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Gli argomenti di settembre
26/09 Audit sociali; 01/09 Bellezza mezza ricchezza; 30/09 Centro d'iniezione; 08/09 Certificati di buona condotta aziendale; 15/09 Cina fabbrica del mondo; 01/09 Costellazioni sistemiche; 29/09 Costi amministrativi di trasferta; 03/09 Criteri per disfare l'industria; 04/09 Disoccupazione giovanile; 15/09 Diversity Management; 09/09 Educazione sanitaria; 18/09 Flash mobs e Smart mobs; 12/09 Google; 15/09 Governance; 22/09 Identik del presidente; 04/09 Imprese etiche; 16/09 Informazioni maramalde; 10/09 Infortuni mortali sul lavoro; 26/09 Ipermercati nelle catene di grande distribuzione; 03/09 Largo ai giovani; 24/09 Lavoro nero; 01/09 Make or buy; 18/09 Management Education; 22/09 Mani piccole; 11/09 Obbedienza all'autorità; 22/09 Orientamento R&S e Studi tecnico-scientifici; 29/09 Parole nuove; 12/09 Per non dimenticare; 18/09 Ripresa americana; 15/09 Ristoranti italiani DOC; 23/09 SIC, mercato pubblicitario e informazione; 18/09 Stagnazione dell'Europa; 01/09 Variazioni percentuali del PIL.
Centro d'iniezione
A reti RAI unificate il presidente del consiglio ha annunciato ieri sera la riforma delle pensioni. Il messaggio televisivo preregistrato è stato "irradiato dal nuovo 'centro d'iniezione', che permette immediate messe in onda da Palazzo Chigi nelle case degli italiani" (la Repubblica, 30 settembre 2003).
Il nome dell'apparato di teletrasmissione è stato quanto mai appropriato al contenuto e allo stile del messaggio.
In medicina l'introduzione nel corpo, con la siringa, di sostanze in soluzione attraverso l'epidermide è un rimedio choc, d'emergenza. Nell'automobile, nel motore a iniezione il carburante è immesso sotto pressione nel sistema di combustione perchè sviluppi rapidamente l'energia motrice. Nelle costruzioni si fanno penetrare sostanze liquide in appositi spazi per irrobustire o deumidificare una costruzione o rendere più consistente un terreno poco adatto all'edificazione, per cause precedenti o sopraggiunte.
Tutte operazioni energiche, compiute da chi vuole accelerare il raggiungimento di obiettivi di piacere, cura corporale, potenza veicolare, stabilità costruttiva.
Nella storia delle comunicazioni di massa si è chiamata "teoria ipodermica" quella in cui la persuasione viene facilmente inoculata con "la suggestione dei mass media monopolizzati" (C. Wright Mills, 1963). La teoria ha avuto la massima diffusione tra le due guerre mondiali. Era legata a una concezione della società di massa e fondata su una teoria dell'azione, elaborata dalla psicologia behaviorista.
Anche nella tecnologia un "centro d'iniezione" televisivo serve a immettere parole e faccia di chi può presentarsi a grandi platee, ogniqualvolta lo ritiene opportuno.
Parole nuove
Il "Grande Dizionario Italiano dell'Uso", diretto da Tullio De Mauro, con la collaborazione di Giulio Cesare Lepschy ed Edoardo Sanguineti (UTET, Torino, 2003), si conclude con il settimo volume "Nuove Parole Italiane dell'Uso": 3400 nuovi lemmi più 500 espressioni composte. 2130 sono termini specialistici. Le parole nuove provenienti dalla medicina sono 165, quelle dell'informatica 146, seguite a distanza da economia, psicologia, politica e sport. I nuovi termini di origine straniera sono 940, per l'80% anglicismi.
Nell'introduzione Tullio De Mauro annota che "l'italiano sta bene, gli italiani un pò meno". "L'attuale lessico fondamentale presenta una stabilità che, rispetto alle altre grandi lingue d'Europa, dobbiamo definire eccezionale". Più dell'80% "si è fissato già al tempo e nelle opere di Dante". Il tasso di analfabetismo reale è aumentato: il 5% degli adulti non è in grado di leggere e capire e il 33% non sa esprimersi per iscritto.
Non a caso, anche nelle aziende, si fanno interventi formativi sulla redazione dei testi, sullo sviluppo delle abilità di sintesi e di espressione orale, rivolti a quadri direttivi e tecnici.
Fra i nuovi "accessi lessicali" primeggiano quelli composti con tele- e video- , cyber- info- , indicativi dei comportamenti che stanno avendo la maggiore diffusione.
L'obiettivo del lessico è di consentire al lettore di appropriarsi di parole mal note, che circolano in ambienti ben più ampi di quelli specialistici da cui provengono, o ignote, presentate dai mass media, che si preoccupano maggiormente di diffonderle per aumentare il valore di novità delle informazioni che di fare "comunicazione" di massa.
Costi amministrativi di trasferta
"In media una multinazionale europea spende circa 42,5 milioni l'anno. Ma le trasferte sono necessarie".
"Secondo un'indagine effettuata da At Kearney per American Express, su 75 multinazionali in sette Paesi europei i maggiori margini di risparmio sarebbero ... sui costi amministrativi (indiretti) che si aggirano sui 2,4 milioni l'anno per ogni azienda. Il tempo speso nell'organizzazione dei viaggi d'affari è la voce più robusta dei costi indiretti (52%), seguita dalla processazione delle spese (46%). Le aziende possono drasticamente ridurre i costi amministrativi intervenendo sui processi di prenotazione (74%), l'anticipo di contante (89%), sui processi di redazione della nota spese (45%) e adottando un sistema di fatturazione centralizzata (95%). Secondo At Kearney l'azienda può ridurre i costi indiretti da 56 a 20 euro per ogni mille di spesa, con un risparmio tra il 64 e il 91 per cento".
Da Luigi Angelici, Quanti milioni buttati nei duri viaggi d'affari, Finanza & mercati, 27 settembre 2003.
Audit sociali
1991: il caso Levi's. Su denuncia di alcune associazioni umanitarie il governo americano avvia un'indagine sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche tessili di Saipan, l'isola del Pacifico, dove sono fabbricati i jeans Levi's. Nel 1992 il gruppo americano si dà un codice di buona condotta in cui stabilisce che i suoi fornitori devono rispettare "standard etici compatibili con quelli di Levi's".
Anche Nike, Reebook e Gap adottano codici etici in risposta alla mobilitazione dell'opinione pubblica contro di loro, promossa dalle ONG (organizzazioni non governative) americane.
La morte di 83 operai cinesi in una fabbrica di giocattoli scatena una campagna sindacale in Italia, nel 1993. Nel 1997 la Chicco - Artsana si dà un codice di condotta.
Nel mondo, durante gli anni '90, si daranno codici simili oltre 700 aziende multinazionali.
1996: codice di buona condotta tipo. Il primo è pubblicato a Bruxelles dall'ICFTU (International Confederation of Free Trade Union). Si ispira ai cinque diritti fondamentali del lavoratore, dichiarati dall'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro): divieto del lavoro dei bambini, del lavoro forzato, della discriminazione tra dipendenti, libertà sindacali e di negoziazione di accordi collettivi.
Il WRAP (Worldwide Responsible Apparel Production), che riunisce i principali attori dell'industria tessile, fa lo stesso.
Nel 1997 la Social Accountability International crea SA8000, l'equivalente sociale della certificazione di qualità ISO9000. La Fair Labour Association diffonde un codice tipo sul modello dell'ETI (Ethical Trading Initiative) del Regno Unito.
1999: il Global Compact dell'ONU enuncia nove principi sociali e ambientali che gli associati (attualmente più di mille aziende) s'impegnano a seguire.
Nike e la Banca mondiale istituiscono la Global Alliance per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori dipendenti e dell'ambiente circostante. Tra i primi aderenti Gap e Inditex (Zara).
Più di 10.000 lavoratori in Indonesia, Vietnam, Thailandia, India e Cina partecipano a una indagine di Global Alliance sulle imprese subfornitrici.
2001: partono gli audit sociali, avviati dalle campagne di comunicazione di Walt Disney e Mc Donald's. Si diffondono tra le aziende americane ed europee.
Il governo francese emana le NRE (nouvelles régulations économiques). Le aziende sono obbligate a rendere noti gli indicatori societari sulle condizioni di lavoro nelle loro subforniture.
2003: la sottocommissione dell'ONU per i diritti umani approva all'unanimità un testo, che propone controlli regolari e verfiche dell'ONU e di altri organismi internazionali sulle aziende.
Da Laure Belot, Les audits sociaux se multiplient dans les pays émergents, Le Monde, 26 settembre 2003.
Ipermercati nelle catene di grande distribuzione
Rallentamento delle vendite
La grande distribuzione ha il fiatone. Le grandi strutture di vendita - ipermercati e centri commerciali-,che hanno rappresentato la maggiore innnovazione di formato degli ultimi dieci anni e l'investimento più sicuro, danno risultati sempre più modesti. L'incremento delle vendite in giugno è stato dell'1,7% e in luglio non ha superato il 2,5% (dati Iri - Infoscan).
Il motivo contingente è la minore capacità di spesa delle famiglie, per l'inflazione, che ha raggiunto il 3% (secondo l'ultima stima ISAE) e ha avuto tassi di crescita feroci in alcuni prodotti alimentari, come frutta e verdura (rispettivamente, +15% e +26% sull'anno scorso, stando alle dichiarazioni del sottosegretario alle Attività produttive).
Le aziende sono state costrette a rivedere i prezzi e a sostenere i consumi con i 3x2 e i buoni spesa, sicchè l'attività promozionale negli ipermercati ha raggiunto in luglio la punta del 24,9% delle vendite e del 18,9% nei supermercati (dati Nielsen). Ma i risultati sono stati quelli già detti.
Meglio sono andate le vendite dei discount, che sono cresciute fra il 3,5% e il 4% nei primi otto mesi rispetto ai livelli dell'anno scorso (dati Iri - Infoscan).
Nel non alimentare sono andate bene le vendite dei grandi magazzini (+5,3%) e degli esercizi specializzati (+5%). Fra questi ultimi è continuato lo sviluppo degli stockisti e degli outlet. La stragande maggioranza delle griffes ormai ne ha presso i propri centri produttivi e molti sono anche nei centri commerciali, che riuniscono più negozi monomarca di vendita diretta, come a Serravalle Scrivia, Fidenza, Biella, Mestre, Roma, eccetera.
Ha fatto aggio il prezzo, ma non solo. E' stata confermata la presenza del "consumatore più attento", spesso utilizzato dai commentatori per giustificare gli errori commerciali.
Crisi dell'ipermercato à la francese
Ai motivi contingenti di rallentamento delle vendite delle grandi superfici alimentari si aggiungono quelli strutturali. Possono essere sinteticamente ricondotti alla crisi dei formati generalisti, già manifestatasi nei paesi a grande distribuzione avanzata, che ha origine nei cambiamenti dei comportamenti dei consumatori, simmetrici alla conservazione delle logiche di approccio al mercato delle catene distributive.
L'agire individuale di consumo appare sempre più mosso da bisogni di differenziazione e integrazione sociale insieme, che cercano soddisfazione nel contenuto e nell'estetica delle merci, nella qualità del servizio, nell'attrattiva degli ambienti di vendita, nella proattività degli operatori: nella corrispondenza del diamante organizzativo personale, offerta, messa in scena e strutture alle attese di personalizzazione. Bisogni per cui l'ipermercato tradizionale, espressione suprema dell'industria della distribuzione, è inadeguato.
Il modello à la francese, molto imitato in Italia, è stato concepito a suo tempo per portare alla massa i consumi di élite, quando diventano maturi, per interfacciare i clienti secondo una divisione tayloriana della sequenza produzione - consumo, per definire l'assortimento con il marketing d'acquisto, costretto dalla brand leadership del produttore.
Si giustifica con i grandi volumi e fa leva sullo zoccolo duro delle merci banali, indispensabili alla vita di tutti i giorni. Perciò i prerequisiti del successo dell'ipermercato à la francese sono la collocazione e l'architettura a scatolone, all'esterno e le corsie per itinerari a serpentina, all'interno.
Customizzazione e identità aziendale
Nel modello originale francese la differenziazione è data dal livello dell'assortimento, dalla sua messa in scena e dalla qualità del servizio: i posizionamenti di Auchan, Carrefour, Casino, Leclerc sono tuttora vistosamente diversi. Nelle imitazioni italiane si seguono logiche catch all customer e le catene diventano indistinguibili tra loro. Tutte presentano le stesse cose allo stesso modo. Da qualche tempo proclamano gli stessi principi di etica degli affari perfino.
Nel 1992 Gérard Caron misurava il tempo, l'andatura e la percezione dei prodotti nel percorso lungo le corsie e si chiedeva quale strategia adottare per convincere in 20 secondi il consumatore a "provocare quel movimento che va dallo scaffale al carrello". Era il consumatore massa, che molti ipermercati italiani ancora sognano, quello nella pancia della gaussiana dei clienti, non più gonfia come 10 annii fa.
Ci sono state nel frattempo, in Europa, le esperienze delle catene Albert Heijn, in Olanda, MPreis, in Austria, Panorama, a Prato. Sono esempi di customizzazione efficace e di costruzione d'identità aziendale, che pagano, come risultati economici e fidelizzazioni crescenti testimoniano.
Lavoro nero
L'ISTAT ha appena pubblicato i dati sul "sommerso" nel 2000: attività per 200 miliardi di euro, il 16,9% del PIL, occupazione per il 15% dei lavoratori. Record del 36% del valore aggiunto per il lavoro nero in agricoltura, seguito dal 19% dei servizi (dove è allocato il terziario "avanzato") e dal 12,5% dell'industria.
Un primato negativo in Europa, che non accenna a diminuire da dieci anni, a dispetto delle incentivazioni come la Tremonti bis.
Un'evasione fiscale e contributiva su larga scala, che è spiegabile soltanto con la scarsa competitività delle nostre imprese, che sopravvivono grazie all'inefficienza dei controlli e ai vari condoni su cui sanno di poter contare prima o poi. Giustificata spesso con l'elevato costo del lavoro e i pochi benefici economici per i lavoratori
Contemporaneamente all'informazione data dall'ISTAT, l'OCSE ha comparato il costo del lavoro nel 2001 fra sedici paesi dell'Organizzazione. L'Italia è al tredicesimo posto con un costo medio orario di 14,5 dollari, ben lontano dai 25 dollari della Germania, dai 24 del Giappone o dai 20 degli USA. Meno del nostro paese pagano soltanto l'Irlanda con 12 dollari, la Spagna con 10, il Portogallo con 5.
Alla scarsa competitività delle aziende si viene poi a sommare spesso l'obsolescenza progressiva degli addetti.
A questo proposito, gli ultimi dati del Centre européen pour le dévelopement de la promotion professionelle (CEDEFOP - UE) aggiungono che anche nel 2002 l'Italia si è collocata al nono posto in Eurolandia con il 5% della popolazione fra i 25 e i 64 anni in formazione, percentuale ben inferiore al 21% di quella del Regno Unito, al 20% della Danimarca, al 15% dei Paesi Bassi, che figurano ai primi posti della graduatoria, e sotto la media europea dell'8.5%.
Nel nostro paese solo il 20% della parte di popolazione indicata è formata a cura delle imprese, mentre in Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Austria, tale percentuale oscilla fra l'80 e il 60.
Un costo lavoro complessivo, anche del lavoro regolare, questo sì decisamente competitivo.
SIC, mercato pubblicitario e informazione
I giornali informano che oggi sarà presentato in Parlamento "blindato come un voto di fiducia, da approvare a colpi di maggioranza" il cosiddetto ddl Gasparri, istitutivo del sistema integrato delle comunicazioni.
Il SIC, come è più noto nel gergo della pubblicistica e della politica, riguarda il settore economico delle imprese di radiodiffusione e televisive, l'editoria di qualsiasi specie, anche attraverso Internet, le imprese di produzione e distribuzione di opere cinematografiche, le imprese discografiche e di pubblicità. Su questo enorme ed eterogeneo paniere è fissato un limite antitrust del 20%.
Il disegno di legge è giustificato con l'intenzione di riformare la legge Maccanico, che regola da sei anni il settore radiotelevisivo e di mettere l'Italia in condizioni di maggiore competitività nel passaggio dal sistema di trasmissione televisiva analogico a quello digitale, previsto tra il 2006 e il 2012, seguendo l'esempio delle scelte fatte dai governi francese e tedesco.
Il SIC cade in un momento quanto mai delicato per l'informazione nel nostro paese.
Il presidente del Consiglio infatti è proprietario di tre reti televisive e della maggiore impresa editoriale su carta stampata, italiana e può controllare la radiotelevisione pubblica. Una anomalia rilevata di recente anche dal Parlamento europeo. La sua impresa, Mediaset, dal 31 dicembre prossimo dovrebbe trasferire su satellite una rete , in seguito a una sentenza del 2002 della Corte costituzionale. Ha una posizione dominante anche nel mercato della pubblicità, in cui ha superato ampiamente con il 39% dell'intero settore televisivo il tetto del 30% fissato dalla legge Maccanico.
Il duopolio Rai - Mediaset assorbe il 57% di tutti gli investimenti pubblicitari.
Il numero dei lettori di quotidiani e periodici è in Italia fra i più bassi d'Europa.
Il SIC verrebbe a sparigliare le carte, dilatando il mercato con le future grandi potenzialità del digitale terrestre. Non prevede tetti antitrust per i produttori cinematografici e gli editori di dischi e libri. Considera la telefonia solo per i ricavi da partecipazioni a imprese editrici di giornali e ad emittenti televisive.
La conseguenza immediata del SIC, se il ddl Gasparri verrà approvato, sarà un rafforzamento del settore televisivo e un ulteriore indebolimento della stampa, che oggi rappresenta di fatto il solo spazio consistente per il pluralismo dell'informazione di massa.
Una "riforma" pericolosa per l'economia del settore dell'informazione, calata nel momento delle revisioni costituzionali, delle elezioni europee e, non ultimo, del consiglio di amministrazione e della dirigenza Rai. Il disegno di legge suscita dubbi di costituzionalità e ha avuto i rilievi del presidente dell'Authority per le comunicazioni e perfino del presidente della Conferenza episcopale italiana.
Mani piccole
"Dall'inizio degli Anni Ottanta Trudi non ha più alcuna produzione che non sia nel Far East. E' un'azienda di dimensioni medio - piccole, visto che ha fatturato 25,2 milioni di euro nel 2002 e ne prevede 28,5 quest'anno, pur detenendo con questi numeri il 70% del mercato italiano dei peluche di alta gamma."
"Alla delocalizzazione è legata la sopravvivenza delle aziende. Oggi quasi tutte le società che producono peluche sono in Cina, da dieci anni c'è andato anche un gruppo come Nici che è il numero uno per l'innovazione; mentre chi è rimasto in Europa sta fallendo. Così sì che si perde tutta la forza lavoro."
"Inizialmente Trudi aveva delocalizzato la produzione per trovare professionalità, come le rammendatrici, che da tempo non si trovano più in Italia. I nostri peluche sono fatti interamente a mano e se oggi dovessimo aprire una fabbrica a Tarcento non troveremmo il personale adatto. Gli orientali hanno le mani piccole e una manualità molto alta."
Intervista a Maurizio D'Angelo, Amministratore Delegato di Trudi (da Maria Silvia Sacchi, Corriere della sera, 22 settembre 2003)
Orientamento R&S
Il ritardo italiano negli investimenti in Ricerca e sviluppo è impressionante.
Basti dire che nel 2000 spendevamo 12 miliardi di euro, pari all'1,04% del Pil. Se in quell'anno avessimo speso l'1,93%, che era la media Ue, avremmo dovuto aggiungere 10 miliardi di euro, se avessimo speso il 3%, che era , ed è tuttora, l'obiettivo della Ue e il livello di vari Paesi, avremmo dovuto aggiungere 23 miliardi di euro.
Da Alberto Quadrio Curzio, Se c'è un progetto, Il Sole- 24 ore, 22 settembre 2003
e Studi tecnico - scientifici
"Nell'anno accademico in corso (2002 - 2003) le Facoltà che fanno la parte del leone nel reclutamento di nuovi iscritti sono Lettere e Filosofia (con 54mila iscritti e passa), Economia (44.500), Ingegneria (38mila), Giurisprudenza (36mila). La composita Facoltà di Scienze (dove sono allocati i corsi di fisica, chimica, biologia, matematica, eccetera) raggiunge soltanto la metà (27mila) degli iscritti di Lettere."
"Lo spettro del declino industriale e il cattivo stato della ricerca scientifica in Italia tolgono ai giovani lo stimolo per tentare carriere in ambito tecnico - scientifico e, a sua volta, la mancanza di scienziati e tecnici promette di favorire il declino."
Da Angelo Panebianco, Le aule vuote delle scienze, Corriere della sera, 22 settembre 2003
Identik del presidente
" 'Ho la fila alla porta, da settimane mi chiamano decine di imprenditori...Chi vuole fare il saggio, chi non lo vuol fare, chi vuol capire se c'è già un candidato, chi vorrebbe candidarsi e prepara il terreno.... La grande corsa per la presidenza di Confindustria è ufficialmente partita, sette mesi prima della nomina e quattro prima del via ufficiale ai lavori fissato per statuto al mese di gennaio.'"
" 'Ci serve un uomo di grande equilibrio - sintetizza l'ex presidente Giorgio Fossa -. Un leader freddo, capace di leggere la situazione e di anticipare le esigenze 'vere' degli associati'."
" ' Le imprese hanno bisogno di un rappresentante capace di essere interlocutore dialettico, se serve anche di contrasto - conferma Alessandro Benetton - in grado di confrontarsi e riflettere con tutte le parti sociali'."
" 'Non importa se il presidente sarà espressione delle Pmi o dei grandi - dice Massimo Calearo, presidente degli industriali vicentini -. L'importante è che capisca le virtù, ma anche i problemi, delle realtà minori. Anche perchè di grandi imprese, in fondo, ce ne sono sempre meno...'"
Da Ettore Livini, Imprese alle grandi manovre/parte la corsa al dopo D'Amato, la Repubblica, 22 settembre 2003
Flash mobs e Smart mobs
Assembramenti lampo, incontri di massa tra il gioco e la prodezza, senza uno scopo preciso apparente si vanno diffondendo in Nord America, Europa, Giappone. Sono i flash mobs, manifestazioni per evadere dall'anonimato urbano senza le limitazioni del pseudoindividualismo dei consumi o dell'intruppamento delle associazioni.
"Le Monde" ne fa così la cronaca. Il 2 luglio alle sette di sera duecento persone sono sbucate nel mezzanino dell'Hotel Hyatt di New York e senza nessuna spiegazione hanno applaudito fragorosamente per quindici secondi. Poi l'assembramento si è sciolto. Manifestazioni analoghe sono avvenute il 24 luglio, a Central Park e in un megastore a Roma, il 7 agosto a Londra, il 13 a Montréal e a Tokio, il 28 e il 2 settembre a Parigi, per poi moltiplicarsi nel mondo.
"Tutto incomincia su Internet. Le persone registrate su uno dei siti, che promuovono gli incontri, concordano per e-mail un appuntamento e un atto dimostrativo".
In Europa il sito che ha iscritto il maggior numero di flashmobbers è www.parismobs.free.fr.
Il sociologo Francois de Singly ritiene che "partecipare a questi eventi permette di fare una pausa, mettendo per un momento fra parentesi il proprio ruolo sociale", di giocare così su sfaccettature e identità differenti, che fanno sentire l'individuo "valorizzato, integrato con la modernità".
Howard Rheingold, il giornalista californiano, studioso dell'impatto sociale delle nuove tecnologie, nel suo ultimo libro, appena pubblicato in Italia, "Smart mobs. Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura" (Raffaello Cortina, Milano, 2003, ed. or. "The Next Revolution", Howard Rheingold, 2003), intravede l'avvento della folla e moltitudine intelligente, rese possibili dai telefoni cellulari "Smart mobiles", connesse da Internet, inafferrabili e imprevedibili, capaci di andare oltre la massificazione e l'isolamento, la cui mobilitazione potrà rinnovare le forme d'attivismo sociale e politico.
Flash mobs e Smart mobs servono a soddisfare in primo luogo il bisogno individuale di passare dal virtuale al reale e di riconoscersi mossi dallo scopo di non avere altro scopo che testimoniare la non integrabilità di molti nei processi commerciali.
Stagnazione dell'Europa
La Commissione Europea ha rivisto in peggio le previsioni di crescita economica per il 2003 della zona Euro: 0,5 contro lo 0,7 precedente.
Il PIL cresce significativamente solo in qualche paese, come la Spagna (+0,7%) e la Finlandia (+0,6%). Diminuisce dello 0,5% nei Paesi Bassi, dello 0,3% in Francia, dello 0,1% in Germania, Italia e Belgio.
Il rapporto debito/PIL 2002 è caratterizzato da questi risultati:
| Italia | 106,7% |
| Belgio | 105,8% |
| Grecia | 104,7% |
| Austria | 67,3% |
| Germania | 60,8% |
Il tasso medio del rapporto debito/PIL dei 15 paesi è stato il 62,3%, superiore alla soglia critica del 60%.
L'Italia ha chiuso pure il suo bilancio con un deficit del -2,3%, al dodicesimo posto della classifica, aperta dal surplus della Finlandia con il +4,2% e chiusa dalla Germania con -3,5%.
Ripresa americana
Andamento del PIL (in %)
| 2000 | 3,8 |
| 2001 | 0,3 |
| 2002 | 2,4 |
| 2003 | 4,5 |
La produzione industriale è aumentata del 5% dalla fine della recessione del 2001. Il valore del dollaro è il più basso in quaranta anni.
Disoccupazione (in %)
| 2000 | 4,0 |
| 2001 | 4,8 |
| 2002 | 5,8 |
| 2003 | 6,1 |
Durante la presidenza Bush sono stati perduti 2 milioni e 600 mila posti di lavoro, la peggiore situazione occupazionale dai tempi di Hoover, settanta anni fa.
Deficit pubblico (in %)
| 2000 | 1,5 |
| 2001 | -0,5 |
| 2002 | -3,3 |
| 2003 | -5,25 |
Fonte: Commissione Europea, National Association for Business Economics.
Il deficit pubblico ha raggiunto la cifra record di 525 miliardi di dollari.
Management Education
Anche oggi "la Repubblica", nella cronaca italiana, e "Il Messaggero", in copertina addirittura, presentano qualche nuovo modo di soddisfare le carenze di formazione dei manager nostrani.
Negli ultimi due mesi il giornale di Scalfari e Mauro, ever trendy, ha illustrato come soluzione all'incertezza decisionale, il salto con il paracadute, per il lavoro di gruppo, il ballo coi cani, per conseguire gli obiettivi più desiderati, il visioning, oggi.
Le cinque "regole d'oro" di quest'ultimo sono messe in bella vista da "la Repubblica". Basta seguirle per assicurarsi il successo, come la Ducati, Lifegate, Body Shop e Salani, i casi esemplificati sopra un titolo choc "I desideri diventano obiettivi / ecco il lavoro che da la felicità".
"1. Il cambiamento: La voglia di cambiare non dev'essere un segreto. Non ostentatela e non nascondetela sul vostro attuale luogo di lavoro.
2. Le informazioni: Una volta deciso ciò che vi interessa, cercate su Internet o alla Camera di Commercio della vostra città i dati di mercato del settore.
3. La vita privata: Tecniche come il 'visioning' sono individuali, resta da capire se la vostra vita privata sarà in grado di 'reggere' il cambiamento.
4. I colleghi: Dedicate tempo sufficiente alla scelta dei partner, o alla valutazione del nuovo ambiente di lavoro.
5. L'esperto: Chiedete consiglio a un esperto: amici, parenti e colleghi sono troppo coinvolti per poter dare un parere obiettivo".
Sempre oggi "Il Messaggero" informa dell'importanza del galateo per i manager, attraverso uno scritto di Sibilla della Gherardesca, che da dieci anni tiene un corso di bon ton presso l'Associazione Industriali di Ancona.
Anche "Il Sole-24 Ore" non è da meno. Negli ultimi tempi si è lasciato incantare dalle sirene del coaching, della people strategy e degli autotest "esploratore o casalingo?".
Chi vende questi modi di formazione, fa ovviamente il suo mestiere. Chi informa, dovrebbe quanto meno accennare a qualche valutazione documentata su di essi.
Sarà il gusto della stravaganza o la pressione dei PR a provocare queste notizie, il dubbio rimane: ma che razza di manager hanno in mente questi giornalisti?
Informazioni maramalde
Che cosa può sembrare più comodo di informazioni selezionate e confezionate per ogni singolo utente, disponibili in qualsiasi momento, rispondenti ai suoi interessi, orientamenti e gusti?
Chi ha esperienza di certe rassegne stampa e di mass media a tema e visione dominanti, se non è già radicalizzato negli spazi angusti di un qualsiasi fondamentalismo, prova al contrario il fastidio dell'informazione polarizzata e settoriale.
Invece, "Le nuove tecnologie, tra le quali Internet ha un posto di rilievo, stanno notevolmente incrementando la predisposizione delle persone ad ascoltare l'eco della propria voce e a isolarsi dagli altri. Un'importante conseguenza è l'esistenza delle cybercascades - processi di scambio delle informazioni nei quali un certo fatto o punto di vista si diffonde semplicemente perchè così tante persone sembrano credervi".
Il "Daily me", che è un giornale online su misura, da la possibilità di personalizzare la ricezione di notizie attraverso Internet. Bill Gates lo giustificava così nel 1999: "Quando accendi su Direct TV e fai il giro di tutti i canali, beh, perdi tre minuti della tua vita. Tra sei anni, quando entreremo in soggiorno, basterà che diciamo cosa ci interessa, e lo schermo ci aiuterà a trovare un programma che ci piaccia. Non sarà più: 'guardiamo i canali, 4, 5 e 7' ".
Per Cass Sunstein, professore di diritto e scienza politica alla Chicago University, questo è all'atto pratico, il principio della sovranità del consumatore, l'idea che sta dietro al libero mercato.
"Republic.com" è il suo ultimo libro, pubblicato in italiano da Il Mulino (Bologna, 2003; edizione originale della Princeton University Press, Princeton - Oxford, 2001) con il sottotitolo "Cittadini informati o consumatori di informazioni?".
Secondo Sunstein, sovranità del consumatore significa che i singoli utenti possono scegliere come vogliono, soggetti alle limitazioni rappresentate dal sistema dei prezzi e alle loro capacità economiche ed esigenze. E' una concezione della sovranità in potenziale contrasto con quella politica, "alla base dell'alternativa democratica, che costituisce una sfida alla visione di Gates".
"L'idea della sovranità politica si basa su fondamenti diversi. Non dà per definiti o scontati i gusti degli individui". Non si pone come unica domanda se i consumatori stanno ottenendo ciò che vogliono. "Governare attraverso la discussione", accompagnato dal dover dare conto delle proprie opinioni in ambito pubblico rende indispensabile garantire che il sistema delle comunicazioni favorisca gli obiettivi della democrazia.
Se attraverso Internet si costituiscono nicchie di percettori di informazioni preconfezionate, secondo menù personali, si vengono a rafforzare opinioni e pregiudizi di gruppi e gruppetti, mai messi a confronto con altri punti di vista, privati della conoscenza che ci sono più informazioni e della riflessione e discussione di opinioni diverse.
Sunstein è convinto che aumentare il pluralismo delle informazioni migliori non solo la competenza individuale ma aumenti il sapere collettivo e riduca la polarizzazione complessiva delle posizioni.
Cina fabbrica del mondo
Principali destinatari al mondo degli investimenti esteri (2002/miliardi di dollari)
| Lussemburgo |
126 |
| Cina |
52,7 |
| Francia |
52 |
| Germania |
38 |
| USA |
30 |
| Paesi Bassi |
29 |
| UK |
25 |
| Spagna |
21 |
| Canada |
21 |
| Irlanda |
19 |
Fonte: CNUCED, EDC Economics, Bloomberg/Boston Consulting Group
Evoluzione degli investimenti esteri in Cina (1989-2002/miliardi di dollari)

L'investimento estero complessivo nel periodo è stato di 448 miliardi di dollari con un tasso medio di crescita del 12% annuo.
Quasi il 60% di tutti gli investimenti raccolti proviene da Hong Kong e Taiwan, che hanno per lo più delocalizzato le loro produzioni labour intensive.
Il flusso finanziario dai paradisi fiscali delle Isole Vergini e delle Isole Caimano nel 2002 è aumentato rispettivamente del 24,1% e del 12,1%. Comprende capitali taiwanesi e del continente asiatico.
Dal 1995 la Cina assorbe il 90% degli investimenti dei paesi del Sud-Est asiatico.
Effetti positivi degli investimenti esteri nel 2002 si sono avuti sulla crescita occupazionale (6 milioni e 100 mila nuovi impieghi, il 3% dei lavoratori urbani) e sul commercio estero (il 45% delle esportazioni).
Tale crescita comincia a far lievitare le retribuzioni, per ora dei lavori più qualificati, anche in connessione alla nuova imposizione fiscale del 45,3% stabilita da qualche grande città, come Shangai.
Rimane fra gli 80 e i 150 milioni la disponibilità della manodopera proveniente dall'agricoltura, che costituisce ancora i tre quarti di tutti i lavoratori.
La Cina con 265 miliardi di dollari è stato nel 2002 il quarto paese esportatore e il sesto importatore mondiale, con 170 miliardi di dollari.
Diversity Management
Warcraft è un videogame che riecheggia dal nome i testi classici della scuola strategica cinese. E' un gioco tradizionale per formato, atmosfera e colori, di strategia, giunto al terzo rifacimento, sviluppato anch'esso da Blizzard, la software house che ha ideato e prodotto le prime due edizioni.
Frozen Throne è un'espansione di Warcraft III. Il giocatore deve preservare un trono, messo in pericolo da una guerra contro gli Orchi, gestendo gli Umani con il rincalzo degli Elfi della notte.
Ci sono comportamenti imprevisti degli avversari, degli alleati, delle proprie truppe e cambiamenti della situazione, che mettono a dura prova le abilità di chi deve affrontare il compito di proteggere l'autorità minacciata.
Il giocatore può scegliere logiche d'azione e tattiche differenti, ottenendo buoni o cattivi risultati a seconda della competenza dimostrata sul campo.
Una trama ben costruita e un prodotto efficace per tecnologia ed estetica.
Ristoranti italiani DOC
"La FIPE (Federazione dei pubblici esercizi) e l'ARDI (Associazione internazionale dei ristoranti italiani), con la benedizione del ministero delle politiche agricole, hanno trovato la soluzione al problema che affligge la ristorazione DOC ... E' nato il marchio a difesa dei ristoranti che vantano un'organizzazione e una cucina realmente fedeli all'originale".
"Secondo il comitato che punta a valorizzare la nostra ristorazione, solo il 15-20% del totale (diecimila locali) (fra i ristoranti italiani all'estero ndr) possono fregiarsi del marchio di qualità".
"Per entrare nel club dei ristoranti DOC, i gestori avranno l'obbligo di rispettare norme rigorose che saranno rinnovate ogni anno: il 70% dei prodotti offerti dovrà essere italiano. Così come l'accoglienza, l'atmosfera (dalle tovaglie alle stoviglie), il servizio al tavolo e il menù, scritto in italiano a prova d'esame. Verranno richieste garanzie anche per la mano dello chef: che dovrà essere italiano, di origini italiane o in possesso di un attestato rilasciato da scuole di cucina del nostro paese".
Da Lucio Cillis, Al gran club dei ristoranti italiani, la Repubblica, 14 settembre 2003.
Governance
"Alitalia punta a un'integrazione a tre, con Air France e l'olandese KLM".
"Il presidente Giuseppe Bonomi rivela che l'azionista (il ministero dell'economia ndr) considera la triplice alleanza 'un'ipotesi possibile e credibile', a una condizione: 'che venga avviato e portato a termine il rilancio della compagnia'. Ma all'amministratore delegato Francesco Mengozzi questo sembra solo l'ennesimo 'incoraggiamento'. La strategia del manager è chiaramente un'altra: 'Il consolidamento - puntualizza - è un mezzo di risanamento, non il fine. Se invece mettiamo il primo in coda al secondo rischiamo di perdere entrambi'. Insomma per Mengozzi non si può aspettare la ristrutturazione della compagnia per privatizzare: 'Rispetto a Air France, Alitalia è già un pochino indietro' ".
"Ma non è questo l'unico punto su cui il management della società richiede una maggior attenzione del governo. C'è la questione degli ipotetici 2.500 esuberi di cui Mengozzi ha detto: 'Non è che non sappiamo il numero, non lo diciamo. Queste sono le linee di piano che vanno ora declinate. Di qui verrà fuori il numero preciso'. Del resto, non è facile quantificare gli esuberi quando il ministro del welfare ... si schiera con i sindacati dicendo che 'gli esuberi non sono inevitabili'. Ieri Bonomi ha cercato di correggere il tiro del suo 'azionista politico', precisando che il piano 'è buono, senza se e senza ma' e che se ci saranno esuberi 'ma non è detto', di certo 'Maroni sarà il nostro interlocutore' ".
Da Antonella Baccaro, Alitalia, pronti alla fusione con Air France e KLM, Corriere della Sera, 13 settembre 2003.
Per non dimenticare
Protein Photosphatase 1 (PP1) è un enzima che cancella i ricordi o impedisce loro di formarsi. Sembra che agisca neutralizzando l'azione delle chinasi, alterando le sinapsi.
La scoperta è di Isabelle Mansuy del politecnico di Zurigo, che con il suo team di ricerca sta studiando le basi molecolari dell'oblio.
Spiega la ricercatrice: "La memoria è regolata dall'equilibrio tra i meccanismi biologici dello stoccaggio e quelli della cancellazione dell'informazione".
La proteina ha suscitato naturalmente l'interesse dell'industria farmaceutica.
Se le perdite di memoria degli anziani dipendessero da un cattivo funzionamento della PP1, si potrebbero mettere a punto farmaci che inibiscono la molecola dell'oblio, anzichè tentare di potenziare i meccanismi della memorizzazione, come è stato fatto finora.
Science & Vie, Spécial Mémoire, On a découvert la molécule de l'oubli, settembre 2003.
Il motore di ricerca più famoso del mondo, compie cinque anni. Ha cominciato il 7 settembre 1998, in un garage, quando già esistevano un centinaio di motori di ricerca.
E' cresciuto con il passaparola, quasi senza pubblicità, e ha superato i concorrenti con duecento milioni di ricerche al giorno fatte su oltre tre miliardi di pagine web. Produce buoni utili senza far pagare gli utenti.
Il rovescio della medaglia è che Google e altri aggraveranno il "divario digitale": aumenteranno involontariamente le difficoltà di coloro che non hanno accesso alla conoscenza istantanea che i motori di ricerca offrono. Potrebbe anche cominciare a fare un cattivo uso della sua posizione, lasciando che le considerazioni economiche trionfino sulla sua attuale politica della "qualità innanzitutto", se cederà alle pressioni di Wall Street per migliorare gli utili a ogni trimestre.
Per evitarlo potrebbe trasformarsi in una cooperativa, un monumento vivente ai principi su cui si fonda internet.
Da The Guardian, 7 settembre 2003, (tr.it. Internazionale, X, 505).
Obbedienza all'autorità
"Il punto di partenza di una ricerca psicologica sull'obbedienza consiste nel definire le caratteristiche fondamentali dell'autorità, traducendole in termini di esperienze di individui".
"L'obbedienza è uno degli elementi fondamentali della struttura della vita sociale. Ogni forma di vita collettiva si basa su un sistema di autorità: solo chi vive in isolamento completo non è costretto a sottomettersi o a ribellarsi ad ordini esterni ... L'obbedienza è il meccanismo psicologico che lega azione individuale e fini politici. E' il meccanismo psicologico che unisce uomini e sistemi di autorità".
"Senza negare l'enorme importanza del dibattito sugli aspetti giuridici e filosofici dell'obbedienza, è compito del ricercatore empirico passare dalla discussione astratta all'osservazione sistematica di casi concreti. Per poter osservare da vicino il meccanismo dell'obbedienza, organizzai un semplice esperimento all'Università di Yale".
Sono le prime frasi delle prime pagine di "Obedience to Authority", il "rapporto" sulle ricerche, che lo psicologo sociale Stanley Milgram condusse tra il 1960 e il 1963 su più di mille soggetti, presso la Yale e la Harvard University.
Il libro fu scritto dall'autore nel 1973 a Parigi, dove si trovava per un lavoro pionieristico sulla mappa psicologica della città. Pubblicato da Harper Collins nel 1974, esce ora in Italia per Einaudi (Obbedienza all'autorità. Uno sguardo sperimentale, Torino 2003), con la bella introduzione di Adriano Zamperini, intitolata significativamente "Obbedienza distruttiva e crisi dell'azione".
Le ricerche di Milgram ricevettero a suo tempo gli sprezzanti giudizi e l'ostracismo, per ragioni morali o di ortodossia scientifica, dei suoi colleghi. Fu costretto a trasferirsi alla City University di New York. Ma esse furono riprese da altre università. Tanto che ancora negli anni '80 l'Università olandese di Utrecht, condusse una serie di indagini sull' "obbedienza amministrativa", indotta dalle norme e dalle regole delle organizzazioni.
Milgram voleva accertare empiricamente fino a che punto le persone arrivano nell'accettare di obbedire agli ordini, che sono in conflitto con la loro coscienza e a che punto si ribellano ad essi.
L'esperimento di laboratorio si svolgeva così: due persone venivano fatte partecipare con i ruoli di insegnante e allievo a una finta indagine sugli effetti della punizione sull'apprendimento.
L'allievo doveva imparare a memoria una lista di associazioni verbali. L'insegnante faceva delle domande per controllare il suo apprendimento. Ogni volta che l'allievo sbagliava risposta, riceveva per punizione una scossa elettrica d'intensità via via crescente. L'insegnante e l'allievo erano messi in stanze vicine e il primo aveva a disposizione un finto generatore di corrente, dotato di trenta interruttori, graduati dai 15 ai 450 volt, con scatti continui di 15 volt. I pulsanti avevano anche scritte, che andavano da "scossa leggera" a "scossa pericolosa".
L'insegnante era convinto di partecipare davvero ad un esperimento sull'apprendimento, mentre l'allievo era un attore che non riceveva nessuna scossa. A 75 volt "l'allievo" emetteva i primi lamenti; a 120 il lamento si trasformava in protesta verbale; a 150 cominciava a chiedere che l'esperimento venisse interrotto. Le sue proteste assumevano toni sempre più accesi e commoventi, finché, raggiunti i 285 volt, non si udiva altro che un rantolo straziante.
Milgram e i suoi ricercatori rilevavano il limite d'accettazione dell'ordine di infliggere sempre più dolore a una vittima, dato a soggetti ignari, combattuti tra la spinta a interrompere la sofferenza e il quasi obbligo verso il ricercatore, un'autorità legittima, che ingiungeva di continuare a premere il pulsante ogni volta che esitavano.
I partecipanti agli esperimenti di Milgram erano presi da un forte stress emotivo, evidenziato da eccessiva sudorazione, agitazione motoria, ecc. e attraverso continue richieste di rassicurazione. Non eseguivano freddamente gli ordini.
Gli "insegnanti" attivavano spesso una percezione negativa dell'allievo, tradotta in espressioni quali "è un incapace", "non è all'altezza del compito", che facilitava le punizioni perchè destinate a qualcuno responsabile della sofferenza che bisognava dargli per correggerlo.
Milgram ha mostrato l'inizio del percorso di "socializzazione al male" attraverso il quale persone comuni giungono a compiere atti mostruosi. La spiegazione è che una persona, inserita in un sistema autoritario, passa dall'autonomia all'eteronomia perchè non si sente più libero di agire e si considera uno che deve soddisfare disposizioni altrui.
Nello "stato eteronomico" l'individuo non si considera più responsabile delle sue azioni, ma si percepisce come uno strumento per eseguire ordini dati da altri. L'obbedienza così provocata non è segno di potere dell'autorità. Attesta la sua debolezza e il suo bisogno di sicurezza della regolarità dei comportamenti, in una cultura dell'unicità.
Il libro di Milgram risente naturalmente del suo tempo e della sua concezione della ricerca. Ma resta un piccolo classico della psicologia sociale, d'obbligo fra le letture di ogni uomo dell'organizzazione, che voglia capire meglio le ragioni e i meccanismi dell'obbedienza e della ribellione all'autorità.
Infortuni mortali sul lavoro
|
Anni |
Italia |
Nord Ovest |
Nord Est |
Centro |
Sud |
Isole |
|
2002 |
1415 |
400 |
369 |
256 |
270 |
120 |
|
2001 |
1455 |
440 |
347 |
296 |
282 |
90 |
|
2000 |
1398 |
351 |
388 |
272 |
277 |
110 |
|
1999 |
1459 |
384 |
376 |
283 |
294 |
122 |
In Italia la mortalità negli incidenti su lavoro è di 3,3 persone ogni 100 mila occupati: ben superiore al 2,7 della media europea.
Secondo l'Ufficio internazionale del lavoro il costo degli infortuni professionali raggiunge il nostro Paese 28 miliardi di euro l'anno.
Educazione sanitaria
Il ministro Sirchia, intervistato da Lamberto Sposini per il Tg5 sul modo con cui il ministero della salute parla con i cittadini, ha le solite sembianze da protagonista della pubblicità Talmone. Nega di voler limitare in alcun modo la libertà dei cittadini. Afferma di volerli solo consigliare sullo stile di vita più idoneo alla tutela della loro salute.
Ha deciso però una campagna di comunicazione sociale, che riecheggia, nella migliore delle ipotesi, i toni granguignoleschi dei cartelli contro gli infortuni, diffusi dall'INAIL nelle fabbriche intorno agli anni trenta.
Sui pacchetti di sigarette sono apparsi in scritte listate a lutto: "Il fumo uccide", "danneggia gravemente te e chi ti sta intorno", "crea un'elevata dipendenza, non iniziare", "ostruisce le arterie e provoca infarti ed ictus", "fa male in gravidanza, pensa ai bambini", che dovrebbero intimorire i fumatori e farli desistere dalla loro perniciosa abitudine.
Ignaro della varietà di motivazioni personali, profonde, e di condizioni ambientali, che portano a fumare, il ministro crede che per convincere gli intemperanti tabagisti basti fare la faccia feroce, come il medico di famiglia ammoniva il giovanetto scapestrato sui rischi per la salute, che correva.
Il suo ministero gli ha fornito subito la prova che desiderava. La diminuzione del 6% in un anno del numero dei fumatori nel nostro paese è il risultato di questa campagna informativa. I fabbricanti di portasigarette e copripacchetti hanno visto aumentare vertiginosamente i loro affari. Si può dubitare che il primo risultato ecceda l'azione ministeriale quanto difettano i 20 milioni di euro fatturati in più dal settore piccola marocchineria nel primo trimestre.
Lo stile di relazione di Sirchia contrasta con quello del governo.
Sembra focalizzato sulla prevenzione di malattie organiche che possono avere origine nei comportamenti errati degli individui. Le condizioni di lavoro e dell'ambiente fisico non sono considerate nelle sue dichiarazioni pubbliche. Non sono noti progetti congiunti del suo ministero con quello del lavoro né con quello dell'ambiente. Eppure l'Italia ha il triste primato europeo delle malattie fisiche e psichiche dei lavoratori e degli abitanti delle aree geografiche a forte congestione urbana, oltrechè della malasanità.
Il ministro si mette in scena da tecnico, con l'apparente disagio di chi si sente fuori posto, asserendo quello che dice in forza della sua competenza prepolitica, senza la mimica, la comunicativa, l'aspetto degli altri componenti il consiglio dei ministri, a cominciare dal presidente, che, incredibilmente, è suo coetaneo.
Le sue azioni comunicative rivolte ai cittadini hanno tutta la rigidità delle prescrizioni sanitarie e perciò, se vengono impartite su larga scala, diventano manifestazioni di un eccessivo, irritante paternalismo di facciata. A smentita delle straordinarie abilità mediatiche della compagine a cui Sirchia appartiene.
Certificati di buona condotta aziendale
C'è stato un periodo, non sai quanto remoto, ma tra il 1997 e il 1999, in cui l'azione di governo arrivò a semplificare nell'arco di 18 mesi 122 procedimenti amministrativi. Fu l'ecatombe di quei malloppi di carte, che accompagnavano chiunque, per qualsiasi motivo, dovesse avere a che fare con la burocrazia dello Stato in qualunque sua articolazione.
Sembrò da riporre fra i segni di un'epoca durata fin troppo anche la canzone di protesta, che aveva ironizzato "un certificato di nascita / e dopo un certificato di nazionalità italiana, / un certificato di residenza, / un certificato di nullatenenza, / un diploma scritto su pergamena". Era possibile l'autocertificazione. Al cittadino bastava dichiarare come stavano le cose che riguardavano la sua persona, la sua posizione civile e professionale, gli organismi di cui aveva la rappresentanza legale.
Si doveva metterlo per iscritto e sottoscriverlo, assumendosi ogni responsabilità che quanto si affermava "corrispondeva al vero".
Il carico di lavoro degli uffici anagrafe, delle segreterie scolastiche e di altri produttori di attestati era già molto diminuito quando le burocrazie pubbliche, sempre sotto organico e seguaci del formalismo, hanno escogitato all'inizio del nuovo secolo l' "accreditamento", accolto subito da sottosegretari e assessori come strumento di selezione, vera e propria barriera di accesso all'ampio mercato degli acquisti, delle opportunità di lavoro, dei contributi finanziari, delle autorizzazioni ad operare secondo le regolamentazioni statali.
Pilastro dell'accreditamento è la "qualità" dell'operatore interessato ad avere rapporti con lo Stato. Tale qualità deve essere accertata e certificata da una delle 82 società di certificazione presenti in Italia.
Non è rilevante che, nel caso della qualità aziendale certificata, si tratti dell'ultima impresa di pulizie o del più prestigioso istituto internazionale di ricerca, dei produttori e venditori dei loro prodotti-servizi a clienti molto qualificati, esigenti e noti o del più modesto sottoscalista. Quello che conta è che l'operatore interessato possieda il richiesto attestato e perciò abbia pagato i servizi di una apposita società di certificazione.
E tutti sanno come l'accertamento avviene.
Auspici siffatte richieste delle pubbliche amministrazioni, sta fiorendo rigogliosa quella nemmeno lontana discendente del total quality management - apparso e scomparso 20 anni fa anche dalle nostre parti -, che è la qualità certificata. Ha riempito i data base delle procedure nelle aziende, già passate nel frattempo alla lean organisation e alla focalizzazione sui processi.
Con effetto combinato, sotto la pressione delle società di certificazione, le aziende insicure della loro reputazione si sono messe a competere sulla qualità dichiarata dai certificatori.
Si sono così diffusi altri standard, dalla qualità e igiene degli alimenti alla corporate social responsability, al rispetto ambientale, fino all'etica di impresa. Per non parlare delle qualità riservate ai professionisti d'azienda, alle scuole di formazione, all'estetica degli edifici per le attività produttive e commerciali, ecc.
Un gran certificatoio, che attiva un business consistente, stimabile intorno ai 150 milioni di euro nell'ultimo anno e mette tutti formalmente sullo stesso piano.
Imprese etiche
"Sorpresa: nella gara dell'etica, Italia batte Cina 45 a 42. Il sorpasso, per il momento, si ferma al numero di aziende certificate SA8000, finora l'unico standard mondiale a tutela della qualità e sicurezza del lavoro anche (e soprattutto) di quello dei fornitori. Con 45 aziende su 265, l'Italia è ormai prima al mondo. Il superamento della Cina (con annesso record mondiale) si è consumato nelle ultime settimane".
"La norma SA8000 è nata negli States, Paese ormai incline a esportarla all'estero e nelle aziende dei Paesi del Terzo mondo dei quali si servono come fornitori".
"Il profilo delle 45 aziende italiane certificate rispecchia appieno il nostro Paese. Media dimensione, area di azione più circoscritta e costi da sopportare tutt'altro che lievi, appena superiori alla ISO9000. Un'azienda di circa 150 dipendenti finisce per spendere (senza contare i costi interni) non meno di 7 mila euro".
"Almeno nelle certificazioni li battiamo, questi cinesi che ci stanno mettendo alle corde, sbotta Giuseppe Nicoletti, titolare dell'omonima azienda materana, tra le più attive del distretto del mobile imbottito. La Nicoletti spa è tra le prime aziende italiane ad aver puntato sulla certificazione SA8000".
"A febbraio la Luigi Bormioli di Parma, storica azienda del vetro, ha soddisfatto le attese di un cliente americano di calibro, la Avon cosmetici, portando a termine la certificazione etica".
"La proprietà, vale a dire Alberto Bormioli, il nostro presidente, ha rotto gli indugi - dice Matteo Bruni, responsabile della sicurezza e certificazione. E ha deciso due anni fa di avviare la richiesta di certificazione. Certo le regole italiane sul lavoro sono già restrittive, potevamo glissare e invece no. Ci siamo imbarcati in un'impresa che si è conclusa da poco, anche se ci aspetta al varco una nuova verifica prevista dalla procedura".
"Ma lei ci crede? La Tnt Traco ci ha chiesto un aiuto, vuole intraprendere la nostra stessa strada. Se i costi pesano? Mah! - dice Bruni - non è certo un affare a buon mercato, l'iter ha richiesto oltre due anni di lavoro, incombono le verifiche di sorveglianza del certificatore. Ma dormiamo sonni tranquilli, non abbiamo certo la bacchetta magica".
Da Rita Fatiguso, L'azienda Italia è leader nell'etica, Il Sole-24 Ore, 4 settembre 2003.
Disoccupazione giovanile
Tasso dei senza lavoro di età fra i 15 e i 24 anni in Europa.
| Italia | 27,0 |
| Grecia | 25,5 |
| Spagna | 23,0 |
| Finlandia | 21,0 |
| Francia | 20,1 |
| Belgio | 19,5 |
| Portogallo | 15,0 |
| Svezia | 12,8 |
| UK | 12,5 |
| Germania | 10,3 |
| Lussemburgo | 10,3 |
| Danimarca | 9,0 |
| Irlanda | 8,7 |
| Olanda | 8,3 |
| Austria | 7,4 |
| U.E. | 15,7 |
| Europa dei 12 | 16,9 |
In Italia il tasso di disoccupazione giovanile maschile è il 23,9%, quello femminile è il 31,9%.
Nel Mezzogiorno la quota di disoccupazione giovanile maschile è il 49,3%, quella femminile raggiunge il 58,5%. Il tasso di disoccupazione giovanile più elevato è il 59,6% della Campania.
La disoccupazione giovanile nel Centro Italia è il 23,4%, nel Nord è del 10,3%.
Dati Eurostat, luglio 2003.
Largo ai giovani
"McDonald's cambia pelle e filosofia per combattere la crisi ... e lancia la prima campagna mondiale d'immagine. 'I'm lovin'it' recita lo slogan che sarà diffuso in 118 paesi di tutto il mondo".
"Noi cambiamo con i consumatori, spiega con aria convinta Larry Light il numero due del colosso mondiale (30 mila ristoranti e 1,5 milioni di addetti) della ristorazione".
"McDonald's, fa capire Light, punta sulla clientela giovane fra i 20 e i 30 anni. Per far quadrare i bilanci, infatti, le famiglie non bastano più. Ecco spiegata la scelta di un rap sincopato e incalzante per la colonna sonora di Timberlake che accompagnerà gli spot".
"I giovani, dunque. E' un ventaglio più ampio di prodotti. Light lo ha appena accennato ma il corollario inevitabile di questa operazione è un accorto riposizionamento di McDonald's. Piano piano sui tavoli dei 30 mila ristoranti del gruppo appariranno prodotti più ricchi, con un prezzo un pò più alto".
"Ce n'è abbastanza, quindi, per comprendere le altre sfide raccolte da McDonald's. Come il rinnovo dei ristoranti che saranno più glamour, facendo leva sul calore del legno o sul lusso giovane della plastica colorata".
"E soprattutto per il personale che dovrà assomigliare come spirito e atteggiamento agli animatori dei villaggi vacanza più che a un cameriere tradizionale incarnando alla lettera la nuova filosofia aziendale".
Da Giorgio Lonardi, Ricetta anticrisi di McDonald's, la Repubblica, 3 settembre 2003.
Criteri per disfare l'industria
"In poco più di quarant'anni, all'incirca dal 1960, il nostro paese ha perduto o drasticamente ridimensionato la propria capacità produttiva in settori industriali nei quali aveva occupato a lungo un posto di primo piano a livello mondiale. E' il caso dell'informatica, della chimica, dell'industria farmaceutica. L'Italia è altresì uscita quasi completamente da settori che sembravano avviati ad una forte crescita produttiva all'epoca del boom economico postbellico, quali l'elettronica di consumo, formata in quel primo periodo principalmente da radio e televisori, impianti per l'alta fedeltà e registratori audio e video. Ciò è avvenuto sebbene i livelli di consumo dei beni di tale comparto, sollecitati da un tasso di innovazione senza precedenti, siano stati in seguito e permangono elevatissimi".
"Nemmeno è pervenuta l'Italia a far raggiungere un'adeguata massa critica a industrie dove possedeva, e in parte ancora possiede, un capitale eccezionale di competenze, di tecnologia, di risorse umane, come l'aeronautica civile; e là dove tale massa critica pareva a portata di mano ha pensato bene di fortemente ridurla, come è accaduto con la elettromeccanica high tech".
"Resta un'ultima struttura portante della grande industria, l'automobile, cioè la Fiat, impigliata da anni in una crisi strutturale della quale al momento non è possibile anticipare l'esito. Se anch'essa dovesse cadere, vuoi perchè la produzione automobilistica si estingue, vuoi perchè il suo controllo viene assunto da uno o più produttori di altri paesi, l'industria manifatturiera italiana avrebbe concluso malamente la sua storia".
"Tale complessa operazione è stata condotta da imprenditori, top manager, uomini politici, affiancati dai loro consiglieri economici, alla luce di alcuni criteri guida, mai appannatisi pur con il succedersi delle generazioni. Sono criteri che sono stati applicati in misura e in combinazioni differenti, in tempi diversi, ma nell'insieme rivelatisi assai efficaci. Un primo criterio guida è consistito nel profondere in progetti industriali dissennati gli immensi capitali immessi nel sistema economico italiano sia dagli ordinari salvataggi di aziende private operati a più riprese dallo stato, sia da eventi straordinari quali, ad esempio, la nazionalizzazione dei produttori di energia elettrica".
"Un secondo criterio ha suggerito di cercar di ricavare capitali dalle de-nazionalizzazioni (alias privatizzazioni) mettendo nello stesso paniere offerto ai potenziali acquirenti tanto aziende insignificanti per l'economia del paese, tipo le fabbriche di biscotti per bambini ch'erano entrate inopinatamente a far parte delle partecipazioni statali, e imprese elettromeccaniche ad alta tecnologia che nel loro comparto erano leader mondiali".
"Nel campo dell'alta organizzazione, degli assetti societari, larghi strati di top manager italiani si sono distinti per la pervicacia sistematica che hanno dimostrato nel cimentarsi in settori produttivi nei quali non possedevano né preparazione né esperienze adeguate, esasperando ad esempio la diversificazione delle società o dei gruppi controllati sino a perdere di vista 'missione' primaria, intanto che si dimostrano incapaci di inventarne un'altra".
"Si aggiunga ai predetti criteri la convinzione, diffusa tra un buon numero di top manager, che l'industria, a ben vedere, è in fondo solamente un'appendice fastidiosa della finanza, perchè obbliga a faticare di più mentre fa guadagnare di meno. Convinzione alla quale si appaia la credenza metafisica per cui un buon manager è intrinsecamente onnicompetente; se ha dato buona prova, putacaso, nel dirigere un istituto finanziario, si può esser certi che saprà eccellere anche nella direzione di una fabbrica di laminati plastici - o viceversa".
"Non meno efficace sia per disfare industrie esistenti, sia per evitare di far maturare le potenzialità di crescita là dove ancora sussistono, è stato il criterio di affermare il primato della politica nazionale e internazionale sulla razionalità economica, oppure di questa su quella, badando sempre a che il momento di decidere il primato della prima sulla seconda, o viceversa, fosse quello sbagliato".
"Va infine citata l'inclinazione delle imprese ad adottare modelli organizzativi capaci di ottenere tassi di produttività molto elevati da forze di lavoro con un livello di istruzione piuttosto basso ... anzichè a investire più largamente in ricerca e sviluppo e in formazione, altre attività costose e per di più dall'esito incerto. Dopodiché, coerentemente, esse puntano a ridurre con qualsiasi mezzo il costo del lavoro piuttosto che provare ad aumentare, poniamo, il numero delle domande di brevetto che escono dai loro centri di ricerca".
Luciano Gallino, La scomparsa dell'Italia industriale, Einaudi, Torino, 2003.
Costellazioni sistemiche
"Se il coaching e la terapia sono il vostro pane quotidiano, ... ha in serbo per voi un bel 2003/2004. Partiamo dall'alto: quest'anno prende il via un corso avanzato in costellazioni sistemiche".
"E' arrivato invece alla quarta edizione il corso di formazione di coaching con le costellazioni sistemiche".
"Questi seminari formativi sono una vera full immersion nelle potenzialità operative delle costellazioni e sono pensati per mettere già in grado di intervenire su problemi reali usando gli strumenti base del metodo. Il corso si conclude con una verifica finale e il diploma di coach sistemico".
"Chi lo desidera può mettere in scena la propria costellazione sistemica dedicata a un nodo personale o relativo a un proprio gruppo familiare o professionale".
"Da quest'anno, ... offre anche incontri individuali di coaching sistemico per coloro che preferiscono un approccio personale alla tecnica delle costellazioni".
Da pubblicità di corsi di formazione per coach, counsellor e consulenti sistemici.
Bellezza mezza ricchezza
"Da una recente ricerca condotta da Daniel Hamermesh e Amy Parker dell'Università di Austin (Texas) su un campione di circa 17mila valutazioni compilate da 25mila studenti della stessa Università, emerge un dato curioso: a parità di altre condizioni, i docenti di bell'aspetto tendono a essere privilegiati nei giudizi emessi dagli studenti".
"I risultati di Hamermesh e Parker si applicano anche al di fuori di Austin, e si estendono più generalmente alla relazione tra caratteristiche fisiche ed esiti del mercato del lavoro. In un altro famoso articolo, scritto da Hamermesh con Jeff Biddle, emergeva che la bellezza ha un valore di mercato quantificabile sul mercato del lavoro. Da un esame dei dati relativi a un ampio gruppo di cittadini americani e canadesi che gli intervistatori avevano potuto classificare per la loro bellezza fisica, risultava, infatti, che le persone giudicate più avvenenti guadagnavano circa il 5% in più della media e quelle meno avvenenti dal 5% al 10% in meno della media".
"I risultati di Hamermesh, tuttavia, non valgono solo per le mansioni dove essere belli fa la differenza, ma per tutte".
Da Francesco Daveri, La bellezza ti fa ricco, Il Sole-24 Ore, 24 Agosto 2003.
Variazioni percentuali del PIL
| 2003 | 2004 | |
| Cina | 7,3 | 7,5 |
| Russia | 6,0 | 5,0 |
| Argentina | 4,8 | 4,0 |
| USA | 2,2 | 3,6 |
| Brasile | 2,0 | 3,5 |
| Giappone | 1,1 | 0,8 |
| Mondo | 3,1 | 4,0 |
| GB | 1,8 | 2,3 |
| Francia | 0,8 | 1,9 |
| Italia | 0,8 | 1,8 |
| Germania | 0,0 | 1,5 |
| Area Euro | 0,7 | 1,9 |
Fondo monetario internazionale, World Economic Outlook, Reuters, 27 agosto 2003.
Make or buy
"In attesa del chiarimento con il socio GM, Fiat scommette su un uomo Ford per il rilancio dell'auto. Torino potrebbe annunciare in tempi brevi l'assunzione del 46enne Martin Leach alla guida dell'Auto in sostituzione di Giancarlo Boschetti, della cui possibile partenza si parla ormai da mesi nei corridoi del Lingotto. Unico ostacolo: i possibili vincoli di non concorrenza che contratti a questo livello di solito impongono".
"La Ford richiama Lewis Booth dal Giappone per guidare la filiale europea dopo le dimissioni di Martin Leach" ... "Lewis Booth è alla Ford da 25 anni e torna in Europa dopo oltre 10". E' stato responsabile delle attività di Ford in Asia e Pacifico. Era alla Mazda da poco più di un anno.
David Thursfield, presidente di Ford Europa e responsabile mondiale delle attività internazionali Ford, che aveva assunto ad interim la posizione di Leach, ha detto che continuerà ad avere "uno stretto coinvolgimento con Ford Europa" e intende "assicurarne la sopravvivenza e la prosperità".
Anche Booth ha sottolineato la continuità con il management precedente.
Da Andrea Malan, Il Sole-24 Ore, 14 e 28 agosto 2003.