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BUON ANNO 2005
Nuovi spunti di discussione
saranno proposti il 10 gennaio
Commenti, messaggi e forum continuano
100.000 persone
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iriospark
Epocale
La parola riempie la bocca dell'oratore e gonfia il testo giornalistico. Succede a mondiale, mitico, straordinario, incredibile, fra i parassiti lessicali che hanno condizionato nell'ultimo quarto di secolo il nostro consenso.
Epocale è l'aggettivo che qualifica la decisione governativa e la fine del Maurizio Costanzo Show, il passaggio di proprietà dell'azienda e l'apertura del nuovo ipermercato, le variazioni della competitività e il rapporto euro-dollaro.
Fa venire in mente la vecchissima tiritera di Heather Parisi: "della cicala ci cale, ci cale, della formica non ci cale mica" e tra la preoccupazione e il disinteresse di quella canzonetta sembra collocarsi a metà, affermando compromissoriamente che "poco cale".
Suggerimento che potrebbe essere accolto, seguendo la voce "epocale poco vale" se il governo fosse fidabile e competente, il talk show un vero confronto di opinioni, senza urla e applausi del pubblico, il passaggio di proprietà libero da tutele economiche estranee, eccetera.
Forse un'attesa troppo ingenua perfino per la vigilia di Natale.

Più persone "inattive" meno disoccupati
"Se si considerano i fattori che stanno a monte della caduta della disoccupazione, si fa strada più di un elemento di preoccupazione. Il tasso di attività è in diminuzione".
"La disoccupazione diminuisce anche (e forse soprattutto) perchè ci sono persone che hanno abbandonato la ricerca del lavoro, ancor prima di averlo trovato".
"I motivi possono essere diversi. Uno di questi sta nel cosiddetto effetto di 'scoraggiamento'. Giovani, ma soprattutto donne, e soprattutto nel Mezzogiorno, smettono di cercare lavoro, quando si accorgono che, nonostante una lunga ricerca, i loro tentativi vanno regolarmente a vuoto. Si 'scoraggiano', benappunto; smettono di cercare, , si ritirano dal mercato del lavoro e rientrano nella popolazione cosiddetta 'inattiva'. Un secondo possibile motivo sta nel fatto che un certo numero di queste persone che si dichiarano inattive, di fatto sono invece attive. Hanno sì trovato un lavoro, ma nell'economia sommersa e si guardano bene, naturalmente, dal dichiararlo. Sono inattive nelle statistiche, ma di fatto lavorano.
Se è così, l'economia sommersa sembra essere la sola a garantire lavoro aggiuntivo". (Cfr. iriospark, "Disoccupati di lunga durata nell'UE", 14 dicembre 2004)
Da Carlo Dell'Aringa, " Ma il mercato è stretto", Il Sole 24-Ore, 21 dicembre 2004.
Doppio deficit USA
L'anno fiscale 2004 della prima economia mondiale si chiude con un deficit pubblico di 413 miliardi di dollari e un saldo negativo della bilancia dei conti correnti pari al 5,3% del PIL, con un ulteriore aumento del già pesante 4,9% del 2003.
Il doppio deficit si è prodotto per la crescita delle spese militari, incrementate del 13,2%, la riduzione dell'imposizione fiscale, l'importazione di un sempre maggiore numero di beni e servizi.
Il debito pubblico ha raggiunto il 62,4% del PIL, una cifra che si riduce alla metà se solo si considera quanto è dovuto all'estero.
Una cifra che è aumentata a passi da gigante durante il primo mandato di Bush, precipitando dai 236 miliardi e 400 milioni di attivo del 2000.
Andamento dei conti pubblici USA
|
Anni(1) |
Miliardi di dollari |
% del PIL |
|
1998 |
69,2 |
0,8 |
|
1999 |
125,6 |
1,4 |
|
2000 |
236,4 |
2,4 |
|
2001 |
127,4 |
1,3 |
|
2002 |
-157,8 |
-1,5 |
|
2003 |
-375,3 |
-3,5 |
|
2004 |
-413,0 |
-3,6 |
|
2005 |
-348,0 |
-3,1 |
(1) Negli USA l'anno fiscale si chiude a settembre.
Fonte: Presidenza del Congresso
La Federal Reserve prevede che nel 2005 ci sarà una lieve riduzione del debito se potrà continuare, da un lato, la svalutazione del dollaro in confronto alle altre monete e a questa connessa, dall'altro, la crescita del PIL, che nel terzo trimestre è stata del 3,9%, superiore di due decimi alle attese e di sei decimi a quella del secondo trimestre di quest'anno.
R&D nella grande industria
Nel 2003 le 500 maggiori aziende europee hanno investito in ricerca e sviluppo 100 miliardi e 800 milioni di euro, quelle extraeuropee 195 miliardi di euro. Le prime hanno ridotto del 2% i loro investimenti rispetto all'anno precedente. Le seconde li hanno aumentati del 4%.
Lo dice la "Monitoring industrial research: the 2004 EU industrial R&D investment scoreboard", pubblicata dalla Commissione Europea (cfr. iriospark, "Innovazione in Europa", 10 dicembre 2004).
La riduzione delle aziende europee è stata percentualmente superiore al -0,6% complessivo del loro giro d'affari, cresciuto invece del 6,8% negli altri paesi, con punte dell'11,2% negli USA e del più contenuto 2% in Giappone.
Le prime 10 aziende europee sono state
|
Azienda |
Settore |
Paese |
Investimenti €mlni | |
| 1 | Daimler Chrysler |
Autoveicoli |
Germania |
5.571 |
| 2 | Siemens |
Elettronica |
Germania |
5.511 |
| 3 | Volkswagen |
Autoveicoli |
Germania |
4.140 |
| 4 | Nokia |
ICT |
Finlandia |
3.978 |
| 5 | Glaxo SmithKline |
Farmaceutica |
Regno Unito |
3.951 |
| 6 | Ericsson |
ICT |
Svezia |
3.229 |
| 7 | Aventis |
Farmaceutica |
Francia |
2.924 |
| 8 | AstraZeneca |
Farmaceutica |
Regno Unito |
2.736 |
| 9 | Bosch |
Autoveicoli |
Germania |
2.650 |
| 10 | Philips |
Elettronica |
Paesi Bassi |
2.617 |
|
Azienda |
Settore |
Paese |
Investimenti €mlni | |
| 1 | Ford | Autoveicoli | USA |
5.946 |
| 2 | Pfizer | Farmaceutica | USA |
5.654 |
| 3 | Toyota | Autoveicoli | Giappone |
4.945 |
| 4 | GM | Autoveicoli | USA |
4.519 |
| 5 | Matsushita | Elettronica | Giappone |
4.285 |
| 6 | IBM | ICT | USA |
4.011 |
| 7 | Johnson& Johnson |
Farmaceutica | USA |
3.714 |
| 8 | Microsoft | ICT | USA |
3.694 |
| 9 | Intel | ICT | USA |
3.457 |
| 10 | Sony | Elettronica | Giappone |
3.278 |

Devi proprio cominciare ogni frase dicendo
"è il comandante che vi parla?".
The New Yorker, 7 dicembre 2004
Comprare a buon prezzo
"Geiz ist geil!" (tirchio è fico) è forse lo slogan più noto e discusso degli ultimi tempi in Germania.
Creato due anni fa dall'agenzia pubblicitaria Jung von Matt, che l'ha proposta alla catena di grandi magazzini di elettronica Saturn, rispecchia ormai un sentimento comune e un modo d'acquisto, quello di chi cerca sistematicamente l'offerta migliore per ogni prodotto. La trovata pubblicitaria ha avuto l'effetto di una bomba. Ma all'agenzia dicono che in fondo si sono limitati a descrivere in maniera un po' brutale uno stile di vita diffuso: i tedeschi continuano a ridurre i consumi e a premiare chi permette loro di spendere il meno possibile.
Lo storico Paul Nolte osserva che nello slogan "tirchio" voleva dire risparmiatore e attento ai prezzi.
Di questo atteggiamento hanno approfittato soprattutto i Discount alimentari, i Grandi Magazzini di abbigliamento e le Compagnie aeree low cost.
Il settimanale Der Spiegel, nel numero in edicola, osserva che tutta l'economia del paese ne ha pagato le conseguenze. Si continuano a perdere posti di lavoro. Perciò rende lo slogan della Saturn con "Tirchio rende povero".
Da Der Spiegel, 13 dicembre 2004.
Benessere in Europa
La Fondazione di Dublino per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro ha condotto un'indagine nei paesi dell'UE a 25 e in Bulgaria, Romania e Turchia per conoscere la percezione degli abitanti sul loro benessere.
La ricerca è stata realizzata nell'estate 2003 su un campione rappresentativo di 1.000 persone.
Il rapporto conclusivo è stato diffuso ieri.
Alla domanda "Tutto considerato quanto è soddisfatto attualmente della qualità della sua vita?", le risposte dei cittadini dei 28 paesi considerati, lungo una scala da 1 (molto insoddisfatto) a 10 (molto soddisfatto), hanno mostrato che i Danesi, con una media di 8,4 ,sono i più soddisfatti e i Bulgari, con 4,4, sono i più insoddisfatti.
Soddisfazione per la qualità della vita in Europa
Verde - UE a 15; Marrone - NUMS-Nuovi entrati; Azzurro - CC3 - Aspiranti all'ingresso nell'Unione
Come mostra la figura, le percezioni degli Europei si distribuiscono così:
| 1 | Danimarca | 8,4 | 15 | Slovenia | 7,0 |
| 2 | Finlandia | 8,1 | 16 | Francia | 6,9 |
| 3 | Svezia | 7,8 | 17 | Grecia | 6,8 |
| 4 | Lussemburgo | 7,8 | 18 | Cechia | 6,5 |
| 5 | Austria | 7,8 | 19 | Polonia | 6,2 |
| 6 | Belgio | 7,7 | 20 | Romania | 6,2 |
| 7 | Irlanda | 7,7 | 21 | Portogallo | 6,0 |
| 8 | Spagna | 7,5 | 22 | Estonia | 5,9 |
| 9 | Paesi Bassi | 7,5 | 23 | Ungheria | 5,9 |
| 10 | Regno Unito | 7,3 | 24 | Slovacchia | 5,7 |
| 11 | Malta | 7,3 | 25 | Turchia | 5,6 |
| 12 | Italia | 7,2 | 26 | Lettonia | 5,5 |
| 13 | Germania | 7,2 | 27 | Lituania | 5,4 |
| 14 | Cipro | 7,2 | 28 | Bulgaria | 4,4 |
Ore lavorate in Europa
Media degli orari settimanali effettivi nel primo trimestre 2004.
| 1 | Paesi Bassi | 31.6 | 16 | Cipro | 38,8 |
| 2 | Norvegia | 34,8 | 17 | Portogallo | 38,8 |
| 3 | Regno Unito | 35,2 | 18 | Italia | 39,0 |
| 4 | Danimarca | 35,4 | 19 | Estonia | 39,3 |
| 5 | Svezia | 35,6 | 20 | Malta | 39,7 |
| 6 | Irlanda | 36,7 | 21 | Austria | 40,0 |
| 7 | Francia | 37,0 | 22 | Slovenia | 40,3 |
| 8 | Belgio | 37,1 | 23 | Polonia | 40,4 |
| 9 | Germania | 37,1 | 24 | Slovacchia | 40,6 |
| 10 | Finlandia | 37,1 | 25 | Bulgaria | 40,6 |
| 11 | Svizzera | 37,3 | 26 | Ungheria | 40,8 |
| 12 | Lituania | 37,5 | 27 | Lettonia | 41,6 |
| 13 | Lussemburgo | 37,9 | 28 | Grecia | 41,8 |
| 14 | Romania | 38,2 | 29 | Cechia | 42,1 |
| 15 | Spagna | 38,4 | 30 | Islanda | 43,0 |
U.E.25: 37,7 (Uomini 40,7 e Donne 38,7)
Fonte: Eurostat
La media europea è aumentata di 0,4 rispetto al 37,3 del primo trimestre 2003.
Le differenze tra paesi si giustifica anche con il peso del part-time (cfr. iriospark, "Part-timer europei", 2 novembre 2004).
Le persone con impiego a tempo pieno lavorano in media 39,4 ore (Uomini 42 e Donne 38,8).
Disoccupati di lunga durata nell'UE
Disoccupazione da almeno 12 mesi in % su quella totale nel secondo trimestre 2004
| 1 | Slovacchia |
63,9 |
13 | Lettonia |
44,6 |
| 2 | Italia |
57,7 |
14 | Portogallo |
43,2 |
| 3 | Grecia |
56,5 |
15 | Francia |
41,0 |
| 4 | Polonia |
53,7 |
16 | Irlanda |
34,3 |
| 5 | Lituania |
53,3 |
17 | Spagna |
33,4 |
| 6 | Slovenia |
53,1 |
18 | Paesi Bassi |
32,5 |
| 7 | Estonia |
52,4 |
19 | Cipro |
28,0 |
| 8 | Cechia |
51,0 |
20 | Austria |
27,3 |
| 9 | Malta |
50,9 |
21 | Lussemburgo |
24,9 |
| 10 | Germania |
50,0 |
22 | Danimarca |
22,6 |
| 11 | Belgio |
49,6 |
23 | Regno Unito |
21,4 |
| 12 | Ungheria |
45,0 |
24 | Finlandia |
21,1 |
| 25 | Svezia |
17,8 | |||
|
U.E.25: 44,7 |
|||||
Grande distribuzione/2
Lo spunto del 19 novembre ha suscitato moltissimi commenti ed e-mail sulla globalizzazione del settore, lo sviluppo dell'imprenditoria e della dirigenza, i formati e il servizio alla clientela.
1. La forza della grande distribuzione alimentare italiana sono le centrali d'acquisto. Interfacciano fornitori deboli, che indeboliscono maggiormente facendo leva sulla catena volumi-prezzi-termini di pagamento.
La redditività è assicurata dal ricarico e dallo spread incasso-pagamento. Il marketing d'acquisto e il trade marketing non si sono mai sviluppati. C'è un solo caso italiano di gestione proattiva degli assortimenti e di innovazione dei formati. Negli ultimi tempi si va diffondendo altrove un pessimo uso del labelling.
Lo sviluppo delle reti di vendita non poteva che essere limitato, localistico, con un taglio massimo di un paio di miliardi di giro d'affari per insegna. Il poco marketing d'acquisto e trade marketing, che sono stati attivati, sono avvenuti per traino di quello dei produttori e assicurandosi la fidelizzazione dei consumatori attraverso esclusiva presenza, appartenenza e convenienza.
Manca qualsiasi condizione per reggere in un mercato globalizzato.
2. Dopo i geniali imprenditori degli inizi del secolo scorso, che erano stati capaci di tradurre in modelli italiani le novità dei grandi magazzini e di quelli a prezzo unico americani, francesi e tedeschi, la grande distribuzione alimentare, diffusasi negli anni '70, ad eccezione di Esselunga, non è mai stata capace di raggiungere il livello delle aziende francesi, che continua a imitare.
Imprenditori e dirigenti della superstiste grande distribuzione italiana si sono formati con esperienze di retroguardia rispetto alle altre aziende del dettaglio europeo.
Ancora oggi si investe in formazione poco più dell'1 per mille dei 60 miliardi di vendite del settore e i 2/3 di essa se ne vanno in addestramento tecnico.
3. La rigidità delle "grande surface", improvvisate iperdiscount, non lascia molto spazio d'azione. Ha bisogno di pagarsi investimenti e costi di gestione elevati e non lascia margine che sulla scarsità del servizio o della qualità.
Wal Mart può vincere facilmente perchè, invece, a Natale non fa promozione prezzi. Vende merci della più alta qualità con il migliore personale al più basso prezzo del mercato.
Ha l'80% della sua presenza, solidissima, negli USA e si dimostra abilissima nel trasformarsi ed egemonizzare gli altri mercati, pur conservando la sua identità e la sua strategia mondiale.
Sta trasformando i suoi "mall" da centri commerciali e di intrattenimento in strutture architettonicamente pregevoli e valorizzatrici dell'ambiente circostante.
Seleziona e forma il suo personale con un'efficacia superiore a quella di qualunque azienda europea del commercio o dei servizi.
Per le aziende italiane sarà dura reggere al suo arrivo senza un grandissimo salto di qualità. Non ci saranno barriere corporative d'ingresso sufficienti.
Globalizzazione sindacale
La CISL, la Confederazione internazionale dei sindacati liberi, ha tenuto la settimana scorsa a Miyazaki in Giappone il suo XVIII° Congresso mondiale.
La CISL, che ha 148 milioni di iscritti, ha deciso di avviare il processo di unificazione con la CMT, la Confederazione mondiale del lavoro, che organizza altri 26 milioni di aderenti. (Cfr. iriospark, "Globalizzazione dei diritti sindacali", 25 giugno e "Prospettive del sindacato mondiale", 12 luglio 2004). Detto in maniera approssimativa , si uniranno sindacati d'ispirazione socialdemocratica e democristiana.
L'unificazione sarà sancita da un congresso comune delle due organizzazioni, fissato per ottobre 2005, che darà vita a una nuova Confederazione nel 2006.
Obiettivo dell'unificazione è di "cambiare la globalizzazione", globalizzando la solidarietà dei lavoratori.
Sarà perciò avviata un'attività comune per difendere "i principi e i valori" del movimento sindacale "sottoposti a continui attacchi", dovuti "all'incapacità di assicurare una regolamentazione sociale dei mercati mondiali" per "mancanza di volontà dei dirigenti politici" e " orientamento di molti imprenditori ad approfittare del deficit sociale mondiale".
Questa attività comune si concretizzerà nell'"essere una sola voce nei confronti del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale e dell'Organizzazione mondiale del commercio" e nel fare pressione sull'Organizzazione internazionale del lavoro per porre fine "a cinquanta anni in cui le multinazionali e i cattivi governi hanno tratto vantaggio" dalle divisioni sindacali.
I temi in agenda vanno dal dumping sociale al ricatto occupazionale, alle delocalizzazioni, alle zone franche d'esportazione, alla competitività senza regole, alla rappresentanza centrale e locale, ai diritti individuali in azienda.
I toni altermondialisti e terzomondisti, come è ovvio, tenuto conto dell'occasione, sono stati frequenti.
L'unificazione semplificherà il panorama delle rappresentanze dei lavoratori e faciliterà le relazioni sindacali delle multinazionali rispettose dei diritti dei propri dipendenti.
Crescita dell'economia mondiale
La Banca Mondiale considera il 2004 l'anno migliore dell'ultimo trentennio per l'economia mondiale. Una "crescita impressionante" superiore al 4%.
Crescita annuale del PIL, in percentuale
L'Europa orientale e il Medio Oriente hanno avuto un buon miglioramento. Nelle due regioni però alcuni paesi non hanno saputo cogliere l'onda della ripresa.
La media dell'incremento del PIL dei paesi in via di sviluppo è stata del 6,1%, trainato dell'8,8% della Cina e dal 6% dell'India. In Asia solo la Cambogia, il Laos e la Nuova Guinea sono rimaste ferme.
Il Sud-Est asiatico cresce molto rapidamente, l'Asia del Sud si sviluppa con un ritmo appena minore, l'Asia centrale comincia ad uscire dalle difficoltà della transizione postcomunista.
La Banca Mondiale prevede che a questo ritmo l'enorme povertà del continente sarà quasi certamente sradicata entro il 2015.
Più contenuto lo sviluppo dell'Africa, che interessa prevalentemente il Nord e solo otto paesi dell'area subsahariana.
Innovazione in Europa
Nel Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 i governi dei paesi dell'UE fissarono come obiettivo strategico per il decennio successivo la costituzione della "più competitiva e dinamica economia della conoscenza del mondo per assicurare uno sviluppo sostenibile, maggiori e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale".
Perciò la Commissione Europea ha predisposto lo European Innovation Scoreboard (EIS), quadro di valutazione dell'innovazione, strumento di verifica annuale della strategia di Lisbona. EIS è centrato sull'innovazione hi-tech e fornisce gli indicatori necessari a rilevare il progresso dell'Unione in questo campo, evidenziando i punti di forza e di debolezza degli Stati membri.
Si basa sui dati della European Community Innovation Survey (CIS), ricerca obbligatoria dal settembre 2004.
L'innovazione vi è definita come "rinnovamento e ampliamento della gamma di prodotti e servizi e dei relativi mercati; nuovi metodi di produzione, fornitura e distribuzione; introduzione di cambiamenti nel management, nell'organizzazione del lavoro, nelle condizioni di lavoro e nelle competenze professionali".
La valutazione EIS comprende venti indicatori principali, che sintetizzano i più importanti fattori propulsivi dell'innovazione. I dati sono ricavati principalmente da Eurostat.
Gli indicatori sono individuati tra
- risorse umane (laureati in scienze e ingegneria, addetti alla formazione hi-tech, coinvolti nella formazione permanente, occupati nell'industria hi-tech, occupati nei servizi hi-tech),
- creazione di conoscenza (spesa pubblica e spesa privata per ricerca e sviluppo, produzione, miglioramento e acquisizione di brevetti hi-tech, utilizzazione e accesso domestico a Internet),
- diffusione e applicazione di conoscenza (innnovazioni hi-tech realizzate all'interno, in cooperazione, spesa per innovazione, innovazione non hi-tech),
- innovazioni finanziarie, produttive, di mercato (venture capital, prodotti innovativi, processi produttivi, Internet, spesa in ICT, valore aggiunto dall' hi-tech all'industria),
- indicatori macroeconomici (produttività oraria, tasso di occupazione, confronto con l'Europa).
Quest'anno, a differenza del 2003, è stato elaborato un solo indice sintetico, il Summary Innovation Index (SII), basato su un numero di indicatori che varia, a seconda dei paesi, da dodici a venti.
Il SSI è espresso con un valore tra 0 e 1 e considera oltre ai 25 Stati dell'UE, gli USA, il Giappone, l'Islanda, la Norvegia, la Svizzera, la Bulgaria, la Romania e la Turchia.
Indice sintetico di innovazione 2004
| Turchia |
0,05 |
| Polonia |
0,14 |
| Romania |
0,15 |
| Cipro |
0,17 |
| Lettonia |
0,18 |
| Grecia |
0,20 |
| Slovacchia |
0,24 |
| Malta |
0,25 |
| Ungheria |
0,25 |
| Lituania |
0,26 |
| Cechia |
0,27 |
| Bulgaria |
0,28 |
| Lusemburgo |
0,29 |
| Portogallo |
0,30 |
| Spagna |
0,30 |
| Italia |
0,31 |
| Slovenia |
0,32 |
| Estonia |
0,34 |
| Austria |
0,39 |
| Norvegia |
0,40 |
| Irlanda |
0,44 |
| Paesi Bassi |
0,45 |
| Francia |
0,46 |
| Belgio |
0,47 |
| Regno Unito |
0,49 |
| Islanda |
0,54 |
| Danimarca |
0,54 |
| Germania |
0,56 |
| Svizzera |
0,68 |
| USA |
0,70 |
| Finlandia |
0,75 |
| Svezia |
0,76 |
| Giappone |
0,77 |
| UE 15 |
0,44
|
L'Italia è sedicesima nella classifica con un valore di SII (0,31) inferiore di un terzo a quello medio dell'UE 15. Esso non è cambiato rispetto al 2003.
Infanzia in pericolo
Il rapporto annuale dell'UNICEF, Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, pubblicato ieri, aggiunge altre informazioni alla mappa delle povertà descritte dalla FAO e dall'ILO nei loro documenti di martedì 7 (cfr. "Contro la fame nel mondo", iriospark, 9 dicembre).
Redatto dai ricercatori della London School of Economics e dell'Università di Bristol dimostra che quasi un miliardo di bambini, più della metà di quelli dei paesi in via di sviluppo, vivono nella povertà, privi di uno o più beni e servizi indispensabili.
Il rapporto intitolato "L'infanzia in pericolo", individua nell'AIDS, nelle guerre e nella povertà, i tre fattori principali o più pericolosi per i bambini.
Il messaggio essenziale, come dichiara la Direttrice generale, Carol Bellamy, intervistata da "Le Monde", è che "la situazione dell'infanzia è ben lontana da come dovrebbe essere, tenuto conto degli impegni presi quindici anni fa dai governi, che hanno firmato la Convenzione sui diritti dell'infanzia e più recentemente hanno adottato gli obiettivi del vertice del Millennio per il 2015".
La Convenzione internazionale, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, costituisce un vero e proprio vincolo giuridico per gli Stati contraenti, che devono uniformare ad essa le norme interne perchè i diritti e le libertà proclamati siano resi effettivi.
I diritti dei bambini sono invece violati e talvolta con piena conoscenza di causa dai governi, anche di non pochi dei 190 paesi, che hanno ratificato la Convenzione del 1989 e che prendono decisioni con pregiudizio per l'infanzia.
Nel mondo
- 640 milioni di bambini sono privi di alloggi adeguati,
- 500 milioni non possono accedere a installazioni sanitarie,
- 400 milioni non hanno l'acqua potabile,
- 300 milioni non ricevono informazioni (TV, radio o giornali),
- 270 milioni non beneficiano di cure mediche,
-140 milioni, per lo più bambine, non sono mai andati a scuola,
- 90 milioni soffrono di gravi carenze alimentari.
Almeno 700 milioni hanno due privazioni dei tipi indicati.
La povertà non è limitata ai paesi in via di sviluppo. In 11 fra i 15 più industrializzati la percentuale dei bambini, che vivono in famiglie a basso reddito, è aumentata negli ultimi dieci anni.
"Le risorse - conoscenze, denaro, tecnologia, strategie e persone - per tenere fede agli impegni presi dai governi ci sono. Gli obiettivi sono chiari, in particolare quelli fissati nel vertice del Millennio", che ha programmato la riduzione alla metà delle gravi situazioni di pericolo indicate nel Rapporto. Basta averne la volontà.
Il mondo deve impegnarsi a realizzare quegli obiettivi" riaffermando la responsabilità morale e legale nei confronti dei bambini, facendosi carico nello sviluppo dei diritti dell'uomo e adottando politiche socialmente responsabili".
Caffè equo e solidale
A Londra c'è l'Organizzazione internazionale del caffè, che raggruppa 74 paesi, e ci sono due ONG, Organizzazioni non governative, che si occupano di garantire ai produttori di caffè dei paesi in via di sviluppo che la loro remunerazione non scenda sotto un certo limite e che le norme sociali e ambientali siano rispettate. Sono la Fairtrade Foundation e la Rainforest Alliance. Rilasciano un bollino ai prodotti che intermediano e questo, pare, faccia vendere di più la grande distribuzione e i suoi fornitori.
La Nestlè progetta di commercializzare nella linea Nescafè un prodotto etichettato "Sustainable development" e Kraft Foods di aggiungere a Carte Noir e a Maxwell House "Kenco sustainable development".
Si rivolgono alla Fairtrade Foundation per avere il bollino, ma la direttrice generale rifiuta perchè Kraft vorrebbe pagare il caffè non torrefatto il 20% meno del corso di mercato, il che porterebbe la remunerazione del produttore sotto il limite stabilito.
Kraft spiega allora che "la grande maggioranza dei consumatori non sarebbe disposta a pagare il caffè al prezzo reclamato".
Perdipiù la Rainforest Alliance omologa "Kenco sustainable development". Mentre Illy e Seattle's Best riescono a mettersi d'accordo direttamente con i produttori, garantendo loro i prezzi "Fairtrade" in cambio del rispetto di criteri rigorosi di qualità, Tesco e Sainsbury lanciano con successo i loro caffè di marca privata, certificati "commercio equo e solidale", Marks and Spencer e Cafedirect vendono solo caffè con il bollino Fairtrade.
E' facile prevedere quali consumatori saranno più soddisfatti, quali aziende se la caveranno meglio in tutto questo guazzabuglio e a quali paesi produttori toccheranno, almeno, equi compensi.
Contro la fame nel mondo
Il rapporto della FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'agricoltura e l'alimentazione, "La situazione mondiale dell'insicurezza alimentare" 2004 e quello dell'ILO, l'Agenzia delle Nazioni Unite per il lavoro, "L'occupazione nel mondo 2004-2005", sono stati pubblicati martedì 7 con un sincronismo certamente involontario.
I redattori e i propositi delle due indagini annuali erano senza dubbio differenti. Hanno finito per coincidere sul problema della fame, il più urgente da risolvere, su cui tutti concordano, ma anche il più disatteso dai leader politici ed economici.
Il rapporto dell'ILO ha provato infatti che i lavoratori poveri, per i quali "l'occupazione decente e produttiva ancora non è che un sogno" sono 1 miliardo e 400 milioni, la metà di quelli del mondo intero. In valore assoluto non sono mai stati così numerosi. Anche se in percentuale sono diminuiti dal 57,2 del 1990 al 49,7 del 2003. Guadagnano meno di 2 dollari al giorno. Anzi, 550 milioni tentano di sopravvivere con meno di un dollaro.
Il rapporto della FAO rileva che nel periodo 2000-2002, 852 milioni di persone erano sottoalimentate, un numero maggiore che nel 1995-1997. Cinque milioni di bambini muoiono ogni anno di fame.
Agli "occupati" con paga da fame l'ILO aggiunge circa 186 milioni di disoccupati ("la punta dell'iceberg di una catastrofe umana e sociale"), passati dal 5,6% del 1993 al 6% nel 1997, al 6,3% nel 1999 e al 6,2% del 2003.
In tre regioni dell'Africa subsahariana, dell'Asia centrale e del Medio Oriente, indica la FAO, si supera il 35% di persone sottoalimentate.
Il rapporto dell'ILO mira a dimostrare che la crescita della produttività è "il modo più sicuro per ridurre la povertà". A breve una maggiore produttività "si può tradurre" in una perdita di occupazione, un aumento dei profitti e un aggravamento delle condizioni e degli orari di lavoro. Ma aggiunge "la storia economica mostra che nel tempo la crescita della produzione, l'occupazione e la produttività segueno una stessa curva ascendente".
Il Direttore generale della FAO, Jacques Diouf, presentando su "Il Sole - 24 Ore" di ieri il Rapporto, apprezzava la soluzione positiva dei paesi "che hanno aperto la strada all'attuazione di una duplice strategia contro la fame: da un lato rafforzare i programmi sociali e i meccanismi di sicurezza per assistere soprattutto chi ne ha bisogno per sfamarsi, dall'altro affrontare le cause fondamentali della fame con iniziative che incentivino la produzione agricola e alimentare, aumentino l'occupazione e riducano la povertà".
Tutto condivisibile in linea di massima, ma perchè le conclusioni dei due Rapporti non diventino espressioni d'auspicio per realizzazioni del "2015", data di riferimento dei summit dei capi di Stato, basta ricordare le regolamentazioni restrittive del commercio internazionale disposte dai paesi ricchi per bloccare i prodotti di quelli poveri o le barriere protezionistiche elevate a vantaggio dei propri.
Esempi emblematici i sussidi all'agricoltura degli USA e all'esportazione dell'UE. I primi con l'Amministrazione Bush hanno raggiunto il valore di 4 milardi di dollari l'anno. La seconda ha erogato più di un miliardo di euro alle grandi imprese. Altri paesi, come il Giappone, impongono dazi sull'importazione di hi-tech.
Si aggiungano i sostegni latenti ai governi "amici" e incompetenti e la disincentivazione con interventi caritatevoli a iniziare il percorso per lo sviluppo.
Scrive Diouf che "l'Accademia per lo sviluppo dell'istruzione ha calcolato che ogni dollaro investito nella riduzione della malnutrizione proteico-energetica produrrebbe quasi otto dollari di utile". "Per quanto sia alto il costo della fame non ha stimolato un'azione nazionale e internazionale sufficientemente efficace per combatterlo".
Tra il dire e il fare c'è di mezzo il fatto che il 20% della popolazione mondiale ha l'80% delle ricchezze del pianeta: quella che si chiama la "società dell'egoismo".
Apprendimento della matematica
L'OECD ha resi pubblici martedì 7 i risultati della seconda indagine sull'apprendimento scolastico nel mondo.
"PISA Survey 2003", il programma di valutazione, ha interessato più di 250 mila studenti, quindicenni, di 41 paesi e ha avuto come oggetto le matematiche e le scienze.
La valutazione è stata fatta con prove scritte di due ore sostenute dai giovani nelle proprie scuole. Sono state anche rilevate le capacità di risolvere problemi, il modo di apprendimento e l'atteggiamento verso la scuola.
I risultati dell'indagine sono stati rappresentati con una graduatoria dei paesi coinvolti. La classifica si è basata sulle prestazioni rese dagli studenti nell'elaborare e applicare modelli matematici per svolgere attività della vita quotidiana, nel validare e comunicare le soluzioni e i risultati così ottenuti. Le prestazioni sono state correlate al ruolo svolto dalle comunità locali nel definire i contenuti dell'insegnamento, al livello di qualità delle scuole e degli insegnanti.
I dati raccolti sono stati ponderati e confrontati ad un profilo paese, il cui punteggio massimo possibile era pari a 1000.
Al primo posto della classifica è risultata la Finlandia (544 punti), seguita da Corea del Sud (542) e Paesi Bassi (538). Agli ultimi posti si sono piazzati la Turchia (401 punti), il Messico (406) e la Grecia (410).
L'Italia è al ventiseiesimo posto (466 punti). Nell'UE è preceduta dal Belgio, sesto (529 punti), dalla Francia, tredicesima (511), dalla Germania, sedicesima (503), dalla Spagna, ventitreesima, (485).
Il Giappone è quarto (534 punti) e gli USA sono ventiquattresimi (483).
Fine dell'obbedienza cieca,
pronta e assoluta

Il soldato scelto Thomas Wilson, meccanico d'aereo del 278° Reggimento del Tennessee, elettore repubblicano, chiede a Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa degli USA, in visita a Camp Buehring in Kuwait: "Perchè, tre anni dopo l'inizio di questa operazione (in Iraq), a noi soldati tocca rovistare nelle discariche alla ricerca di pezzi di metallo e vetri già rovinati dai proiettili, perchè per blindare i nostri veicoli dobbiamo ricorrere ai rottami?".
Invitato da Rumsfeld a ripetere la domanda, Wilson riformula: "Non abbiamo veicoli sufficientemente blindati per andare al Nord".
Da M. Farina, Rumsfeld costretto in difesa dai suoi soldati, Corriere della Sera, 9 dicembre 2004.
USA paese - mondo
Alain Minc è un tecnocrate di successo, corteggiatissimo dai mass media, presidente del Consiglio di sorveglianza del quotidiano francese "Le Monde" e saggista prolifico.
Liberista ed europeista, sostiene fervidamente la globalizzazione fino da "La mondialisation heureuse", scritto nel 1997, in cui affermava che "Nessuna logica economica può opporsi alla globalizzazione, nè costituirne un'alternativa. Non c'è un altro modo di sviluppo: tutti sono stati inghiottiti dai loro impasse e dai loro errori. Il re mercato non ha niente da temere, il mondo gli appartiene e rafforzerà ogni giorno la sua impresa. Ma questa onnipotenza è anche l'origine della sua fragilità".
Polemista di razza, Minc argomenta a favore dei suoi ideali d'equilibrio politico - economico del globo nel suo ultimo libro "Ce monde qui vient", edito da Grasset e appena distribuito in libreria. Vuole mostrare la trasformazione degli Stati Uniti in un modello diverso da quello temuto o atteso dall'Europa: nè un impero, perchè non ne ha le capacità e i mezzi, nè un partner. Un "paese - mondo, crogiolo, sintesi, specchio, deposito e laboratorio di tutto il pianeta".
Gli Americani stanno riuscendo in un sincretismo e in un rimuginamento dei valori collettivi di domani, mentre " l ' Europa, vecchia o nuova, è il congelatore dei valori occidentali classici".
Paese - mondo in cui "i discendenti degli Irlandesi cattolici, degli Ebrei dell'Europa centrale o degli Scandinavi luterani saranno sopraffatti ineluttabilmente dagli Ispanici, dai Cinesi e dagli Indiani". "Ma il paradosso è che (gli Americani) non capiscono niente di quello che succede oltre le loro frontiere".
La forza degli Stati Uniti in futuro si baserà sempre più sulla superiorità tecnologica, sull'incomparabile sistema universitario, sulla capacità di accogliere gli immigrati, di forgiare il modello culturale che impregnerà il mondo intero. Però le élite economiche, politiche e mediatiche saranno colonizzate dagli Americani di terzo tipo, appartenenti al "caleidoscopio etnico", al vertice dell'Università e della Ricerca. Il "nuovo mondo" è ormai un "altro mondo".
E' il risultato di una "demografia allegra", la sola tra i paesi ricchi, che ha visto "la popolazione crescere del 13,6% contro il 3,4% dell'Unione Europea, dal 1990 al 2000, e nel 2001 ancora del 2,6% contro l'1,47%: una popolazione giovane che ha soltanto il 18,4% di ultrasessantenni contro il 21,5% dell'Europa".
Come pensare che l'America possa continuare a vedere nel vecchio continente la sua "alma mater"?
In più sta trionfando in Asia il "capitalismo apocalittico". La sua dimensione in paesi come la Cina e l'India cambierà la divisione mondiale del lavoro.
Minc non si lamenta del labirinto delle istituzioni dell'Unione Europea, come spesso fanno i saggisti politico - economici, trova persino che la sua dimensione socialdemocratica, ben gestita, può diventare una carta vincente e ne apprezza la complessità moderna. Come rimedio suggerisce più Europa e più realismo. E qui ha una scivolata d'ala sulla solita ricetta liberista: bisogna, in concreto, dice, mettere ordine nella ridistribuzione della ricchezza, ridurre i carichi sociali e cambiare i dirigenti, privi di lucidità o di capacità decisionale. Aumenterà l'occupazione.
"Ce monde qui vient" è un prodotto editoriale costruito con grande abilità. Minc deduce da fatti impressivi valutazioni e ipotesi tendenziali stimolanti. La sua razionalità provocatrice e la sua lucidità ironica attraggono.
Certamente i suoi giudizi non sono infallibili, ma la descrizione del cambiamento in atto è ben rappresentata.
Comunità economica dell'Est Asia
La Cina e i dieci stati dell'ASEAN, l'Associazione dei paesi del Sudest asiatico, hanno formalizzato un'intesa lunedì 29 a Vientiane (Laos). Prevede la costituzione entro il 2010 di una zona di libero scambio, che già oggi ha attività commerciali per 100 miliardi di dollari, una crescita annuale del 28% e una popolazione di 1 miliardo e 800 mila persone.
Il tasso di crescita degli scambi fa prevedere che l'anno prossimo l'entità del commercio intracomunitario supererà quella con gli USA, che sono il primo partner con 120 miliardi di dollari.
La Cina importa più di 47 miliardi di dollari dai paesi del Sudest e li ricambia con esportazioni per 31 miliardi di dollari. Ma gli investimenti esteri che riceve sono stati di 392 miliardi di dollari, contro i 147 miliardi dei paesi dell'ASEAN.
La Comunità dell'Asia orientale, come sembra si chiamerà, sarà anche una zona libera da armi nucleari e affronterà i problemi della sicurezza nell'area per mezzo di summit a cui parteciperanno, secondo l'abitudine di quelli dell'ASEAN, anche gli USA, la Russia e l'Unione Europea.
Aderiranno alla Comunità altri Stati. Ma l'obiettivo è di associarvi in seguito anche l'India, l'Australia e la Nuova Zelanda.
Gli attuali partner dell'intesa sono la Cina, la Corea del Sud, il Giappone, il Laos, il Vietnam, la Cambogia, le Filippine, il Brunei, l'Indonesia, la Malesia, Singapore, la Thailandia e Myanmar (Birmania).
Ci sono economie ricche e sviluppate e paesi poveri. Perciò l'abolizione delle tariffe doganali, che incomincerà nel 2007, avrà cinque anni di ritardo per Myanmar, la Cambogia, il Laos e il Vietnam.
L'intesa di Vientiane tende a consolidare la leadership economica del Sudest asiatico e a mutare le influenze sullo scacchiere politico del mondo.
Ripresa economica rinviata al 2005
L'"Outlook Economic 2004"dell'OECD, diffuso ieri a Parigi, rivede al ribasso le previsioni di crescita per quest'anno della Zona euro, degli USA e del Giappone. Colpa del prezzo del petrolio, che ha pesato sul potere d'acquisto e la fiducia nei paesi appartenenti all'Organizzazione.
Dopo il rallentamento del 2001, afferma il Rapporto, l'economia mondiale è cresciuta a sbalzi in un contesto caratterizzato da incertezza politica e instabilità finanziaria. La fiducia delle famiglie e delle aziende è restata mediocre.
La ripresa potrà aversi, con un lieve aumento, verso la metà del 2005, se il prezzo del petrolio non s'infiammerà.
La tabella mostra le nuove previsioni per i paesi OECD, la Zona euro, i membri del G-7 e alcune economie di transizione.
Come afferma Fred Holliday della London School of Economics: "Il più importante processo economico mondiale oggi sta avvenendo nel Sudest asiatico".
Esso partecipa alla produzione di ricchezza con il 26,7% di quella realizzata in tutto il pianeta. La Cina da sola costituisce il 12,1%. Gli USA sono ormai al secondo posto con il 23,1%. Poi seguono la Zona euro con il 16,1% e l'America Latina con l'8,1%, che ha superato il Giappone, al 7,6%.
Lo sviluppo cinese va tenuto d'occhio. La Cina ha fatto forti investimenti in Argentina, Brasile, Cile e Cuba e ha stipulato alleanze con l'APEC, l'accordo di cooperazione economica fra i paesi delle due sponde del Pacifico, che hanno generato quasi il 70% della crescita economica mondiale dell'ultimo decennio.
La Cina insieme al Giappone ha comprato quasi la metà dei certificati del Tesoro degli USA. Assorbe dollari per tenere basso il valore di cambio dello yuan. Sta finanziando la riduzione al 3% del PIL del deficit di bilancio americano, oggi al 5%.
La debolezza della Zona euro potrà semplificare il confronto per una nuova leadership in un diverso ordine economico mondiale.
Recupero credito
Tra il Gargano e il Salento, in Puglia, c'è la costa dell'amianto. Duecentouno vittime accertate e un numero di tumori cento volte più alto della media.
"Dieci ettari di veleno. Dopo qualche decennio di omertà e tanto dolore, finalmente hanno sequestrato e poi confiscato l'area. Provvedimento giudiziario di primo grado. In attesa di quello definitivo c'è qualche pazzo che spera ancora di speculare su quel terreno tra Japigia e il mare. Ci avevano già provato in tutti i modi. Volevano costruirci un sottopasso e tirar su palazzoni per 250 mila metri cubi".
"L'amministrazione del vecchio sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia nel 1999 aveva annunciato di voler 'riqualificare' l'area, nell'ufficio tecnico comunale si erano però 'dimenticati' di segnalare alla Regione e alla Commissione Europea che quello era un 'sito pericoloso'.
Pare che un paio di banche in quel periodo avessero messo gli occhi sui dieci ettari. Avanzavano quattrini dalla Fibronit, volevano riprendersi il maltolto e con gli interessi".
Da Attilio Bolzoni, "Bari, la spiaggia sotto chiave 'C'è più amianto che sabbia'", La Repubblica, 1 dicembre 2004.
Ritardo dei pagamenti
"L'Italia ha chiesto una proroga per versare il contributo promesso di 100 milioni di euro all'ONUSIDA", il fondo dell'ONU per la lotta all'AIDS nei paesi poveri. L'ha detto il ministro della Salute Sirchia a Milano l'altro ieri. "La situazione finanziaria del paese non lo permette: abbiamo altre priorità".
Il termine per i versamenti promessi dai paesi del G-8 era stato fissato al 30 settembre.
Gli USA hanno condizionato il loro pagamento di 420 milioni di euro a quello di tutti gli altri, impegnatisi per una somma di 1 miliardo e 100 milioni.
I responsabili dell'ONUSIDA avevano dichiarato di aspettarsi i versamenti dell'Unione Europea e dell'Italia prima di quello americano
Conti dell'Italia
L' "Economic Outlook 2004" dell'OECD prevede per quest'anno un aumento del PIL italiano dell'1,3%, per l'anno prossimo dell'1,7% e nel 2006 del 2,1%.
Però il deficit di bilancio passerà dal 2,9% del 2004, al 3,1% nel 2005 e salirà ancora al 3,6% nel 2006.
Le stime dell'OECD sono migliori di quelle del Fondo monetario internazionale, che prevede un incremento dell'1,2% del PIL per quest'anno e dell'1,7% per l'anno prossimo. I suoi economisti parlano di "clima grigio sull'Italia".
Le valutazioni dei due organismi internazionali sono inferiori a quelle del governo italiano che punta su un +2,1% per il 2004.