Contatore

visitato *loading* volte

22/12/2003
Auguri di buon 2004 ...

Auguri di buon 2004

Il confronto riprenderà il 7 gennaio.

Postato da: orsola a 11:18 | link | commenti (1)

Regole collettive 20...

Regole collettive 2003

Scioperi selvaggi

Contro i tranvieri, dicono i giornali, il governo ha scelto la linea dura. Il ministro del Lavoro ha annunciato la denuncia alla magistratura degli scioperanti. I prefetti hanno giustificato la precettazione, che ha interrotto, ma non a Genova, l'astensione dal lavoro, con ragioni di ordine pubblico. I sindacati confederali, incoraggiati da qualche esponente dei partiti di sinistra, hanno prospettato lo svolgimento di un referendum confermativo dell'accordo nazionale di giovedì.

Anche se il referendum è un istituto costituzionale della nostra democrazia rappresentativa, l'indebolimento della capacità sindacale di mediazione sociale in questa vertenza è evidente.

Era già apparso nel caso Alitalia. Difronte ai 1.500 esuberi dichiarati dall'azienda, da anni in crisi gestionale, i lavoratori erano ricorsi alla difesa extrasindacale. Certificati medici e invasione delle piste aereoportuali sono state le manifestazioni di protesta ad alta visibilità adottate.

La logica degli scioperi del trasporto è di coinvolgere l'utente, fino a negargli il servizio legittimo, pagato e impegnato, perché faccia pressione sul datore di lavoro per ottenere l'adeguamento salariale e il ritiro dei licenziamenti, con vertenze complesse, costose per tutte le parti in gioco (lavoratori e sindacati, management aziendali, governo, enti locali e associazioni di categoria, passeggeri) e lunghe (due anni quella degli autoferrotranvieri, oltre un anno quella Alitalia). Le manifestazioni, sbagliate, sono il frutto di esasperazioni, che non andavano provocate, prima che regolamentate. Gli otto scioperi precedenti dei tranvieri sono stati guidati dai sindacati confederali, che anche in Alitalia hanno retto finché i lavoratori li hanno utilizzati per dialogare con un management, cambiato dall'azionista di riferimento e costretto alla chiusura negoziale.

Finanza selvaggia

Dei risparmi di tanti piccoli investitori hanno invece abusato i padroni della Cirio e della Parmalat. La voragine finanziaria di questa seconda azienda pare sia di 10 miliardi di euro (quasi 20 mila miliardi di lire). All'impossibilità di pagare i bond, comune ai due casi, si aggiunge una serie di attività criminose dei proprietari della Parmalat, dei loro dirigenti e certificatori di bilancio: dalle procurate liquidità con l'emissione, l'acquisto e il riciclo dei bond, fabbricati nelle solite Cayman islands, al falso deposito di quattro miliardi di euro su una banca americana, alle alterazioni dei bilanci e delle comunicazioni societarie alle Authority e alle banche finanziatrici. Queste ultime, per parte loro, pronte a sbolognare agli ignari clienti le obbligazioni spazzatura. Si è ripetuta in peggio la vicenda Cirio.

Solo a crack avvenuti, il ministro dell'Economia ha scatenato la caccia alle responsabilità del governatore della Banca d'Italia, reo soprattutto di giudizi indipendenti sull'efficacia della politica economica del governo.

Etere selvaggio

E qui l'ultima. L'altro ieri il "premier" ha incominciato a dare prova dell'abolizione della par condicio, con due ore e dieci di conferenza stampa nel prime time su RAI uno, mentre è pronto il decreto salva Fede (700 posti a rischio!), che negherà, dopo quattro anni, ancora una volta il diritto del proprietario di una piccola televisione locale, vincitore di una gara d'appalto, a cui sono state assegnate le frequenze, utilizzate da Rete 4.

L'imprenditore ha dichiarato a "la Repubblica" e alla "Sette" d'essere pronto anche a comprare questa rete Mediaset purché gli facciano esercitare il suo diritto.

Postato da: orsola a 11:07 | link | commenti (1)

19/12/2003
Ricerche manageriali...

Ricerche manageriali 2

1. L'Italia è un paese a capitalismo debole, familiare, in molti casi di prima generazione. Non ha ancora stabilizzato una classe imprenditoriale, di imprenditori moderni, che quando è il caso sanno anche farsi da parte e passare la mano a professionisti della gestione aziendale.

I top manager capaci di guidare aziende di grandi dimensioni al successo sui mercati internazionali sono pochi. Sono mancate la formazione e la ricerca, mai volute da capitalisti, sempre in bilico tra risultati speculativi e crisi profonde. Basti ricordare i casi ultimi di Cirio e Parmalat.

2. La ricerca applicata è del tutto inadeguata allo sviluppo del business, ma anche quella di base non è messa meglio. Anche qui basti ricordare lo scandalo recente dei 1.700 ricercatori, vincitori di concorso, tenuti dal MIUR (Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca) per due anni in attesa di incarico e senza paga. Non si sa cos'è ricerca manageriale né nelle aziende, né nelle università, né tantomeno nell'informazione.

Sono agevolati i furbi, che approfittano di questa situazione per darsi visibilità.

3. L'utilità delle ricerche, quelle realizzate davvero, non può essere misurata per il contributo all'incremento di conoscenza, ma per la dimostrazione di valentia data da ricercatori malpagati e l'abilità relazionale del titolare di cattedra per cui lavorano.

4. Il circolo vizioso non si rompe fino a quando la ricerca di base avrà i finanziamenti odierni e le imprese dovranno essere commissariate dalle banche.

Postato da: orsola a 13:04 | link | commenti

Appiattimento delle ...

Appiattimento delle opinioni

La copertina del numero di dicembre di "Enjeux", il mensile del quotidiano francese "Les Echos" raffigura una pecora che si allontana dal gregge. Il titolo è "Ceux qui pensent autrement" (quelli che pensano in modo diverso).

Nell'interno l'articolo spiega che si credeva che la globalizzazione avrebbe aumentato il pluralismo delle informazioni e delle opinioni, invece ha prodotto più uniformità. Un aspetto di questo appiattimento è, in Francia, la polarizzazione del dibattito: a favore o contro gli organismi geneticamente modificati, le 35 ore lavorative, la legge sul divieto di indossare il velo islamico a scuola.

Enjeux ha chiesto a cinque intellettuali indipendenti, due sociologi, uno storico, un economista e un filosofo, di fare qualche previsione sulla possibilità di uscita da questo schematismo.

Il sociologo François Ewald immagina che nel prossimo futuro ritornerà il "senso della collettività" a scapito dell'individualismo.

Mentre la sociologa Dominique Schnapper pensa che ci sarà una radicalizzazione delle posizioni di riformatori e conservatori e ne deriverà una crisi del consenso sociale.

Lo storico Paul Kennedy prevede un tale sviluppo della Cina e dell'India da superare gli USA.

L'economista Robert Schiller propone di utilizzare le tecniche finanziarie e assicurative per i rischi del welfare e della carriera.

Il filosofo Dominique Lecourt prevede uno scontro teologico fra "tecnoprofeti", entusiasti delle biotecnologie e "biocatastrofisti", che le considerano una minaccia per l'umanità.

L'indagine di Enjeux si presta ad alcune considerazioni.

1° Neppure i grandi esperti sono in grado di rispondere a domande così complesse, come quelle sul futuro dei comportamenti sociali.

2° Il pluralismo dei panel, talk show e simili di solito genera confusione, sopraffazione ed esibizione individualistica. Non proprio modelli da seguire per uscire dal gregge.

3° Lo scambio dei ruoli è uno sport praticatissimo, dai gatti (v. Gatto da fiuto, 16 dicembre, iriospark) ai bravi storici, pericolosissimo per i gatti e per le sorti degli esperti e dei loro affidanti.

4° Chi fa previsioni ha sempre ragione. Prima che il futuro arrivi ci saranno molte occasioni per dimenticarsi delle dichiarazioni dell'astrologo,  del governante, dello strategist.

Il gioco degli esperti attuato da Enjeux è una delle tante espressioni dell'orientamento alla laicità e alla razionalità, diffuso in Francia. Sempre meglio della sarabanda di pacchi, contropacchi e paccotti.  

Postato da: orsola a 11:32 | link | commenti

16/12/2003
Stampa manageriale 2...

Stampa manageriale 2

1. Sono pochissimi i giornali italiani che danno sistematicamente notizie sull'attualità manageriale. Due quotidiani vi dedicano ogni settimana  tutta una pagina; due settimanali hanno rubriche di curiosità, presentazioni di protagonisti e altre informazioni minute; un bimestrale è addirittura intitolato all'impresa. Si passa poi alla stampa associativa. I più noti sono i periodici dei dirigenti del terziario e di quelli dell'industria. Mensili, con una tiratura intorno alle 25 mila copie e una ricezione obbligatoria per gli associati. Distribuzione analoga hanno altre riviste a periodicità più saltuaria e con diffusione limitata a 3-4 mila copie.

2. Le informazioni selezionate dai quotidiani negli ultimi sei mesi vanno dal reportage sul convegno dell'associazione di settore alla presentazione di una tecnica sorprendente, dai risultati di una ricerca all'intervista con il guru.

Sono perlopiù argomenti registrati e affastellati. Il giornalista ne prende atto e sembra apprezzare quasi sempre quello che gli viene raccontato. Tant'è che lo riporta. Quando l'autorevole personaggio è americano, inglese o giapponese passa all'ammirazione esplicita.

I settimanali hanno uno stile più composto. Lasciano di frequente spazio all'autocelebrazione del testimonial, che arriva anche a collaborare con un suo scritto.

Il bimestrale delega ai box e alle rubriche gli interventi di esperti che promuovono i loro servizi.

I giornali associativi sono nella stragrande maggioranza raccolte casuali di scritti, sempre in ritardo rispetto agli eventi e non si sa quanto corrispondenti agli interessi dei soci.

3. Se i giornalisti professionisti non sanno di che cosa parlano, i professionisti d'azienda, improvvisatisi giornalisti, non sanno come parlare. Nell'uno e nell'altro caso sono evidenti le incompetenze, le preoccupazioni altre e il dovere di scrivere.

4. Una ricerca di readership potrebbe chiarire a questi redattori specialisti perché i dirigenti aziendali sono così poco incoraggiati a leggere la stampa, mentre usano Internet pressoché allo stesso livello dei loro colleghi, appartenenti agli altri paesi del G8, e guardano la televisione molto di più.

Postato da: orsola a 16:54 | link | commenti

Indicatori economici...

Indicatori economici e sociali dell'Europa

Andamenti annuali ottobre 2003/ottobre 2002.

PIL
(%)

Inflazione
(%)

Rapporto debito
pubblico/PIL
(%)

Belgio
  0,7
1,4
105,8
Francia
- 0,2
2,3
59
Germania
- 0,2
1,1
  60,8
Italia
  0,5
2,8
106,7
Paesi Bassi
- 1,1
1,9
  52,4
Regno Unito
  2,0
1,4
  38,5
Spagna
  2,4
2,7
  53,8
U. E.
  3,5
2,0
  60,3

Occupazione
(%)

Disoccupazione
(%)

Incremento del
costo del lavoro
(%)

Belgio
 59,7
  8,1
2,0
Francia
 62,9
  9,6
3,5
Germania
 65,4
  9,3
2,6
Italia
 55,4
  8,5
1,0
Paesi Bassi
 74,5
  4,0
3,7
Regno Unito
 71,5
  4,9
3,2
Spagna
 58,4
11,2
3,6
U. E.
74
  6,0
3,8

Fonte: Eurostat









Postato da: orsola a 12:51 | link | commenti

Vulnus I bravi comu...

Vulnus

I bravi comunicatori fanno un uso accorto del linguaggio, adeguato al destinatario e al contesto. Ma il linguaggio situa anche il parlante, rivela chi è, che considerazione ha di se stesso e dei suoi interlocutori.

Sarà per la tradizionale, folta presenza di appartenenti alle attività forensi nei due rami del Parlamento italiano più che per la responsabilità legislativa di questa istituzione se il gergo della politica è pieno di termini di derivazione curiale.

Uno di questi è vulnus, giunto ormai all'apice della diffusione nel parlare in pubblico di quei rappresentanti del Governo o delle due Camere, che più spesso sono intervistati, chiamati ai talk show e coinvolti nei vari intrattenimenti televisivi.

Vulnus appartiene al latino tardomedioevale, letteralmente sta per ferita, ma nel linguaggio giuridico esprime la lesione di un diritto. Per i politici indica genericamente un danno, una sconfitta o un pericolo per la propria parte. Con questa approssimazione strumentale figura nelle dichiarazioni dei laici, dopo l'approvazione della legge sulla fecondazione assistita, del capo corrente, che punta i piedi sulla svolta strategica decisa dal capo del suo partito, del "premier" sul rinvio alle Camere della Gasparri (cfr. SIC, mercato pubblicitario e informazione, 23 settembre, iriospark).

Il latinorum si presta a dire in modo ambiguo,
- per occultare il proprio pensiero, in modo da aggredire senza essere aggressivi, quando è necessario mantenere o tessere relazioni, lasciando all'ascoltatore una gamma di possibilità interpretative,
- oppure a dare autorevolezza "istituzionale" alle proprie parole, nel vecchio gioco del dichiarare fuori linea il massimo esponente dell'organizzazione, simbolo della strategia del partito,
- o ancora per non ammettere la propria sconfitta in un teatrino della comunicazione politica a ruoli fissi: il vincitore, il leader, il grande seduttore, l'uomo che non deve chiedere mai, il sempre in pié, buttato giù dal piedistallo e allo stesso livello degli altri.

L'entità del danno ricevuto o inferto è solo questione di privato.




Postato da: orsola a 11:44 | link | commenti

Gatto da fiuto Il s...

Gatto da fiuto

Il sito del quotidiano inglese Guardian ha dato ieri notizia dell'uccisione del gatto Ruskin, un randagio di Stavropol, città sul mar Caspio della Federazione russa.

Il gatto era stato addestrato dalla polizia locale, come successore di un cane, per scoprire con il suo fiuto il contrabbando di caviale e storione pescato di frodo. Ruskin era diventato una leggenda. Di lui dicevano: "Trova il caviale in qualsiasi nascondiglio."

La polizia sospetta una vendetta. Il gatto sarebbe stato investito da un'automobile in cui qualche giorno prima aveva scoperto dello storione di contrabbando.

Aldilà della riprovazione per il criminoso episodio, la morte di Ruskin potrebbe essere un segnale di inversione di tendenza, un ammonimento a non esagerare con lo scambio dei ruoli.

Postato da: orsola a 09:45 | link | commenti (1)

12/12/2003
Supercommissario con...

Supercommissario contro il lavoro nero

L'ISTAT stima in almeno 3 milioni e mezzo, il 15,1% della forza lavoro italiana, il numero di lavoratori occupati nel "sommerso". Questo, secondo i dati ISTAT, ha effettuato l'anno scorso attività per 200 miliardi di euro, pari al 25% del PIL. Un primato in Europa, dove il lavoro nero oscilla tra il 7 e il 19%.

Parlando ieri a Catania, alla conferenza sull'emersione del lavoro, convocata nell'ambito del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea, il ministro del Lavoro Maroni ha constatato che la legge del 2001 ha avuto scarsi risultati. I 300 mila lavoratori emersi negli ultimi tre anni sono più "l'effetto indiretto" di altre leggi (come il bonus sulle assunzioni istituito dai governi precedenti).

Il ministro ha annunciato la presentazione di un disegno di legge per l'istituzione di un commissario contro il lavoro irregolare e la riforma dei servizi ispettivi, contenuta nel decreto di attuazione della "riforma Biagi", con l'assunzione di 800 addetti a contrastare il lavoro sommerso e a promuovere l'emersione.

A dispetto delle 34 nuove forme contrattuali previste dalla "riforma Biagi" il lavoro nero non accenna a diminuire perchè sono troppe le convenienze economiche del sottrarsi alle norme previdenziali, fiscali, di sicurezza e igienico-sanitarie per i datori di lavoro e i lavoratori stessi.

Il lavoro nero si combatte, come dimostrano le esperienze europee, con incentivi all'assunzione, l'assistenza e i bonus all'inserimento e alla formazione, una politica dell'orientamento e dello sviluppo delle competenze dei lavoratori e benefici economici per loro e i datori di lavoro.

In combinazione con gli incentivi è necessario un lavoro di intelligence fatto con ricerca a tavolino, attraverso l'incrocio dei dati ricavabili dall'analisi delle posizioni fiscali, di fornitura energetica, di stile di vita e con la rilevazione sul territorio, compiuta da INPS, INAIL, ASL, sindacati.

800 ispettori per 3 milioni e mezzo di lavoratori sono troppo pochi, anche se la loro qualificazione, motivazione e impegno saranno elevatissimi. La situazione del lavoro nero è troppo complessa per affrontarla ancora una volta solo con la "faccia feroce". 

Postato da: orsola a 13:00 | link | commenti (1)

Cura del cliente Il...

Cura del cliente

Il mensile tedesco Brand Eins nel suo ultimo numero dedica l'articolo di apertura alla cura del cliente.

"In teoria il cliente ha sempre ragione. In pratica spesso non è ascoltato". I numeri verdi che le aziende dovrebbero avere istituito per migliorare i rapporti con i consumatori sono diventati invece un incubo: ci sono molti ostacoli prima di poter parlare con chi è in grado di rispondere alle domande e poi le risposte sono quasi sempre preconfezionate e inutili.

Molte imprese cercano di risolvere problemi che i clienti non hanno, come dimostra la diffusione delle carte fedeltà, che danno sconti e premi superflui a quelli che le prendono. C'è una disattenzione crescente per i clienti, che stupisce ancor più se si riflette sul fatto a tutti noto che costa meno trattarli bene che conquistarne di nuovi.

Eppure solo pochi mostrano di saperlo. Il mensile cita i casi eccellenti di un quotidiano tirolese, che pratica l'ascolto attivo nei confronti dei suoi lettori e dell'azienda di grande distribuzione americana Trader Joe's, che deve il suo successo ad un equo rapporto qualità/prezzo delle merci e a personale di vendita gentile e competente. Questa catena di supermercati alimentari non pratica sconti né carte aziendali e ha un alto indice di fidelizzazione.

Secondo Brand Eins, le aziende tedesche dovrebbero seguire questi esempi e non attribuire la loro crisi ai clienti che non comprano.

Postato da: orsola a 10:15 | link | commenti (1)

Farmaceutiche Fattu...

Farmaceutiche

Fatturato 2002 delle prime 10 aziende farmaceutiche al mondo.

Pfizer (USA) $ 29 miliardi
GlaxoSmithKline (UK) $ 28 miliardi e mezzo
Merck (USA) $ 20 miliardi
AstraZeneca (UK) $ 18 miliardi
Aventis (Francia) $ 17 miliardi
Johnson & Johnson (USA) $ 17 miliardi
Novartis (Svizzera) $ 15 miliardi
Bristol-Myers Squibb (USA) $ 14 miliardi
Pharmacia (USA) $ 12 miliardi
Wyeth (USA) $ 11 miliardi

Fonte: Pharmaceutical Executive

Postato da: orsola a 09:56 | link | commenti

09/12/2003
Società dell'informa...

Società dell'informazione

Si apre domani a Ginevra, sotto l'egida dell'ONU, la prima fase del vertice mondiale sulla società dell'informazione. Durerà tre giorni, fino al 12 dicembre. Vi parteciperanno più di 60 capi di Stato e 12.000 delegati in rappresentanza di governi, aziende e società civile. La seconda fase avrà luogo a Tunisi dal 16 al 18 novembre 2005.

Sono programmati centinaia di dibattiti e confronti di esperienze sulle questioni politiche, economiche e sociali prima che tecnologiche della società dell'informazione. Alcuni vogliono vedervi la concretizzazione di una nuova forma di governo mondiale, in rete e non più nella struttura gerarchica tradizionale.

I temi del vertice riguardano i diritti umani (la privacy, i contenuti illeciti, la libertà d'accesso alle informazioni, la sicurezza), le questioni giuridico-politiche (sul governo di Internet, attualmente dominio USA), i mezzi economici e finanziari necessari per ridurre il digital divide.

Si prevede un aspro confronto fra i sostenitori di un Internet al servizio della solidarietà, sulla questione della proprietà intellettuale, sulla promozione della ricerca per l'informatica libera contro gli oligopoli alla maniera di Microsoft, sulla rilevanza mondiale della tutela del diritto a Internet e sul subappalto dei servizi di gestione online (servizi finanziari, rapporti con i clienti, ecc) e l'utilizzazione delle nuove tecnologie in agricoltura per lo sviluppo del Terzo mondo.

L'accessibilità e l'usabilità di Internet sono le questioni che più interessano il nostro paese. Da noi la cultura informatica si misura ancora in numero di connessioni e non in qualità di risposta alle esigenze dell'utilizzatore. Il servizio soddisfacente è confinato per lo più nelle statistiche sulla "customer satisfaction", elaborate a fini mediatici, di comunicazione politica, senza tenere conto né delle esigenze reali, né della scarsa conoscenza da parte dei cittadini dei propri diritti.

La riservatezza e la sicurezza sono spesso trascurate in cambio dell'affermazione del diritto a conoscere i propri clienti o a tutelare i propri interessi, come mostrano i comportamenti quotidiani di grande distribuzione, banche, gestori di reti, responsabili di amministrazioni pubbliche, eletti dal popolo.

L'innovazione coincide nelle valutazioni governative pressoché completamente con le tecnologie dell'informazione e della comunicazione e con l'adesione al modello dominante di utilizzazione della rete mondiale.

In nome di questo modello e di questa utilizzazione si trascurano le notevoli opportunità di ricerca e formazione che il settore delle nuove tecnologie potrebbe offrire a un paese come il nostro, ormai confinato al ruolo di compratore nel nuovo ordine mondiale.

Postato da: orsola a 17:56 | link | commenti

Work and Life Balanc...

Work and Life Balance

Beyond Good and Evil (aldilà del bene e del male): il titolo nietzschiano non impressioni. Il tema di questo videogame non ha niente a che vedere con l'impresa "etica" e neppure con il solito docente di estetica en touriste nel seminario sull'immagine aziendale. Qui c'è una leader, Jade dalle labbra verdi, una giovane costretta a salvare i suoi inseparabili amici e il pianeta Hyllis, su cui abitano, da una minacciosa razza aliena.

Jade deve conciliare l'essere eroina e donna, dando continuamente prova di amicizia, coraggio e amore per la natura.

Un gioco a base di esplorazione, enigmi da risolvere e guida di un hovercraft, veicolo di salvataggio e di combattimento contro gli alieni, in cui si sperimentano la lealtà dei comportamenti e l'identità di genere, in un mondo in cui il bene e il male invertono spesso i ruoli contro ogni apparenza.

Un viaggio fantastico in cui l'azione è punteggiata da incontri e dialoghi con personaggi indimenticabili e la comunicazione serve a dirimere i conflitti e a trovare l'accordo.

Beyond Good and Evil è stato sviluppato da Arcade Adventure per personal computer e playstation 2. L'ideazione è di Michel Ancel, un autore di straordinaria creatività. La grafica è eccellente.

Un gioco di simulazione che può essere utilizzato per sperimentare interattivamente tante realistiche situazioni, da soli o in multiplayer.

Postato da: orsola a 09:28 | link | commenti

05/12/2003
Soldi & divertim...

Soldi & divertimento

Bill Gates, intervistato da Newsweek dell'8 dicembre, parla del futuro dei computer e di Microsoft in un articolo intitolato Bill's Next Big Thing (Bill pensa in grande al futuro).

I problemi dell'informatica non sono pochi e il settimanale ritiene che stia cominciando il tramonto dell'era del computer. Gli investitori hanno una forte sfiducia nel mercato della tecnologia. Gli utenti singoli sembrano motivati ad acquistare nuovi pc, mentre il mondo aziendale è restio a farlo. C'è la scarsa sicurezza del commercio online e della riservatezza privata. Sono limiti che devono stimolare una scoperta rivoluzionaria che le aziende possano capire e utilizzare.

Gates dichiara di divertirsi ancora a fare il suo lavoro e soprattutto che questo sarà il decennio in cui pensa di realizzare i sogni degli inizi della sua attività.

Capita solo a certi imprenditori della comunicazione.

Postato da: orsola a 12:52 | link | commenti

04/12/2003
Provincialismi 2 1....

Provincialismi 2

1. Gli USA sono il paese che ha affrontato e risolto molti problemi di gestione aziendale che l'Italia sta incontrando adesso. Le società di consulenza americane che operano anche da noi sono vere e proprie industrie dei servizi. Fanno un'intensa attività promozionale e pubblicitaria, lanciano le mode, hanno dimensioni internazionali.

Le grandi imprese si rivolgono ad esse perché possono impiegare consistenti squadre di consulenti, dotati di un approccio standard comune e di competenze interfunzionali, possono certificare i prodotti-servizi acquistati.

2. Le società di consulenza italiane che imitano quelle americane offrono prodotti-servizi "taroccati". Per avere un livello di ricerca e innovazione analoghi a quelli originali, in Italia non c'è alternativa che la consulenza da "boutique". Il limite di questa è prima di tutto dimensionale. C'è poi spesso un approccio da "pezzo unico".

3. Gli abusi dell'americanismo suscitano diffidenze. Ci sono stati casi in cui è stato fatto pressing per vendere un modello d'intervento, elaborato negli USA, per le relazioni sindacali o sono stati americanizzati temi di genere, come il doppio lavoro delle donne, la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, eccetera.

4. Certo ci sono i comportamenti pigri e l'incultura di molti committenti al secondo livello di riporto. Ma spesso sono provocati dalle precise scelte e limitazioni dei dirigenti di vertice, che hanno bisogno di dare referenze di società di consulenza note, come quelle americane, alle proprie azioni.

Postato da: orsola a 15:34 | link | commenti

Militanti aziendali ...

Militanti aziendali 2

1. Il profilo del militante è stato identificato da IRIO nel corso di ricerche sulla cittadinanza organizzativa, svolte in due aziende, manifatturiera una e finanziaria l'altra, che hanno rispettivamente 1.200 e 300 dipendenti. La seconda appartiene a un gruppo bancario.

Dalle due indagini è risultato che nella maggioranza dei casi i militanti possiedono una buona competenza tecnico-professionale, sviluppata con un'appropriata formazione di base e un'esperienza in una stessa funzione, superiore ai cinque anni, in più di un'azienda.

Rappresentano il 10% circa delle persone con una valutazione delle prestazioni più che positiva.

Hanno avuto carriere e compensi economici nella media dei colleghi con anzianità e competenza simili.

Una percentuale rilevante di essi collabora strettamente con un capo, con cui ha un rapporto fiduciario.

Hanno il loro incarico da meno di tre anni. Hanno assunto il ruolo attuale per cambiamenti significativi delle strutture organizzative precedenti dell'azienda.

La professionalità posseduta non è facilmente spendibile sul mercato del lavoro per vincoli retributivi o di età.

2. Il rapporto con il capo diretto è strumentale. Il militante lo usa ed è usato come punto di leva dell'affermazione nei confronti dei colleghi di lavoro e nelle relazioni esterne all'azienda. L'azienda è parte della sua identità sociale.

3. I prolungamenti d'orario sono frequenti e superano di molto gli obblighi contrattuali e le reali esigenze operative. I capi apprezzano la sua flessibilità.

4. Al contrario della cittadinanza, che è comportamento manifesto di identificazione con l'azienda, misurabile con un maggior contributo ai risultati aziendali (economici e d'integrazione), il militante mette a rischio la coesione della sua squadra di lavoro, i risultati e l'immagine esterna di questa.

5. E' un ultrà dell'azienda e un fan del capo, che cerca di imitare nello stile operativo e decisionale. Mostra di apprezzare ogni iniziativa del management e si sforza di farla conoscere e di sostenerla anche presso gli altri in azienda e fuori.

L'ancoraggio alla gerarchia equilibra l'insicurezza occupazionale e professionale.

Postato da: orsola a 09:19 | link | commenti

02/12/2003
Ricerche manageriali...

Ricerche manageriali

La ricerca fa notizia e i ricercatori hanno buona stampa. Perché non approfittarne? Ecco allora che i giornali economici quasi ogni settimana danno i numeri di qualche nuova indagine sui ruoli di vertice aziendale.

I preferiti sono gli amministratori delegati, i direttori generali e i responsabili della gestione risorse umane. Ma l'interlocutore di gran lunga più desiderato è il "numero uno", come con termine da bando western viene indicato chi più comanda in azienda.

Una ricerca sulla direzione aziendale per identificare un modello di management, di leadership, di successo si può fare in tanti modi. L'importante è che interpelli le persone giuste, dia un po' di grafici, delle tabelle a doppia entrata e qualche nome di fantasia alla solita tipologia di sintesi, costruita sugli intervistati. Che serva all'agenzia di pubbliche relazioni per richiamare l'attenzione dei media. Al più basso costo possibile.

E' inutile perciò domandarsi a chi serva l'ennesima replica della classificazione dei leader per orientamento e condotta, quando la letteratura manageriale degli ultimi venticinque anni ha registrato migliaia di studi, indagini, saggi e libri sulle caratteristiche positive, le ombre e le patologie, le motivazioni e le condizioni, la natura e i metodi di sviluppo della leadership, culminati con la pubblicazione da oltre un decennio anche di più riviste impegnate esclusivamente su tale tema.

Se ci si chiede l'utilità di una ricerca, forse di benchmarking, appena compiuta da una università su un centinaio di piccole e medie imprese, dall'industria ai servizi, dal pubblico al no profit, per arrivare a distinguere quattro tipi di leader, la risposta che per prima viene in mente è che si tratti di un'esercitazione nell'ambito della didattica dell'intervista o che serva per la "falsificazione" di ipotesi e approcci derivanti dalla letteratura specialistica.

Suscita invece l'ilarità e qualche preoccupazione vedere accolti su giornali considerati autorevoli le esternazioni degli head hunters. Quello che commenta la ricerca internazionale (analisi delle attività svolte dai Chief Executive Officer di 100 aziende di 19 paesi), prodotta dalla sua società, così: "Il CEO è un uomo operativo sotto tutti gli aspetti, molto concentrato sul prodotto", "è difficile per chi lo circonda mettere in discussione la sua visione: significherebbe contraddire l'esempio stesso del successo" e quei due che ripetono pedissequamente, in un caso, che una quarantina di amministratori delegati di grandi imprese vogliono capi del personale "in grado di considerare le persone non come un costo ma come un investimento con un ritorno adeguato", e, in un altro caso, che una ventina di capiazienda, in larga sovrapposizione con quelli già interpellati dal primo head hunter, si aspettano che il capo del personale del futuro sia dotato di "intraprendenza, onestà intellettuale, trasparenza e disponibilità al dialogo, rispetto dell'etica aziendale".

Qui non ha senso sollevare i dubbi di metodo, efficacia e utilità della "ricerca", che vanno posti a un'istituzione educativa e ai media che si prestano ad informarne. A meno di non leggere il tutto maliziosamente, con la lente della conversione della realtà in spettacolo.

Postato da: orsola a 10:48 | link | commenti (6)

Gli argomenti di nov...

Gli argomenti di novembre

Competenza distintiva 19/11; Corporate identity 26/11; Decisione strategica 26/11; Filantropia aziendale 28/11; Formazione da ridere 17/11; Future anime d'angelo 14/11; Immigrati 04/11; Militanti aziendali 10/11; Occupati, posti e retribuzioni 07/11; PIL 2004 27/11; Provincialismi 03/11; Ricerche sull'etica d'impresa 25/11; Società fuori squadra 06/11; Stampa manageriale 21/11; Studio dei media 17/11; Turisti per scienza 03/11; Usabilità del software 21/11. 

3.500 persone hanno interagito con "iriospark" questo mese. 

Postato da: orsola a 09:38 | link | commenti