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31/03/2006

Marzo - 37 post

COMPETITIVITA': 30 - Fusioni e acquisizioni nell'industria petrolifera; ECONOMIA: 6 - Analisi economica delle prospettive demografiche d'Europa; 27 - Questioni di crescita economica nell'UE; FONDAMENTI: 1 - Come cambia il lavoro e la vita nel nuovo capitalismo; 1 - Fireball; 17 - Balletti di cifre; FORMAZIONE: 2 - Delusioni della meritocrazia scolastica; 6 - Capitale sociale e successo nel business; 13 - Inadeguatezza dei sistemi educativi europei; 17 - Formazione finanziaria per adolescenti; 23  - Invito alla lettura egocompatibile; GESTIONE E SVILUPPO: 9 - Apprendimento e cooperazione online; 14 - Lost in Translation; 14 - Lavaggio frontale; 20 - Più trasparenti le retribuzioni dei top manager (americani) ; 24 - Psicodinamica del lavoro e rapporti donna-uomo; 27 - San Precario; 28 - Contro le erronee convinzioni manageriali; OCCUPAZIONE: 3 - Fondo per le vittime delle delocalizzazioni; 8 - Formazione e lavoro delle donne nell'UE; 20 - Disuguaglianza e ingiustizia nel lavoro; POLITICA: 30 - Pressione fiscale sul lavoro dipendente; RELAZIONI INDUSTRIALI: 2 - Sindacati e Governo insieme per riprogettare l'Italia; 10 - Whistlblowing; 13 - Relazioni industriali e sviluppo di una grande impresa; 29 - Articolazione lavoro-famiglia in Europa e Nord America; SOCIETA': 7 - Mondo delle donne; 8 - Scultura del corpo e ritocco della fotografia; 8 - Scarpe rosse; 13  - Sempre più miliardari nella classifica di "Forbes" ; 14 - 504 dollari per un'anima; 21 - Ripartizione del tempo degli europei; 22 - Business dell'antinvecchiamento; 23 - A $ 602 miliardi l'industria farmaceutica mondiale; 20 - 10 milioni di monete euro false; 31 - Cosmetici antietà; TECNOLOGIA: 16 - Efficacia dei blog aziendali nei rapporti con i clienti; 28 - Partecipazione attraverso i blog aziendali.

Postato da: orsola a 12:28 | link | commenti

Cosmetici antietà

"Capture totale" è il nuovo trattamento globale anti-età della Christian Dior.

La campagna pubblicitaria di lancio usa l'immagine di Sharon Stone (48 anni!) e l'head line "più bella ora che a 20 anni". (www.dior.com)

"Capture totale" è crema e serum concentré, entrambi "multi - perfection", il "trattamento superstar". La crema è "una texture confortevole per una pelle più levigata e satinata". Il serum è "una formulazione super-concentrata, fondente e leggera per un effetto pelle vellutata".

La responsabile della linea cure della Dior chiarisce in un'intervista a "Libération" di ieri che "Sharon Stone non è soltanto un viso, è un messaggio per le donne sulla cinquantina che si sono battute per i loro diritti, che lavorano. Dice loro: 'la vostra età è la più bella, quella della maturità, della fioritura'. E' un discorso valorizzatore rivolto a loro dalla nostra marca. Ci schieriamo a fianco di queste donne che non si sono arrese".

Il nome "Capture totale" vuole "dare l'idea che il tempo può essere catturato, dominato, controllato".

Longoza

La Longoza (Ginger selvatico), foto Dior.

Alla base del nuovo trattamento ci sono la "Longoza, un potente rivitalizzante estratto da una pianta ancestrale proveniente dal Madagascar e i migliori principi anti - età Dior, per un'azione completa sui 20 marcatori biologici che sono alla base del processo dell'invecchiamento".

Le coetanee di Sharon Stone, che non diffidano delle piante ancestrali, dell'abuso dei trattini nell'ortografia e che sono in guerra contro il tempo, con 240 euro possono provare l' "efficacia assoluta" di " Capture totale", applicando "il Serum Concentré Multi - Perfection seguito dalla Crema Multi - Perfection" mattina e sera.

Postato da: orsola a 11:38 | link | commenti (1)
societa 295

30/03/2006

Fusioni e acquisizioni nell'industria petrolifera

Nel 2005 ci sono state nel settore petrolifero 290 fusioni e acquisizioni per un valore di $ 160 miliardi (= €133 miliardi 300 milioni), un livello mai raggiunto dagli anni 1998-99, quando fu costituita Exxon Mobil.

I dati sono riferiti da Harrison Lovegrove, la società di consulenza di Houston (Texas) specializzata nel settore dell' "oil and gas", nel rapporto "Global Upstream M&A Review", presentato ieri.

Gli advisors hanno calcolato che il valore delle aziende è cresciuto annualmente più del 40% negli ultimi dieci anni e gli utili hanno avuto un incremento costante negli ultimi cinque. Fuori dagli Stati Uniti il valore è aumentato più velocemente, mentre negli Stati Uniti le dimensioni delle aziende si sono ampliate di più.

Le operazioni più importanti del 2005 sono state l'acquisizione per $ 36 miliardi 400 milioni (= € 33 miliardi 300 milioni) di Burlington  Resources da parte della ConocoPhilips, quella di Unocal da parte della Chevron per $ 19 miliardi 900 milioni (= € 16 miliardi 580 milioni) e quella di Sibneft da parte di Gazprom per $13 miliardi (= € 10 miliardi 830 milioni). Le prime due operano in più aree del mondo, la terza sarà attiva nella regione Asia - Pacifico.

Postato da: orsola a 16:55 | link | commenti (1)
competitivita 92

Pressione fiscale sul lavoro dipendente

Il prelievo fiscale sulle retribuzioni (imposte personali e contributi sociali) varia fortemente nei 30 paesi dell'OECD.

Il rapporto annuale "Taxing wages", pubblicato ieri dall'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica, considera il cuneo fiscale che grava sul lavoro dipendente, sopportato da imprese e lavoratori, cioè la differenza tra il costo pagato dall'azienda e l'importo a disposizione del dipendente nei diversi paesi. Esso risulta dagli effetti combinati di un insieme di strumenti di politica economica che i governi possono adottare: imposte sul reddito delle persone fisiche, contributi per la sicurezza sociale, imposte sulle retribuzioni e sui compensi.

Le differenze rilevate tra i paesi si spiegano con le priorità governative di livello e composizione della spesa pubblica e con i modi di finanziarla.

Negli ultimi anni la maggior parte dei paesi dell'OECD ha ridotto il cuneo fiscale, che è diminuito complessivamente dello 0,14% anche nel 2005, passando al 37,28%. Nell'UE15 la riduzione  invece è stata solo dello 0,07% ed è scesa al 42,07%. Nell'UE19 è stata del 42,40% con una diminuzione dello 0,3%.

Negli USA l'imposizione è stata del 33,52%, con una riduzione dello 0,15% sul 2004. In Giappone è diminuita dello 0,36% ed è scesa al 27,7%.

I paesi a più bassa pressione fiscale sono la Corea, con il 17,28%, aumentato dello 0,12% rispetto al 2004 e il Messico, con il 18,18% con un aumento del 2,0%.

Pressione fiscale

Paesi
Imposizione fiscale %
Andamenti % su 2004
Costo del lavoro pro capite in $
Belgio
55,43
0,03
53.581
Germania
51,77
-1,50
53.278
Ungheria
50,54
-1,24
18.559
Francia
50,50
0,21
47.824
Svezia
47,93
-0,45
43.916
Austria
47,43
-0,10
47.692
Italia
45,40
0,00
36.011
Finlandia
44,60
0,10
43.443
Cechia
43,79
0,26
20.559
Polonia
43,56
0,23
19.548
Danimarca
41,35
0,09
38.664
Spagna
39,00
0,26
34.545
Grecia
38,76
0,46
33.050
Paesi Bassi
38,62
0,06
45.910
Slovacchia
38,31
-4,15
15.748
Portogallo
36,22
-0,61
24.933
Lussemburgo
35,25
0,68
46.531
Regno Unito
33,52
0,15
50.982
Irlanda
25,72
-0,44
34.395
OECD
37,28
-0,14
36.205
UE 15
42,07
-0,07
42.317
UE 19
42,40
-0,31
37.325

Postato da: orsola a 14:40 | link | commenti (3)
politica 137

29/03/2006

Articolazione lavoro-famiglia in Europa e Nord America

Le società contemporanee sono caratterizzate da nuovi e più flessibili modelli lavorativi, da nuove strutture familiari e da un ampliamento della divisione sociale.

Per esplorare i cambiamenti della condizione femminile nella nuova economia e l'impatto dei sistemi produttivi, delle politiche familiari e dei servizi alla persona, un gruppo di studiosi inglesi ha coordinato una raccolta internazionale e interdisciplinare di casi sull'articolazione della vita professionale e familiare nell'Europa settentrionale e occidentale e nel Nord America.

I risultati sono stati un seminario presso la London School of Economics e poi un libro, appena uscito in libreria, curato da Diane Perrons, direttore del Gender Institute della London School of Economics, da Colette Fagan, codirettrice dell'European Work and Employment Research Center dell'University of Manchester, da Linda McDowell dell'Università di Oxford, da Kath Ray del Policy Studies Institute di Londra e da Kevin Ward dell'University of Manchester, a cui hanno collaborato altri 23 esperti europei e americani. E' intitolato "Gender divisions and working time in the new economy. Changing patterns of work, care and public policy in Europe and North America", Edward Elgar, London, 2006.

Attraverso una dettagliata analisi comparativa  di esperienze americane, francesi, inglesi, norvegesi e svedesi la raccolta dimostra come gli Stati, nonostante la globalizzazione e il liberismo, realizzino differenti politiche di pari opportunità e di uso del tempo.

Queste politiche influenzano la possibilità delle persone di organizzare la propria vita e di migliorare l'impatto dei nuovi modelli lavorativi. Ci sono forti discriminazioni tra donne e uomini e tra lavoro remunerato e lavoro domestico.

I contributi dei diversi autori sono stati articolati in quattro parti:

-   divisione sociale e spaziale e conciliazione lavoro - vita nella nuova economia;
-   lavoro, tempo ed equilibrio lavoro - vita;
-   lavoro, vita e famiglia;
-   lavoro, tempo e servizi pubblici.

Per la conciliazione  lavoro - vita sono identificati i nuovi problemi dell'intensificazione del lavoro nel Regno Unito, con un'analisi sui diversi componenti della produttività nelle nuove tecnologie e sui vantaggi per la famiglia del part-time orizzontale.

All'equilibrio temporale lavoro-vita sono dedicate le ricostruzioni dell'esperienza francese, sulle 35 ore per legge, norvegese, sulla sostenibilità del doppio impegno di lavoro remunerato e domestico e dei due modelli di carriera, americana, sull'importanza della posizione sociale nell'articolazione lavoro - vita.

Su lavoro, vita e famiglia ci sono le riflessioni sul lavoro materno, sul ruolo del padre nella cultura della flessibilità,sulla doppia carriera.

Per lavoro, tempo e servizi pubblici sono stati scritti sei saggi, il doppio delle altre parti: sul welfare, come creatore del contesto per l'equilibrio lavoro - vita, sulle politiche del tempo in Europa, sull'approccio dei  sindacati dei lavoratori inglesi alla flessibilità, sulle politiche per l'uguaglianza nella nuova economia, sulle esperienze di parità nel settore pubblico inglese e sulle differenze retributive nella società della conoscenza.

I coordinatori hanno scritto introduzione e conclusione, significativamente intitolate allo stesso modo "Lavoro, vita e tempo nella nuova economia".

"Gender divisions and working time", è una raccolta specialistica di fatti, documenti, analisi, sistematizzazioni e proposte, utile anche agli operatori aziendali per migliorare le relazioni con i lavoratori e le scelte di welfare mix.

Postato da: orsola a 16:57 | link | commenti (1)
relazioni industriali62

10 milioni di monete euro false

La Commissione europea ritiene che nel 2005 su 63 miliardi di monete euro in circolazione ce ne siano state 10 milioni di false, con un aumento del 29% rispetto al 2004.

Quasi tutte erano monete da uno e due euro.

I falsari scoperti finora sono in maggioranza italiani. Dopo l'introduzione dell'euro nel 2002 sono stati individuati e smantellati undici laboratori di falsificazione.Sette di essi (sei in Italia e uno in Spagna ) erano stati impiantati e venivano gestiti da Italiani.

La falsificazione è un'attività lucrosa e con poco rischio. Fabbricare una moneta da due euro costa intorno ai 20 centesimi.

E' molto difficile riconoscere un falso conio senza ricorrere a tecniche sosfisticate e le autorità sorvegliano di più i biglietti, che hanno più valore.

Anche la carta - moneta viene falsificata, nonostante tutti gli accorgimenti adottati per rendere difficile la riproduzione . Dai10 miliardi e 400 milioni di biglietti in circolazione l'anno scorso  sono stati ritirati  poco più di mezzo milione di falsi.

I tagli preferiti dai falsari sono quelli da 20 e 50 euro.

La falsificazione della moneta europea è tuttavia meno della metà di quella che avveniva  prima del 2002 negli Stati della Zona Euro.

Postato da: orsola a 10:32 | link | commenti (1)
societa 295

28/03/2006

Partecipazione attraverso i blog aziendali

MIcrosoft ha più di 1.500 blog personali, che hanno umanizzato la comunicazione aziendale, consentendo ai clienti di dialogare direttamente con quegli addetti  alle funzioni in grado di rispondere efficacemente a una domanda o di risolvere un problema di propria competenza (v. Efficacia dei bog aziendali nei rapporti con i clienti, iriospark, 16 marzo 2006).

Uno di questi blog è "Mini - Microsoft", redatto da Who da' Punk, secondo il nickname usato da un dipendente del gruppo ICT americano.

Martedì scorso "Mini - Microsoft" ha pubblicato un post intitolato "Vista 2007. Cambiare la leadership ora ! ".

Vista è il successore di Windows XP, un sistema operativo per pc, che avrebbe dovuto vedere la luce già nel 2005, ma per difficoltà di messa a punto è stato  rinviato prima al 2006 e poi al gennaio 2007. Dovrebbe migliorare le performance di Windows XP per qualità e sicurezza. Ma, secondo i critici, ha avuto una gestazione caotica per la difficoltà di Microsoft di produrre un sistema integratore di più funzioni, universale e meglio protetto contro i virus.

Il post di Who da' Punk auspica l'uscita di Vista per il 2006, perchè l'azienda ha mancato l'opportunità delle vendite per il  ritorno a scuola e sta per rimanere fuori dal mercato anche per le vacanze estive.

Il blogger di Microsoft scrive: "Cambiate il management di Windows, promuovete persone che hanno fame di successo". "Siete la nostra direzione. Quello che succede è causato direttamente da come guidate e gestite i vostri team. Ne abbiamo abbastanza di crisi e ne abbiamo abbastanza anche di voi. Lasciate il vostro badge e andatevene".

Un'arringa piena di passione contro la riorganizzazione della divisione Piattaforme e Servizi, incaricata di Windows, il suo responsabile e il CEO di Microsoft.

In una settimana il post su Vista 2007 ha ricevuto oltre 500 commenti di altri dipendenti e di clienti dell'azienda, che chiedono di cambiare tutto il management di Microsoft.

Potenza della partecipazione online.

Postato da: orsola a 16:22 | link | commenti
tecnologia 115

Contro le erronee convinzioni manageriali

Ci sono troppe regole di management che ignorano la realtà e mettono in pericolo le aziende.

I manager tendono ad affrontare i problemi organizzativi o a spingere le performance in base a conoscenze obsolete apprese a scuola, che hanno ingessato in dogmi e fedi di vecchia data, mai verificati, modelli ricavati dall'esperienza, metodi da applicare, imbrogli e marketing da piazzista. Indulgono al vizio del "benchmarking casuale".

Bisogna dimenticare questi cliché manageriale. E' arrivato il momento di seguire l'evidenza. Lo dicono Jeffrey Pfeffer, professore di comportamento organizzativo alla Graduate School of Business della Stanford University, e Robert I. Sutton, professore di management and engineering a Stanford, nel libro "Hard Facts, dangerous half-truths & total nonsense: profiting from evidence-based management", Harvard Business School Press, Harvard, 2006.

Un libro  che è una rarità nell'affollata produzione di opere di management perchè non fornisce le solite ricette da guru, nè decanta gli eccellenti risultati di qualche esperienza, ma smonta quelle false credenze che costituiscono le fonti ispiratrici dei comportamenti sbagliati dei dirigenti aziendali.

"Se i medici praticassero la medicina come sono dirette le aziende, ci sarebbero più pazienti infettati e morti e più medici in galera", ricordano Pfeffer e Sutton, prendendo di petto le credulità più fallaci, smentite dalle centinaia di aziende studiate nella ricerca all'origine del loro libro.

Non è vero che "le migliori aziende hanno i  migliori talenti", che "gli incentivi spingono le buone performance", che "chi fa la prima mossa è in vantaggio", che "licenziare il personale riduce i costi", che "le fusioni sono una buona idea", che "la vita e il lavoro devono essere separati".

I due autori sembrano al colmo del divertimento quando contano le rigidità e le falsificazioni della "guerra dei talenti" alla General Electric di Jack Welch e ricordano gli effetti dell'attenzione e della formazione speciale sui "talenti" mal individuati.

Così incentivare non è tanto semplice tecnicamente, ma "quando si usa il danaro come incentivo, la gente non si focalizza necessariamente su ciò che è meglio per l'azienda, ma su come ottenere i soldi", come mostra il caso degli autisti dei camion per la raccolta dei rifiuti di Albuquerque.

"La Xerox inventò il primo pc, Netscape fu il primo browser, Ampex produsse il primo vcr (videocassette recording) e nessuna di queste aziende ha avuto vantaggio dalla primogenitura". Microsoft, Windows, Internet Explorer non furono i primi.

Licenziare non è sempre una buona idea, se si sa utilizzare il personale, come ha fatto Cisco.

La fusione Daimler-Chrysler non ha funzionato perchè le aziende non erano soltanto fisicamente distanti.

Google chiede al personale di lavorare solo il 70% per l'azienda, l'altro 30% può impegnarlo per i suoi progetti, che studia e realizza in ufficio, con risultati di grande attaccamento e coinvolgimento in tutte le attività e per gli obiettivi aziendali.

Sono alcuni dei casi più clamorosi riportati nel libro.

Pfeffer e Sutton mostrano come le aziende che hanno buone performance e sono competitive impiegano il management basato sull'evidenza dei fatti. Decidono e realizzano meglio di quelle basate sulle mezze verità e sull'inganno.

Bisogna avere il coraggio di guardare la realtà e agire di conseguenza, dicono nella conclusione.

"Hard Facts" è una buona raccolta ragionata di casi ed esempi. Ha il merito di incitare a finirla con la pigrizia mentale delle abitudini operative, di spingere a considerare i fenomeni evidenti e a fare ricerca per migliorare la gestione aziendale.

Come capita spesso nei libri a tesi soffre di qualche ripetizione ed evidenzia i problemi senza indicare come spingere i manager a guardare all'evidenza e creare un ambiente di lavoro più aperto ai fatti e meno alle mezze verità e alle insensatezze.

Postato da: orsola a 10:31 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

27/03/2006

Questioni di crescita economica dell'UE

Il CESifo, Center for economic studies e Institute for economic research dell'Università di Monaco, ha pubblicato il quinto rapporto annuale preparato dall'European economic advisory group, diretto da Hans-Werner  Sinn e composto da otto economisti appartenenti a differenti università europee (Barcellona, Cambridge, Firenze, Helsinki, Monaco, Oxford, Stoccolma, Tolosa, Zurigo).

"Report on the European Economy 2006" prevede che quest'anno il PIL della Zona Euro crescerà del 2%, dopo l'1,4% dell'anno scorso, mentre quello dell'UE25 aumenterà del 2,2% e quello dei dieci Stati nuovi membri incrementerà del 4,4%.

L'inflazione dovrebbe assestarsi intorno all'1,9%. La situazione del mercato del lavoro non migliorerà che marginalmente.

Sono gli effetti di un'indesiderabile combinazione di politiche monetarie e fiscali, che interessa la Zona Euro.

Perchè la crescita aumenti è necessario che con una rigorosa politica fiscale sia ridotto il debito pubblico, che frena lo sviluppo della Francia, della Germania e dell'Italia, mentre la Finlandia, l'Irlanda,  il Regno Unito e la Svezia godono di un forte incremento basato sulle nuove tecnologie, quelle ICT in particolare, e Grecia e Spagna sono in una ripresa, legata all'accumulazione del capitale tradizionale e all'incremento dell'occupazione.

PIL1

PIL2

Crescita3

La strategia di Lisbona, continua il rapporto del CESifo, di aumentare l'occupazione e l'economia non si realizza senza adeguati interventi in formazione e ricerca.

Istruzione

Ci sono forti differenze tra Stati per gli investimenti in scolarizzazione. Ci sono carenze nella preparazione in matematica e scienze, nei sistemi d'istruzione e nelle strutture scolastiche, che devono essere colmate per il  futuro delle economie dell'UE e dei cittadini di quei paesi.

Anche le dimensioni delle imprese devono essere adeguate alla competitività dell'Europa sui mercati mondiali.

Nell'UE25 il tasso di convergenza annuale delle aziende è dell1,9%, mentre nell'UE15 è solo dello 0,9%.

Sono necessarie fusioni e alleanze per correggere le dispersioni di redditività, provocate da aziende sottodimensionate.

Reddito5

Postato da: orsola a 15:16 | link | commenti (1)
economia 138

SanPrecario

Postato da: orsola a 11:35 | link | commenti (1)

24/03/2006

Psicodinamica del lavoro e rapporti donna-uomo

Negli anni '60 si parlava di centralità del lavoro per la costruzione dell'identità personale, negli anni '90 si ipotizzava la fine del lavoro. Il lavoro trionfante o declinante era quello industriale. La condizione lavorativa di riferimento quella del rapporto dipendente a tempo indeterminato.

Era una definizione parziale, centrata sulla manifattura e sulla produzione materiale, attività "scomparse" nell'azienda aperta e delocalizzata.

E' finito il lavoro come "valore", al suo posto è comparso il lavoro come "favore", spezzettato in rapporti a termine, che quasi sempre sottutilizzano le competenze e il potenziale dei lavoratori (v. Disuguaglianza e ingiustizia nel lavoro, iriospark, 20 marzo 2006).

Il lavoro è diventato motivo d'ansia e causa di sofferenza fisica e psichica. L'iperattività richiesta per procurarselo e per svolgerlo riempie gli atlanti delle malattie professionali: patologie da sovraccarico di lavoro, lombalgie, fatica cronica, insonnia, obnubilazione da lavoro nel tempo libero, crisi parossistiche per il timore di non essere all'altezza del ruolo, sindromi depressive, infarti, sono gli effetti più comuni. Scrive così Pascale Molinier, psicologa, professore del CNAM di Parigi, in "Les Enjeux psychiques du travail. Introduction é la psychodynamique du travail", Payot, Parigi, 2006.

Molinier ha pratica terapeutica ed è redattrice capo della rivista "Travailler", di psicodinamica del lavoro (www.cnam.fr) .

La psicodinamica del lavoro è una disciplina recente, che studia i rapporti tra lavoro e salute mentale. Il libro della Molinier vuole essere appunto un'introduzione di tipo manualistico a questa disciplina.

L'autrice ha avuto per obiettivo di integrare in un unico testo le diverse esperienze compiute nel tempo, perciò sviluppa gli argomenti , seguendo un doppio filo conduttore, storico e tematico, tenendo conto delle prime tesi di psicopatologia del lavoro elaborate negli anni '50, della loro messa in discussione negli anni '80, fino alle questioni attuali delle forme di sofferenza nel lavoro, legate ai cambiamenti dell'organizzazione del lavoro post-tayloriano e alle relazioni sociali tra i sessi.

Sono così analizzati i rapporti tra lavoro prescritto e reale, le forme di coordinamento delle attività, la costruzione dell'identità lavorativa, le strategie collettive di difesa dalla follia del lavoro, le correlazioni tra differenti lavori e differenti sofferenze, l'incidenza delle nuove organizzazioni del lavoro sulla salute mentale.

Le parti più originali e meglio riuscite del libro sono quelle sui rituali di esercizio dei ruoli, di collaborazione, di comando, di carriera e sulle rappresentazioni del lavoro, della vita personale e della sessualità.

Molinier sistematizza le ricerche sul profilo d'autorità nelle aziende e sulla virilità difensiva della nuova organizzazione del lavoro, radicalizzata per difesa dalla concorrenza femminile.

Ne risulta una descrizione, fondata sui fatti, delle dinamiche di mobilitazione dell'intelligenza e della personalità in situazioni di lavoro, che non fa cogliere subito qualche scompenso interpretativo.

Il manuale è completato da un' ottima rassegna bibliografica recente e da un efficace indice tematico trasversale, che lo rendono utile anche per la consultazione e l'approfondimento.

Postato da: orsola a 11:50 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

23/03/2006

A $ 602 miliardi l'industria farmaceutica mondiale

IMS Health, la società di intelligence sul mercato farmaceutico, ha pubblicato i risultati di vendita conseguiti dal settore nel 2005.

Vendite per area geografica

Paesi
Vendite in miliardi di $
% vendite mondiali
% incremento su 2004
(a valore $ costante)
Nord America
$ 265,7
47,0%
5,2%
Europa
$ 169,5
30,0%
7,1%
Giappone
$ 60,3
10,7%
6,8%
Asia, Africa e Australia
$ 46,4
8,2%
11,0%
America Latina
$ 24,0
4,2%
18,5%
Totale mondo
$ 565,9
100%
6,9%

          Fonte: IMS Midas 2005. 

Le vendite erano aumentate del 5,7% nel 2004 e del 7,2% nell'anno precedente.

L'incremento del 2005 è dovuto soprattutto all'impiego di nuovi prodotti e nuove applicazioni di prodotti esistenti, per la crescita della longevità  delle popolazioni e per l'emergere di nuovi mercati in Asia.

Il 40% del mercato degli ultimi anni è costituito da nuovi prodotti, incluse 30 nuove entità molecolari

Prodotti più venduti nel mondo

Marchi
Vendite in miliardi di $
% vendite mondiali
% incremento su 2004
(a valore $ costante)
1
Lipitor (atorvastatin)
$ 12,9
2,3%
6,4%
2
Plavix (clopidogrel)
$ 5,9
1,0%
16,0%
3
Nexium (esomeprazole)
$ 5,7
1,0%
16,7%
4
Seretide/Advair (fluticasone+salmeterol)
$ 5,6
1,0%
19,0%
5
Zocor (simvastatin)
$ 5,3
0,9%
-10,7%
6
Norvasc (amlodipine)
$5,0
0,9%
2,5%
7
Zyprexa (olanzapine)
$4,7
0,8%
-6,8%
8
Risperdal (risperidone)
$4,0
0,7%
12,6%
9
Ogasto/Prevacid (lansoprazole)
$4,0
0,7%
0,9%
10
Effexor (venlafaxine)
$3,8
0,7%
1,2%
Totale dei primi
10 marchi
$ 56,9
10,1%
5,5%

         Fonte: IMS Midas 2005. .

Postato da: orsola a 17:42 | link | commenti
societa 295

Invito alla lettura egocompatibile

Gli italiani impiegano nella lettura il 6% del loro tempo libero (v. Ripartizione del tempo degli Europei, iriospark, 21 marzo 2006). Leggono prevalentemente quotidiani sportivi(v. Lettori di quotidiani, iriospark, 23 febbraio 2005 e Concentrazione dei media in Europa, iriospark, 10 febbraio 2006) e qualche libro, di letteratura d'evasione, nella propria lingua.

 I manager aziendali contribuiscono a questa situazione.

Negli USA gli uomini d'azienda leggono di più (www.summary.com/bwa). Se non riescono a leggere , cercano almeno di farsi un'idea di quello che è scritto nei libri di management, come mostra il successo di "Soundview Executive Book Summaries", un periodico di 8 pagine in vendita da 26 anni, che ha superato i 40 mila abbonati e che condensa 1.200 volumi ogni anno.

La pubblicità di questa iniziativa editoriale non da scampo a qualsiasi scusa di mancanza di tempo per l'informazione professionale e punta su "Learn more in less time", mettendo a confronto il tempo necessario per leggere tutto un libro e il suo condensato. Il rapporto è mediamente di 30 a 1.

Da qualche settimana anche la libreria online Amazon (www.amazon.com ) pubblica per ogni libro offerto le "caratteristiche del testo", che comprendono tre indici di "leggibilità", altrettanti di "complessità", il numero dei caratteri, delle parole, delle frasi e perfino alcune informazioni bizzarre, come le parole ricevute e le once di peso del volume  per ogni dollaro del prezzo di copertina.

Si può conoscere addirittura quali sono le 100 parole più usate (indice di concordanza)dall' autore.

Questa analisi è fatto con "Text Stats", un applicativo  di linguistica computazionale che misura la difficoltà di lettura di un libro, confrontata con il profilo di un "lettore medio".

Per esempio, chi fosse interessato a "I Principi dello scientific management" di F.W. Taylor, trova su Amazon  la famosa  frase "Il principale obiettivo del management è di assicurare il massimo di prosperità all'imprenditore con il massimo di prosperità per ogni dipendente" e può sbirciare la prima pagina del libro, oltre le solite informazioni di copertina e indice.

Se è tentato di comprarlo a 9,20 dollari (prezzo scontato e ancora più ridotto per l'acquisto di lotti da 25 copie), può sapere

-  dal prospetto dell'indice di concordanza, che la parola di gran lunga più  usata è "lavoro", seguita da "uomo", "management", "uomini", "tempo", "scientifico", "lavoratore", "lavoratori", "giorno", ecc ;
-   dagli indici di leggibilità (Fog Index, Flesch Index e Flesch-KinCaid Index), che è un testo scritto in modo molto semplice;
-   dagli indici di complessità, che è poco complesso e
-   ha caratteri, parole e frasi leggere.

Meglio di così.

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formazione 112

22/03/2006

Business dell'antinvecchiamento

Mentre in Europa gli "over 45", i "quinquas" rappresentano un problema per il mercato del lavoro e gli enti previdenziali pubblici, negli Stati Uniti cresce la "anti-aging industry" e la "American academy of anti - aging medicine" (A4M) arruola ogni giorno più medici specialisti, che combattono la crudele marcia del tempo.

I trattamenti antietà comprendono medicine come l'HGH, l'ormone umano della crescita, che serve a migliorare la memoria, l'umore, il tono muscolare e le funzioni cardiache, gli ormoni naturali derivati dalle piante e quelli tiroidei e i sintetici, il DHEA, la deidroepiandrosterone, il superormone, gli antiossidanti, le vitamine. Un fatturato per le aziende farmaceutiche di 56 miliardi di dollari quest'anno, con la prospettiva di arrivare a 79 nel 2009.

I medici associati all'A4M sono 1500. Sono superimpegnati e una loro visita costa 2500 dollari o più.

"Business Week" nel numero in edicola dedica al "Vendere la promessa della giovinezza" un'inchiesta, annunciata in copertina, di Arlene Weintraub.

La giornalista segue la giornata tipica di uno di questi specialisti antietà, il dr. Ron Rothenberg del California Healthspan Institute, che sente la missione di far vivere in forma i suoi pazienti fino a 125 anni, mescolando farmaci dagli effetti secondari ignoti.

Rothenberg è un esponente del movimento contro la vecchiaia che crede di poter dare ai suoi pazienti un aspetto giovanile, associando chirurgia plastica, cosmetica e sport.

Ha scritto con Kathleen Becker, sua collega di "creazione, implementazione e promozione di un programma di prevenzione invecchiamento", un libro "Forever Ageless", pubblicato a loro spese, in cui illustrano le loro filosofia di vita e terapia.

 Nel volume spiegano come si può in sei mesi migliorare del 12% il proprio corpo , recuperare energie, ringiovanire la pelle e ridurre le rughe, recuperare memoria e cognizione, ottenere buone perfomance fisiche, incrementare la vitalità sessuale.

Antiage
Disegno di Séverin Millet, Le Monde, 22 marzo 2006.

Le medicine somministrate dai medici associati all'A4M hanno suscitato le grida d'allarme delle associazioni dei medici che partecipano all'Anti - Aging Medicine World Congress, dei ricercatori del dipartimento di medicina dell'Università della Virginia e di molte Agenzie nazionali per la sicurezza sanitaria dei prodotti per la salute.

I motivi possono essere così sintetizzati:

-   i rischi, nascosti dal marketing praticato in modo disinvolto con il sostegno dell'industria farmaceutica interessata, su prodotti che potrebbero provocare il cancro,
-   la poca speranza di far recuperare la giovinezza con questi metodi,
-   il whistleblowing (  v. Whistleblowing, iriospark, 10 marzo 2006) di un dipendente di Pharmacia & Pfizer sul medicinale "Genotropin", usato per i trattamenti antietà, proveniente da ormoni umani.

Naturalmente i pazienti di Rothenberg & Becker e degli altri medici dell'A4M non sono quelli che tirano fine mese e sospirano l'arrivo della pensione.

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societa 295

21/03/2006

Ripartizione del tempo degli europei

Il n° 4/2006 di "Statistics in focus", il periodico di Eurostat, porta i risutati di uno studio di Christel Aliaga compiuto a partire da 15 indagini nazionali sull'uso del tempo, intitolato "Come si ripartisce il tempo delle Europee e degli Europei?".

Aliaga scrive che se in generale il tempo è ripartito in maniera molto simile in tutta l'Europa, le cifre rivelano alcune differenze tra donne e uomini e tra i paesi coperti dall'inchiesta.

Le donne tra i 20 e i 74 anni dedicano più tempo degli uomini loro coetanei al lavoro domestico, con una percentuale che va dal 50% delle Svedesi (= 3 ore e 42 minuti in più al giorno) al 200% delle Italiane (= 5 ore e 20 minuti in più) e delle Spagnole (= 4 ore e 55 minuti in più).

Gli uomini sono impegnati più delle donne nel lavoro remunerato, con una percentuale che va dal 55% degli Italiani (=4 ore e 26 minuti) al 33% (= 3 ore e 30 minuti) dei Belgi.

Il totale delle ore di lavoro al giorno (includendo il lavoro remunerato, lo studio e il lavoro domestico) è più elevato per le donne in Lituania, Slovenia, Lettonia, Estonia, Ungheria, Italia e Spagna, con una media di 7 ore e mezzo e oltre, rispetto a quello degli uomini, che è mediamente di 6 ore e mezzo, salvo che in Svezia, Norvegia e Regno Unito, paesi in cui la differenza rispetto alle donne è quasi nulla o molto debole.

Nel corso della giornata, mediamente, le donne hanno da 4 a 5 ore di tempo libero, gli uomini da 5 a 5 ore e mezzo.

Impiego % del tempo libero
(per le donne e gli uomini da 20 a 74 anni)

Tv e video
Rapporti sociali
Lettura
Sport
Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini
Belgio
45
44
17
13
9
10
5
7
Germania
32
34
22
18
12
11
8
8
Estonia
48
48
13
11
14
12
6
9
Spagna
40
38
18
18
5
5
14
17
Francia
47
45
18
15
9
8
9
13
Italia
36
37
20
19
6
7
9
12
Lettonia
47
48
14
12
12
9
8
11
Lituania
53
54
14
12
10
8
6
7
Ungheria
55
51
14
15
8
8
5
6
Polonia
46
48
18
16
9
6
6
8
Slovenia
39
40
21
18
9
7
10
11
Finlandia
39
41
17
14
15
12
9
10
Svezia
34
37
23
18
12
10
8
10
Regno Unito
44
49
20
16
9
8
4
6
Norvegia
29
35
34
26
11
9
8
9

Donne e uomini trascorrono più della metà del tempo libero davanti al televisore. Ai contatti sociali è destinato dal 15 al 20%, alla lettura dal 9 al 10% e all'attività sportiva poco meno.

Il rimanente tempo libero è occupato dal riposo, dagli hobby, dal volontariato e dalla beneficenza, dai divertimenti, dall'acculturamento e da altro.

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societa 295

20/03/2006

Disuguaglianza e ingiustizia nel lavoro

Quali disuguaglianze sono sentite come ingiustizie nel mondo del lavoro? Perchè un lavoratore si sente disprezzato? Perchè si considera in situazione precaria? Perchè pensa d'essere sfruttato mentre altri godono di privilegi? Perchè si ritiene alienato, impossibilitato a realizzarsi nella vita lavorativa?

François Dubet e il suo gruppo di ricercatori, Valérie  Caillet, Régis Cortíséro, David Mélo e François Rault, rispondono a queste domande sulla penosità del lavoro con un'analisi minuziosa delle lagnanze dei 1200 lavoratori, che hanno incontrato durante la loro ricerca,  in "Injustices. L'expérience des inégalités au travail", Seuil, Paris, 2006.

Il lavoro diventa sofferenza, spiegano nelle quasi 500 pagine del loro libro, quando i lavoratori scoprono che i loro valori di fiducia nell'uguaglianza, di riconoscimento del merito, di aspirazione all'autonomia sono lontani dalla realtà della vita aziendale.

Dubet è professore di sociologia all'Université Bordeaux - II e direttore di studi all'EHESS, l'Ecole des hautes études en sciences sociales. E' considerato uno dei maggiori esperti francesi delle disuguaglianze sociali.

"C'è oggi, afferma, nel mondo del lavoro una 'nobiltà decaduta' costituita dai diplomati che hanno un impiego molto inferiore a quello che speravano". La svalutazione dei diplomi scolastici fà sì che l'ordine giusto prodotto dalla scuola non è sempre continuato da quello del lavoro. Il declassamento è la rottura di un "adeguamento" tra la formazione e l'impiego, riguarda le opportunità situate a monte delle disuguaglianze gerarchiche, giuste o no, dell'organizzazione del lavoro.

Ciò crea malumori e relazioni conflittuali con la gerarchia, in una società che attribuisce ancora grande valore ai diplomi.

Il merito è sentito come un "principio di giustizia", che fa compensare gli sforzi individuali e l'efficienza collettiva.

Questo attaccamento alla meritocrazia suscita critica continua delle "prove di merito e del fatto che sembra difficile riconoscerlo. Il merito dipende dai contesti lavorativi di ciascuno. E' sempre influenzato dalle relazioni personali, dal servilismo, dal favoritismo" .

L'autonomia, il realizzarsi nell'attività lavorativa, nasconde la preoccupazione che "la buona pressione possa trasformarsi in cattivo stress per la carriera e la difficoltà di equilibrare lavoro e vita personale".

La mancanza di rispetto delle regole, del diritto del lavoro, per la disuguaglianza della divisione del lavoro provoca perdita di fiducia, sentimento di non riconoscimento, compromesso tra merito e autonomia difronte ai poteri dell'organizzazione aziendale.

Negli ultimi anni la situazione dei giovani ha mostrato in Francia, Spagna e Italia un declassamento scolastico (v. Delusioni della meritocrazia scolastica, iriospark, 2 marzo 2006) e una discriminazione occupazionale simile solo a quella degli immigrati.

I giovani entrano sempre più tardi nell'occupazione stabile, nella vita coniugale e nella genitorialità". "Essere adulti è essere autosufficienti". La mancanza di autosufficienza economica è dolorosa, "specie nelle classi popolari, dove la coabitazione con i genitori è più difficile per la dimensione degli alloggi". "Le solidarietà intergenerazionali sono importanti, dal punto di vista affettivo ed economico, ma impediscono anche ai giovani d'entrare nella vita adulta".

Il lavoro è diventato raro e difficile. Ufficializzando l'instabilità del lavoro, si viene a istituzionalizzare la precarietà e si toglie ogni speranza del lavoro a tempo indeterminato.

I lavoratori incontrati nelle pagine di Dubet e dei suoi ricercatori condividono i nostri valori e le nostre preoccupazioni, le aspirazioni che ci hanno portati a contribuire all'edificazione dei sistemi  delle imprese nei paesi, oggi, ad economia avanzata.

Giovani e adulti ci presentano le loro istanze e lasciano a noi il giudizio e l'individuazione dei percorsi da seguire.

L'editore nella scheda libraria dice che dopo la lettura niente  dei modi con cui solitamente guardiamo alle disuguaglianze sul lavoro resterà immutato. (v. Lost in translation, iriospark, 14 marzo 2006)

Il declassamento della scolarità in Europa

Paese
Probabilità per un diplomato di
non diventare dirigente o tecnico superiore
Stage, corsi e alternanza scuola/lavoro per un diplomato
Tasso di disoccupazione giovanile su popolazione attiva
Spagna
45,0%
1,3%
22,2%
Francia
28,9%
6,8%
17,4%
Italia
26,7%
1,0%
26,3%
Regno Unito
25,4%
42,0%
9,3%
Paesi Bassi
15,3%
43,0%
3,8%
Portogallo
13,8%
1,0%
5,9%
Danimarca
9,0%
62,5%
4,6%

Fonte: Inchiesta normalizzata Forze di lavoro 2004.

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occupazione 109

Più trasparenti le retribuzioni dei top manager (americani)

Home Depot è la maggiore catena americana di prodotti per la casa. Nel 2005 ha venduto per 81,5 miliardi di dollari, con un incremento dell'11,5% sul 2004. Il suo valore di borsa negli ultimi cinque anni è diminuito però del 17%.

Il CEO è Robert Nardelli. Dal 2002 al 2004 ha ricevuto una media di compensi annui per 31 milioni 400 mila dollari e la sua azienda, in più, gli ha dato altri 3 milioni di dollari per equilibrare le imposte che ha pagato.

Gli azionisti e i rappresentanti sindacali di Home Depot hanno contestato queste remunerazioni e per dare più forza alla loro protesta le hanno confrontate con i compensi del CEO di Lowe's Cos., l'azienda concorrente diretta, che nel 2005 ha venduto per 43,2 miliardi di dollari e ha  incrementato del 47% il suo valore di borsa negli ultimi cinque anni.

Robert Niblock, il CEO dell'azienda, ha avuto compensi per 2 milioni e 400 mila dollari.

L'episodio sintetizzato non è l'unico esempio di stipendio sproporzionato all'incarico e alla performance.

Negli USA il valore delle retribuzioni degli executive è triplicato dal 1990 al 2004, mentre gli utili aziendali sono cresciuti dell'87%.

I capi delle prime 100 grandi aziende americane classificate da "Fortune" hanno avuto l'anno scorso stipendi medi pro capite di 2 milioni e 200 mila dollari e possiedono stock option per 230 milioni di dollari.

Perciò il presidente della SEC, Christopher Cox, ha presentato una nuova regolamentazione per aumentare la trasparenza delle retribuzioni dei top manager delle aziende quotate in Borsa.

Qualunque componente della retribuzione, di valore superiore ai 10 mila dollari, deve essere comunicato pubblicamente dall'azienda in cui il manager lavora, che si tratti di stipendio, benefici addizionali, premi, stock option, gratifiche di fine rapporto, arrotondamenti pensionistici o incentivi.

L'approvazione dei titolari dei fondi d'investimento è stata quasi unanime.

Ma la nuova regolamentazione ha sollevato anche critiche d'altri. Si teme che la trasparenza possa far lievitare per imitazione i compensi di quelli che vengono a sapere quanto guadagnano gli executive che occupano posizioni simili alle loro.

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gestione e sviluppo 260

17/03/2006

Balletti di cifre

"I conti sono preoccupanti? Tutto a posto: i nostri calcoli dicono il contrario. Contestiamo la vostra fonte, faziosa e catastrofista".

"Non c'è pezza? Chiediamo una deroga.  Difficilmente ci verrà concessa?  E' ora di rivedere le regole".

Questa sequenza di domande e risposte rappresenta quello che in politica si chiama il "balletto delle cifre", l'informazione e la reazione delle parti diversamente interessate alla pubblicazione e all'uso delle statistiche e dei dati contabili per trarne valutazioni e comportamenti.

Dalla politica il "balletto" è passato da tempo nel mondo delle imprese e nella società a tutto vantaggio di chi urla di più, validando quotidianamente la "legge di Gresham" della comunicazione ("la moneta cattiva scaccia quella buona"), aggravata dall'opera dei mass media.

Più aumenta la massa  dell'informazione statistica e contabile , più risulta imprecisa  e perde  credibilità.

Con l'inondazione delle cifre la comunicazione d'impresa diventa paradossale. La realtà generale oscilla freneticamente, quella di dettaglio resta più stabile.

 Non si fa in tempo a riaversi dalle notizie di Borsa, governative e sindacali sui provvedimenti anticrisi chiesti dalla grande impresa manifatturiera, che questa improvvisamente sale agli onori della cronaca perchè ha il prodotto leader del mercato europeo e i profitti in ascesa.

La produttività del lavoro, chissà perchè, è  comunque sempre sotto: per colpa del costo , degli orari, della flessibiilità dei lavoratori e mai per gli impianti,  i processi produttivi, i prodotti, che ufficialmente sono sempre sopra. 

Non siamo certo ai tempi di Henry Fayol, il francese  contemporaneo di Taylor, fondatore dell' "organizzazione scientifica" del lavoro d'ufficio, che contrapponeva "mots ou chiffres?" per  valutare l'efficienza aziendale.

Fayol era ingegnere. Portava il regolo nel taschino della giacca. Era un positivista che credeva nel tangibile e nel misurabile, soprattutto se le misure della quantità e del tempo di lavoro le aveva prese lui. Erano misure elementari, riguardavano operazioni individuali compiute in organizzazioni semplici, microstatistiche di un'economia di mercato relativamente stabile.

Con la divulgazione della scienza e dei prodotti della statistica si è capito che i dati vanno interpretati, per evitare di fare la fine dello statistico che annegò nel fiume, "profondo mediamente un metro e mezzo", e poi correlati e poi validati. Che vanno letti con l'aiuto eventualmente di altre conoscenze per capire non solo il come, ma anche il perchè. Che vanno scelti in modo congruente allo scopo perchè valgano come testimonianza efficace.

Se per esempio si vuole dimostrare che l'azienda non è competitiva, bisogna verificare se la caduta della competitività è causata dal ristagno della produttività e questa dalla scarsità di innovazione. Un dato è completo e comunicabile quando tiene conto anche delle variabili intervenienti.

Se si vuole sostenere  che il costo del lavoro è elevato non basta mettere a confronto il suo andamento con quello dell' inflazione, bisogna considerare tutto quello che incide sull'unità di prodotto.

Da quando i dati sono adoperati a fini promozionali, concorrenziali o antagonistici, è cresciuta l'importanza dell'affidabilità della fonte e la rilevanza della metodologia  d'indagine, che ha provocato le ritorsioni degli enti di ricerca su realtà statistica, contrapposta a realtà percepita, e le manifestazioni di incredulità dei destinatari delle loro elaborazioni.

Sono nati così i dati certificati dopo che un'istituzione superiore (se si tratta di statistiche ufficiali, per esempio, la Banca Centrale per quelle nazionali e l'Eurostat per l'Istat) ha controllato che l'ente ricognitore ha rispettato le procedure per la raccolta e l'elaborazione, o basati sull'autodichiarazione della metodologia seguita, se si tratta di ricerche fatte da istituti privati.

E ci sono i dati approvati, esplicitamente o per silenzio-assenso dalla controparte.

Ci sono i dati che pesano e quelli che non contano perchè non servono ai fini della certificazione o del riconoscimento.

E'un sapiente lavoro di dosaggio quello dell' utilizzazione di statistiche e dati contabili, che richiede particolare abilità di informazione,  in particolare, se chi li diffonde ha abitualmente comportamenti riservati, accigliati, impositivi che producono conseguenze  ufficiali.

Se i processi di elaborazione e divulgazione sono interrelati e guidati dagli obiettivi di chi li comunicherà e dalle esigenze di chi potrà riceverli, il dosaggio sarà efficace. Contro non potrà esservi opposta che una plateale negazione o un'altra fonte, con  un possibile aumento degli effetti indesiderati.

Postato da: orsola a 12:42 | link | commenti (4)
fondamenti 91

Formazione finanziaria per adolescenti

Il template del sito (www.themoneycamp.com ) raffigura con tratti infantili e colori pastello un particolare campestre. In primo piano una freccia di legno con la scritta "Segui il sentiero per la libertà finanziaria". Indica una capanna di legno, che ha la targa "The Money Camp" con il logo della tenda da campeggio. Disegno e scritta sono più chiari a sinistra del template, dove c'è anche un'headline "Il campeggio che dura una vita" .

The Money Camp è un'organizzazione nonprofit che insegna come usare il danaro per essere indipendenti economicamente.

Il testo della prima pagina "Perchè Money Camp" ricorda che è nato da un'ispirazione avuta da Elisabeth Donati, leggendo il libro di Robert T. Klyosaki e Sharon L. Lechter "Rich Dad Poor Dad for teens: The secrets about money. That you don't learn in school" e che il primo campeggio è stato realizzato dal 19 al 23 agosto 2003, con 39 ragazzi partecipanti.

Finora l'organizzazione ha formato 2000 persone (adolescenti tra i 10 e i 14 anni, solo bambine, figli e genitori), con programmi residenziali, in campeggio, che durano 10 ore  e costano da 180 a 280 dollari (150-235 euro) pro-capite.

Nel corso dei programmi i partecipanti familiarizzano con il risparmio, gli investimenti borsistici e immobiliari e imparano a diffidare delle terribili carte di credito. Ci sono role - palying, giochi collettivi di simulazione e testimonianze dei genitori sugli errori di gestione finanziaria commessi.

Vengono tenute anche lezioni nelle scuole e a domicilio.

Money Camp ha la sede a Santa Barbara (California). Per il 2006 organizza attività di apprendimento in cinque località diverse, ma ha intenzione di aprire altri campeggi in tutti gli Stati Uniti per il 2010.

MoneyCamp

I principi di riferimento di Money Camp sono:

-   sei l'amministratore delegato della tua vita;
-   paga te stesso prima di tutto;
-   risparmia in anticipo, risparmia spesso;
-   i 3 pilastri del benessere (borsa, immobili, affari), sono quelli che producono reddito senza fatica;
-   fa in modo che il danaro lavori per te;
-   è meno importante quanti soldi fai di come li amministri;
-   la chiave dell'indipendenza finanziaria è la capacità di gestire il danaro;
-   la vita è un'avventura, fatti guidare dalla passione.

Postato da: orsola a 10:57 | link | commenti (2)
formazione 112

16/03/2006

Efficacia dei blog aziendali nei rapporti con i clienti

Due tecnologi di successo, dotati di grande competenza, inseriti nei punti nodali della ricerca e sviluppo sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, analizzano il fenomeno dell'esplosione dei corporate blog, considerano i risultati ottenuti dalle aziende che li usano per i rapporti con i clienti, valutano le variabili contestuali (v. Ogni secondo c'è un nuovo blog, iriospark, 27 febbraio 2006).

Sono Robert Scoble, che lavora per Microsoft e fa da cinque anni un blog con 3.500.000 di utenti all'anno, e Shel Israel, autore di Power Point, File Maker e della stazione di lavoro della Sun Microsystems.

I due hanno scritto "Naked conversations: how blogs are changing the way businesses talk wiht customers" (Conversazioni a nudo: come i blog cambiano i modi di parlare delle aziende con i clienti), Wiley, New York, 2006, un libro che vuole mostrare come i dipendenti blogger influenzano la percezione del pubblico e descrive l' "umanizzazione" della comunicazione d'impresa attraverso i blog, che "rivelano con esattezza che cosa i clienti pensano" dell'azienda.

Microsoft ha più di 1500 blogger, che hanno modificato la percezione dell'azienda da parte del mercato. "La gente non vuole ricevere le informazioni che le interessano da parte dei P.R. dell'impresa. Vuole sentirla vivere e respirare nelle risposte che la riguardano", scrivono Scoble e Israel.

"Un blog è interattivo, informale, pieno di errori d'ortografia, di grammatica e di parole vietate". "Ma dà l'opportunità di ricevere commenti negativi, rimostranze confidenziali, impegno di risorse, evidenza di questioni e così via". "Non è un canale di comunicazione tattica, ma un medium strategico utile all'azienda e ai clienti".

Perchè un blog funzioni sono necessarie sei condizioni. "I sei pilastri del fare blog" li chiamano gli autori.

E sono  che debba essere

-   pubblicabile, a disposizione di chiunque a basso costo può realizzare un blog e pubblicare dei post, che possono essere letti subito in tutto il mondo;
-   ricercabile all'interno, per soggetti, autore o entrambi;
-   sociale, che dia la possibilità di conversazione e di connessione con altri siti;
-   virale, che possieda una rapidità di informazione superiore a ogni altra forma di viral marketing;
-   associabile, con collegamento tra RSS ed e-mail;
-   connettibile, con tutti gli altri blog della rete e accessibile da parte delle decine di milioni di persone che frequentano la blogosfera.

In 50 interviste su altrettanti casi di corporate blog, prevalentemente americani, ma anche inglesi, francesi e tedeschi, Scoble e Israel mostrano che cosa sta succedendo nella corporate blogosphere e quali sono i blog che funzionano o no, in una rassegna che va dalla grandi aziende, IBM, Deutsche Telecom, Nissan, Fedex e McDonalds, alle medie, Stonyfield Farm (prodotti biologici), Horsefeathers Restaurant, Electronic Arts, alle piccole, BoingBoing, Silicon Valley Watcher e attraverso le opinioni di John Naisbitt, Jonathan Schwarz, Dan Gillmor, Loic Le Meur.

Rispondono alle domande "Perchè i blog esplodono negli USA, in Francia e in Giappone mentre crescono lentamente in Germania, Russia e Cina? Perchè i blog fioriscono in Microsoft e Sun mentre appassiscono in Apple e Google?"

"La cultura gioca un ruolo nello sviluppo dei blog". "Dove le persone sono incoraggiate a dire quello che pensano e i capi hanno fiducia in quelli che guidano, i blog si espandono". Sono le risposte.

"Naked conversations" è un buon repertorio di esperienze attuali.

Scoble e Israel considerano il corporate blog un medium per indagare sulle esigenze e la soddisfazione dei clienti di un'impresa e sono portati ad esagerare l'importanza dei 50 casi raccolti e a sistematizzarli in principi e regole standard di costruzione e gestione della comunicazione in rete.

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tecnologia 115

14/03/2006

504 dollari per un'anima

Helmant Mehta è un giovane 23enne, laureato dell'Università cattolica De Paul di Chicago. Abitualmente legge la Bibbia e guarda alla televisione i programmi religiosi, ma è un ateo convinto.

Per mettere alla prova le sue convinzioni ha offerto in vendita all'asta su eBay la sua anima. All'acquirente ha dato la possibilità di cercare di convertirlo e perciò si è impegnato a frequentare tante funzioni religiose, quante sarebbero risultate dalla cifra di aggiudicazione divisa per 10 dollari.

L'asta ha visto in gara per tre settimane una quarantina di persone tra credenti e atei. Il vincitore è risultato un pastore evangelico di Seattle, Jim Henderson, che il 3 febbraio è arrivato ad offrire 504 dollari.

La somma è stata versata a un'associazione studentesca indicata da Mehta, la Secular Student Alliance, di ispirazione laica.

Il pastore ha detto che non mira a convertire Mehta, ma ad usare il suo senso critico per scuotere i fedeli della Park Community Church, troppo conservatori. Perciò dopo ogni funzione gli fa commentare il modo con cui i fedeli interpretano la Bibbia, usano la preghiera, contribuiscono alla costruzione di una nuova chiesa.

"Racconta fatti e lascia perdere la liturgia", pare abbia consigliato a Mehta il pastore.

Il venditore dell'anima ha già partecipato a 25 funzioni religiose, la metà di quelle a cui è tenuto. I suoi giudizi severi e l'eco dell'aggiudicazione hanno portato in dieci giorni 5000 visitatori sul sito della chiesa di Henderson, numero che di solito è raggiunto in un mese.

La notizia è stata data sul "Wall Street Journal" del 9 da Suzanne Sataline ("Il concorrente che ha vinto avanza una proposta insolita: visita le chiese e critica") ed è rimbalzata in Europa su "Libération" del 10 ("Vendersi l'anima sul Web").

Contro la sua abitudine il giornale americano  non ha valutato se è equo il rapporto fra il prezzo sborsato dal pastore e le prestazioni dell'ateo, effetti indotti compresi.

Il quotidiano francese ha rilevato invece che a Mehta piace l'incarico, però resta ateo.

Ancora un altro esempio di differenti culture nazionali.

Postato da: orsola a 16:44 | link | commenti (1)
societa 295

Lost in translation

Nasce "Job 24", un'iniziativa editoriale intermediale de "Il Sole-24Ore", che "entra così in forze nel settore lavoro e formazione e nell'offerta di opportunità qualificate".

Ne informa oggi in prima pagina del quotidiano economico-finanziario Walter Passerini, giornalista di lunga esperienza nel settore indicato, già Direttore del "Corriere Lavoro", una garanzia di successo per il nuovo sistema.

Nella pagina interna un altro pezzo racconta e commenta una tavola rotonda di presentazione di "Job 24", intitolata "Caccia ai talenti: che cosa fanno le aziende per attirare, sviluppare e trattenere i migliori".

Il titolista de "Il Sole - 24Ore" ha messo in testa ai due articoli "Occupazione e talenti" e "Una bussola per i talenti".

La parola "talenti" è ripetuta nei due testi ed è coniugata con quelle "alto potenziale", "meritocrazia" e premi all' "iniziativa", suscitando l'impressione di una demo  dei propri servizi da parte di una società di consulenza per la "people strategy", o peggio, di un'informazione in ritardo su quello che succede nella realtà aziendale.

I giornalisti lavorano in fretta e nella furia della vigilia di una nuova attività è facile cadere nella tentazione delle parole ad effetto, quelle della traduzione in italiano, da altre economie e culture, di modelli di gestione delle persone non praticata e non praticabile dal  management nostrano.

Philippe d' Iribarne, l'antropologo francese studioso dell'influenza delle differenti culture sui modelli di gestione e di management, narra proprio stamattina a "Le Monde - Economie" la storia della multinazionale, presente in 70 paesi, che ha redatto in francese e in inglese, con la revisione dei suoi dirigenti americani, le "linee guida d'azione comune" per il management. Il testo è risultato differente nelle due lingue e negli effetti.

Tradurre è tradire, non occorre essere studiosi del linguaggio per saperlo. Può essere la causa degli abusi di "talenti" ne "Il Sole - 24Ore".

Sembra l'ipotesi più convincente. L'informazione di giornalisti esperti di problemi del lavoro è fuori discussione.

Tuttavia può essere utile per i nostri interlocutori ricordare quello che è stato scritto , anche di recente, sul nostro blog rispettando lo spazio di leggibilità di questo post:

-  tra meritocrazia scolastica e successo lavorativo non c'è correlazione (v. Delusioni della meritocrazia scolastica, iriospark, 2 marzo 2006);
-  per fare carriera il talento va combinato alla pari con la rete di relazioni individuali (v. Capitale sociale e successo nel business, iriospark, 6 marzo 2006);
-  l'organizzazione flessibile e la "casualizzazione" della forza lavoro della struttura aziendale e della collaborazione hanno come conseguenza che "i servizi resi in passato non assicurano ad alcun dipendente un posto garantito" (v. Come cambia il lavoro e la vita nel nuovo capitalismo, iriospark, 1 marzo 2006);
-  l'operazione commerciale "talenti", lanciata da consulenti americani di strategia  alla fine degli anni '90, fu diagnosticata già in fase terminale dalla "Global human capital survey" 2002 di IBM (v. La guerra dei talenti, iriospark, 22 maggio 2003);
-  il talento infine sarebbe eccessivo per un "job",  ma potrebbe forse servire per un "work".

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gestione e sviluppo 260

"Lavaggio frontale", disegno di Lionel,
Le Monde, 15 marzo 2006.

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13/03/2006

Inadeguatezza dei sistemi educativi europei

OECD, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato uno studio realizzato dall'esperto di educazione Andreas Schleicher per conto del Lisbon Council, intitolato "L'economia della conoscenza: perchè l'educazione scolastica è la chiave per il successo dell'Europa".

Rileva che i costi per l'istruzione hanno un'elevata redditività, ben superiore ai tassi di interesse reali sostenuti dagli individui  e dai loro paesi.

"Il tempo in cui l'Europa era in concorrenza principalmente con i paesi che offrivano lavoro poco qualificato e a basso costo è finito da un pezzo", è scritto nella prefazione.

Sei anni fa dopo che i leader dell'UE avevano affermato di voler creare "la più competitiva e dinamica economia della conoscenza nel mondo", la spesa per l'istruzione in Europa a tutti i livelli (primario, secondario e terziario) rimane ben al di sotto di quella del Giapppone e degli USA.

Gli Stati Uniti investono in istruzione di terzo livello (universitaria) oltre il 50% in più per studente dell'Europa, il Giappone quasi il 30%.

Spesa per istruzione nelle economie avanzate (2004)

TAb.7

Partita dai gradini più bassi della scala negli anni '60 la Corea del Sud è oggi al terzo posto tra i paesi OECD per numero di adulti con preparazione universitaria. La Finlandia ha riformato completamente il suo sistema educativo e fa parte del gruppo di testa tra i paesi  dell' Organizzazione per livello di istruzione.

"Molti paesi stanno producendo più laureati, ma Francia, Italia e Regno Unito hanno conservato le stesse percentuali sulla popolazione, che avevano negli anni '60 e la Germania le ha addirittura diminuite".

La Francia e la Germania "non sono più tra i leader mondiali nello sviluppo del sapere e dei talenti". I loro sistemi educativi sono socialmente ingiusti e hanno meccanismi che "tassano i poveri per sovvenzionare le opportunità di educazione dei ricchi".

"La provenienza sociale gioca un ruolo importante nel determinare le performance degli studenti in Francia, Germania e Italia più che negli USA". Il sistema scolastico europeo sostiene e rinforza le disuguaglianze sociali e discrimina gli studenti provenienti dalle classi più basse e dagli immigrati. L'istruzione è "un settore arretrato, i cui operatori lavorano in isolamento ed elaborano le loro pratiche in base al buon senso su ciò che funziona". Per ciò alcuni paesi europei, come la Francia e la Germania, non pubblicano le prove fornite dal PISA, il Programma per la valutazione internazionale degli studenti sulla disuguaglianza sociale nelle scuole.

"La formazione continua non arricchisce la popolazione lavorativa delle abilità necessarie". Più del 10% dei giovani europei tra i 15 e i 19 anni lavorano senza istruzione, in Francia, in Italia e Slovacchia.

E' necessario che gli insegnanti e i dirigenti scolastici si assumano la responsabilità dei risultati educativi per ogni studente.

Occorre innanzitutto ricostruire un sistema di istituzioni educative "diverse, vivibili e di alta qualità", "compatibili con i risultati da ottenere", agendo sulle "capacità manageriali"dei dirigenti, sull' "allargamento degli accessi, l'aumento della qualità e il miglioramento dell'equità" e "aumentando gli investimenti pubblici e privati".

Istruzione e produttività del lavoro (1990-2000)

Tab.4

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formazione 112

Sempre più miliardari nella classifica di "Forbes"

La ventesima edizione della classifica annuale dei più ricchi del mondo, fatta dal mensile "Forbes", ha raccolto 793 persone, possessori di grandi patrimoni per un totale di 2600 miliardi di dollari (circa 2185 miliardi di euro).

Erano 691 nel 2004, 473 nel 2003 e 140 nel 1985.

I motivi principali della crescita del numero dei miliardari nel 2005 sono stati l'aumento del prezzo del petrolio, delle materie prime e degli immobili.

371 classificati, poco meno della metà, sono americani, a distanza, ci sono 55 tedeschi e poi 33 russi, 24 inglesi, 23 indiani, 21 turchi, 16 brasiliani, 14 francesi, 14 italiani, 10 spagnoli.

Al primo posto, per il dodicesimo anno consecutivo, c'è Bill Gates, il fondatore di Microsoft, che ha una fortuna stimata in 50 miliardi di dollari (42 miliardi di euro). Il finanziere americano Warren Buffet è secondo con 42 miliardi. Al terzo posto c'è l'industriale messicano Carlos Slim, con 30 miliardi. Quarto è il creatore  di Ikea, lo svedese Ingvar Kamprad con 28 miliardi. Quinto Laksmi Mittal, l'industriale siderurgico indiano.

Prima delle donne è la francese Liliane Bettencourt, prima azionista dell'Oréal, con 16 miliardi, seguita dall'americana Helen Walton, figlia del fondatore di Wal Mart, ventunesima con 15,6 miliardi.

Il più giovane miliardario nella classifica è il libanese ventiduenne Hind Hariri, figlio del defunto primo ministro Rafik Hariri, assassinato nel 2005.

Tra gli italiani il più ricco è Silvio Berlusconi, trentasettesimo con 11 miliardi, seguito da Leonardo Del Vecchio di Luxottica e Michele Ferrero dell'industria dolciaria omonima, entrambi quarantaquattresimi ex aequo, con 10 miliardi.

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societa 295

Relazioni industriali e sviluppo di una grande impresa

La storia della creazione industriale di Enrico Mattei, il suo disegno di un capitalismo misto pubblico-privato e il tentativo di dare vita a un sistema di relazioni industriali, in grado di affrontare le sfide a cui sarebbero stati sottoposti apparati produttivi e politici italiani, è l'oggetto del libro di Claudio Corduas "Impresa e cultura. L'utopia dell'ENI", Bruno Mondadori, Milano, 2006.

Corduas è il responsabile della Direzione generale di gruppo per le Risorse umane di Ferrovie dello Stato. In precedenza è stato dirigente dell'ASAP, l'Associazione sindacale delle aziende petrolchimiche a partecipazione statale e dell'AGIP Petroli.

Il suo libro ripercorre gli anni della fondazione e sviluppo dell'ENI, dalla rinascita dell'AGIP nell'immediato secondo dopoguerra allo scontro con le sette sorelle dell'industria petrolifera, alla scomparsa di Mattei, all'immissione di aziende private della chimica e dell'energia, in declino, alla sua confindustrializzazione.

Ne ricorda le finalità, i processi di trasformazione culturale, le ispirazioni, i protagonisti, l'originalità delle relazioni sindacali all'interno di un filone di pensiero di laburismo cristiano e modernizzazione.

"Bisognava fare attenzione ai fattori di crescita e rendersi edotti del profondo rapporto solidale che avrebbe legato in un'intrinseca connessione e in progressivo consolidamento scienza moderna e democrazia, vita e ragione", scrive Corduas.

"I meccanismi di regolazione e i processi di un'organizzazione moderna dell'impresa non erano racchiusi in una serie di formule tecniche provenienti dall'area culturale statunitense a cui aderire a parole o da adottare in modo banalmente  americanistico, ma richiedevano la mutazione di molte letture e posizioni, una base allargata di conoscenze generali, una diversa maturazione delle coscienze".

A questo servì la costituzione dell'ASAP, sede di dialogo tra tutte le parti sociali e di sostegno a una politica del personale ENI, che incardinava la contrattazione collettiva nel progetto industriale.

L'ASAP e le aziende dell'ENI venivano così "legittimate a chiedere ai soggetti sindacali le garanzie per il perseguimento di una moderna organizzazione delle relazioni industriali in vista degli interessi dell'impresa sia degli interessi del fattore lavoro in essa organizzato".

Il modello di dialogo sociale "octroyé", della comunità di fabbrica su cui si erano già provate altre grandi aziende, prima l'Olivetti, non poteva reggere alla domanda di cambiamento dei rapporti di potere nelle imprese del "ciclo di lotte 1968-77" e alla risposta salariale della Confindustria e di parte dell'IRI nel tentativo di riprendere il controllo sull' "insubordinazione operaia".

Dopo la morte di Mattei si affermò una strategia per l'approvvigionamento del greggio attraverso contratti a lungo termine con le maggiori industrie petrolifere mondiali e i paesi produttori. A questa si sommarono la crisi manageriale e le logiche di mobilitazione sindacale.

Cambiò il peso dei fattori competitivi interni alle aziende. Nelle relazioni ENI - sindacati assunsero più forte rilievo i problemi della rappresentenza reale e del modello negoziale. Il tentativo dell'ASAP si concluse con l'iscrizione dell'ENI alla Confindustria.

Il libro di Corduas è importante per la ricostruzione dello spirito del tempo e per il complesso di valori e modelli culturali del sistema di relazioni industriali che ricorda.

Giulio Sapelli nell'introduzione al libro sottolinea il valore di "vera propria rivoluzione intellettuale in un'Italia dilacerata e impoverita dalla guerra fredda" e l'attualità di quelle vicende "sempre troppo avanti" rispetto alla società italiana "non simpatetica con  esse", "un'imperitura non sincronia che si costruisce  nel significato di sfida e innovazione che da esse continua a promanare sol se si riflette sui contenuti culturali che in quella creazione imprenditoriale erano insiti".

Postato da: orsola a 12:03 | link | commenti (1)
relazioni industriali62

10/03/2006

Whistleblowing

Il gruppo di lavoro  dell' UE  per la protezione dei dati "Articolo 29"  ha  adottato il 1° febbraio di quest'anno un dispositivo sulle regole  di  protezione dei dati  nelle  procedure d' allerta  sui comportamenti  dubbi  in  materia di contabilità, controllo di gestione interna, auditing, lotta alla corruzione, criminalità bancaria e finanziaria (http://europa.eu.int/comm/justice-home/).

La pratica del whistleblowing (spinta; letteralmente, soffiare nel fischietto) è in atto da tempo nelle aziende degli Stati Uniti e non ha le connotazioni negative, che ha un po' dovunque in Europa, se serve a contrastare le frodi societarie.

Nel 2002, per esempio, il settimanale americano "Time" nominò "personaggio dell'anno" una dipendente di WorldCom, Cynthia Cooper, e una di Enron, Sherron Watkins, due whistleblower, che avevano avvertito le loro direzioni sulle manipolazioni contabili in corso.

La legge Sarbanes-Oxley prevede che le società quotate devono stabilire le procedure sulla "trasmissione da parte dei dipendenti, in modo confidenziale e anonimo, delle loro preoccupazioni circa punti dubbi delle contabilità o dell'audit".

L' "Opinione 1/2006" del gruppo "Articolo 29" (dalla Direttiva 95/46 EC istitutiva) precisa che lo schema di whistleblowing è predisposto come "meccanismo aggiuntivo perchè i dipendenti informino sui comportamenti deviati attraverso un canale specifico" e che l'eventuale implementazione dovrà essere "conforme alle norme dell'UE sulla protezione dei dati".

Richiama la Sezione 301.4 della Sarbanes-Oxly sulle "procedure per ricevere, conservare e trattare le segnalazioni inviate" e la garanzia di confidenzialità e anonimato per il whistleblower.

Viene così

-  legittimata la compatibilità dello schema proposto con le norme della Direttiva 95/46EC sulla protezione dei dati;
-  sono precisati i diritti di informazione, di accesso, di rettifica e cancellazione delle persone incriminate, le misure di sicurezza materiale e di riservatezza delle informazioni che le concernono;
-   è indicato che lo schema per la gestione del whistleblowing può essere un utile meccanismo per aiutare le aziende a monitorare la corporate governance nel rispetto delle norme e dei provvedimenti relativi.

Il rischio di un orientamento alla delazione è forte se il whistleblowing, diventato oggetto di Direttiva europea, dovesse entrare nelle legislazioni nazionali.

Andranno specificatamente circostanziate le situazioni e le operazioni che lo rendono legittimo e tutte le clausole di salvaguardia relative (responsabilità e modi di ricevere le informazioni e di usarle).

Le applicazioni eventuali nelle aziende dovranno essere negoziate e regolamentate con le rappresentanze sindacali dei lavoratori.

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relazioni industriali62

09/03/2006

Apprendimento e cooperazione online

I sistemi informativi aziendali per la gestione delle conoscenze si sono focalizzati sul creare stock di soluzioni e modelli di benchmarking amministrati dal management. Le reti di comunicazione sono servite a contraffare la formazione o a rendere impersonale la gerarchia con procedure di accesso e tassonomie di informazioni mirate.

La comprensione del contesto culturale e delle questioni relazionali, che favoriscono od ostacolano l'apprendimento, è stata considerata per lo più in termini di "resistenza al cambiamento" delle persone coinvolte nell'implementazione del sistema.

Un'esperienza diversa è descritta da un trio internazionale di accademici e consulenti di knowledge management composto da  Sven C. Voelpel, Malte Dous e Thomas H. Davenport in "Five steps to creating a global knowledge- sharing system: Siemens' ShareNet", Academy of Management Executive, 2005, 19, 2.

Si riferisce allo sfruttamento e adattamento di conoscenze tecniche, disperse nella divisione servizi per le reti e le comunicazioni della Siemens AG a livello mondiale, ottenute con "ShareNet", una Knowledge Library operante sulla rete aziendale.

Mette in evidenza come i prerequisiti delle buone performance raggiunte siano stati insieme l'affidabilità e l'usabilità del sistema tecnologico e la valutazione delle caratteristiche organizzative e culturali delle filiali dei 190 paesi in cui la Siemens è presente.

Il caso inizia nel 1998, quando fu costituita la divisione servizi per le reti e le comunicazioni, dopo la deregolamentazione delle telecomunicazioni e la scelta strategica della Siemens di trasformarsi in una knowledge-networked company.

Bisognava allora mobilitare la competenza distintiva dell'azienda per offrire nuovi servizi con nuove relazioni a una clientela di operatori mondiali. Marketing e vendita dovevano essere in grado di concepire rapidamente offerte competitive, adatte ai bisogni specifici e mutevoli dei clienti.

Furono sperimentati diversi modi di scambio, ma la Library delle migliori offerte commerciali e il Forum delle domande urgenti sulla rete aziendale furono i meglio accolti. La prima richiese uno sforzo continuo  di coordinamento a livello mondiale per selezionare le offerte e rispettare le specificità economiche e culturali dei diversi paesi. Il secondo diventò presto lo strumento di comunicazione più utile.

Voelpel, Dous e Davenport ricostruiscono le fasi di sperimentazione e aggiustamento della ShareNet Organisation, che ha dato vita alla configurazione attuale di un "Comitato" per lo sviluppo del sistema, al centro, di un "Global Editor", che assicura il coordinamento globale delle conoscenze, dei "Contributori", che forniscono le esperienze prodotte o scoperte  e dei "Manager", che sostengono i contributori nell'individuarle e nel guidare lo sviluppo delle conoscenze da impiegare.

Spiegano come dal 1998 al 2002 la divisione servizi per le reti e le comunicazioni della Siemens è passata dalla concezione del sistema, allo sviluppo d'insieme, all'articolazione interna, all'espansione mondiale, al consolidamento e al sostegno delle performance, stimolando la partecipazione, monitorando i feed back, tenendo conto delle specificità locali.

In particolare sono approfonditi i problemi d'integrazione della Cina e della Ricerca & Sviluppo nella collettività dei 19.000 utilizzatori di ShareNet e le logiche di costruzione di un Forum mondiale, destinato alla costituzione di gruppi per lo sviluppo di progetti particolarmente innovativi.

La lezione che gli autori traggono dalla loro analisi del caso Siemens è che la condivisione delle conoscenze si realizza nel quadro di un'azione collettiva che le da senso e la rinforza.

Postato da: orsola a 15:57 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

08/03/2006

Dolce & Gabbana, scarpe rosse,
foto EPS, 5 marzo 2006.

Postato da: orsola a 15:19 | link | commenti (1)

Scultura del corpo e ritocco della fotografia

Energy body sculpt system è una tecnica di rimodellamento della figura, che usa un'attrezzatura emittente energia ultrasonica, laser e ad alta frequenza per dissolvere "gli eccessi di grasso che disproporzionano il corpo".

"Il processo di disintegrazione del grasso è molto preciso e selettivo". "Consiste nell'introdurre nella zona interessata, attraverso un'incisione millimetrica che non ha bisogno di punti di sutura, un dispositivo avanzato che liquefa ed estrae l'eccesso di grasso che l'organismo  non può espellere" per via fisiologica.

Se il paziente ha la pelle "a buccia d'arancia" bisogna evitare che dopo l'intervento di disintegrazione del grasso si formino delle irregolarità cutanaee. Si ricorre allora a una "tecnica chirurgica invasiva al minimo, nota come Refining".

"Il metodo Refining è stato presentato tre anni fa nell'Università di New York e all'Ordine dei medici di Madrid e da allora si pratica con successo per rimodellare la silhouette".

"Queste tecniche praticate insieme o distintamente non richiedono ospedalizzazione ma anestesia locale. Si effettuano in una - due ore e permettono al paziente una vita normale il giorno dopo l'intervento".

Il costo oscilla tra 2000 e 3000 euro.

Così dice una pagina di pubblicità di cinque cliniche specializzate di Madrid, Barcellona, Bilbao e Valencia, apparsa su "EPS", El Pais Semanal di domenica 5.

Dall'altra parte dell'Oceano arriva invece l'annuncio sul sito http://detouch.org/ di un progetto sviluppato da Evan Roth di Openlab per il centro di creazione digitale newyorkese Eyebeam.

C'è un applicativo "The Art of detouch", che utilizza il linguaggio open source "Processing" per svelare il ritocco delle fotografie,  pixel per pixel, e non solo di quelle di moda.

Intervistato da una radio di New York, Evan  Roth ha chiarito come diventano perfetti i corpi - dai capelli ai denti, alle labbra, eccetera - e gli abbigliamenti fotografati.  "Sono rimasto sorpreso di trovare foto d'uomini ritoccate", ha detto, dimostrando di dedicare troppo tempo alle ricerche di laboratorio e alle innovazioni informatiche per potere appartenere alla categoria che Totò accomunava in un "Siamo uomini di mondo!".

Nella costruzione dell'immagine come apparenza le due informazioni indicano due possibilità di percorso, dalla corporeità alla riproduzione fotografica, su carta o su schermo.

Postato da: orsola a 12:57 | link | commenti (2)
societa 295

Formazione e lavoro delle donne nell'UE

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat, nel 2005, l'80% delle donne tra i 20 e i 24 anni ha completato gli studi secondari contro il 75% degli uomini e, nel 2003, il 54,6% degli studenti universitari erano donne.

Le percentuali più elevate di diplomate sono quelle della Slovenia (93,5%), della Slovacchia (92,1%) e della Polonia (91,7%).

Le percentuali più basse sono quelle di Malta (48,4%) e del Portogallo (56,6%).

Ci sono più uomini diplomati in Cechia (il 90,8% contro l'89,8% di donne) e nel Regno Unito ( il 77,5% contro il 76,7%).

Le donne dell'UE studiano più materie umanistiche e artistiche (65,6%) e meno scienze, matematica e informatica (37,3%).

L'Italia ha il 78,1% di diplomate contro il 67,8% di diplomati e il 56,2% di studentesse universitarie. Di queste il 49% frequentano facoltà di scienze, matematica e informatica. Una percentuale che colloca l'Italia al secondo posto nell'UE, dietro il Portogallo, primo con il 49,8%.

Il 32,1% delle donne occupate (v. Occupazione femminile in Europa, iriospark, 27 febbraio 2006) ha ruoli manageriali. Le percentuali maggiori di donne manager sono in Lettonia (44,8%), Lituania (42,7%), Estonia (37,5%) e in Francia (37,1%). Le più basse a Cipro (13,6%), Malta (14,5%) e Danimarca (23%).

In Italia la percentuale è il 31,9%.

Sommando il totale delle ore occupate per lavoro domestico, fuori casa e per studio, le donne sono impegnate giornalmente, in media, un'ora più degli uomini: in Italia (h. 7,26 contro h.6,01), Slovenia (h.7,57 contro h.6,47), Estonia (h.7,35 contro h.6,28), Lituania (h.8,10 controh. 7,04), Spagna (h.7,21 controh. 6,16) e Ungheria (h.7,30 contro h.6,26).

Solo nel Regno Unito (h.6,48 contro h.6,48) e in Svezia (h. 6,54 contro h.6,54) c'è parità di ore lavorate tra donne e uomini.

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occupazione 109

07/03/2006

Mondo delle donne

Con "Le Monde des femmes", Fayard, Paris, 2006, Alain Touraine completa un ciclo d'analisi del mondo contemporaneo, cominciato nel 1992 con "Critique de la modernité" e sviluppato con sei libri il cui tema è il "soggetto", considerato come principio centrale d'azione dei movimenti sociali.

L'opera è frutto di una ricerca sul campo, ispirata all'autore dal libro della filosofa americana Judith Butler, "Gender trouble: Feminism and subversion of identity" (tr.it. "Scambi di genere", Sansoni, Milano, 2004), una critica della regolazione e reificazione dei rapporti di genere attraverso "criteri di intelligibilità storicamente revisionabili", che impediscono di comprendere le relazioni di potere legate all' "idea che la biologia è il destino".

Il libro "Le Monde des femmes" è articolato in tre parti:

-  "L'affermazione", che parte dalla domanda "le donne vogliono sopprimere le donne?" e descrive i rapporti tra "la costruzione di sè" e "la sessualità";
-   "Dalla società degli uomini alla società delle donne", che analizza la posizione e l'evoluzione  sociale delle donne e degli uomini;
-   "Risultati e interpretazioni", che prefigura come, tra lotta per l'uguaglianza e cura della differenza, le donne saranno al centro delle principali questioni democratiche.

"E' difficile resistere, scrive Touraine nell'apertura del libro, alla decostruzione fatta da Judith Butler e da altre".

"Le donne vivono in un universo coerente di rappresentazioni e pratiche profondamente diverso da quelle degli uomini, perchè è orientato verso la creazione di sè e la ricomposizione della società, mentre gli uomini hanno conquistato il mondo concentrando le risorse nelle mani di pochi e riducendo i lavoratori, i colonizzati, le donne e i bambini a figure dell'inferiorità".

"Le Monde des femmes" rifiuta le generalizzazioni sbagliate sulla "natura" e la "sensibilità" delle donne.

Alla domanda "Chi sei?", le donne dell'indagine di Touraine rispondono in successione: "Sono una donna", "Mi costruisco come una donna" e "Lo faccio in primo luogo attraverso la sessualità".

Nel libro le citazioni della ricerca sono molto rare, ma l'autore se ne serve per validare la sua concezione dell'esperienza individuale e dell'azione collettiva, dimostrare che le donne occupano un posto centrale nello spazio sconvolto dai "tempi che cambiano "e dal "mondo che si muove" e per analizzare il passaggio dalla società degli uomini a quella delle donne e il rovesciamento della storia.

Touraine esprime il desiderio di finirla con le "ideologie della dominazione" in cui la donna è continuamente ridotta al rango di vittima, del tutto incapace di prendere in mano il suo destino.

Ricorda che un po' dovunque nel mondo il potere maschile si mostra egemone, brutale, sanguinario, mentre con le donne la conquista del mondo scompare davanti alla costruzione di sè.

Non c'è da meravigliarsi se in queste condizioni le donne danno impulso in modo aperto e determinato all'avvento di questo nuovo universo culturale. Ormai è il loro tempo.

"E' per mezzo del corpo, soprattutto del corpo che chiede ma anche del corpo minacciato, che il ritorno sul sè vince sulle avventure nel mondo", conclude Touraine.

Postato da: orsola a 17:50 | link | commenti (3)
societa 295

06/03/2006

Capitale sociale e successo nel business

L'analisi delle connessioni tra dimensione sociale e successo imprenditoriale non è frequente nella letteratura per la formazione  manageriale. I testi di management seguono l'ideologia della leadership e attribuiscono a questa perlopiù la spiegazione dell'eccellenza dei business, della valorizzazione delle aziende e della trasformazione delle persone.

E' da apprezzare perciò il tentativo di Pamela Walker Laird, professore di Storia nell'University of Colorado, di riconsiderare il modo con cui viene visto il successo manageriale, tenendo conto di ciò che "la gente chiama favoritismo, nepotismo, protezione politica, legame o cordata", nel suo libro "Pull: Networking and success since Benjamin Franklin", Harvard University Press, Harvard, 2006.

L'autrice è una specialista di Business history, nota nell'ambiente accademico per una ricostruzione dello sviluppo della pubblicità come fattore del marketing. In "Pull" considera il capitale sociale come elemento indispensabile del successo di carriera nel business.

Il suo testo è destinato agli studenti e si sviluppa attraverso definizioni, richiami, esempi e sintesi concettuali, come si conviene a un libro di studio.

 L' "introduzione" precisa le somiglianze e le differenze tra connessione e connettabilità, tra la forza dei legami posseduti e quella delle relazioni attivabili da parte di chi si trovi in un  nodo di una rete di affari.

 Il capitolo "Organizzare e sintetizzare il capitale sociale in un'epoca di cambiamento" chiarisce come un artigiano, un imprenditore, un inventore e un diplomatico possono "godere e beneficiare di un'importante cerchia sociale perfino in gioventù".

Walker Laird smantella il mito romantico del "self-made man",  illuminando come persone eccezionalmente orientate ai risultati abbiano combinato il  talento con la posizione sociale per fare carriera (v. Internet per lo sviluppo del capitale sociale, iriospark, 31 gennaio 2006).

Approfondisce le biografie leggendarie di Benjamin Franklin, Andrew Carnegie, J.P. Morgan e Bill Gates. Affronta la questione razziale, le discriminazioni e gli stereotipi diffusi contro le donne, gli Afro Americani ed altre minoranze e descrive come appartenenti a queste categorie socialmente deboli sono riusciti a costruirsi una rete di relazioni e a diventarne i custodi esclusivi.

Il lato oscuro del capitale sociale è la tendenza in atto all'esclusione e all'emarginazione contro cui non c'è altra possibilità che il "business dell'integrazione", come  l'autrice chiama  in un altro capitolo il sistema delle scuole di prestigio, dei club tanto più esclusivi quanto più costosi, della militanza politica e delle lobby, contrapposto agli strumenti di self-help per l'accumulazione del capitale sociale.

L'auspicio di Walker Laird, nella conclusione,  è che "la gente capisca che cosa può fare per se stessa e che cosa una rete di relazioni rende possibile".

"Pull" è un'analisi controcorrente delle precondizioni e dei meccanismi di successo manageriali, costituisce un'allerta sui rischi di manipolazione connessi ai miti  del superomismo che circolano in  azienda.

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formazione 112

Analisi economica delle prospettive demografiche d'Europa

La crescita degli abitanti della Terra è passata da 1 miliardo del 1800 a 1,7 miliardi nel 1900, a 2 miliardi e mezzo nel 1950 a 6 miliardi e mezzo nel 2005.

Popolazione del mondo

Mondo

Fonte: G.F.Dumont e J.M.Zaninelli, 2005

L'ONU ritiene che il numero degli abitanti della Terra nel 2050 potrà raggiungere al minimo i 7 miliardi e 700 milioni oppure i 10 miliardi e 600 milioni come massimo. In  una terza ipotesi, mediana, più aderente alla decelerazione in corso e all'andamento attuale, calcola  che la crescita possa arrivare a 9 miliardi.

L' incremento demografico degli ultimi 50 anni si è concentrato principalmente in Africa e in Asia, mentre la percentuale della popolazione europea (Russia compresa) su quella mondiale va diminuendo dal 22% del 1950 (547 milioni e 400 mila persone) all'11% del 2005 (728 milioni e 400 mila).

L'età media degli Europei nel 2005 è stata di 39 anni, contro i 29,7 del 1950. Su 100 persone tra i 15 e i 64 anni l'Europa ha avuto solo 23 bambini e adolescenti al di sotto dei 15 anni e 23 anziani di 65 anni o più, una situazione unica nei cinque continenti.

Sono andamenti ricordati da Gérard François Dumont, economista e demografo, professore nell'Université Paris I - Sorbonne, e Jean Marc Zaninelli, professore di geografia della popolazione nell'Université d'Orléans, nello studio "Perspectives démographiques de la France et de l'Europe à l'horizon 2030: analyse économique", realizzato per la commissione Finanza dell'Assemblea nazionale francese e appena pubblicato da "Population & Avenir".

Lo studio considera la dinamica delle popolazioni nell'evolvere della società per conoscere e comprendere le possibili conseguenze economiche. Le prospettive demografiche dell'Europa sono confrontate a quelle del mondo e sono rilevate le questioni da affrontare.

Dumont e Zaninelli analizzano  in dettaglio i rapporti dell'UE con gli  USA, l'incidenza dell'ingresso della Turchia  e la situazione dei sei principali paesi dell' Unione (Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito, Spagna), anche in riferimento ai flussi migratori, per valutare i differenti effetti di tutti questi fattori sulle economie.

Piramide delle età in Italia nel 2050

Italia

Fonte: ONU, 2005.

Per quanto riguarda l'Italia, lo studio ricorda che l'età media della popolazione è passata dai 29 anni del 1950 ai 34 del 1980, ai 42,3 del 2005.

Dopo l'aumento continuo delle nuove generazioni fino al 1970, per quelle nate dopo il 1980 si contano ogni anno 400 mila persone.

La crescita demografica è sotto la media europea e si basa interamente sull'immigrazione, che dovrebbe compensare il deficit naturale osservato dopo il 1993.

Secondo le stime dell'ONU nel 2009 gli italiani saranno  58 milioni 190 mila. Dopo di che la popolazione diminuirà progressivamente. Nel 2020 sarà di  57 milioni 111 mila persone e nel 2050 addirittura di 50 milioni 912 mila.

L'invecchiamento della popolazione  renderà impossibile il recupero del già debole tasso di attività del paese e aumenterà i costi del welfare,  per cure alla persona e per salute.

Al contrario, sempre stando alle previsioni ONU, nel 2050 la popolazione europea sarà di 364 milioni di abitanti e l'età media di 40,5 anni. L'indice di dipendenza, cioè la percentuale di bambini e adolescenti sotto i 15 anni e di anziani dai 65 anni in su rispetto agli adulti dai 15 ai 64 anni, salirà a 35 per gli under 15 anni  e a 42 per le persone da 65 anni in su.

Piramide delle età in Europa nel 2050

Europa

Fonte: ONU, 2005.

Nel mondo l'indice di dipendenza della popolazione mostra la tendenza a peggiorare, la popolazione attiva diminuisce e il ricambio generazionale è stabile nella migliore delle ipotesi : una situazione  che i demografi  considerano "debole".

Postato da: orsola a 14:51 | link | commenti
economia 138

03/03/2006

Fondo per le vittime delle delocalizzazioni

La Confederazione europea dei sindacati ritiene che nel 2005 più di 570 mila lavoratori, cittadini dei paesi dell'UE, abbiano perduto il posto di lavoro per ristrutturazioni aziendali.

Il presidente francese Jacques Chirac, nel settembre scorso, è intervenuto in difesa dei 1240 dipendenti della Hewlett Packard Francia, minacciati di licenziamento per delocalizzazione, criticando l'inazione della Commissione Barroso.

La critica chirachiana ha reso attuali alcune proposte per la costituzione di fondi, destinati al reimpiego dei disoccupati per effetto della delocalizzazione, già contenute nel documento della Commissione sulle prospettive finanziarie 2006-2013.

Un rapporto del 20 ottobre 2005 su "I valori europei nell'era della globalizzazione" ed una lettera di Barroso inviata lo stesso giorno ai capi di Stato, di governo e al Parlamento dell'UE, prima del vertice di Hampton Court del 27, hanno suggerito la creazione di un "fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione".

La proposta è stata approvata dal Consiglio europeo in dicembre e diventerà operativa dal 1° gennaio 2007 dopo l'approvazione del Consiglio e del Parlamento. Il Fondo sarà dotato di un nuovo regolamento della Commissione  il 1° marzo.

Disporrà di 500 milioni di euro all'anno, provenienti dai crediti non spesi, attribuiti ad altre voci di bilancio.

Potranno beneficiarne ogni anno da 35 mila a 50 mila lavoratori. Ma il numero varierà in funzione delle necessità reali degli Stati membri.

Servirà per dare aiuti nella ricerca di un impiego, per la formazione e la riqualificazione, per l'integrazione del reddito dei lavoratori ultra cinquantenni, che accetteranno di ritornare al lavoro con una retribuzione meno elevata.

Il Fondo sosterrà gli interventi individuali a favore dei lavoratori per una durata massima di 18 mesi.

Gli interventi saranno fatti dietro domanda di sovvenzione dei singoli Stati e saranno giustificabili per perdite d'impieghi derivanti da delocalizzazioni, cambiamenti profondi della struttura degli scambi commerciali internazionali o declino progressivo della quota di mercato di un dato settore .

Le perdite di posti di lavoro dovranno interessare almeno 1.000 dipendenti di un'azienda in una regione a disoccupazione sopra la media o di un settore d'attività che rappresenta almeno l'1% dell'occupazione della regione.

Postato da: orsola a 11:32 | link | commenti (1)
occupazione 109

02/03/2006

Delusioni della meritocrazia scolastica

Nella cultura del nuovo capitalismo cambia l'idea di meritocrazia (v. Come cambia il lavoro e la vita nel nuovo capitalismo, iriospark, 1 marzo 2006) e alla "caduta d' illusioni sulla meritocrazia" scolastica è dedicato il libro "L'inflation scolaire. Les désillusions de la méritocratie", Seuil, 2006, appena pubblicato da Marie Duru - Bellat.

L'autrice è una sociologa dell'educazione, professore nell'Université de Bourgogne, ricercatrice dell'Institut de recherche en éducation, IREDU - CNRS, specialista della disuguaglianza scolastica.

In 106 pagine fitte di dati, di problemi e di considerazioni mette in discussione la credenza diffusa che elevare il livello di qualificazione aumenti il progresso economico e la giustizia sociale.

"Lo Stato può pensare che sia sua responsabilità attrezzare al meglio possibile le nuove generazioni per affrontare un mercato del lavoro difficile. Allo stesso modo le aziende vi trovano la loro convenienza: l'abbondanza di diplomati mette a loro disposizione un 'esercito di riserva' qualificato, fattore di pressione sull'andamento delle retribuzioni e rassicurante, dato che non si sa come sarà il futuro ... Che benefici trae la società da una popolazione sempre più istruita?". Spiega Marie Duru - Bellat.

L'interesse all'allungamento degli studi è incontestabile per i paesi in sviluppo, ma ha dei limiti nelle economie sviluppate. Per gli individui, innanzitutto, che rimanendo più tempo sui banchi  di scuola non hanno maggiore riconoscimento dei loro meriti , nè  abbandonano pi0 facilmente la condizione sociale originaria  Per la società poi, perchè la distribuzione degli incarichi e delle occupazioni non è fatta in maniera più pertinente, se poggia soltanto sui diplomi rilasciati dalla scuola.

"Di fronte alle delusioni e ai sentimenti di retrocessione, che l' 'inflazione scolastica' provoca e incrementerà ancora domani, forse è giunto il tempo di disfarsi di un'idea diventata un dogma e di ripensare i  modi d'entrare nella vita".

L'autrice rileva che paradossalmente sono le categorie più privilegiate ad adattare alla logica del merito, quindi della competizione e della graduatoria, le loro strategie per fare accedere i propri figli ai diplomi più redditizi.

Proprio quelle categorie che sono "lontane dal rispettare le regole di una società meritocratica", continua Duru - Bellat, analizzando "le promesse deluse d'ascesa sociale" e il peso di "merito e giustizia sociale" nella scuola e al completamento degli studi, quando "il valore del diploma non è quello del diplomato (del suo 'capitale umano'), ma quello che gli attribuisce il mercato del lavoro".

Tuttavia il rendimento individuale dei diplomi è incontestabile.

Ma non si può pensare che "se tra i diplomati superiori ci sono meno disoccupati che tra i giovani senza formazione, basti sviluppare l'educazione fino a che un'intera classe d'età sia interamente fatta da diplomati superiori per eliminare di colpo la disoccupazione".

Bisogna ripensare le finalità della formazione. Lo sviluppo dell'educazione non è un fine in sè, che giustifica "l'inflazione scolastica".

Serve più formazione per quale obiettivo? Per il mercato del lavoro, per lo sviluppo culturale o per la riduzione delle differenze sociali?

Nel mondo ci sono sistemi scolastici con obiettivi differenti e si ottengono risultati positivi di grado diverso, sul piano della competenza tecnica, del civismo, dell'orientamento sociale e dell'etica da percorsi formativi simili.

Come uscire dalla trappola dell' "inflazione scolastica"?

I dilemmi di una politica scolastica chiara sono:

-  rinforzare la meritocrazia o cambiare radicalmente il modello di riferimento?
-  ripensare i fondamentali saperi scolastici o adattare i dispositivi pedagogici che provocano disuguaglianza fino dai primi anni?

L' "inflazione scolastica" è una fuga in avanti, che mostra incertezza e malessere per il futuro che offre ai giovani e non è esente da cinismo economicistico.

Senza cambiamenti continueranno ad essere i giovani, che "in fine subiranno la svalutazione dei loro diplomi a beneficio del mondo del lavoro".

Postato da: orsola a 17:52 | link | commenti (1)
formazione 112

Sindacati e Governo insieme per riprogettare l'Italia

I sindacati CGIL, CISL, UIL, e ora anche UGL, sono di fatto in Italia le uniche associazioni di lavoratori d'ogni tipo e di ex lavoratori capaci di mobilitare, oltre ai loro milioni di aderenti, milioni di altre persone interessate ai temi della politica economica e sociale.

E' una leadership legata alla loro rappresentatività, alla loro capacità di interpretare e integrare le diverse istanze dal basso e, a partire da queste, di indicare anche le priorità dell'azione di governo. Questa funzione generale è esercitata sul terreno delle mediazioni contrattuali specifiche, del comportamento sindacale quotidiano.

Quando al XV Congresso di Rimini, ieri, Epifani ha spiegato che era "il tempo della politica", ha voluto probabilmente  soltanto ricordare il compito di contribuire al miglioramento delle condizioni generali del paese, che hanno i sindacati. Una finalità che nei paesi democratici appartiene a tutte le associazioni di rappresentanza dei lavoratori, non esclusivamente corporative.

Questo compito non va svolto nè per adesione, nè per supplenza.

"Il Governo ha fallito, adesso bisogna riprogettare il Paese", ha continuato Epifani.

Perciò la CGIL mette a disposizione di tutti le sue analisi e le sue proposte.

 Offre a Prodi - e non al Centrodestra, che non ha mai voluto dialogare con il sindacato - un "accordo di legislatura" da "chiedere al nuovo governo", "se CISL e UIL fossero d'accordo", un vero e proprio patto, che sia portato avanti da un sindacato soggetto politico: un patto fiscale capace di reperire risorse da destinare agli investimenti, all'istruzione, al welfare. Bisogna spostare le risorse verso gli impieghi produttivi.

"I cinque anni di questa legislatura presentano la crescita media più bassa della storia d'Italia". "La scelta di ridurre le tasse e premiare le rendite e i patrimoni, ha ricordato il Segretario generale della CGIL, non ha pagato". "Servono una nuova politica industriale e delle infrastrutture".

Alternative non sembrano esserci per Epifani, che definisce la sua proposta un "programma ambizioso", che escluda i due tempi, prima il risanamento, poi il resto, ma sia portato avanti insieme con la partecipazione sindacale.

E' un programma rischioso oltre che ambizioso. Richiede  il consenso dei rappresentati, la partnership degli altri sindacati , il sostegno dei partiti della Sinistra e la vittoria elettorale dell' Unione per potersi concretizzare.

Riuscirà la CGIL a convincere gli altri a  fare sistema?

Postato da: orsola a 12:12 | link | commenti (3)
relazioni industriali62

01/03/2006

Dave Christensen, Fireball, disegno per flipper Bally.

Postato da: orsola a 17:33 | link | commenti

Come cambia il lavoro e la vita nel nuovo capitalismo

L'edizione italiana dell'ultimo libro di Richard Sennet appare contemporaneamente a quella americana e ne riprende fedelmente il titolo: "La cultura del nuovo capitalismo", Intersezioni, Il Mulino, Bologna, 2006 ("The culture of the new capitalism", Yale University Press, New Haven-London, 2006). Il libro nasce dalle Castle Lectures su Etica, Politica ed Economia, tenute presso la Yale University nel 2004.

Sennet insegna sociologia nel Massachussetts Institute of Technology e nella London School of Economics, due tra i più autorevoli e prestigiosi centri di formazione superiore del mondo. E' considerato un "sociologo critico" per i suoi interessi di studioso, metodi di ricerca e proposte di soluzione.

Il suo nuovo libro riprende e approfondisce questioni esplorate in un'opera del  1972, scritta con  Jonathan Cobb, "The hidden injuries of class" e in un'altra del 1998 sulle conseguenze del capitalismo flessibile per la vita delle persone, "The corrosion of character. The personal consequences of work in the new capitalism".

Come scrive nell'introduzione di "La cultura del nuovo capitalismo": "Tornai a intervistare i lavoratori: non quelli manuali, bensì i lavoratori del ceto medio, che si trovano nell'epicentro del boom globale, ossia nelle industrie hi - tech, nel campo della finanza e dei media ... l'ideale culturale del nuovo capitalismo nella sua forma più marcata ... Fui pertanto sorpreso nell'imbattermi in un vasto gruppo di individui del ceto medio con la sensazione che la loro vita stesse andando alla deriva".

Sennet rileva che lo smantellamento delle grandi istituzioni del welfare, come l'assistenza sanitaria e l'istruzione, la frammentazione della grande impresa e la perdita di sicurezza del posto di lavoro tendono ad essere accettate con rassegnazione dagli americani.

Solo un certo tipo di persone riesce a prosperare in condizioni sociali instabili  e frammentate.

Per stare sull'onda devono affrontare tre sfide:

-  la prima è quella del tempo, vagando da un'attività all'altra, da un lavoro all'altro, da un luogo all'altro, il singolo deve "improvvisare la propria biografia, oppure cavarsela senza pretendere che il senso della propria identità trovi sempre delle conferme";
-  la seconda riguarda la qualifica, molte abilità hanno vita breve e "la cultura moderna si orienta verso un'idea di meritocrazia che guarda alle capacità potenziali anzichè alle prestazioni passate";
-  la terza è la disponibilità a rinunciare alle abitudini e a staccarsi dal passato," i servizi resi in passato non assicurano ad alcun dipendente un posto garantito".

Ricorrendo al metodo etnografico, Sennet investiga come la rivoluzione informatica ha effetti sulla piramide burocratica attraverso una nuova forma di centralizzazione e come l'organizzazione flessibile provoca la "casualizzazione" della forza lavoro, della struttura aziendale e della collaborazione.

Analizza l'aumento della distanza nella prassi sociale con la diffusione del lavoro a termine e delle attività di consulenza. "Rivolgendosi a consulenti, la dirigenza aziendale al centro della macchina MP3 può allontanare da sè la responsabilità delle decisioni dolorose".

"L'attività di consulenza rivela un fondamentale spostamento della base burocratica ... Il potere può essere concentrato al vertice, ma non per questo l'autorità aumenta".

Diminuisce così la lealtà nei confronti delle istituzioni, si indebolisce la fiducia tra i dipendenti e si riducono le informazioni necessarie ai processi di adattamento .

Sennet approfondisce l'analisi dei fattori che rendono una minaccia moderna lo "spettro dell'inutilità" delle persone: l'offerta mondiale di forza-lavoro, l'automazione e il prolungamento delle prospettive di vita. Chiarisce che "L'obsolescenza delle qualifiche è un elemento durevole del progresso tecnologico. L'automazione è indifferente all'esperienza". Mostra l'inadeguatezza dello Stato sociale nella lotta alla disoccupazione e nello sviluppo dei sistemi pensionistico e sanitario. "Il culto della meritocrazia non è in grado di fare niente contro queste paure. Maggiori opportunità per una migliore integrazione sociale si dischiudono se cerchiamo nuovi modi in cui le persone possano essere riconosciute come membri utili della società".

L'utilità è una dichiarazione simbolica che acquista maggiore valore quando viene dallo Stato.

Il potere del consumo, la politica come consumo e il cittadino come consumatore sono le conseguenze delle nuove istituzioni. "La cultura del nuovo capitalismo è intonata a singoli eventi, transazioni, interventi". Celebra il cambiamento personale, non il progresso collettivo. Il pensare a breve termine prevale sul processo.

Il libro "La cultura del nuovo capitalismo" continua l'analisi del cambiamento economico e sociale indotto dal capitalismo contemporaneo, mostra le cause reali all'origine delle condizioni sociali instabili e frammentate in cui molte persone vivono, rileva gli effetti perversi dell'hi-tech sulle competenze e le abilità personali, sulla cultura del consumo e sulla politica.

Sennet colloquia volentieri con il lettore. Scrive in modo accattivante e sviluppa i suoi argomenti con una logica stringente.

Ne risulta un testo denso di incitamenti alla riflessione e di richiami alle ricerche e alla letteratura più recenti.

Postato da: orsola a 16:18 | link | commenti (8)
fondamenti 91