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31/05/2005

Argomenti di maggio

Competitività: 3 - Commercio mondiale 2004; 23 - Grande distribuzione e organizzata europea; 10 - Ricerca e sviluppo nel mondo; 4 - Tessile cinese; Economia: 12 - Bondisti, concertisti e fazisti; 2 - Gestione della longevità; 12 - PIL del 1° trimestre a -0,5%; Fondamenti: 16 - Creatività e innovazione; Formazione: 26 - Nascita della "bloghesia"; Gestione e sviluppo: 11 - Collaboratori, partner, sponsor, sponsor tecnici/2; 6 - Farsi licenziare bene; 18 - Paghe misere; 10 - Panorama pensionistico mondiale; 19 - Ricambio dei top manager; Occupazione: 5 - Disoccupazione nell'UE; 13 - Mercato del lavoro e carriere nell'UE; 27 - Occupazione dei 55- 64enni; 17 - STMicroelectronics va in Asia; Politica: 11 - Orario settimanale massimo di lavoro; 10 - Parametri di valutazione economica dell'Italia; 30 - Paura dell'UE; 17 - Svantaggio femminile; Relazioni industriali: 2 - Accordo per lo sviluppo dei senior; 18 - Flessibilità tempestiva; 6 - Licenziamenti IBM;  Società: 24 - Governo responsabile dell'impresa; 3 - Libertà di stampa; 3 - Management dell'innovazione; Tecnologia: 16 - Diffusione di Internet nell'UE; 23 - Indicatori dell'innovazione ICT nelle aziende; 31 - Nuove tecnologie e sapere;  23 - Tecnologie emergenti. 

Postato da: orsola a 19:05 | link | commenti

Nuove tecnologie e sapere

"Memoria e conoscenza. Sulle sorti del sapere nella prospettiva digitale", Feltrinelli, Milano, 2005, è il terzo libro che Tomàs Maldonado scrive per invitarci a riflettere sull'impatto sociale, politico e culturale che le nuove tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni possono avere nel futuro, sulle pratiche quotidiane del parlare, dell'ascoltare, dello scrivere e del leggere e, quindi, della loro influenza sulla memoria e sull'acquisizione del sapere.

Maldonado è un protagonista di primo piano della cultura tecnica. E' professore di Progettazione ambientale al Politecnico di Milano, dopo esserlo stato alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, ma prima ha insegnato nell'Università di Princeton (USA), al Royal College of Arts di Londra e alla Scuola di Ulm, di cui è stato anche Rettore.

"L'importanza che ovviamente sta assumendo l'uso del computer e del suo indotto comunicativo (Internet, videoscrittura, e-mail, news-group, mud, ecc.)", egli scrive, ha un evidente divario con "la pressochè assoluta carenza di una riflessione adeguata sulle conseguenze non soltanto sulla sfera mnestica, ma anche su quella del linguaggio, della percezione audiovisiva e delle capacità intellettive. Senza contare quelle dell'educazione ... Avanzo l'ipotesi che in un futuro non molto lontano l'assetto della memoria umana, come risultato appunto della diffusione massiccia dei mezzi informatici, possa essere destinato a notevoli cambiamenti".

"Memoria e conoscenza" ripercorre i contributi dei pensatori che, nel passato, hanno cercato di indagare sulla natura e la funzione della memoria.  Analizza i contributi di antropologi, linguisti e storici sui meccanismi del ricordo e dell'oblio, giunge alla teoria dei neurobiologi sulla plasticità cerebrale nei confronti delle sollecitazioni esterne, per considerare l'evoluzione delle tecniche di comunicazione tra i principali fattori di mutamento della capacità di sapere.

Il progressivo assottigliamento della memoria individuale e collettiva per opera delle nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione aiuta a capire il contesto dell'attuale crisi di identità personale. "Ciò che è in gioco, in ultima analisi, sono nientemeno che le sorti del pensare nella prospettiva digitale", per le ambiguità, i rischi e le insidie che comportano le trasformazioni del parlare, dello scrivere e del leggere, la cognizione e la produzione culturale attraverso il mezzo tecnico informatico.

"La tecnica emerge come una realtà, che incide prepotentemente su tutti gli aspetti della nostra vita. Essa ci pone interrogativi che non sono più, come una volta, di natura prevalentemente filosofica, ma anche, e forse soprattutto, di gestione concreta dei problemi etici, sociali e culturali - senza escludere quelli politici - legati al disegno di digitalizzazione della società".

Maldonado indica i rischi insiti in una "filosofia autocratica delle tecniche", riprendendo l'espressione di Gilbert Simondon.

Alla sociologia e all'antropologia della scienza e della tecnica bisogna ricorrere per cogliere ciò che avviene "attraverso la società", per misurare la "modernità", che giustifica l'egemonia tecnologica, alla luce dei meccanismi ideologici più nascosti della società.

"Memoria e conoscenza" è un'altra tappa importante del percorso di studio delle nuove tecnologie, iniziato con "Reale e virtuale" e "Critica della ragione informatica".

Un saggio di epistemologia della ricerca scientifica, che si legge con l'avidità di acquisizione della conoscenza che può dare. Certamente da rileggere e usare come strumento di lavoro, per gli ampi riferimenti culturali, tangibilmente individuabili anche nelle 50 pagine di bibliografia ragionata.

Postato da: orsola a 15:16 | link | commenti
tecnologia 115

30/05/2005

Leadership network

"In Europa ci sono pochi centri di formazione specializzati nella leadership", lamenta Jeffrey Beeson, responsabile di ILA - International leadership association.

"La leadership è materia dei programmi delle business school e ci sono consulenti specializzati". Istituti di formazione appositi, dell'ILA sono in Belgio e in Spagna e progetti simili in Finlandia e Svezia. "Ma l'interesse per la leadership sta crescendo in questi ultimi anni anche in Europa perchè le aziende si stanno rendendo conto che possono distinguersi dai concorrenti motivando i i propri dipendenti".

ILA è una rete mondiale di 800 esperti, costituita nel 1999 dopo una conferenza, organizzata dall'Academy of leadership dell'University of Maryland, sponsorizzata dalla Kellogg Foundation, per "realizzare e diffondere lavori sulla teoria e la pratica della leadership, far confrontare quelli che studiano, insegnano ed esercitano la leadership, servire come arena perchè quelli che hanno interesse per la leadership possano condividere ricerche, risorse, informazioni e, soprattutto, idee".

Dall'ottobre del 1999 ha realizzato sei conferenze annuali, negli USA, in Canada, in Messico e in Europa con il supporto scientifico dell'Academy of leadership e quello economico della Kellogg Foundation, legata all'azienda omonima produttrice dei corn flakes, su temi come "Leadership trasformazionale", "Leadership e etica", "Costruire il ponte della leadership", "Migliorare la leadership nel mondo: sfide, idee, innovazioni", con la partecipazione di alti ufficiali, politici e manager.

La settima conferenza è programmata per novembre , in Olanda, sul tema "Modelli emergenti di leadership globale". ILA ha in Europa già 100 soci. Punta ad allargare il suo giro d'affari.

Jeffrey Beeson e Ted Baartmans, soci fondatori e componeni il comitato direttivo, si presentano come consulenti di strategia e allievi di James Mac Gregor Burns, professore emerito di scienza  politica al William College, presidente dell'Academy of leadership, biografo di politici come Roosevelt e Clinton e autore di un libro sul successo in politica, intitolato, manco a farlo apposta, "Leadership", Harper & Row, New York, 1978, in cui sostiene che mentre in passato gli studiosi si preoccupavano di definire le caratteristiche di un leader oggi l'interesse è focalizzato sul processo di riconoscimento e le pratiche devono puntare a creare l'ambiente adatto perchè i seguaci siano influenzati dal capo.

Postato da: orsola a 17:47 | link | commenti (1)
formazione 112

Paura dell'UE

La radio ha appena comunicato i risultati del referendum francese sulla Costituzione europea: 54,87% i no, 45,13% i si. La posta ci consegna i resoconti delle ricerche del LIRHE - Laboratoire interdisciplinaire de recherche sur  les ressources humaines et l'emploi dell'Université de Toulouse.

L'attenzione è attirata dallo studio di Marie-Cécile Amauger-Lattes "Les conséquences de l'elargissement de l'Europe sur le marché du travail", una ricerca d'occasione, preparata per il seminario del DESS, il dipartimento di Scienze Sociali, che tenta una prima valutazione di parte francese, sei mesi dopo l'ingresso dei nuovi paesi dell'Europa centrale e orientale nell'UE.

IL rapporto dell'Amauger-Lattes va dritto al cuore del problema. Il nuovo allargamento suscita interrogativi e inquietudini tra i cittadini dei vecchi Stati membri. Essi temono la concorrenza sleale dei nuovi entrati perchè i salari di questi sono attualmente in rapporto da 1 a 12, perchè aumentano le possibilità di delocalizzare, perchè aprono le frontiere del mercato del lavoro a masse di lavoratori ben formati e poliglotti.

E trasferimenti di attività, dumping sociale, alterazioni consistenti del mercato del lavoro sono stati i temi all'ordine del giorno della cronaca economica dei vecchi paesi dell'Unione insieme alle notizie della cronaca politica sulle leggi di salvaguardia della produzione e dell'occupazione, con il limite dei sette anni di transizione, prima della libera circolazione della manodopera.

La ricercatrice ritiene eccessive queste preoccupazioni. "Il potenziale migratorio delle popolazioni provenienti dall'Europa centrale e orientale nei prossimi venticinque anni potrà essere al massimo di 4 milioni di lavoratori. I 2/3 di essi potrebbero dirigersi in Germania e Austria". L'OECD ritiene che "sia poco probabile che i flussi reali raggiungano questa dimensione".

Se trasferimenti di manodopera ci saranno , avverranno entro un quadro giuridico diverso dalla libera circolazione.

Potranno esservi invece rischi di concorrenza tra lavoratori per l'entrata in vigore della legge europea sulla libertà di fornitura dei servizi. Ma anche qui è opportuno regolare le condizioni di svolgimento dei servizi per evitare la concorrenza selvaggia e limitare il rischio del dumping sociale, innanzitutto in materia di distacco dei lavoratori da aziende con sede nei paesi di nuovo ingresso nell'UE.

Il numero dei distacchi è raddoppiato tra il 2000 e il 2002. Potrebbe quadruplicare a breve, aumentando anche il subappalto di manodopera e il lavoro irregolare.

Non è puntando soltanto sulle barriere d'ingresso o sulla riduzione dei vincoli giuridici e del costo del lavoro, che possono essere risolte annose crisi di sistemi d'imprese, che stanno sul mercato solo a condizioni particolarmente favorevoli, con delle politiche economiche inadeguate o mancanti. Ma i fantasmi evocati e identificati da Marie- Cécile Amauger-Lattes possono provocare inimmaginabili convergenze di portatori di interessi differenti nell'arroccamento miope sul brevissimo termine, come è successo in Francia.

Postato da: orsola a 13:18 | link | commenti
politica 137

27/05/2005


"Io, robot"
(performance dell'artista australiano Stelarc, foto MIT press)


Postato da: orsola a 13:14 | link | commenti

Occupazione dei 55 - 64enni

(% dei paesi OECD nel 2003)

Svezia
69
Irlanda
49,3
Norvegia
68,8
Paesi Bassi 43,5
Svizzera
65,6
Cechia 42,3
Nuova Zelanda
64,4
Grecia 41,9
Giappone
62,1
Spagna 40,8
Danimarca
60,7
Germania 39
USA
59,9
Francia 36,8
Regno Unito
55,5
Italia 30,3
Canada
53
Belgio 28,1
Portogallo
51
UE 15 41,8
Australia
50,1
UE25 40,4
Finlandia
49,9
OECD 50,3

                   Fonte: OECD 2005

Postato da: orsola a 11:58 | link | commenti
occupazione 109

26/05/2005

Nascita della "bloghesia"

La blogosfera, l'universo della "many to many communication" cresce a ritmi vertiginosi.

Pew  Internet & American Life stima che ogni 5,8 secondi appaia un nuovo blog. Technocrati ne censisce 10 milioni in tutto il mondo: erano duecentomila agli inizi del 2003.

Skyblog in Francia ne conta 2 milioni e 700 mila. La francese Commission générale de terminologie et de néologie corre ai ripari e pubblica sul "Journal officiel" l'elenco dei termini e delle espressioni che sostituiscono gli anglismi in uso su Internet e blog  diventa bloc notes o bloc, nella forma abbreviata.

E' il trionfo degli "altermedia", che piacciono a quelli che avevano dieci anni nel 1995 - sono cresciuti con Internet - e preoccupano gli operatori dei mass media, i pubblicitari e i manager delle aziende di marca.

La blogosfera è un'organizzazione spontanea, aperta, creata dalla comunicazione, fatta dai "post", la provocazione, l'inizio della conversazione, e dai "commenti", i fatti e le opinioni dei discussant.

Lo specifico del blog è il processo di coproduzione della conoscenza, un percorso di scoperta, che può avere risultati imprevisti. Le regole essenziali per l'interazione dei blogger sono il rispetto dei fatti e la libertà d'espressione. Nel rispetto dei fatti c'è l'appropriatezza all'argomento pubblicato con il post. Nella libertà d'espressione c'è il vincolo della "netiquette", che si concretizza nel rispettare le opinioni degli altri e nel non ostacolare il dialogo.

Il blog è nato negli Stati Uniti, come medium semplice, reattivo, individuale, che fa esprimere punti di vista su qualche fatto per arricchirli interattivamente. Si è sviluppato in un ambiente intellettuale sofisticato fra esperti e professionisti di formazione dell'opinione pubblica. E' diventato lo strumento preferito dai giovani (diario in pubblico) e dalle aziende, da Siemens a XBox - Microsoft, da Nike a Piaggio, da Vichy Cosmetique a Sony (rapporti con i clienti).

In un blog i commenti sono più importanti dei post. Si è arrivati a dire che ogni discussant è un reporter potenziale. Ohmynews.com si annuncia a chi vi accede con il messaggio: "Benvenuti nel mondo che rivoluziona la produzione, la distribuzione e il consumo di informazione".

Il blog non è una vetrina, è il luogo per lo scambio delle informazioni, che funziona se gli scambi avvengono facilmente e velocemente. E' un medium per l'attualità. Nell'interazione contano la tempestività, la sintesi e il "formato a rullo", in cui è sempre in vista l'ultimo post, brucia gli argomenti da cercare in archivio.

Uno strumento così tecnologicamente semplice offre una gamma di opportunità d'utilizzazione a chi sa giocare con i contenuti (scritti e immagini, per ora).

C'è un linguaggio del blog e c'è un'interazione fra i discussant senza i paracadute del parlarsi in presenza. Chi è abituato alle posizioni di rendita sociale scopre subito che si è apprezzati non per quello che si è, ma per quello che si dice e per come si dice. I ruoli si strutturano per i contributi più o meno sinergici al risultato raggiunto,nella comunicazione online e le identità si differenziano per merito innanzitutto, nella community intorno al blog.

Il posizionamento nella blogosfera dipende dalle componenti più apprezzate, di successo nel mercato e costituisce una piramide delle community per funzioni d'utilità e di scambio prodotte. Emergono così i blog d'informazione "meglio dei giornali", quelli che per primi annunciano la caduta di Bagdad, l'elezione di Bush, la parte nascosta dell'indagine americana sull'uccisione di Calipari, fino ai fenomeni di slate.msn.com e di ohmynews.com, pronte a trasformare ogni discussant in "joueb" (journaliste du Web), come l'ha denominato la Commission générale de terminologie et de néologie.

In cima alla piramide della blogosfera si piazzano questi blog, quelli degli esperti e professionisti di formazione dell'opinione pubblica e quelli dei neomanager. Alla base ci sono i diari personali, intimi, più delle donne, e maggiormente rivolti a confrontare valutazioni e idee, degli uomini, secondo lo studio di Matthieu Paldacci, sociologo dell'Ecole des hautes études en sciences sociales. E' qui la maggioranza dei blogger.

In rete si sta costituendo una stratificazione dei blog e dei blogger tra discussant e frequentatori, per temi, interattività, rituali e linguaggi. Forse sta nascendo, come ipotizza il fondatore di six.apart.com, Loïc Le Meur, una "blogeoisie" (bloghesia), termine che designa i blogger con una reputazione elevata.

Un altro mondo di consumatori e produttori insieme d'informazione. "Dite addio alla cultura giornalistica di ieri", invita l'headline di Ohmynews.com dall'alto dei suoi 40.000 "reporter".

Postato da: orsola a 11:47 | link | commenti (2)
formazione 112

24/05/2005

Governo responsabile dell'impresa

"L'impresa irresponsabile", Einaudi, Torino, 2005 è l'ultimo libro di Luciano Gallino, padre nobile della sociologia italiana. E' il terzo di un'analisi critica del flusso decisionale governo delle imprese - governo della nazione, che già comprende "Se tre milioni vi sembrano pochi", sulla flessibilità dei lavoratori e la disoccupazione, e "La scomparsa dell'Italia industriale", sulla perdita di interi settori produttivi del nostro paese, ancora dotati di un grande capitale di tecnologia e di risorse umane.

"L'impresa irresponsabile" denota quella "che al di là degli elementari obblighi di legge suppone di non dover rispondere ad alcuna autorità pubblica e privata, nè all'opinione pubblica, in merito alle conseguenze in campo economico, sociale e ambientale delle sue attività". Per intenderci, una di quelle banche "popolari" o di quelle  finanziarie "cooperative", uno di quegli immobiliaristi o scalatori per conto terzi, che agiscono nella penombra borsistica con la collusione di qualche autorità pubblica.

Il libro di Gallino è scritto con la lucidità appassionata del pamphlet per documentare la diffusione, le origini, i fattori e le variabili intervenienti del fenomeno opposto all' "integrazione su base volontaria dei problemi sociali e ambientali" nelle attività produttive e nell' "interazione con gli altri portatori di interesse", alla CSR - Corporate social responsibility, sollecitata dal Libro verde della Commissione europea già nel luglio 2001.

"Nei primi mesi del 2005, scrive l'autore, una veloce rilevazione eseguita con l'espressione Corporate social responsibility, affidata a un motore di ricerca, richiamava dal Web più di 1.800.000 documenti. Molti erano siti di grandi imprese nei quali esse dichiaravano la propria convinta adesione ai canoni della responsabilità sociale dell'impresa e l'assiduità con cui li praticavano". Tra esse figuravano ancora Enron, Worldcom, Vivendi, Ahold e le italiane Cirio, Parmalat, Finmatica. CRS è in realtà un'espressione retorica largamente utilizzata dalle direzioni Comunicazione & Immagine delle corporation per sottolineare il loro orientamento a vantaggio delle comunità locali.

L'espressione irresponsible corporation è tratta da un discorso di Theodore Roosevelt (1901- 1908), in cui il presidente americano riassumeva le ragioni della battaglia condotta per riportare le grandi imprese sotto il controllo della legge.

"Il processo di costruzione dell'impresa irresponsabile ha incluso due tappe principali. Anzitutto lo sviluppo d'una nuova concezione dell'impresa, fondata sulla massimizzazione a ogni costo, e a breve termine, del suo valore di mercato in borsa, quali che siano il suo fatturato o le sue dimensioni produttive. In secondo luogo al fine di affermare nella pratica la concezione del 'valore per gli azionisti' sono stati modificati struttura e funzionamento degli organi di governo dell'impresa. All'interno di questi si è verificato il ritorno al potere diretto della proprietà, anche di tipo tradizionale - il capitalismo familiare - ma soprattutto di quello di nuovo tipo, rappresentato dagli investitori istituzionali: fondi pensione privati e pubblici, fondi di investimento, compagnie di assicurazione".

Allo scopo di creare valore per gli azionisti, i dirigenti finanziari sono naturalmente più qualificati che non quelli della produzione. Sono loro che sanno quanto sia più lucroso ottenere profitti facendo salire a forza il corso delle azioni, che non producendo beni e servizi di qualità a prezzi convenienti. Ma nell'insieme tutto il management delle grandi imprese o gruppi di imprese si è rivelato abile nell'escogitare molteplici strumenti per massimizzare il valore delle azioni.

Sono mezzi per creare valore in Borsa al cui impiego spregiudicato è seguita negli ultimi anni una lunga serie di casi di distruzione del valore delle azioni. Disastri dai quali non è derivato nessun ripensamento circa il primato della "creazione di valore per gli azionisti" tra gli scopi dell'impresa.

La tesi di Gallino è che ciò sia successo per il ritorno dei proprietari al governo delle imprese e per l'ascesa del cosiddetto capitalismo manageriale azionario.

Nella moltiplicazione di imprese irresponsabili è pesato l'intervento dello Stato con
- la liberalizzazione dei movimenti di capitale,
- le sequenze di nuove leggi, modifiche di leggi precedenti e decreti attuativi per "agire irresponsabilmente sul mercato del lavoro",
- la privatizzazione di beni pubblici.

Sarebbe necessaria una riforma che inserisca esplicitamente le finalità della CSR tra quelle proprie del governo d'impresa, in modo che esse siano definite e regolate al pari delle altre dall'autorità della legge. Una riforma di questo genere dovrebbe avere una portata per tutta l'UE, se non per tutta l'OECD.

Ma per un governo responsabile dell'impresa è necessaria una regolazione globale del capitalismo nella prospettiva dello sviluppo sostenibile.

Si tratta di scegliere tra due opposte alternative, conclude Gallino. "La prima risiede nel tentare di porre l'economia e l'impresa... al servizio di una società compiutamente democratica". La seconda nel "ridurre l'essere umano a un elemento affatto secondario dell'economia" e "asservire la democrazia al mercato".

Postato da: orsola a 17:18 | link | commenti (2)
societa 295

23/05/2005

Indicatori dell'innovazione ICT nelle aziende

"L'innovazione è il cuore della nuova economia e condizione necessaria per uno sviluppo sostenibile".

"Gli indicatori che rivelano il grado di innovazione dell'UE 15 sono i costi per R & D delle aziende, il numero dei brevetti registrati - e in particolare quelli per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione -, le aziende che innovano nei settori industriali e dei servizi, i prodotti innovativi".

"L'innovazione deve essere considerata per i suoi effetti. Gli indicatori mostrano l'influenza delle innovazioni ICT nelle aziende che le adottano. La tecnologia non conta per sé, ma perchè aumenta la quota di mercato o le vendite". (cfr. "Management dell'innovazione", iriospark, 3 maggio 2005).

Scrive così l'ultimo rapporto Eurostat "La nuova economia dell'Europa dei 15, un quadro statistico", che raccoglie a tal fine dati dal 1990 al 2004.

I dati analizzati sono raggruppati in cinque grandi aree:
-  l'innovazione tecnologica,
-  i suoi effetti,
-  il contesto  macroeconomico  (crescita, sostenibilità, inclusione sociale),
-  le aziende,
-  le politiche pubbliche e le azioni di governo.

% dei costi aziendali per nuove tecnologie

Paesi
2000
2003
Paesi
2000
2003
Svezia
8,5
8,0
Germania
6,2
6,0
Regno Unito
7,5
7,3
Austria
6,1
6,0
Paesi Bassi
7,5
7,0
Francia
5,9
5,9
Lussemburgo
7,2
6,8
Grecia
5,8
5,0
Finlandia
6,9
6,6
Italia
5,1
5,0
Danimarca
7,0
6,4
Spagna
5,2
4,8
Belgio
6,6
6,4
Irlanda
5,2
4,7
Portogallo
6,4
6,2
UE 15
6,4
6,1
Fonte: Eurostat 2005

Postato da: orsola a 16:36 | link | commenti (2)
tecnologia 115

Tecnologie emergenti

"Technology Review", il mensile del Massachussetts Institute of Technology, annuncia in copertina nel numero di maggio lo speciale "10 emerging technologies. They're raw. But they'll transforming the Internet computing, medicine, energy - and more" (10 tecnologie emergenti. Sono ancora incomplete, ma cambieranno Internet, la medicina, l'energia e altro).

Le tecnologie promettenti riguardano l'aviazione, il trasporto di energia, l'emissione della luce, la diagnosi delle malattie, la visione tridimensionale delle molecole, l'archiviazione dei dati, la produzione dei farmaci, la costruzione dei modelli ambientali, l'efficacia degli antivirus per i computer wireless, la realizzazione di protesi artificiali.

Il Langley Research Center della Nasa sta sperimentando una rete Internet che consente agli aerei di volare in sicurezza senza l'assistenza dei controllori di volo.

Un gruppo dell'università del North Carolina, a Chapel Hill, ha prodotto fili formati da nanotubi al carbonio per un efficace trasporto dell'energia. I "fili quantici" hanno una capacità dieci volte superiore a quelli di acciaio e possono essere prodotti per clonazione dal tubo originale in multipli di esemplari a basso costo.

Il Phototonics Technology Lab di Intel, con l'università della California, a Los Angeles, è impegnato nella cosiddetta "optoelettronica" e ha realizzato un modulatore al silicio, materiale dei chip del computer, che trasporta alla velocità della luce i flussi di dati.

La partnership fra Research Triangle Park e il General Hospital del North Carolina sta sviluppando test medico-diagnostici di "metabolomica", l'analisi di migliaia di piccole molecole, prodotte dal metabolismo, per diagnosi preventive, rapide e accurate di molte malattie.

"Imaging" è la nanotecnologia, messa a punto dal Research Center di San Jose in California, per la visione tridimensionale del mondo molecolare.

La Nantero sta lavorando allo sviluppo di una "memoria universale"per l'archiviazione dei dati in qualsiasi apparecchio digitale, dalle macchine fotografiche agli hard driver.

La Keasling Amyris Biotechnology dell'università della California e l'Institute for One World Health di San Francisco stanno lavorando sulle fabbriche di batteri per produrre a basso costo l'artemisina, un antimalarico molto efficace, estratto dall'assenzio, che ha un prezzo inaccessibile perchè la domanda è di gran lunga superiore al'offerta.

Alla Pennsylvania State University fanno esperimenti di informatica ambientale, o "enviromatics", per fare previsioni sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla produzione agricola e le diversità delle specie coltivate.

Il "malware" mobile, che può infettare di virus anche gli apparecchi senza fili, è combattuto dal software che il laboratorio di Count Mountain View in California sta mettendo a punto.

Al Media Lab si sta realizzando l'unione tra robotica e sistema nervoso per produrre una nuova generazione di protesi artificiali, che funzionano come quelli veri, rispondendo agli impulsi del cervello. E' la "biomecatronica".

La "Technology Review" fa toccare con mano l'effetto dei 275 miliardi di dollari, spesi dagli USA nell'ultimo anno per R&D (cfr. "Ricerca e sviluppo nel mondo", iriospark 10 maggio 2005).

Postato da: orsola a 13:15 | link | commenti
tecnologia 115

Grande distribuzione e organizzata europea

Vendite 2004 delle maggiori aziende (in miliardi di euro e crescita % negli ultimi quattro anni).

Aziende
€ (miliardi)
% 2001- 4
Carrefour (Francia)
72,7
16,8
Metro (Germania)
56,4
33,2
Tesco (Regno Unito)
54,4
85,4
Ahold (Paesi Bassi)
52,0
15,8
Rewe (Germania)
44,1
37,8
Intermarché (Francia)
38,0
34,0
Auchan (Francia)
36,1
34,0
Schwarz-Lidl/Kaufland (Germania)
34,8
233,6
Aldi (Germania)
34,6
110,7
Edeka (Germania)
31,5
18,5
Leclerc (Francia)
28,7
37,8
Casino (Francia)
28,7
71,3

Fonte: BIPE/Eurostat

Campione di redditività in Europa è la catena discount belga Colruyt, che nel 2004 ha venduto per 3 miliardi e 850 milioni di euro con un utile netto dell'8%, mentre a livello mondiale Wal Mart raggiunge il 6% e Carrefour il 4,5%.

Dietro Colruyt c'è Tesco, altro discount, che ha conquistato il 30% del mercato britannico e ha un utile netto del 6,5%.

Ma vicine al 6% sono anche aziende locali della grande distribuzione "tradizionale", come la spagnola Mercadona, l'italiana Esselunga, la tedesca Kaufland.

Postato da: orsola a 11:39 | link | commenti (3)
competitivita 92


Yuan
(fotografia di Patrick Frilet)


Postato da: orsola a 10:39 | link | commenti

19/05/2005

Ricambio dei top manager

I capi azienda incominciano a durare di meno. Il loro mandato, che nel 1995 era mediamente di 9 anni, nel 2004 è stato di 6,6.

Il 14,2% dei CEO delle 2500 più grandi aziende del mondo ha lasciato il suo posto: il 7,3% per scadenza naturale, il 2,4% per fusioni e acquisizioni, ma il 4,4% per prestazioni insufficienti. Era il 9% nel 1995 e la performance aveva motivato solo l'1,1% degli allontamenti, mentre il 7,1% era uscito per scadenza naturale e solo lo 0,8% per fusioni e acquisizioni.

Il tasso medio di rinnovamento più elevato è stato quello dell'industria con il 19,5%. Il settore dell'energia è il più conservatore con il 10,3%.

Grado di rinnovamento dei CEO
nei diversi settori economici

Settori
2004 (%)
Media 1995-2004 (%)
Industria
19,5
12,3
Utilities
19,0
11,6
Salute
16,2
11,2
Telecomunicazioni
16,0
12,7
Servizi finanziari
13,3
8,6
Lusso e beni secondari
12,9
11,3
Beni di largo consumo
12,7
10,2
Assicurazioni
12,4
11,0
Costruzioni
10,4
11,4
Energia
10,3
11,7
Media dei settori
14,2
10,8

Fonte: Booz Allen Hamilton

Sono i risultati di uno studio di Booz Allen Hamilton, da cui si apprende anche che il record del rinnovamento nel 2004 è stato il 42% dell'Europa, contro il 31% degli Stati Uniti e il 21,8% del Giappone.

I ricercatori spiegano questi dati con la debole crescita economica europea. Si attendono che la legge Sarbanes-Oxley sulla trasparenza finanziaria provochi fragorose cadute, come è già accaduto per  Maurice Greenberg, il potente top manager dell'AIG, la prima compagnia d'assicurazione del mondo, e un aumento delle sostituzioni al vertice delle aziende americane.Valutano il tasso di rinnovamento giapponese con un avvicinamento progressivo ai modelli di governance occidentale, legati ai risultati operativi dell'azienda.

Il tempo di attesa per i risultati di un CEO è mediamente di 4 anni e mezzo: va dai 2 anni e mezzo dell'Europa ai più di 5 anni degli Stati Uniti. Ma quest'ultimo dato sconta l'abitudine dei consigli d'amministrazione americani di rinnovare più volte il mandato.

Il pensionamento a 55 anni o meno avviene per il 30% dei capi azienda europei, il 20% degli americani, il 10% dei giapponesi e il 50% di quelli del Sudest asiatico.

I ricercatori hanno intitolato il rapporto "CEO: la fine di un'era". Nel testo più volte hanno scritto dell'inizio di un'epoca nuova, di "capi azienda effimeri", con l'ottica degli americani che vogliono credere nell'etica degli affari e nelle virtù del leader aziendale. Sono orientamenti che in tempi di patti, contropatti e paccotti piacerebbe poter condividere anche nel nostro paese.

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gestione e sviluppo 260

18/05/2005

Flessibilità tempestiva

L'industria meccanica è in recessione. La FIAT registra nel mese di aprile un calo del 18,8% delle immatricolazioni in tutta l' Europa.

Più volte i dirigenti del settore hanno evidenziato la necessità di recuperare vantaggio tecnologico e di prodotti difronte alla concorrenza internazionale, ma anche di equilibrare il peso contributivo e fiscale, che aumenta il costo del lavoro.

Non sono necessari particolari approfondimenti per capire perchè il CLUP, il costo del lavoro per unità prodotta sia in crescita progressiva, né occorre pensare male perchè siamo nella fase acuta del rinnovo contrattuale.

La Federmeccanica punta a inserire nel nuovo contratto nazionale "un accesso rapido e semplificato a una diversa composizione degli orari", rendendoli disponibili agli "andamenti della domanda". Si mostra possibilista su una richiesta d'aumento salariale, anche se finora si dice ferma a concedere meno della metà di quanto prospettato nella piattaforma sindacale.

Il governo riconosce, per bocca del ministro dell'Economia, l'esigenza di ridurre il CLUP. Il sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali propone di "realizzare uno scambio virtuoso tra salari e flessibilità organizzativa, includendo un ampio impiego della legge Biagi" con una riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul lavoro.

Nella FIOM, con la FIM e con l'UILM è in atto il confronto per decidere l'allargamento del negoziato alla flessibilità degli orari, alle modifiche delle regole dell'accordo del 1993 su mercato del lavoro e inquadramenti, sull'allungamento della durata contrattuale.

I protagonisti del contratto sono ancora lontani dalle precisazioni sulle dimensioni della flessibilità degli orari, che nelle precedenti esperienze ha avuto articolazioni diverse.

Si può tuttavia arrischiare qualche ipotesi interpretativa.

L'intervento del sottosegretario punta a normare la flessibilità tempestiva, parificandola a quella "organizzativa" della gestione dei lavoratori,  e restringendola in fattispecie standard.

Lo scambio proposto allargherebbe il regime del lavoro intermittente  a tutti i dipendenti dell'industria meccanica e, forse, oltre senza tenere conto delle dinamiche organizzative specifiche, da affrontare a livello aziendale.

Se una cornice di riferimento settoriale non può mancare, bisogna evitare di irrigidire la reattività dell'impresa, nelle sue diverse configurazioni, al mercato e di complicare la cittadinanza organizzativa dei lavoratori.

Gli imprenditori, che hanno preceduto Federmeccanica sul terreno della flessibilità tempestiva contrattualizzata, sanno bene, come gli appartenenti a questa associazione, che  non conviene accettare un negoziato su due fronti, contemporaneamente, con i sindacati e con il governo, su contenuti differenti e ambiti di trattativa non condivisi.

Postato da: orsola a 16:20 | link | commenti (1)
relazioni industriali62

Paghe misere

Nei paesi ad economia avanzata la povertà minaccia un numero crescente di lavoratori. Nell'UE 15 circa un quarto della popolazione attiva di più di 16 anni ha redditi inferiori al 60% di quelli medi del proprio paese. Nel 2001, secondo Eurostat, il loro numero è stato di 11 milioni di lavoratori e di 20 milioni di componenti i nuclei familiari, il 6% di tutta la popolazione.

Nel Lussemburgo, nei Paesi Bassi e in Finlandia sono a maggior rischio relativo di povertà i lavoratori più giovani. In Grecia, in Portogallo, in Italia e in Irlanda sono più esposti i lavoratori anziani.

Le donne hanno un rischio di povertà inferiore a quello degli uomini, soprattutto in Italia e in Irlanda, dove contribuiscono con un secondo reddito al sistema familiare.

Lavoratori poveri dell'UE 25
(% degli occupati)

Slovacchia
14
Austria
6
Grecia
13
Cipro
6
Lituania
13
Finlandia
6
Polonia
12
Malta
6
Portogallo
12
Regno Unito
6
Spagna
10
Svezia
5
Lettonia
10
Germania
4
Italia
10
Belgio
4
Estonia
9
Ungheria
4
Francia
8
Slovenia
4
Lussemburgo
8
Cechia
3
Paesi Bassi
8
Danimarca
3
Irlanda
7
UE 25
7

                     Fonte: Eurostat 2005

Postato da: orsola a 10:24 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

17/05/2005

STMicroelectronics va in Asia

Dopo IBM (cfr. Iriospark del 6 maggio) un'altra azienda del settore hi - tech annuncia un piano di taglio dell'occupazione. E' la STMicroelectronics, simbolo dell'ascesa europea nel gotha mondiale dei fabbricanti di semiconduttori.

Nata nel 1987 dalla fusione dell'italiana SGS Microelettronica con la componentistica della francese Thomson, STMicroelectronics in 18 anni ha decuplicato il suo giro d'affari e ha creato lavori ad alta qualificazione in Francia (10.000 dipendenti), Italia (10.000), Marocco (5.000), Malta (3.000) e Stati Uniti (3.000).

Nel 2004 le vendite hanno raggiunto i 6 miliardi 930 milioni di euro, ma gli utili netti sono stati due volte e mezzo minori di quelli del 2000, quando fatturava un miliardo in meno.

L'azienda ha subito l'aumento di valore dell'euro mentre sul mercato mondiale nel settore si manifestava un'accesa competizione sui prezzi.

La prima trimestrale di quest'anno ha presentato una seconda riduzione consecutiva del fatturato e degli utili dopo quella del quarto trimestre 2004. Puntuale, dopo dieci giorni, ieri, l'amministratore delegato ha informato un'assemblea di investitori, a New York, della decisione di ridurre di quasi il 10% l'organico entro il 2006: 3.000 persone sulle 31.000 occupate in cinque paesi.

Il taglio seguirà quello di 800 persone, già operato nel 2003, tra Francia, Italia e Stati Uniti, quando la produzione su placche di silicio da sei pollici, una tecnologia vecchia, fu delocalizzata in paesi a basso costo del lavoro.

STMicroelectronics ha stipulato un accordo con l'azienda coreana Hynix e trasferirà in Cina la metà delle sue operazioni. Un terzo delle lavorazioni resteranno in Europa. Dovrebbe ottenere così economie per oltre 71 milioni di euro all'anno.

Il baricentro dell'azienda si sposterà in Asia.

Probabilmente l'Europa non perderà soltanto posti di lavoro.

Postato da: orsola a 19:15 | link | commenti (2)
occupazione 109

Svantaggio femminile

Il World Economic Forum ha pubblicato ieri i risultati dello studio "Women's empowerment: measuring the global gender gap", che misura l'ineguaglianza tra donne e uomini in 58 paesi, secondo cinque aree critiche, basate su parametri elaborati dall'UNIFEM-United Nations Development Fund for Women:

- partecipazione economica, uguale retribuzione per uguale lavoro;
- opportunità economica, accesso al mercato del lavoro non limitato a paghe basse e a lavoro non qualificato;
- potenziamento politico, rappresentanza delle donne nelle strutture decisionali;
- risultato formativo, accesso all'istruzione;
- salute e benessere, accesso alle cure sanitarie.

I 58 paesi sono stati valutati per i comportamenti tenuti nei confronti delle donne ed è stata redatta una classifica.

Ai primi dieci posti della graduatoria sono risultati la Svezia, la Norvegia, l'Islanda, la Danimarca, la Finlandia, la Nuova Zelanda, il Canada, il Regno Unito, la Germania e l'Australia, che hanno la minore diseguaglianza donne - uomini.

Gli autori del rapporto spiegano che sono società fortemente liberali, con un record di apertura e trasparenza governativa, che si preoccupano di tutelare i diritti delle fasce deboli della popolazione, che praticano la discriminazione positiva.

All'ultimo posto della classifica c'è l'Egitto, preceduto, dalla Turchia, dal Pakistan, dalla Giordania e dalla Corea. La collocazione riflette le grandi disparità tra donne e uomini in tutte e cinque le aree.

Gli USA figurano al 17° posto, il Giappone al 38°, in posizione inferiore rispetto alle loro importanti situazioni politiche ed economiche. Nel primo paese sono deboli le situazioni educative, di partecipazione economica e di potere politico. Nel secondo è molto debole la condizione di salute e benessere delle donne.

Tra gli Stati dell'UE, l'Italia è al 45° posto, la Grecia al 50°. La posizione in graduatoria riflette il basso livello di partecipazione al potere politico e, in generale, le poche opportunità date alle donne in materia di sviluppo di carriera e crescita professionale.

Tra le economie emergenti la Cina è al 33° posto, il Brasile al 51°, e l'India al 53°. La partecipazione delle donne cinesi e indiane al potere politico è limitata, forte è la limitazione d'accesso all'istruzione delle brasiliane.

Postato da: orsola a 10:15 | link | commenti (1)
politica 137

16/05/2005

Creatività e innovazione

"Quante cose può essere qualcosa che non è creativo? Può essere scolastico (arte), ripetitivo (arte), imitativo (arte), clonato (industria), derivato (dall'inglese derivative, che designa una replica poco originale nel campo della scienza), obbligata (strategia), vecchio (stile), seriale (produzione), tradizionale (gusto), superata (moda), scontata (pubblicità), inutile (gesto), inconsueta (soluzione), noiosa (storia), sterile (approccio), fiacco (intervento), e così via".

Da tutto il chiacchiericcio sulla creatività questo esercizio di rovesciamento semantico, tratto dal libro di Paolo Legrenzi, "Creatività e innovazione. Come nascono le nuove idee", Il Mulino, Bologna, 2005, si distingue radicalmente per l'efficacia dimostrativa.

E tutto il libro, che vuole affrontare "l'intreccio tra la creatività, come dote dei singoli individui, e l'innovazione, come fenomeno collettivo" è di una limpidezza pedagogica, che cattura il lettore nel tracciare le differenze tra creatività artistica e scientifica, tra prodotti e processi creativi e innovativi, nel descrivere la struttura dei processi cognitivi di "ristrutturazione", che fanno uscire la  mente dalla gabbia, intravedendo la soluzione al problema.

E' una pedagogia che invita a conoscere gli ostacoli alla creatività individuale, l'importanza degli ambienti creativi, i percorsi di diffusione dell'innovazione tecnologica, che si traduce in prodotti e servizi, "che devono passare al vaglio del mercato secondo un filtro di natura darwiniana".

"Le tipologie standard di organizzazione delle conoscenze sono riconducibili a tre formati": sapere cosa o sapere chi, sapere perchè, sapere come.

In quest'ultimo dominio di conoscenze "i tentativi di codificazione e quindi di trasmissione del 'sapere come' falliscono, facendoci perdere molte informazioni, talvolta cruciali".

La teoria delle "architetture cognitive" fa riferimento ai meccanismi, individuali e collettivi, che rendono possibili i processi di scoperta.

Nelle aziende la creatività non basta. "Si traduce in innovazione di prodotto o di processo solo se il suo 'uso sociale' viene riconosciuto dal mercato". "L'innovazione dà luogo a intrecci ricchi, complessi e condivisi da più attori". "E' in gioco la capacità di riconoscere in qualcosa la potenzialità di qualcos'altro". I vincoli cognitivi, che impediscono di vedere le cose in modo innovativo "vanno superati per generare creatività".

Alla creatività e all'innovazione si può essere preparati, tramite l'allenamento a comprendere le "diverse strategie che si possono impiegare". "Non ci sono ricette per la creatività e l'innovazione".

Chi si pone il problema della creatività può avvicinarsi alla questione "procedendo in negativo", individuando se quello che impedisce di essere creativi è "di fronte a noi o dentro di noi". "Le difficoltà sono nel mondo, nella nostra testa oppure nelle menti altrui?". "Nessuno potrà mai fornirci un algoritmo per la creatività o l'innovazione. Possiamo solo procedere per analogia".

Postato da: orsola a 13:28 | link | commenti (1)
fondamenti 91


"Ton Mou"
(Il tuo cervello. Gioco di parole con mou-ton= pecora)

Disegno di Frédéric Duprat. Le Monde, 14 maggio 2005.

Postato da: orsola a 11:22 | link | commenti

Diffusione di Internet nell'UE

(Numero di utilizzatori in valori assoluti e in rapporto alla popolazione per i 25 paesi dell'Unione).

Paesi
000
%
Paesi
000
%
Danimarca
3.720
69,10
Francia
25.470
42,32
Svezia
6.120
68,99
Spagna
13.440
39,11
Finlandia
3.270
63,00
Cechia
3.530
34,60
Paesi Bassi
9.790
60,61
Slovacchia
1.610
29,66
Portogallo
6.090
60,29
Ungheria
2.940
28,27
Austria
4.650
56,81
Polonia
10.400
26,90
Regno Unito
33.110
55,08
Grecia
2.710
25,42
Germania
41.880
52,04
Lussemburgo
100
22,02
Slovenia
930
48,18
Estonia
455
19,44
Belgio
4.870
47,47
Cipro
150
19,19
Irlanda
1.810
46,91
Malta
59
14,75
Estonia
620
44,20
Lituania
480
13,37
Italia
25.530
44,02
UE
203.734
47,38

Fonte: ICANN/CIA 2005.

La Germania è il paese con il maggior numero di siti registrati (8 milioni 669 mila). Ci sono poi il Regno Unito (4 milioni 108 mila), i Paesi Bassi (1 milioni 332 mila) e l'Italia (1 milione 258 mila). Malta (2 mila), Cipro (4 mila) e il Lussemburgo (18 mila) hanno il minor numero di siti.

E' in via di progettazione avanzata una rete comune dell'Unione, che avrà per collocazione comune dopo @ eu.

Postato da: orsola a 10:23 | link | commenti
tecnologia 115

13/05/2005

Mercato del lavoro e carriere nell'UE

"Le aziende dell'UE tendono a ricorrere soprattutto al lavoro temporaneo per affrontare le incertezze e le fluttuazioni cicliche della domanda. Si assiste sempre più ad una separazione tra i lavoratori, che hanno un buon livello di protezione dell'impiego e possibilità di carriera e quelli che devono accontentarsi di occupazioni precarie."

"La flessibilità deve essere accompagnata a un livello di sicurezza appropriato, che dia ai lavoratori più esposti la possibilità di stare sul mercato del lavoro e di crescere professionalmente."

Sono le prime battute di "Zoom 2005. Marché de l'emploi et carrières professionnelles dans l'UE 25: tendances et perspectives", il rapporto annuale dell' UNEDIC, appena pubblicato.

"Circa un terzo delle persone che hanno un lavoro precario ne trovano uno più stabile dopo un anno. Tuttavia quasi il 16% di quelle entrate sul mercato del lavoro con un impiego precario sono rimaste nella stessa condizione per sei anni e il 20% di esse sono uscite dalla vita attiva".

"Passare da un'occupazione temporanea a una stabile è più facile in Austria, in Lussemburgo, nei Paesi Bassi e nel Regno Unito che in Francia, Grecia, Finlandia o Spagna. Passare dall'inattività o dalla disoccupazione all'occupazione è più facile in Danimarca, Finlandia e Regno Unito che in Belgio, in Grecia, in Italia e nel Lussemburgo".

Il rapporto è costituito da due parti:
- una prima ricostruisce lo stato attuale e indica le prospettive del mercato del lavoro e delle carriere lavorative (opportunità, forme contrattuali di impiego, remunerazioni e sviluppo);
- una seconda approfondisce le questioni cruciali dei lavoratori anziani, dell'impiego delle donne, del reclutamento di persone qualificate e individua possibilità di soluzione alternative.

L'allargamento dell'UE ha portato il tasso di disoccupazione europea al 9%, con un aumento dello 0,9% rispetto alla situazione precedente, dell'Unione a 15. Ma la disoccupazione dei nuovi paesi è rimasta stabile ad un anno dall'ingresso.

Un effetto positivo sui 10 paesi dell'allargamento è stata la modernizzazione dei sistemi di tutela dell'impiego e di prestazioni sociali, sul modello degli altri Stati da più tempo nell'Unione.

Nella seconda parte del rapporto sono
- analizzate le cause dell'occupazione e della disoccupazione, dei senior e delle donne, come delle difficoltà di reclutamento delle aziende che operano nei settori innovativi,
- valutati i vantaggi dell'allungamento della vita lavorativa, della formazione e della parità di diritti tra i sessi, della professionalizzazione prelavorativa,
- indicate le linee di azione possibile per il miglioramento continuo dell'impiegabilità.

Il rapporto è un ottimo esempio di ricerca a tavolino, compiuta sui moltissimi dati più recenti di indagini della Commissione europea, dell' OECD, dell' ILO, dei principali organismi internazionali ed è ricco di tabelle sintetiche, di confronto tra i 25 paesi dell'UE, del Giappone e degli USA.

Postato da: orsola a 16:39 | link | commenti (3)
occupazione 109

12/05/2005

PIL del 1° trimestre a - 0,5%

Secondo le stime Istat, diffuse stamattina, nel periodo gennaio - marzo 2005 il PIL è diminuito dello 0,5% rispetto al quarto trimestre del 2004, quando aveva già avuto un calo dello 0,4%.

Due diminuzioni congiunturali consecutive non si presentavano dal primo e secondo trimestre 2003. Il risultato è il peggiore ottenuto dal nostro paese dal primo trimestre del 1997, quando il PIL era sceso dello 0,7%.

Su base annua la diminuzione corrisponde allo 0,2% contro una tendenza del + 0,8%, stimata nel quarto trimestre 2004.

Il calo del primo trimestre è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'agricoltura e dell'industria, a fronte di una sostanziale stazionarietà nei servizi. Il primo trimestre ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto ai tre mesi precedenti e lo stesso numero di giornate del periodo gennaio - marzo 2004. I dati odierni dell' Istat sono corretti per le giornate lavorative.

L'Istat ritiene che il PIL per il 2005 scenderà dello 0,5%.

La crescita economica nella zona euro è, invece, accelerata nel primo trimestre. Eurostat ha informato che il PIL è aumentato dello 0,5%, in misura superiore allo 0,2% dell'ultimo trimestre 2004. Ma la Commissione europea ha rivisto le sue previsioni per il secondo trimestre a + 0,2 - 0,6% da + 0,3% - 0,7% della stima precedente e ritiene che lo stesso livello di crescita sarà raggiunto nel terzo trimestre.

La Germania, l'altra grande economia d'Europa in crisi, oggi ha fatto registrare sul PIL del primo trimestre una crescita dell'1%, invertendo la tendenza negativa dell'ultimo trimestre 2004 e oltre tutte le aspettative degli analisti che si attendevano al massimo uno 0,5%.

Il nostro paese viene considerato dagli analisti in stagnazione tecnica.

Postato da: orsola a 15:31 | link | commenti (2)
economia 138

Bondisti, concertisti e fazisti

La galleria dei ritratti dei raider fuorilegge presenta puntualmente le stesse facce di "banchieri", "finanzieri" o delle due attività insieme, ad ogni indagine delle Procure e degli organi di Vigilanza.

Si può costruire ormai una tipologia fatta di tre comportamenti e profili.

La prima figura è quella del bondista. E' nata in ambito bancario sul terreno del risparmio gestito. Ha avuto modo di crescere con i bond argentini, ma si è rinforzata nel crac Cirio e nella bancarotta Parmalat. Si è avvalsa della complicità, più o meno cosciente, di qualche revisore, apprezzato dalla sua società per la fidelizzazione e lo sviluppo della clientela assegnata, e di dipendenti in carriera (vedi inchieste delle Procure di Roma e di Parma).

Il bondista scambia paper for money, frega i piccoli risparmiarori per avere potere e remunerazioni sempre più crescenti. E' un ruolo esercitato lungo tutta la catena gerarchica e in un solo caso dall'imprenditore direttamente.

Il concertista è la seconda figura, emersa durante l' Opa Banca Antonveneta (vedi atto di accertamento della Consob). Agisce nella ricca provincia padana. Ha origini modeste ed è stato poco a scuola. Per la sua grande furberia è diventato il fiduciario di gruppi di interesse economico ed è salito al vertice di qualche organismo che dispone di liquidità. Ha l'ambizione di entrare nel grande giro degli affari e dei guadagni.

Si muove nell'ombra di protettori potenti, tra coperture legali, insider trading e aggiotaggio. Compie i raid più spregiudicati e azzardati.

Il fazista è la terza figura. E' il prodotto delle azioni di concerto, tollerate, o addirittura incoraggiate, da chi avrebbe il dovere di vigilare sulla regolarità dei comportamenti nel mercato finanziario.

Il fazista non ha l'arroganza, nè le disponibilità del concertista, aspira ad ottenere le protezioni potenti di questo e fa credere di averle già con un'adesione oltranzista alle mosse del capocordata nei take over.

Punta su connessioni politiche. Sogna di partecipare alla spartizione di importanti bottini economici da protagonista, ma deve accontentarsi di ruoli da comprimario e da socio del concertista (vedi le inchieste aperte dalle Procure di Milano e di Roma sull' Opa Banca Antonveneta).

Le tre figure tratteggiate si sono diffuse rapidamente, come l'organo di Vigilanza e l'Autorità giudiziaria hanno constatato.

L'azione di Consob e delle Procure è stata efficace nella tutela degli interessi degli azionisti, nella garanzia della legalità e con vantaggio per l'immagine della comunità finanziaria italiana. C'è da augurarsi che anche certe connessioni politiche, bipartisan, brodo di coltura dei comportamenti illegali, siano state recise.

Postato da: orsola a 13:08 | link | commenti (4)
economia 138

11/05/2005

Orario settimanale massimo di lavoro

Stamattina a Strasburgo i deputati europei hanno approvato una proposta di direttiva, che sopprime il diritto riconosciuto individualmente ad ogni lavoratore di rinunciare alla limitazione a 48 ore settimanali della durata massima di lavoro, la cosiddetta clausola "opt out".

Il periodo di riferimento utilizzato per calcolare l'orario medio settimanale è aumentato da 4 a 12 mesi per rispondere alle esigenze di flessibilità. La deroga è concessa per "ragioni obiettive, tecniche e di organizzazione del lavoro" in base ad accordi collettivi. Il tempo di attesa, anche inattivo, è considerato orario di lavoro a tutti gli effetti.

L'orario di lavoro deve essere organizzato in modo da permettere ai lavoratori che lo desiderano di partecipare ad attività di long life learning, deve permettere di conciliare la vita professionale e quella familiare. Per i lavoratori legati a più di un contratto l'orario deve essere calcolato come somma dei periodi effettuati per ogni contratto.

Il voto sanziona i rischi potenziali di abuso della clausola opt out con pressioni da parte dell'imprenditore per la rinuncia alle limitazioni dell'orario massimo di lavoro .

La definizione del tempo di attesa come lavoro è stato già oggetto di diverse sentenze della Corte di giustizia europea, favorevoli a questa interpretazione.

Il tempo settimanale massimo di lavoro era stato limitato a 48 ore, su base 8 ore/24 al giorno dalla direttiva CE 104/93.

Il Regno Unito aveva ottenuto nel 1993 l'autorizzazione alla clausola opt out, diventata oggetto di accordi individuali tra lavoratore e datore di lavoro successivamente. La clausola era stata riconosciuta dalla direttiva CE 34/2000. I testi di questa e della 104/93 erano confluiti nella direttiva CE 88/2003, rivista oggi.

La Commissione europea aveva proposto il mantenimento della clausola opt out individuale irrigidendone l'applicazione. Ma già la commissione per l'occupazione del Parlamento europeo il 19 aprile scorso aveva deciso di eliminare la clausola e di contare il tempo di attesa come lavoro.

Il voto di oggi riconferma l'orientamento diffuso nell'Unione in materia di durata e di lavoro effettivo e può segnare un passettino in direzione di quell'Europa sociale, nodo dell'intreccio tra logiche sindacali, partitiche e nazionali.

Postato da: orsola a 17:15 | link | commenti
politica 137

Collaboratori, partner, sponsor, sponsor tecnici/2

La discussione sulle prospettive della Direzione Risorse Umane è stata avviata con uno spunto del 16 marzo su terziarizzazione e uniformazione. Tema scaturito da un'intera pagina  di "Le Monde", dedicata alle pratiche dei direttori R.U. nell'UE15, dalle indagini di mercato sulla terziarizzazione della Funzione e dalla ricerca IRIO su "I modi di aggiornamento degli operatori della DRU" di aziende italiane con più di 1.000 addetti.

Il 6 aprile è stato fatto un bilancio provvisorio delle opinioni espresse.

Sono emerse forti differenze tra le prospettive di "contributo ai risultati economici dell'azienda", indicate da "Le Monde", di "giustificare le loro attività (dei DRU) alla luce del ROI", previste dalle società di consulenza internazionale, di "competenza distintiva basata su organizzazione del lavoro, sviluppo del know how aziendale, gestione delle relazioni sociali", rilevata da IRIO e i ruoli praticati e praticabili a breve, evidenziati dai discussant di iriospark.

In coincidenza con la notizia, pubblicata l'8 aprile, di una ricerca sulla perdita di produttività da lavoro per la legge antifumo, promossa da un'associazione di responsabili delle risorse umane e da un'agenzia di lavoro interinale, la discussione si è allargata agli scopi e alle attività di queste associazioni, cresciute di numero negli ultimi anni, in una situazione in cui gli operatori tecnici, esterni alle aziende, sono più di quelli interni.

Il confronto di opinioni, dopo la riformulazione del 28 aprile, è stato molto vivace e ha toccato
- i temi e i problemi individuati e dibattuti dalle associazioni,
- i loro scopi,
- la partecipazione alle decisioni associative,
- la congruenza con i bisogni di rappresentanza degli associati,
- la concezione della DRU, che esprimono.

1. Gli argomenti e i modi con cui le associazioni parlano costituiscono il punto più critico per i discussant.
Qualcuno, incredulo, chiede conferma su temi particolarmente irreali e intitolati in modo sgangherato, al centro di riunioni costose.
Altri giustificano queste scelte con il poco "valore professionale" degli incontri, i "compromessi dei consigli direttivi", la debolezza delle "partecipazioni", i mandati troppo lunghi dei "vertici associativi".

2. Le finalità associative non traspaiono chiaramente dalle condotte, che sembrano più orientate ad opportunità di breve periodo: visibilità della presidenza, relazioni con  partner esterni, "promozione di servizi e consulenze".
Bisognerebbe invece diffondere le "esperienze originali aziendali" di successo e realizzare programmi di "aggiornamento professionale" dei soci: principalmente in materia di relazioni industriali, organizzazione del lavoro, coesione sociale interna, responsabilità dell'azienda nella comunità esterna.

3. La partecipazione alle scelte, che impegnano l'immagine dell'associazione e influenzano il role set dei soci, deve essere realizzata nei fatti, sottoponendo almeno a verifica continua obiettivi, logiche di azione e programmi.
Vanno evitati verticismo e decisionismo. La mission di una associazione è la manutenzione continua dell'organizzazione.

4. La "rappresentanza degli interessi" dei soci può così avvenire riproducendo le buone pratiche associative, che si sviluppano in una particolare situazione.
Se il modello di riferimento organizzativo sono le comunità di pratiche e non il customer relationship management o la catena gerarchica si può avere condivisione e non, come accade oggi, l'impressione di fare da sostegno al "professionismo associativo" o da contorno all'"ingenuità di chi spera d'incontrare la Madonna", in associazione o, peggio, da "platea", "acquisitori dell'economato", gitanti sulla "corriera dove si vendono le pentole".

5. L'uniformazione astratta della DRU è un déjà vu, sperimentato ampiamente nel secolo scorso, quando la realtà, cacciata dalla porta, entrava dalla finestra, a dispetto delle chiusure e dei chiavistelli progressivamente rinforzati. I risultati li scontiamo ancora oggi e si chiamano fine della grande impresa, paura della Cina, competenze organizzative deboli, basso tasso di occupazione e via declinando.

6. Aumentare la credibilità delle associazioni per la gestione delle risorse umane è l'obiettivo prioritario che i volontari, che dedicano "energie e sforzi" al loro sviluppo, devono perseguire. Ne potrà beneficiare anche la Funzione in azienda, se ci saranno i fatti - ricerca, formazione e cooperazione - ,che servono alla competitività del paese.

Postato da: orsola a 10:39 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

10/05/2005

Parametri di valutazione economica dell'Italia

                           Variazioni annuali in percentuale

2001 2002 2003 2004 2005
2006
Crescita del PIL
1,8
0,4
0,3
1,2
1,2
1,7
Consumi privati
0,8
0,4
1,4
1,0
1,4
1,9
Consumi pubblici
3,9
1,9
2,3
0,6
1,0
0,5
Investimenti
1,9
1,2
-1,8
2,1
1,6
3,3
Esportazioni
-0,1
0,3
0,6
0,5
0,5
0,5
Importazioni
0,5
-0,5
1,3
2,5
5,5
5,7
Occupazione
1,6
1,3
0,4
0,8
0,4
0,5
Disoccupazione (1)
9,1
8,6
8,4
8,0
7,9
7,7
Inflazione
2,8
3,1
2,5
2,2
2,0
1,9
Bilancia dei conti correnti (2)
1,8
1,6
1,2
1,0
1,0
1,1
Deficit pubblico (3)
-3,0
-2,6
-2,9
-3,0
-3,6
-4,6
Debito pubblico
110,7
108,0
106,3
105,8
105,6
106,3

(1) % sulla popolazione attiva
(2) % del PIL
(3) Incluse le sopravvenienze da licenze UMTS
Fonte : Commissione Europea 2005

Postato da: orsola a 16:31 | link | commenti
politica 137


Tango (foto Loquillo)


Postato da: orsola a 14:23 | link | commenti

Ricerca e sviluppo  nel mondo
(Spese 2001 in miliardi di dollari)

USA
275
Giappone
100
Cina
55
Germania
50
Francia
35
Regno Unito
30
Corea del Sud
25
Russia
15
Taiwan
13
Svezia
13
Paesi Bassi
11
Israele
10

Fonte: OECD 2005

In rapporto al PIL la spesa maggiore per R & D è sostenuta da Israele, seguito da Svezia, Corea del Sud, Giappone, USA, Francia, Regno Unito.

Postato da: orsola a 12:02 | link | commenti (2)
competitivita 92

Panorama pensionistico mondiale

Un'opera preziosa per chi si occupa di piani pensionistici e benefici integrativi è "Pensions at glance: public policies across OECD countries. 2005 edition" (pensioni a colpo d'occhio: politiche pubbliche nei paesi dell'OECD), un panorama biennale degli schemi pensionistici obbligatori pubblici e privati, delle reti di assistenza agli anziani, dell'onere contributivo, delle differenze di trattamento nei diversi sistemi e paesi. Livelli, fiscalità, valorizzazione, finanziamento, trasferimenti tra generazioni e adeguatezza sociale dei sistemi, tutto è descritto e valutato in materia pensionistica.

"Il vero costo delle pensioni per le finanze pubbliche è dato dal livello di pensione erogata, ma anche dalla  lunghezza del tempo durante il quale è pagata. Ciò che dipende dall'età del pensionamento e dalla sua speranza di vita a quella età".

Quale paese ha il sistema più generoso? Gli autori del rapporto hanno calcolato che i lavoratori con redditi medi possono aspettarsi una pensione prima delle imposte pari al 56,9% dei loro guadagni lordi, il 68,7% del netto. I lavoratori con un reddito sotto la media possono contare su un tasso medio  di sostituzione netto dell'84,6%.

Ma in Germania, Messico, Slovacchia e Stati Uniti le pensioni di questi lavoratori, con oltre 30 anni di contributi, sono meno di un quarto del reddito medio globale. Mentre in Lussemburgo la pensione di chi ha avuto un reddito medio e versamenti contributivi completi è del 102%. In Austria, in Italia, Spagna e Ungheria supera il 75%. In Francia e in Giappone è del 53%. Nel Regno Unito e in Irlanda è di poco superiore al 30%.

Tutti i paesi dell'OECD hanno reti assistenziali per gli anziani più o meno sviluppate.

Spesso i pensionati hanno trattamenti fiscali favorevoli con aliquote impositive sulla pensione, inferiori a quella sul reddito da lavoro o con indennità supplementari o con crediti d'imposta o con sgravi fiscali variabili per fasce di reddito.

Molti paesi rivalutano le pensioni in base alla crescita globale degli stipendi. Il Belgio, la Francia, la Corea e la Spagna le rivalutano in base al costo della vita.

Il "monte pensione", il valore attuale del futuro flusso di pagamento, è l'indicatore più esaustivo delle prospettive di pensione. Esso prende in conto il futuro livello, l'età in cui vi si potrà andare in pensione, la speranza di vita e se, dopo il collocamento a riposo, le pensioni saranno rivalutate in base all'aumento dei prezzi o degli stipendi.

 Il Lussemburgo possiede il monte pensione più alto per i lavoratori con redditi medi. Valutato 18 volte la media degli stipendi per gli uomini e quasi 22 volte per le donne,che hanno una speranza di vita più alta. Il monte pensione più basso, per chi ha percepito stipendi medi durante gli anni di lavoro, si ha in Irlanda, Messico, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, dove è inferiore a 6 volte la media degli stipendi.

Nella maggior parte dei paesi, l'età pensionabile è di 65 anni. In Irlanda e in Norvegia l'età di collocamento a riposo è di 67 anni e tra poco lo sarà anche negli Stati Uniti. E' inferiore ai 65 anni in Cechia, in Francia, in Ungheria, in Corea, in Slovacchia e in Turchia.

I paesi con una speranza di vita bassa (Ungheria, Messico, Polonia, Slovacchia e Turchia) possono permettersi di dare agli uomini una pensione del 10% più alta di quella di un paese con un tasso di mortalità pari alla media dell'OCSE (Germania, Italia e Regno Unito).

Una speranza di vita più elevata  pesa di più sui sistemi pensionistici. Il monte pensione degli uomini è più alto di circa l'8%, se si considera il caso di paesi come Giappone, Islanda, Norvegia, Svezia e Svizzera, dove è più alta la speranza di vita.

Il rapporto dell'OECD è completato da una classificazione e un glossario sulle pensioni private nei paesi membri.

Postato da: orsola a 10:49 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

06/05/2005

Farsi licenziare bene

"Negoziare l'uscita" è un'espressione del gergo dei dirigenti aziendali. Indica la possibilità di contrattare con il top management, direttamente o mediante la direzione risorse umane, un arrotondamento della liquidazione economica di fine rapporto. Quando la somma offerta dall'azienda non è ritenuta adeguata i dirigenti possono ricorrere ad arbitri e ci sono  per molte categorie e contratti prassi ormai consolidate di integrazione.Tanto che nei negoziati di uscita si parte da questi importi per chiedere gli arrotondamenti.

Le uscite negoziate non sono una caratteristica solo italiana. Perrine Collin è stata "chargée de mission" in grandi aziende francesi e in multinazionali e ha partecipato a molti licenziamenti o allontamenti agevolati.

Da questa sua esperienza ha tratto spunto per scrivere "Comment j'ai reussi à me faire virer!" (Come sono riuscito a farmi licenziare), che InterEditions - Dunod manda in libreria.

E' la storia di Daniel de Picon, un dirigente, che al rientro dalle vacanze scopre che i suoi capi hanno deciso di licenziarlo. Consigliato dagli amici e pilotato dal misterioso e faceto maestro Chang, avvocato del lavoro, de Picon uscirà più che onorevolmente dall'azienda, evitando la degradazione e l'annientamento. Nel corso delle trattative arriverà anche a divertirsi, deteriorando le relazioni e il clima di lavoro.

Una storia, ma non solo, il libro della Collin fornisce informazioni preziose, tavole sinottiche, consigli legali e rimandi bibliografici per istruire il lettore che si trovi in una situazione simile a quella del protagonista. Né trascura di mettere in evidenza il prezzo psicologico e morale da pagare.

Un'opera di nuovo genere tra il romanzo - realtà e la guida pratica, che mostra la faccia nascosta dei licenziamenti e delle riduzioni d'organici. Insolita per lo stile letterario e per i contenuti tabù affrontati da un'esperta di gestione delle risorse umane.

Postato da: orsola a 14:51 | link | commenti (3)
gestione e sviluppo 260

Licenziamenti IBM

I risultati della trimestrale IBM, comunicati il 14 aprile, mostravano una crescita degli utili del 3% e una diminuzione delle vendite, soprattutto in Europa (-8% in Germania, -7% in Italia, -3% in Francia, -2% nel Regno Unito, in Svezia e in Danimarca), con una caduta del 10% del valore delle azioni.

I giornali inglesi avevano ipotizzato 15.000 licenziamenti, mentre gli analisti finanziari rilevavano la difficoltà di "Big Blue"difronte alla situazione economica europea e alla riduzione degli investimenti in ICT del settore dei servizi, che rappresenta il 40% del giro d'affari aziendali.

Mercoledì 4 maggio la direzione di IBM ha annunciato l'intenzione di tagliare il suo organico del 3-4%, tra 10.000 e 13.000 posti di lavoro su un totale di poco più di 328.000 occupati in 170 paesi. Il taglio, ha proseguito il comunicato ufficiale, riguarderà il 10 - 12% dei 100.000 dipendenti europei.

Nel 2004 le vendite del colosso dell'informatica sono cresciute dell'8,3%, raggiungendo i 96 miliardi e 300 milioni di dollari, gli utili netti sono saliti dell'11,2%, con un valore di 8 miliardi e 400 milioni. Ma il confronto della redditività per addetto è sfavorevole a IBM, che ha realizzato, sempre nel 2004, meno di 293.000 dollari contro gli 891.000 della Dell, i 529.000 di HP e i 320.000 di Sun Microsystems.

Il taglio dell'occupazione va nella direzione di ridurre i costi di struttura, così come il blocco degli aumenti per i 50 maggiori dirigenti, l'appiattimento dei livelli gerarchici, l'accentramento e la polivalenza del coordinamento internazionale, la delocalizzazione delle attività per vantaggio da costo lavoro.

Il negoziato con i sindacati francesi e tedeschi è già in corso.

Distribuzione mondiale dei dipendenti IBM

USA
132.942
Europa e Africa
94.239
Asia
71.613
Canada
19.577
Sud America
10.360

Postato da: orsola a 11:52 | link | commenti (2)
relazioni industriali62

05/05/2005

Disoccupazione nell'UE

Nel marzo 2005 nella zona euro erano disoccupate 12 milioni e 800 mila persone e, nell'UE 25, 19 milioni e 100 mila.

Secondo i dati, corretti dalle variazioni stagionali, pubblicati martedì da Eurostat, il tasso di disoccupazione della zona euro è aumentato di 0,1 punto, toccando in marzo l'8,9% della popolazione attiva contro l'8,8% di febbraio. Nell'UE 25 è rimasto all'8,9%, come in febbraio.

Il tasso più basso di disoccupazione è stato il 4,3% dell'Irlanda, il più alto il 18,1% della Polonia. Considerati sull'ultimo anno (marzo 2005/marzo 2004) tredici  Stati membri hanno diminuito la loro disoccupazione, dieci aumentata e due sono rimasti stabili. I decrementi maggiori sono avvenuti in Lituania (dall'11,4% all'8,6%), in Estonia (dal 9,8% al 7,9%), in Slovacchia (dal 18,7% al 15,9%) e a Malta (dal 7,8% al 6,8%). Gli aumenti maggiori si sono registrati nei Paesi Bassi (dal 4,4% al 5,0%), in Lussemburgo (dal 4,1% al 4,5%) e in Ungheria (dal 5,8% al 6,3%).

Tasso di disoccupazione (%) a fine marzo

Polonia
18,1
Portogallo
6,9
Slovacchia
15,9
Malta
6,8
Spagna
10,2
Svezia
6,3
Grecia
10,2
Ungheria
6,3
Francia
9,8
Slovenia
5,8
Germania
9,8
Cipro
5,1
Lettonia
9,4
Paesi Bassi
5,0
Lituania
8,6
Danimarca
4,9
Finlandia
8,3
Regno Unito
4,7
Cechia
8,3
Austria
4,6
Italia
8,0
Lussemburgo
4,5
Belgio
8,0
Irlanda
4,3
Estonia
7,9
Zona euro
8,9
 
 
UE 25
8,9

Nell'ultimo anno il tasso di disoccupazione maschile è aumentato da 7,5% a 7,6% nella zona euro ed è diminuito da 8,1% a 8,0% nell'UE 25.

Quello femminile è diminuito dal 10,6% al 10,5% nella zona euro e dal 10,2% al 10,0% nell'UE 25.

Quello giovanile, dei minori di 25 anni, è cresciuto al 19,2%  dal 18,2% nella zona euro e al 19,1% dal 18,9% nell'UE 25. La disoccupazione giovanile minore è rilevata in Danimarca (7,1%), in Irlanda (8,6%) e nei Paesi Bassi (9,1%). La più elevata è in Polonia (36,4%), in Slovacchia (27,6%), in Grecia (26,2%) e in Italia (24,0%). 

Postato da: orsola a 16:39 | link | commenti
occupazione 109

04/05/2005

"Ho un paio di progetti e sono eccitato"

By Mike Twohy, New Yorker Cartoon.

Postato da: orsola a 16:30 | link | commenti

Tessile cinese

L'aumento delle esportazioni di prodotti tessili cinesi è dovuto principalmente all'apertura di colpo del mercato.

Ieri il ministro del Commercio della Cina ha detto: "Dal 1994 con gli accordi del GATT(1), precedenti all'ingresso nella WTO (l'Organizzazione mondiale del commercio), i paesi occidentali hanno avuto il tempo di prepararsi alla fine delle quote. Un gran numero di paesi non hanno preso le misure necessarie".

"L'esplosione delle esportazioni cinesi del tessile verso gli Stati Uniti e il Vecchio Continente si spiega essenzialmente con la fine delle quote. E' un fenomeno meccanico del tutto logico. Abbiamo la volontà di attenuare l'onda d'urto che potrebbe provocare un'esportazione massiccia dell'abbigliamento cinese".

Secondo il ministro le misure di imposizione fiscale prese da Pechino per rallentare le esportazioni cominciano a dare effetto. Dall'inizio dell'anno il ritmo di crescita è notevolmente diminuito e questa decelerazione continuerà nei prossimi mesi.

Una concertazione con l'Europa è necessaria e perciò è stato nominato come negoziatore speciale il vice-ministro del Commercio Gao Hu Cheng. Ma la Cina produce articoli di bassa gamma e non opera nel settore del lusso.

Secondo Euratex, l'associazione dei produttori europei, con la soppressione dal 1° gennaio del contingentamento delle esportazioni di prodotti tessili (le cosiddette quote), attuato per decenni nell'ambito del WTO,  si avranno conseguenze devastanti fino al 2020 sul commercio, la produzione e l'occupazione (che dovrebbe ridursi alla metà dell'attuale).

L'UE è con la Cina tra i maggiori esportatori del mondo. L'insieme dei 25 paesi nel 2003 ha venduto fuori dall'Unione per 40 miliardi di euro su un giro d'affari di 214 miliardi, realizzato da 170 mila aziende in maggioranza con meno di 15 addetti, e 2 milioni e mezzo di lavoratori.

Il tessile europeo conosce dal 1970 crisi e ristrutturazioni continue. Molte aziende hanno chiuso. Tra il 1995 e il 2003 nell'UE 15 sono stati soppressi 636 mila posti di lavoro e nell'UE 25 nel solo 2004 ne sono stati eliminati altri 165 mila.

L'innovazione ha consentito notevoli guadagni di produttività per le aziende che l'hanno praticata. Ma la maggioranza degli industriali ha delocalizzato le attività manifatturiere, o ha continuato ad agire come se il contingentamento potesse durare in eterno.

La situazione italiana è particolarmente grave. Il nostro paese è il maggiore produttore tessile europeo con 43 miliardi e 200 milioni di euro di giro d'affari e poco meno di 581 mila addetti (dati 2003 Euratex).

(1) GATT - General agreement on tariffs and trade è un patto del 1947, rivisto nel 1966 e incluso nel 1994 nell'accordo della WTO sul commercio mondiale.

Postato da: orsola a 12:11 | link | commenti (1)
competitivita 92

03/05/2005

Libertà di stampa

Reporters sans frontières in occasione della 15ª giornata internazionale della libertà di stampa pubblica un album di fotografie di Jeanloup Sleff, uno dei maggiori fotoreporter degli ultimi anni, scomparso nel 2000.

L'album è integrato dal rapporto "Le Tour du monde  de la liberté de la presse", che presenta analisi, testimonianze e un' iconografia, che comprende i ritratti dei 34 nemici della libertà d'espressione: i predatori denunciati da RSF ogni anno.

Il 2004 è stato un anno nero, il peggiore dal 1995. 53 giornalisti sono stati uccisi per avere fatto il loro lavoro o avere espresso le loro opinioni.

L'Iraq è stato il paese più pericoloso del mondo per i giornalisti: 19 vi sono morti e più di una quindicina sono stati rapiti.

In Asia altri 16 sono caduti, 907 sono stati arrestati, 1.146 aggrediti e 622 mass media censurati.

Denunciare la corruzione degli eletti o fare inchieste sulla grande criminalità si è rilevato fatale per i giornalisti nel Bangladesh, nelle Filippine e nello Sri Lanka.

Più di un terzo della popolazione mondiale vive in paesi che non hanno libertà di stampa.

Al 1° gennaio 2005, 107 professionisti dell'informazione erano privati della libertà.

La Cina è la più grande prigione del mondo per i giornalisti, con 26 detenuti. A Cuba dal marzo 2003, 22 professionisti dei media attendono ancora la loro liberazione. In Birmania e Vietnam dei giornalisti sono in carcere da più anni.

Gravi sono i rischi in Corea del Nord, Eritrea, Etiopia e nell'area del Mar Rosso per la libertà di espressione.

La situazione va peggiorando in Algeria e Pakistan e migliorando ad Haiti e in Ucraina.

Perfino negli Stati Uniti molti giornalisti sono comparsi davanti a tribunali per essersi rifiutati di rivelare le lro fonti di informazione. Alcuni rischiano il carcere o gli arresti domiciliari.

Predatori della libertà di stampa

Abdallah ibn al-Seoud
Arabia Saudita

Ali Khamenei
Iran
Lutfozzaman Babor
Bangladesh
Noursultan Nazarbaïev
Kazakhistan
Partito maoista Purbobanglar
Bangladesh
Khamtai Siphandon
Laos
Alexandre Loukachenko
Bielorussia
Mouammar Gheddafi
Libia
Than Shwe
Birmania
Maumoon Abdul Gayoom
Maldive
Manuel Marulanda e Nicolas Rodríguez Bautista
Colombia
Camarade Prachanda
Népal
Kim Jong-il
Corea del Nord
Gyanendra Shah Dev
Népal
I « Giovani patrioti »
Costa d'Avorio
Servizi per la Sicurezza dello Stato
Nigeria
Issaias Afeworki
Eritrea
Islam Karimov
Uzbékistan
ETA
Spagna
Pervez Musharraf
Pakistan
Meles Zenawi
Etiopia
Vladimir Putin
Russia
Yahya Jammeh
Gambia
Paul Kagame
Ruanda
Teodoro Obiang Nguema
Guinea Equatoriale
Mswati III
Swaziland
Zine el-Abidine Ben Ali
Tunisia
Separmourad Nyazov
Turkménistan
Nong Duc Manh
Vietnam
Robert Mugabe
Zimbabwe
Fidel Castro
Cuba
Bachar el-Assad
Siria
Fonte: RSF 2005.

Postato da: orsola a 17:58 | link | commenti (1)
societa 295

Management dell'innovazione

Arricchire i metodi tradizionali di ricerca con i sogni e l'immaginazione per far uscire l'innovazione dai laboratori di R & D è il proposito di "Fabriquer le future. L'imaginaire au service de l'innovation",che l'editore Village Mondial manda in libreria. Gli autori sono tre esperti di alto profilo, che si occupano di R & D con approcci diversi, ma convergenti.

Pierre Musso è professore di scienze dell'informazione e della comunicazione nelle università di Rennes-II e di Paris-I Sorbonne. Laurent Ponthou è responsabile degli studi strategici di France Télécom R & D. Eric Seulliet è consulente d'innovazione.

Il loro libro nasce da esperienze fatte insieme dal 1997 al 2004, lavorando per France Télécom R&D e dalla constatazione condivisa che la concezione dell'innovazione come sviluppo tecnologico non basta più a creare prodotti e servizi, che i clienti adottano per lungo tempo. Esplorare l'immaginario del consumatore (per esempio, con l'aiuto dell'antropologia  o dell'arte) permette di capire meglio le sue aspirazioni e d'introdurre nuovi profili di prodotti e servizi.

"L'innovazione aziendale è un fenomeno collettivo e integratore, che ha dei coprotagonisti provenienti da ambienti diversi: fruitori, mass media, appartenenti ad altre funzioni aziendali, partner, concorrenti. Coinvolge tutti".

Il processo innovativo si sviluppa attraverso "il confronto delle invenzioni, delle intuizioni, delle fantasie degli ingegneri e dei tecnici con quelle di chiunque contribuisce a elaborare un nuovo prodotto o servizio. Un momento multiforme, abbondante, ricco in cui si apre il campo delle possibilità e si concretizzano delle alternative. Momento strategico aziendale perchè sono necessarie  scelte di sviluppo, prototipia, partenariato e investimento".

Il metodo proposto da Musso, Ponthou e Seulliet punta a obiettivi concreti, di business, realizzati in modo cooperativo e interdisciplinare. Rivela l'angustia del tecnologismo "alla new media" e la ciarlataneria dell'"attivazione degli emisferi cerebrali", dell' "intelligenza emotiva" e simili.

Il libro è composto da tre parti, ognuna scritta da un  autore diverso.

La prima, "Immaginari e innovazione", ripercorre le teorie della creazione di prodotti e servizi. La seconda, "Creatori di prodotti e servizi del futuro", è un approccio pragmatico ai metodi e ai luoghi della concezione nel futuro di quello che serve ai clienti e fa crescere gli affari dell'azienda. La terza, "Gli attori dell'immaginario", dà la parola alle azioni e agli attori delle imprese innovatrici.

L'immaginario aziendale diventato già realtà appare nei casi della Dyson con l'aspiratore lambda, di Essilor con gli occhiali informatici, di France Télécom con il "Web profumato", di Adidas con la scarpa "1" la cui flessibilità varia in funzione dei movimenti dell'atleta, ecc.

Un cambiamento dei modi di pensare e di fare nella ricerca e sviluppo prodotti e servizi, che arriva agli strumenti e ai metodi da attuare per il management dell'innovazione.

"Fabriquer le futur" è completato da una selezione bibliografica e di siti sull'immaginario al servizio dell'innovazione.

Postato da: orsola a 16:58 | link | commenti (1)
competitivita 92, societa 295

Commercio mondiale 2004

Ripartizione in miliardi di dollari del commercio di beni per le diverse aree geografiche.

Europa
4.024
- UE 25
3.708
CSI
263
- Russia
183
Asia
2.385
- Cina
593
- Giappone
565
- India
73
Medio Oriente
379
America del Nord
1.330
- USA
819
Sud America
272
- Brasile
96
Africa
228
- Sud Africa
46
Fonte: WTO 2005.

Postato da: orsola a 10:54 | link | commenti (1)
competitivita 92

02/05/2005

Accordo per lo sviluppo dei senior

European aeronautic defence and space company - EADS opera nei settori aeronautico, aerospaziale, militare, dell'elettronica da difesa e dei sistemi di comunicazione per la sicurezza.

Ha 110 mila dipendenti e più di 70 siti produttivi, principalmente in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, ma anche negli USA, in Russia e in Cina e 35 rappresentanze rapporti clienti in giro per il mondo. Il suo know how deriva dall'elevata competenza del personale attuale e dalla tradizione industriale delle aziende che nel tempo ha inglobato.

La divisione Sogerma Services appartiene alla filiale francese ed è specializzata nella manutenzione degli aerei. La metà dei suoi 3000 dipendenti ha superato i 45 anni.

Nell'aprile dell'anno scorso la direzione aziendale e le rappresentenze sindacali hanno firmato un accordo per rimotivare al lavoro i senior nella prospettiva di non farli più andare in pensione a 57 e perfino a 55 anni, ma di tenerli in attività fino a 60. L'accordo denominato "compétences quinqua" (competenze cinquantenni) ha voluto eliminare lo spreco di professionalità e gli effetti demotivanti della gestione precedente, che non investiva più nella formazione, nè dava prospettive di carriera ai lavoratori di più di 45 anni.

Uno studio sul capitale umano e sulle motivazioni aveva messo in evidenza i limiti di una simile gestione delle risorse umane.

"Compétences quinqua" ha fatto il punto sulla professionalità di ogni lavoratore, attraverso una valutazione, a parità di peso, dell'interessato, del suo capo diretto e di un rappresentante della direzione R.U., e ha rilevato le necessità di formazione e le potenzialità di carriera.

Ha cercato il consenso dei valutati a proseguire la loro attività di lavoro in azienda oltre i limiti d'età già previsti per il pensionamento.

La direzione R.U. ha individuato poi i dipendenti la cui competenza è riconosciuta dai loro pari ed è validata dalla direzione R.U. stessa. Tra di essi ha censito e reclutato i volontari, che si sono candidati a tutor e mentori dei neoassunti e dei colleghi più anziani, incarichi considerati progetti di lavoro da non svolgere a tempo pieno.

Gli elenchi dei senior in carriera, con le proposte di aumento retributivo e di sviluppo, divisi per classi di età, sono periodicamente sottoposti ai rappresentanti sindacali prima di diventare operativi.

L'accordo prevede anche maggiore flessibilità d'orario per gli ultimi tre anni di lavoro. I senior possono lavorare quattro giorni alla settimana, mensilizzare il loro tempo di riposo, optare per il part time con un orario al 60% di quello completo, pagato al 70%.

La politica del personale remunera anni di contribuzione sociale in cambio di aumento del know how aziendale.

L'esito positivo dell'accordo di aprile ne ha favorito l'estensione a tutto il gruppo EADS in novembre.

Ogni stabilimento ha poi negoziato con le rappresentanze sindacali locali gli obiettivi e i modi di applicazione specifici.

Postato da: orsola a 17:28 | link | commenti (1)
relazioni industriali62

Gestione della longevità

"The impact of ageing on demand, factor markets and growth" (L'impatto dell'invecchiamento sulla domanda, il mercato e la crescita) è uno studio econometrico appena pubblicato dall'OECD.

Considera i canali attraverso i quali l'invecchiamento della popolazione può influenzare l'economia e lo sviluppo mondiali, identifica i dispositivi attuali che potrebbero ampliare gli effetti negativi delle tendenze demografiche in corso, analizza le riforme proposte dai governi per limitare questi effetti.

L'invecchiamento della popolazione congiunto all'aumento degli inattivi, sostengono gli autori, tende a rallentare la crescita del PIL pro capite in molte economie avanzate con percentuali di decremento annuo dal -0,2% al -0,3% negli USA, dal -0,2% al -0,5% in Francia e Germania e del -0,8% in Giappone . Tendenza che continuerà nel prossimo mezzo secolo, fino a ridurre il PIL pro capite dal -25% al -30% negli USA.

Il motivo principale della congiunzione invecchiamento-inattività sta nella disincentivazione diffusa al lavoro degli anziani. Misure di sviluppo della loro impiegabilità e l'aumento, non assistenziale, del tasso di occupazione dei 55 - 64enni  possono invece aumentare il PIL pro capite dello  0,4 - 0,6% in Francia, Germania, Giappone e dello 0,3% negli USA, con una crescita costante fino al 2040.

Lo studio analizza gli effetti tendenziali dell'invecchiamento sul livello e la struttura di consumo, come sul livello di risparmio aggregato e la struttura dell'economia.

Le diverse opportunità di riforma pensionistica (per età di uscita dal lavoro, rendimento della contribuzione sociale, tasso di solidarietà) e i legami con la struttura generale dell'economia nei già citati grandi paesi dell'OECD sono oggetto di una analisi di sensitività, realizzata con un modello di valutazione, costruito sulla base di parametri, quali il rendimento finanziario del capitale  accumulato per contribuzione obbligatoria, il funzionamento del mercato del lavoro, il valore economico dello sviluppo  continuo di competenza individuale, le prospettive di produttività del lavoro, l'intervento della partecipazione, i livelli di impiegabilità dei lavoratori anziani, realizzabili in diverse situazioni.

Sono così mostrate ai decisori le diverse opportunità di gestire l'invecchiamento crescente delle popolazioni nelle economie avanzate e di coinvolgere nelle realizzazioni gestionali gli altri paesi dell'OECD (aumentare la contribuzione sociale, conservare il sistema pensionistico attuale, aumentare l'età del pensionamento, riformare decisamente il sistema attuale).

Postato da: orsola a 12:47 | link | commenti
economia 138

Argomenti di aprile

Competitività: 15 - Commercio mondiale 2005; 27 - Dalla responsabilità sociale alla finalità sociale dell'impresa; 12 - Saldo commerciale extra UE. Economia: 6 - Accise; 5 - Deficit pubblico/PIL; 19 - Meno produzione industriale nella zona euro; 20 - PIL cinese al +9,5%; 26 - Situazione finanziaria mondiale. Fondamenti: 12 - Autocelebrazione manageriale; 13 - Ingegneria dello sviluppo personale; 21 - Risolvere o ignorare i problemi. Formazione: 8 - Impiegabilità dei lavoratori anziani. Gestione e sviluppo: 28 - Collaboratori, partner, sponsor, sponsor tecnici; 14 - Conservare in attività i senior; 6 - Modernizzazione del lavoro dipendente; 6 - Prospettive della Direzione Risorse Umane; 21 - Ritorno alla vendita assistita!; 20 - Ridare impiego ai senior; 4 - Remunerazioni gargantuesche; 11 - Smoke gets in your eyes. Occupazione: 13 - Protezione normativa dell'impiego. Politica: 12 - Occupazione femminile nell'UE; 26 - Pensionamenti; 5 - Perdita d'impieghi nell'UE. Relazioni industriali: 1 Conflitti di lavoro 1993 - 2002; 7 - Consigli europei d'impresa; 11 - Meno paga più sicurezza d'impiego. Società: 19 - Reattività al mercato; 1 - Stato dell'ambiente naturale del mondo.

Postato da: orsola a 10:39 | link | commenti