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22/07/2005

Buone vacanze

 Foto di M. Sanchez, VelaeMotore.

Imagine there's no countries
Isn't hart to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

Imagine no possession
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

Da "Imagine" di John Lennon.

Postato da: orsola a 12:20 | link | commenti (1)

Argomenti di luglio

Economia: 14 - Economia della zona euro; Fondamenti: 1 - Stranezze economiche quotidiane; 5 - A kiss is never just a kiss; 15 - Nascita dell'empatia; 18 - Sociologia politica del pettegolezzo; 18 - Psicologia della barzelletta; Gestione e sviluppo: 21 - Uguaglianza di genere; Occupazione: 6 - Nuovi impianti e occupazione delle multinazionali in Europa; 11 - Lavoro femminile e nuove tecnologie; 20 - Produttività oraria del lavoro; Politica: 5 - G8 sull'Africa, il clima e la sicurezza; 11 - Impresa & politica; Relazioni industriali: 19 - Conflitti di lavoro nell'UE; Società: 12 - Estate di Borsa; - 20 - Più inattivi nel 2050 in Europa; 22 - Sociologia del bel sesso forte; Tecnologia: 4 - Più di 8 milioni i blog europei.

Postato da: orsola a 11:50 | link | commenti (7)

Sociologia del bel sesso forte

La società di ricerche di mercato americana Packaged Fact stima in 8 miliardi e 800 milioni di dollari il giro d'affari mondiale per prodotti cosmetici maschili nel 2004.

Il motore di ricerca Yahoo Italia rintraccia 57 case produttrici operanti nel nostro territorio nazionale e gli esperti affermano che nel mercato cosmetico il settore maschile (400 milioni di euro) sarà quello a sviluppo più rapido nei prossimi anni.

Aumenta il numero degli uomini che, nell'ambito della cura di sé, sono definiti dagli studi di marketing gli "evoluti", che sono maggiormente concentrati nella fascia d'età tra i 25 e i 44 anni e nelle professioni di livello medio alto. Gli "evoluti" sono orientati all'utilizzazione dei cosmetici e sentono l'esigenza di un consiglio esperto per la scelta del prodotto giusto.

Più raffinate le analisi degli scienziati sociali. Il sociologo Jean Viard sostiene che gli individui "con la scomparsa delle rigide gerarchie sociali sono diventati gli strateghi della loro vita". Questo atteggiamento si riflette sui consumi.

La spesa per cosmetici è un consumo "à la carte", soddisfa le esigenze di piacere per piacersi e l'adesione a nuovi modelli di bellezza fisica, espressione di salute e gioventù.

Audrey Robin è una studiosa di antropologia dei consumi, che collabora con il Magistère de sciences sociales dell'Université de Paris 5.

Ha appena pubblicato "Une sociologie du beau sexe fort. L'homme et le soin de beauté de hier à aujourd'hui", Editions L'Harmattan, Paris, 2005.

Il libro affronta il passaggio dall'illegittimo al legittimo, dal patologico al normale della cura del proprio corpo e della bellezza da parte degli uomini.

E' un'indagine storica e sociologica sull'evoluzione degli obblighi sociali di presentazione e manipolazione del corpo, che hanno fatto entrare le cure maschili di bellezza nella mentalità contemporanea.

Nel cambiamento culturale giocano il "trionfo dell'io" e l'assottigliamento dei confini tra i ruoli maschili e femminili nella società.

Con una puntigliosa ricostruzione di storia del costume, delle relazioni intime e pubbliche, dell'esplosione dell'apparenza nella many to many communication, Robin disegna un affresco del passato e delle tendenze avvenire dei fenomeni di valorizzazione dell'individuo sulla collettività.

Postato da: orsola a 11:12 | link | commenti (1)
societa 295

21/07/2005

Uguaglianza di genere

"Employers' Organizations taking the lead on gender equality. Case studies from 10 countries" (le organizzazioni imprenditoriali assumono l'iniziativa nelle pari opportunità. Casi di 10 paesi) è  l'ultima pubblicazione del Bureau for employers activities dell'International Labour Office, Geneva, 2005.

L'obiettivo della raccolta di casi è di spiegare "perchè e come importanti iniziative di uguaglianza di genere sono state guidate dalle organizzazioni imprenditoriali in differenti situazioni nazionali. La pubblicazione è anche una guida informativa, che dà esempi sulle azioni intraprese".

I casi descritti vanno dalla Norvegia alla Nuova Zelanda, attraverso la Croazia, il Kenya, la Giamaica, la Malesia, le Filippine, l'Arabia Saudita, la Siria e lo Yemen. Riguardano le posizioni di responsabilità nelle aziende, la parità retributiva e di carriera, la promozione dell'uguaglianza di genere mediante la formazione, la lotta alle molestie sessuali.

Le prime iniziative imprenditoriali in materia di pari opportunità lavorativa risalgono al 1990, quando per accordo tra il governo norvegese e la NHO (la confederazione degli industriali norvegesi) furono fissate quote riservate alle donne nei consigli d'amministrazione. Il programma seguì una logica di "pearl diving" e si realizzò nell'84% delle aziende associate, solo perchè mancava nelle donne la professionalità necessaria all'esercizio dei ruoli di governance. Nel 2005 il  programma è stato concluso. Attraverso la formazione le donne hanno potuto sviluppare le capacità necessarie, con soddisfazione loro e degli imprenditori. Dalle quote obbligate, si è passato ad una maggiore presenza femminile nel top management.

Il governo norvegese ha sostenuto il lavoro delle donne con una politica familiare, che ha permesso di conciliare attività professionale e vita privata.

Anche il governo neozelandese ha operato sul terreno della politica familiare per rimuovere gli ostacoli che impedivano alle donne di assumere incarichi tecnici e manageriali nel mondo degli affari.

ECOP, l'organizzazione degli imprenditori filippini, ha invece approfittato dell' "evoluzione della divisione del lavoro in casa per le giovani coppie" e, con iniziative di corporate social responsability, ha potuto puntare anche sul personale femminile per incarichi qualificati.

Giamaica, Kenya e Malesia si sono concentrate sulla lotta alle molestie sessuali, come ostacolo all'uguaglianza dell'occupazione femminile.

Tutti e 10 i casi sono realizzazioni dei principi segnati dalla convenzione del 1998 "ILO Declaration on fondamental principles and right at work". Dimostrano che le pari opportunità migliorano l'efficienza e la produttività del personale, riducono notevolmente la disaffezione e l'assenteismo, influenzano positivamente l'andamento dei costi aziendali e il clima lavorativo.

Postato da: orsola a 17:00 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

20/07/2005

Produttività oraria del lavoro

La produttività del lavoro di un paese è il rapporto tra il PIL e le ore lavorate. E' una delle determinanti essenziali del livello di PIL per abitante che può essere scomposto come il risultato della produttività oraria del lavoro, del tasso di occupazione e della parte di popolazione in età lavorativa nella popolazione totale.

Il PIL per abitante è, a parità di condizioni, funzione crescente di ognuna delle componenti indicate, ma non deve essere considerato il solo indicatore pertinente dello sviluppo e del livello di vita di un paese.L'aumento della produzione non può prescindere dalle condizioni di lavoro e dalla qualità della vita.

La produttività oraria del lavoro non si spiega solo contabilmente. E' influenzata dalla durata del lavoro, per gli effetti del costo economico e della fatica che vi sono connessi, e dal tasso di occupazione, per la composizione della popolazione in età lavorativa.

Si può così distinguere una produttività del lavoro "osservata", semplice relazione contabile, e una  produttività "strutturale", che tiene conto dei rendimenti decrescenti della durata del lavoro e del tasso d'occupazione.

Gilbert Cette, economista della Banque de France e professore dell'Université de la Mediterranée ha calcolato la produttività oraria strutturale del lavoro in 20 paesi OECD, sulla base dei dati dell'Organizzazione e ha confrontato i suoi risultati paese per paese con quella degli StatiUniti (=100,0).

La produttività osservata e quella strutturale sono riportate nella tabella seguente.

Produttività oraria del lavoro nel 2002

Paesi
p. str.le
p. oss.ta
Paesi
p. str.le
p. oss.ta
Norvegia
117,4
125,5
Germania
80,2
92,5
USA
100,0
100,0
Svizzera
79,5
83,5
Francia
99,9
113,2
Finlandia
79,5
81,9
Irlanda
96,7
105,0
Italia
77,3
93,7
Belgio
95,1
108,3
Regno Unito
77,2
79,3
Paesi Bassi
89,3
101,5
Australia
76,9
78,4
Danimarca
88,7
93,5
Giappone
65,7
70,5
Svezia
84,4
85,6
Spagna
63,9
74,2
Canada
84,1
85,2
Grecia
55,2
64,6
Austria
80,6
88,3
Portogallo
48,6
53,3
                   Fonte: G. Cette, International Productivity Monitor, CSLS, 10, Spring 2005.

Postato da: orsola a 17:43 | link | commenti (2)
occupazione 109

Più inattivi nel 2050 in Europa

La popolazione europea crescerà di più di 13 milioni di abitanti nei prossimi venti anni e raggiungerà i 470,1 milioni il 1° gennaio 2025 per effetto del saldo migratorio, perchè a partire dal 2010 il numero dei decessi delle persone residenti da tempo supererà quello delle nascite. Lo dicono le "Proiezioni della popolazione 2004 - 2050" elaborate da Eurostat.

Dopo il 2025 il saldo migratorio non dovrebbe più compensare il calo naturale della popoplazione europea, che si ridurrà progressivamente fino a 449,8 milioni nel 2050, con una perdita di più di 20 milioni rispetto al 2025 e di 7 milioni rispetto al 2004.

La popolazione in età lavorativa (tra i 15 e i 64 anni) diminuirà dal 67,2% del 2004 al 56,7% nel 2050: 52 milioni in meno (da 306,8 milioni a 254,9 milioni).

La popolazione infantile (fino a 14 anni) scenderà dal 16,4% del 2004 al 13,4% nel 2050, mentre quella anziana (di oltre 65 anni) raddoppierà, passando dal 16,4% del 2004 al 29,9% nel 2050.

Le percentuali più basse della popolazione in età lavorativa saranno quelle della Spagna (52,9%), dell'Italia (53,5%) e del Portogallo (55,0%). Le più elevate quelle del Lussemburgo (61,3%), di Malta (60,8%) e dei Paesi Bassi (60,7%).

La percentuale delle persone più anziane (oltre gli 80 anni)  triplicherà: dal 4,0% del 2004 all'11,4% nel 2050. L'Italia (con il 14,1%), la Germania (13,6%) e la Spagna (12,8%) saranno i paesi dell'UE con la proporzione più elevata sul totale degli abitanti.

Il tasso di dipendenza degli ultra 65enni aumenterà dal 24,5% del 2004 al 52,8% nel 2050. Quello dei 15-64enni resterà più o meno stabile, passando dal 24,4% del 2004 al 23,7% nel 2050. Il tasso di dipendenza totale salirà dal 48,9% nel 2004 al 76,5% nel 2050.

Se oggi c'è una persona inattiva ogni due in età lavorativa, nel 2050 ce  ne saranno tre ogni quattro.

Mentre paesi dell'UE, come la Svezia, la Norvegia, la Francia, hanno costruito le loro politiche familiari sull'attività professionale e la conciliazione lavoro-famiglia, altri, come la Germania, la Spagna, l'Italia, sembrano fermi alla divisione più marcata dei ruoli familiari, tra lavoro fuori casa maschile e lavoro in casa, di accudimento, femminile.

Sono persistenze pericolose per l'equilibrio economico e sociale di questi paesi nella trasformazione demografica.

Postato da: orsola a 12:55 | link | commenti
societa 295

19/07/2005

Conflitti di lavoro nell'UE
in giornate per 1.000 occupati negli anni 2000-03)


Fonte: EIRO, Developments in industrial action 2000-04, 2005

Complessivamente, in Italia i giorni lavorativi perduti per conflitti di lavoro sono stati 884.142 nel 2000, 1.026.000 nel 2001, 4.860.857 nel 2002, 1.874.714 nel 2003, 690.571 nel 2004. I lavoratori coinvolti sono stati 687.000 nel 2000, 1.125.000 nel 2001, 5.442.000 nel 2002, 2.484.557 nel 2003. Il numero di conflitti è stato di 966 nel 2000, 746 nel 2001, 616 nel 2002, 708 nel 2003.

Postato da: orsola a 13:14 | link | commenti (1)
relazioni industriali62

Omaggio alla Pinball Cheeseball art

Illustrazione di Dave Christensen, componente di COOP,  gruppo artistico californiano d'avanguardia.

Postato da: orsola a 12:27 | link | commenti

18/07/2005

Sociologia politica del pettegolezzo

Philippe Aldrin è ricercatore associato presso il Centre des recherches politiques dell' Université de Paris I - Sorbonne e professore incaricato all' Université Robert Schuman de Strasbourg. Ha studiato, ascoltato e osservato la diffusione di pettegolezzi d'ogni tipo, sulla morte di Gaston Defferre, già sindaco di Marsiglia e ministro dell' Interno, scomparso nel 1986, di Lady D. e sulla profanazione del cimitero ebraico di Carpentras, per elaborarne un approccio "transazionalista", come meccanismo di scambio e di comunicazione specifico dei gruppi sociali  e degli individui che li propagano.

Di questo approccio pragmatico, opposto alla mitologia dei complotti e dei segreti, e della sua ricerca sul campo dà conto in "Sociologie politique des rumeurs", PUF, Paris, 2005, che deriva dalla sua tesi di dottorato. E' il primo studio sistematico che si serve degli strumenti d'indagine della scienza della Politica, dopo le analisi degli psicosociologi, degli antropologi e degli storici.

La tesi di Aldrin è che "i pettegolezzi sono ciò che gli attori sociali ne fanno" e i loro usi cambiano a seconda degli spazi e dei contesti d'azione. Nel mondo della politica permettono la "definizione dei buoni costumi" e dei vincoli ai comportamenti. " Il pettegolezzo gioca subito come un registro alternativo alla verità che la giustizia tarda a rivelare" e si sviluppa come supplenza di "informazioni che mancano e di situazioni incerte per insufficienza di notizie o assenza di verità evidenti".

"Sociologie politique des rumeurs" è articolato in due parti:
- i pettegolezzi come pratica di scambio sociale e
- logiche sociali e usi molteplici dei pettegolezzi politici.

Aldrin approfondisce le forme  e le risonanze sociali dei pettegolezzi, i giochi e le sfide politiche dell'informazione, i pettegolezzi e la produzione normale delle opinioni. Il suo invito è a prendere sul serio i pettegolezzi per l'influenza che hanno sulla formazione delle decisioni e del consenso, per l'eco mediatica che l'attore politico interessato può procurargli.

Indica gli elementi che costituiscono il "luogo sociale" in cui i pettegolezzi possono intervenire sugli avvenimenti e gli scambi dei pettegolezzi nei diversi usi degli attori (fase di costruzione).

Specifica il contesto e le variabili che sostengono la condotta pettegola (fase d'influenza).

Pone le basi per costruire un modello complessivo d'individuazione e comprensione dei pettegolezzi, per rilevarne gli intrecci fra potere e informazione e per cogliere i loro meccanismi di circolazione negli aggregati sociali e nelle comunità più stabili.

Un libro introduttivo circostanziato, con chiarezza di applicazioni a numerosi casi, esempi per interpretare le intenzioni individuali e collettive, mediate  e immediate, che danno corpo alle dinamiche del pettegolare.

Postato da: orsola a 18:15 | link | commenti (2)
fondamenti 91

Psicologia della barzelletta

Cos'è che fa di un racconto breve una barzelletta. Cosa fa di una barzelletta una barzelletta bella. Quali sono i confini e i rapporti tra barzellette e storie che magari fanno ridere ma non sono barzellette, temi affini come l'ironia e la satira, o collegati più indirettamente, come i rebus, i giochi di parole, i nuovi media, gli animali, i necrologi. Perchè si ride o non si ride alle barzellette e di cosa si ride.

Marina Mizzau, psicologa della comunicazione, si propone di fornire "qualche elemento per rispondere" a queste domande in "Ridendo e scherzando. La barzelletta come racconto", Il Mulino, Bologna, 2005.

La barzelletta " è un ibrido: è conversazione perchè evento fortemente interattivo; richiede una reazione da parte degli ascoltatori (la risata); chiama altri testi del genere ( e chi ne sa le racconta, in una specie di gara); come un discorso, però, richiede un territorio franco che la salvaguardi dalle insidie dell'anarchia conversazionale: interruzioni, commenti, accavallamenti". Funziona se si costruisce su "uno scontro repentino e implicito tra due matrici... tra loro incompatibili" di quel meccanismo di coerenza e discrepanza logica insieme, che ha per effetto il riso.

Mizzau analizza i modi di costruzione e di messa in scena della barzelletta, l'importanza della narrazione e dell'abilità del narratore, "il rischio di mettersi in gioco" per ottenere la reazione dell'ascoltatore.

Lavorando su barzellette d'autore e su quelle, la maggioranza, senza diritto d'autore, vengono ricostruiti i comportamenti di chi racconta una barzelletta, dall'apertura alla conclusione, le condizioni dell'ascolto e dell'effetto. Sono illustrati gli automatismi linguistici e l'adesione del pensiero al linguaggio, le inferenze e le omissioni necessarie, il riso facile e il riso difficile, la stereotipicità dei protagonisti delle storie e gli ascoltatori vittime dell'inganno delle storie, che li obbligano a spostarsi nei panni dei personaggi per raccogliere l'assurdità delle vicende e spiegarsela per annullarla ridendo.

Per arrivare alla conclusione: "la barzelletta è un racconto", come tutti, con caratteristiche di diacronicità,  di particolarità e  generalità, d'interpretazione.

Si svolge nel tempo e ha una durata, seguita dalla battuta finale (il punch - line),  legata al fatto che all'ascoltatore viene fornito "un implicito su cui deve lavorare di inferenze per ricavare il significato umoristico".

Si costruisce su un evento particolare, che tuttavia funziona come ricorrenza di uno "generale".

"E' soggetta a una pluralità di interpretazioni", ma "le intenzioni di chi narra sono rivolte a una completa ricezione, da parte di chi ascolta, del senso del racconto; alla ricerca di una totale adesione agli effetti cognitivi ed emotivi, oltre che estetici, che vengono riposti nel testo".

"Chi ride, ride di sè che ride. O ride del riso stesso e, spostando leggermente il discorso, anche della stupidità del riso quando lo si incontra".

Una lettura obbligata per tutti i persecutori e i perseguitati da barzellette, soprattutto se sono come questa, riportata nel libro: "- Ma tu a tuo marito lo dici quando hai un orgasmo? - Noo, cosa vuoi, che vada a disturbarlo in ufficio?".

Postato da: orsola a 12:51 | link | commenti
fondamenti 91

15/07/2005

"Sono arrivato al punto che cerco di combinare
i segnali di rassicurazione"


Disegno di Charles Barsotti, The New Yorker

Postato da: orsola a 14:42 | link | commenti

Nascita dell'empatia

"Crescere. Il bambino e il suo sviluppo" titola la copertina del numero di luglio - agosto de "La Recherche", il mensile francese di divulgazione scientifica.

L'articolo sulla nascita dell'empatia considera gli aspetti psicologici e neurologici di questa capacità.

I neonati percepiscono fino dalla nascita le emozioni delle persone con cui sono in rapporto, ma sviluppano empatia solo dopo i quattro anni.

Per attivare la capacità di mettersi al posto dell'altra persona per capirne i sentimenti non basta essere sulla  stessa lunghezza d'onda. E' necessario simulare internamente le emozioni e mantenere una certa distanza dall'altro.

Solo verso i 18 mesi il bambino incomincia a capire che l'altro è una persona come lui, ma è altro da sè e può avere desideri diversi. A livello cerebrale si attiva un meccanismo di controllo della corteccia prefrontale che fa gestire meglio le emozioni, di percepire il dolore e la gioia dell'altro, ma non di soffrire e gioire come lui.

Perchè il meccanismo funzioni completamente il bambino deve riuscire a affinare la sua percezione dell'universo interiore altrui.

Il meccanismo, una volta attivato, non funziona in modo automatico. Il comportamento sociale e il sistema di relazioni a contatto abituali, principalmente , aumentano la reattività e le interazioni conseguenti.

Postato da: orsola a 11:17 | link | commenti (4)
fondamenti 91

14/07/2005

Economia della zona euro

Andamenti potenziali
% di crescita media annuale
1995-00
2000-05
2005-10
2010-20
2020-30
Occupazione
0,7
0,8
0,3
-0,3
-0,7
Produttività del lavoro
1,2
1,2
1,6
1,6
1,6
PIL
2
2
1,9
1,3
0,9
Popolazione
0,3
0,3
0,2
0,1
0
PIL per abitante
1,8
1,6
1,7
1,2
0,9

                 Fonte: OECD - Economic Survey of the euro area 2005.

Il rapporto da cui è tratta la tabella è stato pubblicato martedì.

Afferma che ci sono "incertezze sostanziali sulle previsioni d'inflazione", che sarà probabilmente meno del 2% nel 2005 e dell'1,25% nel 2006. "Sarebbe ragionevole che la BCE (Banca centrale europea) mantenga i tassi stabili in modo che le prospettive siano coerenti con la stabilità dei prezzi a medio termine".

"La politica monetaria dovrà essere modificata se cambieranno le previsioni a medio termine per i prezzi".

"Non c'è bisogno che la BCE abbassi di un quarto di punto i tassi d'interesse, come avevamo ipotizzato a fine maggio", prosegue il documento. "La politica monetaria ha poca influenza sulle performance economiche a medio e lungo termine, mentre sono necessarie riforme strutturali e vitalità delle finanze pubbliche".

Postato da: orsola a 10:37 | link | commenti (1)
economia 138

12/07/2005

Estate di Borsa

Le vicende parallele dell'OPA su Antonveneta e dell'OPS su Banca Nazionale del Lavoro se non ci fossero bisognerebbe inventarle. Servono ad animare l'estate di Borsa e a dare importanza al governatore della Banca d'Italia e ai politici. Danno materia ai giornali che in questa stagione riducono la foliazione e sostituiscono le pagine economiche con l'enigmistica.

Nelle due OPA e OPS c'è tutto quello che avrebbe fatto il successo di uno di quei vaudeville  sull'immoralità della ricchezza,in voga cent'anni fa negli Stati Uniti:i nuovi capitalisti, le istituzioni, il quarto potere, il nazionalismo.

Gli imprenditori emergenti  appartengono a "contropatti". Si oppongono alle pretese di acquisizione di grandi banche internazionali, come ABN - Amro e BBVA,  onuste di redditività e competenza distintiva. Hanno fatto i soldi in fretta e in modo che i giornali considerano sospetto. Sono stati in qualche caso nel mirino delle Authority o delle Procure della Repubblica. Si accoppiano tra loro per interesse e perciò sono abbandonati dai loro partner tradizionali. Fanno "ammuina" (= confusione, in napoletano).

L' "italianità" è la giustificazione istituzionale del loro operato. In nome di questa o del localismo hanno la protezione - e per alcuni giornali, l'ispirazione - a stringere accordi, procurarsi credito, proporre anzi tempo piani d'azione e spartizioni della proprietà e della gestione delle banche in scalata.

I giornalisti ricostruiscono, ipotizzano e valutano gli accadimenti, anche quando succede poco o niente. Sono specialisti nell'andare alla scoperta di chi o che cosa c'è dietro il fatto e nel tipizzare in bestiari i protagonisti: gli "immobiliaristi", l' "imprenditore", l'ex "finanza rossa", i "Fazio boys", la "strana alleanza". Formule impressive che attraggono i lettori e suppliscono allo scarso richiamo della riproposta guerra di posizione a base di cifre e contro cifre.

I politici si comportano secondo il testo del più qualunquistico scrittore di copioni.

Il riformista, tirato in ballo dal vicepresidente di Confindustria, non trova differenze tra imprese, che siano di costruzioni, di assicurazioni, di automobili o hi-tech, come se non sapesse niente della globalizzazione e del declino industriale dell'Italia.

Il moderato non perde l'occasione per ricordare la sua presidenza di una Commissione economica e incoraggiare, a parole, la linea del governatore della nostra Banca centrale.

Nel frattempo i giornali pubblicano le foto virate degli scalatori fuorilegge, dopo avere fatto indagini sulle carriere, la ricchezza, i passaggi di pacchetti azionari ai blocchi , i piccoli azionisti sognano di godere almeno un po' delle fantastiche plusvalenze che alcuni giovanotti riceveranno da questa "Estate di Borsa". E le grandi banche rinforzano a colpi di irremovibilità  i loro diritti e la loro immagine.

Postato da: orsola a 16:45 | link | commenti (2)
societa 295

Disegno di Plantu, Le Monde, 12 luglio 2005.


Postato da: orsola a 11:33 | link | commenti

11/07/2005

Lavoro femminile e nuove tecnologie

Negli ultimi venti anni l'occupazione femminile è cresciuta in tutto il mondo ad un ritmo superiore a quella maschile principalmente a causa della globalizzazione e della liberalizzazione dei mercati, che hanno comportato un rallentamento delle retribuzioni maschili e un'offerta massiccia di mano d'opera femminile flessibile e a costo ancora più basso.

La femminilizzazione del lavoro ha interessato soprattutto i servizi pubblici e le donne occupano la maggioranza dei posti della pubblica amministrazione anche in paesi come l'Egitto e l'Iran.

Cecilia Castaño assicura in "Las mujeres y las tecnologias de la informacion", Allianza Editorial, Madrid, 2005, che c'è una "correlazione diretta tra cattive condizioni di lavoro e ricerca di mano  d'opera femminile", sebbene "la cattiva qualità del lavoro  femminile si stia estendendo ad altre occupazioni". "La femminilizzazione del lavoro aggiunge alla discriminazione salariale la segregazione verticale", che colpisce maggiormente le donne poco qualificate. "Le donne che hanno studiato sono le grandi beneficiarie di questo processo".

Le condizioni di lavoro delle donne "tendono a peggiorare in Europa e in Russia, mentre migliorano in Asia, America Latina e in alcune zone dell'Africa". "A mano a mano che si sviluppano le tecnologie dell'informazione e della comunicazione" si viene a creare un'ulteriore dequalificazione delle lavoratrici, ingaggiate soltanto per le loro "dita agili".

Castaño è un'economista studiosa degli effetti delle nuove tecnologie sull'occupazione e il lavoro delle donne. Professoressa nell'Universidad Complutense di Madrid, ritiene che "La società della conoscenza" sia "una società di persone e non di tecnologie; di comunicazione, non di isolamento. Le difficoltà tecniche non devono costituirsi in barriera che separi la società in segmenti incomunicanti: da una parte le persone che accedono a Internet e ne beneficiano, dall'altra , quelli che non hanno la possibilità di accesso e ne sono emarginati". "Se la società della conoscenza si fa senza le donne, si corre il rischio di costruirla in modo separato da esse, perfino, su basi poco reali".

"L'accesso e l'inclusione "delle donne non possono essere fondati sul "cambiamento degli atteggiamenti femminili".

Castaño propone perciò di costruire "spazi reali e virtuali nei quali i valori femminili abbiano parità con quelli maschili", perchè le donne "siano protagoniste visibili e creatrici di modelli che altre donne possano seguire".

"L'alfabetizzazione e l'educazione femminile, sostiene l'autrice, sono state il migliore strumento della modernizzazione sociale".

"Las mujeres y las tecnologias de la informacion" è uno dei primi saggi che considera le nuove tecnologie con un'ottica di genere. E' uno studio appassionato e motivante, documentato e ricco di argomentazioni serrate, anche se talvolta pecca di pedagogismo al femminile.

Postato da: orsola a 17:43 | link | commenti (1)
occupazione 109

Impresa & politica

Peter Hartz, il mitico direttore del personale della Volkswagen, alfiere del rinnovamento delle relazioni industriali, ha dato le dimissioni venerdì, dopo 12 anni d'esercizio del ruolo.

Due suoi collaboratori diretti sono stati accusati della corruzione di alcuni sindacalisti, componenti il comitato d'azienda, licenziati e imputati davanti al tribunale di Brunswick (Bassa Sassonia), che ha precisato di non avere in atto nessuna indagine nei confronti di Hartz. Ma già nel gennaio di quest'anno Volkswagen aveva dovuto ammettere di continuare a remunerare ex dipendenti, passati alla carriera politica.

Hartz ha detto: "Quello che è accaduto va aldilà della mia persona. E' in gioco la reputazione di Volkswagen, per la quale io sento di avere una responsabilità particolare".

Peter Hartz è stato un innovatore della gestione delle risorse umane e un esperto, consigliere del governo Schröder. Ha presieduto la commissione mista d'imprenditori, sindacalisti e tecnici, incaricata della riforma del mercato del lavoro, che ha rifatto il sistema di collocamento e di garanzia dell'occupazione, ha incentivato e sostenuto finanziariamente, fiscalmente e tecnicamente la creazione di impieghi, microimprese e agenzie di servizi per le vittime delle ristrutturazioni.

Il suo modo di praticare la direzione del personale può essere bene espressa dall'affermazione che gli è attribuita: "Quelli che licenziano non hanno immaginazione".

Hartz proviene dal sindacato IG Metal. In questa veste si è fatto conoscere per aver negoziato con il ministro dell'economia e presidente del Partito socialdemocratico (SPD) la crisi del gruppo siderurgico Dillinger Hütte Saarstahl, che comportò una riduzione dell'organico da 38.000 a 11.000 persone senza licenziamenti, utilizzando prepensionamenti, formazione e sostegni alla mobilità.

Negli anni in cui è stato direttore del personale Volkswagen è riuscito a concludere sempre accordi sindacali, che hanno evitato l'uso dei licenziamenti. Dal primo del 1993, che ha avuto per oggetto la settimana lavorativa di quattro giorni (28,8 ore) in cambio di una riduzione degli stipendi dal 12% al 15% a quello del 2001, noto come il programma "5.000 volte 5.000", per l'assunzione di 5.000 dipendenti a 5.000 marchi con una nuova organizzazione del lavoro, fino all'ultimo accordo dell'ottobre 2004, sulla garanzia d'impiego per sette anni per 103.000 dipendenti, che ha definito il congelamento delle retribuzioni fino al 2007, l'inizio dello straordinario dalle 40 ore e non più dalle 36 settimanali, l'abbassamento delle remunerazioni d'ingresso per i neo assunti.

L'uscita di scena di Hartz coincide con la più grave crisi del governo Schröder, quella che sembra preludere a un passaggio dai socialdemocratici ai popolari nelle prossime elezioni politiche tedesche. Può essere il segnale della fine di quell'intreccio tra business e governo che Hartz, socialdemocratico, ha contribuito ad attivare per la sua parte.

Un preciso benchmark per il futuro dei rapporti manager-politici anche fuori dalla Germania.

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politica 137

06/07/2005

Nuovi impianti e occupazione delle multinazionali in Europa

Paesi
Installazioni 2004
% di mercato
% 2004/2003
Regno Unito
563
19,5
-17
Francia
490
17,0
5
Germania
164
5,7
-1
Polonia
148
5,1
115
Ungheria
139
4,8
9
Spagna
121
4,2
-32
Russia
116
4,0
-29
Cechia
112
3,9
-17
Belgio
107
3,7
-6
Svezia
97
3,4
-12
Romania
91
3,2
205
Slovacchia
83
2,9
131
Irlanda
76
2,6
11
Danimarca
70
2,4
6
Bulgaria
64
2,2
48
Altri
347
15,4
-
Totali
2885
100
-

                Fonte: Barométre de l'attractivité europeenne 2005 Ernst & Young - CSA

Ogni nuovo impianto ha creato mediamente 113 nuovi posti di lavoro.

La media europea va dai 409 nuovi posti per unità produttiva della Turchia, ai 362 della Romania, ai 289 della Slovacchia, fino ai 51 della Francia, ai 62 della Svezia e ai 63 del Regno Unito.

La Spagna con 189 posti per nuovo impianto e la Germania con 109 sono i paesi dell'Europa occidentale che hanno più beneficiato della creazione d'impieghi.

Postato da: orsola a 11:55 | link | commenti (2)
occupazione 109

05/07/2005

A kiss is never just a kiss

Ci sono i baci di passione e il bacio ai piedi del giovedì santo, il bacio accademico e quello di sottomissione al superiore, il bacio di Giuda e quelli di pace, di nozze, di venerazione alle immagini sacre, alle reliquie e alla terra amata, perduta o ritrovata: i baci privati e pubblici, unilaterali  e reciproci. Possono esprimere deferenza, obbedienza, rispetto, accordo, riverenza, adorazione, amicizia, tenerezza, amore, superiorità, inferiorità, persino offesa.

Per Freud il bacio erotico, quello che "si è moltiplicato in ogni direzione", è una fissazione della sessualità allo stadio orale e un modo per "rivivere fantasmaticamente la suzione dal seno materno".

Gli organicisti contano i muscoli impegnati - 29 fra labbra e lingua - e il consumo energetico di materia grassa, sali e altre sostanze. 

Un gruppo di studiosi, antropologi, storici della cultura, sociologi, psicologi ed esperti di computer science, inglesi, americani e canadesi, coordinati da Karen Harvey dell'University of Sheffield, hanno appena pubblicato "The Kiss in history", Manchester University Press, 2005, un'accessibile, lucida e provocante raccolta di saggi sull'origine del bacio e sulle sue trasformazioni sociali dall'età imperiale romana ad oggi.

Il libro curato dalla Harvey distingue i baci per "adorazione e rituale", "ambiguità e trasgressione", "potere e intimità".

Craig M. Koslofsky dell'University of Illinois, antropologo sociale, ricostruisce il significato del bacio di pace nella Riforma tedesca. Un altro antropologo Jonathan Durrant racconta con straordinaria abilità di rappresentazione la vicenda dell' "osculum infame", la storia dei rapporti tra eresia, cultura secolare e immagini dei sabba delle streghe nell'Europa centrale.

Ai baci degli amanti e alle amicizie platoniche nella modernizzazione dell'Inghilterra sono dedicati i saggi in cui David Turner, professore di computer scienze nell'University of Kent, interpreta le statistiche sulla familiarità nell'800, Helen Berry, storica dell'University of Newcastle ricostruisce i rapporti regolari e adulterini delle grandi famiglie dal 1660 al 1720 e Luke Davidson, psicologo sociale dell'University of Sussex interpreta le ambiguità dei baci dati in pubblico in contesti istituzionali, come riconoscimenti accademici e premiazioni sportive.

Elaine Chalus, storica dell'University of Alberta, ricostruisce l'uso  della prostituzione nelle elezioni dell' '800. Santanu Das e Keith Thomas, antropologi sociali della Manchester University descrivono il declino del bacio cerimoniale, come gesto per cementare una relazione sociale o politica.

Un esercizio accademico di storia culturale, che si legge d'un fiato. Uno splendido modello per l'analisi del cambiamento sociale e l'identificazione dei fattori costitutivi della cultura.

Postato da: orsola a 17:43 | link | commenti (2)
fondamenti 91

G8 sull'Africa, il clima e la sicurezza

Il vertice del G8 che si apre domani a Gleeneagles (Scozia) ha nell'agenda dei tre giorni di riunione i temi della lotta alla povertà in Africa, delle misure per la riduzione delle emissioni di gas nell'atmosfera, del mantenimento degli obiettivi di sviluppo economico difronte all'aumento record del prezzo del petrolio, il piano inglese d'aiuti alla Palestina e i programmi d'armamento atomico della Corea del Nord e dell'Iran.

Non sono temi privi di contrasti tra i sette paesi più industrializzati e la Russia.

La condizione dell'Africa è disperata. Più del 40% dei suoi 700 milioni di abitanti vivono con meno di un dollaro al giorno. 200 milioni di essi soffrono di malnutrizione. L'Aids uccide ogni anno più di due milioni della popolazione del continente.

E' l'area del mondo in cui è più debole la speranza di vita: 36 anni nello Zimbabwe, 38 anni in Zambia, 42 in Mozambico.

Dopo l'annullamento del debito di circa 40 miliardi di dollari per 18 paesi poveri (14 africani), stabilito in giugno con accordo multilaterale, Londra è decisa a far passare un aiuto per i prossimi dieci anni da 50 a 100 miliardi di dollari all'anno. Per raggiungere quest'obiettivo serve che da qui al 2010 l'UE raddoppi il suo aiuto, dai 40 agli 80 miliardi di dollari, e gli USA integrino questa somma con un contributo supplementare.

Alla riunione del WTO, che si terrà in dicembre a Hong Kong è rinviata la decisione dei paesi ricchi di sopprimere le loro barriere protezionistiche al commercio internazionale.

Il Regno Unito ha fatto della lotta alla povertà in Africa la sua priorità del vertice e del semestre di presidenza UE. Il punto più spinoso da superare è concordare un programma d'azione, che comprenda l'abolizione dei protezionismi al commercio e dei contributi all'agricoltura. Gli USA, in testa, quasi tutti i paesi del G8 hanno in materia problemi di politica interna.

Debito estero dell'Africa subsahariana
(in miliardi di dollari)

Altro tema complicato è quello del cambiamento climatico. L'intrasigenza degli USA sembrerebbe in via di ammorbidimento.

"The Sunday Times" dell'altroieri prevede che il comunicato finale di venerdì contenga riconoscimenti - concessioni anche degli USA sul riscaldamento climatico, come prodotto dell'attività umana, che i grandi paesi devono affrontare, sull'impegno a fissare obiettivi precisi al contenimento dell'effetto serra, sul riferimento al protocollo di Kyoto, che ha posto il 2012 come termine della riduzione dei gas nell'atmosfera, mai sottoscritto dall'America.

Dopo il vertice saranno concordati interventi comuni in materia di trasporto terrestre e aereo e di tecnologie pulite, da fornire ai paesi in via di sviluppo, alla Cina e all'India.

La riunione di Gleeneagles indicherà pure le sedi per la definizione dei programmi economici e antinucleari.

Se i risultati saranno questi davvero, il G8 scozzese non avrà avuto il solito valore rituale d'altre occasioni.

Postato da: orsola a 11:58 | link | commenti (1)
politica 137

04/07/2005

Più di 8 milioni i blog europei

Loïc Le Meur Wiki valuta in 8.147.500 il numero del blog attivi in Europa. La presenza in valori assoluti e in percentuale per i 26 paesi considerati è riportata nella tabella seguente.

Paesi
000
%
Paesi
000
%
Francia
3.000
4,9
Islanda
17
5,7
Polonia
1.100
2,8
Finlandia
10
0,2
Spagna
1.080
2,7
Norvegia
10
0,2
Regno Unito
900
1,4
Irlanda
9
0,2
Russia
800
0,5
Cechia
9
0,2
Paesi Bassi
600
3,6
Lituania
8
0,2
Italia
200
0,3
Lettonia
5
0,2
Germania
200
0,2
Danimarca
5
0,1
Belgio
57
0,5
Svizzera
5
0,06
Ucraina
50
0,1
Portogallo
5
0,02
Croazia
26
0,2
Romania
5
0,02
Svezia
24
0,2
Grecia
1,5
0,01
Austria
20
0,2
Slovenia
1
0,01

I motivi principali della diffusione dei blog in Francia sono la lunga tradizione culturale dei dibattiti e dell'autoaffermazione individuale, la copertura quotidiana assicurata dai mass media, l'uso dei diari in pubblico da parte di molti leader politici ed economici.

Il blog di maggiore successo in Europa è il danese Binary  Banzai, il secondo è l'inglese Samizdata.

Al decimo posto c'è l'italiano Beppe Grillo. Altri quattro blog italiani sono fra i primi 40 della graduatoria: due di giornalisti, Macchianera (16°) e Wittgenstein (23°), uno di storie di vita a Milano, X§°nalità c°nfu§a (20°), e uno di commenti a problemi quotidiani, scritto anche in inglese, PaoloValdemarin (32°).

Loïc Le Meur classifica i blog in base al numero di link che li connettono ad altri blog. E' un indicatore questo del tutto diverso dal numero di accessi e di commenti, adottati da Technorati o dall'interattività per congruenza dei commenti, usata da Skyblog.

I criteri di valutazione usati esprimono concezioni opposte della "blogosfera", come rete autoreferenziale o come sistema aperto, interconnesso e interattivo. (cfr. Nascita della "bloghesia", iriospark, 26 maggio 2005). 

Postato da: orsola a 15:58 | link | commenti (3)
tecnologia 115

01/07/2005

Stranezze economiche quotidiane

Steven E. Landsburg, l'editorialista del Wall Street Journal ha scritto: "Se Indiana Jones fosse stato un economista, sarebbe stato Steven Levitt. L'ultimo vincitore del premio John Bates Clark per il migliore economista di meno di 40 anni, Levitt, è famoso non come maestro di misteri tecnici ma come libero cacciatore di tesori che raccoglie per sua soddisfazione e prende senza valutarli secondo i canoni della scienza convenzionale. Il suo modo tipico di fare ricerca non avviene in qualche posto esotico, ma in un mucchio di dati. La sua genialità consiste nel mettere insieme una raccolta di numeri apparentemente di scarso significato per tirarne fuori modelli e cogliere il loro senso".

"Freakonomics. A rogue economist explores the hidden side of everything" (bizzarrie economiche. Un economista impertinente esplora il lato nascosto di ogni cosa) è il libro che Levitt ha appena scritto insieme  a Stephen J. Dubner per l'editore William Morrow - Harper Collins, New York, 2005.

Levitt insegna economia all'università di Chicago. Dubner è un saggista che scrive per il New York Times e il New Yorker.

Hanno scritto qualcosa che combina lo stile divulgativo con una serie di dati statistici, ricavati da fonti ufficiali. Ogni capitolo si focalizza su un'intrigante questione sociale e su un problema di analisi economica applicata. Il tono è decisamente provocatorio e si pongono domande come "Che cosa hanno in comune un insegnante e un lottatore di Sumo?", "Perchè il Ku Klux Klan è un'agenzia immobiliare?", "Perchè gli spacciatori vivono con la mamma?", "Dove sono andati tutti i criminali?", "Che cosa fa un perfetto genitore?", "Potrebbe Rossana avere lo stesso profumo e la stessa dolcezza con un qualsiasi altro nome?".

I due autori affrontano temi come l'incentivazione, pietra angolare della vita moderna, l'errore della visione convenzionale nell'approccio economico, gli effetti drammatici, anche remoti, di piccolo cause, l'uso dei vantaggi informativi a beneficio degli esperti (dai criminologi agli agenti immobiliari). Sapere che cosa e come si misura può essere a volte più che complicato.

Levitt è uomo di dati, Dubner è uno scrittore. Il testo è semplice e chiaro e produce un libro che attrae e informa.

Scorrono nei sei capitoli storie emblematiche.

Gli allievi vogliono un maestro che si dia da fare e Levitt spiega perchè con le statistiche.

La storia di Stetson Kennedy, infiltrato del Ku Klux Klan, serve a chiarire la crisi di democrazia e politica economica degli anni '50 e l'influenza dei programmi radio. Perchè il valore economico delle attività illegali non può non essere superiore a quello delle legali è illustrato nella storia della mamma dello spacciatore.

La criminologia dimostra il funzionamento del migliore dipartimento di polizia.

Un genitore perfetto che chiama una  figlia Rossana chiarisce i meccanismi della difesa razzista dell'economia.

Un'affascinante illustrazione dei fondamentali dell'economia e dei rapporti tra economia e società.

Postato da: orsola a 17:49 | link | commenti (2)
fondamenti 91


"Allora mi chiami tu?".

Disegno di Charles Barsotti, The New Yorker.


Postato da: orsola a 09:52 | link | commenti