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30/09/2005

Argomenti di Settembre


Competitività: 23 - Ristrutturazione Sony; 26 - Nostalgia della multinazionale americana; 28 - Competitività globale. Economia: 5 - Rientro; 7 - Previsioni di crescita economica; 9 - Effetti economici di Katrina; 20 - Aiuto dei paesi ricchi allo sviluppo; 22 - FMI sull'economia mondiale 2005-2006. Fondamenti: 12 - Distruzione produttiva; 23 - Forza della condivisione. Formazione: 5 - Classifica mondiale delle università; 7 - Costo degli studi superiori; 8 - Università italiane; 14 - Istruzione e formazione nel mondo; 21 - Guerra dei talenti; 26 - Classifica mondiale degli MBA; 27 - Formazione continua nell'UE; 29 - Soft power. Gestione e sviluppo: 13 - Incremento del costo del lavoro nell'UE; 27 - Alimentazione nei luoghi di lavoro. Occupazione: 13 - Disoccupazione giovanile nell'UE; 15 - Disoccupazione dei seniores; 21 - Occupazione in Italia. Politica: 12 - Pari opportunità coordinate. Società: 6 - Magopinaciofilia; 30 - Conoscenze delle lingue straniere fra gli Europei. Tecnologia: 12 - Conoscenza in Rete; 20 - Blog come terapia.     

Postato da: orsola a 12:49 | link | commenti

Conoscenza delle lingue straniere fra gli Europei

Percentuali  degli abitanti dei 25 paesi dell'UE che dichiarano di conoscere un'altra lingua, oltre quella madre, a livello di conversazione.

Paesi
%
Paesi
%
Lussemburgo
99
Germania
62
Lettonia
93
Cechia
60
Malta
93
Austria
58
Paesi Bassi
91
Grecia
49
Lituania
90
Polonia
49
Slovenia
89
Francia
45
Danimarca
88
Irlanda
41
Svezia
88
Spagna
36
Estonia
87
Italia
36
Cipro
72
Portogallo
36
Belgio
71
Regno Unito
30
Slovacchia
69
Ungheria
29
Finlandia
66
UE25
50

Fonte: Eurobarometer, Europeans and languages, 2005.

Il 34% degli Europei che parlano un'altra lingua conoscono l'inglese, il 12% il tedesco, l'11% il francese, il 5% lo spagnolo e il russo.

Le lingue più conosciute dal 36% di italiani sono  l'inglese, il 29%, il francese, l'11%, il tedesco e lo spagnolo il 4%.

Postato da: orsola a 12:21 | link | commenti
societa 295

29/09/2005

Soft power

Le analisi comparative sull'istruzione superiore, prodotte da Eurostat, dall'OECD, dall'Università di Shangai e dall'Economist in questo mese, ci classificano agli ultimi posti dell'apprendimento della matematica, della biologia, delle scienze sociali o del management, nelle istituzioni educative e nei luoghi di lavoro.

Il nostro paese non ha ancora accolto la lezione, che giunge dagli USA, alla cui guida pure si riferisce per molte decisioni di governo. Gli interventi del MIUR - ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca sul CNR - Consiglio nazionale delle Ricerche e per il riordino della docenza universitaria non lasciano dubbi sulle cause immediate delle cattive valutazioni internazionali.

La politica dell'istruzione superiore americana è invece strettamente legata a quella della ricerca e sviluppo, nell'integrazione attiva di istituzioni accademiche, centri di ricerca e aziende.

Segue un modello di professionalità collettiva, che migliora continuamente, per innovazioni e scoperte, consentendo agli USA di essere competitivi nei mercati e di "esercitare influenza anche in modo diverso dalla coercizione militare o economica, dall' 'hard power' : attraverso la seduzione, la persuasione, la diffusione di valori, di stereotipi, di metodi di lavoro",.Come scriveva già quindici anni fa il politologo di Harvard Joseph S. Nye, in passato consigliere del segretario di Stato alla Difesa e  poi di quello alla Sicurezza, Scienza e Tecnologia, quando nel libro "Bound to lead" introduceva l'espressione "soft power", chiarendo l'importanza di diffondere la propria cultura e i propri ideali in un "mondo definito dai flussi di informazione e minacciato dal terrorismo".

E continuava : "Il fatto che gli Stati Uniti attirino più di 500 mila studenti e ricercatori stranieri ogni anno è un indice evidente della loro attrattività. Questi contribuiscono all'economia americana quando vi risiedono e rientrano spesso nei loro paesi con un'immagine più positiva degli USA".

L'America accoglie attualmente il 30% dei tre milioni di persone che seguono un percorso di formazione fuori dal loro paese d'origine e riceve da esse un contributo di 13 miliardi di dollari, nonostante le forti difficoltà di concessione del visto d'ingresso dopo l'11 settembre.

Per aumentare la presenza degli studenti stranieri, la Francia, che ne ospita oltre 250 mila e ha in questo settore una quota del 9%, dietro agli USA, il Regno Unito (14%), la Germania (12%) e l'Australia (10%), ha fatto un accordo con gli Emirati Arabi Uniti per aprire una filiale dell'Université de Paris IV - Sorbonne ad Abu - Dhabi.

La nuova sede universitaria avrà insegnanti e programmi francesi. Sarà concorrente delle università americane già impiantate in loco da anni. L'investimento iniziale e i costi di funzionamento saranno sostenuti dagli Emirati.

Nel 2004 Nye ha rifatto il suo libro del 1990 e ha scritto "Soft power: the means to success in the world politics" per criticare la scelta dell'amministrazione Bush di far declinare questo tipo di influenza degli Stati Uniti.

"Un grave pericolo, secondo l'autore, perchè il successo della guerra al terrorismo dipende dalla capacità di Washington di persuadere gli altri senza l'uso della forza".

"Il soft power è il risultato di una serie di decisioni decentrate". "Non è un'effimera popolarità". Si basa sulla collaborazione di altri paesi e "l'ampiezza di questa cooperazione nasce dall'interesse degli altri governi, ma dipende dall'attrattività degli Stati Uniti". Ha avvertito Nye.

L'impegno della Francia negli Emirati Arabi e la previsione d'aumento di 6 miliardi di euro degli stanziamenti pubblici per la R&S seguono il rapporto governativo "Etudiants et chercheurs à l'horizon 2020", gli accordi di maggio per il rifinanziamento del CNRS - Centre national de la recherche scientifique, il seminario governativo sulle "35 iniziative" per aumentare l'attrattività della Francia. Vanno  nella logica dell'integrazione attiva sul soft power con l'UE.

Altri paesi dell'UE hanno già preceduto la Francia su questa strada.

Postato da: orsola a 17:14 | link | commenti (2)
formazione 112

28/09/2005

Competitività globale

Il World Economic Forum ha appena pubblicato la 26ª edizione dell'annuale "The Global Competitiveness Report 2005 - 2006".

Quest'anno sono stati valutati i sistemi economici di 117 paesi, attingendo ai risultati contenuti nelle banche dati degli istituti di ricerca e delle organizzazioni del mondo degli affari, in più intervistando 11.000 business leader di quei paesi sul contesto macroeconomico, sulla qualità delle pubbliche istituzioni che facilitano il processo di sviluppo economico e sul livello di diffusione tecnologica e innovazione.

E' stato così costruito un indice di competitività dei business, usato come completamento del tradizionale indice di crescita della competitività.

Ad ognuno dei 117 paesi sono stati attribuiti dei valori numerici e sulla base di essi è risultata una classifica, che vede in testa, al primo posto per il terzo anno consecutivo, la Finlandia e al secondo posto gli USA, seguiti nell'ordine da Svezia, Danimarca, Taiwan e Singapore.

I primi 15 paesi della graduatoria, il punteggio conseguito e la posizione in classifica per il 2005 e nel 2004 sono riportati nella tabella successiva.

Country

Al 117°, ultimo posto, è risultato il Ciad, preceduto dalla Kirghisia, dalla Guyana, dal Benin e dal Paraguay.

L'Italia è collocata dopo 20 paesi dell'UE (47ª), dietro la Grecia (46ª), l'Ungheria (39ª), la Cechia (38ª), Malta (35ª), Cipro (34°), la Slovenia (32ª), il Belgio (31°), la Francia (30ª), la Spagna (29ª), l'Irlanda (26ª), il Lussemburgo (25°), il Portogallo (22°), l'Austria (21ª), l'Estonia (20ª).

Postato da: orsola a 17:27 | link | commenti (1)
competitivita 92

27/09/2005

Alimentazione nei luoghi di lavoro

Il Bureau International du Travail - BIT ha pubblicato uno studio di Cristophe Wanjek, "L'alimentation au travail: des solutions pour la malnutrition, l'obésité et les maladies chroniques", il primo del genere ad analizzare le abitudini alimentari sui luoghi di lavoro del mondo intero.

Lo studio afferma che una migliore nutrizione può aumentare i tassi nazionali di produttività e con investimenti modesti in ristorazione, fatti dalle aziende, può prevenire le carenze da malnutrizione, le malattie croniche e l'obesità, tutte cause di assenze per malattie e infortuni.

"Troppo spesso, scrive l'autore, l'alimentazione nei luoghi di lavoro è percepita dalle imprese come una questione di secondo ordine o un ostacolo e, quindi, diventa un'occasione mancata per aumentare la produttività e migliorare il morale".

Nei paesi industrializzati, dove un miliardo di persone soffrono di sovrappeso, il cibo preso sul luogo di lavoro è troppo ricco di calorie, mentre nei paesi in via di sviluppo ci sono altrettanti lavoratori malnutriti per un'alimentazione troppo povera.

"Una cattiva nutrizione può ridurre la produttività del 20%". "Un aumento dell'1% della razione calorica può generare un aumento del 2,27% della produttività lavorativa nei 'paesi poveri' ".

"Nel 2001 le malattie non trasmissibili, legate al regime alimentare, rappresentavano nel mondo il 46% delle malattie e il 60% dei decessi. Le malattie cardiovascolari da sole erano il 30%". "Il peso delle malattie non trasmissibili dovrebbe salire fino al 57% nel 2020".

"I paesi ricchi sono dinanzi ai costi esorbitanti delle malattie croniche e dell'obesità ... Dare un nutrimento sano sul lavoro è il modo migliore di far mangiare a ogni lavoratore almeno un pasto decente al giorno".

Lo studio del BIT mostra numerose soluzioni alimentari attuate da diverse aziende in 28 paesi e da suggerimenti pratici per migliorare mense, cafeterias e spacci.

"L'alimentazione sul lavoro è fondamentale per l'impiego d'una forza lavoro produttiva, è un fattore chiave della protezione sociale dei lavoratori e un tema importante del dialogo in azienda". Collegata all' "Agenda del lavoro decente" dell'International Labour Organization, il rapporto del BIT mira a un intervento integrato in materia di salute nei luoghi di lavoro.

Postato da: orsola a 12:59 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Formazione continua nell'UE

Al rapporto pubblicato da OECD quindici giorni fa (istruzione e formazione nel mondo, iriospark - formazione, 14 settembre),  fa seguito, anche logicamente, l'apparizione del rapporto Eurostat sulla formazione continua nei 25 paesi dell'UE. Fotografa la partecipazione dei 25 - 64enni avvenuta nel 2003 alle attività formative e la correla ai livelli d'istruzione posseduti, all'età e alla condizione di occupati o disoccupati.

Risulta che in tutti gli Stati membri dell'Unione hanno avuto più formazione

- il 69% di quelli in possesso di un diploma superiore, contro il 23% di quelli che non hanno superato il primo ciclo dell'insegnamento secondario e
- il 50% dei 25 - 34enni, il 45% dei 35 - 44enni, il 40% dei 45 - 54enni, il 30% dei 55 - 64enni,
- il 65% degli occupati, contro il 21% dei disoccupati.

Non partecipanti alla formazione continua per livello d'istruzione

Grafico2

Fonte: Eurostat 2005

I tassi più elevati di partecipazione alle attività formative si riscontrano in Austria, con l'89%, in Lussemburgo e Slovenia, l'82% e in Danimarca, l'80%. I più bassi in Ungheria, con il 12%, in Grecia, il 17% e in Spagna, il 25%.

I disoccupati che hanno avuto più formazione sono quelli della Danimarca, il 41%, del Regno Unito, il 26%, dell'Austria e della Finlandia, il 25%. Hanno avuto meno formazione quelli dell'Italia, il 2%, della Lituania e della Polonia, il 4%, dell'Ungheria, il 5%.

Postato da: orsola a 11:48 | link | commenti (1)
formazione 112

26/09/2005

Nostalgia della multinazionale americana

Chi è abituato a pensare che la globalizzazione vada prevalentemente a beneficio delle grandi imprese americane si ricreda. Le global corporation "hanno costruito un sistema così iperspecializzato e così basato su un relativamente piccolo congegno produttivo in una parte lontana del mondo che c'è la possibilità di devastare larghe aree dell'economia americana". Questo sistema che fa leva sul just in time, l'outsourcing della produzione e la deregulation di Washington "può dimostrare forse d'essere l'unico grave errore nella storia della nazione americana".

Scrive così nell'introduzione del suo libro "End of the line. The rise and coming fall of the global corporation" ( Fine della linea. L'ascesa e il prossimo declino dell'azienda globale), Doubleday Random House, New York, 2005, Barny C. Lynn, fellow della New America Foundation, studioso dell'efficacia organizzativa dell'azienda globalizzata.

Nei nove capitoli del libro Lynn esamina i comportamenti di Cisco, Dell, Hewlett Packard, Microsoft, Flextronics, General Motors e Wal Mart per mettere in evidenza come la prima preoccupazione di queste aziende è di raggiungere la competitività di costo. A furia di tagli e terziarizzazioni basta una minima interruzione della catena logisitica perchè tutta l'attività si blocchi.

La scelta strategica segue la politica internazionale dell'America, guidata più dall'ideologia che dalla focalizzazione sulla sicurezza a lungo termine e sul benessere della società.

Il tono di Lynn è appassionato nel ricordare l'abbandono dello spirito del West e la fuga difronte al Giappone, gli errori di Clinton e la rivoluzione logistica, l'abbandono dell'economia di scala e di scopo e l'approdo al modello dell'impresa virtuale, un percorso in cui i rischi sono più elevati dei guadagni. Ma la passione lo porta  a mostrare il "vero" impatto dell'outsourcing sui lavoratori americani e le ideologie nascoste dietro la libertà di mercato, che non proteggono a sufficienza gli interessi nazionali, non producono abbastanza prosperità e non promuovono al meglio la "pax americana".

L'ideologia neocons non appare più giustificata , né dà orientamenti migliori di quelle criticate,  se Lynn, a conclusione delle sua fatica, propone una sorta di riregolazione, di nuove regole in sostituzione di quelle seguite dalla maggioranza delle aziende, senza riuscire a provare che i suoi riferimenti siano più efficaci.

Le parti migliori del libro sono quelle descrittive, documentate sulle grandi corporation.

L'autore ha il merito di avere tentato una prima valutazione organica, di parte conservatrice americana, sull'organizzazione e la strategia dell'azienda globale.

Postato da: orsola a 12:26 | link | commenti
competitivita 92

The New York Times, sabato, 24 settembre 2005.

Postato da: orsola a 10:43 | link | commenti (1)

Classifica mondiale degli MBA

A sorpresa, l'annuale classifica mondiale dell'Economist assegna a una business school europea il primo posto. Lo IESE dell'Università di Navarra è la migliore scuola, su 100 considerate, non solo per i docenti e i programmi, ma anche per le opportunità professionali dei suoi allievi.

IESE era nono nella classifica del 2004. Anche un'altra business school spagnola guadagna posizioni nella valutazione dell'autorevole settimanale inglese. E' l'Instituto de Empresa - IE, che passa dal 20° posto dell'anno scorso al 16° di quest'anno.

Altre scuole europee ben piazzate sono lo svizzero IMD, l'International Institute for Management Development, quinto, e l'INSEAD, francese, undicesimo.

Le famose London Business School e SAID Business School dell'Università di Oxford sono, rispettivamente, 23ª e 31ª, seguite dalla Cranfield School of Management, 32ª.

L'italiana SDA - Bocconi è solo 86ª.

La classifica dell'Economist appare quest'anno per la diciassettesima volta. Analizza quattro fattori fondamentali:
- la capacità di dare competenza professionale agli allievi,
- lo sviluppo personale e l'esperienza formativa procurata,
- la retribuzione ottenuta all'uscita dalla scuola,
- la capacità di stabilire una forte rete di contatti.

                             Classifica 2005

1 IESE Business School - University of Navarra
2 Northwestern University - kellogg School of Management
3 Dartmouth College - Tuck School of Business
4 Stanford Graduate School of Business
5 IMD - International Institute for Management Development
6 Chicago, University of - Graduate School of Business
7 New York University - Leonard N Stern School of Business
8 Michigan, University of - S M Ross School of Business
9 Columbia Business School
10 California at Berkley, University of -Haas School of Business
11 INSEAD
12 Vlerick Leuven Gent Management School
13 MIT - MIT Sloan School of Management
14 Virginia, University of - Darden Graduate School of Business Administration
15 UCLA - The Anderson School

Postato da: orsola a 10:23 | link | commenti
formazione 112

23/09/2005

Ristrutturazione Sony

Sony, il gigante giapponese dell'elettronica di consumo, primo nel mercato con una quota del 14,24% e un giro d'affari di 7.500 miliardi di yen (56 miliardi di euro), ha annunciato ieri a Tokyo il piano di ristrutturazione. Saranno effettuati 10 mila licenziamenti, su un organico di 151 mila persone. Verranno chiusi o venduti 11 stabilimenti su 65. Il numero dei prodotti diminuirà del 20%.

L'80% dei tagli dovranno essere fatti entro il marzo 2007. Il neopresidente americano Howard Stringer conta così di risparmiare 200 miliardi di yen (1,5 miliardi di euro), per riequilibrare il risultato d'esercizio 2005 - 2006, che dovrebbe avere perdite per 10 miliardi di yen (74 milioni di euro). Contemporaneamente verrà cambiata l'organizzazione del gruppo, che si concentrerà su prodotti elettronici ad alta definizione - e di alta gamma - e sui videogiochi.

Stringer è noto per la sua capacità di rilanciare aziende in crisi, consolidata dalla direzione del network CBS, in cui ha lavorato prima di essere ingaggiato dalla Sony con l'incarico di resuscitare il settore dell'elettronica di massa. Il piano di ristrutturazione che ha elaborato va nell'onda di quello già avviato dal suo predecessore Nobu-yuki Idei "Transformation 60".

Il mercato di Sony è caratterizzato da un rinnovamento continuo della tecnologia di supporto, dal miglioramento e rapidità di produzione di nuovi modelli, dal proliferare di vere e proprie innovazioni e di aggiunte gadgettistiche. Il 60% delle vendite della società è rappresentata da computer, videocamere e playstation, dove l'antico e lungo predominio aziendale è stato interrotto con l'irruzione del digitale.

Sony si è fatta superare in time to market da Microsoft e Apple e ha dovuto investire una somma colossale per allearsi con Samsung per produrre i nuovi schermi piatti a cristalli liquidi, successivamente proposti da Sharp, LG e dalla stessa Samsung a prezzi stracciati.

Non è riuscita a diventare un gruppo capace di conciliare l'elettronica, i media, la musica e il cinema. E' rimasta un'azienda di ingegneri lenta, mentre sul mercato si affacciavano piccole imprese dinamiche, specializzate nell'imitazione competitiva della tecnologia e nell'esplosione dei contenuti.

La sfida che Stringer raccoglie è di una radicale trasformazione culturale di un'impresa ancora legata ai protomiti dell'elettronica dei tempi del Walkman e del Triniton.

La prima mossa del neopresidente è stata quella  di puntare su una organizzazione più flessibile, che si regge su due pilastri la ricerca e il marketing.

Nel presentare il suo piano Stringer ha detto: "Sony non è più l'unica possibilità di scelta sul mercato. Dobbiamo essere continuamente competitivi e aggressivi. Dobbiamo fare come i Russi alla difesa di Mosca difronte a Napoleone. Dobbiamo batterci come i guerrieri della Sony che siamo".

Comincia una nuova, forte turbolenza del mercato dell'elettronica di consumo.

Postato da: orsola a 16:08 | link | commenti (2)
competitivita 92

 Forza della condivisione

L'etologo Stephen Rossiter ha studiato per dieci anni il comportamento di una colonia di pipistrelli Rhinolophus  ferrumequinum, che vivono a Woodchester Mansion in Inghilterra.

Ha rilevato che su 45 femmine, undici hanno avuto rapporti amorosi con un compagno della madre e sette con uno della nonna. Solo in un caso c'è stato un incesto con il padre.

"Aumentando le relazioni di parentela si ha un più alto grado di cooperazione tra i componenti della colonia", ne ha concluso Rossiter in uno studio pubblicato sull'ultimo numero di "Nature".

Si favorisce la condivisione del cibo, migliora il clima dei rapporti, si rafforza la fidelizzazione al gruppo.

Dai test genetici di paternità Rossiter ha riscontrato che il 60% delle femmine dei Rhinolophi  ferrumequina si era accoppiata con lo stesso maschio più di una volta.

Ancora un'ulteriore prova della forza delle nostre "famiglie" nell'economia, nella scuola, nella politica, e via discendendo.

Postato da: orsola a 11:54 | link | commenti (1)
fondamenti 91

22/09/2005

FMI sull'economia mondiale 2005 - 2006

Il Fondo monetario internazionale aveva già lasciato trasparire la sua intenzione di rivedere al ribasso il tasso di crescita dell'economia mondiale per lo choc petrolifero. La conferma è arrivata ieri con la diffusione del "World economic outlook", che riporta le sue previsioni autunnali.

Dopo il 5,1% dell'anno scorso, quest'anno l'economia del nostro pianeta dovrebbe crescere del 4,3% e restare allo stesso livello per il 2006.

Il rapporto spiega il ridimensionamento delle sue previsioni non solo con l'impatto del prezzo del petrolio. L'FMI è preoccupato per l'accentuazione dello squilibrio dei conti correnti degli USA, con il loro profondo deficit, della Cina, con le sue spettacolari eccedenze, dei paesi esportatori di petrolio, per gli ancor più vantaggiosi scambi commerciali.

Una situazione ad alto rischio di rottura per gli acquisti massicci di buoni del Tesoro americano da parte della Cina e dei paesi produttori di petrolio e per l'aumento dei tassi d'interesse americani.

La Cina  crescerà del 9% nel 2005 e dell'8,2% nel 2006. L'India nello stesso biennio aumenterà del 7,2% e del 6,3%. Gli USA del 3,5% e del 3,3%.

Altro motivo di preoccupazione sono le prospettive della zona euro. La previsione di crescita, che era dell'1,6%  in aprile, non sarà che dell'1,2% alla fine del 2005 e per il 2006 sarà ridotta dal 2,3% all'1,8%.

Gli esperti dell'FMI non escludono "un periodo di rallentamento durevole se le aziende che registrano importanti profitti continueranno a non investire".

Francia, Germania e Italia sono i tre paesi le cui previsioni di crescita sono più ridimensionate.

Nel 2005 la prima crescerà soltanto dell'1,5%, contro una previsione iniziale del 2,3%, già ridotta al 2%. Per il 2006 l'FMI rivede le previsioni dal 2,2% all'1,8%.

La Germania crescerà quest'anno dello 0,8% (previsione confermata) e dell'1,2% l'anno venturo (contro l'1,9% della previsione formulata in primavera).

La crescita dell'Italia nel 2005 sarà pari a zero (contro una previsione ad aprile dell'1,2%). Nel 2006 la ripresa porterà un aumento dell'1,4% (-0,6% di quanto ci si aspettava questa primavera).

Il rapporto deficit - PIL in Italia sarà del 4,3% nel 2005 e del 5,1% nel 2006. Il debito toccherà il 103,9% del PIl quest'anno e addirittura il 110,9% l'anno prossimo.

L'FMI evidenzia il collasso delle nostre esportazioni e la perdita di competitività, dovuta a una caduta della produttività del lavoro e all'aumento dei costi di produzione delle nostre aziende.

Quanto all'occupazione, l'Italia è l'ultimo paese della zona euro con il suo tasso del 57,7%, mentre Danimarca, Olanda, Svezia e Regno Unito hanno raggiunto e superato l'obiettivo del 70%, stabilito a Lisbona nel 2000.

Tra i 15 paesi della zona, la previsione più positiva di crescita economica per gli anni 2005 e 2006 sono il 5,0% e il 4,9% dell'Irlanda, il 3,2% e il 3,1% del Lussemburgo, il 3,2% e il 3,0% della Spagna, il 3,2% e il 2,9% della Grecia, l'1,8% e il 3,2% della Finlandia.

Zona euro
Crescita reale del PIL

FileFMI

 FileFMI1

Contributo della domanda esterna alla crescita; Costo del lavoro per unità di prodotto.

Postato da: orsola a 11:48 | link | commenti
economia 138

21/09/2005

Guerra dei talenti

"Uno degli effetti della barriera frapposta in questi decenni all'ingresso dei giovani ricercatori è che molti fra i migliori 'cervelli' devono necessariamente scegliere la via dell'emigrazione di lusso per poter raccogliere fuori dai confini nazionali quelle soddisfazioni e quei riconoscimenti che qui non potrebbero aspirare ad avere. E non abbiamo una equivalente importazione".

"I danni della 'fuga dei cervelli' per le stesse Università sono considerevoli da tutti i punti di vista, in un momento in cui l'Italia avrebbe per di più bisogno del massimo apporto da parte delle sue intelligenze più creative".

"Tutto questo non si corregge con questo o quell'altro provvedimento, o con logiche emergenziali che - se servono nell'immediato - finiscono necessariamente per avere il fiato corto. Una vera politica del 'rientro dei cervelli' è frutto di un impegno di sistema. Ed è proprio questo quello che manca all'Università: quello che da anni i Rettori invocano e che viene costantemente eluso".

"Abbiamo un basso numero di ricercatori, corrispondente alla metà della media europea (primato che condividono con il personale tecnico amministrativo, pure così prezioso per la vita dell'Università) e a un terzo degli Stati Uniti. I nostri ricercatori sono i meno pagati d'Europa ed anche quelli con l'età media fra le più alte. Per ogni ricercatore, così come per l'altro personale di ruolo o a contratto, l'Università paga per l'Irap l'8,50% sullo stipendio lordo, mentre le imprese pagano - certo anch'esse assurdamente - il 4,25% su un imponibile costituito dal ricavo meno il costo per la ricerca".

"Un ruolo indispensabile va giocato dallo Stato, che deve fornire sicurezza agli Atenei sulle risorse con piani pluriennali, che allineino finalmente i fondi pubblici per la nostra Università alla media europea dei finanziamenti per la formazione superiore".

Dalla relazione del Presidente della Conferenza dei Rettori sullo stato delle Università italiane 2005, Roma, 20 settembre 2005.

Postato da: orsola a 14:40 | link | commenti
formazione 112

Occupazione in Italia

Nel secondo trimestre del 2005 gli occupati in Italia hanno raggiunto 22.651.000, con una crescita di 213 mila (+ 1%) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il tasso di disoccupazione è sceso al 7,5% (-0,4%) su base annuale.

L'aumento degli occupati è avvenuto soprattutto al Nord, con 168 mila lavoratori, nel Centro è stato di 27 mila, mentre al Sud è diminuito di 63 mila (18mila uomini occupati in più, 81 mila donne in meno).

Sono i dati comunicati dall'ultimo bollettino ISTAT sul mercato del lavoro.

Sono cresciuti di 129 mila (raggiungendo il 12,4%) i lavoratori dipendenti con contratto a termine, di 252 mila quelli con contratto a tempo indeterminato, 52 mila di essi a part time. Sono diminuiti di 168 mila i lavoratori autonomi.

79 mila lavoratori in meno nell'industria e 17 mila in agricoltura. 206 mila in più nel terziario e 103 mila nelle costruzioni.

I dati destagionalizzati mostrano una crescita trimestrale di 90 mila lavoratori e una disoccupazione al 7,7%.

Le persone in cerca di occupazione sono 1.837.000, 86 mila in meno rispetto a un anno fa. "Verosimilmente per la rinuncia a intraprendere concrete azioni di ricerca da parte della componente femminile nel Mezzogiorno", scrive il bollettino.

Il tasso complessivo di occupazione è del 57,7% (+0,2% sull'anno precedente).

L'ISTAT ricorda che l'aumento dell'occupazione è dovuto a quello della popolazione residente (+1,1%), per l'incremento dei cittadini stranieri regolarizzati.

Postato da: orsola a 11:22 | link | commenti (1)
occupazione 109

20/09/2005

Aiuto dei paesi ricchi allo sviluppo

Nell'ultimo rapporto dell'UNDP - United Nations development program c'è scritto che "attualmente i paesi in via di sviluppo perdono circa 24 miliardi di dollari all'anno a causa del protezionismo e dei sussidi all'agricoltura (dei paesi ricchi). A ogni dollaro perduto nel commercio ne vanno aggiunti altri tre di mancato guadagno per occupazione e investimenti". Si avrebbe così una perdita reale equivalente a tutto il contributo economico dato dai paesi ricchi.

Per questo il Center for Global Development, un think tank di Washington "indipendente, non partigiano e non - profit", che analizza "le politiche degli USA e degli altri paesi industrializzati per lo sviluppo" ha elaborato un indicatore dell'impegno dei 22 paesi più ricchi del mondo a favore dei 5 miliardi di abitanti dei paesi più poveri.

Esso considera

- la quantità e la qualità dell'aiuto economico pubblico, compreso l'annullamento del debito e l'eventuale obbligo del paese ricevente all'acquisto di prodotti di quello donatore;
- l'apertura alle esportazioni del paese in via di sviluppo;
- l'adeguatezza degli investimenti alle necessità di sviluppo;
- le politiche migratorie;
- le politiche ambientali;
- le politiche per la sicurezza e la stabilità politica, dalla partecipazione alle forze di pace alla vendita delle armi;
- il sostegno per l'adozione e la diffusione di nuove tecnologie.

Sulla base dell'indicatore per l'impegno nello sviluppo da tre anni il CGD assegna per ciascuno dei sette componenti un punteggio, che può dare un totale massimo di 10, e così realizza una classifica di efficacia dell'aiuto. Quella del 2005 è riportata nel grafico successivo.

2005_trends

Legenda :
Aiuto economico; Apertura al commercio; Investimenti; Politiche migratorie; Politiche ambientali; Politiche per la sicurezza; Sostegno alle nuove tecnologie.

Postato da: orsola a 14:53 | link | commenti (1)
economia 138

Blog come terapia

AOL ha diffuso i risultati di un sondaggio, "Blog trends survey", condotto per suo conto da Opinion Place, una società demoscopica del gruppo DMS, chiedendo a 600 blogger americani, uomini e donne, diciottenni e istruiti, di tutti gli Stati: "Perchè blogghi e di che cosa blogghi?".

Alla prima domanda
- il 50% ha risposto che il blog gli "serve da autoterapia";
- il 33%  "scrive per rafforzare la propria autostima".

Dalla seconda domanda risulta che
- il 16% "è interessato al giornalismo";
- il 12% "punta su informazioni e pettegolezzi";
- l'8% "scrive per esporre analisi politiche".

Dall'indagine si ricava anche che
- il 54% "vuole condividere i propri pensieri e sentimenti" e
- il 41% di essi con familiari e amici;
- al 43% "piace fare la cronaca della propria vita e dei propri interessi".

Il tempo medio impiegato per bloggare è mediamente di 4 ore settimanali. Consiste nello scrivere post e rispondere ai commenti in modo appropriato e tempestivo. La blogging etiquette comporta che, anche se il 65% dei blogger prova disappunto per i commenti negativi e fuori luogo, le risposte siano ricondotte alla finalità dei post pubblicati.

Bloggare per scaricare tensione  e tenere relazioni, nella misura così ampia rivelata dall'indagine, evidenzia una solitudine giovanile, molto lontana dalle immagini di felice gruppalità, fornite dai mass media.

Postato da: orsola a 11:20 | link | commenti (2)
tecnologia 115

15/09/2005

Disoccupazione dei seniores

Il tasso di occupazione dei 55 - 64enni nell'UE è stato l'anno scorso del 40,5%, in Italia del 30,5% e in Francia del 37,3%, mentre in Finlandia ha raggiunto il 69,1%.

Il francese Gerard Plumier ha 53 anni. Quattro anni fa è rimasto disoccupato. Ha perduto per ristrutturazione il posto di direttore di un centro di formazione, dove aveva lavorato per 13 anni, dopo alcune altre esperienze aziendali. E' laureato in scienze dell'educazione e ha una specializzazione in gestione e management strategico.

"Con la mia esperienza e i miei studi, racconta, pensavo di ritrovare un lavoro senza nessun problema. Non avevo immaginato che avrei avuto l'ostracismo che hanno quelli con più di 40 anni". In quattro anni Plumier ha inviato 1.600 curricula, risposto a 353 inserzioni e sostenuto 20 colloqui di selezione.

Per descrivere la situazione dei "seniores", gli ultraquarantenni disoccupati in cerca di lavoro, ha scritto "Chomage Senior. Abécédaire de l'indifférence" (Disoccupazione senior. Dizionario dell'indifferenza), che l'Harmattan, casa editrice di Parigi, ha appena mandato in libreria.

"Sono passato attraverso tutte le fasi classiche, che tutti descrivono parlando dei disoccupati anziani", dice Plumier nel preambolo. "All'inizio una completa incredulità" che il mio posto di lavoro fosse stato soppresso. Poi un sentimento d'ingiustizia. "Nelle interviste di selezione, spiega, alcuni non esitano a dirti che sei troppo vecchio. Altri che sei sovradimensionato, che hai troppa esperienza". Quando si entra nelle liste di disoccupazione "giunge la fase di svalutazione totale: si pensa di non essere competente, di essere inadeguato". Fino all' "angoscia profonda", in cui ogni giorno che passa, "svaniscono un poco di più le opportunità per uscirne, perchè è l'età a costituire l'ostacolo maggiore".

"Chomage Senior" è fatto di 40 voci, da "assurdo", "adattabilità" e "età" a "senior", "sindacati" e "volontà". Questa formula permette un'esposizione leggera, fluida e gradevole con una concatenazione coerente dei temi e dei problemi, delle cause, degli attori e delle soluzioni auspicate.

L'analisi è approfondita e l'esposizione sistematica, sostenuta da definizioni (come quella di disoccupazione, per la legge), citazioni (di sociologi, politici e altri esperti), dati statistici (di fonti ufficiali), studi e ricerche (di istituzioni pubbliche e private), articoli di stampa recenti. L'argomentazione è accattivante, espressa con intelligenza e ironia.

La disoccupazione dei seniores è collegata ai fenomeni strutturali e alle variabili contingenti dell'economia, che provocano la perdita massiccia dei posti di lavoro. Le voci "Liberismo", "gloriosi anni '30", "sindacati", "dispositivi istituzionali" sono di un'acutezza magistrale.

Postato da: orsola a 17:19 | link | commenti (5)
occupazione 109

settembre


"Ci serve un leader che non abbia paura di sognare
l'incremento dei nostri sogni."

Disegno di Drew Dernavich, The New Yorker.

Postato da: orsola a 12:13 | link | commenti

14/09/2005

Istruzione e formazione nel mondo

"Education at glance" (Sguardo sull'educazione), il rapporto 2005 dell'OECD sull'evoluzione dei sistemi educativi nei 30 paesi membri, è stato presentato ieri.

Costituisce un appello ai governi di numerosi Stati, tra cui l'Italia, a raddoppiare gli sforzi per promuovere l'educazione e la formazione in tutte le fasi della vita, in corrispondenza all'accentuarsi della mobilità professionale e della complessità del mondo del lavoro.

E' sempre più necessario, sostiene il rapporto, che ognuno sviluppi le proprie competenze e conoscenze lungo tutto l'arco della vita attiva.

I dati presentati forniscono una base di discussione e di decisione per i pubblici poteri.

In tutti i paesi OECD il rischio di disoccupazione per quelli che non hanno completato il secondo ciclo dell'istruzione secondaria è sensibilmente più elevato e tende ad aumentare. Il 15% dei 20-24 enni non diplomati sono privi di occupazione.

Ma il numero di quelli forniti di istruzione superiore è in crescita. In Corea lo sono il 97% dei nati negli anni '70, in Norvegia possiede un diploma di tale livello il 95% dei loro coetanei e in Slovacchia il 94%. Sono i tre paesi in testa alla classifica. In coda ci sono, ultimo il Messico, con il 25% dei diplomati, e poi la Turchia, il Portogallo, la Polonia, la Spagna e l'Italia.

L'investimento complessivo dell'Italia per l'istruzione rappresenta circa il 5% del PIL. Il nostro Paese spende per la formazione scolastica leggermente più della media OECD (circa 7.400 dollari pro capite/anno), ma spende male. I dati dell'ultima indagine OECD - PISA sulla competenza degli studenti in matematica, scienze e risoluzione dei problemi ci vedono sotto la media.

Nella formazione continua, per il lavoro, siamo agli ultimi posti dietro la Grecia e l'Ungheria. Se negli USA, in Finlandia, in Svezia, Svizzera più del 40% dei lavoratori partecipa ogni anno a programmi di aggiornamento professionale, questo livello scende a meno del 10% in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Ungheria.

E la formazione scolastica iniziale, continua il rapporto, non è sufficiente per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro.

Postato da: orsola a 10:44 | link | commenti (2)
formazione 112

13/09/2005

Disoccupazione giovanile nell'UE

Il tasso di disoccupazione dei giovani al di sotto dei 25 anni ha raggiunto in luglio il 18,4%, lo 0,3% in più rispetto al dicembre 2004.

Nei paesi dell'Unione ci sono situazioni diverse.

L'Europa orientale (salvo la Slovenia) ha avuto una diminuzione del tasso di disoccupazione giovanile, fino ai 4 punti percentuali della Slovacchia, pur mantenendosi a livelli superiori alla media dell'UE.

L'aumento del tasso è stato più significativo in Francia, che si situava già sopra la media europea e nei paesi in cui la disoccupazione è contenuta grazie all'apprendistato, come l'Austria, la Germania, i Paesi Bassi, la Svezia e anche il Regno Unito, a testimonianza della difficoltà di trovare qualsiasi contratto di lavoro in azienda.

Il livello di disoccupazione è in lieve diminuzione nei paesi in cui l'apprendistato è poco presente e il tasso d'occupazione giovanile è debole, come la Grecia, l'Italia, il Portogallo e la Spagna.

          Tasso di disoccupazione giovanile

Paesi
%
Paesi
%
Polonia
35,2
Malta
15,1
Slovacchia
25,2
Germania
14,9
Grecia
25,0
Portogallo
14,9
Italia
24,2
Slovenia
13,7
Francia
22,5
Regno Unito
12,7
Spagna
20,5
Lituania
12,5
Finlandia
20,0
Cipro
10,9
Lussemburgo
19,9
Austria
10,1
Cechia
19,6
Paesi bassi
8,1
Belgio
19,3
Irlanda
7,9
Lettonia
17,5
Danimarca
7,0
Estonia
16,7
UE 15
16,9
Svezia
16,6
UE 25
18,4
Ungheria
16,3
   

Fonte: Eurostat

Postato da: orsola a 13:05 | link | commenti (2)
occupazione 109

Incremento del costo del lavoro nell'UE

Immagine0

 

Immagine2

 

Immagine3

Fonte: European Commission, Labour market and wage development in 2004, Brussels, 2005.

AT=Austria; BE=Belgio; CZ=Cechia; CY=Cipro; DE=Germania; DK=Danimarca; EE=Estonia; EL=Grecia; ES=Spagna; FI=Finlandia; FR=Francia; HU=Ungheria; IE=Irlanda; IT=Italia; LT=Lituania; Lu=Lussemburgo; LV=Lettonia; MT=Malta; NL=Paesi Bassi; PL=Polonia; PT=Portogallo; SI=Slovenia, SE=Svezia; SK=Slovacchia; UK=Regno Unito.

Come si vede dai grafici, l'Italia è uno dei paesi dell'Unione Europea in cui nel 2004 le retribuzioni sono cresciute meno in valore nominale e il costo reale del lavoro è addirittura diminuito leggermente.

Tra i 25, a Malta e in Germania ci sono stati i più forti decrementi.

La Svezia e la Lituania hanno avuto i maggiori incrementi.

Postato da: orsola a 12:20 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

12/09/2005

Distruzione produttiva

La chiesa di San Pietro era stata iniziata da Costantino tra il 319 e il 322 per dare vita, sopra la tomba dell'apostolo, a una basilica imperiale, che doveva suggellare in quel luogo la conciliazione di Cristianesimo e potere statuale. Quando nel 1377, dopo l'esilio ad Avignone, fu deciso che la residenza del Papa venisse trasferita oltre il Tevere sul Vaticano per dargli maggiore protezione, San Pietro diventò la chiesa più importante di tutta la cristianità.

"Questo incremento di prestigio fece nascere il desiderio di rinnovare la chiesa". "A causa del parziale dissesto delle mura poggianti sull'instabile sottosuolo, appariva pericolante in parecchie parti". "Più importante della struttura deteriorata era la circostanza che tombe e altari... avevano riempito a tal punto ogni recesso della chiesa che ormai non rimaneva praticamente più spazio per il presente e i diversi collegi".

Sono gli antefatti del papato di Giulio II (1505-1513), della commissione del suo monumento sepolcrale a Michelangelo e della proposta di questi di trasformare San Pietro, che Horst Bredekamp ricostruisce in "La fabbrica di San Pietro. Il principio della distruzione produttiva", Einaudi, Torino, 2005, traduzione italiana di "Sankt Peter in Rom und das Prinzip der produktiven Zerstörung", Verlag Klaus Wagenbach, Berlin, 2000.

Attraverso la storia della costruzione dell'edificio simbolo della cristianità (1505 - 1605 - 1939) e degli interventi di Bramante, Raffaello, Sangallo, Michelangelo, Maderno e Bernini, l'autore, storico dell'arte, professore della Humboldt - Universität di Berlino e permanent fellow del Wissenschaftskolleg, mostra come esso non è stato tanto "il frutto del perseguimento rigoroso e costante di un obiettivo, quanto piuttosto l'esito di una febbrile e discontinua esecuzione di idee progettuali divergenti". "Costruzione e demolizione vi sono intrecciate in un indissolubile rapporto di reciproco condizionamento".

Horst Bredekamp si avvale degli apporti delle più recenti ricerche storiche per realizzare un resoconto minuzioso del tentativo di Donato Bramante di fare del progetto michelangiolesco un'impresa ancora più grandiosa, "il sogno di una vita di un architetto", distruggendo la basilica costantiniana, del gigantesco modello ligneo di Antonio Sangallo, del reincarico al settantunenne Michelangelo con una direzione dei lavori, durata 17 anni, incominciata con la demolizione del modello di Sangallo e la realizzazione di un San Pietro, "risultato di una lotta insolitamente pervicace e aspra contro i seguaci di Sangallo".

"E' suffciente uno sguardo alla cartella degli schizzi di San Pietro, scrive l'autore, per capire" che "la concezione di fondo ha subito continue riformulazioni radicali poichè ogni intervento era dettato da una psicologia dell'edificare incapace di pensare alcunchè di nuovo se prima non si procurava campo libero tramite la demolizione". "Una volontà edificatoria per la quale distruggere era importante tanto quanto costruire".

Secondo Bredekamp, un'altra conferma del valore del concetto di " distruzione creatrice" di Joseph A. Schumpeter.

 "Se gli uomini producono la propria storia senza saperlo e senza sapere come, allora quest'opera (la costruzione di San Pietro) è uno dei loro simboli più eloquenti" conclude l'autore.

Postato da: orsola a 17:38 | link | commenti (1)
fondamenti 91

Conoscenza in Rete

"The Search. How Google and its rivals rewrote the rules of business and transformed our culture" ( La Ricerca. Come Google e i suoi rivali hanno riscritto le regole del business e trasformato la nostra cultura), Portfolio, Penguin Group( USA), New York, 2005, è il libro che John Battelle, cofondatore di "Wired" e fondatore di "Industry Standard", ha dedicato alla guerra tra i motori di ricerca Google, Yahoo e MSN e all'irresistibile vittoria del primo, testimoniata dal passaggio in un quinquennio da zero a 1,3 miliardi di dollari di ricavi annuali, all'aumento del 240% in un anno del valore di Borsa delle sue azioni, all'immediata accessibilità a tutte le informazioni codificate del mondo, ai miliardi di utilizzazioni.

Il libro ripercorre le mosse strategiche di Larry Page e Sergey Brin dalla multimilionaria campagna di marketing degli inizi del 2000 alla realizzazione del "database of intentions", la "somma totale di tutte le domande che capitano giornalmente, a cui dare risposta con un motore di ricerca", spiegata con le "personalità yin - yang" dei due fondatori e la cultura dell'azienda Google, correlate alla finalità di rendere tecnologicamante possibile l'uso di Internet a chi non possiede nessun background scientifico.

Battelle però non si limita a presentare la storia del trionfo di Google dall'interno. Compone anche un grande quadro del passato, presente e futuro della ricerca tecnologica e dell'enorme impatto che sta avendo sul marketing, i mass media, la cultura popolare, la produzione di conoscenze, la ricerca del lavoro, il diritto internazionale, le libertà civili e ogni altra sfera di interesse umano.

Molto più dei suoi rivali Google ha puntato fin dall'inizio tutto sull'apertura delle informazioni. Miliardi di persone hanno potuto attingere liberamente  a quelle messe in rete.

Battelle mostra come Google opera, facendo ricorso ai documenti del passato recente sulla ricerca in rete e attingendo alle interviste con 350 fra i maggiori protagonisti della Silicon Valley, di Seattle e di Wall Street.

Lo stile di scrittura è lucido e informale. L'autore mostra grande disinvoltura nell'uso dei dati e dei fatti che racconta.

Ne  risulta un libro affascinante, rigoroso, una delle migliori testimonianze sulla nascita e il decollo di una grande azienda "globale", in possesso di alta tecnologia, sperimentatrice di innovazione continua.

"Search" non è semplicemente il resoconto di un business, un esempio di creatività o un modello di marketing, è l'analisi dell'influenza culturale dell'information and communication technology sulla nostra vita quotidiana e del valore organizzativo dei sistemi di ricerca per gestire la rete con prospettive.

Postato da: orsola a 14:48 | link | commenti (2)
tecnologia 115

Pari opportunità coordinate

Dal 1° luglio è entrata in vigore in Norvegia una legge che obbliga le società per azioni ad assegnare il 40% dei posti nei consigli d'amministrazione alle donne. Le aziende interessate dal provvedimento sono 600. La sanzione per quelle che, entro due anni dalla promulgazione della legge, non rispettano l'obbligo delle quote femminili è la chiusura.

L'iniziativa della legge è stata del ministro democratico cristiano della Famiglia, Laila Davoi, e di quello conservatore dell'Industria, Ansgar Gabrielsen. L'approvazione è avvenuta a larga maggioranza con il sostegno anche dell'opposizione.

Nel settore delle aziende pubbliche la regola del 40% è stata fissata dal gennaio 2004 e oggi i loro consigli di  amministrazione hanno il 45,7% di donne.

NHO - Naeringslivets Hovedorganisasjon, l'organizzazione degli imprenditori, si era pronunciata a favore della nuova legge e aveva lanciato tre anni fa un vasto programma, "Female Future", per aiutare le aziende a selezionare  e formare le candidate potenziali. Attualmente i nomi di 700 donne formate costituiscono un data base da cui le imprese possono attingere le nuove consigliere d'amministrazione.

All'inizio di settembre il 17% dei posti era già stato assegnato e poco meno di un quarto delle donne del data base era già insediato.

La legge del 1° luglio completa un'evoluzione del mercato del lavoro norvegese (soprattutto pubblico), iniziata negli anni '70, che ha visto una completa parità di carriera tra uomini e donne e una retribuzione media di queste all'84% di quella maschile.

Postato da: orsola a 11:12 | link | commenti (1)
politica 137

09/09/2005

Effetti economici di Katrina

"Abbiamo imparato una dolorosa lezione di geografia.

Per il settore dell'energia l'area del Golfo del Messico è come Wall Street per la finanza o Hollywood per l'intrattenimento. Nel Golfo si estrae il 30% del petrolio statunitense e il 20% del gas naturale. Sulla costa arriva il 60% del petrolio importato e c'è quasi la metà delle raffinerie americane.

Katrina ha colpito molto duramente questo sistema anche se è ancora impossibile stabilire le conseguenze a lungo termine". Scrive Robert Samuelson sull'ultimo numero del settimanale americano "Newsweek".

"L'onda d'urto dell'uragano Katrina ha investito il mercato del petrolio, ma il prezzo finale di questa tragedia dipenderà dalla velocità con cui il cuore energetico degli Stati Uniti saprà riprendersi".

"La società di analisi economiche Global Insight prevede che, se il prezzo del petrolio supererà i cento dollari al barile, gli Stati Uniti entreranno in recessione trascinandosi dietro Europa, Cina e Giappone. Così Katrina potrebbe causare, paradossalmente, il crollo del prezzo del petrolio, perchè facendolo salire alle stelle farà entrare in crisi l'economia mondiale".

Postato da: orsola a 10:17 | link | commenti (1)
economia 138

08/09/2005

Università italiane

Sembra incredibile, ma arrivano buone notizie  sull'Università italiana.

La prima è data dal CNVSU, il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario. Cresce il numero dei diplomati che proseguono gli studi. Hanno raggiunto il 77% e nell'anno 2004/05, in valore assoluto, le   matricole sono state 350 mila. Sia  pure circa 5 mila in meno rispetto all'anno precedente. Aumentano i laureati, più del 44% contro il 5% del vecchio ordinamento.

Frutto della vitalità degli atenei, dice il CNVSU. Assenza di sbocchi lavorativi, perdita del valore del diploma di scuola media superiore, effetti della laurea triennale, ribatte il sindacato.

La seconda notizia è la pubblicazione di un volume collettivo, nato dall'esigenza della Conferenza dei rettori di mappare  esperienze e prospettive della comunicazione universitaria. Dal libro risulta che ci sono atenei che comunicano in modo efficace, anche se la percezione del sistema universitario  filtrata dai media ne risente negativamente.

In questa differenza di percezioni non c'è niente di nuovo rispetto ad altri fenomeni, valutati in modo opposto. da fornitori e utenti di un servizio. Il  perchè della distonia è noto anche all'ultimo esperto di qualità.

Ma è veramente esaltante la terza notizia. La rivista americana "Forbes" in una classifica sulla redditività degli investimenti in master mette quello della SDA Bocconi al primo posto ,per il ridotto intervallo tra fine del corso e l' inizio dell'  attività lavorativa.

Come è lontano l' "Accademic Ranking 2005" della Shangai Jiao Tong University. (cfr. iriospark, 5 settembre 2005)

Postato da: orsola a 12:10 | link | commenti (1)
formazione 112

07/09/2005

Previsioni di crescita economica

I responsabili delle istituzioni economiche internazionali comunicano le consuete stime d'autunno sulla crescita mondiale  per l'anno prossimo,che i mass media  riportano e  commentano per partito preso.

Le previsioni appena diffuse  sono  state espresse con  maggiore cautela per la  fiammata dei prezzi del petrolio e i disastrosi effetti dell'uragano in Louisiana.Da noi  invece contano  come affermazioni certe , utili  alla  propaganda politica a caccia di argomenti,per il ruolo "super partes" degli  esponenti di quelle autorevoli istituzioni

Uno studio, pubblicato nel numero di giugno della "BP Statistical review of world energy"smentisce la teoria dell'imprevedibilità dello "choc petrolifero". Documenta che l'evoluzione del prezzo del greggio al barile, espresso in dollari 2004 , è rimasto pressappoco costantentemente basso  dal 1859,  data della scoperta in Pennsylvania del primo pozzo, al 1970. Il che ha consentito alle "economie avanzate" di poter fare conto su una risorsa energetica (creduta) largamente disponibile e prodotta da paesi fuori dal ristretto numero di quelli alla guida del pianeta.

Un'opportunità unica, che ha fatto trascurare tutte le altre possibile fonti di energia, perchè meno convenienti.

Il primo choc petrolifero va collegato a una interruzione degli approvigionamenti per la crisi mediorientale, la rivoluzione in Iran e la prima guerra del Golfo.  Scatenò l'inflazione a due cifre  che l'Occidente riuscì a controllare solo alla fine degli anni '90.

Lo choc attuale, che ha provocato il triplicarsi del prezzo al barile, passato agli attuali 70 dollari in quattro anni, nasce dal boom della domanda. Lo sviluppo impetuoso delle economie della Cina e degli altri paesi asiatici ne è la causa prima, ma gli USA continuano a consumare essi soltanto un quarto della produzione mondiale contro un dodicesimo del paese più popoloso del globo.

Al sistema produttivo mondiale servono 30 miliardi di barili all'anno. Fino a quando questa richiesta potrà essere soddisfatta con il petrolio? e a che prezzo?

Lo choc petrolifero ha portato il Fondo monetario internazionale a rivedere al ribasso le previsioni di crescita dell'economia mondiale, passando dall'iniziale sorpasso del 4% a meno della percentuale d'incremento individuata, mentre la Banca asiatica  di sviluppo lasciava immutata al 6,5% circa la previsione di crescita dell'Asia.

La BCE sembra mostrare preoccupazione per la situazione del  debito pubblico in rapporto al PIL in sette paesi dell' UE.Considera il Portogallo e l' Italia  più a rischio degli altri.

Anche l'OECD ha pubblicato ieri le sue stime. Le entità di crescita annunciate per il 2005 sono 3,6% per gli USA, 1,8% per il Giappone, 1,3% per la zona euro (0,2% per l'Italia, 1% per la Germania, 1,6% per la Francia) e 1,9% per il Regno Unito.

E' bastata l'indicazione della modesta percentuale di crescita per l'Italia, che rivede il -0,6% della previsione precedente, a validare l'efficacia dell'azione di governo nelle parole dei nostri governanti e a far gridare al risanamento strutturale della nostra economia, dimenticando di colpo la situazione della nostra impresa, la condizione energetica, l'andamento degli scambi con l'estero, il deficit pubblico e, soprattutto, che gli effetti dello choc petrolifero sono appena incominciati.

Postato da: orsola a 16:46 | link | commenti (1)
economia 138


"E più grave: siamo pieni di relitti che intralciano la nave!"

Vignetta di Plantu, Le Monde, 7 settembre 2005.

Postato da: orsola a 13:03 | link | commenti

Costo degli studi superiori

Contributo degli studenti al finanziamento dei loro studi, espresso in percentuale del PIL per abitante, nei 16 principali paesi a economia avanzata del mondo. (Spese per tasse scolastiche, libri e materiali didattici, vitto e alloggio)

 

Paese
% PIL/ab.
Paese
% PIL/ab.
Svezia
1,6
USA
17,2
Paesi Bassi
7,8
Canada
17,2
Finlandia
8,4
Francia
18,9
Belgio (fiammingo)
13,6
Australia
21,9
Germania
14,2
Italia
23,3
Irlanda
14,8
Regno Unito
24,5
Austria
15,1
Nuova Zelanda
33,4
Belgio (vallone)
15,4
Giappone
43,6

     Fonte: Global Higher Educational Ranking, EPI, 2005.

Postato da: orsola a 10:12 | link | commenti
formazione 112

06/09/2005

Magopinaciofilia

"Liberation" di oggi c'informa della nascita di una  nuova specializzazione tecnica, nata dalla passione di collezionare, cioè di raccogliere, classificare e catalogare sistematicamente, le presentazioni pubbliche di guru, maghi e veggenti: la magopinaciofilia, appunto, una parola composta, formata dai tre termini greci "magos" (mago), "pinakion" (tavoletta per la scrittura) e "philia" (amicizia).

Il nuovo termine denota l'expertise di chi sa valutare e consigliare le forme espressive efficaci, in funzione dei destinatari, della redazione di biglietti da visita, slogan, curricula, dépliant, eccetera.

L'efficacia è misurata con l'attrazione e la comprensione da parte dei destinatari dei messaggi inviati dagli emittenti, parametrati sugli obiettivi di comunicazione che questi vogliono raggiungere  usando i media indicati. Vengono rilevate la congruenza tra l'effetto e l'identità trasmessa e l'integrazione dei segnali e dei media utilizzati.

I magopinaciofili francesi operano già nella consulenza aziendale e hanno in programma d'intervenire nel settore della comunicazione politica.

Un applicativo per la produzione automatica dei biglietti da visita è disponibile in vendita. 

Postato da: orsola a 13:08 | link | commenti
societa 295

05/09/2005

Classifica mondiale delle università

La Shangai Jiao Tong University ha pubblicato per il terzo anno consecutivo l' "Accademic RanKing of world universities 2005"; una classifica delle "top 500 world universities",  realizzata sulla base delle loro performance nella ricerca.

Come indicatori di valutazione sono utilizzati il numero di professori e di ex allievi che hanno ottenuto il premio Nobel o le medaglie Fields (30% del peso), il numero di insegnanti più citati dagli autori di pubblicazioni scientifiche (20%), il numero di articoli pubblicati nelle riviste "Nature" e "Science" (20%, salvo quelli di scienze sociali), il numero di citazioni nei repertori scientifici (20%). Sono ponderati in base alle dimensioni dell'università (10%).

Tutti criteri strettamente quantitativi.

Gli autori della classificazione evidenziano nella prefazione la difficoltà di misurare l'attività di insegnamento di ogni università e l'handicap di quelle specializzate nelle scienze sociali.

Come nelle edizioni precedenti, ai primi 20 posti ci sono 17 università americane, due inglesi e una giapponese.

Prime 500 Università

1 Harvard
USA
11 Yale
USA
2 Cambridge
UK
12 Cornell
USA
3 Stanford
USA
13 San Diego
USA
4 Berkeley
USA
14 Los Angeles
USA
5 MIT
USA
15 Pennsylvania
USA
6 California Inst Tech
USA
16 Madison
USA
7 Columbia
USA
17 Seattle
USA
8 Princeton
USA
18 San Francisco
USA
9 Chicago
USA
19 Johns Hopkins
USA
10 Oxford
UK
20 Tokyo
Japan

Tra le prime 100 ci sono 31 università europee: 11 inglesi, 4 tedesche, 4 francesi, 3 svedesi, 3 svizzere, 2 olandesi, 1 norvegese, 1 finlandese, 1 austriaca, 1 italiana (l'università di Roma  - La Sapienza, al 97° posto).

4 università italiane sono classificate tra il 101° e il 202° posto: quella di Milano al 142°, quella di Pisa al 144°, quella di Padova al 191° e quella di Torino al 198°. Tra il 203° e il 500° posto ce ne sono altre 18. 

Postato da: orsola a 15:14 | link | commenti
formazione 112

Rientro

Ti colpisce la solita raffica di annunci dell'aumento di tariffe, utenze e polizze assicurative. Più proditoriamente gli estratti dei conti correnti bancari riportano i nuovi prezzi delle commissioni già praticate e quelli del carburante alla pompa non mancano di sorprenderti negativamente ogni volta che ti rifornisci.Utili boom per i settori protetti.

E' l'economia italiana, stupido. Si può dire parafrasando la celebre affermazione. Una situazione che suscita l'entusiasmo e la propaganda del governo per un incremento trimestrale - dati ISTAT - dello 0,3% del PIL.

Le dimensioni del vantaggio per gli speculatori di ogni posizione di rendita finanziaria sono state denunciate ben più autorevolmente dal presidente della Confindustria, da economisti e sociologi, da maestri di etica e rappresentanti religiosi, in occasione dei raid su Banca Antonveneta e BNL dei "furbetti del quartierino".

Sfuggono al cittadino comune i misteri della politique politicienne, che hanno deviato in una battaglia pro o contro Fazio la "questione morale", sollevata a ridosso della pubblicazione di intercettazioni, che hanno fatto clamore per la composizione bipartisan di finanzieri, banchieri, assicuratori e immobiliaristi, esponenti, secondo qualche leader di partito, di un rinnovamento del capitalismo italiano. Così come sfuggono le ragioni degli applausi ai reggitori lottizzati delle false privatizzazioni.

Sarà anche per questo che l'economia italiana, nel suo momento centrale di sistema delle imprese, è malata. Che uno degli uomini nuovi della metamorfosi facilitata possa rispondere d'essere indagato per insider trading per avere agito nell'interesse dell'azienda. Che i partiti dell'uno o dell'altro raggruppamento brillino per l'assenza di prese di posizione sulla "questione morale", dando ad intendere d'essere gli strateghi delle avventure economiche, subite con danno degli interessi generali e rischio per il posizionamento della parte e personale.

Limiti che non possono essere annullati accusando d'astrattezza qualche valutazione tecnica indipendente (Monti) e di scarsa serietà qualche analisi politica (Deaglio), né consentendo licenze d'affari in nome della stessa appartenenza.

L' "Estate di Borsa" (cfr. iriospark del 12 luglio 2005) già mostra effetti nelle risistemazioni competitive dei nostri gruppi bancari e assicurativi di dimensioni internazionali. L'industria sembra in procinto di riprovarci. La ripresa dell'attività aziendale vede ancora una volta la politica in ritardo.

Da "La Repubblica", domenica 4 settembre 2005.

Postato da: orsola a 12:32 | link | commenti (2)
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