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Argomenti di febbraio
9 - Autobiografia del CEO Nissan; 14 - Bravura manageriale; 28 - Cioccolismo; 2 - Competenze, scaltrezza e competitività; 1 - Dollaro/yuan; 11 - Disinvoltura manageriale; 22 - Difesa dell'italiano; 16 - Emissione di CO2; 15 - Fine dell'idea di società; 8 - Governo dell'economia europea; 1 - Investimenti mondiali in R & D; 11 - Lavoratori vulnerabili; 23 - Lettori di quotidiani; 4 - Mistificazioni; 23 - 352 milioni di bambini lavoratori; 2 - Neurobiologia dei valori umani; 28 - Palesemente; 22 - Rallentamento del costo del lavoro; 8 - Rapporto FMI sui conti pubblici; 7 - Scolarizzazione debole; 18 - Surplus INAIL da competitività; 15 - Tendenze dell'occupazione mondiale; 18 - Troppo benessere; 17 - Vendite dei quotidiani.
Cioccolismo
Gli psichiatri riuniti la settimana scorsa per il decimo congresso della SOPSI - società italiana di psicopatologia hanno dedicato l'evento serale di venerdì a "Il cioccolato: dal piacere alla dipendenza". Sono stati introdotti e discussi due temi: "Il cioccolato: dai popoli del giaguaro alla neurobiologia molecolare" e "Da un'abitudine a una malattia?" in cui sono stati affrontati gli aspetti neurologici della dipendenza da cacao, il cioccolismo.
I cacao - dipendenti sono in crescita soprattutto tra le donne e gli adolescenti. Angela Iannitelli dell'Università La Sapienza di Roma ha illustrato i risultati di uno studio condotto su un campione di 350 studenti universitari dai 20 ai 28 anni. Il 63,87% di essi è risultato "cioccolista", abusa di cacao e ne è dipendente.
La ricercatrice ha spiegato che il cacao "contiene numerose sostanze biologicamente attive e simili ai cannabinoidi, che potenzialmente possono causare comportamenti anomali e sensazioni psicologiche vicine a quelle prodotte dalle sostanze d'abuso".
Il cioccolato funziona come un "riequilibratore dell'umore, dando un immediato effetto di benessere". Ma può succedere che il consumo occasionale possa trasformarsi in dipendenza. "Molti giovani, soprattutto se in condizioni di particolare stress, consumano cioccolato come una sorta di self - therapy; anche se inconsapevolmente, cioè, ricorrono al cacao proprio per riequilibrare un deficit biologico, come nel caso di un basso livello dei neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell'umore e che alcune sostanze contenute nel cioccolato riescono ad integrare".
Comportamenti di dipendenza, ha detto Icro Maremmani dell'Università di Pisa, sono quelli di "chi comincia a consumare cioccolato in segreto, sceglie di frequentare solo luoghi dove sia disponibile questo prodotto o addirittura arriva a selezionare il partner e gli amici sulla base del loro consumo di cioccolato per non sentirsi 'sotto accusa' ".
Nel ritmo frenetico della società moderna si è sempre più alla ricerca di sostanze non pericolose, facili da reperire e non illegali che riescano a dare momenti di piacere. "E' facile passare dal piacere e dall'abitudine alla malattia psichica".
Nestlè e San Valentino sono avvertiti.

La trincea
El Pais, 27 febbraio 2005.
Palesemente
Un'altra crisi istituzionale si è avuta in questo fine settimana secondo un ciclo ormai ripetitivo: affermazione - reazione - smentita. Questa volta il "premier" ha detto che l'attività normativa del suo governo è rallentata perchè è necessario che per entrare in vigore le leggi siano firmate e "le sirene della sinistra non siano ascoltate dal Presidente della Repubblica".
Nella battaglia dei comunicati stampa che ne è seguita è stato installato uno sbarramento di avverbi.
L'aggredito ha puntualizzato che "tutti i provvedimenti legislativi rinviati dal Capo dello Stato al parlamento sono stati sempre accompagnati da messaggi debitamente, convintamente, dettagliatamente motivati". Espressioni non equivoche di attenzione e riflessione.
Il premier ha precisato che le sue dichiarazioni "non hanno palesemente inteso mettere in dubbio la correttezza istituzionale delle decisioni" del Presidente della Repubblica.
L'avverbio, che in questo caso mira a ventilare la possibilità di gratuita incomprensione dell' "antagonista", è ambivalente e sembra preso pari pari dal repertorio lessicale di Totò. Il grande comico napoletano l'avrebbe pronunciato "palese - mente" e sottolineato con un gesto e una smorfia ammiccanti per facilitare la correttezza del significato reale da attribuire all'espressione, che avrebbe inserita in una frase incominciata con "a prescindere" e conclusa con "ma mi faccia il piacere".
Un filosofema da "Era lui sì, sì, era lei, no, no", avanspettacolo del 1932 o da "Siamo uomini o caporali?", film del 1953, in cui Totò avrebbe commentato la pretesa di capovolgere il valore di fatti chiari con un "Siamo uomini di mondo!".
352 milioni di bambini lavoratori
L'UNICEF-UK ha diffuso lunedì "End child exploitation. Child labour today", scritto da Mike Dottridge e Liz Stuart, terzo rapporto sul lavoro infantile nel mondo.
352 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni (uno su dodici dell'intera popolazione infantile mondiale) lavorano con orari che vanno da quattro a tredici ore al giorno in tutti i piccoli mille mestieri non qualificati, precari, degradanti, dell'assistenza alle persone e dell'accudimento familiare, nell'economia sommersa, nella prostituzione e nella guerra.
Il loro numero è passato dai 100 milioni del 1990 ai 120 del 1996, per impennarsi ai valori attuali.
Hanno meno di 14 anni:
- 2 milioni e mezzo sono presenti nei paesi ad economia industrializzata,
- 2 milioni e 400 mila nelle economie di transizione,
- 48 milioni nell'Africa subsahariana,
- 127 milioni e 300 mila in Asia e nell'area del Pacifico,
- 17 milioni e 400 mila in America Latina,
- 13 milioni e 400 mila in Medio Oriente e Nord Africa.
6 milioni sono schiavi. Nell'Asia meridionale i genitori vendono i loro figli come servi a vita in cambio di una somma modesta, che serve loro per pagare i debiti e affrontare per qualche tempo i problemi della sopravvivenza quotidiana.
2 milioni sono vittime del turismo sessuale e della pornografia.
Nelle guerre africane il 6% dei soldati sono bambini, come il 30% dei lavoranti agricoli in alcuni Stati degli USA.
140 milioni dei più vecchi lavoranoin situazioni rispettose degli standard internazionali.
Mancano dati precisi per il lavoro infantile nelle imprese che operano nell'economia sommersa.
E' un circolo vizioso: la miseria genera il lavoro infantile, che a sua volta perpetua la miseria dei bambini che vivono sotto la soglia della povertà. Si aggiungano le esplosioni demografiche, del numero dei componenti le famiglie, i pregiudizi nei confronti delle figlie femmine, le deficienze del sistema educativo, gli abusi dei sistemi manifatturieri, bisognosi di "mani piccole" e "dita agili" per certe lavorazioni, di lavoratori docili, che non scioperano, nè protestano, la mancanza di infrastrutture, il flagello dell'AIDS e delle altre malattie infettive.
In questo quadro di agghiacciante desolazione, dice il rapporto, va collocato il fenomano analizzato.
Esso non può essere risolto con prese di posizione, dichiarazioni d'intenti e leggi.
Con sano pragmatismo gli autori indicano certe situazioni in cui il lavoro infantile può essere accettato sotto condizione ed è indispensabile alla sopravvivenza dei bambini e dei loro nuclei familiari. La reazione troppo semplicistica può avere effetti perversi, come per esempio il licenziamento e la cacciata per la strada di decine di migliaia di bambini, sotto la pressione esterna.
Il rapporto ritiene che la via d'uscita stia nella progressiva creazione di un "ambiente protettore", che cominci con l'ampliare l'accesso all'educazione e sia collegato alla prevenzione e alla cura sanitaria e ad una più efficace lotta alla povertà.
Lettori dei quotidiani
Il giornale più letto in Italia è "La Gazzetta dello Sport". Secondo i dati Audipress, appena pubblicati, relativi ai periodi 22 marzo - 13 giugno e 20 settembre - 12 dicembre 2004, ha avuto 3 milioni e 359 mila lettori (il 15,7% donne).
Se a questi dati si sommano quelli del "Corriere dello Sport - Stadio", il quinto in graduatoria con 1 milione e 431 mila lettori (l'11,6% donne) e di "TuttoSport", il decimo con 804 mila lettori(il 12,6% donne), si ricava che più di un quarto degli italiani (il 26,1%), che leggono quotidiani, sono interessati ad argomenti sportivi.
Nella classifica il primo dei giornali generalisti è "La Repubblica", con 2 milioni e 916 mila lettori, seguito dal "Corriere della Sera", con 2 milioni e 899 mila lettori, e poi da "La Stampa", con 1 milione e 601 mila lettori.
Tra i 51 quotidiani esaminati quelli della stampa locale sono, come è naturale, molto distanti per posizione e numero di lettori dalla grande stampa nazionale. Così all'ultimo posto della graduatoria c'è la "Nuova Gazzetta di Modena/Carpi" con 98 mila fruitori, al penultimo "La Nuova Ferrara" con 107 mila e al terzultimo "La Nuova di Venezia e Mestre" con 113 mila.
Il totale dei lettori di quotidiani è di 20 milioni 534 mila (-0,6% sul 2003): 12 milioni e 450 mila sono uomini e 8 milioni e 84 mila donne.
I lettori settimanali sono di più: 24 milioni e 133 mila.
Le donne sono più degli uomini. 13 milioni e 791 mila rispetto a 10 milioni 341 mila.(cfr. "Vendite dei quotidiani", iriospark 17 febbraio 2005)
Rallentamento del costo del lavoro
Secondo l'ultimo bollettino Eurostat il costo orario complessivo del lavoro nella zona euro è aumentato del 2% in termini nominali nel terzo trimestre 2004 rispetto allo stesso periodo del 2003 e del 2,4% in tutta l'UE 25.
E' il più debole aumento dopo il 4% del 2001 e il 2,9% del primo trimestre 2003.
Compensa abbondantemente quello del 2,8% registrato per la zona euro e del 3,8% per l'UE 25 del primo trimestre 2004. Rafforza la tendenza media al rallentamento constatata dal 2001.
Tra gli Stati membri di cui si hanno i dati gli aumenti minori sono stati lo 0,9% della Germania, l'1,1% dell'Italia, l'1,2% del Lussemburgo, l'1,3% della Polonia e l'1,6% dell'Austria. Gli incrementi maggiori sono stati l'11,1% della Lettonia, il 10,4% della Cechia, il 9,4% della Slovenia, l'8,6% dell'Estonia e l'8,3% dell'Ungheria. Si viene così a realizzare la tendenza all'equiparazione del costo del lavoro tra i paesi nuovi aderenti all'UE e i Quindici.
Nell'industria l'aumento è stato ancora minore: l'1,8% nella zona euro e il 2,3% nell'UE 25, con un'escursione dallo 0,1% del Portogallo al 12,1% in Cechia.
Difesa dell'italiano
Ho manifestato posizioni che sono il frutto di lunghe analisi della situazione linguistica italiana ed europea condotte dall'Accademia della Crusca insieme con altri membri della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali, attiva da cinque anni. Questo organismo ha emanato quattro anni fa le "Raccomandazioni di Mannheim-Firenze".
Il nucleo forte della nostra riflessione sul tema è dato dal principio che tutte le lingue dei popoli europei sono un bene culturale fondamentale dell'intera Unione e che perciò occorre assolutamente una politica comunitaria delle lingue, per sottrarre la loro gestione al prepotere delle tre "nazioni forti".
La proposta proveniente dalla comunità scientifica, inascoltata dai politici di almeno due legislature, consiste nel suggerire (modestamente) agli esponenti italiani di farsi promotori di una politica comunitaria e di aggregare così intorno a sè il favore degli altri potenziali esclusi.
Da Francesco Sabatini, Presidente dell'Accademia della Crusca, "Salviamo le lingue dal prepotere dei tre grandi", Corriere della Sera, 22 febbraio 2005.
Troppo benessere
"American Mania. When more is not enaugh", W.W.Norton, New York, 2005, contiene una diagnosi e una psicoterapia per quel consumismo eccessivo, mania americana, appunto, che provoca "frequenti alterazioni della dopamina a causa di piacevoli frenesie di acquisto e possesso".
L'autore, Peter C. Whybrow, è il direttore del Neuropsychiatric Institute della UCLA - University of California e il presidente operativo del Department of Psychiatry della stessa università. Nel libro appena pubblicato combina acute riflessioni sulle origini della cultura americana della libera concorrenza nella economia di mercato, con indagini sui caratteri delle popolazioni immigrate e il loro ruolo nella costruzione dell'ambiziosa, irrequieta società.
Ricostruisce così l'approdo degli americani ai "valori del rischio e del miglioramento del benessere", ispiratori di comportamenti che possono generare prosperità, ma anche "mettere in pericolo il risultato di una prolungata, impegnativa attività e indebolire la salute delle comunità" con effetti negativi sulle generazioni future, quando diventano fini a se stessi e assumono forme maniacali di ricerca dei beni materiali.
"Gli americani... sono un autoselezionato gruppo di opportunisti che lavorano duramente con una insaziabile fame di successo personale".
Il libro ha obiettivi didattici, di avvio terapeutico. Con un'analisi scientifica, ricca di casi e di ritratti di personaggi, Whybrow valuta i problemi politici ed economici degli Stati Uniti, dalla ricerca del leader ideale agli alti riconoscimenti dei top manager, dalle bolle speculative alla qualità dei prodotti servizi e aiuta il lettore a cogliere l'importanza della pressione sociale e delle istanze sanitarie sulla vita di ognuno.
"La mania può essere curata", sostiene e propone
- un programma basato su quattro regole elementari per una migliore consapevolezza individuale (l'uso del tempo in modo saggio, l'impiego della tecnologia per sè e non viceversa, il mangiare in modo responsabile e in compagnia, il rispetto del proprio corpo) e
- un percorso di valorizzazione dei rapporti collettivi e di responsabilizzazione terapeutica per sviluppare la propria identità nella "social fellowship".
Il linguaggio dell'autore è brillante, come fin dai titoli le tre parti del suo libro indicano:
- "il carattere americano, la mania del benessere",
- "al massimo, il paradiso del benessere",
- "il più non basta, il benessere riconsiderato".
Gli aneddotti e i richiami storici sono attraenti. La qualità scientifica elevata. "American Mania" è un prodotto editoriale, realizzato per essere un successo di vendita. La campagna di comunicazione in atto (pubblicità e pr) impressiona. Il suo limite è quello di essere troppo proteso ad accattivarsi masse di audience, indicate dal marketing. Il suo editore, che pure ha il merito di un ampio catalogo di scienze psicologiche, non ha trovato di meglio che inserirlo nella collana di Sociologia.

The New Yorker, 16 febbraio 2005
Surplus INAIL da competitività
Il ministro del Welfare auspica "che il provvedimento sulla competitività sia approvato entro febbraio".
"Sono rimasti circa 500 milioni di euro dai 750 previsti inizialmente...E' un continuo assalto alla diligenza...Queste risorse residue confluiranno nel provvedimento sulla competitività".
Quanto ai fondi INAIL, il governo sta valutando "se e come utilizzare l'avanzo annuale accumulato" dall'istituto. Ogni anno, ha aggiunto il titolare del Welfare, il surplus è di circa 1,5 miliardi ma, "considerando lo stock depositato in Tesoreria a interessi zero, si arriva a 7 miliardi".
Maroni ha riferito che "ci sono proposte allo studio che potrebbero essere inserite nel decreto sulla competitività. In ogni caso si tratta di soldi delle imprese che andrebbero alla sicurezza del mondo del lavoro. Tra l'altro si pensa di premiare le imprese virtuose".
Da B.F., Nuovi ammortizzatori, Il Sole-24 Ore, 18 febbraio 2005
Vendite dei quotidiani
Il "Rapporto sull'industria dei quotidiani in Italia 2004" presentato ieri dall'Osservatorio tecnico per i quotidiani e le agenzie di informazione evidenzia una situazione delle vendite sostanzialmente stabile da tre anni, con una diffusione sotto i 6 milioni di copie, una "readership" del 41,5% degli italiani sopra i 14 anni (lettori di almeno un quotidiano al giorno) e il 20% (quasi 10 milioni) di persone, che non leggono mai il giornale.
Il Rapporto ha censito 206 quotidiani (22 le testate nuove rispetto al 2003, 20 quelle cessate), 159 agenzie contro le 147 dell'anno scorso (105 con frequenza quotidiana di distribuzione delle informazioni), 122 strutture di vendita della pubblicità contro le 111 del 2003 (28 con più di una testata quotidiana in portafoglio) e ancora 154 società editrici e 98 centri stampa.
Nella classifica della WAN - World Association of Newspapers "World Press Trend 2004" il nostro paese è al 31° posto su 60 considerati, con 158 copie vendute per 1000 abitanti. E' dietro la Malesia (167) e la Serbia-Montenegro (163), ma davanti alla Russia (155) e alla Croazia (138). Ben distante dall'Islanda (706), dalla Norvegia (684), dal Giappone (647) e dalla Svezia (590): i primi quattro della graduatoria.
Il 2004, segna per l'Italia, un netto progresso rispetto alle 118 copie del 2003. Si spiega con l'inserimento tra le copie diffuse, per la prima volta, di circa 2,1 milioni di copie giornaliere di quotidiani gratuiti che sino all'edizione dell'anno scorso del rilevamento erano omessi dal conteggio.
La serie storica della diffusione mostra invece che la vendita di carta stampata è stazionaria da circa dieci anni, da quando cioè, dopo che per tutti gli anni Ottanta il consumo di quotidiani era salito incessantemente sino a sfiorare i sette milioni di copie al giorno, tra il 1991 e il 1995 si registrò un calo diffusionale complessivo superiore al 12 %.
Due italiani su cinque considerano il quotidiano un'abitudine giornaliera, peraltro, più maschile che femminile: un uomo su due legge abitualmente il quotidiano e soltanto una donna su tre. Comunque le lettrici sono cresciute del 7% in un solo anno.
Indice di readership 2004
(lettori/giorno medio)
Area geografica | Popolazione | Lettori | % |
Nord - Ovest | 13.261.000 | 6.166.000 | 46,5% |
| Nord - Est | 9.459.000 | 5.122.000 | 54,1% |
| Centro | 9.658.000 | 4.332.000 | 44,9% |
| Sud | 11.733.000 | 3.190.000 | 27,2% |
| Isole | 5.609.000 | 1.848.000 | 32,9% |
| Capoluoghi | 14.685.000 | 6.858.000 | 46,7% |
| Non capoluoghi | 35.035.000 | 13.800.000 | 39,4% |
| 0 - 10.000 ab. | 16.252.000 | 6.668.000 | 41,0% |
| 10.000 - 30.000 ab. | 11.417.000 | 4.540.000 | 39,8% |
| 30.000 - 100.000 ab. | 10.478.000 | 4.090.000 | 39,0% |
| 100.000 - 250.000 ab. | 3.919.000 | 1.919.000 | 49,0% |
| oltre 250.000 ab. | 7.654.000 | 3.440.000 | 44,9% |
| Totale Italia | 49.720.000 | 20.658.250 | 41,5% |
Fonte: Audipress
Tutte le regioni del nord si collocano sopra la media nazionale, con punte in Liguria, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, unica regione d'Italia dove i lettori abituali dei quotidiani superano il 60%.
La situazione nel Centro Italia è quella che più riflette la media nazionale, con l'eccezione positiva della Toscana che ha percentuali di lettura del 52,3%.
Nel Sud le percentuali dei lettori abituali sono intorno al 30% o meno, con l'eccezione positiva della Sardegna (46,6%) e negativa della Campania (24,8%).
Emissioni di CO2
I primi 15 inquinatori al mondo. Dati 2002 in miliardi di tonnellate annue (Fonte: International Energy Outlook 2004, ONU).
| USA | 5.652 |
| Cina | 3.270 |
| UE-15 | 3.207 |
| Russia | 1.503 |
| Giappone | 1.207 |
| India | 1.016 |
| Germania | 838 |
| Canada | 532 |
| Regno Unito | 529 |
| Italia | 433 |
| Francia | 377 |
| Messico | 365 |
| Australia | 343 |
| Brasile | 309 |
| Indonesia | 303 |
Gli USA e l'Australia non hanno ratificato il protocollo di Kyoto.
La Germania, il Regno Unito, l'Italia, la Francia, gli altri paesi dell'UE e il Canada, si sono impegnati a ridurre le emissioni.
La Cina, il Giappone, l'Indonesia, il Messico e il Brasile non hanno obblighi di riduzione.
La Russia è a rischio di aumento.
Fine dell'idea di società
Da sempre i libri di Alain Touraine lasciano il segno nella trasformazione delle scienze sociali, per l'originalità dell'approccio, gli ampi riferimenti culturali, la scottante attualità delle questioni, la precisione del linguaggio.
Il libro appena pubblicato presso l'editore Fayard "Un nouveau paradigme. Pour comprendre le monde d'aujourd'hui" è il venticinquesimo del prolifico caposcuola della sociologia dell'azione, che si cura da sempre di dare forma teorica alle pratiche sociali in cui la figura centrale è il "soggetto", principio di lacerazione e di ricostruzione dell'esperienza moderna.
Il percorso da seguire per capire il mondo d'oggi è racchiuso nell'esortazione d'apertura: "Smettiamo di pensare socialmente i fatti sociali... Non parliamo più di noi in termini sociali" perchè "Viviamo la distruzione della società... cioè della visione sociale della vita sociale".
Con la globalizzazione siamo entrati nell'era della separazione tra l'economia e la società "separazione che ha in sè la distruzione dell'idea stessa di società". Questa scoppia quando "non c'è più interdipendenza nello stesso territorio tra le attività collettive: economiche, politiche, culturali, ecc.".
Nel vuoto creato da questa decomposizione sociale, l'individuo non è più in relazione con gli altri attraverso i grandi movimenti di ieri, che riunivano "persone saldate dalla volontà di costruire". La sola via d'uscita oggi è l'individualismo del "soggetto".
Dietro le rivolte dei nostri contemporanei Touraine individua la presenza d'una domanda degli esseri umani, che vogliono avere la capacità di "creare se stessi e vivere come individui". La loro rivendicazione è quella del "diritto di ogni individuo alla sua singolarità, a dare un senso alla sua esistenza".
Siamo entrati in questa nuova fase passando per quelle della politica e della Rivoluzione industriale.
La prima fase è stata quella di definizione "del disordine e dell'ordine, della pace e la guerra, del potere e lo Stato, del popolo e la rivoluzione".
Nella seconda fase il capitalismo si è emancipato dal potere politico e ha vinto "il paradigma economico e sociale". "Classi sociali e ricchezza, borghesia e proletariato, sindacato e scioperi, stratificazione e mobilità sociale, ineguaglianza e redistribuzione sono diventate le categorie più usuali di analisi".
Con la globalizzazione tutto ciò è finito. I grandi compromessi sociali degli anni 1930-1970, fissati su basi nazionali non resistono. Le categorie sociali sono distrutte.
Il nuovo paradigma sarà culturale. L'individualismo potrà forse essere portatore d'una libertà di creazione del "soggetto" e di una "nuova modernità", ma questo non dovrà essere manipolato "dal commercio e dai media".
La nuova libertà potrà essere conquistata attraverso la famiglia e la scuola. Le donne saranno più a loro agio in questa battaglia.
Visioni, pii desideri, provocazioni?
Molte intuizioni restano da dimostrare, ma altre pagine, come quelle della prima parte del libro "Quando parliamo di noi in termini sociali" lasciano incantati per la lucidità tourainiana della diagnosi. Colpiscono il capitolo sull' "Europa, uno Stato senza nazione" per la rappresentazione delle dinamiche in atto tra le forze sociali e il finale su "Una società di donne" sui valori nuovi che esse porteranno avanti.
Un libro discutibile, ma non trascurabile per capire i pericoli del populismo con la vittoria dei temi "morali" sui dati e sui fatti nella conquista del consenso.
Tendenze dell'occupazione mondiale
L'International Labour Organisation - ILO ha presentato al VII Meeting regionale europeo, che si sta svolgendo a Budapest da ieri il suo rapporto annuale sulle tendenze dell'occupazione nel mondo.
Nel rapporto è scritto che nel 2004 la disoccupazione nel mondo è diminuita dello 0,2%, dal 6,3% del 2003 al 6,1%, a fronte di una crescita dell'economia del 5%.
Nell'Unione Europea la disoccupazione si è ridotta nel 2004 dal 9,1% al 9%, nell'Europa centrale, orientale, Turchia e Israele dall'8,5% all'8,3%, in Islanda, Norvegia e Svizzera dal 4,2% al 4,1%.
Nel mondo i senza lavoro sono attualmente 184 milioni e 700 mila con una riduzione del loro numero di appena 500 mila rispetto all'anno scorso.
Per il 2005 la situazione non migliorerà, come mostrano le stime evidenziate dalla tabella successiva.
Fra le cause della stasi ci sono il fisco, la burocrazia, gli scarsi investimenti in risorse umane e le poche riforme strutturali.
Il rapporto sarà discusso oggi da molti ministri del Lavoro dell'UE e dell'Asia centrale. E' focalizzato sullo sviluppo dell'occupazione, ma considera anche i problemi della riduzione della povertà e del miglioramento delle condizioni di lavoro.
Aree | Disoccup.ne | Occupazione | Crescita prod.vità lavoro | Crescita forza lavoro | Crescita PIL | ||
1993 | 2003 | 1993 | 2003 | 1993 | 1993 | 1993 2003 | |
| Mondo | 5,6 | 6,2 | 63,3 | 62,5 | 1,0 | 1,8 | 3,5 |
| America Latina | 6,9 | 8,0 | 59,3 | 59,3 | 0,1 | 2,3 | 2,6 |
| Est Asia | 2,4 | 3,3 | 78,1 | 76,6 | 5,8 | 1,3 | 8,3 |
| Sud-Est Asia | 3,9 | 6,3 | 68,0 | 67,1 | 2,0 | 2,4 | 4,4 |
| Sud Asia | 4,8 | 4,8 | 57,0 | 57,0 | 3,3 | 2,3 | 5,5 |
| M. Oriente e Nord Africa | 12,1 | 12,2 | 45,4 | 46,4 | 0,1 | 3,3 | 3,5 |
| Economie in transizione | 6,3 | 9,2 | 58,8 | 53,5 | 2,3 | -0,1 | 0,2 |
| Paesi industrializzati | 8,0 | 6,8 | 55,4 | 56,1 | 1,4 | 0,8 | 2,5 |
Fonte: ILO
Bravura manageriale
Non si può che restare ammirati per la bravura del duo Marchionne - Montezemolo, arrivati alla testa della FIAT in condizioni drammatiche: tra il 2002 e il 2003 diminuzioni del giro d'affari per 11 miliardi di euro e dell'utile netto per quasi 1 miliardo e 300 milioni, un accordo di put con GM, basato su un valore contabile della sua partecipazione nel gruppo torinese, portata a fine 2002 da 2 miliardi e 400 milioni di dollari a 200 mila dollari, un indebitamento di 8 miliardi di euro, solo con le banche di oltre 3 miliardi e, soprattutto, un portafoglio prodotti e una posizione di mercato indebolita.
Intervistato da Salvatore Tropea di "La Repubblica", Luca Cordero di Montezemolo dice che Sergio Marchionne è stato "proprio bravo". "Ha portato a termine una partita difficile". "Tutti dicevano che la put option valeva zero e invece ci ha permesso di portare a casa quasi 2 miliardi di dollari". "Il primo dei tre grandi obiettivi che ci eravamo posti ... in aggiunta al pareggio dei conti nel 2004 e a una forte riorganizzazione aziendale in particolare nel settore dell'auto".
Sono parole di soddisfazione di chi incomincia a vedere la luce alla fine del tunnel, dopo una cura da cavallo, fatta di dismissioni, cambi di manager, semplificazione organizzativa, lancio dei primi nuovi prodotti.
Liberi dal patto con GM, che era stato stipulato nel 2000 rifiutando un'offerta DaimlerChrysler da 10 miliardi di euro per la sola FIAT Auto, potranno essere esplorate nuove opportunità di partnership.
Le voci di Borsa indicano già contatti in Europa e in Asia.
Quando questi rumori si concretizzeranno la FIAT rinforzerà la sua posizione di mercato e finanziaria.
Per gestire la dimensione, necessariamente globale, di una nuova azienda con fortissime alleanze, Marchionne e l'intero nuovo vertice hanno dimostrato di avere i numeri.
Non sarà un percorso facile quello da fare , come non lo è stato quello passato. Il gruppo dei nuovi top manager sarà chiamato certamente ad altre dure prove e le parole di Montezemolo le prefigurano.

La Repubblica, 10 gennaio 2005
Disinvoltura manageriale
"Sale and lease back", dietro l'espressione sofisticata, che non ti aspetteresti dagli amministratori di un Ce.Di. Puglia (un gigantesco deposito merci regionale) appartenente al Consorzio Nazionale Dettaglianti-Conad, si celerebbe "l'utilizzo spregiudicato degli schemi societari" a danno dei 1.600 lavoratori dipendenti, che hanno perduto l'impiego e i crediti privilegiati in un crac di 140 milioni di euro.
Conad è associata a Lega Coop, la cui presidenza, stando ai giornali di questa mattina, "conferma la propria stima e fiducia nei confronti degli amministratori indagati, che in questi anni hanno saputo assicurare un forte sviluppo del Consorzio, facendone uno dei protagonisti della moderna distribuzione commerciale ed avviandone un processo di espansione anche in aree del Mezzogiorno".
E questo è il punto. E' successo troppo spesso negli ultimi anni di venire a conoscenza di operazioni, condotte da dirigenti di cooperative o di società finanziarie, industriali, del commercio al dettaglio, appartenenti a Lega Coop, che sono state oggetto di indagini della Consob e delle procure della Repubblica, che hanno danneggiato, talvolta irrimediabilmente, i lavoratori, i soci, i prestatori. Operazioni ciniche di sviluppo del business aziendale - non sempre - e di vantaggio personale.
Siamo certamente lontani dai tempi di Massarenti e Prampolini e il cooperativismo integrale di Antonio Vergnanini, con la sua carica utopica, "morale", distintiva, non ebbe successo neppure all'epoca del suo riformismo. Sarebbe altrettanto irrealistico rimpiangere l'epoca dell'"identità cooperativa" e dei tentativi ingenui di dare vita al "terzo settore" dell'economia, coniugando solidarietà e cambiamento politico.
Viviamo in tempi di feroce competizione e di depenalizzazione del falso in bilancio.
Il problema delle direzioni Coop non può essere affrontato in termini moralistici e legali, ma in una logica di differenziazione degli scopi economici, di "mission" della loro esistenza.
La "competenza distintiva" di una Coop, che le dà forza di mercato e organizzativa, sta nella partecipazione, fatta meglio che nelle altre aziende, quelle non cooperative, che la praticano nel coinvolgimento dei dipendenti, dei clienti, dei fornitori e degli stakeholder, come sa chiunque conosca qualche cosa del mondo delle imprese.
La partecipazione cooperativa dovrebbe essere strutturale, articolata nella pratica del controllo sull'operato dei dirigenti d'azienda secondo la scala obiettivi - condotta - mezzi.
La scelta degli strumenti e dei comportamenti manageriali per il successo aziendale non è neutrale. Dovrebbe essere congruente con la "competenza distintiva" e, con la trasparenza, sanzionata dalle parti sociali della cooperativa.
Magari attenuando l'inamovibilità e le rendite da posizione indiscussa di qualche manager assoluto e disinvolto. La competitività richiede certamente rinnovamenti, ma per questi non basta un po' d'inglese di facciata.
Lavoratori vulnerabili
Il terzo "Rapporto sull'industria" della CISL calcola almeno in 500 mila i lavoratori a rischio di perdita del posto di lavoro: "vulnerabili", nel linguaggio della Confederazione.
A questa cifra la CISL è arrivata aggiungendo a 430.940 dipendenti dell'industria in cassa integrazione e mobilità quelli delle piccole e medie imprese privi di tutela.
Sono concentrati per la maggior parte nei settori metalmeccanico e tessile e in Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania.
Rispetto al 2004 il ricorso agli ammortizzatori sociali è cresciuto del 41,3%.
Le aziende in crisi sono 3.267. Sono aumentate del 38,8% quelle che hanno utilizzato negli ultimi tre anni la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, con un'impennata del 61,4% rispetto al 2004.
Gli autori del rapporto indicano che il 60% dei lavoratori in mobilità è tra i 50 e i 59 anni e ciò aumenta l'esplosività sociale della crisi industriale.
Autobiografia del CEO Nissan

Con giustificato orgoglio nazionalistico Le Monde, il più autorevole quotidiano francese, pubblica oggi in prima pagina la vignetta del disegnatore satirico Plantu a commento dei risultati record di Renault: utili netti per 3 miliardi e 550 milioni di euro (+ 43% in rapporto al 2003). Con un giro d'affari di 40 miliardi e 700 milioni e 5 milioni e 800 mila vetture vendute, il gruppo automobilistico è diventato il quarto costruttore mondiale.
Il 29 aprile prossimo l'attuale president directeur général, Louis Schweitzer, passerà il suo incarico a Carlos Ghosn, proveniente dall'interno dell'azienda, PDG della Nissan, artefice della sua trasformazione.
Ghosn, con la collaborazione del giornalista economico Philippe Ries, ha raccontato la storia di questo "rinnovamento storico" in un'autobiografia professionale, intitolata appunto "Shift.Inside Nissan's historic revival", Currency/Doubleday, 2004.
Il prossimo capo della Renault è un manager con un profilo ideale per l'industria automobilistica nella globalizzazione. Non a caso una prima versione di "Shift" fu pubblicata in Francia con il titolo "Citoyen du monde". E' nato in Brasile, ha studiato in Francia, ha avuto il primo incarico direttivo importante come chief executive di Nissan in Libano, dopo aver lavorato in Michelin.
Fu inviato in Giappone nel 1999 dopo l'accordo Nissan - Renault per risanare l'azienda che negli ultimi tre anni aveva manifestato una crisi irreversibile di profitti.
Nel libro spiega come si è conquistata la fiducia degli operatori giapponesi e ha potuto definire e realizzare in tre anni un piano condiviso di rinnovamento della Nissan, che ne ha rispettato l'identità produttiva.
Seguendo questo piano, Ghosn ha ridotto l'organico di 21 mila dipendenti, ha chiuso cinque stabilimenti, ha aumentato gli investimenti in ricerca e sviluppo, ha migliorato la comunicazione e le relazioni con le persone, ha liberato l'azienda dal suo tradizionale sistema di kieretsu che "imbrogliava la gestione finanziaria, umana e degli affari". "Non meno di 1400 aziende componevano questo kieretsu e pesavano sui costi di produzione".
Fra le anomalie del kieretsu Nissan Ghosn scoprì che "finanziava un concorrente diretto, Fuji Heavy Industries, che lavorava per Subaru".
Oggi Renault e Nissan realizzano il 70% dei loro acquisti in comune e fabbricano i loro veicoli d'ingresso (Clio e Micra) e di media gamma (Mégane e Almera) su piattaforme comuni.
Perchè lo smantellamento del kieretsu non provocasse panico le "persone vennero rassicurate a mantenere le relazioni con i clienti per vendere meglio, cioè più appropriatamente e meno casualmente". Fu rinnovata la gamma dei prodotti, migliorati i rapporti con gli azionisti, aumentate le attività di formazione e rivista l'organizzazione commerciale. "Raggiungemmo così il nostro obiettivo di 500 miliardi di yen". Scrive Ghosn.
Nissan iniziò il percorso che lo ha portato ad essere il primo produttore mondiale per redditività e il secondo per capitalizzazione di borsa, dopo Toyota.
"Shift" è una dettagliatissima autobiografia manageriale, una documentata storia di un successo aziendale, un esempio di trasparenza informativa che fa perdonare qualche punta autocelebrativa.
Governo dell'economia europea
E' in libreria il quinto rapporto dell'OFCE, l'Observatoire français des conjonctures économiques, su "Lo stato dell'Unione Europea 2005", a cura del presidente Jean - Paul Fitoussi e di Jacques Le Cacheux, con la partecipazione di altri sei economisti, edito da Fayard/Presses de Sciences Po, Paris, 2005.
Il libro ha in copertina, oltre il titolo del rapporto, le parole "Costituzione, allargamento, Turchia" e su questi temi sono focalizzati l'introduzione e i nove capitoli delle quattro parti in cui è strutturato, dedicate alle prospettive economiche, alle norme e istituzioni, alla coesione e all'allargamento, al sistema politico europeo. Vi è dimostrato che la Costituzione europea, in via di approvazione, è una fotografia della stato dell'Unione. Due anni di dibattito non sono serviti ad attenuare la sua quadruplice crisi, di fiducia, di crescita, di ineguaglianza e di unità.
Il rapporto analizza meticolosamente l'eurizzazione, la riforma senza crescita, i motivi della stagnazione e dell'indebitamento, i misfatti del liberismo, i costi della crisi, il ruolo delle politiche macroeconomiche, le necessità di coordinamento sociale e politico.
"La diagnosi è senza appello: la zona euro arretra, è il fanalino di coda dell'economia mondiale". "La legittimità delle istituzioni europee s'iscrive nel pensiero oggi dominante e non poggia sulla democrazia". "Con l'attuale progetto di Costituzione, sarà santificata la dottrina, il testo diventerà un progetto eterno che lasceremo alle future generazioni e non sarà emendabile". Scrivono i coordinatori già dalle prime pagine.
I motivi di preoccupazione sono trovati nella cristallizzazione del governo economico dell'Europa, nel rischio di "passare in eredità le nostre crisi e insieme l'incapacità di risolverle".
Per rimediare non basta attuare "politiche di riforme strutturali per flessibilizzare il mercato del lavoro e dimagrire il Welfare State". Queste sono scelte dei governi nazionali, spinti a strategie non cooperative, che sono più efficaci a breve ma impediscono di raggiungere obiettivi comuni. I governi sono ispirati dalla falsa credenza che "l'efficienza economica non potrà aumentare se non si accetta un più alto grado di ineguaglianza".
Per migliorare il funzionamento dell'UE è indispensabile realizzare al più presto
- una riforma del patto di stabilità, che nel calcolare il deficit di bilancio non consideri gli investimenti, perchè non siano percepiti come "costi negativi",
- una fissazione degli obiettivi d'inflazione dal Parlamento europeo,
- una politica comunitaria della concorrenza da parte del Consiglio d'Europa.
Si restituiranno così alle assise democratiche le decisioni politiche di Bruxelles.
Il ritorno alla democrazia si concretizzerà in un cambio delle regole di maggioranza e in un "governo europeo dell'economia", che "faccia il suo mestiere, che è quello di indicare il futuro", con un rinnovamento delle istituzioni, a cominciare dalle competenze del presidente della Banca centrale europea, del commissario alla Concorrenza e di quello agli Affari economici, passate ad altrettanti ministri.
Gli Europei e la Costituzione
Sondaggio Eurobarometro realizzato tra fine ottobre e novembre 2004 da TNS Opinions & Social/EOS Gallup Europe su 25.786 cittadini di più di 25 anni, intervistati in tutti i paesi dell'Unione.
Risposte in % alla domanda "Ha sentito parlare della Costituzione europea?"
No | Si, ma so troppo poco | Si e so di che si tratta | |
| Paesi Bassi | 22 | 59 | 19 |
| Slovacchia | 22 | 67 | 10 |
| Lussemburgo | 23 | 55 | 22 |
| Italia | 24 | 58 | 18 |
| Francia | 26 | 64 | 10 |
| Cechia | 26 | 67 | 7 |
| Austria | 28 | 61 | 11 |
| Malta | 28 | 60 | 12 |
| Finlandia | 29 | 67 | 4 |
| Belgio | 30 | 60 | 10 |
| Danimarca | 30 | 61 | 9 |
| Polonia | 32 | 61 | 8 |
| Slovenia | 31 | 61 | 8 |
| Germania | 33 | 57 | 11 |
| Spagna | 33 | 55 | 12 |
| Ungheria | 34 | 54 | 13 |
| Lituania | 34 | 59 | 7 |
| Portogallo | 39 | 50 | 11 |
| Svezia | 40 | 49 | 11 |
| Lettonia | 41 | 55 | 3 |
| Estonia | 43 | 50 | 7 |
| Irlanda | 45 | 46 | 10 |
| Grecia | 49 | 45 | 6 |
| Regno Unito | 50 | 44 | 6 |
| Cipro | 65 | 32 | 3 |
| UE 25 | 33 | 56 | 11 |
Rapporto FMI sui conti pubblici
Il board del Fondo monetario internazionale ha approvato ieri la bozza di rapporto sull'Italia, previsto dall'art.4 del FMI, già anticipato il 28.
Nel documento, frutto dell'ispezione sui conti pubblici italiani di novembre, si legge "L'aggiustamento fiscale individuato dalle autorità per il 2005 è troppo piccolo, particolarmente alla luce dei limitati progressi nel consolidamento fiscale degli ultimi anni. Inoltre è improbabile che sia raggiunto senza ulteriori azioni".
Il budget 2005 "si pone come obiettivo solo riduzioni modeste del deficit ... in parte a causa della decisione di adottare un taglio (delle tasse) sui redditi personali".
La previsione per il deficit/PIL 2005 si attesta, a politiche invariate, ad 'almeno' il 3,1%, previsione più elevata di quella del governo (2,7%) a causa di una stima di crescita (1,7%) inferiore a quella del governo (2,1%) e della mancata uscita dell'Anas dalla Pubblica amministrazione.
Il Fondo è critico con i tagli fiscali operati dal governo in quanto ostacolerebbero la riduzione del deficit. La Finanziaria 2005 avrebbe dovuto essere più efficace nella riduzione del disavanzo, con tagli di spesa più consistenti o rinviando la riforma fiscale. Secondo gli economisti di Washington, i tagli delle tasse effettuati, avranno scarso impatto sulla crescita perchè non sono sostenibili.
Per assicurare la sostenibilità fiscale, il FMI chiede all'Italia di abolire le una tantum e di raggiungere un piccolo surplus di bilancio entro il 2009.
Nel rapporto, c'è anche, alla luce della strutturale differenza tra deficit e fabbisogno (in media oltre l'1,5% dal 1999), la richiesta di migliorare la trasparenza sui conti pubblici e di monitorare le attività fuori dalla Pubblica amministrazione, in particolare quelle di Infrastrutture spa.
Il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco ha risposto: "L'impegno del governo è di stare sotto la soglia del 3% del deficit e faremo di tutto per starci". Riferendosi alle proiezioni del FMI, ha spiegato che alcune differenze di calcolo derivano da una diversa stima della crescita.
Scolarizzazione debole
Il 31,7% dei 7 milioni e 700 mila giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni si è fermato alla licenza media, la scuola dell'obbligo.
Quasi l'8% degli italiani di oltre 30 anni possiede una laurea.
Sono questi i principali risultati di una ricerca di Tuttoscuola, frutto di una elaborazione su dati ISTAT del censimento 2001.
Il record della bassa scolarizzazione va alla Sardegna con il 38,7% dei giovani sotto i 30 anni, che dopo la terza media non hanno proseguito gli studi e le province di Oristano (41,0%) e Nuoro (40,9%) in testa fra le province italiane.
L'Umbria (22,8%), il Lazio (25,9%) e l'Abruzzo (25,9%) sono le regioni che hanno i livelli di scolarità migliori e L'Aquila (22,1%), Terni (22,7%), Perugia (22,9%) e Roma (24,0%) sono le province messe meglio.
La maggiore presenza di laureati è nel Lazio (11,5%) con Roma in testa (13,4%), l'8,5% è in Calabria, l'8,4% in Campania, l'8,4% in Liguria, il 7,9% in Sicilia. Un record delle regioni centrali e meridionali.
Se si considerano invece i laureati al di sotto dei 30 anni la Liguria è la prima con il 9,5% e Bologna è la provincia che ha il 10,0% di laureati. La Calabria, la Campania e la Sicilia sono agli ultimi posti. Così come le quattro province siciliane di Palermo, Ragusa, Caltanissetta, Agrigento e le tre sarde di Cagliari, Nuoro, Oristano. Vi è laureato solo il 3-4% degli abitanti.
I ricercatori ipotizzano che diversi giovani siano emigrati dal centro-sud al nord, dopo la laurea, e che i fuori corso completeranno i loro studi, ma resta comunque il fatto che le province meridionali hanno un numero di persone con istruzione superiore molto inferiore alle esigenze del territorio.
L'elaborazione di Tuttoscuola conferma il permanere di una sottoscolarizzazione del nostro paese, che lo colloca fra i più deboli dell'UE per formazione di base.
Mistificazioni
La tesi del grande vecchio, del complotto planetario in cui la famiglia Bush e Bin Laden o il Papa e i comunisti si alleano per influenzare i capi di Stato, i media e l'opinione pubblica e così esercitare un potere assoluto, trova continuamente seguito tra i furbi e i creduloni.
Antoine Vitkine è un giornalista televisivo, da inchieste, che se n'è reso conto, realizzando due reportage: "L'11 settembre non è mai avvenuto" e "Il grande complotto", in cui ha analizzato le tesi e gli effetti dei best seller di Thierry Meyssant e di Eric Laurent sulla "vera" storia dell'attentato alle Torri gemelle, tradotti in 28 lingue.
Dal materiale documentario d'inchiesta raccolto è nato il saggio "Les nouveaux imposteurs", La Martinière, Paris, 2005.
I libri di Meyssant e di Laurent avevano attribuito quattro anni fa l'attentato terroristico di New York a un tentativo di putsch dei militari e ad un'azione patrocinata dalla famiglia Bush. Erano capitati nel mezzo di una diffusa ossessione americana e antiamericana, che portava a voler credere a un'insidia sionista o antisemita alla democrazia degli Stati Uniti o ad una loro minaccia fascista, fomentatrice di guerre per sostenere Israele e le multinazionali.
Vitkine ricostruisce i segnali di questa ossessione paranoica, fatta di sfiducia negli altri e di scotomizzazione della realtà, che si nutre di rivelazioni su complotti e imposture inventate di sana pianta ed è portata a dilatarle oltre le dimensioni indicate dalla fonte d'informazione originale.
Meyssant, per esempio, era riuscito a far credere a molti che nessun aereo si era abbattuto sul Pentagono la sera dell'attentato alle due Torri, perchè i suoi lettori ed epigoni davano per scontate - e in qualche modo avevano bisogno di credere - a complicità dello Stato maggiore americano con i terroristi.
La narrazione di "Les nouveaux imposteurs" è brillante, come è regola di ogni buon reportage che voglia conquistare vaste audience. Ricca di fatti attuali e aneddoti storici sulle mistificazioni.
Impressionano fra l'altro la citazione di un'opera scritta da un ignoto autore ottocentesco per dimostrare che Napoleone non era mai esistito e l'invenzione recente di una World Company che darebbe ordini al Papa, a Bush e alle organizzazioni degli industriali.
Un libro utilissimo per documentarsi sull'origine e sui meccanismi di costruzione delle false credenze e per imparare a smentirle con i dati e i fatti.

"Non può lasciare che il becchettio degli uccellini
continui a darle identità".
New Yorker Cartoon Book
Neurobiologia dei valori umani
Finora l'interesse delle neuroscienze era stato rivolto agli aspetti cognitivi del comportamento. La ricerca sulle basi molecolari e cellulari delle qualità sociali, delle capacità logiche e delle emozioni era considerata impraticabile per misurare dimensioni umane soggettive, specifiche e non riproducibili.
Il 24 scorso si è tenuto però a Parigi un incontro su "Neurobiologia dei valori umani", organizzato da Jean Pierre Changeux dell'Institut Pasteur e del Collège de France, da Wolf Singer del Max Planck Institut for Brain Research, da Antonio Damasio dell'University of Iowa e da Yves Christen della Fondation Ipsen. Scopo dell'incontro: misurare i progressi compiuti nella conoscenza dei legami tra processi neurofisiologici e dimensioni etiche, estetiche, emotive, di ragionamento, e individuare le questioni da approfondire in quest'ambito nei prossimi anni.
Lo strumento d'indagine che ha aperto nuovi orizzonti è la risonanza magnetica nucleare, che dà la possibilità di visualizzare l'insieme delle connessioni intracerebrali e su questa "mappa" constatare, analizzare e valutare quali regioni sono attivate.
L'attivazione può essere notata a partire dalle variazioni dei flussi sanguigni dai vasi del sistema nervoso centrale, che si dilatano per tre - quattro secondi dopo l'entrata in funzione della zona cerebrale che irrrigano.
Una scoperta scientifica importante, che ha forse eccitato un po' troppo i neurofisiologi presenti all'incontro di Parigi.
I più realisti hanno parlato dei benefici per la cura di un buon numero di malattie del sistema nervoso, derivanti dalla crescente conoscenza della rete dei neuroni e hanno auspicato una complementarietà di indagini tra neurobiologia, psicologia e filosofia.
Altri non hanno avuto dubbi sulla funzione dei meccanismi di convergenza delle informazioni cognitive ed emozionali nei lobi prefrontali della corteccia cerebrale. Fino ad affermare, come ha fatto Richard Davidson dell'University of Wisconsin che "la plasticità dei circuiti neuronali costituisce verosimilmente la base della variabilità delle reazioni emotive da un individuo all'altro e della nostra facoltà d'adattare le reazioni in funzione dell'esperienza".
Una pericolosa confusione tra hardware e software, per richiamarsi alle origini delle neuroscienze, che potrebbe portare a concezioni deterministiche, di predisposizioni biologiche ai sentimenti e ai comportamenti, scambiando l'effetto attività cerebrale con le cause dell'attivazione. Con buona soddisfazione di tutti quelli inclini alla discriminazione delle persone per le loro caratteristiche fisiche.
Competenze, scaltrezza e competitività
"Il provvedimento sulla competitività cambia involucro e nome. Si chiamerà per lo 'sviluppo economico, territoriale e settoriale' e verrà sottratto alla competenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano".
"Se ne occuperà personalmente il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco."
"La riunione dei ministri competenti è durata poco più di un'ora a Palazzo Chigi".
"Assente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, forse per non dover assistere in diretta al nuovo siluramento di Marzano.
Poco dopo la riunione, infatti, Siniscalco - su indicazione di Letta - comunica ai presenti che il provvedimento non si chiamerà più 'competitività'. Un modo scaltro per sottrarlo alle competenze di Marzano, che ancora ieri aveva dichiarato come - in virtù della legge e del Dpef - la materia competitività spettava a lui e che per questo erano pronti 500 milioni di euro con effetto leva da 3 miliardi di euro".
Da Roberto Bagnoli, Competitività, pieni poteri a Siniscalco, Corriere della Sera, 2 febbraio 2005.
Dollaro/yuan
"2 miliardi e 600 milioni di dollari è la somma che gli Stati Uniti devono procurarsi ogni giorno per arrivare alla fine del mese. Il mondo vive ormai con la paura che un giorno questo debito non troverà più prestatori."
Cina e Giappone hanno interesse a preservare a qualsiasi prezzo la crescita americana.
La ripresa del Giappone punta quasi tutta la sua riuscita sulle esportazioni.
"Ma la situazione cinese è più influente. La Cina cerca di gestire il suo sviluppo senza essere sconvolta dal surriscaldamento dell'economia e dell'inflazione, ma deve creare 20 milioni di posti di lavoro all'anno per assorbire la mano d'opera disponibile e contenere il rischio di un'esplosione sociale. Per il momento raggiunge appena la metà di questo obiettivo.
Sbocco principale (la Cina ha scambi meno squilibrati con l'Europa e deficitari con la maggior parte dei suoi vicini asiatici), l'America deve essere tenuta a galla ad ogni costo. E la Bank of China deve continuare a prendere dollari (ne ha già accumulati circa...600 miliardi) per conservare la parità dello yuan e perciò la competitività dell'Impero di mezzo".
"La Cina non può continuare così. Presto l'America non potrà più alimentare l'enorme bisogno di crescita di cui l'economia cinese si deve nutrire.
Un banchiere inglese fa un esempio caricaturale: negli Stati Uniti ci sono ancora 18 milioni di lavoratori nell'industria. Se venissero 'delocalizzati' in Cina con una produttività inferiore alla metà, la Cina avrebbe creato 36 milioni di posti di lavoro - meno di due anni d'aumento della sua popolazione attiva".
Da Thierry Arnaud, Fin dove il deficit americano?, La Tribune, 1 febbraio 2005
Investimenti mondiali in R&D
Secondo l'ultimo rapporto dell'OECD sulle "Prospettive della scienza, della tecnologia e dell'industria", pubblicato il 23 dicembre 2004, gli investimenti mondiali in ricerca e sviluppo che tra il 1994 e il 2001 erano cresciuti con un tasso medio annuale del 4,6%, sono aumentati di meno dell'1% tra il 2001 e il 2002. Il che ha comportato una riduzione della loro percentuale sul PIL dal 2,28% al 2,26%.
Le cause del rallentato sviluppo stanno nel peggioramento della situazione economica USA e nella ristrutturazione delle economie di molti paesi dell'Europa orientale, che hanno influito più dei lievi aumenti dell'UE-25 e del Giappone e di quello, ben più consistente della regione Asia-Pacifico.
La somma degli investimenti della Cina, della Russia e di Israele ha costituito il 15% di quella di tutti i paesi dell'OECD, contro il 6,4% del 1995.
L'andamento degli investimenti in R&D in % del PIL, nel periodo 1995-2002 è riassunto nella tabella seguente.
1995 | 2000 | 2001 | 2002 | |
| Giappone | 2,69 | 2,99 | 3,07 | 3,12 |
| USA | 2,51 | 2,72 | 2,74 | 2,67 |
| OECD | 2,09 | 2,24 | 2,28 | 2,26 |
| UE 25 | 1,72 | 1,80 | 1,83 | 1,83 |
Nell'Europa i governi della Germania, della Danimarca, della Norvegia e dei Paesi Bassi hanno creato fondi speciali per finanziare la ricerca nei settori prioritari dell'ICT, delle biotecnologie e delle nanotecnologie. In Danimarca, Giappone e Slovacchia le università sono state trasformate in istituzioni private o paraprivate per rinforzare la loro capacità d'innovazione e cooperare senza vincoli con l'industria.
Modifiche legislative sono state fatte in Danimarca, Norvegia e Lussemburgo per il trasferimento e lo scambio di tecnologie coll'industria, per attività di ricerca in partnership e programmi di mobilità per ricercatori e studenti.
Intensità media degli investimenti in R&D
delle aziende e densità dell'innovazione nell'industria e nei servizi
%aziende innovatrici 1998-2000
% del PIL 1995-2000
% aziende innovatrici 1998-2000

% del PIL 1995-2000

"Fusillo, pazzo bastardo! Come stai?"
New Yorker Cartoon Boook