del 30%. Le esportazioni di prodotti ad alta tecnologia costituiscono il 13% e conservano sostanzialmente la stessa percentuale dalla fine degli anni '80, mentre sono passate dal 14% al 21% in Francia e dal 15% al 21% in Germania.
I servizi sono il 63,9% del PIL, contro il 67,4% della Francia e il 67% della Germania.
Un sistema delle imprese il nostro poco competitivo, inadatto alla globalizzazione dei mercati, che ha urgente bisogno di rinnovarsi per aumentare la produttività e migliorare la qualità. Obiettivi che non possono essere raggiunti con le barriere e il protezionismo che il governo attuale ha lasciato sperare alla parte più conservatrice dell'imprenditoria.
Per il rinnovamento è urgente una combinazione di governo dell'economia e del mercato del lavoro, una politica industriale che punti su un aumento della ricerca e della formazione, sul sostegno all'impresa, sulle privatizzazioni, su una riduzione della spesa pubblica.
Se tutto questo non accadrà nella prossima legislatura, non potremo lagnarci degli inviti di Goldman Sachs (www.gs.com) ad abbandonare gli investimenti italiani in titoli di Stato a favore di quelli tedeschi, nè dei giudizi severi che "The Economist" (www.economist.com) e CNN (www.cnn.com) danno sulla nostra anomalia e la crisi fiscale diventerà ancora più grave.
Lavoratori e lavoro che ammala
La provincia italiana e i lavoratori manuali, la "classe operaia" sopravvissuta alla "fine del lavoro",le persone nate negli estremi confini del Nord-Est, del Centro e del Sud del nostro paese, ma anche gli emigrati e i "trasfertisti", lavoratori a tempo, a stagione, con la voglia di tornare al proprio paese, sono "Le risorse umane" del romanzo - inchiesta di Angelo Ferracuti, appena pubblicato da Feltrinelli.
Nella provincia italiana ci sono il cantiere navale di Monfalcone, il piccolo museo della miniera di Marcinelle, gli uffici postali di Fermo e della direzione di Roma, le fabbriche di scarpe di Civitanova Marche, le aziende tessili di Prato, l'arena di Verona e i caduti sul lavoro per l'asbestosi, la silicosi, le esplosioni di gas, il mobbing, i progetti "culturali", l'esclusione.
C'è lo squilibrio fra azienda e tempo libero, che diventa cancro anche per il manager di vertice.
Nella città-cantiere i ragazzi di Monfalcone "si sentivano realizzati quando ottenevano un posto da tubista, saldatore o elettricista, da apprendista", un lavoro che colpisce con l'inalazione delle polveri di amianto, anche dopo molti anni, quando meno l'ex dipendente aziendale se l'aspetta.
Nella grande Roma, città amministrativa, nell'ufficio studi, dove si realizzano i progetti "Raccontare la posta" con gli esperti di storia postale e "Raccontare le Poste" sulle trasformazioni del lavoro nell'azienda, lo stigma può essere dato quando si è indifesi, portati alla simpatia. " 'Uno scrittore,' fece all'indirizzo di SV prima di congedarci, 'uno scrittore,' ripetè dubbioso. Poi andando via seriosamente divertito: 'Allora dobbiamo stare attenti: un giorno ci racconterà' ".
Lo sconforto e la voglia di abbandonare può prendere il grande manager, che durante uno scalo tecnico in un aeroporto internazionale vede sul televisore l'attentato alle Twin towers di New York e si rende conto del valore vero del suo lavoro.
"Per far produrre le persone in processi produttivi non standardizzati, bisogna coinvolgerle quanto più possibile, anche galvanizzarle". "Allora si organizzano queste riunioni in cui si presentano l'attività e i vertici dell'azienda come avvolti da un alone mistico". "Guardandosi dal di fuori si dovrebbe restare allibiti, invece ci si emoziona davvero. Il concorrente è percepito veramente come il Nemico, come il diavolo. Se le persone riescono a conservare una certa lucidità, nel senso che finchè si sta lì ci si emoziona e ci si agita, però quando si esce si riprende coscienza dei propri valori e dei propri interessi, poco male. Se invece ci si fa risucchiare completamente dalla logica aziendale, allora è la fine".
"Il fatto è che vivere la vita vera è molto più difficile che vivere la vita aziendale", fa dire Ferracuti all'alto dirigente aziendale , malato di cancro, rinchiuso per forza nel suo appartameento di Milano.
13 storie e una galleria di lavori e persone, con le loro rabbie, le delusioni, i desideri, i sogni.
Un romanzo-inchiesta in parte autobiografico, che fa male e spinge a considerare quanto c'è di ingiusto nelle targhe viarie e nelle lapidi di Monfalcone, dedicate a Callisto, Oscar e Augusto Cosulich, i fondatori dei Cantieri Navali e quanto di spreco economico e sociale negli altri spaccati lavorativi italiani.
68 euro per un'anima cinese
I modelli americani si diffondono sempre più in Cina. A eBay, la più popolare delle aste online per la vendita consumer-consumer, corrisponde Taobao.
Avviata nel maggio 2003 www.taobao.com ha più di 10 milioni di utenti registrati e rileva oltre 100 milioni di accessi all'anno.
Come eBay (v. 504 dollari per un'anima, iriospark, 14 marzo 2006) anche Taobao ha un giovane, cinese, di 24 anni, coetaneo dell'americano che per primo ha avuto l'idea, che ha messo all'asta la sua anima.
Partito da una base di 10 yuan (= 1 euro), il prezzo è salito a 681 yuan (= 68 euro) e ha ricevuto un'offerta riservata da un giornalista.
Ma a questo punto i responsabili del sito, dando prova di refrattarietà allo spirito del capitalismo," si sono resi conto", scrive il quotidiano "Dwo Wei Xing Wen Wang" (www.dwnews.com), "dell'enormità dell'offerta" e l'hanno ritirata "perchè ritengono che solo Dio controlla le anime".

Vignetta di Plantu, Le Monde, 6 aprile 2006.
Mercato del lavoro
"Factbook 2006", il rapporto annuale dell'OECD, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, pubblicato il 28 marzo scorso, contiene un profilo dell'economia italiana, da cui sono stati tratti i dati della tabella seguente.
Occupazione e disoccupazione
(confronto Italia - UE15: 2004)
|
Italia
|
Ue 15
|
|
|
Tasso di occupazione totale |
57,4%
|
64,6%
|
| - uomini |
69,7%
|
72,4%
|
| - donne |
45,2%
|
56,2%
|
| - 15-24 anni |
27,2%
|
38,8%
|
| - 25-54 anni |
72,1%
|
77,6%
|
| - 55-64 anni |
30,5%
|
42,3%
|
| Part-time |
14,8%
|
17,4%
|
| Autoimpiego |
27,5%*
|
15,7%
|
| - uomini |
31,5%*
|
19,5%
|
| - donna |
21,0%*
|
14,5%
|
|
Ore lavorate all'anno per persona |
1585
|
-
|
| Tasso di disoccupazione totale |
8,0%
|
8,1%
|
| - uomini |
6,4%
|
7,2%
|
| - donne |
10,5%
|
9,3%
|
| - di lungo periodo |
49,7%
|
42,4%
|
* 2003
Come si vede le maggiori differenze negative dalla media UE riguardano l'occupazione totale, quella dei 15-24enni e dei 55-64enni, l'autoimpiego, la disoccupazione di lungo periodo.
4 Regioni d'Europa all'origine del 27% dei brevetti hi-tech
Oberbayern (Germania), Ile de France (Francia), Nord Brabanzia (Paesi Bassi) ed Etalä-Suomi (Finlandia) sono le Regioni dell'UE 25 sulle 220 esistenti che hanno presentato nel 2002 il 27% (2.975) delle domande di brevetti per l'alta tecnologia, l'information and communication technology e la biotecnologia all'Ufficio competente dell'Unione.
Oltre il 50% (5.717) delle domande proviene da 15 Regioni: cinque tedesche, tre francesi, due inglesi, una olandese, una finlandese, una italiana, una svedese e una danese.
Le richieste di registrare brevetti sono un'informazione indiscutibile dell'attività, dell'organizzazione e degli investimenti in R&D di un paese.
Se le domande di brevetti sono messe in rapporto alle persone attive, cambia la produttività scientifica dei paesi nel settore hi-tech.
Le 15 Regioni più produttive di brevetti hi-tech
|
In valori assoluti
|
Per milione di persone attive
|
||||
| 1 | Oberbayern (DE) |
866
|
1 | Nord-Brabant (NL) |
343
|
| 2 | Ile de France (FR) |
852
|
2 | Oberbayern (DE) |
209
|
| 3 | Nord-Brabant (NL) |
821
|
3 | Etrala-Suomi (FI) |
171
|
| 4 | Etala-Suomi (FI) |
436
|
4 | Sydsverige (SE) |
146
|
| 5 | Rhone-Alpi (FR) |
317
|
5 | Mittelfranken (DE) |
137
|
| 6 | Stoccarda (DE) |
294
|
6 | Lansi-Suomi (FI) |
135
|
| 7 | Est Anglia (UK) |
294
|
7 | Pohjois-Suomi (FI) |
130
|
| 8 | Karisruhe (DE) |
280
|
8 | Stoccolma (SE) |
119
|
| 9 | Koln (DE) |
265
|
9 | Karisruhe (DE) |
104
|
| 10 | Mittelfranken (DE) |
232
|
10 | Niederbayern (DE) |
96
|
| 11 | Lombardia (IT) |
225
|
11 | Ile de France (FR) |
77
|
| 12 | Stoccolma (SE) |
219
|
12 | Stoccarda (DE) |
74
|
| 13 | Danimarca (DK) |
210
|
13 | Bretagna (FR) |
69
|
| 14 | Berkshire (UK) |
203
|
14 | Prov.Antw erpen (BE) |
64
|
| 15 | Bretagna (FR) |
203
|
15 | Oberosterreich (AT) |
62
|
Addestramento con i videogiochi aziendali
Da quindici anni l'esercito americano sta usando i videogiochi per la formazione dei soldati (v. Videogiochi per la vera guerra, iriospark, 17 febbraio 2006). Ha messo a punto dei programmi in cui combina prodotti reperibili in commercio con simulatori elettronici individuali e lavoro di gruppo, alternando formazione autoamministrata e follow-up guidati.
Adesso incominciano le aziende ad impiegare i videogiochi per l'addestramento.
Ben Sawyer, che guida la società di game consultancy americana Digitalmill (www.dmill.com) , ritiene che il mercato americano dei "serious game" su misura cresca al ritmo del 15% annuo e raggiungerà in cinque anni i 100 milioni di dollari di fatturato.(www.seriousgames.org),
Alla diffusione dei videogiochi aziendali dà sostegno l'ente ufficiale Woodrow Wilson (www.wilsoncenter.org), che elabora anche gli standard di qualità e accessibilità dei prodotti per l'apprendimento, l'addestramento e l'informazione, "digital game-based".
Secondo Digitalmill, un videogioco nonentertainment per essere efficace deve avere questi requisiti (http://wwics.si.edu):
- il giocatore deve poter influenzare il risultato del gioco;
- devono essere conseguiti obiettivi e utilizzate opportunità con risultati positivi o negativi collegati alle azioni di chi gioca;
- il giocatore deve impiegare determinate capacità mentali o fisiche;
- il risultato ottenibile deve essere incerto;
- il giocatore deve sviluppare strategie per avere successo;
- deve poter compiere più percorsi per conseguire il risultato;
- l'obiettivo deve essere la costituzione del team o la formazione di operatori e manager, che usano il modello del gioco per l'ulteriore apprendimento e perciò deve essere focalizzato sul pensiero strategico, sulla formazione alla competitività e sul gioco di squadra. Gli aspetti ludici devono servire a provare e riprovare e a coinvolgere i partecipanti non motivati o non interessati.
Negli Stati Uniti i videogiochi aziendali sono usati specialmente per l'addestramento dei tecnici e per il miglioramento del servizio alla clientela.
Cisco ha prodotto sei videogiochi per addestrare i tecnici a costruire le reti. Essi hanno sostituito completamente i tradizionali video e aula.
Canon ha realizzato un videogioco per l'aggiornamento dei tecnici di manutenzione, che ha migliorato le loro capacità di diagnosi e intervento dal 5% all'8% in più dell'addestramento tradizionale, basato su manuali e laboratori. Sta preparando undici nuovi videogiochi per l'addestramento.
Home Depot ha prodotto due videogiochi sulla gestione delle promozioni, rivolti ai responsabili dei suoi centri vendita.
Cold Stone Creamery ha realizzato un videogioco per i suoi addetti ai banchi dei gelati, che punta a migliorare le relazioni con la clientela e il confezionamento del prodotto servito.
Dal punto di vista della formazione, i videogiochi aziendali sono efficaci perchè costituiscono ambienti lavorativi virtuali, che possono riprodurre molte dinamiche di quelli reali, fanno svolgere attività produttive con esperienze di apprendimento nel lavoro e permettono di verificare i risultati ottenuti, come nè l'e-learning, nè la tradizionale formazione d'aula e sul lavoro possono dare.
Greg Freres, "Fathom", disegno per flipper Bally.
Psiconautica
Raz, diminutivo di Razputin, è un ragazzino che si muove per 24 ore in un mondo di sogno, fatto di storie bizzarre, di ricordi piacevoli e incubi, di persone che fanno paura e ambienti pieni di luci e colori.
E' il mondo degli "psiconauti", un gruppo di assaltatori, che possono entrare nelle menti proprie e altrui e possono risolvere i problemi psicologici.
Raz è scappato di casa per ritrovare suo padre ed ha incontrato gli psiconauti. Affascinato dai loro poteri decide di partecipare al loro allenamento per far parte del gruppo.
Nel corso delle 24 ore vivrà avventure fantastiche in un ambiente fatto di strade che s'inerpicano continuamente, di case messe a tetto in giù, di strani individui che lo perseguitano senza ragione apparente, di macchine fotografiche che vengono fuori dalle caselle postali.
Dovrà risolvere enigmi complessi interagendo con altre persone, psiconauti e no, ostacolato da mostri. Tutti hanno configurazioni diverse, che dipendono da quello che hanno in mente.
Come psiconauta avrà otto poteri magici, che diventeranno disponibili a mano a mano che procederà nel gioco.
Perchè questa è la trama del videogame "Psychonauts", progettato da Tim Schafer, sviluppato da Double Fine Productions, un gioco per Xbox, Pc e Ps2 (www.doublefine.com/products.htm), che può essere usato da un solo giocatore.
Tra gli otto poteri che il giocatore potrà ottenere si va dal "pyrokinesis" (lancio del fuoco) all'invisibilità, dalla protezione con uno scudo di energia alla possibilità di fare salti sempre maggiori, dalla telecinesi (lo spostamento degli oggetti senza toccarli) all'entrare nella mente degli interlocutori per vedere che cosa stanno osservando e come vedono ciò che osservano.
Nelle sequenze ambientate nella mente altrui il giocatore potrà raccogliere gli elementi per decidere l'uso efficace dei poteri. I più importanti di questi elementi sono i "figment", i fantasmi della mente, le "associazioni" con le caratteristiche psicologiche e valoriali e le "borse", che forniscono la chiave per cogliere le intenzioni del personaggio.
Il design, l'ambientazione, la musica e il sonoro danno effetti di alta suggestione. Il motore grafico consente una ottima fruizione.
Un gioco di ruolo basato su un mix di piattaforme, che possono dare sfogo anche alle abilità del giocatore più esperto, se vuole progredire nel gioco, per le decisioni da prendere e per il completamento delle parti richieste.
Classifica mondiale delle maggiori imprese
L'annuale classifica delle 2000 maggiori aziende del mondo è stata pubblicata da "Forbes" giovedì 30 marzo.
Riunisce 693 aziende americane, 320 giapponesi, 130 inglesi, 67 francesi, 60 canadesi, 46 italiane, 34 australiane e altre ancora di paesi differenti.
La classifica considera le vendite, i profitti, le attività e il valore di mercato delle imprese.
Tra le prime 10 aziende, sei sono americane e di esse quattro aprono la classifica, due inglesi, una olandese, una svizzera.
| Impresa | Paese | Settore | Vendite ($mld) |
Profitti ($mld) |
Attività ($mld) |
Valore di mercato
($mld) |
|
| 1 | Citigroup | USA | Bancario | 120,32 | 24,4 | 1.494,04 | 230,93 |
| 2 | General Electric | USA | Conglomerati | 149,70 | 16,35 | 673,30 | 348,45 |
| 3 | Bank of America | USA | Bancario | 85,39 | 16,47 | 1.291,80 | 184,17 |
| 4 | American Intl Group | USA | Assicurativo | 106,98 | 11,90 | 843,40 | 172,24 |
| 5 | HSBC Group | Regno Unito | Bancario | 76,38 | 12,36 | 1.274,22 | 193,32 |
| 6 | Exxon Mobil | USA | Petrolifero | 328,21 | 36,13 | 208,34 | 362,53 |
| 7 | Royal Dutch/Shell Group | Paesi Bassi | Petrolifero | 306,73 | 25,31 | 216,95 | 203,52 |
| 8 | BP | Regno Unito | Petrolifero | 249,47 | 22,63 | 206,91 | 225,93 |
| 9 | JPMorgan Chase | USA | Bancario | 79,90 | 8,48 | 1.198,94 | 144,13 |
| 10 | UBS | Svizzera | Finanziario | 78,25 | 10,65 | 1.519,40 | 105,69 |
Tra le prime 20 aziende ci sono otto banche, cinque petrolifere, tre finanziarie, una conglomerata, un'assicurazione, un'industria manifatturiera e una della grande distribuzione.
La prima azienda italiana è l'ENI (31ª), la seconda è il Gruppo Generali (69ª), la terza è l'ENEL (78ª), la quarta è la Telecom Italia (81ª), la quinta è Unicredit (85ª).
Nella classifica delle prime 500 figurano Banca Intesa (110ª), SanPaolo IMI (152ª), MPS (348ª), Capitalia (373ª), Finmeccanica (446ª).