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30/04/2004
Gli argomenti di apr...

Gli argomenti di aprile

27 - Allargamento dell'UE; 6 - Andare nel mondo; 15 - Antivirus; 2 - Blog aziendali; 5 - Bricks and clicks reward; 23 - 100 che contano; 13 - Direttori del personale; 27 - Disoccupazione nell'Unione dei 25; 15 - Equità retributiva; 2 - Fine del petrolio; 26 - Fondi pensione in Europa; 7 - Formazione per ridere; 20 - Imposte e oneri sociali nell'UE; 6 - Imprenditorialità; 20 - Lavoratori anziani nell'UE; 30 - Lavoro e genere; 5 - Management dell'intelligenza professionale; 15 - Mercato italiano del lavoro; 20 - Politiche attive dell'impiego; 15 - Preferenze di delocalizzazione; 6 - Ricerca e sviluppo nell'UE; 22 - Riforma delle pensioni in Europa; 27 - Risorse umane; 14 - Tassi di sindacalizzazione; 23 - Visioni del lavoro tecnologizzato.

Questo mese 6.000 persone hanno dialogato su "iriospark".

Per approfondimenti e documentazione scrivere a malfieri@irio.191.it.

Postato da: orsola a 15:56 | link | commenti

Lavoro e genere MAG...

Lavoro e genere

MAGE-Marché du travail et genre en Europe è un centro di ricerche francese che investiga sui problemi della differenza tra uomini e donne nel lavoro. E' una sezione del CNRS, l'istituzione pubblica per la ricerca scientifica. Redige la rivista "Travail, Genre et Sociétés", che riporta i risultati delle indagini sociali realizzate in materia di genere, nei quaderni "Recherches", pubblicati dalle edizioni La découverte.

L'ultimo quaderno è intitolato "Le travail du genre. Les sciences sociales du travail à l'épreuve des différences de sexe". Raccoglie ventidue contributi di sociologi, storici, economisti, statistici, giuristi, politologi, filosofi e antropologi, moltissime le donne, che affrontano i problemi del lavoro dal punto di vista femminile.

L'opera è stata coordinata da tre sociologhe: Jacqueline Laufer, codirettore del MAGE e professore di management e risorse umane all'HEC di Parigi, Catherine Marry, direttrice dell'Institut de Recherche sur les sociétés contemporaines del CNRS, e Margaret Maruani, direttrice di ricerca, anch'ella del CNRS, codirettore del MAGE e direttrice di "Travail, Genre et Sociétés".

I contributi sono raggruppati in sei sezioni e un'introduzione, che descrive i percorsi scientifici e personali degli autori.

Apre Maurice Godelier con un saggio su prospettive e retrospettive delle ricerche antropologiche femministe, ma ci sono le spiegazioni dell'essere diventata femminista, il ricorso alle memorie per fare storia di altre.

La seconda sezione, fare storia del lavoro e del genere, riferisce della svolta storiografica inglese dopo il 1968. Il genere come strumento di analisi del lavoro, nel caso italiano è scritto da Angela Groppi.

La sezione sul modo di fare sociologia del lavoro delle donne raccoglie il maggior numero di contributi di studiose: francesi, spagnole, inglesi, tedesche e svedesi.

Ugualmente al genere è dedicata l'analisi delle scienze economiche, dove primeggiano le ricerche di François Michon sulla scomparsa delle divisioni di genere nel mercato del lavoro francese e di Inga Person sull'impatto del genere nell'economia svedese.

Particolarmente problematiche le due sezioni sulla non neutralità della statistica e della demografia e sulla necessità di un altro diritto per le donne e sui rapporti di queste con la scienza politica.

Un'ottima introduzione alle tematiche di genere, che fa superare qualche ambizione non riuscita di definire e sistematizzare la materia e qualche eccesso di partito preso.

La raccolta si raccomanda per il taglio multidisciplinare, europeo, per i dati, i fatti e i riferimenti bibliografici.

Postato da: orsola a 12:14 | link | commenti

27/04/2004
Allargamento dell'UE...

Allargamento dell'UE

Dal I° maggio dieci nuovi paesi entreranno a far parte dell'Unione Europea.

Sono paesi con un'economia dinamica, in cui il PIL è cresciuto mediamente nel 2002 del 2,7% e nel 2003 del 3,4%, contro l'1,1% e l'1,3% dell'Europa dei 15. Con questa hanno già avuto l'anno scorso più del 50% delle importazioni (salvo la Lituania con il 44%) e delle esportazioni (eccetto la Lituania con il 43% e Malta con il 47%).

Il loro tasso di apertura agli scambi con l'estero, che era meno del 40% del PIL nel 1990, è raddoppiato in 14 anni e oggi supera l'80%.

La popolazione dell'UE "allargata" crescerà del 20% (da 380 a 454 milioni di abitanti). Il PIL aumenterà soltanto del 5%, raggiungendo i 9.613 miliardi di euro.

Nelle statistiche il reddito medio pro capite degli europei già nell'Unione diminuirà di un 10-15%. I cittadini dei nuovi paesi hanno rispetto ad essi un tasso di disoccupazione superiore mediamente del 50%, un potere d'acquisto di poco più della metà, un costo orario del lavoro di un quinto. Una situazione peggiore di quella della Spagna e del Portogallo, quando nel 1986 si aggiunsero all'UE.

L'allargamento aprirà nuove prospettive di mercato e di delocalizzazione per i quindici, ma porterà benefici finanziari e sinergie economiche immediate ai dieci.

Secondo i calcoli della Commissione europea, per effetto dell'ingresso dei nuovi paesi nell'Unione, anche il bilancio comunitario salirà dai 118 miliardi di euro del 2006 (1,1% del PIL) a 147 miliardi nel 2013 (1,24% del PIL). Sarà possibile aumentare gli investimenti in ricerca, fattore di competizione con gli USA, e sostenere i costi delle grandi opere pubbliche di un territorio che va dal Portogallo all'Estonia.

Nel 2007 ai dieci si aggiungeranno Romania e Bulgaria.

Ricerche e infrastrutture dovranno rilanciare il ruolo dell'industria, settore ancora importante per i paesi nuovi entranti, che ha bisogno di svilupparsi nel rispetto dell'ambiente.

L'integrazione piena si realizzerà fra due anni con l'adozione dell'euro. Sulla competitività dei singoli paesi influiranno il tasso di conversione della moneta locale e il rispetto dei parametri di adesione all'UE, a cominciare da quelli di stabilità e sviluppo di Maastricht.

Dalla capacità di reggere a questi due passaggi e dal sostegno dei vecchi soci verrà la possibilità di costruire nel 2010 un'economia della conoscenza, integrata o, al contrario, un'Europa a due velocità, con gran parte dei nuovi entranti, diventati "riserva di caccia" per quelli già appartenenti all'Unione.

Postato da: orsola a 12:59 | link | commenti

Disoccupazione nell'...

Disoccupazione nell'UE dei 25

Tassi percentuali sulla popolazione attiva.

2002
2003
Lussemburgo
  2,8
  2,8
Paesi Bassi
  4,0
  4,5
Austria
  4,3
  4,3
Irlanda
  4,4
  4,4
Danimarca
  4,5
  4,4
Svezia
  4,9
  4,7
Regno Unito
  4,9
  4,8
Portogallo
  4,9
  4,9
Italia
  8,4
  8,4
Belgio
  8,5
  8,4
Finlandia
  9,1
  8,9
Germania
  9,3
  9,3
Francia
  9,5
  9,4
Grecia
10,0
10,0
Spagna
11,3
11,2
UE 15
  8,0
  8,1

Polonia

19,5
19,5
Slovacchia
18,0
17,5
Lituania
13,0
n.d.
Lettonia
12,0
11,0
Estonia
11,0
10,9
Cechia
  8,0
  8,1
Malta
  7,8
  7,6
Slovenia
  7,6
  7,4
Ungheria
  7,4
  7,4
Cipro
  2,8
  2,8
Nuovi entranti
13,0
12,8

Fonti: Eurostat 2004 e DREE 2004


Postato da: orsola a 10:27 | link | commenti

Risorse umane "Il l...

Risorse umane

"Il lavoro non era diventato tutto camici bianchi e schermi di computer, macchine fruscianti che da sole costruiscono altre macchine, una passeggiata saltuaria lungo le linee per vedere che tutto funzioni bene? Le persone al lavoro non erano diventate per l'azienda preziose 'risorse umane', da formare e trattare con ogni riguardo al fine di farle sentire partecipi, ovvero responsabili, dell'intero processo produttivo?

A dedurre da quel che sta accadendo in questi giorni negli impianti Fiat di Melfi parrebbe proprio di no. Lo scenario di Melfi sembra uno spezzone di film sulle fabbriche e sui modi di lavorare degli anni '60. Ci si ritrova quasi tutto, di quell'epoca, comprese le manganellate dei poliziotti sulle spalle degli operai.

C'è il lavoro durissimo, i bassi salari, l'organizzazione del lavoro fondata su tempi e metodi imposti da uffici imperscrutabili (sostituiti oggi da computer parimenti imperscrutabili), il controllo opprimente dell'apparato aziendale su ogni istante della giornata lavorativa.

Perfino le comunicazioni dei provvedimenti disciplinari - 2.500 solo nell'ultimo anno - sono scritti nel linguaggio di allora, un ibrido di lessico dell'esercito piemontese e di pignoleria da burocrazia zarista".

Da Luciano Gallino, "Quelle scene anni '60 nella protesta di Melfi", la Repubblica, 27 aprile 2004.

Postato da: orsola a 09:30 | link | commenti (4)

26/04/2004
Fondi pensione in Eu...

Fondi pensione in Europa

Tasso di copertura % della popolazione attiva.

Paesi Bassi
91
Svezia
90
Svizzera
86
Danimarca
80
Germania
50
Irlanda
50
Regno Unito
44
Belgio
31
Lussemburgo
17
Spagna
15
Portogallo
7
Italia
5
Grecia
5

Fonte: Observatoire des retraites 2004

Postato da: orsola a 09:58 | link | commenti

23/04/2004
Visioni del lavoro t...

Visioni del lavoro tecnologizzato

Sono passati dieci anni da quando Jeremy Rifkin nella "Fine del lavoro" sottolineava l'urgenza di trovare una risposta al problema del lavoro umano inutilizzato, generato dalle nuove tecnologie.

Rifkin parlava dalla cattedra della Wharton School, da economista divenuto futurologo. Da un'altra prestigiosa istituzione educativa, la MIT Sloan School of Management, una risposta a contrario, altrettanto visionaria, la dà Thomas W. Malone, esperto di tecnologie del coordinamento.

Il suo libro, appena pubblicato (Harvard business school press, 2004), s'intitola significativamente "The Future of Work. How the new order of business will shape your organization, your management style and your life".

E' il frutto di venti anni di accumulazione di ricerche sui modelli organizzativi aziendali, fatte per disegnare l'impresa del futuro, quella in cui i lavoratori decidono che cosa fare e quando farlo, eleggono il loro capo e votano sulle decisioni più importanti, possono connettersi e interagire con esperti esterni ogni volta che gli serve e così avere in cambio del loro impegno soldi, lavoro interessante, cooperazione, tempo per stare con i propri familiari.

Secondo Malone le nuove tecnologie combinandosi con i fattori economici - la discesa immediata dei costi di comunicazione del modello storico di organizzazione per comando e controllo - cambieranno l'organizzazione del business così profondamente da portare la democrazia nella gestione.

Saranno possibili l'economia di scala delle grandi imprese e i benefici umani delle piccole e perciò autonomia, motivazione, creatività e flessibilità dei lavoratori.

A sostegno delle sue tesi l'autore ricorda i casi di E-Bay con i suoi 130 mila venditori, che formano una rete di possessori di piccoli negozi, di Gore e di Semco, imprese-comunità caratterizzate da
- strutture decentrare e degerarchizzate integrate sui valori,
- gestione per coordinamento e coltivazione delle nuove competenze per il successo aziendale,
- contesti interni che facilitano la definizione dei più efficaci modi di aggregazione operativa.

In queste aziende cambieranno i rapporti di potere e l'organizzazione si fonderà sulla competenza individuale. Sarà uno sviluppo ulteriore delle community open source.

Il libro asserisce più di quanto dimostra e risulta decisamente un'opera meno riuscita delle precedenti "Organizing Business Knowledge" e "Coordination Theory and Collaboration Technology".




Postato da: orsola a 15:10 | link | commenti (3)

100 che contano
<...

100 che contano

Time di questa settimana annuncia in copertina uno speciale dedicato alle cento persone più influenti del mondo.

Nell'interno i personaggi sono divisi in cinque profili
- leader e rivoluzionari: George Bush, Hu Jintao, Lula da Silva, Ali Sistani ed altri;
- artisti e intrattenitori: Nicole Kidman, Peter Jackson, Mark Burnett, John Galliano;
- costruttori e titani: Warren Buffett, Michael Dell, Lee Scott, Rupert Murdoch;
- scienziati e pensatori: Bernard Lewis, Steven Pinker, Jill Tarter, Sandra Day O'Connor;
- eroi e icone: Shirin Ebadi, Bono, Yao Ming, Mel Gibson.

Tra i grandi esclusi, a sorpresa, Tony Blair.

Lo speciale comprende un articolo sulle doti minime, indispensabili per essere presi in considerazione. Rilevanti in primo luogo i risultati ottenuti da ciascuno esercitando il suo ruolo, ma altrettanto importanti gli effetti sociali, economici e innovativi dei comportamenti di successo. Per esempio Wu Yi, la vicepremier e ministro della sanità cinese, è apprezzata per la gestione trasparente dell'epidemia di Sars nel 2003. I dirigenti di al Jazeera sono riconosciuti capaci di aver portato un ventata di novità nel panorama dei media arabi. Nelson Mandela è preso in considerazione per la continuità della sua azione in favore della pace. Giovanni Paolo II è particolarmente ben valutato per la sua testimonianza per il miglioramento delle condizioni di benessere spirituale ed economico delle popolazioni del mondo. Un altro articolo, l'ultimo, giustifica alla luce dei profili e delle doti i motivi delle esclusioni.

Un esempio concreto di riconoscimento della leadership.
















Postato da: orsola a 10:44 | link | commenti

22/04/2004
Riforma delle pensio...

Riforma delle pensioni in Europa

La necessità di una riforma delle pensioni è prevalentemente giustificata con gli andamenti demografici, la piramide capovolta del rapporto giovani-anziani, e con l'evoluzione del mercato del lavoro, la fine della società salariata.

La questione delle pensioni è però prima di tutto un problema finanziario e fin dall'inizio degli anni '90, difronte ai deficit di bilancio per la spesa previdenziale, molti paesi europei dell'UE e delle altre aree del continente si sono mossi con gli obiettivi di ridurne l'entità e sviluppare i fondi pensione e le pensioni vita private.

Comportamenti strategici che sono stati combinati con manovre di innalzamento dell'età del pensionamento, di ampliamento dell'occupazione femminile e di attrazione di lavoratori qualificati immigrati. Le prime due scelte hanno puntato al recupero della società del pieno impiego, la terza si è focalizzata sull'immigrazione permanente, con una politica e un clima di accoglienza idonei.

Agli aspetti finanziari della riforma pensionistica è rivolta l'attenzione del libro curato da Gerard Hughes e Jim Stewart "Reforming pensions in Europe: Evolution of pension financing and sources of retirement income", Elgar, Cheltenham, 2004, appena giunto in libreria.

I due curatori sono rispettivamente Research Professor all'Economic and Social Research Institute di Dublino e Senior Lecturer in Finance al Trinity College della stessa città. Hanno coordinato il lavoro di 18 autori, esperti di questioni economiche e sociali connesse al pensionamento, professori universitari e ricercatori in pubbliche istituzioni del Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Austria, Svezia, Polonia, per "dimostrare la complessità di pagare e riformare le pensioni ed evidenziare il pericolo di fissarsi su un particolare modello".

Gli autori "considerano punti critici e dibattono come finanziare le pensioni, evidenziando gli effetti della riforma pensionistica sugli introiti dell'anziano, individuando come garantire l'equità intergenerazionale delle pensioni pubbliche ed analizzando differenti percorsi per la copertura della spesa pensionistica. Dimostrano che le recenti riforme fatte in Europa riducono il reddito dei pensionati futuri e li espongono all'incertezza e al rischio delle assicurazioni private".

Il libro è diviso in tre parti: esigenze e ipotesi alternative di risposta delle riforme pensionistiche, redditi degli anziani dopo le riforme, cambiamenti delle forme di solidarietà.

I temi affrontati dai diversi contributi analizzano
- i guadagni e le perdite (la maggior parte delle donne, dei part-timers e delle persone a basso reddito) con le riforme, le categorie di lavoratori costretti a ricorrere ad assicurazioni private, che hanno costi elevati e benefici limitati;
- il rapporto fra sicurezza e redditi pensionistici, l'abbassamento della spesa e degli introiti da pensione pubblica in Polonia, Italia e Germania;
- i benefici fiscali concessi per incoraggiare lo sviluppo di piani per le pensioni private in Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia;
- le possibili fonti e redditi pensionistici, con l'esemplare esperienza irlandese di contribuzione alle assicurazioni private;
- gli effetti di genere, dovuti alla frequente discontinuità lavorativa delle donne e i provvedimenti correttivi della Germania;
- il problema dell'equità intergenerazionale e gli interventi per aumentare la trasparenza della gestione dei contributi versati alla previdenza pubblica;
- i modi di copertura della spesa pensionistica e le pensioni legate allo stipendio, le soluzioni a base contributiva, generalmente adottate in Europa.

Una casistica ricchissima è richiamata nelle 320 pagine, pervase dalla preoccupazione di assicurare un reddito sufficiente alla dignitosa esistenza dei pensionati e di stare dentro i sempre incombenti parametri di Maastricht.








Postato da: orsola a 12:41 | link | commenti

20/04/2004
Politiche attive del...

Politiche attive dell'impiego

I giovani, gli anziani, gli handicappati e gli immigrati sono le quattro categorie ritenute più a rischio di disoccupazione dall'UE. Costituiscono perciò l'oggetto delle azioni positive realizzate dai governi nazionali per portare al 70% nel 2010 il tasso medio di occupazione nell'Unione, così come scritto nel protocollo di Lisbona.

UNEDIC - Union nationale pour l'emploi dans l'industrie et le commerce è l'organismo paritario costituito quasi 50 anni fa in Francia, gestito dalle parti sociali, per la protezione dal rischio di disoccupazione e il ritorno al lavoro. Compie inoltre studi comparativi sui sistemi di protezione sociale e indagini sull'impiegabilità, la mobilità lavorativa, per l'uscita dalla disoccupazione, i servizi all'impiego, l'attivazione della spesa pubblica per creare occupazione.

"Zoom 2004: International employment and careers trends and development" è l'ultima pubblicazione. Si apre con un'analisi generale del mercato del lavoro, dell'andamento e del governo della disoccupazione. Si sviluppa intorno ai quattro temi più dibattuti e discussi quest'anno in Europa:
- l'impatto della riforma pensionistica sulla sicurezza del lavoro,
- le politiche dell'impiego per le categorie più esposte al rischio della disoccupazione,
- la transizione professionale,
- i sistemi di protezione contro la disoccupazione dei 10 paesi nuovi entranti nell'UE.

Zoom 2004 è ricco di dati attuali, originali della Commissione Europea, dell'OCSE e dell'ILO e di altri, ottenuti direttamente dalle agenzie pubbliche per l'impiego o dalle ambasciate dei paesi interessati.

Tra i capitoli migliori ci sono quello sul modo di affrontare la disoccupazione nei diversi paesi dell'UE e sui cambiamenti in atto dei sistemi di protezione e quell'altro sulle logiche e le esperienze per l'occupazione delle quattro categorie a rischio, indicate.

Nel primo sono descritti e confrontati
- i requisiti individuali di accesso, le forme, l'entità e la durata delle indennità di disoccupazione,
- i modi di continuazione dell'assistenza per i disoccupati di lunga durata e di estensione delle protezioni sociali ai familiari del disoccupato,
- le strutture organizzative di assistenza e sostegno per l'occupazione.

Nel secondo sono ricordate le esperienze per
- i giovani del Belgio, della Germania e del Regno Unito,
- i lavoratori anziani del Belgio, della Germania, della Spagna, del Regno Unito e del Giappone,
- i disabili della Germania, dell'Olanda, del Regno Unito e dell'Australia,
- le minoranze etniche della Germania e dell'Australia.

Sono indicate le logiche di azione, gli obiettivi, i contenuti e i destinatari delle singole iniziative.

Particolarmente innovative, diffuse ed efficaci le esperienze del Regno Unito, il paese che più di tutti ha operato nel 2000 in favore delle popolazioni vulnerabili dalla disoccupazione. Ha realizzato il programma New Deal, articolazione di servizi pubblici e privati e ha costituito la società Working Links: due iniziative che l'hanno portato vicino agli altissimi livelli di protezione della Svezia e dei Paesi Bassi.

Esemplari, da benchmarking, gli interventi della Germania per gli handicappati, della Spagna per i minori di 25 anni e del Giappone per i disoccupati ultrasessantacinquenni, rioccupati alla fine del periodo di assistenza.

Un lavoro quello di UNEDIC, che sfata pregiudizi e indica come operare in concreto.












Postato da: orsola a 17:20 | link | commenti (2)

Lavoratori anziani n...

Lavoratori anziani nell'UE

% Occupaz. popol. 55/64 anni
Età pensionamento
Uomini
Donne
Svezia
68,0
62,1
62,0
Danimarca
57,8
62,2
61,9
Regno Unito
53,5
63,1
62,1
Portogallo
50,9
62,0
62,0
Irlanda
48,1
63,2
63,1
Finlandia
47,8
61,6
61,6
Olanda
42,3
61,1
60,9
Grecia
39,7
61,2
59,6
Spagna
39,7
60,7
60,6
Germania
38,4
60,9
60,7
Francia
34,8
58,2
58,1
Austria
30,0
59,0
57,0
Italia
28,9
59,6
59,4
Lussemburgo
28,3
57,5
56,8
Belgio
26,7
57,8
57,0
UE 15
40,1
60,5
59,9

Fonte: Commissione Europea, 2003

L'UE nel consiglio di Stoccolma del marzo di tre anni fa si era posta come obiettivo per il 2010 un tasso di occupazione media dei lavoratori anziani del 50%. Nella primavera del 2003 ha definito la strategia di sviluppo, puntando fra le aree prioritarie d'azione sul prolungamento dell'attività lavorativa, con il reclutamento e il mantenimento all'impiego dei 55/64enni.

Postato da: orsola a 14:32 | link | commenti

Imposte e oneri soci...

Imposte e oneri sociali nell'UE

Totali in percentuale sul PIL di tutti i pagamenti obbligatori avvenuti nel 2002 a favore dello stato e degli enti pubblici.

Svezia 52
Austria 50
Danimarca 49
Belgio 48
Finlandia 46
Francia 46
Lussemburgo 44
Italia 42
Germania 41
Paesi Bassi 40
Grecia 39
Regno Unito 37
Portogallo 37
Spagna 36
Irlanda 30
UE 15 42

Fonte: Eurostat

Tra il 1995 e il 1999 il valore percentuale dei pagamenti ha superato il 43%.

L'Irlanda ha fatto del contenimento del prelievo fiscale e sociale un fattore importante di competitività.

Postato da: orsola a 11:13 | link | commenti

15/04/2004
Equità retributiva ...

Equità retributiva

I giornali di tutto il mondo, a cominciare naturalmente da quelli tedeschi e giapponesi, hanno diffuso ieri la notizia che Daimler-Chrysler starebbe per ricapitalizzare Mitsubishi, di cui oggi ha il 37%.

L'apporto finanziario sarebbe di circa 4 miliardi di euro, cosicché l'azienda automobilistica tedesco-americana prenderebbe la maggioranza di quella giapponese nel 2005.

Mitsubishi Motors ha da poco rivisto in peggio le sue previsioni di perdita di bilancio, chiuso a fine marzo a -560 milioni di euro, effetto della riduzione della quota di mercato USA, del richiamo di 80 mila automobili e di 112 mila camion: una situazione finanziaria delicata, che il piano di ristrutturazione preparato vorrebbe cominciare ad affrontare riducendo gli organici del personale del 10%.

Jurgen Schrempp, l'attuale amministratore delegato della casa di Stoccarda, è stato l'artefice delle due operazioni disastrose di scalata/fusione con Chrysler e dell'acquisizione della quota Mitsubishi.

Per bilanciare la presenza di Schrempp entrerà in consiglio di amministrazione Eckard Cordes, direttore della divisione utilitarie di Daimler-Chrysler e responsabile del gruppo per tutta l'Asia.

Gli azionisti premono perché Daimler non consolidi Mitsubishi se non a risanamento ultimato.

Schrempp difende l'ulteriore acquisizione di quote della casa giapponese, presentandola come una necessaria testa di ponte in Asia, utile specificamente per la Cina.

I risultati 2003 del gruppo tedesco-americano hanno comportato una riduzione del 20% degli emolumenti dei sei componenti il consiglio di amministrazione, che, mediamente, hanno ricevuto 3 milioni di euro ciascuno. La legge sulla privacy tutela in Germania le singole remunerazioni, ma la "paga" di Schrempp è stimata da Die Welt intorno ai 4 milioni, alla faccia dell'equità retributiva e delle competenze.

Postato da: orsola a 16:54 | link | commenti

Antivirus La storia...

Antivirus

La storia è ambientata nel 2007, in un mondo che ha abitudini e stili di vita come quelli attuali, e ha per protagonisti due ragazzi, Kte e Orca, impegnati in un gioco di ruolo di massa (MMORPG), chiamato "The World".

Il videogame "Hack-Infection" comincia con questo MMORPG, che attira 20 milioni di persone in tutto il mondo, uno splendido cartone animato di 45 minuti, premessa indispensabile per capire la trama e l'origine di tutto quello che accadrà nel gioco.

Hack-Infection è la prima parte del più ambizioso progetto del produttore giapponese Bandai, articolato in quattro sottogiochi, Manga, serie televisive, OAV e alcuni romanzi.

Tre anni dopo il successo di "The World", nel 2010, uno strano virus si diffonde in questo mondo virtuale e manda in coma alcuni giocatori, attaccati da un'entità sconosciuta davanti agli occhi del giocatore impegnato in Hack.

L'obiettivo del videogame di Bandai è sopravvivere al virus e riuscire a tornare nella realtà.

Hack è un gioco di ruolo atipico, fra i più interessanti e originali in commercio. Sin dalle prime schermate il giocatore è sorpreso, vedendo altri personaggi che gli parlano e interagiscono con lui come se fossero guidati da un'altra persona. Gli sviluppatori hanno studiato e curato minuziosamente l'intelligenza artificiale dei protagonisti per fargli prendere decisioni appropriate alle dinamiche delle diverse situazioni emergenti.

L'intelligenza artificiale, inoltre, valuta ciò che è meglio per il giocatore in un determinato momento e che cambia, a seconda del suo stato di salute, dei suoi punti di forza e di debolezza e delle esperienze fatte. Difficilmente lo mette ancora difronte a situazioni già sperimentate.

Un gioco per allenare alla presa di decisione quando ci sono pericoli incombenti, gravi e imprevedibili, con il supporto di un efficiente sistema informativo.

Hack è realizzato nel sistema PAL. E' distribuito da Atari in lingua inglese. Può essere giocato in single.

Postato da: orsola a 12:21 | link | commenti (3)

Preferenze di deloca...

Preferenze di delocalizzazione

A.T. Kearney ha presentato il 2 aprile i risultati di una ricerca sui paesi preferiti per le delocalizzazioni.

Al primo posto c'è l'India, seguita dalla Cina e poi, nell'ordine dalla Malesia, la Cechia e Singapore. Tra i 12 di testa nella classifica ci sono molti paesi dell'Europa orientale.

L'India è la destinazione leader dei centri di produzione e delle attività di servizio perché offre questi vantaggi:
- costo del lavoro vantaggioso,
- imposizione fiscale favorevole alle imprese,
- costi di infrastrutture competitivi,
- vivaio di lavoratori ad alta qualificazione, che parlano inglese.

Nel caso della Cina gioca in più la possibilità per le imprese che vi delocalizzano di entrare in un nuovo grande mercato in rapida espansione.

Anche Gartner in uno studio sulle delocalizzazioni del settore hi-tech mette l'India al primo posto per attrazione degli investimenti stranieri e afferma che "da qui al 2010 il 25% dei posti di lavoro legati alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione saranno allestiti nei paesi emergenti, India in testa".

Il governo indiano d'altra parte non sta con le mani in mano. Sta per lanciare un piano di reclutamento dei lavoratori francofoni per attrarre le aziende dei paesi che usano questa lingua.





Postato da: orsola a 11:02 | link | commenti

Mercato italiano del...

Mercato italiano del lavoro

Dall'ultimo bollettino Eurostat di fine marzo si ricavano i seguenti andamenti percentuali 2003/2002 e confonti Italia/media UE.

Italia
UE 15
Incremento costo del lavoro
  1,0
  2,7
Tasso di occupazione (15-64 anni)
55,4
64,2
Tasso di disoccupazione
  8,5
  8,0
Disoccupazione giovanile (15-24 anni)
27,1
15,5
Disoccupati di lunga durata
(più di un anno)
59,2
40,2
Lavoro in nero

15,5

  4,0


Lavoro minorile (sul totale bambini)


8,8 (a)


n.d.

2,1 (b)
n.d.

(a) Fonte: CGIL
(b) Fonte: ISTAT






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14/04/2004
Tassi di sindacalizz...

Tassi di sindacalizzazione

L'ultima indagine annuale EIRO - Osservatorio europeo sulle relazioni industriali, pubblicata a fine febbraio indica i tassi percentuali di sindacalizzazione nel 2002 dei paesi dell'UE:

Danimarca 88
Svezia 79
Finlandia 71
Belgio 69
Lussemburgo 50
Irlanda 45
Austria 40
Italia 35
Grecia 33
Portogallo 30
Germania 30
Regno Unito 29
Paesi Bassi 25
Spagna 15
Francia   9
UE 15

30

 

Cipro

 

70

Malta 65
Slovenia 41
Slovacchia 35
Cechia 30
Lettonia 30
Ungheria 20
Lituania 15
Polonia 15
Estonia 14
UE 25 29

Nell'UE attuale 13 stati su 15 hanno sistemi diffusi di rappresentanza dei lavoratori a livello dell'azienda o del luogo di lavoro. Fanno eccezione il Regno Unito e l'Irlanda, che non hanno ancora adempiuto alla direttiva del 2002 sull'informazione e la consultazione dei lavoratori.

In tutta l'Unione sono stati costituiti nelle aziende multinazionali oltre 700 comitati d'impresa, nel rispetto della direttiva in materia del 1994. Sicché nella maggioranza dei paesi ci sono sistemi di rappresentanza dei lavoratori a livello del consiglio d'amministrazione.

I 10 nuovi stati, che a breve entreranno a far parte dell'UE, dovranno trasferire le direttive del 1994 e del 2002 nelle loro legislazioni.

Il loro tasso di copertura negoziale è più limitato di quello dei 15 stati membri attuali.

Ma, comunque, il livello di negoziazione collettiva dell'UE dei 25 è in media ben quattro volte più elevato di quello degli USA e tre volte superiore a quello del Giappone.

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13/04/2004
Direttori del person...

Direttori del personale

Con l'arrivo della primavera si apre la stagione dei convegni e ricomincia il tormentone sul nuovo e più importante ruolo del direttore del personale.

Come al solito, la speranza dell'avvento è riposta dagli interessati nei comportamenti altrui, secondo l'inveterata tradizione italiana del "potente alleato".

Sommerse nell'oblio le inagibili proposte della guerra dei talenti e della people strategy, avanzate dai consulenti americani e dai loro epigoni la primavera scorsa, questa volta tocca alla riforma Biagi, i cui benefici dichiarati vanno crescendo di pari passo con l'avvicinarsi dell'election day.

Le leggi, si sa, possono costituire un punto di ancoraggio per una categoria, che attraverso le sue associazioni si è più volte dichiarata stordita dalla velocità dei cambiamenti organizzativi e gestionali decisi dai propri top manager. Il terreno normativo è per di più quello che è stato da sempre usato da ogni capo del personale per la difesa tecnicistica, l'esclusivo ambito professionale intangibile, che dà centralità e visibilità nell'implementare le intenzioni espresse dalla direzione aziendale per aumentare la competitività, riducendo il costo del lavoro.

Non a caso su questo terreno si sono costruite le carriere dei direttori delle risorse umane, apprezzati più quando si rivelano amministratori di competenze individuali che sviluppatori di competenza aziendale. La logica della stagnazione, della scarsa innovazione, del declino della grande impresa e del trionfo del capitalismo d'intermediazione finanziaria ha prodotto e trovato alimento per l'autoconservazione in questi gestori di regole per esecutori pronti, sempre più flessibilizzati ai risultati di breve periodo nei mercati di sbocco dei prodotti.

Una concezione del ruolo dimostrata da troppe pratiche di gestione delle risorse umane, che induce a interrogarsi sulla produttività reale oggi in azienda della funzione, presidiata con un simile comportamento. Una funzione appunto scissa tra controllo dei costi, dacchè il lavoro è diventato l'unica variabile economica manovrabile, e vecchie eredità motivazionaliste, centrate sui compensi e le ricompense come quando non c'era l'azienda "estesa".

La "riforma" del mercato del lavoro, da sola, non favorirà il salto di qualità necessario alla "gestione strategica" della direzione del personale. Aumenterà al massimo l'impegno dell'ufficio paghe e contributi.

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07/04/2004
Formazione per rider...

Formazione per ridere

L'invito è arrivato dal più noto degli imprenditori prestato alla politica, durante il recente convegno della Confindustria. "Datemi il 51% dei voti e ci divertiremo come con il Milan". Ma da qualche mese, con tutt'altra autorità, una proposta simile era già pubblicizzata a pagina intera su "Il Sole - 24 Ore": un seminario sull'entusiasmo in azienda, che scavalcava l'impiego del comico Enrico Bertolino da parte di una società di consulenza per lo sviluppo organizzativo.

Sono tutte profferte che, per la stagnazione economica in corso da tre anni e l'inadeguatezza dell'azione di governo, denunciata nel convegno ricordato, fanno venire in mente la vecchia e arcinota barzelletta sulla iena ridens.

Poichè non ce n'è mai d'avanzo, proveniente da Mumbai, in India, è sbarcato in Europa e comincia la tournée da Interlaken, Svizzera, il Dr. Madan Kataria, il guru della formazione al ridere.

In settembre verrà anche a Roma per condurre un suo seminario sul Laughter Yoga.

Kataria una volta tanto non abusa della psicologia, nè si richiama alle tecniche di allenamento sportivo. La laughter terapy si fonda sul principio che "ridere di più fa bene" e sulla "pratica del ridere", artificiosamente provocata.

Nei seminari s'impara a ridere e ad esercitare tutti i meccanismi fisici del ridere in sessioni, che cominciano con un crescendo di esercizi a base di ho - ho e ha - ha, seguiti da una varietà di tecniche per provocare il riso clamoroso, silenzioso, medio, ruggente, melodioso, su una sola lunghezza d'onda, combinato, ascendente, alternato, ecc.

Ci sono perciò diversi livelli e obiettivi di formazione: da quella di base, di due - tre ore, ai workshop avanzati, svolti nei weekend, in cui si sperimentano i benefici fisici, mentali, sociali e spirituali indotti dai "gruppi di terapia del ridere".

Non mancano certificati programmi per trainer e club del ridere, aiuti per costituirne e linee guida per offrire il laughter yoga nelle aziende, video con istruzioni per gli esercizi e soprattutto il libro del guru su "Ridere anche senza motivo".

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06/04/2004
Imprenditorialità E...

Imprenditorialità

Eurobarometro di marzo espone i risultati di una sua ricerca comparativa UE-USA sull'orientamento imprenditoriale dei rispettivi cittadini.

Negli ultimi tre anni solo il 4% degli europei si è impegnato nella creazione d'impresa, mentre lo ha fatto il 12% degli americani. Di questi il 60% si dichiara disposto ad attività imprenditoriali senza timori del rischio e il 37% esprime preferenza per il lavoro dipendente. All'opposto, il 57% degli europei aspira a lavorare in un'azienda e due su tre del 20%, che vorrebbe diventare imprenditore, dichiarano di rinunciarvi per timore del fallimento.

I motivi principali vanno ricercati, oltreché in fattori culturali e ambientali difficili da misurare, nell'esistenza in alcuni paesi europei di forti ostacoli al concreto realizzarsi della libertà d'iniziativa, come la formazione all'imprenditorialità, la normativa societaria, l'imposizione fiscale, il sistema finanziario e il funzionamento del mercato dei capitali, la elevata contribuzione sociale del lavoro dipendente.

Postato da: orsola a 12:42 | link | commenti

Ricerca e sviluppo n...

Ricerca e sviluppo nell'UE

Percentuali della spesa sul PIL nel 2001.

Svezia 4,27
Finlandia 3,40
Germania 2,49
Danimarca 2,40
Francia 2,23
Belgio 2,17
Paesi Bassi 1,94
Austria 1,90
Regno Unito 1,89
Lussemburgo 1,71
Irlanda 1,17
Italia 1,07
Spagna 0,96
Portogallo 0,84
Grecia 0,67
UE 1,98

Fonte: Eurostat

Il Consiglio europeo di Barcellona del 2002 ha stabilito di raggiungere l'obiettivo del 3% della spesa in ricerca e sviluppo entro il 2010: una progressione lenta, a cominciare dall'1,99% del 2002 stesso.

Postato da: orsola a 09:45 | link | commenti

Andare nel mondo "E...

Andare nel mondo

"E' possibile creare, espandersi nei periodi di cupa passività, quando manca la speranza?

Si. Ma non puoi aspettare di farlo insieme a tutti gli altri. Non puoi nemmeno contare sulle istituzioni, che sono passive. L'aiuto te lo daranno dopo, quando avrai successo.

Devi rompere il blocco da solo, con pochi amici, con chi se la sente di venire. Senza guardarti indietro, senza cercare di salvare chi è inerte, lento, pauroso.

Devi andare nel mondo e cercare idee, occasioni, opportunità, soci, alleati, clienti, collaboratori".

Da Francesco Alberoni, "Nella stagnazione si deve aver fiducia solo in se stessi", Corriere della Sera, 5 aprile 2004.

Postato da: orsola a 09:16 | link | commenti

05/04/2004
Management dell'inte...

Management dell'intelligenza professionale

Wipro è un'azienda indiana di Bangalore. In pochi anni è arrivata a 8 miliardi di dollari di fatturato e a 30 mila addetti.

Il suo business è la delocalizzazione, ma il presidente Azim Premji è considerato il Bill Gates indiano perché la sua azienda opera nell'hi-tech: ideazione e realizzazione di software, gestione di sistemi per gli host di Lehman Brothers, General Motors, Boeing, help desk per la logistica e l'assistenza clienti, interpretazione radiologica per l'ospedale di Boston.

Wipro è cresciuta dando autonomia operativa e riconoscendo la competenza tecnica, di base o sviluppata nel lavoro, dei suoi addetti. I suoi 800 giovani ingegneri informatici della progettazione e gli operatori dell'assistenza a distanza, telefonica o online, sono ammirati per la capacità di problem solving e l'inglese perfetto, sono temuti in America, come gli altri 800 mila tecnologi e i 300 mila impiegati dei call center dell'India, perché "portano via il lavoro".

Questo milione e centomila lavoratori sono ancora pochi rispetto ai 16 milioni e 200 mila occupati nel corrispondente settore hi-tech degli USA. Ma il pericolo di una concorrenza ad alta qualificazione, buone prestazioni e produttività, basso costo è percepito più fortemente di quello che non è in realtà.

E' cominciata la corsa a porre argini normativi contro la perdita dei posti di lavoro per delocalizzazione (cfr. "Globalizzazione", iriospark 12 marzo). Il candidato democratico alle elezioni presidenziali, John F. Kerry, ha chiamato traditori gli imprenditori che trasferiscono lavorazioni all'estero. In alcune aziende sono state negoziate riduzioni dello stipendio.

I motivi principali del successo di Wipro sono la personalizzazione, la velocità e l'originalità della risposta al cliente. Derivano da una gestione della conoscenza aziendale, fondata su una politica del personale che spinge, forma e riconosce l' "innovatività" individuale con una logica che Haim Mendelson, professore della Stanford Business School, e Johannes Ziegler, CEO di Synesis Management Consulting, chiamano "Organizational IQs profitability" in una ricerca sulla condotta manageriale di 164 imprese americane, europee e giapponesi ("Survival of the Smartest: Managing information for rapid action and world class performance", Wiley, New York, 2003, 2°).

Tra i principi di questa profittabilità ci sono innanzitutto
- una formazione all'anticonformismo, il contrario dell'omologazione al pensiero unico della gerarchia, obiettivo della maggioranza delle "Corporate University",
- una comunicazione, anche tecnologicamente sostenuta, per la diffusione delle conoscenze, che rendono l'azienda più efficace nei mercati,
- una organizzazione del lavoro per capacità di risultati individuali e collettivi.

Di per sè sola la tecnologia ha un ruolo secondario.

L'Organizational IQ misura la capacità dell'azienda di processare rapidamente le informazioni esterno/interno, del management di attuare decisioni strategiche competitive e di tutta l'organizzazione a essere più intelligente dei competitori.




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Bricks and clicks re...

Bricks and clicks reward

La televisione pubblica svedese SVT2 corregge Forbes (cfr. "Sempre più ricchi", iriospark 26 marzo). Ingvar Kamprad, fondatore e presidente di Ikea, arredamento, supera in ricchezza Bill Gates.

L'emittente, citando il prossimo numero del settimanale economico "Veckans Affarer", ha detto che Kamprad ha una fortuna personale di 53 miliardi di dollari, sette miliardi in più del primo dei 587 ricchi classificati da Forbes.

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02/04/2004
Fine del petrolio? ...

Fine del petrolio?

L'OPEP - Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha confermato mercoledì 31 a Vienna la decisione di ridurre la produzione di un milione di barili al giorno dal primo aprile.

Le nuove quote prodotte giornalmente da questi paesi sono perciò, in migliaia di barili:

- Arabia Saudita, 7.638,
- Iran, 3.450,
- Venezuela, 2.704,
- Emirati arabi uniti, 2.051,
- Nigeria, 1.936,
- Kuwait, 1.886,
- Libia, 1.258,
- Indonesia, 1.218,
- Algeria, 750,
- Qatar, 609.

Una produzione totale di 23 milioni e mezzo di barili al giorno.

La decisione dell'OPEP non avrà conseguenze a breve sul prezzo del barile, che resta fermo a 38 dollari, il livello più alto raggiunto dall'ottobre 1990.

I paesi consumatori non sono sicuri che i paesi produttori appartenenti all'Organizzazione rispetteranno la decisione del cartello. Ma essa è comunque mal percepita perché è diffusa l'opinione che il prezzo del petrolio comprometta la crescita e provochi un aumento dell'inflazione.

Negli USA il costo della benzina, anche se di gran lunga inferiore a quello europeo, è al suo massimo storico e costituisce una sfida nella campagna elettorale per le presidenziali.

Claude Mandil, direttore generale dell'AIE - Agenzia internazionale dell'energia (paesi consumatori) sostiene che la decisione dell'OPEP è "responsabile ampiamente degli ostacoli e delle speculazioni finanziarie sul petrolio".

The Economist nel numero in edicola non condivide questi timori "non perché il petrolio abbia perso la sua importanza per le economie sviluppate, ma perché l'aumento dei prezzi è stato limitato. Rispetto al quadriennio 1999-2003, l'aumento è stato solo di un terzo: niente a che vedere con le impennate degli anni settanta, del 1990 e del 1999-2000, capaci di provocare una crisi globale".

La situazione attuale è dovuta in parte, continua il settimanale, all' "indebolimento del dollaro", che è il metro per la quotazione del petrolio. In termini di euro gli "aumenti sono stati ancora più lievi".

The Economist prevede che per effetto del costo del petrolio ci sarà solo una crescita di mezzo punto dell'inflazione e una riduzione di un quarto di punto del PIL dei paesi industrializzati. L'impatto sarà invece maggiore sulla Cina e sulle economie emergenti, che dipendono dalle importazioni di petrolio.

Tra le opinioni contrastanti sul prezzo si inserisce la polemica sull'essiccamento tendenziale dei pozzi petroliferi e sulla fine dell'oro nero come fonte energetica.

Studi condotti da banche americane, come quello di Matthew Simmons e dall'ASPO, l'associazione americana dei geologi esperti di estrazione petrolifera, prevedono che il picco di tutta la produzione mondiale, oggi di 70 milioni di barili al giorno, sarà raggiunto nel 2010 con 85 milioni di barili, prima di una caduta, che nel 2050 la riporterà ai livelli del 1970 (circa 50 milioni), a fronte di una domanda che sarà di due-tre volte superiore all'offerta.

Le preoccupazioni per gli effetti della raffinazione e dell'uso dei prodotti petroliferi (cfr. "Responsabilità ambientale delle imprese", iriospark 23 marzo), inducono a ritenere però che, per quanto si sia potuto stiracchiare finora l'uso del petrolio, un'era sia ormai alla fine e che i paesi che vi contano ancora in modo prevalente e non si preparano a fonti energetiche alternative siano destinati a soccombere sui mercati mondiali per esaurimento della sua funzione.










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Blog aziendali Le a...

Blog aziendali

Le aziende USA hanno scoperto il potenziale dei blog. Verizon, IBM, Microsoft, Hartford, Daimler- Chrysler, Dr. Pepper, Random House sono alcune, che li utilizzano per gli scopi più differenti: comunicare con i consumatori, avvantaggiarsi sui concorrenti, connettere la rete commerciale, comunicare con il personale, discutere problemi aziendali e trovare insieme soluzioni.

L'articolo di Jena McGregor sul numero in edicola del mensile Fast Company è intitolato "It's a Blog World after all" (E' un blog mondiale dopotutto). Descrive la diffusione di questo modo di comunicare online, passato da "dominio dei ragazzi pieni di angoscia e dei candidati presidenziali destinati a sicura sconfitta", a strumento istituzionale di relazioni efficienti e non convenzionali.

La giornalista descrive questa evoluzione, appoggiandosi ai numerosi casi indicati e alle dichiarazioni di manager protagonisti delle realizzazioni.

Si distingue l'esperienza di Robert Scoble, noto come "The Scobleizer" della Microsoft, che discute dei prodotti aziendali con i clienti attuali e potenziali. Riceve così commenti da esperti di informatica e suggerimenti per migliorare la qualità del software, ben più ampi, interessanti ed utili di quelli ricavabili dal sistema di CRM (Customer relationship management).

C'è il rischio, evidenziato dagli interlocutori della McGregor, che nella comunicazione diretta fra operatori e clienti potrebbero essere rivelati segreti aziendali, lanciati messaggi sbagliati, sorgere problemi legali per l'impresa.

Ma uno strumento di marketing semplice ed economico come il blog apre nuove prospettive relazionali, che possono essere preparate con la formazione e coordinate con la comunicazione manageriale.

Per rispondere alla domanda crescente, UserLand e Six Apart, produttori di software per blog, presenteranno presto nuovi prodotti studiati specificamente per le aziende.

Le indicazioni dell'articolista possono costitutire un benchmarking e una riprova delle esperienze italiane. La tecnologia non basta, come anche queste dimostrano. Per fare un blog aziendale ci vogliono linea editoriale, contenuti, presentazione accattivante e integrazione comunicativa.

Postato da: orsola a 11:23 | link | commenti

01/04/2004
Auguri di buon lavor...

Auguri di buon lavoro a

Maria Teresa Fernandez de la Vega, primo vice presidente,

Magdalena Alvarez, ministro dei Lavori pubblici,

Carmen Calvo, ministro della Cultura,

Elena Espinosa, ministro dell'Agricoltura,

Cristina Narbona, ministro dell'Ambiente,

Elena Salgado Mendez, ministro della Sanità,

Maria Jesus Sansegundo, ministro dell'Istruzione e

Maria Antonia Trujillo, ministro dell'Edilizia,

le 8 donne componenti metà del nuovo governo spagnolo di José Luis Rodriguez Zapatero.

Postato da: orsola a 16:25 | link | commenti