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02/07/2009

La realtà virtuale, perfettamente omogeneizzata, numerizzata, operazionalizzata, si sostituisce all'altra perchè è controllabile, non contraddittoria e più compiuta.
 

Jean Baudrillard:
"Le sistème des objects", 1968.

Postato da: orsola a 18:02 | link | commenti

Migliorare il comportamento di ruolo Il videogame «The Sims 3» di Electronic Arts/ Maxis può favorire lo sviluppo delle abilità relazionali Il successo della serie di videogame «The Sims» è dovuto principalmente alla sua adattività narrativa e all’interpretabilità dei personaggi, che il giocatore può costruire e collocare in un ambiente interattivo, configurato dalle persone che vi si muovono e condizionante ruoli e identità sociali.
Con «The Sims 3» gli sviluppatori di Electronic Arts/ Maxis hanno messo a disposizione del giocatore un sistema di montaggio avanzato, il «movie mash up tool», che consente di combinare 60 tratti di personalità dei protagonisti, di costruire personaggi diversi, di farli agire in un ambiente dinamico, di avere accesso costante a tutte le clip e condividerle con gli altri giocatori.
Il nuovo videogame ha un piccolo, versatile programma di montaggio, che gira su un browser, ha a disposizione una traccia video e una audio per raccontare le storie di persone qualunque, che girano per una città, hanno scambi con la comunità, acquistano abiti, mobili, case, dialogano e interagiscono con gli altri, hanno una vita corrispondente ai caratteri, ai ruoli e alle identità definite.  sims3_pop_04
Influenzati dalle caratteristiche attribuite, i personaggi hanno desideri e ambizioni, che giustificano i loro comportamenti, ottengono successi e sconfitte. Possono cogliere opportunità casuali per guadagnare denaro in fretta, fare carriera, guidare il proprio destino o perdersi.
Sono vite realistiche, che possono proiettare quelle dei giocatori e fare sperimentare situazioni sociali che nessun altro metodo didattico di simulazione può dare.
Nel videogame, oltre le persone vive e vegete, ci sono fantasmi, personaggi particolari, frutto di desideri insoddisfatti, che continuano ad aggirarsi per la città, finchè questi non saranno realizzati e possono influenzare la dinamica dei rapporti interpersonali.
Il tempo che trascorre è una variabile importante. Lascia il segno su invecchiamenti, esperienze e riconoscimenti, come è proprio di un sistema aperto in cui l’uomo possiede il libero arbitrio ed è il perno della sua condotta.
La grafica è, come al solito, curatissima in ogni dettaglio e il percorso può essere compiuto progressivamente per livelli di difficoltà in rapporto ad azioni, interazioni e integrazione nella città in cui il giocatore ha collocato le storie dei suoi personaggi, che si incontrano con quelle costruite dai diversi partner di gioco.
Copyright2008©irio , , ,

Postato da: orsola a 17:52 | link | commenti
formazione 102

combas1

Robert Combas, "Danse printanière entre les membres d'une même fréquentation ou presque", 2004, acrilico su tela.

Postato da: orsola a 13:14 | link | commenti

Reazione a Facebook Il sito per.sonn.es vuole essere il primo social network completamente fasullo su Internet I produttori, i venditori e i compratori di articoli contraffatti sono sempre più esposti alla vigilanza delle polizie e alle sanzioni amministrative, dicono i giornali di oggi, che nella cronaca riportano i soliti, ennesimi episodi di circonvenzione di una donna, colpita da malocchio e oggetto delle cure a prezzo salatissimo di una maga e del medico senza laurea, apprezzato dai pazienti che gli si erano affidati per oltre un quinquennio.
Tra le patacche ricorrenti ci sono anche quelle delle università “americane” con recapito a Grottaferrata, che a pagamento attribuiscono diplomi in discipline improbabili, degli ordini equestri, che con la stessa motivazione fanno cavaliere chiunque e i registri di qualità ed eccellenza nella professione. Ogni giorno intasano con le loro proposte i nostri account e fax e ci difendiamo da essi con gli antispam e il cestino.
Nessuno finora si era azzardato a dubitare e a reagire alla presenza globale di Facebook, che vanta 200 milioni di membri attivi o di YouTube e via scendendo, oggetto di acquisizioni da fantastiliardi per via delle audience, segmentate e fidelizzate, che riuniscono.
Ci prova adesso con la vecchia arma della risata seppellitrice il sito per.sonn.es, che rassicura il potenziale utente con la scritta sopra il template «Nessuna informazione, ma in tutto il mondo». E’ un social network dichiaratamente fittizio, il primo su Internet, che vuole rivoluzionare lo schema di aggregazione e scambio dei più seriosi predecessori.
Per.sonn.es è un “progetto artistico”, un social network creato combinatoriamente a ogni visita fatta al sito da un umano o da un robot. Ad ogni accesso, in base a un elenco di nomi e cognomi tra i più comuni, scelti dai visitatori, un algoritmo assegna al nuovo componente della comunità, così identificato e in maniera del tutto arbitraria, un’età, una lista di amici, un modo di pensare, un’informazione pubblicata in quel momento su rezo.net, una fotografia scelta su Flickr.
I nuovi membri, costruiti dalla formula matematica riproducibile, ricevono una scheda personale relativamente stabile nel tempo. Gli amici, ovviamente, possono cambiare e l’avatar prodotto, se ha dei cambiamenti, indicati dalla persona del mondo reale che gli sta alle spalle, può avere nuove fotografie, sempre di Flickr.
I membri del social network possono contribuire, facendo conoscere il sito, scrivendo nella scheda personale idee nuove, fresche e diverse, poetiche o scherzose, per arricchire il potenziale espressivo della comunità, partecipando all’elaborazione del regolamento e del design del sito.
Per.sonn.es garantisce che non contiene nessuna informazione personale, che tutto è falso, che lo scopo del sito è di divertirsi creando, come ha proposto Raymond Queneau, nella sua opera di poesia combinatoria “Cent mille milliards de poèmes”, del 1961, che, partendo da 10 sonetti di 14 versi ciascuno, invita a comporre 100.000.000.000.000 di sonetti l'uno diverso dall’altro.
Copyright2008©irio , , , ,

Postato da: orsola a 12:53 | link | commenti (2)
societa 268

01/07/2009

Scomparsa del buonsenso Successo del personal decision maker Hunch.com, che aiuta gli internauti a fare la cosa giusta Una volta si incitavano i bambini ad essere giudiziosi e si apprezzavano gli adulti assennati, dotati della capacità di valutare e di operare nella sfera pratica della vita secondo criteri di evidenza logica , frutto il più delle volte di esperienza. Lo sviluppo di questa capacità di discernimento è indipendente dalle convenzioni e dalle regole del senso comune. E’ legata ai principi elaborati individualmente e condivisi,  è il riferimento per le scelte e le azioni, che chiamiamo buon senso.
Ma attualmente è una capacità sempre più spesso lasciata allo stato potenziale, inattiva, mentre è in crescita la furberia, l’abilità di trarsi d’impaccio e raggiungere i propri scopi con espedienti, anche a danno degli altri.
La conseguenza è che quando manca l’altro, in assenza di competizione, molti non sanno più che pesci pigliare e c’è bisogno del motivatore per agire sotto l’effetto del coaching, del personal shopper per essere convinti di comprare quello che piacerà, del personal trainer in palestra . Una caduta a vite dall’individualismo edonistico all’isomorfismo personalizzato, dalle comunità d’interessi alle tribù per stili di vita.
Non sorprende perciò che su Internet impazzi il personal decision maker. E’ Hunch.com e lo propone un’abile donna d’affari, Caterina Fake, cofondatrice di Flickr, il sito per la condivisione di immagini.
Hunch è un sistema che fornisce risposte e dà consigli a quelli che vogliono fare la cosa giusta, appiattirsi sulle convenzioni più diffuse, scegliere e agire secondo i pregiudizi largamente condivisi sui consumi, il benessere, il desiderabile, l’importante della vita. Quelli che hanno sempre la preoccupazione d'essere valutati.
Gli indecisi, bisognosi di aiuto, che accedono al sistema decisionale, per prima cosa devono compilare un questionario di 42 domande, preparato secondo il formato “che cosa apparirà?”. Un algoritmo, sviluppato, pare, da quelli del MIT, classifica le risposte e raggruppa per tipologie i rispondenti. L’assegnazione al cluster giusto dipende dalla sincerità e dal numero delle risposte date. Più il questionario sarà vicino al completamento, maggiori punti di valutazione avrà il sistema di classificazione per i profili individuali, i confronti con gli altri e le aggregazioni degli utenti.
Hunch ha già inserite 7 milioni di risposte d’ogni genere: scelta di vacanze, sport da praticare, diete, problemi di cuore, lavoro. Sono state date indicazioni finora per 2.400 tipi di problemi. Ogni persona registrata può trovare un suggerimento pratico, formulato in base al senso comune, uguale per tutti gli appartenenti a un cluster, che esprimono un dubbio simile.
Come per i motivatori, i consiglieri e gli addestratori personali in carne ed ossa, il sistema dà sempre indicazioni nate dalla massa dei frequentatori del sito ed accettabile dall’uomo medio, in preda all’ansia da scelta.
Il servizio offerto è in Beta, la risposta è data subito, è gratuita, mette in moto un social network dedicato. Perciò spinge a rinunciare all’uso della propria testa, al fare tesoro dell’esperienza, al fidarsi di parenti, amici, persone vicine, esperti. 
Rimane incerto l'aspetto della richiesta di dati sensibili immessi nel database, che potrebbero essere usati a fini commerciali, anche se i gestori si impegnano a non cedere nessuna informazione personale ad altre società e l’utente può modificare o eliminare in qualsiasi momento ogni traccia del suo passaggio per Hunch.
Chi si iscrive, dunque, è lasciato a sciogliere da solo qualsiasi dubbio a tale proposito.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 12:17 | link | commenti (1)
tecnologia 112

30/06/2009

GIUGNO
4 temi, 32 post e 53 commenti

 

CONVERGENZE

Declassamento sociale; Emancipazione femminile con l'aiuto del lavoro; Il sonno profondo favorisce la creatività; Impegno comune europeo per l'occupazione; Job Marathon; Paperino compie 75 anni; Partecipare a un reality show è un lavoro; Record delle spese militari nel mondo; Sebastian Kruger.

RIVEDERE E REAGIRE

Appello dell'ILO contro la disoccupazione; Diritti sindacali negatiLa Genesi a fumetti; Le grandi scimmie già ridevano prima di Lucy; Manifesto per la sicurezza sul lavoro; Migliorare la reattività personale; Ripensare le tecniche manageriali.; Michel Blazy.

NUOVE DIMENSIONI DEL LAVORO

Ascesa dell'azienda proteiforme; British Airways propone ai dipendenti di lavorare gratis; Dal blog al book; Gestione delle risorse nella crisi; Quando finisce il lavoro; Sensual tea; Gilles Barbier.

RESPONSABILITA' SOCIALI

Come la società esclude il diverso; Gli scambi di email fanno diagnosticare le crisi aziendali; Musei del ventriloquismo; Responsabilità sociale d'impresa; Spunti per i corporate social media; Trasferimento delle partecipazioni statali a livello locale; Bela Borsodi.

I PIU' COMMENTATI

Dal blog al book 
Quando finisce il lavoro 
Appello dell'ILO contro la disoccupazione
Ripensare le tecniche manageriali
Spunti per i corporate social media

Postato da: orsola a 17:20 | link | commenti

29/06/2009

Responsabilità sociale d’impresa Due professori universitari francesi, specialisti della disciplina, propongono il coinvolgimento e la mobilitazione degli stakeholder nell’elaborazione della strategia aziendale I giornali di oggi pubblicano due notizie americane, che si prestano a un immediato confronto: il Congresso ha approvato il progetto di legge «Clean energy and security act» per diminuire le emissioni di gas a effetto serra, Bernard Madoff, l’autore della frode da 65 miliardi di dollari, la «truffa del secolo», è in attesa della sentenza del tribunale di New York, che potrebbe condannarlo a 150 anni di carcere.
Sono due casi espressivi di comportamenti opposti nella responsabilità sociale d’impresa, quello estremamente negativo dei patron, che si prefiggono smisurati profitti e attuano criminali condotte a vantaggio personale ed eventualmente dell’azienda, quello rivoluzionario, dopo anni di rifiuti di Bush, dell’amministrazione Obama, che punta a ridurre le emissioni nocive del 17% nel 2020 rispetto al livello del 2005 e dell’83% nel 2050, creando posti di lavoro, energia e industrie verdi.
Le crisi finanziaria ed ecologica hanno riportato d’attualità negli USA il valore della responsabilità sociale d’impresa, una tecnica schermo, servita nei venti anni precedenti a riverniciare di apparenza i comportamenti malavitosi dell’imprenditoria di Enron e Madoff investment securities e le collusioni relative di business e politica.
Le imprese devono fare solo e ad ogni costo profitti? Rendere conto solo ai manager e agli azionisti? Possono trovare  la strada di una nuova governance?
Domandano Jacques Igalens, specialista d’audit sociale e Sebastien Point, professore di gestione delle Risorse umane e di management internazionale, in «Vers une nuovelle gouvernance des entreprises. L’entreprise face à ses parties prenantes», Dunod, Parigi, 2009, che affrontano con chiarezza didascalica le questioni, fornendo linee guida per identificare gli stakeholder dell’impresa, tutti quelli che hanno interessi e aspettative legittime nei confronti dell’azione aziendale e distinguono la governance di essi, con essi, per essi.
Solo la mobilitazione di tutti gli stakeholder, organizzativi, economici, societari, sociali, sostengono gli autori, permetterà di uscire dalla crisi e di avviare una crescita duratura, che tiene conto di tutte le variabili contestuali.
«La domanda che sarà posta con pressione crescente dalla società civile alle aziende, particolarmente alle grandi imprese multinazionali, è quella della legittimità o dell’accettazione della loro condotta da parte del corpo sociale». Non si tratta, dicono gli autori, d’importare etica sociale d’accatto, né di manipolare dipendenti, clienti, fornitori e azionisti con codici etici, carte dei servizi, guide al rispetto dei principi organizzativi, proclami alle comunità locali. E’ necessario redigere obiettivi di sviluppo duraturo, contribuendo all’inclusione di una parte sempre maggiore degli stakeholder nella strategia aziendale.
Per questa inclusione è importante conoscere ciò che i diversi interessati si aspettano dall’azione organizzativa, tracciando la mappa degli stakeholder e coinvolgendoli nei piani e programmi, misurare il loro peso organizzativo, economico, societario e sociale, approntare strumenti e sistemi di reporting, divulgazione, conoscenza e migliorare la credibilità strategica dei rapporti.
Il percorso proposto è lineare e semplice, la lettura delle 200 pagine scritte solleva però due dubbi fondamentali: vorranno i manager rinunciare alla loro vantaggiosa opacità d’azione? Si fideranno gli stakeholder delle comunicazioni con i manager, stanti i precedenti?
Se ci sarà coinvolgimento e controllo degli stakeholder sull’azienda, la luna di miele potrebbe essere brevissima finchè non cambieranno i modi fondamentali del fare impresa.Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 17:54 | link | commenti (1)
gestione e sviluppo 244

Come la società esclude il diverso Il film “Garage” di Leonard Abrahamson mostra che gli esami per l’integrazione non finiscono mai Ci sono i lavori che tutti rifiutano appena possono. Sono quelli senza prospettive, sotto padrone, mal pagati. Richiedono innanzi tutto disponibilità, capacità di reggere alla fatica, alla routine, all’isolamento. Chi li accetta vi è costretto: è una persona che non ha alternative, non è qualificato, è mal visto, è disperato. Appartiene a una delle tante minoranze deboli, a bassa impiegabilità, come gli immigrati, i giovani e gli anziani, le donne, i diversamente abili.
L’asetticità dei termini con cui queste persone, bisognose di lavorare, sono indicate, non rappresenta neppure lontanamente i drammi individuali, la forza di chi può selezionare in un vasto bacino di offerta, l’egoismo di quelli che pensano d’essere bene inseriti e sentono come una minaccia ogni alterazione degli appartenenti alla loro comunità e sono pronti alla reazione.
Il film “Garage” del regista Leonard Abrahamson racconta una storia di solitudine in una cittadina di campagna al centro dell’Irlanda, che ha per protagonista un giovanottone con un deficit cognitivo e un handicap fisico, Josie (Pat Shortt), addetto a una stazione di servizio. Fa il benzinaio per conto di un tale Gallagher (John Keogh), che passa di tanto in tanto per controllare come vanno le cose e con cui non riesce che a scambiare qualche parola nel poco tempo della visita.
Josie è quasi sempre solo, i clienti sono pochi ed è incaricato anche di versare il poco contante incassato giornalmente all’agenzia della banca locale. Abita perfino in un angolo della stazione.
Accetta perciò di buon grado la proposta del padrone di prolungare l’orario di apertura delle pompe di benzina con l’arrivo della stagione estiva. Avrà un ragazzo, che gli darà una mano. Nasce così un’amicizia con David (Conor Ryan), un diciassettenne in vacanza scolastica, come il suo amico e coetaneo Declan e la ragazza di questi. Josie prende l’abitudine di partecipare, in veste di approvvigionatore di birre, alle riunioni serali del quartetto.
E’ un inserimento in un piccolo gruppo, che lo libera dalle frequentazioni di un pub, dove uomini e donne lo trattano da minorato. Nel gruppo invece si sente accettato, anzi accolto, come uno di loro, da abitanti della cittadina.
L’illusione dura poco. Per socializzare di più con David, gli mostra anche un filmino pornografico, che un camionista, conducente di TIR e cliente della stazione di servizio, gli ha regalato, non sai se per divertirsi o per farlo divertire.
David lo dice a Declan, che lo racconta a sua madre, che fa un esposto alla polizia. Josie è fermato e interrogato. Perde la fiducia di Gallagher. Depresso per il tentativo di integrazione fallito, si uccide.
Il film di Abrahamson è fatto di silenzi, rozze violenze, ottusità normative e solitudini, dei “normali” come di Josie e dei giovani suoi amici per poco. L’Irlanda è sempre presente, con la sua campagna e con le sue malinconie, a riecheggiare gli stati d’animo e i rapporti delle figure che sfiorano il protagonista.
Una storia emblematica di esclusione e vendetta sociale sulla fiducia negli altri del diverso.Copyright2009©irio , , , ,

Postato da: orsola a 13:07 | link | commenti (2)
societa 268

Spunti per i corporate social media Pier Luca Santoro, esperto di marketing e comunicazione, commenta post e dibattito su "Dal blog al book" L'articolo redatto qualche giorno fa da Stefania Riccio, oltre ad essere ricco di spunti di riflessione e confronto ha innescato un dibattito meritevole di essere approfondito.
In “Dal blog al book” viene sostanzialmente fatta una critica dei social media, con particolare riferimento ai blog, sia in termini di autoreferenzialità quando riconducibili ad una persona, che di utilizzo scorretto o quantomeno fuorviante, quando riferibili ad una impresa.
Tesi sposata e rinforzata quasi all'unisono nei commenti e sintetizzata da quelli espressi da Ferruccio Biraghi che afferma: « I blog padronali, allo stesso modo di tutto quello che è finalizzato al profitto, sono costituzionalmente rivolti a persuadere. La comunicazione aperta e la costruzione di conoscenza sono aldilà della loro logica d'azione. La degradazione in book è legata agli utili e il modello redattore-lettore ripetono le strutture verticistiche dell'organizzazione di fabbrica, formaggini, servizi, notizie, inserzioni che siano». Seguito subito da Simona Avitabile con: «L'abuso della parola community vorrebbe alleggerire la subordinazione delle audience e la primazia delle formule redazionali adottate, copia conforme dei modelli gerarchici delle aziende patrocinatrici, un trucco troppo evidente per convincere sugli obiettivi dichiarati».
Come dicevo l'argomento è talmente vasto ed articolato che difficilmente può esaurirsi in spazi così ridotti.
Tentiamo comunque di ampliare il dibattito e di raccoglierne, spero, gli spunti che verranno approfondendo alcuni aspetti citati in sintesi.
In generale, se da un lato Manuel Castells ricorda che «La logica di rete induce una determinazione sociale di livello superiore rispetto a quello degli interessi sociali specifici espressi nelle reti; il potere dei flussi afferma la sua priorità sui flussi del potere» , dall'altro Andrea Fumagalli afferma come «Siamo di fronte a un paradosso o meglio ad una potenziale contraddizione: il general intellect consente la creazione di un valore che trae linfa dalla cooperazione sociale, ma che viene distribuito tramite processi di espropriazione sociale».
Se pensiamo al twitter-giornalismo, per citare non solo un argomento di attualità ma anche un settore economico storicamente al servizio del potere costituito, non possiamo che concordare con la frase citata di Castells. Dall'altro lato, rimanendo nello stesso ambito/settore, è di questi giorni, l'espropriazione effettuata da “La Repubblica” a danno di blogger ed utenti relativamente all'annosa questione delle dieci domande; coinvolti solo per essere sfruttati come amplificatori del messaggio del quotidiano senza coinvolgimento e riconoscimento alcuno da parte degli ideatori della campagna sociale, avallando così la tesi di Fumagalli.

                                  Influenza del marchio sui lettorisocial-media-chartIn ambito corporate l'utilizzo dei social media è stato inficiato fondamentalmente – nel nostro paese più che altrove, forse - da sedicenti esperti che pour cause ne hanno declamato e promosso per anni l'adozione presso le aziende, senza che fosse valutato l'impatto da nessun punto di vista. Molto spesso i social media sono stati descritti come la panacea low cost di tutti mali, senza che vi fosse una valutazione di coerenza rispetto al mix di comunicazione e, soprattutto, senza considerare l'impatto sull'organizzazione interna e la coerenza tra questa e lo stile comunicazione effettuata all'interno dell' impresa. E' in questi casi, ahimè diffusi, che devo assolutamente concordare con Stefania Riccio quando afferma che: «Il blog diventa una raccolta di immagini e osanna, simile ai book di presentazione di oggetti, macchine o persone e la modernizzazione apparente finisce con il mostrare la vera identità».
La storia della comunicazione via internet è lastricata di errori, spesso pagati a caro prezzo. Dalla creazione dei primi siti web alla presenza all'interno dei più noti social network, passando per second life e, appunto, i corporate blog, abbiamo compreso, mi auguro, come l'importante non sia esserci ma saperci stare.
I modelli culturali e di comunicazione vanno rivisti e adattati, se necessario rivoluzionati, per uscire dalla logica top down ed ingaggiare il confronto e lo scambio con le persone sul web e fuori da esso.
L'impresa va "umanizzata" e l'organizzazione interna dell'azienda adattata, sia in termini di struttura che di coinvolgimento dei dipendenti. Più forte è il coinvolgimento, maggiore è la flessibilità, che serve alle performance collettive.
Troppo spesso ci si concentra sul mezzo e non sul contenuto e le sue implicazioni. E' ora che la cosiddetta visione olistica venga effettivamente applicata e non solamente declamata come prevalentemente avviene.
Il passaggio al web 2.0 è conclamato, la frattura causata dall'assenza della realizzazione effettiva di << modelli enterprise 2.0 >>, passato – auguriamoci – l'attuale momento congiunturale, potrebbe causare dicotomie e scompensi altrettanto gravi.
Buona parte della mappa è disponibile, non resta che utilizzarla adeguatamente mantenendo la rotta.   Copyright2009©irio , , ,

Postato da: orsola a 11:23 | link | commenti (6)
tecnologia 112

26/06/2009

Bela Borsodi, "Fashion faces", 2009, giacca elaborata.

Postato da: orsola a 11:05 | link | commenti