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Distributore automatico di scarpe sportive
La storia dell'azienda giapponese ASICS merita di essere conosciuta dagli Italiani perchè la denominazione è l'acronimo di Anima sana in corpore sano, perchè produce calzature e abbigliamento sportivo, perchè è il frutto dell'intraprendenza di Kihachiro Onitsuka, che l'ha fondata a 31 anni nel lontano 1949 dopo aver fatto il militare e il venditore di birra.
Il marchio più noto della ASICS è Onitsuka Tiger, una fusione del nome del proprietario e della velocità della tigre, che ha distinto l'innovazione nelle scarpe da pallacanestro e da corsa per le suole speciali, i tessuti, i colori, le stampe grafiche e continua ancora oggi, dopo che nel 1977 la Onitsuka Co. Ltd. si è fusa con la GTO, operante nel settore dell'abbigliamento sportivo e delle reti e con la Jelenk, attiva nel comparto delle maglierie.
Kihachiro Onitsuka è conosciuto anche fuori dal Giappone perchè ha avuto amicizie con i grandi campioni dello sport mondiale, ha distribuito fra i dipendenti aziendali gratuitamente il 50% del capitale sociale e un altro 20% al valore nominale delle azioni, ha avviato l'espansione della rete di vendita diretta, con negozi anche a Parigi e a Londra.
Un'altra innovazione distributiva arriva ora proprio da Londra. La ASICS vi ha inaugurato il primo distributore automatico di scarpe sportive. La "vending machine for trainers" è collocata a Carnaby Street.
E' un contenitore di metallo scuro, a forma di parallelepipedo, che ha sul davanti una grande vetrata, simile a un contrabbasso capovolto, che lascia vedere all'interno 24 modelli di scarpe di primo prezzo, appese a punta all'in giù, disponibili in 6 misure . Basta scegliere il paio che si vuole comprare, inserire il danaro corrispondente all'importo indicato, premere due pulsanti seguendo le istruzioni e le scarpe cadono subito in un raccoglitore, dove il cliente può prenderle e calzarle se vuole.
Il distributore automatico funziona a tutte le ore, alleggerisce il carico di lavoro degli addetti al negozio di Newburgh Street. Comprare diventa un gioco.
Prima di ASICS Reebook ci aveva già provato nel 2004, ma senza successo, forse a causa dei pochi modelli di scarpe e del modo di funzionamento del distributore.
La Onitsuka Tiger vending machine piace ed è facile da usare. Per qualsiasi motivo di insoddisfazione il cliente può rivolgersi al personale del negozio poco distante.
ASICS, OnitsukatigerDaphne Angelidou, "Crossing", 2003, acrilico su tela.
Riunione Eurogruppo sui compensi manageriali
Wendelin Wiedeking è il potente top manager della Porsche. Alla sua presidenza si deve la riorganizzazione produttiva della casa di Zuffenhausen, il miglioramento ecologico delle vetture prodotte, la presenza in 107 paesi e soprattutto la conquista del 31% di Volkswagen, soglia d'ingresso per un controllo maggiore. Non sorprende che la rivista "Interauto News" gli abbia assegnato il premio "Top manager mondo 2007".
Colpisce che la cancelliera Angela Merkel abbia criticato in Consiglio dei ministri i 60 milioni di euro della retribuzione annua di un tale manager eccellente, censurando nella stessa riunione le remunerazioni eccessive dei vertici del settore automobilistico americano in cui gli executive guadagnano mille volte più dei dipendenti e lodando il modello giapponese in cui i dirigenti guadagnano al massimo venti volte la paga degli operai.
I 40 dirigenti delle maggiori aziende americane infatti hanno ricevuto nel 2007 un totale compensi per oltre 806 milioni di dollari, con un aumento superiore al 3% rispetto all'anno precedente. Una retribuzione media di 21,8 milioni di dollari, che va dal massimo di 70,32 milioni di Lloyd C. Blankfein di Goldman Sachs al minimo di 5,72 di John Kindler di Pfizer e a 1,27 milioni di Steven A. Ballmer di Microsoft. E il candidato democratico Barach Obama ha chiesto al Congresso di approvare una legge che dia maggiori poteri agli azionisti per contenere quelle remunerazioni.
Le affermazioni della Merkel e di Obama vanno nell'onda della limitazione dei supercompensi, spesso slegati da ogni riferimento ai risultati, alle competenze e all'immagine dei manager. Indicano una tendenza che si va sviluppando dopo i casi dei capi azienda di American International Group, Enron, del New York Stock Exchange negli USA e di Sabena-Swissair, EADS e Alitalia, nel solo comparto aereo dell'Europa.
Una legge olandese da novembre ha anticipato le indicazioni della Merkel e di Obama e grava con un'imposta del 30% i bonus manageriali superiori ai 500.000 euro.
Alle remunerazioni d'oro vengono attribuiti i comportamenti dei top manager incentivati a fare assumere rischi elevati alle aziende per ottenere a breve quei buoni risultati, che hanno portato poi a fallimenti e a perdite di posti di lavoro.
Perciò domani i ministri dell'Economia della zona euro si riuniscono a Bruxelles. Discuteranno un documento sugli effetti perversi che hanno le retribuzioni manageriali, fatte di bonus, stock options, contratti blindati con indennità e paracadute straordinari.
Il documento suggerisce che "i regolatori e i supervisori dell'economia dovrebbero lavorare con gli operatori del mercato per
- mitigare i rischi crescenti della politica retributiva" di molte aziende,
- evitare le sorprese delle "somme pagate ad alti dirigenti per aree di attività aziendali, che hanno poi subito gravi perdite, la cui entità è stata accertata dopo che i rischi si erano materializzati",
- incentivare un "modello retributivo aziendale correlato alla redditività a più lungo termine".
Ricchezze familiari nel mondo
Household whealth index è un indice composito, elaborato da Barclays Wealth, la divisione della banca inglese specializzata nella gestione degli investimenti privati e da Economist Intelligence Unit, il settore del prestigioso settimanale economico che svolge attività di ricerca.
L'indice valuta lo stato e le prospettive delle ricchezze familiari in 50 paesi del mondo. Costituisce la base di un rapporto annuale, che rileva la proporzione e l'entità del benessere economico. Nel documento di ricerca pubblicato la settimana scorsa i dati consuntivi del 2007 sono confrontati con le stime del 2017.
Ne risulta che le economie emergenti riducono il distacco da quelle mature e avanzate per numero e valore delle ricchezze familiari. Ma la loro proporzione resta trascurabile, considerando il numero degli abitanti. Questo vale anche per la Cina, in cui il numero di famiglie milionarie, in dollari, dovrebbe crescere di 30 volte in dieci anni.
I 10 paesi con la maggiore presenza di famiglie ricche l'anno scorso avranno pochi cambiamenti nel 2017.
Gli USA e il Giappone saranno ancora quelli con le maggiori concentrazioni di ricchezza. Tra 10 anni gli USA avranno quasi una famiglia milionaria su quattro e la media dei patrimoni passerà da 14,8 milioni di dollari a 29,7. Il Giappone avrà una famiglia milionaria su sei con una ricchezza media di 10,6 milioni di dollari, tre volte tanto la consistenza reale odierna. La Cina salirà al terzo posto per numero di milionari, ma la proporzione sarà di una famiglia ricca su dodici e il valore medio dei patrimoni sarà inferiore al milione di dollari. Il Regno Unito scenderà dalla terza alla quarta posizione per proporzione di famiglie ricche, una su sette, anche se la ricchezza media salirà a 5,6 milioni di dollari.
L'Italia che nel 2007 era quinta dietro la Francia e davanti alla Germania, con una famiglia ricca su otto, sarà superata dalla Cina e dalla Germania, anche se incrementerà il valore medio patrimoniale da 2,53 milioni a 3,1 e sarà raggiunta dall'India.
Spagna, Paesi Bassi, Australia e Corea del Sud si aggiungeranno ai primi 10 paesi del mondo per ricchezza delle famiglie.
Andamenti delle ricchezze familiari
|
Paesi
|
Patrimoni medi $ mln
|
||||||
|
2007
|
2017
|
2007
|
2017
|
||||
| 1 | USA | 1 | USA | USA |
14,8
|
USA |
29,7
|
| 2 | Giappone | 2 | Giappone | UK |
4,05
|
Giappone |
10,6
|
| 3 | Regno Unito | 3 | Cina | Giappone |
3,6
|
Regno Unito |
5,67
|
| 4 | Francia | 4 | Regno Unito | Francia |
3,6
|
Germania |
4,1
|
| 5 | Italia | 5 | Germania | Italia |
2,53
|
Francia |
3,7
|
| 6 | Germania | 6 | Francia | Germania |
2,38
|
Italia |
3,1
|
| 7 | Cina | 7 | Italia | Canada |
1,08
|
Canada |
0,95
|
| 8 | Spagna | 8 | India | Spagna |
0,98
|
Cina |
0,90
|
Ascesa della superclasse
Sono appena 6.000 i componenti della superclasse, quelli che influenzano la vita di milioni di persone in molti paesi del mondo. Sono capi di Stato, leader religiosi e militari, qualche star dello spettacolo come il cantante Bono, ma il nocciolo duro è rappresentato da uomini di affari: manager di hedge fund, imprenditori delle nuove tecnologie e investitori di private equity. La superclasse è emersa come élite globale da qualche decennio in connessione all'ascesa al governo delle nazioni. Ha i suoi ispiratori e le sue icone, dal World economic forum a Paulo Coelho, dai meeting del primo e dalla scena letteraria globale del secondo trae alimento per stabilire le regole di funzionamento e integrazione sociale delle persone, delle aziende e degli Stati.
Il libro di David Rothkopf "Superclass: the global power elite and the world they are making", Farrar, Strauss and Giroux, New York, 2008, va alle radici della costituzione della superclasse, che fa il mondo. Al contrario delle élite del passato che lo sviluppavano secondo i propri diretti interessi, le 6.000 persone, che comprendono Bill Clinton, Rupert Murdoch, il papa e Bin Laden, operano su uno scacchiere globale, che ha le sue istituzioni educative e finanziarie, i suoi organismi internazionali e i suoi mercati per agire, diventare più credibili, creare più competizione e più imprenditorialità.
L'autore risale alle origini di questa globalizzazione del potere e le trova nelle disuguaglianze di storia, economia, politica e relazioni, che hanno portato a vuoti di potere e al cambiamento delle regole di convivenza, mentre il gioco complessivo rimaneva uguale a se stesso e si avvincendevano gli attori. Ricostruisce il percorso della modernizzazione, che nel secolo scorso ha portato le istituzioni ad essere dominate dagli individui e a trasformarsi da strutture a gestione globale in organi di governo globale, in una sovrapposizione di leader con diversa legittimazione.
Rothkopf compie un affascinante giro all'interno delle imprese finanziarie, dell'industria aeronautica, delle società di consulenza strategica, degli organismi della politica mondiale, delle grandi università americane. Riempie il lettore di informazioni sorprendenti, talvolta frutto di esperienza diretta, giacchè ha lavorato alla Kissinger Associates ed è stato sottosegretario al commercio internazionale. Dimostra di conoscere molto bene la realtà americana, ma altrettanto non si può dire del resto del mondo e i suoi giudizi sulla Chiesa e sulla società asiatica sembrano preordinati più che dimostrati.
Ciononostante il suo libro è da leggere, per il tentativo di definire i confini e il ruolo di una superclasse che controlla da sola il 40% delle ricchezze del pianeta, per le descrizioni dell'organizzazione e del funzionamento del potere economico e politico americano, per il disegno delle prospettive e l'analisi dei problemi della globalizzazione e, ultimo ma non meno importante, per la scrittura attraente del suo testo.
globalizzazione, elite del potere, distribuzione della ricchezza, governo, governance
Bilanci opachi delle compagnie petrolifere
Il petrolio continua a superare di slancio ogni quotazione del giorno prima. Ieri a New York il prezzo del barile di greggio ha toccato i 123,56 dollari e molti analisti finanziari prevedono che raggiungerà presto i 200, un andamento che non va solo a vantaggio degli investitori in futures, ma aumenta i ricavi delle compagnie petrolifere.
Ai bilanci di queste è rivolto "Promoting revenue transparency", il rapporto 2008 della ONG Transparency International, rivolto alle performance delle compagnie petrolifere e gasiere. Il documento considera 42 aziende nazionali e internazionali operanti in 21 paesi, rileva la grande opacità dei ricavi nel settore degli idrocarburi e formula alcune raccomandazioni in materia di pagamenti agli Stati per royaltiy, tasse e commissioni.
L'analisi di Transparency International si fonda su dati resi pubblici dalle compagnie stesse, distinte in tre gruppi a seconda delle informazioni divulgate sui ricavi, sulle attività industriali quali riserve e spese di esplorazione e produzione, sulle misure adottate contro la corruzione e, per le sole aziende nazionali, sulle norme e procedure d'acquisto nei paesi di appartenenza.
Sono così identificate 14 aziende ad elevata trasparenza, tra esse la British Gas, la Shell, la StatoilHidro e la CNOOC, 18 a media trasparenza, tra esse la BP, Chevron, l'ENI, Repsol, Total, Gazprom e altre 10 a debole trasparenza, quasi tutte appartenenti a paesi dell'Asia e dell'America Latina, tra cui primeggia la statunitense Exxon-Mobil, la maggiore compagnia petrolifera del mondo.
Nei primi due gruppi sono tutte le aziende che realizzano performance elevate, nel terzo quelle a risultati modesti, salvo la Exxon-Mobil, che ha ricavi elevatissimi. Nell'ultimo gruppo ci sono tutte compagnie che diffondono quasi esclusivamente informazioni aggregate per grandi aree geografiche e sono riservate sui pagamenti e la lotta alla corruzione.
Il rapporto evidenzia che nel 2006 i soli ricavi petroliferi sono stati di 866 miliardi di dollari, mentre ne basterebbero 135, secondo i calcoli dell'ONU, per la lotta contro la povertà nel mondo. Altro paradosso crudele, la popolazione povera vive in paesi ricchi di petrolio, gas e minerali, ma i ricavi prodotti vanno ad aumentare le disponibilità finanziarie dei paesi ricchi.
Transparency International raccomanda la trasparenza dei pagamenti per una gestione più responsabile dei ricavi generati dalle risorse naturali e uno sviluppo economico mondiale più equilibrato. Invita i paesi che ospitano le aziende del petrolio e del gas a definire standard di informazioni obbligate e le imprese ad operare in maniera proattiva su questo versante.
compagnie petrolifere, paesi ricchi, paesi poveri, prezzo del petrolio
Guide intellettuali degli uomini d'affari
"The Wall Strett Journal" ha pubblicato lunedì un elenco dei maitre à penser, che più influenzerebbero il comportamento dei business man. "Sono psicologi, giornalisti e capi azienda rinomati", scrive il giornalista Erin White in un articolo intitolato "New breed of business gurus rises", che racconta quanto siano ascoltati dai top manager in cerca d'ispirazione e pagati per i loro consigli con parcelle astronomiche, che vanno da 50.000 a 75.000 dollari a prestazione.
I manager superimpegnati hanno bisogno di indicazioni facilmente assorbibili e chiedono aiuto per globalizzare, motivare i dipendenti e innovare.
L'articolo di White è condito, come d'abitudine, da un palmarès dei primi 20 ispiratori, non i migliori, ma i più reputati, cioè i più citati e più ascoltati, stando alle decisioni che hanno ispirato, gli autori dei libri bestseller. Su questa base Tom Davenport, professore di management al Babson College ha elaborato la graduatoria riportata qui di seguito.
E' una classifica tutta maschile. Elizabeth Moss Kanter, che vi figurava dalla prima edizione nel 2003, non c'è più.
I 20 pensatori più influenti
| Nome | Professione | Nome | Professione |
| 1. Gary Hamel | Consulente | 11. Jeffrey Pfeffer | Professore a Stanford |
| 2. Thomas L.Friedman | Opinionista New York Times | 12. Peter M.Senge | Saggista |
| 3. Bill Gates | Presidente Microsoft | 13. Richard Branson | Presidente della Virgin |
| 4. Malcom Gladwell | Saggista | 14. Michael E.Porter | Professore ad Harvard |
| 5. Howard Gardner | Professore ad Harvard | 15. Michael S.Dell | Presidente della Dell |
| 6. Philip Kotler | Professore alla Northwestern | 16. Geert Hofstede | Saggista |
| 7. Robert B.Reich | Ex ministro del lavoro | 17. Clayton M.Christensen | Professore ad Harvard |
| 8.Daniel Goleman | Psicologo | 18. Jack Welch | Già CEO General Electric |
| 9. Henry Mintzberg | Professore alla McGill | 19. Tom Peters | Saggista |
| 10. Stephen R.Covey | Saggista | 20. Myron S.Scholes | Premio Nobel |
| 20. Ikujiro Nonaka | Professore alla Hitotsubashi |
Strapagati e osannati questi ispiratori alla moda non sembrano però del tutto credibili ai manager che si rivolgono loro. Il giornalista del "The Wall Street Journal" cita l'opinione di Michael Mauboussin, chief investment strategist di Legg Mason Capital Management. Egli è un fan di Clayton Christensen, numero 17 della classifica, ma ritiene che queste guide intellettuali abbiano la tendenza ad amare le aziende nel tempo buono e ad odiarle nel cattivo. Perciò dice: "La realtà è che per loro non ci sono mai periodi veramente buoni nè cattivi", criticando una certa indeterminatezza dei giudizi.
management consultants, The Wall Street Journal, business influencer's
Leadership femminile
Il 2° governo Zapatero ha più ministre che ministri, una vicepresidente del Consiglio e la responsabile della Difesa è una donna, madre di figli, che i mass media di tutto il mondo hanno mostrato in stato interessante mentre passava in rassegna truppe corazzate. Nella politica e nella pubblica amministrazione spagnola non sembrano esserci limiti alle carriere femminili. Il mondo del business e delle professioni liberali, come si chiamavano una volta, invece discrimina ancora le donne, le compensa e le ricompensa meno degli uomini, ma ne occupa più che in Italia e le retribuisce a livelli migliori.
Per rivendicare le pari opportunità è nato in Spagna un filone di studi manageriali, che evidenziano i punti di forza di una leadership al femminile nella direzione aziendale. Vi rientra il libro di Marta Romo, consulente di sviluppo organizzativo, "La mujer lider: el talento feminino en la empresa", Ediciones Planeta Empresa, Madrid, 2008, frutto di una ricerca che combina i metodi delle storie di vita e dei casi organizzativi.
L'autrice ritiene che i sistemi di management in atto soffrano ancora delle rigidità del vecchio modello militare da cui derivano. "La donna sta rivoluzionando il mondo delle aziende apportando la flessibilità oggi indispensabile". Le imprese sono fatte dalle persone che vi lavorano ed è evidente che hanno bisogno di una diversa costruzione dell'ambiente di lavoro e del rispetto dei valori e dei sentimenti individuali. La straordinaria versatilità delle donne può addolcire la chiusura razionalista che i manager hanno impresso alle aziende. Queste hanno bisogno di "femminilizzarsi", di rendere il lavoro più sopportabile, più conciliabile con le esigenze e gli interessi extraziendali, più rispettoso dei diritti e dei valori delle persone al lavoro.
Per mostrare che cosa può essere in concreto la leadership al femminile Romo spacchetta i tratti costitutivi della versatilità e li approfondisce con nove storie di vita e casi organizzativi, frutto di interviste individuali.
Per il sentimento e la sensibilità impiega il colloquio con la direttrice d'orchestra Inma Shara, per l'ascolto e l'empatia l'incontro con la stilista Candela Cort, per la bellezza e la flessibilità il dialogo con la giornalista Susanna Griso, per la capacità di lavoro e il rispetto degli altri la conversazione con la dirigente confindustriale Pilar Acosta, per l'intuizione e l'innovazione il confronto con la giurista Ana Maria Llopsis, per la conciliazione lavoro-famiglia l'intervista alla direttrice Risorse umane di Hero Spagna, Encarna Guirao, per la forza e l'allegria il colloquio aperto con l'esperta di mercato del lavoro Maria Benjumena, per la maternità la conversazione con l'imprenditrice Adriana Kaplan.
Ne risulta una smentita del mito della superdonna, irreale e impraticabile e un modo positivo per affrontare i problemi che le donne lavoratrici devono risolvere per avere successo. Emergono i vincoli dell'organizzazione maschile del lavoro, gli ostacoli delle concezioni sul lavoro delle donne, diffuse nella società, le immagini della femminilità e delle caratteristiche rilevanti del management presenti nei mass media.
"La mujer lider" traccia un ampio panorama introduttivo della questione femminile, propone le linee guida di una politica interculturale delle Risorse umane, indica i metodi e gli strumenti opportuni perchè le aziende si avvalgano della versatilità femminile come fattore di competenza distintiva.
leadership femminile, pari opportunità, questione femminile, occupazione femminileRik Brookes, 2007, graffito per Milano's cafe, Russell Street, Londra
Autore di 200.000 libri non ne ha scritto nessuno
Chi fa una ricerca avanzata sul sito di Amazon, il grande editore e libraio Internet, se inserisce il nome di Philip M. Parker scopre con sorpresa che vi sono collegati quasi 86.000 libri, anche se in realtà egli è l'autore di oltre 200.000 sugli argomenti più disparati, dall'acne rosacea agli effetti del clima sul comportamento, dalla fisioeconomia all'interculturalità, dalla rassegna sugli asparagi congelati alle segmentazioni per città dell' uso dei sedili per bagno.
Parker è un americano di 48 anni che insegna Strategia competitiva globale all'Insead, la business school di Fontainebleau, Francia e di Singapore e potrebbe apparire come l'autore più profilico del mondo.
Il segreto di questa sua produttività unica sta nel fatto che non si tratta di libri tradizionali. Egli ha sviluppato un algoritmo che, con l'aiuto di sei-sette programmatori e di 60-70 pc, gli permette di estrarre da libri e documenti informazioni su un argomento specifico o generale e di ricompilarle in libri, mediamente sulle 150 pagine, che il cliente può scaricare online. Un lavoro preziosissimo di referenze bibliografiche, consultato dagli studiosi di una disciplina e dagli esperti di un'area di conoscenza per le attività di ricerca.
Esemplari di queste opere compilative si trovano in molte biblioteche di Medicina, di Marketing, di Economia, che collezionano quasi tutto quello che Parker produce.
Ogni suo libro contiene un indice analitico molto dettagliato e molte pagine con grafici di collegamento e note introduttive al contenuto e al quadro di collocazione, che fanno da avvio ad altri testi di approfondimento là indicati.
Per chi sa usare bene Internet e fare ricerca di collegamento in collegamento nella Rete il lavoro di Parker è inutile. La sua squadra lavora per tracce e filoni di indagini su temi che trova appassionanti, senza limiti di scoperta.
Adesso sta pensando a nuovi algoritmi, basi per scrivere storie e racconti. "Ho già immaginato tutto, ha spiegato al Guardian, solo il corpo è fatto di un numero determinato di parti".
Il lavoro può essere accelerato con la macchina per scrivere i libri, che ha inventato. D'ora in poi "basteranno 20 minuti per farne uno".
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