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Argomenti di febbraio
Competitività: 10 - Concentrazione dei media in Europa; Economia: 2 - Crescita dell'economia e della parità donna-uomo; 22 - Previsioni economiche 2006 della Commissione europea; Fondamenti: 8 - Giochi organizzativi; 21 - Antropologia delle percezioni; Formazione: 17 - Videogiochi per la vera guerra; Gestione e sviluppo: 15 - Qualificazione dei lavoratori e qualità del lavoro; Occupazione: 6 - Mercato del lavoro più aperto; 15 - Strategia europea di protezione sociale e occupazione; 20 - Mobilità e occupazione dei lavoratori europei; 21 - Europei disposti alla mobilità; 23 - Ricerche italiane su lavoro e occupazione; 27 - Occupazione femminile in Europa; 27 - Discriminazione positiva; Politica: 8 - Priorità politiche per la ripresa economica dei paesi OECD; 14 - Costi dell'invecchiamento nell'UE; 28 - Opa, contropa e spirito d'Europa; Relazioni industriali: 7 - 30 anni di sindacalismo europeo; Società: 1 - Chompa de Evo; 6 - Modi di vita dopo i 75 anni; 8 - AAA. Agenti segreti cercansi; 9 - Superprofitti; 13 - Battaglia ambientale; 16 - Que viva Che! Per il business; 20 - eBay; 20 - Vendita della portaerei Clemenceau;22 - Mercato del concepimento; 23 - Konopizza; Tecnologia: 24 - Appartarsi con il telefonino; 27 - Ogni secondo c'è un nuovo blog.
Opa, contropa e spirito d'Europa
L'Unione europea si va configurando sempre più come un'area protetta di mercato dei consumi. L'obiettivo primario che la Commissione Barroso ha perseguito, su sollecitazione degli Stati membri economicamente più forti, è stato infatti quello di fare barriera contro le invasioni del tessile cinese, dei prodotti agricoli provenienti dai paesi in sviluppo e di mostrare indifferenza verso le ristrutturazioni produttive e le delocalizzazioni aziendali.
Suscita perciò sorpresa che il commissario al Mercato interno Charlie McCreevy dichiari - finalmente! - che l'iniziativa del governo francese di contrastare l'intenzione di Opa dell'Enel con la fusione Gaz de France - Suez viola lo "spirito UE".
Il patriottismo economico manifestato con il messaggio dato sabato dal primo ministro Dominique de Villepin, in compagnia del suo ministro dell'Economia e dei PDG dei due gruppi aziendali in vista di fusione, è stato giustificato con la "sfida strategica" di garantire l'ndipendenza energetica della Francia.
Lo stesso spirito che ha mosso l'Enel e ha provocato la reazione dell'amministratore delegato all'annuncio francese: "Questo somiglia alla sepoltura dell'Europa dei mercati". A cui sono seguiti, naturalmente, gli interventi del presidente del Consiglio e del ministro dell'Economia italiani.
E' curioso che due governi che si dichiarano liberisti entrino in conflitto per fare assumere posizioni dominanti nei loro paesi e sul mercato europeo ad aziende dell'energia. Anche se l'aumento del prezzo del petrolio e la crisi del gas russo hanno dato maggiore importanza alla questione energetica.
Nella battaglia non c'è soltanto rinazionalizzazione, come è stato detto in modo complicato. C'è una perdita di libertà della circolazione dei capitali e un altro fallimento dello show business.
Se lo "spirito UE" doveva essere, almeno, quello dei mercati, bisogna constatare che le politiche protezionistiche nazionali si sono sommate alla stasi di quelle europee per l'armonizzazione.
L'UE ha fatto così ancora un passo indietro rispetto ai tempi della Commissione Delors, quando venti anni fa questa ipotizzava il ricorso all'autorità dell'ONU per regolare e sanzionare la reciprocità tra Stati delle offerte pubbliche d'acquisto e dei flussi finanziari.
Dati sulle aziende
Enel ha avuto nel 2004 ricavi per 36,5 miliardi di euro. Gli utili netti sono stati 2,7 miliardi. Occupa 64 mila persone. Lo Stato detiene, con il ministero dell'Economia, il 20,9% del capitale e, attraverso la Cassa depositi e prestiti il 10,2%. Il rimanente 68,9% è sul mercato azionario.
Gaz de France ha realizzato nel 2005 ricavi per 22,4 miliardi di euro. Nel 2004 ha avuto utili netti per 1,05 miliardi. Occupa 38 mila persone. Lo Stato detiene il 70% del capitale. L'altro 30% è sul mercato azionario.
Suez ha avuto nel 2005 ricavi per 41,5 miliardi di euro. I suoi utili netti sono stati nel 2004 1,8 miliardi. Occupa circa 161 mila persone. Il suo capitale è diviso tra gruppo Bruxelles Lambert, Crédit agricole, Caisse des dépots, Cogema (16,2%) e i dipendenti (4,2%). Il 79,6% è sul mercato azionario.
Ogni secondo c'è un nuovo blog
La blogosfera è cresciuta 60 volte in tre anni.
Technorati, il sito di ricerca e censimento dei blog, ne ha contati 27 milioni 200 mila, ma quasi ogni secondo nasce un nuovo blog, 75 mila al giorno, 2 milioni e mezzo al mese.
Ogni ora sono pubblicati 50 mila post.
Sono i dati riferiti da Dave Sifry, fondatore e CEO di Technorati, in due post pubblicati questo mese sul suo blog: "State of the blogosphere", part 1, "On blogosphere growth" e part 2, "Beyond search".
Dei blog neonati quasi la metà, 13 milioni e 700 mila, dura oltre tre mesi, una proporzione relativamente costante.
Sul 10% di essi è pubblicato settimanalmente almeno un post.
C'è anche un 10% di spam, di blog fatti per generare traffico e giustificare pubblicità non richiesta.
Dal gennaio 2005 ci sono 81 milioni di post rintracciati da Technorati e censiti con i tag in più di 2500 categorie, ma la loro crescita è di 400 mila al giorno.
I blog di maggiore successo sono 155 mila, che hanno da 20 a 1.000 link, hanno raggiunto per contenuto, forma e interazione una posizione autorevole e rilevante nella blogosfera.
L'offerta di informazioni tramite blog supera qualsiasi possibilità di domanda e il mercato potenziale, secondo Gallup,è rappresentato dal 9% degli internattari.
Il giornalista Clive Thompson sul "New York Magazine" del 22 scorso in un articolo sull'economia dei blog, intitolato "Blogs to riches. The haves and haves - nots of the blogging boom", ha individuato tre strade possibili di successo: " il turista per caso", il blog frutto di un autore talentoso, riconosciuto per circostanze che difficilmente si ripetono, l'approccio "discografico", di un blogger che prova a cercare il successo in tutte le direzioni, l'approccio "boutique di lusso", del produttore che punta su una nicchia specializzata di comunicazione alta di gamma.
Il rapporto ascesa/scomparsa è di 1 a 10.000. Il mercato relativo seleziona ferocemente e bisogna lavorare sodo per sopravvivere.
"L'era del blog gran mogol è già qui", ha detto a Thompson il blogger di successo Pete Rojas, esperto di gadget e collaboratore di "Wired".
Occupazione femminile in Europa
Nuovo rapporto della Commissione europea sulla "Parità donne - uomini 2006" e altro invito al Consiglio perchè esorti gli Stati membri nella prossima riunione di fine marzo a ridurre le differenze in materia di occupazione, paghe e carriere e a favorire la conciliazione lavoro - vita privata.
I dati del rapporto indicano che nell'UE25 alla fine del 2004, l'occupazione femminile è stata al di sotto di quella maschile del 15,2%, che le retribuzioni delle donne sono state mediamente inferiori del 15% e che esse hanno rappresentato soltanto il 32% dei manager, pure se hanno occupato il 75% dei nuovi impieghi creati negli ultimi cinque anni.
Le differenze occupazionali tra donne e uomini sono inferiori al 10% in Svezia, Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi e superiori al 20% a Cipro, Lussemburgo, Italia, Spagna, Grecia e Malta.
Per di più le lavoratrici europee sono confinate in settori deteminati: più del 40% opera nella sanità e nella pubblica amministrazione contro il 20% degli uomini.
Il 32,6% delle donne lavora a part time rispetto al 7,2% degli uomini.
Le top manager e le consigliere d'amministrazione sono solo il 10%.
Il tasso di occupazione delle donne tra i 20 e i 49 anni scende dal 75,4% di quelle senza figli al 61,1% di quelle che hanno figli e il 23,3% di queste ultime lavora a part time contro il 15,9% delle donne senza figli.
L'assenza di una equa possibilità di conciliare vita familiare e professionale ha portato molte donne ad uscire dal mercato del lavoro con pregiudizio per la natalità e l'economia dell'UE. Particolarmente significativo è questo fenomeno in Grecia, Spagna, Italia, Cipro, Germania, Polonia, Francia, Cechia e Belgio.
"Discriminazione positiva".
Disegno di Otto, Le Monde, 26-27 febbraio 2006.
Appartarsi con il telefonino
Maryam Kamvar della Columbia University e Shumeet Baluja della Carnegie Mellon University, ricercatori di Google, hanno scoperto che il 20% degli utenti di telefoni cellulari va a caccia di materiale porno. E' una percentuale molto superiore all'8,5% di quelli che fanno analoghe ricerche con il personal computer.
I due ricercatori hanno considerato l'universo degli abbonati alle reti di telefonia mobile degli USA, il 57% della popolazione residente, e hanno rintracciato attraverso una serie di 25 parole categorizzate, come significative per la domanda di materiale porno, la frequenza dell'uso del telefonino per tale scopo.
Le categorie sono state definite costruendo dei cluster con migliaia di termini, che potevano essere interrelati alle parole significative per l'oggetto della ricerca, presenti in più di un milione di pagine, osservate per la durata di un mese nel 2005.
L'elevata percentuale di richieste di materiale porno per mezzo del telefonino è spiegato così:
- c'è un'accessibilità maggiore e più rapida che con il pc;
- la possibilità di ricerca delle informazioni è più nuova di quella con il pc, può darsi che, superata la fase iniziale, la richiesta declini;
- le persone che usano il telefonino hanno una riservatezza e un confort superiori a quelli del pc;
- il telefonino è visto come uno strumento più intimo del pc;
- sul telefonino c'è una minore presenza estranea, quale è quella data sul pc da pagine cache, autocompletamento dei termini cercati o URL.
Konopizza
"L'originale è solo con la kappa ! " precisa la home page del sito.
Entri cliccando e un banner si intromette con un "Benvenuto HappyKono !" il nuovo finger food di tendenza , tra l'utente e la pagina introduttiva, occupata dai cinque annunci ruotanti, "La tavolozza", "Konomenu", "Konodolce", "Konosnack" ed "Eventi". La stringa alla base della videata reca scritto : "Una cena alternativa?", "Un party senza impegno?", "Niente è meglio di Konopizza per sedurre gli amici".

Superata la barriera delle K, dei punti esclamativi e interrogativi, il cibernauta si trova nel sito di Konopizza, una multinazionale italiana del franchising, fondata nel 2003 a Padova, dove è tuttora l'holding PiKono srl, che controlla le società Konopizza all'estero ed E.C.Engineering, che realizza i macchinari e la produzione.
Scopre che Konopizza è una pizza ripiegata dentro un cono, che "rende infine possibile mangiare la pizza camminando", che ci sono confezioni e prodotti, salati e dolci, come il "cool food" Konosnack , il "Take away" da 5 o 6 Konopizze di gusti differenti e i gelati.
L'azienda ha affiliati in Italia (anche in Campania), in Francia, Germania, Grecia, Spagna, Russia, Indonesia, Kuwait, Nuova Zelanda, per il momento.
Sugli effetti gustativi del nuovo prodotto c'è già discussione nei forum su Internet fra sostenitori accaniti e detrattori oltraggiati nel ricordo della pizza.
Ricerche italiane su lavoro e occupazione
Informazioni apparentemente contraddittorie risultano da quattro ricerche, importanti per conoscere esigenze e modi di gestione delle Risorse Umane, pubblicate dai quotidiani italiani ieri e oggi.
Tre indagini sono il frutto di istituti di ricerca e hanno raccolto le opinioni degli uomini d'azienda, una quarta è stata fatta dal consorzio universitario "AlmaLaurea" e ha coinvolto gli ex studenti.
Il sondaggio Ipsos - Cise è stato rivolto a commercianti e artigiani per rilevare quelle che il "Sole - 24Ore" ha chiamato le urgenze dell'economia, in vista delle elezioni politiche del 9 aprile.
Riguarda la gestione delle Risorse Umane che la percentuale maggiore delle risposte (22%), abbia indicato tra le priorità per la ripresa "più flessibilità del lavoro", che tra le misure utili per la propria impresa la maggioranza delle indicazioni (30%) sia stata "riduzione del costo del lavoro", alla pari con "meno burocrazia", che la zavorra, che "danneggia di più il sistema economico italiano", sia al secondo posto il "costo del lavoro" (23,2%), dietro la "scarsa qualità della politica" (29,4%).
Il 63% si pronuncia per il cambiamento dell'attuale modello di contrattazione.
Non sorprende perciò che il 28% degli intervistati approvi come positiva (26%) e molto positiva (2%) la riforma Biagi.
Ma l'indagine dell'Associazione nuovi lavori "il 'nuovo' nel mercato del lavoro: presente e futuro", riportata stamattina da "la Repubblica", analizzando le forme contrattuali, dice che solo il 9,4% dei contratti stipulati dopo la "riforma Biagi" è di quelli regolati da questa legge. Infatti il 23% dei datori di lavoro intervistati ammette di preferire dipendenti stabili e i contratti a tempo indeterminato sono la maggioranza: riguardano il 73,2% degli addetti. Mentre c'è ancora un 17,4% con contratti atipici pre-legge 30/2003.
La ricerca, si badi bene, è stata effettuata su un campione di 1000 imprese di piccole e medie dimensioni di tutti i settori, dall'industria al commercio.

Fonte: la Repubblica, 23 febbraio 2006
La ricerca "AlmaLaurea" ha toccato 74 mila laureati di 36 università. Stando ai dati, riportati dal "Corriere dell sera", la percentuale di occupati dopo un anno dalla laurea è stata del 53,7% nel 2004, con un calo dello 0,5% rispetto al 2003.
L'occupazione poi per tipo di laurea smentisce un altro luogo comune: se a un anno e a tre anni dopo la conclusione degli studi universitari, i diplomati dei corsi a indirizzo tecnico - scientifico sono avvantaggiati sul mercato del lavoro, dopo 5 anni i laureati in scienze umane e sociali sono occupati per l'86,4% contro l'86,0% dei laureati in materie tecnico - scientifiche.
La stabilità dell'occupazione è elevata nel settore privato (74% delle assunzioni), mentre è molto ridotta nel pubblico (31%), anche se il lavoro atipico è cresciuto del 10% dal 1999 al 2004 e ha toccato il 48,5% dei laureati occupati nel 2004.
La doccia scozzese continua.
Fondirigenti ha pubblicato i "Primi risultati della ricerca: la dimensione strategica delle Risorse Umane", frutto di un' "indagine del sistema di PMI italiane". Per essa "sono state intervistate ... 68 imprese operanti in settori strategici per l'economia italiana", in maggioranza di medie dimensioni.
Solo nel 21% dei casi analizzati le competenze distintive dell'impresa risiedono nella gestione delle Risorse Umane e solo nel 4% dei casi i manager ritengono di dovere sviluppare maggiormente le competenze che l'azienda possiede nell'ambito delle Risorse Umane.


Che ne è dei tanto discussi "valore strategico delle Risorse Umane" e della "partnership strategica" della relativa funzione organizzativa aziendale?
Tutte e quattro le ricerche indicate non solo sono state realizzate da organismi autorevoli, ma hanno anche dato luogo ad ampia diffusione in ambito istituzionale, associativo e giornalistico.
Le contraddizioni sono, naturalmente, apparenti: sono le diverse facce della stessa realtà, analizzata con chiavi di lettura diverse.
Mercato del concepimento
La domanda e l'offerta di cure per la fertilità umana, l'evoluzione delle tecniche e dei prodotti, l'industria farmaceutica e le cliniche per la procreazione assistita, i modi di scambio e la formazione dei prezzi, la medicina e la regolamentazione giuridica, costituiscono il ricco mercato mondiale del fare i bambini, che Debora L. Spar descrive in "Baby business: how money, science and politics drive the commerce of conception", Harvard Business School Press, 2006.
Spar è professore di Business administration e presiede il programma "Making markets work" nella HBS.
Il mercato del concepimento, ricorda in apertura del suo libro, si è aperto negli anni '20 con la scoperta e la produzione di massa degli estrogeni. Le sue dimensioni sono quintuplicate con l'uso degli ormoni negli anni '70. Ma è esploso nel 1978 con la nascita della prima bambina per mezzo della fecondazione in vetro. Già nel 1983, solo negli Stati Uniti, 150 bambini sono stati concepiti così.
In alcuni capitoli inquietanti l' autrice descrive come sono cambiate le tecnologie riproduttive e come avviene la scelta degli embrioni da impiantare nell'utero. Ritiene che gli scienziati abbiano compiuto in tale modo il primo passo per la clonazione dell'uomo.
"C'è un mercato mondiale del fare i bambini che attira centinaia di migliaia di persone" , che "la natura non ha dotato adeguatamente".
Spiega che questo nuovo mercato comprende le cliniche per la fertilità, le aziende farmaceutiche, i medici e le aziende sanitarie, perchè nel 2001, solo negli Stati Uniti , sono nati 41.000 bambini con la fecondazione in vetro. "Di essi seimila sono stati generati con ovuli donati e seicento circa sono stati portati a termine con uteri in affitto".
Le cliniche per la fertilità americane nel 2001 hanno avuto un giro d'affari di 2 miliardi e 700 milioni di dollari. Ma il Center for disease control & prevention stima che il 12% delle donne tra i 15 e i 44 anni e il 30% degli uomini adulti siano sterili.
Un mercato enorme, giacchè il costo di ogni intervento di fecondazione artificiale è mediamente di $ 12.400, con possibilità di riuscita nel 25% dei casi, probabilità che scende al 9% per le donne con più di 40 anni.
Gli Stati Uniti non hanno ancora risposto a questo mercato emergente per il loro "tipico laissez - faire". Al contrario, in Europa "gli usi della fecondazione artificiale, la creazione e la distruzione degli embrioni umani sono stati regolamentati per legge".
Spar propende per il sistema di norme della Britain's Human Fertilisation and Embryology Authority, che "approva e monitora ogni intervento clinico di fecondazione artificiale" in tutte le fasi del processo, a cominciare dalla donazione degli ovuli.
E la conclusione è che il baby business "dovrà essere governato da un sistema di diritti di proprietà".
Ogni considerazione di bioetica è assente da questo libro, che considera gli aspetti puramenti produttivi e commerciali del concepimento. Per l'autrice si tratta di un mercato come un altro.
Parlare di eccessi di pragmatismo è forse troppo benevolo.
In un' intervista del 13 febbraio a "Working knowledge", il bollettino online dell'Harvard Business School, Debora Spar motiva così perchè ha scritto il suo libro: "Ho voluto ricostruire l'evoluzione storica di altre tecnologie", la loro diffusione e commercializzazione, dopo avere studiato l'evoluzione di Internet. Mio marito ed io abbiamo deciso che se un giorno vorremo avere un figlio ricorrerò alla "tecnologia riproduttiva" ed "era essenziale capire questo mercato".
Previsioni economiche 2006 della Commissione europea
Le ultime previsioni di crescita economica per l'UE, comunicate ieri durante la conferenza stampa del commissario per gli Affari economici Almunia, migliorano al 2,2% le attese di incremento del PIL, contro il 2,1% delle stime fatte in novembre e confermano all'1,9% quelle per la zona euro.
Crescita reale del PIL
(previsioni annuali %)
|
Stima
febbraio 2006 |
Stima
novembre 2005 |
|
| Germania |
1,5
|
1,2
|
| Spagna |
3,1
|
3,2
|
| Francia |
1,9
|
1,8
|
| Italia |
1,3
|
1,5
|
| Euro area |
1,9
|
1,9
|
| Regno Unito |
2,4
|
2,3
|
| EU25 |
2,2
|
2,1
|
Come si vede dalla tabella, per l'Italia le previsioni sono riviste al ribasso, dall'1,5% delle stime autunnali all'1,3% di quelle diffuse ieri. La causa è la contrazione dello 0,8% della produzione industriale nel quarto trimestre del 2005 . Ma la tendenza al miglioramento della fiducia e della produzione industriale, manifestatasi nel primo trimestre 2006, potrebbe portare ad una ripresa.
Fiducia e produzione industriale in Italia

Il rapporto prezzi al consumo - inflazione, previsto nelle stime comunicate ieri, conferma le formulazioni di novembre.
Rapporto prezzi al consumo/inflazione
( previsioni annuali %)
|
Stima
febbraio 2006 |
Stima
novembre 2005 |
|
| Germania |
1,6
|
1,6
|
| Spagna |
3,5
|
3,3
|
| Francia |
2,0
|
2,1
|
| Italia |
2,1
|
2,1
|
| Euro area |
2,2
|
2,2
|
| Regno Unito |
2,0
|
2,2
|
| EU25 |
2,2
|
2,2
|
Europei disposti alla mobilità
Eurobarometro ha pubblicato ieri i risultati di un'indagine sulla disponibilità dei cittadini dell'UE alla mobilità geografica per lavoro (v. Mobilità e occupazione dei lavoratori europei, iriospak, 20 febbraio 2006), condotta fra settembre e ottobre dell'anno scorso con interviste dirette su un campione rappresentativo di 24.642 persone di età superiore ai 15 anni, residenti nei 25 Stati membri.
Il 46% degli intervistati ritiene che un trasferimento in un altro paese sia un fatto positivo, contro l'11% che lo considera negativo e, per la mobilità del lavoro, queste percentuali salgono al 49% di persone favorevoli e al 19% di contrarie.
Tra paesi dell'UE ci sono forti differenze: i cittadini dell'Irlanda, della Danimarca, della Svezia e della Slovacchia sono disposti alla mobilità geografica in misura superiore al 60%, quelli di Cipro e della Grecia, al contrario, in misura inferiore al 30%. Gli italiani orientati allo spostamento sono il 38%.
Gli ostacoli maggiori alla mobilità potrebbero venire, secondo gli intervistati, da scarsa competenza linguistica (58% ), da difficoltà di trovare lavoro (28%) e di adattamento a una diversa cultura (24%).
I fatti ritenuti positivi sono la scoperta di un nuovo ambiente (45%), il maggiore reddito (38%), le migliori condizioni di lavoro (36%) e il conoscere altra gente (24%).
La prontezza a cercare lavoro in un'altra regione o paese, in caso di disoccupazione , raggiunge una percentuale media del 68%, con escursioni dal 75% dei francesi e degli olandesi al 48% degli ungheresi e al 49% degli irlandesi. Gli italiani, con il 69% sono al sesto posto della graduatoria.
La "cultura della mobilità del lavoro" è stata misurata dai ricercatori di Eurobarometro con la durata dell'impiego presso lo stesso datore di lavoro e con l'individuazione dei motivi che potrebbero farlo cambiare nei 5 anni successivi.
N° posti di lavoro cambiati per classi di età
(UE25)
| 15 - 24 | 25 - 34 | 35 - 44 | 45 - 54 | 55 - 64 | +65 | Totale |
|
2,8 |
3,6 |
4,2 |
4,2 |
4,2 |
4,5 |
3,9 |
La durata media rilevata di un impiego presso lo stesso datore di lavoro è di 10,6 anni in Europa, contro 6,7 in USA e 12,2 in Giappone.
Circa il 10% dei lavoratori europei hanno avuto lo stesso lavoro per meno di un anno, il 36% tra uno e cinque anni, il 17% tra sei e dieci anni e il 36% è rimasto nello stesso impiego per più di 10 anni.
Cause di mobilità nei prossimi 5 anni

Come si vede dal grafico seguente, la stabilità e la mobilità sono correlate all'età, al tipo di contratto di lavoro, alla qualificazione professionale e alla situazione familiare.
Lavoratori poco stabili (UE25)

Lavoratori molto stabili (UE25)

Antropologia delle percezioni
"C'è la foresta del fannullone, del fuggiasco, quella dell'Indiano, la foresta del cacciatore, del guardiacaccia o del bracconiere, quella degli innamorati, degli ornitologi, anche la foresta degli animali o dell'albero, quella del giorno e della notte. Mille foreste nella stessa, mille verità di uno stesso mistero che si nasconde e non si dà mai che in frammenti".
"Le percezioni sensoriali aggrovigliate a dei significati disegnano i limiti fluttuanti dell'ambiente in cui viviamo, ne dicono l'estensione e il sapore".
L'antropologo David Le Breton, professore all'Università di Strasburgo in "La saveur du monde. Une anthropologie des sens", Métailié, Parigi, 2006, convince il lettore a fare un giro nelle infinite varietà sensibili del mondo, tra le innumerevoli diversità della nostra percezione rispetto a quello che provano gli altri.
Il percorso si svolge tra il cibo e la cucina, tra gli alimenti, "oggetti sensoriali totali", che si divorano con gli occhi, con l'odorato, con la masticazione, tra il vedere i colori, sentire i suoni, toccare, palpare, sentire nell'abbraccio o nella sofferenza: è un portare allo stesso livello pelle e pensiero nella concretezza delle cose.
Prima del pensiero c'è il senso. "Sento, dunque sono", è la riflessione di Le Breton a ricordare che la condizione umana è innanzitutto corporale.
Le percezioni sensoriali non derivano soltanto dalla fisiologia, ma prima di tutto dall'orientamento culturale, vengono da differenti educazioni. In ciascuno dei nostri cinque sensi ci sono apprendimenti, che agiscono come tanti filtri di cui non sempre abbiamo coscienza.
Le Breton esplora i sensi come pensati dal mondo. Mostra che l'esperienza di ognuno è la sua, individuo legato alla sua cultura e alla sua storia personale, che ogni società disegna una "organizzazione sensoriale", che le è propria.
"La saveur du monde" cerca di individuare come la strutturazione dell'esperienza sensoriale varia da una cultura all'altra a seconda del significato e dell'importanza relativa attribuita a ogni senso. Cerca di rintracciare l'influenza di queste variazioni sulle forme di organizzazione sociale, sulle concezioni del sè e del mondo, sulla regolazione delle emozioni.
Il lavoro di Le Breton è una ricerca coinvolgente, un libro denso di fatti e di riferimenti alla letteratura, scritto con eleganza. Costituisce un approccio integrato al riconoscimento della persona nella sua totalità e al dialogo.
"E ancor più grave, comandante!...
a bordo c'è un idraulico polacco!"
Vignetta di Plantu, Le Monde, 15 febbraio 2006
Mobilità e occupazione dei lavoratori europei
Il 2006 è "L'Anno europeo della mobilità dei lavoratori".
Il sito della Commissione spiega che "il mercato del lavoro dell'Unione europea è caratterizzato da alti livelli di disoccupazione in alcuni settori e regioni e da carenze di competenze e manodopera in altri", che l'Europa ha bisogno di una maggiore mobilità del lavoro per " garantire posti di lavoro migliori e più numerosi" e distingue tra "frequenza con cui i dipendenti cambiano lavoro" (mobilità del lavoro) e lo "spostamento di lavoratori da una regione all'altra dello stesso paese oppure lo spostamento in un altro paese" (mobilità geografica).
La mobilità "può aiutare a sviluppare nuove competenze". E' la tesi sostenuta. Ma l'obiettivo primario è di ridurre i 20 milioni di persone, che attualmente sono in cerca d'impiego in Europa.
Gli strumenti per questo fine avrebbero dovuto essere, da un lato, la "direttiva Bolkenstein", così chiamata dal nome del responsabile per il mercato interno della Commissione Prodi, sulla liberalizzazione dei servizi, e, dall'altro, dall' EURES (European Employment Services), una rete di più di 5.000 uffici locali per l'impiego, appartenenti ai 25 paesi dell'UE e all'Islanda, al Liechtenstein, alla Norvegia e alla Svezia.
EURES disporrà di un portale per l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro, con una banca dati di un milione di impieghi.
La "direttiva Bolkenstein" è stata approvata la scorsa settimana da una larga maggioranza, ma con deroghe tanto numerose rispetto alle esigenze di contrastare il dumping sociale da suscitare le critiche fondate degli europeisti convinti, dei dieci nuovi Stati membri dell'Est e degli euroscettici.
EURES dovrà reggersi sull' "efficienza" di servizi diversamente strutturati in ogni paese e con una scarsa credibilità da parte dei datori di lavoro in quei paesi, come l'Italia, in cui le burocrazie pubbliche sono state finora più d'ostacolo che di sostegno allo sviluppo delle imprese.
Si aggiunga la scarsa propensione alla mobilità dei lavoratori europei (v. Mercato del lavoro più aperto, iriospark, 6 febbraio 2006).
Nell'UE 25 il 93,7% degli occupati è originario dei paesi in cui lavora e la durata media di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato è di 10,6 anni.
I motivi della bassa mobilità geografica stanno, secondo un'indagine di Eurobarometro, nella ignoranza di un'altra lingua (50% degli intervistati) e nel timore per le difficoltà di adattamento a un'altra cultura (24% degli intervistati).
I motivi della permanenza nello stesso impiego (quasi il doppio di quella dei lavoratori americani) vanno ricercati nella poca dinamica del mercato del lavoro europeo, nel cumulo di norme "garantiste", di pregiudizi imprenditoriali, di costo del lavoro e di assenza di sistemi di lifelong learning, che caratterizzano soprattutto alcuni paesi dell'Europa meridionale.
Una situazione complicata per l'armonizzazione europea della lotta alla disoccupazione.
eBay
La portaerei Clemenceau è stata armata alla fine del 1961 ed è andata in disarmo 36 anni dopo, con più di un milione di miglia nautiche percorse in tutti gli oceani del mondo. Con la gemella Foch ha rappresentato negli anni '60 il nocciolo duro dell'armamento della Marina militare francese.
Coibentata in amianto è stata destinata poi alla demolizione e al risanamento. Ma i tre tentativi di farla smantellare in Spagna, Francia e India tra il 2003 e il 2006 hanno avuto esito negativo.
A sorpresa, giovedì 15 è apparsa sul sito di eBay.fr, la filiale francese della grande casa d'aste online americana, per essere venduta al migliore offerente.

La scheda di vendita per l'incanto dice che la portaerei è "molto spaziosa (pista di 8.800 mq, hangar di 3.300 mq), ideale per famiglie numerose" e precisa che "il compratore deve andarsi a prendere l'oggetto " a Brest.
La base d'asta è di 10.000 euro.
Non è la prima volta che eBay fa vendite di questo tipo. Nel 2001, per esempio, vendette un jet Gulfstream per 3.700.000 euro.
Ogni mese sul sito della casa d'aste vengono fatte 2.000.000.000 (due miliardi!) di ricerche e più di 60 milioni di oggetti sono mediamente offerti all'incanto.
Nel 2005 il gruppo eBay a livello mondiale ha realizzato vendite per 44 miliardi e 300 milioni di dollari (= € 37,13 miliardi) e utili per $ 1 miliardo e 100 milioni (= € 916,70 milioni), con un incremento del 39% sul 2004.
Un mercato online gigantesco e libero che tratta di tutto e arriva dovunque, come nessun commercio tradizionale potrà fare mai.
Videogiochi per la vera guerra
Il "Washington Post" di martedì informa, con un articolo di Jose Antonio Vargas, che i videogiochi e il simulatore elettronico di tiro sono tra gli strumenti di formazione che il Defense modeling and simulation office degli Stati Uniti sta usando per migliorare le abilità dei soldati appartenenti al 276° Engineer battalion, che operano in Irak.
I videogiochi utilizzati sono "Socom 3", "Medal of Honor", "Ghost Recon", "Halo 2", "Full Spectrum Warrior" e "Call of Duty", degli sparatutto, che si trovano in vendita nei negozi di elettronica di consumo di tutto il mondo. Sono prodotti da Sony, Electronic Arts, Ubisoft, Bungie, Infinity Word. Vengono apprezzati per il realismo delle situazioni e l'aggiornamento delle strumentazioni militari.
Nella formazione dei soldati servono ad affinare le capacità di usare una mappa, di scegliere e adoperare un'arma, tra quelle in dotazione, di guidare mezzi militari, di controllare le proprie emozioni durante una battaglia, di decidere e agire rapidamente, di predisporsi alle innovazioni tecnologiche e ai rapporti interculturali.
Il simulatore è l' "Indoor simulated marksmanship trainer", che fa sparare con il proprio fucile abituale, inviando colpi via laser ad un obiettivo, di volta in volta differente, che compare su uno schermo gigante.
Nell'articolo del "Washington Post" è riportato quanto dice il responsabile della formazione del Defense modeling and simulation office, che spiega la logica del mix videogiochi - simulatori.
Questi afferma che il programma di formazione che ha ideato funziona perchè I trainee appartengono alla "video game generation"e ricorda anche le trasformazioni dell' organizzazione militare, dei modi di fare la guerra e i vantaggi dati dall'hi-tech.
Il direttore della divisione tecnologica della base del corpo dei Marine di Quantico (Virginia), anche egli citato dal giornalista americano, ritiene che videogiochi e simulatori liberino dalle inibizioni residue che tutti hanno alla prima necessità di dover sparare a qualcuno.
I videogiochi piacciono a tal punto che i soldati li usano anche nel tempo libero.
Così la formazione ha successo e il mestiere delle armi può apparire come un gioco.
Que viva Che! Per il business
Il viso di Che Guevara, il rivoluzionario cubano eroe del riscatto latino - americano, impresso sulla copertina dei periodici, riprodotto nei quadri e nelle sculture, sugli accendisigari, i portafogli, i sottobicchieri, le T-shirt, i berretti, i portachiave, i pacchetti di fazzoletti, le scatole delle bambole e perfino sulle lattine della Red Cream Soda: tutto un abuso iconografico è raccolto nella mostra dell'International center of photography di Manhattan, intitolata "Che! Rivolution and commerce".
La mostra è aperta fino al 26 febbraio. Le immagini ,utilizzate in tutti i modi indicati, derivano dalla famosa foto di Alberto Diaz Gutierrez (Korda) "Guerillero eroico", pubblicata per la prima volta nell'aprile 1961, dal giornale cubano "Revolucion".
Korda è morto nel 2001, senza avere mai guadagnato una lira di royalty per la foto del Che, anche quando si accordò con l'azienda produttrice di liquori, Smirnoff, perchè potesse continuare a chiamare "Guerillero eroico" una sua vodka.
La commercializzazione di quell' immagine scattata da Korda ha già avuto riproduzioni satiriche nel giornale americano "National Lampoon", variazioni della cantante Madonna nell'album "American Life" e impieghi della industria alimentare Taco Bell per il "revolutionary taco".
Strategia europea di protezione sociale e occupazione
Nell'integrazione europea aumenta il divario tra la costruzione di un mercato comune competitivo e il mantenimento del controllo sulle politiche sociali da parte degli Stati membri dell'Unione. Ne deriva una visione segmentata dei problemi occupazionali, segnata dall'attesa dei benefici che le dinamiche di mercato potranno dare e dalla scarsità di interventi diretti a porre in essere le condizioni necessarie per l'integrazione.
In questa situazione la riforma dei mercati del lavoro è legata a quelli dei beni e dei servizi nella prospettiva "Bruxelles - Francoforte - Washington", in cui le politiche macroeconomiche sono focalizzate sulla stabilità e le riforme strutturali sono dirette a incrementare la competitività, senza equilibrio tra crescita presente e futura.
A "The european employment strategy, macroeconomics policies, institutional regimes and transitional labour markets" è dedicato lo studio degli economisti del lavoro e delle politiche sociali Bernard Gazier e Arnaud Lechevalier, fatto per conto del network olandese TLM.NET, Managing social risks throught transitional labour markets.
Lo studio analizza le differenze tra i sistemi nazionali di protezione sociale per l'occupazione per individuare le componenti, i fattori di crisi e le corrispondenti risposte date.
Gli autori distinguono i sistemi di sostegno all' occupazione e di corrispondenza ai fenomeni critici in base agli obiettivi di welfare, ai principi di funzionamento, alle regole di allocazione delle risorse, al grado di delimitazione del privato, ai principi di distribuzione dei servizi offerti, di finanziamento e di gestione.
Ispirandosi alle categorie di Esping - Andersen, raggruppano i sistemi attuati dai paesi dell'UE, in tre modelli dettagliati: il bismarckiano (corporativo), l'universalista e il liberale, sintetizzati nelle tabelle seguenti.
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Modelli di protezione sociale nell'UE
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Modelli |
Bismarckiano |
Universalista |
Liberale |
| Paesi | Germania, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Sud Europa con specificità | Danimarca, Finlandia,Svezia , Norvegia | Regno Unito, Irlanda |
| Orientamento della leadership | Efficienza produttiva | Cittadinanza forte | Mercato e cittadinanza residua |
| Obiettivi di protezione sociale | Assicurazione contro la perdita del reddito(o perdita della capacità di produrre reddito) |
Redistribuzione come un'assicurazione (vincoli contingenti o specifici)
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Distanza dalla povertà e dalla disoccupazione |
| Principio di funzionamento |
Contribuzione |
Universalità |
Selettività |
| Regole per l'allocazione delle risorse e grado di stratificazione |
Statuto, occupazione Forte |
Cittadinanza, residenza Debole |
Bisogno, povertà
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| Grado di limitazione del privato |
Medio-forte |
Forte |
Debole |
| Principio di distribuzione | Proporzionale (equità relativa) | Contrattuale | Correlato alle risorse |
| Finanziamento |
Contributi |
Imposte e contributi |
Imposte |
| Gestione |
Partnership sociale |
Decentramento |
Accentramento |
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Sistemi per l'occupazione nell'UE
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Modelli |
Bismarckiano |
Universalista |
Liberale |
| Paesi | Germania, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Sud Europa con specificità | Danimarca, Finlandia,Svezia , Norvegia | Regno Unito, Irlanda |
| Gradi di accentramento | Medio | Alto (decrescente) | Basso |
| Coordinamento | Medio |
Alto
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Basso |
| Determinanti la redistribuzione | Accordo collettivo (reparto) | Accordo collettivo | Azienda (Irlanda: patto sociale) |
| Tasso di sindacalizzazione |
Medio
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Alto |
Basso |
| Indennità di disoccupazione | Medio-alta | Alta | Bassa |
| Imposizione fiscale sulla retribuzione | Alta | Alta | Bassa |
| Conciliazione lavoro famiglia | |||
| Modello familiare | Compromesso casa/lavoro | Compromesso casa/cittadinanza | Compromesso casa/orientamento al mercato |
| Concezioni fondanti |
"L'uomo porta il pane" e ha i diritti che ne derivano |
Lavoro per tutti | Lotta alla povertà/protezione sociale al lavoro |
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Fattori di crisi e risposte corrispondenti
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Modelli
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Bismarckiano
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Universalista
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Liberale
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| Paesi | Germania, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Sud Europa con specificità | Danimarca, Finlandia,Svezia , Norvegia | Regno Unito, Irlanda |
| Fattori di crisi |
Pressione forte sulla protezione sociale e per l'impiego Costo del lavoro, importanza dei meccanismi di strutturazione del mercato del lavoro, esclusione sociale, accesso limitato alle donne |
Pressione moderata Apertura internazionale, dimensione del settore pubblico e costi globali del sistema |
Pressione moderata Efficienza e costi globali, "cultura della dipendenza"dalla famiglia e disincentivi al lavoro |
| Risposte: protezione sociale/occupazione | Riduzione dell'imposizione e del costo del lavoro non qualificato, riequilibrio e richiesta di contropartite dai beneficiari |
Riforma del sistema fiscale, contenimento dei costi di assistenza e razionalizzazione
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Revisione del grado di limitazione del privato per mezzo di imposizione fiscale redistributrice tra guadagni e mancanza di reddito, protezione sociale al lavoro |
| Risposte: il mercato del lavoro | Grande coordinamento (patto sociale), "moderazione salariale", ridotta protezione del lavoro e sviluppo del lavoro a part-time (donne) | Sviluppo dei servizi personali, ridotta protezione del lavoro, politiche attive dell'occupazione | Aumento della flessibilità nel mercato del lavoro e nelle retribuzioni, apertura della gerarchia degli stipendi, lavoro poco qualificato nei servizi |
Dal confronto tra le politiche di protezione sociale e per l'occupazione Gazier e Lechevalier rilevano alcune tendenze comuni tra i paesi dell'UE: la riduzione dei trasferimenti pubblici, il riequilibrio tra contributi e benefici, le restrizioni imposte dai sistemi retributivi.
Definiscono i percorsi per il lavoro e sviluppano una strategia per l'occupazione, che richiede condizioni qualificanti per ottenere i benefici della protezione sociale ed è basata su meccanismi motivanti, costituiti da riduzioni fiscali legate al basso reddito e/o alle spese della famiglia.
Ritengono che l'integrazione sociale europea non potrà essere intensificata senza uncambiamento istituzionale e una regolazione dell'attuale logica macroeconomica.
Flessibilità delle strutture pubbliche, ibridazione degli interventi, delimitazione e controllo collettivo della sussidiarietà, definizione dei legami tra tipi di federalismo, metodi di coordinamento e modello sociale a tendere sono le condizioni indispensabili perchè la dinamica del regime composito di occupazione e protezione sociale europeo rimanga "inclusivo".
Qualificazione dei lavoratori e qualità del lavoro
Dall' inizio degli anni '80 la qualità del lavoro nella zona euro è migliorata continuamente e mostra di essere direttamente legata alle caratteristiche delle persone occupate, al loro livello di istruzione e all'esperienza del mercato del lavoro, ai risultati di valorizzazione del capitale umano.
Ai cambiamenti appunto del capitale umano nella zona euro durante il periodo 1983-2004 è dedicato lo studio "Growth in Euro area labor quality", apparso nel n° 575 dei "Working Paper" della BCE, la Banca centrale europea, una ricerca a tavolino sugli andamenti statistici di composizione della forza lavoro, di qualità e produttività del lavoro.
Gli autori sono Guido Schwerdt del dipartimento di Economia dell'Istituto universitario europeo di Firenze e Jarkko Turunen dell'ufficio studi della BCE.
I due economisti, usando una metodologia d'indagine simile a quella impiegata dal Bureau of Labor Statistics degli USA, hanno rilevato le differenze di produttività fra gruppi di lavoratori in possesso di vari livelli di istruzione e il totale delle ore lavorate da gruppi di lavoratori di paesi diversi.
Hanno elaborato così un indice della qualità del lavoro, che è servito a pesare il contributo di questa alla produttività e sono riusciti a dimostrare che la migliore qualificazione dei lavoratori nella zona euro vi ha guidato i miglioramenti della qualità del lavoro nel suo complesso.
I risultati della loro ricerca sono sintetizzati nelle due rappresentazioni seguenti.
Ore lavorate per livello d'istruzione nella zona euro
(1983 - 2004)

Il grafico correla l'incremento dell'istruzione dei lavoratori degli ultimi 20 anni con il totale delle ore lavorate. Mostra che quando il livello di istruzione è basso le ore lavorate tendono a diminuire, al contrario, quando il livello è medio o alto tendono ad aumentare.
Fattori % di produttività del lavoro nella zona euro
(1984 - 2004)

Il grafico mostra la scomposizione dei fattori di produttività del lavoro, separa cioè l' effetto della crescita della qualità del lavoro dagli altri fattori e ne rileva l'aumento di contribuzione all' incremento della produttività nel ventennio.
Nei primi anni '80 infatti il contributo della qualità del lavoro rappresenta soltanto il 15% della crescita di produttività. Agli inizi del 2000 la percentuale è salita al 35%. Nel ventennio la crescita media annuale è stata dello 0,6%.
Costi dell'invecchiamento nell'UE
A partire dal 2010, con il pensionamento della generazione del baby-boom e l'aumento continuo della speranza di vita, si dimezzerà da quattro a due il rapporto tra le persone in età lavorativa e ognuna di quelle anziane. L' immigrazione compenserà solo in parte l' invecchiamento della popolazione europea.
Perciò nel 2030 il tasso di crescita dell'UE potrà ridursi alla metà e le finanze pubbliche dovranno sostenere l'aumento delle spese per pensioni, salute e cure di lunga durata.
A tale scopo molti Stati membri hanno già avviato riforme della previdenza sociale, aumentando l'età del pensionamento e controllando la spesa pubblica. Ma bisogna intensificare le riforme per contenere i costi dell'invecchiamento, prima che i loro effetti si facciano sentire pesantemente e i cambiamenti necessari diventino più dolorosi.
E' quanto sostiene "L'impatto dell'invecchiamento sulla spesa pubblica: proiezioni per gli Stati membri dell'UE 25 sulle pensioni, la salute, le cure di lunga durata, l'educazione e la disoccupazione (2004 - 2050)", il rapporto preparato per la riunione di oggi dell' Ecofin dal comitato di politica economica dell'UE e dalla direzione generale per gli affari economici e finanziari della Commissione europea.
Il documento prevede che
- dal 2010 al 2050 la popolazione dell'UE passerà da 457 a 454 milioni, quella in età lavorativa (da 15 a 64 anni) diminuirà di 48 milioni, del 16%, mentre gli ultra 65enni aumenteranno di 58 milioni, del 77%;
- il tasso medio annuo di crescita potenziale del PIL scenderà dal 2,4% del periodo 2004-2010 all' 1,9% negli anni 2011-2030 e all' 1,2% soltanto tra il 2031 e il 2050;
- la spesa pubblica dell'UE aumenterà del 4% tra il 2005 e il 2050, essenzialmente per le pensioni e la sanità.
L'incremento della spesa pensionistica tra il 2005 e il 2050 costituirà il + 2 ,6% del PIL nella zona euro: raggiungerà il + 9,7% nel Portogallo, il + 7,4% in Lussemburgo, il + 7% in Spagna, il + 6,5% in Irlanda, il + 5,1% nel Belgio, il + 2% in Francia e nel Regno Unito, il + 1,7% in Germania.
In Italia l'aumento sarà il + 0,4% a fronte di una spesa attuale per pensioni del 14,2% del PIL, sopra la media europea, che è intorno al 10%. Il rapporto dice che "Bisogna valutare la situazione italiana in rapporto al punto di partenza", dato che " la situazione è stabile proprio perchè parte da livelli elevati e si allinea verso l'alto".
In Austria scenderà addirittura dell' 1,2%.
Pressapoco simile a quella della zona euro è la situazione prevista per i nuovi Stati membri. Se in Polonia la privatizzazione del sistema pensionistico provocherà una forte caduta della spesa relativa tra il 2005 e il 2050, a Cipro l'aumento sarà il + 12,9%, in Slovenia il +7,3%, in Ungheria il + 7,3%.
Il rapporto ritiene che la riforma dei regimi pensionistici, l'allungamento dell'età del pensionamento e l'aumento dei tassi di occupazione dei lavoratori anziani potranno equilibrare la spesa pubblica degli Stati nazionali.
Battaglia ambientale
I fenomeni ambientali estremi si vanno manifestando con sempre maggiore frequenza.
Secondo molti scienziati la causa è la modificazione artificiale dell'atmosfera per l'immissione di inquinanti gassosi. Secondo altri siamo in presenza di cambiamenti climatici ricorrenti, di moti dell'atmosfera, diagnosticabili con l'osservazione e la registrazione continua degli andamenti meteorologici. Sull'analisi e la prognosi a breve dei fenomeni ambientali si contrappongono opinioni e interessi differenti e schieramenti di apocalittici e di scettici sull' "effetto serra".
Le modificazioni artificiali sono diventate così importanti che l'Organizzazione meteorologica mondiale e l'ONU hanno istituito una rete mondiale di sorveglianza per misurare il tenore di anidride carbonica e le quantità di ozono dell'atmosfera, l'UNESCO si occupa di riscaldamento del pianeta, i politici con il protocollo di Kyoto hanno indicato le azioni necessarie per la riduzione delle emissioni nocive.
James E. Lovelock (cognome profetico?) è un pioniere dell'ecologia, un convinto sostenitore della tesi delle responsabilità umane nella degradazione della terra.
Considera il nostro pianeta come un sistema unitario autoregolato, fatto di componenti fisiche, chimiche, biologiche e umane. In esso tutti gli organismi coesistono e interagiscono come cellule, dando il loro contributo per mantenere un costante equilibrio, assicurando la sua sopravvivenza.
A questo sistema ha dato il nome mitologico di Gaia e "teoria di Gaia" è il nome con cui fra gli scienziati è noto il suo metodo di studio multidisciplinare del funzionamento del mondo.
Lovelock è uno scienziato indipendente, membro della Royal Society, autore e coautore di sette libri, di cui i più noti sono "The Gaia Theory" del 1975 e "The ages of Gaia" del 1988. La sua autobiografia "Homage to Gaia" è stata tradotta in italiano da Bollati - Boringhieri nel 2002.
Nei suoi libri ha diffuso i risultati delle sue ricerche, sviluppate fin dal 1961, quando era responsabile per la NASA di un progetto "Vita su Marte", e ha mostrato come in tre secoli l'umanità abbia modificato la faccia della terra più dell'evoluzione naturale in centinaia di migliaia di anni.
L'ultimo libro di Lovelock è "The revenge of Gaia. Why the earth is fighting back and how we can still save humanity" (La vendetta di Gaia. Perchè resistere e come si può salvare ancora l'umanità), Penguin, London, 2006.
L'autore si è meritato per questa sua opera il titolo di "docteur catastrophe" dal quotidiano francese Le Monde e di "ecopessimista" da parte degli ambientalisti militanti del Global Common Institut e dall'associazione Friend of the earth.
Secondo Lovelock, "con il riscaldamento dell'atmosfera, la maggior parte della superficie del globo diventerà deserto. I superstiti si raggrupperanno nell'Artico dove il clima sarà tollerabile. Ma non ci sarà posto per tutti, perchè ci saranno conflitti, popoli bellicosi, signori della guerra. Non è minacciata la terra, ma la civiltà".
La catastrofe è alla porta, ma noi non facciamo niente.
Che si potrebbe fare? Lovelock è un appassionato avvocato della rapida espansione del nucleare. Considera l'energia eolica e i biocarburanti inefficienti e capaci di alterare gli ultimi territori preservati dall'antica arte della regolazione di Gaia.
Nel suo libro scrive cose estrememente preoccupanti con la tranquillità dell'uomo di 84 anni che si descrive come "una persona serena che non ama gli avvenimenti catastrofici".
L'editore presenta il libro come "un appassionato manifesto di ciò che si deve fare e può avere efficacia prima che sia troppo tardi"e come tale va apprezzato.
" No, no, no! Ho detto che ho fatto la satira del profitto!"
(gioco di parole tra profit e prophet),vignetta di Peter Brookes,
The Times, 9 febbraio 2006.
Concentrazione dei media in Europa
EFJ, la Federazione europea dei giornalisti ha pubblicato i risultati di un'indagine sulla proprietà dei mezzi d'informazione in Europa: "Media power in Europe: the big picture of ownership", Brussels, 2005. Ha analizzato la situazione di 33 paesi e ha disegnato la mappa attuale e le trasformazioni in corso del panorama complessivo dell'informazione.
Il rapporto rileva i due principali pericoli del sistema dei media europeo, legati al fenomeno della concentrazione avvenuto nell'ultimo decennio.
" Il primo pericolo è la creazione di imprese dominatrici del mercato, perfino di monopoli, che ostacolano la concorrenza e vanno a svantaggio degli utenti. Il che molto spesso si combina con il secondo pericolo, la possibilità che un numero ridotto di editori limiti la pluralità dei media, la varietà e la libertà dell'informazione".
Il processo in atto di digitalizzazione incrementa certamente la quantità delle informazioni disponibili in rete, ma se per la concentrazione aumentano contemporaneamente le barriere di accesso al mercato, senza possibilità per gli utenti di sapere dell'esistenza e di scegliere tra fonti differenti, cresce semplicemente di più la diffusione dello stesso contenuto.
Il rapporto continua documentando come il processo di concentrazione stia avvenendo con l'integrazione del possesso di più media (carta stampata, TV, ICT) da parte dei grandi editori e con l'espansione in nuovi mercati internazionali.
Il mercato globale dell'informazione è oggi dominato dalle aziende americane, che ostacolano l'espansione di quelle dell'Europa e del suo modello sociale ed economico di rispetto del "pluralismo, della diversità locale, dei diritti dei lavoratori", come scrive nella prefazione Aidan White, segretario generale della Federazione internazionale.
Le multinazionali e le imprese multimedia maggiori del mercato europeo sono:
- la tedesca Axel Springer,
- la lussemburghese Scandinavian Broadcasting System, di proprietà americana,
- l'americana CME, leader in cinque mercati dell'Europa Centrale,
- la tedesca WAZ, leader di mercato della carta stampata con 130 giornali diffusi nell'Europa Centrale e dell'Est,
- la svizzera Ringier con 52 giornali e portali Internet nell'Europa Centro-Orientale e nel Vietnam,
- l'americana Liberty Global, l'azienda più grande a livello mondiale nei mercati emergenti della nuova comunicazione on line.
Per ognuno dei 33 paesi europei analizzati il rapporto ha schede descrittive dettagliate, di pagine proporzionate all'importanza in Europa del sistema nazionale dei mass media.
La scheda dedicata all'Italia è di otto pagine, lo stesso spazio impiegato per la Germania e il Regno Unito.
Ricorda che l'82% degli italiani "dipende per le informazioni soltanto dalla televisione, la percentuale più elevata dell'UE". Fa la storia e descrive la formazione del duopolio televisivo Mediaset - RAI.
Fornisce informazioni sulla regolamentazione attuale delle comunicazioni di massa.
Riporta i dati essenziali, di proprietà e diffusione dei principali operatori della radiofonia, della televisione, della carta stampata, del cable e del satellite (da Fininvest al gruppo L'Espresso, da RCS Media group a Il Sole-24Ore, Monti - Riffeser, Caltagirone, Telecom.
Un utile strumento di informazione e consultazione.
Superprofitti, disegno di Séverin Millet, Le Monde, 9 gennaio 2006.
AAA. Agenti segreti cercansi
Federal'naya Sluzhba Beropasnosti, l'Intelligence Agency and Criminality Control della Federazione russa diretta dal colonnello generale Nikolay Platonovic Patrushev, ha pubblicato sul suo sito Internet un annuncio per la ricerca di personale.

Propone ai cittadini russi che collaborano con i servizi d'informazione stranieri di diventare doppiolavoristi, operando anche per suo conto.
Per prendere contatto con l'FSB si può usare una linea telefonica speciale o il suo account. Sono entrambi sicuri.
Quelli che saranno ingaggiati potranno aggiungere un'altra remunerazione a quella ricevuta per l'attuale incarico e lavoreranno con agenti dell'FSB al più alto livello.
L'Agenzia garantisce agli interessati che i contatti per la selezione avverranno con il più rigoroso rispetto dell'anonimato e della confidenzialità.
Priorità politiche per la ripresa economica dei paesi OECD
"Nel corso degli ultimi due decenni molti paesi dell'OECD, come il Giappone e alcune economie dell'Europa continentale, hanno visto il loro livello di vita 'perdere terreno' in rapporto alle economie più dinamiche. I costi economici e sociali di questa incapacità a ritrovare la strada della convergenza sono patenti e non faranno che aggravare con l'invecchiamento demografico". Sono le prime righe del secondo rapporto annuale "Obiettivo crescita", pubblicato ieri dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
Il rapporto è una "forma di sorveglianza comparativa", basata su indicatori di politica strutturale legati alle performance economiche dei 29 paesi, confrontate a quelle degli Stati Uniti.
Gli indicatori utilizzati sono: le condizioni di concorrenza sui mercati dei beni e servizi, le spese pubbliche per la ricerca e sviluppo, la formazione del capitale umano, lo sviluppo dei mercati finanziari, il benessere delle persone, il PIL per abitante, come sintesi statistica la meno imperfetta e la più velocemente disponibile sul livello della vita.
E proprio dalle differenze di PIL incomincia il rapporto, rilevando che quello americano è superiore del 30% alla media dell'UE, che va dal -70% della Polonia al +10% della Norvegia, e degli altri paesi. (La posizione dell'Italia corrisponde esattamente alla media europea).
Prima causa del divario è la stagnazione da metà degli anni '90 del livello di produttività del lavoro per la sottutilizzazione delle risorse umane (tasso di attività della popolazione tra i 15 e i 64 anni, livello di disoccupazione, numero medio annuo di ore lavorate per persona occupata).
Ne deriva un incremento della differenza di reddito per abitante in rapporto agli USA.



Come si vede dai grafici, l'Italia ha uno dei tassi di attività tra i più bassi dei 30 paesi, un livello di disoccupazione sopra la media e un numero di ore lavorate nella media.
Seconda causa è la debolezza della spesa pubblica e privata per ricerca e sviluppo.
Spesa pubblica e privata per R&D in percentuale del PIL

L'Italia è "in ritardo sui paesi del G7 per le attività e i risultati dell'Innovazione", fenomeno connesso anche alla "qualità dell'istruzione superiore e al numero dei diplomati", dice il rapporto.
PIL reddito lordo per abitante
(dollari USA a prezzi e parità di potere d'acquisto correnti)

Per misurare il livello di vita nei diversi rapporti bisogna considerare, oltre il PIL, il tasso d'occupazione, l'equità dei redditi, lo stato di salute e il sentimento d'appartenenza a una comunità (la coesione sociale).
Indicatori del benessere nei paesi OECD

Il grafico fa giustizia delle credenze populistiche sul benessere. L'Italia è sotto la media della soddisfazione per il benessere.
Giochi organizzativi
Quasi trent'anni fa Crozier e Friedberg hanno avviato una prospettiva di studio delle organizzazioni, che parte dai comportamenti in situazione come espressione di un "gioco da scoprire", con regole che governano le scelte degli individui, ma che si conservano proprio perchè queste scelte le influenzano.
Da allora è cresciuto l'interesse degli studiosi per il funzionamento reale delle organizzazioni e le differenze tra lavoro astratto e lavoro reale degli operatori.
Marie-Anne Dujarier, sociologa dell'Université de Paris III e dell'Ecole polytechnique, smonta il meccanismo della norma sociale imperante nelle organizzazioni di servizio collettivo: "il rifiuto del limite".
"Accettare che la produzione del servizio non sia 'che' soddisfacente sarebbe più funzionale che esigere che essa sia ideale", scrive Dujarier in "L'ideal au travail", PUF, Paris, 2006. Un libro che è frutto di una ricerca in due ambienti di lavoro molto differenti: la geriatria pubblica e una catena della ristorazione privata.
"La prescrizione lavorativa è ideale, cioè estremamente esigente e piena di contraddizioni irrisolte", afferma l'autrice. L'ideale non è più un obiettivo a tendere, ma una norma onnipotente, che obbliga ad attuare un gioco di simulazione dell'ideale e di dissimulazione del possibile, a pena di sanzione o di perdita della credibilità.
La norma dell'ideale cambia la divisione sociale del lavoro nell'organizzazione. Bisogna cioè "spingere la mediazione delle contraddizioni organizzative fino ai livelli meno attrezzati per questo".
E' la logica della "normalizzazione dell'ideale", che porta a simulare la conformità a obiettivi irraggiungibili e a dissimulare, nello stesso tempo, quello che le persone fanno veramente.
Il libro di Dujarier è un'analisi appassionata sulla soggettività e le dimensioni cognitive del lavoro, che correla le disfunzioni dell'organizzazione e lo scontento del cliente finale al fenomeno sempre più diffuso di trasformazione delle regole economiche-manageriali in ipotesi folli di lavoro astratto, imposte con l'onnipotenza individuale dalla gerarchia e accettate dalle persone "eroiche", che lavorano e finiscono con il considerare normale quello che è ideale.
Secondo l'autrice, non c'è altro da fare che "accettare di esplicitare i limiti, le incertezze e le contraddizioni dell'attività e confrontarvisi per costruire una soluzione possibile, a dimensione umana, mettendo nei fatti la creatività e l'intelligenza. Abbandonando il suo status di norma, l'ideale potrà allora riprendere quello di modello o progetto, indispensabile per il lavoro quotidiano". Senza che le persone abdichino alla loro competenza.
30 anni di sindacalismo europeo
CES, la Confederazione europea dei sindacati riunisce 58 confederazioni nazionali di 28 paesi e 14 federazioni europee, che associano ben 53 milioni di lavoratori. E' riconosciuta dalla Commissione europea come organizzazione rappresentativa a vocazione generale.
Costituita nel febbraio 1973 ha tenuto tre anni fa, in giugno, il 10° congresso, stabilendo il suo programma per il quadriennio 2003 - 2007. Punto di leva di questo è stato un "Modello economico e sociale europeo".
Ha considerato poi con favore la possibilità di giocare il ruolo disegnato dal Rapporto Koch nel 2004 per le parti sociali europee e il Piano di azione nazionale proposto nel 2005 dalla Commissione europea.
L'indicazione congressuale veniva dopo le due conferenze sul dialogo sociale di Varsavia (1999) e Bratislava (2001), organizzate insieme con UNICE, la Confederazione delle unioni degli industriali e degli imprenditori europei, che riunisce 39 federazioni nazionali di 33 paesi, riconosciuta anch'essa come rappresentativa dalla Commissione europea.
La crisi dell'UE, culminata con la bocciatura da parte francese del Trattato costituzionale, e la concorrenza tra modelli sociali europei (ultimo, quello proposto da Blair) hanno sancito la fine delle illusioni di accordi negoziali europei tra organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori.
La contrattazione collettiva europea è rimasta assai limitata per la modesta, effettiva rappresentatività riconosciuta alle due parti dagli associati e per l'intervento di sostegno delle strutture tripartite, costituite con l'aggiunta della Commissione europea e dei governi nazionali, che hanno avuto l'effetto di ridurre gli spazi dei negoziati diretti. I comportamenti delle aziende multinazionali, che hanno puntato a conservarsi piena libertà di manovra nei rapporti di lavoro, non hanno certamente favorito l'auspicato dialogo sociale e l'esercizio del ruolo europeo della CES e dell'UNICE.
Su questi temi tornano Juan Moreno ed Emilio Gabaglio in "El reto de la Europa social. 30 años de la Confederación Europea de Sindicatos", Editorial Germania, Madrid, gennaio 2006.
Gabaglio è stato dal 1991 al 2003 segretario della CES. Moreno è consigliere della CES per l'America Latina, dopo essere stato responsabile delle Comisiones Obreras per i rapporti internazionali.
Il libro ricostruisce la storia della CES e sostiene che "ora più che mai è necessario consolidare lo spazio europeo perchè il modello di società che vogliamo costruire in Europa sia un esempio per il resto del mondo in tempo di globalizzazione ".
Continua: "L'Europa ha davanti due strade per promuovere la competitività della sua economia: ridurre i diritti sociali o spingere un modello basato sull'innovazione, la conoscenza, le tecnologie e il capitale umano".
"E' necessario un mercato che non pretenda di esercitare egemonia sulla società".
I due autori riflettono sui risultati e gli insuccessi della CES in parallelo al processo d'integrazione europea e agli obiettivi dei sindacati e delle altre forze progressiste di difendere e consolidare il modello sociale europeo, minacciato dai gruppi neoliberisti ed euroscettici. Questi vogliono ridurre l'Unione Europea a una semplice zona di libero scambio senza dimensione sociale, nè poteri politici.
La "sfida dell'Europa Sociale" indicata nel titolo del libro è la risposta dei lavoratori alla visione non condivisa dell'Europa mercantile. Rappresenta la prima tappa del percorso per costruire un sindacalismo mondiale.
Modi di vita dopo i 75 anni
Tre ricercatrici del francese INED, Institut national d'études démographiques,Christiane Delbès, Joelle Gaymu e Sabine Springer, hanno pubblicato nell'ultimo numero di "Population & Sociétés", 419, gennaio 2006, uno studio sui modi di vita delle persone di oltre 75 anni in nove paesi d'Europa, intitolato "Le donne invecchiano sole, gli uomini invecchiano in due. Un bilancio europeo"
Sono stati considerati il Belgio, la Cechia, la Finlandia, la Francia, la Germania, l'Italia, i Paesi Bassi, il Portogallo e il Regno Unito.
I modi di vita di quelli che si approssimano o già sono nella quarta età cambiano a seconda dei paesi di residenza.
Il 59% dei tedeschi e il 56% dei finlandesi abitano soli a questa età contro il 30% dei portoghesi. Ci sono differenze tra il Nord e il Sud dell'Europa e tra uomini e donne, accoppiati o single.
In tutti i paesi quasi tre uomini su quattro tra i 75 e i 79 anni vivono in coppia, contro una donna su tre. Le ragioni sono che le donne in questa fascia d'età sono più spesso vedove o divorziate, c'è una superfemminilizzazione della popolazione e gli uomini hanno la tendenza ad accompagnarsi con donne più giovani.
Tra i 60 e i 64 anni quasi il 20% degli uomini e il 10% delle donne convivono senza essere sposati. Queste differenze percentuali si annullano pressapoco dopo gli 80 anni.

Fino a 79 anni chi resta solo tende ad abitare per conto proprio. Sono rari i casi di quelli che vivono con i parenti nei Paesi Bassi (tra il 4% degli uomini e il 7% delle donne) e in Germania (tra il 6 e l'8%), mentre sono più frequenti in Portogallo (tra il 20 e il 37%), in Italia e in Cechia (tra il 18 e il 32%).
"Norme culturali (obbligo dei figli nei confronti dei genitori), motivi economici (livelli di pensione, condizioni abitative), contesto politico (sviluppo dei servizi a domicilio, posti letto nelle case di riposo) combinano qui i loro effetti".
"Quando tenere in casa un anziano diventa impossibile senza assistenza, la coabitazione di più generazioni è considerata la migliore soluzione nei paesi del Sud, mentre il ricorso all'assistenza domiciliare permette di continuare a vivere da solo nei paesi del Nord".
"Vivere in casa di riposo è poco comune prima dei 75 anni, ma poi diventa a mano a mano più frequente".
Superati gli 85 anni le donne vivono più spesso degli uomini in un'istituzione, per ragioni di salute, assenza o lontananza dei figli, mancanza di altri congiunti. Che si tratti di donne o uomini, a 95 anni quasi il 60% degli olandesi vivono in un'istituzione, contro il solo 20% dei portoghesi e dei cechi.
II modelli culturali, i sentimenti della famiglia e della solidarietà influenzano la istituzionalizzazione o l'accudimento da parte dei congiunti , ma sull'indipendenza e l' orientamento a vivere da soli pesano anche le abitudini degli ultra 75enni alle pratiche quotidiane e all'autocura .
Mercato del lavoro più aperto
Il 1° maggio 2004, all'atto dell'allargamento dell'UE ai dieci nuovi Stati membri, prima di consentirne l'accesso al mercato del lavoro comune, fu fissato un periodo transitorio di sette anni.
Fu anche stabilito che nel 2006 i governi degli Stati di più vecchia adesione si sarebbero incontrati per fare il punto della situazione e decidere se rimuovere ogni restrizione alla mobilità dei lavoratori dei 25 Stati membri per tutto il territorio dell'Unione.
L'appuntamento è stato fissato per il 30 aprile di quest'anno.
Su questo punto le posizioni degli Stati appartenenti all'UE 15 sono differenti. L'Irlanda, il Regno Unito e la Svezia hanno già deciso di non limitare la libera circolazione della forza lavoro, la Spagna e la Finlandia stanno per eliminare ogni vincolo, la Germania e l'Austria hanno dei sistemi di quote e non vogliono cambiarli per il momento, la Francia è favorevole a una maggiore flessibilità nel rispetto del periodo transitorio. Gli altri sette paesi sembrano intenzionati a seguire i termini dell'accordo del 2004.
Il Commissario per il mercato interno Barroso è favorevole all'apertura completa del mercato del lavoro alle persone dell'Est perchè i flussi effettivi di manodopera dai nuovi Stati membri sono stati finora limitati, nè si prevede che quelli futuri potranno modificare significativamente la situazione dell'Unione nel suo insieme.
Secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat, nell'UE15 il 92,4% dei lavoratori residenti è originario dei paesi in cui lavora e nell'UE 25 lo è il 93,7%. I lavoratori immigrati sono rispettivamente il 7,6% (di cui il 2,1% provenienti dall'UE 15 e lo 0,4% dai nuovi paesi dell'Europa orientale) e il 6,3% (di cui l'1,7% dall'UE 15 e lo 0,3% dai paesi nuovi entrati).
Attualmente hanno più lavoratori stranieri
- il Lussemburgo (42,1% della sua forza lavoro, di cui il 37,6% provenienti dall'UE 15 e lo 0,3% dai nuovi10),
- l'Austria (10,8%, provenienti per l' 1,9% dall'UE15 e l'1,4 dai nuovi10),
- la Germania (10,5%, provenienti per il 2,8% dall'UE15 e lo 0,7% dai nuovi 10),
- la Spagna (9,5%, provenienti per il 2% dall'UE15 e lo 0,2% dai nuovi 10) e
- il Belgio (8,7%, provenienti per il 5,8% dall'UE15 e lo 0,2% dai nuovi 10).
Tutti gli altri paesi hanno lavoratori residenti d'origine straniera in misura inferiore alle medie dell'UE.
Crescita dell'economia e della parità donna - uomo
Un'analisi previsionale realizzata per conto della Commissione europea agli inizi del 2005 ha indicato la necessità di una ridistribuzione fondamentale dell'economia mondiale e dei rapporti di potere, legata ai futuri andamenti demografici.
La crescita a lungo termine delle economie avanzate sarà influenzata, se non determinata, dall'offerta di manodopera e dall'efficienza d'impiego delle risorse umane. Due fattori a loro volta condizionabili dai comportamenti e dalle dinamiche istituzionali.
L'analisi previsionale mostra che l'invecchiamento e la denatalità delle popolazioni nei paesi a economia avanzata avranno l'effetto di ridurre il PIL di questi in misura non completamente recuperabile con l'innovazione tecnologica.
Ciò significa che nel 2050, se questa previsione si avvererà, la quota dell'UE nel PIL mondiale passerà dall'attuale 18% all'8 - 10%, quella del Giappone si dimezzerà dall'8% al 4%. La quota degli USA aumenterà dal 23% al 26%, mentre la Cina e l'India avranno crescite ancora più consistenti, colmando il loro ritardo economico rispetto ai paesi sviluppati.
"Non basta aumentare il tasso di attività o riformare il mercato del lavoro per contenere queste cadute dell'economia. Bisogna puntare su un cambiamento di mentalità a proposito della parità donna - uomo e della conciliazione lavoro - famiglia. I paesi caratterizzati da atteggiamenti tradizionali di dominazione maschile rischiano la stagnazione economica a lungo termine, perchè le politiche familiari poco favorevoli alle madri si traducono in deboli tassi di attività, di natalità e di crescita".
E' l'ipotesi formulata da Roger Mörtvik e Roland Spånt, rispettivamente, analista politico della TCO (Tÿanstemännens Centralorganisation, Confederazione sindacale svedese dei tecnici e impiegati qualificati d'azienda) ed economista, consigliere della Commissione sindacale dell'OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), in "La parità tra i sessi genera la crescita ? ", una ricerca a tavolino su dati ONU e OECD riguardante 17 paesi.
Criteri di analisi delle economie sono state le mentalità, più o meno tradizionaliste, e i tassi di natalità, più o meno deboli.
I due ricercatori hanno trovato che i paesi meno progressisti (Germania, Giappone, Italia, Spagna, Cechia, Australia, Polonia e Ungheria) sono anche quelli che hanno un andamento economico più lento dei paesi con atteggiamenti favorevoli alla parità donna - uomo e con tassi di natalità lievemente in crescita (USA, Irlanda, Norvegia, Svezia, Austria, Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Paesi Bassi).
I due gruppi individuati coincidono con quelli che anche gli economisti dell'OECD usano per illustrare le differenze del PIL tra i paesi membri sulla base dei soliti criteri di produttività, tecnologia, riforma del mercato del lavoro.
Una lettura più approfondita dei dati della ricerca mostra come nei paesi del Nord Europa la parità donna - uomo giochi un ruolo rilevante di sostegno alle attività lavorative delle persone di tutte le età e prova la necessità di dare alle donne , in particolare, la possibilità di conciliare obblighi familiari e professionali.
Chompa de Evo
Il neo presidente della Bolivia Evo Morales indossa negli incontri ufficiali un maglione a righe rosse e blu, la "chompa" andina, un capo di abbigliamento, differente da quelli protocollari, suggeritogli, a quanto si dice, da un produttore tessile del suo paese.
Il suo modo di vestirsi ha trovato imitatori in tutto il mondo e ha lanciato una moda. Al sito Bolivia Mall, che vende online prodotti boliviani tipici, sono fioccati gli ordini di acquisto della "chompa de Evo" dalla Spagna, da Cipro, dal Giappone, dalla Norvegia, da più parti del mondo.
L'azienda tessile boliviana Punto Blanco ha lanciato la linea "La moda de Evo".

Incontro Morales Zapatero. Foto El Mundo, 1 febbraio 2006.
Il maglione del presidente Morales è in alpaca. Bolivia Mall garantisce che è pelo di lama delle Ande 100%, tinta con colori naturali e costa $ 49. In alternativa c'è una versione realizzata in lana e fibra sintetica per circa $ 10.