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Argomenti di gennaio
Competitività: 10- Investimenti in R&D e sviluppo aziendale; 25 - Sempre più forti i grandissimi retailer; Economia: 24 - Rischio paese; 30 - Preparazione al pensionamento; Gestione e sviluppo: 11 - Specificità del nuovo middle manager; 17 - Esplosione dei compensi manageriali USA; 25 - Grafologia "effetto Barnum"?; Occupazione: 18 - Occupazione europea nell'hi-tech; 19 - Fuori lavoro a 45 anni; 23 - Meno orario di lavoro o più occupazione; 25 - Crescita dell'economia e della disoccupazione nel mondo; 30 - Problemi del lavoro a Davos; Politica: 13 - Deficit pubblico nell'UE; 19 - Efficacia delle riforme pensionistiche; 30 - Lobbisti a Bruxelles; Relazioni industriali: 9 - Lavoro precario e rappresentanze sindacali; Società: 9 - In diminuzione le lingue parlate; 12 - Migliorare l'apparenza; 20 - Priorità sociali; 24 - Thumbthing; 26 - "Metro" di successo; 31 - Internet per lo sviluppo del capitale sociale; 31 - Quasi 462 milioni di persone nell'UE; Tecnologia: 12 - Avvento del proNetariato; 26 - Esopianeta.
Quasi 462 milioni di persone nell'UE
Secondo Eurostat la popolazione dell'UE è aumentata nel 2005 dello 0,44%, di quasi 2 milioni in più, e al 1° gennaio 2006 ha raggiunto i 461 milioni e mezzo di abitanti.
L'incremento naturale (nascite meno decessi) è stato di 327.000 persone, contro le 447.000 del 2004.
La crescita è dovuta principalmente al saldo migratorio positivo di 1.691.000 persone, contro 1.852.000 del 2004, e al lieve aumento dei nati vivi, 4.820.000 contro i 4.800.000 del 2004.
La metà degli emigranti si è stabilita in Spagna (652.300) e in Italia (338.100). Il flusso migratorio è stato ancora consistente nel Regno Unito (196.300), in Francia (102.900) e in Germania (96.500).
In questi cinque paesi c'è stato il 76% degli immigrati nell'UE.
Il paese a maggiore immigrazione relativa è Cipro, che con una popolazione di 773.000 abitanti ha accolto 20.700 stranieri.
Eurostat avverte che le cifre sull'immigrazione potrebbero derivare da regolarizzazioni degli immigrati in anni precedenti. (v. pure. Siamo 6 miliardi e mezzo, iriospark, 20 dicembre 2005)
Internet per lo sviluppo del capitale sociale
"La forza dei legami di Internet. Internet e le e-mail aiutano gli utenti a conservare la loro rete di relazioni sociali e procurano corsie di emergenza per le decisioni importanti" sono titolo e sottotitolo di un rapporto di ricerca di Pew Internet Project, scritto con l'Università di Toronto.
La ricerca ha investigato gli effetti di Internet sul capitale sociale e le relazioni che i 60 milioni di americani adulti hanno con gli amici, i parenti, i vicini e i colleghi di lavoro.
Ha trovato che con l'aiuto della connessione in rete gli utenti possono mantenere attive le relazioni sociali più dei non utenti e che questi per ottenere lo stesso risultato devono parlare da vicino o per telefono con le altre persone con maggiori vincoli di tempo, distanza e costo.
Internet dà il vantaggio di costruirsi reti personali e le e-mail aiutano a comunicare in queste reti e a trovare sostegno nei momenti importanti.
La dimensione media dei rapporti attivi tenuti da una persona tramite il net è 37, mentre per i non utenti è 30.
La rete delle reti gioca un ruolo cruciale in otto situazioni rilevate dalla ricerca per i milioni di americani adulti segnati fra parentesi:
- avere una formazione complementare necessaria per la carriera (21 milioni);
- aiutare una persona affetta da una grave malattia (17 milioni);
- scegliere una scuola per sè o per un figlio (17 milioni);
- comprare un'automobile (16 milioni);
- fare un investimento maggiore o prendere una decisione finanziaria (16 milioni);
- trovare una nuova abitazione (10 milioni);
- cambiare lavoro (8 milioni);
- affrontare una malattia o un problema grave di salute (7milioni).
Gli americani sono soddisfatti delle informazioni raccolte su Internet e vi cercano il sostegno e i consigli di quelli con cui sono in rapporti.
Lobbisti a Bruxelles
Il Center for public integrity di Washington è una ONG, un'organizzazione non governativa, che fa "giornalismo d'inchiesta nell'interesse pubblico".
Elabora le classifiche , per bilancio a disposizione, delle prime 100 aziende e organizzazioni che fanno lobby , delle prime 250 aziende del settore della lobby, sempre in base al relativo bilancio e dei primi 250 lobbisti, distinti per società di appartenenza ed enti presso cui operano.
E' un esempio di trasparenza tutta americana, a cui i casi Abramoff con i sottobanco a dozzine di membri del Congresso non tolgono validità.
Per questa trasparenza la direttrice del Center for public integrity può stimare che i gruppi di pressione dispongano di 2 miliardi di dollari per la loro attività e la sua ONG può fare apparire sul sito la carta geografica del mondo con le traiettorie e i destinatari delle missioni realizzate dalle aziende di lobby.
Diversa è la situazione europea. A Bruxelles, sede della Commissione europea, 26.000 funzionari e un migliaio di giornalisti accreditati sono marcati a uomo da 2.600 grandi gruppi d'interesse, che dispongono di 15.000 lobbisti, di uffici nella capitale europea e di 60 - 90 miliardi di euro (= $73 - 109 miliardi circa).
Il rapporto percentuale lobbisti - funzionari pubblici ed eletti dell'UE è superiore a quello degli USA.Se ne possono immaginare le conseguenze se si tiene anche presente la mancanza di trasparenza della loro azione.
Il Commissario agli Affari amministrativi Siim Kallas ha già tentato a marzo dell'anno scorso di costringere i lobbisti a rivelare i loro committenti e le loro fonti di finanziamento.
Il tentativo è stato fatto dopo la richiesta del Corporate Europe Observatory, un raggruppamento di 50 ONG europee, di "ridurre l'eccessiva influenza delle aziende" sulle istituzioni dell'UE e di rinforzare le esigenze di questa in materia di trasparenza.
La SEAP, Society of european affairs professional, che rappresenta i lobbisti a Bruxelles, si è opposta con forza e ha puntato sull'autoregolazione della sua attività per mezzo di un codice di condotta che "rispetta la legislazione dell'UE".
In questi giorni però alcune organizzazioni europee dei giornalisti hanno chiesto la regolamentazione dell'accesso alle informazioni e un migliore controllo delle lobby.
L'agenzia bruxellese Clan Public Affairs preme per un'autoregolazione con la costituzione di un ordine professionale. Mentre la Camera di commercio di Parigi è favorevole a un'alleanza tra aziende di business intelligence e di lobby.
Problemi del lavoro a Davos
Il "World Economic Forum Annual Meeting 2006" è stato intitolato a "L'impero della creatività" e ha dedicato due delle sue tavole rotonde ai "Lavori del futuro" e alla "Creazione dei lavori per il futuro".
Sui problemi del lavoro la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva già messo sull'avviso i partecipanti, quando nel suo intervento aveva detto che "il vero pericolo di conflittualità sociale non viene da eccessivo outosourcing ma se esso è mancanza futura di creazione di posti di lavoro".
Ci si aspettava perciò che gli esperti, gli imprenditori e i politici autorevoli partecipanti alle due tavole rotonde avrebbero quanto meno confrontato qualche loro ipotesi di soluzione al fenomeno mondiale della crescita contemporanea dell'economia e della disoccupazione (cfr. Crescita dell'economia e della disoccupazione nel mondo, iriospark, 25 gennaio 2005).
Invece, nella prima tavola rotonda, sui "Lavori del futuro", la conclusione è stata che l'invecchiamento della popolazione richiederà un aumento dei servizi alla persona e un rapporto faccia a faccia nella sanità, nella vendita al dettaglio, nella ristorazione e nell'attività alberghiera. Non c'è stato nessun tentativo di indicare possibili linee di condotta.
La ministra del Lavoro americano Elaine L. Chao si è limitata a raccomandare investimenti in capitale umano e a sottolineare il divario esistente tra i programmi governativi e le competenze dei lavoratori occupati,un problema che riguarda specialmente quelli più anziani.
Jagdish Bhagwati, professore della Columbia University, ha rilevato la differente intensità dei ritmi di lavoro della Cina, dell'India e dell'Australia.
Il CEO della BT, l'inglese Ben J. Verwaayen è apparso il più concreto, quando ha rilevato l'insufficienza dell'innovazione, in termini di job creation, di coinvolgimento delle donne e delle minoranze.
Sono i tre interventi più significativi di questo incontro.
Nella seconda tavola rotonda, sulla "Creazione del lavoro per il futuro" è stata esasperata l'importanza della flessibilità.
Per limitarsi anche qui ai migliori contributi, il direttore generale della confederazione degli industriali inglesi, Digby Jones, ha ricordato che dobbiamo prepararci a lavoratori di 70 anni e a sviluppare competenze flessibili per differenti tipi di lavoro, possibili nella vecchiaia.
Clara Gaymard, presidente di Invest France ha sottolineato l'importanza della qualità e dell'equa remunerazione del lavoro.
Sono stati due talk show con interventi e risultati talmente generici da non potere essere giustificati né per il piacere di ritrovarsi insieme a tanti "leader dell'economia mondiale", né tanto meno per lo sforzo di creatività.
Proprio in materia di lavoro ci sono meno idee ?
Preparazione al pensionamento
La società di ricerche di mercato e indagini demoscopiche TNS - Sofres ha svolto tra ottobre e novembre dell'anno scorso una " Pan-European research on retirement" per conto della finanziaria Fidelity International. L'indagine è stata basata su un campione rappresentativo di 6.290 persone tra i 18 e i 60 anni in otto paesi d'Europa: Svezia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Italia, Regno Unito, Francia e Germania. Ha rilevato come gli europei si preparano economicamente al pensionamento.
I principali risultati pubblicati venerdì 27 sono che
- una parte consistente degli intervistati pensa di accontentarsi unicamente della pensione pubblica;
- quelli che si preparano ad integrare il reddito proveniente dalla pensione pubblica, lo fanno sulla base di scarse informazioni, in modo particolare di quelle sull'investimento mobiliare;
- queste informazioni provengono in primo luogo da operatori del mercato finanziario, ma anche in misura rilevante da familiari e amici;
- c'è attualmente una percezione corretta dell'età legale dell'andata in pensione, ma poca previsione sui prossimi allungamenti degli anni lavorativi necessari;
- gli europei impiegano più tempo per decidere l'acquisto dell'automobile che a fare investimenti finanziari per la pensione.
Nel Regno Unito, in Germania, nei Paesi Bassi e in Svezia, dalla metà ai due terzi dei pensionandi hanno già fatto degli investimenti.
Nell'Europa meridionale, in Francia, Italia e Spagna, questa preparazione economica è stata fatta da un quarto a un terzo di quelli che stanno per andare in pensione e nel 60% e più dei casi per diffcoltà di mettere da parte dei risparmi.
Gli investimenti in valori mobiliari sono limitati, eccezione fatta per i tedeschi e gli svedesi che vi dedicano quasi la metà dei risparmi.
Il 27% dei tedeschi adulti e il 41% dei giovani tra i 18 e i 24 anni sembrano i più sensibili ai cambiamenti futuri del sistema pensionistico.
In Italia c'è la più grande confusione. Il 44% degli intervistati non sanno assolutamente quando potranno andare in pensione e con quale reddito (cfr. Efficacia delle riforme pensionistiche, iriospark, 19 gennaio 2006).
Difficoltà a mettere da parte 100 euro al mese
in preparazione al pensionamento

"Metro" di successo
La free press ha nel quotidiano "Metro" uno dei primo esempi di realizzazione e di successo.
Lanciato in Svezia dieci anni fa, si è diffuso in 13 paesi d'Europa, in Russia, nell'America del Nord, in Corea e ad Hong Kong.
In Svezia, paese di 9 milioni di abitanti, diffonde quasi 750 mila copie al giorno e si appresta a superare il "Dagens Nyheter", il primo quotidiano a pagamento di quella nazione.
In Spagna distribuisce 852 mila copie in 37 località e raggiunge l'80% della popolazione. In Cechia, con 370 mila esemplari, è per diffusione il terzo quotidiano del paese. In Italia raggiunge le 850 mila copie ed è presente in 20 città.
In tutto ha 500 giornalisti, che redigono 61 edizioni. Ha accordi con il New York Times negli Stati Uniti e con il Daily Mail nel Regno Unito, dove ha quasi il monopolio della free press.
Il gruppo editoriale Metro International, controllato dalla holding svedese Kinnervirk per il 60% e da Metro Modern Media per il resto, punta a diventare redditivo con la costruzione di una audience transeuropea, che sia la base di un'equivalente quota del mercato pubblicitario.
Un'operazione già realizzata da catene televisive e radiofoniche, come Mediaset, per esempio.
E' ormai chiaro da anni che il business di un editore di mass media sta nell'avere disponibilità di lettori, radioascoltatori, telespettatori, internauti. Contenuti e formati del prodotto editoriale servono principalmente a questo. Se il bilancio economico deve stare in equilibrio.
Esopianeta

La rivista inglese "Nature" nel numero di oggi annuncia che un gruppo di astrofisici polacco - americani ha scoperto fuori dal sistema solare un pianeta simile alla terra, che ha una massa cinque volte e mezzo questa e perciò non facilmente individuabile.
L'esopianeta OGLE-2005-BLG-390Lb, come è stato chiamato (v. foto dell'ESO, European Southern Observatory), è probabilmente molto più vecchio della terra, perchè è lontano dalla stella intorno a cui ruota 2,6 unità astronomiche, pari a 390 milioni di chilometri, dista 28.000 anni luce dal centro della sua galassia e 20.000 anni luce dal sistema solare. Sembra appartenere a una regione dell'universo in cui la maggior parte delle stelle ha da nove a dieci miliardi di anni.
I pianeti dei sistemi extrasolari sono stati scoperti dagli astronomi a partire dagli anni '90, grazie al continuo progresso della tecnologia dei telescopi.
Questa volta il gruppo che ha realizzato la scoperta si è avvalso di molte osservazioni , fatte durante più anni con cinque telescopi a microlenti gravitazionali, in grado di rilevare le variazioni dell' intensità luminosa in una regione celeste per il passaggio di un corpo pesante, come una stella che passa davanti ad un' altra e con la sua gravità devia e amplia i raggi di quella che supera.
Prima di OGLE-2005-BLG-390Lb, altri due esopianeti erano stati trovati con questa tecnologia.
Grafolologia "effetto Barnum"?
Laura Gandolfi, esperta di sviluppo organizzativo, interviene nella polemica aperta dall'iniziativa di un Centro svizzero-francese di fare analisi grafologica online, con il post, che volentieri pubblichiamo.
Il quotidiano francese "Libération" di ieri ha dedicato un articolo ai "falsi nella diagnosi grafologica", partendo da una promozione dell'Institut DPH (Développement personnel harmonie), che offre un'analisi grafologica gratuita, online, realizzata su un campione di scrittura di poche righe.
La notizia era commentata anche dal presidente del Gruppo grafologi consulenti di Francia, GGCF, Claude Toffart, che metteva sull'avviso i lettori del quotidiano circa l'impossibilità di fare un'analisi grafologica con un solo campione di scrittura.
L'autrice dell'articolo, la giornalista Yasmina Dellaa, intervistava poi lo psicologo Michel Huteau, docente del CNAM e autore di "Ecriture et personnalité. Approche critique de la graphologie", che confinava il lavoro del grafologo nell'autenticazione o nella falsificazione dei tratti "oggettivi" della scrittura tracciata dagli autori, fuori dall'orientamento professionale e dalla selezione.
Anche in Francia, dove l'uso della grafologia è diffuso, si è portati a confondere che cosa è e come opera l'analisi grafologica e su quali questioni.
Vale perciò la pena di ricordare che in Italia il metodo grafologico, definito dal sistema morettiano, è regolato da un complesso di oltre 86 segni, in combinazione tra di loro.
E' un metodo dinamico che considera l'evoluzione della persona e il suo contesto di riferimento.
Ogni segno è accompagnato da una sua quantificazione in decimi e suddiviso in fasi precise: rilievo dei segni, loro combinazione.
L'analisi di poche righe di uno scritto non consente di rilevare le attitudini di una persona e le sue caratteristiche distintive uniche. Per una diagnosi è necessaria un'anamnesi delle sue scritture e una conoscenza delle situazioni di ambiente e rapporti della persona.
Indispensabile, naturalmente, è che il grafologo sia un professionista qualificato. Meglio se ha percorsi universitari e tirocini certificati.
Un professionista competente lavora con metodo e approfondisce la scrittura della persona su cui esprimere una valutazione. Nella selezione e nell'orientamento, per esempio, raccoglie il materiale scrittorio dei candidati e stende il profilo, facendo leva su quello che la grafologia può individuare: le loro peculiarità nella dinamica dei comportamento e delle propensioni.
Senza ricercare gli "effetti Barnum", che Huteau giustamente critica.
Sempre più forti i grandissimi retailer
Deloitte "2006 Global power retailing" pubblica la classifica dei "Top 250 highlights" della distribuzione mondiale, sulla base dei risultati di bilancio dell'anno fiscale 2004.
Prende in considerazione le aziende che rappresentano quasi un terzo del mercato globale del commercio al minuto: $ 2.890 miliardi sui $ 9.000 complessivi. Esse hanno avuto nell'anno fiscale 2004 un incremento dell'8,9% sull'anno precedente.
Le prime 10 mantengono da più anni pressapoco la stessa posizione in classifica con qualche limitata variazione. Sono:
- Wal-Mart, la leader con $ 287.989 milioni di vendite, utili per $ 10.267 milioni, una crescita del giro d'affari dell'11,8% negli ultimi cinque anni;
- Carrefour, la seconda, con $ 90.389 milioni di vendite, utili per $2.067 milioni, una crescita del giro d'affari del 6,7% negli ultimi cinque anni, punti vendita in 35 paesi;
- Home Depot, terza con $ 73.094 milioni di vendite, utili per $ 5.001 milioni, crescita del 13,7%;
- Metro, la seconda per internazionalità, presente in 29 paesi, con $ 70.165 milioni di vendite, utili per $ 1.161 milioni, crescita;
- Tesco, quinta, con $ 62.505 milioni di vendite, utili per 2.513 milioni, crescita del 12,6%;
- Kroger con $ 56.434 milioni di vendite, crescita del 4,5%;
- Costco Wholesale con $ 48.107 milioni di vendite, utili per $ 882 milioni, crescita dell'11,8%;
- Target con $ 46.839 milioni di vendite, utili per $ 3.198 milioni, crescita del 6,6%;
- Ahold con $ 64.681 milioni di vendite, crescita del 4,3%;
- Aldi, decima, con $ 42.906 milioni di vendite, crescita del 5,4%.
Queste prime 10 vendono per $ 817.000 milioni, il 28,8% di tutto il giro d'affari generato dalle 250 classificate.



Campioni di crescita sono la catena americana di supermercati Roundy's, che ha aumentato del 56% le sue vendite nell'ultimo anno e ha raggiunto i $ 3.058 milioni, i due drugstore canadesi, Jean Coutu e Katz, che hanno incrementato i loro giri d'affari rispettivamente del 55% con $ 8.211 milioni e del 49,2% con $ 4.799 milioni e il grande magazzino giapponese Kintetsu, che ha sviluppato il 48,9% in più, con $ 2.831 milioni.
Nella classifica ci sono le aziende italiane Coop, 49ª, Conad, 98ª, Esselunga, 132ª, Luxottica, 208ª, PAM, 219ª, Finiper, 234ª.
Crescita dell'economia e della disoccupazione nel mondo
Il numero dei disoccupati nel mondo ha raggiunto la cifra record di 191 milioni e 800 mila alla fine del 2005, con un aumento di 2 milioni e 200 mila rispetto al 2004.Il tasso di disoccupazione mondiale è il 6,3%, in aumento, dopo due anni di diminuzione.
"Una forte crescita economica a livello mondiale non basta per compensare l'aumento della gente alla ricerca di un'occupazione - in particolare nella sempre più numerosa legione dei giovani disoccupati". E' scritto nel "Global employment trends brief", il rapporto annuale dell'ILO, International Labour Organisation, presentato martedì.
Il rapporto precisa che malgrado una crescita del PIL del 4,3% nel 2005 la maggior parte delle economie mondiali non sono state capaci di trasformare questo sviluppo in occupazione o in aumento delle retribuzioni.
Su 500 milioni di lavoratori, che vivono in condizioni di estrema povertà solo 14 milioni e mezzo hanno potuto uscire dalla soglia di un dollaro al giorno come paga.
1 miliardo e 400 milioni di lavoratori inoltre, poco meno della metà di tutti quelli occupati nel 2005, 2 miliardi e 850 milioni, continuano da dieci anni a guadagnare due dollari al giorno.
a metà dei disoccupati è costituita da giovani dai 15 ai 24 anni, tre volte più a rischio degli adulti di rimanere senza lavoro. I giovani, ricorda l'ILO, sono un quarto della popolazione in età lavorativa.
I più forti incrementi della disoccupazione tra il 2004 e il 2005 si sono avuti con il 7,7% dell'America Latina e dei Caraibi (+0,3%) e il 9,7% dell'Europa centrale e orientale extra UE e della CEI (+0,2%).
Nell'Unione europea il tasso di disoccupazione è diminuito al 6,7% (-0,4%).
Nell'Asia c'è la disoccupazione minore: il tasso è del 3,8% in estremo Oriente, del 4,7% nell'Asia meridionale e del 6,1% nel Sud-Est asiatico e nell'area del Pacifico.
La disoccupazione è elevatissima nel Medio Oriente e nel Nord Africa, dove raggiunge il tasso del 13,2%. Nell'Africa sub-sahariana è il 9,7%, il secondo al mondo. Qui c'è anche il maggior numero di lavoratori poveri.
Il rapporto tra occupati e popolazione in età lavorativa varia dall'Estremo Oriente, con il 71,1%, al Medio Oriente e al Nord Africa , con il 46,4%.
"L'attuale modello della globalizzazione continua ad avere un impatto sociale differente, conclude il rapporto, alcuni vedono il loro livello di vita elevarsi, altri restano al traino". "La riduzione della povertà non può avvenire senza che in primo luogo si espanda un'occupazione di migliore qualità, in particolare in Africa".
Rischio paese
Coface è una compagnia d'assicurazione specializzata nei rischi internazionali, che ha la casa madre in Francia. Ogni anno organizza a Parigi un colloquio "Rischio Paese", in cui riunisce i migliori specialisti del mondo bancario, delle aziende e dei centri di ricerca per discutere una "Guida", che raccoglie analisi e informazioni macroeconomiche e settoriali su 151 paesi e 44 milioni di aziende di tutto il mondo.
Di paesi, settori e imprese valuta il rischio di mancato pagamento a breve. Indica in che misura l'impegno finanziario di un'azienda è influenzato dalle prospettive economiche, finanziarie e politiche del suo paese.
Il rischio paese è stabilito con una batteria di indicatori, raggruppati in sette famiglie:
- vulnerabilità congiunturale,
- rischio di crisi di liquidità in valuta,
- sovrindebitamento estero,
- vulnerabilità finanziaria dello Stato,
- fragilità del settore bancario,
- comportamento delle aziende nei pagamenti.
Ad ogni paese è attribuita di conseguenza una nota sintetica, secondo una classificazione in sette livelli: da A1 (probabilità di insolvenza molto debole) ad A2, A3, A4 (rischio ancora accettabile), B, C, D (rischio paese elevatissimo, che aggrava comportamenti esecrabili delle aziende nei pagamenti).
Evoluzione degli incidenti di pagamento

e= stima; p= previsione Riclassificazione dei paesi Italie domestique= mercato interno; Italie export= esportazioni. In Italia (nota A2 relativa a una valutazione negativa per le imprese orientate al mercato interno e A3 per aziende esportatrici), la frequenza degli incidenti di pagamento è molto superiore alla media europea, soprattutto per le imprese esportatrici. Queste hanno una specializzazione settoriale e geografica che le espone alla forte concorrenza dei paesi asiatici. La situazione delle aziende che operano sul mercato interno è relativamente migliore. Protette, in partenza , soprattutto nel settore dei servizi, della distribuzione e delle costruzioni, devono però affrontare una domanda delle famiglie poco dinamica. La ripresa moderata attesa per il 2006 sarà essenzialmente spinta dalle esportazioni, che beneficeranno di una congiuntura europea più favorevole e del deprezzamento dell'euro. I consumi delle famiglie aumenteranno moderatamente e le aziende incrementeranno gli investimenti in modo poco significativo. L'insufficienza della spesa per ricerca e sviluppo nuocerà alla loro competitività. Anche la solvibilità aziendale resterà fragile nel 2006. Scala dei rischi settoriali


Thumbthing
L'attrezzo da pollice per tenere il libro bene aperto e più comodamente con una sola mano arriva dall'Inghilterra. Si chiama "Thumbthing". E' distribuito in Italia da Techtionary.
Il sito italiano lo presenta come "una nuova e brillante invenzione per leggere i tuoi libri! ", "l'accessorio perfetto per una nuova generazione di lettori!", l' "ideale per leggere a letto, in bagno, in spiaggia, a scuola (i testi scolastici !), in biblioteca e ovunque senza una mano libera", "fantastico per i pendolari".
"Thumbthing, continua la presentazione, terrà sempre aperte perfettamente le pagine dall'inizio alla fine del libro, senza rovinare la spina centrale o le pagine, senza nascondere il testo e senza che la posizione di lettura, il vento o altro possa far voltare le pagine".
Può essere usato con qualsiasi tipo di libro.
Funziona anche come segnalibro.
"E' fornito in 4 misure (small, medium, large e extra large) per adattarsi al tuo pollice".


La misura scelta deve far infilare il pollice nel thumbthing fino a che la punta del dito arriva poco più in là della fine dell'appoggio per il pollice.
Thumbthing è disponibile in 6 diversi colori "white ice", "pale yellow", "cherry red", "lavander", "aqua glaze", "blue avio".
Provare per credere.
Meno orario di lavoro o più occupazione
Il numero 41, di dicembre, degli "Occasional Paper" della Banca centrale europea è dedicato a "Tendenze e modelli degli orari di lavoro nei paesi della zona Euro 1970-2004. Cause e conseguenze".
Nadine Leiner-Killinger, Cristophe Madaschi e Melanie E. Ward-Warmedinger, tre economisti della BCE, verificano quanto sia fondata la richiesta delle aziende di ridurre il costo reale delle produzioni per ora lavorata. Rilevano perciò gli andamenti del tempo e del costo del lavoro nella zona euro nel periodo 1970-2004, il loro impatto sulla produttività e la crescita economica, li confrontano allo sviluppo degli Stati Uniti.
L'orario di lavoro individuale medio annuo è ribassato nella zona euro da 1938 del 1970 a 1526 del 2004. Negli USA è diminuito nello stesso arco di tempo da 1936 a 1825. Le maggiori riduzioni si sono avute nei Paesi Bassi, da 1759 a 1357, in Francia, da 1902 a 1441, e in Germania, da 1956 a 1443. Grecia, Spagna e Finlandia hanno avuto le riduzioni minori.
L'Italia è scesa da 1868 ore a 1585, meno della media della zona.
Il livello attuale della Grecia è di 1925, più elevato degli USA.
Le ore lavorate effettive, di utilizzazione del lavoratore, sono diminuite ancora di più degli orari di lavoro nella zona euro, da 820 a 650, mentre sono cresciute in America, da 743 a 867.
Il costo reale del lavoro, la produttività del lavoro per ora lavorata e il costo reale del lavoro per unità di prodotto hanno avuto nei paesi della zona euro, in tutta la zona e negli USA gli andamenti indicati nella tabella successiva.
Belgio
Germania
Spagna
Francia
Irlanda
Italia
Paesi Bassi
Finlandia
Zona euro
USA
*Grecia, Lussemburgo, Austria e Portogallo: dati non disponibili.
La significativa diminuzione delle ore lavorate può essere correlata alle preferenze individuali, alle scelte istituzionali e ai cambiamenti nella regolazione del tempo di lavoro.
Nel periodo 1970-2004 la crescita del PIL pro capite è stata abbastanza simile tra zona euro e USA (rispettivamente +1,9% e +2,1%), ma la produttività del lavoro per ora lavorata è aumentata di più nella prima (+2,8%) che nei secondi (+1,6%), mentre le ore annuali lavorate pro capite sono diminuite nella zona euro (-0,9%) e sono aumentate negli Stati Uniti (+0,4%).
L'Italia ha aumentato il suo PIL (+2,0%) sopra la media della zona, ma meno la produttività pro capite (+2,4%) e ha contenuto la sua riduzione delle ore annuali lavorate (-0,3%).
I benefici di produttività e di crescita del PIL sono stati utilizzati nella zona euro per diminuire gli orari di lavoro, mentre negli USA hanno contribuito alla riduzione del tasso di disoccupazione.

"Sono solo......" , foto di Sebastian Miquel
Priorità sociali
Il World Economic Forum ha pubblicato i risultati di un'indagine realizzata da Gallup International tra 2.500 leader dell'economia mondiale, in vista del meeting annuale di Davos, che si terrà la prossima settimana.
I ricercatori hanno rivolto ai leader le stesse domande usate in un'altra indagine, svolta tra novembre e dicembre 2005 su un campione di 50 mila persone comuni, rappresentative di 2 miliardi di cittadini di 60 paesi.
Le due ricerche hanno raccolto opinioni sulla crescita economica, la sicurezza e le priorità sociali del mondo. Come si vede dai grafici seguenti, le risposte dei leader e della gente comune presentano molte somiglianze.
La nuova generazione vivrà in un mondo più sicuro?

La nuova generazione vivrà in un mondo più prospero?

Quali problemi sociali devono essere affrontati per primi?

Fuori dal lavoro a 45 anni
La metà dei lavoratori europei tra i 50 e i 59 anni vogliono andare in pensione al più presto, per motivi di salute, poche possibilità di carriera, stress e fatica, prospettive di lavoro incerte. Lo ha comunicato a metà dicembre una ricerca, svolta dall'Università di Mannheim, per la Commissione Europea (cfr. Voglia di andare in pensione, iriospark, 12 dicembre 2005).
Un'altra ricerca europea, pubblicata a fine ottobre dall'Université Paris Dauphine e dall'IAE di Caen (cfr. Personalizzazione e autogestione delle R.U., iriospark, 20 ottobre 2005), ha verificato l'esistenza di nuovi modi di organizzazione del lavoro in azienda, che comportano la presenza di persone con competenze, impiegabilità e statuti differenti: personale fisso, lavoratori temporanei, esperti in grado di operare per risultati.
Sono solo due fra le ultime attestazioni della scomparsa della "società salariale", del trionfo del "knowledge divide", dell'inadeguatezza dei sistemi di gestione delle risorse umane e delle politiche del lavoro.
Il libro curato da Paolo Iacci "Troppo vecchi a quarant'anni? Come sopravvivere al giro di boa nel mondo del lavoro", il Sole-24ore, Milano, 2005, denuncia la discriminazione e lo spreco delle risorse umane "over 45", perpetrati dalle aziende italiane, mentre si allungano la vita e l'età pensionabile dei lavoratori. Punta su occupazioni più durature di quelle oggi praticate.
Iacci, manager e docente universitario di Organizzazione e gestione delle risorse umane, ritiene che quelle esclusioni dal lavoro siano da ricondurre a quattro "paradossi di Matusalemme", riassunti nelle formule che sottendono lo sviluppo del libro: "Young in , old out", "Young up, old down", "Young more, old less", "Young gold, old bad".
Le aziende, sostiene, rinunciano all'esperienza e alle competenze distintive dei lavoratori di più di 45 anni a vantaggio di assunzioni di giovani, per ragioni di costo del lavoro e di innovazione tecnologica. Provocano così impoverimento non solo del know-how aziendale, ma anche crescita della precarizzazione, provocando l'espulsione di "circa 700.000 lavoratori, quarantenni e cinquantenni, che hanno perso il lavoro e non riescono a rientrare stabilmente nelle organizzazioni produttive".
La dizione "i paradossi di Matusalemme" richiama in certo modo il best seller di Frank Schirrmacher "Il complotto di Matusalemme", che due anni fa aveva evidenziato il conflitto tra giovani e anziani, come causa delle crisi sociali mondiali, dal mondo del lavoro alla politica internazionale.
Il libro curato da Iacci sostiene principalmente le ragioni dei lavoratori anziani, per evitare gli sprechi di conoscenze e il disagio sociale provocato dalle difficoltà che essi incontrano di ritornare al lavoro nelle aziende, una volta che ne siano stati allontanati.
Nel primo saggio della raccolta, in corrispondenza del primo paradosso, Gianfranco Rebora, economista aziendale, dell'Università Liuc, indica le condizioni di sistema e le linee di azione praticabili all'interno dell'impresa per valorizzare ruolo e competenze degli "over 45", utilizzando il loro capitale conoscitivo per svecchiare l'organizzazione dagli istituti e dalla prassi obsolete.
Romano Trabucchi, esperto di direzione del personale, analizza le difficoltà del cambiamento culturale, evidenzia i costi psicologici del disoccupato maturo, propone un "invecchiamento attivo" con una formazione continua in una azienda socialmente responsabile.
Giorgio Soro, psicologo del lavoro, dell'Università di Torino, affronta il tema dell' "ageism", secondo la definizione di Schirrmacher, dei pregiudizi contro i lavoratori anziani. Ne individua le cause nelle politiche del lavoro e nella mancanza di un "senso" generale, che colleghi e renda sinergici gli obiettivi dell'impresa all'esterno con gli obiettivi e le aspirazioni individuali. Propone un'azione manageriale che aumenti l'appartenenza all'organizzazione come "progetto di cambiamento sociale".
Un libro scritto con passione, ricco di documentazione. Quasi un obbligo di lettura per chi lavora per le aziende.
Efficacia delle riforme pensionistiche
L'analisi degli effetti derivanti dall'attuazione di determinate politiche economiche può essere fatta con modelli di simulazione, che considerano la crescita di un unico settore economico. Sono modelli dinamici perchè considerano politiche, che influenzano il periodo in cui sono attuate, ma anche e soprattutto il lungo termine. In essi viene enfatizzata la struttura microeconomica del settore per descrivere in modo più rigoroso il comportamento degli individui.
Riccardo Magnani è un giovane economista. Ha scritto per l'Università di Verona una tesi di dottorato su "Analisi degli impatti dell'invecchiamento della popolazione attraverso i modelli di equilibrio economico generale a generazioni sovrapposte" e per l'Université di Cergy-Pontoise un saggio su "Vieillissement de la population en Italie et efficacité des reformes Amato et Dini: un modèle d'équilibre général à générations imbriquées".
I due studi hanno in comune l'uso del modello OLG (overlapping-generations), a generazioni sovrapposte, per valutare l'impatto macroeconomico delle riforme pensionistiche attuate dai governi Amato, Dini e Berlusconi e ipotizzare integrazioni nella politica migratoria e nella riduzione delle prestazioni pensionistiche.
Magnani considera l'evoluzione della struttura della popolazione, del rapporto tra le persone di più di 65 anni e quelle tra i 15 e i 64 anni, delle dimensioni della popolazione complessiva.
Ricorda le proiezioni Istat per il 2050, che prevedono un aumento al 32,3% delle persone con oltre 65 anni, una riduzione al 15,6% di quelle con meno di 19 anni e tra i 20 e i 34 anni al 14%: una diminuzione della popolazione totale per la denatalità e una proporzione del 63,5% degli ultra sessantacinquenni sul numero dei 15-64enni.
Dimostra che le riforme attuate servono a controllare l'evoluzione del rapporto tra la spesa pensionistica complessiva e il PIL, non a riportare in equilibrio finanziario il sistema delle pensioni.
"L'invecchiamento, sostiene, provoca un cambiamento del contesto macroeconomico, le cui ripercussioni non attengono solo al sistema di sicurezza sociale: si può prevedere che l'evoluzione dell'offerta di lavoro e di capitale influenzerà sensibilmente il livello delle principali variabili macroeconomiche (consumi, risparmio, produzione) e per conseguenza il livello del benessere nazionale".
Con l'aiuto del modello di simulazione OLG riproduce l'evoluzione demografica italiana, identifica le preferenze di 15 classi d'età su lavoro, i consumi, lo svago, e calcola il punto di equilibrio pensionistico alla luce delle tre riforme governative, messe in atto dal 1992.
Valuta che per raggiungere l'equilibrio del sistema pensionistico sarebbe "necessario triplicare i flussi migratori, oppure ridurre del 10% le prestazioni pensionistiche. La prima riforma è senza dubbio inattuabile, la seconda provoca una perdita per la generazioni nate dopo il 1965".
"Le riforme Amato e Dini, seppur necessarie, non possono essere giudicate sufficienti: la riforma Dini entrerà pienamente in vigore nel 2035 (con l'applicazione del metodo contributivo) ed il sistema pensionistico produrrà nel medio periodo deficit dell'ordine del 3-5% del PIL".
Ridurre il periodo di transizione previsto, estendendolo nel tempo a tutti coloro che nel 1995 avevano cominciato a lavorare e mantenendo il metodo contributivo solo per quelli che hanno cominciato a lavorare dopo il 1995 permette un risparmio marginale.
L'aumento dell'età pensionabile (cfr. Allungamento dell'età pensionabile , 28 novembre 2005) previsto dalla riforma Berlusconi influenza la situazione finanziaria del sistema pensionistico nel breve e medio termine. Ma, a partire dal 2040 la riforma è assolutamente inefficace.
Il suo impatto sulle diverse generazioni "è risultato negativo per tutte", in particolare per le prime interessate da essa, " che non solo versano maggiori contributi, ma percepiscono una pensione calcolata con il metodo contributivo".
Una riduzione dei coefficienti di trasformazione del 7%, applicati nel calcolo della pensione con il metodo pro-rata e con il metodo contributivo, fa raggiungere l'equilibrio del sistema pensionistico nel lungo periodo senza una riduzione del valore delle prestazioni erogate.
Tale riduzione sarebbe compensata dall'incremento del tasso di crescita del PIL, ottenuto con l'adozione di una politica migratoria più morbida, senza gli eccessi della selezione e dell'apertura indiscriminata.
Lo studio di Magnani si differenzia da quelli compiuti da altri esperti italiani di sicurezza sociale per metodo d'indagine e perchè tiene conto delle dinamiche di retribuzioni, PIL e tassi d'interessi, variabili considerate costanti in altre simulazioni, con distorsioni del calcolo degli effetti reali possibili.
Occupazione europea nell'hi - tech
Nel 2004, secondo le ultime stime di Eurostat, nell'UE25, quasi 130 milioni di persone (66,9% degli occupati) lavoravano nel settore dei servizi, mentre 36 milioni (18,7%) erano impiegate nell'industria manifatturiera.
Tra il 1999 e il 2004 l'occupazione industriale nell'UE15 è diminuita ad un tasso medio annuale dell'1,2% e quella nei servizi è cresciuta dell'1,9%.
I servizi a forte intensità di conoscenza hanno incrementato del 2,6% il numero degli occupati. Nel settore dei servizi hi-tech ad alta intensità di conoscenza la crescita occupazionale è stata del 2,9%.
Nell'industria ad alta e a medio-alta tecnologia la prima regione per numero di occupati nel 2004, in valori assoluti, è stata la Lombardia con 444 mila addetti. Al secondo e al terzo posto ci sono due regioni tedesche: Stuttgart, con 415 mila persone impiegate, e Oberbayern, con 280 mila. Delle quindici regioni in testa alla classifica, sette sono tedesche, quattro italiane (oltre la Lombardia, il Veneto, il Piemonte e l'Emilia-Romagna), due francesi e una spagnola.
Le regioni tedesche si sono distinte ancora per occupazione relativa. Dodici di esse sono le migliori classificate per le percentuali di addetti nell'industria ad alta e a medio-alta tecnologia: dal 22,2% di Stuttgart al 9,3% di Dusseldorf. In confronto la percentuale italiana va dal 12,1% del Piemonte al 10,6% dell'Emilia-Romagna.
Per quanto riguarda i servizi a forte intensità di conoscenza, la prima regione europea per occupati nel settore è stat l'Ile de France con 2 milioni e 300 mila impieghi, la seconda la Lombardia con 1 milione e 300 mila. Ma in valori relativi, quattro delle prime quindici regioni sono inglesi, tre svedesi e tre norvegesi. Inner London ha nei servizi a forte intensità di conoscenza il 60% di tutto l'impiego del settore, Stoccolma il 54,7%, Oslo il 49,8%.
La regione Berkshire, Bucks e Oxfordshire vi ha addirittura il 9% di tutta l'occupazione del Regno Unito. Stoccolma e l'Ile de France hanno rispettivamente l'8% e il 7,6%.
Nel settore dei servizi hi-tech ad alta intensità di conoscenza il tasso di crescita annuale medio dell'occupazione per le prime 25 regioni europee è andato dal 21,1% dello Shropshire and Staffordshire (Regno Unito) al 20,8% del Limburg (Belgio), al 17,9% della Murcia (Spagna). Tra queste regioni otto sono spagnole, quattro inglesi, tre belghe, tre italiane, due tedesche e due francesi.
Regioni dell'UE25 a più forte crescita occupazionale
nei servizi hi-tech ad alta intensità di conoscenza
|
Regioni
|
Crescita
1999-2004 |
Addetti
|
% nei servizi
knowledge intesive |
| Shrop-and Stafford-shire(UK) |
21,1
|
35.800
|
5,0
|
| Limburg (BE) |
20,8
|
10.700
|
3,2
|
| Regiòn de Murcia (ES) |
17,9
|
8.800
|
1,6
|
| Principado de Asturias (ES) |
16,1
|
9.300
|
2,4
|
| Aragòn (ES) |
15,8
|
12.400
|
2,3
|
| Thuringen (DE) |
15,8
|
24.800
|
2,4
|
| Alsace (FR) |
15,5
|
27.900
|
3,4
|
| Canarias (ES) |
15,4
|
13.400
|
1,7
|
| Cyprus (CY) |
12,7
|
7.200
|
2,1
|
| Prov.Antw erpen (BE) |
11,7
|
29.300
|
4,3
|
| Burgeland (AT) |
11,4
|
4.100
|
3,4
|
| Prov. Namur (BE) |
11,4
|
8.400
|
4,9
|
| Northumb,Tyne and Wear (UK) |
10,8
|
21.400
|
3,6
|
| Lancashire (UK) |
10,7
|
25.400
|
3,8
|
| Extremadura (ES) |
10,2
|
6.100
|
1,7
|
| Veneto (IT) |
10,0
|
52.000
|
2,6
|
| East Wales (UK) |
9,0
|
19.400
|
3,8
|
| Andalucia (ES) |
9,0
|
47.000
|
1,7
|
| Luneburg (DE) |
8,6
|
21.700
|
3,0
|
| Pais Vasco (ES) |
8,6
|
25.300
|
2,8
|
| Umbria (IT) |
8,5
|
10.900
|
3,2
|
| Campania (IT) |
8,5
|
48.700
|
2,8
|
| Picardie (FR) |
8,4
|
23.000
|
3,6
|
| Comunidad de Madrid (ES) |
8,4
|
157.400
|
5,8
|
| Friesland (NL) |
8,3
|
7.700
|
2,5
|
Esplosione dei compensi manageriali negli USA
Nel 2004 le remunerazioni dei dirigenti aziendali di più alto livello (CEO e top five executive) delle 2000 maggiori imprese americane sono cresciute del 30%. La percentuale dei compensi manageriali è passata nel periodo1993-2003 dal 5% dell'utile netto societario al 9,8%.

Di crescita delle remunerazioni dei top manager nell'ultimo decennio si occupa lo studio di Lucian Bebchuk dell'Harvard Law School e di Yaniv Grinstein della Johnson School della Cornell Univesity, pubblicato nell'ultimo numero della "Oxford Review of Economic Policy", dedicata alla corporate governance.
Bebchuk e Grinstein spiegano l'esplosione dei compensi con i grandi cambiamenti avvenuti nelle dimensioni, nelle performance e nella classifica delle imprese. Dimostrano che i compensi sono sempre cresciuti in misura superiore alle tre caratteristiche fondamentali aziendali nel decennio 1993-2003. Solo in questo ultimo anno l'incremento si è dimezzato.
L'andamento della retribuzione base è rimasto costante. E' diminuita di fatto la parte variabile perchè è aumentata meno della crescita delle tre caratteristiche correlate, che si sono combinate in modo diverso.
Lo studio di Bebchuk e Grinstein è uno dei pochi esempi di impiego del metodo storico, della comparazione delle fonti, nelle indagini retributive. I dati di base si riferiscono a più dell'80% delle aziende quotate. Sono tratti dai bilanci delle aziende apparsi nelle classifiche S&P 500, Mid Cap 400, Small Cap 600, che recano i compensi pagati ai CEO e ai primi cinque executive nel decennio.
Le remunerazioni analizzate comprendono tutto quello che è percepito annualmente dai manager: stipendio, bonus, piani di incentivazione, stock option e partecipazioni ai risultati economici aziendali di qualsiasi tipo. I compensi sono calcolati in dollari del 2002, a valore costante.
Nello studio le retribuzioni dei CEO sono distinte da quelle dei cinque dirigenti di più alto livello.

Gli incrementi retributivi degli alti dirigenti sono spiegati per il loro stretto collegamento e la focalizzazione sugli interessi degli azionisti. I dati raccolti, dicono gli autori, non consentono altra ipotesi interpretativa. Ricordano però che è anche possibile collegare gli alti compensi al riconoscimento della responsabilità manageriale di ottenere risultati aziendali competitivi.
Gli autori ritengono che questa seconda interpretazione sia smentita da altri studi richiamati e dal fatto che i manager decidono su tutti gli aspetti della governance, compreso il resistere alle scalate ostili.
Deficit pubblico nell'UE

Fonte: Commissione Europea.
Secondo le previsioni per il 2006, diffuse ieri dal commissario europeo per gli affari economici e monetari, cinque paesi della zona euro, l'Italia, la Grecia, la Germania, il Portogallo e la Francia, il Regno Unito e due nuovi Stati membri , la Polonia e l'Ungheria, sono in situazione di deficit eccessivo.
Il Regno Unito ha avuto la richiesta di rimettere in equilibrio i conti entro il marzo 2007. La Francia e la Germania sono state poste sotto stretta sorveglianza. L'Italia godrà di una dilazione di due anni, fino a tutto il 2007 per rientrare nei parametri del patto di Maastricht.
Migliorare l'apparenza
"Friends beyond the wall" è un sito americano che cerca clienti tra i detenuti, i loro familiari e gli amici. Offre il servizio "Composite magic photo", che consiste nel migliorare gli sfondi delle foto ricordo scattate in ambienti carcerari.
Propone cioè di sostituire per mezzo di un fotomontaggio le mura del parlatorio o del cortile d'incontro con altri ambienti meno grigi, cambiando il solito contesto in cui negli anni sono ritratti il detenuto e qualche suo visitatore.
Promette di collocare le persone fotografate dentro l'ambiente desiderato, una località romantica o esotica, scelta su un ampio catalogo, o un altro contesto indicato o riprodotto dagli interessati.
Mostra sul sito il prima e il dopo dei fotomontaggi: su una spiaggia, in un giardino, in una stanza d'albergo, vicino ad un'automobile, ecc.
Esibisce le lettere di soddisfazione dei precedenti clienti.
Oltre il servizio foto, "Friends beyond the wall" può fare da account per inviare e ricevere e-mail a nome del detenuto, registrare e trasmettere la sua voce online, spedire cartoncini di auguri per lui.
Un vero e proprio servizio integrato di costruzione dell'immagine personale, che forse può contribuire a dare speranza al detenuto e ad alleggerire l'afflizione di familiari e amici. Un esempio limite di commercio dell'apparenza.
Avvento del proNetariato
Con la diffusione di Internet è andato in crisi il modello tradizionale, industriale di produzione e distribuzione della conoscenza.
Gli internauti non sono più i semplici consumatori dei contenuti che gli "infocapitalisti" decidevano di veicolare con i mass media. Possiedono una massa di media personali, che permettono la creazione collaborativa e la distribuzione uno a uno di informazioni ad alto valore aggiunto, immagini, video, suoni, testi, tradizionalmente riservati ai proprietari degli strumenti di comunicazione.
Se la società industriale è stata caratterizzata dalla scarsità dell'informazione, nella società della comunicazione bisogna imparare a gestirne l'abbondanza. Il Web può facilitare un'intelligenza e una coscienza collettiva. Mette in discussione le relazioni verticali di potere.
L'informazione diventa una risorsa universale, accessibile gratuitamente, che ognuno può pretendere di produrre autonomamente.
Evocando la nascita dei blog, dei wiki, delle chat, degli sms e della musica in P2P, Joël de Rosnay, con la collaborazione di Carlo Revelli, preconizza l'irruzione dei nanomedia e la trasformazione economica, sociale e politica connesse ai nuovi rapporti di produzione della conoscenza in "La révolte du pronétariat. Des mass médias aux médias de masse", Fayard, Paris, 2006.
I "pronetari" sono i "nuovi produttori e consumatori di beni e servizi prodotti da loro stessi online attraverso le reti". Sono gli esponenti di "una rivoluzione così importante come quella dell'inizio dell'era industriale simboleggiata dalla macchina a vapore e poi dalla meccanizzazione e dall'automazione intensiva".
I nuovi rapporti di produzione della conoscenza non si realizzeranno pacificamente. Gli infocapitalisti contrattaccheranno, usando sistemi "repressivi, legali, di propaganda mediatica, inadatti" a una "nuova lotta di classe", che porterà non solo a una "nuova economia", ma anche a una "nuova democrazia" della comunicazione e della partecipazione, "vero contropotere dei cittadini".
I due autori sono osservatori attenti dell'impatto delle nuove tecnologie sulla società. Joël de Rosnay ha un lungo curriculum di ricercatore, professore all'MIT, direttore scientifico, manager di autorevoli centri studi internazionali, saggista e divulgatore, autore di quattordici libri. Carlo Revelli è un italiano, ricercatore all'Université Paris X (Nanterre), top manager, autore di saggi sull'intelligenza in rete.
Nonostante qualche intemperanza visionaria, di linguaggio, "La révolte du pronétariat" ha il merito di documentare l'evoluzione di Internet e l'uso dei nuovi strumenti di comunicazione online, che hanno favorito la costituzione della società della comunicazione e portano all'integrazione tra intelligenza collettiva e macrorganismi planetari.
Specificità del nuovo middle manager
Sono in continuo aumento da venti anni i libri di management che criticano l'impresa gerarchica, piramidale e invitano a sostituire alla subordinazione burocratica la collaborazione e l'niziativa delle persone per mezzo delle relazioni di fiducia e del coinvolgimento.
Michel Crozier ha spiegato, già nel 1989, prima dell'azienda estesa e del neo-management (cfr. Neomanagement, iriospark, 10 novembre 2004, Neomanagement/2, 30 novembre 2004), la necessità di imparare il "management postindustriale" con il fatto che "non solo i dipendenti non accettano più l'autorità, ma i capi stessi sono sempre meno capaci di assumerla".
Alla perdita di legittimità dell'autorità gerarchica per svalutazione progressiva della sua scolarità e della sua competenza tecnica è dedicato l'ultimo rapporto di ricerca del CEE, il Centro studi sull'occupazione, dei ministeri del Lavoro e della Ricerca del governo francese. L'autore è Loup Wolff, un sociologo che usa ricerca sulle ricerche ed etnografia organizzativa per osservare, descrivere e interpretare i nuovi paradigmi manageriali in "Transformations de l'intermediation hiérarchique".
L'autore ripercorre l'evoluzione dell'organizzazione aziendale dagli anni '90 fino alle configurazioni attuali, multicefale, flessibili e mobilitatrici, guidate da manager animatori, capaci di annodare facilmente i contatti nella rete tra persone lontane per distanza fisica e sociale.
Ricorda che, secondo la letteratura, il nuovo manager non deve più dirigere gruppi di lavoro, nè possedere competenza tecnica superiore. Per i problemi tecnici c'è a disposizione del team di progetto un esperto, che aiuta nella risoluzione. I membri del gruppo organizzato devono essere in condizione di contribuire agli obiettivi comuni. Il capo gerarchico non serve più perchè non ci sono più "subordinati".
La ricerca di Wolff scopre invece la ricomposizione dei rapporti di potere in azienda e la loro evoluzione in nuove forme di direzione e controllo del lavoro, basate su una "violenza simbolica", di asimmetria informativa, che aumenta progressivamente fino a raggiungere il massimo al livello dei capi intermedi e del personale esecutivo.
Da numerose ricerche, svolte nel quinquennio 1997-2001, sui cambiamenti organizzativi e tecnologici delle aziende europee, l'autore ricava il peso crescente della governance sulla gestione, mostrato dall'ingresso del mercato in fabbrica, dalla generalizzazione dell'outsourcing, dalla tecnologizzazione del lavoro, che permette l'accentramento anche nelle aziende decentrate. Ritiene che siano apparse due forme distinte di subordinazione, gerarchica e dell'organizzazione tecnica del lavoro, che agiscono parallelamente e potranno portare a una "gerarchia di prossimità", fatta di capi privi del potere di decidere, incaricati soltanto di trasmettere il cambio degli obiettivi disposti dall'alto.
Vengono così dettagliati i meccanismi di svalutazione della gerarchia tradizionale, gli effetti della svalutazione sulla carriera delle donne, sulle diverse generazioni, lo stato dell'evoluzione del nuovo management, le interazioni tra questo, l'organizzazione e le tecnologie.
Facendo appello alla concezione dell'impresa come campo di forze, Wolff traccia una tipologia dei contesti organizzativi e relazionali d'azienda per grado di vincolatività (tayloriani, autonomi controllati, autonomi isolati, semplici), secondo una matrice che correla autonomia, controllo, influenza e contenuto cognitivo del lavoro.
Vi colloca le categorie socioprofessionali e i settori produttivi considerati dalla ricerca sulle ricerche per concludere sull'esitenza e la tendenza all'aumento di una vasta e differenziata popolazione aziendale, dai capi intermedi agli specialisti, agli esecutivi e di intere unità organizzative ad "autonomia controllata". Dove una volta si accumulavano nelle stesse posizioni più spazi di autorità non c'è ormai che una forma specifica di potere.
Investimenti in R&D e sviluppo aziendale
Il Department of Trade and Industry del Regno Unito ha pubblicato l' "R&D Scoreboard 2005", la classifica delle prime 1.000 aziende industriali di tutto il mondo per investimenti in ricerca e sviluppo.
La graduatoria coincide largamente con quella della Commissione europea, resa nota il mese scorso (cfr. Ricerca e sviluppo industriale, iriospark, 12 dicembre). Le aziende investono mediamente in R&D circa il 4% del giro d'affari. Il 42% delle investitrici è americana, il 34% europea.
L'86% dei costi di ricerca è sopportato da sei grandi potenze industriali, che operano nei settori dell'automobile, della farmacia - biotecnologia e dell'ICT:Daimler - Chrysler, Pfizer, Ford, Toyota, Siemens e General Motors.
Le 1.000 aziende considerate hanno investito complessivamente l'anno scorso più di 324 miliardi di euro, con un incremento del 5% sul 2004.
Investimenti in R&D per paese d'origine delle aziende

Il rapporto del DTI ha però il pregio di mettere in evidenza che c'è una stretta correlazione tra investimenti in R&D e crescita dell'azienda. Più dell'80% delle aziende, che creano valore in misura superiore alla media della classifica, hanno una strategia d'innovazione offensiva.
Gli americani non danno priorità nella gestione alle attività con "ritorno economico a breve a detrimento della ricerca".
Tra le 44 aziende che investono in R&D più del 10% del giro d'affari una trentina ha la casa madre negli USA e fra di esse ci sono quelle a più alta redditività, come Computer Associates, Electronic Arts, Analog Devices, Eli Lilly, Schering Plough, Amgen, Adobe, Juniper Network, Yahoo, eBay. La maggior parte ha meno di trenta anni.
Il numero dei brevetti messi a punto dalle aziende americane per ogni 15 milioni di euro investiti è stato differente fra gli undici settori industriali, nel 2004.
Brevetti per investimenti in 11 settori (2004)

L'81% delle aziende industriali a maggiore efficienza ha un'alta intensità di investimenti in ricerca.
Il loro valore alla Borsa di Londra è cresciuto del 69% negli ultimi otto anni, mentre è aumentato soltanto del 7% quello dell'FTSE, costituito dalle 100 azioni quotate più rappresentative del listino inglese.
Lavoro precario e rappresentanza sindacale
Il lavoro dipendente si è progressivamente imposto nei paesi a economia sviluppata da più tempo come la forma dominante d'integrazione delle persone nella vita economica e sociale. Nel corso dei decenni le organizzazioni sindacali si sono impegnate a garantire ai lavoratori dipendenti un diritto alla sicurezza dell'impiego, fondata sul modello del contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Con l'irruzione della flessibilità del mercato del lavoro e la dualizzazione dei percorsi professionali e sociali tra lavoratori garantiti e precari, cresce la difficoltà dei sindacati di conservare il loro ruolo di motori dell'integrazione sociale delle due categorie. Per di più la precarizzazione non costituisce una condizione omogenea, mentre aumenta l'erosione delle norme a garanzia dell'occupazione.
E' necessario approfondire le questioni della solidarietà tra lavoratori con statuto differente e delle loro rappresentanze, in particolare di quella dei precari.
L'ultimo numero, il 97, di "Chronique internationale del l'IRES" è dedicato perciò a uno speciale su "Precarisation de l'emploi et représentation syndicale", curato da Adelhaid Hege, esperta di relazioni industriali, ricercatrice dell'Institut de recherches économiques et sociales.
L'IRES, dichiara nella sua mission, "ha per funzione di soddisfare la domanda delle organizzazioni sindacali" francesi.
Il numero speciale presenta, sul rapporto precarizzazione - rappresentanza, nove studi nazionali riguardo a sette paesi dell'UE15, agli USA e al Giappone, in cui approfondisce il tema della destrutturazione, della combinazione sicurezza-insicurezza dell'impiego con le differenti risposte di organizzazioni e condotte sindacali.
Gli studi sono preceduti da un saggio introduttivo della curatrice e di Bernard Thomann, sociologo dell'Université de Paris 1, su "Occupazione precaria, occupazione normale e sindacalismo" e da un altro saggio dell'economista Carole Tuchszirer, anche ella dell'IRES, su "I differenti approcci alla precarietà occupazionale in Europa, Giappone e Stati Uniti".
Il saggio introduttivo ricostruisce i modi di accesso alle garanzie individuali e collettive di sicurezza dell'impiego, che fanno leva sullo statuto del lavoratore o sul welfare generalizzato, su quasi tutte o poche situazioni di lavoro dipendente, sul ruolo delle organizzazioni sindacali. La combinazione di questi tre modi di garanzia da luogo alle differenze nazionali.
Italia, Spagna, Danimarca, Svezia, Olanda e Germania hanno norme lavorative che si applicano a tutti. Dispongono di sistemi complessi di protezione del lavoro dipendente, costruiti intorno ai tre poli del diritto del lavoro, della negoziazione collettiva relativamente centralizzata e della protezione sociale estesa.
Inghilterrra e USA hanno un livello di sicurezza dell'impiego legata alla presenza sindacale sui luoghi di lavoro.
Danimarca, Svezia e Paesi Bassi hanno un'elevata flessibilità del mercato del lavoro, compensata da un sistema di protezione sociale attivo, che comporta una formazione permanente dei lavoratori e un altrettanto costante intervento della negoziazione collettiva.
Il sindacato in questi tre paesi ha l'iniziativa sul mercato del lavoro.
In Giappone il lavoro precario è, al contrario, fuori dalla tutela sindacale.
Hege e Thomann sottolineano la necessità di un rinnovamento sindacale, che faccia recuperare la perdita d'influenza generale difronte alla precarizzazione montante e abbia effetto d'inclusione dei lavoratori deboli, gli atipici e le donne.
Carole Tuchszirer rileva i limiti delle legislazioni nazionali e delle rappresentanze sindacali nei confronti delle dinamiche dell'organizzazione del lavoro e dei sistemi professionali. Mostra come i nuovi lavori, indotti dall'information and communication techonology, per esempio, siano via via meno protetti, indeboliti sul mercato del lavoro ed esposti al rischio d'impoverimento, senza un'adeguata rappresentanza sindacale.
Maria Teresa Pignoni, sociologa della DARES - Direction de l'animation, de la recherche, des études et des statistiques del ministero del lavoro francese, analizza le concezioni del lavoro atipico in Italia, i tentativi di rappresentanza di CGIL, CIS e UIL, le loro incertezze tra difesa dell'impiego normale e regolazione del lavoro atipico, la moltiplicazione delle forme di lavoro flessibile senza forme di sicurezza e qualificazione professionale, prodotto della "portata ideologica" dei dispositivi di legge "che sembrano eccedere la loro utilità reale".
Foto di Nicolas Frespech.
In diminuzione le lingue parlate
I linguisti prevedono che nel 2100 la metà delle lingue parlate attualmente non saranno più usate.
Stiamo contribuendo a un'accelerazione del grado di mutamento degli idiomi locali a vantaggio di lingue globalizzate, che hanno impulso dagli scambi economici e dalle facilitazioni delle nuove tecnologie.
La globalizzazione non ha soltanto effetti economici. Comporta un'ibridazione di culture in cui vincono i comportamenti e gli orientamenti che danno vantaggio competitivo sul mercato, quando non c'è assimilazione ai modelli dell'economia dominante.
Si contano oggi nel mondo oltre 6.000 lingue vive, il 96% delle quali parlate dal 3% della popolazione mondiale. Ci sono moltissime comunità linguistiche native troppo piccole, distribuite in massima parte tra Africa, Asia e Nuova Guinea, per non essere facilmente travolte dai processi d'integrazione globali. Sono usate alcune lingue veicolari, già ampiamente diffuse per opera degli attivatori di quei processi d'integrazione.
Ai fenomeni economici, tecnologici e culturali vanno aggiunti poi gli andamenti demografici, delle differenze tra popolazioni, che hanno una forte presenza di anziani e di giovani. Giacchè questi ultimi sono più pronti ad assumere nuovi comportamenti, come le ultime ricerche ONU e OECD ancora una volta dimostrano.
I linguisti prevedono che alla fine del secolo le lingue più parlate saranno l'inglese, lo spagnolo, l'arabo, il cinese, l'hindi, lo swahili e il wolof.
L'inglese sta diventando la lingua veicolare universale. Sarà affiancata forse da una seconda lingua relativamente semplificata, poco più di un "pidgin", un codice costituito attraverso la pratica per facilitare il commercio e gli scambi scientifici.
L'aggregazione di più aree linguistiche favorirà i rapporti diretti, la produzione di conoscenza, le nuove identità collettive. Ci saranno nuove comunità centrate sull'omologazione dei parlanti, che rischiano di cancellare con la morte delle lingue precedenti la ricchezza delle esperienze e delle prospettive originali di sviluppo, in cambio di altri modi di significazione.