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31/03/2005

Argomenti di marzo

23 - Calcolo dei costi di manodopera; 18 - Costo orario del lavoro industriale; 15 - Delocalizzazione e migrazione; 17 - Disinvoltura manageriale/2; 23 - 19 milioni gli operai europei disoccupati; 31 - Grandi banche; 24 - Innovazioni sindacali; 21 - Leadership gesuita; 14 - Lettere di licenziamento; 22 - Livelli di scolarità nell'UE; 30 - Miracolati del Maggio francese; 4 - Nuovo inglese; 1 - PIL per abitante nelle regioni UE; 2 - Politiche per lo sviluppo; 14 - Prelievo fiscale sulle retribuzioni; 2 - Previsioni di crescita del PIL; 16 - Prospettive della Direzione Risorse Umane; 8 - Revisione del patto di stabilità; 30 - Rifiuti della modernità; 6 - Sviluppo del neomanagement; 11 - Sviluppo economico della Cina; 11 - Sviluppo dei paesi poveri; 15 - Tecnologia dell'informazione; 14 - 3 milioni e mezzo di Statali; 30 - Tendenze migratorie internazionali.

Postato da: orsola a 11:07 | link | commenti

Grandi banche

Classifica mondiale per capitale proprio in miliardi di dollari (dati 2003).

 Fonte: The Banker, Top 1000 World Banks, 2004

La classifica delle grandi banche italiane ha visto nello stesso anno al primo posto Banca Intesa con 18,10 miliardi di dollari, seguita da Unicredito con 14 miliardi e Sanpaolo - IMI con 12,67. 

Postato da: orsola a 10:30 | link | commenti (1)

30/03/2005

Miracolati del Maggio francese

Eric Maurin è un economista francese, che insegna all'Ecole des hautes études en sciences sociales, Sandra McNally è un'economista inglese, che insegna alla London School of Economics. Entrambi hanno interessi di studio per l'economia sociale e la ricerca econometrica.

Hanno realizzato un'analisi statistica sul successo professionale degli studenti francesi, ammessi con molta indulgenza a frequentare le università, per l'ammorbidimento dell'esame di baccalaureat (diploma di scuola media superiore) in conseguenza del Maggio 68.

Lo studio intitolato "Vive la Révolution! Long term returns of 1968 to the angry students" è stato discusso nei Seminaires du Laboratoire de Microéconometrie dell'Institut National de la Statistique et des Etudes e sta per essere distribuito dalla casa editrice Le Seuil nella collana "La République des idées".

Maurin e McNally hanno studiato
- i percorsi di carriera di quelli che avevano superato l'esame di diploma nel 1968 (anno che registra un aumento di circa il 20% dei diplomati francesi), attraverso statistiche dell'INSEE sull'occupazione tra il 1990 e il 1999 e
- la riuscita scolastica dei loro figli all'età di 15 anni, attraverso le statistiche sull'occupazione tra il 1990 e il 2001.

L'indagine ha rivelato il salto economico e sociale compiuto da quelli che avevano 20 e 19 anni nel 1968 e che avevano pochissime probalità di frequentare l'università per la loro preparazione e famiglia d'origine. Hanno potuto laurearsi e vedere crescere del 14% il reddito e del 10% la probabilità di diventare quadro direttivo.

I due ricercatori hanno anche calcolato che i figli di questi "miracolati del 68" hanno diminuito del 30% la probalità di ripetere le classi a scuola, un risultato ampiamente superiore a quello dei figli di genitori laureati delle generazioni precedenti.

La ricerca dimostra ancora una volta che "studiare rende comunque" e smentisce molti luoghi comuni sulla presunta stretta correlazione fra preparazione acquisita nella scuola media superiore e successi all'università.

Postato da: orsola a 16:09 | link | commenti (1)
societa 295

Tendenze migratorie internazionali

Paesi di destinazione, numero e tasso di crescita degli immigrati tra il 1990 e il 2002.

(000)
(%)
Cechia
190
9
Corea del Sud
200
15
Spagna
1.050
14
Finlandia
80
12
Portogallo
310
12
Slovacchia
20
11,5
Irlanda
110
7
Italia
730
6
USA
11.340
4
Giappone
780
4
Danimarca
100
4
Regno Unito
960
3,5
Austria
250
3
Lussemburgo
90
3
Norvegia
60
2
Germania
2.000
2
Svizzera
350
1,5
Canada
1.110
1,5
Australia
680
1
Paesi Bassi
10
-
Svezia
-10
-0,5
Belgio
-10
-0,5
Francia
-350
-1

Fonte: OECD, 2005.

Il rapporto dell'OECD su "Le tendenze delle migrazioni internazionali", pubblicato mercoledì scorso, mette in evidenza una crescita del 25% delle domande d'asilo presentate nel 2004 ai paesi dell'UE 15, un aumento degli immigrati in cerca d'impiego, che possiedono una formazione superiore, e degli studenti, un incremento dei flussi migratori provenienti dalla Romania e dall'Ungheria e, in Italia, dalla Polonia, in Germania, dalla Turchia, in Francia, dal Maghreb, in Australia, Nuova Zelanda e Giapppone, dalla Cina, in Svizzera e Austria, dalla Germania.

Le nazionalità a cui appartengono in maggior numero gli immigrati nei 23 paesi dell'OECD presi in esame sono la cinese, l'indiana, la russa, l'ucraina.

Per la prima volta il rapporto confronta il numero delle persone nate all'estero per i diversi paesi. In Europa la percentuale degli stranieri rispetto a quelli nati in loco ha superato il valore degli USA (12,3%), così in Lussemburgo (32,6%), Svizzera (22,4%), Austria e Germania (12,5%) o vi è vicina, così in Svezia (12,0%), Belgio (10,7%), Irlanda (10,4%), Grecia (10,3%), Paesi Bassi (10,1%) e Francia (10,0%).

Postato da: orsola a 12:20 | link | commenti (1)
societa 295

Rifiuti della modernità

Appare in italiano l'ultimo libro di Zigmunt Bauman, il sesto presso l'editore Laterza. Il titolo originale è "Wasted lives. Modernity and its outcasts" (Vite sprecate. Modernità e reietti), ma le esigenze del marketing editoriale hanno portato a un semplice "Vite di scarto", che non rende l'approccio del sociologo critico alla "produzione di 'rifiuti umani' o, più precisamente di esseri umani scartati (quelli in 'esubero', 'eccedenti', cioè la popolazione composta da coloro cui non si poteva, o, non si voleva, dare il riconoscimento o il permesso di restare)", "risultato inevitabile della modernizzazione", "compagna inseparabile della modernità", "ineludibile effetto collaterale della costruzione di ordine... e del progresso economico", qual è la "modernizzazione perpetua, compulsiva, ossessiva e generatrice di dipendenza", condizione universale del genere umano.

Il nuovo libro si ricollega al precedente "Modernità liquida", pubblicato in Italia dallo stesso editore, che analizzava gli effetti perversi  del processo di modernizzazione.

Vuole fare un bilancio degli effetti della globalizzazione per vedere meglio certe sfaccettature del mondo contemporaneo e comprendere la loro logica.

"Vite di scarto" sono così i "rifiuti della costruzione di ordine", la depressione che colpisce centinaia di migliaia di giovani della Generazione X, esclusi dall'innalzamento dei livelli di istruzione e di benessere, disoccupati, dichiarati "in esubero", "eliminabili", "privi di attrattiva e senza acquirenti", "come la bottiglia di plastica vuota e non rimborsabile o la siringa monouso", ingredienti indispensabili del processo creativo di scoperta del bello nella spirale del tecnopotere.

Ad esso va opposto il diritto di cittadinanza per la scomparsa delle prerogative della sovranità statale e per l'esenzione dalle regole in cambio della costruzione dell'ordine.

Tra i "rifiuti del progresso economico" c'è la "sovrappopolazione", un'invenzione degli statistici, riferita alle "persone il cui lavoro non può essere utilmente impiegato, poichè tutti i beni, che la domanda attuale e prevista è in grado di assorbire, possono essere prodotti - e prodotti in modo più rapido, redditizio ed 'economico' - senza tenerle occupate".

La "società organizzata" li tratta alla stregua di "scrocconi e intrusi", "declassés", "consumatori difettosi", che non hanno il denaro che consentirebbe loro di "estendere la capacità del mercato dei beni di consumo e al contempo creano un altro tipo di domanda cui l'industria dei consumi, tutta orientata ai profitti, non sa rispondere",che non è "in grado di 'colonizzare' in modo redditizio".

I "rifiuti della globalizzazione", l'altra faccia del prisma della modernità, sono destinati alle discariche del passaggio dallo "Stato sociale" allo Stato esclusivo, ispirato alla "giustizia penale" o al "controllo della criminalità", con la produzione di massa dei rifugiati, che, scaricati nei pressi dei loro paesi d'origine, esasperano i problemi già ingestibili dell'eccesso di popolazione in alcune aree geografiche del pianeta.

"La cultura liquido-moderna"appare come una "cultura del disimpegno, della discontinuità e della dimenticanza", una "cultura dei rifiuti", dei rapporti umani nati morti, con il marchio dell'imminente smaltimento. "Gli elenchi dei telefoni cellulari prendono il posto della comunità mancante", che non hanno la forza di sollevare e meno ancora di sostenere.

Senza la capacità di potenza che un tempo risiedeva negli Stati sovrani vengono sprigionate e messe in moto "quantità enormi e sempre crescenti di esseri umani, privati dei loro modi e mezzi, finora sufficienti, di sopravvivenza nel senso sia biologico, sia socio-culturale della parola".

Con la perizia dell'anatomista sociale e il linguaggio appassionato del drammaturgo Bauman invita a guardare con occhi un po' diversi il "mondo moderno che tutti condividiamo e abitiamo" e a trovare insieme la risposta al grande interrogativo "se il gioco dell'inclusione/esclusione" sia l'unica forma concepibile che il nostro mondo condiviso può assumere, l'unico modo in cui si può condurre la vita umana in comune.

Postato da: orsola a 11:01 | link | commenti (1)
fondamenti 91

24/03/2005

Innovazioni sindacali

 "Economic and Industrial Democracy", 26, 1 e 2, february and may 2005, dedica più articoli alla rappresentanza dei nuovi lavoratori, sindacalizzati o no, nel cambiamento economico dell'Europa.

La forza sindacale di una socializzazione europea, alternativa al governo elitario dell'UE, è dimostrata da Richard Hyman della London School of Economics in "Trade Unions and politics of the european social model".

Gregor Gall dell'University of Hertfordshire racconta delle rivendicazioni unitarie dei nuovi lavoratori della net - economy con gli operai dell'industria in "Organizing non - union workers as trade unionists in the 'new economy in Britain' ".

James Piazza della University of North Carolina analizza la caduta del tasso di sciopero dopo il 1980 nei paesi più industrializzati e trova correlazioni tra globalizzazione, attività sindacale e rallentamento della conflittualità in "Globalizing quiescence: globalization, union density and strikes in 15 industrialized countries".

Particolarmente interessanti i contributi di Hans Bjorkman della Stockholm School of Economics e di Tony Huzzard del National Institute for Working Life su "Membership interface unionism: a swedish white - collar union in transition" e di Satu Khalliola della University of Tampere su "Confronting a changing economy: Union responses in Finland", dedicati all'azione e all'organizzazione sindacale nei paesi nordici. Dove da qualche anno l'economia cresce a ritmi fra i maggiori al mondo, l'hi-tech è in sviluppo, il tasso di occupazione è molto superiore alla media europea, la sindacalizzazione dei lavoratori pressochè totale.

Bjorkman e Huzzard illustrano il caso della SIF - Svenska Industritjanstemannaforbundet, un sindacato svedese che associa 370 mila lavoratori della conoscenza, dipendenti aziendali e autonomi, di livello diverso, dal managing director al capo intermedio, al tecnico, all'impiegato amministrativo, di 48 settori economici differenti, dall'acciaio all'ICT, all'auto, alla farmaceutica, alle telecomunicazioni.

SIF è un esempio di quello che gli studiosi inglesi di relazioni industriali, Edmund Heery e John Kelly, hanno definito "managerial unionism". Il sindacato da cinque anni usa il  customer relationship management per rispondere alle istanze degli associati con servizi su misura, fa il bilancio delle competenze online, tiene forum di discussione per definire le piattaforme negoziali, usa il marketing sindacale per reclutare nuovi aderenti.

Sistema di relazioni molto criticato dall'esterno perchè favorisce gli esperti a danno dei militanti, ma motivo di soddisfazione per gli iscritti, interessati al funzionamento della democrazia rappresentativa e alla ricerca di modi nuovi per realizzare collettivi militanti, che tengano conto delle diverse esperienze di lavoro.
Khalliola analizza i movimenti dell'azione rivendicativa dei sindacati finlandesi per documentarne l'efficacia in risposta ai cambiamenti economici e sociali.
 
L'azione sindacale è passata da una propensione allo sciopero a una partecipazione alla gestione del lavoro, che va oltre i limiti dei singoli ruoli organizzativi e controlla l'andamento dello sviluppo aziendale, per una maggiore sicurezza dell'occupazione.
Esperienze cha vanno correlate al modello sociale condiviso di quei due paesi, favorito dalla continuità dell'azione di governo e del patto fra i produttori e dalla legislazione di sostegno.

Postato da: orsola a 14:18 | link | commenti (2)
relazioni industriali62

23/03/2005


"La mano invisibile del mercato ci mostra
un'altra volta il medio".

The New Yorker Cartoon


Postato da: orsola a 16:16 | link | commenti

19 milioni gli europei disoccupati

Gli economisti parlano di disoccupazione di massa: il PIL è stagnante al 2% circa, aumentano le ore di lavoro, cresce la produttività e non i consumi, non c'è nuova occupazione. In Europa, nel gennaio di quest'anno, il tasso di disoccupazione è stato dell'8% nell'UE 15, e dell'8,8% nella zona euro e nell'UE 25.

I dati appena pubblicati da Eurostat non lasciano dubbi sulla gravità del fenomeno: gli europei disoccupati sono 19 milioni. Soltanto Germania, Francia, Polonia, Italia e Spagna ne hanno 15 milioni.

Nell'UE 25 la disoccupazione minore, in dati armonizzati, è nell'Irlanda (4,3%), nel Lussemburgo (4,4%), nell'Austria (4,5%) e nel Regno Unito (4,6%). Alla pari con Giappone (4,5%) e migliore degli Stati Uniti (5,2%).

Le situazioni più critiche sono nella Polonia (18,2%) e nella Slovacchia (16,5%), paesi in cui la disoccupazione resta alta nonostante la crescita e le trasformazioni della loro economia.

Preoccupano la Spagna (10,3%), la Francia (9,7%), la Germania (9,6%).

L'Italia ha un tasso di disoccupazione dell'8,2% (8% secondo l'ISTAT), inferiore dello 0,2% al 2003. Il tasso di occupazione (56,1%) è tra i più bassi dell'Unione e particolarmente critico per gli ultra 55enni (30,3%), i giovani sotto i 25 anni (24,0%) e le donne (48,1%).

Postato da: orsola a 12:30 | link | commenti
occupazione 109

Calcolo dei costi di manodopera

"Di ritorno in fabbrica, nel pomeriggio, trova gli uffici della direzione immersi nel silenzio e il cappotto e la borsetta della sua segretaria scomparsi"

"Solo  nell'avvicinarsi alla porta imbottita del proprietario della fabbrica, che non riesce ad attutire completamente il mormorio di voci all'interno dell'ufficio, ricorda che già qualche giorno prima era stata fissata per oggi una riunione straordinaria, per discutere un incremento della produzione."

"Il responsabile delle risorse umane ha un attimo di esitazione. Decide comunque di dare una sbirciatina alla sala piena di fumo e trova i direttori di produzione, i direttori marketing, gli ingegneri, i responsabili della logistica e alcune segretarie, tutti stipati in una riunione di lavoro accompagnata da uno spuntino. Si domanda se riuscirà a sgattaiolare dentro senza farsi notare, ma il vecchio, che lo nota subito, interrompe la discussione: - Ah, finalmente. Abbiamo bisogno proprio di lei. Anche la sua segretaria è sparita e io sto cercando senza successo di sostituirla nel calcolo dei costi aggiuntivi per la nuova manodopera."

"Il dirigente sfila di tasca una penna e una calcolatrice, e dimostrando subito la sua abilità nel calcolo dei costi, prende in considerazione, per risparmiare, il trasferimento di operai tra diversi turni."

Da Abraham B. Yehoshua, Il responsabile delle risorse umane, Einaudi, 2004.

Abraham B. Yehoshua è romanziere, saggista e commediografo.

Nel suo dizionario essere "responsabile" significa portare attivamente il peso di un imperativo morale.

Postato da: orsola a 11:49 | link | commenti
gestione e sviluppo 260

22/03/2005

Livelli di scolarità nell'UE

% della popolazione tra i 25 e i 64 anni, che nel 2003 avevano completato almeno la scuola media superiore.

Paese
Uomini
Donne
Paese
Uomini
Donne
Cechia
92
82
Finlandia
73
75
Slovacchia
90
81
Regno Unito
72
58
Germania
88
79
Paesi Bassi
70
64
Estonia
87
88
Cipro
69
63
Austria
82
67
Lussemburgo
69
58
Lituania
81
83
Belgio
63
63
Polonia
80
78
Irlanda
62
64
Danimarca
79
77
Grecia
59
55
Slovenia
78
74
Italia
52
51
Svezia
77
79
Spagna
48
47
Lettonia
76
80
Malta
22
18
Ungheria
75
69
Portogallo
19
22
      UE
69
64

Fonte: Eurostat

Postato da: orsola a 11:01 | link | commenti (1)
societa 295

21/03/2005


The New York Times, 19 marzo 2005

Postato da: orsola a 14:35 | link | commenti

Leadership gesuita

Quando tanti anni fa  nelle sedute di formazione qualcuno poneva la domanda "leader si nasce o si diventa?", le risposte più frequenti erano: "Dipende dal padre" o "Tutti possono diventare leader tranne i follower".

Quelli che devono apprendere la leadership possono essere sottoposti a tecniche d'ispirazione diversa, che si richiamano ad Attila, Machiavelli o Shakespeare, alla direzione d'orchestra, alla psicologia, all'antropologia, alla neurolinguistica o al benchmarking, a programmi che si tengono al chiuso o all'aria aperta.

"I Gesuiti ci mostrano un modello di leadership che va contro la corrente della maggioranza dei modelli contemporanei", scrive Chris Lowney in "Heroic Leadership. Best practices from a 450-year-old Company that changed the World", Loyola Press, Chicago, 2005/2.

Lowney è stato in collegio dai Gesuiti per sette anni e ha lavorato diciassette anni in J.P.Morgan, come managing director di New York, Tokio, Singapore e Londra.

Sostiene nel suo libro che i Gesuiti "invece di parlare di leadership l'hanno praticata". E' questa la ragione per cui la Compagnia di Gesù è attiva da quattro secoli e mezzo e conta 21 mila confratelli in più di cento paesi. Una longevità che supera abbondantemente quella delle maggiori aziende americane:solo 16 hanno più di 100 anni.

I quattro fondamenti individuali di questo successo organizzativo sono
- "la capacità di ciascuno dei membri di conoscersi a fondo per mezzo dell'esame di coscienza, che fa scoprire i propri punti di forza e di debolezza, i propri valori e visioni del mondo;
- l'orientamento ad affrontare il cambiamento con creatività e a non temere il pericolo;
- l'amore verso gli altri come atteggiamento di sostegno positivo;
- l'eroismo, l'aspirazione a far diventare se stessi e gli altri sempre migliori".

Sono le componenti della "leadership individuale efficace", un modello che rompe con l'opinione che "i leader sono soltanto dei capi che nei momenti chiave sanno essere all'altezza delle circostanze".

La "leadership individuale efficace" non appartiene alle organizzazioni è un comportamento che si manifesta in ogni occasione della vita, una "capacità di correggere i propri errori" e di ottenere risultati.

Come i Gesuiti i leader devono individuare i migliori collaboratori e aiutarli a crescere. Così facendo si può colmare il vuoto di leadership di cui soffrono molte aziende, sempre in attesa di un "grand'uomo".

Lowney rivela la sua tesi e mostra i tratti del modello di leadership che propugna in due capitoli, fra i primi dei dodici che sviluppano il suo libro, intitolati significativamente "Che cosa fa un leader" e "Modelli di ruolo". Negli altri racconta casi e indica come percorrere la distanza per raggiungere la leadership, centinaia di migliaia di volte sperimentata nella "accidental Company with a purposeful vision", la congregazione religiosa che "ha cambiato il mondo": un misto di autocoscienza, esaltazione e fiducia nella forza della comunità.

Perchè no?

Postato da: orsola a 13:24 | link | commenti (1)
formazione 112

18/03/2005

Costo orario del lavoro industriale

Costo medio complessivo di un'ora di lavoro in 40 settori industriali di 30 paesi nel 2002(*). Parametro costante su base USA = 100.

Norvegia
128
Regno Unito
82
Germania occ.
123
Canada
75
Germania unif.
118
Australia
73
Danimarca
114
Irlanda
71
Svizzera
113
Italia
70
Belgio
107
Israele
57
UE15
103
Spagna
56
Paesi Bassi
102
Corea Sud
43
Finlandia
100
Nuova Zelanda
42
Austria
99
Singapore
34
Svezia
95
Hong Kong
27
Lussemburgo
89
Taiwan
25
Giappone
88
Brasile
12
Francia
82
Messico
11

Fonte:US Department of Labor, 2004.
(*)Manca la rilevazione per Sri Lanka e Portogallo.

In Italia il costo orario del lavoro industriale è passato dal valore 73 del 1975 al 117 nel 1990, a 100 nel 1996, a 71 nel 2000 e 67 nel 2001.

In Norvegia la variazione è andata dal 106 del 1975 al 144 del 1990, a 142 nel 1996, a 114 nel 2000 e 112 nel 2001.

Nella Germania occidentale c'è stata evoluzione dal 99 del 1975 al 146 nel 1990, a 176 nel 1996, a 124 nel 2000 e 118 nel 2001.

In Belgio si sono avute le più forti oscillazioni dal 101 del 1975 al 133 del 1980, al 69 nel 1985 al 161 del 1995, 154 del 1996, 109 nel 2000 e 102 nel 2001.

Postato da: orsola a 16:16 | link | commenti (4)
gestione e sviluppo 260

17/03/2005

Decelerazione del costo del lavoro

Da tre anni si manifesta in Europa la tendenza ad aumenti contenuti del costo del lavoro, passati nella zona euro dal 4,1% del terzo trimestre 2001, rispetto a quello dell'anno precedente, all'1,8% del terzo trimestre 2004.

Il costo orario totale in termini nominali è aumentato nel quarto trimestre del 2004 del 2,2% nella zona euro e del 2,6% nell'UE 25.

I più deboli incrementi annuali sono stati l'1,4% dell'Italia, l'1,7% della Germania, il 2,0% dei Paesi Bassi, il 2,5% del Lussemburgo, il 2,6% della Francia e della Svezia.

Gli aumenti più forti sono stati il 12,7% della Lettonia, il 12,3% della Slovenia, il 6,4% della Lituania, il 5,3% dell'Estonia, il 4,0% del Regno Unito.

Maggiore è stato l'aumento nell'industria. Il costo del lavoro è cresciuto del 2,5% nella zona euro e del 2,7% nell'UE 25. Le variazioni annuali sono comprese tra il 14,8% della Slovenia e il 14,3% della Lettonia e l'1,8% della Germania. L'incremento dell'Italia è stato del 3,1%.
(Dati Eurostat, 15 marzo 2005)

Postato da: orsola a 16:40 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 260

Disinvoltura manageriale/2

A 79 anni Maurice "Hank" Greenberg è stato fino all'altro ieri il più potente manager della prima compagnia mondiale di assicurazioni, l'AIG - American international group, forte di una raccolta premi per 81 miliardi di dollari, utili per 11 miliardi, un valore di Borsa di 170 miliardi e un portafoglio di 50 milioni di clienti in 130 paesi.

Era entrato in azienda nel 1960, sette anni dopo ne era diventato il direttore generale e fino a lunedì uno dei principali azionisti. Aveva fatto crescere AIG da oscuro broker d'assicurazione rischi persona fino a farne la decima impresa degli Stati Uniti.

Greenberg è stato costretto alle dimissioni dal consiglio di amministrazione perchè il dipartimento di Giustizia dello Stato di New York, diretto dal celebre Eliot Spitzer, e la SEC - Security Exchange Commission hanno indagato prima su AIG per avere partecipato a una gara truccata e avere pagato commissioni occulte e poi sullo stesso presidente della compagnia per essersi accordato con il gruppo Berkshire Hathaway di Warren Buffet allo scopo di gonfiare artificiosamente le riserve dell'assicurazione.

Naturalmente, sono cose che succedono solo in America. Almeno nelle conclusioni. (cfr. Disinvoltura manageriale, iriospark/società, 11 febbraio 2005)

Postato da: orsola a 10:04 | link | commenti (4)
societa 295

16/03/2005

Prospettive della Direzione Risorse Umane

Le aziende del settore dei servizi, che vendono soluzioni chiavi in mano nell'area delle risorse umane, stanno rivedendo all'insù le loro previsioni d'affari.

Tanto che perfino un autorevole quotidiano generalista come il francese "Le Monde" titola a piena pagina nella sezione Economie/Emploi "I direttori R.U. chiamati a giustificare le loro pratiche".

Partendo da due indagini di una società di compensation su "Reward and performance management" e "Le chiavi del riconoscimento della Funzione R.U.", l'articolo spiega che "i direttori europei delle risorse umane sono ancora troppo rintanati in ruoli esecutivi, mentre devono sempre più giustificare le loro attività alla luce del ROI.".

Bisognerà incominciare a misurare il valore economico di quel 50-60% di attività che influenzano i risultati economici dell'azienda, dall'assenteismo al capitale umano, come già fanno da 5-10 anni i grandi gruppi americani e canadesi assistiti dalla società di consulenza, che ha fatto le ricerche.

La DRU deve esternalizzare tutte le attività "non core": l'amministrazione del personale, i piani retributivi, i sistemi di sviluppo, la formazione allargata, l'e-recruiting, gli strumenti della comunicazione.

Gartner ha calcolato che i 5 miliardi e 166 milioni di dollari, già spesi dalle aziende dell'UE15 nel 2003 per l'outsourcing nell'area delle R.U., potranno aumentare a 7 miliardi e 473 milioni nel 2007.

Altre indagini di società del settore incalzano che il 76% delle grandi imprese europee ha riconosciuto la necessità di terziarizzare tutte le attività routinarie della DRU, ma che solo il 6% lo ha fatto e un altro 9% lo farà entro il 2006, avvicinandosi così progressivamente al 74% delle aziende americane.

La pressione di simili attori fa intravedere una possibilità di deriva delle quasi sempre deboli DRU verso l'uniformazione, una tendenza all'alleggerimento delle strutture senza un ampliamento delle attività distintive di organizzazione del lavoro, di sviluppo delle competenze e di relazioni sociali. Pronte queste ad essere sostituite con pacchetti di prestazioni esterne, parcellizzate e ingegnerizzate, buone per l'azienda concentrata come per quella estesa. Con tanti saluti per la corporate identity e il vantaggio competitivo.

In Italia poi alla pacchettizzazione può sommarsi qualche tentazione di fuga dalla realtà del management aziendale, spesso bisognoso di provare la forza della sua leadership di costo o voglioso di manipolazioni del consenso con l'aiuto del guru di turno della psicologia.

E' certamente diffusa l'esigenza di riqualificare e fare partecipare i direttori R.U. alle decisioni manageriali che hanno effetti diretti sui comportamenti lavorativi e gli orientamenti aziendali delle persone impiegate e questo non può avvenire che incominciando a liberarli dei compiti più esecutivi. Se possono essere affidati all'esterno con vantaggio di efficienza non c'è ragione per non farlo al più presto. Ma la partecipazione necessaria va costruita nel conoscere e nel fare.

Si pratica con la propositività, elaborando progetti di miglioramento della produttività, della redditività e della qualità dei processi aziendali, non appiattendoli sulla sola logica taglia occupazione, analizzando il modello tendenziale di business dell'azienda e individuando le differenti prospettive di gestione e sviluppo delle persone.

Una ricerca IRIO su "I modi di aggiornamento professionale degli operatori della DRU" ha rivelato che quotidiani, periodici e libri interessavano mediamente un terzo degli intervistati e che un quinto di essi (in maggioranza giovani professional) aveva partecipato a programmi di formazione.

La partecipazione è possibile con un'integrazione attiva basata sulla consapevolezza del role set, la conoscenza approfondita delle dinamiche contestuali aziendali e lo sviluppo continuo delle competenze professionali.

Solo così si può "giustificare" il contributo delle DRU. 

Postato da: orsola a 15:18 | link | commenti (14)
gestione e sviluppo 260

15/03/2005

Delocalizzazione e emigrazione

Tecnovate e - Solutions è la controllata indiana di e - Bookers, la maggiore agenzia europea di viaggio, che vende attraverso Internet. Ha più di mille dipendenti.

Per il suo centro relazioni con i clienti, che dialoga in nove lingue diverse, ha assunto finora il 10% degli operatori provenienti da undici diversi paesi d'Europa.

Il reclutamento e l'addestramento sono stati fatti da e - Bookers nei luoghi d'origine.

Gli stipendi sono gli stessi del personale indiano: variano dai 400 ai 600 euro al mese; ma in più Tecnovate fornisce l'alloggio, dà l'assicurazione malattie, il trasporto per e dall'ufficio, il biglietto aereo di andata e gli stranieri non sono soggetti ad imposte sulle retribuzioni.

L'orario di lavoro è di nove ore per cinque giorni alla settimana. Con gli straordinari serali si possono aumentare le due settimane di ferie, previste dal contratto di lavoro per il primo anno.

Gli operatori europei del centro sono motivati in primo luogo dalla voglia di fare esperienze all'estero, poi dagli incarichi lavorativi assegnati e infine da interessi turistici. L'azienda ha un turnover del personale inferiore al 20% contro una media dei call center indiani del 40%.

La combinazione europei - indiani fidelizza anche questi ultimi.

L'esperienza di Tecnovate è seguita con interesse dagli imprenditori e dal governo. Potrebbe ampliare ai mercati non anglofoni le attività di servizio clienti delocalizzate dalle aziende occidentali per il basso costo del lavoro. Ma anche nel Messico, nell'Europa orientale e nel Sud - Est asiatico si tenta di estendere ad altre lingue i servizi online e telefonici, finora limitati all'inglese.

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occupazione 109

Tecnologia dell'informazione

L'annuale World Economic Forum's "Global Information Technology Report" valuta e classifica lo stato dell'innovazione nelle "nuove tecnologie" di 104 paesi nel 2004-2005.

Tre sono i nuovi criteri adottati ("Networked readiness index") quest'anno:
- l'accessibilità all'ICT offerta dagli Stati  alle popolazioni,
- le politiche pubbliche di sostegno all'innovazione,
- l'intensità d'uso delle tecnologie.

Ne è derivato un punteggio, servito per redigere la classifica, che va dall'1,73 di Singapore, al primo posto, al -1,69 del Ciad, al 104°.

Per la prima volta gli USA sono piombati dal primo al quinto posto.

1.
Singapore
1,73
2.
Islanda
1,66
3. Finlandia 1,62
4. Danimarca 1,60
5. USA 1,58
6. Svezia 1,53
7. Hong Kong 1,39
8. Giappone 1,35
9. Svizzera 1,30
10. Canada 1,27


La maggioranza degli Stati  europei è nelle prime trenta posizioni: il Regno Unito al 12°, la Norvegia al 13°, la Germania al 14°, l'Olanda al 16°, il Lussemburgo al 17°, l'Austria al 19°, la Francia al 20°, l'Irlanda al 22°, l'Estonia al 25°, il Belgio al 26°, Malta al 28°, la Spagna al 29°, il Portogallo al 30°.

L'Italia è al 45° posto della classifica mondiale con un punteggio di 0,10.

Postato da: orsola a 10:14 | link | commenti (1)
tecnologia 115

14/03/2005


Primavera nel cantiere

Da El Pais, 13 marzo 2005.

Postato da: orsola a 17:04 | link | commenti

Prelievo fiscale sulle retribuzioni

Nel 2004, 18 paesi dei 30 aderenti all'OECD hanno registrato un aumento della parte del costo del lavoro rappresentata dall'imposizione fiscale e previdenziale. In 11 è diminuita e in uno è rimasta uguale.

In rapporto al 2003 il prelievo medio è aumentato dello 0,2% per un lavoratore celibe e dello 0,3% per una coppia di sposi monoreddito con due figli. Nel primo caso il carico impositivo va dal 41,2% della Danimarca e dal 40,5% della Germania e del Belgio al 9,3% della Corea e al 4,5% del Messico. Nel secondo caso l'imposizione  va dal 29,4% della Danimarca e dal 18,1% della Germania all'8,4% del Messico.

Una media OECD del 25,0% e del 13,1%.

Il maggiore aumento si è avuto nei Paesi Bassi con un +8,4% per un lavoratore celibe e con un +9,8% per una coppia con due figli. Il forte aumento è dovuto alla revisione delle soglie minime dell'assicurazione malattia in questo paese, a partire dal 2004.

Per un lavoratore celibe, crescite dello 0,6%, dello 0,5% e dello 0,4% si sono avute rispettivamente in Slovacchia, Turchia e Grecia, Lussemburgo, Cechia e Nuova Zelanda. Le diminuzioni sono andate dal -0,9% della Francia e del -0,6% della Finlandia al -0,1% del Giappone, del Canada e dell'Austria. Per una coppia con due figli, dopo i Paesi Bassi la crescita maggiore è della Polonia con il 3,6%, la diminuzione maggiore della Slovacchia con il -5,1%.

Il carico impositivo medio sulle retribuzioni per fisco e previdenza sociale in Italia nel 2004 è stato del 27,8% (al 9° posto in graduatoria), per un lavoratore celibe e del 15,2% (al 12° posto) per una coppia con due figli. Rispetto al 2003 aumenti dello 0,3% e dello 0,5%.

Postato da: orsola a 16:17 | link | commenti
politica 137

3 milioni e mezzo di Statali

Settori
Pubblici dipendenti
 
(000)
%
Scuola
1.130.658
33,47
Università
113.393
3,36
Ricerca
16.992
0,50
Subtotale
1.261.043
37,33
Servizio sanitario naz.
692.002
20,49
Regioni e auton.loc.
578.657
17,13
Regioni a statuto spec.
26.735
0,79
Subtotale
605.392
17,92
Ministeri e Agenzie fiscali
261.915
7,75
Corpi di Polizia
321.673
9,52
Forze armate
125.564
3,72
Enti pubblici non econom.
62.873
1,86
Aziende autonome
34.368
1,02
Magistratura
10.514
0,31
Carriera prefet.
1.567
0,05
Carriera diplomatica
1.007
0,03
Totale
3.377.918
100,00

Fonte: Ministero Funzione pubblica, Dati al 31.12.2002

Postato da: orsola a 10:51 | link | commenti
societa 295

Lettere di licenziamento

Andrea Bajani è un lavoratore flessibile, uno dei tanti regolarizzati dalla "riforma Biagi". In cinque anni ha cambiato otto lavori, "senza che la sostanza del suo impiego subisse mutamenti di rilievo". Non è mai entrato nel gruppo dei talenti, che sembravano così necessari alle aziende italiane qualche anno fa.

Negli ultimi tre anni ha scritto tre romanzi, romanzi veri per editori veri, mentre faceva il co.co.co., il co.co.pro., il consulente di risorse umane.

L'ultimo suo libro è "Cordiali saluti", che Einaudi ha appena mandato in libreria. E' la storia, quasi autobiografica, di uno che scrive lettere di licenziamento, in un'azienda che delocalizza e ha esuberi, individuati tra i creativi, gli anziani, i tetraplegici, le impiegate che mettono su famiglia, gli ammalati, tutte categorie di lavoratori che non garantiscono più una totale disponibilità alle richieste della gerarchia.

L'azienda pratica il coinvolgimento. Chiede ai licenziandi di rispondere al test "Se dovessi licenziarti tu cosa ti diresti". Tiene alla serenità dei dipendenti e produce lettere rivolte alle persone in via di espulsione, che tengano conto delle loro "emozioni". Consente ai dirigenti una degradazione alla presenza dei loro avvocati, che comprende un rituale di abbandono immediato dell'ufficio e delle protesi dell'autorità (i benefits: l'automobile, il telefonino, il computer portatile, la carta di credito, il badge, la chiave della porta della propria stanza) e la consegna di una lettere simpatetica, di ringraziamenti per "la fedeltà, la dedizione e l'entusiasmo" dimostrati in uno con l'intimazione "a decorrere dal ... lasci l'azienda".

Così capita al direttore vendite, figura positiva, ammalato di cirrosi epatica, senza aver mai bevuto, che morirà dopo il rigetto di un fegato trapiantato da un giovane perito in un incidente stradale.

Mentre il direttore del personale abusa di falsa informazione ( i promemoria della segretaria, l'esempio dei lavoratori nel terzo mondo, i complimenti per la sostituzione di un licenziato, il discorso funebre per la morte del direttore vendite).

"Mi ci metta il suo pathos" è l'invito allo scrittore delle lettere di licenziamento, incaricato di soddisfare l'esigenza dell'azienda, che, secondo il direttore del personale, "non può non prendere posizione di fronte alla scomparsa dell'ex direttore vendite".

Nascono così le parole della commemorazione, pronunciata "in piedi accanto all'altare...in un'unica panoramica tutto il suo pubblico... ancora con gli occhiali da sole": "Se un giorno i nostri destini professionali si sono divisi, cari amici rigati di lacrime, personalmente mi dispiace. Se da quel momento la vision di Carlo è stata diversa, mi dispiace".

Questo di Bajani è un libro da leggere e meditare per chi si occupa di "Risorse umane", l'opera di uno scrittore, dotato di buon potenziale. Niente a che vedere con i soliti casi letterari da dopolavoro, che hanno il plusvalore nella notorietà dell'azienda del "romanziere".

Postato da: orsola a 10:21 | link | commenti (2)
gestione e sviluppo 260

11/03/2005

"La vita è sleale, Milford, e questo la rende divertente".

Da New Yorker, Cartoon Book.

Postato da: orsola a 17:41 | link | commenti

Sviluppo dei paesi poveri

Jeffrey D.Sachs è uno dei maggiori economisti del mondo. Insegna Sviluppo sostenibile e dirige lo Earth Institute della Columbia University, è consigliere del Segretario Generale delle Nazioni Unite e responsabile del Millennium Project, che vuole ridurre entro il 2015 la povertà estrema e la fame sul pianeta.

Per Penguin Press ha appena pubblicato "The end of Poverty: Economic possibilities for our time", che si propone di indicare un percorso praticabile di solidarietà, per lo sviluppo economico delle popolazioni del Sud del mondo.

"Ogni anno, scrive Sachs, più di otto milioni di persone - ventimila al giorno - muoiono per l'estrema povertà, per mancanza di medicine e di acqua potabile". Ma la povertà può essere sconfitta entro i prossimi venti anni, cioè "nel tempo di crescita di una generazione, nel nostro tempo".

Il suo libro è frutto di venticinque anni di analisi sullo stato dell'economia mondiale, sulle sue cause e sulle sue conseguenze, sul ruolo delle politiche messe in atto dai paesi ricchi - le "cleptocrazie" che hanno aiutato la Russia di Eltsin - e sulle reali possibilità di un futuro senza povertà. Unisce una descrizione panoramica e documentata con una diagnosi operativa. Disegna una mappa dell'economia mondiale e delle differenti ragioni di decadenza di alcune aree geografiche. Chiarisce perchè benessere e povertà sono cresciuti in modo differente e perchè "le nazioni più povere hanno finito per essere così inabili a stare sul mercato e a sfuggire al crudele vortice della povertà".

Soltanto un set integrato di soluzioni, che risponda alle istanze economiche, politiche, ambientali e sociali può servire.

L'autore mostra, cifre alla mano, che per avviare a soluzione il grave problema gli Stati Uniti dovrebbero onorare l'impegno assunto a suo tempo di destinare lo 0,7% del PIL alla lotta alla povertà e gli altri paesi a economia sviluppata contribuire con un finanziamento a fondo perduto di 70 miliardi di dollari all'anno a cominciare dal 2006.

Le democrazie dei paesi in via di sviluppo dovrebbero unirsi e chiedere un'azione decisa. Il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale dovrebbero essere riformati. L'ONU deve potere realizzare gli obiettivi fissati nel Millennium Project.

Irritualmente, per uno studio accademico, il cantante Bono degli U2, impegnato da tempo nella lotta contro la povertà nel mondo, scrive nella prefazione al libro di Sachs che questi "è un economista che può mescolare alla vita le statistiche, che dopo tutto meritano il primo posto perchè fanno vedere bene i diversi aspetti della realtà attraverso le nebbie sparse" e così si può capire "quanto siano risolvibili i problemi della povertà e perchè gli sforzi per affrontarla siano una necessità etica ed economica".

Postato da: orsola a 16:30 | link | commenti (1)
politica 137

Sviluppo economico della Cina

L'americano Earth Policy Institute ha diffuso mercoledì i risultati di uno studio sulle tendenze di crescita del reddito per abitante della Cina.

L'istituto di ricerca ha calcolato che se l'economia della Cina continua a crescere ad un ritmo medio annuale dell'8%, come sta accadendo da dieci anni, nel 2031 il suo reddito pro capite sarà di 38 mila dollari, come quello degli USA.

Tra un quarto di secolo se i Cinesi utilizzeranno proporzionalmente le stesse quantità di petrolio impiegate dagli Americani attualmente, consumeranno giornalmente 99 milioni di barili di greggio contro una produzione mondiale odierna di 79 milioni. Il loro parco automobilistico sarà di 1 miliardo e 100 milioni di vetture, che richiederanno per strade, autostrade e parcheggi tutta la superficie ora destinata alla coltivazione del riso.

La Cina però consumerà 2 miliardi di tonnellate del cereale, i due terzi dell'intera produzione mondiale e 181 milioni di tonnellate di carne, i quattro quinti della produzione dell'intero pianeta.

Le conseguenze, senza provvedimenti globali, condivisi, di salvaguardia ambientale e di incremento delle produzioni agricole e zootecniche saranno catastrofiche per la sopravvivenza umana.

Postato da: orsola a 11:10 | link | commenti (2)
economia 138

08/03/2005

Revisione del patto di stabilità

Dopo i ministri delle Finanze della zona euro, ieri sera, quelli dei 25 esaminano oggi a Bruxelles il progetto di riforma del Patto di stabilità e sviluppo - "di Maastricht" - che i capi di stato dell'UE dovrebbero adottare nel vertice del 22 e 23 prossimi.

Nel testo del progetto di riforma è scritto che "più alto è il rapporto tra debito e PIL di uno Stato membro, maggiori devono essere i suoi sforzi per ridurlo rapidamente" e si raccomanda ai paesi con alto indebitamento di raggiungere "un livello appropriato di surplus primario" mettendo in atto tutte le misure necessarie per avvicinare il rapporto debito/PIL al livello di riferimento.

"Il Consiglio ritiene che la cornice di sorveglianza del debito debba essere rafforzata chiarendo il concetto di riduzione adeguata e di avvicinamento al valore di riferimento (il 60% del PIL) ad un ritmo soddisfacente".

In vista della riunione la Commissione Europea ha elaborato le previsioni di crescita economica e di incidenza percentuale sul PIL del deficit pubblico annuale per i 12 paesi della zona euro, riassunte nella tabella successiva. Sono parte integrante del documento discusso dai 25 ministri delle Finanze e poi sottoposta ai capi di Stato.

Paesi200120022003200420052006
PT-4,4-2,7-2,8-2,9-3,7-3,8
IT-2,6-2,3-2,4-3,0-3,0-3,6
FR-1,5-3,2-4,1-3,7-3,0-3,3
EL-3,7-3,7-4,6-5,5-3,6-3,0
DE-2,8-3,7-3,8-3,9-3,4-2,9
NL-0,1-1,9-3,2-2,9-2,4-2,1
LU+6,4+2,8+0,8-0,8-1,6-2,0
AT+0,3-0,2-1,1-1,3-2,0-1,7
IE+0,9-0,2+0,1-0,2-0,6-0,5
BE+0,6+0,1+0,4-0,1-0,3-0,5
ES-0,4-0,1+0,4-0,6-0,10,0
FI+5,2+4,3+2,3+2,3+2,1+2,1
Zona euro-1,7-2,4-2,7-2,9-2,52,5

L'obiettivo del progetto di riforma è di rispettare il tetto al 3% del deficit pubblico annuale e al 60% del debito accumulato in rapporto al PIL dei singoli paesi, ma di tenere conto dei cosiddetti "fattori rilevanti", 16 o 18 motivi del disavanzo pubblico, che consentiranno di evitare sanzioni.

Essi sono: l'indebitamento futuro per pensioni e sanità, le garanzie sul contenimento della spesa, il potenziale di crescita economica, gli effetti dell'inflazione, l'evoluzione del rapporto di cambio, gli investimenti in ricerca e sviluppo, le riforme strutturali che hanno effetto sulla finanza pubblica, gli sforzi di consolidamento del prelievo fiscale in fase di stagnazione, gli effetti dei disastri naturali.

Il documento insiste sulla necessità di avere a disposizione "un efficace sistema di sanzioni" contro chi sfora il 3%, ma afferma che "lo scopo delle procedure per deficit eccessivo è quello di aiutare e non di punire".

Mostra così più flessibilità verso quei paesi che hanno poco rischio di deficit futuro, che hanno subito avverse condizioni economiche, che hanno attuato importanti riforme strutturali o, perfino, che hanno sbagliato previsioni. Essi hanno tempo un anno per correggere il deficit eccessivo e, se ci sono i presupposti di riequilibrio, una ulteriore proroga di un anno in presenza di circostanze speciali, come una crescita economica inferiore all'1% per tre anni, una bassa accumulazione di debito pubblico o la realizzazione di riforme profonde.

Postato da: orsola a 14:55 | link | commenti (3)
economia 138


Donne

Disegno di Selçuk, Le Monde, 6 marzo 2005.

Postato da: orsola a 09:42 | link | commenti

06/03/2005

Sviluppo del neomanagement

Aumentano nella letteratura mondiale sull'impresa i tentativi di revisione critica delle mode e delle tecniche manageriali.

Procede lo sviluppo del "neomanagement", che ha radici nordamericane, nelle business school e nelle grandi università statunitensi e canadesi dapprima, poi nei fornitori dei servizi di consulenza meno standardizzati e nell'interazione con alcuni alti dirigenti di aziende globalizzate dei settori automotive e finance.

Il neomanagement è rimbalzato in Europa da un quinquennio: nel Regno Unito, nei paesi nordici e in Francia prevalentemente, dando vita ad elaborazioni, frutto di sperimentazioni e indagini originali.

Una prima "summa" dell'approccio neomanageriale europeo è stato il libro dell'inglese Jo Owen, consulente di strategia, "Management stripped bare", Kogan, London, 2003, un dizionario impertinente e perspicace dei luoghi comuni delle teorie universalistiche di gestione aziendale. "Il management messo a nudo" dice il sottotitolo serve per "Capire il business come è veramente".

L'ultimo bestseller francese del neomanagement è "La face cachée du management", Dunod, Paris, 2004, opera di Anis Bouayad, anch'egli consulente di strategia, e di Yan de Kerorguen, etnologo e redattore capo del quotidiano economico "La Tribune".

"La faccia nascosta del management" vuole ricordarci che "le mode manageriali sono utili rivelatori di ciò che travaglia una società nella sua globalità e complessità", come dei suoi "centri d'interesse e nevrosi".

Il libro "intende illuminare le zone d'ombra, i non detti e il significato profondo di tutti quei modelli di gestione, che si chiamano 'reengineering', 'capitale umano', 'outsourcing', 'governance' ". Perchè "l'applicazione cieca dei modelli astratti a detrimento dell'esperienza e del buon senso, come ha già detto Henry Mintzberg, può rivelarsi disastrosa". "Nel gioco di fare tabula rasa le false buone idee furoreggiano ... le idee innovatrici non hanno valore che quando sono state verificate sul campo", mentre le formule delle mode in circolazione nel migliore dei casi non servono a niente e "più spesso portano confusione e danni".

Bouayad e de Kerorguen analizzano le origini e le esperienze del reengineering e i suoi effetti sullo snellimento dell'organizzazione aziendale, del capitale umano e i suoi effetti sulla valorizzazione delle competenze e sulla gestione delle risorse umane. Ricostruendo le vicende europee del management delle competenze, giungono alla conclusione che la "metodologia" è servita principalmente a scartare dei collaboratori. La governance si è trasformata in una macchina per operatori "ignari e cinici".

I due autori attaccano l'uso di tecniche, che hanno il solo merito di venire dagli Stati Uniti, adottate "perchè gli Americani lo fanno". Così il management non è più un'accumulazione di sapere che nasce dalla riflessione e dal dubbio. E' separato da ogni analisi e prospettiva che tengano conto delle specificità culturali dell'impresa e dei suoi contesti d'azione. Trionfa una modellistica universale, basata sulla triarchia accentramento del potere - motivazione al lavoro -surriscaldamento del mercato.

Il linguaggio è crudo, ma i due autori affrontano i prodotti più caratteristici dell'ultima stagione "innovativa del management" alla luce dei loro fondamenti reali e delle tante esperienze realizzate nelle aziende.

Postato da: orsola a 19:56 | link | commenti (4)
gestione e sviluppo 260

04/03/2005

Nuovo inglese

In tutto il mondo l'inglese sta conoscendo un'espansione senza precedenti.

"Si tratta di una rivoluzione globale. Centinaia di milioni di persone si dedicano alla lingua del commercio, della tecnologia e, sempre più, del potere. La febbre dell'inglese ha assunto proporzioni di un'epidemia in Cina, sull'onda del recente ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio e in vista delle Olimpiadi 2008".

Lo scrive Newsweek nel suo numero del 7 marzo con l'articolo annunciato in copertina, intitolato "Who owns english? Non native speakers are transforming the global language" (Che inglese? I parlanti  non di madrelingua stanno cambiando la lingua globale) che cita uno studio recente del British Council.

Entro i prossimi dieci anni due miliardi di persone studieranno l'inglese e tre lo parleranno. Già oggi gli anglofoni non di madrelingua sono il triplo di quelli di madrelingua.

Sta nascendo un nuovo inglese modellato dalle diverse popolazioni del mondo: l'englog filippino, il japlish giapponese, l'hinglish indiano, lo xhosish sudafricano.

"La globalizzazione dell'inglese potrebbe portare a una lingua su tre registri:l'inglese misto al dialetto parlato in casa; una varietà nazionale usata a scuola e sul lavoro; e quello standard, internazionale, per comunicare con gli stranieri".

Postato da: orsola a 10:12 | link | commenti (1)
societa 295

02/03/2005

Previsioni di crescita del PIL

Guerra di decimali fra Commissione europea, Banca centrale europea ed Eurostat sulle previsioni di crescita del PIL della zona euro nel 2005.

Ieri la Commissione ha confermato che nel primo trimestre di quest'anno la crescita sarà tra lo 0,2% e lo 0,6% e ha aumentato dello 0,1% le sue stime per il periodo aprile - giugno, portando così la sua previsione a un incremento tra lo 0,3% e lo 0,7%. Il che significherà un bis del 2% annuale registrato nel 2004.

Eurostat ha ufficializzato che il PIL della zona euro è cresciuto l'anno scorso del 2,3%, la migliore performance dell'ultimo quinquennio dopo il 3,5% raggiunto nel 2000 e un balzo rispetto al modesto 0,5% del 2003, ma sempre meno del 4,4% degli USA e del 2,6% del Giappone.

L'Italia però è cresciuta solo dell'1,1%, il PIL in coda all'UE.

La Banca centrale sta per rivedere le sue stime di crescita 2005 e 2006, portando quella di quest'anno all'1,6% contro la previsione iniziale del l'1,9%, quella del 2006 al 2,1% contro il precedente 2,2% e per il 2007 del 2,3% contro il 2,5%.

Grande è la confusione tra le istituzioni e gli organismi comunitari? Ricordiamo che sempre ieri  alla casereccia ISTAT si sono rotti il computer principale e  quello di back up e che la Commissione europea ha sollevato dubbi sull'ammontare dei risparmi attesi dal tetto del 2% posto all'incremento della spesa corrente, come sulla riclassificazione dei deficit degli ultimi anni.

Postato da: orsola a 17:44 | link | commenti (2)
economia 138

Politiche per lo sviluppo

L'OECD ha presentato ieri il suo rapporto annuale, "Economic Policy Reforms : Going for Growth" integrativo dell'"Economic Outlook" e dell'"Economic Surveys", che dà un panorama della situazione e delle politiche strutturali prioritarie per il rilancio economico dei 30 paesi membri.

Il rapporto presenta i risultati di uno studio comparativo condotto integrando la valutazione delle performance di quei paesi, fatta di solito attraverso il PIL per abitante, mediante altri indicatori sintetici: il mercato del lavoro, la qualità dell'educazione, la pressione fiscale, la competitività e i mercati dei prodotti.

Le conclusioni sintetiche sono che
- i paesi hanno progredito nella realizzazione di politiche competitive durante il periodo 1994 - 2003,
- ma le loro politiche dell'occupazione sono rimaste ferme,
- ogni paese ha tentato di risolvere in modo autarchico e solo in situazione critica, i suoi problemi.

E' aumentata così la distanza fra le economie dell'Europa e del Giappone e quella degli USA. Lo scarto del PIL per abitante dei paesi dell'UE è mediamente del -30%: va dal -18% dell'Irlanda al -60% della Cechia.

Quello dell'Italia coincide pressapoco con la media. La politica della competitività del nostro paese soffre di eccesso di regolamentazione e di controllo pubblico sul mercato dei prodotti, di forti barriere all'imprenditoria, al commercio e agli investimenti, di prezzi sostenuti.

L'utilizzazione dei lavoratori è inferiore del 30% rispetto agli USA e la produttività del lavoro è superiore del 5%. L'Italia è uno dei paesi OECD con la minore occupazione di ultracinquantacinquenni (il 28% circa) e con una legislazione del lavoro più protettiva della media. Ciò si spiega con un sistema d'imposizione fiscale che disincentiva la prosecuzione del lavoro.

Regolamentazione dei mercati dei prodotti


Blu: Controllo pubblico       Viola: Barriere all'imprenditoria       Rosa: Barriere al commercio e agli investimenti 
.......Media OECD

I suggerimenti dell'OECD per migliorare lo sviluppo economico del nostro paese sono cinque.
1 - Ridurre la presenza dello Stato nell'economia, introducendo la concorrenza nei servizi pubblici locali;
2 - rinforzare il capitale umano nel suo insieme, migliorando il livello di scolarizzazione e di riuscita nel secondo ciclo dell'insegnamento secondario e superiore;
3 - incentivare al lavoro, riducendo il cuneo fiscale sui redditi da lavoro;
4 - rendere più flessibile il sistema negoziale delle retribuzioni, decentralizzando il processo contrattuale nel settore pubblico;
5 - migliorare la governance delle aziende, rafforzando l'indipendenza degli amministratori e i diritti degli azionisti di minoranza.

Postato da: orsola a 13:07 | link | commenti
economia 138

01/03/2005

PIL  per abitante nelle regioni UE

I dati riportati si riferiscono al PIL prodotto nel 2002 dalle 254 regioni dell'UE 25.

Seguono la NUTS-Nomenclatura delle unità territoriali statistiche, adottata nel luglio 2003, per ventilare in modo uniforme e coerente le unità territoriali ai fini delle statistiche regionali dell'Unione.

Sono espressi in SPA - Standard di potere d'acquisto, una moneta artificiale che fa confrontare gli indicatori fondamentali delle economie nazionali: UE 25 = 100

I 10 PIL più alti
I 10 PIL più bassi
1Inner London (UK)3151Lubelskie (PL)
32
2Bruxelles (BE)2342Podkarpackie (PL)
33
3Luxembourg2133Warminsko-Mazurskie (PL)
34
4Hamburg (DE)1884Podlaskie (PL)
35
5Ile de France (FR)1765Swietokrzyskie (PL)
36
6Wien (AT)1746Eszak Magyaroszag (HU)
37
7Berkshire,
Oxfordshire (UK)
1627Opolskie (PL)
37
8Bolzano (IT)1608Eszag-Alfold (HU)
38
9Stockolm (SE)1589Vychodne Slovensko (SK)
39
10Oberbayern (DE)15810Lettonia
39

Fonte:Eurostat
Il PIL e il PIL per abitante non corrispondono ai redditi disponibili per le famiglie, nè riflettono i tassi di cambio. Sono indicatori del grado di sviluppo economico delle regioni.

37 regioni superano la soglia del 125% della media UE: 7 nel Regno Unito e altrettante in Italia (Bolzano:160,0; Lombardia:143,8; Emilia-Romagna: 138,5; Valle d'Aosta: 134,7; Trento: 133,2; Piemonte: 126,9; Veneto: 126,6), 6 in Germania, 4 nei Paesi Bassi e in Austria, 2 in Belgio e in Finlandia, 1 in Cechia, Spagna, Francia, Irlanda, Svezia e Lussemburgo.

59 regioni hanno un PIL per abitante inferiore al 75% della media UE: 16 in Polonia (e fra esse le cinque meno ricche dell'Unione), 7 in Cechia, 6 in Ungheria e altrettante in Germania, 5 in Grecia, 4 in Italia (Calabria: 67,8; Sicilia: 71,5; Campania: 71,6; Puglia: 72,2) come in Portogallo, 3 in Slovacchia, 2 in Spagna, una in Belgio, Regno Unito, Estonia, Lettonia, Lituania e Malta.

L'Italia (21 regioni) ha un PIL medio per abitante di 109,9. Nella classifica è decima dietro Irlanda (129,7), Lussemburgo (129,0), Finlandia, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito, Belgio, Francia (113,9), Germania (110,2).

Postato da: orsola a 15:58 | link | commenti
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