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30/06/2004

Gli argomenti di giugno

18 - Big bang tecnologico; 15 - Bilancio sociale bancassicurato; 18 - Cattiva medicina; 30 - Certificazione delle pari opportunità; 11 - Cyberpsicologia; 1 - Contraffazioni; 1 - Contraffazioni / 2; 8 - Disoccupazione di lunga durata; 16 - Disoccupazione giovanile nell'UE dei 25; 30 - Domatori di risorse umane; 16 - Donne al vertice delle aziende22 - Flessibilità del lavoro; 25 - Flessibilità e modernizzazione del lavoro; 23 - Flessibilità e prestazioni aziendali; 7 - Foto storiche; 21 - Graffiti; 4 - Informazione istantanea, personalizzata e gratuita; 3 - Innovazione aziendale; 10 - Innovazioni per il 2006; 28 - Morosità delle imprese in Europa; 16 - Occupazione dei lavoratori anziani nell'UE dei 25; 3 - Ordinativi all'industria; 28 - 845 milioni di telespettatori; 22 - Prezzi al consumo; 8 - Professione giornalista; 10 - Progetto di sole donne; 3 - Promessa, impegno, fiducia; 22 - Riserve petrolifere; 8 - Tirare fine mese; 28 - Top model della disuguaglianza; 4 - Tutti Designer; 21 - Vampiri al vertice delle aziende.

Per approfondimenti e documentazione scrivere a malfieri@irio.191.it.

In un anno sono stati attivati oltre 50.000 contatti.

Questo mese 8.000 manager e professional hanno dialogato attraverso "iriospark" degli argomenti più rilevanti per il loro lavoro.

Postato da: orsola a 16:22 | link | commenti

Domatori di risorse umane

Tredici anni fa il libro di Masahiko Aoki, professore di economia alla Stanford University e all'Università di Kyoto, "Information, Incentives and Bargaining in the Japanese Economy" veniva pubblicato anche in Italia, mentre alcuni responsabili della formazione italiana si rivolgevano al Centro Studi sulla Leadership della New York State University in Binghamton per ottenere un modello generale di "leadership trasformazionale", che potesse andare oltre quegli effetti immediati ottenibili con un programma di formazione e che coinvolgesse l'intera organizzazione.

Con la sua minuziosa analisi della microstruttura aziendale Aoki giungeva a distinguere due modi di funzionamento organizzativo: il modello H, dell'azienda gerarchica, americana e il modello J, dell'azienda orizzontale, giapponese.

L'azienda H è caratterizzata dall'efficienza a breve, dalla definizione e regolazione delle attività, dalla gerarchia e dalla distinzione tra concezione ed esecuzione. All'opposto, l'azienda J ha una divisione del lavoro flessibile, una rotazione dei compiti, una coordinazione orizzontale basata su metodi incentivanti e sulla divisione delle informazioni, su una valorizzazione a lungo termine dei gruppi e delle persone.

L'azienda J è basata sulla mobilitazione delle persone, con un sistema in cui le comunità di pratiche e la valorizzazione del loro know how sono risorse distintive da far fruttare.

Lo studio di Aoki considerava i fattori strutturali e relazionali delle unità organizzative e passava dal livello microaziendale all'impresa, all'organizzazione dell'attività produttiva e innovativa a livello d'industria, all'operatore pubblico.

Prefigurava un cambiamento del paradigma organizzativo, che sostenesse un modello dinamico di business.

La leadership trasformazionale mirava a utilizzare nel modo migliore le risorse umane. Voleva rinforzare il comportamento della gerarchia per ingabbiare il lavoro dei follower nella struttura delle attività e delle relazioni di lavoro predefinite.

Prefigurava una progettazione organizzativa a monte, che l'uso di appropriate tecniche di leadership avrebbe fatto realizzare con maggiore efficacia. Tutt'altro che la cooperazione orizzontale della qualità totale o l'agente di cambiamento del change management.

Il pacchetto formativo ebbe successo commerciale.

L'operazione tardiva rispetto ai processi reali di strutturazione organizzativa delle aziende italiane ha alimentato una sottocultura comportamentista della formazione manageriale, manifestata dai fatturati consistenti, che successivamente hanno avuto le applicazioni organizzative della teoria della leadership, taumaturga dei successi aziendali, e la formazione alla leadership da essa ispirata.

In tredici anni gli sconvolgimenti del mercato e l'innovazione tecnologica hanno spinto a modificare spesso radicalmente le configurazioni organizzative aziendali. Numerose sacche di resistenza per ragioni di potere e di cultura hanno giustificato la continuazione degli investimenti in leadership e la mitizzazione dei leader.

I mass media complici hanno echeggiato la credenza dei Top manager domatori, decisori, risanatori, capaci, appena insediati, di piani industriali che ricevono il credito delle banche, l'accordo dei sindacati, la fiducia della Borsa. Uomini della Provvidenza, onusti di gloria, che allestiscono proprie squadre di pronto intervento, riposizionano le aziende sul mercato e salvano l'occupazione.

Rambo o Madox, a seconda dei gusti, che agiscono nell'esclusivo interesse dell'impresa che gli è stata affidata, pro tempore, strainfischiandosene di tecnologie, tempi di allestimento e commercializzazione dei prodotti, competenze aziendali.

Leader trasformazionali, appunto, in possesso di competenze e di strumenti per la riduzione dell'incertezza organizzativa con azioni innovative significative.

Sono leader strappa applausi, il contrario della sistematica azione di sostegno e integrazione, necessaria al "fare squadra", "fare sistema" che serve alla competitività aziendale.

La storia di questi ultimi anni delle imprese italiane insegna che il "carisma" dura poco e che occorrono manager mediatori e federatori.

Postato da: orsola a 15:27 | link | commenti (3)

Certificazione delle pari opportunità

Il governo francese ha lanciato lunedì scorso un'etichetta che distingue le aziende che praticano le pari opportunità. Il bollino può essere applicato sui prodotti.

Le aziende interessate potranno ottenere la certificazione da un organismo internazionale di controllo della qualità (l'AFAQ) per un periodo di tre anni.

Il certificatore farà riferimento a 18 criteri, fra cui l'accesso ai ruoli direttivi, la formazione, le facilitazioni all'assolvimento della cura dei figli durante gli orari di lavoro e la comunicazione interna sulla parità.

L'iniziativa segue la promulgazione della legge del 9 maggio 2001 sull'obbligo della parità.

I sindacati, naturalmente, hanno reagito con scetticismo.

Postato da: orsola a 10:24 | link | commenti

28/06/2004

Top model della disuguaglianza

Per la prima volta il numero di luglio della "Revue de l'OFCE", il periodico di osservazioni e diagnosi economiche, edito da Scienze politiche dell'Università di Parigi-1, affronta la questione del lavoro delle donne e delle discriminazioni di cui sono oggetto, con l'impegno di dedicare ad esse una rubrica regolarmente. 16 ricercatori dell'OFCE, delle altre istituzioni (CEE, CNRS, INED, INSEE) e delle Università francesi, economisti, sociologi e giuristi, analizzano con un approccio multidisciplinare i meccanismi della segregazione per definire le politiche pubbliche di parità, la loro importanza, le condotte, le priorità e le coerenze.

Solo un approccio interdisciplinare, economico, sociale, politico e istituzionale può far capire come si costruiscono le discriminazioni in Europa, è l'assunto della rivista.

L'articolo di apertura è di una delle due direttrici della rivista, Françoise Milewski. E' intitolato "Donne: 'Top' modelli di disuguaglianza". Ricorda che le donne sono il 44% della popolazione attiva nell'UE dei 15, ma che il tasso di disoccupazione femminile, la precarietà dell'occupazione, il lavoro a tempo parziale e flessibile sono superiori a quelli maschili, imposti dalle aziende o obbligati dalla cura della famiglia. Le donne sono più vulnerabili degli uomini sul mercato del lavoro.

Le disuguaglianze hanno origine dalla scuola e dalla famiglia. La divisione del lavoro familiare condiziona la divisione sessuale dei ruoli sociali e influenza i comportamenti delle donne negli orientamenti e nelle rappresentazioni che hanno del loro ruolo.

La sfera professionale riproduce le disuguaglianze e ne crea di nuove.

Il sociologo Louis Chauvel evidenzia che le donne hanno superato gli uomini per livello d'istruzione, ma a parità di lavoro sono pagate meno e ne trova il perché nel loro ruolo lavorativo esterno, complementare.

La sociologa Maxime Parodi dimostra la sorte delle operaie rispetto agli operai. Toccano a loro gli impieghi non qualificati e a tempo parziale, sono le prime vittime delle crisi aziendali.

Un'altra sociologa, Margaret Maruani, analizza la superdisoccupazione, la sottoccupazione e la povertà laboriosa delle donne in Europa.

L'economista Bruno Coquet analizza i meccanismi del mercato del lavoro, che producono disoccupazione femminile.

Altre due economiste, Sophie Ponthieux e Dominique Meurs, rilevano le differenze retributive tra donne e uomini in diversi settori produttivi di dieci paesi dell'UE (fra cui l'Italia): dal 65% all'80% dei compensi mensili, dall'80% al 95% della remunerazione oraria. Ne spiegano i motivi con le scelte occupazionali offerte alle donne.

Contributi su questo terreno sono offerti da altre economiste e sociologhe, che studiano i meccanismi della discriminazione economica e familiare, dall'inserimento nel mondo del lavoro al pensionamento.

Gli scritti si chiudono con l'articolo di tre giuriste che propongono un ampliamento dei diritti sociali delle donne per compensare il lavoro familiare, svolto affianco a quello prestato fuori casa, per realizzare a pieno il principio d'eguaglianza tra i sessi.

Un'opera ricca di documentazione, analisi e valutazioni, che fa riflettere non solo sulle questioni della parità, ma anche sulla capacità d'uso della ricerca da parte dei responsabili degli organi di governo francesi.

Postato da: orsola a 17:29 | link | commenti (2)

845 milioni di telespettatori

William Gaillard portavoce UEFA ha precisato venerdì scorso durante una conferenza stampa che il mercato pubblicitario attivato da Euro 2004 è, solo per quelli che guardano gli incontri a casa, di 845 milioni di persone.

Il dato è stato rilevato nei primi dodici giorni della competizione sportiva e segna un aumento del 26% rispetto ai 617 milioni di telespettatori di Euro 2000.

Postato da: orsola a 12:45 | link | commenti (2)

Morosità delle imprese in Europa

Percentuali di fatture non pagate e giorni di ritardo dei pagamenti nei differenti paesi.

%
giorni di
ritardo
Spagna
3,20
82
Lettonia
3,00
38
Belgio
2,90
52
Portogallo
2,80
85
Olanda
2,50
42
Germania
2,40
46
Ungheria
2,30
50
Austria
2,10
49
Cechia
1,80
51
Regno Unito
1,80
45
Norvegia
1,80
28
Francia
1,20
65
Islanda
1,10
35
Irlanda
1,00
54
Italia
0,90
92
Finlandia
0,80
25
Svezia
0,60
55
Danimarca
0,60
35
Lituania
-
48
Estonia
-
38
Polonia
-
42

Fonte: Intrum Justitia


Postato da: orsola a 11:20 | link | commenti

25/06/2004

Flessibilità e modernizzazione del lavoro

Non occorre avere letto Michael Porter per sapere che le aziende competono per vantaggio di costo, differenziazione di prodotto-servizio, focalizzazione delle attività sulle esigenze differenti dei clienti per servirli efficacemente.

Le fonti di vantaggio di costo sono varie. Nelle business school si insegna a distinguere fonti interne, che nella costruzione della catena del valore al cliente subiscono un impatto diretto delle decisioni manageriali e fonti esterne, che il management influenza in misura minore o addirittura remota.

L'evoluzione del costo del lavoro è un processo gestionale, che in un paese civile è "condizionato" dalle norme, che tutelano i diritti fondamentali dei lavoratori e delle persone (la sicurezza, la salute, la retribuzione e la pensione, le pari opportunità, la crescita professionale, la dignità, ecc.), e dalla contrattazione collettiva, che specifica gli obblighi del dipendente, le sue condizioni d'impiego e i compensi.

Tutti vincoli che possono essere superati dai manager solo aumentando il valore del contributo fornito dai managed all'azienda.

Questa valorizzazione è stata indotta in Europa da molti stati, da quelli dell'estremo Nord, al Regno Unito, alla Francia e alla Germania, con leggi che hanno puntato sulla formazione permanente (lifelong learning), combinata in vari modi con la partecipazione, la ricerca e l'innovazione di prodotti. E' diventata il nucleo in molti stati di quell' "impresa flessibile", patrocinata dalla Commissione Europea nel suo libro verde "Partenariato per una nuova organizzazione del lavoro" fin dal 1997, il primo documento ufficiale dell''UE, diretto a "promuovere la modernizzazione delle forme di organizzazione del lavoro e a favorire il dialogo sociale" per fare dell'azienda il luogo di un "processo di cambiamento continuo", in grado di stare su un mercato competitivo.

Il libro verde è stato diffuso mentre s'impennava la curva della globalizzazione, spinta dagli Stati Uniti, giunti al momento critico d'interruzione dello sviluppo degli anni '90.

Il panorama del nuovo millennio è stato costituito perciò da una pluralità di configurazioni organizzative della flessibilità relative a
- sistemi di produzione (reticolazione e delocalizzazione aziendale, impresa estesa),
- organizzazione del lavoro (polivalenza, policompetenza, lavoro in team, per progetti, in rete),
- tempi di lavoro e remunerazione,
- situazione contrattuale (lavoro a tempo parziale, determinato, interinale, job on call, ecc.).

Specificità italiane degli inizi del 2000 sono state l'esplosione di una crisi economica fra le più gravi di quelle che hanno colpito i G8 e l'allargamento del conflitto sociale a nuovi oggetti e soggetti: il "declino", come è stato definito dalle comunicazioni di massa.

In questo clima sono venute a inserirsi numerose sanatorie e condoni di un governo, che ha proclamato in più occasioni la sua identità di vedute con le intenzioni dell'ex presidente della Confindustria.

L'operazione di "riforma", che è stata intitolata a Marco Biagi (L. 30/2003) è una di queste. Amplia gli interventi del pacchetto Treu (L. 196/1997) per fare emergere il vasto settore del lavoro in nero, valutato intorno al 23% del PIL e ai 4-5 milioni di addetti, rimodulando le tutele, in modo da arginare la fuga dal lavoro dipendente e modernizzare il mercato del lavoro.

Si tratta quindi di una flessibilità delle forme contrattuali, che comporta, ovviamente, un uso più libero della forza lavoro, con aumento dei costi di gestione delle risorse umane e del malessere lavorativo, ma con limitatissimo effetto sull'impresa flessibile, sul cambiamento continuo dell'organizzazione del lavoro e perfino sul tasso di occupazione e sulle attività irregolari, come è documentato da più ricerche sul campo e dai dati Istat e Banca d'Italia.





Postato da: orsola a 15:35 | link | commenti (2)

23/06/2004

Flessibilità e prestazioni aziendali

La Direction de l'animation, de la recherche, des études et des statistiques del Ministero del lavoro francese aveva avviato nel dicembre 2001 il programma di ricerche "Flexibilités et performances: quelles évolutions du travail et de l'emploi?", pilotato da Rachel Beaujolin-Bellet, professore di gestione delle risorse umane nella Management School dell'Università di Reims.

Della ricerca comparativa internazionale, realizzata dall'Université Catholique de Louvain, "Les flexibilités en Europe", è già stato detto ieri. Un secondo risultato è presentato dalla stessa Beaujolin-Bellet in "Flexibilités et performances. Stratégies d'entreprise, regulations, transformations du travail", un'altra prova dei modi d'esercizio delle potestà normative da parte del governo e delle esigenze di motivazione degli operatori aziendali della Funzione risorse umane in Francia.

Quella, appena pubblicata da La Découverte, è un'altra ricerca voluminosa. Diretta da Rachel Beaujolin-Bellet, si è avvalsa della collaborazione di Jacques Igalens, Michel Lallement, Steffen Lehndorf, Matthieu de Nanteuil-Miribel, Frantz Rowe, Géraldine Schmidt, un team interdisciplinare e internazionale di esperti di organizzazione e gestione aziendale. L'approccio prescelto è, come dice il titolo dell'indagine empirica, quello del rapporto fra strategia e flessibilità organizzativa, tecnologica, operativa.

La ricerca ha voluto rispondere a queste domande:
- lo sviluppo della flessibilità è dovuto a vincoli esogeni insuperabili o a nuove regole di gestione?
- come possono essere utilizzate le differenti leve della flessibilità?
- quali flessibilità migliorano i risultati gestionali?
- le tecnologie dell'informazione e della comunicazione danno vantaggi di flessibilità?
- quali effetti hanno le pratiche di flessibilità sui rapporti di lavoro e le identità professionali?

24 ricercatori hanno perciò investigato le esperienze dell'industria aeronautica, aerospaziale, hi-tech, della telefonia, delle banche di sportelli, delle software house francesi e tedesche, ricostruendo, analizzando e confrontando le differenti concezioni di flessibilità, le condizioni delle performance, le pratiche di gestione e di regolazione sociale, organizzativa, normativa correlate.

L'introduzione di Rachel Beaujolin-Bellet chiarisce i differenti significati, ricavabili dalle pratiche, di flessibilità organizzativa, del lavoro e dei lavoratori e sottolinea l'importanza per migliorare le prestazioni aziendali di passare dalle flessibilità ai cambiamenti del modo di lavorare.

La postfazione di Dominique Méda traccia il percorso per una flessibilità sostenibile e negoziata.






Postato da: orsola a 16:23 | link | commenti (3)

22/06/2004

Flessibilità del lavoro

L'Institut des Sciences du Travail de l'Université Catholique de Louvain (Belgio) ha pubblicato a fine marzo i risultati di una voluminosa ricerca, durata quasi tre anni, condotta in stretta collaborazione con l'Institut d'Administration et de Gestion della stessa Università su committenza del Ministère de l'Emploi et de la Solidarité francese, intitolata "Les flexibilités en Europe: pratiques, décisions, négociations".

Il gruppo di ricerca era diretto da Matthieu de Nanteuil-Miribel, professore di sociologia, Evelyne Leonard, professore di organizzazione aziendale e gestione delle risorse umane, Marie Schott e Laurent Taskin, assistenti per la didattica e la ricerca.

Lo studio analizza le forme di flessibilità del lavoro e dell'occupazione nei settori produttivi della chimica, del credito e della grande distribuzione in Francia, Paesi Bassi e Regno Unito, costruendo un indicatore complesso per descrivere i cambiamenti dell'organizzazione produttiva legati alla nozione di flessibilità, i suoi modi di regolazione, l'impatto sull'azienda e la società.

Dall'indagine emergono
- la differenziazione delle flessibilità (tempi di lavoro, polivalenza, regime contrattuale, ecc.) e le dimensioni culturali sottostanti (sviluppare proattività, superare i confini di ruolo, ecc.),
- i processi di decisione e negoziazione delle flessibilità, le origini e le loro dinamiche,
- la "naturalizzazione del fenomeno", presentata come un processo inevitabile, "naturale", che non lascia spazio a nessuna altra alternativa credibile, legata a necessità di "mercato" o ai costi di produzione o alle leggi,
- i rapporti d'interdipendenza reciproca tra decisioni aziendali e negoziazione collettiva.

I confronti internazionali dei dati raccolti ed elaborati secondo le categorie indicate mostrano profonde differenze, settoriali e nazionali, d'approccio, di gestione e d'influenza delle pratiche di flessibilità nelle condotte manageriali e sindacali, nelle strategie e i risultati aziendali, nella vita sociale, professionale ed extra professionale.

Il rapporto
- ricostruisce le facilitazioni normative e le differenti forme di flessibilità (relativa alla condizione occupazionale e contrattuale, al sistema di produzione, al tempo di lavoro e alla remunerazione, all'organizzazione del lavoro), attuate in Europa e nei paesi, oggetto dell'indagine,
- analizza le diverse flessibilità per settore produttivo, tempo d'occupazione, livelli professionali e generi dei lavoratori,
- confronta le diverse concezioni e pratiche di gestione delle risorse umane e le leve di flessibilità utilizzate,
- identifica i fondamenti e i modi d'essere della razionalità decisionale e le giustificazioni degli accordi,
- valuta gli obiettivi e i sistemi legislativi e contrattuali di regolazione.

La conclusione del rapporto, ampiamente documentata e testimoniata dai numerosi richiami bibliografici, politici, legislativi e dalle interviste a manager, operatori, sindacalisti, è che dietro alla flessibilità siano in questione non le condizioni di lavoro, ma l'occupazione stessa, il cui contenimento è l'oggetto reale delle decisioni e delle negoziazioni collettive. Spesso l'unico rimedio all'incapacità dell'azienda di competere sul mercato.

E il lavoro o l'impiegabilità sono le variabili dipendenti.

La flessibilità non esiste, sostengono gli autori. E' un insieme di modi eterogenei per configurare le trasformazioni del lavoro e dell'occupazione.










Postato da: orsola a 18:03 | link | commenti

Prezzi al consumo

Eurostat ha annunciato nell'ultimo bollettino del 16 giugno che in maggio la crescita dei prezzi al consumo in Europa è stata del 2,5%, superiore dello 0,5% a quella di aprile.

Il rialzo è dovuto alla fiammata dei prezzi del petrolio, cresciuti del 6,7% nell'anno.

L'inflazione ha superato il limite del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea. E' stata in Spagna del 3,4%, del 2,8% in Francia, del 2,3% in Italia, del 2,1% in Germania.

Secondo gli economisti della BCE, la debolezza della domanda e la forte competitività tra le imprese dovrebbero allontanare il pericolo di una seconda fiammata. Così pure gli aumenti salariali dovrebbero essere limitati dalle difficoltà del mercato del lavoro, caratterizzato da un tasso di disoccupazione elevato (cfr. iriospark "Disoccupazione di lunga durata" 8 giugno 2004 e "Occupazione in Italia" 19 maggio 2004).

Postato da: orsola a 12:25 | link | commenti (1)

Riserve petrolifere

Secondo un rapporto pubblicato dalla BP la settimana scorsa, le riserve mondiali di petrolio hanno raggiunto alla fine del 2003 i 1.147,7 miliardi di barili, 156,7 miliardi di tonnellate, una quantità sufficiente a 40 anni di utilizzazione, ai ritmi attuali di consumo.

L'Arabia Saudita con 262,7 miliardi di barili ha il 22,9% delle riserve del mondo. Subito dopo ci sono l'Iran con 130,7 miliardi di barili (11,4%) e l'Irak con 115 miliardi (10%). Tutto il Medio Oriente ha il 63,3% delle riserve.

L'Europa e l'Asia centrale hanno il 9,2%, il Sud-Est asiatico ha il 4,2%, l'Africa l'8,9%, il continente americano il 14,4%.

La domanda di petrolio nel 2003 è aumentata del 2,1%, nonostante il rialzo del prezzo del brent e ha raggiunto i 78,11 milioni di barili al giorno, superando dell'1,6% la crescita media della richiesta nell'ultimo decennio.

Postato da: orsola a 12:11 | link | commenti

21/06/2004

Vampiri al vertice delle aziende

"Il Mondo" di venerdì fa sapere che i membri del consiglio di amministrazione dell'Alitalia, presieduto da Giuseppe Bonomi e guidato dall'amministratore delegato Francesco Mengozzi, si erano raddoppiati i compensi mentre la drammaticità della crisi aziendale esplodeva e proponevano tagli all'occupazione e a rami di attività. "Mengozzi, precisa il settimanale, ha incassato l'anno scorso, tra benefici non monetari e retribuzioni per lavoro dipendente, 1,08 milioni di euro contro i 623 del 2002". "All'ex presidente Giuseppe Bonomi sono andati 127 mila euro contro i 51 mila del suo predecessore Cereti".

Non è la prima volta che esponenti dei vertici aziendali manifestano simili comportamenti di cinismo.

Qualche anno fa l'economista Tito Boeri calcolò che la buonuscita pagata a un certo capoazienda sarebbe bastata per due anni di stipendio di tutto il personale di uno stabilimento dell'azienda, che questi aveva diretto, sull'orlo della chiusura per l'incapacità dell'alto dirigente, liquidato a suon di miliardi.

Personaggi mediocri, indifferenti ad ogni regola di comportamento organizzativo, che hanno fatto tutta la loro carriera lavorativa al riparo di aziende, operanti in mercati protetti, hanno dato prova spesso di esosità irrefrenabili e si sono attribuiti, con una costanza degna di miglior causa, incrementi annuali significativi dei propri stipendi, emolumenti, privilegi, benefici, spiegabili solo pensando tutto il male possibile sui motivi del perdurare di certi rapporti con la "proprietà".

Eccezionali sono i controlli degli azionisti e ancora più rare le azioni di rivalsa. Forse sarebbe il caso di obbligare le aziende in cui lo Stato ha ancora la golden share a inserire nei contratti di lavoro di questi grandi manager una esplicita clausola di salvaguardia degli interessi della collettività aziendale tutta e di sanzionare economicamente, all'uscita, le performance inadeguate.

Postato da: orsola a 17:42 | link | commenti (1)

Graffiti

Concluso sulle spiaggie di Ostia il primo atto dell'undicesimo Campionato Italiano di Beach Volley, quest'anno targato Indesit Cup.

La prima tappa di Ostia sarà ricordata per la nuova moda lanciata per rendere indelebile il ricordo del successo; infatti al termine delle rispettive finali i vincitori hanno "autografato" Graffiti, il frigorifero Indesit con la superficie scrivibile e cancellabile. Il frigorifero si trasformerà per tutta la manifestazione in una sorta di diario di viaggio, raccogliendo le firme di vincitori e vincitrici.

L'elettrodomestico, inoltre, verrà utilizzato come segnapunti a bordo campo durante le finali.

Per approfondimenti: http://www.indesitchampionsleague.it

Ho già avuto modo di parlare delle politiche di marketing della Merloni (proprietaria del marchio Indesit) nell'articolo di Maggio intitolato supersilent.

Dopo aver portato le lavatrici nei bokstore mondadori, Indesit conferma la propria politica di attenzione e di relazione con il consumatore implementando azioni che portano il prodotto al cliente potenziale senza attendere che il cliente si avvicini al prodotto.

I vantaggi, ancora una volta, sono:
- attention catcher: l'utilizzo di un frigorifero come dashboard non è certamente un fatto consueto, come, altrettanto, non lo è la presenza stessa in un campo di beach volley,
- esclusività di canale: in quel luogo ed in quel momento non vi è alcun confronto, come avviene invece normalmente nei negozi di elettrodomestici, con altri prodotti e/o altre marche,
- modalità di relazione con il cliente: nel tempo in cui si parla e, come spesso succede, si straparla di marketing relazionale, Indesit fa qualcosa di concreto in tal senso. L'azienda, anziché costringere il proprio "target group" a cercare il prodotto, avvicina lo stesso al cliente (o quantomeno potenziale tale) portandoglielo nei luoghi che frequenta abitualmente dimostrando concreta attenzione e sensibilità nei suoi confronti. Questa attenzione risulta, a mio avviso, particolarmente interessante per tutti i beni semi durevoli dove tra un acquisto e l'altro possono trascorrere diversi anni; in quel lasso di tempo il rischio di eliminazione della marca dal repertorio può essere consistente, andare, perciò, a cercare il cliente assume un valore ed un significato ancor più rilevante.

Come dice Donald L. Libey: "Il richiedere (o aspettare) il prossimo ordine del cliente è un modello ormai superato".

... Meditate gente, meditate!

Da www.bloggers.it/pedroelrey, 20 giugno 2004.




Postato da: orsola a 09:27 | link | commenti

18/06/2004

Big bang tecnologico

Il titolo sulla copertina di Business Week annuncia questa settimana: "The World's Best Performers. The Info Tech 100" e "How convergence is trasforming the tech industry". Un lungo speciale di 31 pagine è dedicato al big bang delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e classifica le prime 100 aziende al mondo del settore per dimensioni, crescita, profitti, redditività.

Il caporedattore Stephen Baker e il responsabile della sezione Internet Heather Green scrivono che "si sta finalmente realizzando la convergenza digitale, che dà nuove opportunità di sviluppo e di sfida per le icone tecnologiche". "Per quasi due decenni gli esperti dell'industria hanno annunciato l'inizio dell'era della convergenza. Ma è rimasta solo uno slogan. Ora, grazie ai chip più potenti, ai sistemi a banda più larga, ai comuni standard Web, la tecnologia si sta affermando". "Le prime cinque aziende della convergenza sono Samsung, Microsoft, IBM, Intel e Comcast".

"I muri stanno crollando a uno a uno. La digitalizzazione sta creando prodotti che non rientrano più nelle categorie classiche". Spiega in un'intervista Gottfried Dutiné executive vicepresident della Philips, che pure non figura nell'elenco delle più innovative aziende decollate e cresciute continuamente, grazie alle "nuove tecnologie", come Nokia, Seagate Technology, Verizon Communications, Elitegroup Systems, AT & T Wireless, fra i produttori e InterActive, Amazon, Intuit, fra gli utenti.

Lo speciale di Business Week indica le possibilità nel prossimo futuro dei PC sempre più compatti, dei telefoni cellulari, del wireless, della difesa contro gli hacker e degli antivirus, le strategie più astute che saranno adottate in un mercato più duro.

Il nostro modo di vivere cambierà prima di quanto non si immagini.

Le grandi imprese, che si sono accorte in tempo delle nuove possibilità di business e si sono mosse con anticipo, stanno incominciando già ad accaparrarsi fette consistenti del futuro mercato.

Un peana all'ICT, scritto con l'entusiasmo di molte prospettive di miglioramento e con pochissimi dubbi, ma un'inchiesta accurata e documentata, esemplare per il coordinamento giornalistico di una quindicina di corrispondenti dall'Europa, gli USA e l'Asia e la vivacità del racconto.

Postato da: orsola a 17:10 | link | commenti (1)

Cattiva medicina

"La decisione del procuratore generale di New York di citare in giudizio la GlaxoSmithKline per 'frode ripetuta e persistente' è una grande sfida alle aziende farmaceutiche. Distratti dalla modestia della multa richiesta - l'equivalente dei profitti realizzati dalla Glaxo vendendo ai bambini il suo antidepressivo Paxil - siamo stati tentati di liquidare il caso considerandolo poco importante.

Per un'azienda che vale cento miliardi di euro, la multa di 210 milioni (questo il valore stimato delle vendite di Paxil ai minori di 18 anni), sarebbe infatti irrisoria.

Se la Glaxo avesse da temere solo questo, si potrebbe archiviare l'episodio come imbarazzante. Ma scegliendo di accusarla formalmente di frode, il procuratore di New York potrebbe cambiare il modo in cui le grandi case farmaceutiche commercializzano e vendono i loro prodotti. Al cuore del procedimento ci sono infatti le accuse secondo cui la Glaxo avrebbe deliberatamente tentato di insabbiare i risultati di alcuni studi scientifici, in base ai quali il Paxil non solo era inefficace, ma poteva spingere al suicidio.

Insomma, il procuratore Spitzer ha in mano una pistola fumante: si tratta di alcuni memorandum della Glaxo, in uno dei quali è scritto a chiare lettere che l'azienda intendeva 'gestire oculatamente la diffusione dei dati, in modo da ridurre al minimo le potenziali conseguenze negative sul piano commerciale'.

La Glaxo respinge le accuse. Ma per il procuratore Spitzer un'azienda che non informa i medici su tutti gli effetti possibili di un farmaco è colpevole di frode.

A incoraggiarlo ci sono altri precedimenti intentati negli ultimi tempi: per esempio la Pfizer, il più grande gruppo farmaceutico mondiale, ha dovuto pagare una penale di 240 milioni di euro per aver promosso un farmaco privo di effetti terapeutici. La stessa Glaxo è sotto inchiesta in Italia in relazione a dei regali illeciti ai medici per una cifra stimata in 225 milioni di euro".

Da The Guardian, 12 giugno 2004 (tr. Internazionale, 11, 544).

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16/06/2004

Donne al vertice delle aziende

European Professional Women's Network, un'associazione internazionale presente in otto paesi d'Europa, ha pubblicato lunedì 14 giugno il primo "European BoardWomen Monitor", una survey sulla presenza delle donne al vertice delle prime 200 aziende della classifica "Les Echos/Reuters", riguardante 13 Stati.

E' risultato che le donne occupano soltanto l'8% dei posti delle corporate boardroom, con l'articolazione seguente:

Consigliere
d'amministrazione
Top
Manager
Norvegia
22%
9%
Svezia
20%
11%
Finlandia
14%
8%
Germania
10%
0%
Regno Unito
10%
5%
Svizzera
9%
6%
Austria
7%
5%
Olanda
7%
4%
Francia
6%
5%
Danimarca
4%
0%
Belgio
3%
5%
Spagna
3%
2%
Italia
2%
3%

I settori produttivi con la maggiore presenza femminile al vertice sono in Europa:

Commercio
12%
Telecomunicazioni
11%
Assicurazioni
10%
Farmaceutica
10%
Petrolifero
9%
Banche
8%
Chimica
8%
Automotive
7%
Energia
5%
Alimentari
4%
Acciaio
1%

 



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Occupazione dei lavoratori anziani nell'UE dei 25

Tasso percentuale per paese sul segmento della popolazione attiva fra i 55-64 anni.

Svezia
68,6
Danimarca
60,7
Regno Unito
55,6
Estonia
52,8
Portogallo
51,2
Cipro
50,2
Finlandia
49,6
Irlanda
49,2
Lettonia
47,0
Paesi Bassi
44,9
Cechia
42,3
Grecia
41,9
Lituania
41,8
Spagna
40,8
Germania
39,4
Francia
37,2
Malta
30,2
Italia
30,0
Austria
29,3
Ungheria
28,9
Belgio
28,1
Lussemburgo
27,9
Polonia
27,1
Slovacchia
24,6
Slovenia
22,7
UE 15
39,8
UE 25
38,4

Fonte: Eurostat, 2004.

Postato da: orsola a 10:32 | link | commenti

Disoccupazione giovanile nell'UE dei 25

Tasso percentuale per paese sul segmento della popolazione attiva fra i 15-24 anni.

Polonia
39,6
Slovacchia
29,3
Grecia
27,1
Italia
27,1
Lettonia
23,8
Spagna
22,5
Belgio
22,0
Malta
21,2
Francia
20,7
Finlandia
20,6
Estonia
20,3
Cechia
20,0
Lituania
17,3
Svezia
16,1
Slovenia
15,7
Portogallo
15,4
Ungheria
12,8
Lussemburgo
12,1
Regno Unito
11,7
Germania
11,1
Danimarca
10,5
Cipro
9,6
Paesi Bassi
9,0
Irlanda
8,1
Austria
7,3
UE 15
15,9
UE 25
18,1

Fonte: Eurostat, 2004.

Postato da: orsola a 10:07 | link | commenti

15/06/2004

Bilancio sociale bancassicurato

"Meliorbanca e Unipol Banca stanno preparando la fusione".

"Una transazione ... è già stata deliberata: la Finsoe, finanziaria delle cooperative 'rosse', comprerà quasi il 25% di Meliorbanca dalla holding Risparmio Famiglia Servizi a 4,15 euro per azione. In pratica è un passaggio di mano di Meliorbanca perché Risparmio Famiglia è l'azionista di maggioranza relativa ed è espressione, innanzitutto, di Pier Domenico Gallo e di altri manager. Contestualmente la holding di Gallo acquisterà circa il 5% del capitale ordinario Unipol entrando così nel ristretto club dei primi quattro azionisti".

Meliorbanca è stata sottoposta a un'ispezione della Banca d'Italia negli ultimi tre mesi del 2003. "Non si conoscono i contenuti dei verbali d'ispezione. Forse la conclusione dell'ispezione e l'avvio dei contatti (almeno un mese fa) e delle pratiche per portare Meliorbanca sotto il cappello di Unipol non sono due fatti del tutto privi di relazioni".

"Nel frattempo la Consob ha inviato ai magistrati una documentazione su ipotesi di aggiotaggio nella negoziazione di titoli Unipol. Dopo il caso del presunto insider trading sul riacquisto di obbligazioni Unipol (che ha coinvolto tra gli altri il numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, ed Emilio Gnutti), questa volta nel mirino ci sono transazioni anomale sulle azioni privilegiate nel periodo tra il 19 marzo e l'1 aprile 2003".

Come già negli anni precedenti, Unipol ha redatto, certificato e diffuso fra gli stakeholder il suo bilancio di responsabilità sociale 2003.

Da Mario Gerevini, "Unipol-Meliorbanca, nozze allo sportello", Corriere della Sera, 15 giugno 2004.

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11/06/2004

Cyberpsicologia

Due Università canadesi, quella del Quebec in Outaouais e la McGill di Montreal, e il laboratorio di ricerche, costituito dalle Università statunitensi di Atlanta e del North Carolina, hanno realizzato alcuni videogame a scopo psicoterapeutico.

Il gruppo di ricerca dell'Università del Quebec è diretto da Stéphane Bouchard, titolare della cattedra di cyberpsicologia clinica presso il dipartimento di psicologia dell'apprendimento. Ha prodotto due videogame: uno per curare l'aracnofobia, l'altro per l'acrofobia. I due giochi fanno ricorso alla realtà virtuale per simulare la presenza dei ragni o delle altezze, all'origine dei disturbi psichici. I videogame sono stati validati con la collaborazione dello psichiatra Patrice Renaud nel Pierre-Janet Hospital.

Il primo gioco "Virtual environment for phobia of spiders", chiede al paziente di mettere degli occhiali per il 3-D e di rispondere a delle domande, usando una specie di penna per toccare una tarantola sullo schermo del computer. Richiede la presenza di un terapeuta.

Il secondo videogame "Height phobia" chiede anch'esso al paziente di mettersi gli occhiali per il 3-D e in più di usare il mouse per dirigere su e giù per i piani di un edificio, a scelta, in quindici situazioni diverse, un ascensore di cristallo, in cui il paziente stesso sta.

Il costo della ricerca, della realizzazione dei due videogame, della loro validazione, assistenza e diffusione è stato appena superiore ai 200 mila dollari.

Il Social Cognition Laboratory della McGill University è diretto da Mark Baldwin, che insegna psicologia sociale e della personalità presso il dipartimento di psicologia. Ha realizzato tre videogame per PC, che hanno lo scopo di rinforzare l'autostima.

Il primo "Wham!" chiede al giocatore di indicare il suo nome e la data di nascita e associa continuamente, a semplici click sul mouse, questi dati a una serie di facce sorridenti.

Il secondo videogame "EyeSpy" chiede al giocatore di trovare l'unico viso sorridente fra quindici imbronciati.

Il terzo videogame "Améliorez votre chi" conclude la serie. Il giocatore deve individuare una serie di connessioni positive tra il suo comportamento e le situazioni sociali con cui deve interagire.

La serie dei tre giochi è stata sperimentata e validata, anche con la somministrazione di un test di controllo, lo "Stroop", su due gruppi distinti di 139 e 64 persone.

Virtually Better è un gruppo di ricerca coordinato dalla psichiatra Barbara Rothbaum della facoltà di medicina dell'Università di Atlanta e da Larry Hodges, che dirige il dipartimento di Computer science dell'University of North Carolina. Sono ricercatori specializzati nel trattamento dei disturbi d'ansia, delle fobie e degli stress post traumatici. Gestiscono una clinica per la terapia di questi problemi.

Hanno realizzato il videogame "Virtual Airplane" per la cura dell'aviofobia. Il paziente è messo a contatto con un'espressione della realtà virtuale e con l'assistenza di uno psicoterapeuta vive situazioni di decollo, atterraggio, turbolenza e navigazione aerea.

Il gioco è stato validato su 190 utenti dei servizi clinici del gruppo di ricerca.

L'efficacia dei trattamenti dei diversi approcci di psicologia clinica dei tre laboratori universitari nordamericani è documentata nelle riviste "Psychological Science", "Journal of Social and Clinical Psychology", "Revue Canadienne de Psychoéducation", "Cyberpsychology and Behaviour", "Clinical Psychology".

Le esperienze accennate indicano ulteriori possibilità d'impiego dei videogame, in aggiunta alle numerose buone pratiche per la formazione di ogni livello, documentate anche dai resoconti delle ricerche "classiche" delle Università e delle Business School di Cornell, California e New York (cfr. iriospark "Ed è subito e-learning" 6 ottobre 2003, "Ludologia" 12 gennaio 2004, "E-learning deludente 30 gennaio 2004), per la selezione, il bilancio delle competenze e l'avviamento al lavoro del ministero del Lavoro francese.

Postato da: orsola a 12:24 | link | commenti (1)

10/06/2004

Innovazioni per il 2006

"Anvedi 'sto ministero: co' du' dati te stenne". Non puoi fare a meno di pensare, leggendo su "@lfa Il Sole-24 Ore" di oggi progetti e previsioni del CNIPA sull'e-learning e i collegamenti in rete (SPC e RIPA), approvati dal Consiglio dei ministri tre settimane fa, su proposta del ministro per l'Innovazione.

Il CNIPA - Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione è l'erede dell'AIPA, un'Autorità, trasformata da ente garante e di vigilanza, in think tank del ministero, affidato al tecnico Stanca.

Il grafico preparato dal CNIPA e pubblicato dal supplemento del quotidiano economico mette a confronto, con tanto di istogrammi, le "previsioni entro il 2006" delle sedi estere collegate con l'amministrazione centrale dell'Italia con la situazione (attuale?) di dodici paesi, dall'Australia alla Svizzera. La RIPA - Rete internazionale della P. A., come è stato battezzato il progetto, senza nessuna attenzione al naming, primeggia, manco a dirlo. Sarà nove volte maggiore della rete australiana, tre volte quella svizzera, quasi il doppio di quella del Regno Unito.

RIPA s'integrerà con SPC - Sistema pubblico di connettività, "l'erede della RUPA (Rete unitaria della P. A.) che già da alcuni anni rappresentava l'infrastruttura di comunicazione delle amministrazioni centrali e alcune di quelle locali". E poi c'è ancora chi dubita della volontà del governo di fare le riforme.

Non basta. Il benemerito @lfa c'informa pure che il CNIPA è dotato di un' "area regolazione e formazione".

La responsabile di questa afferma decisa che il CNIPA "non ha mai sottovalutato l'importanza del fattore umano nei processi di automazione: la formazione è sempre stata in primo piano e il budget 2004 per la voce e-learning prevede un investimento dello Stato per 90 milioni di euro".

"Gli alti costi di produzione dei materiali per avere a disposizione corsi e-learning di qualità sembrano suggerirne il riutilizzo. Di qui la necessità di lavorare sulla base di standard internazionali".

Perciò entro giugno "il CNIPA - in collaborazione con l'ANEE (commissione Assinform, ndr) - dovrebbe essere pronto con la prima edizione del rapporto sull'e-learning nella Pubblica Amministrazione che metterà sotto la lente 25 enti fra amministrazioni centrali, Province e Comuni" scrive l'articolista J. C. F.

Esperti di formazione, trasecolate? Eppure.

Postato da: orsola a 12:13 | link | commenti (11)

Progetto di sole donne

"Diffondere sempre di più una vera cultura della responsabilità sociale delle imprese: l'obiettivo comune di Assolombarda e ministero del Welfare".

"Maroni si è da tempo impegnato sul tema con il progetto Csr-Sc, coordinato da un team di sole donne guidate da Katia Martino, che è stato presentato alla fine del 2003 a Venezia. Secondo questo progetto - basato sull'approccio volontario alla responsabilità sociale e privo di 'qualsiasi bollino', come anche ieri ha tenuto a ribadire Maroni - le imprese si confrontano con un set di indicatori, qualitativi e quantitativi che permettono loro di rendicontare le pratiche di Csr".

Da Stefano Salis, "Alleanza sulla responsabilità tra Assolombarda e Welfare", Il Sole-24 Ore, 10 giugno 2004.

Postato da: orsola a 10:37 | link | commenti

08/06/2004

Professione giornalista

"Informazione istantanea, personalizzata e gratuita" (cfr. iriospark 4 giugno) ha considerato il 57° congresso della Federazione mondiale della Stampa e ha riferito della diminuzione tra il 1998 e il 2002 del 6% dei lettori di giornali (-4 milioni e mezzo) nell'Europa dei 15. Nello stesso quinquennio, sempre nell'UE, hanno chiuso 49 quotidiani e il tasso di lettura regolare della stampa (cinque volte alla settimana) ha avuto una media del 45% della popolazione, con un'ampiezza dal 78% di Finlandia e Svezia al 20% della Grecia (l'Italia con Francia e Belgio è poco sopra il 30%).

La Federazione mondiale della Stampa ha individuato una stretta correlazione tra lettura e ricchezza: nei paesi a più alto reddito pro capite c'è la tendenza a leggere di più, nonostante la free press, Internet, l'uso crescente dell'automobile, la convergenza sul telefonino.

E' opportuna perciò l'uscita del trentacinquesimo "Hermès", la pubblicazione del CNRS, il consiglio nazionale delle ricerche francese, intitolato provocatoriamente "Les journalistes ont-ils encore du pouvoir?" (i giornalisti hanno ancora potere?). Quello di cui si parla è, naturalmente, nel numero del periodico, coordinato dai sociologi Jean-Marie Charon e Arnaud Mercier, il potere di fabbricare l'informazione, che comporta la responsabilità sociale del modo d'informare.

La pubblicazione considera i fenomeni che contribuiscono a mettere in discussione l'identità professionale del giornalista: la precarizzazione, la femminilizzazione, i differenti percorsi formativi, la banalizzazione del mestiere e dei titoli, la costituzione di gruppi multinazionali della comunicazione, per i quali la stampa è una componente fra gli altri, le logiche industriali e manageriali nella gestione delle redazioni, l'impatto delle nuove tecnologie e dei nuovi formati comunicativi, che rimettono in discussione l'essenza del giornalismo.

Che potere ha il giornalista che deve negoziare ogni giorno i mezzi, i contenuti, gli spazi, i modi di fare resoconto e commento, che deve tenere conto delle indicazioni del marketing, delle opportunità della pubblicità, della professionalizzazione degli uffici stampa, delle quote di mercato, della concorrenza degli altri media, dell'efficienza dei gruppi di pressione ... ?

"Sempre meglio che lavorare", scappa detto liberatoriamente.

Ma il numero del periodico rileva le differenze tra mitologia professionale e realtà sociologica, disegnando progressivamente
- la nuova cartografia del mestiere,
- i confini economici e tecnologici,
- i rapporti con la politica e la società,
- i motivi della crisi,
- le possibili risposte.

23 saggi scritti con passione da 25 autori, del calibro di Karpik, Pélissier, Rieffel, Aldridge, Watine, ricchi di fatti e questioni scottanti, di confronti internazionali, di richiami alla legittimità, all'etica e alla deontologia della professione, ai modelli di successo e all'impossibilità di un giornalismo europeo, ai rapporti con le professioni intellettuali più vicine, anch'esse in crisi (del documentalista, del professore universitario, dell'avvocato).

Un'opera d'impegno, una "ricerca a tavolino", interdisciplinare, che apre alla speranza di un rinnovamento, più vicino di quanto i dati e i fatti non giustifichino, anche nel nostro paese, della professione giornalistica.






Postato da: orsola a 17:02 | link | commenti (1)

Disoccupazione di lunga durata

Disoccupati da 12 mesi e oltre nei 25 paesi dell'UE, a fine 2003 (in percentuale sulla popolazione attiva).

Paesi Bassi 
  0,6
Lussemburgo
  0,8
Austria
  0,8
Cipro
  0,9
Danimarca
  0,9
Svezia
  1,0
Regno Unito
  1,4
Irlanda
  1,5
Portogallo
  2,0
Finlandia
  2,2
Ungheria
  2,3
Francia
  2,9
Malta
  3,0
Slovenia
  3,1
Belgio
  3,6
Cechia
  3,8
Spagna
  3,9
Germania
  4,0
Estonia
  4,3
Grecia
  5,0
Italia
  6,0
Lettonia
  6,0
Lituania
  7,0
Polonia
11,0
Slovacchia
12,0

Fonte: Eurostat, 2004.

Postato da: orsola a 11:28 | link | commenti (2)

Tirare fine mese

Difficoltà ad arrivare a fine mese con lo stipendio nei diversi paesi dell'UE dei 15 (in percentuale sulla popolazione totale).

1993
2001
Portogallo
20
35
Francia
26
21
Grecia
 6
20
Belgio
15
16
Irlanda
17
15
Regno Unito
  12,5
13
Lussemburgo
 7
11
Italia
11
  10,5
Spagna
13
   9,5
Germania
 9
8
Paesi Bassi
 9
8
Danimarca
 5
4
Finlandia
   4,5
3
Austria
4
3
Svezia
3
3

Fonte: Eurobarometro.

Postato da: orsola a 10:16 | link | commenti (1)

07/06/2004

Foto storiche

"Negli anni '80 si è cominciato a trattare la Storia - pensando soprattutto al suo significato politico - in modo istituzionale, affidandola ai professionisti della comunicazione".

"Ora quando si comunica con grandi spese per occasioni commemorative si assiste generalmente a quello che si potrebbe chiamare una 'riduzione del segno': si preferisce l'aneddotica, il manicheo, il sensazionale per consentire una migliore 'messa in scena'. Bisogna che venda di più, che unisca di più: che sia più semplice da spiegare. Questa rappresentazione alla fine diventa una mitizzazione, talvolta una mistificazione completa.

Per esprimere un evento si sceglie un'immagine  e una sola".

"Le immagini forti sono difficilissime da prendere. Non bisogna dimenticare che fino alla prima guerra mondiale un apparecchio fotografico era estremamente pesante e lento. Non era facile usarlo durante i combattimenti ... Di vere fotografie della guerra 14-18, praticamente non ce ne sono".

Le immagini "non mentono, raccontano una storia". "La guerra 14-18 è stata un'epoca isterica per la messa in scena di immagini. Negli archivi fotografici francesi, si conta un cadavere 'gallico' ogni cinquanta cadaveri tedeschi. La fotografia serve anche a rappresentare la barbarie nemica. La ferita, la nudità, un corpo mutilato è sempre il nemico. A questo proposito, la stampa del tempo è eloquente".

"Fino agli anni '60 quello che si vedeva era un caporale, che obbediva al tenente, che obbediva al suo capitano, anche se c'erano dei problemi tra loro. Serviva a mostrare uno stesso sentimento collettivo difronte alla guerra. Poi il cinema ha cominciato a individualizzare questo rapporto con la guerra".

Da Jean-Dominique Merchet, Les images de guerre sont en général des mythifications de l'Histoire (le foto di guerrra sono in genere mitizzazioni della storia), intervista a Eric Deroo (ricercatore al CNRS di antropologia delle rappresentazioni del corpo), Libération, 5-6 giugno 2004.

Postato da: orsola a 14:49 | link | commenti

04/06/2004

Tutti Designer

Una giuria di undici autorevoli esperti, provenienti dalle università, dalle istituzioni culturali e dal mondo degli affari, ha individuato i "Masters of Design", venti visionari, "che usano il design non solo per creare nuovi prodotti, ma nuove strade per lavorare, dirigere e vedere".

L'articolo annunciato in copertina del numero di giugno di Fast Company è firmato dal caporedattore Bill Breen. Distingue i master in cinque tipi, ognuno con quattro rappresentanti:
- al vertice della professionalità: i leader del mondo del design (J. Mays della Ford, D. Kelley di IDEO, l'autore e illustratore D. Macaulay, B. Rutan di Scaled Composites),
- gli influenzatori: quelli che per l'impatto delle loro realizzazioni hanno dato l'impronta all'anno (come T. Ford, il direttore creativo di Gucci e Yves Saint Laurent, J. Ive di Apple Computer, M. Lausen di AIGA),
- gli innovatori: coloro che hanno sopportato il rischio e riscritto le regole del gioco (come M. Cox, il sindaco di Charlottesville e J. Maeda del MIT),
- i collaboratori: i campioni che sostengono le realizzazioni del grande design (come Kun-Hee Lee di Samsung e B. Porter di SSM Health Care),
- la nuova generazione: gli emergenti che stanno disegnando il futuro (come Y. Behar, K. Brandenburg, A. Shen-Hsieh).

I venti intervistati e il commento del lungo articolo vogliono dimostrare che le aziende "hanno capito che un prodotto dev'essere molto più che la somma delle sue parti". "L'aspetto riflette l'idea che c'è dietro un prodotto e, per estensione, l'immagine dell'azienda che lo ha creato".

L'opinione mensile del direttore John A. Byrne è intitolata "Welcome to the Design Revolution". Sostiene che il design è una metafora del futuro del lavoro.

Nel commento all'inchiesta si riporta quanto afferma in un suo recente saggio Roger Martin, decano della Rotman School of Management dell'University di Toronto. Il design "è emerso come arma di nuova competitività e strumento chiave di innovazione. Facendo da leva per ogni aspetto del business può definire e sostenere la competenza distintiva dell'organizzazione aziendale".

"Non dobbiamo cercare di capire meglio come lavorano i designer", "dobbiamo diventare noi stessi designer". Dobbiamo cominciare a pensare e lavorare come loro e imparare da loro a valutare il lavoro nostro e degli altri. Quasi tutti i grandi manager vi diranno di aver passato gli ultimi dieci anni cercando un modo per migliorare. Ma oggi non basta più essere migliori, bisogna essere diversi".

Questo significa anche "accettare l'idea che i nostri sogni non possono farsi fermare dal budget. E che niente è impossibile".

L'american dream è in primo luogo autoassertività.






Postato da: orsola a 15:59 | link | commenti

Informazione istantanea, personalizzata e gratuita

1.300 editori, direttori e redattori capi di giornali di 88 paesi hanno partecipato al 57° congresso della Federazione mondiale della Stampa, che s'è concluso l'altro ieri a Istanbul.

Al centro del dibattito tre questioni: come adattarsi alle innovazioni tecnologiche, come innovare per ricondurre i lettori verso l'informazione scritta, come affrontare la nuova concorrenza.

Negli ultimi cinque anni la diffusione mondiale della stampa quotidiana è aumentata del 4,75%. Ma la crescita è dovuta principalmente a Cina e India, in cui ci sono stati incrementi, rispettivamente, del 35,69% e del 23%, con maggiorazioni nell'ultimo anno del 4,17% e del 9,16%. Nell'Europa dei 15 invece i lettori di giornali sono diminuiti del 6% (-4 milioni e mezzo) e del 2,2% nel solo 2003. Il calo del numero dei lettori giapponesi ha raggiunto il -2,60%. Negli USA la diminuzione è stata minore, dell'1,42%, per una maggiore fidelizzazione dei destinatari e una più pronta risposta alle loro attese.

Crescono contemporaneamente i fenomeni della free press e dei giornali online, che hanno quadruplicato i propri lettori nel quinquennio.

La diagnosi condivisa, espressa dal congresso, è che per il lettore moderno il passaggio delle informazioni giornalistiche deve essere istantaneo, personalizzato e gratuito. Una tendenza certamente non destinata a diminuire in un mondo in cui l'offerta di informazione è mediamente sei volte superiore alla domanda.

Ciò spiega le due linee di azione, che si sono confrontate a Istanbul.

La prima aderisce al paradigma tecnologico e punta sui "nuovi media". Ritiene che la comunicazione di massa a mezzo pc fisso sta per essere superata da quella mobile, a mezzo telefono intelligente. Prevede che nei prossimi cinque anni saranno venduti almeno 200-300 milioni di apparecchi UMTS, che veicoleranno quell'informazione sintetica e veloce, che meglio risponde all' "impazienza del lettore moderno".

La seconda linea di azione punta su una rinnovata attrattiva della stampa: fatta di formato tabloid, uso del colore, articoli corti, vicinanza al lettore, abbandono dei voluminosi inserti speciali. I benchmark sono stati i quotidiani inglesi The Times e The Independent, esempi di rifacimento e rilancio delle diffusioni nel 2003.

La stampa ha la missione fondamentale di dare senso alla massa di informazioni, che arrivano al lettore da vari mezzi e canali in modo sempre più rapido. Si giustificherà se saprà supportare la selezione e la riflessione.

Il modello americano del "public journalism" e del suo successo spettacolare possono indicare un percorso per la costruzione di fiducia e di vero dialogo con i cittadini, che si aspettano dalla stampa non solo puntuale resoconto dei fatti, ma suggerimenti e opinioni per risolvere le disfunzioni della società e le difficoltà personali, di esercizio dei propri diritti. A cominciare da quelli del pluralismo d'informazione.

Postato da: orsola a 11:58 | link | commenti (3)

03/06/2004

Gli argomenti di maggio

11 - Azionariato e partecipazione dei dipendenti; 14 - Cina hi-tech; 13 - Coercizione; 26 - Conflitti sociali e cura dell'immagine; 11 - Costo del lavoro nell'UE 25; 17 - 10 anni di Sanità; 5 - Direttori del personale/2; 24 - Economie dell'UE; 28 - Emotional design; 18 - Europei 2004; 18 - Evoluzione dei mercati ICT; 10 - Fine del Cervello madre; 3 - Forme di lotta sindacale; 25 - Globalizzazione dei diritti sindacali; 17 - Google dalla supremazia alla competizione; 19 - Ingaggio; 28 - Investimenti diretti esteri; 3 - Livelli della contrattazione collettiva; 7 - Mammismo d'abord; 24 - Manager e leader; 17 - Mercato dei videogame; 19 - Occupazione in Italia; 6 - Origini del Welfare State; 13 - Premi manageriali; 12 - Prospettive dell'economia; 4 - Protezione sociale nell'UE; 26 - Rimesse degli emigranti; 20 - Scuola di leadership; 11 - Tendenze del mercato mondiale del lavoro; 7 - Tribù urbane; 25 - Truffe innocenti; 28 - Umberto Agnelli; 31 - Vertice FIAT.

Questo mese 8.000 persone hanno dialogato su "iriospark".

Per approfondimenti e documentazione scrivere a malfieri@irio.191.it.

Postato da: orsola a 16:50 | link | commenti

Promessa, impegno, fiducia

Syberia II: continua, sempre a cura di Microids Canada, l'avventura di Kate Walker e Hans Voralberg, due anni dopo l'uscita del primo titolo.

Nel primo episodio, la giovane avvocato di New York era stata inviata in un paesino francese per far stipulare a Voralberg il contratto d'acquisto di una fabbrica di automi giocattolo. Alla fine, Kate partiva in treno con Hans per realizzare il sogno che egli aveva inseguito per tutta la vita: scoprire la terra dei mammut.

Il secondo episodio trova Kate e Hans, accompagnati dal robot Oscar, in viaggio per Romansbourg, il primo dei quattro universi da esplorare. Il terzetto raggiungerà questa città per attraversare poi il Passaggio del Grande Nord, che li condurrà fino al Villaggio Youkol, da dove tenteranno di arrivare alla mitica Syberia.

Il ruolo di Kate è molto cambiato. E' diventata il sostegno di Hans, che se vuole realizzare il suo sogno, dovrà farsi aiutare da lei.

Kate dovrà impegnarsi a fondo per mantenere la sua promessa. Incontrerà molti personaggi e riuscirà sempre a stabilire con essi un buon rapporto.

Il tema di fondo di questo secondo videogame è l'amicizia. Un'amicizia che spinge la protagonista ad affrontare qualunque difficoltà per tenere fede alla sua promessa.

Kate Walker riuscirà nella sua difficile impresa perché non dubita che la meta misteriosa esiste e ha fiducia nel sogno di Hans.

Oscar, l'automa macchinista dimostrerà anche lui che pure nel petto di un robot batte un cuore.

Il saluto di Kate al vecchio amico che va verso l'ignoto chiude questo secondo episodio. Avviene in una scenografia di grandiosa solennità ed è realizzata con una grafica eccezionale, come tutto il videogame.

La definizione è così alta che si possono contare i ramoscelli degli alberi. Tutte le immagini sono nitidissime, dettagliate, armoniose e fantastiche. Le inquadrature sono sempre panoramiche e danno l'idea dell'insieme, appagando una volta tanto la curiosità del giocatore di "vedere oltre". I filmati sono di gran pregio.

I rumori sono accuratissimi. Perfino il fruscio dei passi sulla neve e le più piccole azioni sullo schermo sono realistici.

La musica sottolinea i momenti clou in modo eccellente.

Gli enigmi sono più numerosi e più complessi di quelli dell'episodio precedente. Richiedono tempo per essere capiti e risolti. E' facile bloccarsi in certi punti. Ma con calma e pazienza si riesce a risolverli tutti, facendo leva sulle capacità logiche del giocatore. Il gioco richiede molta attenzione. Ci sono numerosi elementi interattivi a cui badare.

Syberia II è un gioco d'avventura per single player. Il livello di gameplay è un sapiente mix tra tradizione ed innovazione. Gli sviluppatori hanno deciso di lasciare immutata al 100% l'interfaccia di gioco, in una linea di continuità con l'episodio precedente.

Postato da: orsola a 16:01 | link | commenti

Ordinativi all'industria

Andamenti percentuali.

Marzo 2004/
marzo 2003
Marzo/
febbraio 2004
Eurolandia
12,1
  1,5
UE 15
12,5
  1,5
UE 25
12,8
  1,4

Gli andamenti più positivi sono

Lituania
92,9
  9,3
Lettonia
40,5
  9,9
Svezia
21,8
  6,3
Cechia
25,4
  2,1
Austria
14,4
13,2
Portogallo
11,6
16,4
Slovacchia
12,9
  4,8
Francia
  9,3
  2,8
Belgio
  7,7
  1,5

I più negativi sono

Ungheria
20,5
-4,7
Italia
15,6
-1,2
Danimarca
  9,2
-1,0
Germania
14,9
 0,1

Fonte: Eurostat, 2004.

I settori industriali che nell'UE dei 25 hanno avuto la maggiore crescita tra febbraio e marzo di quest'anno sono stati
-  la fabbricazione di macchine e attrezzature: 5,6%,
-  l'industria tessile e dell'abbigliamento: 4,0%,
-  la metallurgia e la lavorazione dei metalli: 2,4%,
-  i componenti dei trasporti: 1,9%,
-  le attrezzature elettriche ed elettroniche: 1,4% e
-  l'industria chimica: 1,3%.









Postato da: orsola a 11:04 | link | commenti (1)

Innovazione aziendale

Percentuali delle imprese sul totale di quelle esistenti nei singoli paesi dell'UE dei 15, che tra il 1998 e il 2000 hanno innovato prodotti o processi produttivi.

Irlanda
65
Germania
61
Belgio
50
Austria
49
Lussemburgo
48
Svezia
47
Portogallo
46
Finlandia
45
Paesi Bassi
45
Danimarca
44
Francia
41
Italia
36
Regno Unito
36
Spagna
33
Grecia
28
UE 15
44

Fonte: Eurostat, 2004.

Per la grande impresa la media europea è del 77%, per la piccola è del 39%.

L'innovazione è maggiore nell'industria che nei servizi: 47% contro il 40%.

In Italia innovano il 71% delle grandi imprese e il 33% delle piccole.

Postato da: orsola a 10:23 | link | commenti (1)

01/06/2004

Contraffazioni/2

La falsificazione dei prodotti tangibili, dall'abbigliamento agli applicativi per computer, fa leva sulla riproduzione delle estetiche, dei loghi e dei marchi per ingannare. A questa si va aggiungendo - e la va superando nel nostro paese - la falsificazione delle identità corporali e delle relazioni con gli altri.

Gli appartenenti alle diverse "tribù metropolitane", come sono chiamate nel marketing, trovano la loro ragion d'essere nei consumi e manifestano la loro esistenza ricorrendo ai prodotti della marca ispiratrice, al cui profilo di consumatore aderiscono. Ma le cronache politico-mondane danno esempi "dall'alto" di ringiovanimenti per liposuzione e blefaroplastica e quelle sportive, musicali e dell'enterteinment non lesinano gli esempi di altre modificazioni del corpo, dal tatuaggio alle acconciature, dalle diete ai cosmetici, alle tinture.

La contraffazione più sfacciata sta avvenendo nella "creazione di eventi".

Non sono più da un pezzo gli "pseudoeventi" da cui metteva in guardia Daniel Boorstin. Quelli erano messi in scena perchè i mass media parlassero dei protagonisti. Questi di oggi sono guide ad una ed una sola interpretazione di fatti noti, alla scotomizzazione di tutto ciò che dell'accaduto ha avuto effetti negativi sugli spettatori e disturba l'immagine degli attori, all'esaltazione di correlazioni e conseguenze positive, per la maggior parte, avvenire e alla "fuga dalla realtà".

La contraffazione comincia dal nome dell'evento. Un comizio diventa un seminario, tre oratori fanno un workshop, una parata celebrativa è un congresso.

Di che cosa si parli non è rilevante. Argomenti, ordine logico e metodo pure. Può essere importante chi parla, che posizione istituzionale o professionale occupa e che cosa rappresenta per gli spettatori perchè l'impostazione totalmente acritica di queste iniziative regga la performance attesa.

Non sono soltanto giullarate o imposture. Sono degenerazioni della comunicazione di massa, pubblica, politica, associativa, che rispondono a bisogni di stare insieme per manutenere il capitale relazionale degli individui che s'incontrano per argomenti e occasioni intercambiabili. La conoscenza, le opinioni degli altri, la socialità non contano.

Postato da: orsola a 17:56 | link | commenti (2)

Contraffazioni

La settimana scorsa si è tenuto a Bruxelles il primo congresso mondiale contro la falsificazione dei prodotti. Un congresso che ha visto la partecipazione degli organismi internazionali interessati alla lotta alle contraffazioni: dall'Interpol all'Organizzazione mondiale della Sanità, a quelle del Commercio, delle Dogane, della Proprietà intellettuale.

Le riproduzioni fraudolente costituiscono ormai una cifra d'affari media annua di 600 miliardi di dollari, il 7% del commercio mondiale. Il 10% dei medicinali venduti è falso e in Africa raggiunge il 60%, con una punta dell'80% in Nigeria. Affianco al Viagra, il più imitato, ci sono però antitumorali, cardiovascolari, anestiosologici, antibiotici, disinfettanti e prodotti da automedicazione. Nel 2001 192 mila persone sono morte in Cina per aver preso medicine contraffatte.

Ma la contraffazione interessa l'abbigliamento e le calzature prodotte dalle aziende europee, con danni dell'ordine degli 8 miliardi di dollari annui, il tabacco, con 2-3 miliardi di sigarette false, gli orologi, i CD musicali e i DVD, i software per pc.

Falsificare prodotti di marca è, purtroppo, più conveniente e meno rischioso per i contraffattori, che godono della collusione dei compratori, che mettersi a fabbricare denaro falso. In Italia è contraffatto il 20% dell'abbigliamento e degli accessori di marca. In Francia il 10% dei ricambi per auto.

L'Europa ha calcolato una perdita di 100 mila posti di lavoro per contraffazioni.

Il congresso di Bruxelles si è concluso indicando quattro linee d'azione comune fra istituzioni e produttori:

- incremento della collaborazione e della comunicazione tra le parti interessate,

- aumento delle sanzioni economiche ai falsari,

- più formazione e risorse alle polizie dei diversi paesi,

- più consapevolezza della società per l'impatto e i costi economici e sociali delle contraffazioni.

Postato da: orsola a 11:56 | link | commenti