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30/11/2005

Argomenti di novembre

COMPETITIVITA' : 7 - Nearshore; 10 - Produttività del lavoro (confronto UE - USA 2004); ECONOMIA: 17 - Previsioni economiche d'autunno della Commissione Europea; 29 - Prospettive economiche mondiali; FONDAMENTI: 2 - Conseguenze morali della crescita economica; 8 - Immagini nazionali degli altri popoli; FORMAZIONE: 23 - Sviluppo della leadership risonante; GESTIONE E SVILUPPO: 3 - Mobilitazione impossibile delle GRU?; 4 - Blog da reclutamento; 16 - Personalizzazione e autogestione delle R.U./2; 22 - Aziende leader di sostenibilità; 24 - Reclutamento dirigenti e quadri -7%; 28 - Allungamento dell'età pensionabile; 30 - Barometro francese della DRU; OCCUPAZIONE: 17 - Spesa pubblica per azioni sul mercato del lavoro; POLITICA: 10 - Black economic empowerment deal; 14 - Commercio mondiale; 21 - Conseguenze economiche dell'emigrazione; RELAZIONI INDUSTRIALI: 14 - Prospettive del welfare; SOCIETA' : 2 - Crescono abitanti anziani nell'UE; 3 - Immigrati nell'UE dai paesi del Mediterraneo; 8 - Panorama della salute nel mondo; 9 - Primati da Guinness; 18 - Redditività da animali transgenici; 21 - 30 anni di Cipputi; 25 - Crisis management Nestlé; 30 - Bookcrossing; TECNOLOGIA: 14 - Biblioteche online; 15 - Uso di Internet nell'UE; 17 - Libertà di espressione in rete; 22 - Uso di Internet nel mondo; 28 - Giornalismo online.

Postato da: orsola a 17:07 | link | commenti

Bookcrossing

C'è una comunità internazionale di lettori, che preoccupa gli editori e sorprende gli internauti. E' una comunità senza scopo di lucro, nata negli Stati Uniti e diffusa in Australia, in Canada, in Francia, in Germania, nel Regno Unito e anche in Italia.

Si chiama bookcrossing. I suoi appartenenti, i bookcrosser, sono uniti dallo scambio libero e gratuito dei libri.

L'essenza del bookcrossing è il dono di un libro a chiunque lo trova e di scoprire che percorsi esso compie. L'obiettivo della comunità è di fare del mondo una biblioteca con scambi infiniti di libri.

Le regole di appartenenza sono  racchiuse in  "3R": Read, Register, Release.

 Leggere un buon libro; registrarlo, con dei commenti, su un sito (quello del nostro paese è bookcrossing-italy.com) e ottenere un BCID, un numero di identificazione personale, da scrivere su un'etichetta incollata nel libro; lasciare il libro perchè qualcuno lo legga (a un amico, in un luogo pubblico, a un ente benefico, ecc.). La comunità invierà una e-mail al donatore ogni volta che ci sarà un commento sul libro.

Se egli avrà fatto una "release note", altri bookcrosser potranno andare alla ricerca del libro e tentare di ritrovarlo.

Sembra impossibile che il bookcrossing possa funzionare anche da noi.

Invece il sito italiano informa di avere dei precedenti,   come marcoweb64, la prima iniziativa italiana  ed europea di questa attività; che c'è uno "storico 'bigino', una miniguida per la comprensione delle attività e dello spirito del bookcrossing", che offre una raccolta completa di "moltissime funzionalità pratiche: etichette, segnalibri, fascette, diari di viaggio" e  che  Xenia è  un altro sito ancora, che "riassume tutto quello che è necessario sapere sulle attività di base dei bookcorsari di questo Paese".

Ad ulteriore riprova, c'è l'incremento continuo  della comunità in Italia. Il Forum del sito bookcrossing-italy riporta migliaia di messaggi scritti negli ultimi quindici giorni da altrettanti bibliofili per caso, programmi di incontri e resoconti di attività di successo.

Postato da: orsola a 15:09 | link | commenti (1)
societa 295

Aiuto

pancho+x1pa_web

Disegno di Pancho, Le Monde, 30 novembre 2005.

Postato da: orsola a 12:41 | link | commenti

Barometro francese della DRU

La gestione delle competenze chiave, l'accompagnamento delle riorganizzazioni, l'attrazione e il mantenimento dei migliori, il coinvolgimento dei collaboratori sono le attività privilegiate della Direzione Risorse Umane nelle grandi aziende francesi. Lo dice l'edizione 2005, la terza, del "Baromètre RH. Le diagnostic et les évolutions de la fonction RH", il rapporto di una ricerca svolta tra aprile e luglio da CSC, Liaisons Sociales ed E&P.

Il Barometro è uno strumento pratico, di facile accesso, che fotografa i comportamenti e gli orientamenti della DRU in un panel di 120 imprese, appartenenti a tutti i settori, che per il 78% hanno più di 1.000 dipendenti e complessivamente impiegano più di 2 milioni e mezzo di persone.

Priorità della politica del personale
Azioni per migliorare la produttività della DRU
Gestione delle
competenze chiave
51%
Riorganizzazione della funzione RU
46%
Accompagnare la riorganizzazione
50%
Informatizzazione dei processi
44%
Attrarre e trattenere i migliori elementi
38%
Riduzione degli addetti alla funzione RU
34%
Coinvolgere capi e dipendenti
36%
Costituzione di servizi condivisi RU
22%
Dare nuovi servizi a manager e collaboratori
26%
Maggiore produttività delle prestazioni esterne
11%
Migliorare il dialogo e preservare la pace sociale
21%
Esternalizzazione delle paghe
10%
Ripensare la divisione dei ruoli (RU, manager, decentrare/accentrare)
21%
Maggiore produttività dei benefici sociali
9%
Definire politica e strumenti di gruppo per le RU
19%
Centralizzazione della funzione RU
8%
Controllare i costi della funzione RU
13%
Maggiore produttività della massa salariale
7%
Internazionalizzare la politica RU
12%
Riduzione dei servizi RU
3%
Aumentare la flessibilità dell'occupazione e del tempo di lavoro
7%
Esternalizzazione dei processi RU
3%
Rivalutare il ruolo della funzione RU
6%
   
Migliorare le condizioni di lavoro
6%
   
Personalizzazione le retribuzioni
4%
   

             Fonte: Barometre RH.
Dal rapporto emerge una DRU che cambia e deve affrontare delle questioni sociali oltre quelle dell'evoluzione economica e dei sistemi operativi aziendali.

Fra le sue maggiori responsabilità ci sono quelle di

-  fare aderire a un disegno collettivo e a valori comuni;
-  dare importanza al lavoro, alla ricompensa, allo spirito di squadra, alla fiducia tra lavoratore e imprenditore;
-  chiarire e valorizzare il ruolo sociale ed economico dell'azienda per mobilitare le energie nella ricerca di prestazioni e per la migliore considerazione del fattore umano.

Il Barometro mostra che i responsabili della DRU usano una strumentazione abbondante per il miglioramento della competitività aziendale e lo sviluppo professionale delle persone, si avvalgono di tecnologie informatiche per la formazione, le carriere e la comunicazione interna, monitorano il clima e le relazioni sociali con tableaux de bord e indicatori strutturali.

Carenze sono emerse invece nell'attuazione dei nuovi dispositivi di formazione professionale previsti dalla legge e nella gestione dei lavoratori anziani e giovani.

Alla convinzione personale dei dirigenti sono affidati temi alla moda come la gestione del capitale umano, lo sviluppo sostenibile e la governance.

Rispetto alle precedenti edizioni del Rapporto dalle interviste si ricava un rallentamento delle azioni per il miglioramento della produttività della DRU.

La riorganizzazione della Funzione e l'informatizzazione dei suoi processi restano i mezzi privilegiati per ottenere degli incrementi. Sono in diminuzione invece i tentativi di servizi condivisi, i decentramenti e gli accentramenti, le terziarizzazioni. 

Priorità d'impiego della tecnologia 2006
Contenuti degli accordi aziendali
Carriere e competenze
47%
Retribuzioni
60%
Formazione
39%
Costo del lavoro/protezione sociale complementare
44%
Gestione previsionale
38%
Tempi e organizzazione del lavoro
43%
Gestione del tempo e attività
35%
Diritti sindacali e rappresentanze del personale
29%
Gestione del personale
34%
Formazione
29%
Paghe
34%
Accordi di "metodo"
21%
Portale e-RU
26%
Uguaglianza donne/uomini
21%
Gestione delle retribuzioni
21%
Impiego degli handicappati
14%
Reclutamento
18%
Gestione previsionale
10%
 
Gestione degli anziani
6%
 
Gestione della diversità
4%
                      Fonte: Barometre RH.

Postato da: orsola a 11:54 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

29/11/2005

Prospettive economiche mondiali

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha appena pubblicato il suo rapporto "Economic Outlook 2005", n. 78, un'analisi della situazione mondiale in questo scorcio d'anno e le previsioni al 2007.

Il rapporto presentato dal capo economista Jean Philippe Cotis, afferma che "La crescita mondiale è accelerata negli ultimi mesi. Già forte nel Nord America e nella maggior parte dei paesi asiatici, sembra ormai stabilizzata in Giappone, mentre in Europa continentale a poco a poco supera l'ultimo attacco di debolezza. La ripresa europea ha beneficiato dei tassi di interesse a lungo termine bassi, del deprezzamento dell'euro e del dinamismo dei mercati d'esportazione, nonostante una crescita della domanda interna ancora inferiore alla norma".

"Nella grande maggioranza le economie dell'OECD hanno saputo affrontare lo choc petrolifero, come testimonia la loro capacità di mantenere la stabilità senza compromettere l'attività".

Le economie europee "convalescenti" avranno nel 2007 gli effetti della stabilità dei prezzi nel mondo, del traino delle economie asiatiche e americane, della domanda di beni e servizi  proveniente dai paesi produttori di petrolio.

Preoccupano attualmente lo squilibrio dei conti correnti che negli USA ha raggiunto il 7% del PIL, mentre Cina e Giappone accumulano larghe eccedenze. E' questa la sfida maggiore per la zona euro, dove in particolare la congiuntura resta fiacca e la ripresa non è ancora sufficientemente autonoma.

Il  beneficio di un'ulteriore crescita mondiale sostenuta non può essere dato per scontato.

La zona euro dovrà approfittare di una domanda esterna vigorosa e di condizioni monetarie favorevoli per attuare riforme strutturali e raddrizzare le finanze pubbliche, ad un ritmo compatibile con l'andamento della ripresa.

Tutti i paesi dovranno fare fruttare la crescita del 2005 per nuove aperture in materia commerciale e per riforme strutturali delle loro economie.

Previsioni 2005-2007 economie OECD

 
2005
2006
2007
Crescita del PIL
USA
3,6
3,5
3,3
Giappone
2,4
2,0
2,0
Zona euro
1,4
2,1
2,2
OECD
2,7
2,9
2,9
Inflazione
USA
2,7
2,5
2,3
Giappone
-1,1
-0,1
0,6
Zona euro
1,8
1,7
1,9
OECD
2,1
1,9
1,9
Tasso di disoccupazione
USA
5,1
4,8
4,7
Giappone
4,4
3,9
3,5
Zona euro
8,7
8,4
8,1
OECD
6,5
6,3
6,0
Crescita commercio mondiale
7,3
9,1
9,2
Bilancia dei conti correnti
USA
-6,5
-6,7
-7,0
Giappone
3,4
3,9
4,7
Zona euro
-0,2
-0,2
-0,1
OECD
-1,8
-2,0
-2,0


In Italia la recessione è finita nella primavera  2005. La domanda interna è stata stimolata dall'aumento dell'occupazione, dall'attenuarsi dell'inflazione, dall'orientamento espansionistico della politica dei conti pubblici e dalle condizioni economiche esterne favorevoli. Le esportazioni hanno beneficiato del deprezzamento dell'euro e della ripresa nel resto della zona euro.

Nel 2005 però, per la prima volta in dieci anni, l'incidenza del debito pubblico dovrebbe crescere e raggiungere il 110% nel 2008, anche contabilizzando gli effetti delle privatizzazioni programmate, pari a circa l'1% del PIL per il 2006.

Affinchè la ripresa duri è necessario invertire l'evoluzione sfavorevole della competitività internazionale e del debito pubblico.

Previsioni 2005-2007 Italia

 
 
2005
2006
2007
Consumi privati
0,9
1,0
1,8
Consumi pubblici
1,2
0,0
0,6
Domanda interna totale
1,1
1,2
1,8
Esportazioni di beni e servizi
0,7
6,8
4,7
Importazioni di beni e servizi
3,8
7,0
5,6
Esportazioni nette
-0,9
-0,1
-0,3
PIL
0,2
1,1
1,5
Rapporto debito/PIL
-4,3
-4,2
-4,8


"La maggior parte del piano di riduzione del debito poggia su tagli alle spese in personale e consumi intermedi a tutti i livelli della pubblica  amministrazione. Ma è una sfida scoraggiante quella di puntare ad aumentare i tagli alle spese e le entrate fiscali per un ammontare di questa entità in un solo anno, soprattutto visto che tradizionalmente, prima delle elezioni, previste per aprile 2006, le spese tornano a crescere". In più le misure di contenimento sono controbilanciate da aumenti della spesa pubblica per 3/4 di punto di PIL su provvedimenti a carattere sociale e di rilancio dell'economia.

Postato da: orsola a 17:10 | link | commenti
economia 138

28/11/2005

Foto di Eamonn McCabe, Edward Scissorhands,
Matthew Bourne's Sadler's Wells Christmas production,
The Guardian, 28 novembre 2005.

Postato da: orsola a 16:09 | link | commenti

Giornalismo online

"Internet ha spogliato il giornalismo dei suoi privilegi. Diffondere l'informazione, dare appuntamenti a una audience, decidere che cosa fa l'attualità sono compiti ormai accessibili a tutti". "Internet non è un supporto in più; è la fine del giornalismo come è esistito finora".

Jean-François Fogel e Bruno Patino, citando Victor Hugo, paragonano il giornalismo online all'irruzione della stampa di Gutenberg nel santuario degli scribi  e dei letterati. La loro tesi è che passando da un supporto all'altro, dalla carta allo schermo del computer, il giornalismo deve tenere conto della fluidità, dell'apertura e del linguaggio di "una rete in cui ciascuno si sposta troppo velocemente per essere il testimone della propria solitudine".

Fogel e Patino sono l'uno giornalista, l'altro editore di " Le Monde interactif ". Propongono un'analisi dell'e-giornalismo nel libro " Une presse sans Gutenberg ", Grasset,  Parigi, 2005,   che considera la specificità della  "ri - creazione della stampa online": il funzionamento della redazione, meno piramidale, il forte vincolo temporale, il controllo e la partecipazione della audience, la tecnicità multimediale, l'aggiornamento continuo delle notizie, l'importanza degli esperti, la brevità e la scrittura.

I lettori sono diventati produttori. Le questioni del traffico sono altrettanto importanti di quelle del contenuto. Internet inventa il suo ritmo e le sue accelerazioni quando l'attualità non regge.

I due autori descrivono la nuova divisione del lavoro pubblicistico tra persone e tecnologia (alle prime i contenuti, alla seconda la diffusione), l'affrancamento dalle convenzioni giornalistiche, i problemi della qualità dell'informazione e della relazione con navigatori, blogger, internauti, che alimentano l'informazione in rete.

Il blog è l'emblema di questa trasformazione. "E' insieme un leader d'opinione, che diffonde, e un mediatore sociale, che raccoglie".

La forbice per tagliare il giornalismo su carta ha una lama "costituita dagli algoritmi che la audience usa smodatamente per accedere ai contenuti senza passare attraverso i giornalisti. L'altra lama è la audience stessa che rifiuta alla stampa il ruolo d'intermediazione esclusiva nei confronti dell'informazione. Le due lame sono sulla rete, la audience può chiuderle".

Fogel e Patino sottolineano le differenze tra giornalismo su carta e online nei modi di accesso, di attrazione, di confezionamento della notizia (l'appello prevalente ai fatti, la sintesi), nei modelli produttivi, nelle professionalità diverse ed  esprimono la previsione che l'informazione online sarà vincente a breve.

Un libro ricco di esempi, tratti dai giornali di tutto il mondo e dalle ricerche delle maggiori scuole di giornalismo. Costituisce il primo tentativo tutto europeo di guardare dall'interno del mestiere il cambiamento delle pratiche e delle concezioni giornalistiche.

Postato da: orsola a 15:41 | link | commenti
tecnologia 115

Allungamento dell'età pensionabile

Differenze tra i paesi dell'UE
(Età medie 2003)

Slovenia 56,2 Ungheria 61,6
Slovacchia 57,8 Germania 61,6
Polonia 58,0 Portogallo 62,1
Bulgaria 58,7 Danimarca 62,1
Belgio 58,7 Cipro 62,7
Austria 58,8 Norvegia 62,8
Malta 58,8 Romania 62,8
Francia 59,6 Regno Unito 63,0
Cechia 60,0 Svezia 63,1
Finlandia 60,3 Grecia 63,2
Lettonia 60,3 Lituania 63,3
Paesi Bassi 60,4 Irlanda 64,4
Estonia 60,8 Zona euro 61,0
Italia 61,0 UE 15 61,4
Spagna 61,4 UE 25 61,0

               Fonte: Eurostat

Nell'UE 25 l'età media di pensionamento delle donne è stata 60,5, quella degli uomini 61,5. Le età sono aumentate dal 2001 tutte e due di 1,1 anno.

Si va diffondendo tra i governi dell'UE 15 la tendenza ad aumentare l'età media dell'andata in pensione per affrontare la "bomba demografica", come è chiamata, dell'invecchiamento della popolazione e il connesso incremento del monte pensioni, che da quindici anni non scende sotto il 12% del PIL, sia pure con oscillazioni di decimali, dal 12,0% del 1991 al 12,9% del quinquennio 1993 - 97 al 12,6% attuale.

Il nuovo governo tedesco, tra i primi atti, ha deciso di congelare i pensionamenti attuali e di aumentare l'età pensionabile a partire dal 2012, al ritmo di un mese all'anno. Ciò significa che nel 2035 l'andata in pensione avverrà a 67 anni, invece dei 65 attuali. Faranno eccezione quelli che avranno raggiunto i 45 anni di contribuzione, che potranno pensionarsi all'età ora in vigore.

Anche il Regno Unito è su questa strada. Il governo sta esaminando l'ipotesi di allungamento a 67 anni con una rivalutazione del 25% della pensione percepita.

Francia, Italia e Spagna hanno adottato provvedimenti per portare l'età pensionabile ai 63 anni.

Se le difficoltà politiche dell'aumento dell'età pensionabile sembrano superate dagli accordi con le parti sociali, restano in piedi tutti i problemi dei comportamenti aziendali nei confronti dei lavoratori anziani: dagli orari all'organizzazione del lavoro, dai costi  agli stereotipi culturali. Sono questioni più complesse nei paesi dove la politica e l'economia sono più deboli.

Postato da: orsola a 11:26 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

25/11/2005

Crisis management Nestlé

Lasciare parlare un unico rappresentante dell'azienda - meglio se è il top manager - e dire la verità, sono i suggerimenti fondamentali dei manuali sul crisis management nei rapporti con i giornalisti.

Peter Brabeck, presidente della Nestlé, o ha preso troppo alla lettera queste indicazioni, un pò astratte e decontestualizzate come tutti i percorsi proceduralizzati, o, più verosimilmente, ha voluto appellarsi alle "coperture" istituzionali dell'azienda nella sua conferenza stampa sul latte inquinato.

Il numero uno del gruppo alimentare svizzero ha rivelato che per smaltire le scorte di latte già in vendita c'era un accordo tra la Nestlé, il commissario europeo alla Sanità e Protezione dei consumatori e il ministero italiano della Salute. L'accordo sarebbe stato concluso addirittura in luglio, forse perché c'erano motivi di dubbio sulla stampa ed etichettatura dei contenitori Tetra Pak.

Le dichiarazioni di Brabeck sono state "rilevantissime" per il procuratore del Tribunale di Ascoli Piceno, che così si è espresso, per i servizi di Bruxelles, che hanno precisato che il 19 settembre la Nestlè si era impegnata a cambiare il processo di produzione e confezionamento del latte, per l'Istituto superiore di sanità, che ha tranquillizzato sul rischio "assente o trascurabile" di effetti tossici per chi ha ingerito il latte e per il ministro della Salute, che ha querelato la Nestlé.

La lobby ha mostrato tutti i suoi limiti. La condotta di Brabeck ha rotto, invece, il gioco della minimizzazione messo in atto da Bruxelles e Roma.

Tutto sommato, il top manager è riuscito a presentare in una situazione complicata, di effetti perversi, l'azienda che dirige, corretta nelle relazioni con le pubbliche autorità, vittima di un incidente per una parte del processo produttivo fuori dalla sua attività diretta e dotata di un management in grado di assumersi le sue responsabilità di fronte ai consumatori.

Non è poco, qualunque sia stata la sua motivazione. Se poi è l'effetto di una consapevole strategia di crisis management, il comportamento del presidente della Nestlé merita apprezzamento per la sua bravura di comunicatore.

Postato da: orsola a 12:20 | link | commenti (2)
societa 295

24/11/2005

 

Reclutamento dirigenti e quadri   - 7%

Secondo le previsioni delle aziende il volume del reclutamento dei dirigenti e dei quadri in Europa potrà diminuire del 7% nel periodo luglio 2005 - giugno 2006.

L'anno scorso, invece, nello stesso arco di tempo c'era stato un aumento del 2% dopo una diminuzione crescente degli  anni 2001 - 2003.

Il motivo della previsione negativa è il continuato  rallentamento delle principali locomotive economiche europee.

Sono questi i risultati sintetici della 17ª indagine annuale dell'APEC, l'associazione europea dei quadri direttivi, svolta nel giugno di quest'anno presso 3.875 aziende private del Belgio, della Francia, della Germania, dell'Italia, del Lussemburgo, dei Paesi Bassi, del Regno Unito e della Spagna.

Il panel delle aziende degli otto paesi prevede che saranno reclutati tra i 465mila e 500mila manager nel periodo 2° semestre 2005 - 1°semestre 2006, a fronte di una popolazione attuale in Europa di 9 milioni e 300 mila dirigenti e quadri, occupati per la metà nei servizi (banche, assicurazioni, trasporti, turismo e terziario avanzato), per un quarto nell'industria e per l'altro quarto nel commercio.

Ripartizione dirigenti e quadri per paesi (in migliaia)

Immagine10

Sul totale il 53% è costituito da dirigenti e quadri "confermati" con più di cinque anni di esperienza aziendale, il 33% da quelli "giovani" con esperienza da uno a cinque anni, il 14% da "debuttanti" con esperienza inferiore a un anno. Nell'ultimo anno il numero dei quadri giovani è aumentato del 24%, quello dei quadri debuttanti è diminuito del 16%.

La maggior parte del reclutamento ha interessato le funzioni operative di tutti i settori, che hanno avuto una crescita dell'8% nel periodo 2003 - 2004.

Previsioni di reclutamento dirigenti e quadri per paesi

Realizzazione 2004-2005
Previsione 05-06
(escursione)
Tassi
Belgio
12 000
12 000 a 13 200
0% a +10%
Germania
66 600
63 000 a 70 000
-5% a +5%
Spagna
65 400
65 500 a 70 500
0% a +8%
Francia
123 300
120 000 a 127 000
-3% a +3%
Italia
24 400
20 000 a 23 000
-18% a -6%
Lussemburgo
1 400
1 500 a 2 000
+7% a +43%
Paesi Bassi
34 100
31 500 a 36 500
-8% a 7%
Regno Unito
172 400
150 000 a 162 000
-13% a -6%
Totale
499 600
465 000 a 500 000
-7% a 0%

Postato da: orsola a 11:50 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

23/11/2005

Sviluppo della leadership risonante

Daniel Goleman, Richard Boyatzis e Annie McKee avevano scritto nel 2002 "Primal leadership: learning to lead with emotional intelligence".

Il libro si distingueva dall'immensa produzione editoriale sull'argomento, rifacendosi alle tesi di Goleman sull'intelligenza emotiva, una trovata che aveva a suo tempo ricordato il valore delle emozioni, relegate fino ad allora al rango di rumore parassita della razionalità direttiva.

Ebbero successo le spiegazioni neurologiche sulla sede dell'intelligenza emotiva, l'indicazione delle risorse necessarie al manager per influenzare le emozioni collettive dell'organizzazione, la modellizzazione del percorso per la leadership efficace, "risonante", basata sull'entusiasmo e contrapposta a quella "dissonante", mossa dal rancore.

"Primal leadership" (tradotto in italiano con il titolo "Essere leader") diventò un best seller. Forti di questa esperienza, Boyatzis e McKee ritornano sul tema con "Resonant leadership. Renewing yourself and connecting with others trought mindfulness, hope and compassion" (Leadership risonante. Rinnovare se stessi e connettersi agli altri con attenzione, speranza e compassione), Harvard Business School Press, Boston, 2005, un seguito del libro scritto con Boyatzis.

Il nuovo libro è una dimostrazione di come "i grandi leader ci muovono", attraverso i casi di Niall FitzGerald, il presidente del gruppo Reuters, di Roberto Nicastro, top manager di Unicredit Banca, di Colleen Barret, presidente di Southwest Airlines, di John Studzinski, senior executive della banca HSBC - plc e del primo ministro sudafricano Zikhali.

Tutti i casi sono  focalizzati sull'importanza degli aspetti emotivi della leadership e indicano al lettore come affrontare le sfide ed essere efficaci nel lavoro.

La storia di FitzGerald è quella di un manager in crisi aziendale e familiare, che cambia lavoro, riesce a superare la sua situazione di stress e ad innescare sentimenti positivi nelle persone con cui è in relazione, orientando le emozioni nella direzione del cambiamento desiderato.

Nicastro racconta le emozioni che ha provato e come è riuscito a superare la fase distruttiva, di rovina di se stesso e degli altri, quella che gli autori chiamano della "dissonanza", cioè del fallimento.

Barret, Studzinski e Zikhali sono tre esempi positivi: per il buon clima realizzato in azienda, per il volontariato di alto livello, per la guida e la vision dimostrate nel costruire una scuola rurale.

Sono tutti esempi edificanti, che servono a confermare la validità delle tesi di Goleman sul possibile  sviluppo di una leadership autoreferenziale, buona per ogni luogo e per ogni tempo. In sostanza, un'  opera di speculazione commerciale per una ripetizione  della precedente vendita  di massa.

Postato da: orsola a 17:53 | link | commenti (1)
formazione 112

22/11/2005

Aziende leader di sostenibilità

La Fondazione BBVA ha diffuso la scorsa settimana il rapporto della ricerca "The sustainable enterprise: learning from DJSI leaders" (L'impresa sostenibile: imparare dai leader del Dow Jones Sustainable Index), realizzata dai ricercatori dell'IESE dell'Università di Navarra per chiarire il concetto di "azienda responsabile e sostenibile" e differenziarlo dal modello di impresa tradizionale.

La ricerca analizza le politiche di sostenibilità realizzate dalle 18 aziende leader del DJSI 2005 e le confronta con quelle di più di 800 imprese tradizionali.

Le leader hanno complessivamente 1.325.000 dipendenti e appartengono a tutti i settori produttivi e a tutti i paesi sviluppati del mondo. Fra esse ci sono 3M, British Telecom, Dupont, Intel, Pearson, Procter & Gamble,  Royal Dutch Shell, Unilever e Volkswagen.

I ricercatori affermano che è cambiato radicalmente il rapporto impresa - ambiente. Questo non può essere più considerato come una fonte inesauribile di risorse da cui attingere e in cui abbandonare i resti delle attività produttive. L'impresa ha per finalità di creare ricchezza per sè e la società in generale.

Per realizzare questo mutuo beneficio cambiano i sistemi di governance, la strategia e i metodi di gestione (remunerazione, selezione e sviluppo, cittadinanza organizzativa, prima di tutti). Le risorse intangibili diventano l'origine dell'80% del valore aziendale.

Le imprese leader analizzate ritengono che la sostenibilità è un obiettivo strategico e che la responsabilità di raggiungerlo è del Consiglio di amministrazione, che costituisce, nel 94% dei casi, una struttura apposita di sostegno alla sua integrazione nella strategia di business, contro il 52% del resto delle aziende.

I pilastri di questa integrazione sono gli interventi per il miglioramento dell'ambiente fisico, esterno e interno, dell'organizzazione e della qualità dei rapporti di lavoro, della salute e della sicurezza dei lavoratori. Interventi diffusi tra il 94% e il 70% dei comportamenti manageriali nelle aziende leader contro meno della metà nelle altre aziende.

La sostenibilità è anche presente nei processi di selezione, nei programmi di formazione, nei sistemi di ricompense e nella politica di comunicazione delle imprese leader. L'83% di esse vincolano la retribuzione variabile dei dipendenti ai risultati in materia di sostenibilità, il 94% monitora la soddisfazione lavorativa, l'89% rileva periodicamente il clima aziendale. Solo intervento questo, fatto dal 42% delle aziende tradizionali.

Tutte e 18 le aziende leader hanno tassi di sviluppo superiore alle altre.

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gestione e sviluppo 260

Uso di Internet nel mondo

Il numero degli internauti non cessa di crescere .Nel mondo erano 388 milioni nel 2000, sono passati a 620 milioni nel 2002 e sono diventati 876 milioni alla fine del 2004.Il 57% di essi appartiene ai paesi sviluppati.

Lo dice l' "Information Economy Report 2005" dell'UNCTAD, l'organizzazione dell'ONU per il commercio e lo sviluppo.

Il rapporto mostra che l'uso di Internet per la comunicazione commerciale, le transazioni finanziarie, la vendita e la fidelizzazione dei clienti si  sta espandendo rapidamente in un numero limitato di paesi in sviluppo.Qui gli internauti  erano nel 2000 il 25% degli utilizzatori mondiali e sono saliti al 38% alla fine del 2004. Ma la crescita è avvenuta soprattutto laddove si è riusciti a integrare l'economia digitale, approfittando delle condizioni favorevoli di accesso, praticate quando i servizi di telecomunicazione si appoggiavano in gran parte sulla telefonia.

Nel 2004 solo il 3,1% degli Africani potevano accedere a Internet e meno dell'1% avevano connessione a banda larga.  E' questa  la ragione per cui  in Cina il tasso di penetrazione di Internet è il 7,2%, mentre Singapore ha il 76%.

In Marocco l'effetto della banda larga è stata una crescita degli internauti tra il 2003 e il 2004 del 250%, in India l'aumento è stato del 90%, in Tunisia del 32,5% e in Colombia del 32%.

 Per mezzo di essa si possono usare  pagine Web interattive, data base continuamente aggiornati, sistemi di CRM e di supply chain automatica.

Perciò nell'UE l'89% delle aziende sono collegate a Internet e negli USA ci sono 185 milioni di connessioni e le aziende collegate sono il 94%.

Per accelerare la diffusione di Internet nei paesi in sviluppo il rapporto dell'UNCTAD suggerisce di raggruppare il traffico nazionale e regionale mediante punti di scambio comuni. Si potranno moltiplicare le possibilità di collaborazione e ottenere accordi a migliori condizioni con gli operatori di accesso alla rete, incentivando gli investimenti necessari.

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tecnologia 115

21/11/2005

Conseguenze economiche dell'emigrazione

Gli emigranti nel mondo si avvicinano ai 200 milioni e costituiscono il 3% della popolazione del globo. Negli ultimi decenni il loro insediamento nei paesi sviluppati è cresciuto al ritmo del 2% annuo.

Generano un flusso di denaro, le rimesse, che è diventata per molti paesi in sviluppo la maggiore fonte di capitali esteri, valutata intorno ai $ 232 miliardi (198 miliardi di euro), con un incremento del 400% rispetto al 1990.

"Una forza importante per combattere la povertà", scrive Paul Wolfowitz, presidente della Banca Mondiale nella presentazione di "Global Economic Prospects 2006: the economic implications of remittances and migration" (Prospettive economiche  globali 2006: conseguenze economiche delle rimesse e dell'emigrazione), pubblicato venerdì.

L'entità delle rimesse ai paesi in via di sviluppo è il doppio delle somme erogate dai paesi sviluppati come contributi  per l'assistenza alla crescita.

L'economista capo della Banca Mondiale, Francois Bourguignon, ritiene che un aumento del 3% dei lavoratori emigranti (poco più di altre 14 mila persone) potrebbe fare crescere la ricchezza mondiale dello 0,6% nel 2025 (356 miliardi di dollari, circa 303 miliardi di euro). Di questo incremento, 51 miliardi di dollari  circa ( 44 miliardi di euro) andrebbero a beneficio dei paesi sviluppati.

Il rapporto sottolinea che le rimesse, al contrario dei normali flussi di capitali, tendono a diventare "stabili", anche nei periodi di rallentamento dell'economia.

image006

I paesi che ricevono più rimesse in valore assoluto sono l'India ($ 21,7 miliardi all'anno), la Cina ($21,3 miliardi), il Messico ($ 18,1 miliardi), la Francia ( $ 12,7 miliardi) e le Filippine ($ 11,6 miliardi).

In rapporto al PIL, hanno più rimesse il Tonga (31%), la  Moldavia (27,1%), il Lesotho (25,8%), Haiti (24,8%) e la Bosnia - Erzegovina (22,5%).

I flussi da paese in sviluppo a paese in sviluppo (South-South flows) riguardano il 30 - 45% del totale rimesse.

Non ci sono soltanto emigranti poco preparati. Negli ultimi decenni gli USA hanno moltiplicato per otto il numero degli immigrati ad alta qualificazione, che hanno accolto.

Nel rapporto la Banca Mondiale raccomanda ai paesi in sviluppo di migliorare le condizioni e le occasioni di impiego per arginare questa fuga di cervelli, dannosa per la formazione del capitale di conoscenze.

 La Cina, Cuba, l'India, le Filippine, lo Sri Lanka e il Vietnam hanno già avviato programmi per trattenere questo tipo di emigranti.

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politica 137

30 anni di Cipputi

Una girandola di battute folgoranti, che corredano disegni di figure immobili, a tratto continuo e colore pieno. Da trenta anni Cipputi commenta la storia economica, politica e sociale del nostro paese.

Cipputi è l'operaio delle grandi concentrazioni di salariati di una volta, quelli delle grandi fabbriche metalmeccaniche che facevano l'automobile, a quel  tempo simbolo di modernizzazione, benessere e riscatto.

Testimonia il cambiamento dell'Italia, dalla fine del primato dell'industria all'affermazione del terziario, dall'eclissi delle speranze di  migliore qualità della vita alle pratiche di wellness, dal bipartitismo imperfetto al bipolarismo mancato, in Altan, "L'Italia di Cipputi", a cura di Edmondo Berselli, Mondadori, 2005.

Cipputi è un personaggio fuori tempo e lo sa. Si capisce subito da come  veste sul lavoro: ha la cintura sulla tuta e porta il berretto, come i macchinisti della generazione prima della sua . Ma non è uno sconfitto. E' sopravvissuto alla lean organisation, al business process reengineering, all'impresa intelligente e alla new economy. Sta alla macchina (un tornio?) con la fierezza di chi si sente ancora "forza"  lavoro.

Al tecnico in tuta bianca che l'ammonisce: "L'operaio massa va in soffitta, Cipputi", dice: "C'est la vie, quadro massa, auguri". O in un'altra occasione: "Il capitalismo non è tutta merda, Cipputi. Ha i suoi pro  e i suoi contro", chiede, continuando a lavorare: "Pro chi e contro chi Zighelli? Non mi lasci in sospeso".

In politica, come in fabbrica, è consapevole della sua collocazione. La sua "rassegnazione tuttavia non diventa mai una psicanalitica identificazione con l'aggressore", come scrive Berselli nella prefazione. Il suo giudizio anzi si fa, se possibile , ancora più sarcastico.

Al compagno di lavoro che dice: "Rubano come pazzi, Cipputi", risponde: "Speriamo che si facciano un'overdose".

"Mi domando se ha ancora senso credere al comunismo, Cipputi", "A saperlo era meglio investire in oro, Bisoni, ma nessuno ce l'ha avvisato", chiarisce.

"Aggiornarsi, Cipputi. Oggi vige il Liberal"; "Voglio venirci incontro. Mi chiami còmunist".  E' un'altra risposta.

Cipputi soffre il dramma dei "vetero onesti", come si definisce,  leggendo il giornale, di quelli che hanno poca influenza, ma non si trattiene dal reagire alle considerazioni realistiche dei suoi interlocutori.

"Malgrado tutto il paese regge, Cipputi". Risposta: "Ci ha la calda ansia di vivere, Filetti".

"Ma cosa fai, mangi sulla macchina?". "Si. Ci voglio far conoscere il costo del lavoro al costo della vita".

"Hanno fatto i loro conti, crescita zero". "Si sono dimenticati di misurarci le palle, Pinazzi".

Una raccolta antologica per godere la creatività di Altan e riflettere sulla nostra storia recente. Un libro da tenere a portata di mano.

altan-2-thumb

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societa 295

18/11/2005

Redditività da animali transgenici

Scientific American di questo mese pubblica un articolo di Gary Stix "La terra del latte e dei soldi", che parla di un nuovo bioreattore, la capra geneticamente modificata Grace.

La mutazione dell'ovino fu fatta nel 1996 per produrre un latte ricco di proteine terapeutiche per l'uomo, in grado di rinnovare i globuli rossi del sangue e gli anticorpi che agiscono contro il cancro.

Ora i discendenti di Grace sono quasi pronti a diventare una bioindustria per fabbricare grandi quantità di medicinali a basso costo.

L'European medicines evaluation agency potrebbe decidere il prossimo anno di approvare la produzione di una proteina anticoagulante, l'antitrombina umana, presente nel latte delle capre transgeniche, necessaria per curare le persone che per una malattia ereditaria non sono in grado di sintetizzarla.

La proteina è in fase di sperimentazione sui malati e sarebbe il primo farmaco da animali geneticamente modificati ad entrare in commercio.

Sarà venduta con il nome di ATryn da GTC Biotheraupetics, un'azienda del Massachusetts.

GTC è nata da uno spin-off di Genzyme, il gigante della biotecnologia. Quotata in Borsa nel 1993 non è mai riuscita a decollare.

Il direttore generale spiega a Scientific American che per produrre i farmaci in laboratorio si spendono dai 400 ai 500 milioni di dollari, mentre un allevamento di capre costa appena 50 milioni.

ATryn potrà assicurare ricavi per 700 milioni all'anno.

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societa 295

17/11/2005

Previsioni economiche d'autunno della Commissione Europea

Dopo il 2,4% dell'anno scorso, nel 2005 la crescita economica nell'UE dovrebbe raggiungere l'1,5%, per poi salire nuovamente al 2,1% nel 2006 e al 2,4% nel 2007. Le previsioni per l'area euro sono dell'1,3% nel 2005, dell1,9% nel 2006 e del 2,1% nel 2007.

Nella seconda metà del 2005, termina una fase di debolezza iniziata nel quarto trimestre del 2004, causata dall'aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio, dal rallentamento della crescita mondiale e dalla debolezza della domanda interna in Europa.

Si prevede che l' aumento totale degli investimenti superi il 3% e nel 2006 e nel 2007.

La ripresa degli investimenti è dovuta, in particolare, alla ritrovata fiducia delle imprese, al continuo miglioramento dei bilanci delle aziende e alla progressiva necessità di investimenti di sostituzione.

La ripresa dell'UE è sostenuta da prospettive di incremento mondiale al 4,3% quest'anno e nel prossimo anno, con una leggera diminuzione nel 2007.

Nel 2004 la crescita è stata del 5%, il ritmo più rapido dall'inizio degli anni '70.

Anche se in calo, lo sviluppo dell'  Asia rimarrà attorno al 7-7,2% nel triennio. Il PIL del Giappone è cresciuto il 2,5% quest'anno e si prevede aumenterà del 2,2% nel 2006.

Dopo essere cresciuto negli ultimi anni, al 9% nell'UE e all'8,9% nell'area euro, il tasso di disoccupazione è destinato a scendere all'8,1%. Si prevede che, tra il 2005 e il 2007 nell'UE verranno creati 6 milioni di nuovi posti di lavoro, di cui 4,5 milioni nell'area dell'euro, inclusi 1,4 milioni nel 2005. Il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro dovrebbe rafforzare la fiducia dei consumatori, sostenendo quindi la graduale ripresa dei consumi privati.

Italia - Andamenti %

2005
2006
2007
PIL a prezzi costanti
0,2
1,5
1,4
Consumi privati
1,0
1,4
1,6
Consumi pubblici
1,1
0,6
0,6
Occupazione
0,5
0,6
0,6
Disoccupazione
7,7
7,6
7,5
Costo del lavoro reale per unità di prodotto
0,9
-0,6
-0,3
Bilancia commerciale
0,5
0,4
0,6
Deficit pubblico/PIL
-4,3
-4,2
-4,6
Debito pubblico/PIL
108,6
108,3
107,9

Fonte: Commissione Europea, 2005.

Postato da: orsola a 16:48 | link | commenti (1)
economia 138

Spesa pubblica per azioni sul mercato del lavoro

I paesi dell'UE 15 hanno speso nel 2003 il 2,3% del PIL per aiutare i disoccupati e altre categorie svantaggiate a inserirsi sul mercato del lavoro. La percentuale ha avuto poche variazioni nel periodo 1998 - 2003. I due terzi delle spese (l'1,4% del PIL) sono stati fatti nei servizi resi da agenzie pubbliche per l'impiego, che aiutano le persone in cerca di occupazione e assistono i datori di lavoro nel reclutamento e selezione delle persone.

Lo 0,7% del PIL è stato speso per misure attive: formazione, rotazione e divisione del posto di lavoro, incentivi all'assunzione e al mantenimento dell'impiego, inserimento degli handicappati, creazione d'impiego in settori d'interesse pubblico.

La formazione rappresenta il 40% di queste spese.

Per indennità di disoccupazione, reddito per prestazioni a tempo parziale, prepensionamenti è stato speso l'altro 0,2%.

Le spese dei singoli paesi per le persone tra i 15 e i 64 anni, espresse in SPA, standard di potere d'acquisto, permettono dei confronti precisi.

Spesa pubblica pro capite in SPA

bref

     Fonte: Eurostat, 2005.

Come mostra il grafico, le differenze tra paesi vanno dai 1.730 spa della Danimarca e dai 1.488 del Belgio ai 150 della Grecia, i 380 del Regno Unito, i 420 dell'Italia e i 430 del Portogallo. Gli scarti riflettono differenti livelli di ricchezza, diversi sistemi di gestione del mercato del lavoro, evoluzioni demografiche, tassi di disoccupazione e altri fattori istituzionali, economici e sociali.

Postato da: orsola a 15:37 | link | commenti (1)
occupazione 109

Libertà di espressione in rete

Al Vertice mondiale sulla società dell'informazione (seconda parte), in corso a Tunisi, Reporters sans frontières comunica oggi la lista dei 15 nemici di Internet. Sono i cosiddetti "buchi neri" della rete, provocati dalla sola volontà degli Stati di bloccare la libertà di espressione online.

L'elenco si apre con il nome della Cina, presente a Tunisi e membro dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni. Ha più di 130 milioni di internauti, ma ha in atto un sistema di filtraggio, di censura automatica che blocca le informazioni contenenti alcune centinaia di espressioni chiave.

Dopo la Cina c'è l'Arabia Saudita, che ha eliminato 400 mila siti in  un'opera di bonifica della rete e poi la Corea del Nord, Cuba, l'Iran, la Libia, la Siria, la Tunisia, il Vietnam, la Birmania, il Nepal, il Turkmenistan, l'Uzbeskistan, le Maldive, la Bielorussia.

Alcuni di questi paesi sono arrivati ad imprigionare i cyberdissidenti: ce ne sono 62 in galera in Cina e altri 8 fra Tunisia, Libia e Maldive.

Al controllo poliziesco si aggiunge quello dell'autorità di regolazione della rete. ICANN, l'Internet corporation for assigned names and numbers è un'azienda californiana, che risponde al dipartimento del commercio USA. Attribuisce i nomi ai  domini, crea le nuove estensioni di indirizzi numerici, controlla i domini nazionali e gestisce una rete di 13 server , guide e porte di snodo. Un'altra azienda VeriSign, legata da contratto allo stesso dipartimento americano gestisce più di 40 milioni di nomi e assicura il funzionamento di due server, uno di essi è quello campione, modello per tutti gli altri.

Il terzo livello di controllo è dato dal diverso possesso di tecnologie dell'informazione e della comunicazione tra i paesi sviluppati e quelli in sviluppo.

Solo l'1,7% degli oltre un miliardo di internauti è in Africa. Tre quarti di essi sono in quella parte del mondo che conta meno del 15% della popolazione mondiale.

Al Fondo di solidarietà per la connessione dei paesi poveri, costituito a Ginevra nel dicembre 2003, durante la prima parte del Vertice, sono stati versati finora 5 milioni e mezzo di euro. Per collegare a Internet entro il 2015 gli 800 mila villaggi tagliati fuori dalla rete serve poco meno di un miliardo, l'1% degli investimenti compiuti ogni anno dalle aziende di telefonia mobile nel mondo.

Postato da: orsola a 11:41 | link | commenti (1)
tecnologia 115

16/11/2005

Personalizzazione e autogestione delle R.U./2

I due post pubblicati il 20 e il 27 ottobre erano intitolati a "Personalizzazione e autogestione delle Risorse Umane" e "Limiti della Gestione delle Risorse Umane nella flessibilità". Riportavano i risultati

-  di una ricerca fatta nel 2004 in sei paesi dell'UE per individuare le politiche, gli strumenti e le competenze necessarie alle DRU nelle diverse situazioni aziendali con diverse categorie di personale e di rapporti di lavoro
-  e di un'altra realizzata in ventotto aziende del settore aeronautico - spaziale dell'Alta Garonna (Francia) sui rapporti tra flessibilità operativa e strategica e leve di gestione impiegate dalle DRU.

I commenti ai due post sono stati più numerosi della media, come succede ogni volta che si affrontano argomenti legati alle prospettive di miglioramento della Funzione, per la composizione professionale della nostra community.

Le opinioni espresse possono essere distinte in tre gruppi: l'immagine della DRU, i miglioramenti e le condizioni necessarie, i metodi utilizzabili.

1.  Il peccato originale degli operatori della Funzione è la sua costituzione fordista, da azienda strutturata per l'operatività di massa.

I pochi prodotti innovativi, adottati negli ultimi 20 anni su esportazione da altri paesi, hanno avuto effetti limitati. I rituali Toyota hanno spinto mobilitazioni di circostanza, ma non motivazioni delle persone. Il metodo delle competenze è stato usato come job evaluation. L'internal marketing è stato limitato alla formazione d'aula.

Mentre la Logistica, la Produzione, la funzione Commerciale e Finanziaria sono cambiate radicalmente per la globalizzazione, la DRU non ha saputo andare oltre qualche trovata nel  recruiting, nel training e nel compensation, lambendo con la flessibilità degli inquadramenti la questione strategica della flessibilità umana, culturale e organizzativa dell'azienda.

2.  Gli autori delle due ricerche citate avevano proposto nei loro resoconti il modello delle logiche d'azione alternative per il cambiamento e quello dell'intervento accoppiato sulle variabili strutturali e culturali dell'azienda e sulle pratiche integrate di flessibilità delle Risorse Umane.

I nostri interlocutori hanno precisato i limiti di entrambi i modelli e i pericoli connessi all'assenza di flexisicurezza e self welfare, appropriati a lavoratori e aziende nella realtà italiana .

Da noi l'autogestione deve essere fatta con persone che possono realizzare una valorizzazione continua della propria impiegabilità e a carriera nomade.

La flexisicurezza è indispensabile per quelli che possiedono competenze aziendali o non specifiche, disponibili sul mercato del lavoro. Ma tocca alle Istituzioni pubbliche attuarne il coordinamento.

3. In aziende che intendono stare con vantaggio competitivo su mercati europei o mondiali la personalizzazione è un  obbligo per la DRU.

La flessibilità umana, culturale e organizzativa richiede un sistema negoziato di compensi (economici) e di ricompense (qualità della vita di lavoro e professionalizzazione), un management capace di gestire efficacemente la business intelligence e una DRU attivatrice di meccanismi di disapprendimento e apprendimento diffusi.

Postato da: orsola a 16:27 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

15/11/2005

Mass media

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Disegno di Olislaeger, Le Monde, 15 novembre 2005.

Postato da: orsola a 14:45 | link | commenti

Uso di Internet nell'UE

Il 47% delle persone tra i 16 e i 74 anni, che abitano nell'UE 25, usa Internet. Sono internauti i l'85% degli studenti , il 60% dei lavoratori occupati, il 40% dei disoccupati e il 13% dei pensionati.

Una differenza simile a quella per condizione professionale si ha per livello d'istruzione. Solo il 25% delle persone, che hanno frequentato al massimo il primo ciclo dell'insegnamento secondario, usa Internet. La percentuale sale al 52% per quelle che hanno compiuto il secondo ciclo dell'insegnamento secondario e arriva al 77% per quelle in possesso di un diploma d'insegnamento superiore.

Sono questi i risultati di un'indagine compiuta da Eurostat nel secondo trimestre 2004.

La differenza per livello d'istruzione è più forte in Portogallo e più debole in Lituania. Nell'ordine dietro il Portogallo sono importanti le disparità della Slovenia, della Spagna, del Regno Unito e dell'Italia. Deboli sono invece quelle per istruzione della Svezia, della Germania, della Danimarca e dell'Estonia, dietro la Lituania.

Nelle differenze per condizione professionale, le percentuali più elevate di studenti sono date dal 97% della Finlandia e dal 96% della Svezia e della Danimarca. Le meno elevate sono il 55% della Grecia, il 57% dell'Irlanda e il 74% dell'Italia. Tra i lavoratori occupati, i maggiori utilizzatori di Internet, sono rappresentati dall'86% della Svezia, l'83% della Danimarca e l'82% dei Paesi Bassi e della Finlandia. I minori utilizzatori sono costituiti dal 28% della Grecia e dal 33% della Lituania e dell'Ungheria.

Anche la differenza per età è significativa, le persone tra i i 16 e i 24 anni usano Internet tre volte di più di quelle tra i 55 e i 74 anni.

Postato da: orsola a 11:39 | link | commenti
tecnologia 115

14/11/2005

Prospettive del welfare

La sicurezza sociale e una larga uguaglianza degli standard di vita servono a promuovere pari opportunità reali e ad accrescere le possibilità per uno sviluppo completo delle capacità umane. I cittadini devono poter scegliere di vivere nel modo che hanno motivo di apprezzare.

A questi principi di Amartya Sen, Nobel  per l'economia e consigliere ONU per lo sviluppo, si richiama il concetto di cittadinanza sociale, che fa leva su tre meccanismi chiave dell'uguaglianza nel capitalismo: la redistribuzione del reddito prodotto, attraverso il pieno impiego e la regolazione del mercato del lavoro; l'equilibrio dei bilanci familiari con il sistema fiscale dei trasferimenti; il riconoscimento del mercato come socialmente strutturato.

La possibilità di realizzare insieme competitività di mercato e cittadinanza sociale è dimostrata dalla lunghissima esperienza dei paesi del Nord Europa e dal loro modello di welfare state, una combinazione di pubblico e privato, con una precisa divisione del lavoro  tra famiglia, istituzioni, imprese e società civile, che va incontro alle esigenze dell'economia e del rispetto della persona.

Alla prospettiva della cittadinanza sociale per un nuovo welfare in Europa è dedicato il libro "The changing face of welfare. Consequences and outcomes from a citizenship perspective" (Cambiamento del welfare. Conseguenze e risultati della prospettiva di cittadinanza), The Policy Press, Bristol University, Bristol, 2005, curato da Jorgen G. Andersen, Anne-Marie Guillemard, Per H. Jensen e Birgit Pfau-Effinger.

Il libro riporta i risultati di uno studio multilivello, comparativo e interdisciplinare, un'analisi critica del cambiamento di politica sociale e di riforma del welfare fatti in Europa negli ultimi anni, e uno schema di riferimento ispirato al modello della cittadinanza sociale.

Il team dei redattori è composto da esperti di welfare che insegnano nelle università della Danimarca, della Francia, della Germania, dell'Italia  e del Regno Unito.

Affrontano temi come "Cittadinanza attiva: nuovi aspetti del welfare", "Obiettivi della politica sociale", " La via per un modello sociale europeo", "Flessibilità e riconfigurazione del welfare", "Dialettica dell'inclusione e dell'esclusione", "Cittadinanza e protezione sociale", "Eguaglianza di genere e ristrutturazione del welfare", "Nuove forme di cittadinanza e integrazione sociale in Europa".

Ricchissima è la documentazione statistica comparativa, e approfonditi sono i casi nazionali, dei paesi dei redattori. Il testo è didascalicamente esemplare.

L'individuazione dei vantaggi economici e sociali dell'attivazione di cittadinanza può risultare provocatoria per chi crede nell'immobilità del welfare mix e punta soltanto alla politica dei tagli.

Postato da: orsola a 17:22 | link | commenti
relazioni industriali62

Commercio mondiale

Nel 2003 il volume mondiale delle esportazioni di beni è stato di 8.880 miliardi di dollari, con una crescita del 5,9% sull'anno precedente.

Le stime del WTO, l'Organizzazione mondiale del Commercio, per il 2004 calcolano un incremento del 10,2% di tutte le esportazioni.

La Germania è il primo paese esportatore di beni. Nel 2003 ha venduto il 10% di tutti quelli commercializzati nel mondo e conserva questa posizione, con la stessa percentuale, nel 2004. Gli USA sono secondi con il 9,6% nella statistica delle esportazioni 2003, ma sono destinati a scendere al 9% nel 2004, secondo i calcoli del WTO.

Principali esportatori di beni
(% 2003 del commercio mondiale)

Germania
10,0
USA
9,6
Cina
5,8
Giappone
6,3
Francia
5,2
Paesi Bassi
3,9
Italia
3,9
Canada
3,6
Belgio
3,4

Le esportazioni di prodotti agricoli nel 2003 hanno raggiunto i 900 miliardi di dollari, con una diminuzione del 3,5% sull'anno precedente. La situazione è rimasta complessivamente stabile nel 2004.

L'Unione Europea è stata la prima esportatrice con il 32,8%. Gli USA sono secondi con il 11,3%.

Principali esportatori di prodotti agricoli
(% 2003 del commercio mondiale)

UE 15
32,8
USA
11,3
Canada
5,0
Brasile
3,6
Cina
3,3
Australia
2,4
Tahilandia
2,2
Argentina
2,1
Malesia
1,6
Messico
1,5

I risultati ottenuti sul mercato mondiale dei prodotti agricoli sono facilitati dalle sovvenzioni che i paesi ricchi danno ai propri agricoltori. Secondo l'OECD esse costituiscono il 56% del valore di tutta la produzione annuale giapponese, il 33% di quella dell'UE e il 18% della statunitense. 350 miliardi di dollari complessivi, per l'ONU, è il valore reale degli aiuti, dati per aumentare la competitività sui prezzi.

Nel 2004 queste sovvenzioni sono addirittura cresciute fino a superare il 100% del valore di tutta la produzione del riso, dello zucchero e della frutta.

Secondo il PNUD, Programma dell'ONU per lo sviluppo, se i paesi ricchi smettessero di sostenere economicamente i propri agricoltori, potrebbero fare a meno di contribuire ogni anno con 72 miliardi di dollari ai bilanci dei paesi più poveri. 

Postato da: orsola a 12:53 | link | commenti
politica 137

Biblioteche online

Aumenta il numero delle biblioteche digitalizzate e messe in rete dacché Google ha annunciato l'avvio del suo programma per dare a disposizione dei lettori 15 milioni di libri  entro il 2010. Dal 14 dicembre dell'anno scorso, dopo il suo "print" sono state fatte altre realizzazioni : "open content alliance", che raccoglierà 180 mila volumi e "gutenberg", che già ne propone 16 mila in 35 lingue.

Sono  tutte e tre biblioteche mondiali. Ad esse si vanno aggiungendo  quelle  del vecchio continente: l' "european library", un portale d'accesso a tutte le biblioteche europee e le grandi numerizzazioni della  "bl" , la British Library con 100 mila libri e in Francia  la  "gallica" con 76 mila.

E' finito ormai il tempo dei piccoli, coraggiosi copisti, che faticosamente trasferivano in rete qualche migliaio di pagine.

Ci sono apparati per la trascrizione automatica di documenti in notevole quantità  e sul fronte della realizzazione di biblioteche di grandissime dimensioni, accessibili da dovunque, sono impegnati  i giganti della tecnologia, Google, Hewlett - Packard, Microsoft , Yahoo e  le maggiori istituzioni accademiche e culturali del mondo, dalle Università della California, del Michigan, di Harvard, Stanford, Toronto, alla New York Public Library, alla Bodeian di Oxford, a quelle nordamericane, inglesi e francesi.

Per aggirare lo scoglio del copyright sono stati fatti accordi con Börsenverein, l'associazione degli editori e librai tedeschi, altri sono in corso con i sindacati degli scrittori, mentre già Amazon consente di scaricare molti libri a prezzi più contenuti con la tecnologia "search inside the book".

Ma online sono accessibili  oltre ai testi audio e video e soprattutto si può realizzare l'interattività con la multimedialità, un'ampiezza di supporti per il dialogo, che producono la conoscenza e strutturano le comunità degli interlocutori attraverso più strumenti e formati espressivi.

Appare in tutti i limiti della bidirezionalità  comunicativa il tentativo lodevole della carta stampata di aprirsi a qualche commento, circoscritto e tardivo, alle informazioni e alle opinioni diffuse da uno a molti, quando in rete si può sapere tutto da  tutti e assumere la leadership della "conversazione" per il contributo riconosciuto al risultato cognitivo raggiunto.

Questo poi è valutabile secondo una combinazione di parametri soggettivi, quali il riconoscersi nel prodotto comune, la soddisfazione per i modi di espressione, la flessibilità dell'interazione e dell'integrazione.

Aldilà dei ritorni economici calcolati per investimenti tecnologici da 150 - 200 milioni di dollari, la digitalizzazione delle biblioteche avvia un processo irreversibile di "democratizzazione della cultura", come forse un po' troppo enfaticamente, qualcuno l'ha definito.

La consultazione, è noto, non è sempre facile per chi non è abituato a frugare nelle librerie .Possono abbattere perciò  le barriere l' help online per individuare nei cataloghi e i motori per cercare in rete quello che serve, con differenti media, da soli, combinati o convergenti.

Si potrà allora avere accesso diretto all'informazione che interessa e arricchirla nello scambio di idee con altri - anche con centinaia di migliaia di altri - che l'hanno attinta da qualsiasi altra fonte fino a generarne di nuova,  più rispondente a un bisogno cognitivo ed emozionale condiviso.

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tecnologia 115

11/11/2005

Roland Topor, copertina per il libro di Marie Nimier,
"Anatomie d'un choeur", Gallimard, 1990.

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10/11/2005

Produttività del lavoro (confronto UE - USA 2004)

Produttività per ora lavorata
Produttività per lavoratore

Reddito annuo
pro-capite

  (% su USA) (% su USA) ( $ USA) (% su USA)
Lussemburgo
128%
104%
53993
141%
Francia
113%
89%
28956
76%
Belgio
109%
95%
29826
78%
Irlanda
104%
95%
35021
91%
Paesi Bassi
100%
75%
29766
78%
Austria
99%
81%
30466
79%
Germania
97%
77%
27076
71%
Danimarca
94%
77%
30746
80%
Finlandia
89%
81%
29545
77%
Regno Unito
89%
79%
29935
78%
Italia
89%
78%
26714
70%
Svezia
88%
77%
29517
77%
Spagna
73%
73%
24763
56%
Grecia
63%
67%
21326
56%
Portogallo
51%
48%
18909
49%
UE - 15
91%
78%
27666
72%
Malta
60%
65%
18105
47%
Slovenia
58%
63%
20592
54%
Cipro
51%
59%
19814
52%
Ungheria
51%
50%
15589
41%
Cechia
46%
49%
18027
47%
Slovacchia
40%
43%
13805
36%
Polonia
39%
42%
12169
32%
Lituania
31%
36%
11779
31%
Estonia
30%
33%
11521
30%
Lettonia
25%
29%
11172
29%
UE - 10
41%
44%
13817
36%
UE - 25
82%
73%
25397
66%
USA
100%
100%
38345
100%
Giappone
74%
71%
28460
74%


Fonte:Bart Van Ark, Changes in Productivity and Competitiveness: Concepts and Stylised Facts, Banque de France, 2005.

Il confronto rivela che la produttività del lavoro nei paesi dell'UE15 è sostanzialmente simile a quella degli USA e smentisce il mito, diffuso in Italia, della superiorità di quella giapponese.

La remunerazione quasi sempre più elevata dei lavoratori USA bilancia le differenze di produttivtà.

La competitività degli USA è nell'output , nei prodotti a maggiore valore offerti sul mercato.

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competitivita 92

Black economic empowerment deal

Il gruppo De Beers vende la metà dei diamanti del mondo e ne produce il 40%. Nel 2004 ha fatto 7 miliardi di dollari di giro d'affari e 498 milioni di utile netto.

Possiede 22 miniere. Le principali sono in  Botswana. Un terzo della sua intera produzione di diamanti grezzi (47 milioni di carati) è estratta nel Sud Africa.

L'altro ieri la direzione del gruppo ha annunciato la decisione di cedere il 26% della De Beers Consolidated Mines del Sud Africa alla società Ponahalo, controllata al 50% dai dipendenti e pensionati della DBCM e per l'altro 50% dalla Ponahalo Investment Holding.

La nuova azienda è sudafricana, è stata costituita per l'occasione e associa 17.400 piccoli azionisti. Il presidente è una donna, Manne Dipico, membro del Congresso nazionale, figura storica del NUM, il sindacato nazionale dei Minatori, che ha cominciato a lavorare alla De Beers come elettricista di miniera

Direttore generale della DBCM del Sud Africa è stato nominato David Noko, un nero, che sostituisce Jonathan Oppenheimer, discendente del fondatore della De Beers. Vicepresidente è Manne Dipico.

La cessione del 26% alla Ponahalo è un cambiamento sostanziale dei comportamenti aziendali, caratterizzati finora dalla valutazione negativa espressa dal governo sudafricano di non attuare la "trasformazione razziale dell'economia".

Anticipa la "carta delle miniere", la legge del 2004, che obbliga le compagnie minerarie a cedere entro il 2009 il 15% del loro capitale a dei partner di colore e ad aumentare la partecipazione al 26% entro il 2014.

La Ponahalo Investment Holding per parte sua ha realizzato la parità uomo - donna. Nel consiglio d'amministrazione oltre Manne Dipico ci sono altre quattro donne su dieci componenti.

Con il Black economic empowerment deal il governo sudafricano vuole trasformare radicalmente l'economia del paese, controllata dalla minoranza bianca (10% della popolazione).

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politica 137

09/11/2005

Primati da Guinness

Chi è interessato a sapere qual è la massima lunghezza di un pelo cresciuto sulla gamba di un uomo (naturalmente), il numero degli "spilli" che attraversano il corpo della regina del piercing, le dimensioni del cagnolino più piccolo del mondo o quelle dello scarafaggio più grande, è servito.

E' in libreria "Guinness World Records 2006". Per 27 euro, prezzo di copertina, gli interessati possono leggere che il pelo in questione è lungo 12,4 cm, gli "spilli" sono 2.520, il cagnolino si distacca da terra per soli 15,68 cm e lo scarafaggio è lungo 9,7 cm.

Ma ci sono anche il peso del più grande calcolo renale (356 g), la circonferenza del torace (3,15 m) e il peso dell'uomo più grosso (406 kg), il numero delle palle da tennis di formato regolamentare inghiottite da un cane (5) e molte altre informazioni più inutili o ripugnanti, quasi sempre illustrate.

Il libro è pubblicato dal 1955, ha superato i 100 milioni di copie vendute, è tradotto in 37 lingue ed è disponibile in 100 paesi.

Immaginiamo l'invidia per tale eccezionale successo di quei personaggi delle nostre televisioni, autori di libri d'occasione, promozionati con veri e propri tormentoni informativi dalle stesse televisioni  ed esposti in pile massicce nelle vetrine e nelle "zone avanzate" delle librerie per evitare che i loro fans, in maggioranza pressochè illetterati, si sottraggano al dovere di partecipare ai loro grandi banchetti mediatici.

Postato da: orsola a 12:39 | link | commenti
societa 295

08/11/2005

Panorama della salute nel mondo

L'OECD pubblica "Health at glance", la  3ª edizione del suo rapporto biennale, che contiene una ricca  serie di indicatori e di statistiche comparative sullo stato della salute, i fattori di rischio, le risorse per la sanità e  il loro impiego, nei 30 paesi membri dell'Organizzazione.

Il rapporto si occupa anche della promozione del benessere fisico e della prevenzione delle malattie e  nella conclusione  rivolge  ai paesi membri un invito ad aumentare  la percentuale dei bilanci destinati alla salute per le azioni di prevenzione e sensibilizzazione pubblica.

L' OECD ritiene che le campagne di comunicazione, associate  alla legislazione, in alcuni casi possano influenzare i comportamenti collettivi. Mentre oggi la percentuale  dei bilanci ad esse destinata  dagli Stati non supera il 3%.

Anche i cambiamenti nello stile di vita contribuiscono a migliorare lo stato di salute e a ridurre le spese relative a lungo termine, come dimostra il fatto che  negli ultimi decenni il miglioramento della qualità del vivere, l'igiene, il livello di educazione e l'accessibilità alle cure, insieme alla maggiore efficacia della medicina, hanno fortemente aumentata la speranza di vita alla nascita, nei paesi membri dell'Organizzazione.

Nel 2003 tale speranza era mediamente di 77,8 anni per l'insieme della popolazione  (84,3 per le donne, 80,9 per gli uomini) contro i 68,5 del 1960.

Il paese con la più alta speranza di vita nel 2003 era il Giappone, con 81,8 anni per l'insieme della popolazione, seguito dall'Islanda, la Spagna, la Svizzera, l'Austria e la Svezia.

Secondo le proiezioni dell'OECD essa dovrebbe salire nel 2040 a 86,6  anni per le donne e 83,1 per gli uomini.

Grossi rischi per la salute derivano dall'uso di tabacco, dal consumo dell'alcool e dal sovrappeso, tutte e tre cause di mortalità prematura negli ultimi due decenni.

Mentre il fumo e l'alcool sono in forte diminuzione per l'effetto combinato della sovratassazione e delle campagne informative ( ma in Grecia, Ungheria e Lussemburgo più del 33% degli adulti continua a fumare quotidianamente e in Irlanda il consumo di alcool per abitante è aumentato di oltre il 40%) i fenomeni dell'obesità e del sovrappeso sono in crescita, fino ad interessare  più del 50% della popolazione adulta negli USA, Messico, Regno Unito, Australia, Slovacchia, Grecia, Nuova Zelanda, Ungheria, Lussemburgo e Cechia.

Percentuali di obesità e sovrappeso
nella popolazione adulta

 

obesità

2003 - ultimo anno disponibile.

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societa 295

Immagini nazionali degli altri popoli

Nella globalizzazione dell'economia e nella costituzione delle unioni tra Stati diversi i contatti tra popoli differenti si moltiplicano e puntano all'integrazione attiva dei comportamenti e delle culture, ma gli stereotipi nazionali nei confronti degli "stranieri" evolvono molto più lentamente di quello che s'immagina.

"Inglesi e svedesi hanno un bel darsi da fare con il marketing sociale per modificare la propria immagine nazionale, gli effetti delle loro strategie sono limitati". Ha ricordato il linguista inglese  Christophe Campos in apertura del colloquio internazionale, svoltosi quest'ultimo fine settimana presso l'Istituto ungherese a Parigi, sul tema "Stereotipi e prototipi nazionali in Europa".

Le opinioni precostituite che una nazione ha di un'altra sono semplificazioni cognitive, forme schematiche di percezione e di giudizio elaborate collettivamente per orientare le relazioni.

Hanno un'influenza costante sui comportamenti e sui meccanismi politici e decisionali. Servono a vedere l'altro, riempiendo il vuoto dentro di sè e a gestire l'ansia dello scambio, ad "addomesticare le differenze temute".

Nascono così gli stereotipi del Francese diffidente, del Tedesco cavilloso, dello Spagnolo sempre in ritardo e dell'Inglese che abusa del fair play. "Sono fantasmi sviluppati nel XIX secolo sugli abitanti dei paesi limitrofi. Stereotipi che impediscono un'esatta conoscenza degli altri". Ha sostenuto Antonio Francica, presidente del Centro di lingua e cultura italiana.

Sono fissazioni del pensiero, che nei momenti di tensione possono scatenare aggressività.

Con la partecipazione di antropologi, linguisti, psicologi, sociologi, tecnologi della comunicazione, il colloquio di Parigi ha analizzato l'origine e lo svolgimento dei processi di formazione degli stereotipi, i nuovi vettori, come la comunicazione di massa, la pubblicità, le guide turistiche e i manuali scolastici, i fenomeni di prototipizzazione dei modelli e quelli di cristallizzazione delle opinioni.

I partecipanti al colloquio hanno approfondito particolarmente le dinamiche della differenziazione culturale e dell'assimilazione tecnologica.

"Anche il multiculturalismo, ha detto l'antropologa Stéfanie Brandt dell'Università di Nizza, che punta all'accettazione delle differenze perchè arricchiscono mutualmente" non dubita che esse siano "davvero così differenti".

La tecnologia con l'uniformazione degli strumenti e dei modi di comunicazione afferma "uno stereotipo della non - cultura, l'immagine di un uomo universale, che ha tutto, ma è niente". Ha sostenuto il linguista greco Nikos Graikos.

Analizzando molti casi alla luce delle diverse discipline sociali è stato rilevato il valore difensivo delle identità nazionali europee, affermate negli stereotipi sui vicini e si è trovato nella comunicazione internazionale il percorso necessario per una migliore conoscenza.

Postato da: orsola a 12:16 | link | commenti (3)
fondamenti 91

07/11/2005

Nearshore

India e Ungheria sono stati finora i paesi preferiti dalle grandi imprese europee per delocalizzare le attività "non core" ad alto contenuto tecnologico. Il criterio principale seguito per la scelta è stato la riduzione dei costi.

L'Istituto di ricerca Forrester ritiene che questa sola ragione non sia più sufficiente. Diventano sempre più importanti fattori come la qualità del servizio, la vicinanza geografica tra delocalizzatore e destinatario, la partecipazione a una cultura comune, la somiglianza delle politiche economiche.

Per posizionare efficacemente un paese sul mercato dell'esternalizzazione di qualità è fondamentale inoltre che il suo sistema educativo produca bravi esperti delle nuove tecnologie in misura superiore alla domanda interna e che la legislazione permetta la libertà di movimento per lavoro di questi professionisti.

Forrester prevede che nel prossimo quinquennio il mercato mondiale del nearshore passerà dall'attuale miliardo di euro a tre.

Sintomo di questa tendenza sono l'annuncio del ministero dell'Industria spagnolo di voler candidare il proprio paese a referente dell'UE per la delocalizzazione da altri paesi dei servizi di qualità ad alto contenuto tecnologico, in concorrenza con l'Ungheria, evidenziando il proprio vantaggio competitivo rispetto a questa per "ricerca, sviluppo, innovazione", e la costituzione di poli tecnologici per le delocalizzazioni europee, baricentrati sui principali centri universitari di R&S.

Postato da: orsola a 12:45 | link | commenti (1)
competitivita 92

11_rousseau

Henri Rousseau, "Antilope assalita da un leone" (1905),
Fondazione Beyeler, CH.
 

Postato da: orsola a 10:19 | link | commenti

04/11/2005

Blog da reclutamento

Si va diffondendo una nuova pratica di e-recruiting, che punta ad allargare il bacino dei candidati da cui estrarre selezionandi e assumendi per le specifiche ricerche.

La nuova pratica punta a stanare i cosiddetti candidati passivi, che non leggono le offerte di lavoro, ma potrebbero essere interessati alle opportunità d'impiego presentate online, e a prevalutare le competenze possedute, in maniera più efficace di quanto consente la tradizionale selezione su carta.

La moltiplicazione dei blog personali con il curriculum professionale del blogger lo  rende possibile.

Il blog, in più, permette di limitare l'affluenza delle candidature, di analizzare un'attività significativa realizzata dal candidato potenziale, di accelerare la raccolta delle informazioni, di costituire un polmone di ricerca per un determinato profilo, censendo punti di forza e di debolezza delle persone, di testare gli orientamenti del datore di lavoro  e di ridurre i costi della selezione.

La nuova pratica ha già prodotto una nuova figura professionale dell'e-recruiting, chiamata "cooptatore", colui che personalizza la diffusione dell'offerta di lavoro e realizza il primo incontro con il candidato, per raccogliere altri elementi di valutazione.

La "cooptazione" integra le fonti di reclutamento tradizionale e crea per le persone, che non interessano gli head hunter, un nuovo canale di contatti sul mercato del lavoro.

Postato da: orsola a 12:57 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

03/11/2005

Mobilitazione impossibile della GRU?

La Grenoble Ecole de Management è riuscita a coinvolgere tutte e due le maggiori  associazioni francesi di operatori della funzione Personale per notificare i risultati di un progetto , sviluppato da due suoi professori e da una decina di ricercatori ,sulle modifiche indotte dall'information and communication technology nella gestione delle Risorse Umane. .

Ne è venuto fuori un libro di 300 pagine circa, pubblicato dalle Editions Liaisons di Parigi: "Moderniser la gestion des hommes dans l'entreprise. De l'effet des technologies à l'usage des methodes innovantes" (modernizzare la gestione degli uomini in azienda. Dall'effetto delle tecnologie all'utilizzazione dei metodi innovativi).

Il libro si apre con una prefazione del presidente dell'ANDCP - Association nationale des directeurs et cadres de la fonction Personnel, quella degli operativi, e si chiude con una postfazione del presidente dell'AGRH - Association francophone de gestion des ressources humaines, l'altra degli studiosi.

Adotta la solita formula dell'antologia, la più diffusa in casi del genere, che dopo un'introduzione dei due curatori, Michel Le Berre, professore nell'Université de Grenoble di gestione delle Risorse Umane, cambiamento organizzativo e imprenditorialità, e Mohammed Matmati, professore di GRU nella Grenoble Ecole de Manangement, riunisce scritti dei ricercatori, in coppie e trii, su "Sostanza e contesto della GRU influenzata dalla tecnologia" e "L'uso dei metodi innovativi nella GRU".

I contenuti spaziano in un'area ampissima  della funzione:  dal lavoro a distanza nelle piccole e medie imprese alle interazioni e legami della rivoluzione industriale nell'era delle nuove tecnologie, dall'incrocio delle Risorse Umane con il marketing alla valutazione degli "alti potenziali", dalla modellizzazione del management delle aziende hi-tech a quella del manager costruttore dell'indentità aziendale....

Un guazzabuglio di argomenti, approcci e denominazioni, a cominciare dall'ambivalente, lunga etichettatura del libro ai titoli della Funzione "studiata".

Probabilmente un lavoro d'occasione, necessario per i curricula accademici dei giovani ricercatori e le relazioni professionali degli altri.

Nel risvolto di copertina l'editore spinge la vendita del libro, raccomandandolo a manager, dirigenti del personale, consulenti operativi, sindacalisti, insegnanti e studenti, a tutti "quelli interessati alla combinazione delle conoscenze mobilitate per la gestione degli uomini e l'attività commerciale".

Postato da: orsola a 18:05 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Immigrati nell'UE dai paesi del Mediterraneo 

immigrazione

Fonte: CARIM

L'Euro-Mediterranean Consortium for Applied Research on International Migration - CARIM ha pubblicato i risultati di uno studio sulle migrazioni dai paesi del Mediterraneo meridionale e orientale verso quelli dell'UE.

I paesi di provenienza sono l'Algeria, l'Egitto, il Libano, il Marocco, la Tunisia, la Turchia e la Palestina.

I dati della tabella precedente si riferiscono agli immigrati regolarizzati e ai paesi che ne hanno accolti almeno 100.000. Sono dati medi annuali di presenza, elaborati in base a differenti censimenti e rilevazioni nazionali nel periodo 2000 - 2005.

Per CARIM gli immigrati sono "residenti nati all'estero con una nazionalità straniera alla nascita".

La presenza totale nell'UE di immigrati dai sette paesi indicati è calcolata in 5 milioni 800 mila. La Germania e la Francia da sole ne ospitano i tre quarti. Spagna e Italia sono i nuovi poli di attrazione.

Postato da: orsola a 15:43 | link | commenti (1)
societa 295

02/11/2005

Conseguenze morali della crescita economica

"Il nostro pensiero tradizionale sulla crescita economica ha trascurato di considerare il significato per la società dello sviluppo o della sua assenza". "La crescita dell'economia può essere valutata non solo per i suoi risultati materiali, ma anche per ciò che riguarda gli atteggiamenti sociali e le istituzioni - in altre parole, il carattere morale della nostra società" : i rapporti interpersonali, l'autocontrollo, la tolleranza e la generosità.

Scrive così Benjamin M. Friedman, all'inizio del suo libro "The moral consequences of economic growth"(le conseguenze morali della crescita economica), Knopf, Cambridge, Massachusetts, 2005.

Friedman è professore di Economia politica e presidente del dipartimento di Economics dell'Harvard University. E' opinionista del "New York Times" e "The Wall Street Journal", noto presso il grande pubblico anche per "Day of reckoning: the consequences of american economic policy under Reagan and after", un'analisi critica della politica economica reaganiana.

Nel suo nuovo libro la prospettiva di analisi è allargata al mondo globalizzato e alle differenti conseguenze "morali" della crescita economica nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo.

Nei paesi poveri portare il livello di vita sopra la soglia della sopravvivenza è un'istanza morale da soddisfare prima anche dello sviluppo dell'istruzione. Nei paesi sviluppati la crescita  dell'economia è un'opportunità per cambiare e migliorare istituzioni democratiche efficaci.

I comportamenti degli attori economici hanno conseguenze negative che essi non pagano e conseguenze positive per cui non sono ricompensati.

Perciò Friedman mette in guardia dai miti della "mano invisibile" di Adam Smith e del populismo anticrescita. "La ragione per cui la mano è invisibile, afferma, è perchè non esiste". Le economie non sono efficienti da sole. Ci sono ragioni sufficienti perchè il governo giochi un ruolo significativo sul mercato, avendo riguardo alla sostenibilità dello sviluppo.

"The moral consequences of economic growth" è articolato in cinque parti.

La prima chiarisce le concezioni, le origini e le implicazioni, per i livelli di reddito, gli atteggiamenti individuali e le politiche di cambiamento sociale, della crescita economica. Friedman vi imposta  la tesi che la crescita debba essere continua e che la gente debba sentirla come prospettiva del suo lavoro, uso delle opportunità disponibili per sè e per i propri figli,  sviluppo della democrazia di cui possa godere nel tempo.

La seconda parte correla l'andamento della democrazia in America alla sua economia dell'800, alla nascita delle grandi corpotation, alla crisi del 1929 , al "New Deal" e  al dopoguerra.

La terza parte confronta la storia economica degli Stati Uniti con quella delle democrazie europee, l'Inghilterra, la Francia e la Germania. Friedman vi trova conferme positive alla sua tesi che la crescita economica favorisce modelli sociali di maggiore tolleranza, più forte democrazia e ampliamento delle occasioni per continuare lo sviluppo.

La quarta parte considera i rapporti tra sviluppo, uguaglianza, globalizzazione e ambiente ed evidenzia i conflitti sociali che accompagnano il decollo economico dei paesi poveri, se si diffonde la paura nei gruppi privilegiati di perdere la posizione dominante sulle risorse limitate e non sono chiari gli obiettivi raggiungibili in cambio.

L'ultima parte è uno sguardo sul futuro della politica economica e della crescita in America. Ci sono proposte di migliorare l'equilibrio del carico fiscale tra i cittadini, di cambiare radicalmente il sistema sanitario e di sicurezza sociale, di migliorare il sistema dell'istruzione. Tutte condizioni indispensabili per aumentare le  performance economiche e preservare al meglio il carattere morale della società.

600 pagine, ha commentato Michael Mandel su "Business Week" di questa settimana, per un libro "più  ampio e ripetitivo di uno spot". "Ma che dà un nuovo schema interpretativo e un nuovo linguaggio per discutere di crescita economica".

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fondamenti 91

Crescono abitanti e anziani nell'UE

Eurostat ha calcolato che al 1° gennaio 2005 la popolazione dell'UE ha raggiunto i 459.485.800 abitanti, con un aumento di quasi 2,3 milioni sul 2004( + 0,5%), dovuto principalmente a 1,9 milioni di immigrati (+4,0%), mentre la crescita naturale è stata di 400 mila persone (+1,0%).

I tassi di crescita naturale  più elevati( cioè la differenza tra i nati viventi  e i deceduti ogni 1000 abitanti) sono stati quelli dell'Irlanda (+ 8,6%), della Francia e di Cipro (+ 4,2% ciascuno), del Lussemburgo (+ 4,1%) e dei Paesi Bassi (+ 3,5%). I maggiori decrementi sono stati rilevati in Lettonia (- 5,1%), Ungheria (- 3,7%) e Lituania (- 3,2%).

I più forti tassi migratori sono stati quelli di Cipro (+ 21,3%), della Spagna (+ 14,3%) e dell'Irlanda (+ 11,4%). Migrazione negativa è stata rilevata in Lituania (- 2,8%), Paesi Bassi (- 0,6%), Lettonia (- 0,5%), Estonia e Polonia (- 0,2% ciascuna).

In Italia la popolazione al 1° gennaio del 2005 è stata di 58,5 milioni, con un aumento di 574.100, dovuto in larghissima parte a 558.200 immigrati e a crescita naturale per 15.900.

Un'analisi per classi d'età della popolazione dell'UE mostra che gli ultra 65enni sono 55 milioni (l'11,7%).

Secondo le proiezioni dei demografi, nel 2020  senza l'apporto degli immigrati e dei loro nuclei familiari, gli ultra 65enni saranno un quarto della popolazione, mentre il numero di quelli tra i 40 e i 60 anni ristagnerà e  diminuiranno del 17% le persone tra i 20 e i 40 anni.

Un andamento demografico sfavorevole, che avrà bisogno almeno di 21 milioni di persone supplementari, per conservare la stessa quantità di popolazione attiva del 2005. Dovranno essere incoraggiati  immigrati che lavorino, consumino e contribuiscano insieme al sostegno dell'UE e allo sviluppo dei loro paesi.

Postato da: orsola a 12:22 | link | commenti
societa 295